La differenza tra influencer e influser

Alzi la mano chi non ha un’amica che conosce tutti quei prodotti particolari, di cui non avete mai sentito parlarne ma che sono super funzionali, oppure un cugino aggiornatissimo su tutto, che non sbaglia mai un acquisto e a cui chiedete sempre informazioni, ogni volta che vi trovate di fronte ad apparecchio tecnologico. Bene, queste persone, hanno un nome, sono gli influser e si, sono diversi dagli influencer. 

Gli influser sono aggiornati in ogni campo, sono dei veri e propri opinion leader, hanno la capacità di scovare le cose più promettenti ed innovative e le provano in prima persona per poi condividerle con tutti. Non si limitano quindi a promuovere o a rappresentare un qualcosa, un pò come fanno gli influencers, ma sono dei veri e propri anticipatori dei trend, scoprono e diffondono l’originalità.

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Perché le aziende dovrebbero corteggiare gli influser

Le aziende ed i brand cercano di accendere la curiosità degli infuser verso i propri prodotti, per farli appassionare e per decretarne, successivamente, il successo commerciale, attraverso il loro parere, grazie alla capacità di influenzare gli altri nelle proprie scelte di consumo.

Il fenomeno attraverso cui  la minoranza degli anticipatori esercita verso la maggioranza, l’interesse per una tendenza è sempre più diffuso e la missione delle aziende è proprio quella di riuscire ad orientarla strizzando l’occhio agli influser.

Esistono da mezzo secolo (ma non li chiamavamo così)

In realtà, non è la prima volta che si parla di loro, più di 50 anni fa, il sociologo Everett Rogers  ne parlò, affermando che, grazie al ruolo di due gruppi di persone, gli innovatori e gli early adopter, il resto delle persone può affrontare le novità ed accettare il cambiamento più tranquillamente perchè, quando qualcuno ha già sperimentato e accettato qualcosa, allora anche il resto delle persone, lo faranno.

Come conquistarli?

Intanto c’è chi ne studia il comportamento e indirizza i brand e le agenzie, a comunicare con loro, tramite proposte inedite e con estro ed originalità. Riuscire ad attirare la loro attenzione non è facile, poichè sono persone informate e  per convincerli non si può fingere ma bisogna essere trasparenti. Gianmaria Padovani , amministratore della società milanese Influse,  dice che la differenza sostanziale tra influser ed influencer, sta nel fatto che i primi, ricavano soddisfazione e costruiscono la propria riconoscibilità sociale, proprio nell’essere riconosciuti come suggeritori di novità, nella propria cerchia d’influenza.

Insomma, trovare gli influser è facile, conquistarli un pò meno, rappresentano il 5,5% dei consumatori e magari è proprio l’amica o il parente che vi ha parlato del fidget spinner prima che tutti iniziassero ad acquistarlo, così, semplicemente per moda!

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7 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Social Media Marketing

Il corso Online in Social Media Marketing con Filippo Giotto e Luca La Mesa è giunto (purtroppo) al suo termine. Grazie ai due docenti possiamo da oggi affrontare la professione di Social Media Marketer in modo più professionale e strutturato.

Facciamo insieme un breve recap degli insegnamenti appresi durante il corso.

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1. Perché è importante il Social Media Marketing?

Il core dei social media è la connessione. Quando si parla di social media marketing, quindi, ci si riferisce all’utlizzo dei canali da parte dei marketer per entrare in contatto con i fan, clienti e consumatori, al fine di creare prospettive di guadagno.

È necessario essere sui social media? Che abbiamo deciso di avere la nostra pagina ufficiale o no per il nostro business, sui social media ci siamo già. I consumatori di oggi condividono le loro opinioni e le loro esperienze sui social, quindi quando si parla di noi, del nostro prodotto, è fondamentale che ci siamo anche noi lì a prtecipare alle conversazioni e a interagire con il cliente, mantenendo le relazioni e aumentando la fedeltà dei consumatori.

Con una crescita del 17% da mobile e del 10% di utenti attivi sui social, non abbiamo più scelta, dobbiamo essere dove si trova il nostro pubblico: sui social media.

2. Come creare una social media strategy in 7 step

Anche nel social media marketing, prima di metterci allopera, dobbiamo innanzitutto definire i nostri obiettivi, traducendo i business goals in social media goals.

  1. Definiamo degli obiettivi S.M.A.R.T. (specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti, definiti nel tempo), aiutiamoci con un’analisi SWOT per identificare i nostri punti di forza, di debolezza, le opportunità e le minacce del nostro business per pianificare il raggiungimento dei nostri obiettivi.
  2. Valutiamo lo scenario attuale, la situazione del mercato di riferimento, dei nostri competitor e della loro presenza social.
  3. Defininiamo la nostra target audience. Chi è la nostra target audience? Qual è il loro background e che cosa gli interessa? Individuare la nostra audience è fondamentale per capire come comunicare con il nostro target in base ai loro interessi, dati demografici. Ricorda, non puoi piacere a tutti, cercare di rivolgersi a tutti porta ad uno spreco di risorse.
  4. Scegliamo il tone of voice. Dobbiamo essere in grado di utilizzare il giusto linguaggio comunicativo a seconda della audience che si intende colpire e dello stile comunicativo che si associa al proprio brand. Ci sono innumerevoli modi di dire la stessa cosa, per questo la scelta dei copy e del tono di voce è molto importante nella creazione del nostro messaggio.
  5. Ricordiamo che ogni social ha il suo ruolo. Scegliamo quali property attivare in funzione dei nostri obiettivi e la nostra strategia, non dobbiamo essere dappertutto, se non è necessario. Dobbiamo selezionare le piattaforme che fanno al caso nostro, dove la nostra audience si aggira e, soprattutto che siamo in grado di gestire professionalmente.
  6. Valutiamo pubblicazione e sponsorizzazione dei contenuti. Dopo aver compreso il brand, gli obiettivi del business e la target audience di riferimento, si passa all’organizzazione e alla pianificazione dei contenuti (di qualità). Non esiste il giorno e l’ora di pubblicazione assoluta per la programmazione dei contenuti, testare e sperimentare e soprattutto monitorare i contenuti, la risposta arriverà dalla nostra audience.
  7. Misuriamo le performance. Avere un piano editoriale ben organizzato è essenziale alla fase monitoraggio dei risultati. I nostri obiettivi sono inoltre fondamentali per individuare un KPI (Key Performance Indicator) di riferimento per stabilire l’andamento della nostra strategia. Ricorda sempre: non c’è niente di migliorabile se non è misurabile.
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3. Content (curation) is King

Negli ultimi anno abbiamo assistito a un aumento di contenuti e a una continua evoluzione di piattaforme per la distribuzione degli stessi, arrivando a parlare di un raggiungimento del content shock entro il 2020: il futuro non può che essere quindi nella qualità dei contenuti. Per rendere i nostri contenuti qualitativi, unici e condivisibili, c’è bisogno di cambiare forma mentis: dobbiamo pensare meno come marketer e più come editori, il nostro contenuto non deve vendere, ma apportare un valore alla nostra audience.

Da modalità push a modalità pull: cioè attirare gli utenti verso di sé senza inondarli di pubblicità. Il contenuto deve essere informativo, educativo, di intrattenimento. Grazie alla qualità dei contenuti faremo in modo che l’utente torni a cercarci, in un secondo momento penseremo alla strategia di vendita. Il content marketing non lavora direttamente sul prodotto, ma sul fare in modo che gli altri ne parlino.

4. Real Time Marketing: il carpe diem è sempre una buona idea?

Il real time marketing è una grandissima opportunità per i brand, se riescono ad inserirsi nel discorso e cavalcare l’onda dei temi più caldi del momento.

Il carpe diem è tutto nel real time marketing ma non sempre è la scelta giusta. Per cogliere l’attimo bisogna avere un potere decisionale veloce, ma prima di tutto è bene considerare se questo tipo di marketing è una strategia che si addice al nostro brand. Se utilizzato nel modo sbagliato, il real time marketing potrebbe portare a risultati anche molto negativi.

Non è necessario sfruttare il real time marketing se non è coerente con il nostro business.

5. Come identificare una crisi

Come agire quando c’è una crisi? A chi rivolgersi quando il brand è sotto attacco? Quando il cliente va contro il brand, come rispondere? Abbiamo un piano?

Per prevenire situazioni spiacevoli prima ancora che si presentino, è fondamentale stabilire delle regole ben precise che si raggruppano nella Netiquette, ossia un codice di comportamento rivolto agli utenti che fanno parte della community, nel rapportarsi con altri utenti. Oltre a questo codice, è fondamentale che ogni dipendente dell’azienda sia in possesso di una social media policy che sia chiara a tutti, allo scopo di tutelarsi ed evitare situazioni spiacevoli spesso causate anche da attori interni all’azienda.

Nel relazionarti con gli utenti, rispondi sempre in modo adeguato e in tempi ragionevoli, prepara delle risposte in modo da non farti trovare impreparato. Nonostante tutti i nostri buoni propositi, sappiamo che in giro c’è sempre l’utente di turno sempre pronto a lamentarsi di qualcuno, un giorno potrebbe toccare a te. Come ci si prepara a gestire quindi un eventuale momento di crisi?

  • Identifica immediatamente un’eventuale crisi e agisci velocemente
  • Coinvolgi gli attori che sono stati definiti nei processi di escalation in ordine di priorità
  • Gestisci la crisi stessa
  • Monitora gli effetti prima e dopo l’intervento di gestione

La crisi può rappresentare in alcuni casi anche un’opportunità per aumentare la visibilità dell’azienda. Sii sempre cordiale: la simpatia non risolve tutto, ma può aiutare a migliorare l’immagine del brand.

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6. Conoscere l’algoritmo

Al centro di Facebook c’è l’utente e la sua esperienza sulla piattaforma. L’algoritmo privilegia le relazioni tra gli utenti piuttosto che le pagine.«La speranza e l’obiettivo è che ogni utente possa incontrare il contenuto che davvero gli interessa», spiega Facebook.

Come abbiamo visto durante il corso, moltissimi sono i fattori che influenzano positivamente o negativamente l’algoritmo di Facebook, che di conseguenza influenza il tempo di vita dei nostri contenuti, e sono in continuo aggiornamento ed evoluzione, per continuare a fornire all’utente la miglior esperienza possibile.

7. La sponsorizzazione dei contenuti è fondamentale

Ogni social è diverso da un altro come utilizzo e modo di comunicazione, ma per quel che riguarda le modalità di advertising hanno qualcosa in comune: la pubblicità sia Facebook e Twitter, funziona come un’asta, il budget da investire cambia a seconda dell’audience che vogliamo sia esposta al nostro messaggio, e in base al periodo della nostra campagna.

Se la nostra campagna avviene durante il periodo natalizio, per esempio, il costo sarà maggiore poiché ci avviciniamo al periodo dell’anno in cui gli investimenti da parte degli advertiser aumentano e gli utenti sono maggiormente esposti a messaggi pubblicitari.  Inoltre su Facebook non basta investire più degli altri per ricevere interazioni maggiori, il costo dell’interazione dipende anche dal livello di interesse da parte dell’utente verso il nostro contenuto.

Come vincere un’asta su Facebook?

  • Seleziona un budget adeguato, non troppo basso, che dia la possibilità a Facebook di ottimizzare la campagna.
  • Estendi il target. Se si sceglie un target troppo ristretto, si rischia di non raggiungere l’audience più giusta per i nostri obiettivi.
  • Valuta i posizionamenti che stanno portando risultati migliori.

Oltre ai moltissimi casi studio illustrati dai docenti, durante il corso abbiamo visto come strutturare una campagna su Twitter e Facebook, e quali sono gli strumenti più adatti ai nostri obiettivi. Facebook continua ad aggiornarsi e a creare nuove modalità pubblicitarie, nuovi strumenti e nuove opzioni di targetizzazione che ci aiutano a rifinire la nostra audience, e a raggiungere risultati sempre più efficaci.

L’esperienza della community #SMMNinja

Il corso online in Social Media Marketing è stata un’incredibile esperienza di apprendimento, piena di preziose informazioni tecniche, creative e professionali per buttarsi a capofitto nel mondo del social media marketing, ma è stato anche un modo per confrontarsi e creare nuovi contatti all’interno della community.

Feedback di uno studente del corso di social media marketing online di Ninja Academy

Feedback di uno studente del corso di social media marketing online di Ninja Academy

Feedback di uno studente del corso di social media marketing online di Ninja Academy

Feedback di uno studente del corso di social media marketing online di Ninja Academy

Ringraziamo i docenti che sono stati davvero capaci di trasmetterci informazioni e insegnamenti complessi, in maniera anche divertente!

Feedback di uno studente del corso di social media marketing online di Ninja Academy

Il Corso in Social Media Marketing è terminato, ma dai un’occhiata ai prossimi corsi in programma e scopri il Master in Social Media Marketing, un’esperienza formativa Online + un Percorso Premium (opzionale) in Aula.

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Harley-Davidson, Novy Shans e Isbank: i migliori annunci stampa della settimana

Anche questo lunedì i nostri Best Adv of the Week ci aiuteranno a ripartire con un carico di ispirazione e creatività.

Se ormai non puoi più farne a meno come noi, ecco la classica rassegna delle campagne stampa imperdibili della settimana appena trascorsa!

Cominciamo subito il nostro tour tra le migliori agenzie creative di tutto il mondo.

Harley-Davidson – Halloween

La fine di ottobre in genere è caratterizzata da due eventi: il primo è Halloween, il secondo è la fine della stagione di guida per la maggior parte dei proprietari di motociclette.

Con questo appuntamento in mente, Zulu Alpha Kilo ha sviluppato un manifesto unico per Harley-Davidson Canada facendo coincidere i due avvenimenti: l’idea è quella di promuovere i pezzi di ricambio Harley-Davidson (è tempo di manutenzione), ma a tema Halloween. Così l’agenzia rende omaggio all’iconico Harley Skull, costruendolo letteralmente con i pezzi della leggendaria da ogni parte della leggendaria Sportster bike, Forty-Eight.

“Questo Halloween, concediti i pezzi originali Harley-Davidson”.

best adv of the week

Advertising Agency: Zulu Alpha Kilo, Toronto, Canada
Chief Creative Officer: Zak Mroueh
Executive Creative Director: Allen Oke
Associate Creative Directors: Noel Fenn, Andrew Caie
Art Director: Lisa Phuong
Writer: Coleman Mallery
Illustrator: Nabil Elsaadi
Mac Artists: Brandon Dyson, Greg Heptinstall
Agency Print Producer: Kari Macknight Dearborn, Laura Dubcovsky
Group Account Director: David Tremblay
Director of Marketing: Jay Own
Marketing Lead: Vesa Mikkola
Printer: Flash Reproductions

Sécurité Routière – French Road Safety

Sempre restando “su strada”, French Road Safety ci ricorda che leggere o scrivere un messaggio di testo, pubblicare sui social media o semplicemente controllare la posta elettronica sono diventati azioni banali, una parte della vita quotidiana, ma possono dimostrarsi drammatiche se compiute mentre si è alla guida.

Tutte queste azioni costringono i conducenti a spostare lo sguardo dalla strada per almeno 5 secondi, pari a 70 metri a normale velocità cittadina (50 km/h) e moltiplicare per 23 le possibilità di incidente.

In questi ultimi anni l’uso del telefono è diventato una delle principali cause degli incidenti stradali, insieme all’alcool e alla velocità.

Per aumentare la consapevolezza su questa problematica, Sécurité Routière ha scelto di creare un legame immediato tra causa ed effetto. Un piccolo, innocuo movimento della mano si trasforma metaforicamente in un’azione violenta: schiacciare un pedone sulle strisce pedonali, finire addosso a un ciclista su una strada di campagna o schiantarsi con l’auto.

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Advertising Agency: La Chose, Paris, France
Photographer: Vincent Dixon

İşBank – Piggy Bank

İşBank ha voluto spiegare con un format semplice quale sia l’idea di risparmio per la gente turca: ha quindi ridisegnato il concept del classico porcellino salvadanaio. Il risultato è chiaro e comunicativo, mettendo al centro la nozione di risparmio.

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Advertising Agency: Tribal Worldwide İstanbul, Turkey
Creative Directors: Arda Erdik, Başar Bellisan
Art Directors: Barış Sarhan, Hakan İhtiyaroğlu
Copywriters: Deniz Dülgeroğlu, Alican Kılıçoğlu
Illustrator: Ahmet Arif Eken

Novy Shans – Shelter for homeless animals

La campagna per salvare gli animali senza casa dalla cattura e dagli abusi è rivolta ai cittadini delle grandi città.

L’idea dell’annuncio stampa è quello di incoraggiare le persone a non essere indifferenti, a mostrare iniziativa per salvare gli animali, portarli a casa o visitare il rifugio Novy Shans.

Il destino di questi animali dipende da tutti noi e dalle nostre azioni.

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Advertising Agency: ROI Group, Almaty, Kazakhstan
Strategist: Mariya Bonetskaya
Copywriter: Zulfina Bashirova
Art Director: Sanzhar Kozzhanov
Account Manager: Svetlana Borissova

Heath&Heather – Power Of Tea

Questa pubblicità ci ha colpito non tanto per il copy “Io alla potenza del tè”, quanto per la grande resa visuale della stampa: un perfetto background floreale che incornicia l’immagine della ragazza inglobata nella natura e richiama in primo piano la scritta.

Semplicemente, bello!

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Advertising Agency: Hey Human, London, UK 

LEGGI ANCHE: Bic, eir e Hero Motocorp: i migliori annunci stampa della settimana

E tu? Quale pubblicità hai preferito nella raccolta di questa settimana? Faccelo sapere sulla nostra pagina Facebook!

Epic Win & Fail: Burger King trolla (di nuovo) McDonald’s e Facebook brucia le inserzioni

Oggi è lunedì ma niente paura! Come ogni inizio settimana – per quanto difficile da affrontare esso sia – noi di Ninja Marketing raccogliamo per voi gli episodi più epici accaduti sui social negli ultimi giorni. Un buon modo di iniziare la settimana col sorriso, no?

Allora, bando alle ciance e iniziamo!

Epic Win

Halloween è alle porte e, come ogni anno, i brand più importanti al mondo si punzecchiano a suon di pubblicità. Alcune sono davvero geniali, entusiasmanti e, in un mondo di “epic fails marketing”, ci restituiscono fiducia nella creatività umana.

Anche quest’anno, dunque, è Burger King ad aggiudicarsi il titolo di vincitore. Come dimenticare quando l’anno scorso, per Halloween, BK si travestì da McDonald’s? 

burger king win

Questa volta, la nota catena americana regalerà un Whopper – panino di punta di BK – a chi si presenterà al locale travestito da clown la notte di Halloween. 

Il richiamo a quello che da anni rappresenta il simbolo di McDonald’s è chiaro – “non solo accogliamo la concorrenza ma le regaliamo anche panini” – ma a renderlo ancor più evidente è proprio l’immagine di Ronald McDonald che appare all’interno dello spot.

Purtroppo, a partecipare alla “Scary Clown Night” saranno solo i punti di ristoro di Miami, Los Angeles, Boston, Salt Lake City e Austin. [EDIT: Burger King ci informa che anche in Italia sarà attiva la campagna “Come as a clown, eat like a king”: quindi martedì 31 ottobre dalle 19:00 all’1:00 se sarete fra le prime 500 persone che si recheranno nei ristoranti Burger King vestiti da clown, potrete ricevere in omaggio un Whopper. Attenzione: non basterà solo una parrucca o un naso rosso, ma un vero e proprio il travestimento]

Ma il successo della campagna di advertising di Burger King va a cavalcare, contemporaneamente, anche l’onda della IT-mania. Proprio così, perché il film tratto dal celebre romanzo di Stephen King, da pochi giorni al cinema, ha già raggiunto un grandissimo successo, diventando l’horror più apprezzato di sempre e creando un vero e proprio business attorno alla figura del clown.

Clown

Andiamo al prossimo caso.

Vi ricordate l’Epic Win della settimana scorsa, quando durante un Live di MINI era successo un piccolo imprevisto?

Ecco, MINI aveva risposto in modo epico aggiudicandosi il titolo di epic winner della settimana. Ma a raggiungere nuovi livelli di epicità ci ha pensato anche Smart, contro-commentando così:

Smart win

Questo è l’instant marketing che ci piace!

Epic Fail

In molti ve ne sarete accorti: questa settimana, per alcuni giorni, Facebook ha bruciato quasi tutte le inserzioni, mostrando post senza immagini né link e rendendo, così, del tutto inutile la sponsorizzazione.

Dior epic fail

Mulino bianco epic Fail

In alcuni casi, addirittura, Facebook ha pubblicato post… senza post!

Philips epic fail

Neanche a dirlo, i commenti degli utenti sono stati repentini e taglienti. Ma ora la domanda è: Facebook rimborserà tutti i soldi persi? 

L’ultimo Epic Fail, subito corretto, (ma noi lo abbiamo visto!) riguarda, ancora una volta, Trump.

Non è un segreto che il Presidente degli Stati Uniti faccia un uso ben lontanamente moderato di Twitter e che, molto spesso, cada in errori divertenti ma anche poco edificanti.

Questa volta Trump ha pubblicato un tweet in cui augura uno splendido compleanno a Lee Greenwood, ringraziandolo della sua “God Bless the USA” del 1984 ma che ha raggiunto l’apice del successo nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, divenendo un simbolo americano.

Dov’è il Fail? È presto detto.

Trump aveva inizialmente taggato il Lee Greenwood sbagliato (leegreenwood83), un avvocato di Washington DC le cui ideologie politiche non sono affatto in linea con quelle del Presidente.

Trump failL’errore, seppur immediatamente corretto, è stato prima segnalato da molti utenti e giornalisti e ha generato anche la risposta dello stesso Lee (quello sbagliato, però).

 

Per questa settimana è tutto.

Al prossimo lunedì, al prossimo Epic Win & Fail!

La nuova policy Facebook sulla trasparenza della pubblicità, spiegata

Tra tutte le novità di Facebook, fa discutere l’annuncio di venerdì 27/10: un aggiornamento sui continui sforzi sulla trasparenza e autenticità, annunciato dal Vicepresidente di Facebook ads Rob Goldman. In realtà è un cambiamento molto importante, che ha fatto e sta facendo discutere gli addetti ai lavori. Vediamo di che si tratta.

La trasparenza delle Facebook Ads

Zuckerberg aveva promesso maggiore trasparenza in tutto il mondo per gli annunci elettorali. Questa maggiore trasparenza delle Facebook ads è stata estesa a tutti i tipi di annunci. Chi visiterà una qualsiasi pagina fan su Facebook, troverà un pulsante “View Ads. Cliccando su quel pulsante si aprirà una lista di tutti gli annunci che i gestori della pagina hanno lanciato su Facebook, Instagram e Messenger.

Il piano di roll-out inizia dal Canada il mese prossimo, sarà esteso agli USA e al resto del mondo entro l’estate prossima. Gli annunci saranno visibili nella versione che l’utente troverebbe nel suo newsfeed, anche se è possibile che i gestori ne abbiano creato altre versioni e formati.

Non tutti gli annunci saranno mostrati, almeno in una prima fase. Saranno esclusi, per esempio, gli annunci legati alle offerte sponsorizzate.

Chi cliccherà su quel pulsante però vedrà tutti gli annunci per cui i gestori della pagina visitata stanno pagando Facebook anche se non sono parte del pubblico a cui sono rivolti.

facebook ads maggiore trasparenza

In altre parole, se i gestori creassero un annuncio rivolto solo a un certo profilo di utenti, visitando questa sezione della pagina sarà possibile per tutti vedere l’annuncio, anche per chi non corrisponde al profilo.

Tra gli annunci così visibili ci saranno anche i post sponsorizzati, compresi i dark post. Sono, questi, i post che non sono stati pubblicati nella pagina (e quindi invisibili a chiunque la visiti) ma che sono stati creati solo per essere promossi attraverso un annuncio a pagamento, appunto.

Facebook Ads e politica

Se per gli annunci commerciali Facebook si limiterà (si fa per dire) a mostrare gli annunci stessi, per quelli che rientrano in questa particolare categoria la trasparenza sarà ancora maggiore.

Secondo le dichiarazione di Rob Goldman, infatti, in questo caso i dati messi a disposizione di chi visiterà la pagina che fa quel tipo di promozione, includeranno

  • un archivio degli annunci fatti negli ultimi 4 anni, in cui sarà possibile fare ricerche, retroattive fino alla data di creazione dell’archivio stesso;
  • il totale di denaro speso per gli annunci;
  • il numero di impression degli annunci;
  • le informazioni demografiche (Età, ubicazione geografica, genere, per dire alcuni) del pubblico a cui è rivolto l’annuncio.

Sarà possibile sapere, ad esempio, quanto un certo politico o partito abbia speso o a chi si sia rivolto e con quale messaggio.

Chiunque voglia pubblicare annunci di stampo politico dovrà verificare la propria identità soddisfando le richieste di documentazione dello staff di Facebook.

Gli annunci promossi in questo modo saranno facilmente identificabili dalla scritta “paid for by” (pagato da) e cliccando sul nome dello sponsor, sarà possibile avere maggiori informazioni sullo stesso.

Per prevenire e limitare le azioni dei furbetti che cercheranno di eludere questa richiesta di verifica dell’identità Facebook farà scendere in campo strumenti di machine learning che aiuterà a scovarli e ottenere la verifica richiesta.

Gli effetti

Non è certo una novità da poco, qualunque sia il tipo di annuncio si desideri fare.

La maggiore trasparenza nei confronti del pubblico generale, significa però anche una maggiore esposizione verso i propri competitor, che si troverebbero già pronta all’uso una spy tool nativa, secondo alcuni esperti.

Altri pensano invece che sia un modo, seppur indiretto, di incoraggiare i professionisti a creare annunci pubblicitari più originali e belli, piacevoli da guardare. Il pubblico va attirato e mantenuto con contenuti di qualità, anche nel caso delle pubblicità.

Un regalo ai publisher “imitatori”?

Gli spioni e copioni avrebbero forse un certo successo a riprodurre strategie e tecnicismi altrui. Ma potrebbero aspirare così, al massimo, ad un secondo posto.

Per ora  rimane uno strumento che non arriverà in Europa non prima della prossima estate. Ammesso che non ci siano ripensamenti da parte di Facebook.

C’è tempo per studiare nuove strategie e contro strategie. E per sviluppare una maggiore creatività.

La scomparsa silenziosa delle password così come le conosciamo

Quante volte per necessità siamo costretti a cambiare abitudini? A volte può essere un processo semplice, ma nella maggior parte dei casi non è affatto così. Le abitudini influenzano notevolmente le nostre giornate, modi di essere e di pensare.

Cambiare, aggiungere o eliminare un’abitudine è un’operazione che richiede del tempo, molta pazienza ed una forte motivazione. Georges Courteline, poeta della prima metà del Novecento, scriveva “Si cambia più facilmente religione che caffè“.

A Courteline sono bastate poche parole per spiegare quanto la natura umana possa essere abitudinaria. Di fatti è proprio così. Viviamo delle giornate molti simili l’una con l’altra, senza accorgercene minimamente. Uno dei concetti base del marketing è proprio spingere i consumatori a cambiare le loro abitudini sostituendole con delle nuove.

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Cosa c’entra la sicurezza con la user experience

È facile accorgerci di come i brand ogni giorno provano a convincerci a cambiare le nostre abitudini: “Scegli questo prodotto invece di quello che usi normalmente”; “Chiamaci per cambiare il tuo look”; “Prenditi una pausa e parti con noi” e così discorrendo.

Quando si parla di Internet la questione si complica: non si parla più soltanto di abitudini ma di user experience. Maggiormente positiva sarà l’user experience di un utente e con maggiore probabilità l’utilizzo di un sito web o di un’applicazione potrebbe trasformarsi in una vera e propria abitudine. Si tratta di un processo silente, che si realizza quasi inconsapevolmente.

LEGGI ANCHE: La sicurezza su smartphone: l’evoluzione della tecnologia

A causa della digitalizzazione della nostra quotidianità, la riflessione sulla sicurezza delle nostre abitudini digitali è di certo un argomento di grande importanza. Difatti sblocchiamo lo smartphone con un codice e accediamo a conti bancari con una password, lo stesso per gli account social, per le email e per tantissimi altri servizi che la rete ci offre.

Ma siamo anche soliti utilizzare la stessa password per ogni servizio, favorendo le violazioni informatiche e facilitando il compito il lavoro di pirati ed hackers. Da qui il maggiore interesse delle grandi case tecnologiche per i sistemi di sicurezza biometrica. Un argomento che in quesiti giorni anima i team di sviluppo di tutto il pianeta.

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Biometria e altre autenticazioni

È chiaro: le password non sono inviolabili. Nel 2016 gli account rubati sono stati più di 500 milioni. Un numero impressionante che testimonia quanto sia semplice violare i sistemi di sicurezza che quotidianamente utilizziamo. Una soluzione che potrebbe complicare notevolmente la vita dei pirati informatici, è rappresentata dai sistemi biometrici.

È certamente difficile blindare un account e renderlo inespugnabile, persino i sistemi biometrici (come ad esempio l’uso di un’impronta digitale) potrebbero non garantire l’inviolabilità.

L’implementazione di un’autenticazione a due fattori o multifattoriale sembra essere la chiave di volta nella sicurezza informatica. È un sistema che prevede l’accesso ad una account mediante l’utilizzo di 3 elementi di natura differente:

  1. Il sistema di sicurezza in dotazione dello smarphone;
  2. L’inserimento del codice d’accesso dell’account;
  3. L’analisi di una specifica parte del corpo.

Se per il punto 1 e 2 non ci sono grosse difficoltà, il punto 3 (cioè l’utilizzo del sistemo biometrico) evidenzia ancora qualche difficoltà. Comporta l’introduzione di nuove abitudini, ed è qui la più grande problematicità.
Apple in questi anni ci ha mostrato che, con l’introduzione del ID Touch e col passaggio dall’introduzione del pin alla lettura dell’impronta digitale, un’abitudine può essere cambiata, ad una condizione: introdurre un vantaggio evidente e consapevole oltre ad un’user experience impeccabile.
Sembrerebbe tutto risolto. Ma non è affatto così.

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Il riconoscimento facciale di iPhone X

Cosa ci aspetta

In questi ultimi anni è emersa una falla: l’impronta digitale è violabile. Difatti l’impronta con un po’ d’ingegno può essere riprodotta per sbloccare qualunque check di sicurezza. E siamo nuovamente al punto di partenza.

Nei device di ultimissima fattura, per saltare l’ostacolo dell’impronta digitale, è stata aggiunta una fotocamera frontale ad infrarossi con proiettori a punti integrato. Questa tecnologia permetterebbe di riconoscere il viso del proprietario del terminale invalidando qualunque tentativo di spoofing.

Potremmo essere dinanzi alla soluzione definitiva? No, anche in questo caso sono presenti problematiche e ed ostacoli da superare. Le foto, i visi similari (come un fratello o un padre) o semplicemente dei tratti somatici affini possono infatti invalidare il sistema.

Quindi qual è il futuro della sicurezza biometrica? Descrivere una linea retta nello sviluppo di sistemi di sicurezza biometrici è praticamente impossibile. Ogni sistema biometrico si nutre di un legame essenziale tra sviluppatori e consumatori.

In conclusione saranno sempre i consumatori a decretare il successo, l’evoluzione e lo sviluppo di un sistema di sicurezza biometrico. Un rapporto, questo che corre tra tecnologia biometrica e consumatore, che non è possibile (almeno sinora) sciogliere. Staremo a vedere sui prossimi device come la sicurezza cambierà le nostre vecchie e care abitudini.

Spot di Halloween

Le 8 pubblicità di Halloween più belle di sempre (secondo noi)

Si sa, i brand amano gli appuntamenti periodici come le festività: quale migliore occasione di Halloween, quindi, per produrre contenuti creativi e irriverenti?

In attesa dell’arrivo di Halloween, ecco una selezione degli spot più belli a tema fantasmi, lupi mannari & co.

1. Pepsi – We wish you a scary Halloween

Questo annuncio stampa di Pepsi è così geniale da meritare un posto in ogni futura classifica delle pubblicità su Halloween.

Correva l’anno 2013 quando Pepsi decise di portare avanti l’ennesimo capitolo della saga Pepsi vs. Coke: una lattina di Pepsi travestita da Coca-Cola, gioca sul fatto che spesso ad Halloween si scelgono travestimenti spaventosi.

Spot di Halloween, pepsi

Perché ci piace: per l’idea creativa, capace di rendere immediata e virale anche una fotografia (per forza di cose statica) come questa, ma  soprattutto per l’assist a Coca-Cola (vedi sotto)!

2. Coca-Cola – Everybody wants to be a hero!

La leggenda narra che la pubblicità di Pepsi abbia raccolto un’attenzione talmente importante da parte dei media, da esigere una risposta ufficiale da parte di Coca-Cola.

Spot di Halloween - Coca-Cola

Perché ci piace: perché a differenza della pubblicità di Pepsi, non gioca sul “criticare” (seppur indirettamente), il concorrente, bensì sulla propria eccellenza. Un semplice copy modifica completamente il messaggio, e poi diciamocelo, la lattina sembra priori vestita da Superman!

3. Asda – Do Halloween your way

Lo spot ci mostra un giovane lupo mannaro, che per una volta decide di vestirsi da qualcos’altro per Halloween. Così tutta la famiglia lo accompagna da Asda, dove – grazie alla vasta scelta di costumi – potrà scegliere chi vorrà essere.

Perché ci piace: un dolcissimo spot, che celebra la diversità e il poter diventare ciò che si vuole nella vita. Se poi quello che vuole essere il protagonista è un Ninja (ok, un Ninja-scheletro-zombie-chesplendealbuio, ma pur sempre un Ninja!).

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4. Nike – Run for your life

Cosa fare se sei perseguitata da un killer in puro stile Scream? Correre, ovvio!

E allora perché rimandare, meglio cominciare subito ad allenarsi, correre può salvarti la vita. Just do it!

Perché ci piace: sì, lo riconosciamo, questa pubblicità è un po’ agé, ma merita comunque un posticino nella nostra classifica per la storia, che riesce ad incastrare perfettamente il tema dark, con l’iconico claim del brand americano.

5. Dulux – Wash & Wear

Nuovo coinquilino fantasma? Niente paura, la pittura Wash & Wear Advanced di Dulux è così repellente, che nemmeno gli ectoplasmi riusciranno a passare attraverso le pareti di casa tua!

Perché ci piace: per l’effetto sorpresa che mantiene la suspense fino al momento della rivelazione, e il fit perfetto tra idea creativa e unique selling proposition di prodotto. Chi ha detto che non possano esistere pubblicità creative e persuasive allo stesso tempo?

6. Snickers – Halloween Ad

Cosa succede quando dedichi più risorse ai decori che ai dolcetti di Halloween? Cose terribili possono accadere, meglio andare sul sicuro e comprare Snickers!

Perché ci piace: perché Halloween non è tutto buoni sentimenti, e un po’ di dark humour è perfettamente in linea con l’essenza di questa festività.

7. Zonajobs – Grandma

Alzi la mano chi nella sua vita non ha mai usato una scusa per non andare a scuola, o peggio, al lavoro. Con Zonajobs non avrai più bisogno di ricorrere a certi espedienti, perché adorerai il tuo nuovo impiego!

Perché ci piace: per la regia perfetta e perché mostra situazioni con cui tutti possiamo relazionarci (anche se tutti lo negheremo!)

8. Verizon – Star Wars Halloween

Una famiglia amante di Guerre Stellari sceglie le case migliori a cui suonare ad Halloween usando in modo molto astuto la tecnologia. Abbasso il filo interdentale, viva i dolcetti!

Perché ci piace: un altro bell’esempio di come inserire i propri servizi all’interno di una narrazione a tema. E poi il piccolo Dart è proprio adorabile.

 

Pssst: Extra dolcetto! Hai ancora voglia di Halloween? Dai un’occhiata a questo articolo per rivedere le migliori campagne dello scorso anno 😉

Happy Spooky Halloween!

Puoi accontentarti dei soliti libri sulla comunicazione, oppure leggere subito questi 7 (tutti italiani)

Comunicare bene: niente di più facile a parole – basta pensare all’eterna lotta delle facoltà di Scienze della Comunicazione nella “legittimazione” delle competenze acquisite dai propri laureati – niente di più difficile nella pratica!

Sembra un paradosso, vero? Abbiamo tutto a disposizione – mezzi economici, bacini di idee infiniti, software e altri strumenti di qualsiasi tipologia – ma la realtà mostra spesso come la strada per una corretta comunicazione (tra persone, tra marche, tra marche e persone, etc.) è ancora lunga e in salita. E se pensiamo che:

beh, stiamo freschi.

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Ti ho già depresso, demotivato, spiazzato? Mannò! Aspetta 🙂

Non tutto è perduto, anzi. Diventare buoni comunicatori si può, anche in questa pazza Era Digitale. Come scrivevo poche righe sopra, abbiamo tanti strumenti a disposizione. Per esempio, i libri!

Che i libri siano una via di accesso alla buona comunicazione e al raffinamento delle tecniche del comunicatore (oggi sempre più etichettato “Storyteller” dalle mode manageriali), sembra un ulteriore paradosso. Ma solo a prima vista. Infatti, solo un libro spesso riesce ancora a dare quella cassetta degli attrezzi verticale e approfondita che un blog post fa fatica a garantire.

Ecco allora la mia grande sfida personale: elencare 7 opere (organizzate nelle macro-sezioni tematiche Cultura, Strategia, Azione) che ho letto, e mi sono piaciute, che rispondono a una domanda essenziale:

Cosa bisogna sapere, nel teorico e nel pratico, per diventare un Comunicatore bravissimo nel quotidiano, così come nel business?

Cultura

Prima di agire, bisogna sapere. Sapere cosa cambiano i media digitali nell’approccio alla scrittura e alla comunicazione in senso lato. Sapere, indipendentemente dall’età, dalla professione, dalla volontà di sapere per lavoro o per la vita quotidiana. Perché, come scritto in un altro pezzo dedicato al tema delle social stories, il problema del digitale è che nessuno ci ha insegnato come “guidarlo”.

Libro #1. Social Education. Vivere senza rischi internet e i social network

“Il primo libro scritto pensando agli adulti tardivi digitali che vivono quotidianamente l’ambiente dei social network per piacere, hobby, per cercare lavoro o sviluppare nuove relazioni professionali di successo. È un piccolo galateo con consigli per costruire buone relazioni online, un percorso di consapevolezza che guida nella conoscenza sia delle regole scritte che mirano alla tutela della tua sicurezza personale digitale, sia delle regole sottintese che migliorano e favoriscono la corretta comunicazione e quindi le relazioni di valore tra utenti. “Social education”, con un linguaggio chiaro, affronta temi importanti e urgenti come l’identità digitale, la compilazione di un profilo corretto, la privacy, i profili fake, la comunicazione con newsletter o nei gruppi, le community online, fino al tema delle fake news. Il percorso si conclude con approfondimenti sulle pratiche più pericolose diffuse in Rete, le conseguenze psicologiche e legali da abuso di internet o social network, con i consigli su come difendersi e a chi rivolgersi.”

Libro #2. Personal Storytelling. Costruire Narrazioni di Sé efficaci

“Nell’era della comunicazione è ormai normale sentir parlare di storie. La narrazione viene considerata alla stregua di un ingrediente indispensabile, che tutti sono convinti di maneggiare con abilità e che, apparentemente, è in grado di cambiare il risultato di una campagna pubblicitaria o una strategia di marketing. Forse questo è vero, forse no; ma quali sono le regole da applicare quando la narrazione riguarda noi stessi? Quanto siamo in grado di “raccontare” noi stessi, al di fuori di stereotipi, con l’obiettivo di conquistare chi si ritroverà fra le mani la nostra storia? Questo è un manuale che propone qualche trucco per riuscirci, senza sfigurare. Perché raccontarsi è uno dei gesti più belli del mondo, ma se lo si fa male, si rischia di svilire la storia più importante: la propria.”

Libro #3. #iocredoallesirene. Come vivere (e bene!) in un mare di fake news

“E se le fake news non esistessero, ma fossero piuttosto i nostri cervelli a essere fake? Questo agile saggio ribalta il tema delle “false notizie” e della post-verità, affrontandolo da un altro, radicale, punto di vista. Viviamo in una condizione sociale fatta di finzione positiva e siamo noi a creare un mare di “informazione falsata” senza nemmeno accorgercene. Le fake news non sono solo sinonimo di imbroglio ma, oggi più che mai, anche sintomo di una serie di ansie apicali legate alla nostra contemporaneità, dispersa su più piattaforme di conoscenza e dominata dalle logiche dei deep media. Abbiamo quindi la necessità di capire le nuove regole di questo gioco e sviluppare competenze per stare in una dimensione comunicativa in cui la contro-fattualità diventa pratica di vita online e offline. Che ci piaccia o no, dobbiamo imparare a vivere in mondi dove esistono le Sirene.”

Strategia

Dopo avere capito di cosa stiamo parlando e di avere immagazzinato il necessario in termini di educazione digitale, occorre impostare la strategia. Il focus, in questa sezione, è più aziendale e dedicato a marketing manager e brand strategist. Ma chiunque può leggere i libri sotto per applicarli alle proprie interazioni, sia di business che con altre persone. D’altronde, già il sociologo Erving Goffman ha parlato di interazione strategica…

Libro #4. Brand Narrative Strategy. Il Segreto dell’Onda

“Il successo di un brand dipende dalla sua capacità di pensare, agire e comunicare in modo così collegato e coerente da costituirsi nella mente dei suoi pubblici come una vera e propria storia, semplice e coinvolgente. Il segreto è racchiuso in una particolare struttura narrativa, la Brand Narrative Strategy (BNS) – articolata in cinque passaggi -che rispecchia lo schema delle grandi narrazioni ideologiche. Ma l’autore non si ferma qui e, cercando di tradurla in un’immagine, scopre che la BNS ha la forma di un’onda, con proprietà specifiche affascinanti. Un testo che scorre rapido e incalzante, attraverso casi di marche celebri.”

Libro #5. Marketing Thinking

“Sviluppo di Internet, big data e nuove tecnologie affievoliscono il ruolo del marketing in tutte le aree di ideazione, sviluppo, distribuzione e vendita dei prodotti. La visione tradizionale diventa rapidamente obsoleta e per affrontare i molteplici rischi occorrono strategie inedite, basate sul rapporto con le nuove generazioni, la centralità della persona e la psicologia. La strada per accompagnare le aziende nel futuro comincia a essere tracciata con successo da alcune imprese leader nel mondo, tra cui Amazon e Tesla, e da imprenditori brillanti e innovativi. Le loro esperienze, raccontate in questo libro, mostrano come utilizzare uno startup approach per superare lo scetticismo e comunicare in maniera autentica per trasformare le nuove generazioni di clienti in evangelisti del brand.”

Azione

Al pensiero, segue l’azione. Che, se il pensiero è buono, generalmente è buona. Ecco altri consigli di lettura dedicati a come si comunica bene e con la testa, nel concreto e in ogni micro-momento che caratterizza le nostre vite. Da copywriter, ma anche da persone.

Libro #6. #Digital Copywriter. Pensa come un Copy, agisci nel Digitale

Leggi anche: Impariamo a pensare come copy, anche nel digitale

“Come lavora un copy oggi? Come risolve creativamente un brief? E come declina la sua idea su tutti i canali? Molto più che un vademecum di scrittura per il web, questo testo è una vera guida pratica per migliorare entrambe le abilità richieste a un copywriter nel mercato del lavoro contemporaneo: sviluppare un pensiero creativo efficace e conoscere le specificità del digitale e dei media su cui viaggerà la sua idea. Una nuova formula di manuale, che mette a confronto la lezione dei maestri con gli approcci più aggiornati, i metodi chiave dell’advertising tradizionale e le ultime evoluzioni della comunicazione digitale, non solo per trarre principi chiari e utili ma anche per fornire strumenti pratici immediatamente spendibili. Un manuale pratico per tutti i copy, un percorso che va dal pensiero creativo alla scrittura. Utile nella biblioteca di chi si sta affacciando alla professione, ma anche in quella del copywriter professionista, il volume si rivelerà una valida risorsa sia per il webwriter che voglia accrescere la propria cultura nell’ambito della comunicazione, sia per il copywriter tradizionale che voglia tenere alta la sua professionalità nel confronto con il digitale.”

Libro #7. Scripta volant: Un nuovo alfabeto per scrivere (e leggere) la pubblicità oggi

“Chiunque abbia a che fare con la parola scritta sta attraversando una vera e propria mutazione genetica: la rivoluzione digitale ha scompaginato i palinsesti, sconfessato il marketing tradizionale e travolto i vecchi paradigmi dell’informazione, della pubblicità, della narrazione politica e d’impresa. È come se il nostro scrivere avesse perso la capacità di fissarsi, e una volta in rete le nostre parole smarrissero i propri riferimenti, volassero via, ormai prive di contesto, e si trasformassero in altro. Scrivere bene sembra non bastare più; oggi è fondamentale cambiare l’atteggiamento progettuale, e la grammatica dei social network può insegnarci una nuova sintassi. Con “Scripta volant” Paolo Iabichino ha creato un nuovo abbecedario della comunicazione, per imparare a scrivere una pubblicità migliore per tutti, a prescindere dai media che la ospitano.”

youtube

4 esempi di pubblicità italiane popolari su YouTube nel 2017, commentati da chi le ha fatte

Con 1,5 miliardi gli utenti che accedono ogni mese, oltre 400 ore di contenuti caricati ogni minuto e 1 miliardo di ore visualizzate ogni giorno YouTube continua a crescere. Non solo nel mondo, ma anche in Italia, dove i canali con 1 milione di iscritti sono oltre 30 e raddoppiati rispetto allo scorso anno.

Su YouTube troviamo creator che parlano di trucco, viaggi, libri e persino di astronomia e di filosofia. Ci sono musicisti, come Fedez, che è l’artista italiano più seguito, o Liberato che ha raggiunto 5 milioni di visualizzazioni per un video e nessuno sa chi sia.
E poi ci sono le aziende, in cerca di uno spazio in cui ottenere un vero coinvolgimento da parte degli utenti. Perché gli spot che vanno in onda in RAI intanto su YouTube raccolgono milioni e milioni di views.

#YouTubePulse17: i consigli dei manager

Anche quest’anno YouTube ha raccolto stampa, creator e brand con l’evento #YouTubePulse17 per celebrare il suo successo e premiare le pubblicità italiane più popolari nel 2017.
Ne abbiamo approfittato, quindi, per fare una chiacchierata con alcune delle aziende premiate e provare a carpire qualche consiglio su come ottenere successo su YouTube.

https://www.youtube.com/watch?v=LL6_cHmyv5E

Ogni contenuto ha il suo formato

Nicola Novellone, Head of Brand and Advertising presso Vodafone Italy

«Le Telco cercano di costruire format dove ogni singolo capitolo racconta un prodotto e, di conseguenza, un’esperienza. Il nostro modello ha lo scopo di raccontare alle persone ciò che facciamo e perché lo facciamo, più che spiegare un’offerta, e quello che le persone ottengono dall’adottare Vodafone rispetto ai nostri competitor.
Questa scelta si ripercuote sullo sviluppo media: bisogna andare a capire quali sono i contenuti e i formati più adatti per ogni piattaforma.
Non facciamo solo campagne format, anzi, buona parte del nostro investimento è allocato su campagne ad hoc, per esempio di branded content e video rivolti ad ottenere engagement. Non esiste più una campagna, facciamo almeno 15 campagne al mese che ci permettono di raccontare prodotti ed esperienze diverse, seguendo però un fil rouge: raccontare ciò che facciamo per le persone.
Naturalmente, tutto questo è guidato dai dati e dagli obiettivi che ci siamo prefissati di raggiungere».

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Puntare sul messaggio (e sul testimonial)

Simone Lo Nostro, Market & ICT Director Sorgenia

«Siamo partiti con un progetto di rilancio del brand Sorgenia scegliendo di utilizzare soprattutto e fondamentalmente il supporto digitale, anche se la campagna su YouTube era destinata anche a rafforzare il messaggio televisivo.
La storia che abbiamo voluto raccontare è che quando ci si mette energia nessuna sfida è complicata e tutto può essere raggiunto. Abbiamo scelto Bebe Vio, che è l’esempio vivente di come la forza di volontà e l’energia possano far superare anche le barriere più difficili, come testimonial che ha accresciuto significativamente la popolarità del nostro brand.
Abbiamo avuto dei risultati esaltanti, anche perché siamo un’azienda importante, ma non un colosso della comunicazione, eppure siamo tra brand i premiati per gli spot di maggiore successo su YouTube, ciò ci rende molto orgogliosi. E poi non bisogna trascurare il fatto che il nostro scopo di rilancio del brand e della proposta commerciale è stato raggiunto perché abbiamo avuto una serie di nuovi clienti importanti a seguito del nostro ingresso nella comunicazione digitale».

Non prendersi mai troppo sul serio

Gregoire Kaufman, Marketing Director Carrefour

«Abbiamo lanciato la campagna #LaMarchetta da ormai più di un anno. L’idea è nata quasi per caso ed è poi stata sviluppata e lanciata superando le nostre aspettative. Siamo stati sorpresi dall’accoglienza del pubblico e dei nostri clienti e dall’elevato engagement che la campagna ha riscosso. Positivi anche i risultati di vendita: i prodotto a marca Carrefour stanno riprendendo volume.
Il suo successo ci ha spinto ad acquisire un linguaggio più divertente, a mostrare che non ci prendiamo troppo sul serio e che ci mettiamo la faccia, diminuendo la distanza con il nostro target. Sicuramente faremo in un prossimo futuro altre campagne di questo tipo».

https://www.youtube.com/watch?v=aI8cGAJw60k

La cross-medialità funziona ancora

Paola Saggese, Direttore media Italia, Grecia e paesi del Centro Est Europeo Unilever 

«La campagna di Cornetto è una campagna multimezzi, come la maggior parte delle campagne Unilever. Avevamo necessità di avere una base di penetrazione molto grande, che abbiamo raggiunto con la televisione, e di integrarla con un target che non vede la tv, più giovane (ma non solo) che fruisce di video online ogni volta che lo desidera.
YouTube, quindi, è stata una delle scelte più importanti che abbiamo fatto, infatti abbiamo raggiunto diversi milioni di visualizzazioni, anche in organica.
La campagna si fonda su una creatività molto interessante, quella è imprescindibile, e sulla musica, che è sempre stata un pilastro della comunicazione del brand. Ciò che abbiamo fatto è aggiornare i touchpoint per raggiungere il nostro target».

“Provalo prima di comprarlo” e altre novità del fashion online che forse non conoscevi

È sempre più evidente come i prestigiosi brand della moda e del lusso (nonché quelli del beauty) stiano integrando nelle loro strategie le leve offerte dal digitale: la ricerca visuale all’interno dell’e-commerce, la realtà aumentata, l’online streaming, wearable technology, le app di messaggistica (i chatbot) e l’analisi dei Big Data per raggiungere il pubblico in modo diretto e snellire i flussi.

Alcuni stimoli? Una delle nuove frontiere dell’e-commerce è il servizio “Try Before You Buy”: l’opportunità di ordinare i capi dallo shop online, provarli a casa e restituire quelli che non ti soddisfanno pagando solo ciò che tieni. Ultima ma non ultima è l’importanza delle sfilate in modalità “See now buy now” per vendere ai clienti le nuove creazioni in tempo reale.

Ma basta con le anticipazioni. Partiamo subito alla scoperta delle ultime news digital del settore moda!

Try_Before_You_Buy

Amazon: in arrivo il servizio “Try Before You Buy”

Sei abituato/a a comprare online ma capita che, nel momento in cui stai per acquistare un abito, pensi “E se poi non mi va bene?”?

Per te Amazon ha risolto il problema, superando la dinamica esistente “compro, se non è la taglia giusta lo restituisco e ricevo indietro i soldi” dando vita al servizio Prime Wardrobe.

Ecco come funziona: ordini da 3 a 15 capi di abbigliamento, li provi a casa tua e se non sei soddisfatto li restituisci pagando solo quelli che scegli di acquistare effettivamente.

Il servizio “Try before you buy”, inizialmente a disposizione soltanto per i membri Amazon Prime, prosegue nella direzione di eliminare tutte le possibili cause di “attrito” verso lo shopping online.

Hey fan di Amazon, ti ho incuriosito? Questo è l’articolo dove puoi approfondire: Amazon Prime Wardrobe lets you try on and return clothes free.

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Asos introduce la ricerca visuale: vuoi quel capo? Scatta la foto, caricala sul “search box” e trovi i capi simili da acquistare

Stai camminando per strada quando vedi una persona con una giacca che ti piace e che vorresti anche tu. Come fare per averla?

Oggi è possibile avere quel capo semplicemente scattando una foto e caricandola su un e-commerce dotato di “visual search”.

Negli ultimi anni, infatti, si sono sviluppati svariati software di ricerca visuale per dare l’opportunità agli utenti degli shop online di inserire un’immagine e ottenere una selezione di capi simili. Alcuni di questi tool sono nomi noti come ASAP54 (definito lo Shazam dello shopping), CravesDonde FashionSlyce e Snap Fashion.

Numerosi e-commerce hanno iniziato a integrare la “ricerca visuale” per dare l’opportunità ai propri consumatori di velocizzare la ricerca di determinati capi (pensa a Neiman Marcus o Urban Outfitters che utilizzano Slyce). Con tale metodo, gli utenti possono caricare un’immagine direttamente all’interno del “search box” e trovare capi simili nell’e-store. L’immagine caricata può essere uno screenshot dall’account Instagram di una celebrity o di un influencer, ma può anche essere una foto scattata per strada ad una sconosciuta. Questa metodologia accorcia notevolmente lo spazio di tempo tra il momento dell’impulso e quello dell’acquisto.

L’obiettivo dell’intelligenza artificiale è quello di migliorare l’esperienza dell’utente facilitando le transazioni online. Più transazioni vanno a buon fine, maggiore è la customer satisfaction  e la conversione. Grazie all’intelligenza artificiale, gli e-commerce dimostrano maggiore capacità di comprensione dei desideri dell’utente aumentando allo stesso tempo efficienza, automazione e conoscenza del cliente (qualche spunto interessante lo trovi qui).

Se è vero che al momento la tecnologia non è in grado di fornire come risultato esattamente quel capo, è anche vero che l’intelligenza artificiale è in grado di fornire risultati “simili” per forma, colore e stampe. Ecco le parole di Richard Jones, Head of product e UX di ASOS, noto e-commerce di abbigliamento e accessori che di recente ha integrato la ricerca visuale per offrire un servizio migliore agli utenti.

“It’s about getting as close as possible to giving you something that is visually similar.”

Per approfondire puoi leggere l’articolo su Forbes: Fashion Site ASOS Launches Visual Search Tool To Aid Inspiration And Discovery For Shoppers.

Kate_Spade

Kate Spade sfrutta la realtà aumentata per portare traffico al nuovo flagship store di Parigi

Portare il consumatore a visitare il nuovo flagship store di Parigi: questo l’obiettivo del brand Kate Spade. Perché non farlo unendo moda, tecnologia e influencers?

Leggi anche: Chatbot, virtual fitting room e shoppable Apple TV: tante novità nel settore digital fashion

Così sono nati un’app a realtà aumentata e il progetto dal titolo “Jow Walks” che vede la presenza, sul sito My little Paris, di una mappa interrattiva con dieci posti preferiti da influencers e bloggers parigini (Adenorah, Natacha Birds, e The Balloon Diary by Anna Dawson).

Nel momento in cui un utente clicca su una delle location appaiono patterns e oggetti che hanno reso famoso il brand (i fenicotteri, i taxi gialli di NY…). Gli utenti sono invitati a pubblicare sui social media una foto scattata in una delle location utilizzando l’hashtag #KateSpadeJoy; chi partecipa e si è reca in store riceve un gift. Il risultato è un’esperienza immersiva che sfrutta varie leve: l’influencer marketing, la realtà aumentata, il social sharing.

Per saperne di più puoi continuare a leggere qui: Kate Spade New York guides Paris tours with help from AR and influencers.

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Smartwatch: in casa TCL arriva un nuovo orologio intelligente

TCL (la holding a cui appartengono anche i marhi Alcatel e Blackberry) ha portato sul mercato Movetime, una novità in fatto di smartwatch. Oltre alla caratteristiche base, al collegamento con lo smartphone – tramite tecnologia bluetooth – e la resistenza ad acqua e polvere – garantita dalla certificazione IP67-, c’è di più.

Il sistema di gestione permette di controllare lo smartwatch usando i movimenti: basta infatti ruotare il polso per attivare la fotocamera dello smartphone, portare avanti o indietro una canzone e aumentare la luminosità.

Curioso/a? Ti suggerisco l’articolo TCL Movetime, lo smartwatch si controlla con i gesti.

TCL_MOVETIME

Prada Journal: il branded content fatto dai clienti

Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, Prada Journal è il concorso creato da Prada in collaborazione con Giangiacomo Feltrinelli Editore e Luxottica. È un invito a raccontarsi attraverso un contenuto digitale.

La quarta edizione del progetto invita a riflettere sugli Inner Landscapes, ovvero sulla relazione tra il proprio mondo interiore e il mondo circostante. Prada Journal ha scelto un nuovo linguaggio, una poetica contemporanea che collega il testo all’immagine, sia essa una fotografia, un video o un’illustrazione.

Protagonisti sono gli occhiali da vista della collezione Prada Journal, sviluppati in collaborazione con Luxottica. È attraverso gli occhiali che il brand chiede agli utenti di raccontare il proprio inner landscape: emozioni, sensazioni e visioni. Come scrive Vanity Fair:

“Lenti che diventano canale privilegiato e finestra sull’universo interiore, producendo al contempo una riflessione collettiva.” 

Per partecipare occorre iscriversi al sito www.prada.com/pradajournal e condividere un contenuto (fotografico, grafico, video) che racconti il proprio paesaggio interiore. Hai tempo fino al 15 dicembre. I migliori contributi verranno condivisi sull’account Instagram (https://www.instagram.com/pradajournal) per dare vita a uno stream of consciousness digitale e collettivo.

Prada_Journal

Ralph Lauren rende “shoppable” la sfilata di New York

Trasformare gli spettatori di una sfilata in immediati acquirenti.

Questo è il nuovo obiettivo che si stanno ponendo le case di moda, rompendo gli schemi e le tempistiche a cui siamo abituati. Perché aspettare sei mesi per avere quel pezzo che stai vedendo ora in passerella? Lo vuoi? Lo puoi avere, ora.

Durante la New York Fashion Week, Ralph Lauren, nel suo garage a Bedford, ha dato vita ad uno degli show più attesi delle settimane della moda: in passerella le collezioni uomo e donna erano totalmente shoppable. Ma non è il primo brand a dare questa opportunità ai suoi clienti: ci hanno già provato grandi nomi come Tommy Hilfiger, Moschino e Burberry.

Continua la lettura su Business Of Fashion: Decoding the digital strategy behind Ralph Lauren garage show.