Week in Social: Facebook sempre più multicolor e Instagram nel mirino degli hacker

Mentre Facebook si prepara in pompa magna per affrontare l’inizio di un nuovo anno di sfide, Instagram, che durante queste vacanze estive ha sfavillato tra fotografie di fenicotteri gonfiabili e selfie al tramonto, risente maggiormente della quasi fine dell’estate, dovendo fronteggiare episodi di truffa e hackeraggio.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono stati i topic social di questa settimana. 

Facebook Watch apre ufficialmente i battenti: sfida aperta a Netflix

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Ne avevamo già parlato, ed è finalmente online negli USA la social TV lanciata da Zuckerberg, che si presenta come tool rivoluzionario, pronto a sbaragliare la concorrenza (Netflix, YouTube e tutte le piattaforme di streaming video online e di broadcaster offline) offrendo agli utenti un’esperienza a 360° (un altro degli ultimi trend) e, rigorosamente, community-oriented.

Il social network sarà in grado di suggerire video sulla base delle preferenze espresse dagli utenti, i quali potranno commentare live le trasmissioni e partecipare a gruppi di discussione dedicati, al termine delle stesse. Facebook Watch sancisce definitivamente la volontà di Zuckerberg nell’investire il proprio capitale sui video online, in quanto generatori principali di introiti pubblicitari, e intercettare quel target (Millennials) che non dimostra più interesse nel guardare la televisione tradizionale.

Zuckerberg che quando fa le cose le fa bene, ha già inserito tra gli show di punta di Facebook Watch un dietro le quinte sul Real Madrid, raccontato da un ospite d’eccezione: Orlando Bloom. La qualità è l’ingrediente essenziale per giustificare un tale investimento che vedrà, nei prossimi anni, arricchirsi la cricca di attori in gioco – Netflix, Amazon, Facebook – i quali saranno obbligati a migliorare, repentinamente, la propria offerta per competere in quest’arena. Ne vedremo (letteralmente) delle belle!

Di questo ci ha parlato anche Luca La Mesa, che ci ha dato la sua impressione sul tema:

“Facebook Watch sarà una delle più importanti scommesse di Facebook nei mesi a venire. Educarci a guardare contenuti video sempre più lunghi dentro la piattaforma permetterà di rosicchiare ancora più tempo che alla TV o a piattaforme come Netflix.
Facebook sta investendo molto seriamente per assicurarsi importanti diritti video e per produrre contenuti nella speranza di ottenere una porzione sempre crescente del budget media che le aziende ad oggi continuano a riservare ai media tradizionali. La crescita dell’advertising nella sezione Watch dovrebbe permettere a Facebook di continuare a crescere nella raccolta pubblicitaria dopo i primi segnali di saturazione del newsfeed principale. Ci riuscirà? Lo scopriremo presto!”

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Il pollice alzato di Facebook cambia look

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L’autunno è ormai alle porte e anche Facebook si sta preparando per fare il cambio armadio. La squadra di designer alle prese con l’introduzione della nuova veste grafica che semplificherà il look del social network e ne migliorerà l’esperienza d’uso, ha rilasciato il nuovo celebre pulsante del Like e, di conseguenza, anche i tasti Commenta e Condividi.

L’idea è quella di rendere il layout più minimal e intuitivo, e di allinearlo allo stile accattivante di Instagram: la foto del profilo, ad esempio, diventerà in formato circolare. Il nuovo pulsante è già attivo per numerosi utenti, tuttavia tenete sotto controllo gli aggiornamenti disponibili per l’App di Facebook per seguirne tutti i cambiamenti.

Facebook cede all’unicorno mania e diventa (forse) multi-color

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Se il design di Facebook punta a essere ancor più minimale, sembra proprio che il nostro feed notizie, invece, si atterrà alla sobrietà dei trend del momento, dall’unicorn al rainbow. Il tutto era iniziato con gli sfondi colorati, in sfumatura o pattern, applicato ai messaggi di stato degli utenti. Sì, esattamente quelli usati – e abusati – dalla maggior parte della popolazione social, nell’estremo tentativo di dare carattere a messaggi anonimi come “Ora pausa caffè e poi si torna a lavoro”, o di rendere più colorati e accattivanti gli auguri sulla bacheca del collega di cui ricordiamo a stento il nome. A breve sarà possibile applicare questa coloratissima feature anche ai commenti: pronti a un tripudio di nuvolette colorate sotto alla vostro ultimo post?

Instagram: le Stories sono ora visibili anche da Desktop

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È ora possibile guadare le Instagram Stories anche da desk: questo, al fine di aumentarne la fruibilità anche su display di dimensioni maggiori rispetto allo smartphone. Nonostante si tratti di uno strumento relativamente giovane, le Stories – che hanno festeggiato il loro primo anniversario il mese scorso – sono oggi utilizzate da più di 250 milioni di utenti, tra cui le imprese che, non solo fanno storie, ma le promuovono anche.

Il crescente interesse che le aziende dimostrano verso questa funzionalità, per cui immediatezza, interattività e volatilità costituiscono il principale motivo di attrattiva per gli utenti, fanno delle Instagram Stories un vero e proprio strumento di business. Al momento, non è ancora possibile caricare Stories direttamente da desktop, ma non è da escludersi che sarà oggetto del prossimo roll-out.

Instagram alle prese con il furto d’identità

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Instagram finisce nel mirino degli hacker e a farne le spese sono alcuni tra gli account più seguiti al mondo, tra cui quello di Selena Gomez – che lunedì ha pubblicato, a sua insaputa, una foto in déshabillé del suo ex ragazzo, Justin Bieber – ma anche Taylor Swift, Cristiano Ronaldo, Beyoncé e Ariana Grande.

Oltre alle star, gli hacker hanno rubato informazioni personali a circa 6 milioni di utenti iscritti a Instagram: questo a causa di un buco nel sistema di sicurezza della piattaforma. Ovviamente, Instagram si è mosso immediatamente per neutralizzare l’attacco… tuttavia, ancora oggi, non conosce con certezza quali account siano stati effettivamente violati. Rimanendo in tema di “furto d’identità”, c’è anche un altro tipo di truffa che si sta sviluppando in questi giorni nel sottobosco social di Instagram. Esistono alcuni fake account che, fingendosi noti brand, promettono agli utenti codici sconto in cambio di un… follow.

Tra questi, troviamo anche nomi altisonanti come Adidas, Calvin Klein, Amazon, H&M… Ma tutto questo giro del fumo a che pro? Al fine di avere a disposizione degli account Instagram che possano vantare di un numero di follower tale da potersi aggiudicare un valore di mercato ed essere rivenduti al miglior offerente. L’unica freccia al nostro arco, in questo caso, è la segnalazione e, ovviamente, rimane sempre valido il consiglio di verificare l’autenticità di un account attraverso la classica spunta blu.

Snapchat meglio di Shazam?

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Snapchat sarà anche l’App più amata dai Millennials ma forse non tutti sanno che, oltre alle ormai note e largamente emulate funzionalità che l’hanno resa tale, può essere usata anche per identificare titolo e artista di una qualsiasi canzone. Come? Basta tener premuto lo schermo di Snapchat con la fotocamera dell’App accesa e attendere qualche minuto: et-voilà! Ecco comparire titolo e artista della canzone che stavate cercando. A questo punto, cliccando su Song Info, potrete riascoltare la canzone su Spotify, Youtube o Apple Music. Scorrendo verso il basso, potrete leggere il testo della canzone e consultare quali brani simili vi suggerisce l’App. Infine, potete anche inviare, attraverso l’apposito pulsante, il brano ai vostri amici (singoli o gruppi). Insomma, che dire? Sounds good!

LinkedIn amplia gli orizzonti dei marketers e lancia Audience Network

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LinkedIn, di recente acquisita da Microsoft, estende la sua reach pubblicitaria attraverso un nuovo aggiornamento di Audience Network: sarà infatti possibile acquistare spazi pubblicitari su siti e App esterni, attraverso post sponsorizzati (in futuro saranno resi disponibili anche altri formati, tra cui quelli video), visibili da mobile e da desktop.

Si tratta di property del calibro di MSN e Outlook.com a cui si aggiungeranno anche MoPub, Google’s AdX, Rubicon Project e Sharethrough. Ad annunciare la notizia è stato il responsabile marketing del gruppo, Divye Raj Khilnani, che conferma l’impegno di LinkedIn nell’aiutare i marketers a raggiungere i professionisti più adatti alle loro esigenze ovunque essi si trovino. Ovviamente sono state prese anche tutte le misure di sicurezza necessarie a garantire la promozione pubblicitaria solo a contenuti affidabili, di qualità.

Alla prossima settimana, amici ninja!

Tastiera vs cervello: usare lo smartphone ci rende stupidi?

La maggior parte di noi passa la propria vita ad alternarsi tra due dispositivi: il computer e il cellulare. Tra lavoro, svago e compiti pratici, questi due fedeli compagni ci rendono la vita molto più semplice in svariate situazioni. Soprattutto lo smartphone che ci viene in soccorso costantemente: dai compiti più difficili come scoprire dove dobbiamo andare sulla mappa, a quelli più banali come una semplice formula matematica che potremmo fare anche a mente.

Ma siamo sicuri che questo non abbia un prezzo? Come chi non allena i muscoli gradualmente perde la capacità di usarli, così il nostro cervello, sempre più lasciato in disparte in favore della comodità di uno smartphone, non deciderà alla fin fine che non è più necessario il suo intervento, ritrovandosi ad assolvere un mero compito di smistatore di informazioni?

Lo smartphone controlla la nostra vita?

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Basta pensare alla propria giornata tipo per rendersi conto di quanto questa affermazione sia vera. A meno che tu non sia uno di quegli animali rari che non ha Facebook, usa ancora i messaggi invece di Whatsapp e scatta foto solo con la reflex, allora probabilmente la tua giornata comincia con lo smartphone: che sia solo per spegnere la sveglia (le sveglie vere le producono ancora, secondo te?), o più probabilmente per dare una controllata ai social, uno dei tuoi primi gesti è raggiungere lo smartphone.

Ancor più probabilmente non ti limiterei ad una singola app, ma ne controllerai diverse, passando dall’una all’altra seguendo il flusso delle notifiche, non concentrandoti veramente su nulla. Lo chiamano multitasking e ci hanno fatto credere con abili manovre di marketing che questa sia un’attività positiva (soprattutto per noi donne), ma in realtà è una delle cose più dannose che possiamo fare al nostro cervello. Quando siamo impegnati nel multitasking, ovvero quasi sempre mentre usiamo lo smartphone, non gli diamo il tempo di adattarsi ad un compito che già gli chiediamo di passare a quello successivo, rendendo difficile il sedimentarsi delle informazioni, la loro analisi e comprensione.

La giornata prosegue al lavoro, e sono pronta a scommettere che lo smartphone faccia capolino anche lì: per dare un’occhiata alle notizie, per controllare il traffico o per mandare una mail, eccolo lì, nelle nostre mani. Le news sono un tema a parte poi: cos’è tutta questa ansia che è venuta fuori negli ultimi anni sulle fake news? Prima non esisteva questo problema, è nato con i social networks, che hanno reso la nostra capacità di attenzione sempre più bassa,, il nostro spirito critico sempre… meno critico.

Ormai i telegiornali vengono fatti dai filmati inviati dalle persone sul posto con i propri cellulari, con buona pace dei giornalisti.

Costruire la propria conoscenza ai tempi dello smartphone

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Ma è soprattutto la nostra capacità di assorbire e realmente apprendere le informazioni quella più in pericolo: con Google sempre a disposizione, pronto a rispondere a qualsiasi domanda abbiamo, a venire in nostro soccorso quando abbiamo un calo di memoria, che cosa ne è della nostra capacità di ragionare?

Come sostiene Nicholas Carr, autore del libro sugli effetti di internet sul cervello The Shallows, Google è forse utilissimo per rispondere alle domande di Trivial Pursuit, ma non serve a molto quando si tratta di costruire la propria conoscenza.

Insomma, lo smartphone ci rende stupidi, almeno un po’. Ci sono 7 miliardi di persone al mondo, e 6 miliardi di cellulari utilizzati: anche volendo contare tutte le persone che hanno due telefoni (o più), questo dato è inquietante se si pensa che sono senza acqua corrente o senza wc miliardi di persone nel mondo. Hanno un telefono, al loro posto?

Per non parlare dei dati relativi al controllo delle notifiche: gli scienziati sono discordanti a riguardo, ma si parla di un numero di volte superiore alle 110 al giorno. Considerando 8 ore di sonno a notte, vuol dire che lo controlliamo più di 7 volte all’ora.

Diversi studi sono andati a verificare che implicazioni questo abbia, e i risultati non sono confortanti.

Staccare la spina non è così facile

Tutti noi ci sentiamo a tratti stufi di questa condizione, sentiamo il bisogno di staccare dalla tecnologia, di riappropriarsi del proprio spazio. Ma non è così facile: ad esempio, in vacanza, rischiamo di usare il telefono ancora di più.

Per non parlare dell’esperienza anche traumatica di chi si ritrova all’improvviso senza smartphone: è come la“sindrome dell’arto fantasma“: si continua a cercarlo nelle tasche o nella borsa con gesti automatici

Allenare il cervello per combattere lo smartphone

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Sembra uno scenario apocalittico, vero?  Degno dei peggiori film di fantascienza.

Ma c’è una buona notizia: come anche dopo anni di inutilizzo i muscoli del corpo si possono allenare e far tornare forti, così anche il nostro cervello è molto duttile. Non importa a che livello siate di dipendenza da smartphone, potete comunque allenare il vostro cervello a pensare.

Può sembrare assurdo ma un primo metodo si basa proprio sull’utilizzo del telefono: ci sono molte applicazioni negli store che ci permettono, tramite giochini logici di varia natura, di tenere in allenamento il cervello. Basterà digitare “brain” nella barra di ricerca dello store per averne centinaia a disposizione che, con dei veri e propri personal trainer virtuali, ci suggeriscono quotidianamente attività da fare per allenare il nostro amico cervello.

Se volete dei metodi più analogici, non vi resta che una strada: allenatevi a non usare il cellulare. Lasciatelo a casa quando uscite, non usate le mappe, non controllate le notifiche, non usate la calcolatrice per sapere se il calcolo del numero di volte in cui controlliamo il cellulare che ho scritto sopra è giusto.

E se ancora non vi basta, un suggerimento per le prossime ferie: ormai in risposta a questa necessità stanno spuntando ovunque, anche in Italia, hotel e centri di retreat specializzati nell’astinenza dal telefono. Luoghi in cui la conditio sine qua non per entrare è lasciar fuori la tecnologia. Se siete degli utilizzatori compulsivi di smartphone, questa può essere la strada migliore. E se vi sentite in colpa ad ammettere di avere una dipendenza, consolatevi: siamo molto più numerosi di quanto sembri.

Come accrescere il tuo business online grazie all’Affiliate Marketing

L’affiliate marketing si inserisce nel panorama dell’online advertising e si fonda su un concetto di “condivisione dei ricavi” per così dire, che beneficia sia i publisher, detti anche editori o affiliati, che i merchant, advertiser o brand. A ognuno la sua parte.

Che cosa significa tutto ciò? Sembra un sogno vero? Guadagnare senza vendere, quindi senza rischio.

Il marketing di affiliazione (affiliate marketing in inglese), infatti, permette ai publisher di guadagnare commissioni sulle vendite effettuate a partire dalla promozione di prodotti e/o servizi dei merchant partner. A entrambe le parti viene garantita trasparenza, misurabilità dei ritorni sugli investimenti e un modello di pagamento basato solo sui risultati ottenuti.

Come funziona

grafica rappresentante i settori in cui opera il marketing di affiliazione

Prima di tutto è importante capire quali sono i canali attraverso i quali avviene la promozione del brand.

“La carta d’identità” del publisher varia infatti a seconda del vertical di appartenenza: newsletter, siti di codici sconto e cashback (modelli molto diffusi in UK e USA dove gli utenti guadagnano sui loro acquisti), social media, search, comparatori di prezzi, retargeting, siti di contenuto…insomma c’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Se sei un publisher, dunque, tramite un programma di affiliazione potrai monetizzare il traffico del tuo sito semplicemente promuovendo i prodotti di un brand sulla tua pagina web, pur non essendo una piattaforma eCommerce e non vendendo alcun prodotto. Basterà “semplicemente” dare visibilità a questi prodotti attraverso la promozione.

E la parte più bella è che aderendo a programmi di affiliazione, ossia diventando un affiliato, hai la possibilità di avere a che fare con una gamma di merchant molto ampia e selezionare quindi gli advertiser più adatti ai tuoi contenuti e di diversi settori di appartenenza: retail, travel, telecomunicazioni, settore dei servizi e finanziario.

Il vantaggio di aderire ad un network di affiliazione

Questi network possono essere definiti veri e propri servizi di “match-making” tra advertiser e publisher.

Sono davvero tanti i merchant che decidono di dare una spinta ulteriore al proprio online advertising decidendo di aprire un programma di affiliazione con uno dei network specializzati. Perché, vi chiederete? L’affiliazione è una tipologia di advertising che non comporta grandi rischi e conseguenti perdite, basandosi esclusivamente sulle performance ottenute, vale a dire su un modello a CPA (cost per acquisition).

In molti mercati, un programma di affiliazione contribuisce ad aumentare in maniera considerevole le vendite di un e-commerce, incrementando in media di più del 30% delle transazioni online. Questo dato dimostra quale grande opportunità si presenta a tutte le aziende che vogliano estendere il loro business fuori e dentro i confini nazionali, mediante questo canale.

L’attività di Awin

mappa del mondo con le sedi di Awin

I network di affiliazione come il gruppo Awin, il più grande network di questo settore nato dall’unione di zanox e Affiliate Window, mettono a disposizione il proprio database di centinaia di migliaia di affiliati (oltre 100.000) con i quali i merchant possono collaborare.

Con 15 sedi in tutto il mondo, 900 dipendenti oltre 6.000 clienti e oltre €6.2 miliardi di revenue generate, il gruppo Awin si impegna ad offrire tecnologia avanzata, identificare nuovi insight e investire nel servizio offerto a clienti grandi e piccoli al fine di raggiungere i migliori risultati possibili.

Il team di Awin guida gli advertiser nella scelta delle soluzioni e delle tipologie di publisher più adeguate al proprio business, garantendone quindi la compatibilità. Da inizio anno a oggi più di 40 clienti hanno firmato con Awin Italia, tra cui ePrice, Findomestic, Profumerie Limoni e MaxiSport. Tra i principali clienti del network nel nostro paese troviamo brand del calibro di Carrefour, Unilever, Zalando, Expedia, TIM, Unicredit, UCI Cinemas e Unieuro.

Ma c’è di più: grazie all’ampio database di dati e informazioni a sua disposizione, Awin ogni giorno studia e ricerca gli ultimi trend e hot topics del momento, in modo da garantire a clienti e publisher non solo servizio, ma anche consulenza.

Mobile e affiliazione

Anche nel settore dell’affiliazione, lo strategy team di Awin ha identificato il mobile marketing come un trend particolarmente in crescita.

display mobile tablet e desktop

Agli occhi dei più forse questa non è una grande novità, sappiamo ormai tutti che il traffico da mobile ha preso il sopravvento sul traffico internet proveniente da desktop. La particolarità però è che in molti casi quando si parla di transazioni, la maggior parte di esse avviene ancora su desktop. Infatti, spesso il processo d’acquisto inizia da un dispositivo mobile è vero, ma si conclude su un fisso, e il ruolo del publisher in questo diventa sempre più rilevante.

Il fatto che il processo d’acquisto inizi su un dispositivo e termini su un altro in momenti distinti, può ovviamente rendere più difficile la fase del tracking, ma anche in questo caso la nuova funzionalità del cross-device tracking della nuova piattaforma Awin aiuta a risolvere questo problema, permettendo di tracciare e remunerare adeguatamente la customer journey su più dispositivi, con conseguenti benefici significativi sia per gli advertiser che per i publisher.

Tante potenzialità ancora da esplorare, dunque i first mover con l’affliliate marketing possono senza dubbio trovare nell’utilizzo strategico del canale dell’affiliazione un vantaggio competitivo importante per crescere velocemente nel proprio mercato.

Abbiamo incontrato gli ideatori della campagna di Buondì Motta

È da un po’ di giorni che sui media e i social è trending topic. Stiamo parlando ovviamente del boom di conversazioni che si sono scatenate attorno all’ultimo spot di Motta per la merenda Buondì.

Il post di lancio della campagna su Facebook (del 28 agosto) ha già totalizzato oltre 500 mila visualizzazioni (video), 11 mila reactions e 3,4 mila commenti. Il potere virale di questo film ha scatenato l’ira di alcuni che pare non ne abbiano apprezzato l’ironia.

Per capirne di più abbiamo avuto l’opportunità di intervistare i suoi ideatori: Nico Marchesi, Deputy Creative Director e Art director e Riccardo Catagnano, Deputy Creative Director e Copywriter dell’agenzia Saatchi & Saatchi.

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Quali riferimenti culturali o cliché comunicativi avete voluto sovvertire con questa campagna?

I cliché delle campagne pubblicitarie food in generale. Quelle in cui i prodotti sono sempre in cucina, al centro della tavola: gli spot in cui le famiglie sono perfette e sorridenti, pronte a cominciare la giornata insieme in armonia.

Nella nostra campagna tutti questi cliché vengono esasperati, fino all’iperbole: la cucina diventa una villa degna di una soap opera. La bambina, sorridente come in un vecchio video dei Soundgarden, pronuncia frasi che neanche un uomo di marketing potrebbe mai formulare. La madre poi, già in ghingheri di primo mattino, risponde con sufficienza alla figlia, innescando il gimmick dell’asteroide che cade dal cielo come potrebbe accadere in una puntata dei Simpson o di Family Guy.

Un meccanismo che, usato e stra-abusato in pubblicità, e in quanto tale un cliché, abbiamo voluto usare per “colpire” nel segno.

C’è chi ritiene che questo spot sia violento e chi invece lo considera semplicemente comico. Da dove nasce questa diversa interpretazione?

La campagna Buondì è iperbolica e ironica, di un’ironia smaccata che alcuni, soprattutto nella fase di lancio, non sono riusciti a cogliere, facendo – con i loro commenti – da volano per la campagna. Una minoranza che, dall’analisi del sentiment sui commenti social (pubblicata sul Sole24Ore) si attesta intorno al 10%. Ben poca cosa se paragonata a quell’83.5% degli italiani che ha ampiamente apprezzato l’ironia, ne ha colto l’essenza più profonda e ci ha chiesto di continuare con altri episodi.

Secondo il vostro parere questo spot avrebbe ricevuto una reazione differente se pianificato in un altro Paese?

È difficile dirlo: il successo della campagna Buondì è la risultante di svariati fattori. Uno di questi è sicuramente il contesto pubblicitario italiano, con particolare riferimento ad alcune categorie di prodotti food.

Forse in altri Paesi la campagna non avrebbe innescato un dibattito così acceso, spaccando in due la nazione e generando una scia mediatica di tutto rispetto.

Da “leggero, morbido, Buondì” a “possa un asteroide colpirmi se esiste”. Il brief del cliente era: stravolgere completamente la comunicazione del brand?

L’obiettivo non era quello di stravolgere la comunicazione del brand, ma proseguire quel percorso strategico iniziato già lo scorso Natale con la campagna per il Panettone, che i vegani non hanno proprio apprezzato…

Proprio quella campagna, con le conversazioni che ne sono seguite, ci ha fatto capire che un modo “diverso” di comunicare fosse possibile, anche per prodotti tradizionali come il Panettone.
E se il Panettone può comunicare in modo così irriverente, figuriamoci una merendina!

Per queste ragioni, con Buondì è stata fatta una scelta coraggiosa, tanto nostra quanto del Cliente. Un grande lavoro di squadra, insomma,  realizzato ripetendo il mantra di Saatchi & Saatchi “Nothing is impossible”: così siamo riusciti a creare non soltanto una campagna pubblicitaria “diversa”, ma a rafforzare quel carattere ironico e irriverente che è ormai nel DNA del brand Motta.

Il lavoro di Filmmaster Productions e la regia di Ben Callner hanno infine contribuito a rendere possibile, l’impossibile: i tre spot, girati in una sola giornata di riprese, hanno una cura, una dirompenza e dei tempi comici che non potevano passare inosservati.

 

E voi?Avete già detto la vostra su questa campagna?Commentate sulla nostra pagina Facebook!

 

Credits:

Agenzia: Saatchi & Saatchi

Executive Creative Director: Agostino Toscana
Creative Directors: Alessandro Orlandi, Manuel Musilli
Deputy Creative Director (Art): Nico Marchesi
Deputy Creative Director (Copy): Riccardo Catagnano
Head of TV: Raffaella Scarpetti
TV Producer: Erica Lora-Lamia
Team Account: Mayna Frosi, Doriana Siracusano, Elena Garatti

Agenzia: MSLGroup Italia
Creative Director: Roberto Porta
Art Director: Marco Rossitto
Content Manager: Emanuela Ventola
Account: Giulia Stramazzo
Head of Digital: Marco Fornaro

Cdp: Filmmaster
Regia: Ben Callner
DOP: Paolo Caimi
Executive Producer: Lorenzo Cefis
Tv Producer: Anna Sica
Post Production Video: Band
Musica: library- Premium Beaz titolo: it’s my day / Flipper titolo: Flutey Tootie
Cdp Audio: Top Digital

Pianificazione media: PHD Media

Meteo e Marketing: come le condizioni climatiche possono influenzare il tuo business

Tutti noi, chi più chi meno, siamo influenzati dalle condizioni meteo: anche senza arrivare alla vera e propria metereopatia, il clima può determinare la scelta di una meta per il weekend, o fornirci indicazioni su cosa indossare; perché dunque non potrebbe guidare anche la scelta dei nostri contenuti?

Si parla spesso di marketing personalizzato, ovvero della capacità che i brand hanno di adattare le proprie campagne digital alle esigenze di utenti e consumatori: si studiano le abitudini, la frequenza di acquisto di un prodotto.

Ma anche i fattori esterni, come le condizioni meteo, possono condizionare in modo rilevante le scelte, soprattutto se si vogliono incrementare vendite e profitti nel breve periodo.

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Diversi marketer ritengono che, in realtà, le condizioni metereologiche non siano così rilevanti per il successo dei propri prodotti; se provassimo ad immaginare il web e i comportamenti dei consumatori speculari a ciò che avviene nel “mondo esterno”, ci troveremmo ad affermare che è più profittevole trovarci nel posto giusto al momento giusto.

Ad esempio, in una giornata di pioggia, sarebbe un vero colpo di fortuna trovare un negozio di ombrelli proprio davanti a noi e, per il venditore, rappresenterebbe una vendita praticamente certa.

LEGGI ANCHE: Cos’è un funnel di vendita e come costruirlo

Allo stesso modo, online, durante lunghe giornate di pioggia, utilizzare messaggi accattivanti e proporre prodotti per determinate condizioni climatiche, colpirebbe con molta facilità l’utente, puntando su un bisogno imminente.

Esistono comunque diversi approcci all’utilizzo del Weather Based Marketing: il denominatore comune è essere puntuali, avere contenuti rilevanti ed essere sempre in linea con il contesto.

Contenuti personalizzati in base al meteo

Questa strategia è quella più diffusa all’interno dei canali eCommerce e Advertising. Si tratta di proporre il prodotto giusto al momento giusto, spesso utilizzando componenti aggiuntivi in grado di geo-localizzare i consumatori, per proporre contenuti e prodotti in base alle condizioni meteo attuali.

Un modo creativo e brillante di applicare questa strategia è stato implementato da La Redoute, un retailer di abbigliamento francese.

Il suo segreto è stato quello di ideare una serie billboard in città con dei sensori meteo, così da proporre sempre prodotti in linea con la temperatura rilevata al momento.

Un nuovo modo di essere coerenti con le esigenze immediate dei propri consumatori.

Analisi del comportamento d’acquisto dei consumatori in base al meteo

Temperature alte o basse o l’arrivo della bella stagione, hanno un impatto importante sui comportamenti d’acquisto dei nostri consumatori.

Ad esempio, diversi studi hanno evidenziato come il traffico all’interno dei negozi aumenti sensibilmente durante la bella stagione; potrebbe essere un ottimo indicatore per i brand per pianificare i lanci chiave, massimizzando i risultati di traffico e di conversioni.

Meteo e Marketing: come le condizioni climatiche possono influenzare il tuo business

Non ultima, anche la SEO è fortemente influenzata dalla stagionalità: le ricerche degli utenti su Google non sono sempre le stesse e non sono costanti durante l’anno. In alcuni periodi e in determinati mesi o in occasione di particolari ricorrenze (ti dice niente il Natale?) molte ricerche aumentano o diminuiscono sensibilmente. Le visite su alcuni prodotti potranno quindi crescere o calare in base alla stagione o al periodo dell’anno e anche questo è un fattore di cui tenere conto.

Infine, un consiglio importante è quello di considerare non solo il presente, ma anche il passato e il futuro: la base di ogni strategia dovranno essere sia le esperienze passate, per capire quale prodotto o servizio hanno avuto una performance migliore durante determinate condizioni climatiche, sia le previsioni per il prossimo futuro, utilizzando analisi passate incrociate con le condizioni meteo.

Attraverso una accurata pianificazione, è possibile raggiungere un elevato livello di personalizzazione dei contenuti, incrementando in modo significativo le proprie vendite.

Social ed emotional Skill

Social ed emotional skill: di cosa si tratta?

Potrai anche essere un grande accademico o aver preso lauree con il risultato di summa cum laude o, ancora, avere grandi conoscenze tecniche, ma che mi dici se ti chiedo di evidenziarmi le tue Social ed Emotional Skill?

Il compito è particolarmente arduo, ammettiamolo; si finirebbe per evidenziare le stesse e proverbiali abilità di circostanza, alle quali il 50% dei recruiter non crede neanche più: predisposto al lavoro in team, capacità di problem solving, etc., etc., etc.; ma quanto è vero?

Queste sono solo alcune di quelle che possiamo definire abilità trasversali, abilità di cui le aziende di ogni settore e grandezza hanno veramente bisogno e che rappresentano, in ultima analisi, il plus che ti permette di essere considerato “quello giusto”.

Social ed Emotional Skill: le capacità indispensabili

Social ed emotional skill cosa sono

Credits: Depositphotos #116767888

Parlare di social ed emotional skill significa parlare di quelle capacità di negoziazione, di relazione e di problem solving, che dimostrano la vera intelligenza di un professionista, e sono proprio queste il must che dovrebbe essere ricercato nei candidati.

Proviamo a fare un esempio: supponiamo di acquistare un qualsivoglia servizio/prodotto su internet. Ci accorgiamo che il servizio, che era stato descritto con ostentata minuziosità, non faccia in realtà ciò che dice di fare o che il prodotto acquistato ci venga consegnato rotto.

A questo punto contattiamo il customer care, ma per n motivi il responsabile delle relazioni con la clientela non è in grado di risolverci il problema in maniera immediata o, peggio, e come capita spesso, si comporta in maniera poca educata. Voi come reagite? Io di solito smetto di acquistare prodotti/servizi da loro.

LEGGI ANCHE: 5 consigli per affrontare nel modo giusto il “back to work”

Questo genere di scenari dimostrano una netta mancanza di social ed emotional skill che porta inevitabilmente parecchio stress e stanchezza a chi dice di essere l’esperto di questo o quel settore e una perdita di clienti per l’azienda nella quale lavora.

Social ed Emotional Skill: dove si imparano?

Social ed emotional skill: cosa sono

Credits: Depositphotos #80142590

Si potrebbe dire: va beh, queste competenze non te le insegna nessuno o le hai o cambi mestiere?

Sbagliato! Secondo uno studio condotto dalla Boston Consulting, nell’immediato futuro le università saranno obbligate a formare i propri studenti anche da questo punto di vista per fare in modo che gli stessi si adattino in maniera rapida alla liquidità dei mercati.

Noi ce lo auguriamo. Ancora troppo spesso la vita vissuta, l’educazione, la sveltezza di pensiero che si trasforma in azione, non viene considerata da chi ogni giorno ha a che fare con i CV. Non si può di certo negare che un CV pieno zeppo di competenze tecniche faccia un’ottima figura in sede di selezione, ma ciò che farà davvero la differenza, in un mondo del lavoro sempre più competitivo, rendendo particolarmente appetibile un candidato, sarà trovare le migliori social ed emotional skill.

Non ci resta, quindi, che trovare un bel modo per presentarle e colpire nel segno.

Ecco perché lo Snooping sui social media ci fa star bene

Pare che osservare e curiosare nella vita di altre persone faccia parte dell’istinto biologico.

Ecco, ora hai una scusa per continuare a farlo aggrappandoti a motivazioni che hanno una valenza psico-sociologica. Perché piace così tanto questa pratica? Beh, che si provi odio, attrazione o un altro sentimento verso questi mezzi di comunicazione, la scienza sa darci spiegazioni. Sì, hai letto bene, vediamo quali sono:

Il Social Media Stalking ci fa stare bene

1. Potere

Quando scorri il feed di Instagram di un nuovo amico o di un ex o di un collega stai entrando nella sua vita senza dare nulla in cambio (e magari senza che neanche lo sappiano se il profilo è pubblico). Ogni informazione è un frammento potenziale di verità e il sapere è potere.

Susan Lipkins, una psicologa di Port Washington, N.Y., diceva già nel 2007 che tutto questo snooping online equivale al voyeurismo. I siti di social network “addestrano le persone a essere voyeurs per controllare il proprio status sociale e quello degli altri”, afferma.

Il Social Media Stalking ci fa stare bene

2. Autovalutazione

Per conoscere te stesso devi avere sicuramente qualcuno con cui confrontarti. Quando cerchi di capire se sei divertente, ambizioso o affascinante lo fai basandoti sui tratti degli altri che secondo te rappresentano queste caratteristiche.

3. Curiosità

Gli esseri umani sono particolari: a differenza della maggioranza dei mammiferi i nostri cervelli sono  potenzialmente “forever young” per incontrare e decifrare il mondo che cambia intorno a noi.

Ma anche tu coltivi un costante e crescente livello di curiosità: vuoi sapere sempre di più. I Social media danno sfogo a questa implacabile sete di sapere.

4. Decodifica delle regole sociali

Ti basta sapere? No!

In quanto essere umano c’è soprattutto un bisogno che va soddisfatto: la condivisione.

Il Social Media Stalking ci fa star bene

 

Uno studio ha dimostrato che la mancanza di condivisione fa più male all’essere umano dell’obesità e del fumo.

(Stai per condividere l’ultima frase su tutti i Social in tuo possesso, lo so!)Il Social Media Stalking ci fa star beneÈ fondamentale comprendere prima il modo in cui si interagisce, per poi poter condividere e donare un pò di te a qualcun altro. In mancanza di empatia e comunicazione lo snooping sui Social equivale a guardare le vite degli altri, anziché vivere la propria, come se fosse un film o un match sportivo.

5. Dipendenza

Hai sentito anche tu quel picco di serotonina all’arrivo del “mi piace” ad un post appena pubblicato? È proprio quello il motore che ti spinge ad essere sempre lì e pubblicare contenuti per ricevere applausi virtuali, osannato dai tuoi followers come se avessi tagliato il traguardo più importante della vita. Questo tuo comportamento ruba spazio ai contenuti di qualcun altro e qui entrano in gioco nel circolo vizioso i punti precedenti delle dinamiche di potere, autovalutazione, ecc.

6. Incertezza relazionale

Si riferisce al mix tra gelosia e insicurezza. Così come nelle relazioni di coppia si diventa ossessivi sui social media perché l’insicurezza genera gelosia ed è un tunnel apparentemente senza luce all’orizzonte, ma attenzione: così si può arrivare alla paranoia online e anche alla violazione della privacy.

7. Gossip

Il classico “taglia e cuci” praticato da sempre rappresenta gran parte delle connessioni tra esseri umani.

(Un minuto di silenzio, grazie. Un altro minuto di silenzio, grazie.)

Il Social Media Stalking ci fa stare bene

I Social si nutrono di pettegolezzi, per esempio Facebook offre ai suoi utenti tanti modi per esprimere le proprie opinioni ma uno studio spiega che questo Social è  stato costruito non solo per connettere e condividere con gli amici ma per condividere “sugli” amici  e ciò che questi condividono.

8. Buon senso (di investigazione)

Ci sono diversi tipi di snooping:

(apparentemente) casuale: l’amico di un amico che in realtà odi e proprio per questo vuoi sapere cosa sta combinando (ma nessuno sa che lo segui – una sorta di “private snooping”)

pratico: così come i fidanzati insicuri controllano i profili dei partner, anche i datori di lavoro e i genitori con i propri dipendenti e figli

9. Relax

In teoria ogni cosa che posti sui Social dovrebbe essere un bel momento della tua vita e quindi riguardando la timeline dei tuoi ricordi felici (tu o i tuoi amici) dovresti provare una sensazione di benessere come dimostra uno studio universitario.

Ora hai ben nove motivi validi con cui giustificarti o potrebbe essere la giusta occasione per analizzare il tuo comportamento sui social e capire come migliorare? In bocca al lupo!

Il Social Media Stalking ci fa stare bene

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YouTube e Adpocalypse vol. 2: guadagnare sulla piattaforma di video sharing

La leggenda che avvolge YouTube fa più o meno così: pubblica dei video, attira spettatori e poi monetizza con i ricavi generati dagli annunci. Semplice a dirsi, ma talvolta non altrettanto semplice a farsi. Soprattutto nell’era di Adpocalypse, dove un nuovo algoritmo tenta di ridefinire le regole di profitto per gli youtuber.

LEGGI ANCHE: YouTube e Adpocalypse, colpo di grazia agli youtuber?

La realtà è che, per poter guadagnare su YouTube non si può fare affidamento solo sulle entrate pubblicitarie, anche perché in quel caso si arriverebbe a raggiungere delle cifre decenti solo dopo aver ottenuto qualche milione di visualizzazioni: e questa già di per sé è una sfida bella e buona.

Quindi bisognerebbe escogitare un piano alternativo, basato su strategie ben precise che tentino di guardare alla piattaforma di video sharing come un canale catalizzatore, cercando di sfruttare al meglio la sua preziosissima rete. Ecco alcuni nostri consigli.

Conosci Shopify?

Perché ignorare il fatto che YouTube rappresenti il secondo motore di ricerca più grande e utilizzato al mondo dopo Google? Questa piattaforma rappresenta un’opportunità incredibile per, ad esempio, vendere i tuoi prodotti.

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Il primo passo sarebbe quello di aprire un negozio online utilizzando una piattaforma come Shopify, poi realizzare dei video destinati alla nicchia di mercato a cui ti rivolgi e, alla fine di ogni video, creare delle CTA calcolate che indirizzino il traffico alle landing page dei tuoi servizi e/o prodotti.

Vendi i tuoi video di qualità con Yondo

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Se invece il tuo fine ultimo è quello di guadagnare dai tuoi contenuti video, l’opzione migliore sarebbe quella di aprire un canale YouTube e costruire un’audience, con l’intento principale di intrattenere il tuo pubblico, costruendo così un brand.

Una volta creata una reputazione (buona s’intende) con video di qualità, inizia a dirigere il traffico ancora una volta sulle tue landing page, puntando a vendere quei contenuti con una risorsa come Yondo, che ti consente di monetizzare dai video utilizzando un tuo dominio. Decidi tu il prezzo e non devi dividere i compensi con YouTube. Ooops!

Utilizza YouTube per l’affiliate marketing

Molti marketers tendono a sottovalutare il potere dell’affiliate marketing, utilizzandolo talvolta in maniera compulsiva e deleteria, oppure in maniera troppo blanda.

La riflessione è questa: perché affidarsi a blog statici per guidare gli utenti ai link affiliati, invece di creare un canale YouTube vivo e attivo usandolo come un catalizzatore? I video rappresenteranno sempre più il futuro, quindi sii all’avanguardia e inizia a beneficiare del loro potere già da ora.

Catalizza le sponsorizzazioni con il tuo canale

Avrai sicuramente notato che gli youtuber più popolari e apprezzati della rete hanno sponsor e pubblicità nei loro video. La cosa migliore delle sponsorizzazioni è che puoi negoziare tutti i contratti che vuoi in base alla grandezza della tua audience e alle impressioni dei tuoi contenuti.

Nella maggior parte dei casi, il profitto che arriva dalle sponsorizzazioni è più cospicuo di quello che potrai beneficiare dalle ads di YouTube.

Reporter di conferenze e convegni di nicchia

Se il tuo canale si rivolge ad una nicchia di utenti o ad una fetta di mercato ben precisa, potrebbe tornarti utile fare delle ricerche su convegni e conferenze che si riferiscono a quel bacino di utenti, dove magari a presenziare tali eventi ci sono ospiti e oratori di spicco e di riferimento.

Fai un bel servizio di queste iniziative mettendo insieme le tue statistiche di settore con le migliori clip degli interventi, e offri un pacchetto unico a chi ha organizzato questi meeting. Ogni occasione è buona per poter far crescere la tua reputazione e il tuo pubblico.

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Abbraccia il “Think outside the box” pensiero

Il discorso è questo: puoi generare un vero profitto con YouTube? Certo che sì! La “Grande Restrizione” imposta da Adpocalypse, per placare le preoccupazioni degli inserzionisti, può rappresentare davvero un ostacolo per chi è determinato a produrre contenuti di qualità e consolidare la propria reputazione? Probabilmente no!

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Identifica sempre nuove vie e modi innovativi per collegare il tuo canale YouTube ad occasioni di mercato e settori in crescita. Pensa fuori dal coro e sii sempre una spanna avanti, anticipando mode e percependo gli umori della rete. Così sì, che potrai davvero far registrare dei numeri.

E naturalmente, stay tuned!

Cinque strumenti utili alla vostra strategia di content marketing

Settembre. Si torna a lavoro dalle vacanze estive, le attività riprendono a pieno ritmo e, soprattutto per chi lavora nel settore digital è il momento ideale per aggiornarsi rispetto ai nuovi strumenti che il magnifico mondo del web mette a disposizione a supporto del nostro lavoro quotidiano.

In particolare, in questo post andremo ad approfondire cinque diversi tool per supportare agenzie e aziende nelle attività di content marketing, siano esse pensate per attività di comunicazione interna che esterna.

Che siate un’azienda che cerca di coinvolgere e coordinare il proprio team di lavoro nell’attività di creazione di contenuti e sviluppo delle attività di promozione di personal branding, o un blogger che vuole emergere e migliorare la propria presenza online, allora siete nel posto giusto.

Coinvolgere il vostro team di lavoro oggi è semplice con Smarp

Disponibile nella versione desktop e in quella mobile, Smarp è un’applicazione molto utile per quei progetti che mirano a coinvolgere maggiormente i dipendenti di un’azienda.

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Smarp è infatti uno strumento che permette di lavorare sull’employee advocacy, cioè coinvolgere direttamente le risorse umane sostanzialmente formando una community, al fine di supportare spontaneamente un brand o l’attività di un’azienda.

Uno strumento in grado di  stimolare i vostri dipendenti a generare conversazioni e interesse sui propri canali social attorno a specifici temi, come fossero dei veri influencer.

L’utilizzo dell’applicazione è molto semplice: una volta creato l’account è possibile mostrare i contenuti che si intende veicolare direttamente nel feed del vostro team, in modo da renderli visibili a tutti. Per condividere il contenuto sulle piattaforme social a ogni dipendente basterà collegarle ai singoli profili creati su Smarp.

Un aspetto molto interessante di questo strumento è legato alla gamification: Smarp permette infatti di competere fra colleghi raccogliendo punti, ad esempio invitando altre persone ad unirsi alla piattaforma (sempre che il programma di employee advocacy lo permetta!), e ad esempio convertire questi punti in denaro da destinare in beneficienza.

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Per quanto riguardo l’aspetto degli analytics, l’app restituisce degli insight rispetto al coinvolgimento degli utenti identificando quelli più influenti, così come il contenuto più performante. Attraverso un’integrazione con Google Analitytics, è possibile poi osservare l’andamento delle attività, cioè le modalità in cui la piattaforma, avvalendosi del sostegno degli impiegati, riesce a generare traffico e conversione, comparandola ad altre fonti di traffico online. Un modo semplice per creare una forza lavoro ben informata, che sappia comunicare e soprattutto che sappia essere influente.

Anders Pink, la piattaforma di content curation progettata da BuzzSumo

Anders Pink è un’app pensata per gestire e condividere in modo efficace i contenuti legati ad ogni argomento.

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Il suo funzionamento è molto semplice. Una volta collegato il vostro account Twitter all’app potete subito selezionare gli argomenti di vostro interesse, e in un attimo vi verranno mostrati i migliori contenuti che compaiono sul web rispetto ai topic da voi selezionati. Nella ricerca vengono selezionate moltissime fonti, pertanto vi verranno mostrati articoli rilevanti provenienti anche da blog o piccoli siti.

Inoltre, è possibile filtrare la ricerca aggiungendo o escludendo determinate parole oppure eliminando alcuni siti. 

Una funzione interessante è quella che vi permette di creare un “Team Insight”, coinvolgendo la squadra con cui lavorate per filtrare e far emergere il contenuto più rilevante rispetto al tema selezionato. È possibile creare delle squadre private e impostare una riunione informativa del gruppo di utenti che avete creato. Torna anche qui l’elemento gamification, che si conferma essere un’ottima soluzione per creare un maggiore coinvolgimento del proprio team.

Inoreader: la community per la content curation

Ecco un’altra app per scoprire, condividere e leggere il meglio che viene pubblicato sul web. Inoreader non si limita ad essere un altro RSS reader, ma è una vera e propria community di content curation.

Questa applicazione fornisce, infatti, una sottoscrizione gratuita agli RSS dei blog che state seguendo e nel momento in cui iniziate a seguire un feed, vi da la possibilità di aggiungerlo all’interno di una cartella, in modo da trovarlo facilmente nelle successive ricerche.

Volete essere sempre aggiornati sulle notizie di attualità, sui viaggi o su tutto ciò che riguarda il mondo del marketing? Vi basterà selezionare nella dashboard queste sezioni, e avrete accesso ad una infinità di informazioni e articoli correlati  a quegli argomenti. Potete inoltre decidere da quali siti, blog e fonti volete ricevere le informazioni sui temi che avete scelto, selezionando e personalizzando così ancora di più le vostre ricerche.

Tutti i contenuti sono poi facilmente condivisibili sui social media: basterà selezionare le icone. Tra le opzioni, c’è anche la possibilità di utilizzare terze parti come Hootsuite e Buffer, il che rende molto più semplice la programmazione dei contenuti stessi.

Tra i vari elementi innovativi c’è poi la possibilità di archiviare per un tempo illimitato tutti i contenuti ricercati. Basterà salvarli e poi sarà possibile guardarli in qualunque momento. Un’ottima funzione per chi va sempre di corsa e vuole restare costantemente informato e aggiornato.

Nella sezione Statistiche poi potete tenere sotto controllo tutta la vostra attività. Diversi grafici vi diranno ad esempio quanti articoli tra quelli ricercati avete letto e quanti sono ancora da leggere, vi fornirà un calendario dei post condivisi e tutte le informazioni correlate ad ogni articolo.

Uno strumento da integrare assolutamente con Anders Pink per una perfetta content curation!

Il tuo business ha bisogno di Buffer for business

Buffer è una piattaforma di social media management che vi permette di programmare i vostri contenuti sulle diverse piattaforme social. La versione free vi offre la possibilità di collegare fino a tre account, mentre per potere ampliare la vostra portata di social è necessario, come per altri strumenti di questo tipo, passare alla versione pro.

Nello specifico Buffer for business vi permette di ampliare la vostra squadra di lavoro, dato che è possibile loggare fino a 25 account, che potranno essere aggiungere nella sezione “Team members”.

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È possibile anche assegnare un livello a ogni membro della squadra. Potrete optare per la funzione “Approval required” che permette ai membri del team solo di suggerire i contenuti da veicolare, oppure la funzione “Full posting access” che li rende autonomi e in grado di programmare i post anche a nome di altri.

La versione Business permette poi un accesso agli analitycs, in grado di restituirvi la performance dei vostri post in maniera dettagliata e capire se il lavoro del vostro team sta funzionando o meno.

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Far crescere il vostro blog e migliorare la presenza online con Triberr

Se decidete di iniziare ad usare Triberr entrerete a far parte di una vera tribù, all’interno della quale sarà possibile trovare altri blogger, discutere con loro e sostenervi a vicenda nella condivisione dei rispettivi contenuti. Al momento sembra essere il miglior strumento di blogging.

Con Triberr è possibile programmare automaticamente i contenuti che volete pubblicare sui vostri account social: sarà sufficiente configurare le impostazioni inviando i contenuti dei blog a specifiche tribù che avete creato o collegato, per poi assegnare gli account social per condividere i contenuti di ognuna. 

Triberr

Ogni volta che pubblicherete un nuovo post sul blog, questo apparirà nella vostra tribù e i membri della stessa potranno condividere il contenuto direttamente attraverso la loro dashboard. Un’azione che stimola la condivisione reciproca e dunque la possibilità di costruire una relazione tra i membri della community, da cui possono beneficiare tutti.

È importante, a tal fine, costruire e collegare tante piccole tribù e condividere molti contenuti, soprattutto all’inizio. Costruire la propria presenza all’interno di queste piccole tribù vi permetterà infatti di accedere a quelle più grandi, visto che c’è bisogno di ricevere un invito da uno dei membri di per potervi farne parte.

Tutto costa fatica se si vuole emergere e consolidare la propria presenza online, ma di certo questa sembra essere la migliore piattaforma di networking e marketing influence per i blogger.

E voi conoscete e utilizzate qualcuno di questi strumenti? Pensate che siano utili alla vostra strategia di content marketing? Diteci cosa ne pensate sulla nostra pagina Facebook , su Twitter e sul  gruppo LinkedIn.

A presto cari Ninja!

Diesel celebra l’imperfezione nella nuova campagna “Go With The Flaw”

In un mondo privo di difetti e dove tutto – a partire dal tuo ultimo post su Instagram – sembra perfetto, Diesel e Publicis decidono di celebrare l’imperfezione con la splendida campagna “Go With The Flaw”.

Vacanze perfette, immagini perfette e vita perfetta rappresentano il Flow principale dei social media che si autoalimenta in un crescendo di post pubblicati e ricondivisi. Parte da qui l’interessante insight creativo da cui è stata sviluppata la campagna: è arrivato il momento di distinguersi da tutti e contrapporre il Flaw (l’imperfezione) al Flow.

Ed è lo stesso Renzo Rosso a commentare:

“Sono sempre stato più interessato all’imperfezione perché questa si distingue dalla folla” […] “Avevo quindici anni quando ho fatto a mano il mio primo paio di jeans. Naturalmente non erano perfetti, ma ciò li ha resi speciali e unici, come tutto quello che abbiamo fatto finora nella nostra storia.”

E la campagna è in effetti un invito a trovare il coraggio di sfoggiare con orgoglio i propri difetti, i propri errori, la sconsideratezza, la megalomania, lo shopping compulsivo, la pigrizia.

Il film, diretto da François Rousselet, il regista francese che ha realizzato alcuni video per Snoop Dogg, Madonna e The Rolling Stones è caratterizzato dalla colonna sonora “Non, je ne regrette rien” dell’intramontabile Edith Piaf (anche lei un simbolo dell’imperfezione).

Il ritorno della coppia Bertelli-Gargiulo

Leggendo i crediti della campagna, i più attenti noteranno senz’altro due nomi ricorrenti nell’ambito dell’advertising che ci hanno regalato negli anni tante soddisfazioni vincendo numerosi riconoscimenti del settore a livello mondiale (primi fra tutti i Cannes Lions)

Stiamo parlando di Bruno Bertelli, oggi Global Chief Creative Director Publicis WW and CEO Publicis Italia, e Dario Gargiulo, attualmente Chief Marketing Officer di Diesel, precedentemente Global Marketing Communication Manager di Heineken.

Ed è proprio con il marchio di birra olandese che in questi anni ci hanno fatto sognare con campagne innovative come The Candidate” e “The Real Master of Intuition”.
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Bruno Bertelli ha commentato così questa prima campagna con Diesel:

“Diesel ha fatto del denim “difettoso” un oggetto di culto, ha sempre affrontato gli errori e le sfide e lo ha fatto concentrandosi su ciò che si ha e gli altri non hanno. E questo è ciò che continuiamo a fare con “Go With the Flaw” ricordando che i nostri difetti sono una risorsa che ci permette di distinguerci in un mondo che è sempre più conformista.  Accettare i nostri difetti fisici o caratteriali, o gli inconvenienti quotidiani o le situazioni scomode in cui ci troviamo, è ciò che ci permette di trovare il vero divertimento e il “successful living”

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Nicola Formichetti, Creative Director di Diesel,  il cui approccio al casting ha permesso di identificare persone incredibili con interessanti caratteristiche, ha spiegato:

“Essere unici è molto più bello che essere perfetti” […] “Bisogna cambiare il modo di guardare alle cose: superando ostacoli e paure anche il negativo diventa positivo. Si può così avere la migliore vita possibile “.

Noi ninja non vediamo l’ora di vedere le diverse declinazioni della campagna ed assistere all’evoluzione del brand Diesel dei prossimi mesi.

 

Credits:

Client: Diesel
Chief Marketing Officer: Dario Gargiulo
Creative Director: Nicola Formichetti
Global Head of Advertising, Media & Product Marketing: Giada Gheno
Head of ADV and E-comm Production: Deborah Salbego

Agency: Publicis Italia
Global Chief Creative Director Publicis WW and CEO Publicis Italia: Bruno Bertelli
Executive Creative Director: Cristiana Boccassini
Global Digital Creative Directors: Milos Obradovic, Mihnea Gheorghiu
Creative Supervisor: Costanza Rossi
Art Directors: Simone Di Laus, Cecilia Moro
Copywriters: Beatrice Mari, Fabio Caputi
Head of Planning: Bela Zieman
Senior Creative Planner: Noa Dekel

Account Team: Giada Salerno, Maria Elena Gaglianese
Agency Producers: Cecilia Barberis, Matilde Bonanni
Art Buyer: Barbara Centazzo

Production Company: Division Paris
Director: Francois Rousselet
DOP: Simon Chaudoir
Editor: Nicolas Larrouquere
Producer: Jules De Chateleux

Post production: VFX
VFX Supervisor: Timo Huber
VFX Producer: Lydia Evitt
Grade: MPC
Colourist: Richard Fearon

Music Design and Editing: GRAND CENTRAL

Photographer: Tom Sloan @Lalaland Artists
Post Production: Studio Invisible

Stylist: Davey Sutton