Epic Win&Fail: Ceres, Nutella, Taffo, Mentana, Padre Pio e PD

Luglio col bene che ti voglio… anche se in questa stagione non riusciamo a pensare ad altro che al mare e agli ombrelloni, noi Ninja non ci facciamo scoraggiare dalle alte temperature e anche oggi siamo qui per raccontarvi i momenti “migliori e peggiori” della settimana, con la consueta rubrica del lunedì: Epic Win&Fail.

Ma iniziamo senza indugi!

Win

La scorsa settimana abbiamo dato l’addio a uno dei più grandi personaggi della televisione italiana, Paolo Villaggio. I post sui social sono stati tantissimi, ognuno lo ha ricordato a suo modo, tramite spezzoni di film, gif, citazioni e pensieri in stile amarcord.

Ma due tributi in particolare riescono nel tentativo di strappare un sorriso a tutti i suoi fan che lo hanno amato.

Al primo posto della classifica c’è la Ceres, che difficilmente sbaglia un colpo, lo sappiamo, ma stavolta, prendendo spunto da una nota citazione della saga ‘fantozziana’, ci stupisce con una trovata d’effetto.

Ricordate quando Fantozzi si prepara a seguire una partita di calcio in tv, con frittata di cipolle e Peroni gelata? Ecco sì, non si trattava della Ceres, ma della Peroni. Alla Ceres, però, va il merito di essere andata oltre la tradizionale comunicazione, a tratti autoreferenziale, con un post che il pubblico del web sembra aver apprezzato molto.

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Le reazioni infatti parlano da sole: 25.000 like e più di 5.000 condivisioni. Il post diventa subito virale, tanto che è la stessa Peroni a ricondividerlo sulla sua pagina dichiarando: “92 minuti di applausi”.

Un ottimo esempio, dunque, non solo di real time marketing ma anche di una comunicazione tra brand che scavalca le logiche della concorrenza per farsi realmente “social”.
92 minuti di applausi ad entrambe!

Il secondo posto se lo aggiudica quella vecchia volpe della Taffo Funeral Services.

A chi non è capitato di essere inseguito dalla celeberrima nuvola di Fantozzi? Ecco che allora proprio quella nuvola, così presente nell’immaginario collettivo,  diventa protagonista di una divertente vignetta firmata da Giancarlo Covino.

In Paradiso il ragionier Fantozzi riuscirà ad avere la meglio sulla bagnata “sfiga”?

Tra le ricorrenze della settimana c’è stata poi quella del 6 luglio, in cui si è celebrata la Giornata mondiale del bacio.

Un putiferio di labbra rosse, baci romantici da scene di film, richiami al “sole cuore e amore” hanno invaso il web, e il brand più dolce per eccellenza, la Nutella, non si è tirata certo indietro. Anzi, ha celebrato questa festa con grande stile perché, come recita il post, “esiste un modo migliore per festeggiare la #giornatamondialedelbacio, se non con dei baci alla Nutella?’

E buona giornata del bacio a tutti!

Passiamo ora all’argomento di attualità. Sul tema emergenza immigrazione, durante il vertice del G20 tenutosi a Berlino, la Francia di Macron ha respinto la proposta italiana di accogliere nei propri porti i migranti salvati nelle acque internazionali dalle navi mercantili e da quelle delle Ong. Dunque il governo francese non si è mostrato disposto ad aprire i porti per accogliere gli immigrati che giungono in Italia.

La decisione non lascia indifferente il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, il quale sulla sua pagina riporta all’attenzione di tutti la gravità e l’incoerenza della scelta del governo francese, proprio a pochi giorni dalla celebrazione della festa nazionale del 14 luglio.

Da #jesuischarlie a #jesuisegoiste? Come si direbbe in francese, Chapeau Direttore!

Last but not least, per la categoria #epicwin, sua maestà Padre Pio! Facebook, infatti, ha inserito tra le sue funzioni la possibilità di personalizzare l’immagine del profilo con delle cornici per mostrare il proprio sostegno a cause o per ricordare eventi e festività. Da qualche giorno, per la gioia dei ‘fedeli’ dei social, è possibile inserire il nuovo motivo “Santi Cristiani“. Ecco allora che il vostro bel volto risplenderà di una luce aurea, sotto lo sguardo fiero di Padre Pio.

“1 like = 1 Amen”!
(anche per il nostro ninja Francesco Pannullo, che ha posato per la rubrica)

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Fail

Vincitori assoluti dell’#epicfail della settimana sono i ragazzi del team comunicazione del PD.

Venerdì pomeriggio viene condiviso sulla fan page del Partito Democratico una quote del segretario Matteo Renzi, a tema immigrazione. Tema scottante, che però è stato affrontato in maniera “diversa” rispetto a quanto si attendono gli elettori di quel partito.

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Immediata si scatena la polemica, e che fa il buon social media manager, colpito dall shit-storm che monta dal basso? Cancella. Brutto errore, anche perché si presta a commenti divertiti dei “rivali” più agguerriti, tipo quelli della Lega Nord.

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Al di là delle posizioni politiche espresse (come sapete, noi Ninja siamo sempre super-partes), un fail deciso da parte dei responsabili della fan page democratica, e un buon esempio di real time marketing da parte di quello della Lega: se fossero marche, probabilmente sarebbe più facile concepire il fatto, ma è pur vero che la politica pesca da sempre dalle tecniche di marketing per parlare al proprio elettorato. Per questo, anche quando si comunica, è necessario stare sempre all’occhio!

Giungiamo così alla fine. Cari Ninja, segnalateci pure i vostri Epic Win & Fail nella nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn! 

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Deepmind di Google e NHS: violata la privacy di 1,6 milioni di pazienti britannici

L’Information Commissioner’s Office (ICO), l’organismo della Gran Bretagna che si occupa di tutelare la privacy, ha comunicato ufficialmente che l’accordo di collaborazione tra Deepmind e Royal Free National Health Security (NHS) Foundation Trust, nato per sviluppare una tecnologia in grado di diagnosticare preventivamente una patologia come l’infezione renale acuta(IRA) partendo dai dati clinici, deve essere rivisto: sarebbero, infatti, state messe in atto su “basi legali inappropriate” – come riferito dal National Data Guardian britannico –  le modalità adottate perché in violazione del Data Protection Act, una legge britannica del 1998 e ancora vigente per tutto ciò che attiene la protezione dei dati personali.

È, infatti, proprio l’accesso alle informazioni di circa 1,6 milioni di pazienti al centro dell’inchiesta dell’ICO e il modo in cui sono state gestite e utilizzate: in particolare, la NHS avrebbe fornito illegalmente i dati di pazienti a Google.

Leggi anche: La morale di AlphaGo di Deepmind e Lee Seedol

Privacy, i pazienti non sarebbero stati informati preventivamente

Le mancanze sarebbero di natura tecnica: i soggetti, infatti, normalmente sottoscrivono l’autorizzazione al trattamento dei dati per tutto ciò che è in relazione con le loro cure ma se le informazioni acquisite vengono usate per sviluppare un’applicazione di cui beneficeranno terzi, il consenso deve essere esplicito così come pure nel caso dell’effettuazione di una ricerca/sperimentazione. I pazienti, quindi, non sarebbero stati preventivamente informati sull’utilizzo del loro dati.

Elizabeth Denham, membro della commissione ICO, ha spiegato:

“Abbiamo chiesto alla NHS e a Google di impegnarsi per apportare modifiche ai moduli sottoposti ai pazienti, per informarli con trasparenza su come vengono trattati i loro dati. La legge sulla privacy non è una barriera all’innovazione, ma non può essere bypassata. Il prezzo dell’innovazione non deve essere l’erosione dei diritti fondamentali della privacy.”

L’ICO, infatti, se da un lato vuole ribadire il dovere di un’attenta gestione dei dati personali, dall’altra non vuole essere freno all’innovazione per cui ha richiesto ai soggetti coinvolti di adeguarsi alle norme, soprattutto in virtù della finalità positiva del contenimento di una patologia grave che soltanto nel Regno Unito provoca oltre 40.000 decessi all’anno, che potrebbero essere ridotti di molto con una diagnostica precoce.

Leggi anche: L’intelligenza artificiale aiuterà a prevedere i terremoti?

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Gli incontri online ai tempi delle app

C’è chi le usa per divertirsi, chi per cercare l’amore della vita, chi per passare il tempo, chi giura di non usarle ma viene beccato tra i match di Tinder. Le app di incontri online sono diventate un must have per i Millennial, e per quanto i single incalliti possano negarlo, l’impressione della sottoscritta (bestia rara fidanzata da anni che non le ha mai usate) è che sì, il digitale abbia cambiato il nostro modo di innamorarci, radicalmente. Ma è un bene o un male?

Ricordo ancora un tempo, davvero non troppo lontano a ben guardare, in cui i siti di incontri online erano praticamente un taboo, qualcosa di vagamente imbarazzante e sicuramente privato, di cui non si parlava se non con pochi intimi. Tempi in cui, a torto o a ragione, frequentare questi siti (che le app ancora erano lontane!) era da “sfigati”. Non c’è da sorprendersi che il creatore di quello che è stato probabilmente il primo sito di incontri online, Web Personals, fosse uno studente di ingegneria decisamente nerd che aveva problemi a conoscere ragazze all’università.

Prima ancora delle app di incontri online: dal bar ai social

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Il primo grande cambiamento nel nostro modo di conoscere persone nuove e instaurare relazioni (di qualsiasi sorta), sono stati i social networks. Chiariamoci: tutti coloro che sono stati ragazzini a cavallo degli anni duemila hanno avuto qualche “amico di tastiera” sui forum o sulle chat (sì, quelle con lo sfondo nero e le scritte colorate!), ma Zuckerberg ha rivoluzionato la vita di tutti i single introducendo due grandi evoluzioni: l’immagine del profilo e gli interessi.

Ovviamente, in quest’ordine: per cui la prima cosa che si vedeva e valutava era l’aspetto estetico (in fondo, questo succede anche nella realtà) e solo a seguire l'”affinità”. Che serviva sia per capire se puntare a una scappatella o una relazione, sia soprattutto per attaccare bottone con un perfetto sconosciuto su Facebook.

BOOM! La strada era aperta per una nuova era di incontri, online ovviamente.

Dal due di picche allo swipe sullo smartphone

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Veniamo ai giorni nostri: in metropolitana ci si guarda intorno e non è inusuale vedere persone che, sul loro cellulare, passano compulsivamente il dito da un lato all’altro dello schermo, finché, con un sorriso malizioso (per i più navigati, nemmeno quello), non fanno la stessa cosa invertendo la direzione. Allo stesso tempo, sempre più spesso le nuove coppie, davanti alla domanda classica “come vi siete conosciuti?”, rispondono senza troppi convenevoli di essersi incontrati sulla taluna o talaltra app di incontri online, talvolta giurando e spergiurando di averlo usato in quell’occasione per la prima volta (forse retaggio di quel vecchio taboo?).

Insomma, gli incontri online sono stati decisamente sdoganati negli ultimi anni, anzi sembrano diventati il modo principale di incontrare nuove persone ai tempi delle app. Questo, di per sé, non è assolutamente un male a mio modesto parere: come direbbe l’ideatore di Web Personals citato prima, aver reso mainstream l’uso delle app di incontri ha dato una grossa mano a tutti quegli animi timidi che, solo una generazione fa, combattevano con le unghie e con i denti per spiccicare parola con una ragazza (o viceversa), mentre oggi possono con un solo gesto del dito far conoscere il proprio interesse, passando la palla nelle mani dell’altro.

Match.com e Tinder, il dating online verso la quotazione in Borsa

Il classico Tinder, che ormai è un must delle app presenti in tutti gli smartphone quasi al pari di WhatsApp e Spotify, è solo la punta dell’iceberg, ed è forse quello preso meno sul serio proprio per la popolarità che ha ormai raggiunto. Ho assistito a conversazioni sull’opportunità o meno di inserire foto con un animale in braccio per ottenere più cuori su Tinder, e questo la dice lunga sulla trasparenza e l’onestà dei collegamenti che si possono fare.

Molto più specifico e utile, ad esempio, è Happn, che realizza il romantico sogno di incontrare di nuovo il bellissimo sconosciuto con cui si sono incrociati gli sguardi camminando per strada. Geniale, sia perché molto più attraente dell’idea dietro molte altre app di incontri, sia perché aumenta le probabilità di avere qualcosa in comune con lo sconosciuto in questione oltre a dei generici interessi – la via di casa, la palestra, il luogo di lavoro… chissà, bisogna solo chiedere!

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Oppure il futuristico Dating AI, che permette di cercare l’anima gemella che più somigli al nostro attore o cantante preferito, in base ad un algoritmo di confronto facciale basato sulle immagini: il sogno di ogni ragazzina che ha avuto una cotta per il suo idolo famoso, insomma. Ma potenzialmente utile anche per proteggersi da spiacevoli inconvenienti alla Catfish, visto che in un mondo di incontri online è facile utilizzare l’identità di qualcun altro.

A questo proposito, forse con un po’ di sessismo implicito, molte app hanno deciso di mettere il potere decisionale completamente nelle mani delle donne: è il caso di Bumble, per esempio, che si pone come lo strumento di incontri online anti-importuno per il gentil sesso. Ma se queste app vi ricordano il fare la spesa al supermercato, c’è anche chi ha puntato tutto sulla “qualità” degli incontri proposti e sull’unicità invece che sulla quantità, come Once, che propone un match (e solo uno!) appositamente scelto al giorno, perfetto esempio di slow-dating.

Fino agli incontri offline tramite app

Ma il fenomeno va al di là delle sole applicazioni o siti di incontri online, visto che il digitale ha ormai investito in toto la nostra capacità di incontrare persone nuove. Anche chi orgogliosamente si professa “astemio” di app di incontri spesso è un assiduo utilizzatore di altri tipi di app, che anche se non finalizzate all’incontro amoroso, sono comunque un mezzo digitale che utilizziamo per conoscere altre persone.

Mi vengono in mente coppie che si sono innamorate (o quantomeno frequentate) grazie a Blablacar, Airbnb, Gnammo o altre app di sharing economy (che a quanto pare non serve solo per viaggiare), bellissime esperienze assolutamente reali che però nascono da incontri che non ci sarebbero mai stati se non fosse stato per il digitale.

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Ci sono poi tutta una serie di siti e app che si pongono un po’ nel mezzo, a metà tra una app di incontri online esplicita e una “funzionale”, finalizzata alla condivisione e all’apertura. La nuova moda delle feste a casa di sconosciuti, organizzate e trovate tramite app come Situa o la nostrana ComeHome, è l’esempio perfetto di quanto il nostro modo di conoscerci sia sempre più filtrato dal digitale, tramite algoritmi sempre più sofisticati o la creazione di occasioni sempre più diversificate per ogni esigenza. Insomma, sicuramente stiamo diventando sempre più social, ma siamo anche davvero più sociali?

Rischiamo il binge-swiping?

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Che tutto questo sia un bene o un male non è dato sapere e se, come sostenuto prima, questi sistemi hanno effettivamente aiutato a trovare l’amore con maggiore facilità orde di cuori timidi e solitari, dall’altra parte ci espongono a rischi maggiori, ci spingono a strumentalizzare l’altro, e rischiano addirittura di infilarci in pericolosi circoli viziosi da cui sarà difficile uscire. Sì, perché se ci abituiamo a fare binge-swiping di persone come facciamo binge-watching di serie TV, la dipendenza è dietro l’angolo.

E se da una parte conosco tante persone che si sono incontrate grazie alle app di incontri online, ne conosco altrettante (o forse di più?) che si sono lasciate a causa di queste. A volte perché si cerca una fuga dalla routine; altre volte, purtroppo, perché non si è in grado di apprezzare un incontro nella vita reale, e si cade più facilmente nella tentazione dello swipe. Che sia anche questa una droga?

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Mobile Marketing: i primi passi da compiere per lanciare un’app

State pensando di realizzare un’applicazione mobile?

Senza dubbio quando ci si avvicina al mondo del mobile marketing per la prima volta le domande alle quali si cerca di dare una risposta sono numerose: quali sono i punti di forza dell’idea che si sta realizzando? Qual è la giusta strategia di comunicazioneda intraprendere per lanciarla sul mercato? Che reazioni avranno gli utenti rispetto ad un’app?

Vediamo di trovare alcune risposte a quelli che sono i dubbi iniziali più comuni che vi aiuteranno a costruire un’app di successo.

Si ha un’idea:da dove iniziare per realizzarla?

Quando si decide di mettersi in gioco e progettare un’app il primo step da compiere è quello di  mettere nero su bianco l’ idea nel modo più chiaro possibile, cercando, con l’ausilio di appositi tool di realizzare un prototipo di quella che dovrebbe essere la piattaforma.  Una volta definiti i dettagli e le esigenze è necessario cercare un’azienda che progetti e sviluppi l’app.

L’app sarà apprezzata dagli utenti?

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Per capire se il proprio target di riferimento è potenzialmente interessato ad un’ applicazione mobile, non aspettate di realizzare l’app totalmente con tutte le feature progettate,  iniziate con il lanciare una versione beta per testare l’effetto che ha sul pubblico e capire se questo è disposto ad acquistare il  prodotto.

Applicazione scaricabile gratuitamente o a pagamento?

Per raggiungere il successo desiderato è necessario sin dall’inizio avere chiaro il proprio modello di business, non bisogna lasciare nulla al caso, ma studiare e pianificare la propria strategia in modo preciso e dettagliato definendo qual’è la strada da percorrere per monetizzare.

L’app è pronta, qual è lo step successivo?

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I prodotti non si vendono da soli, è necessario che ci sia un piano di comunicazione per renderli noti al pubblico , stesso discorso vale per le applicazioni mobile.

Una volta realizzata un’app è fondamentale pianificare una strategia di marketing con l’obiettivo di raggiungere gli utenti in target.

Essere presenti sugli store non è sufficiente, di certo può dare una discreta visibilità  ma non basta se si vuole fare della propria applicazione mobile un business.

Come far conoscere la propria applicazione?

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Per il lancio della vostra app come già detto è necessario programmare una strategia di  ben definita,  tenendo presente che le recensioni del vostro prodotto da parte di blogger di settore , i social network e il passaparola sono canali indispensabili da integrare nel vostro piano.

Un elemento da non sottovalutare sono le recensioni  lasciate dagli utenti sugli store,  lavorate doppiamente per evitare che quelle negative diventino sempre meno se non del tutto inesistenti.

Avete altre domande o esperienze da condividere legate al mondo delle app e del mobile marketing?

Mogees, la startup che cambia il modo di fare musica

È Bruno Zamborlin il CEO che ha parlato con noi della sua startup, con sede a Londra, che sta rivoluzionando il mondo della musica e della composizione musicale rendendola sempre più personalizzata e personalizzabile, pensando a chi ama esprimersi in note.

Mogees è il suo nome e machine learning la sua natura.

Scopriamo da vicino chi sono Bruno e Mogees, i veri rappresentanti dell’interazione uomo-macchina.

Trasformare il mondo in musica. Da quale percorso nasce questa visione?

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Il mio background è quello del ricercatore informatico che, accompagnato dalla passione per il machine learning applicata alla musica, ha dato vita alla mia voglia di lavorare sulle nuove tecnologie che rendano possibile una democratizzazione della musica attraverso uno strumento piccolo, tascabile, ma quanto mai efficace.

Ecco che nel 2013 ho lanciato la prima campagna su Kickstarter con protagonista Mogees, un piccolo sensore in grado di convertire le vibrazioni dell’oggetto/materiale sul quale viene posto, in musica. Una la caratteristica importante: Mogees può essere estratto quando si è ispirati e in ogni contesto per permettere agli utenti di tornare ad interagire con gli oggetti.

Il fatto che Mogees sia un dispositivo basato sul machine learning vuol dire che chi lo utilizza per creare musica gli può “insegnare” che suono riprodurre a contatto con un determinato materiale o in base alla percussione che esercita su di esso.

Insomma, sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo: creare una musica democratica, perché tutti possono suonare con Mogees.

Qual è il vostro target? A chi pensate di arrivare con Mogees e come?

Mogees è per tutti: dj o artisti professionisti, ma anche bambini, studenti e amatori. Proprio per questo, però, abbiamo deciso di creare diverse app, ognuna adatta alle esigenze dei nostri diversi pubblici.

In particolare per i professionisti abbiamo lanciato sul mercato MOGEES PRO, venduto tramite Amazon o negozi musicali, che, tra l’altro, è stato il progetto con il quale abbiamo ottenuto il primo assoluto milione di sterline di finanziameto nel 2013 grazie alla nostra prima campagna di Kickstarter. Pensate che siamo riusciti a vendere circa 2.000 pezzi in un mese grazie a questa prima iniziativa.

Per gli amatori e soprattutto per bambini, famiglie ed insegnanti, il prodotto si chiama MOGEES PLAY che punta tutto sul gioco e all’applicazione del nostro sensore in ambito anche gaming.

Quello che davvero ci contraddistingue è la caratteristica insita del nostro progetto: la volontà e la realtà di aver creato una machine learning semplicissimo da programmare da parte dell’utente.

Come funziona Mogees? Posso davvero far suonare qualunque oggetto?

Mogees è un piccolo sensore applicabile a qualunque oggetto e in grado di riprodurre i suoni che voglio una volta captate le vibrazioni dell’oggetto da me percosso o sfiorato, o con il quale sto semplicemente interagendo.

L’elaborazione delle vibrazioni in suoni avviene tramite il collegamento dello stesso ad uno smartphone o tablet e l’utilizzo di una app in grado di permettere all’utente di programmare Mogees per la riproduzione di suoni determinati: ogni gesto che compio è un suono che varia a seconda del materiale di cui è composta la superficie su cui Mogees viene applicato.

A me piace dire che Mogees è “un meta-strumento” ossia uno strumento per fare altri strumenti, in questo caso musicali, e, sì, posso suonare davvero qualsiasi superficie riproducendo di volta in volta un suono differente, come ci ha dimostrato un DJ giapponese coinvolgendo durante un concerto il suo pubblico, che poteva suonare un albero grazie all’utilizzo di Mogees e partecipare pro-attivamente alla melodia suonata.

Quali possono essere gli sviluppi di Mogees in ambito didattico e formativo?

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In ambito didattico è già in corso un progetto Europeo, chiamato “Erasmusic” che vede protagonisti i bambini di cinque differenti nazioni europee quali: Francia, Spagna, Finlandia, Repubblica Ceca e Olanda.

Il potere ludico e istruttivo di Mogees permette loro di imparare a suonare, sviluppando la loro creatività e insegnando le basi di ritmo, melodia, velocità, ecc., e a diventare piccoli compositori! Inoltre, questo metodo di apprendimento, permette ai bambini di sviluppare le capacità di attenzione, di apprendimento e il loro spirito di iniziativa, nonché a lavorare in team e a sviluppare le skills di comunicazione, fondamentali in qualsiasi ambito e a qualsiasi età!

Cionondimeno, offre loro la possibilità di assumere già familiarità con il machine learning, ambito che farà da padrone agli oggetti del prossimo futuro. Chiunque può suonare, perché Mogees abbatte le barriere del dover studiare approfonditamente musica prima di poter dare spazio alla propria creatività.

Per esempio, grazie alla nostra ultima App: MOOGES MAESTRO, i bambini possono imparare gli inni delle altre nazioni e questo favorisce sia l’aspetto formativo di conoscenza delle altre culture, sia il sentirsi integrati a livello globale.

L’evoluzione di Mogees è stata importante e rapida, quali sono i programmi per il futuro?

Noi siamo partiti nel 2013 e da allora abbiamo ottenuto 3 milioni di sterline di finanziamento in tre round diversi, abbiamo attirato l’attenzione di artisti e dj, oltre che di grandi brand come FIAT e Mazda, che hanno voluto utilizzare la tecnologia di Mogees in diversi spot pubblicitari, permettendoci un lancio sul mercato affiancato a nomi già conosciuti.

Recentemente anche l’inventore di Guitar Hero ci ha preso sotto la sua ala annoverandosi tra i nostri distributori USA.

I nostri progetti per il futuro? Guardano al B2B ed in particolare alla creazione di un chip integrato che permetta a Mogees di funzionare senza bisogno di telefono o computer.

L’idea è quella di creare uno strumento altamente tecnologico, ma dalle forme piccolissime, che permetta a tutte le aziende di inserire il nostro micro-Mogees all’interno dei loro prodotti e permettere quindi un’interazione più attiva tra l’utente e l’oggetto.

Abbiamo già avuto qualche offerta, ma non vogliamo sbilanciarci 🙂

Google AdSense Native Ads

Google introduce i Native Ads su AdSense

In un post sul blog ufficiale, Google ha appena annunciato l’introduzione dei Native Ads per AdSense.

Si tratta di una suite di formati di annunci progettati per adattarsi all’aspetto del sito che li ospita, fornendo così una migliore esperienza utente ai lettori e massimizzando il potenziale di interazione con l’annuncio stesso.

La caratteristica principale del native advertising, infatti, è proprio quella di inserirsi in modo naturale nel contesto, senza creare disturbo al lettore e quindi garantendosi una maggiore possibilità di interazione con l’annuncio stesso.

Google AdSense Native Ads

In-feed, In-article e Matched: ecco i nuovi formati di Native Ads di AdSense

I Native Ads di AdSense sono disponibili in tre categorie:

  • In-feed
  • In-article
  • Matched (disponibili solo per alcuni editori)

I tre tipi di annunci possono essere utilizzati contemporaneamente o singolarmente e sono progettati per offrire questi vantaggi:

  1. una migliore esperienza utente, adattandosi naturalmente al sito e utilizzando elementi pubblicitari di alta qualità, come immagini ad alta risoluzione, titoli e descrizioni più lunghe, per offrire un’esperienza più attraente per i visitatori;
  2. un bel design su tutti i dispositivi e gli schermi: gli annunci sono costruiti per sembrare perfetti su dispositivi mobili, desktop e tablet;
  3. facilità di utilizzo con strumenti di editing facile da usare che aiutano a rendere gli annunci ottimizzati per ogni diverso sito.

Disponibili per tutti gli editori, gli annunci In-feed sono altamente personalizzabili, e possono essere inseriti in feed come liste degli ultimi articoli, elenchi di prodotti, e così via, per abbinare al meglio l’aspetto del contenuto al feed e offrire nuovi luoghi in cui mostrare gli annunci.

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Gli annunci In-article sono ottimizzati da Google per aiutare a inserire annunci perfetti tra i paragrafi delle pagine del sito. Anche questa tipologia di ads utilizza elementi pubblicitari di alta qualità e offre un’ottima esperienza di lettura ai visitatori.

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I Matched Ads sono disponibili solo per gli editori che soddisfano i criteri di ammissibilità: il contenuto corrispondente (Matched) è uno strumento di raccomandazione per i contenuti che aiuta a promuovere i contenuti del sito ai visitatori per aumentare i ricavi, le visualizzazioni di pagina e il tempo trascorso sul sito.

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Per attivare i Native Ads di AdSense è sufficiente:

  • accedere al proprio account AdSense
  • fare clic su “I miei annunci” nel menu di sinistra
  • cliccare su “Aggiungi nuova unità pubblicitaria”
  • selezionare la categoria di annunci: In-article, In-feed o Matched

E tu cosa nei pensi dei nuovi formati di annuncio nativi di AdSense? Sei pronto a testarli?

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

I geofiltri, quei deliziosi adesivi che Snapchat permette di applicare sopra le foto per mostrare dove siamo o cosa stiamo facendo, rientrano ormai tra le pratiche d’uso comune. Tutti, o perlomeno la maggior parte di quelli che utilizzano Snapchat, sono alla perenne ricerca dell’”etichetta” giusta, quella più ricercata e più difficile da raggiungere.

In assoluto, ecco la top list dei 7 geofiltri impossibili di Snapchat.

1. Jozani Forest, Zanzibar, Tanzania

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

Questo particolare geofiltro è davvero impossibile da raggiungere: compare nell’unico parco nazionale di Zanzibar, su un’isola fuori dalla costa della Tanzania in Africa, che ospita la cosiddetta Red Colobus Monkey, una specie che esiste solo lì.

2. Dolgoch Falls, Galles, Regno Unito

Queste tre cascate situate nello Snowdonia National Park in Galles, raggiungibili sono a piedi attraverso uno dei pochi sentieri disponibili, furono utilizzate dal Led Zeppelin nel loro video “No Quarter”.

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

3. Glacier National Park, Montana, Stati Uniti

Il panorama di questo parco nazionale è dominato da enormi montagne, createsi da enormi ghiacciai durante l’ultima grande era glaciale.

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

4. Gruta Rei Do Mato, Belo Horizonte, Brasile

Questa caverna è situata vicino alla città di Sete Lagoas in Brasile. Il suo nome, tradotto dal portoghese, significa “caverna del re della foresta”.

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

5. Kokino, Macedonia

Questo sito archeologico dell’età del bronzo che sembra uscito dalla popolare serie tv Game of Thrones, è situato a circa 18 miglia da Kumanovo in Macedonia, a circa 1010/1030 metri sopra il livello del mare.

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

6. Presidente Figureido, Brasile

Se vi trovate a fare trekking nelle foreste, tra i fiumi, le caverne e le cascate di Presidente Figureido in Brasile, ricordatevi di utilizzare questo geofiltro.

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

7. Sigiriya, Sri Lanka

Questa enorme colonna di roccia alta oltre 660 piedi è situata vicino alla ricca di Dambulla in Sri Lanka.

Geofiltri di Snapchat: ecco i più difficili da raggiungere

E voi, quali sono i geofiltri di cui andate più orgogliosi?

gestione social degli eventi

4 semplici passi per la gestione social degli eventi

L’ascesa dei trending topic su piattaforme come Twitter ha reso i social media uno spazio virtuale utilizzatissimo dagli utenti che vogliono condividere in tempo reale la propria esperienza durante i grandi eventi.

Dai programmi TV alle partite di calcio, gli hashtag legati agli eventi sono da anni presenti nelle classifiche dei più twittati: la natura stessa dei social media favorisce la condivisione di un’esperienza collettiva attraverso un hashtag.

Proprio per questo motivo, brand e creatori di contenuti hanno davanti a sé un’opportunità enorme in queste occasioni: accogliere milioni di profili social e veicolare le più diverse campagne di real-time marketing durante gli eventi.

Come farlo? Ecco i quattro passi fondamentali per una efficace gestione social degli eventi, consigliati soprattutto per ottimizzare la content strategy e potenziare l’engagement dei partecipanti.

gestione social degli eventi

Credits: Depositphotos #7447538

1. Ideare una content strategy ad hoc

Delineare una social media strategy a livello aziendale non basta quando si parla di eventi.

Ogni evento, infatti, è diverso dall’altro, ecco perché bisogna ideare una strategia di contenuto personalizzata per entrare in maniera efficace nel flusso di comunicazione insieme a tutti gli utenti partecipanti.

Ad esempio, si potrebbero preparare contenuti innovativi e interessanti per chi sta parlando dell’evento sui social media.

Tra i tool offerti da Datalytics, ad esempio, potresti proporre un’infografica real-time con i principali dati social di un evento, con l’inclusione di classifiche come quelle dei relatori più commentati o degli utenti più attivi.

Il contenuto, in questo modo, sarà:

  • innovativo
  • coinvolgente
  • personalizzato

Potresti inoltre decidere di brandizzare i contenuti e magari associarli a un contest per premiare tutti coloro che vi interagiranno. Un modo davvero interessante per creare engagement.

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2. Analizzare in tempo reale il flusso dei contenuti

Creare una Social Room per i grandi eventi è il passo successivo per assicurarsi che tutto sia sotto controllo e per monitorare in tempo reale quello che accade sui vari social.

La possibilità che vengano condivisi contenuti non adatti a certi tipi di pubblico o l’esplosione improvvisa di critiche, può sempre portare a difficoltà operative e danni reputazionali per chi organizza un evento o lo gestisce.

Ecco perché è davvero essenziale dotarsi di tool che seguano in automatico tutto il flusso dei commenti, e che segnalino tempestivamente eventuali crisi.

3. Coinvolgere i partecipanti con i social media

Realizzare un Social Wall dinamico o un’attività di gamification basata sull’attività social legata alla condivisione di un hashtag rappresenta un’opportunità unica per gli eventi che vogliono aumentare l’engagement dei partecipanti.

Offrire un’esperienza interattiva e immersiva è strategicamente utile per dare agli stessi partecipanti la possibilità di vivere l’evento in prima persona.

Ti assicurerai un ritorno in termini di

  • awareness
  • interazioni sui canali social

La possibilità offerta ai brand di moderare i contenuti che vengono visualizzati su Social Wall o le campagne di gamification garantisce lo svolgimento dell’attività stessa in tutta sicurezza.

gestione social degli eventi

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4. Raccogliere differenti skill in un Social Team

Uno o due social media manager che coprono l’attività di live tweeting di un evento e dunque l’intera fase di comunicazione non sono sufficienti per ottenere risultati apprezzabili.

Diventa essenziale, invece, raccogliere nella Social Room diverse skill in grado di operare ed intervenire in tempo reale. Dalla grafica web alla moderazione dei contenuti, dall’esperto di contenuti al responsabile marketing, gli eventi devono essere coperti con un affiatato team di lavoro per coprire tutti gli aspetti legati ad un evento.

Ancora una volta, non lasciare nulla al caso e ricordati che un evento di successo si basa su progettazione, strumenti adeguati e un team completo di professionalità differenti.

Sei pronto a organizzate il tuo evento e a gestirlo sui social? Raccontaci la tua esperienza sulla nostra pagina Facebook!

Week In Social: gli aggiornamenti essenziali per un vero social media manager

Ci sono poche certezze nella vita e tra queste possiamo annoverare che il caldo non spaventa di certo il mondo dei social. Se Facebook lavora ogni giorno per rendere questo mondo migliore e Trump ne twitta una delle sue, allora vuol dire che il mondo gira sempre nel solito verso (giusto?). E quindi dov’è la novità? Proprio qui, nella rubrica Week in Social che vi aggiorna su tutto, ma proprio tutto quello che di social dovete sapere.

Facebook

Lo sappiamo tutti: Facebook non si ferma mai. Ma cosa accadrebbe se si dovesse fermare per una mancata connessione? Noi sappiamo la risposta: nulla! Sì, la funzione disponibile solo negli Stati Uniti è finalmente giunta in Italia. Facciamo una prova in simultanea: prendete il vostro tablet o il vostro smatphobne.

Cliccate sul menù in alto a destra, cosa notate? Esatto, ancora nulla!

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Cliccate su Mostra Tutto del Menù App, si aprirà la seguente schermata:

ninja_marketingh_weekinsocial_due

Tra le varie opzioni del menù, troverete anche voi la voce ‘Trova Wi-Fi” che elencherà (o mapperà, dipende) negozi commerciali e non che offrono un punto wi-fi (gratis o a pagamento, chi può dirlo). Una funzione che Facebook sta mantenendo per lo più nascosta: in attesa di miglioramento o semplice scelta strategica?

E a proposito di Facebook, con il nuovo aggiornamento, i possessori di smartphone con sistema operativo Android avranno sicuramente notato un restyling grafico. Grande rivoluzione nel menù delle impostazioni che sarà visibile ‘in formato griglia’. Non vi diciamo più nulla: esplorare per credere!

Twitter

Voci indiscrete affermano che ben presto arriverà una tab proprio vicino al menù dei tweet. Di cosa stiamo parlando? Facciamo un passo indietro: da quando si parla di fake news e della loro pericolosità sociale il mondo -social- sta cambiando. Allora Twitter sta valutando seriamente di contrastare la diffusione di fake news cercando di limitare la disinformazione che si crea nei social network.

twitter analytics

Ancora non si sa con certezza quando questa tab (che sarà posta accanto ad ogni tweet per verificarne il contenuto) sarà immessa nella piattaforma. Forse presto, forse mai. Non sarà anche questa una fake news della compagnia?

Ancora da Twitter, un’altra novità circa la possibilità di ridurre le animazioni presenti nell’app per ricevere meno notifiche, tutelando privacy e batteria. Attualmente, però questa possibilità è concessa solo ad Android.

Snapchat

Sul social dei gggiovani, per i gggiovani, abbiamo due cose da dirvi: geofiltri personalizzati, yes we can! Finalmente dalla stessa piattaforma, senza dover usare altro, accedendo alle Impostazioni e cliccando su On-Demand Geofilters potrete usare subito il tema del filtro, stickers e fare quellochepiùvipareepiace.

snapchat real life1

In aggiunta, sappiate che Snapchat si sta sdoganando dall’idea di piattaforma frivola e fugace. Non a caso infatti vogliamo parlarvi del caso McDonald’s (sì, quel McDonald’s) e della Snaplication, cioè della candidatura per l’assunzione da McD tramite la piattaforma.

Per farla breve, il noto brand ha sviluppato un filtro con un’uniforme da fast food che ha permesso ad ogni potenziale candidato di registrare un video sulla piattaforma di Snapchat. Il tutto al fine di candidarsi davvero per le assunzioni all’interno di McDonald’s. Non ci è ancora chiaro chi sia stato poi effettivamente assunto, ma troviamo la strategia simpatica, originale, interessante.

Instagram e Google

Ultimi aggiornamenti fugaci ma che non potrete fare a meno di sapere: Nike sta sperimentando un eCommerce alternativo che andrà ben oltre il tasto “Acquista” già presente sul profilo di una nota piattaforma. Sì, ve lo diciamo subito, senza tenervi sulle spine: Nike punta alla vendita diretta sul proprio canale di Instagram. Come andrà finire, ai social l’ardua sentenza.

E al proposito di questa notizia, Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy, ci dice:

“Gli scenari che si possono aprire sono sicuramente molto interessanti. Spesso ci si interroga sulla reale efficacia di alcune attività di comunicazione sui social e questi nuovi esperimenti permettono di fare sempre maggiori passi avanti per mettere in correlazione l’investimento con il suo ritorno. I social, ed in particolare Facebook ed Instagram, hanno ad oggi alcuni dei più dettagliati criteri di profilazione del target e la possibilità di convertirlo in maniera ancora più immediata potrà avere un forte impatto sul ROI delle attività. In sintesi permettono di parlare al target più interessato, nel territorio a lui più familiare, con gli strumenti di conversione più avanzati e allo stesso tempo con una modalità molto semplice per l’utente. Complimenti!

Google, invece, nel corso della sua conferenza Google I/O di maggio ha puntato alla rapida e facile condivisione di foto in Google Foto. Ora infatti, con la voce/scheda “Condivisi” si potranno condividere e cercare foto per contenuti e tramite parole chiave. Fantastico, vero?

Quante cose belle in un solo web! 

4 modi per rendere il tuo sito meno noioso

Un sito web è qualcosa di troppo importante per te e la tua azienda per essere trascurato. È il tuo tempio sacro, il tuo “immobile digitale” più prezioso e potrebbe diventare la tua fortuna!

Dunque, il fatto che tu abbia creato un bel sito web non significa che il tuo lavoro sia concluso: devi continuare ad innovarlo e ad aggiornarlo per mantenere il tuo pubblico interessato.

Ma aggiornare un sito web non vuol dire solo riempirlo di contenuti e neanche, al contrario, lasciarlo privo d’identità. Il peggior errore che tu possa commettere è quello di renderlo talmente noioso da mettere in fuga gli utenti, i tuoi potenziali clienti.

noiaEcco alcuni modi per far sì che questo non accada.

Evita il “404 error page not found”

Il 99% delle aziende – compresa Apple che in questo caso abbandona la filosofia “think different”– utilizza lo stesso formato per queste pagine, quindi ti sarà capitato sicuramente, almeno una volta – o un milione – d’imbatterti in questa scritta. Cosa c’è di più noioso e destabilizzante per un sito web?

apple sito web

D’altra parte, guarda dove invece è arrivata Amazon.

amazon sito web

Ogni volta che ti si aprirà la pagina di errore, su Amazon, ti apparirà un cagnolino che sarà pronto ad aiutare l’azienda come può.

Un’idea semplice ma che attira immediatamente l’attenzione dell’utente. Ciò che, in un’altra occasione, ti avrebbe fatto esclamare “che noia!” si rivela un incidente positivo: indirizza, comunque, i visitatori al brand e umanizza l’esperienza online.

Niente interrogatorio

Le compilazioni dei forms sono sempre troppo colme di domande e punti interrogativi dovunque.

Se vuoi che qualcuno ti dia tutte quelle informazioni sul proprio conto, il minimo che tu possa fare per lui è cercare di spezzare un po’ il ciclo infinito delle domande.

domande sito web

Inventa il tuo modo di far sorridere i clienti anche mentre ti stanno fornendo i dati della carta di credito.

Ringrazia gli utenti e fallo bene

Se i tuoi clienti stanno per cliccare “conferma” e terminare quindi il processo dell’application form, dovresti essere contento: qualcosa di buono sta accadendo al tuo business.

Ora, prendi un po’ della tua gratitudine e usala per costruire una pagina di conferma originale, accattivante e coinvolgente. Dunque, ringrazia i tuoi clienti, con il cuore. Ma va bene anche solo con ironia. 

Per esempio, potresti aggiungere una foto del tuo team col pollice all’insù o l’immagine di un maialino che indossa un paio di occhiali da sole e dice “grazie” o qualsiasi altra immagine!

dog sito web

Insomma, fa ciò che vuoi ma sii creativo. Impegnati per i tuoi clienti e loro te ne saranno grati. 

Monitora attentamente le tue pagine

In particolare, è necessario prestare attenzione alla frequenza di “rimbalzo” degli utenti su tutte le pagine del tuo sito. Se stai registrando poche visite o un alto tasso di abbandono di una determinata pagina allora sarà il caso di apportare alcune modifiche.

Ricorda che le persone visitano la tua homepage molto di più rispetto ad altre pagine e spesso è proprio lì che riuscirai a convertire davvero un utente in un vero e proprio cliente. Parallelamente alle prestazioni generali del tuo sito, monitora quelle specifiche di ogni pagina web che ne fa parte.

monitoraggio sito web

Ecco, seguendo questi quattro consigli dovresti riuscire a rendere il tuo sito web più eccitante. Cosa stai aspettando? Provaci e tienici aggiornati, raccontandoci la tua esperienza sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!