Fashion influencer marketing: come stanare i furbetti

Se avete un’azienda fashion o una nuova collezione da promuovere, vi sarà capitato senza dubbio di ricevere da parte di una o più agenzie di comunicazione proposte di progetti incentrati sul fashion influencer marketing, ovvero sul coinvolgimento di blogger e influencer come amplificatori del vostro messaggio. Molti di voi, ne siamo certi, avranno anche stanziato budget più o meno importanti per queste attività, stuzzicati anche dai grandi numeri di impression e engagement potenziale dichiarati.

Ora, non vorremmo mettervi la pulce nell’orecchio, ma… avete la certezza di aver pagato per quanto promesso? In un mondo ricco di bot, fake follower e Instagram pod, è facile che abbiate effettivamente investito per… il nulla.

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Spesso spinte dalle stesse agenzie di PR per renderle di maggiore appeal sul mercato, infatti, sono centinaia, forse migliaia, le ragazze (e i ragazzi) cui unico merito non è certo quello di essere riuscite a coltivare una community di appassionati, ma di aver individuato il servizio di follow/ unfollow con la migliore qualità/ prezzo.

Ma come mai tantissime aziende affidano le proprie strategie di comunicazione a sedicenti fashion blogger, alimentando così la rovina del vero influencer marketing?

La risposta speriamo sia legata alla scarsa informazione che c’è in questo settore, diffuso ma forse ancora inesplorato. E così, ecco alcuni suggerimenti per capire se gli influencer che avete ingaggiato per la vostra campagna di comunicazione vi porteranno davvero dei risultati o solo bolle di numeri pronti a scoppiare da un momento all’altro.

Influencer con una crescita improvvisa dei follower

Pensate di svegliarvi una mattina e, ancora nel letto, prendere il telefono, aprire Instagram e… ritrovarsi con 100.000 follower sul proprio account. Incredibile, un sogno! Esatto, continuate a dormire sereni perché ciò non può avvenire in modo organico: una community non cresce dal giorno alla notte e picchi improvvisi di seguaci puzzano di falso a distanza di km. No, non vi stiamo chiedendo di monitorare quotidianamente i follower di tutti i papabili influencer in target per la vostra azienda, ma almeno di farvi un giretto su Socialblade sì: inserendo nell’apposito campo di ricerca l’account che volete monitorare, vi rilascerà una serie di informazioni utili come la crescita dei follower e dei following degli ultimi tempi. L’esempio qui sotto, mostra un account di una fashion influencer (promossa, tra l’altro, da una famosa agenzia di PR italiana) con oltre 300 mila follower su Instagram. Non trovate qualcosa di strano nell’andamento giornaliero dei follower? Non credete che acquisire 2k follower un giorno e perderne 30 il giorno prima sia anormale?

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O anche, non vogliamo pensare come possa essersi sentita il 3 settembre quando, in sole 24 ore, aveva perso più di 30.000 seguaci ?

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Sì, questi follower non possono essere totalmente veri. Sono comprati al kilo, come al mercato, e come le interazioni sui post. Non ci credete? Ecco un esempio di volantino di una agenzia che vende questo genere di servizi:

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Interazioni sospette

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A meno che l’Instagrammer che state monitorando non sia una Ferrari, no, non può essere in grado di passare da 0 a 100 (like) nel giro di 2 secondi. E, al contrario, un post che nelle prime ore non ha ricevuto interazioni, ma a fine giornata si ritrova migliaia di like, potrebbe essere sospetto. Se, quindi, avete intenzione di affidare la vostra campagna a un nuovo influencer, guardate il suo tasso di interazione monitorandolo anche a livello temporale. Inoltre, fate un rapporto tra numero di seguaci e interazioni ai post: una media organica è rappresentata dallo schema di Smartinsights che vi mostriamo qui sotto. Numeri molto distanti da questi potrebbero essere il risultato di attività poco organiche.

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Nota: sì, fortuna e bravura ogni tanto assistono anche l’influencer di turno che potrebbe vedersi una fotografia ricondivisa da profili con tantissimo seguito (reale), come ad esempio l’account stesso di Instagram, o la sezione “Esplora” del social network. Una eventualità assolutamente realistica, anche se rara, e soprattutto facilmente intuibile anche dai grafici: una situazione simile prevederebbe un afflusso anomalo il giorno della condivisione e i giorni seguenti, per poi sparire gradualmente.

LEGGI ANCHE: Quanto contano le fashion blogger fuori da Instagram

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Dai, non diteci che davvero pensavate che tutti quegli “Amazing” “Wow” “Perfect Pic” sotto alle foto della vicina di Pinerolo fossero commenti veri postati con il cuore.

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Non vi offenderete come quando avete scoperto della non esistenza di Babbo Natale, quindi, se vi diremo che quei commenti sono il frutto di bot, ovvero di programmi che compiono delle azioni come se fossero esseri umani. Nel caso di Instagram, i bot possono essere in grado di fare molte cose, sostituendosi di fatto agli utenti nelle relazioni sui social media: like a tutti i post con un determinato hashtag, follow di profili targettizzati, o commenti con parole chiave ed emoticon degni dei migliori teenager americani. Smascherare queste attività è abbastanza facile: se l’account che seguite è italiano, i suoi post sono in italiano e dichiara una fanbase italiana, potrebbe essere davvero strano leggere centinaia di commenti in inglese e di povero contenuto sotto alle sue fotografie. Inoltre spesso, andando a stalkerare gli account che hanno lasciato il commento, ci si rende conto di come anche questi siano falsi: profili con tantissimi follower ed un solo post pubblicato, account privati senza foto profilo o strani personaggi di Paesi lontani.

Inoltre, chi utilizza i bot, può essere facilmente preso con le mani nel sacco anche dalla sezione “seguiti” di Instagram: come vedete dallo screenshot, che mostra il percorso da fare e non mostra account con bot in azione, dall’applicazione vi basterà andare sul cuoricino presente nel menù in basso e selezionare la visione “seguiti”. In quel feed, potrete monitorare tutte le attività delle persone che seguite, inclusi i vostri influencer. Se vedete centinaia di like alle foto nel cuore della notte o una intensissima – diciamo pure fuori misura – attività di commenti sulle più svariate foto, vi consigliamo di stare in guardia!

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Insomma, chi è senza fake follower scagli la prima pietra: ormai trovare fashion influencer con un seguito reale e pulito da bot e pods sembra una missione impossibile. E allora, cari marketing manager, non siate miopi: l’ossessione per i numeri, in questo caso, lasciatela a qualche altro dipartimento. Per fare influencer marketing è necessario puntare sui contenuti, su un messaggio da veicolare, e su persone reali con cui andare a interagire. Affidarvi a una macchina mangia soldi e finti fan, non vi aiuterà a scalare la vetta della popolarità, ma vi farà invece perdere di credibilità e professionalità agli occhi di chi con questo mestiere ci lavora in modo serio e onesto.

Evitate quindi di buttare migliaia di euro per centinaia di finte visualizzazioni e cominciate a fare investimenti più mirati, anche con dei micro influencer, che possano portare però conversioni reali!

Fashion Influencer

Chi sono le fashion blogger italiane più popolari su Instagram

Si amano, si divertono, piangono, si sposano, annunciano gravidanze e nuovi amori, vanno al mare con le amiche, si fotografano in attesa di uno shooting o a pranzo con la mamma. Conosciamo tutto di loro e meno forse dei loro outfit. Sono le inquiline indiscusse di Instagram, quelle che un tempo chiamavamo fashion blogger, che si improvvisavano scrittrici e che ora sono influencer in tutti i sensi e a 360 gradi. Ci suggeriscono cosa mangiare, dove andare per il weekend, come arredare le nostre case.

Fashion Influencer

Oggi vogliamo parlarvi proprio di questo, del lato più social del mondo fashion nostrano, e di tutto quello che fa scattare like e cuoricini alla velocità del secondo. Di tutti quei contenuti, immagini, video e storie che piacciono tanto agli oltre 14 milioni di utenti di Instagram e che hanno consacrato alcune delle fashion blogger più famose nell’olimpo del social fashion.

Ma chi sono, cosa fanno, cosa accomuna le fashion blogger sbarcate sull’isola felice di Instagram, neanche fossero amazzoni in guerra per accalappiarsi l’ultimo dei brand? La battaglia a suon di follower è forse l’ultimo e più redditizio dei capitoli di questa bellissima storia.

Redditizio? Si avete capito bene. Un Instagrammer con qualche migliaio di follower può arrivare a chiedere dai 500 ai 5 miladollari per post, ma quando i follower salgono verso i sei milioni, si possono guadagnare dai 20 mila ai 100 mila dollari per un singolo post.

Fashion Retail l'ottimizzazione delle vendite attraverso l'AI 3

Da “The Blonde Salad” a “Jou Jou Villeroy“, da “La Pinella” a “Nastilove” fino a “The Fashion Fruit“. All’origine dei tempi era il blog e alzi la mano chi non si è trovato, almeno una volta, a cercare consigli di stile tra quelle coloratissime e profumate quanto virtuali pagine.

Sulla loro passione per la moda, le fashion blogger di cui vi stiamo per parlare, sono state in grado di costruire un vero e proprio impero. Sono indiscusse icone di stile ma non solo. Cosa intendiamo dire? Presto detto. Al mare si va solo a Formentera, la centrifuga da portare sempre con se è quella a zenzero e cetriolo e il sushi “is the new pizza”.

Su Instagram le fashion influencer ci fanno entrare nelle loro vite, nei loro amori, nelle loro case e nella loro quotidianità. Sappiamo chi sono i loro cognati, cugini e fratellastri. Sappiamo qual è il loro cibo preferito, dove amano festeggiare il compleanno e tanto altro. Ma vediamo insieme cosa pubblicano con successo le più note fashion influencer italiane.

Chiara Ferragni e il “baby raviolo”

“Bellissimo il vestito che ha indossato all’opening ma come hai detto che si chiamerà il suo bambino?” Quello che abbiamo detto finora potremmo riassumerlo così. È la regina di tutte le fashion blogger, la sua vita è tutta un social. È già stata soprannominata Miss Mamma 2018 e partono le scommesse su quanti like riceverà la prima foto social dell’erede della coppia più cool del momento. Di chi parliamo? Di Chiara Ferragni ovviamente, la fashion blogger che tutto il mondo ci invidia.

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Originaria di Cremona, è stata la vera pioniera delle blogger di moda, tanto che la sua storia è diventata una case study all’Università di Harvard. Chiacchieratissima, imitatissima, sempre molto seguita e amata dal pubblico e dalle case di moda.

Ad oggi conta circa 11 milioni di follower su Instagram. La futura mamma fashion appassiona gli utenti Instagram con foto dei suoi viaggi, dei suo incontri, dei suoi look ma i post che riscuotono più successo ( da 1 a 2 milioni di like) sono quelli che riguardano la sua gravidanza, la sua quotidianità con Fedez e ovviamente il matrimonio imminente!

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La Pinella e la sua famiglia allargata

Meno nota come fashion influencer ma conosciutissima come volto tv. È Alessia Marcuzzi, per tutti, La Pinella, per il web. Con più di 3 milioni di follower, la Marcuzzi prestata al mondo social si è buttatta a capofitto nel mondo fashion lanciando un proprio brand di borse e pelletteria. Originali, divertenti e cool le foto con i look da indossare per le vie di Roma o le vacanze a Dubai, ma a catturare di più l’attenzione e i cuoricini dei suoi seguaci sono le foto che la ritraggono con i figli, il marito e tutta la grande famiglia fatta di ex fidanzati, cognati, nuove mogli e tanti bambini.

Fashion InfluencerValentina, piccole Ferragni crescono

Perché averne una quando se ne possono avere due? Ci riferiamo al fenomeno Ferragni. C’è chi è impegnato tra proposte di matrimonio ed ecografie e chi a girare il mondo in compagnia del fidanzato. È Valentina Ferragni, sorella minore di Chiara che ha deciso di prendere in mano gli affari di famiglia ed entrare a tutti gli effetti nel fantastico mondo di The Blonde Salad.

Fashion Influencer

Certo, non è facile farsi un nome quando un membro della propria famiglia è così noto, ma Valentina può già vantare più di 1,4 milioni di follower su Instagram. Tra le sue foto sul social network più noto nel mondo del fashion blogging, si possono trovare numerose immagini in cui indossa outfit sempre eleganti e alla moda. Ma a piacere di più sono le foto che la ritraggono ogni volta in una città diversa e in compagnia del fidanzato, presto cognato di Fedez.

Eleonora Carisi, e il vintage che piace

Meno nota delle sorelle Ferragni, ma con uno stile davvero particolare. Eleonora Carisi, 652mila follower e quelle atmosfere settecentesche e vintage che piacciono tanto ai suoi follower. Da paesaggi retrò a dettagli rock, quello che traspare dai suo scatti condivisi su Instagram è che gli outfit facciano solo da sfondo ad ambientazioni acchiappa like. Sarà forse proprio questo a piacere ai suoi scatenati follower?

Fashion Influencer

E voi, quale profilo e fashion influencer non potete fare a meno di seguire e perchè? Scrivetecelo. Dove?  Ovviamente sulla nostra pagina Facebook, il nostro gruppo LinkedIn e su Twitter!

Arriva il Black Friday dei ninja: solo per oggi corsi online al -20%!

Anche per la community dei ninja del marketing è arrivato il tanto agognato Black Friday!

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Nasce CAPITOL 1, il venture che vuole investire 50 milioni in startup e Pmi innovative italiane

Raccoglierà 50 milioni di euro da investire nei prossimi 5 anni in scale-up e Pmi ad alto contenuto innovativo, caratterizzate da un modello di business scalabile in mercati ad elevato potenziale e da un vantaggio competitivo distintivo e difendibile e si chiamerà CAPITOL 1, il nuovo fondo di VC della capitale, che vede tra i promotori anche l’imprenditore Marzotto.

Annunciata proprio durante il Premio Marzotto, la nascita del fondo mira a colmare una delle carenze da sempre individuata tra le criticità più forti per l’ecosistema startup italiano.

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CAPITOL 1: un Venture Capital per Roma

La società è la prima certificata europea ad essere autorizzata da Bankitalia nella capitale, dove ha scelto di stabilire il proprio quartier generale, con l’obiettivo di intercettare le potenziali iniziative di un territorio che rappresenta la terza regione italiana per numero di startup innovative, e che inoltre vanta tra le sue caratteristiche la più alta concentrazione in Italia di Università, centri di ricerca, e, quindi, competenze di alto livello e dal grande potenziale industriale.

Una scelta strategica, quindi, che punta però ad «una crescita di idee innovative in tutto il territorio italiano», come ha sottolineato anche Nicolò Marzotto, dichiarando: «Riteniamo che i grant non bastino, per far crescere l’ecosistema occorre supportare le migliori startup italiane in un percorso di crescita e internazionalizzazione, che le faccia diventare rapidamente scale-up. Così – conclude Marzotto – possiamo fare la differenza e colmare il gap di crescita rispetto agli altri paesi, creando disruptive innovation in Italia».

Il fondo, comunque, riserverà particolare attenzione per le iniziative che supereranno il processo selettivo del Premio Marzotto, che già in occasione dell’edizione 2017 ha scelto di destinare un Premio speciale a due imprese tecnologiche italiane che hanno prototipato brevetti in grado di migliorare il futuro in campo medicale ed energetico.

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Il team, i settori di impresa coinvolti e gli obiettivi del fondo

Nel team di CAPITOL 1 competenze diversificate e complementari con un consolidato track record, anche nella valorizzazione di business con tecnologie emergenti, per consentire subito alla società di selezionare le imprese sulle quali investire nei prossimi 5 anni, che saranno scelte con particolare attenzione a modello di business e tecnologie validate e già in fase commerciale, nei settori Industrial IoT & Smart Manufacturing, Energy & Cleantech, Biotech & Agritech, Mobility & Logistics.

Le operazioni di investimento medie previste sono di 2,5 milioni di euro (dal milione a un massimo di 5 milioni), estendibili con eventuali co-investimenti mirati. Ma più che la quantità di denaro investita, ciò che distingue CAPITOL 1 dagli altri venture, è quello di essere un venture accelerator, come è stato definito dagli stessi promotori.

E il payoff del fondo, “beyond venture”, richiama questo obiettivo: valorizzare gli investimenti attraverso un articolato processo di affiancamento manageriale/commerciale/tecnologico finalizzato a sviluppare rapidamente il business delle scale-up in portafoglio. Per fare questo, alle imprese investite saranno offerte strategie ed affiancamento industriale per sviluppo e prototipazione tecnologica, marketing e sviluppo commerciale (con riduzione del time-to-market), diversificazione di mercato e di prodotto e internazionalizzazione.

Il tutto in un’ottica di open innovation con grandi aziende leader di mercato e promuovendo partnership e sinergie virtuose con le altre imprese del portfolio.

Fintech: il direttore Aldo Pecora top influencer italiano

Il fintech domina il mondo dell’innovazione. Lo dice l’analisi di The Fool. La società specializzata nell’analisi della reputazione online, ha scrutato più di 100mila conversazioni online: da queste emerge che la finanza tecnologica è uno dei temi dominanti sulla Rete.

Nel report, presentato al Salone dei Pagamenti 2017 promosso da ABI, c’è uno spazio dedicato ai maggiori divulgatori del fintech in Italia su Twitter, quelli che più di altri hanno permesso alla finanza tecnologica di avere un primo piano nelle conversazioni online degli italiani.

Al primo posto della classifica c’è Aldo Pecora, il direttore di Ninja Marketing si conferma uno dei maggiori comunicatori del settore. Un riconoscimento che segue quello del magazine statunitense Let’s Talk Payments, che lo scorso anno lo aveva inserito nella classifica dei 20 influencer fintech italiani.

Credits: Mila Surguci

Credits: Mila Surguci

Gli influencer del fintech su Twitter

Aldo Pecora, esperto di fintech ed economia digitale per la trasmissione Eta Beta con Massimo Cerofolini su Rai Radio1, negli ultimi anni ha lavorato a CheFuturo! e al magazine StartupItalia, dove è stato responsabile del canale di innovazione finanziaria (fintech) e criptovalute digitali (bitcoin). Da ottobre 2017 è il nuovo direttore di Ninja Marketing.

Il nostro direttore è in buona compagnia. Dietro di lui nella classifica nomi noti a chi segue il settore dell’innovazione e bancario in Italia:

Marco Agosti, esperto di digital transformation e business development, partner di Uniquon.

Alessandra Lomonaco, consulente partner presso  IDP International Developpement Partenariat:  lavora a fianco della Commissione europea nell’aiutare le aziende nell’internazionalizzazione e nell’ottenimento di finanziamenti europei.

Paolo Ignazio Marongiu, esperto di growth hacking, è il cofounder di To Be Srl, startup che sviluppa soluzioni LiFi e IOT.

Gli hashtag più utilizzati e i profili più attivi

L’analisi di The Fool svela poi quali sono i top hashtag del settore. Le prime posizioni sono occupate da:

#fintech

#startup

#blockchain

#bitcoin

#innovazione

#digital

#IoT

#banche

#Ai

#BigData

Mentre tra i top profili più attivi, The Fool annovera  @ItaliaStartup_, @OttlegalRebels,  @Businewss_Bot.

Fintech: quanto ne sappiamo in Italia e i trend per il 2018

Il fintech ha invaso la finanza. Parole come fintech, blockchain e bitcoin sono entrate a far parte del linguaggio comune. A dimostrarlo sono le conversazioni sulla Rete analizzate da The Fool, società specializzata nell’analisi della reputazione online.

Realizzato in collaborazione con ABI Eventi, società inhouse dell’Associazione Bancaria Italiana, il report è stato presentato al Salone dei Pagamenti. Dai dati analizzati emerge che il fintech è un tema molto caldo, soprattutto nella fascia dei millennial. Vediamo nei dettagli quali sono i temi emersi dall’analisi di oltre 100mila conversazioni online.

Volumi Fintech

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Fintech: un trend in crescita

L’analisi  svela un primo dato significativo che farà piacere agli amanti della finanza tecnologica: di fintech se ne parla molto di più rispetto allo scorso anno. Come mostra il grafico è possibile notare che dai 37.568 elementi relativi al periodo 2015-2016, da settembre 2016 a settembre 2017, le conversazioni sono aumentate (55.772). A generare questo aumento hanno contribuito sopratutto le ricerche dedicate al fintech.

Cluster Fintech

Di cosa di parla di più in Italia

Startup, Internet of Things, Italia, Insurtech e Blockchain, sono le tematiche che hanno trovato più spazio nelle conversazioni sulla Rete. Tra le parole chiave c’è anche “Milano”,  percepita dal popolo del fintech come il punto nevralgico del settore. Rispetto alle conversazioni dello scorso anno, il focus si sta spostando da tematiche generiche a settori più specifici, come il crowdfunding, l’insurtech e il trading. Un cambiamento che indica una maggiore specializzazione nel mondo fintech.

 Sale l’interesse per le criptovalute

 All’interno dell’universo fintech, la ricerca isola tre categorie che sono quelle sulle quali convergono oggi gli interessi degli utenti della Rete. Come primo c’è il tema delle criptovalute. Gli utenti discutono delle prospettive di guadagno legate alle due principali monete virtuali (bitcoin ed ethereum) e della blockchain, il network decentralizzato che riduce i costi delle transazioni.

Non solo criptovalute. Nelle conversazioni sul fintech emergono altri due temi fondamentali per il futuro del settore. Come il nodo “sicurezza”. Gli utenti si interrogano sull’affidabilità del mondo fintech e su quali sono le prospettive e i problemi legati proprio alla sicurezza. E poi c’è la “praticità”. Chi segue il settore da vicino si chiede quali siano i reali vantaggi in termini di comodità e velocità garantiti dalla tecno finanza.

Il futuro dei soldi passa dai Millennials

I veri protagonisti delle conversazioni sono i Millennial, il pubblico che le banche vogliono catturare. Gli under 35 svelano sulla Rete le loro necessità nei servizi finanziari: vogliono più chiarezza, una maggiore praticità e intuibilità nei servizi di design. E soprattutto, si interrogano sui vantaggi reali dei servizi, per poter contare su alternative sicure. Una vera e propria sfida per gli istituti finanziari e perle  startup che devono impegnarsi per creare prodotti sempre più personalizzati e all’avanguardia.

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Regali di Natale: 4 dritte per vendere di più con l’SMS marketing

È facile pensare, in un mondo pieno di tecnologie informatiche incredibilmente avanzate, che l’umile SMS sia tutt’altro che pertinente. Eppure nel marketing non è assolutamente così, anzi.

Ci sono fondamentalmente tre cose che ognuno di noi controlla di avere con sé prima di uscire di casa: il portafoglio, le chiavi di casa e il cellulare. Il messaggio di testo è una tecnologia integrata come standard su tutte le tipologie di telefono cellulare sul mercato: tutti possono inviare e (soprattutto) ricevere SMS, indipendentemente dalla tecnologia che utilizzano.

Ciò che rende inoltre vincente l’SMS è l’immediatezza: con un tasso di lettura del 98%, sappiamo che gli SMS vengono aperti e letti entro quindici minuti dalla loro ricezione sul telefono. Non esiste altro mezzo di marketing che possa raggiungere un potenziale cliente in modo così diretto e così rapido.

Infine un’altra peculiarità che rende attraente per i marketer il buon vecchio SMS è la possibilità di automatizzare il flusso di comunicazioni, una caratteristica che oggi è fondamentale per attuare una strategia di comunicazione che porti risultati concreti.

Il periodo delle feste di Natale è quello in cui i consumatori sono maggiormente propensi all’acquisto: per emergere è necessario distinguersi dai concorrenti con strategie di promozione e comunicazione non soltanto creative ma soprattutto tempestive e pertinenti. Ti dimostreremo come puoi facilmente intercettare i tuoi potenziali acquirenti in tutto il periodo natalizio grazie all’SMS marketing, partendo già dalla settimana del Black Friday.

#1 Crea curiosità

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Nel periodo che precede le feste natalizie vere e proprie, la maggior parte dei consumatori prepara la wishlist per sé e per i propri cari: è il momento per far leva sulla curiosità dei tuoi potenziali clienti. Dalla terza settimana di novembre fino alla prima di dicembre, puoi suscitare interesse in molti modi diversi: anticipando uno sconto ai possessori di una fidelity card, realizzando promozioni per periodi brevi (per 24 ore ad esempio), rivelando in anteprima una speciale limited edition, approfittando infine del Black Friday.

SMS del tipo “Cerchi idee regalo originali? Rendi il Natale dei tuoi cari speciale! Fino al 10 dicembre in esclusiva per te uno sconto del 10% su tutti i nostri articoli” ti permetteranno di anticipare i tuoi concorrenti e di posizionarti tra le prime scelte del tuo target.

#2 Guidali verso di te

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Nella seconda parte del mese di dicembre i consumatori entrano nel pieno degli acquisti: è l’occasione per portarli dentro il tuo negozio, ma in questo periodo frenetico di shopping la competizione con il resto del mercato si fa ancora più dura.

L’SMS marketing ti permette di raggiungere un cliente prima ancora che abbia messo piede nel tuo store: sfrutta la possibilità di inserire un link ad una landing page all’interno di un SMS, come ad esempio “Devi acquistare ancora qualche regalo natalizio? Vieni a trovarci, tante originali idee ti aspettano: un assaggio? Clicca qui→ http://qui.it/xxxxxx”.

Ricorda inoltre che il periodo natalizio può essere molto stressante anche per un cliente: rendigli la vita più semplice fornendogli subito le informazioni più utili, come ad esempio le eventuali variazioni di orari del tuo negozio o le giornate in cui prevedi un’apertura speciale.

#3 Gioca la carta dell’ultimo minuto

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Mancano 5 giorni a Natale, molti sono ancora in alto mare con i regali: approfitta di questo momento di indecisione e rassicura il tuo target con un SMS: “Il Natale è alle porte! Ti manca ancora qualche regalo? Nessun problema, vieni a trovarci, avremo l’idea che fa per te”. 

#4 Fai gli auguri con un SMS

Gli SMS possono essere utilizzati come un ottimo canale per seguire i clienti dopo un acquisto: come ci spiega SmsHosting, il gateway professionale di invio e ricezione sms da web che opera dal 2003, il periodo natalizio è soprattutto un momento interessante per farsi conoscere, raccogliere lead e prepararsi all’inizio del nuovo anno con una marcia in più rispetto ai propri concorrenti.

Un SMS di auguri può essere dunque l’occasione per ricordare che tu ci sarai anche dopo le Feste, con nuove offerte, nuove occasioni, nuovi servizi o prodotti.

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Perché Massimo Ciociola, Diva Tommei e Monica Calicchio sono gli eroi di domani per Huawei

Tre misteriose statue di 12 metri sono comparse la scorsa settimana a Milano, Napoli e Bari per celebrare gli innovatori italiani di oggi. La campagna I AM WHAT I DO di Huawei ha subito fatto il giro del web, grazie alla curiosità suscitata dai personaggi protagonisti e al coinvolgimento del pubblico ottenuto grazie all’operazione di ambient marketing, ma noi ninja volevamo saperne di più.

Abbiamo dunque incontrato Lindoro Ettore PatriarcaDirettore Marketing Huawei Italia, che ci ha svelato la strategia, i retroscena e le reazioni del pubblico rispetto a questa innovativa campagna di lancio del Huawei Mate 10 Pro.

Lindoro Ettore Patriarca_Marketing Director CBG Huawei Italia

Come nasce l’idea di utilizzare l’ambient marketing e quali sfide avete dovuto affrontare nella produzione e nell’installazione delle statue?

L’idea nasce dal concept della campagna, il primo smartphone con intelligenza artificiale. Proprio come il nuovo Huawei Mate 10 Pro, che impara dall’utilizzo che ognuno di noi ne fa, abbiamo deciso di dare voce ai personaggi (non testimonial) che si presentano per ciò che fanno tutti i giorni.

Per dare il senso della campagna abbiamo fatto in modo di spiegarlo e per spiegarlo abbiamo deciso che fosse opportuno  scendere “in campo”: mentre solitamente si celebrano gli eroi del passato, ni abbiamo deciso di celebrare gli eroi del futuro, #eroididomani.

Rendere le cose impossibili possibili sta nel DNA di Huawei. Abbiamo fatto uno scan 3D del loro corpo e realizzato poi delle statue… grosse difficoltà non ce ne sono state.

Materiale utilizzato? Polistirolo, quindi non avevamo grandi pericoli di incolumità pubblica… associato ovviamente a basi pesanti che dessero massa e stabilità alla struttura.

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In che modo avete scelto gli “eroi del domani” della campagna e quali sono state le reazioni del pubblico?

È stato molto curioso e interessante vedere le reazioni delle persone: abbiamo inizialmente installato il basamento, senza mettere il nome. La prima reazione è stata delle istituzioni pubbliche che si chiedevano a chi si stessero dando un riconoscimento. Curioso vedere anche le varie congetture dei passanti che pensavano fossero politici o imprenditori locali del passato.

A Bari ad esempio, con l’atteggiamento di chi la sa lunga, qualcuno ha detto “questa è la statua della Giovane Italia”. È stato divertente ascoltare le varie congetture. Nella campagna c’è stata una grande sinergia: l’11 novembre sono apparse le statue dal vivo e il 12 sono iniziate le campagne di affissioni.

Rispetto ai criteri di scelta degli eroi, volevamo dare il segno che tutti i giovani possono coronare il proprio sogno con le loro imprese. Raccontare di come sono loro e quello che fanno ogni giorno, per questo abbiamo pensato a Massimo Ciociola – musica e AI, Diva Tommei – energia e Monica Calicchio – moda. Per sceglierli ci siamo basati anche su classifiche di imprenditori promettenti e articoli sull’argomento.

La quarta è Levante.

LEGGI ANCHE Chi è Massimo Ciociola, l’italiano applaudito da Zuckerberg a Roma

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La campagna ha diverse declinazioni: come siete riusciti a gestire l’integrazione dei diversi mezzi rispetto al messaggio e ai valori da comunicare?

I due assi che vogliamo comunicare, oltre al lancio del nuovo Huawei, è l’intelligenza artificiale che pensa con te, che migliora la tua vita.

Ne parleremo su tutti i media. In TV ci sarà uno spot che ci racconterà come il Mate 10 pro aiuterà le persone a fare quello che fanno attraverso l’intelligenza artificiale. Vogliamo comunicare in particolar modo che l’intelligenza artificiale aiuta l’intelligenza umana.

La campagna display è sia di prodotto che sui personaggi. Così pure stampa e affissione presentano i vari personaggi.

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Presto aprirete un flagship store a Milano. Cosa dobbiamo aspettarci e quanto è importante l’Italia rispetto alle strategie globali del brand Huawei?

L’apertura del flagship è importante, perché l’Italia sarà il primo paese in Europa. Sarà un paradigma diverso da quello che si è visto oggi. Sarà più un hub esperienziale che un mero punto vendita. Consentirà un’esperienza di prodotto e sui contenuti, anche con il nostro cloud.

L’Italia è il secondo mercato Huawei dopo la Cina. In italia abbiamo una quota di mercato che in Europa è la più alta (28%, dati GFK), in termini di brand awareness l’Italia ha il 92% e dobbiamo essere molto orgogliosi che il Paese sia anche il riferimento in Europa del brand.

UberAir, i Taxi di nuova generazione non andranno solo più veloci, ma voleranno nel cielo

Nel lontano 1896 in Germania fece la comparsa il primo taxi al mondo.

Da quel giorno è entrato a far parte del nostro quotidiano diventando una vera e propria icona, basti pensare al famosissimo taxi giallo delle strade di New York o a quelli un po’ più tradizionali di Londra.

Oggi la rivoluzione arriva dalla patria del Golden Gate Bridge, San Francisco, dove nel 2009 nasceva l’azienda che noi tutti oggi conosciamo come Uber.

Uber e la rivoluzione del trasporto privato

Uber, che in origine si chiamava UberCab, fece la sua comparsa nel 2009.

Divenne famosa per il suo servizio di noleggio tramite app di una berlina con conducente professionista. Con quest’ app avveniva tutta la transazione, dalla prenotazione dell’auto disponibile più vicina, al pagamento con carta di credito.

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Non a caso, il successo non si fece attendere!

Pochi mesi fa, a luglio, l’azienda ha dichiarato di aver superato la soglia delle 5 miliardi di corse e in un comunicato stampa ha fatto sapere che ogni mese, circa 40 milioni di persone, utilizzano il servizio per muoversi.

Attualmente opera in 6 continenti, 76 Paesi e oltre 450 città.

In Italia il servizio è stato al centro di un durissimo braccio di ferro con i tassisti e ad oggi è attivo solo a Roma e Milano con 83.000 utenti unici e circa 1.000 autisti.

I nuovi taxi di Uber? Sorpassano tutti e puntano al cielo

Di recente avviso, la partnership intercorsa tra con la N.A.S.A. per collaudare un sistema di gestione del traffico aereo, volto a permettere all’azienda di taxi più famosa al mondo, di far volare dei droni con pilota.

Ad aprile, Uber ha svelato i propri piani di introdurre flotte di taxi volanti, chiamati UberAir.

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La mission è quella di dare alle persone la possibilità di spostarsi velocemente con droni elettrici pilotati da personale esperto.

L’azienda tecnologica gode di altre collaborazioni con diverse compagnie aeree, ma questa, risulta essere la prima con un ente federale degli Stati Uniti.

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“Questo è esattamente il tipo di partner di cui abbiamo bisogno per rendere UberAIR una realtà”.

Questa è la dichiarazione dello Chief Product Officer di Uber, Jeff Holden, nei riguardi dell’agenzia governativa

“Metà della popolazione della Terra vive nelle città e la situazione non farà altro che peggiorare con le strade sempre più congestionate”.

Continua Holden, precisando che gli “electric vertical take-off and landing vehicles” (eVTOLs) saranno più silenziosi e molto più sicuri di un elicottero.

Oltre alle caratteristiche elencate precedentemente, questi droni renderanno gli spostamenti molto più economici e veloci. Secondo un test effettuato su “strada“, per la tratta Los AngelesDowntown ci hanno impiegato circa 27 minuti, contro gli 80 minuti di una corsa in taxi tradizionale.

Quando sarà possibile volare?

Uber ha dichiarato che nel 2020 saranno operativi già diversi droni e il banco di prova sarà proprio Los Angeles, una delle città con il più intricato sistema di organizzazione dello spazio aereo. Dallas e Dubai seguiranno per ulteriori test.

L’azienda vorrà raggiungere il pieno regime, alcuni anni prima, delle olimpiadi di Los Angeles nel 2028. Avendo alle spalle più di 8 anni di esperienza nel campo.

Non vediamo l’ora di poterci svegliare una mattina, prenotare il nostro volo e recarci al lavoro con un drone elettrico.

Sfidiamo chiunque ad arrivare ancora tardi in ufficio!

Come creare un video di successo, in 9 mosse

Di video ce ne sono tanti – milioni di milioni direbbe qualcuno – ma solo uno su mille ce la fa. È la dura legge di Youtube, di Facebook e dei social media in generale. Perché ci sono molte differenze tra un video e un video di successo.

La comunicazione tramite video è perfetta: tutti possono creare un contenuto, è facile da veicolare e spesso non richiede un alto investimento in termini di tempo. Un gioco da ragazzi.

Sicuri? Anche se non esistono ricette per un video certamente virale, alla fine di questo articolo probabilmente premere play non sarà più la stessa cosa.

Come creare un video di successo in nove step_1

Dalla teoria alla pratica, gli step per un video che funziona

Amy Schmittauer Landino, consulente di Video Content Marketing, ha identificato i nove punti fondamentali per creare un video efficace.

Vediamoli insieme:

  • chiarire l’argomento fin da subito.
  • Puntare sulla fedeltà dell’audience.
  • Coinvolgere nei primi 8 secondi.
  • Ridurre al minimo lo spazio per il branding.
  • Mantenere lo sguardo dell’audience attivo.
  • Non lesinare sul contenuto.
  • Considerare il tempo per la conclusione.
  • Comunicare una call to action chiara.
  • Mantenere la durata tra due e cinque minuti.

Un video di successo deve essere in grado di emozionare. Deve spingere chi lo vede a desiderare più di ogni altra cosa di condividerlo e gridare al mondo intero che deve essere visto subito, ora! Ecco come farlo analizzando punto per punto i consigli che abbiamo appena letto.

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1. Chiarire subito l’argomento

L’attenzione è una risorsa che si esaurisce in fretta. Non sprecare tempo e vai dritto al punto. La noia è il tuo peggior nemico e l’arma per combatterla è comunicare subito il tema del video.

2. Puntare sulla fedeltà del pubblico

Affinché l’audience sia fedele, serve trattarla come se lo fosse già. Non porre barriere e comportati come se la relazione fosse di lunga data. Sentirsi accolti genera un naturale senso di fedeltà.

3. I primi 8 secondi sono cruciali

Ricordi il punto 1? Hai solo pochi secondi per catturare chi ti guarda e farlo restare incollato allo schermo. Prendi nota: YouTube premia i video con un basso tasso di abbandono. 

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4. Minimizza lo spazio dedicato al branding

Sorbirsi una marchetta sul tuo brand non è quello che interessa a chi guarda un video. Resta focalizzato sul tema ed evita sigle lunghe che hanno come unico contenuto il brand. Ci sono altri espedienti per veicolarlo: fissa il logo nella parte bassa del video, usa un watermark o amalgamalo con il resto del contenuto. In poche parole: integralo con discrezione.

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5. Mantenere alta l’attenzione

Per farlo punta sul movimento. Chi lo ha detto che la visione di un video sia un’attività statica? I tuoi spettatori non devono essere passivi perché il passo successivo sarebbe l’abbandono. Rendi la loro parte attiva, guidando il loro sguardo su punti diversi. Come? Inserisci video che mostrino ciò di cui stai parlando, testi in sovrimpressione o effetti zoom in momenti salienti. Accanto a questo Amy suggerisce di usare il jump cutting, una tecnica per eliminare le fastidiose pause presenti in un discorso quando si raccolgono i pensieri.

La formula segreta per un video di successo

Credits: Content Marketing Institute

6. Crea un contenuto ricco

Nella rappresentazione grafica della formula di Amy, il contenuto occupa una parte cospicua e ha una diversa intensità mano a mano che ci si avvicina alla conclusione. Un video di successo è un video in cui le informazioni vengono date con generosità. Più generosamente condividerai le tue conoscenze, più la tua audience sarà fedele ed eviterà di cercare le stesse informazioni da un concorrente. Ricorda il punto 1 e 3.

7. Non dimenticare di concludere

Hai costruito il video con cura, devi anche chiuderlo in bellezza! Per farlo serve calcolare il tempo necessario per la conclusione in anticipo. Può essere utile confrontare i tuoi tempi con quelli dei competitor.

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8. Scegli una call to action chiara

Se desideri che il tuo pubblico faccia qualcosa, diglielo in modo chiaro e sintetico. Troppe call to action non faranno che confondere: limitati a due al massimo.

9. Un video efficace non dura più di due/cinque minuti

Preferisci video brevi per costruire una solida audience. Una volta raggiunto questo obiettivo, aggiungi video più lunghi: chi ti guarda ti conosce, si fida e vuole da te maggiori informazioni, è disposto a passare più tempo davanti allo schermo e spesso lo desidera e lo richiede.

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In conclusione, un video di successo è l’insieme di contenuti rilevanti presentati in tempi esatti e in modo accattivante. Prendi nota di queste regole d’oro e i tuoi video brilleranno!