Native Advertising

Native advertising: la perfetta armonia tra contenuto e contenitore

In tanti ne parlano, ma in pochi sanno esattamente cosa sia questa nuova forma di pubblicità digitale. Per sfatare ogni dubbio e chiarirvi le idee, partiamo da una definizione dello IAB.

Il Native Advertising fa riferimento ad annunci a pagamento coerenti con il contenuto della pagina, con il design e il comportamento della piattaforma in cui sono ospitati, in modo che l’utente li percepisca semplicemente come parte di essa.

Lo scopo di chi realizza campagne pubblicitarie native non è solamente quello di attirare l’attenzione dell’utente, ma quello di creare un vero e proprio coinvolgimento verso il brand.

La peculiarità della native advertising è insita nel suo formato, che si mescola con la piattaforma dell’editore; non interrompe la fruizione del sito e non disturba l’user experience.

Native Advertising

Un visitatore si infastidisce davanti ai pop-up e perderà tempo nel chiuderli. Risultato? Molto probabilmente lascerà il sito e non tornerà più.

Se contenuto e contenitore sono perfettamente in armonia, portano dei vantaggi di cui sia l’editore sia il pubblicitario possono beneficiare. È tutta qui la chiave di lettura per sfatare quale sia il mistero che si cela dietro al native advertising: Se contenuto e contenitore sono in perfetta armonia.

Vediamo insieme quali sono i benefici per entrambe le parti.

Native Advertising, vantaggi per l’editore

Per gli editori sono stati tempi duri, specialmente per chi fonda il suo passato nel formato cartaceo.

Carta stampata in forte crisi, utenti non sempre disposti a pagare per usufruire dei contenuti online, da qui la necessità di rivedere per gli editori il proprio modello di business e trovare nuove forme di ricavo.

La native advertising ha fatto tirar loro un sospiro di sollievo.

Gli annunci in-feed infatti offrono un modo unico per mostrare i contenuti: quando si fondono e mescolano perfettamente nel design della piattaforma ospitante, il coinvolgimento degli utenti (CTR) aumenta, generando maggiori entrare, rispetto ad altre forme di guadagno.

L’obiettivo dell’editore è quello di coinvolgere gli utenti, in modo da ottenere più visitatori che atterrano sul proprio sito web e ci rimangano il più a lungo possibile.

Secondo alcuni studi dell’azienda di Kyle Ryan, CEO di Earnify  i consumatori hanno il 25% in più di probabilità di essere coinvolti da un annuncio nativo rispetto a un banner tradizionale e il dato più interessante è che il 53% dell’engage è positivo, e questo aiuta a costruire credibilità e una brand experience positiva.

Native Advertising

Grazie agli algoritmi delle piattaforme native, il lettore avrà un’offerta di contenuti del sito e sponsored content perfettamente in linea con i suoi interessi, grazie alle tracce lasciate dalle sue precedenti visite.

Native Advertising e CTR

Niente di più semplice e lineare: gli annunci nativi hanno un CTR più alto, perché sono pertinenti con l’essenza stessa della pagina in cui sono ospitati.

L’utente non deve essere ingannato per cliccare sul contenuto: l’User Experience non deve essere interrotta da formati fastidiosi per catturare l’attenzione; se il contenuto promosso è veramente rilevante e pertinente, sarà l’utente stesso a cliccarci sopra.

Il vantaggio più grande che la native offre agli editori è la totalità di controllo che possono mantenere all’interno dei contenuti da ospitare sul sito. Solitamente se un sito ospita dei banner, chi detiene il controllo è il pubblicitario, non l’editore.

Native Advertising, vantaggi per l’inserzionista

Anche gli inserzionisti pubblicitari non se la sono passata molto bene: dai loro investimenti pubblicitari offline e online ottenevano un ROI insoddisfacente perché tentavano di occupare ogni spazio online possibile, nella speranza di aumentare le conversioni.

E le conversioni si ottengono solo con del traffico di qualità. Un numero grande da solo non rappresenta nulla.

Native Advertising

La Native Advertising fa tirare un sospiro di sollievo anche a loro perché permette numerose opzioni di segmentazione del target, aiutando l’advertiser a offrire la pubblicità a un pubblico, le cui probabilità di essere interessato all’offerta e che si trasformino in conversioni, sono più elevate rispetto ad un banner tradizionale.

Dal punto di vista del pubblicitario, la capacità di creare engagement con l’utente farà aumentare la percentuale di click (CTR) sul contenuto, che porterà ad un abbassamento del costo per click (CPC).

Conclusioni

Secondo Jonathan Long, CEO e founder di Market Domination Media, la pubblicità non scomparirà, né ora e nemmeno in un futuro vicino.

I pubblicitari sono sempre alla ricerca di nuovi metodi, meno intrusivi, per ottenere le loro offerte di fronte a potenziali clienti, e gli editori cercheranno sempre la miglior opzione per guadagnare attraverso i contenuti del proprio sito web.

Al momento la native advertising soddisfa i bisogni di entrambi, permettendo sia ad editori e pubblicitari di sperimentare il successo. Mica male no?

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Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

“Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna” diceva Albert Einstein.

Se dovessi infatti spiegare ad una persona cos’è il Content Marketing o, ancora meglio, se dovessi raccontare ai tuoi parenti cosa vuol dire lavorare come content specialist, ne saresti veramente in grado?

Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

Spesso, il metodo migliore per illustrare un concetto è quello di utilizzare degli esempi semplici, concreti e reali che aiutino anche chi non è del settore a familiarizzare con la terminologia.

Proviamo a spiegare le basi del Content Marketing a chi di giuste proporzioni fra gli ingredienti se ne intende eccome: l’elegante bartender in papillon che fa volteggiare acrobaticamente le bottiglie dietro al bancone, il venerdì sera.

Si potrebbe dunque paragonare una buona strategia di content marketing al cocktail perfetto, un giusto mix di ingredienti mescolati o shakerati nelle corrette dosi, serviti nel giusto calice e decorati con ombrellini e olive.

Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

Perché non provare a spiegare come creare un post sul tuo blog, immaginando la preparazione di un ottimo daiquiri?

Sarà sufficiente sostituire rum, lime e sciroppo con i giusti ingredienti per coinvolgere il lettore.

Inizia col mixare una parte di esempi concreti alla corretta dose di consistenza tra le tesi che vuoi dimostrare e i fatti che le supportano, aggiungendo  un pizzico di conoscenze del settore.

Ed ecco servito un content marketing cocktail perfetto.

Anche per quanto riguarda i contenuti e le giuste dosi di conoscenza e capacità, ognuno ha un personale ingrediente segreto e alcuni dettagli e rituali che non possono mancare affinché il risultato sia ottimale.

LEGGI ANCHE: Video o post long-form: come scegliere su cosa investire?

Un’aggiunta di contenuti social

Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

I social network aiutano a creare audience e community: un’ottima fonte da cui attingere per programmare la propria content strategy.

Utilizza parole chiave e hashtag che rendano ciò che pubblichi più visibile, ma anche che stimolino i tuoi follower a creare e condividere User Generated Content, preziosi per i tuoi progetti futuri.

Una spolverata di SEO

Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

La Search Engine Optimization è una componente fondamentale del mondo digitale; sarà necessario ottimizzare i tuoi contenuti con link, call to action e copy che ti permettano sia di coinvolgere il tuo utente sia di misurare l’engagement.

Spesso infatti, come un bartender troppo sicuro di sé, pensiamo che la nostra strategia di sia perfetta e di successo; dovremo invece osservare e analizzare la reazione dei consumatori appena “assaggeranno” ciò che abbiamo creato.

Il Content Marketing spiegato al tuo bartender

La chiave è dunque impiegare le basi conosciute ma testare nuovi ingredienti, nuovi mix di contenuti e user generated content per arrivare alla propria ricetta segreta, ad una strategia unica che assicuri il massimo vantaggio competitivo sul mercato.

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Ford, Wet Brush e Black and Decker: i migliori annunci stampa della settimana

Pubblicitari ed agenzie creative di tutto il mondo si sono date da fare per tirar fuori campagne stampa davvero originali. Ecco una selezione degli annunci più interessanti degli ultimi sette giorni, da Ford ad Wet Brush, passando per Fibertel e Black and Decker. Continua a leggere

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Come essere veramente mobile friendly nel 2017

Se ti guardi intorno ti accorgerai che sempre più persone trascorrono il loro tempo sul proprio smartphone: secondo il report 2016 di ComScore sulle Mobile App, il tempo totale trascorso sui media digitali è cresciuto del 53% dal 2013 al 2016, e l’80 per cento di questa crescita è stata trainata dalle applicazioni mobili.

Se temi che la tua azienda possa non tenere il passo del mondo mobile che è in costante espansione, è necessario che inizi a ragionare su una strategia mobile first: vediamo insieme da dove cominciare!

I limiti dei dispositivi mobile

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Una strategia mobile è fondamentale per mantenere l’attenzione del tuo pubblico di riferimento, perché, per dirla in poche parole, è sui media mobile che le persone vivono, condividono, cercano. Se un contenuto non è disponibile per il loro smartphone, per loro è come se fosse inesistente.

È importante conoscere i limiti dei dispositivi mobile e di ciascun sistema operativo. I siti web moderni spesso utilizzano l’animazione e i video per aumentare le view e creare un’esperienza più coinvolgente: purtroppo, questi non funzionano sempre come previsto sui dispositivi mobili e le differenze tra Android e iOS ad esempio possono essere a volte molto rilevanti e importanti.

La progettazione: 5 modi per essere mobile friendly

Ben consapevoli dei limiti dei dispositivi mobile e dei sistemi operativi, vediamo alcune semplici considerazioni di progettazione e design da tenere a mente.

1. Inizia a utilizzare le “media query”: è la base per il design responsive, dunque è il punto d’inizio per la progettazione di un sito web. Le media query permettono di riconoscere le dimensioni dello schermo o il tipo di dispositivo che qualcuno sta usando per navigare sul tuo sito web e a quel punto di mostrare le pagine secondo le regole di stile corrette.

Content Specialist chi è, cosa fa, come si forma uno specialista del marketing dei contenuti

2. Crea contenuti leggibili da mobile: troppo spesso i siti web hanno collegamenti a file PDF e ad altri tipi di documenti creati su computer per i computer o, peggio, destinati esclusivamente alla stampa. Questi documenti sono difficili da leggere sul cellulare e potrebbero essere la causa dell’abbandono degli utenti della pagina.

Ricorda inoltre che molti dei pulsanti del tuo sito che su desktop sono facilmente cliccabili, potrebbero essere inutili da smartphone e distrarre l’utente dal contenuto principale. Quante volte ti è capitato infatti di chiudere un sito senza neanche navigarlo perché alcuni pulsanti ingombrano lo schermo o perché, al contrario, non sono pienamente visibili? Ricorda che è meglio un sito snello e con pochi elementi ma funzionante di un sito non navigabile.

3. Occhio all’alta risoluzione: i moderni dispositivi mobili sono dotati di schermi ad alta risoluzione o HD, per questo è importante che il contenuto sia visibile su questi display come su quelli a bassa risoluzione.

Un telefono ha bisogno di una densità di pixel superiore rispetto ad esempio ad una TV, che ha molto più superficie da coprire. Indipendentemente da dove viene visualizzato il tuo sito web, il responsive design permette che la dimensione di un’immagine sia corretta e offra così una visualizzazione il più professionale possibile.

Hand holding tablet with User Experience word on wood table ,Digital marketing concept..

4. Scegli file di dimensioni ridotte: il rovescio della medaglia delle immagini ad alta risoluzione è la difficoltà di download. Ecco perché devi sempre ricordare che è preferibile file con dimensioni ridotte per consentire tempi di caricamento più veloci, ridurre i costi di cloud storage e molto altro ancora. Qualsiasi pagina che richiede più di due o tre secondi per caricare, si trasformerà in “un’eternità” per gli utenti.

5. Non dimenticare il testo: video e immagini sono sicuramente importanti nel marketing, ma non devi sottovalutare il potere del testo. Un’immagine può valere 1.000 parole, ma 1.000 parole sono più facili da caricare e da riformattare per qualsiasi display.

Da smartphone, i font devono essere più grandi e i paragrafi devono avere interruzioni di linea più frequenti, ma questo compito richiede molto meno lavoro rispetto alla formattazione e alla correzione delle immagini. Se vuoi dare personalità al tuo sito, puoi anche acquistare o creare un font speciale o ad hoc. Infine scegli di rendere più sintetici i testi, specialmente per il tuo sito mobile: vedrai subito i vantaggi in termini di visite.

In conclusione: le persone scelgono la navigazione da mobile perché è più comoda, è immediata ed è sempre accessibile. Se vuoi guadagnare la loro attenzione, devi rendere questa esperienza il più possibile semplice e piacevole, mai troppo lenta e difficile: in poche parole, visitare il tuo sito da mobile deve essere conveniente in termini di tempo e utilità. In fondo, il segreto è tutto qui!

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5 errori di Content Marketing che non puoi più fare nel 2017

Tutti gli indizi, i trend e le fonti autorevoli ci dicono che il 2017 sarà l’anno della definitiva affermazione del Content Marketing.

Perché?

Le persone vogliono essere sempre più informate sui prodotti che comprano non solo per il valore tangibile del prodotto, ma anche per il suo valore emozionale. È aumentata la consapevolezza delle aziende rispetto all’importanza dei contenuti per comunicare il valore di ciò che fanno. E di conseguenza aumenteranno gli investimenti per la produzione di testi e altri contenuti da pubblicare su canali online e non solo.

Infine, gli standard qualitativi relativi alla realizzazione dei contenuti sono sempre più elevati e necessitano di figure professionali formate e dedicate.

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Alcune aziende si sono già avvicinate al Content Marketing e lo hanno introdotto nella loro strategia di comunicazione. Ci sono però alcuni errori comuni alla maggior parte di esse che impediscono di implementare una strategia efficace. Scopriamo insieme quali sono.

1. Far creare contenuti al primo che capita

Per guadagnarti la fiducia del tuo target hai bisogno di contenuti di qualità, in grado di creare valore per chi li legge. Le persone sono troppo impegnate per perdere tempo con testi e immagini creati tanto per fare. Ecco perché c’è bisogno di una figura dedicata, con un’ottima capacità di scrittura che coordinandosi con il team di comunicazione e marketing produca contenuti di effettivo valore.

2. Non avere una strategia

Anche per i contenuti serve una visione di medio-lungo periodo. Primo perché i risultati non sono immediati come per una campagna su Google. Secondo perché ci sono diversi tipi di contenutiinformativi, promozionali, di intrattenimento… – e diversi canali di pubblicazione. Per raggiungere il tuo target devi sapere cosa pubblicare, dove pubblicarlo e quando farlo.

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3. Non chiedere l’aiuto di un esperto

Contenuti di qualità? Può non bastare un bravo copy, soprattutto se la materia è molto tecnica. A volte è bene che il copy si coordini con gli esperti del settore per farsi dare informazioni dettagliate. Le sue capacità di scrittura saranno utili nella fase dell’editing, quando ci sarà bisogno di produrre un testo comprensibile anche a un lettore che non conosce bene i tecnicismi.

4. Non riutilizzare i contenuti

Produrre un contenuto costa fatica, tempo e risorse ecco perché devi sfruttarlo al massimo. Prendiamo ad esempio un ebook tecnico, realizzato per spiegare la tecnologia di un elettrodomestico molto sofisticato. Parte del testo, rielaborato quanto basta per renderlo più comprensibile, può essere utilizzato per una sale page o per un post del blog. Lo stesso post può essere condiviso sui social network e così via.

errori di content marketing

5. Non misurare i contenuti

Misurare, misurare e misurare. È la parola d’ordine di ogni business e anche per i contenuti vale la stessa regola. Ovvio, bisogna trovare le metriche adeguate, da scegliere sia in base al tipo di contenuto, che al canale in cui viene pubblicato. Ecco qualche esempio: percentuale di apertura per la newsletter, feedback da parte dei lettori e tasso di rimbalzo per un post del blog, numero di interazioni per un post di Facebook.

In questa infografica pubblicata sul blog di Curata, punto di riferimento nel settore, altri interessanti spunti sugli errori di Content Marketing da non commettere nel 2017.

 

Errori di Content Marketing: evitali per migliorare la tua strategia

Nel 2017 è vietato prendere i contenuti sottogamba. Testi, immagini, video sono i mezzi attraverso cui parlare alle persone, interagire con loro, comunicare e promuovere. In futuro avranno un ruolo sempre più importante e di primo piano all’interno della strategia marketing aziendale. Meglio pensarci e iniziare a studiare per tempo!

Facebook ha smesso di pagare le celebrità per realizzare video in diretta

Lo scorso giugno iniziarono a circolare alcune voci secondo le quali Facebook stava pagando grandi media company e alcune celebrità per trasmettere in diretta dal social network ed aumentare, in questo modo, l’utilizzo e il successo della trasmissione di contenuti in streaming.

facebook live

Il Wall Street Journal, nello stesso periodo, riportò che Facebook aveva firmato più di 140 contratti ad un costo complessivo di circa 140 milioni di dollari. Tutto ciò per far crescere l’opzione Live ed ottenere i grandi risultati sperati.

L’obiettivo iniziale, a quanto pare, era quello di superare non solo YouTube e le altre piattaforme per la fruizione di video online, ma addirittura la TV tradizionale.

Tuttavia, sembra che adesso la situazione stia prendendo una piega diversa. Infatti, secondo Recode, Facebook avrebbe deciso di smettere di pagare editori e celebrità per creare video in diretta all’interno della propria rete.

Ma questo potrebbe voler dire che l’opzione Live di Facebook non abbia dato i risultati sperati?

Andiamo ad analizzare meglio la situazione.

Facebook cambia atteggiamento

Molti editori hanno notato che Facebook, durante le trattative, sta ponendo meno attenzione all’opzione Live tanto che, alcuni di loro, hanno iniziato a pensare che il social network non rinnoverà i loro contratti per le dirette a pagamento.

Allo stesso tempo, però, Recode fa anche notare che Facebook non ha mai voluto rendere queste offerte degli accordi a lungo termine. Anzi, il suo interesse era, probabilmente, quello di far decollare il servizio.

Per coloro che non hanno mai creduto nel successo del live streaming di Facebook, certamente, questi nuovi sviluppi non lasciano dubbi: l’opzione sta fallendo e la chiusura di Meerkat e Blab è stata indicativa del fatto che questo abbiano vita breve.

Meerkat

Tuttavia, Facebook continua ad investire molti soldi nella campagna di marketing sul live streaming e, proprio recentemente, durante i festeggiamenti di Capodanno milioni di utenti hanno realizzato video in diretta.

Insomma, la situazione è ancora abbastanza ambigua, e lascia aperte più porte.

Una questione di prospettiva

Se si osserva la questione dal punto di vista degli editor, i risultati sono davvero impressionanti: le aziende che pubblicizzano i propri prodotti o servizi attraverso i video in diretta di Facebook stanno generando un’enorme audience proprio perché forniscono ai clienti – o potenziali tali – un nuovo modo di entrare in contatto con i prodotti che essi hanno intenzione di acquistare.

Considerando questi dati, si può ipotizzare che, forse, Facebook, semplicemente, non ha più bisogno di pagare per promuovere l’opzione in questione ma ha saputo dimostrate abbondantemente che si tratta di un servizio vivo, amato dagli utenti e che sta dando i suoi frutti.

Questo è anche il punto di vista di Nick Cicero, l’amministratore delegato della piattaforma Delmondo che si occupa di analisi video:

“Facebook offre agli editor molti modi di fare soldi. Io non penso che gli utenti si stiano allontanando dai video in diretta ed ampliando i contenuti video e gli strumenti tutti gli editor potrebbero produrre, distribuire e monetizzare”.

Inoltre, Recode fa anche notare che:

“Gli editori di cui si è parlato non hanno mai detto che non continueranno a creare live video per Facebook e altre piattaforme, come Twitter e YouTube, ma sicuramente ridimensioneranno i loro sforzi”.

New Media

Le aspettative di Facebook nei confronti dei contenuti video sono sempre state molto alte: secondo il social network, entro il 2020, le bacheche sarebbero state invase da contenuti video e video in diretta.

Tutto ciò viene confermato dai numerosi strumenti – dedicati per l’appunto alla realizzazione di video – che Facebook sta mettendo a disposizione dei suoi utenti. Tra questi vanno ricordati i live-streaming a 360 gradi, recentemente annunciati.

live video 360

I dati che riguardano la realizzazione di Live video, attualmente, sono davvero impressionanti: 1,79 miliardi di utenti Facebook utilizzano l’opzione.

Considerando tali numeri, se pure Facebook dovesse decidere di concentrarsi su altri strumenti, Live rimarrebbe comunque un’opzione preziosa per gli utenti, in continua crescita, fino a raggiungere risultati notevoli e, forse, a competere davvero con la TV.

Potrebbe succedere qualcosa di simile a questo:

Attraversare questa soglia e trasmettere il contenuto video direttamente ai televisori delle persone potrebbe essere la grande sfida del futuro di Facebook.

Ovviamente, si sta già lavorando in questa direzione. Sì, perché Facebook ha già un’app che permette agli utenti di trasmettere i contenuti video direttamente sui propri televisori.

Dunque, le strade sono due: da un lato Facebook potrebbe non aver più bisogno di finanziare i grandi editori per promuovere l’opzione Live, perché quest’ultima è già entrata a far parte, a pieno titolo, delle vite degli utenti. Dall’altro, invece, Facebook potrebbe aver allentato la presa una volta resosi conto di non aver ottenuto i risultati desiderati.

Staremo a vedere i prossimi sviluppi. E tu cosa ne pensi? Diccelo sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.

E se il tuo prossimo capo fosse un Robot?

E se il tuo prossimo capo fosse un robot?

Siamo abbastanza abituati all’idea che in un futuro non troppo lontano i robot sostituiranno gli esseri umani in svariate mansioni (vedi i robot camerieri, cuochi, etc). Ma riuscite a pensare di essere sottoposti al controllo di un robot a lavoro? Eppure il capo robot potrebbe essere un must nel prossimo futuro.

La motivazione che sta alla base di questa innovazione è solo una: superare i problemi che possono nascere quando nei boss subentra l’emotività umana.

Ad annunciare lo sviluppo di un’intelligenza artificiale, programmata per il comando e la gestione aziendale, è il più grande hedge fund del mondo, Bridgewater Associates.

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Il team che svilupperà la prima intelligenza artificiale Manager

E se il tuo prossimo capo fosse un Robot?

Il team si chiama Sytematized Intellingence Lab e sarà guidato da David Ferrucci (che ha già partecipato allo sviluppo di Watson, l’IA di IBM). Accanto a lui ci saranno alcuni dei migliori programmatori specializzati in Data Analytics e intelligenza artificiale del mondo.

LEGGI ANCHE: IBM Watson, se l’intelligenza artificiale diventa Influencer per un brand

Il nome del capo robot è PriOS e sarà programmato per reclutare, organizzare e in certi casi anche licenziare gli impiegati dell’azienda nel modo più razionale ed imparziale possibile. E in effetti sembrerebbe essere proprio quest’ultima la motivazione principale alla base dello sviluppo di PriOS.

Cosa pensano gli impiegati di un robot come boss?

E se il tuo prossimo capo fosse un Robot?

Secondo uno studio condotto da DARE2 e Bloch & Ostergaard, aziende di consulenza danesi, un terzo dei lavoratori statunitensi preferirebbe un capo robot a uno umano. Questi dipendenti sostengono, infatti, che una macchina sia più affidabile e imparziale nelle valutazioni delle prestazioni.

Tuttavia se fino ad ora non sono stati usati robot per le posizioni di gestione aziendale un motivo ci sarà. In primo luogo non esiste alcuna tecnologia in grado di cogliere la psicologia delle dinamiche di gruppo, per non parlare della capacità di motivare le persone a fare del proprio meglio.

In sostanza, sarà il caso di sostituire un cuore e un cervello umano con un software?

Sisma e catastrofe meteorologica sui social media

Quest’articolo è stato scritto da Giuditta Rossi, Content strategist.

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Il tecnico che si è arrampicato su un traliccio ghiacciato per ripristinare la fornitura elettrica, il soccorritore che ha estratto una bambina dalla neve, l’operatore che ha spianato la strada con una turbina per permettere ai soccorsi di intervenire. Sono solo alcune delle storie di coloro che sono accorsi per fronteggiare l’emergenza nel Centro Italia.

Sono giorni difficili. L’ondata di neve straordinaria che ha colpito il territorio, aggravata dal terremoto, ha scatenato un’imponente emergenza. A memoria d’uomo non si ricorda una situazione altrettanto grave. Si stima che siano caduti 20 milioni di tonnellate di neve sull’Abruzzo e lo sciame sismico è andato a complicare una situazione già drammatica, fino alla tragedia della valanga sull’hotel Rigopiano.

Sono numerose le realtà che stanno lavorando sul campo, ma che non stanno comunicando in modo strutturato con la popolazione (come nel caso di Terna, Guardia di Finanza ed Esercito Italiano, solo per citarne alcune). Altre, invece, si sono distinte, tra cui Protezione Civile, Enel, Croce Rossa, Anas e Vigili del Fuoco. I social media diventano un punto di raccolta e un modo per rimanere aggiornati, per fare domande e ricevere risposte.

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La Protezione Civile e le video conferenze stampa

Con più di 8.000 uomini e donne e 3.000 mezzi, la Protezione Civile si sta dimostrando determinante nelle operazioni nel Centro Italia. L’attività sui social media si sviluppa su Facebook (non è previsto un canale Twitter) e racconta le attività di ricerca, soccorso, evacuazione e assistenza della popolazione.

Le comunicazioni hanno un carattere istituzionale, ma non per questo algido.

Per i contenuti di punta, la scelta è ricaduta sul video. Ogni giorno viene postata una comunicazione, sotto forma di conferenza stampa, di esponenti della Protezione Civile come il capo del dipartimento, Fabrizio Curcio e la Coordinatrice della Dicomac Titti Postiglione.

Una scelta precisa, con cui la Protezione Civile decide di dare un volto umano alla struttura.

Enel, il racconto della reazione immediata contro la catastrofe meteorologica

Uno degli impegni più capillari sui social media è stato quello di Enel, che ha riattivato circa 200.000 utenze.

Il focus attuale dei canali Facebook e Twitter è visibile già dalle immagini di copertina, che lo sottolineano con la frase “Emergenza neve. Aggiornamenti e news costanti.”

In particolare Twitter è stato sfruttato per la sua natura real time per comunicare direttamente con gli utenti in difficoltà (oltre alla linea telefonica attiva h24).

Enel produce costantemente pillole video e immagini di prima mano direttamente dagli interventi sul campo, raccontando la catastrofe meteorologica attraverso gli oltre 1.600 uomini dispiegati sul campo. Da un lato troviamo il racconto degli interventi, attraverso le parole degli operatori della task force di e-distribuzione. Dall’altro, le testimonianze degli abitanti a cui è stata tempestivamente ripristinata la fornitura.

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È la prima volta che un’utility dell’energia utilizza i social in questo modo durante una catastrofe naturale, diventando un vero centro di informazione su cosa avviene sul campo.

La Croce Rossa e l’impegno dei volontari

Sono circa 1000 i volontari della Croce Rossa impegnati dall’inizio dell’emergenza e più di 160 i veicoli messi in campo. È un lavoro d’equipe, costante e organizzato, che si rispecchia nel modo in cui vengono gestiti i social media.

Facebook è il luogo dell’approfondimento. Viene pubblicato circa un post al giorno che rimanda a un articolo con il resoconto degli eventi principali. Twitter è dedicato a un aggiornamento più continuativo. Su entrambi i canali, oltre al report puntuale delle notizie, viene dato grande spazio all’impegno degli uomini e delle donne della Croce Rossa e all’aspetto relazionale dell’assistenza.

La Croce Rossa mette in evidenza la componente umana e ricorda come niente sarebbe possibile senza l’impegno dei volontari.

ANAS e gli update sulla viabilità

Anas si sta occupando nello specifico del ripristino della viabilità e della sicurezza stradale.

Su Facebook viene dato spazio all’approfondimento con articoli, foto e brevi video non post-prodotti, per cogliere l’immediatezza del momento. Su Twitter gli aggiornamenti sono frequenti e spesso rimandano alla sezione del sito dedicata alla situazione viabilità sulle strade Anas interessate dall’emergenza.

Le comunicazioni di Anas sono semplici ed essenziali, di servizio. A differenza delle altre organizzazioni, la componente umana è quasi sempre assente e lascia spazio all’impiego dei mezzi di soccorso.

I Vigili del Fuoco e i video degli interventi

I Vigili del Fuoco hanno scelto Twitter come canale social per raccontare l’emergenza. Il filo conduttore sono gli interventi di assistenza messi in atto. Gli aggiornamenti sono numerosi e molto spesso accompagnati da video ad alto impatto emotivo, come nel caso delle operazioni per l’hotel Rigopiano.  

Una strada, quella scelta dai Vigili del Fuoco, che si concentra sul mostrare le azioni, piuttosto che descriverle.

Conclusioni: il ruolo dei social media durante una crisi

Soccorritori da ogni parte d’Italia sono intervenuti prontamente sul campo, lavorando in sinergia per ripristinare la fornitura elettrica e la viabilità, prestare assistenza alle persone intrappolate, distribuire viveri e farmaci, ma anche conforto. E se è vero che l’assistenza si sta svolgendo sul fronte, è vero anche che i social media stanno giocando un ruolo centrale nel tenere informata la popolazione.

In caso di emergenza, riuscire ad avere informazioni di prima mano in modo tempestivo può davvero fare la differenza. Le organizzazioni, in questo senso, sono in grado di fare concorrenza ai media come storyteller dal territorio, attraverso la produzione di video e foto da veicolare attraverso i social media. E, ancora più importante, possono aprire un dialogo diretto con le persone colpite dalla catastrofe meteorologica.

IBM Watson: la pubblicità cognitiva per creare esperienze di marca innovative

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Negli scorsi mesi The Weather Company ha deciso di lanciare la sua prima campagna pubblicitaria da quando, ad inizio 2015, è stata acquisita da IBM.

La campagna lanciata riguarda il brand Campbell Soup Company, l’azienda alimentare del New Jersey. E fin qui niente di strano.
Ma c’è un enorme dettaglio che ha fatto la differenza: la campagna è stata realizzata con l’aiuto del super computer Watson nelle vesti di chef.

“Chi” è Watson?

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Si parla di pubblicità cognitiva. Nella campagna Campbell infatti, Watson sarà lo chef che risponderà agli utenti indicando ricette personalizzate in base alla loro geolocalizzazione, al meteo e agli ingredienti che si vogliono utilizzare.
Utilizzando una serie di interfacce di programmi applicativi Watson è in grado di ingerire i dati del cliente e quindi generare una user experience basata sulla Marca. 

Jeremy Steinberg, responsabile globale di IBM per The Weather Company, dichiara che Watson, pur non essendo nato come strumento per la pubblicità, ha comunque tutte le carte per poter costruire un’esperienza tra marca e consumatore perché ha la capacità di comprendere le richieste degli utenti, elaborare la risposta e fornire risposte mirate all’esperienza del consumatore.
Una nuova frontiera raggiunta nel mondo della pubblicità.

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Come funziona IBM Watson?

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Il funzionamento è molto semplice: quando un utente vede un annuncio Campbell, sul sito di The Weather Company, avrà la possibilità di chiedere attraverso un microfono suggerimenti di ricette create in base agli ingredienti scelti. Watson quindi in tempo reale fornirà un elenco di ricette a base di questi ingredienti, insieme a un elenco delle primi 10 ricette più cercate sul web.

Questo tipo di pubblicità può essere declinato su vari settori. Watson infatti può rispondere non
soltanto in termini culinari, ma può essere programmato anche per rispondere agli utenti di altri i settori, senza escludere che in futuro possano essere aggiunte ancora altre API aggiuntive che possano avvicinare sempre di più l‘esperienza con Watson a quella con un “nuovo amico”.

Monica Fogg di The Weather Company sottolinea che Watson è destinata però a essere un sostenitore di intelligenza umana. Non si comporterà mai esattamente come il cervello umano, ma il lavoro ancora oggi portato avanti su questa tecnologia mira ad avere uno strumento che in tempi e modi sempre più rapidi riesca a rispondere alle necessità dell’utente nel miglior modo possibile. 

Il tutto a favore dell’esperienza cliente-marca.

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Gli U2 e il Secondary Ticketing: pregi e difetti di un fenomeno dirompente della Sharing Economy

Per il trentesimo anniversario di un album già definito leggendario, The Joshua Tree, gli irlandesi U2 hanno annunciato un tour mondiale che toccherà gli Stati Uniti e l’Europa.

Fan di tutto il mondo in subbuglio, con due date in Italia a Roma, il 15 e il 16 Luglio. Come prevedibile però, le vendite sono state accompagnate dalle polemiche legate ai bagarini e al cosiddetto Secondary Ticketing: sui canali di vendita ufficiali si assisteva a sold-out molto veloci con l’impossibilità per molti di acquistare i biglietti. Sui canali secondari invece, gli stessi biglietti si trovavano facilmente ma a prezzi (come minimo) raddoppiati.

Tutto questo è successo nonostante precedenti illustri (tra cui Bruce Springsteen e, soprattutto, i Coldplay), l’ingresso di un controller come PWC a vigilare in real-time sulle trattative e le varie inchieste giornalistiche che hanno messo sotto la luce dei riflettori il problema.

Ma qual è il pensiero dei fan a riguardo? L’abbiamo chiesto allo staff di U2place.com, il sito italiano che, dal 1999, ha creato la più grande e autorevole community sugli U2 in Italia.

Cos’è U2place.com e come nasce l’idea di creare un sito dedicato interamente agli U2, in Italia?

Come tutte le grandi passioni niente nasce a tavolino, ma tutto è spontaneo. Nel lontano 1999 Rudy, fondatore di U2place, ha iniziato a divertirsi con l’html per creare qualche pagina web sugli U2. Non c’era, a quel tempo, alcuna ambizione di voler diventare il punto di riferimento dei fan italiani del gruppo irlandese.

Negli anni successivi però, grazie alla passione per gli U2 e all’introduzione del Forum, U2place si è sviluppato notevolmente, creando una vera e propria community che ha fatto nascere amicizie e non solo: la passione e la cura con cui ci dedichiamo il nostro tempo libero ha portato U2place al livello attuale, permettendo la creazione di coreografie, raduni, battesimi e matrimoni 🙂

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La Coreografia “ONE” di U2place a Roma, 2010

Ma la cosa più bella che U2place ha riscoperto è lo spirito per cui gli U2 sono nati, cioè dare una possibilità anche all’ultimo degli iscritti, o al fan meno esperto, di diventare un placer come tutti.

Quello che la parola U2 interpreta è proprio quel concetto di “Anche Tu”: quel fuoco indimenticabile che gli U2 hanno sempre valorizzato è stato ricreato… dai placers!

La forza di questo legame non sta solo nei numeri o nel numero di notizie (non siamo dei replicatori di emozioni) ma nella divulgazione di passioni: questo perché la principale caratteristica di un fan degli U2 è la condivisione e l’orgoglio di tramandare e divulgare la propria passione, a tutti.

Parliamo di “Secondary Ticketing”: nasce da una buona idea (con la sharing economy, si crea un marketplace dove rivendere i biglietti che non si può utilizzare) che crea però un mercato parallelo con prezzi fuori misura. Secondo voi, cosa non funziona? Un insufficiente controllo tecnologico o altro? In rete, per fare un esempio, è possibile acquistare Bot in grado di rastrellare moltissimi biglietti in pochi secondi…

Partiamo dal presupposto che un vero fan non specula su una passione: nessuno di noi ha mai rivenduto a prezzi maggiorati eventuali ticket in esubero. “Al prezzo di costo” è una regola fondamentale tra i fan degli U2 (e, probabilmente, anche tra i fan di altri gruppi).
Ciò che non funziona è che, com’è stato dimostrato anche nei recenti servizi televisivi, spesso sono gli stessi promoter a fornire grosse partite di biglietti ai siti di secondary ticketing.

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Per cui, per tornare alla tua domanda, la risposta è no: non è sufficiente solo un controllo tecnologico, perché è soltanto una piccola parte dei biglietti presenti sul mercato secondario che proviene da acquisti effettuati tramite robot.

L’unica soluzione sarebbe rendere illegali tutti i siti di secondary ticketing: non solo in Italia, ma a livello mondiale.

Che ruolo pensate possano avere gli artisti e, conseguentemente, i Fans Club ufficiali anche tramite le cosiddette “prevendite dedicate”?

U2.com è il sito ufficiale degli U2 e la relativa iscrizione è un meccanismo che esiste dalla fine del 2004. Si ha diritto a ricevere un codice che permette l’acquisto in prevendita fino ad un massimo di 4 biglietti e un gift dedicato da parte della band.

Nel corso degli anni la procedura è migliorata, soprattutto ascoltando i desideri dei fans: ora, in presale, si possono splittare gli acquisti per più concerti, pur mantenendo il vincolo dei 4 pezzi e si può accedere alla visione di contenuti speciali dedicati, audio o video (ideali per gli hard core fans).

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Bisogna dire con forza che il meccanismo funziona: dal 2005 al 2017 ci sono già stati 4 tour degli U2 oggetto delle prevendite e il fan consapevole e organizzato ha quasi sempre ottenuto quanto voleva, con pochissimi casi di mancato acquisto.

Gli U2 però sono una band trasversale che interessa moltissimi casual fan e che risveglia ogni volta degli istinti sopiti negli anni, come nel caso dell’ultimo Joshua Tree Tour 2017: qui gli interessi sono molto superiori all’offerta e il volano delle presale ormai sta arrivando al culmine del suo servizio.

Basti osservare come per questo Tour siano stati programmati in prima battuta 25 concerti, con 22 casi in cui la vendita libera prima del sold out ufficiale è durata al massimo due ore. Il tutto con una grande fetta di biglietti acquistati in prevendita. E nemmeno i 7 raddoppi aggiunti in corsa sembra abbiano sopito la domanda di biglietti.

Per il futuro, dal nostro punto di vista, è fortemente auspicabile una profonda analisi dei numeri da parte di U2.com e, per evitare lo sciacallaggio, si dovrebbe impedire l’iscrizione al sito dopo aver ufficializzato il programma del Tour.

In ogni caso, prima di tutto, è raccomandabile un ritorno al rispetto delle regole da parte di tutti. Questo, oltre a maturità sociale, significherebbe continuare coerentemente il movimento sano che ruota attorno alla band.

Proprio riguardo al rispetto delle regole, parliamo di una possibile soluzione che voi applicate: la sharing economy gestita con la collaborazione… dei fan! Su U2place è online da molti anni un Forum, che permette il confronto e la collaborazione tra gli utenti, oltre a un mercatino per i biglietti. Volete raccontarci qualcosa di più?

Il Forum, la cui iscrizione ricordiamo è totalmente gratuita, è diventato negli anni un punto di riferimento per migliaia di fans e non solo: oltre alle sezioni relative agli U2, dedicate ad argomenti sulla band, ne sono presenti altre come Musica, Sport, Collezionismo o semplici spazi di aggregazione e discussione di argomenti in generale, che spaziano dalla politica, all’attualità, all’organizzazione di raduni e cene tra amici.

Una di queste sezioni del forum, che attiviamo sempre in occasione dei tour, è quella relativa al mercatino dei biglietti.
Lo abbiamo diviso in Vendo, Cerco, Scambio per dare la possibilità di riuscire a gestire centinaia di richieste. Qui gli iscritti al forum possono mettere il proprio annuncio, contattare ed essere contattati da altri utenti registrati.

Noi dello staff cerchiamo sempre di vigilare su eventuali vendite oltre il prezzo di costo anche se, molto spesso, sono gli stessi utenti iscritti che ci danno un grosso aiuto segnalando i “furbetti” che vogliono approfittare di questo spazio, che concediamo senza nulla in cambio.

Ci fa sempre piacere quando leggiamo di transazioni riuscite e vediamo la gioia di un utente che è riuscito ad acquistare un biglietto e realizzare il suo sogno di vedere un concerto degli U2, insieme alla grande famiglia che negli anni è diventata U2place.com!

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Lo staff di U2place.com al completo!