Peroni Nastro Azzurro e lo spot Italian vintage style

Ecco l’ultimo spot per la campagna primavera-estate della birra Peroni Nastro Azzurro in Gran Bretagna. Distribuito dal 15 Aprile in tutte le sale cinematografiche inglesi e su YouTube, lo spot di 40 secondi è stato realizzato dall’agenzia The Bank (Londra).

Realizzato in completo stile “granuloso” (alla Instagram per intenderci), lo spot è stato girato sul lago di Como e celebra ciò che per noi italiani significa “la Bella Stagione”: lavorare poco, socializzare molto e godere di ogni singolo momento.

La colonna sonora dello spot è la versione di Mario Biondi del classico brano “My Girl” disponibile su iTunes sempre dal 15 Aprile. Per i costumi lo stilista David Hawkins ha ricostruito appieno lo stile classico italiano degli anni ’60. La campagna inoltre continua attraverso il sito ufficiale della Peroni Uk e su Facebook e Twitter.

Andrew Walker, global brand director di Peroni Nastro Azzurro, ha spiegato: “E’ una sfida riuscire ad articolare in pubblicità ciò che rende così irresistibile l’estate in pieno stile italiano, ma sentiamo che la nuova campagna sia riuscita a catturarne l’essenza. La collaborazione musicale con Mario Biondi è stata poi un’inspirazione per tutto il progetto confermando l’impegno del brand a collaborare con alcuni degli artisti italiani più appassionati” (come per il corto “Senza Tempo” realizzato da Gabriele Muccino nel 2010).

Quest’ultima campagna continua quella che è la celebrazione da parte del brand dello stile, della passione, dell’artigianato e dell’autenticità italiani.

Trovato qui.

iPhone 4 bianco ora o iPhone 5 dopo l'estate? [RUMORS]

Oggi giovedì 28 Aprile 2011 debutta l’ormai leggendario iPhone 4 bianco!  😀

Apple mette in vendita l’attesa variante albina di iPhone 4 dopo ben 10 mesi dalla sua prima uscita nella versione black (24 Giugno 2010) e a 9 mesi di distanza dal suo debutto italiano (30 Luglio 2010).

E se eravamo abituati alla classico debutto estivo dell’ultimo fiammante modello di iPhone, questa volta avremo (salvo sorprese dell’ultimo momento) un’uscita autunnale dell’iPhone 5 (sempre se si chiamerà così), a partire da settembre, come recentemente ha anche affermato la Reuters.

Mentre la curiosa strategia di marketing  messa in atto in merito all’iPhone 4 bianco, in giro di pochi giorni, ha fatto letteralmente impazzire i tanti fedeli appassionati del melafonino. In Italia, per esempio un paio di giorni fa, pure H3G ha voluto metterci del suo tramite i social network:

In genere  i sentimenti che si son scatenati sui blog tematici in merito a quest’ultima uscita del bianco iPhone sono dei più contrastanti: Si va da chi si è semplicemente sdegnato di un così inutile clamore per “un vecchio” ed identico iPhone 4, a prezzo pieno invariato; a chi invece (una considerevole percentuale) è pronto a vendere il suo vecchio iPhone 4 nero per seguire la moda del nuovo colore; e chi infine rimane indifferente, ansioso di acquistare esclusivamente il prossimo iPhone 5.

E se volessimo veramente considerare come siano sgattaiolati fuori, nei giorni scorsi in Europa (Italia compresa), diversi esemplari bianchi… Che sia stata una banale distrazione da parte di qualche imprudente impiegato negli store?
Una cosa è certa: Quel vecchio volpone di Steve Jobs gondola che è un piacere! 🙂

Scherzi a parte, c’è da chiedersi seriamente per quale motivo l“iPhone 4 bianco” ha registrato un simile e clamoroso ritardo?

Ai geek, e non, erano note da tempo le leggendarie “piaghe d’Egitto” riscontrate per la vernice bianca difettosa, per le foto col flash rovinate dalla superficie esterna fin troppo chiara e per il sensore di prossimità che andava in tilt (sensore, che ora in maniera fin troppo evidente, salta subito all’occhio guardando con attenzione l’immagine ufficiale).

Jobs e Philip Schiller (vice presidente del worldwide product marketing di Apple) rispondono vagamente a questi interrogativi sul sito di All Things Digital in cui non ci dicono nulla di più di quello che già sapevamo.

Noi Ninja di rimando vi riportiamo questa originale battuta di Schiller: “.. come gli esseri umani dalla pelle chiara, anche gli iPhone bianchi hanno bisogno di un po’ più di protezione dai raggi UV del sole”.

E ritornando all’iPhone 5, quest’ultimo non sarà presentato (come forse alcuni potevano immaginare) al prossimo importante evento di casa Apple: il “WWDC – World Wide Developer Conference” del 6-10 Giugno 2011 a San Francisco.

I conti tornano dopotutto, se stiamo considerando una voluta logica strategica nel posizionamento autunnale del futuro melafonino.

In questo quadro generale combaciano perfettamente, come tasselli di un puzzle, le recenti rivelazioni accidentalmente uscite (?) da Howard Stringer (CEO di Sony) riguardo le forniture dei sensori ottici specifiche per iPhone 5, che subiranno dei ritardi a motivo dei gravi danni subiti dal terremoto nelle fabbriche in Giappone.

La fotocamera posteriore da 8 MegaPixel, targata Sony, è quindi più di un rumor?

Inoltre, nell’iPhone 5 chissà se vedremo la scomparsa  del pulsante home (come nell’immagine), abbinato ad un display da 4 pollici.. Potremo forse avvantaggiarci della tecnologia con display OLED, e avremo per di più uno spessore più sottile insieme ad una cover posteriore metallica, montando in anteprima iOS 5? Per non parlare se sarà subito disponibile il modello bianco (o uscirà anche questo 10 mesi dopo?) E se ci si avvantaggerà della tecnologia di pagamenti NFC, sarà anche supportata la rete di ultima generazione 4G LTE?
Per tutte queste curiosità, e molto altro ancora, lo scopriremo in questi mesi.. Ma quasi tutti ci aspettiamo di ritrovare per certo lo stesso chip dell’iPad 2, il dual-core A5 Apple, compresi i francesi di Nowhere Else che per semplificarci la vita hanno creato questa interessante e “rumor-realistica” infografica:

 

Promuovere musica nel web è semplice con Whooznxt, Crowdbands e Pingle

Se pur di far notizia, sei disposto a gettarti su una folla non certo disposta ad accoglierti fra le sue braccia. Se a costo di fare spettacolo, arrivi sul palco talmente cotto da doverti fermare alla seconda traccia. Se non ne puoi proprio più di inventare cosa fare affinché una major si accorga di te, allora devi assolutamente dare uno sguardo agli strumenti che il fantastico mondo del web offre alle band, emergenti e non, per aumentare la propria visibilità. Più precisamente passeremo in rassegna tre startup che, seppur in maniera differente, aiutano le band a: reperire fondi, implementare campagne social, costruire un sito e più in generale ad aumentare l’interazione con i propri fan (e quindi si spera anche le vendite).

Qui America/1: WHOOZNXT

Whooznxt nasce all’interno del programma d’incubazione Microsoft BizSpark ed ha l’obiettivo di aiutare le band che aderiscono alla piattaforma nella gestione dei propri fan. Il web-tool è stato sviluppato da NXTM, creatura di Jeff Yapp, ex dirigente Mtv, che attualmente cura l’immagine sul web di artisti del calibro di Lenny Kravitz e Justin Timberlake.
Il progetto Whooznxt debutta col botto all’SXSW Festival ed a “farne le spese” per prima è la metalcore band inglese Asking Alexandria che in pochi giorni riesce ad accumulare 90.000 fans. L’iscrizione a Whooznxt è gratuita e fornisce dei tool che permettono alla band: di gestire la propria fanbase, di costruire un sito personalizzato, di sviluppare un e-store e di pubblicare i propri status su tutti i social network. Inoltre Whooznxt è in grado di fornire, tramite la collaborazione con Peoplebrowsr, una serie di analytics sui tuoi fan, compresi: lo storico, i rumors ed infine individua quale tra i tuoi fan ha più appeal (con evidenti vantaggi per l’eventuale apertura di fan club). Ad ogni modo la piattaforma funziona secondo il seguente principio: più il tuo numero di fan è elevato e più è elevata la possibilità di accedere ad un determinato numero di benefit.

Qui America/2: Crowdbands

Anche Crowdbands come Whooznxt nasce sotto l’egida del programma d’incubazione Microsoft Bizspark ma, al contrario della prima, declina il rapporto tra band e fan secondo principi molto differenti. Crowdbands difatti prevede una relazione molto più stringente con i propri fan, i quali, pagando un costo d’iscrizione pari a 25$ all’anno, possono accedere ad una serie incredibile di privilegi. I fan, infatti, sono direttamente coinvolti nei processi decisionali relativi alla gestione della band e possono: influenzare le decisioni relative ai membri della band, scegliere il produttore più gradito e selezionare le tracce da pubblicare. In più a tutti i fan iscritti a Crowdbands viene concessa l’esclusiva privata sugli album da pubblicare e un diritto di prelazione sull’acquisto dei biglietti per i concerti.
Per quanto riguarda il lato band invece non sono previsti costi per l’iscrizione e tendenzialmente viene favorito l’accesso a band senza contratto. Inutile dire quanto un servizio di questo genere possa stravolgere le logiche del fare musica e dirigerle verso nuovi orizzonti nell’ottica della condivisione e della centralità della relazione che si instaura tra band e fan.

Qui Italia: Plingle

Plingle è un’opera dell’Associazione Musica 2.0 e rappresenta a tutti gli effetti il primo social network della musica italiana. Agli utenti viene presentata la possibilità di iscriversi come artista, produttore o fan. I profili previsti rispecchiano chiaramente la dialettica del sistema musica e caratterizzano secondo schemi strutturati la presenza dell’utente sul social network. L’artista carica le sue canzoni e partecipa alle sfide con altri artisti, i fan decidono l’esito delle sfide votando i propri artisti preferiti ed i produttori partecipano finanziando le band emergenti. Il sistema ruota intorno alla logica dei Pling, moneta virtuale che l’artista può utilizzare per costruire una campagna di promozione personalizzata all’interno di Plingle e che può successivamente convertire in euro e servizi per l’ottenimento di prestazioni offline come: la registrazioni di brani e videoclip, la partecipazione ad eventi live ed altre iniziative mirate per il lancio della band. Il sito ha registrato subito buoni numeri ed a sole due settimane dal lancio conta: 50 artisti, 100 fan ed 8500 visite.

A questo punto non hai che l’imbarazzo della scelta. Noi di Ninja Marketing, nel frattempo, cogliamo l’occasione per fare un grosso in bocca al lupo ai ragazzi di Plingle. Stay Tuned!

WeinLingDi, il Foursquare made in China

Sina, il più grande portale web della Cina, lancia WeiLingDi, il Foursquare cinese. Questo è l’ennesimo colpo dopo Weibo, il Twitter della Cina (vedi anche: “Weibo, il Twitter cinese e la voglia di democrazia“).

 

La piattaforma offre gli stessi servizi del più familiare Foursquare: gli utenti possono effettuare i check-in con il telefonino nei diversi luoghi accreditati ed ottenere i badge ed i sconti sui prodotti.

Ma WeiLingDi ha una novità.. incoraggia i suoi utenti ad utilizzare il servizio “Star News”, con il quale possono seguire le celebrità per scoprire i luoghi dove sono e/o dove sono passati e quali attività hanno svolto.

Riuscirà  WeiLingDi a battere Jiepang, il vero colosso ge-local della Cina?

L’App disponibile ora solo per iPhoneAndroid, ma presto dovrebbe essere accessibile anche via Nokia Symbian.

 

Trovato  qui

Rumour Generator: come generare e diffondere gossip sul web

Sul web si leggono e si e avviano giornalmente conversazioni di tutti i tipi: dai complimenti alle critiche, dalle lamentele ai… rumours!

Se la vostra grande attitudine non solo offline ma anche in rete è diffondere voci su tutti e captare quello che viene detto, non potete perdervi un recente progetto di 180 Amsterdam dal nome che è già un programma: Continua a leggere

I sabotatori che dicono sempre Sì: il culture jamming nella comunicazione d'impresa

Cosa accade dietro le quinte del mondo degli affari? Cosa si cela dietro sorridenti e ammiccanti messaggi pubblicitari? E se la famiglia del Mulino Bianco fosse un po’ più simile ai Simpson? Legittime curiosità, che da un secolo ormai spingono artisti, attivisti, performer o ‘semplici’ consumatori a indagare l’invasività dei messaggi pubblicitari nella costruzione dell’immaginario contemporaneo.

Come il Dadaismo negli anni Venti, il Situazionismo dalla fine degli anni Cinquanta e gli hacker informatici negli anni Ottanta e Novanta, gli anni Zero sono stati il territorio del culture jamming. Che continua a fare proseliti.

Culture jamming, letteralmente ‘sabotaggio culturale’, vuol dire capovolgere il significato di una comunicazione istituzionale o di un messaggio pubblicitario, cambiarne il contesto semantico al fine di ribaltarne il senso. Con le armi dell’ironia, del sarcasmo e dell’irriverenza sempre più collettivi (gli Adbusters di Kalle Lasn, i newyorkesi Improv Everywhere e gli italiani Molleindustria) si sono imposti all’attenzione globale, con un atteggiamento disincantato capace di sovvertire dall’interno le regole.

Per creare una discontinuità cognitiva, una riflessione generata dal gioco, dallo scherzo innocuo, ma intelligente, che reinterpreta le cose, scardina stereotipi e mette in scacco i luoghi comuni.

Uno dei gesti che rientra in queste pratiche trickery di inganno creativo è lo shopdropping, che consiste nel sostituire furtivamente prodotti dagli scaffali con altri dal packaging rivisitato in chiave critica o semplicemente ironica, o riposizionarli per ottenere nuovi effetti di senso. È il consumatore che ‘gioca con la merce sul suo stesso terreno’, come il recente caso di speakaging, se così possiamo definirlo, fatto con le nuove confezioni Mulino Bianco.

Quando l’impertinenza si fonde alla critica politica e alla riflessione sulla manipolazione dei media si crea un vero e proprio cortocircuito all’interno del sistema verità/finzione. Questo è il subvertising, che si appropria dell’immagine corporate di un’azienda – creando spoof site o imitandone il tone of voice nelle comunicazioni ufficiali – per dissacrarne le politiche ufficiali. In questo senso si parla anche di ‘meme hack‘, come di un’unità culturale auto-propagantesi, ma di senso contrario rispetto al meme originale.

I sabotatori che dicono sempre sì from MEMEThIC LAB. on Vimeo.

Tra coloro che si sono cimentati in questa pratica spiccano gli Yes Men, duo statunitense, capace di far tremare alcuni dei gruppi più potenti dell’establishment americano, come Dow Chemical, ExxonMobil, WTO e la Camera di Commercio. Il meccanismo alla base delle loro performance è tanto semplice quanto efficace: costruiscono siti fake delle aziende o degli enti pubblici che vogliono colpire, in tutto simili a quelli originali. E poi aspettano.

Aspettano che qualcuno ci capiti per caso. Aspettano che qualcuno si confonda e li inviti a conferenze, eventi pubblici, o che gli chieda di rilasciare dichiarazioni. A questo punto Andy Bichlbaum e Mike Bonanno, i due fondatori del gruppo, mettono in scena il loro personale e irriverente spettacolo, diventando degli improbabili portavoce, rilasciando stranianti dichiarazioni pur rimanendo sempre assolutamente credibili nei modi di fare e nel linguaggio utilizzato.

Nel 2007, in occasione di una conferenza sul petrolio a Calgary, parlando a nome della ExxonMobil hanno presentato Vivoleum, carburante di ultima generazione totalmente eco-compatibile, perché realizzato con i corpi di operai morti. Non paghi della potenza straniante di un tale messaggio, risultato peraltro credibile ai dirigenti presenti in sala, hanno distribuito delle candele a base di Vivoleum, invitando tutti ad accenderle.
L’obiettivo? Mettere in dubbio la credibilità di un’azienda o di un governo, incrinandone l’immagine pubblica.

Giulia Marzagalli

Little Thor, la parodia Marvel dello spot Volkswagen [VIRAL VIDEO]

Vi ricordate il piccolo Darth Vader del commercial Volkswagen “The Force“? Marvel, per il lancio del suo prossimo film, Thor, uscito ieri nelle sale italiane, ha pensato di realizzarne una parodia. Ovviamente questa volta l’eroe imitato è il famoso fumetto, creato da Stan Lee e Jack Kirby. Ma non è l’unico cambiamento: la protagonista in questo caso è una bambina, e il finale è non proprio quel che si dice un “happy ending”… non per l’automobile almeno! Un finale decisamente degno di una parodia coi fiocchi!

Marvel ha scelto certamente un modo furbo per promuovere questo film, cosa in partenza non facilissima, se pensiamo il personaggio di Thor parte svantaggiato, dal punto di vista della popolarità, rispetto ad altri grandi eroi della casa editrice, come  ad esempio Hulk o Spider Man. Ironizzare su un video come lo spot Volkswagen, che è diventato un virale in pochi giorni (Il messaggio segreto di Darth Vader e Volkswagen all’advertising è il relativo articolo della nostra Adele Savarese), è sicuramente una mossa strategica. Non credete?

Top iPhone App Costose: Dal caso "I am rich" alle apps ipersettoriali

iTunes vanta il guinness delle applicazioni mobile disponibili per il download: oltre 360.000; tra queste, circa il 12,5% sono gratis, mentre un altro 12,5% costa meno di 99 centesimi; il prezzo medio delle app oscilla tra i 3,5 ed i 5 dollari. Come in tutti i settori, però, anche su iTunes esistono dei prodotti che vanno contro il normale andamento del mercato: stiamo parlando delle Luxury app, le app più costose per il vostro iPhone. Per trovarle abbiamo spulciato nei meandri di iTunes, scoprendo dei contenuti davvero utili. Ma attenzione, non è tutto oro quel che luccica (è proprio il caso di dirlo). Diamo un occhio a queste applicazioni dai costi expansive.

Xa1 – 129,99€

Xa1

Che cosa fa di preciso questa app? E’ semplicemente un’analyzer per monitorare in tempo reale la traccia audio in registrazione, ma non lasciatevi ingannare. Per capire la qualità di questo prodotto basta pensare che 120 stringhe (come quelle rosse visibili in foto) analizzano un dodicesimo di ottava alla volta. E’ dedicata ai tecnici audio.

 

Tune lab piano – 239€

Tune lab piano 1 Tune lab piano2

“Non comprate questa app, a meno che voi non siate dei professionisti del pianoforte”. E’ la prima, emblematica frase della descrizione iTunes per questa app; si tratta di un sintonizzatore per pianoforte che permette di accordare ogni tasto  a seconda dei propri gusti o delle proprie esigenze. Il riconoscimento sonoro ha un margine di errore dello 0,02%.

PDR Quote – 279,99€

PDR quote1 PDR Quote2

PDR Quote serve alle grandi officine di riparazione delle automobili. Attraverso un database sempre aggiornato, è possibile calcolare il prezzo della riparazione da fare, distinguendo anche il compenso per la prestazione e l’iva. E’ presente anche una lista di contatti per i pezzi di ricambio e la modalità che genera il PDF automatico del preventivo.

 

iRa Pro – 719,99€

iRa Pro

iRa pro è un vero e proprio sistema di sicurezza avanzato che permette, grazie all’iPhone, di gestire ovunque un numero illimitato di videocamere per la sorveglianza. Con questa app è possibile fare cose degne di una vera spia russa, come ruotare le telecamere grazie all’accelerometro del device ed attivare i sensori di riconoscimento del movimento umano.

Bar Max – 799,99€

Bar MAx1 Bar Max2

Questa app ha il prezzo massimo possibile per un’applicazione iTunes (799,99€, ovvero 999,99 dollari). Un vero e proprio programma di preparazione all’esame americano per l’esercizio della professione di avvocato. Comprende due mesi di letture, quiz e simulazioni. Se pensate che nessuno l’abbia acquistata, sappiate che l’app è stata lanciata a Febbraio 2011 ed ha già 23 voti su iTunes.

Fuori Classifica: I am rich – 799,99€

I am rich I am rich2

“I am rich”. Semplicemente un’affermazione ed uno sfondo dalla bellezza discutibile. Questo è tutto il contenuto dell’applicazione con il minor rapporto qualità/prezzo di tutto il web (999,99$). Lanciata ad Agosto del 2008, l’app è stata rimossa da Apple appena tre giorni dopo. Lo sviluppatore garantisce che in tre giorni l’app è stata scaricata ben otto volte (sei americani e due europei), fruttando 6000 dollari al creatore e 2500 alla Apple. Non sapremo mai per certo se ciò è vero, ma c’è da sperarlo con tutto il cuore, visto che adesso è disponibile la app Light edition che costa solo 7,99€.

Adesso che conosciamo le app più costose del pianeta di iTunes, possiamo divertirci trovando le app gratuite che forniscono gli stessi servizi! 😀

Ecco le app presentate
Se nonostante i prezzi altissimi volete acquistare le app che vi abbiamo mostrato, ecco i link ad iTunes

XA1 Tune Lab Piano PDR Quote iRa Pro BAR Max iAm Rich

Con Panmind il project management è made in Italy.

Tutti coloro che si trovano a dover gestire progetti più o meno complessi avranno sentito almeno una volta l’esigenza di avere maggiore controllo sugli aspetti organizzativi del lavoro in modo da ottimizzare le energie e di conseguenza aumentare la produttività. Questa necessità emerge con ancora più urgenza quando si opera in team, magari gruppi remoti dislocati in aree geografiche diverse.

In tutti questi casi affidarsi a un buon tool di project management & collaboration può essere la carta vincente. In questo mercato è l’America a fare scuola, con prodotti ormai assurti al ruolo di mostri sacri: vedasi la suite di 37Signals, che col capofila Basecamp ha mostrato a migliaia di businesses come un software ben congegnato possa davvero semplificare la vita di ogni project manager.
Se dunque sono gli States a mantenere il primato in questa nicchia, di tanto in tanto qualche outsider entra nella competizione: è il caso per esempio del danese Podio, che ha raccolto da subito molti consensi e sta svolgendo un’interessantissima attività di promozione sul territorio con l’apertura di shop monomarca nelle principali città europee.

A questo punto viene spontaneo dare per scontato -come siamo ormai tristemente abituati a fare- che L’Italia non abbia prodotto niente di rilevante in materia. Ebbene, questa volta chiunque l’abbia pensata così dovrà ricredersi: è infatti recentissimo il debutto di Panmind, la web-app tricolore che affronta il project management con un taglio peculiare.

L’obiettivo del project management software è organizzare il lavoro (progetto) di una o più persone creando uno spazio condiviso dove comunicare e confrontarsi, riunire documenti, assegnare attività ai relativi responsabili, creare una tabella di marcia con scadenze da rispettare.

Nel caso di Panmind, se da un lato vengono riprese le classiche features di soluzioni come il già citato Basecamp – bacheca con flusso attività del progetto, gestore di to-do lists, writeboards per scrittura collaborativa, repository per file e documenti, gestore eventi – la cosa che si impone da subito come killer-feature è la possibilità di rendere pubblici e sociali i propri progetti. Grazie a questa funzionalità, se un utente crea un progetto pubblico tutti gli altri iscritti a Panmind potranno contribuire liberamente alla sua crescita. E per raccogliere i progetti pubblici più interessanti, è disponibile una directory raggiungibile dal link “explore” sul menu principale.
Inoltre, ogni progetto è dotato di social links per la condivisione su Facebook e Twitter.

L’originale approccio di Panmind trasforma il project management tradizionale in qualcosa di più potente e capillare, riuscendo di fatto con poche semplici innovazioni a raggiungere la realizzazione più piena del termine “collaborazione”.

Live young con Evian [VIRAL VIDEO]

A distanza di due anni dai “Roller Babies”, Evian lancia il nuovo video virale accompagnato dallo slogan “Baby inside“.
Il video è realizzato con la tecnica dello stop motion: i frames delle magliette bianche indossate da persone più e meno giovani, con stampati i corpi di bimbi rigorosamente in pannolino, danno vita ad una coinvolgente baby dance, curata e divertente con la quale Evian vuole ricordare a tutti di vivere sempre al meglio, come se ogni giorno fosse una nuova avventura e soprattutto essere, ogni giorno di più, sempre giovani! Un messaggio decisamente in linea con i valori di cui l’azienda è portabandiera da anni.
Non dimentichiamo l’iniziativa che Evian lancia tramite il viral video: tutti possiamo diventare parte della baby dance: basta un like alla pagina Facebook! Pertanto let’s live young con Evian!