Al Jobless Society Forum 2017, le opportunità e le sfide del futuro del lavoro

Quando, attraverso una comunicazione e-mail, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli mi ha invitato ai tavoli di lavoro che avrebbero composto e caratterizzato il Jobless Society Forum 2017, ne sono stato davvero onorato. Un evento, giunto alla seconda edizione, che si interroga su quali sono gli scenari di sviluppo ed evoluzione del lavoro in ambito nazionale e internazionale, spinti dal paradigma digitale e dalle nuove tecnologie esponenziali.

Così, martedì 30 maggio dalle 9 al tardo pomeriggio, ho partecipato con piacere all’evento e ai lavori che si sono susseguiti in team al fine di definire relazioni e “sum up” consistenti su alcune tematiche strategiche dell’imminente futuro come le professioni digitali, l’integrazione tra culture (aziendali, ma non solo), l’innovazione nei processi lavorativi e produttivi, le dimensioni di Welfare, etc.

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Jobless Society Forum: un nome, un programma

Ma parto dal nome: Jobless Society Forum.

Un nominativo che può essere letto da due lati della stessa medaglia, a seconda della previsione verso un futuro in cui i Robot “ruberanno” lavoro alla forza umana, oppure di uno scenario che vede gli stessi Automi sollevare le persone dalle mansioni più banali, dando la libertà a queste ultime di concentrarsi su quelle a maggiore valore aggiunto e più stimolanti / creative / innovative.

Con il senno del poi, almeno al #JSFMilano, ha vinto la prima prospettiva (e io non mi trovo d’accordo); ma andiamo con ordine.

Gli speech dell’evento…

L’evento, presentato dal giornalista Guido Romeo del Sole 24 Ore, prevedeva un programma denso di interventi e attività: iniziato con vari interventi istituzionali come quelli di Susanna Camusso (CGIL), del Ministro Giuliano Poletti e dell’Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano Cristina Tajani, il #JSFMilano è proseguito con un intervento di Matteo Flora di The Fool, che ha raccontato quali sono le conversazioni e i significati che gravitano in rete legati al tema Industry 4.0, e con il Prof. Antonio A. Casilli (Télécom ParisTech). Quest’ultimo speech mi ha particolarmente interessato, in quanto è stato dedicato a mostrare come Google e altri giganti dell’high tech “sfruttano” le persone – tra cui noi – per allenare le proprie Intelligenze Artificiali (AI Training). Per esempio, lo sai che quando indichi a Facebook quali immagini contengono gattini per suggerirgli che sei un essere umano lo stai proprio aiutando in questo intento?   Nel pomeriggio spazio invece alle altre prospettive del mondo del lavoro con gli interventi tra gli altri di Stefano Scarpetta (OCSE), Matteo Sarzana (Deliveroo Italia), Henry Armstrong (Nesta Foundation).

… e i tavoli di lavoro

Ma il vero “core” dell’evento è stato a mio avviso caratterizzato dai tavoli di lavoro, 10 per la precisione, dedicati ad altrettanti ambiti tematici del mercato del lavoro. Personalmente ho partecipato a quello dei mestieri insieme a colleghi di BASE, Università Cattolica del Sacro Cuore, ShowReel e tante altre realtà di valore, dove abbiamo riflettuto a lungo su come stanno cambiando i lavori e le mansioni grazie alla (o a causa della) leva digitale e tech. I risultati saranno pubblicati sulla Jobless Society Platform, la piattaforma digitale powered by Adecco che fungerà da ambiente collaborativo e deposito di contenuti e report per organizzare i follow-up dell’evento.

 

Conclusione: il futuro del lavoro è nelle nostre mani

Indipendentemente dalle prospettive, ciò che mi porto a casa dall’evento è principalmente il fatto che il futuro del lavoro lo decideremo noi, solo noi. I Robot li progettiamo noi, siamo noi a scegliere cosa studiare, siamo sempre noi ad accettare un’offerta di lavoro piuttosto che un’altra. Mascherarsi dietro alle innovazioni non fa quasi mai bene. Ti lascio con il video dell’evento: appuntamento all’edizione 2018 del Jobless Society Forum!

Apple WWDC: tutte le novità, dai sistemi operativi al nuovo iPad

Dopo molti anni Apple torna con un evento a San Jose: il WWDC 2017 si apre con un video tributo agli sviluppatori che stanno cambiando il mondo grazie al loro ingegno: la community di sviluppatori iOS non è mai stata così forte, con i suoi 16 milioni di sviluppatori iscritti al programma. Oltre 5300 persone inoltre hanno assistito all’evento, provenendo da 75 Paesi diversi e con loro erano presenti anche 350 studenti.

Tim Cook, CEO Apple, ha raccontato ai presenti che la più giovane sviluppatrice è australiana, ed ha solo 10 anni: ha iniziato a sviluppare a 6 anni ed oggi ha già 5 applicazioni in App Store; la sviluppatrice più anziana invece ha 85 anni ed ha pubblicato la sua prima applicazione all’inizio dell’anno.

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Dopo queste curiosità, Tim Cook annuncia che l’evento sarà concentrato su sei novità: eccole qui riassunte!

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Tra i vari Partner di Apple, da oggi anche Amazon si aggiunge alla Apple TV con il servizio Prime Video.

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Apple Watch è attualmente il numero #1 come smartwatch nel mondo e il numero #1 per la customer satisfaction: Tim Cook lo annuncia con orgoglio, introducendo così il nuovo sistema operativo watchOS 4.

Il nuovo sistema operativo ha nuove watch faces, di cui uno è dedicato a Siri e alla sua funzione Pro Active: invece di avere un quadrante fisso, che mostra informazioni dalle applicazioni anche quando non ci sono contenuti, questo quadrante mostra soltanto informazioni utili. Siri inoltre ora è più intelligente grazie al suo machine learning che migliora i suoi suggerimenti.

Siri su Apple watchOS4 è ora molto più comodo: mostra le informazioni del nostro prossimo viaggio; la scheda del workout quando si avvicina l’ora in cui siamo soliti effettuare attività fisica; se è notte ed abbiamo dispositivi HomeKit abbinati, ci mostra un tasto “Buonanotte” per spegnere tutte le luci di casa. Anche le app Activity, Music e Workout si migliorano per offrire una user experience migliore.

Le altre novità: l’autorotazione dello schermo, la navigazione e le registrazione audio in background, le applicazioni in full screen,  i livelli sovrapposti sono solo alcune delle nuove feature per watchOS4 che sarà disponibile da settembre 2017.

A livello puramente estetico, watchOS4 introduce  nuovi quadranti in stile caleidoscopio e i quadranti Disney con i personaggi di Toy Story.

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MacOS High Sierra

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Craig Frederighi, vice presidente senior del reparto software di Apple, presenta il nuovo sistema operativo desktop: è l’ora di macOS High Sierra, che porterà molte novità ai device Apple. Ad iniziare da Safari che diventa l’80% più veloce rispetto a Chrome e che ora riconosce i video con autoplay e li blocca automaticamente.

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Safari integrerà anche l’Intelligent Tracking Prevention, che blocca l’apertura dei popup, riconoscendo quelli pericolosi e spam.

macOS High Sierra avrà l’Apple File System, di cui si era già parlato nel 2016 e che ora si concretizza: un nuovo sistema di gestione dello spazio di archiviazione che andrà a soppiantare il vecchio HFS+ e il suo storico predecessore HFS, lanciato ormai 30 anni fa.

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La versione stabile, non beta, di macOS High Sierra sarà disponibile durante il prossimo autunno.

Al WWDC 2017 sono presenti anche i nuovi iMac: con nuovi processori Intel di settima generazione, avranno schermi del 43% più brillanti degli attuali; gli iMac da 27 pollici avranno la nuova Radeon Pro 570, 575 e 580, con fino ad 8GB di VRAM.

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Per far vedere come i nuovi device funzionino al massimo con i giochi virtuali, viene mostrata una demo con visore VR per far vedere come i nuovi iMac riescono a renderizzare anche i video di grafica molto complessa come quella dei virtual game.

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iOS 11

 

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Il nuovo iOS11 promette dare il meglio per iPhone e iPad: l’hardware e il software sono fatti per lavorare insieme, le app possono sfruttare il potente chip A10, le fotocamere, il sensore Touch ID e il 3D Touch.

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iOS11 viene mostrato in azione sul nuovo iPad Pro: grazie al nuovo sistema operativo, sono disponibili le funzioni drag ‘n drop e un filesystem con cartelle come sul desktop. In questo modo la distanza tra desktop e tablet è sempre più corta e la user experience è molto più simile.

iOS 11 porta novità anche per Apple Pay, che ora funziona anche per effettuare piccoli pagamenti tra amici, inviando soldi tramite una transazione con Messaggi.

iPad Pro

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Il nuovo iPad Pro da 10,5″ è la novità in fatto di Mobile per Apple: un display che è quasi il 20% più grande rispetto al modello da 9,7″ e il sistema operativo iOS 11 di serie. Grazie al nuovo Dock in iOS 11, iPad Pro diventa multitasking: se apri due app in Slide Over o Split View, entrambe restano attive e puoi usarle contemporaneamente.

Homepod

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E infine le novità che chiudono il WWDC riguardano Music e il nuovo HomePod: è un sistema altoparlante per la casa, che può interagire con Siri. È simile a Google Home e ad Amazon Echo, ma sembra avere una qualità audio superiore. HomePod è in grado, grazie, a una serie di sensori, di capire in che punto della stanza si trova e adattare la riproduzione della musica, senza eco e distorsioni.

A lezione di Design Thinking imparare a risolvere problemi e creare innovazione

A lezione di Design Thinking: impara a risolvere problemi e creare innovazione

Quando si viene assorbiti dalla routine tipica dell’organizzazione di un’azienda, spesso ci si abitua a muoversi per inerzia nella quotidianità dei propri compiti. È un meccanismo automatico che spesso porta a non accorgersi che la propria capacità di individuare soluzioni a problemi nuovi venga inibita, in quanto richiederebbe di uscire da uno schema mentale fisso.

Abbiamo difficoltà nel guardare le challenge da nuovi punti di vista e trovare soluzioni originali. Questa è l’essenza di ciò che il Design Thinking aiuta ad affrontare.

Il Design Thinking è un processo di problem solving accessibile a qualunque tipo di professione o business e applicabile tanto allo sviluppo di prodotti, quanto ai servizi e ai processi.

Si tratta di un mindset focalizzato sulla soluzione e non sul problema, che combina pensiero critico e creativo e consente di organizzare informazioni e idee, di prendere decisioni, di migliorare dei punti focali e di assimilare conoscenza.

Scopriamo insieme cos’è e come funziona, attraverso la metodologia di Futureberry e DesignThinkers.

A lezione di Design Thinking: imparare a risolvere problemi e creare innovazione per un mercato in continuo cambiamento

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Che cos’è il Design Thinking e come funziona

Che cosa si intende con l’espressione Design Thinking? Proviamo ad analizzare tutti gli elementi di questo termine, per scoprirne insieme le peculiarità e conoscerne le principali componenti.

Cominciamo col ragionare sul termine Design, il cui significato è legato al processo creativo nel suo complesso. Il Design in pratica comprende tutta quelle serie di attività che portano alla risoluzione di un problema attraverso la creatività.

Il Design Thinking è quindi quel processo creativo che comprende tutta una serie di metodologie e ragionamenti per trovare soluzioni funzionali e innovative ai problemi attraverso varie fasi di progettazione e creazione.

Chiunque è un designer, e il design thinking è un modo per applicare le metodologie del design alla vita di tutti i giorni”.

Herbert Simon, in Le scienze dell’artificiale

Per comprendere ancora meglio cosa sia il Design Thinking e quale sia la sua utilità all’interno dei processi aziendali, è necessario comprendere quali siano le sue fasi più importanti.

A lezione di Design Thinking: imparare a risolvere problemi e creare innovazione per un mercato in continuo cambiamento

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1. Challenge Framing

Il Challenge Framing è un semplice esercizio per definire quale problema il team dovrà affrontare.

Definendo il contesto, la persona, gli obiettivi funzionali, quelli emotivi e i vincoli relativi in una frase ben definita, il suo risultato rappresenterà il nuovo brief per il team.

2. Trend Associating

Il Trend Associating è la capacità di collegare informazioni o idee apparentemente non rilevanti o slegate tra di loro per combinarle insieme in modi originali e che siano il punto di partenza dell’innovazione.

In questa fase i trend emergono quando gli innovatori associano i bisogni e le aspettative dei consumatori a soluzioni innovative.

3. Design Research

Il  terzo momento serve a scoprire tutto il possibile intorno al problema. Si tratta di una fase determinante non solo per raccogliere informazioni già esistenti, ma anche per entrare in contatto con gli utenti finali nel loro contesto e per scoprire tutto sulle loro esperienze.

L’obiettivo è quello di individuare gli insight sui quali fondare la fase di progettazione.

4. Customer Journey

La Customer Journey aiuta a creare empatia con gli utenti finali. Le informazioni raccolte durante la Design Research, infatti, possono essere elaborate per rendere più chiare le fasi, le azioni e l’esperienza degli utenti durante l’utilizzo di un servizio, mettendo in evidenza i momenti in cui la customer experience può essere migliorata.

È questa una delle fasi più importanti, soprattutto oggi che l’utente è sempre più al centro anche nel Marketing, come punto di partenza per l’individuazione della soluzione vera e propria.

A lezione di Design Thinking imparare a risolvere problemi e creare innovazione

5. Idea Generation

Quello dell’Idea Generation è un processo iterativo definito da due fasi fondamentali: divergenza (si creano più idee possibili) e convergenza (si compiono scelte).

Le idee sono definite, valutate, migliorate e infine integrate in un concept ricco e dettagliato.

Questa fase ha due regole importantissime da tenere bene a mente: evitare giudizi e allargare la propria prospettiva. Solo in questo modo saremo in grado di completare il nostro processo di Design Thinking ed assumere concretamente un nuovo mindset.

6. Prototipazione

La Prototipazione è necessaria per poter testare il service concept in un  contesto ‘low-tech’ con gli stakeholders più importanti.

Non significa creare soluzioni complesse, ma può essere fatta con materiali semplici come carta, plastica, o Lego.

Anche il gioco di ruolo è un ottimo espediente in questa fase.

A lezione di Design Thinking imparare a risolvere problemi e creare innovazione

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Partecipa al Design Thinking Fundamentals Course, impara il Design Thinking

Ora che hai compreso che l’obiettivo principale del Design Thinking è quello di identificare una soluzione innovativa a un problema, probabilmente ti starai domandando come apprendere questa metodologia.

Potrai farlo il 21 e il 22 giugno a Milano durante il Design Thinking Fundamentals Course, organizzato dall’Innovation Design Company Futureberry, in collaborazione con DesignThinkers Academy, la network organization attiva nel campo di Design Thinking dal 2007 proveniente da Amsterdam.

A tutti i lettori di Ninja Marketing è stato riservato uno sconto del 10%, inserendo il codice NINJAMARKETING nello spazio “commento” del form di registrazione.

Vivrai un’esperienza diretta per usare questi strumenti e metodologie già dal giorno dopo nel tuo lavoro, grazie a un nuovo mindset basato su approcci e processi iterativi e flessibili, per creare innovazione nei campi più diversi, dall’esperienza cliente alle dinamiche di gruppo.

Vuoi un assaggio di quello che ti aspetta?

Guarda il video dell’Innovation Drinks, l’evento organizzato da Futureberry in occasione della Milano Design Week lo scorso 6 aprile! Lasciati ispirare e inizia a cambiare approccio.

FUTUREBERRY & DesignThinkers Academy – Design Thinking Fundamentals from Futureberry on Vimeo.

Facebook le impedisce di accedere all’account della figlia morta

Quello che ti sto per raccontare è molto più di un semplice fatto di cronaca. Potrebbe non piacerti, perché ti porrò interrogativi che non troveranno risposta e che magari ti macineranno in testa per un po’, come per esempio: cos’hanno in comune un account Facebook e la perdita di una figlia?

Si tratta della morte di una ragazzina, del dolore di sua madre, di un account Facebook inespugnabile e di un tribunale che difende la privacy di terzi. Una privacy che potrebbe rivelare cosa, esattamente, ha fatto finire una quindicenne sotto le rotaie della metropolitana.

Stiamo ancora digerendo il fenomeno Blue Whale e, sebbene le due cose non siano collegate, i temi principali rimangono gli stessi: la morte nell’adolescenza, i social network e l’ombra oscura del dubbio.

LEGGI ANCHE: Blue Whale: fra falsi d’autore, pericoli reali e diffusione di contenuti

I fatti

Siamo nel 2012, a Berlino, e una ragazza di appena quindici anni sta per prendere la metro. Forse è un’azione a cui è abituata, forse lo fa ogni giorno. Quel giorno, però, la routine si spezza. Cade sui binari, muore. Non eravamo lì con lei, non sappiamo se è inciampata, se l’hanno spinta o se si è buttata.

Non lo sa nemmeno sua madre, che non si da pace e vuole scoprirlo. Fruga in camera della figlia in cerca di risposte, nei diari, nei disegni, nel cellulare, persino, o in quel che ne resta. Nulla. Non le rimane che scavare in un unico luogo: Facebook.

E Facebook non si apre. Forse nelle chat ci sono conversazioni che potrebbero dare un senso a quanto accaduto, forse no, ma il dubbio è un tarlo che questa madre non merita, non sopporta. Così si rivolge alla piattaforma che fattura più di 440 miliardi di dollari l’anno e domanda l’accesso all’account di sua figlia.

Accesso negato

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Si passa per vie legali, trascorrono tre anni e un tribunale regionale accoglie la richiesta della donna ma, poco tempo dopo, la Corte tedesca la rifiuta definitivamente, a tutela della privacy di terzi, che per legge viene estesa anche ai messaggi.

A non poter essere violata è anche la privacy dell’adolescente stessa, sebbene gli avvocati della madre avessero osservato che, per i minori, il diritto alla privacy non è protetto, in quanto la loro tutela è affidata ai genitori.

Niente da fare

Questa madre non saprà se sua figlia è morta per un incidente o meno. E non lo sapremo noi. Noi che non conosciamo nemmeno il nome di questa ragazza, il cui profilo Facebook è probabilmente diventato commemorativo.

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Nonostante abbia vinto la battaglia legale, il colosso digitale promette di trovare una soluzione per il futuro, così che non si verifichino altri casi simili.


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Facebook e Trevor Project insieme per la prevenzione dei suicidi

Facebook e la privacy degli account degli adolescenti

Questa vicenda ci insegna che per Mark Zuckerberg la tutela della privacy è importante. Non la pensa così, però, The Australian, il quotidiano diretto da Chris Mitchell, che tempo fa condusse un’inchiesta proprio sull’argomento.

Pare infatti che Facebook sia in grado di stabilire quando gli utenti più giovani si sentono “stressati”, “sconfitti”, “sopraffatti”, “ansiosi”, “nervosi” “stupidi”, “inutili”, o dei “fallimenti”, e questo semplicemente monitorando post, caricamenti multimediali e interazioni.

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Sempre in virtù delle leggi sulla privacy, i dati sopracitati sono “non disponibili per il pubblico” eppure, in base a quanto riportato dal The Australian, sembra che il noto Social abbia superato certi confini etici sulla condivisione, comunicando ad alcune aziende il targeting degli adolescenti che, per esempio, si preoccupano prevalentemente dell’aspetto fisico e della perdita di peso.

Ma questa è un’altra storia…

Phrasee, l’intelligenza artificiale per creare newsletter efficaci

Il digital marketing è stato costellato da novità, innovazioni, chatbot e molto altro, tutte innovazioni che si prestavano a questo mondo grazie all’insita caratteristica della dinamicità.

Al contrario, per l’universo DEM e newsletter le innovazioni sono state più sui portali di composizione ed invio delle campagne che per le campagne in sé, poiché si è pensato, fino ad oggi, che un umano in carne ed ossa fosse più adatto alla creazione di mail efficaci.

Phrasee, però, vuole smentire questa convinzione creando un software basato sull’intelligenza artificiale in grado di scrivere le newsletter più efficaci della vostra vita.

Chi è Phrasee, la startup che ha ottenuto 1,32 milioni di dollari per creare le newsletter del futuro

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Da Londra al resto del mondo, Phrasee ha deciso di aiutare i digital expert a dare una svolta alle loro campagne newsletter attraverso un‘intelligenza artificiale in grado di replicare il linguaggio umano, migliorandolo, per creare newsletter efficaci ad alto tasso di apertura.

La startup parte dalla programmazione e dall’analisi dei dati per creare il bot ideale, passando al marketing e alla promozione a 360° grazie anche agli investitori che partecipano al progetto, Next 15 e Galvanise Capital, impegnati nel supportare il lancio dell’idea nella sua fase di vita iniziale.

L’idea è piaciuta così tanto da attirare 1.32 milioni di dollari di investimento per ampliare il mercato di riferimento ed attirare nuovi collaboratori, specialisti del settore coding e marketing.

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La prima release a marzo 2017 e ora Phrasee parla inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo, un’intelligenza artificiale poliglotta in grado di analizzare attraverso un algoritmo il linguaggio umano del target aziendale di riferimento per creare un linguaggio personale e personalizzato in grado di rispecchiare il modo di porsi dell’azienda che si affida alla startup. Neanche slang, modi di dire o tecnicismi sono lasciati al caso!

Chi si affida a Phrasee incrementa l’interazione del pubblico con le newsletter aziendali, migliorando entrate e guadagni oltre che la reputazione aziendale. Un partner in continua evuoluzione che si modifica e modifica il linguaggio in base ai feedback, volontari o involontari, che l’utente conferisce attraverso la risposta alle newsletter, secondo quanto promesso dalla startup.

Phrasee, come funziona e quali sono i vantaggi

Phrasee

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Se tutto quello che vi abbiamo raccontato fino ad ora non vi ha ancora convinto, ecco i vantaggi elencati sul sito di Phrasee.

In particolare l’app permette al Digital Strategist di ottimizzare il proprio tempo: poche mosse per preparare il terreno che Phrasee percorrerà avendo la possibilità di dedicarsi ad altro. Una delle esigenze più grandi di tutti i professionisti del web, risparmiare tempo.

I dubbi più rilevanti potrebbero essere mossi nei confronti della capacità di un software di essere più bravo a parlare e a scrivere rispetto ad un marketer in carne ed ossa. In realtà i test evidenziano che l’algoritmo inglese ha battuto gli umani nel 95% dei casi parlando la lingua dell’azienda per cui lavora e che rimane al passo con i tempi perché caratterizzata da elevata dinamicità e resilienza rispetto ai feedback registrati dagli utenti, che aprono e cliccano la newsletter.

L’intelligenza artificiale è in grado, attraverso l’algoritmo sulla quale si fonda, di analizzare i dati che riceve dagli utenti per creare sempre campagne nuove ed efficaci partendo dall’oggetto, dal testo e finendo alla call-to-action.

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Come in ogni corpo umano che si rispetti, oltre al cervello serve anche il cuore, ed ecco che parliamo di Phrasee Pheelings, la parte del bot che è in grado di interpretare e trovare quali sono le parole, le frasi e i detti che smuovano il cuore ed il click degli utenti, modificandoli strada facendo e il più velocemente possibile, e creando dei testi più umani ed in sintonia con il target aziendale.

Ma, in pratica come funziona?

Prima di tutto bisogna dare al’app la possibilità di conoscerci e conoscere il linguaggio che la nostra azienda utilizza, si parte con il fare dei test per passare poi a generare una serie di oggetti email utilizzando la tecnologia orientata al mercato. Ultimo passaggio: programmare gli invii delle newsletter e aspettare di vedere i risultati. Phrasee, infatti, si occuperà di scrivere il copy, la call-to-action, anche per le campagne che prevedono invii ricorrenti.

Oggetto, testo, call-to-ation, non saranno più un problema

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L’abbiamo già detto prima, Phrasee è l’intelligenza artificiale in grado di affiancare e superare il cervello umano nella creazione delle newsletter senza lasciare niente al caso, ma pensando sia all’oggetto che al corpo della campagna, oltre che agli eventuali call to action o allo studio di una campagna ricorrente e continuativa.

Partiamo quindi dal primo elemento per creare un’email efficace: l’oggetto della mail, quella prima riga che ancora quando la newsletter è chiusa scatena l’interesse del lettore, o almeno così dovrebbe essere.

Grazie a Phrasee, l’oggetto della mail parla un linguaggio umano e porta con sé un’efficacia unica perché scritto parlando la lingua dell’azienda presa in considerazione e, grazie all’elevata capacità di modificarsi dell’algoritmo, migliorerà per rendere sempre più efficace questo primo aspetto.

I dati registrati fino ad oggi indicano un incremento del 417% di efficacia di ogni singola campagna, un miglioramento del ROI aziendale e, ovviamente, un aumento esponenziale del numero di aperture della newsletter.

Dopo aver deciso l’oggetto, è ora di pensare al copy della DEM.

Il contenuto verrà scritto interamente dal bot in un linguaggio human friendly in grado di far vivere al lettore un’esperienza di lettura e promozionale unica, senza dimenticare mai il linguaggio del brand, fondamento di una corretta comunicazione.

Phrasee può essere applicato a tutti i software di invio mail ed essere utilizzato con semplicità e velocità dal Digital Marketing Strategist.

Infine parliamo della call-to-action, ciò che vogliamo che il nostro utente faccia dopo aver aperto la nostra newsletter.

Visti i diversi clienti e considerate le diverse call-to-action, il sistema conosce già quali siano quelle più efficaci e può scegliere tra i diversi casi di successo quello più utile alla campagna in esame, scrivendolo con il linguaggio del brand.

E se siamo aziende che inviano periodicamente e in modo programmato campagne via DEM? In questo caso la startup ha trovato un metodo zero spammy e 100% differenziazione andando a modificare ed adattare i singoli invii su informazioni sempre diverse e sugli interessi del pubblico.

Curiosi di provare?

Nescafé, Groupama e Alix Avien: i migliori annunci stampa della settimana

Questa settimana i migliori annunci stampa sono quelli di Nescafé, Groupama e Alix Avien, ma scopriamo insieme tutte le campagne che hanno colpito per creatività ed esecuzione la redazione di Ninja Marketing.

Se sei alla ricerca di ispirazione per iniziare alla grande anche questa settimana, ecco qui le più belle creatività dalle migliori agenzie in giro per il mondo. Partiamo!

Nescafé: It alla starts with a Nescafé

McCann punta tutto sulla potenza creatrice dell’universo per l’ultima campagna stampa di Nescafé.

Che si tratti della mitosi e dello sviluppo della vita, o della nascita dell’universo e del Big Bang, tutto è cominciato con un Nescafé.

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Advertising Agency: Casanova//McCann, Costa Mesa, California, USA
Chief Executive Officer: Elias Weinstock
Creative Director: Fernando Poblete
Associate Creative Director / Art Director: Francisco Rojas
Senior Copywriter: Daniel Stewart
Agency Producer: Flor Castaneda
Retoucher: Luchin / LobostudioLR

Groupama: The Safest Route

Un’altra campagna dedicata alla sicurezza sulla strada per Groupama – sempre quella di Santino – stavolta firmata Marcel.

Le strade per la sicurezza passano da mille considerazioni diverse e Groupama ce ne fornisce la mappa.

 

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Advertising Agency: Marcel, Paris, France
Chief Executive Officers: Charles Georges Picot, Pascal Nessim
Creative Chairman: Anne de Maupeou
Chief Creative Officers: Dimitri Guerassimov, Fabien Teichner
Creative Director: Remy Aboukrat
Copywriter: Gaetan du Peloux
Art Director: Youri Guerassimov
Digital Art Director: Eulalia Bartolomeu
Managing Partner / CSO: Nicolas Levy
Partner: Blandine Mercier
Account Director: Alexandre Kobylko
Project Managers: Valentin Moreau, Lucas Sengler

Alix Avien: Marilyn, Amy e Frida

Alix Avien sa bene che ogni donna ha i suoi segni distintivi. Tra questi c’è naturalmente il suo rossetto.

Havas ha scelto tre donne simbolo per creare un messaggio accattivante e che coglie subito nel segno.

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Advertising Agency: Project House HAVAS Worldwide, Istanbul, Turkey
Creative Director: Serhan Acar
Art Director: Onur Karadağ
Copywriter: İrem Öksüz
Photographer: Serdar Acar
Brand Director: Birol Ecevit
Brand Manager: Gökçe Ballı

Magistral: Mute the complains of dirty dishes

Come trasformare le classiche lamentele per i patti sporchi? Che si tratti del coinquilino, del marito, della moglie o dei figli, la soluzione è Magistral!

Un’efficace comunicazione di Publicis basata sulla trasformazione delle pile di piatti in una traccia audio.

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Two weeks living together and I’m already thinking about divorce.

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Even an evil psicopath monkey would make a better roommate than you.

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I know you are my only son. But I swear I’m going to open a bottle of champagne the day you leave this house.

Advertising Agency: Publicis, Mexico City, Mexico
VP Creatives: Jessica Apellaniz, Diego Wallach
Group Creative Director: Luis Sordo
Creative Directors: Ricardo Avilés, Aldo Ramírez
Photographer: Federico Ruíz

Sanofi, Enterogermina: Sausage

In questo caso la scelta creativa di Publicis Healthcare è ancora più forte, per esprimere al meglio quale possa essere l’efficacia di Enterogermina.

“Forse tu non sai di cosa è fatta una salsiccia, ma il tuo stomaco sì!”.

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Advertising Agency: Publicis Healthcare, Mexico City, Mexico
Creative Director: Iván Pedraza
Art Director: Olivia Bustillos
Copywriter: Lorena Luqueno
Production Company: No Robot

Anche per questa settimana è tutto, ma come sempre vi aspettiamo alla prossima 😉

I social media puntano (ancora) sulla streaming TV

Probabilmente te ne sarai già accorto: negli ultimi tempi, molti social network stanno cercando di trasformarsi in TV o, comunque, di diventare una valida alternativa ai contenuti proposti da quest’ultima.

Ad esempio, Twitter sta continuando a trasmettere in live streaming concentrandosi su vari eventi sportivi e cercando di focalizzarsi sulle nicchie, e Snapchat sta lavorando ai suoi contenuti televisivi in episodi.

Ma quali sono davvero i motivi che hanno spinto questi colossi ad avvicinarsi sempre di più al mondo della streaming TV e secondo quali logiche questi contenuti vengono creati?

Per prima cosa, le persone guardano sempre di più la TV su YouTube e YouTube sulla TV.

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Negli ultimi anni, il comportamento degli utenti è molto cambiato. La fruizione di contenuti tramite social media, in particolare YouTube, è aumentata notevolmente.

Inoltre, esaminando la spesa televisiva e digitale degli Stati Uniti, questa è la situazione che emerge:

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I costi della pubblicità televisiva sono stati già superati da quelli destinati al digitale e pare proprio che la forchetta tra le due voci tenderà ad aumentare nei prossimi anni. Si tratta di un’opportunità che vale ben 78 miliardi di dollari che le reti social non possono farsi sfuggire.

Questi dati sono fondamentali per i professionisti del marketing che, a partire da questo enorme potenziale, potranno usufruire di una vasta gamma di possibilità attraverso le piattaforme social, più mirate ed accessibili rispetto alla convenzionale fruizione televisiva.

C’è da dire che la TV rimane comunque il luogo principale per la riconoscibilità e l’esposizione del marchio.

Ma quali sono state le ultime mosse dei social media nell’ambito del recente spostamento verso una “TV digitale”?

Facebook ha annunciato nuove offerte per contenuti video esclusivi

Stando a quello che ha riferito Reuters, pare che Facebook abbia recentemente stretto accordi con Vox Media, BuzzFeed, ATTN e Group Nine Media per dimostrare il suo impegno nella trasmissione di contenuti video.

“Facebook sta progettando un intrattenimento video su due livelli: – ha riportato Reuters – trasmissioni in episodi di durata da 20 a 30 minuti, che saranno di proprietà del social network, e altre, in episodi da 5 a 10 minuti, di cui, invece, non sarà proprietario”.

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Facebook dovrebbe pagare fino a 250.000 dollari per i programmi di cui possiederà i diritti e tra i 10.000 e 35.000 dollari per le trasmissioni più brevi, dando agli editori il 55% delle entrate generate dagli annunci pubblicitari.

Per quanto riguarda i contenuti delle trasmissioni, recentemente Facebook ha fornito agli utenti la possibilità di guardare molti eventi sportivi in streaming.

Intanto, il social network sta cercando di fornire ai propri utenti la possibilità di fruire della TV di Facebook sui televisori domestici.

Proprio come è successo per YouTube, l’aggiunta di contenuti video esclusivi aiuterà Facebook a promuovere ulteriormente le sue offerte e trasformare le tendenze comportamentali degli utenti: se il tuo spettacolo preferito sta andando in onda solo su Facebook troverai certamente un modo per guardarlo, no?

L’obiettivo finale è quello di permettere agli utenti di imbattersi in un video di Facebook come se fosse un altro canale della TV.

Insomma, una vera e propria rivoluzione, un modo tutto nuovo per la fruizione dei contenuti che, oltre a trasformare il comportamento degli utenti, renderebbe necessarie nuove logiche di mercato.

Integrazione tra Twitter ed Apple TV

Come si è già detto, mentre sempre più persone guardano i contenuti video su dispositivi mobili, il televisore rimane ancora l’opzione di intrattenimento principale. Se le piattaforme digitali vogliono davvero competere con la TV tradizionale, dunque, è necessario che semplifichino agli utenti il modo di guardare i contenuti sui propri schermi domestici.

Proprio per questo motivo, la settimana scorsa, Twitter ha aggiunto una nuova funzione all’interno della propria applicazione iOS per facilitare la connessione diretta con i dispositivi abilitati alla Apple TV.

Certo, non si tratta di un grande cambiamento ma è comunque la strada giusta per una maggiore integrazione futura e, soprattutto, un piccolo passo verso gli utenti che consente loro una fruizione più semplice ed accessibile.

La nuova mappa di Periscope pensata per i grandi eventi

Un’altra novità di Twitter riguarda, invece, una nuova mappa di Periscope disponibile anche tramite Apple TV. Come Facebook, anche Periscope possedeva già una mappa incorporata nella sua offerta streaming ma questa nuova funzione porterà la piattaforma ad un livello più alto.

L’ampliamento della Periscope TV, grazie alla nuova mappa, sarà particolarmente interessante nell’ambito dei grandi eventi perché quest’ultima fornirà agli utenti un nuovo modo di sperimentare quello che sta succedendo da qualche parte nel mondo come se lo stessero guardando dal vivo.

Anche Snapchat annuncia nuove offerte TV

Snapchat sta lavorando alla creazione di contenuti video esclusivi, cercando di raggiungere il proprio pubblico dominante, quello dei Millennial.

Fortune ha riportato che anche Snapchat ha firmato alcuni accordi per la programmazione di nuove trasmissioni, tra cui gli spettacoli di James Corden e Conan O’Brien e un nuovo programma di informazione quotidiana con la NBC.

social snap tv

“Snapchat sta lavorando anche su un accordo multi-show con la Discovery Network – ha riportato Fortune – e pare che altri accordi simili riguarderanno Vice Media, ABC News, BBC e NFL. Secondo un report su Variety, Snap intende quadruplicare il numero di spettacoli da 5 a 20”.

Nell’ambito della streaming TV, Snapchat affronta una strada un po’ più tortuosa rispetto alle altre applicazioni, ma allo stesso tempo offre la possibilità di raggiungere il mercato dei Millennial e questo potrebbe essere un grande vantaggio!

YouTube, Facebook, Twitter e Snapchat stanno facendo grandi passi avanti nella creazione di contenuti televisivi, dimostrandosi lungimiranti e sfoderando strategie ben lontane dalle logiche di mercato convenzionali e ancorate al passato.

Che ne pensate, amici lettori? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

Un Robot nell’armadio per IKEA?

Che sia un tentativo per riuscire a fare concorrenza ai più affermati player del momento? Forse, ma sicuramente si tratta soprattutto di un ottimo strumento per capire le caratteristiche fondamentali di un assistente virtuale integrato negli oggetti di arredo.

Non solo “macchine”…

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Quando si parla di intelligenza artificiale può risultare strano parlare di “valori e  emozioni”.

Tuttavia, nel questionario di IKEA troviamo anche domande riguardanti questi aspetti: questi assistenti virtuali dovranno avere gli stessi punti di vista del cliente? Dovranno in qualche modo “capire” le emozioni umane e quindi comportarsi di conseguenza? Addirittura viene domandato se dovranno seguire una religione specifica.

Un altro delicato tema affrontato è quello della privacy, in riferimento alla raccolta e al trattamento dei dati personali per rendere migliore l’esperienza interattiva.

Insomma, sembra proprio che questi assistenti virtuali saranno il più possibile costruiti sulla base delle richieste dell’utenza, così da far sentire ciascun cliente al sicuro da ogni punto di vista.

ikea-palermo

Negli ultimi anni IKEA aveva già introdotto nei propri prodotti alcuni sistemi interattivi: dai tavoli con le ricariche wireless ai sistemi di illuminazione ecc.

Questo quindi è l’ennesima passo verso la direzione delle Smart Home, supportato anche dalla richiesta fatta agli utenti di provare ad immaginare le soluzioni che riterrebbero più ottimali per le proprie case.  

Leggi anche: Delaktig, l’ultima novità IKEA per mobili “hackerabili”

JuveReal, Covfefe, Matteo Renzi News: epic win e fail della settimana

Non c’è bisogno di molte parole, sappiamo perfettamente che il grande fail, questa settimana, è solamente uno. Due colori, due strisce, un grande, enorme epic fail. Chiaro, vero? Anti-juventini, rilassatevi! Nella nostra consueta rubrica del lunedì sul meglio e sul peggio della settimana, nessun demerito calcistico. Lasciamo le coppe a chi preferite e in attesa di scoprire i win e i fail della settimana, bevete un bel covfefe per concentrarvi.

Win

Da bravi ninja, sapete già che l‘epic win di Ryanair nei confronti della ‘competitor’ (o meglio, ex ) British Airways è stato super. A causa di un problema informatico della BA, Ryanair ha pensato bene di trollare la concorrente con l’attore David Walliams della serie comica britannica Little Britain, famoso per la frase “Il computer dice di no”.

Un copy chiaro ed irriverente e l’epic says yes.

LEGGI ANCHE: Ryanair trolla British Airways su Twitter

È nello spirito del guerriero credere in una sana e proficua collaborazione. La vita è fatta di priorità e di scelte: se c’è la partita, la televisione non può essere occupata da altro. Stop ai litigi, stop ai ricatti. Netflix diffonde “Un bel gesto” e noi ci crediamo e condividiamo! Epic win!

Un bel gesto.

Gepostet von Netflix am Samstag, 3. Juni 2017

 

Noi lo sappiamo, qualcuno tra il clan ninja attende di vedere la Juve tra i fail. E invece no. Come anticipato prima, lasciamo i commenti tecnici ad altri, non è questa la sede giusta per farlo. Ma perché parliamo di win in un momento fail? Ninja, lo sapete. Il web vince sempre.  Non gioiamo delle lacrime e delle sconfitte degli altri, siamo solo felici quando vince l’ironia. Win per ogni tweet!

Ma povero Gabbani, messo così in mezzo…

La Barbara D’Urso è come il nero, sta bene su tutto. Si dice così, no?

Gli interisti lo sanno che il karma punisce sempre?

E niente, a noi un sorriso è scappato. È più win il calcio che unisce!

Ah un momento, ha predetto un win ma è stato un fail. Massimo Boldi, diciamo che con le previsioni non è stato il “massimo”. Gufata? Augurio sincero? Ironia? Proviamo a chiederglielo!

Certamente ci auguriamo che risponda, non come il mitico Salvatore Aranzulla che non sembra aver dato notizie in merito. Salvatò, tu per noi ci sei sempre. Sei l’assoluto, il genio, l’onnipotente. Faccelo questo favore, regalaci un epic win e aiuta lo zio Massimo.

Momento, ecco il vero win.

Ah e per la cronaca, Salvatore è a Berlino. Ci sembra giusto che voi lo sappiate.

 

Fail

Che cosa succede quando sei un content manager, sei stanco e commetti un errore? Finisci dritto sugli epic fail, è chiaro. Non vogliamo essere sgradevoli, quante volte lo abbiamo ripetuto? Sbagliare è umano.

Però smentire di gestire una pagina e poi controbattere con la pagina in questione è un po’ troppo. Questo fail di apertura è per Alessio De Giorgi o per Matteo Renzi News. Cioè, non lo sappiamo. Sappiamo solo che crediamo nella buona fede e nella professionalità di chi sa fare bene il proprio lavoro, ma per questa volta è un epic fail.

Un fail non oscurerà mai la primavera dei win!

Sapete cos’ è veramente fail? La cattiveria. Ci ha provato il Presidente del Veneto Luca Zaia a stringersi in un abbraccio con il calciatore nella foto per dimostrare che il Veneto non è una regione razzista. Per lui ci sta un bel win, ma niente da fare, insulti razzisti da fail non sono mancati.  Per fortuna c’è chi compensa in maniera egregia!

Un fail a chi ancora non ha capito che non esistono razze e religioni: siamo tutti guerrieri dello stesso pianeta!

Concludiamo, con l’epic fail che ci ha fatto sognare. Non è vero, non ce l’abbiamo con lui. È lui che ce l’ha con noi, altrimenti non verrebbe meno ad accordi mondiali di un’importanza clamorosa. Torniamo a noi. Twitter. Donald J. Trump. Un social che non permette di modificare il proprio post. Il fail è servito.

Quindi, facciamo il punto. Il 30 maggio il Presidente degli Stati Uniti pubblica un tweet con una parola incomprensibile. Ma lui lo sa. Oh, certo che lo sa. C’è un’arma più potente della bomba nucleare: lo screenshot.

Allora che fa, Donald? Lancia una sfida. “Qual è il vero significato di covfefe?”

 

E intanto su Twitter:

Ad ogni modo, ha ragione lei.

Buon covfefe a tutti, che il #NinjaPower sia con voi!

Gli Spectacles di Snapchat sono arrivati anche in Italia

Gli Spectacles di Snapchat sono arrivati anche in Italia

Sono finalmente arrivati anche in Italia gli Spectacles, gli occhiali da sole con telecamera integrata per Snapchat.

Li aspettavamo da mesi e alla fine gli occhiali di Snap Inc., lanciati poco prima dell’IPO della società, hanno varcato i confini statunitensi per arrivare anche in Europa. Oltre ad essere disponibili online, a Londra, Parigi, Berlino, Barcellona e Venezia saranno acquistabili anche attraverso i famosi Snapbot, una sorta di distributore automatico di occhiali Spectacles, per rendere completa questa esperienza, che ancora ha un po’ il sapore di futuro.

Gli Spectacles di Snapchat sono arrivati anche in Italia

Snapchat in Italia: come cresceranno i dati dopo il lancio degli Spectacles?

Sì, diciamoci la verità, in Italia Snapchat stenta ancora ad affermarsi, eppure gli Spectacles sono un vero e proprio status symbol, gli occhiali per veri geek.

Negli Stati Uniti e in Canada Snapchat ha ormai una community molto consolidata e attiva, ma in Europa?

Secondo dati relativi a gennaio 2017, sono circa 50 milioni gli utenti di Snapchat in Europa, con percentuali di utilizzo tra i giovani nella fascia 16-24 che superano il 50% quasi ovunque.

Anche in Italia i numeri sono in lenta ma costante crescita, con 673.000 gli utenti attivi, dei quali il 61% ha tra i 13 e i 17 anni.

LEGGI ANCHE: Snapchat presenta l’IPO da 3 miliardi di dollari

In Europa, quindi, Snapchat è ancora all’inizio della sua crescita e proprio per allargare questa base, la società potrebbe aver deciso di passare finalmente al lancio degli Spectacles anche nel vecchio continente.

Il passaggio a quello che sembra essere l’aspetto più interessante del business di Snap Inc. – la compagnia quotata in borsa ha registrato già un forte calo nel primo trimestre 2017 -, potrebbe finalmente portare ad un aumento dell’interesse verso il social network effimero anche in Italia.

Gli Spectacles di Snapchat sono arrivati anche in Italia

Gli Spectacles e le possibili polemiche sulla privacy

Gli Spectacles costano più o meno quanto un normale paio di occhiali da sole (€ 149,99), ma hanno una particolarità in più, consentendo di girare brevi video, da 10 a 30 secondi, con un semplice tocco dell’asticella laterale. I video sono naturalmente condivisi automaticamente su Snapchat.

Mentre la registrazione è avviata, una spia luminosa all’interno e all’esterno degli occhiali, ricorda che si è su “rec”, ma questa accortezza non metterà certo a riparo gli Spectacles dalle polemiche sulla privacy, come accade anche per i Google Glass.

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Negli Stati Uniti si sono registrate poco più di 60mila vendite in sette mesi. Come andrà in Italia? Ne sapremo di più tra qualche settimana, quando, secondo quanto promesso dall’azienda, altri Snapbot spunteranno anche in altre città italiane.

Gli Spectacles di Snapchat sono arrivati anche in Italia