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Come usare i social media per la brand loyalty

Ti sei mai soffermato a pensare a quanto i social media siano importanti per la crescita del tuo business e per la costruzione di una buona reputazione del tuo brand?

Una ricerca condotta da Sprout Social ha rivelato che il 75,3% delle persone acquista un prodotto perché lo ha visto attraverso qualche canale social.

Bene, questo dimostra che una buona presenza sui social può portare a quella che viene definita “brand loyalty”, ossia la fedeltà degli utenti – potenziali o effettivi clienti – al tuo marchio.

credits: depositphotos #38050727

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Sorprendente? Non proprio. Basti pensare, infatti, che più di 2 miliardi di persone nel mondo beneficiano dei social media ed utilizzano queste piattaforme, appunto, anche per informarsi sui brand che amano di più e per parlarne con i propri amici.

Addirittura, il 43,5% dei Millennial utilizza i social per condividere contenuti su prodotti e servizi di cui usufruisce. Ma, esattamente, cosa intendiamo quando parliamo di fedeltà al marchio e come il tuo brand può beneficiarne?

Che cos’è la brand loyalty?

Per definizione, si tratta dell’abitudine di alcuni consumatori di continuare, nel tempo, ad acquistare prodotti di una determinata marca.

Uno studio condotto da Facebook lo scorso novembre ha rivelato che il 77% delle persone può essere definita, effettivamente, “fedele al marchio”. Ma come si comporta un utente “fedele” sui social media? Facile: è colui che, più probabilmente, apprezzerà, commenterà e condividerà i contenuti di una pagina specifica.

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Ma questi comportamenti non sempre si traducono in una spesa effettiva e, dunque, in possibilità di guadagno per te. Il loro monitoraggio è importante per comprendere come un potenziale cliente percepisce il tuo brand. Questo può aiutarti a capire cosa puoi migliorare, su quale prodotto concentrarti maggiormente o come generare prestazioni di più alta qualità.

Brand loyalty e social media

La maggior parte dei clienti interpreta ed utilizza i social media come degli ottimi canali per comunicare e restare in collegamento con i propri brand preferiti. Gli utenti vogliono risposte e le esigono in maniera tempestiva, richiedono interattività e coinvolgimento.

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Ma, in realtà, ben 7 messaggi su 8 vengono ignorati dalle aziende e quando questo accade 1 cliente su 3 si rivolge alla concorrenza.

Oggi i social media svolgono un ruolo di fondamentale importanza nell’influenzare il cliente durante la fase dell’acquisto – e ancor prima, nella fase in cui la sua attenzione viene attirata da un prodotto o da un altro – per cui è necessario massimizzare i tuoi risultati e non lasciare nulla al caso: concentrati sul tuo target di destinazione e utilizza al meglio la pubblicità multimediale per promuovere i tuoi prodotti più rilevanti.

Come incrementare la brand loyalty attraverso i social media

Trova la tua voce

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È fondamentale scegliere ed affermare la tua voce e la tua personalità attraverso tutti i canali social. Un ottimo esempio di ciò che s’intende è la campagna di Apple “Get a Mac” che ha funzionato, in modo brillante, dal 2006 al 2009. Se non definisci chi sei dai la possibilità ai tuoi concorrenti di farlo al posto tuo!

Sii un avido ascoltatore

I clienti si aspettano che le aziende rispondano alle loro domande e risolvano i loro problemi. Perciò: presta attenzione a quello che la gente dice e non aver paura di condividere e ringraziare i tuoi clienti pubblicamente.

A parte questo tipo di ascolto reattivo ed interattivo, cerca di capire dalle opinioni e dalle richieste degli utenti cosa è necessario migliorare, cosa funziona e cosa, invece, ha bisogno del tuo massimo impegno.

Racconta una storia

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I tuoi clienti non hanno la certezza che tu sia bravo nel tuo lavoro, non sono tenuti a fidarsi incondizionatamente di te: è importante far capire loro che sei una persona affidabile e, soprattutto, che sai davvero quello che fai.

Ciò che vale la pena raccontare per acquistare fiducia agli occhi dei tuoi clienti sono le loro stesse storie, le loro esperienze, in modo da creare un contatto diretto tra il brand e la realtà in cui essi sono immersi.

Una volta che avrai messo in moto il processo di fidelizzazione potrai spingere l’acceleratore sui contenuti che ti piacerebbe di più sponsorizzare e far conoscere alle persone.

Sii “attivamente” affidabile

L’81% delle persone reputa più affidabile un brand molto attivo sui social media. Questo, oltre a comunicare i valori aziendali o del brand,  accresce la fiducia agli occhi dei clienti.

Costruisci una community

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Interagire con i tuoi seguaci crea un senso di comunità, di appartenenza. Agire tra i componenti di un gruppo ti dà l’opportunità di creare offerte speciali e sconti su misura, facendo sentire importante ogni tuo singolo cliente.

Usa gli annunci sui social media per migliorare la brand loyalty

Quando pubblicizzi un prodotto sui social media, è necessario che tu tenga bene a mente quello che hai fatto, fino a quel momento, sui tuoi account social.

A quali titoli e a quali foto i tuoi clienti hanno risposto di più?

Domandati questo ed inserisci i contenuti che hanno avuto più successo nei tuoi annunci.

Insomma, cosa stai aspettando a mettere in pratica questi semplici ma essenziali consigli? Il processo non è complicato ma richiede tempo, impegno e pazienza. Quindi non aspettare e soprattutto non far aspettare i tuoi clienti e corri a “fidelizzarli”.

Come creare una video copertina per la tua pagina Facebook

La prima pagina ad utilizzare una video copertina è stata quella di Netflix, che l’ha dedicata alla serie Tv Narcos, quando questa funzione era disponibile solo per alcuni brand. Ora le video copertine, ovvero la possibilità di utilizzare come copertina un video invece che la solita immagine, sono disponibili per tutte le pagine fan.

Le caratteristiche della video copertina Facebook

Le copertine statiche (dovremo chiamarle così per distinguerle, d’ora in poi?) avevano della caratteristica ben precise.

Abbiamo preparato un utile promemoria delle dimensioni ideali di una copertina per una pagina Facebook. Queste misure sono cambiate spesso nel tempo, quelle riportate rispecchiano l’ultimo aggiornamento fatto da Facebook.

copertine statiche facebook

Da tenere presente che se volete che le immagini usate siano mostrate al massimo del loro splendore sui display retina, allora dovrete raddoppiare le dimensioni del file.

Una volta caricato il file della vostra immagine, Facebook farà un ridimensionamento automatico, ma non occorrerà riposizionare la copertina.
I file fino ad un massimo di 100K e in formato JPG sRGB sono quelli che si caricheranno più rapidamente.

Le copertine video per le pagine Facebook

Anche in questo caso ci sono dei parametri ben precisi da rispettare.

La durata del video deve essere compresa tra i 20 e i 90 secondi.
Andrà automaticamente in loop, iniziando da capo ogni volta. Questo aspetto potrebbe essere usato in maniera creativa per rendere ancora più simpatico e coinvolgente il video.

Le dimensioni minime da rispettare sono 820Px di larghezza per 312Px di altezza, ma è raccomandabile una altezza di 462Px.

Il formato minimo richiesto non è  del tutto allineato con le proporzioni standard che è possibile impostare nei più diffusi programmi di editing video.
I video a 720p, 1080p sono infatti tutti nella proporzione 16:9.

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Ci sono due approcci possibili: produrre il video in un formato standard, superiore al minimo richiesto e lasciar fare a Facebook l’adattamento oppure usare un software di videoediting che vi permetta di ritagliare il video alle dimensioni esatte richieste da Facebook.

Il primo approccio ha il vantaggio di essere più immediato perché potete usare gli strumenti video a cui siete abituati. Lo svantaggio è che Facebook, pur permettendovi di riposizionare il video (come accade per le copertine) inevitabilmente farà un ritaglio automatico che lascerà fuori dal quadro visibile alcuni parti. In quelle zone si dovrà avere l’accortezza di non mettere testo o altri elementi importanti.

Dalle prove effettuate da noi Ninja, la zona sicura ha una altezza di 462px in un video nel formato 720P, che di norma è, appunto, di 720Px di altezza.

I video possono avere una colonna sonora, che però di default è col volume azzerato.

Come attivare la copertina

Il rollout di questa nuova feature di Facebook dovrebbe essere oramai completato. Se nella vostra pagina non vedete ancora la possibilità di usare una copertina video, dovrete solo pazientare. Non c’è infatti alcuna possibilità di richiedere l’attivazione a Facebook.

Per verificare se avete questa possibilità sarà sufficiente passare col mouse sulla copertina e cliccare sul pulsante “cambia copertina” che comparirà in altro a destra. Questa impostazione è disponibile solo da desktop e non la vedrete tra la opzioni possibile se usate le app di Facebook per dispositivi mobile.

video copertine facebook

Tra le possibili scelte ci sarà quella di caricare un video.

Scelto il video e completato il caricamento, come accade per le copertine fotografiche, avrete la possibilità di riposizionare il video verticalmente.

Quando sarete soddisfatti, basterà confermare cliccando sul pulsante “avanti” e poi “pubblica” per fare vedere al mondo la vostra nuova copertina video.

Il sistema sembra essere ancora in rodaggio per cui alcuni utenti riferiscono di malfunzionamenti sporadici. Ma Facebook sta continuamente intervenendo per migliorare questa feature.

Quando un utente visiterà la pagina il video usato per la copertina partirà in automatico se il visitatore sta usando un browser da desktop, mentre dovrà essere fatto partire manualmente se utilizza un dispositivo mobile e la app dedicata a Facebook.

Se invece si visita la pagina con un dispositivo mobile ma utilizzando un browser, il risultato cambia a seconda del dispositivo e del browser.

Questo non omogeneità di comportamento è, forse, l’unica pecca da risolvere ancora per Facebook.

Se intendete sperimentare anche voi con una video copertina per la vostra pagina Facebook, fatecelo sapere sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

La Trasformazione Digitale riguarda anche te

Lo ammetto, ho sbagliato. Quando mi trovo a scrivere qualcosa, raccomando sempre a me stesso di non dire “tutto subito”, ma di lasciare piuttosto la curiosità al lettore almeno fino a metà pezzo. Invece, questa volta, ho anticipato il finale già dal titolo.

Il dato di fatto è semplice: viviamo nel pieno dell’era digitale. Un’era mediata (gli studi del sociologo italiano Giovanni Boccia Artieri sono illuminati e illuminanti in tal senso), filtrata (“The Filter Bubble” è un’opera di qualche anno fa ma sempre interessante, la conosci?), fluida (Zygmunt Bauman docet). Proprio la parola “digitale” fa spesso rima con termini come “innovazione” e porta conseguentemente con sé una percezione, comune alla maggior parte delle persone – indipendentemente dal livello di alfabetizzazione digitale (e, da una prospettiva complementare, di digital divide) – e trasversale ai settori industriali: ovvero, che l’innovazione (quindi, la trasformazione) digitale sia prima di tutto un fattore tecnologico.

Paradigmi come la Virtual Reality, l’Augmented Reality, l’Internet delle Cose, la Blockchain, soluzioni come Oculus e i Bitcoin, modelli di business nativi digitali e fondati sull’ottimizzazione dei big data come Uber, AirBnB e TripAdvisor portano spesso a pensare che la trasformazione digitale di organizzazioni, territori, aziende, amministrazioni pubbliche sia primariamente una questione di innovazione tech.

Basta un poco di zucchero e la pillola, va giù.

Ricordi la celebre cantilena di Mary Poppins? Oggi, potrebbe essere riletta con efficacia per delineare tale prospettiva. La tecnologia sarebbe la reale variabile determinante di un presente e – soprattutto – di un futuro sempre più digitale.

La potenza è nulla, senza il controllo

Il rischio di tale approccio è multi-layer – ovvero, composto da diversi pericoli posizionati e collegati a puzzle. Ti elenco due esempi di layer a cui fare attenzione.

  • Il primo è ben riassunto nel termine mediumism, indice della tendenza pericolosa ad essere continuamente alla cerca frenetica dell’adozione dell’ennesima piattaforma digitale senza prima essersi chiesti e avere attentamente valutato se è davvero ciò che l’audience vuole, e/o di cui ha bisogno.
  • Un secondo pericolo sta nella mancata correlazione stretta e diretta tra tecnologia, cultura e competenze: ovvero, il fatto di avere anche la migliore innovazione tecnologica non garantisce proprio nulla. Gli utenti destinati a utilizzarla e a “calarla a terra” potrebbero infatti non avere le giuste competenze, né tantomeno e soprattutto la cultura – un fattore più sottile e strategico ma che permette di indirizzare al meglio le azioni – per farlo.

Accelerare con le persone

Un secondo approccio alla trasformazione digitale è invece people-centric: ovvero, vede nelle persone i principali elementi abilitatori del cambiamento. E per “cambiamento” intendo qualcosa di profondo, ampio, di ampio respiro, non relegato solo a temi di dialettica politica o politiche aziendali. Personalmente aderisco in toto a questa seconda visione neutrale al fattore tecnologico, e porto anche qui due temi a supporto.

  • Il primo è quello del Digital Darwinism, concetto suggerito dalle ricerche di Brian Solis a partire dal 2010 circa. Il futurologo e analista americano intende con tale termine la capacità e rapidità evolutiva delle persone, di gran lunga maggiore della stessa capacità di cambiamento e innovazione di aziende, organizzazioni e sistemi. In effetti, questi ultimi sono organismi complessi, strutturati, dove le decisioni vengono prese attraverso percorsi non banali né rapidi. Al contrario le persone, in quanto esseri sociali e atomi singoli, sono sempre più interessate e disposte a mettersi in gioco (rischiare!) per il gusto di testare le innovazioni tecnologiche. Volendo rileggere la tradizionale curva di Rogers utilizzata in economia per spiegare il modo in cui le innovazioni di prodotto si diffondono nel tempo, potremmo sostenere che il digitale amplia la percentuale di innovatori e ed early adopters, limitando allo stesso tempo la “pancia” maggioritaria e la “coda” ritardataria.

  • Il secondo tema sta nel concetto di mobile mind shift, introdotto da alcune analisi della società di consulenza internazionale Forrester Research. Con questo termine si intende il cambiamento psicologico – o meglio il circolo vizioso – abilitato dal digitale. Siamo sempre meno disposti ad aspettare, a dovere fermare lo svolgimento di ciò che stiamo facendo per potere fruire di una informazione, ad “accontentarci” di ricevere comunicazioni irrilevanti per il nostro vissuto. Al contrario, attraverso i media digitali mobile:

La mobile mind shift è la consapevolezza di potere essere connessi in qualunque momento e la conseguente aspettativa di ottenere quanto necessario subito e in modo contestualizzato, senza necessità di ulteriori spostamenti fisici o “mentali”.

Social technology: una lente per leggere il futuro che ci attende

A mio avviso, dunque, la trasformazione digitale non è una semplice questione tecnologica, ma è un “affare” people-first. Come sarà il futuro? Difficile, impossibile saperlo.

Più semplice diventa estrarre una lente, un modus operandi per leggere ciò che ci aspetta. Ovvero, partire dalle persone in quanto esseri sociali. Non è un caso che piattaforme tecnologiche come YouTube, Facebook e altri social network abbiano avuto il successo che tutti conosciamo: si tratta di innovazioni che sono state capaci nel tempo di rispondere in pieno alle esigenze sociali degli individui di parlare, connettersi, interagire. In esse, la tecnologia ha avuto un semplice ruolo di adattatore e abilitatore delle necessità sociali delle persone.

Tale approccio, che definisco di social technology, è fondamentale non solo per comprendere ciò che accadrà, ma anche per anticipare il successo (o l’insuccesso) delle nuove trasformazioni digitali.

Siamo pronti a prevedere il futuro?

Calcio e social media: Inter

I social media sono un grande strumento per parlare alla propria community e questo è vero soprattutto per il calcio, dove la comunità di tifosi e appassionati è abituata da sempre a creare e mantenere una rete di relazioni.

Continua la nostra inchiesta di approfondimento sul calcio e la comunicazione digitale con un’altra squadra che fa battere il cuore agli italiani e genera un alto tasso di engagement online: l’Inter.

LEGGI ANCHE: Calcio e social media: AS Roma

Secondo la testata Calcio e Finanza, l’Inter nell’ultimo anno ha visto l’incremento della sua fan base di più di 1 milione di utenti. Com’è stato possibile? Quali sono i punti forti della strategia digitale dell’Inter che l’ha portata a sedere al 23° posto della classifica mondiale delle squadre di calcio con maggiore tasso di crescita, superando addirittura la Juventus?

Quale social scelgo? Tutti!

L’elemento più importante della strategia digitale dell’Inter è la presenza omnichannel. In altre parole l’Inter è presente su un numero molto ampio di canali social: oltre i diffusi (tra le squadre di calcio) Facebook, Twitter, Instagram e YouTube, l’Inter lavora anche su Snapchat, LinkedIn, WeChat, Dugout e il cinese – data la proprietà del gruppo Suning – Weibo.

La strategia pluricanale dell’Inter è stata pensata al fine di raggiungere un pubblico non solo italiano, ma anche europeo e mondiale. Questo è importante per due fattori: il primo è quello di aspirare a raggiungere i best in class internazionali in termini di engagement online e il secondo è quello di coinvolgere e curare una vasta fandom oltreoceano. Per quest’ultima ragione, infatti, l‘Inter non solo cura molti canali su diverse piattaforme, ma anche sulle stesse piattaforme possiede più account in diverse lingue straniere.

Solo su Twitter sono disponibili i profili nelle seguenti lingue: italiano, inglese, giapponese, turco, arabo e portoghese, che delineano in modo chiaro quali sono i paesi in cui l’Inter ha un bacino maggiore di fan.

I canali sono tutti molto curati e vantano, ognuno di questi, una community molto ampia. Per la precisione, come community aggregata (la somma di tutti i fan per ogni social), l’Inter risulta la squadra italiana seconda in classifica come ampiezza e al primo posto per diversificazione di canali.

Alla diversificazione di canali, corrisponde però anche una diversificazione di contenuti. Questo è senz’altro l’elemento della loro strategia online più interessante. La maggior parte delle squadre, infatti, utilizza i diversi canali per declinare gli stessi contenuti solo in diverso formato (immagini, video, testo). L’Inter invece sfrutta ogni canale per uno scopo specifico, sfruttando al meglio la peculiarità di ogni piattaforma.

 

Twitter per ingaggiare fan e stakeholder

Twitter è utilizzato dal team marketing nerazzurro per il livetwitting delle partite, conferenze, celebrare i compleanni dei tesserati e delle glorie nerazzurre, inseririsi in discussioni più popolari online e ricordare momenti speciali per la squadra con l’hashtag #throwbackthursday.

L’elemento più interessante della strategia digitale dell’Inter per Twitter è come viene generato un dibattito attraverso una forte interdiscorsività digitale. Vi facciamo un esempio pratico: il rilascio della nuova stagione di Games of Throne. Strategia comune a molti brand e istituzioni è quello di inserirsi all’interno di un dibattito con contenuti generalisti utilizzando l’hashtag popolare, in questo caso #WinterIsComing. L’Inter al contrario ha realizzato un hashtag che ammiccasse a quello prima citato ma legato alla squadra, per farsi portatore di contenuti molto specifici: #InterIsComing.

Ne è derivato un dibattito ampio con impressions per 3.794.226 utenti e una reach effettiva di 2.324.197, rimanendo costante nel periodo di tempo e riuscendo a coinvolgere non solo tanti fan, ma anche stakeholder del mondo del calcio come giocatori e giornalisti che hanno generato contenuti in maniera spontanea e divertenti.

Facebook

L’account Facebook dell’Inter vanta oltre 6 milioni di fan ed è utilizzato principalmente per contenuti visuali (foto e video) e dirette streaming. Soprattutto quest’ultimo elemento appare di grande interesse: l’Inter utilizza lo strumento delle dirette streaming in maniera cosciente, finalizzando il medium per coinvolgere direttamente i fan.

Un esempio è stata la diretta streaming per presentare il nuovo giocatore nerazzurro Gabriel Barbosa, detto Gabigol, in cui sono stati gli utenti a rivolgere le domande, sfruttando i commenti alla pagina e sul sito proprietario. Si è trattato della prima diretta streaming in Italia per presentare un giocatore e si è tradotta in 470mila di interazioni totali con oltre 14mila commenti e 2.800 condivisioni. La diretta streaming ha alzato il tasso interazione dell’intera pagina che ha raggiunto 1.6 milioni di fan: un tasso simile alla pagina Facebook del Chelsea che ha una follower base di 46milioni di utenti.

Snapchat e Instagram

Infine, Snapchat e Instagram sono utilizzati soprattutto per le stories, uno strumento prezioso per diffondere contenuti esclusivi di backstage. I ritiri, gli allenamenti, momenti di complicità o semplicemente goliardici tra i giocatori sono un punto di vista privilegiato al backstage della squadra neroazzurra.

Oltre alla creazione di filtri personalizzati per i fan interisti, Instagram e Snapchat sono forti di una solida presenza sui social network degli account ufficiali dei calciatori che contribuiscono – in perfetta linea con gli account della loro squadra – a un racconto appassionante non solo del calcio, ma anche delle loro vicende personali.

Un esempio è Mauro Icardi, il capitano della squadra nerazzurra, al centro di una social love story con Wanda Nara  – ex moglie del connazionale Maxi Lopez. La vicenda ha avuto un grande eco online dal momento che Maxi, giocatore del Torino, ha rifiutato la rituale stretta di mano pre-partita in favore di un gesto volgare. L’evento è stato divisivo nella fandom che ne ha seguito l’evoluzione con passione – fino pubblicare una foto del figlio di Lopez e Nara, adottato da Icardi, con la maglia dell’Inter –  generando un sempre crescente engagement sui social di Icardi. Si tratta di un esempio importante perchè ha dimostrato la solidità di una community che è attenta non solo alle vicende calcistiche, ma anche alle storie personali. Anche il calcio, e la sua narrazione dunque, si vanno evolvendo sempre di più verso una (ulteriore) forma di intrattenimento.

10+ nuovi corsi on demand da seguire per sentirti meno in colpa durante le vacanze

Stai preparando le valigie per la tua prossima destinazione? Non dimenticare che il tempo libero è il momento perfetto per il miglioramento personale e professionale!

Come un vero ninja, dovrai riuscire a conciliare vacanze, relax e divertimento con gli obiettivi che hai deciso di raggiungere. E poi chi ha detto che l’apprendimento nell’era digital non possa essere piacevole e divertente?

Ninja Academy ha ideato per te i Ninja Break: corsi brevi on demand da 1 a 4 ore da gustare a bordo piscina o in riva al mare durante l’estate. Sono pensati per essere seguiti in maniera veloce nei tuoi spostamenti, su tutti i tuoi device – anche in spiaggia o al bar.

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Si tratta di una selezione On Demand completamente nuova all’interno del nostro Catalogo Formativo! Scopriamoli insieme:

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  4. Digital Media Planning con Marco Magnaghi (3 ore)Impara a pianificare campagne di comunicazione Video, Display, Social e Paid Search
  5. Social Media Analytics con Emanuela Zaccone (1 ora e 20′) – Scopri quali sono le metriche fondamentali da tracciare su Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn
  6. Digital Analytics con Alessio Semoli (2 ore e 30′)Le metriche fondamentali per lavorare nel Web Marketing
  7. Creare un piano di marketing digitale con Miriam Bertoli (2 ore)Definire la strategia di marketing digitale: dagli obiettivi all’azione
  8. Mobile App Marketing con Mariachiara Marsella (1 ora) – Dall’idea alla promozione online e offline
  9. Digital Detox con Alessio Carciofi (2 ore)Come aumentare creatività e produttività nell’era delle distrazioni digitali
  10. Data Driven Content Management con Emanuela Zaccone (1 ora) –  Creare piani editoriali e dominare il Real Time Marketing con gli Analytics
  11. Digital Crisis Management con Emanuela Zaccone (1 ora) –  Procedure, metodi e strumenti per gestire crisi online in maniera efficace
  12. User Experience Design con Jacopo Pasquini (1 ora) –  La checklist per progettare siti che convertono
  13. Digital CRM con Marco Magnaghi (2 ore) –  La checklist per progettare siti che convertono
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Snap Publisher: ecco il tool per creare ads su Snapchat

Snapchat, con Snap Publisher, sta cercando di affrontare e superare uno dei più grossi limiti delle sponsorizzate all’interno del social network, ovvero i video verticali, che obbligano le schiere di inserzionisti e SMM a creare le campagne da zero, piuttosto che riutilizzare gli annunci già online su altre piattaforme.

A tal proposito, lunedì l’azienda formata dagli ex studenti della Stanford University Evan Spiegel, Bobby Murphy e Reggie Brown, ha lanciato ufficialmente Snap Publisher, uno strumento per la creazione di video pubblicitari in verticale, a prescindere dal fatto che si disponga o meno di tale format.

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In soldoni, Snap Publisher consente agli inserzionisti di trasformare automaticamente qualsiasi foto o video, inclusi i file in formato orizzontale, in una sponsorizzata video verticale. E per rendere il tutto più semplice è presente un’opzione per i brand che permette di estrarre foto e video direttamente dai loro siti web.

LEGGI ANCHE: Da oggi puoi pianificare campagne mobile su Snapchat con Hic Mobile

Come funziona Snap Publisher?

La funzione più importante di Snap Publisher sembra essere il suo strumento di ritaglio automatico. Proprio in questo modo Snapchat sembra aver aggirato il suo più grande ostacolo, che invece ha reso celebri e funzionali altri famosi social network: le sponsorizzate per i piccoli e grandi marchi.

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LEGGI ANCHE: Snapchat vs. Facebook: la qualità dei contenuti può battere i numeri?

Sarà possibile affidarsi alla tecnologia di visualizzazione di Snapchat sul PC per capire quale sia il modo migliore per convertire un video orizzontale in verticale.

Si potrà quindi isolare scene brevi da un video lungo per rimanere nella fascia dei 3 e i 10 secondi, tipica dell’applicazione, o individuare i punti focali delle scene con i pan e zoom, conservando quei contenuti scelti all’interno dello spazio di visualizzazione.

Questo eviterà che lo spettatore senta la sensazione che al di là dello schermo si stia perdendo qualcosa.

https://www.youtube.com/watch?v=eVvEjzTKT3U

La seconda funzionalità di Snap Publisher fa sì che sia possibile impostare i tempi per l’inserimento dell’annuncio da un punto del fotogramma all’altro.

Per aggiungere un fotogramma chiave, basterà selezionare un punto nel video e aggiustarlo a seconda del contenuto rilevante ai nostri fini nel fotogramma, semplicemente spostando il mirino di Snap Publisher.

Inoltre si potrà:

  • aggiungere un effetto Ken Burns ai propri video, spostandosi uniformemente dal primo fotogramma selezionato al secondo, regolare come vengono visualizzati gli oggetti,  (sbiaditi o sfuocati) o gestire i tempi di un effetto animato rallentandolo, mantenendolo lineare o aumentandone la velocità;
  • utilizzare foto per gli spot video senza che le immagini sembrino statiche utilizzando un effetto di scorrimento, o ancora inserire degli scatti in uno dei modelli fotografici di Snap Publisher;
  • disporre di 13 modelli diversi forniti da Snapchat con segnaposto per foto, video, loghi e testi per personalizzare il più possibile i propri contenuti, grazie anche alla possibilità di poter modificare dimensioni, posizioni, font e colori.

Questi modelli vengono ordinati da Snapchat per potenziali obiettivi, come ad esempio aumentare la conoscenza degli utenti di un brand o farli scorrere sull’annuncio per visitare il sito del marchio.

Insomma, un piccolo grande strumento che farà felici i tanti professionisti del settore che fino ad oggi forse lo idealizzavano, lo sognavano e lo acclamavano a gran voce.

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Nokia 8: nuove indiscrezioni sul top di gamma di HMD

HMD Global, la società finlandese che sviluppa i device con marchio Nokia dal 2014, ha rivelato la sua partnership  con Zeiss all’inizio di questo mese. Secondo le indiscrezioni di Venture Beat e WinFuture la nuova partnership sta già portando i suoi frutti: HMD lancerà Nokia 8 il 31 luglio, un nuovo modello che avrà doppia fotocamera da 13 megapixel e  con ottica Carl Zeiss.

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Nokia 8 prevede inoltre un display da 5,3 pollici (2560 x 1440), un processore Qualcomm Snapdragon 835, 4 GB o 6 GB di RAM, 64 GB di memoria e modelli dual SIM. Venture Beat ha anche rivelato un’immagine del Nokia 8 in una variante blu, ma il telefono dovrebbe anche debuttare in versione argento e oro.

Questo sembra essere il primo device Nokia di fascia alta prodotto da HMD e probabilmente sarà lanciato con una versione di Android 7.1.1 Nougat. Sembra che HMD prevede un prezzo alto per il nuovo Nokia 8: questo potrebbe rendere difficile la concorrenza con altri dispositivi Android come Samsung Galaxy S8, ma i prezzi potrebbero compensare gli elementi di design del nuovo smartphone.

Mentre questo Nokia 8 includerà l’ottica Carl Zeiss, non avrà probabilmente lo stesso tipo di sistema di fotocamera che è stato progettato dagli ingegneri che hanno sviluppato Nokia PureView. Al momento sappiamo che Apple ha assunto nel proprio team l’esperto che ha lavorato al progetto Lumia di Nokia e la maggior parte dello staff che era dietro il lavoro della fotocamera di Nokia PureView ha lasciato l’azienda quando Microsoft ha acquisito Nokia.

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Alla scoperta di Strava: il social network per gli sportivi

Un social network dedicato a chi ama lo sport: stiamo parlando di Strava, che nasce per mettere in contatto gli sportivi di tutto il mondo. La sua mission è chiara: “Se sei un tipo attivo, Strava è quello che fa per te. La nostra app per cellulare e il nostro sito web migliorano l’esperienza sportiva e mettono in contatto milioni di atleti di tutto il mondo. Siamo il social network ideale per chi ama l’impegno. Unisciti a noi.”.

Inizialmente rivolto solo ai ciclisti, oggi è aperto anche a sportivi di altre discipline. Chiunque infatti può iscriversi gratuitamente e caricare la propria attività in sella ad una bicicletta, di corsa, a nuoto, sugli sci, a piedi, e condividerla con il resto del mondo con tanto di dati analitici sulla performance. E per chi non si accontenta, c’è una versione premium a pagamento con funzioni aggiuntive.

Strava sembra avere tutto ciò che serve per chi ama lo sport e vuole vivere una community dedicata per condividere la propria passione: è infatti possibile seguire i propri amici o invitarli a seguirci. Una volta creato il legame, nel feed delle attività compaiono uno dopo l’altro, in ordine cronologico, i caricamenti degli amici seguiti. È possibile dare quello che viene definito kudos (like in Facebook) oppure lasciare un commento. Le attività caricate possono essere corredate da foto con didascalia: inoltre la scelta del titolo risulta fondamentale per incuriosire e stupire i propri follower.

Oltre a queste peculiarità social, l’utente è in grado di misurare la sua performance con quella degli altri iscritti. Può infatti capire se è stato il più veloce a scalare una montagna e quindi a meritarsi il trofeo di KOM, dall’inglese “King of the mountain“, o QOM “Queen of the mountain” per le donne. Vengono registrati i propri record personali in determinati segmenti, ci si può iscrivere a club virtuali oppure partecipare a sfide lanciate dall’applicazione e vincere delle ricompense.

Sono insomma moltissime le possibilità che Strava offre per coinvolgere sempre di più l’utente, anche grazie al suo percorso, che non è proprio brevissimo come si potrebbe immaginare.

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Strava è infatti nato nel 2009 a San Francisco da un’idea dei due fondatori Michael Horwath e Mark Gainey. Inizialmente, i dati riguardanti il numero di utenti registrati e attivi furono tenuti nascosti: gli unici dati che si possono ricavare – da fonti non ufficiali – indicano che nel 2015 erano circa 8 milioni gli iscritti in tutto il mondo.

Alla fine dello scorso anno, Strava ha finalmente rilevato qualcosa in più di sè. Secondo le statistiche rilasciate a dicembre 2016, sarebbero state caricate ben 304 milioni di attività sportive (una media di 9,6 ogni secondo, con un aumento dell’80% dall’anno precedente): il 26,90% di queste attività sarebbe avvenuta in gruppo, e ad esse sarebbero stati dati ben 1.3 miliardi di kudos (i corrispondenti dei like di Facebook), 1 ogni 41 secondi. Un trend in continua crescita, se consideriamo che a maggio 2017 sulla sua pagina Facebook, l’applicazione ha festeggiato il raggiungimento di 1 miliardo di attività caricate!

Una delle ragioni di una crescita che nell’ultimo periodo sembra repentina può essere l’entrata nel network di atleti professionisti, i quali utilizzano Strava per registrare le proprie attività. Il ciclista professionista Greg Van Avermaet, ad esempio, ha condiviso la sua performance durante le Olimpiadi di Rio ad agosto 2016, rendendo possibile all’audience dell’app l’analisi dei 237,5 km coperti durante la gara.

Non solo pro: anche i marchi di articoli sportivi iniziano ad avvicinarsi all’app, vedendola come uno strumento di marketing. Lavorare su un pubblico già profilato è infatti un plus non tascurabile. Al momento, però, Strava non possiede alcuna feature per realizzare ADS sponsorizzati: nonostante questo, iniziano a nascere delle partnership che fanno pensare ad un futuro sviluppo in questa direzione.

Ad oggi, infatti, i brand possono creare i cosiddetti “club” ed invitare gli utenti ad iscriversi. In essi, è possibile pubblicare dei veri e propri post costituiti da foto, testo, immagini e link. Gli utenti possono interagire commentando e postando a loro volta nel club: sono insomma delle versioni personalizzate dei più classici gruppi su Facebook.

Ne è un esempio il club ufficiale del produttore di biciclette tedesco Canyon, che conta più di 14.000 iscritti e condivide settimanalmente post per interagire con la sua community.

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Inoltre alcuni premium brand possono lanciare le cosiddette challenge: sfide che vengono promosse per raggiungere un traguardo stabilito.

Ad esempio il marchio inglese di abbigliamento per ciclismo Rapha ha chiesto di sfidare se stessi e scalare in bicicletta un dislivello di 4600 m, proprio come fanno i pro in una sola tappa nelle gare più dure. Rapha Rising è il nome della challenge che ha già raccolto più di 142.000 mila partecipanti, che avranno tempo dal 1 al 23 luglio per raggiungere l’obiettivo.

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In occasione di queste challenge, vengono organizzati anche dei veri e proprie eventi offline, delle pedalate guidate dagli ambassador del brand che lancia la sfida.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra su Facebook, su Linkedin o su Twitter?

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HUMANS, LIKE YOU: la Street Art di The Big Now a Milano per Emergency

HUMANS, LIKE YOU: sono esseri umani, come te.

Le parole sono uno strumento forte anche quando sono così semplici, ma non sempre sono sufficienti: 8 artisti di strada hanno prestato le loro capacità e abilità per offrire ai passanti del week end milanese un intrattenimento unico; un vero e proprio percorso di street art culturale e solidale con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sul tema dei migranti, molto complesso e delicato.

HUMANS, LIKE YOU: l’iniziativa di The Big Now per Emergency

L’iniziativa si è svolta nella mattinata di sabato 15 luglio a Milano, nel perimetro intorno a Piazza Duomo, e ha coinvolto in contemporanea un madonnaro, un attore, un ritrattista, un cantante, un mago, un uomo-statua, un ballerino e un mimo, in 8 postazioni differenti.

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La campagna è stata ideata e organizzata dall’agenzia di comunicazione The Big Now in favore di Emergency, la ong fondata da Gino Strada da sempre in prima linea a livello internazionale nella difesa dei diritti umani e nella diffusione di una cultura di pace.

HUMANS, LIKE YOU nasce dalla consapevolezza che le storie, i drammi di ogni singolo uomo, sono in realtà le storie dell’intera umanità. Quello che accade su coste più o meno lontane raggiunge e tocca anche le nostre vite, la nostra coscienza.

Abbiamo scelto una piazza, quella del Duomo di Milano, simbolo di una città frenetica e apparentemente distante da questi drammi e chi, ogni giorno, mette in scena uno spettacolo.

Gli artisti di strada hanno interpretato le storie, i drammi e le vite di chi è fuga, creando un cortocircuito culturale e portando in piazza una realtà da cui, questa volta, non possiamo distogliere lo sguardo”.

Stefano Morelli, direttore creativo esecutivo di The Big Now

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Credits:

Stefano Morelli (Direttore Creativo Esecutivo)
Rossella Ferrara (Digital Strategy & Innovation Director)
Paola D’Antuono (Account Manager)
Alice Di Stefano (Event Manager)
Fotografo: Alessio Salvato
Filmmaker: Nicola Schito (The Big Angle)

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Games of Thrones: 4 modi per promuovere la 7a stagione sui social

Come corre veloce il tempo…sembra ieri che “l’inverno stava arrivando”, e invece eccolo qua, arrivato già oggi, in piena estate. Ovviamente (per i fans, per gli altri mica tanto) si parla di Games of Thrones, la serie che ci ha stregato da sette anni a questa parte.

Ebbene cos’è successo il 16 luglio 2017? Niente, è semplicemente uscita la settima stagione.

Il motivo per cui ne stiamo parlando è che oltre ai suoi personaggi, ai draghi, agli intrighi ecc, ci ha affascinato il modo in cui la serie è stata promossa sui social media. Andiamo a scoprire le quattro tattiche con cui l’inverno è arrivato sui social per prepararci a questa nuova stagione.

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Quella volta in cui guardammo un blocco di ghiaccio sciogliersi su Facebook

Si sa, a volte la passione per qualcosa ci fa rincretinire, soprattutto quella per Games of Thrones. Infatti, l’HBO ha fatto leva su questo e ha creato un simpatico passatempo per i fans: fissare per ore un blocco di ghiaccio mentre questo si scioglie. E noi, signori, l’abbiamo fatto. Abbiamo guardato il blocco sciogliersi lentamente. Molto lentamente.

Perché? Perché al suo interno si celava la data in cui sarebbe stata lanciata la nuova stagione! E come se non bastasse, ad un certo punto è spuntata la voce che, per far sciogliere il blocco più in fretta, bisognava scrivere nei commenti “FIRE” in modo da azionare un lanciafiamme immaginario.

Abbiamo già detto che era immaginario? Secondo voi qual era la parola più scritta nei commenti?

Ecco, bravi.

Non è forse l’attesa del trailer di Games of Thrones essa stessa il trailer di Games of Thrones?

Avete presente il momento in cui siamo affamati ma sappiamo che il pranzo sarà pronto solo tra qualche ora? Ci ritroviamo a frughiamo nelle tasche e nelle borse nella speranza di trovare qualcosa di commestibile che metta a tacere i morsi della fame. Questo è più o meno ciò che accade quando finisce una stagione e non vediamo l’ora di guardare la successiva.

Agli inizi di quest’anno, chiunque abbia rastrellato il web alla spasmodica ricerca di un trailer, teaser o full-lenght che fosse, non ha trovato nulla. Le aspettative erano così alte e la fame così profonda che, in seguito a questa infruttuosa ricerca, tra i fans ha cominciato a serpeggiare la paura che non ci sarebbe stato alcun trailer.

Fortunatamente così non è stato e, a fine marzo, è stato lanciato un teaser trailer, anche se è servito più da aperitivo che da antipasto. Più tardi è arrivato il trailer vero e proprio, quello con draghi, combattimenti, morti che camminano e uomini pallidi vestiti di pellicce nere.
La cosa interessante è che è stato scelto il primo giorno d’estate per lanciare il trailer di una serie che ruota attorno all’inverno. Se non è una mossa strategica questa…

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Tintarella di luna, tintarella color latte, tutta notte sulla neve, sulla neve come i non-morti

I filtri. Quanto si potrebbe dire sui filtri. Ci sono quelli Instagram, quelli Snapchat, quelli Facebook. Quante battaglie in passato per l’egemonia del regno dei filtri da parte dei vari social media.

Stavolta Snapchat ha lanciato un filtro molto particolare, sia per il tema, sia per la modalità. Una volta sbloccato con un codice, infatti, è utilizzabile solo per un’ora. Stiamo parlando del filtro White Walkers, per apparire come uno dei non-morti che solcano le lande gelate oltre (mica tanto) la Barriera.

 

Le caratteristiche messe a disposizione in questo filtro includono la capacità di esalare aria gelata, avere inquietanti occhi azzurri, piercing e una pelle così pallida da far invidia a qualsiasi vampiro da quattro soldi.

Niente potrà prepararvi per questo

Queste le parole di Maisie Williams (Arya Stark in Games of Thrones), che ha espresso in una serie di tweet le sue impressioni dopo aver letto il copione della settima stagione.

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Dalle sue parole c’è da aspettarsi solo il peggio, quindi che dire: brace yourself, winter has came…in July!

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