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Le insidie degli Instagram pod

Gli Instagram pod danno vantaggi solo nell'immediato: ecco perché dovrebbero essere invece evitati in una strategia di lungo termine

Giuseppe Colaneri

Copywriter, Social Media Marketer, Editor

Da marzo del 2017 Instagram ha cambiato l’algoritmo del suo feed. Ve ne sarete certamente accorti, magari non subito, visto il lungo periodo di rollout. Abbandonato l’ordine cronologico, i contenuti vengono ora mostrati in maniera diversa, in un ordine ancora non perfettamente decifrabile che risponde al motto di “Vedi i momenti che per te contano di più”.

Una frase che include un mix complesso fatto di interessi, quantità e qualità di interazioni con i profili e tempestività dei contenuti. Lo scopo dichiarato è quello di migliorare l’user experience degli utenti. Ma il risultato ad oggi è un po’ confusionario e soprattutto ha portato un effetto indesiderato presso marketer e utenti comuni: un crollo quasi verticale di reach e soprattutto engagement, che è un po’ il cuore di Instagram come social.

Di fronte a un problema, si sa, l’essere umano dopo un po’ di sconforto – e qualche invettiva – cerca una soluzione, e alcuni utenti l’hanno trovata sotto forma di “Instagram pod”, altresì conosciuti come “engagement group”. Ma la soluzione, a volte, può essere potenzialmente dannosa quanto lo stesso problema che cerca di aggirare.

Come si fa a entrare?

In quanto gruppi di persone, i modi per entrarne a far parte sono tra i più disparati. Tra pod in cui si accede unicamente tramite invito ad altri che si creano spontaneamente tra colleghi o conoscenti nella propria nicchia di mercato, passando per disperate grida di aiuto effettuate a mezzo Instagram, con creatività apposite e copy che urlano “searching for pods”. Insomma, essendo composti di persone, ci sono diversi metodi per unirsi in questi gruppi. Nulla vieta inoltre di iscriversi in più pod, per avere effetti potenzialmente esponenziali.

I vantaggi

I benefici sono certamente immediati. Se si trovano altri utenti e compagni davvero dediti alla causa, l’aumento dell’engagement è rapido. Basta dedicare del tempo ogni giorno per “spolliciare di cuori” tutta la lista di amici di pod che, si spera, ricambierà il piacere. Certo, qualcuno si potrà stufare dopo qualche giorno, ma è un rischio che alcuni si sentono di correre per un po’ di engagement gratis.

Gli svantaggi

Ma ovviamente questa pratica è ricca insidie. Anzitutto, può causare false percezioni. A meno di non contare le reazioni una per una, è possibile scambiare l’engagement proveniente dal pod come indice “vero” di successo e gradimento, mentre va da sé che è un valore falsato. La creazione di engagement non genuino ha così una sorta di effetto dopante iniziale, grazie a metriche purtroppo falsate da persone non davvero interessate, ma che cercano unicamente scambi di favore.

Ciò è esattamente l’opposto dello scopo dei social network, che è quello di creare connessioni e conversazioni rilevanti e significative. Che si creano solo se si è veri, autentici e genuinamente interessanti, senza artifici, mostrando davvero ciò che si sa o che si ha da dire in modo fresco, nuovo e interessante. Il pompare le metriche, in una ricerca dei numeri fini a se stessi, non aggiungono vero valore, che si può soltanto costruire nel tempo. Sì, anche se Instagram ha sconvolto tutte le carte in tavola con il suo nuovo algoritmo.

Non vanno infine due possibili conseguenze pericolose. La prima riguarda l’impatto reputazionale che la ricorsa a questo “trucchetto” può avere su brand e prodotti. La seconda fa riferimento a un consiglio che ci sentiamo di dare caldamente: meglio non cercare di “fregare” il padrone di casa. Non sia mai che Instagram si innervosisca e prenda provvedimenti verso i più agguerriti membri dei pod, tra cui il temibile shadowban.