Il significato del logo Tesla, spiegato da Elon Musk

A dodici anni ha imparato a programmare da autodidatta. Ha creato un videogioco che ha venduto per 500 dollari. Si è iscritto alla laurea specialistica in fisica applicata e scienze dei materiali alla Standford University e dopo due giorni di lezione ha lasciato l’università per fondare Zip2, che in seguito ha rivenduto per poco più di 300 milioni di dollari. Ha fondato Paypal e ad oggi è amministratore delegato di SpaceX e Tesla Motors.

Stiamo ovviamente parlando del visionario Elon Musk, che recentemente ha deciso di spiegare il significato di un logo destinato a diventare molto più grande di quanto non sia già e per il quale è già stato annunciato un importante re-branding, da Tesla Motors a Tesla Inc., un po’ come era accaduto in passato per Apple, originariamente Apple Computer.

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Il logo Tesla

Dai, è facile, questa la so anch’io. È una “T”. Un po’ stilizzata, un po’ moderna, un po’ carina, ma una “T” rimane. Eppure, pensiamoci un attimo. Dal genio che disse “I’ll put a man on Mars in ten years”, è lecito aspettarsi una semplice “T” come spiegazione del logo della sua compagnia automobilistica?

Ovviamente no.

E infatti, pochi giorni fa, è arrivata la spiegazione ufficiale: molto più complicata di quanto si possa pensare. O almeno di come noi comuni mortali possiamo pensare.

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La cross-section di un motore elettrico, è la difficile soluzione. Almeno la parte centrale della “T”, indicante uno dei poli che vengono fuori dalla girante del motore. Difatti, ripetendo il logo in circolo, si ottiene una verosimile riproduzione della cross-section di un motore elettrico. E, spiacente, qua si fermano le mie conoscenze tecniche in materia.

tesla logo spiegato da elon musk

E gli altri loghi?

Possiamo però notare come tutti i loghi delle aziende di Musk, tutti realizzati da RO studio, abbiamo un significato più o meno nascosto: anche quello di SolarCity infatti, come recentemente spiegato, sta ad indicare non banalmente il sole, bensì la fonte principale di energia che alimenta tutti i pannelli della stessa azienda.

Solar-City

Allo stesso modo, osservando più in dettaglio il logo di SpaceX, si può notare come la “X” stilizzata in realtà rappresenti la traiettoria di un missile. Direzione Marte, ovviamente.

Dublin Tech Summit 2017: Big Data, robot e l’importanza degli unicorni

Il 15 e 16 Febbraio si è svolta la prima edizione del Dublin Tech Summit che, non senza qualche intoppo tecnico, è riuscita a dare una buona visione del panorama attuale per quanto riguarda vari settori Tech; da quello medico al fashion, passando per IoT e finanza, ma senza dimenticare creatività e marketing.

Dopo l’articolo “Dublin Tech Summit 2017: IoT, Social Media e il bisogno di umanità”, continuiamo a trattare i principali argomenti e temi affrontati con il nostro occhio Ninja!

L’ascesa irresistibile dei Robot

Questo bellissimo intervento, guidato dal robot George, è riuscito a darci un’ottima panoramica su che cosa dobbiamo aspettarci dall’avvento dei robot nella nostra società.
Stiamo già assistendo, grazie alla domotica, alla trasformazione delle nostre case in veri e propri robot al nostro servizio. Ma state tranquilli, non succederà come nella famosa puntata de “I Simpson”, quando la loro nuova casa cercò di tenere Marge tutta per sé! George ci conferma che i robot ci lasceranno fare quello che sappiamo fare meglio, ovvero essere umani.
Useremo infatti questa nuova tecnologia per toglierci i compiti più gravosi e per aiutarci ad avere più tempo libero da dedicare alle nuove opportunità che questa ondata di progresso ci porterà. Ed Hoppitt, ci ricorda però, che ci troviamo davanti ad una tecnologia tanto interessante quanto complessa. Per questo motivo, è necessario concentrarsi anche sulla definizione di una vera e propria “Etica Robotica” che ci aiuti a combattere casi di abuso nell’utilizzo dei robot in ambito militare e nella soluzione di problemi di etica. Non bastano infatti gli esperimenti fatti dal MIT Media Lab, afferma Ed, ma bisogna creare al più presto comitati etici globali.

Proteggere la tua impresa dai rischi dell’Internet of Things – Rik Ferguson, VP di Trend Micro

Anche Rik Ferguson ricorda quanto sia importante rendersi conto che la tecnologia non porta solo benefici. Pensate ad esempio ad Alexa, un utilissimo gadget, ma resta pur sempre un microfono accesso 24/7 in casa vostra. E ancora, avete una smart TV con telecamera incorporata? Sappiate che potreste venire filmati costantemente.
Come risolvere questo problema? Per Rik, i brand devono svolgere un ruolo di primo piano e mantenere controllo costante dei loro prodotti. Infatti, ogni azienda dovrebbe porsi queste cinque domande almeno una volta l’anno:
  1. Come identifico e monitoro i prodotti e le loro vulnerabilità?
  2. Come combatto accessi non autorizzati alla mia azienda / prodotti?
  3. Quali sono i vettori che portano alla perdita di dati?
  4. Come rimango in regola con leggi e regolamenti nazionali ed europei?
  5. Come salvo e conservo tutti i miei dati aziendali e quelli degli utenti?
In conclusione, Steve Hegenderfer, Direttore di Bluetooth SIG, ricorda che la sicurezza dovrebbe sempre essere parte dell’architettura di una azienda, ma anche di una startup. Non tutto deve essere mantenuto sicuro al 100%, ma, se ad esempio si opera in un ecosistema medico o finanziario, la sicurezza deve essere al centro del business.

L’uso pragmatico dei Big Data per il Marketing

Solo negli ultimi due anni, il mondo ha prodotto 44 zettabyte di dati, ma solo lo 0,5% è stato analizzato! Come potete ben capire da questo dato, custodire e usare i dati a disposizione è uno dei più grandi problemi delle aziende al giorno d’oggi.
L’intervento di Marc Preusche, Founder di LeROI Marketing, inizia da un esempio semplice e comprensibile a tutti, ovvero il 65% delle aziende che possiede un sito web installa Google Analytics, ma solo 5% riesce a usare il tool al meglio.
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Spesso, questo problema è legato la fatto che non tutti i marketers conosco i molti usi possibili dei dati dell’azienda, Marc ne definisce quattro principali:
  1. Business: capire l’azienda e quali prodotti e processi funzionano e non;
  2. Segmentazione: dell’audience e dei clienti;
  3. Marketing: in tutte le sue declinazioni;
  4. Integrazione: con dati esterni di terze parti.
In conclusione, viene data grande enfasi all’uso dei dati come catalizzatori, e non come rivelatori di segreti del business. Spesso ci affidiamo troppo ai dati, senza dare importanza anche alle nostre esperienze e intuizioni. Esperienza, testing e uso dei dati è la chiave del successo per Marc, che ricorda inoltre i passi da seguire per riuscire a velocizzare il processo di decisione aziendale: costruzione, misurazione e studio dei risultati.

I bambini amano gli unicorni e viceversa / L’economia del Grazie

Dopo aver letto tutti questi interventi vi sentite in vena di voler creare un’azienda vostra? Niente paura, perché Ben Jones (Co-founder di QuantumX) e il famosissimo Gary Vaynerchuck (CEO di VaynerMedia) hanno dato degli ottimi spunti anche in questo ambito.
Ben inizia il suo intervento spiegando come sia importante tornare ad essere bambini, perché è in loro che la creatività è libera di manifestarsi. Al giorno d’oggi siamo sempre più stressati e impegnati, tutto ciò limita la nostra creatività e ci rende impossibile essere felici.
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Per questo motivo, Ben consiglia di coltivare il nostro Io interiore e di concedersi il lusso di far affiorare comportamenti che sono generalmente tipici dei bambini. La ricetta per ritornare bambini è la seguente:
  • Creatività: le buone idee sbocciano spesso da fallimenti e istinti. Per questo bisogna che la scuola aiuti i bambini incoraggiando la creatività e l’istinto;
  • Onestà: come nel mondo scientifico, dovremmo sempre sottoporre le nostre idee a peer review, in modo da riuscire a migliorarci e migliorare gli altri;
  • Sicurezza: ascoltare ed essere ascoltati dovrebbe essere sempre garantito;
  • Ridere e divertirsi;
  • Saper azzardare: spesso seguire tutte le regole alla lettera non porta a grandi risultati!
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Gary Vaynerchuk aggiunge inoltre che, una delle cose più importanti per ogni imprenditore che si rispetti, è il non paragonarsi agli altri e perdersi in dibattiti. L’unica cosa che conta è il risultato ovvero quell’unico scopo nella vita di tutti noi, per questo suggerisce di seguire un modello che divide il mondo in:
  • Nuvole: il tuo obiettivo e gli step che ci sono tra te e il successo, segui l’istinto e buttati in rischi intelligenti
  • Terreno: tutti i passi che dovrai compiere per arrivare a realizzare il tuo obiettivo.
Tutto ciò che sta nel mezzo, chiacchiere, dibattiti con i colleghi, problemi con il capo ecc. non contano. Bisogna concentrarsi su quello che si può cambiare adesso, quello che è a portata di mano. Tutto il resto causa solamente stress e dispiacere.
In conclusione, Gary spiega il suo segreto per il successo, che è semplicemente stato seguire il modello delle “Nuvole e del Terreno” e cercare di capire dove l’attenzione del pubblico sia utilizzabile per il business. “Crea la tua strategia intorno all’attenzione del pubblico!” conclude l’imprenditore.

Moleskine Café, dalla carta al café littéraire: intervista al CEO Arrigo Berni

Qualche mese fa Moleskine ha inaugurato a Milano nel cuore  di Brera il Moleskine Café,  un café littéraire rivisitato in chiave contemporanea che unisce elementi molto diversi e suggestivi tipici dei caffè letterari, dalle gallerie d’arte, dei negozi e delle librerie, mantenendo però un legame molto forte con il brand e con il capoluogo milanese.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Il format sviluppato in collaborazione con Interbrand, società di consulenza in tema di design e identità di marca, si rifà ai prodotti del brand: un palcoscenico, un’enorme pagina bianca che si riempie di persone che portano idee, spunti, conversazioni e progetti proprio come i celebri taccuini Moleskine vengono riempiti di parole dai creativi di tutto il mondo.

Le linee pulite ed essenziali, la gamma cromatica dai toni neutri, ed il grande tavolo comune al piano terra rimandano immediatamente allo stile di Molekine Café e creano un ambiente dove regna un clima di serenità che invita alla scoperta ed al dialogo, amplificato dalle ampie vetrate a tutta altezza che dilatano lo spazio e creano un legame di continuità tra l’interno, il dehors e la strada.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Collaborazioni d’eccezione, come la partnership stretta con la torrefazione milanese Sevengrams, garantiscono un espresso attentamente selezionato ed una combinazione di aromi e sapori provenienti da tutto il mondo, pensati per favorire la creatività, agevolare la riflessione ed il dialogo.

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Moleskine è un’azienda con una storia breve – è stata fondata nel 1997 a Milano – ma un’anima antica con un heritage che si rifà a nomi importanti come Hemingway, Picasso e Chatwin, che per primo ha citato il nome moleskine in una delle sue opere, che hanno affidato appunti, schizzi e note al loro fidato taccuino nero.

Incuriositi da questo progetto, abbiamo intervistato Arrigo Berni, CEO di Moleskine.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Partiamo dall’inizio: perché Moleskine ha deciso di inaugurare un café?

Il Moleskine Café è la naturale evoluzione della nostra marca. Siamo partiti 20 anni fa dal taccuino, uno strumento che aiuta l’organizzazione del tempo e delle idee, soprattutto in situazioni di mobilità, quando si è in viaggio, in treno, in movimento. Da lì siamo arrivati ad altri oggetti che svolgono la stessa funzione di supporto ai processi creativi, penne, matite, taccuini speciali ottimizzati per il lavoro in remoto, app per il trasferimento dei contenuti dalla carta al digitale, borse per contenere gli oggetti che compongono i nostri uffici mobili, per popolazioni creative sempre più in costante movimento.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Le persone che vivono di parole, concetti, idee, e immagini sono sempre di più, crescono di pari passo con la crescita delle industrie creative, soprattutto nelle grandi capitali culturali del mondo. E sono sempre più mobili. Ora queste persone hanno anche un punto di riferimento fisico in cui ritrovarsi e riconoscersi, per sessioni di lavoro volanti, di lettura, per meeting, per conversare, per energizzarsi con degli ottimi caffé monorigine, per rifocillarsi. Ogni dettaglio è ottimizzato per favorire i processi creativi.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Come descriverebbe l’anima del Moleskine Café? Quali sono i dettagli o le caratteristiche di cui va più orgoglioso?

Quel che ci riempie di orgoglio è vedere come il concept e il design si siano tradotti perfettamente nel vissuto quotidiano. L’atmosfera  e la fruizione è quella che ci immaginavamo, un mix di persone che si fermano a leggere, a lavorare a computer, a conversare pacatamente.  E ogni tanto un evento, presentazioni di libri, mini mostre, per un pubblico di insider delle industrie creative o di semplici curiosi. Molto rappresentato il pubblico internazionale, anche questo motivo di orgoglio: Moleskine si conferma una marca con un’identità prettamente internazionale, non legato a un’appartenenza nazionale.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Il luogo – Milano, la zona di Brera – ha influenzato il modo in cui il progetto è stato sviluppato?

Brera l’abbiamo scelta perché offre il giusto mix di residenti, imprese attive nelle industrie creative, studenti, viaggiatori,  showroom, boutique, ma anche vecchie botteghe, con il nostro glorioso vicino di casa, Rossignoli Cicli. Strade vissute, popolate, dense, con una storia e con un tocco di eleganza milanese. Ma testeremo anche altri terreni, con altri mix di popolazioni e di atmosfere. In Moleskine non smettiamo mai di sperimentare.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Come si immagina il futuro di questo progetto?  Avete in programma di esportare questo format in altre città?

Per noi questo era solo un  test, un prototipo. Il progetto è pensato per avere sviluppi globali. Si tratta di un formato nuovo, dovevamo sperimentarlo sotto casa, per poi replicarlo nel mondo. Milano, piccola metropoli globale, sede dei nostri HQ internazionali, è un terreno particolarmente favorevole per questi test, perché ha le caratteristiche di una New York, Londra o Parigi in termini di mix di popolazioni, senza essere così dispersiva. Stiamo ricevendo vari segnali di interesse per esportare il modello altrove, a cominciare dalle grandi capitali culturali del mondo.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

La lettera aperta di Zuckerberg che illustra il futuro di Facebook

Zuckerberg mette alla luce la nuova mission e gli obiettivi a lungo termine di Facebook attraverso una lettera di quasi seimila parole, resa pubblica la scorsa settimana.

Protagonista della lettera? Il mondo, che Zuckerberg afferma essere affetto da molti difetti e che Facebook ha intenzione di rendere un posto migliore.

Infatti, dopo aver raggiunto l’obiettivo iniziale di connettere amici e familiari, Facebook ha ora come mission lo sviluppo delle infrastrutture sociali che diano la possibilità alle persone di  poter creare delle potenti comunità globali, forze protagoniste del cambiamento. 

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Ma vediamo nello specifico i punti salienti che sono emersi dalla lettera.

Innanzitutto Facebook si è posto l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di comunità non solo online, ma anche nel mondo reale: Zuckerberg afferma che i gruppi attivi presenti sul Social possono essere un punto di partenza importante per connettere e far incontrare le persone anche fisicamente.

Un altro punto che sta a cuore a Facebook è la sicurezza delle persone,  il Social sente la responsabilità di costruire un mondo più sicuro sfruttando l’incredibile potere della rete. Come? Ad esempio attraverso il Safety Check in caso di disastri o attacchi oppure attraverso attività di crowdfunding per le donazioni solidali. Inoltre, Zuckerberg parla di un possibile sfruttamento dell’intelligenza artificiale a favore della sicurezza delle comunità mondiali.

Un’altra parola chiave della mission è sicuramente l’informazione: Facebook, infatti, è in continua lotta per eliminare e prevenire la disinformazione attraverso il controllo della circolazione di news sul social e l’eliminazione notizie false e spam.

Infine Zuckerberg parla di implementazione di infrastrutture che incoraggino il coinvolgimento civico e politico delle persone e che diano la possibilità di partecipare a importanti decisioni collettive.

Facebook

Insomma, siamo dinnanzi a obiettivi davvero ambiziosi, che renderebbero Facebook qualcosa in più che un semplice Social Network: ma riuscirà davvero Facebook a rendere il mondo un posto migliore? 

Chi può dirlo, non ci resta che aspettare,  ma intanto vi invitiamo a leggere la lettera completa qui e aspettiamo i vostri commenti sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo di LinkedIn.

Da San Valentino al venerdì nero: gli Epic Win e Fail della settimana

E come tutte le settimane torna la rubrica più attesa del lunedì.

Una settimana, se si può dire, iniziata all’insegna del “sole, cuore, amore”. Sì, perché in questi giorni le nostre home page sono state letteralmente invase da immagini e frasi inneggianti l’amore, complice la celebrazione del Santo più citato del mondo, il re dell’industria del cioccolato, e non solo: San Valentino. Le aziende non si sono di certo fatte sfuggire questa ghiotta occasione per farsi notare e promuovere il loro brand. Ecco, allora, alcune campagne di comunicazione riuscitissime.

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L’ormai leggendaria compagnia di onoranze funebri TAffo continua a far parlare di sé. Mentre tutti celebrano San Valentino, Taffo coglie l’occasione per dire la sua. E lo fa, come sempre, con tanta ironia e un efficace ‘epitaffio’. Perché l’amore eterno, quello vero, è solo nell’aldilà.

Che dire poi della Montenegro, che ha puntato tutto giocando sull’accoppiamento più riuscito: quante storie d’amore sono nate davanti a un bancone del bar? Va bene, lo sappiamo che non esiste l’amore perfetto, non c’è app che si prefigga di testare le affinità di coppia in grado di tenere il passo a questo connubio perfetto.

L’amore è un amaro che va servito freddo.

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San Valentino non è solo questo, è anche San Faustino, ossia la festa dei single: non dimentichiamo che buona parte del mercato da raggiungere è costituito proprio da questo particolare target. E se c’è chi non si preoccupa troppo di non avere una metà con cui passare una serata romantica (una l’anno, poco importa se i restanti 364 giorni ci si ignora), c’è anche il single che si deprime solo all’idea di uscire la sera di San Valentino e doversi imbattere in coppiette che si baciano e si dichiarano amore eterno. Perciò, perché non inviare un pensiero anche per loro?

Perugina lo sa bene, ecco quindi la sua dedica: perché l’amore è prima di tutto verso se stessi. E buon San Faustino a tutti!

Chiudiamo qui il capitolo dedicato all’amore, e passiamo ad altro.

Venerdì 17 febbraio 2017. Ci si sveglia la mattina, consapevoli del fatto che un cataclisma ci coglierà appena scesi dal letto, che la metro si romperà, che un gatto nero ci attraverserà la strada, condannando così alla sfortuna la nostra giornata.

Invece ecco che, proprio venerdì 17, tutti gli amanti dei gatti twittano foto e pensieri sui loro felini, perché, coincidenza vuole, che questo giorno sia anche la #GiornataNazionaledelGatto.

Tigotà cavalca bene l’onda e lancia le offerte per i vostri “amici a 4 zampe” da sfruttare in questa giornata. Ecco che il venerdì 17 si trasforma in un momento gioioso in cui approfittare per fare regali al vostro bel gattino nero. E che la scaramanzia sia con voi.

Siamo in periodo elettorale? Chissà. In ogni caso Mentana c’è. Era in effetti un po’ di tempo che il Direttore sognava di tornare all’attacco con una maratona delle sue. Per fortuna che ci ha pensato il PD con la sue scissioni interne, la direzione, il passo verso il Congresso. Ecco, ringraziamo il Partito Democratico, se non altro per averci donato una #maratonamentana che ha dato un nuovo senso a un uggioso pomeriggio. Enrico Mentana, si conferma l’epic win per eccellenza. C’è poco da discutere al riguardo. 

Fail

I social media, lo sappiamo, non sono solo fonte di cose ben riuscite. L’attrazione turistica London Dungeon ne è un esempio, visto che questa settimana è stata protagonista di una serie di attacchi sui social per la campagna di comunicazione creata in occasione di San Valentino. Utenti e rappresentanti di diverse associazioni sono insorte criticando aspramente i post ritenuti offensivi, di stampo misogino e sessisti, scatenando così una dura reazione sugli account Facebook e Twitter della società.

Questi sono alcuni esempi dei messaggi, successivamente cancellati dai profili ufficiali della London Dungeon.

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A seguito di questa vicenda il portavoce della London Dungeon ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Ci scusiamo se i nostri messaggi sui social hanno offeso qualcuno. La nostra campagna di ‘Dark Valentine’ si basava su una serie di messaggi volti a mettere in luce il lato più oscuro della storia e stimolare un dibattito e una conversazione. Come brand ci sforziamo di intrattenere i nostri ospiti in modo che possano godere l’esperienza London Dungeon. Tuttavia, in questa occasione, ci rendiamo conto che alcuni dei temi erano inappropriati e quindi ci scusiamo per qualsiasi offesa causata.”

Un dietrofront obbligatorio che però ha fatto conquistare alla società il primato nella lista degli Epic Fail.

Tra il Win e il Fail

Il volatile viola che è magicamente comparso tra le emoticon ha fatto discutere parecchio negli ultimi giorni. L’idea è dell’illustratrice thailandese Syd Weiler, la quale, per ringraziare il suo paese per aver diffuso e reso famosa la sua creazione, ha deciso di renderle omaggio disegnando il volatile viola nell’atto di afferrare la bandiera thailandese con le zampe.

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A molti però questa versione è sembrata offensiva, tanto da portare la Weiler a creare una nuova illustrazione, in cui la bandiera viene stretta con il becco.

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In ogni caso, l’animazione sembra riscuotere un gran successo sui social, tanto che le varianti da poter utilizzare sono tantissime. Una caduta nel fail che però non ha compromesso la fama del volatile più famoso del web.

Dublin Tech Summit 2017: IoT, Social Media e il bisogno di umanità

Il 15 e 16 Febbraio si è svolta la prima edizione del Dublin Tech Summit che, non senza qualche intoppo tecnico, è riuscita a dare una buona visione del panorama attuale per quanto riguarda vari settori Tech; da quello medico al fashion, passando per IoT e finanza, ma senza dimenticare creatività e marketing.

Pur dividendosi in sei declinazioni, la conferenza ha mantenuto un tema centrale ben preciso, ovvero il bisogno di riportare l’uomo e i suoi bisogni al centro di ogni innovazione. Non sono infatti mancati grandi esempi di intere categorie che hanno perso da tempo questa concezione. Iniziando da noi marketers (vedi l’avvento di AdBlock), fino ad arrivare ai grandi della finanza (vedi Bitcoin).

Le due giornate si sono rivelate come un’importante occasione di crescita sia per startup che per piccole imprese, soprattutto per quanto riguarda gli interventi di personaggi di alto profilo come Gary Vaynerchuk, Matthew Luhn (Pixar) e il robot Robothespian. Di seguito, vi riportiamo gli interventi più interessanti e utili, soprattutto se siete marketers o proprietari di aziende o startup.

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 L’arte dello Storytelling – Matthew Luhn, Pixar.

Una delle fondamenta di questa disciplina è instillare emozioni nel cuore di chi ascolta. Tutto ciò vale non solo nel cinema, ma anche per i brand e nel business in generale, persino quando ci si accinge a tenere un elevator pitch. Per Matthew, qualsiasi storia che si rispetti deve essere memorabile, di impatto e personale.

Lasciate a casa percentuali e numeri, solo il 5% delle persone li ricorda, focalizzatevi invece sulle emozioni e su situazioni in cui il vostro pubblico può relazionarsi. Pensate a Steve Jobs, il suo metodo di comunicazione si basava sempre su quello che in America chiamano “Rollercoaster of emotions”, ovvero accostare emozioni positive e negative a ritmo serrato. “Portarsi dietro vari cd insieme al lettore è pesante e fastidioso”“Con iPod, vi porterete dietro mille canzoni nel palmo di una mano”, cercate qualche video di Steve, e ve ne renderete conto.

Ma come si crea una storia? Secondo Matthew servono quattro elementi fondamentali:

  1. Un inizio accattivante: in media, avete solo 8 secondi per catturare l’attenzione di una persona, quindi bisogna cercare di parlare di qualcosa di inusuale, inaspettato o di un conflitto. Prendete ad esempio il film “Ratatouille”, i primi secondi della pellicola vi dicono che quella è la storia di un topo che vuole diventare uno chef di cucina francese!
  2. Cambiamento: le grandi storie parlano sempre di trasformazione, quelle migliori ti fanno cambiare.
  3. Connessione: connettersi con audience diverse può essere un problema, per questo ci sono gli archetipi. Per Matthew, essere felici tutto il tempo non è importante, una buona storia deve abbracciare più sentimenti possibili.
  4. Struttura: deve essere ben pensata e non lasciata al caso. Alla Pixar, quando devono dare struttura ad una storia, prendono come spunto il ciclo della vita e delle cose, ci deve essere sempre un inizio, ma anche una conclusione definita.

In conclusione al suo intervento, Matthew ricorda il suo mantra: “Non cercate di fare i furbi, siate onesti e vulnerabili”.

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L’utilizzo dei video per rinforzare la brand authority – Panel con Susan Danziger, CEO di Ziggeo, Matthew Charles, VPO di Grabyo, Jeremy Goldman, CEO di Firebrand Group e Conor McGann, Account Manager a Google.

Tutti i partecipanti del panel concordano che un buon video dovrebbe ispirare le persone ad un’azione ben precisa. In un presente in cui il 91% dei marketers usa i video principalmente per brand awareness che, ovviamente, porta soltanto ad un magro 35% di conversioni, Susan Danziger vede una grande opportunità nell’utilizzare i video per altri scopi, come ad esempio per fare ricerche di marketing grazie alle interviste e collaborare con gli influencer per raggiungere nuovi audience.

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Ci sono però degli elementi da tenere in considerazione se si vuole creare degli ottimi video:

  • Durata: video brevi e dal contenuto semplice ed emozionale;
  • Interoperabilità: i video devono essere riproducibili su ogni piattaforma, social e non. SDK e API devono essere usati al meglio per assicurare massima visibilità;
  • Mobile first: catturare l’attenzione delle persone da desktop è già difficile, sul telefono ancora di più. Conor McGann consiglia di creare video che non durino più di 8 secondi!

Ma quali sono i trend che ci aspettano in ambito video? Il panel concorda che gli influencer e i creator svolgeranno un ruolo sempre più importante per i brand, proprio grazie alle loro capacità e alla base di fan che possiedono. Inoltre, Conor McGann fa notare che sicuramente ci sarà una rivoluzione in ambito mobile e social, si creeranno infatti nuovi formati per video sempre più corti e concisi atti a catturare l’attenzione di chi spende il proprio tempo sullo smartphone e sui social.

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 AdBlock e l’importanza di dare una scelta agli utenti – Till Faida, CEO di eyeo/AdBlock Plus e Caroline Louwette, Business Development di eyeo / AdBlock Plus

Benché in Italia solo il 23% delle persone dichiari di utilizzare AdBlock, il problema è molto sentito dai marketers in tutto il mondo. Quali sono le ragioni che portano un utente ad installare AdBlock? Ecco le principali:

  • Intrusione nelle attività di navigazione;
  • Privacy: soprattutto quando si tratta di retargeting;
  • Sicurezza: raramente si possono incontrare banner che installano malware anche senza interazione;
  • Costo dei dati: caricare i banner richiede l’uso di più dati;
  • Velocità di caricamento delle pagine.

Tutto ciò causa non pochi problemi ai publisher, perché, attualmente, l’unico modo di monetizzare contenuti e audience è proprio tramite la pubblicità. Per questo motivo, Till Faida ha dato vita all’iniziativa “Acceptable Ads Initiative”  in cui aziende e consumatori si uniscono per combattere la pubblicità intrusiva.

adblock

Alzi la mano chi di voi ha chiuso una pagina perché piena di pubblicità e pop up che si prendevano tutto lo schermo? Bene, adesso, grazie ad AdBlock Plus sarà possibile navigare con più tranquillità, vedendo solo pubblicità che rispetta determinate caratteristiche:

  • Posizione: solamente all’inizio o alla fine o sulla destra del contenuto;
  • Trasparenza: ogni banner dovrà avere la dicitura “Ad” per far capire agli utenti che si tratta di messaggi promozionali;
  • Misure: il totale dei banner non potrà essere maggiore del 15% above-the-folder e 25% below-the-folder.

In conclusione, Caroline Louwette ricorda alle aziende e startup che è possibile fare pubblicità in modo consapevole, basta seguire le direttive vigenti, come ad esempio quelle dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria e dell’European Advertising Standards Alliance .

Se avete trovato questo primo articolo interessante, non perdetevi la seconda parte in cui parleremo di come usare i dati della vostra azienda in modo pragmatico, social media e nuovi trend, innovazione, IoT e consigli utili per diventare ottimi imprenditori!

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Holo, l’app che porta gli ologrammi sul tuo smartphone

Un ologramma a portata di smartphone: 8i, una startup di Los Angeles, ha annunciato di poter realizzare una realtà aumentata per tutte le tasche (è proprio il caso di dirlo) grazie alla sua app Holo. Dopo aver raggiunto la cifra di 27 milioni di dollari in un secondo round di finanziamento, l’azienda sviluppatrice, specializzata in AR, ha scelto di festeggiare con il lancio di un’app che mixa divertimento e ologrammi e che sarà ufficialmente lanciata entro la fine dell’anno.

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Tra le varie società che hanno deciso di investire in questo progetto sono presenti Time Warner, Baidu, Hearst, Verizon, Seed & Speed e One Ventures.

Holo in sostanza consentirà agli utenti di registrare video di se stessi che comprendono degli ologrammi divertenti, mescolando il loro ambiente di tutti i giorni con i personaggi di film, meme e molto altro.

 

Steve Raymond, CEO di 8i,  ha spiegato a Variety la settimana scorsa che la società è già in beta-testing dell’applicazione sul Phab 2 di Lenovo, il primo telefono cellulare che supporta  la piattaforma di realtà aumentata Tango di Google. Tango permette essenzialmente al telefono di mappare la stanza e determinare la propria posizione: questo rende più facile all’app Holo la funzione di posizionare  gli ologrammi esattamente nel posto giusto.

Tuttavia, Raymond ha detto che Holo poi sarà disponibile anche sui telefoni cellulari che non hanno le funzioni estese per realtà aumentata. L’obiettivo finale è quello di dare a chiunque la possibilità di aggiungere ai propri video degli ologrammi 3D realistici.

8i è stata fondata nel 2014 ed è operativa a Wellington, in Nuova Zelanda, così come a Los Angeles. L’azienda ha sviluppato la tecnologia per la scansione degli esseri umani per trasformarli in ologrammi 3D.

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Il CEO Raymond ha spiegato che nonostante l’app Holo, l’intento della sua startup 8i è ancora quella di sviluppare nuovi progetti sulla realtà virtuale. 8i è inoltre a lavoro per una novità con l’astronauta Buzz Aldrin e che verrà svelata durante SXSW Film Festival di marzo 2017. La tecnologia che stanno progettando porterà probabilmente i messaggi olografici dell’astronauta fin su Marte: non sembra anche a voi la trama di una serie tv sci-fi?

Instagram Stories

Come utilizzare Instagram Stories per acquisire nuovi contatti

State pianificando una campagna di lead generation per acquisire nuovi contatti che potrebbero trasformarsi in futuri clienti? Per raggiungere il vostro obiettivo potreste utilizzare i nuovissimi video live Instagram e guadagnare una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza.

Vi starete chiedendo perché utilizzare i video live di Instagram Stories per una campagna di lead generation?

I video in diretta portano dei grandi benefici sia in termini di visibilità che di engagement, in più a differenza delle altre piattaforme che permettono di condividere i live solo dopo averli girati, su Instagram funziona diversamente, i video sono visibili solo in fase di trasmissione, ciò regala un valore aggiunto alle vostre dirette, rendendole esclusive e fruibili solo in un periodo di tempo limitato.

Vediamo come utilizzare i video live Instagram per generare nuovi contatti interessanti ai fini del vostro business.

Teaser per il lancio di un nuovo prodotto

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Fonte @SocialMediaExaminer

Un’idea valida per acquisire nuovi contatti può essere quella di utilizzare i video in diretta per dare un’anteprima ai vostri seguaci dei nuovi prodotti.

Ad esempio un artista sotto il profilo di whenwewake attraverso i video live ha permesso ai follower Instagram di dare una sbirciatina ai suoi nuovi dipinti. Il giovane artista ha saputo proporre le sue novità suscitando la curiosità del pubblico, connesso in diretta con la voglia di scoprire sempre più informazioni.

Dopo il teaser, una strategia vincente può essere quella di chiedere agli spettatori di iscriversi sul vostro sito web per ricevere maggiori o per pre-ordinare il prodotto. Questo approccio darà al vostro video in diretta un senso di esclusività, incoraggiando gli utenti ad agire immediatamente, aumentando di conseguenza il numero dei vostri contatti.

Acquisire nuovi contatti attraverso un contest

Organizzare concorsi sui canali social, si dimostra sempre una strada di successo per l’acquisizione di nuovi lead.  Quando organizzate un contest per il vostro brand, utilizzate i video live Istagram per promuovere la vostra iniziativa e coinvolgere il target. Unendo strategia e creatività i video in diretta potrebbero diventare il cavallo di battaglia delle vostre iniziative.

Diverse sono le idee da poter mettere in atto, ad esempio per aumentare l’engagement e coinvolgere nuovi partecipanti, potreste pensare di dare dei premi prima e durante il concorso, oppure ancora potreste leggere i commenti in tempo reale rendendo protagonisti i vostri seguaci.

Un’altra idea strategica potrebbe essere quella di fare diventare i video live parte integrante del concorso, ad esempio per poter beneficiare di un premio giornaliero gli utenti devono rispondere ad una domanda che viene posta in diretta.

I video live potrebbero anche diventare il mezzo di comunicazione per svelare in più puntate gli indizi di una caccia al tesoro, offrendo più dettagli sugli orari della messa in onda dei successivi appuntamenti live rivelatori per chi si iscrive alla newsletter del brand.

L’esperto risponde


Se avete in programma di girare una diretta in cui ci sarà come ospite un esperto o un influencer pronto a rispondere al pubblico, prima della messa in onda potreste invitare gli utenti a inviarvi le proprie domande indirizzandoli verso il vostro sito o verso un form Google  chiedendo loro in cambio l’indirizzo email.

Se promuoverete bene e per tempo la vostra iniziativa, riuscirete senz’altro a raccogliere un gran numero di contatti realmente interessati al vostro business, e sarete certi che le persone coinvolte guarderanno il vostro video per trovare le risposte alle loro domande.

Video live: Best practices

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Per ottenere il massimo dalle dirette Instagram ci sono delle buone pratiche da tenere bene a mente. In primo luogo, annunciate che girerete il vostro video in diretta in anticipo, utilizzando hashtag rilevanti in modo tale da attirare l’attenzione di un pubblico ampio.

Prima della diretta registrate un breve filmato di prova per testare la qualità del video e dell’audio, accertandovi che non ci siano rumori e che lo sfondo delle vostre riprese sia pulito.

Scegliete contenuti di valore e  divertenti che aiutino a mantenere le persone sintonizzate. Considerando che i contenuti video prodotti in diretta su Instagram esisteranno solo quando si è in onda, diventa fondamentale la scelta dell’orario per assicurarvi che sarà visto dal maggior numero di persone possibile. Il pomeriggio e la sera presto sono spesso i momenti migliori in cui molti utenti sono online.

Starbucks risponde a Trump con l’Immigration Advisory Program

Non possiamo nasconderlo, Trump sta sconvolgendo gli equilibri mondiali con la sua iniziativa di costruire un muro divisorio con il Messico o con la sua volontà di mettere al bando viaggiatori e lavoratori musulmani provenienti da una serie di Paesi considerati minaccia terroristica per gli americani.

Se le big company statunitensi sono a rischio boicottaggio come dimostra l’hashtag #AdiosProductosGringo, qualcuno ha già iniziato a correre ai ripari, come Starbucks che ha ribadito la sua volontà di continuare ad investire in Messico nonostante il blocco.

Ma non è finita qui, il gigante del caffè ha costituito uno sportello gratuito per la consulenza legale dei suoi dipendenti immigrati e le loro famiglie, preoccupati delle conseguenze delle nuove politiche di governo.

Starbucks tiene a precisare che i suoi partner rimarranno tali e che le sue politiche di assunzione puntano anche sui veterani e sulle nuove leve, giovani per i quali è stato creato un campus interno che dia loro la possibilità di studiare e realizzarsi.

Starbucks vs Trump, chi la spunterà?

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Una lettera ai dipendenti, ecco come Starbucks ha comunicato che continuerà ad investire sulle risorse umane, veri partner del suo business.

In particolare, i punti sui quali si concentra la comunicazione, sono: supportare i dipendenti, provenienti da situazioni disagiate o dall’estero, nel continuare a costruire il sogno americano così come assumere rifugiati o veterani favorendone l’inserimento nel mercato del lavoro, “costruire un ponte e non un muro con il Messico” dove Starbucks aveva e continua ad avere interessi nell’investire ed ampliare la sua rete di stores e partner, e infine la possibilità di accedere attraverso la company alla copertura assicurativa per i dipendenti e le loro famiglie.

Tornando, però, alla manovra di Starbucks in risposta al Trump Muslim Ban, l’azienda americana ha annunciato di aver aperto uno sportello di consulenza legale gratuito in collaborazione con Ernst&Young dove i dipendenti e le loro famiglie potranno recarsi per avere chiarimenti in merito allo status di immigrati post decreto. Tale possibilità rientra nell’Immigration Advisory Program e sarà totalmente gratuita, un’iniziativa volta a dimostrare, oltre che una grande filantropia, il valore che il brand ripone nelle figure che lavorano per l’azienda, considerate risorse strategiche.

Ma i piani per il futuro non riguardano solo Messico – dove Starbucks non ha intenzione di frenare gli investimenti – ed immigrazione, ma anche veterani e giovani con assunzioni che daranno la possibilità di ricollocarsi a diverse persone provenienti da estrazioni sociali completamente differenti tra loro.

Veterani e nuove leve, tutte le politiche di assunzione del gigante del caffè

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Il brand americano punta su veterani, rifugiati e giovani per il futuro, promettendo fino a 10.000 nuove assunzioni per le prime due categorie e creando un campus adatto a creare opportunità per i giovani tra i 16 e i 24 anni di età.

Nello specifico Stabucks ha sempre dimostrato un occhio di riguardo per i veterani ed i militari nelle sue politiche di sviluppo, creando store dedicati alla comunità militare, i cosiddetti Military Family Store localizzati vicino alle basi militari principali, per dare supporto alle comunità militari sparse sul territorio degli Stati Uniti e dove ex militari e mogli potessero trovare un lavoro e dare vita ad una carriera diversa da quella alle armi.

Ma Starbucks si è impegnato anche facendo una promessa di nuove assunzioni, 10.000 circa per questa categoria, entro il 2018.

Perché proprio le forze armate? Per le skill innate e la capacità di diventare leader di una community, vera forza che rende gli ex militari ottimi dipendenti e partner di sviluppo.

10.000 assunzioni in 75 diversi Paesi è questa la seconda strategia di sviluppo per Starbucks e che ha come protagonisti i rifugiati e gli immigrati di tutto il mondo e a cui si affianca il progetto di creare programmi di sviluppo per le zone meno sviluppate all’interno del territorio statunitense, per valorizzare e dare voce alle realtà locali partendo dalla formazione dei giovani futuri impiegati.

Insomma, Starbucks sembra essere un colosso mondiale ancora attento alle comunità locali  nelle quali apre i suoi nuovi punti vendita e filiali, rappresentando un’opportunità per tutti!

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Trump Executive Order, di cosa stiamo parlando?

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Abbiamo più volte citato, anche in apertura, l’Executive Order emanato da Trump, ma esattamente di cosa si tratta? In due parole una limitazione alla circolazione di stranieri all’interno degli Stati Uniti. Più approfonditamente, un blocco programmato per profughi, viaggiatori con regolare visto e lavoratori non statunitensi.

In particolare la restrizione ha colpito sette Paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e rimarrà in vigore per almeno tre mesi, ciò vuol dire niente più profughi, ma anche lo stop al rinnovo automatico dei visti per lavoro e validità di visti per turismo, bloccando qualsiasi persona in partenza per gli USA da uno di questi Paesi.

L’esempio di Starbucks ispirerà altre aziende?

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Prodotti unici e atmosfere d’incanto: sei pronto a tuffarti nei concept store più originali del mondo?

I concept store non sono semplici luoghi d’acquisto. L’attenzione per i dettagli, il design ricercato e l’originalità dell’offerta sono caratteristiche imprescindibili per questa tipologia di negozi, capaci di coniugare arte, shopping e cultura.

Abbiamo raccolto in questo post i 10 concept store che più ci hanno colpito e che ci hanno fatto sognare ad occhi aperti. Ciascuno di questi store ha una storia da raccontare, ma il filo conduttore è uno solo: creatività e audacia.

Colette – Parigi

Colette è famoso per essere uno dei concept store più eclettici e artistici della Francia. Situato nel cuore di Parigi, lo store tratta linee di abbigliamento e accessori creati da giovani designer emergenti, accanto a collaborazioni in esclusiva con grandi brand del mondo della moda. Ciò che rende Colette davvero unico è il Water Bar che ospita al suo interno, in cui è possibile degustare oltre 90 tipologie di acque diverse.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Story – New York

Il claim di Story la dice già lunga sulla sua filosofia: lo store ha “il punto di vista di un magazine, cambia come una galleria e vende cose come un negozio”. Si, perché Story cambia tema e stile ogni mese, reinventando il suo spazio e gli oggetti in vendita. Eventi, collezioni esclusive. collaborazioni importanti caratterizzano l’attività di questo negozio, che ha affrontato tra le sue “storie” anche tematiche civili e sociali.

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10 Corso Como – Milano

10 Corso Como è il primo shop in Italia per il quale è stato utilizzato il termine “concept store”. Il regno di Carla Sozzani, definito come luogo di incontro fra commercio e cultura, sembra davvero una galleria d’arte. Lo store si definisce una “narrazione virtuale”, una sorta di rivista vivente in cui si fondono moda, design, cibo e avanguardie artistiche.

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Quill London – Londra

Quill è il paradiso per gli amanti della tipografia. Nato nel 2014 dall’intuizione di Lucy Edmonds, lo Store raccoglie al suo interno le collezioni di cancelleria più originali ed eclettiche, più una vastissima scelta di cancelleria personalizzata, realizzata dai creativi dello studio. L’idea di Lucy, dichiaratamente Pinterest-addicted, è quella di offrire un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono imparare la moderna tipografia, lanciando corsi e workshop per pionieri ed esperti.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Wildernis – Amsterdam

Wildernis non è un semplice negozio di piante e fiori. Ideato nel 2015 da una coppia di amiche con il pollice verde, Wildernis ha un’unica mission: portare più natura nella Città. In questo Store puoi trovare tutto ciò che rimanda al mondo del giardinaggio: libri, riviste, fauna selvatica e perfino gioielli ispirati al mondo vegetale. Periodicamente Wildernis organizza mostre e laboratori ispirati all’emisfero green, coniugando cibo, natura e arte in un’unica esperienza multisensoriale.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Laura Lea Design – Londra

Situato all’ingresso della stazione di Leytonstone, in piena East London, lo studio Laura Lea è un punto di riferimento internazionale per designer e creativi emergenti. L’obiettivo dello Store è proprio quello di coltivare i talenti, grazie ad uno spirito “collettivo” e una folta rete di sostegno e promozione. I lavori degli artisti sono tutt’altro che convenzionali: riferimenti politici, tematiche sociali e qualche parolaccia non mancano mai.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Freitag – Zurigo

Freitag è il primo store al mondo composto da una struttura di 17 container. Ispirato al mondo urban, l’aspetto estetico dello Store si sposa perfettamente con la tipologia di prodotti trattati al suo interno, ottenuti dalla lavorazione di materiale da riciclo legato al mondo del trasporto su strada.

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Song – Vienna

Song è l’anima radicale e avanguardistica di Vienna. Nato nel 1990, lo store è una contaminazione di stili in forte contrasto con il romanticismo e l’eleganza della capitale austriaca. All’interno dello store puoi trovare esclusive capsule collection di stilisti affermati ed emergenti, più uno spazio espositivo in cui sono allestiti dibattiti e mostre.

Ecco i 10 concept store più originali del mondo

Cyberdog – Londra

Cyberdog è lo store dedicato alla “moda del futuro”. Situato nel cuore di Camden Town, il Cyberdog è un mash up esclusivo di colori funky, stile techno e design spaziale capace di creare un’esperienza di shopping unica al mondo.

Il Cyberdog non è solamente il regno del latex e del PVC: eventi e concerti di musica elettronica sono all’ordine del giorno.

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Park-Ing Ginza – Tokyo

Il Park-Ing Ginza di Hiroshi Fujiwara si sviluppa all’interno di un grande parcheggio. Neon e cemento dominano gli ambienti di questo store, che offre collezioni esclusive e limited edition di stilisti emergenti e grandi brand.

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Quali di questi store ti ha ispirato di più?