Fake News: il virus che nasce e spesso muore sul web

Oggi ti racconto una storia. Come ogni mattina, inizio la giornata scorrendo la feed news di Facebook e un post tra tutti cattura la mia attenzione, il lancio è davvero allarmante. Vergognoso! L’insalata finta che ci fanno mangiare!

VERGOGNOSO! L'INSALATA FINTA CHE CI FANNO MANGIARE!

Gepostet von Video Video am Sonntag, 15. Januar 2017

Uno dei miei amici ha condiviso il video che incastrerebbe le terribili ‘lobby delle insalate’, produttori che per fare più soldi arriverebbero a intossicarci. Nella clip si vede una persona che con un mestolo versa in un contenitore, colmo di acqua, uno strano materiale (apparentemente cera), lo modella fino a ricavarne un ciuffo di lattuga iceberg. Mi fermo un istante, colpita dal video-denuncia, perché come molti anche io mangio spesso quel tipo di insalata, hanno fregato anche me, ho ingerito plastica e non me ne sono mai accorta?

Incuriosita vado a fondo, c’è qualcosa che non mi torna.

La verifica della fonte

La mia amica di Facebook che ha condiviso il video è una persona molto colta, una vera professionista. Insomma, non certo ‘lo scemo del villaggio’, anzi: nel suo campo per me è lei stessa fonte di informazioni, quindi “se ha condiviso il video vuol dire che è vero”, penso tra me e me. Ma cerco di capire di più.

Cliccando sulla fan page che ha diffuso la notizia noto che il video ha avuto 8,9 milioni di visualizzazioni e più di 167 mila condivisioni. Il post, inoltre, è molto commentato e mi basta leggere il pensiero di qualche fan per scoprire l’arcano: la lattuga è un modello per esposizione, nessuno se l’è mai mangiata. In pratica, in Giappone è tipico esporre nelle vetrine dei ristoranti cibo finto fatto di plastica per attirare l’attenzione dei clienti, convincerli a consumare.

Si tratta di una vera e propria arte, la Sampuru art, e i modelli sono realizzati in cloruro di vinile. Insomma, non esiste la notizia ed è sempre la stessa storia: anche la persona più colta davanti a un video virale diventa ‘utonto’ o secondo Mentana definizione ‘webete’!

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Come me, anche il mio amico e gli altri 167 mila che hanno condiviso il post potevano leggere i commenti, in pochi secondi avrebbero capito che si trattava di una notizia falsa, di una bufala. Ma sul web domina la sconvolgente smania dello share, non si ha tempo per verificare né per andare a fondo. Per non parlare poi del fatto che sarebbe bastato scorrere la home della pagina Facebook che ha condiviso il video virale per accorgersi che non è forse una fonte tanto attendibile, le notizie condivise non sono poi così tanto notizie, il tono usato è spesso ingiustificatamente sensazionalistico e soprattutto a dominare ovunque è il click baiting: lanci che hanno come semplice scopo attirare click sul post ma che certo non svelano arcane verità!

L’incrocio delle fonti

Da giornalista sono convinta che chi lavora nella comunicazione ha un compito preciso: fare da gatekepper cioè aprire e chiudere i cancelli dell’informazione, selezionare le notizie in base alla regola cardine della veridicità. Una notizia può essere diffusa solo se è stata verificata e risulta vera. Ma non possiamo però nasconderci davanti alla realtà dei fatti: con l’avvento del web e dei social media la mediazione giornalista è quasi crollata. Oggi tutti hanno la possibilità di diffondere informazioni, non solo i professionisti e gli esperti della comunicazione, ma anche ‘lo scemo del villaggio’.

La questione genera problemi come le fake news che possono essere risolti proprio grazie alla potenza del web che se da un lato è creatrice dall’altro diventa distruttrice: insomma, la pluralità riesce a dare sempre voce alla verità.

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L’esempio lampante è proprio il nostro video Facebook sull’insalata di plastica e la potenza del web si chiama precisamente incrocio delle fonti online. Basta digitare su Google ‘video insalata finta’ per avere in pochi secondi il responso: decine di articoli che raccontano come la notizia sia una bufala. Laddove la viralità di un video genera una fake news il web scatena la sua forza per far venir fuori la verità.

Distruggere la bolla informativa

Nell’epoca in cui tutti possono essere fonte di informazioni, l’utente web prima di condividere un post o di fare un’affermazione pubblica online deve verificare lui stesso la notizia. Solo così il fenomeno della bolla informativa che vede le persone confrontarsi unicamente con chi la pensa come loro può essere distrutto. E se tutto ciò non avviene, prendetevela non solo con chi ha messo in giro la notizia ma anche con chi ha fatto l’utonto!

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Fashion e digital: i brand aumentano gli investimenti nell’online

Il settore del fashion, quello che secondo il The Wall Street Journal era considerato l’ultimo baluardo della pubblicità su carta stampata, sta progressivamente virando i suoi investimenti nell’advertising online.

Magazine e giornali del mondo della moda stanno difatti cedendo il posto alle campagne che viaggiano sui social media e più in generale sul web.

Sono le grandi case come Gucci e Louis Vuitton a guidare questa nuova tendenza trainando l’intero settore del fashion, che complessivamente ha incrementato la spesa in online advertising del 63% rispetto al 2013. Nello stesso periodo, gli investimenti sui media cartacei sono diminuiti del 8%.

Il digital è fashion

Pare che il digitale vada proprio di moda tra gli addetti ai lavori. François-Henri Pinault, Amministratore Delegato del gruppo del lusso Kering Co., ha dichiarato: “Se dovessimo lanciare un brand oggi, tutta la comunicazione per iniziare sarebbe online”.

Pinault ha poi confermato il trend affermando che oggi la quota di budget destinato alla comunicazione digitale rappresenta il 40% rispetto al 20% di 18 mesi fa.

Va sottolineato che la relazione tra questi due mondi si è intensificata solo in questi ultimi anni; le aziende del fashion infatti hanno dovuto attendere il momento in cui la qualità dei contenuti digitali diventasse “all’altezza” del posizionamento dei loro brand offline.

Piattaforme web e social media oggi offrono la possibilità di creare grafiche ed inserzioni accattivanti, in grado di soddisfare le aspettative anche di un pubblico esigente come quello dell’alta moda.

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Un nuovo approccio al marketing

Ciò che sta accadendo è frutto di un approccio al marketing di tipo olistico dove la multicanalità risulta esserne una componente fondamentale. Gli sviluppi possono essere molteplici: orientandosi verso i canali online rispetto alla stampa tradizionale, le marche del fashion hanno deciso di relazionarsi in maniera sempre più diretta con il proprio pubblico.

In quest’ottica ci si concentra su nuovi paradigmi, nel libro “Fashion Branding 3.0″ Giuseppe Iacobelli parla di brand experience e di co-branding, approcci che prevedono il coinvolgimento degli utenti nello sviluppo del brand, mediante l’attivazione di più punti di contatto (touch points). Si arriva infine agli ormai noti influencer, alcuni dei quali in grado di prendere il posto dei magazine nella percezione dei consumatori.

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La fine della carta?

Sebbene il comparto delle riviste abbia incassato il colpo, non si può parlare di morte del formato cartaceo. La stampa continuerà ad essere un elemento chiave del communication mix soprattutto in un settore come quello del fashion, in cui alcuni magazine sono delle vere e proprie istituzioni e restano dei punti di riferimento per l’individuazione di stili e tendenze.

Come fare Brand Awareness attraverso la condivisione di contenuti

Lavorare nel digitale significa soprattutto lavorare con il digitale. Questa affermazione, che potrebbe sembrare scontata a prima vista, racchiude invece una grande necessità per imprese e organizzazioni, che proprio a causa dell’intensificarsi degli scambi di informazioni, dati e contenuti, necessitano sempre di più di poter utilizzare strumenti digitali che siano in grado di rispondere a tutte queste esigenze.

Testi, ma anche foto, sempre più spesso video, contenuti multimediali come le GIF, sono i file che le organizzazioni hanno l’esigenza di scambiare al loro interno, ma anche verso l’esterno. La necessità vera non è più solo quella di trasferire file, ma di condividere i contenuti in modo realmente interattivo con il team, con i partner e con i clienti.

Come trasformare, quindi, un ambiente di semplice condivisione dei dati, uno strumento necessario e utile, in un modo per mettere in luce il proprio brand, rendendo la comunicazione ancora più visibile a clienti, partner e dipendenti, anche durante le classiche operazioni di scambio file?

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Condividere contenuti diventa un’occasione per promuovere il tuo brand

Smash, la nuova piattaforma di condivisione di contenuti, ha preso in considerazione proprio queste opportunità per imprese e aziende, ma anche per creativi e freelance, per dare vita ad un nuovo servizio, grazie al quale, ad esempio, non sarà più necessario creare un account per ogni utente o limitare la dimensione e la quantità dei file inviati.

Se il digitale offre nuove grandi occasioni, la condivisione dei contenuti è uno degli ambiti di più grande attualità oggi.

Cambiare prospettiva quando si inviano e si ricevono file di diversi formati, vuol dire rendere questa esperienza un momento significativo della nostra quotidianità professionale, sostituendo il classico trasferimento di file con un servizio innovativo e potente.

Abbiamo provato per te Smash, grazie alle vantaggiose offerte, basate non su entrate pubblicitarie e sull’inserimento di contenuti promozionali all’interno dei messaggi, ma sull’acquisto di crediti pay-as-you-go. Un sistema trasparente e senza limiti di tempo per i crediti acquistati.

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Come funziona Smash

Dopo aver personalizzato la tua area utente, grazie alla possibilità di inserire il tuo logo in tutte le comunicazioni, potrai facilmente iniziare a condividere contenuti. Tutto sarà organizzato a seconda del formato che vuoi inviare e ogni messaggio sarà perfettamente in linea col tuo marchio.

Il sistema di caricamento e invio è semplice come quello di qualsiasi altro servizio di trasferimento dati:

  • scegli il/i file da condividere
  • inserisci il tuo indirizzo e quello del destinatario
  • compili l’oggetto e il messaggio
  • invii

Ciò che cambia davvero è l’esperienza utente del destinatario. Un marchio subito riconoscibile – il tuo – e un messaggio privo di fastidiose inserzioni pubblicitarie esterne.

L’utente potrà visualizzare e scaricare il file attraverso un’area dedicata, in modo semplice e veloce.

Oggi è anche possibile creare campagne pubblicitarie e promozionali, che i tuoi clienti o i tuoi partner visualizzeranno durante il download o il caricamento dei file: un’immagine, un contenuto, un video o un carosello di foto, accompagnato da un messaggio e da un pulsante per la call-to-action accompagnerà l’operazione.

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I vantaggi di Smash

Gli strumenti digitali per il trasferimento dati sono il pane quotidiano non solo di aziende e grandi organizzazioni pubbliche, che hanno necessità di condividere grandi quantità di dati e di file all’interno per le normali attività di gestione e sviluppo, e all’esterno soprattutto per esigenze comunicative, ma anche per freelance e creativi, che sempre più spesso hanno bisogno di inviare in modo semplice e immediato file in vari formati ai propri clienti.

Il tradizionale tool per il trasferimento di contenuti oggi può offrire un plus davvero imperdibile, trasformandosi in un ambiente personalizzato che segue la linea comunicativa del brand. Grazie all’opportunità di personalizzazione offerta da Smash, oggi puoi trasformare ogni condivisione di contenuti in un’occasione di comunicare il tuo marchio.

In più, puoi aggiungere facilmente nuovi utenti alla tua azienda, senza necessità di registrare nuovi account: ti basta salvare nel tuo account gli indirizzi email dei tuoi collaboratori o dei tuoi partner.

>>> Registrati gratuitamente e inizia a comunicare in un modo nuovo con i tuoi clienti e i tuoi partner!

Glossario User Experience

Glossario della User Experience, dalla A alla UX

Negli ultimi anni l’attenzione verso la User Experience (UX) è letteralmente esplosa, e con essa anche l’uso di una serie di termini più o meno incomprensibili che farebbero invidia ad Azzeccagarbugli.

Così abbiamo preparato per te un mini bigino su alcuni dei termini più comuni nel settore, che prima o dopo potresti incontrare sul tuo cammino ?

Glossario della User Experience, dalla A alla Z

A/B Testing (anche noto come split testing): un esperimento in cui due versioni del tuo prodotto vengono sottoposte ad un gruppo di user per scoprire quale preferiscono.

Adaptive web design: approccio al web design che si prefigge di creare siti con esperienze di visualizzazione e interazione perfette da svariati device.

Agile: metodologia di sviluppo che prevede iterazioni e feedback continui per rifinire un sistema software.

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Card sorting: tecnica in cui gli utenti creano una gerarchia di contenuti che formano la base dell’architettura informativa (o menù di navigazione).

Collaborative design: modo di lavorare che facilita la collaborazione tra user, stakeholder e altri membri del progetto, nello sviluppo di un software o prodotto.

Experience Map (anche chiamata user journey map): rappresentazione visiva e olistica delle interazioni che gli utenti hanno con la tua organizzazione.

User experience map

Ergonomia: disciplina scientifica che si occupa dei problemi relativi alle interazioni tra persone e sistemi esterni, per ottimizzare benessere delle persone e performance del sistema.

Human Computer Interaction (HCI): include lo studio, la pianificazione e il design dell’interazione tra persone (users) e computer.

Information architecture (IA): la struttura informativa di una piattaforma.

Iterative design: procedimento ciclico che prevede prototipazione, test, analisi e affinamento di un prodotto (o processo) con lo scopo di migliorarne qualità e funzionalità.

LEGGI ANCHE: User Experience Design: le regole da seguire per i tuoi progetti digitali

Lean UX: si basa sull’assunto che le tradizionali tecniche di UX  non possono essere integrate in un sistema agile e rapido di sviluppo. La lean UX si propone di raggiungere un’ottima user experience, ma lo fa in modo diverso rispetto alle tecniche tradizionali di UX, per ottenere feedback il prima possibile e prendere decisioni velocemente. In particolar modo pone meno enfasi sul prodotto finale e maggiore enfasi sull’esperienza.

MVP (Minimum Viable Product): da non confondere con il Prototipo, questa versione del prodotto contiene il numero minore possibile di features (o solo alcune). Solitamente si ricorre al MVP per testare delle ipotesi senza bisogno di sviluppare l’intero progetto nella sua interezza.

Personas: identità fittizia che riflette una tipologia di utenti per i quali si sta progettando.

Prototipo: la versione a fedeltà medio-alta di app o prodotto. Spesso include elementi grafici e una prima bozza di interattività, quindi può essere utilizzato per condurre test di usabilità.

Prototype

Scrum: il più noto framework Agile, solitamente adottato per completare progetti complessi. Si tratta di un processo iterativo che pone al centro lo sprint.

Sprint: unità di misura temporale di lunghezza variabile (in genere da 2 a 4 settimane) durante la quale viene creato un avanzamento del lavoro effettivo.

UI Elements : oggetti virtuali che servono per costruire un’interfaccia: bottoni, campi di ricerca, menu, ecc.

UX Assets: i materiali che servono per creare la tua app o progetto. Sono UX assets le immagini, i testi, UI elements, grafici, file audio, database, ecc.

Usabilità: la facilità con cui un sito o una app vengono utilizzati. Attenzione: l’usabilità non è una proprietà intrinseca e oggettiva del sito web – ma piuttosto caratterizza la semplicità dell’interazione fra uno specifico utente e il sito stesso.

User-centred design (UCD): processo di progettazione di un software o un sito basato sul punto di vista e sulle esigenze degli utenti. In questo caso gli users vengono coinvolti direttamente nelle diverse fasi del processo attraverso una moltitudine di strumenti, tra i quali i test di usabilità, le interviste, il card sorting.

User research: insieme di tecniche di osservazione, analisi e feedback utilizzate per comprendere comportamenti, bisogni e motivazioni degli user.

Wireframe: lo scheletro della tua app o prodotto. Si tratta di una rappresentazione statica senza immagini, contenuto o elementi interattivi e indica a grandi linee dove ciascun asset sarà posizionato sullo schermo. Si utilizza perché rende più snello organizzare e riorganizzare più volte i diversi elementi senza perdere troppo tempo.

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Conclusioni

Questi sono solo alcuni dei termini che chiunque lavori nel mondo del digital e dell’innovazione dovrebbe aggiungere al proprio vocabolario. Dai termini più banali a quelli più tecnici, abbiamo cercato di dare un’idea complessiva della specificità di questa disciplina.

E siamo sicuri che con queste nuove informazioni alla prossima riunione farai un figurone!

Se ti va di aiutarci ad arricchire questo glossario scrivici sulla nostra pagina Facebook.

Tic Tac, Der Tagesspiegel e Gráfica JB: i migliori annunci stampa della settimana

Una settimana davvero ricca per l’advertising quella che è appena terminata, anche grazie alle emozioni che ci hanno regalato i Cannes Lions 2017.

Ma non potevamo perderci il nostro classico appuntamento con gli annunci stampa più creativi dal mondo, per cominciare alla grande anche questa settimana.

Ecco, quindi, tutte le campagne per trovare la giusta ispirazione.

Tic Tac – Feel like a millionaire. Well a Tic Tac millionaire

Una coloratissima campagna per Tic Tac in Argentina, basata sulle scene dalla vita dei più giovani. Davvero hanno sempre ragione, o i loro amici li trovano divertenti, o invece tutti sono solo interessati alle loro Tic Tac?

Domande esistenziali, profonde come quelle che solo un adolescente sa porsi, ma che mettono in luce subito quanto possa essere irresistibile una Tic Tac.

Il punto forte dell’annuncio stampa è tutto nella resa grafica, che cattura con la psichedelia dei suoi colori.

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Advertising Agency: La Comunidad, USA
Executive Creative Directors: Ramiro Raposo, Fernando Sosa
Creative Directors: Rodrigo Greco, Mariano Gamba
Creatives: Carlos Quesquén Cortez, Daniel Pérez Galeano
Group Account Director: Sebastián Díaz
Account Director: Solange Blanco
Account Executive: Catalina Gay
Director of Production: Ramiro Capisto
Production Assistant: Sebastián García
Ilustrator: Andrés Yeah

Der Tagesspiegel – Trump, Soccer and Refugees

La campagna del famoso quotidiano tedesco punta sull’importanza delle domande a cui ogni giorno dà risposta dalle sue pagine, ma amplificando il messaggio attraverso la sovrapposizione delle pagine del giornale.

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The migrant crisis. How much do we really have to cope with?

2

Will he bully his way into the White House?

3

Our national team. Are they really invincible?

Advertising Agency: Scholz & Friends, Berlin, Germany
Chief Creative Officer: Matthias Spaetgens
Creative Director: Joerg Waschescio
Art Directors: Agnieszka Kalwak, Erika Stuhl
Copywriter: Lena Klockenbring
Photographer: Karsten Wegener

Gráfica JB – There is no margin for mistake

Nella grafica a stampa non c’è spazio per gli errori, anzi, meglio, non c’è margine di errore.

Ce lo ricorda Gráfica JB con questo annuncio stampa, tutto giocato sull’aspetto tecnico di un file da stampa.

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Advertising Agency: Gnc Publicidade, Paraíba, Brasil
Creative Director / Copywriter: Fellipe Rocha
Art Director: Nícollas Golzio

Kein & Aber Publisher – #TrumpingForLove

Il presidente degli Stati Uniti svela la sua strategia per trovare l’amore e lo fa con un piano che aiuterà il mondo intero ad amarlo, finalmente. Tutto ciò che dovrà fare sarà prendere le decisioni giuste a livello globale, mentre il mondo si divide. Insomma, semplice, vero?

Per fortuna The Decision Book: 50 Models for Strategic Thinking di Kein&Aber Publishing, fornirà a Trump i giusti suggerimenti per mantenere il sangue freddo nelle situazioni più intricate.

L’annuncio punta tutto a dimostrare l’utilità di questo libro (600.000 copie vendute dopo un precedente annuncio di grande successo), nel prendere le decisioni migliori.

Trump for Love

Advertising Agency: Walker, Zurich, Switzerland
Creative Director: Pius Walker
Art Director: Stefanie Huber
Copywriters: Dan Pieracci, Catherine Elf
Illustrator: Delia Guerriero

LEGGI ANCHE: Vodafone, Gentlemen e Citroën: i migliori annunci stampa della settimana

Buyer Personas & Digital Marketing

Buyer Personas & Digital Marketing: segui la Free Masterclass

Fan, follower, lettori, iscritti. Sono loro il valore strategico aggiunto per chi è capace di porli al centro delle proprie strategie di engagement e conversione nel Digital Marketing.

Il concetto di Buyer Persona ha assunto oggi una rilevanza fondamentale. Per questo è importante capire appieno cosa si intenda con questa espressione e in che modo vadano costruite le nostre Buyer Personas: un profilo sociodemografico dettagliato che include le abitudini di consumo ed i touchpoint, online e offline, per rappresentare al meglio le diverse tipologie di clienti.

Come progettare, quindi, delle esperienze digitali modellate sul nostro target? E quali sono gli influencer più adatti al nostro mercato? Come integrare la customer journey, cioè il percorso del consumatore, con una strategia mobile? E infine, come strutturare un piano editoriale efficace basandoci sulle buyer personas che abbiamo individuato?

Lo scopriremo durante la Free Masterclass “Buyer Personas & Digital Marketing – Strumenti e tecniche per coinvolgere i consumatori online” di mercoledì 12 Luglio. Si parlerà dal concetto di Buyer Persona per arrivare alle principali metriche ed all’utilizzo strategico di componenti multimediali. Tutto questo grazie alla presenza di esperti del settore come Jacopo Pasquini, Lorenzo Viscanti, Giovanna Montera e Alberto Maestri, docenti del Master in Digital Marketing (formula online + digital factory) che partirà il prossimo 3 Ottobre 2017.

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Mappatura, comunicazione online e strategia: cosa imparerai nella Free Masterclass

La Masterclass online ti insegnerà a:

  • capire la relazione tra mappatura del mercato ed attività di comunicazione online
  • adattare le tue strategie di marketing digitale in base alla tua audiance
  • far evolvere le campagne di Content e Mobile Marketing e di Digital PR

La Free Masterclass è online e gratuita ma iscriviti ora perché i posti sono limitati!

Qualora non ti fosse possibile seguire in diretta il Webinar, nessun problema, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma Ninja Academy. Sarà possibile consultarli online per un periodo di tempo limitato.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
Master Online in Digital Marketing

“BUYER PERSONAS & DIGITAL MARKETING”
con Jacopo Pasquini, Lorenzo Viscanti, Giovanna Montera, Alberto Maestri

Mercoledì 12 luglio dalle 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA.

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Multa record da 2,42 miliardi per Google

Google ha appena ricevuto notifica da parte dell’UE di una multa record, da circa 2,4 miliardi di euro. Il motivo alla base della sanzione sarebbe la violazione delle regole sulla concorrenza attraverso una manipolazione consapevole dei risultati di ricerca, per favorire i propri servizi.

La decisione dell’Unione europea fa seguito ad una indagine durata circa sette anni sugli algoritmi di ricerca dell’azienda statunitense, che si è conclusa con una sentenza di “abuso di posizione dominante” da parte di Google, che avrebbe sistematicamente violato la legge antitrust, favorendo i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti attraverso i risultati di ricerca.

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Google e la Commissione europea: le motivazioni della sanzione

La multa di oggi è la più alta della storia dell’UE e supera perfino quella di 1 miliardo stabilita per Intel nel 2009.

Sotto accusa in particolare Google Shopping, la funzionalità che consente di mettere a confronto i prezzi dei prodotti, che fa parte del motore di ricerca. Secondo l’UE Google avrebbe mostrato agli utenti i risultati di Google Shopping privando di fatto i concorrenti di un confronto dei prezzi e favorendo in questo modo i propri prodotti.

Per la sua posizione dominante in Europa, a Google non sarebbe dovuto essere concesso questo vantaggio.

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La società dovrà quindi cambiare il modo in cui il suo algoritmo di ricerca classifica i siti web, al fine di “rispettare il semplice principio di una parità di trattamento tra i propri prodotti e quelli dei concorrenti”.

Secondo le motivazioni della Commissione, da quando l’abuso di posizione dominante è iniziato, il traffico sul servizio di comparazione di prezzi di Google è cresciuto in modo esponenziale: di 45 volte nel Regno Unito, 35 volte in Germania, 29 in Olanda, 19 volte in Francia e 14 in Italia. Al tempo stesso, il traffico sui servizi dei concorrenti è crollato: fino al 92% in meno in Germania.

Le prove per giungere alla decisione sono state raccolte in un dossier contenente 1,7 miliardi di ricerche, analisi sull’incidenza della visibilità nei risultati, dati finanziari e un’inchiesta sul mercato dei clienti e dei concorrenti.

Google ha, naturalmente, respinto le accuse, spiegando di essere pronta ad esaminare nel dettaglio il dossier della Commissione e di prepararsi per un ricorso.

La società sta già fronteggiando in Europa anche altre due accuse: quelle sul software Android e quella per il servizio di pubblicità online AdSense.

La sanzione richiesta oggi dall’UE rischia di diventare ancora più salata se entro 90 giorni Alphabet non interverrà: la multa infatti potrebbe arrivare fino al 5% del fatturato quotidiano realizzato a livello mondiale da Alphabet, la società madre di Google.

La decisione della Commissione europea di oggi, insomma, mette seriamente a rischio il monopolio di Google in Europa.

Milano Moda Uomo su Instagram: Armani e Versace i brand più coinvolgenti

Secondo l’analisi svolta da Blogmeter, realizzata attraverso l’Instagram Fashion Index, è Armani il brand più coinvolgente delle sfilate di quest’anno, con 1,9 milioni di interazioni, seguito da Versace con 1,2 milioni e da Philipp Plein con 529.000.

Milano Moda Uomo Instagram

Milano Moda Uomo S/S 2018 e le social performance dei brand del Fashion

Si è da poco conclusa questa edizione della Milano Moda Uomo S/S 2018, che ha visto trionfare in passerella lo street style e Blogmeter ha monitorato le social performance dei 32 fashion brand che hanno sfilato secondo il calendario ufficiale di Camera Nazionale della Moda Italiana.

Secondo quanto è emerso dall’indagine, il brand più coinvolgente in assoluto di questa edizione della Fashion Week è stato Armani che ha totalizzato nei quattro giorni dell’evento 1,9 milioni di interazioni con un picco di 851.000 interazioni sabato 17 giugno, giorno della sfilata.

Il fattore di maggior successo della maison è stato il coinvolgimento del cantante canadese Shawn Mendes: infatti i primi dieci post più coinvolgenti sono stati dedicati a lui accompagnati dall’hashtag #EmporioArmani.

LEGGI ANCHE: Strategie di marketing nel Fashion: l’Automat Radio di Emporio Armani

In seconda posizione, troviamo Versace con 1,2 milioni di interazioni e quasi 28.000 nuovi follower, durante i giorni della Fashion Week. L’hashtag utilizzato dalla casa di moda che ha ottenuto più interazioni è #MFW mentre tra i contenuti che più hanno coinvolto gli utenti spicca un post con protagonisti Donatella Versace e Bruno Mars.

Completa il podio dell’engagement Philipp Plein, brand più attivo del panel, che nel periodo di analisi ha pubblicato ben 125 post riuscendo a totalizzare 529.000 interazioni totali; tra gli hashtag più performanti emergono hashtag brandizzati come #pleinfastandglorious e #pleinsport.

Tra i brand che hanno accresciuto maggiormente la propria community, dopo Armani, troviamo Prada che con 30.000 new followers e 502.000 interazioni su Instagram, si è distinto con la sua iconica etichetta azzurra #PradaEtiquette. In classifica, si posizionano anche FendiMarcelo BurlonMarniDSquared2Salvatore Ferragamo e Moncler.

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Social Influencer e Milano Moda Uomo: ecco chi ottiene più interazioni su Instagram

Dando infine un’occhiata ai social influencer che hanno menzionato la #mfw nei loro canali social, è interessante notare come non compaia in Top 5 Shawn Mendes, che nei suoi post non ha utilizzato l’hashtag ufficiale della manifestazione milanese.

Mentre troviamo altri nomi come il modello Marc Fornè, volto di Diesel Black Gold, che ha ottenuto 249.000 interazioni per un totale di 15 post. Seguono l’attore Saul Nanni e la blogger Caroline Daur che ottengono rispettivamente 116.000 e 85.000 interazioni. Completano la Top 5 il designer Stefano Gabbana e la stylist Anna Dello Russo.

Artisti contemporanei e VR: nasce la galleria Acute Art

Il lancio ufficiale della piattaforma è previsto per l’autunno di quest’anno e a dare il via al progetto ci sono dei  veri geni dell’arte contemporanea, Marina Abramović , Jeff KoonsOlafur Eliasson , che si cimentano in performance per approfondire le tematiche del cambiamento climatico, della natura e dell’affermazione di se’ in un mondo virtuale di grande attualità.

Gli artisti hanno concepito delle opere inedite utilizzando la realtà virtuale, sostenuti da un team di tecnici che li ha aiutati nel processo di realizzazione. Questi lavori sono stati presentati in anteprima presso la Stockholm’s Brilliant Minds e l’obiettivo principale è quello di coinvolgere giovani artisti emergenti, in modo da esplorare ed incoraggiare l’arte ad essere intesa non soltanto in un luogo fisico ma anche inserita nella nuova era online. Una sorte di transizione dell’arte.

Acute Art

La realtà virtuale è stata nuovamente rivalutata anche grazie a miglioramenti tecnici e al lancio sul mercato di piattaforme che rendono il suo utilizzo accessibile a tutti o quasi. Gli spazi dedicati all’arte online crescono sempre di più, per esempio l’Art Baby Gallery che è per eccellenza la piattaforma dei giovani artisti emergenti. Notevole il progetto della Wrong Biennale, che celebra l’arte del vasto mondo virtuale, o il Digital Museum of Digital Art, fondato da Alfredo Salazar-Caro e William Robertson, o ancora il New Museum’s Initiative, e FLOAT, creata dagli artisti Ben Vance e Kate Parsons.

Gli artisti e i lavori

Jeff Koons

Le ultime notizie che riguardano Jeff Koons risalgono ad aprile di quest’anno, quando ha presentato Masters la sua collaborazione con Louis Vuitton per la creazione di una serie di borse dedicate ad opere celebri di artisti da Van Gogh Leonardo Da Vinci. Famoso per le sue opere che si rifanno all’immaginario pop, come le sculture di Michael Jackson e la scimmia in porcellana bianca ed oro e i suoi animali-palloncini.  L’arista è noto non solo al mondo dell’arte, era infatti sposato con l’attrice porno Ilona Staller detta Cicciolina.

Il suo primo progetto per Acute Art è Phyne e riguarda l’esplorazione, l’auto-affermazione e la trascendenza umana nello spazio virtuale. Il nome si riferisce ad una nota cortigiana dell’antica Grecia e si ispira quindi all’arte classica pastorale. Tramite la Realtà Virtuale gli spettatori si troveranno in un giardino in cui incontreranno Phyrne, sotto forma di ballerina metallica che farà loro da guida nel mondo. Koons afferma che ciò che lo ha colpito della VR è il  senso di centralità e la mancanza dell’affermazione dell’esistenza individuale. La scelta delle superfici metalliche in Phyrne sono volute per amplificare il riflesso di noi stessi, affermando così la propria esistenza. Phyrne è un’insegnate che stimola i diversi sensi della percezione che sono nuovi territori per la VR.

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Il lavoro presentato da Marina Abramović  è Rising. L’artista serba è una delle performer contemporanee più conosciute nel mondo, grazie anche alla sua voglia di andare oltre i confini artistici. Note le sue collaborazioni con il rapper Jay-Z e la cantante Lady Gaga, la sua direzione artistica di una delle più belle sfilate del 2015 di Givenchy,  il corto per Adidas o spettacoli provocatori come 512 Hours, Rhythm 5, o Breathing In / Breathing Out.

In Rising, utilizza il suo Avatar, portando l’attenzione del pubblico sui problemi dei cambiamenti climatici per scuotere tutto il mondo. Gli spettatori, infatti, si trovano faccia a faccia con l’artista in un serbatoio di vetro che lentamente si riempie di acqua ed improvvisamente si sciolgono dei ghiacciai enormi, l’unico modo per sopravvivere è cercare di fermare lo sciogliersi del ghiaccio. Marina vuole simulare la possibilità della fine dell’umanità tramite la VR chiamandoci a salvare la razza umana e tutto il pianeta. A questo punto della sua carriera si chiede se è possibile trasferire energia da corpo a corpo con la tecnologia moderna e creare empatia con le problematiche del clima globale.

Olafur Eliasson - immagine: Acute Art

Rainbow è l’’opera dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson che vuole esplorare la natura. L’arcobaleno può essere visto solo se lo spettatore si muove correttamente, sotto una tenda di pioggia che occulta la vista. I controller manuali sono utilizzati da più spettatori contemporaneamente, per intraprendere una ricerca collettiva dell’arcobaleno. Il tema centrale del se’ è tipico dei lavori di Eliasson, sia per le sue installazioni a tema solare che la sua opera d’arte pubblica Ice Watch, dove ha trasportato 12 blocchi di ghiaccio da 100 tonnellate nella piazza del municipio di Copenaghen e in altre città; questi blocchi sono stati  sciolti proprio per sfidare le opinioni sul cambiamento climatico.

L’artista ha sempre avuto interesse per le dinamiche in cui  persone co-producono la propria percezione della realtà ed ogni sua mostra è concepita come una grande “macchina produttrice di realtà”. Per lui la realtà virtuale ha la potenzialità di diventare una piattaforma per sperimentare, in cui il corpo e l’individuo sono elementi centrali e non possono essere lasciati in disparte. Rainbow è stato creato per ospitare tante persone nello stesso istante, senza uscire dal mondo e senza abbandonare il corpo.

Siamo davvero curiosi di scoprire tutte le altre opere, l’appuntamento è per questo autunno!

“Discover the Potential”: gli Influencer al servizio del rebranding firmato Turchia

“La percezione è peggiore della realtà”, un’affermazione che pare quasi un diktat per il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia. Una necessità per un paese dalla grande offerta turistica che negli ultimi anni ha vissuto momenti difficili tra terrorismo, tentato golpe e la politica non sempre all’insegna della trasparenza e della libertà promossa da Erdogan.

Una frase ripetuta spesso durante il Forum Internazionale dei Media tenutosi in Maggio a Antalya, in Turchia, primo passo per mostrare ai media di tutto il mondo la “vera” natura della Turchia e che è stato apripista per “Discover The Potential”, una campagna internazionale che sta facendo discutere.

Turchia e influencer: i giganti del mondo degli affari ci mettono la faccia

Non era certo facile cercare di controbattere la crescente percezione negativa ormai diffusasi attorno al paese. È indubbio come il sentiment internazionale abbia visto un radicale cambio di rotta dopo i tanti fatti degli ultimi anni e le tante prese di posizioni di opinione pubblica e personalità politiche.

Per questo serviva un approccio diverso, capace di puntare su una forte dose di credibilità e autorevolezza, favorendo un miglior feeling tra utenti e realtà turca. Una questione di reputation non molto lontano da quella a cui sono sottoposti molti brand. Una reputazione su cui far leva per un precisa quanto strategica operazione di rebranding.

Una fiducia che doveva essere “comprensibile” e attendibile, mediata quindi da figure spontanee e soprattutto indipendenti. Una chiara operazione da influencer marketing: la buona reputation, la posizione privilegiata e credibile degli influencer come driver per la campagna e, conseguentemente, per il brand. Qualità che vengono così demandate “in prestito” alla realtà da promuovere e che sono base per aver il corretto impatto sui target.

Nessun blogger o Instagramer, la Turchia punta decisamente più in alto. La scelta è ricaduta sui rappresentanti dei grandi brand internazionali che operano già con successo nel paese. Aziende e personalità estere, affini per stato e caratteristiche al pubblico a cui la Turchia vuole parlare, e quindi, almeno in apparenza, super partes. È proprio questa indipendenza e la reputazione positiva dei marchi a dover generare trust.

Samsung, Vodafone, persino Sergio Marchionne diventano così ambassador del paese raccontandone al mondo un’immagine diversa, ricca di opportunità e soprattutto ben lontana da quella sedimentata nell’ultimo periodo. Resta solo un dubbio: quanto questo endorsement è realmente spontaneo?

Un progetto ambizioso

La campagna, promossa dall’Assemblea Turca d’Esportatori (TİM), sotto la guida del Ministero dell’Economia, sarà presentato in U.K., Francia, Germania, Russia, Italia, U.S. e Emirati Arabi Uniti (UAE) e vedrà coinvolti gli amministratori delegati di 17 società globali operanti in Turchia, tra cui Vodafone, Unilever, Ford Global, BNP Paribas, Sberbank, General Electric (GE) Global, Toyota, Hyundai.

Il messaggio lanciato negli spot è semplice quanto diretto: “Vieni in Turchia Scopri la tua storia”, quasi a voler ribadire di non credere alle voci, ma di vedere con i propri occhi la Turchia. Il messaggio è per lo più diretto ai tanti turisti che possono trovare nel paese il luogo giusto per la loro vacanza, ma non solo. Gli ambassador scelti, per la loro stessa natura di imprenditori di successo, sono un perfetto monito alle aziende per fare della Turchia una prossima meta per le loro attività.

L’obiettivo è di raggiungere 500 milioni di persone nei sette paesi coinvolti nell’anno in cui la campagna procederà. Ai video saranno associati giornali, riviste, statica e dinamica outdoor e digitale. Il passo successivo sarà “chiamare il mondo e gli attori chiave da tutto il mondo in Turchia “, ha dichiarato Zeybekci, Ministro dell’Economia.

#discoverthepotential: il digital (per ora) tradisce

Se la parte video e press della campagna procede con grande visibilità, lo stesso non può certo essere detto per il digital. L’obiettivo di rebranding del progetto ha certamente fatto privilegiare per canali più “istituzionali”, ma i dati da social e web raccontano una mancanza, ad oggi, rilevante.

Poco più di 2mila contenuti trovati da Gennaio ad oggi a testimonianza di un basso grado di coinvolgimento. Siamo comunque agli inizi come dimostrano il netto aumento dei contenuti da fine Maggio.

discoverthepotential trend

Il limitato engagement degli utenti ci restituisce un sentiment della campagna ad oggi poco attendibile. La netta positività dello stesso va quindi presa con attenzione e rivalutata magari tra qualche mese con l’aumentare della visibilità lato social del progetto.

discoverthepotential sentiment

Non mancano però i contenuti fortemente negativi che considerano la campagna quasi offensiva per un paese che da mesi sta limitando sensibilmente la libertà di espressione.

 

Anche i topic connessi dimostrano quanto #discoverthepotential sia ancora nella fase di lancio, quella più istituzionale. È probabile che a questa fase susseguano nei prossimi mesi attività più social e che puntino all’interazione degli utenti, ma non scordiamoci che parliamo pur sempre di un paese che non ha ottimi rapporti con il mondo digital (ne sa qualcosa Twitter). Questa scarsa azione in rete potrebbe infatti essere voluta: giornali e tv si controllano abbastanza bene, ben diversa la comunicazione sui social.

discoverthepotential topic

Conclusioni

Una campagna certamente interessante sia per il promotore, la Turchia, che per la forma. Un esempio perfetto, a mio avviso, di come utilizzare gli influencer come driver non solo a livello di awareness, ma soprattutto reputazionale, facendone strumento utile a variare la percezione del mercato.

Restano i dubbi sulla scarsa presenza digitale, ormai essenziale in qualsiasi campagna, che però bilanciano le preoccupazioni sul possibile scoppio di criticità causate dalla posizione della Turchia e dal rapporto non certo amichevole con il mondo social.