Facebook Messenger: sono in arrivo le inserzioni pubblicitarie?

“People First”? Ci viene proprio da mettere un punto di domanda davanti allo slogan di Facebook, infatti, dopo il recente annuncio dell’arrivo di annunci pubblicitari su Instagram Stories, oggi il social più amato di sempre ci stupisce ancora, annunciando un possibile arrivo di inserzioni anche su Messenger.

LEGGI ANCHE: Instagram for Business: arrivano le inserzioni video all’interno delle Stories

Nel corso degli ultimi mesi l’applicazione di messaggistica istantanea si è arricchita di importanti features: dai games bot, all’implementazione della fotocamera ad effetti speciali simile a Snapchat, novità importanti, mirate a incrementare l’engagement degli user. Adesso, invece, Facebook pensa nuovamente alle aziende, dando loro la possibilità di comprare spazi pubblicitari all’interno di Messenger.

Infatti, proprio settimana scorsa è stato confermato l’inizio di test sulle Messenger Ads in Australia e in Thailandia.

 

Dobbiamo preoccuparci?

Facebook rassicura che, per rispetto della privacy, le conversazioni private saranno ad-free, infatti gli annunci pubblicitari comparirebbero in una barra posta al di sotto delle conversazioni più recenti, dove attualmente vengono visualizzati i contatti online ed i preferiti, dando la possibilità agli user di aprire una conversazione diretta con l’azienda inserzionista.

In questo modo, il dialogo a doppia direzione tra azienda e consumatore iniziato proprio con la nascita delle piattaforme social, sarebbe ulteriormente rafforzato: Messenger diventerebbe un spazio importante, dove entrambi gli interlocutori, business e clienti,  potrebbero parlare in maniera semplice e diretta.

Ad intraprendere la conversazione per primo dovrà essere il potenziale cliente, infatti, gli inserzionisti non hanno la possibilità di poter aprire le conversazione col consumatore.

Questa strategia prevede da una parte, l’ampliamento della customer experience, dall’altra, darebbe alle aziende la possibilità di mostrare prodotti o servizi a clienti attuali e potenziali.

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Le possibili conseguenze?

Nonostante la potenzialità di questa idea, è Facebook stesso a dichiarare le proprie insicurezze: la paura è proprio quella di dare noia agli user i quali potrebbero smettere di usare l’app, migrando da qualche concorrente.

E voi cosa ne pensate? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn!

Ricerche di mercato per startup e PMI: istruzioni per l’uso

P&G, Unilever, Coca-Cola, sono solo alcune delle multinazionali che investono ogni anno ingenti somme di denaro in insights e consulenza. Ma le ricerche di mercato sono veramente esclusiva dei giganti delle vendite o possono beneficiarne anche realtà dalle dimensioni più ridotte?

Budget risicati, divergenze di opinioni tra chi gestisce l’azienda e mancanza di chiarezza sugli obiettivi da perseguire possono portare a eliminare del tutto la parola “ricerca” dalla to-do-list di piccole imprese e startup. Eppure spesso è proprio nelle fasi iniziali di un nuovo business, che si avrebbe più bisogno di conoscere meglio il proprio mercato.

Dopotutto perché sprecare tempo e denaro su una strategia di marketing sconclusionata, o peggio investire su un prodotto o servizio che non ha richiesta?

Perché Startup e PMI non amano fare ricerche di mercato?

Nonostante i potenziali benefici, molte aziende di piccole dimensioni spesso hanno questi preconcetti:

  • una ricerca di mercato è per forza costosa
  • i risultati di ricerca rimangono un esercizio intellettuale difficilmente traducibile in direttive e azioni concrete
  • si può fare ricerca solo su prodotti e servizi già esistenti

Ma analizziamo meglio una per una queste idee sulle ricerche di mercato.

ricerche di mercato per startup e pmi

Una ricerca di mercato costa troppo

Tradizionalmente una ricerca di mercato molto semplice poteva costare da decine di migliaia di euro, per progetti locali, fino a diversi milioni, nel caso di progetti su scala internazionale.

Le cose però stanno cambiando: internet ha abbassato notevolmente i costi di fieldwork e project management prima e allargato l’offerta poi, integrandola con servizi “fai da te” (come SurveyMonkey, SurveyGizmo o Google Surveys) e piattaforme per il crowdfunding/sharing delle ricerche (come Collaborata), per non parlare dei dati che è possibile ricavare grazie ai social media.

Se si preferisce comunque il supporto di un esperto, inoltre, sono previsti sgravi fiscali per alcune attività di ricerca e sviluppo e vale la pena di darci un’occhiata.

LEGGI ANCHE: 5 tecniche di Neuromarketing che ogni marketer dovrebbe conoscere

I risultati non diventano azioni concrete

ricerche di mercato per startup e pmi

In un tempo in cui c’era penuria di dati, gli istituti di ricerca erano chiamati principalmente a fornire risultati o tramite una ricerca su banche dati esistenti oppure tramite una ricerca costruita da zero.

In un mondo in cui non si fa altro che parlare di big e small data appare però evidente come la necessità aziendale non sia più esclusivamente ottenere più informazioni, ma semplificare quelle disponibili e riuscire a tradurle in azioni concrete.

Anche in questo la realtà sta cambiando e gli istituti di ricerca si stanno impegnando per fornire un servizio più consulenziale e a valore aggiunto. Esistono inoltre sul mercato figure ibride di professionisti che si renderanno disponibili a seguire insieme tutto il processo di ricerca e ad affiancare i team nell’implementazione pratica dei risultati, per assicurarsi che ognuno abbia chiarezza sulle azioni e scelte da compiere.

Se un prodotto non esiste non possono esserci ricerche di mercato

Henry Ford on market research

Un’altra motivazione per cui startup e PMI non fanno ricerche di mercato è il presupposto che i consumatori non sanno ciò che vogliono finché non lo vedono.

Mi pare che Henry Ford una volta abbia detto, “se avessi chiesto alla gente cosa volevano, mi avrebbero risposto ‘cavalli più veloci!’ Le persone non sanno cosa vogliono finché non gli viene mostrato.

(Steve Jobs by Walter Isaacson, Thorndike Press, 2011)

Anche se pare che Henry Ford non abbia mai enunciato questa frase, l’esempio riassume bene il sentimento di molti imprenditori nei confronti delle ricerche.

Spesso i consumatori non sono in grado di predire i prodotti di cui hanno bisogno, ma questo non significa che il loro punto di vista sia inutile per anticiparne le preferenze.

Quello che la ricerca può fare invece nel caso delle innovazioni, è capire i needs profondi dei consumatori.

Nell’ipotetico caso di Ford, attraverso la ricerca Henry avrebbe potuto scoprire che i consumatori avevano bisogno di muoversi comodamente, al coperto, ma anche di riuscire ad avere una carrozza che non occupasse troppo spazio e non richiedesse una manutenzione costante e permettesse di percorrere in poco tempo lunghi tratti di strada senza doversi fermare per ore a far riposare i cavalli.

Una volta colti i bisogni dei consumatori, Ford sarebbe poi passato ad un concept di prodotto e avrebbe potuto testare l’idea dell’automobile prima ancora di avviarne la produzione vera e propria.

La vera domanda non è quindi se si può fare o no ricerca sull’innovazione, quanto piuttosto se stiamo utilizzando i modi migliori per farla e raggiungere il nostro scopo.

Investire intelligentemente si può

ABC compressa

Una cosa è certa, che la tua sia una startup, una media oppure una grande impresa, se stai pensando che avresti bisogno di fare una ricerca di mercato è perché non sai qualcosa.

Potresti ricadere quindi in uno o più dei seguenti casi:

  • Non sai cosa hai bisogno di sapere – hai la sensazione che ci sia qualcosa che non funziona al meglio o che ti manchino delle informazioni per prendere delle decisioni, ma non hai ben chiaro su cosa dovresti focalizzarti
  • Non sai come reperire le informazioni – hai capito a che domanda devi trovare risposta ma non sai come fare a raccogliere le informazioni che ti servono in modo affidabile
  • Non sai come interpretare le informazioni raccolte – magari hai già raccolto informazioni, ma non riesci ad interpretarle o a tradurle in azioni concrete per il tuo team.

Cosa possono fare le piccole imprese e startup per superare queste impasse?

Sapere quale pezzo del puzzle ti manca

ricerche di mercato

La conditio sine qua non per la ricerca è capire cosa abbiamo bisogno di scoprire.

Se non sappiamo dove vogliamo andare è davvero difficile trovare i mezzi più adeguati per arrivarci.

Il primo passo sta proprio nell’analizzare la situazione attuale e la “meta” aziendale che ci proponiamo, individuando i nodi fondamentali da sciogliere.

Un’onesta analisi delle priorità è fondamentale, perché la ricerca che vuole rispondere a tutto spesso si ritrova a non rispondere a nulla, e lasciarti con un’infinità di dati tanto interessanti quanto inutili.

Un punto di partenza per aiutarti a mettere a fuoco gli obiettivi è compilare un Business Model Canvas. Questo strumento è utile per avere una panoramica generale del nostro modello di business, ricordarci gli obiettivi prioritari, fornire un primo check up sullo stato di salute della nostra attività e inquadrare meglio le aree su cui abbiamo poca chiarezza e necessitiamo di fare ricerca.

By Business Model Alchemist

Credits: Business Model Alchemist

Una volta che abbiamo cominciato ad identificare in modo più specifico le aree  in cui abbiamo bisogno di informazioni è il momento di porsi alcune domande per restringere il raggio di azione, ad esempio:

  • Quali sono le informazioni in mio possesso in questa area ad oggi? Che cosa invece manca all’appello? Senza quali informazioni non potrei vivere?
  • Perché è importante per me avere questa informazione?
  • Quali risultati mi aspetto di ottenere dalla ricerca?
  • Quali decisioni dovrò intraprendere sulla base della ricerca?

Un consulente esperto può aiutarti in questa fase preliminare in modo da scovare velocemente il bandolo della matassa, ma il lavoro principale dovrai farlo tu, e più lavoro riuscirai a fare internamente meno lavoro dovrai richiedere al tuo consulente.

Sapere come reperire le informazioni mancanti

Fieldwork compresso

Una volta che avrai ben chiaro qual è la particolare informazione che stai cercando, potrai cominciare con la tua ricerca.

Online sono reperibili diversi tutorial per aiutarti.

Una raccomandazione però è d’obbligo: l’impostazione del progetto è cruciale, perché da essa dipende direttamente la bontà dei risultati. Cerca di rivolgerti ad un esperto per aiutarti a imbastire questa fase delicata in modo professionale.

Una volta impostato il tuo disegno di ricerca accertati di avere risposte positive per questa checklist:

  • Ho domande ben definite e circoscritte?
  • Ho una strategia di data collection?
  • Ho uno strumento di ricerca (sia esso un questionario o una discussion guide) chiaro e conciso?
  • Ho chiarezza di come analizzerò i dati raccolti?

Se hai pochi soldi, prova a rivolgerti a un freelancer: potrà fornirti le “dritte giuste” per aiutarti a scegliere la metodologia più adeguata, ad impostare il materiale e a preparare un “kit” che potrai utilizzare per fare in autonomia la tua ricerca ad hoc.

In questo modo dovrai pagare solo le fasi critiche e potrai occuparti direttamente della “manovalanza”.

Dalla teoria all’azione

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Potrebbe capitare che pur avendo fatto bene i “compiti”, ti trovi in difficoltà ad interpretare i risultati della ricerca. Questo capita più spesso quando si svolgono ricerche di mercato quantitative, perché richiedono un’elaborazione dati e perché spesso, quando si vogliono prendere decisioni importanti, si cerca di farlo con una solida base statistica di appoggio, ma può capitare anche per evitare di dare un peso sbagliato a risultati di una ricerca condotta su pochi soggetti.

Anche in questo caso un esperto può esserti di aiuto supportandoti nel coordinare i fornitori, analizzando i dati o magari addirittura lavorando a fianco a te e sostenendoti nel prendere ed implementare le decisioni operative.

Ma sia che decidi di rivolgerti ad un’agenzia, a un freelancer o di fare una ricerca di mercato per conto tuo, ricorda sempre: non sono i numeri a prendere le decisioni, le decisioni dovrai prenderle tu!

Facebook: arriva un nuovo algoritmo che privilegia i video lunghi

Facebook ha da poco annunciato l’arrivo di un nuovo aggiornamento per quanto riguarda l’algoritmo delle news feed, nello specifico per quel che concerne i video “lunghi”.

Come spiegato da Facebook:

“Uno dei segnali che osserviamo maggiormente è la percentuale di completamento del video che un utente guarda. Questo ci aiuta a capire i video che più piacciono perché, ovviamente, una percentuale maggiore su un video lungo, indica un maggior coinvolgimento ed interesse da parte dell’utente rispetto a quel contenuto specifico. Ci siamo resi conto, però, che la percentuale di completamento dei video deve essere proporzionata alla lunghezza dei video stessi, per non rischiare di penalizzare i contenuti video più lunghi”.

Il cambiamento verterà quindi sull’engagement, per cui i video più lunghi avranno la precedenza. Facebook lo conferma:

“Mentre ci aspettiamo che la maggior parte delle pagine non noterà alcuna differenza significativa in termini di upload dei contenuti, i video lunghi che gli utenti visualizzano con frequenza saranno distribuiti molto di più in news feed. Questo significa che le persone che reputano i video lunghi interessanti ne potranno vedere sempre di più nella homepage. Di contro, alcuni short video potranno subire una diminuzione in termini di distribuzione nella news feed.”.

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Questo aggiornamento rende reale il primo passo verso un progetto più ampio: trasformare Facebook in una vera alternativa alla TV. Convincere gli utenti a guardare i video è una cosa – e di fatto Zuckerberg e il suo team lo stanno facendo molto bene, basti pensare agli 8 miliardi di video visti sul social network ogni giorno, ma di fatto si sta cercando di costruire un Facebook con veri e propri programmi completi.

Un recente rapporto di Recode ha suggerito che il social network sarà presto in grado di smettere di pagare gli editori e celebrità per creare video in diretta sulla rete, optando per i video più lunghi e gli show in stile televisivo.

“La speranza è di ottenere più video di alta qualità sulla piattaforma e nel vostro News Feed e tutta quella serie di contenuti che si potrebbero trovare su Netflix.”

Questo è il prossimo passo per rendere Facebook un vero e proprio centro di intrattenimento, un luogo in cui non solo si parla di spettacoli televisivi, ma dove è possibile guardarli direttamente.

In questo senso, convincere gli utenti a guardare i video più lunghi, e vedere Facebook come fonte per questo tipo di contenuti, è importante. Serve a prepare l’utente e a fare in modo che guardare interi programmi diventi un’opzione naturale.

 Il passo successivo è quindi quello di ottenere sul social network contenuti video come in tv, attraverso delle misure che per altro si stanno già adottando, con l’introduzione della nuova applicazione tv che dallo scorso ottobre permette agli spettatori di vedere contenuti in streaming, via Apple Tv o Google Chromecast.

“Se stai guardando uno streaming di un video di Facebook in diretta sul televisore, è possibile vedere le reazioni in tempo reale e i commenti sullo schermo, ed è possibile partecipare alla conversazione attraverso i pulsanti delle reazioni o commentando.”.

Questo aggiornamento dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, ma si prospetta già da adesso come una nuova opportunità di guadagno per Facebook, che lo renderà ancora più influente dei media di quanto già non lo sia.

 Facebook fa notare comunque che questo aggiornamento non significa che tutti i video lunghi sovraperformeranno su quelli brevi.

“Come sempre, le pagine dovrebbero concentrarsi sulla creazione di video che sono adatti a coinvolgente il loro pubblico. Dei video più lunghi che però la gente non vuole vedere, non performeranno meglio nella News.
Feed. La lunghezza migliore per un video è quella necessaria per raccontare una storia avvincente che coinvolga le persone, la sua lunghezza dovrà dipendere solo dal tempo necessario per raccontarla al meglio.”

Insomma, video lunghi per tutti! Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn!

Cinque consigli su come personalizzare i tuoi contenuti (e perché dovresti iniziare subito)

Maggiore è l’impatto esercitato dalla personalità del tuo marchio sul pubblico, tanto più i clienti raccomanderanno il tuo prodotto o servizio ai loro amici e familiari. Infatti, spesso questo aspetto può far propendere per un acquisto, molto più di altri elementi oggettivi come qualità e prezzo. Alcuni studi dimostrano che c’è una correlazione positiva tra i valori espressivi di un brand e l’attrazione esercitata sul pubblico dalla personalità del marchio.

Prova a pensare ai brand più noti che conosci. La maggioranza ha una cosa in comune: il loro lavoro può essere descritto utilizzando caratteri della personalità tipici degli esseri umani.

Sicuramente all’inizio è stata dura per queste aziende capire che tipo di personalità volevano mostrare, e capire quale tra le tante strategie utilizzare per catturare l’attenzione del pubblico portandola a un livello più personale, ma alla fine hanno trovato la quadra. Il comune denominatore si può rintracciare nell’utilizzo di tratti comuni della personalità umana nella loro comunicazione. Questo non vale solo per i messaggi rilasciati sui social media, ma si può applicare a tutti i contenuti che il brand produce.

Ecco alcuni consigli su quello che puoi fare per migliorare la personalità del tuo brand rispetto al tuo target di riferimento.

Racconta una storia

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Una storia trasforma semplici parole in concetti, facendoli vivere di vita propria. Un content marketer deve dominare l’arte dello Storytelling che può essere di grande aiuto per catturare l’attenzione del pubblico e scoprire una corda emozionale, creando legami senza precedenti e permettendo di costruire solide relazioni con i clienti.

Un esempio di Brand Storytelling ben riuscito è fornito da GoPro, azienda che produce videocamere per registrare ogni momento avventuroso per incentivare il suo audience a “essere un eroe”, come recita il suo slogan. Il brand ha iniziato producendo camere per documentare le avventure dei surfisti, ma è subito diventata un’azienda sinonimo di sport estremi e viaggi avventurosi.

Adotta un punto di vista particolare

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Non si tratta di avere un tono aggressivo o insistente. Significa che devi veramente credere nel tuo contenuto. Funziona per tutto quello che produci: che sia un consiglio sul tuo blog di giardinaggio, un post che evidenzi il tuo punto di vista su una frase di Donald Trump o qualsiasi cosa che riporti il nome del tuo brand sopra.

Un esempio concreto è la risposta dell’azienda americana Tic Tac a un commento che lo stesso Trump avrebbe fatto citando il produttore di mentine. Questo particolare post è stato largamente condiviso e ha dato all’azienda un riconoscimento che non avrebbe ottenuto altrimenti.

Il punto è uno: alle persone piace sentire le opinioni degli altri. Ma ricordati che il contenuto si riferisce al marchio: bisogna cercare di provocare riflessioni e non le persone.

L’umorismo aiuta

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Produrre contenuti arguti o umoristici è un ottimo modo per stimolare la conversazione e incoraggiare una percezione positiva del brand.

Lo scopo è quello di costruire relazioni e a tutti piace ridere, quindi perché non utilizzare la faccenda a proprio vantaggio? Quando è fatto bene, l’umorismo può aiutare il tuo brand in diversi modi: attira l’attenzione del pubblico e fa risaltare rispetto ai competitor; fa sì che il tuo brand sia più memorabile, il che aumenta le probabilità di acquistare e rievocare il marchio; aiuta a entrare in connessione con il pubblico costruendo una risposta emozionale.

Uno degli esempi più interessanti di brand che utilizzano l’humor per comunicare è Denny’s, una catena di ristoranti e fast food americani. Denny’s è famoso per i suoi tweet divertenti ed è particolarmente bravo a innescare l’interazione del pubblico con i contenuti che produce.
In definitiva, utilizzare una buona dose di humor per i tuoi contenuti fa diventare subito il tuo brand più umano e quindi più accessibile.

Usa il potere della nostalgia

Nel mondo del marketing il potere della nostalgia può funzionare a meraviglia quando si tratta di provocare una risposta emozionale nel tuo pubblico. Toccare le corde dell’emotività è fondamentale e niente funziona meglio di un tuffo nel passato.

Dalla Nintendo a Il Principe di Bel Air ci sono migliaia di spunti per creare un contenuto nostalgico che abbia al centro il tuo brand. Devi essere consapevole del contesto e rievocare i ricordi che possano interessare maggiormente il tuo pubblico.

Il video di Microsoft fonde bene questi aspetti nella sua comunicazione. Questo annuncio parla davvero ai nati negli anni Ottanta e ricorda loro tutte quelle situazioni ultra-familiari a cui erano abituati. La storia raccontata nel video rende Internet Explorer un browser migliore? Certamente no, ma crea una speciale affinità con il prodotto perché ci ricorda quanto siamo cresciuti con lui. Il rimando nostalgico fa sembrare Microsoft come un vecchio amico.

Provoca, ma in modo amichevole

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Tutti apprezziamo contenuti succosi, a maggior ragione quando sono creati da un brand conosciuto. A tutti piace un po’ di dramma, specialmente quando non ci riguarda troppo da vicino. Ragionevolmente, capita che un contenuto (anche negativo) possa diventare un vantaggio per un’azienda o comunque un modo per risaltare.

Il mondo online è decisamente rumoroso, il che crea la necessità di contenuti attraenti che rompano la tradizione. Non si tratta solo di contenuti riguardanti il sesso, la politica o la religione, anche se con questi argomenti si ottiene sempre l’attenzione delle persone.

Il commento di cui sopra è stato postato sulla pagina Facebook del brand inglese Bodyform, un’azienda che produce prodotti per l’igiene femminile. Il brand ha risposto con questo video:

Il video è riuscito nell’intento di riparare a un potenziale incidente, creando un contenuto che è diventato virale con quasi 6 milioni di visualizzazioni. In più, l’episodio ha generato diecimila like sulla pagina Facebook, determinando la notorietà del marchio in esame nella comunità online.

Creare contenuti “provocativi” è un ottimo modo per costruire la personalità del marchio, quindi smetti di muoverti in uno spazio sicuro ed esci dalla tua comfort zone. Ovviamente il contenuto del tuo messaggio avrà un impatto sul tuo brand, quindi non esagerare per evitare risvolti negativi sulla brand equity che hai costruito con tanta fatica.

LEGGI ANCHE: L’importanza del contenuto, fra l’evoluzione dei social network e lo Storytelling

I contenuti ricchi di personalità usano la psicologia per migliorare le strategie di marketing, ma anche per creare un senso di comunità, intrattenere, incantare. Aggiungere personalità nei tuoi contenuti è il modo più efficace per rinforzare relazioni, costruire la notorietà del marchio e incoraggiare la percezione positiva legata al brand.

Ti sono serviti questi consigli? Dicci la tua sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.

Digital for Amatrice, i professionisti del Digitale chiedono aiuto al Governo per i terremotati

È trascorso poco più di un anno dal lancio del progetto Digital for Italy di Ninja Academy che raccolse 85 professionisti del digitale italiano che hanno messo a disposizione le proprie competenze, gratuitamente e per un periodo di un anno, alle PMI italiane volenterose di crescere grazie al supporto dell’industria digitale.

Digital for Italy

Oggi i maggiori esponenti della aziende digital italiane si riuniscono nuovamente e questa volta per inviare una lettera al Presidente del Consiglio e ai Commissari straordinari Piacentini ed Errani per caldeggiare l’inserimento di provvedimenti a sostegno del commercio elettronico nel prossimo decreto legge dedicato alle zone terremotate.

Dal primo terremoto di Amatrice dello scorso agosto ad oggi l’emergenza è sempre più grave e le realtà commerciali colpite da avvenimenti disastrosi sono sempre di più e chiedono aiuto.

2016_Amatrice_earthquake

L’idea nasce proprio dall’esperienza diretta di alcuni professionisti del digital che si sono trovati impossibilitati ad aiutare commercianti e imprese in difficoltà a causa di alcune norme che escludono, dai già pochi aiuti straordinari, chi continua a vendere o intraprende una nuova attività.

Come ha dichiarato il nostro CEO Mirko Pallera, Presidente dell’associazione Digital South e primo firmatario della lettera:

“Una impostazione assurda che di fatto sopprime ogni libera iniziativa imprenditoriale e deprime la volontà di rialzarsi e riprendere una vita normale. A settembre siamo stati contattati da dei commercianti di Amatrice che ci chiedevano di aiutarli ad aprire un e-commerce. Il progetto non è ancora partito nonostante molte grandi aziende del digitale si siano messe a disposizione a causa della burocrazia e della paura di non ricevere nemmeno quei pochi soldi promessi – che tra l’altro dopo sei mesi non sono ancora arrivati. Oltre il danno la beffa, ma ora bisogna davvero mettere queste persone in condizione di rialzarsi e vedere un futuro”.

La lettera completa, che troverete in calce, è già stata firmata da alcuni dei più affermati professionisti italiani del Digital: Layla Pavone, Amministratore Delegato Digital Magics; Marco Agosti, SVP Media, Tiscali Italia Spa; Roberto Ascione, Amministratore Delegato di Healthware Group; Daniele Chieffi, Head of social media management and digital PR – Eni e tanti altri.

Ecco la lettera integrale:

Alla cortese attenzione
del Presidente del Consiglio dei Ministri
Paolo Gentiloni

del Commissario Straordinario per l’attuazione dell’agenda Digitale
Diego Piacentini

del Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni delle regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria
interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016
Vasco Errani

Signor Presidente del Consiglio, Signori Commissari,

in questo momento di grave emergenza nazionale ci rivolgiamo a voi per offrire il nostro contributo di cittadini e professionisti nella ricerca di soluzioni concrete che possano aiutare le persone colpite dal terremoto a ripartire e a intravedere la strada verso un futuro possibile e sostenibile.

Nel mese di settembre, nei giorni successivi alla prima devastante scossa che ha distrutto Amatrice e molti comuni limitrofi, alcuni commercianti della zona si sono rivolti a noi, professionisti e imprenditori del digitale, chiedendo un aiuto per ripartire con le proprie attività.

Intravedendo nelle nostre competenze tecnologiche e di marketing e negli strumenti a disposizione delle nostre imprese dell’industria digitale l’opportunità di una rapida ripresa, padri e madri di famiglia, tra le mille difficoltà che potete immaginare, ci hanno chiesto – con grande dignità – di aiutarli a trovare una prospettiva di vita lavorativa nel futuro attraverso internet e l’e-commerce, strumenti che da subito possono permettere alle popolazioni terremotate di far ripartire le proprie attività commerciali nonostante la perdita dei loro negozi e di molti prodotti.

Non appena contattati abbiamo subito mobilitato una “task force” informale, già attiva dal dicembre 2015 sotto il nome “Digital for Italy” – progetto che aveva riunito oltre 100 digital manager a sostegno delle piccole e medie imprese in difficoltà (www.digitalforitaly.it) – con l’obiettivo di unire le forze delle aziende del digitale per sviluppare uno o più progetti di e-commerce, che permettessero ai commercianti di superare le barriere territoriali e fisiche per arrivare là dove non possono più arrivare i clienti e i camion per via delle macerie.

Purtroppo la burocrazia italiana non ce l’ha permesso. Sì, perché le iniziative di aiuto e sostegno ai terremotati, per come sono ora strutturate, di fatto disincentivano la ripresa di una vita normale.

Vorremmo riportare le parole di uno dei piccoli imprenditori che si è rivolto a noi: “Riguardo i problemi quotidiani dei commercianti, lamentiamo l’insufficienza degli strumenti di sostegno al reddito sin qui adottati, nonché l’eccessiva complessità nei meccanismi di erogazione dei contributi.

Gli strumenti messi in campo dalle istituzioni sono appena sufficienti a tamponare l’esigenza di liquidità quotidiana (acquisto beni di prima necessità), mentre non considerano le obbligazioni di natura patrimoniale (ad esempio i mutui) assunti dai commercianti a seguito degli investimenti operati nelle rispettive attività.

Detti strumenti, peraltro, hanno il difetto di essere alternativi tra loro (ovvero non cumulabili) e di essere legati a requisiti troppo restrittivi: ad esempio è illogica l’esclusione dei commercianti non residenti, così come non ha senso legare l’erogazione dei contributi alla sospensione totale delle attività.”

Alcuni provvedimenti di aiuto approntati escludono chi in qualche modo prosegue un’attività e di fatto immobilizzano lo slancio verso la ripresa di una vita normale inducendo una sensazione di incertezza ed abbandono che indebolisce lo spirito di iniziativa dei commercianti: è come se ai terremotati fosse lanciato un messaggio di immobilismo, invece che di sostegno ad una rapida rinascita.

In questo modo non è possibile canalizzare le loro energie verso il futuro.

Mentre la sofferenza e la rabbia delle popolazioni potrebbero divenire il carburante per la ripresa, gli strumenti di sostegno al reddito messi in campo, con le criticità sopra evidenziate, disincentivano le individualità più dinamiche, ovvero i soggetti che vorrebbero da subito riprendere una qualche forma di attività, sia complementare che totalmente nuova e innovativa rispetto a quella in essere fino al 24 agosto (senza contare gli eventi sismici successivi che non hanno fatto altro che peggiorare la situazione già drammatica).

L’avvio di un’attività imprenditoriale è per sua natura ricca di insidie ed incertezze; figuriamoci in zone terremotate dove tutti i costi (in particolare quelli logistici) sono ben più alti rispetto alle medie di settore degli altri territori.

Il rischio che tali iniziative di slancio imprenditoriale, inoltre, possano precludere la possibilità di accedere a forme di sostegno, non solo quelle già intraprese ma soprattutto di quelle che ci si auspica possano essere avviate, è un insormontabile fattore di dissuasione e, perdonate la franchezza, un evidente rischio di alimentare le economie sommerse.

Inoltre vi evidenziamo che la somma dei vari strumenti messi in campo è altresì insufficiente e limitata a qualche migliaio di euro, da erogarsi nel corso dei prossimi sei/otto mesi circa e quindi di fatto totalmente insufficiente. Va aggiunto che fino ad ora, dopo sei mesi dal primo sisma, nelle tasche dei commercianti non è materialmente pervenuto nulla.

Per tutti quanti vi è inoltre un timore di fondo rispetto alla fase di ripresa che dovrebbe avvenire ad aprile. Rispetto a questo non vi sono indicazioni in ordine ad eventuali strumenti di integrazione del reddito che tengano conto del prevedibile calo di fatturato, della ripresa dei versamenti fiscali e contributivi e, non da ultimo, delle rate dei mutui pregressi.

Infine non vanno trascurate tutte le difficoltà di natura logistica che andranno ad interessare le attività commerciali in fase di riavvio, sia con riguardo ad eventuali costi aggiuntivi delle forniture e delle spedizioni, sia relative alle obiettive difficoltà di spostamento nei tragitti casa-lavoro, nonché negli spostamenti connessi all’esercizio delle attività lavorative.

Superare le difficoltà grazie al Digitale

Molte di queste difficoltà potrebbero essere superate grazie agli strumenti offerti dal digitale. Grazie a internet, all’e-commerce e al marketing online i commercianti potrebbero vendere i loro prodotti su scala nazionale e internazionale, beneficiando della solidarietà dei propri concittadini che potrebbero contribuire alla ripartenza di tante vite semplicemente comprando i loro prodotti online (anche quelli leggermente danneggiati come già accadde per il Parmigiano dopo il terremoto in Emilia).

La digitalizzazione delle attività dei commercianti delle zone terremotate potrebbe essere una grande opportunità per diffondere la cultura e le buone pratiche della vendita online in quei territori, andando a mettere nuove basi per nuovi sbocchi di mercato e rispondendo all’obiettivo che il Commissario per l’attuazione dell’agenda digitale Piacentini si è dato, ovvero quello di “attivare un processo di cambiamento e di fare in modo che la digitalizzazione non sia più “straordinaria” ma diventi la normalità”.

Siamo convinti che questa situazione di emergenza potrebbe trasformarsi in una grande opportunità, ma tutto questo ha bisogno di sostegno rapido e concreto da parte del Governo.

Per questo vi chiediamo di:

1) Rimodulare gli strumenti di sostegno al reddito, partendo dal presupposto che tutte le persone e le aziende, a prescindere dalla misura del danno materiale che hanno subito, hanno ed avranno bisogno di aiuto per resistere nella fase di ricostruzione e prevedendo quindi forme di sostegno al reddito per i titolari di attività industriali, artigiane, commerciali e professionali, almeno fino al raggiungimento di livello di reddito in linea con le medie di settore e consentendo alle famiglie di avere un vita dignitosa.

2) Liberare lo spirito di iniziativa prevedendo la possibilità, per chi ne ha voglia, di implementare da subito attività parallele e/o complementari a quelle sospese, nonché di attività completamente nuove senza perdere i contributi straordinari.

3) Sostenere le Attività di commercio e servizi on-line attraverso contributi straordinari dedicati all’implementazione di siti di e-commerce collettivi o di singole aziende ed alla realizzazione e gestione di hub logistici innovativi; il tutto accompagnato da una forte deburocratizzazione.

4) Prevedere forme di defiscalizzazione e decontribuzione innovative che tengano conto degli obiettivi elementi di difficoltà senza tuttavia risolversi in mero assistenzialismo, (quali ad esempio: operatività ex lege della sospensione delle rate di mutuo collegate ad immobili distrutti o danneggiati, estensione della sospensione delle rate per tutte le forme di finanziamento contratte, contributo per gli interessi maturati dal 24 agosto e maturandi su scoperti di conto corrente o altre forme di finanziamento a revoca fino alla ripresa dell’attività, detraibilità completa delle rate di mutuo relative ad immobili distrutti, deducibilità integrale delle rate di mutuo relative ad immobili temporaneamente inagibili fin quando manterranno tale stato; eliminazione o riduzione degli acconti IRPEF; strumenti di incentivazione alle nuove assunzioni, abbattimenti delle accise sui carburanti per autotrasporti e riscaldamento).

Certi che questi ed altri strumenti possano essere messi in campo nel prossimo Consiglio dei Ministri dedicato alla questione, salutiamo cordialmente restando a disposizione per contribuire con i nostri strumenti e le nostre professionalità alla ricostruzione delle economie e alla digitalizzazione dei territori e delle attività commerciali delle popolazioni terremotate.

Salerno, 26 gennaio 2017

Mirko Pallera, CEO Ninja Marketing e Presidente Digital South
Layla Pavone, Amministratore Delegato Digital Magics
Luca Mastroianni, Country Manager Prestashop
Pietro Bonomo, CEO Viral Octopus
Luca Senatore, CEO Ethanks

Digital in 2017: analizziamo il report di We Are Social e Hootsuite

Siamo ormai agli sgoccioli di questo lunghissimo e freddissimo gennaio, primo mese di un 2017 che già ha saputo regalarci “tante emozioni” dal punto di vista social e non.

Ed ecco che puntuale come un orologio svizzero, arriva il report Digital in 2017, l’ultima edizione della famosa raccolta dati che fotografa il punto della situazione del digital nel mondo, promossa dall’agenzia creativa We Are Social e da Hootsuite, la piattaforma di gestione e ottimizzazione dei social network.

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Anche quest’anno, in Digital in 2017, c’è veramente tanta tanta “ciccia” da assaggiare, ma andiamo per ordine cercando di estrapolare alcuni dei punti saldi dai dati che potete trovare nel report.
In primis, possiamo notare come a livello globale uno dei capisaldi degli ultimi anni, lo smartphone, sia sempre più leader a livello globale, e come stia cambiando il rapporto con l’eCommerce.
In particolare possiamo notare come [tratto dal sito di WeAreSocial]:

  • più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone;

  • quasi due terzi della popolazione mondiale possiede un telefono cellulare;

  • più della metà del traffico internet è generato da telefoni;

  • più della metà delle connessioni mobile avviene oggi su banda larga;

  • più di una persona su cinque della popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 30 giorni.

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Numeri che sono fisiologici, considerando un trend sempre più in crescita [sempre citati dal sito di WeAreSocial]: il 2016 è stato infatti l’ennesimo anno di straordinaria crescita nell’utilizzo di internet, con un forte incremento di quasi tutti gli indicatori rispetto al 2015.

  • 3.77 miliardi di utenti internet nel 2017, con una penetrazione del 50% sulla popolazione mondiale;

  • 2.80 miliardi di utenti di social media nel 2017, con una penetrazione del 37%;

  • 4.92 miliardi di utenti mobile nel 2017, con una penetrazione del 66%;

  • 2.56 miliardi di utenti social media da mobile nel 2017, con una penetrazione del 34%;

  • 1.61 miliardi di utenti di e-commerce nel 2017, con una penetrazione del 22%

Sembra proprio che “i numeri” che macina il digital siano inarrestabili, nonostante siano già passati 25 anni di distanza dell’apertura totale di Internet, anche nei paesi in via di sviluppo (e dei quali potete trovare i dati qui).

Quindi bene, benissimo per ciò che riguarda la situazione mondo.
Ma come ce la passiamo invece, noi italiani? Ecco subito qualche dato della situazione attuale:

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E qui ecco subito il raffronto con le cifre rispetto all’anno precedente:

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Quindi tirando due somme notiamo subito che gli italiani si connettono sempre più, e in particolare:

  • Il numero degli utenti connessi ad internet è aumentato di 2 milioni rispetto al 2015 (+4%)
  • Il numero degli utenti dei social network  è aumentato di 3 milioni rispetto al 2015 (+11%)
  • Sono aumentati di 570.000 gli utenti unici del mobile (+1%)
  • È aumentato di 4 milioni il numero degli utenti attivi sui social tramite Mobile (+17%)

Quindi, da questo dato estrapoliamo questa conclusione qui [citando il sito di WeAreSocial]: gli italiani si connettono sempre di più e lo fanno sempre più spesso usando i propri smartphone, come testimonia anche il volume di traffico internet generato da diversi dispositivi. Se la percentuale di persone che navigano da un computer è scesa del 14%, sale quella di chi si connette da qualsiasi altro device (+44% dal proprio telefono, +8% da un tablet e +24% da altri dispositivi – come, ad esempio, console o smart TV).

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E per quanto riguarda invece la fruizione dei social media da parte degli italiani?

Ecco quest’infografica che ci spiega chi, come e quanto:

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Dunque non solo tanto social network e applicazioni di messaggistica instantanea, ma anche video, come ci spiega WeAreSocial:

“Social media, mobile, ma anche fruizione di video. Le persone fruiscono sempre di più di questo tipo di contenuti, e le piattaforme offrono sempre più possibilità di espressione da questo punto di vista (è sempre più semplice produrre e condividere video LIVE, ed esistono sempre più applicazioni che consentono di modificare – senza particolari competenze – i propri video): il 31% degli italiani dichiara di guardare video online almeno una volta al giorno.”

I dati quindi non discostano l’Italia dai numeri osservati su scala global, anzi. La fotografia fatta del nostro Paese è quella di un paese molto digitalizzato:

  • Gli italiani dimostrano di essere decisamente propensi alla fruizione di contenuti, sempre più in mobilità (anche per l’ampia diffusione di smartphone – l’Italia è il terzo paese al mondo per penetrazione, con l’85% della popolazione a usarne uno, dietro soltanto a Spagna e Singapore);

  • Il 52% della popolazione italiana accede, mensilmente, a piattaforme social, rispetto a una media globale del 37% (gli Emirati Arabi, primo paese in questa classifica, ha una penetrazione del 99%);

  • Il dato più interessante riguarda l’uso di Facebook: il 74% degli italiani che lo usano, lo fanno ogni giorno (contro una media globale del 55%), a testimonianza del fatto che il nostro Paese usano meno piattaforme, ma lo fanno con maggiore frequenza.

Digital in 2017 dunque si riconferma una grande raccolta di contenuti interessanti e di qualità, che potranno tornarvi utili per ricerche e di stesura di strategie per il vostro business.

Potete trovare queste e tante altre informazioni interessanti qui, sul sito del report. Buona lettura!

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

Mc Donald’s, Guardian e Unilever: i migliori annunci stampa della settimana

Anche questo lunedì non potevamo iniziare la settimana senza la selezione delle migliori campagne stampa dal mondo!

Prendetevi una pausa, rilassatevi, e lasciatevi ispirare.

Flights.com: Visit them, because they won’t visit you

Sì, viaggiare! E se Maometto non va alla montagna, la montagna certamente non andrà da Maometto. Quindi bisogna arrangiarsi di conseguenza e trovare una buon volo su Flights.com!

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

Agenzia: Pacific, San Diego, USA
Creative Director: George Stein
Art Director: Nico Cortinove
Copywriter: George Stein
Illustrazioni / Post: Fuze Image
Fotografia: Ziviani

Unilever – Bango: Eat locally

Bango è un brand di salsa di soia della grande famiglia Unilever la cui sua missione è quella di preservare e promuovere i piatti ricchi e autentici dell’Indonesia. Ogni annuncio stampa della campagna “eat locally” raffigura un’attrazione naturalistica locale, formata però dagli ingredienti tipici indonesiani.

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

Agenzia: Mullenlowe, Giacarta, Indonesia
Chief Creative Officer: Roy Wisnu
Creative Director: Firman Halim
Associate Creative Director: Fanny Pardiansyah
Art Director: Lucianne Putri
Copywriter: Ratri Ninditya, Roy Wisnu
Account Team: Fanny Meilana, Audi Primanti
Print producer: Daesy Hayon, Fien Juharyati
Fotografia: Lightworks Asia
DI Artist: Apix10
Food Stylist: Lilis

The Guardian: Let’s hope the prize is worth it

I Christmas cracker sono una delle tradizioni più tipiche del Natale britannico. Quello del The Guardian però è a tema Brexit: quali sorprese riserverà ai cittadini del Regno Unito?

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

Agenzia: mcgarrybowen, UK

Dor Alon: Every reason to pull in

Le due ragioni per fermarsi in una stazione di benzina. Questo annuncio stampa è sintesi allo stato puro. E funziona!

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimana

Agenzia: Mench, Israele
Creative Director: Yaniv Melinarski
Art Director: Shai Gross
Copywriter: Or Lichter

Mc Donald’s: Filet-O-Fish

Sicuramente il panino meno ordinato nella storia di Mc Donald’s. Eppure i pubblicitari di Leo Burnett a Francoforte sono riusciti a renderlo interessante.

mc donald’s the guardian e unilever i migliori annunci stampa della settimanaAgenzia: Leo Burnett, Francoforte, Germania
Chief Creative Officer: Andreas Pauli
Chief Creative Officer: Armin Jochum
Creative Director: Helge Kniess
Creative Director: Benjamin Merkel
Copywriter: Christian Urbanski
Art Director: Thomas Koch
Design: Michael Fluhr
Group Account Director: Julia Bendels

Anche oggi termina il nostro “giro del mondo in 5 campagne stampa”. Appuntamento tra una settimana!

LEGGI ANCHE: Ford, Wet Brush e Black and Decker: i migliori annunci stampa della settimana

Barron Trump, Atac e la giornata della Memoria, Juventus su Instagram, #FreeMelania: Epic Win Fail della settimana

Anche questa settimana è iniziata di lunedì, arrendetevi. Però il lunedì è anche il giorno della rubrica Epic Win & Fail, che puntale come una sentenza della Lucarelli su Twitter, vi regala il meglio e il peggio visto sul web la scorsa settimana.

Allora pronti, questa settimana vogliamo stupirvi con un effetto speciale: cominciamo dai Fail. Pronti?

Epic Fail

Nella settimana passata sui social c’era ancora tanta America e tanto Trump, e il primo Epic Fail è incarnato nella valanga di video e commenti negativi, gratuiti e infondati, rivolti al figlio più piccolo del neo Presidente degli Stati Uniti: Barron Trump.

Tutto sembra essere iniziato dalla circolazione di video come questo, già da prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, da cui sono scaturite le teorie più disparate contro il povero Barron.

Migliaia di occhi clinici, in grado addirittura di diagnosticare l’autismo attraverso Facebook, si sono cimentati a prendere di mira un bambino di 10 anni e a farne del sarcasmo, solo perché non è stato dritto e impeccabile durante un’intera giornata sotto i riflettori.

Katie Rich autrice del Saturday Night Live è stata persino allontanata dal programma in seguito a un tweet su Barron dove lo definiva “il primo tiratore scelto della scuola“.

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La Rich ha chiesto pubblicamente scusa ma ora è a casa ad aggiornare il curriculum.

Papà Trump però è grande, grosso e criticabile al contrario del piccolo Barron. È il nostro nuovo dispensatore di Fail, specialmente quando ci racconta che il suo ambiziosissimo progetto di costruire un muro tra Stati Uniti e Messico deve essere finanziariamente supportato dai messicani.

Trump minaccia su Twitter di cancellare l’incontro con il leader messicano in caso i vicini di casa si rifiutassero di pagare la costruzione del muro, il presidente Peña Nieto prontamente cancella l’incontro ma poi ci ripensa.

Ma torniamo a casa nostra, per l’esattezza nella tormentata Capitale. Ebbene sì, l’Epic Fail nostrano è firmato Virginia Raggi o più precisamente Linda Meleo, suo assessore alla Città in Movimento,  che annuncia un’iniziativa solidale di Atac Roma in occasione della giornata della Memoria del 27 Gennaio. L’idea brillante prevede mezzi di trasporto gratuiti per tutti i sopravvissuti alla Shoah.

Molto bello. Peccato che il numero delle vittime capitoline ancora in vita sia a una cifra sola e che il ticket annuale per metro, autobus, tram e alcune ferrovie regionali è da sempre gratuito per loro proprio perché pensionati superstiti. Il web scatenato risponde, non senza sarcasmo, al colossale Fail.

Dai Virginia, crediamo in te, puoi ancora farcela.

Epic Win

Il primo Epic Win è firmato Juventus. No, non si tratta dell’ormai chiacchieratissimo nuovo logo ma del profilo Instagram del club torinese. Anche voi avete gridato all’Epic Fail vedendo la pagina principale?

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Tutt’altro, il SMM vi ha gabbati. Aprendo le singole foto infatti si scopre il motivo della composizione disordinata.

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Proseguiamo con Commenti Memorabili che ci strappa due risate immortalando una conversazione tra l’operatrice del customer care Alitalia e un passeggero diffidente.

Antonella però riesce a far breccia nel suo cuore. Nonostante Paolo.

Gepostet von Commenti Memorabili am Freitag, 27. Januar 2017

Per l’ultimo Epic Win voliamo di nuovo oltreoceano, sempre a Washington DC e sempre a casa Trump, stavolta da Melania. La bellissima first Lady si è fatta notare durante la cerimonia d’insediamento, non solo per il suo outfit etereo ma per una serie di momenti in cui sembra essere, almeno agli occhi attentissimi del web, una povera vittima bisognosa d’aiuto.

Nasce l’hashtag #FreeMelania: Epic Win di gran classe.

https://twitter.com/Max_H_Art/status/823919790750310400

L’hashtag spopola ma a tutti quelli che vogliono esserle solidali facciamo una rivelazione: Melania Trump (née Knauss) è sposata con Donald dal 2005, crediamo quindi che sappia già tempo e bene, chi sia e cosa abbia fatto nella vita suo marito.

O forse è già triste per quello che potrebbe fare in futuro? Vedremo.

Intanto per questa settimana è tutto, a lunedì prossimo per nuovi e imperdibili momenti epici.

mercedes amg fratelli coen super bowl

Super Bowl LI: lo spot di Mercedes-Benz è firmato dai fratelli Coen

I fratelli Coen hanno diretto il loro primo spot per il Super Bowl, creando un breve omaggio a Easy Rider.

Realizzata per Mercedes, la campagna punta tutto sulla famosa colonna sonora e su un protagonista di eccezione, Peter Fonda, e farà il suo debutto con uno spot di 30 secondi proprio durante il Super Bowl.

Il marchio AMG di Mercedes, conosciuto per i modelli sportivi, viene presentato – in occasione del suo cinquantesimo anniversario – a un pubblico decisamente più ampio di quello degli appassionati, durante uno degli eventi più seguiti negli Stati Uniti e nel mondo.

Peter Fonda, i fratelli Coen e Easy Rider: uno spot ironico che sa di libertà

super bowl peter fonda mercedes easy rider

Peter Fonda è stato lo sceneggiatore e produttore di Easy Rider, che resta uno dei miti della storia del cinema americano, anche grazie alla sua memorabile colonna sonora, Born to be Wild degli Steppenwolf.

I fratelli Coen, i cui successi cinematografici includono Non è un paese per vecchi, Fargo e Il grande Lebowski, non avevano mai diretto finora uno spot per il Super Bowl, che insieme al Natale resta uno degli appuntamenti più attesi per l’advertising, grazie ai numeri di pubblico registrati e all’attenzione mediatica intorno a tutto quello che riguardi l’evento.

LEGGI ANCHE: Campari Red Diaries, la serie si apre con il corto di Paolo Sorrentino

Con molta ironia Joel ed Ethan Coen raccontano di un gruppo di ormai attempati biker, che ancora provano a “scazzottarsi”, tra tattoo un po’ deformati e ossa doloranti, ma che restano bloccati in un bar a causa di un’auto in sosta davanti alle loro motociclette.

Quando Peter Fonda arriva, non è in sella ad una Harley, ma è proprio lui il proprietario della Mercedes-AMG GT Roadster, che mette in moto e sgomma via.

Un pubblico più ampio per AMG durante il Super Bowl

L’annuncio fa parte della nuova strategia di marketing di Mercedes per dare più attenzione a AMG, il marchio di macchine sportive e ad alte prestazioni. “I veri appassionati di auto sanno che cosa sia un AMG. Quello che stiamo cercando di fare è iniziare a creare un marchio AMG a sè stante e ampliarne il pubblico”, ha dichiarato Drew Slaven, VP-marketing per Mercedes-Benz Stati Uniti.

AMG è stata fondata negli stessi anni in cui usciva Easy Rider e questo, unito all’idea di libertà che il film richiama, ha dato un ottimo collegamento per parlare proprio di questa automobile.

I fratelli Coen sono stati attratti dall’idea di lavorare con Peter Fonda, e il risultato finale è il frutto di un’amalgama perfetta e carica di energia tra tutti questi elementi.

Blockchain, Robo Advisors, P2P, Open API e molto ancora: ecco le principali innovazioni del settore banking

Il settore bancario, un settore da sempre al centro tante polemiche. Un comparto che negli ultimi anni ha vissuto momenti complessi, stretto tra crisi e la necessità di ripensare proposta e, soprattutto, rapporto con i propri stakeholder. Come per la maggior parte dei settori, internet e il mobile si sono trasformate in opportunità (o necessità) troppo rilevanti per non dover essere considerate.

Un ciclo tradizionale messo già in grave crisi dalle startup del settore Fintech, capaci di adattare le nuove tecnologie al settore e portare un nuovo modo di fornire servizi finanziari. Queste realtà consentono una “frammentazione del sistema bancario”, fornendo singoli servizi, piuttosto che un global service, una semplificazione che si traduce in risparmio per gli utenti.

Le banche tradizionali stanno lavorando in tale direzione, ma pur non ancora in possesso di molti elementi chiave rispetto a questi nuovi operatori sul mercato stanno vivendo un profondo processo di rinnovamento. Molte hanno infatti deciso di incorporare gli stessi servizi Fintech, sia per costruire le proprie offerte di prodotto sia per dar vita a nuove partnership strategiche.

Ecco alcuni dei maggiori cambiamenti a cui stiamo assistendo.

Blockchain

Blockchain è un database contenente una lista in continua crescita di record ordinati chiamati blocchi. Una volta registrati, i dati in un blocco non possono essere modificati con effetto retroattivo. Questo rende Blockchain un sistema di progettazione intrinsecamente sicuro e quindi ideale per il settore bancario. Il valore aggiunto di dare sempre maggiore sicurezza agli utenti/clienti e, conseguentemente, alla reputation degli istituti. Non scordiamo infatti quanto sia bassa oggi la credibilità e la fiducia che le persone hanno nel sistema banca.

Blockchain è inoltre in grado di fornire un percorso automatizzato di prove a dimostrazione che una banca ha agito in conformità con i requisiti normativi. Le banche hanno per questo già iniziato a sperimentare le capacità di Blockchain. Ad esempio, ABN AMRO ha recentemente cominciato un utilizzo pilota di Blockchain per le transazioni immobiliari.

innovazione sistema bancario

Robo-Advisors

I Robo-Advisors sono programmi web-based di consulenza finanziaria che utilizzano il cognitive computing per comprendere, analizzare e risolvere i problemi dei diversi clienti, il tutto senza minimo intervento umano.

Se solitamente la consulenza finanziaria di un professionista può costare sino a 500.000$, i Robo-Advisors permettono di gestire i propri soldi ad un costo nettamente inferiore rispetto ad un consulenza tradizionale. Una tecnologia lanciata da start-up come Mint, Betterment e Robinhood e che ha subito suscitato grande interesse.

Le banche stanno invece cominciando adesso i primi passi per entrare nel mercato dei Robo-Advisors. Una mossa dovuta dato che permettono un netto risparmio economico, ma soprattutto una migliorare esperienza per il cliente, semplificandone informazioni e processi.

Peer-to-peer payment

Con Peer-to-peer si intendono quei sistemi che consentono ai clienti di trasferire facilmente ed economicamente i fondi da una parte all’altra, a volte anche a livello internazionale. Una molte di trasferimenti oggi, secondo Barry Sommers, CEO di Chase Consumer Banking, si attesta a circa l’80% dei casi. Numeri enormi che si traducono in opportunità per più di 1 trilione di $.

Attualmente il mercato P2P è suddiviso tra una serie di differenti piattaforme, tra cui lendingClub, Zelle, Venmo, e Paypal. A queste si sono da poco aggiunte anche piattaforme sociali come Facebook e Snapchat.

Nel 2017 le banche hanno già iniziato ad intraprendere questa strada con clearXchange, un servizio di pagamento bancario di proprietà che funziona con 7.500 istituzioni finanziarie e 25 milioni di utenti.

fintech

Data monetization per i commercianti

La Data monetization, ovvero il sistema di monetizzazione dei dati per i commercianti è stato lanciato nel mercato da aziende come Ned Bank, banca del Sud Africa capace di sviluppare un nuovo servizio dati per i clienti commerciali chiamato Market Edge. Questo programma prevede di dare a quest’ultimi l’accesso alle informazioni di credito o debito che includono anche la geolocalizzazione, l’aspetto demografico e altri dati transazionali.

Informazioni sempre più vitali che possono consentire ai commercianti di avere una nuova comprensione del comportamento dei clienti al fine di migliorare lo sviluppo dei prodotti, la gestione delle scorte e del personale. 

Open API

La Open API (Application Programming Interface), potrebbe trasformare le banche in vere piattaforme facendone il perfetto punto di giunzione tra banche e start-up Fintech. Alcune banche stanno già cominciando a prendere in considerazione l’idea di offrirsi come piattaforma per i loro Fintech “concorrenti”.

Banche, come ABN AMRO vedono la possibilità di offrire una API aperta alle aziende Fintech così da evitare la concorrenza e coinvolgere i loro clienti. API aperte capaci di offrire un gateway digitale per dati e servizi di un’azienda. Un possibile win-win sia per le banche che per le società Fintech.

La banca del futuro non è mai stata così vicina. Saremo pronti per questo salto tecnologico? Lo scopriremo presto.