Perché Vodafone vuole posizionarsi su innovazione e futuro

Nelle settimane scorse Vodafone ha stupito tutti con un nuovo logo – evoluzione della storico speech mark creato nel 1998 – e  un nuovo claim, il primo rinnovamento da quando, nel 2009, fu lanciato lo slogan “Power to you”.

Questo storico passaggio sottolinea la fiducia dell’azienda nelle nuove tecnologie e nei servizi digitali, scommettendo su un futuro che sarà straordinario, come afferma il nuovo claim, “The future is exiciting. Ready?”, declinato in italiano in “Il futuro è straordinario. Ready?

Il futuro è straordinario. Ready? Vodafone si

«Crediamo ci siano molte valide ragioni per essere ottimisti riguardo al futuro, partendo dalle grandi innovazioni emergenti nella scienza e nella tecnologia, che già iniziano ad avere un profondo e positivo impatto sulla società», racconta Serpil Timuray, Chief Commercial Operations and Strategy Officer di Vodafone. «Il nuovo posizionamento vuole incarnare la missione di Vodafone, ovvero quella di aiutare i nostri clienti e le comunità ad accogliere e beneficiare delle straordinarie innovazioni che plasmeranno il mondo».

La nuova strategia, sviluppata dopo un periodo di approfondite ricerche e sperimentazioni che hanno coinvolto un campione di oltre 30mila persone in 17 Paesi, verrà declinata in ben 36 paesi e vedrà il supporto di quella che è stata definita la più grande campagna pubblicitaria a livello globale dei suoi 33 anni di storia. Lo spot TV in questione – un filmato di 60 secondi che racconta come l’interazione umana rimanga una costante mentre le tecnologie evolvono nel tempo – è stato prodotto dall’agenzia Ridley Scott Assiciates.

Il futuro è straordinario. Ma è veramente così?

Inutile girarci intorno, quello che colpisce maggiormente della nuova strategia di posizionamento di Vodafone è sicuramente l’ottimismo e la fiducia con cui l’azienda guarda al futuro, certa che la tecnologia offrirà alle persone un mondo migliore in cui vivere.

Si tratta di una visione utopistica in cui è difficile credere nel periodo storico in cui stiamo vivendo, eppure è proprio così. Vodafone ha commissionato a Yuogov un sondaggio per valutare come le persone percepiscono il futuro. Un ampio campione – circa 13mila persone in 14 Paesi tra cui l’Italia – hanno dato una risposta positiva: indipendentemente dall’età gli intervistati ritengono che l’innovazione tecnologica avrà un impatto molto positivo sul futuro nei prossimi 20 anni. Tra i più positivi, i giovani tra i 18 e i 24 anni ritengono che tra 20 anni gli standard di vita saranno migliori rispetto ad oggi.

Claim

Un report sull’ottimismo: 10 trend

Vodafone, tuttavia, non si è accontentata di sapere che le persone sono ottimiste, e ha deciso di indagare ulteriormente per scoprire anche quali sono i motivi che hanno spinto le persone a rispondere così.

L’azienda ha quindi chiesto a Futerra di identificare, con l’aiuto di cinque affermati futurologi provenienti da continenti diversi – l’indiano Santosh Desai, il sud africano Pieter Geldenhuys, l’australiana Jennifer M. Ridley PhD, il tedesco Gerd Leonhard e l’inglese Cathy Runciman – , 10 dei principali trend emergenti che potrebbero trasformare le abitazioni e la vita lavorativa delle persone.

I trend

1. Green cities

Le città del futuro saranno all’insegna della filosofia green: pulite, non inquinate e molto differenti da oggi, con ampi spazi verdi che contribuiranno a pulire l’aria. Le case verranno realizzare con stampanti 3D e saranno arredate con componenti 4D in grado di evolversi nel tempo assieme alle esigenze abitative delle famiglie.

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2. Energia pulita

Nel giro 20 anni l’umanità avrà accesso a 100 terawatts di energia pulita a buon mercato che verrà prodotta, immagazzinata e distribuita in modo più efficiente, grazie anche a pannelli solari integrati nel tetto e nelle finestre, e che permetterà di portare energia nelle parti più remote del pianeta.

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3. Tutto online: la casa demotica

Nel prossimo futuro la tecnologia sarà ovunque e porterà tutto online grazie a sensori connessi alla rete che ci permetteranno di interagire con la maggior parte degli oggetti d’uso quotidiano.

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4. Intelligenza Artificiale

Le macchine diventeranno sempre più di supporto all’intelligenza umana, anticipando i bisogni delle persone e riducendo drasticamente le operazioni di routine.

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5. Cure su misura

L’ingegneria biomedica renderà possibile realizzare operazioni mediche all’avanguardia, grazie alla bio-stampa 3D di organi e arti.

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6. Share economy

Nel prossimo futuro anche i meccanismi del business cambieranno, in funzione di un’economia della condivisione che porterà ad una generale riduzione degli oggetti posseduti, in particolare le automobili.

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7. Mega Water Project

Progetti di raccolta idrica su larga scala, come sistemi di raccolta dell’acqua piovana, reintegro delle acque freatiche e dissalazione, trasformeranno la vita di 1,2 miliardi di persone che vivono in aree colpite da penuria idrica.

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8. Rivoluzione dei trasporti

Nuovi sistemi di trasporto pubblico, con treni ultraveloci di nuova generazione che potranno sfiorare i milli chilometri all’ora, collegheranno le città.

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9. Cibi alternativi

La crescita dell’uso dei sensori connessi in agricoltura porterà un esponenziale aumento della produzione alimentare ed il conseguente sviluppo di nuove fonti proteiche che sostituiranno sempre più la carne.

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10. Immersive reality

L’educazione e l’entertainment, così come la maggior parte degli aspetti della nostra vita, diventerà sempre più immerso grazie all’uso della realtà aumentata e l’uso di tecnologie dedicate.

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Dal Carosello a YouTube, com’è cambiata la pubblicità video in questi 60 anni (e cosa ci aspetta)

Carosello, l’antenato italiano della pubblicità in formato video, è stato il formato pubblicitario  sin dagli esordi del video advertising con più successo, tanto da vedere le sue caratteristiche principali, sia a livello strutturale che semantico, sempre più ricorrenti nel mondo pubblicitario anche oggi, nel 2017.
Nonostante la tecnologia abbia cambiato il nostro modo di comunicare, l’approccio al mondo pubblicitario non è nuovo: la pubblicità dei nostri anni agisce esattamente sugli stessi schemi di quella di 60 anni fa. Oggi, come allora, il video advertising è intrattenimento: ha l’arduo compito di catturare la nostra attenzione e tenerci incollati davanti allo schermo.

Il video, come appreso soprattutto quest’anno, è la forma di advertising più utilizzata e più efficiente nel mondo della pubblicità online.  Secondo il report della compagnia di mobile advertising Smaato, il Q2 del 2017 ha assistito ad un grande balzo nel mondo dell’ad spending, una crescita pari al 142% rispetto al Q1, già cresciuto del 14% rispetto al Q4 dell’anno precedente (il Q4 è di solito il periodo dell’anno in cui si spende di più in promozione). Al di là del budget speso in promozione, una grande rilevanza viene data ai contenuti, o meglio alla qualità dei contenuti.

video advertising ad spending nel Q2 del 2017 estratto dal report di Smaato

 Dai 100 minuti di Carosello agli 8 secondi di attention span

Anche negli anni ’50 la qualità dei contenuti era molto alta rispetto a un semplice slogan, il contenuto era spesso addirittura educativo. Se fosse trasmesso oggi, sarebbe apprezzato allo stesso modo. Alle aziende veniva concessa la possibilità di mandare in onda i propri messaggi promozionali, ma con regole ben precise imposte dalla Rai: 100 secondi di spettacolo in cui il prodotto non poteva essere assolutamente presente, e 35 secondi per il cosiddetto “codino” commerciale. La pubblicità aveva il compito di gratificare lo spettatore con contenuti spettacolari e di intrattenimento, poiché l’audience si riteneva disturbata dalla sua presenza.

L’evoluzione dei contenuti pubblicitari

Negli ultimi anni abbiamo assistito non solo ad un’evoluzione nella distribuzione dei contenuti, come d’altronde è accaduto in passato passando dalla carta stampata allo schermo televisivo, ma abbiamo soprattutto assistito ad un processo di raffinazione dei contenuti, come reazione al content overload sulla Rete, e in particolare sui social media.

Dalla sua nascita ad oggi, il ruolo del video advertising non è cambiato in termini di intrattenimento, le pubblicità che hanno avuto più successo nella storia e che tutt’ora hanno il privilegio di godere della nostro preziosa attenzione, sono proprio quelle che non si presentano come pubblicità, ma che si propongono come contenuti. Si pensi ad esempio ad una dei commercial più belli di quest’anno, la campagna di Campari firmata Paolo Sorrentino. Un branded content vero e proprio, dove viene raccontato lo storyworld del brand per quasi 15 minuti, senza parlare esplicitamente del prodotto.

La differenza tra il passato e  il presente nel mondo dell’advertising non si manifesta principalmente nella qualità contenuti, ma su come questi ultimi vengono siviluppati su canali diversi con tempi diversi. Mentre prima i brand avevano a disposizione uno spazio pubblicitario da utilizzare con delle linee guida da rispettare, ora i contenuti pubblicitari sono disponibili in ogni angolo della Rete, pronti a raggiungerci su qualunche canale si sta navigando. Il coefficiente di difficoltà aumenta considerando come la soglia di attenzione degli utenti si sia abbassata di 12 secondi dal 2000, arrivando a 8 secondi (quella di un pesce rosso è di 9), e l’audience abbia a disposizione più controllo sui video adv, decidendo se vederli oppure “skipparli”.

LEGGI ANCHE: In Google c’è un team che fa esperimenti per trovare la pubblicità perfetta

Content matters: l’importanza del contenuto sui social

Il linguaggio dell’advertising cambia così velocemente che i brand hanno difficoltà a starvi dietro: il cambiamento dei mezzi di comunicazione, l’attention span degli utenti che scende, le statistiche ci dicono che dobbiamo catturare l’attenzione nei primi 5 secondi di video. Tutto ciò agisce indubbiamente a discapito della qualità dei contenuti e della narrativa.

È molto facile farsi influenzare e dare più importanza alle statistiche e i report su come creare l’ad perfetto per i social che si rischia di perdere il core dei social media network: il contenuto. Il contenuto è il pezzo essenziale del social media puzzle.

Alla base di un adv vincente, c’è innanzitutto un’idea vincente che andrà poi declinata sui diversi canali di comunicazione a seconda del canale e dei suoi utenti.

Il fallimento o la limitata performance di molti adv in ambito social, si presenta quando non si riesce a tradurre la storia principale nel linguaggio dei social media. Si è più concentrati a comprimere il messaggio in 5 secondi per catturare l’audience, piuttosto che su come utilizzare quel tempo a stuzzicare la curiosità degli utenti e spingerli a volerne sapere di più. Un esempio molto recente è la campagna di Dove.

Una campagna creata per il canale televisivo interpreta molto bene il messaggio dell’intera campagna del brand. La campagna Facebook aveva lo scopo di essere solo un assaggio dell’intero spot televisivo rendendo il messaggio divertente. Il risultato che ne è derivato è stato non molto positivo, anzi ha suscitato la rabbia di molti utenti, subito pronti a gridare al #boycott.

LEGGI ANCHE: L’attivismo ai tempi dei Social: dalle strade a Twitter

Qual è stato lo scivolone del brand oltre a non anticipare il polverone social-mediatico (molto prevedibile) che avrebbe sollevato?
L’errore è stato indubbiamente una traduzione errata del messaggio di uguaglianza e di bellezza ben espresso nella campagna televisiva, in uno snippet su Facebook che risulta esprimere il contrario. Il mittente del messaggio in questo caso non ha tenuto in considerazione l’audience ricevente causando un effetto “lost in translation”.

LEGGI ANCHE: La campagna Dove accusata di razzismo (di nuovo)

La pubblicità del futuro

I dati e gli strumenti a nostra disposizione ci permetteranno di creare sempre di più contenuti diretti al singolo individuo. Molte sono le aziende a sperimentare con gli strumenti social a disposizione come Toyota, che grazie alla targhettizzazione degli utenti su Twitter utilizzando gli emoji, ha realizzato una serie di ads nella campagna “Sensations”. La campagna mostra una vasta gamma di video con alla guida delle auto umani con “emoticon” al posto delle teste; quindi, l’utente che ha recentemente twittato uno “smiley” potrebbe essere raggiunto da un tweet sponsorizzato che contenga una emoji simile nel video.

Immagine tratta da una pubblicità di Toyota su Twitter che utilizza le emoji

Content is king, continuerà sempre a esserlo e sarà sempre più diretto all’individuo. La qualità continuerà ad essere al centro dei contenuti come ci ha insegnato Carosello, ma il futuro dell’advertising somiglia più a quello di Minority Report.

Bic, eir e Hero Motocorp: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì, ricominciamo con un carico di creatività e per farlo partiamo dalla classica rassegna delle campagne stampa imperdibili della settimana appena trascorsa!

Anche oggi i nostri Best Adv of the Week ci aiuteranno a riprendere alla grande con tutti gli impegni lavorativi, regalandoci quel pizzico di ispirazione di cui ogni marketer non può fare a meno!

Cominciamo il nostro tour tra le produzioni delle migliori agenzie creative di tutto il mondo e tra i diversi stili comunicativi da scoprire.

BIC – Stolen

Una semplice considerazione dei fatti, per testimoniare che si tratta della penna più utilizzata e più venduta al mondo!

Di questo annuncio ci piace l’ironia, ma anche il segno grafico che mette al centro il prodotto senza renderlo troppo esplicito.

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Advertising School: Leeds Arts University, UK
Art Director / Copywriter: Gabriel Barnard
Tutor: Nick Young

Kilvington Grammar School – World Teacher Month

Per il mese mondiale degli insegnanti – #worldteachermonth, la Kilvington Grammar School ci ricorda quali siano i motivi che rendono queste figure così importanti nella società e nella vita di ognuno.

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Advertising Agency: Magnum Opus Partners, Melbourne Australia
Creative Director / Copywriter: Pat Langton
Art Director: Johnathan Akiki
Copywriter: Stephan Yolland
Production: Visual Domain, Magnum Opus Partners
Additional Credits: Alicia Yeoh

Bonus – Neighbourhood

Bonus, azienda che si occupa di insonorizzazioni, riesce a raccontarci in un’immagine e con un sorriso tutta l’importanza del proprio lavoro per mantenere un buon vicinato.

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Advertising Agency: KAF, Ankara, Turkey
Creative Director: Aziz Yayla
Art Directors: Bahadır Başkurt, Öner Satıoğlu
Copywriters: Hüseyin Kaim, Melik Ocaklı

eir – WiFi Calling

Un intero giornale a disposizione di una campagna che punta tutto sull’eliminazione dei cosiddetti “black spots”, cioè la mancanza di segnale wi-fi dovuta a interferenze di altri dispositivi o di muri e ambienti troppo estesi.

Tutti i punti di questa edizione di it’s friday sono diventati colorati e solo in ultima pagina possiamo scoprirne il motivo.

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Advertising Agency: ROTHCO, Dublin, Ireland
Executive Creative Director: Alan Kelly
Creative Directors: Shane O’Brien, Stephen Rogers
Copywriter: Lucas Guratti
Art Director: André Maia
Head of Studio: David Gallagher
Finished Artist: Mickey Hughes
Agency Producer: Al Byrnes
Managing Director: Richard Carr
Head of Account Management: Miriam McGann
Account Director: Aibhe Beirne
Project Director: Tara Finnegan
Strategy: Matt Lee

Hero Motocorp – Impaired Judgment 

Hero Motocorp ci ricorda che l’alcol può offuscare il nostro giudizio e non sempre vediamo davvero ciò che crediamo di vedere, ad esempio la direzione di un pedone per strada.

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Advertising Agency: JWT, Gurgaon, India
Chief Creative Officer: Senthil Kumar
National Creative Director: Sambit Mohanty
Executive Creative Director / Senior Vice President: Amit Shankar
Creative Director / Art Director: Deepak Malhotra
Copywriter: Swati Tyagi
Photographer: Hormis Antony Tharakan
Production: Tript Dhawan

LEGGI ANCHE: Beyond Retro, Diary Farmers, Starbucks: i migliori annunci stampa della settimana

Quale pubblicità ti è piaciuta di più questa settimana? Faccelo sapere sulla nostra pagina Facebook!

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Dropbox diventa hipster: ecco il nuovo look

Dropbox annuncia il suo rebranding e introduce un po’ di colore all’estetica bianca e blu precedente. L’identità del servizio di archiviazione è ora più espressiva, dinamica e giocosa.

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Il nuovo logo

Il nuovo look comprende un logo flat: la scatola (super sottile) è aperta, proprio come la vision di Dropbox che rappresenta una piattaforma, un ‘luogo aperto’ per la creazione e la circolazione di idee.
L’estetica appare rinnovata grazie a uno schema che sovrappone coppie di colori in modo audace e inaspettato.

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Non solo grafica

Il nuovo design cambia faccia a seconda della situazione e rappresenta il primo grande passo verso una fase di rinnovamento della società che ben si sintetizza nella frase “The world needs your creative Energy”.

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Il rebranding si ispira al lavoro creativo delle persone: “Non è necessario essere un pittore o un documentarista. Vogliamo tutti fare un lavoro che abbia un significato, che rifletta le nostre idee e il nostro potenziale” si legge sul blog ufficiale.
A 10 anni dalla nascita, Dropbox intende rafforzare la sua immagine e differenziarsi dai suoi più grandi competitor come Microsoft One Drive e iCloud, che incorporano una versione blu nei loro loghi.

Il nuovo font Sharp Grotesk e le tante combinazioni colore rendono l’immagine minimal e all’avanguardia per favorirne il riconoscimento sul mercato.

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“Siamo determinati nell’apportare un cambiamento positivo e significativo nella cultura del lavoro moderno. Vogliamo scatenare l’energia creativa del mondo” ha scritto Carolyn Feinstein, Chief Marketing Officer di Dropbox.

Una campagna globale

Al momento i cambiamenti non sembrano interessare l’interfaccia del sito ad esclusione del logo. A partire dalle prossime settimane la nuova filosofia di Dropbox coinvolgerà tutti i prodotti.

Il servizio di file sharing ha annunciato il lancio di una vera e propria campagna pubblicitaria globale che partirà dagli Stati Uniti e arriverà fino in Australia: “in città e quartieri dove le persone creative vivono e lavorano”.

Cos’è l’omnicanalità e come attuare una strategia omnicanale

Strategie omnicanale: tutti ne parlano, poche aziende le attuano veramente sfruttandone a pieno le opportunità. Un peccato, perché queste ultime non mancherebbero, anche grazie ai nuovi orizzonti aperti dalla leva digitale.

  • In cosa si differenzia l’omnicanale da altri termini (penso al multicanale) spesso utilizzati come sinonimi?
  • Quali sono i vantaggi di abbracciare l’approccio omnicanale, e quali i rischi?
  • Quali sono le marche che si stanno muovendo in tale direzione, e quali gli orizzonti evolutivi?

L’importanza dell’omnicanalità

Il Marketing Omnichannel nasce per battere la concorrenza con esperienze personalizzate e sistemi automatizzati. Sfruttare tecnologie all’avanguardia per creare un’esperienza di acquisto senza soluzione di continuità per i clienti, dal coinvolgimento iniziale fino all’acquisto o al completamento di una subscription. Personalizzando ogni touchpoint di interazione con i consumatori non solo i clienti saranno più propensi a convertire, ma torneranno anche più volte ad acquistare da noi.

Le aziende e i rivenditori che hanno compreso il concetto di approccio omnichannel, possono costruire relazioni più forti con i loro clienti creando un’esperienza di acquisto unificata che offre convenienza e coerenza in ogni punto di contatto, dalla ricerca del prodotto alla cassa.

Il punto di vista dell’esperto

Per capire meglio il tema da una prospettiva privilegiata, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Antonio Ferrandina, Docente di Organizzazione e Marketing delle Aziende Turistiche presso l’Università del Molise e docente Senior Area Marketing presso la LUISS Business School. Autore di diversi libri e best seller in area marketing, business plan e sales, tra cui “Il Marketing Omnicanale. Tecnologia e marketing a supporto delle vendite” (scritto insieme a Silvia Vianello, Marketing Director Maserati per l’area Middle-East, Africa & Asia).

Le diverse strategie omnichannel

Chiariamo subito il tema di fondo dell’intervista: cosa si intende per omnicanale, e cosa differenzia il termine da concetti spesso citati come simili (es. multicanale)?

«Per comprendere il significato del termine omnicanalità occorre in primo luogo capire quali siano i canali di vendita a disposizione di un’azienda. Prima delle strategie omnichannel, vi sono infatti quelle singlechannel, multichannel e crosschannel, che vediamo ora sinteticamente.

Per strategia singlechannel si intende una strategia di marketing monocanale, tipica del sistema di vendita tradizionale e offline, realizzata mediante un solo canale di vendita: in genere, il negozio fisico, nella modalità di terraferma, ma anche con il webshop, nella versione digitale.

Con il termine multichannel si dichiara una strategia multicanale: il cliente ha la possibilità di acquistare i prodotti/servizi mediante almeno due canali: quello offline, il negozio fisico, e quello online, il digitalshop, in modo parallelo.

La strategia crosschannel combina, invece, diversi canali di vendita. Ad esempio, il cliente può acquistare online e recuperare il prodotto finale nel negozio fisico. Comincia a prendere corpo una certa interazione fra i vari percorsi ed emerge un primo coordinamento, che diventeranno sistemici nel modello omnichannel.
La strategia di marketing omnicanale consente al cliente di realizzare il processo di acquisto attraverso diversi canali fisici e digitali, relazionati tra di loro in modo da offrire un’esperienza di acquisto integrata e dinamica».

Social media marketing

Multicanalità e omnicanalità, pro e contro

Quali sono le principali opportunità e i rischi dell’omnicanalità, nell’era dei consumatori digitali sempre più protagonisti delle interazioni con i brand e le aziende?

«Abbiamo detto che l’approccio della Multicanalità, precede storicamente l’approccio dell’Omnicanalità e prevede l’impiego da parte del cliente di un mix di canali on e off line nel suo percorso di acquisto.

Nel marketing omnicanale l’approccio cambia, con l’uso simultaneo da parte del cliente delle vie on line e off line e la gestione strategica, gestionale e organizzativa integrata dei canali da parte dell’azienda, che valorizza i benefici fisici ed interpersonali dei negozi, verso i quali verrà attratto un consumatore più motivato.

I vantaggi di un approccio omnicanale per l’impresa sono:

  • definizione più precisa del profilo demografico, psicografico e comportamentale del cliente con conseguente miglioramento del targeting
  • abbattimento delle barriere temporali e geografiche: è possibile operare anytime ed everywhere
  • creazione di relazioni più profonde con i clienti
  • vendere di più e meglio

I rischi maggiori sono:

  • aumento delle aspettative e attese dei prospect; i clienti si aspettano di ricevere lo stesso trattamento in termini di attenzione e caring in tutti i canali. Se questi non sono gestiti con coerenza secondo una visione aziendale condivisa e coesa, si rischia di incorrere in inconvenienti capaci di compromettere seriamente la credibilità dell’azienda, provocando una sensazione di delusione.
  • diffidenza da parte degli addetti d’impresa, specialmente del selling;
  • incapacità o scarsa volontà di investire in comunicazione e formazione interna da parte delle aziende;
  • tempi lunghi di attesa. L’uso della tecnologia consente una riduzione rilevante dei costi, ma inizialmente comporta un investimento significativo, permettendo di concretizzare benefici soltanto nel medio termine. Non tutte le aziende hanno la possibilità di attendere».

LEGGI ANCHE: Omnichannel Marketing, una guida per principianti

Scenari

Tra i paradigmi tech più citati e che sono entrati nelle strategie omnicanale ci sono VR e AR. Di cosa si tratta, e quali industry/brand li stanno utilizzando bene?

«Sulla realtà virtuale e aumentata stanno scommettendo i colossi del mondo della tecnologia, da Samsung a Google, passando per Facebook e Microsoft, e il mercato sembra promettere bene.
Un po’ tutti i settori e i brand stanno impiegando tali tecnologie nell’approccio omnicanale. Per chiarire meglio riprendiamo un esempio eclatante citato all’interno dell’ultimo libro:

“Cosa hanno mai in comune un fast food, un negozio di ottica, una banca?” Il fast food permette ai clienti di scegliere, ordinare e pagare il pasto attraverso un’ unica applicazione iPhone e Android, evitando così al cliente la coda in cassa, ed al gestore del locale il doppio lavoro per la gestione delle comande e dei pagamenti.

È possibile effettuare ordinazioni anche da casa con la funzione di “ricerca locali”, individuare le attività che, nei dintorni, effettuano consegne a domicilio, quindi scegliere dal menù, (precedentemente caricato dal gestore del locale), la pietanza preferita, ordinarla e pagarla con carta di credito o Paypal. In un altro caso, un cliente si scatta una foto al viso con accanto un righello (una di fronte e una di profilo) e con un programma di foto-ritocco si disegna gli occhiali con la forma che gli piace oppure stampa la foto e li disegna sulla foto stampata e poi la digitalizza modificata, fotografandola o scansionandola e la invia per la realizzazione. Può scegliere tra molti materiali e molti tipi di legno. Una volta ricevuta la foto attraverso un programma CAD 3D viene realizzato il prototipo; se di materiale plastico attraverso la stampa 3D; se in legno attraverso l’utilizzo di una fresa a controllo numerico.

Una banca in America utilizza le vetrine di una propria filiale per far partecipare i propri potenziali clienti a un game, che permette a questi di vincere soldi virtuali che, lasciando poi la mail e successivamente aprendo un conto, vengono automaticamente versati in deposito”».

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Da Aranzulla supereroe a Zuckerberg, tutti gli Epic Win e Fail della settimana

Parliamo di Epic Win e Fail. Cosa è successo questa settimana sui social? Ve la facciamo breve: Aranzulla diventa l’”Angelo Salvatore” di Sirio, Alitalia riceve una proposta di matrimonio sulla sua pagina Facebook, Despacito supera i 4 miliardi di visualizzazioni su YouTube, Dove ritira la sua campagna, accusata di razzismo, la casa distributrice Teodora si scaglia contro la comunità Lgbt, nasce una scuola per Influencer Instagram e Zuckerberg scivola sull’uragano Maria con il suo VR.
Se vi accontentate dell’abstract, fermatevi qui: altrimenti andate avanti (ne vale la pena 😉 ).

Win

Fatture da Incubo

Incubo fatture da emettere o registrare? Per fortuna il Salvatore ha la soluzione per te: Sirio, il tuo nuovo gestionale gratuito. www.sirio.com

Gepostet von Sirio am Dienstag, 10. Oktober 2017

Se volessi sapere come fare una presentazione in power point, o con quali app ascoltare musica offline gratis, o come aprire un file .xml, a chi chiederesti? A noi viene in mente una sola persona: Salvatore Aranzulla, il divulgatore informatico italiano più famoso del Web. Da pochi giorni, il dipanatore di ogni dubbio informatico è anche il testimonial della nuova campagna social di Sirio, firmata PhoenixWeb.
La campagna è pensata esclusivamente per i canali social, in particolar modo Facebook, e si compone di tre video pills, che raccontano le storie di tre diversi soggetti alle prese con le ansie professionali e le difficoltà legate alla gestione di un’attività: Andrea e le Fatture, Elena e i Fornitori, Paolo e la Contabilità. “Per fortuna c’è qualcuno che veglia su di noi e sulle nostre aziende. Il Salvatore” è il leitmotiv che esclamano all’unisono i tre personaggi. Tutti i filmati si chiudono con una voce fuori campo che recita: “E anche oggi, con Sirio, un’altra azienda è salva”.
Il lancio di Sirio è stato sostenuto da una Campagna Teaser sulla pagina Facebook ufficiale di Sirio, a cui seguirà, per un mese, la campagna video, che vivrà sia sul canale Facebook di Sirio sia sulla pagina ufficiale di Salvatore Aranzulla.
Per noi è Epic Win.

SONO QUI PER UFFICIALIZZARE LA MIA PROPOSTA DI MATRIMONIO PER COSTANZA, l'operatrice Alitalia che si occupa di…

Gepostet von Mario Sorrentini am Samstag, 7. Oktober 2017

Fiori d’arancio, invece, sulla pagina Facebook di Alitalia. Hai letto cosa è accaduto?
La storia inizia con un post di Mario Sorrentini sulla pagina Facebook di Alitalia. Un post che il brand pubblica, con l’hashtag #Costanzarispondi.

Lui è l’ambassador che ogni social media manager vorrebbe incontrare sul suo cammino, lei fa parte del team social di Alitalia, e ha la “colpa” di essere disponibile, diplomatica, assertiva, sempre educata nelle risposte ai commenti degli utenti di Alitalia, anche quando le domande diventano scomode, e lui se ne innamora perdutamente. E fa di più. Scrive alla compagnia per cui lavora, Alitalia, chiedendole di sposarlo. E dopo centinaia di commenti, arriva l’attesissima risposta di Costanza, con un elegantissimo due di picche.

Mario, relegato nella friend zone, si stringe nel dolore del rifiuto, ma comprende che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, come quelle di Costanza verso la community.
Per questa volta, non possiamo dire che Facebook è stato galeotto, ma per noi è Epic Win!

Che tu ami il rock, l’elettronica, il pop, la musica classica o il jazz, siamo certi che, nolente o volente, nell’estate appena trascorsa, hai canticchiato “Despacito”, e a vedere i risultati di YouTube, non sei l’unico.
‘Despacito’, il singolo di Luis Fonsi e Daddy Yankee, è il primo video che ha raggiunto 4 miliardi di visualizzazioni su YouTube, come dichiarato da Forbes.
È un risultato mai raggiunto prima. Non solo per il numero di visualizzazioni, ma anche per la velocità con cui si sono ottenuti questi dati. Ricordiamo che già a pochi mesi dalla sua uscita, “Despacito” aveva raggiunto più di 3,918 miliardi di viste. Al momento in cui scriviamo, il brano musicale è a quota 4.023.740.343 visualizzazioni, e il numero è chiaramente destinato ad aumentare.
È un successo incredibile, o in altre parole, un Epic Win.

Fail

 Epic Win e Fail della settimana, da Aranzulla a Zuckerberg

La scorsa settimana è stata sulla bocca di tutti, la nuova campagna Dove, firmata dall’agenzia Ogilvy & Mather e ritirata poco dopo essere stata lanciata, con relative scuse pubbliche dell’azienda.
Riepiloghiamo com’è andata.
Nella campagna Dove, lo spettatore vede tre ragazze di nazionalità diversa che, in sequenza, si sfilano una t-shirt. Una scenda dopo l’altra, le t-shirt e il colore della pelle delle tre modelle, progressivamente, si “sbiancano”.
Neanche a dirlo, la campagna è stata tacciata di razzismo. Dove la ritira e si scusa:

Gepostet von Dove am Montag, 9. Oktober 2017

Tra le tante reazioni, interviene anche la modella nigeriana Lola Ogunyemi, una delle tre ragazze protagoniste della pubblicità di Dove, prendendo le parti dei pubblicitari di Dove.  Ogunyemi dichiara di essere tutt’altro che una vittima silenziosa di una campagna razzista e di essere consapevole di come la rappresentazione della bellezza delle donne nelle pubblicità, e non solo, avvenga ancora oggi con molti pregiudizi. Per questa ragione era entusiasta di rappresentare le donne con la pelle scura in una pubblicità di un marchio tanto famoso in tutto il mondo.

LEGGI ANCHE: La campagna Dove accusata di razzismo (di nuovo)

Ogunyemi sa che il pubblico ha ragione a essere particolarmente critico verso un marchio che in passato era già stato accusato di aver fatto una pubblicità razzista. Per queste ragioni pensa che scusandosi Dove avrebbe dovuto spiegare meglio la «visione creativa» dei propri pubblicitari e difendere la scelta di includere una “donna nera nello spot”, a dimostrazione che la bellezza non ha nazionalità. Tu che idea ti sei fatto del caso Dove? Per noi, è Epic Fail.

E “120 battiti al minuto”, l’hai visto? Il film, diretto da Robin Campillo, vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes, candidato per la Francia come Miglior Film Straniero agli Oscar, nonostante sia stato accolto come capolavoro nel resto del mondo, in Italia non ha riempito le sale, ed è stato vietato ai minori di 14 anni.
Insomma, un flop clamoroso per la pellicola di denuncia sull’Aids attraverso la storia del movimento attivista Act Up e l’amore tra due uomini agli inizi degli anni ’90. Ovviamente, la casa distributrice Teodora ha mal digerito l’insuccesso, puntando il dito contro la comunità Lgbt:

La provocazione di Teodora ha scatenato diverse polemiche. C’è chi l’ha giudicata inopportuna e fuori luogo, e chi addirittura controproducente per la pellicola stessa.
Tra una presa di posizione e l’altra, per noi è Epic Fail.

Epic Win e Fail della settimana, da Aranzulla a Zuckerberg

È quando pensi di averle viste proprio tutte che leggi che a Torino apre il primo corso per diventare Influencer Instagram. Non è uno scherzo. Si chiama #roundacademy ed è un progetto firmato RoundAbout, l’app per gli Instagram Influencer locali, in collaborazione con il team di Le Strade di Torino, il blog da quasi 15mila follower su Instagram.

Su Eventribe si legge:
Vuoi monetizzare i tuoi contenuti Instagram ma non ottieni ancora sufficienti performance?
Forse non lo sai, ma non bastano 10.000 followers per essere in grado di influenzare un pubblico. Servono conoscenze in marketing e comunicazione, strategia e pianificazione (e una buona dose di originalità, ovvio!)”.
Propongono appuntamenti mensili, teorici e pratici, per imparare le basi della comunicazione su Instagram e la pratica della professione di Instagram Influencer.
Ce n’era veramente bisogno? Per noi è Epic Fail.

Live from virtual reality — teleporting to Puerto Rico to discuss our partnership with NetHope and American Red Cross to restore connectivity and rebuild communities.

Gepostet von Mark Zuckerberg am Montag, 9. Oktober 2017

Lo sappiamo cosa stai pensando: come hanno osato inserire Mark Zuckerberg tra gli Epic Fail? E no, non ci riferiamo al #facebookdown e #instagramdown che l’11 ottobre hanno mandato nel pallone tutti i social media manager, ma al tour virtuale di dimostrazione della funzione VR “Spaces”, organizzata lo scorso 9 ottobre per mostrare i danni causati dall’uragano Maria e le potenzialità del sistema per vedere ambienti reali remoti utilizzando un visore VR.

Forse per Mark e la sua collaboratrice, Rachel, non è stata una scelta azzeccata planare sull’isola situata nel Nord-Est del mare dei Caraibi, distrutta dall’Uragano Maria. Come è più che prevedibile, Mark si è scusato, chiarendo che l’intenzione era quella di dimostrare come la realtà virtuale potesse sollevare consapevolezza rispetto agli eventi in corso nel pianeta, e promuovere una campagna benefica per aiutare la ricostruzione delle zone distrutte, in collaborazione con la Croce Rossa.

Una parte dell’insuccesso l’ha giocata certamente il contesto di rovine sullo sfondo, tra case distrutte, strade impraticabili e ponti crollati, il resto lo hanno fatto alcune battute stonate e fuori luogo che si sono scambiati Mark e Rachel. Insomma, diretta in realtà virtuale (Vr) da Porto Rico riuscita in parte, e peccato si sia perso l’aspetto sociale ed empatico della dimostrazione.

Se ti sei già lanciato nel vuoto con un paracadute, hai fatto Parkour, o pratichi un qualunque altro sport estremo, sei comunque un principiante nei confronti di chi è riuscito a scattarsi un selfie fuori da un aereo ad alta quota. Ma dai, ci hai creduto? Il Corriere della Sera, purtroppo, si.
La storia è questa.
Un aviatore tedesco, Pilot Patrick, seguito da più di 257mila follower su Instagram, posta questo scatto:

È chiaramente un fake. In alta quota l’ambiente è pressurizzato e non è possibile in alcun modo aprire i finestrini. E, come se non bastasse, nelle lenti degli occhiali da sole di Pilot Patrick si vede specchiata, oltre al selfie stick, anche una superficie di asfalto, probabilmente della pista di atterraggio. Si, perché la foto è stata scattata a terra, poi modificata e pubblicata. Fin qui, niente di strano, se non fosse che, tra i tanti articoli che riportano il caso, ce n’è uno che l’ha avallato, ma che è stato prontamente rimosso. Il titolo era: “Pilot Patrick, il fascino dei selfie in quota con la testa fuori dall’aereo”, scritto proprio dal Corriere della Sera.

Lo sappiamo bene che il Corriere della Sera è un ottimo giornale di approfondimento, e gli perdoniamo questa svista. Intanto, però, per noi è Epic Fail.

Per questa settimana è tutto. L’appuntamento con gli Epic Win e Fail è al prossimo lunedì. Continuate a seguirci, sulla nostra pagina Facebook, su Twitter e sul gruppo LinkedIn!

Bitcoin si scinde (di nuovo), cosa è bene sapere su Bitcoin Gold

Che nella galassia bitcoin sia in corso una profonda e velocissima trasformazione è oramai un dato di fatto. Cosa, realmente, sta succedendo? La cosa più ovvia, quella che succede da sempre nella storia del mondo: la disgregazione del consenso. Spesso questa disgregazione degenera in guerre e rivoluzioni, un tempo combattute con lance e spade, poi con fucili e baionette, poi ancora con missili di precisione o attacchi cibernetici.

Cos’è un fork (for dummies)

Sulla blockchain, il libro mastro su cui “gira” il motore della criptovaluta di cui tutti iniziano e parlare e che ne regola e registra tutte le transazioni, nell’epoca della democratizzazione delle informazioni, questa guerra si combatte a suon di fork: a un certo punto un determinato gruppo di “miners”, coloro i quali estraggono e immettono sulla blockchain nuovi bitcoin attraverso la risoluzione di difficilissime equazioni matematiche (che richiedono una elevata potenza di calcolo, leggi: hardware), decide di prendere i propri asset, clonare il codice sorgente di bitcoin (che è open source), e fondare una nuova blockchain.

Un anello, o più anelli, si staccano dalla rete e ne formano una nuova. Una scissione in piena regola, che però, contrariamente a quanto avviene nelle dinamiche della politica, anziché sottrarre moltiplica. Infatti, più che di una scissione si tratta di una duplicazione.

Tecnicamente la spiegazione merita un ragionamento a parte, ma sostanzialmente possiamo dire che chi prima aveva una quota di bitcoin sulla blockchain “madre”, può ritrovarsi con un altro wallet sulla nuova rete. Gratis. Sì, soldi gratis. Come avveniva anche una decina d’anni fa, quando i primi bitcoin vennero addirittura regalati. Fortunati, quei signori: oggi, tra un’oscillazione e l’altra, 1 bitcoin in meno di un anno ha decuplicato il suo valore.

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Perché nasce Bitcoin Gold

Scissioni, dicevamo. La prima è avvenuta lo scorso agosto, con la nascita di Bitcoin Cash. Adesso nella timeline evolutiva di bitcoin ne è prevista una nuova, probabilmente anche 2. La prima data certa è il 25 ottobre: tra dieci giorni nasce Bitcoin Gold. Un secondo fork dovrebbe avvenire nella seconda metà di novembre.

In ogni rivoluzione, almeno a parole, si vuole ridare potere al popolo. È a grandi linee quello che dicono gli animatori del nuovo fork. Il nuovo protocollo dovrebbe riprendere un principio che fu alla base di bitcoin alla sua nascita: un codice più leggero, che ridarebbe – dicono – la possibilità di fare mining con macchine meno potenti. Se non proprio dal pc di casa, comunque neanche con i server di una multinazionale. Infatti nel corso degli anni il mining, che nell’immaginario collettivo richiama a nerd/hacker che passano ore davanti al computer, è divenuto una profittevole e florida attività appannaggio di poche, grandi, aziende tecnologiche. Molte delle quali con sede in Cina e nei paesi orientali.

bitcoin

Il paradosso bitcoin: più lo indeboliscono più aumenta di valore

Per ora i fork, che implicitamente mirano alla graduale migrazione dei portafogli bitcoin verso nuove reti e, quindi, alla diminuzione del valore delle monete originarie, hanno contribuito paradossalmente a generare l’effetto contrario: al momento in cui scriviamo 1 bitcoin si cambia ad oltre 5.629 dollari. E a luglio, quindi soltanto tre mesi fa, alla vigilia del primo fork il suo valore era già schizzato a 2.500 dollari.

I veri possessori di bitcoin (di cui sappiamo poco o nulla) ne sanno più di noi che ne scriviamo, quindi questa ultima considerazione è più rivolta ai nuovi arrivati, a chi ha investito qualche piccola somma senza avere una reale conoscenza del fenomeno. La mamma prima e la vita poi ci insegnano che è sempre bene dubitare di chi ti vuole regalare qualcosa. “Perché se qualcosa è gratis probabilmente il prezzo sei tu”.

LEGGI ANCHE: Così stiamo regalando tutti i nostri dati (che valgono più dei soldi)

Riguardo Bitcoin Gold, gli stessi ideatori hanno fornito in questi mesi elementi discordanti, ed è da evidenziare innanzitutto una carenza di comunicazione. Tant’è che di questo questo disordine informativo ne hanno approfittato anche alcuni siti fake, che chiedevano le chiavi private dei wallet in cambio del rilascio di Bitcoin Gold (siti ovviamente denunciato dai creatori della nuova moneta).
E, va detto, persino bitcgpu.org, il sito ufficiale della istituenda criptovaluta ha cambiato più volte i suoi contenuti in queste settimane e, inoltre, non si menziona alcun programma di avvicinamento al giorno del rilascio.

Nel vocabolario italiano non abbiamo una parola che traduca fedelmente il termine inglese “disruption”. Un buon compromesso potrebbe essere “distruzione creativa”.

Occhi aperti, dunque, ma senza mettere da parte il coraggio. Ogni innovazione diventa buona o cattiva più per l’utilizzo che ne facciamo che dalle reali intenzioni di chi la immette in circolo. Che è poi peraltro uno dei principi alla base di bitcoin.

@aldopecora

Michael Benson

In queste immagini lo spazio come non lo hai mai visto

Quella dell’uomo con lo spazio è una storia d’amore che dura da una vita. L’esplorazione dell’ignoto e la ricerca dell’infinito sono, da sempre, al centro dell’attenzione dei ricercatori, da quelli ante litteram agli scienziati della NASA.

Anche l’arte, a modo suo, ha sempre subito il fascino dello spazio, ricercandone gli aspetti più ignoti e descrivendoli con una chiave quasi romantica. A testimonianza di ciò, l’opera del fotografo americano Michael Benson ci ha lasciati tutti a bocca aperta.

Quello che più ci incuriosisce di un viaggio nello spazio è sicuramente la vista: come saranno davvero le stelle e i Pianeti?

Michael Benson ha provato a rispondere a queste domande, rielaborando i dati grezzi delle missioni spaziali di NASA e ESA. Con questo materiale, il fotografo americano crea dei collage che illustrano il vero aspetto dei corpi celesti, così come li vedremmo ad occhio nudo.

Il processo creativo

L’arte di Michael Benson non si limita a mixare le immagini che provengono dalle varie missioni sullo spazio.

“Mi sembra che questi luoghi siano così alieni per le nostre esperienze dirette che dovrebbero essere colorate come si vedrebbero”, dice Benson in riferimento al suo processo di creazione delle stampe a colori.
Dato che le telecamere a bordo di navi spaziali come New Horizons e Cassini catturano immagini che mostrano la luce visibile (rossa e blu) e la luce invisibile (ultravioletti e infrarossi), la maggior parte delle immagini disponibili online non sono nel colore reale.

Benson dà vita, con la sua arte, a nuove e inedite tonalità di colore, adatte ad essere percepite dall’occhio umano, sulla base delle foto scattate attraverso filtri a luce visibile.

eclipse sun eath

Eclipse of the Sun by Earth –
NASA, Solar Dynamics Observatory, 2 April 2011. 2012 – @michael-benson.net

Quando aggiunge il colore e crea i collage, Benson cerca di rimanere il più fedele possibile alla realtà. Alcune tonalità appaiono un po’ più saturate di come sarebbero nella vita reale, ma il risultato finale è sempre molto accurato.

“Utilizzo le tecniche standard in camera oscura – anche se adesso uso Photoshop – per rendere le immagini come stampe d’arte, ma non vado oltre un certo livello soggettivo dove si rischia di falsificare le cose”, ha dichiarato il fotografo newyorkese in un’intervista.

“Penso che sia importante per questo tipo di lavoro perché non abbiamo mai sperimentato nessuno di questi luoghi e siamo al di là del regno dell’esperienza umana diretta  – ha continuato Benson – quindi sto provando a trasmettere come potrebbero apparire se potessimo andare lì”.

night side saturn

Night side of Saturn – NASA Cassini, October 28, 2006, 2011 – @michael-benson.net

Sfumature spaziali

Oltre ai coloratissimi collage di Terra, Marte e Sole, Michael Benson ha lavorato anche su materiale molto raro, come alcune splendide immagini radar di Venere.

tusholi corona venere

Radar image NASA, Magellan, Sept. 15, 1990 – Sept. 14, 1992 , 2003 – @michael-benson.net

In questo caso, le linee in bianco e nero sembrano quasi scolpite e mostrano una superficie contrassegnata da crateri e vulcani. Queste immagini fanno parte del repertorio della missione Magellan degli Stati Uniti negli anni ’90, quando un’onda è stata spedita per orbitare il pianeta dall’alto.

Grazie a questa operazione, sono state raccolte immagini circa 10 volte più chiare di quelle raccolte nelle missioni sovietiche precedenti. Venere ha una copertura nuvolosa molto densa ed è molto difficile cogliere sfumature di questo tipo.

In quest’opera, invece, l’artista ci mette davanti ad uno scenario stupefacente, che ritrae Io, la più grande luna di Giove, con due eruzioni visibili.

Io luna giove

Volcanic Io with two eruption visible – NASA
Galileo, July 3, 1999, 2010 – @michael-benson.net

Per trovare il materiale, Benson passa al setaccio centinaia di archivi, oltre a seguire le missioni spaziali correnti. Tutte le immagini lavorate dall’artista sono datate dagli anni Sessanta ad oggi. Se oggi si parla addirittura di turismo spaziale e basi su Marte, a quei tempi era difficile anche riuscire a produrre immagini: spesso questi scatti sono stati ricomposti a partire da strisce di materiale fotografico, il top di gamma per la tecnologia di quegli anni.

La passione per lo spazio di Michael Benson ha radici molto profonde.

“Nel 1968 – ha raccontato Benson alla stampa- quando ero un ragazzo, mia madre mi portò a vedere 2001: Odissea nello Spazio. Mi ha rovinato assolutamente. È stata la mia prima esposizione a un capolavoro in una forma d’arte che mi ha parlato veramente. Un anno dopo, avevamo i primi atterraggi e la luna piena. La combinazione di quel film e di Kubrick mi ha dato la mia personale chiave di lettura del nostro posto nell’Universo”.