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5 principali trend dei Social Media del 2017

Il 2016 volge al termine, il che vuol dire che è arrivato il momento di fare delle previsioni sull’anno nuovo. Con quali evoluzioni (e rivoluzioni) comunicative e di utilizzo dei social network, dovremo fare i conti nell’anno nuovo?

A nostro avviso, meritano particolare attenzione 5 tendenze che potrebbero influenzare il nostro modo di interagire e comunicare, apprezzare e reagire, fare community o fare business, nell’anno a venire.

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La predominanza del mobile

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Secondo le statistiche del 2016 gli utenti connessi in rete prettamente da mobile sono più di 2 miliardi, e il numero è in continua crescita. Un dato di fatto di cui dovremo sempre di più tener conto, e che si porta dietro delle evidenze: sviluppare siti web responsive, condividere e generare contenuti ottimizzati per la fruizione da smartphone, barattare la qualità con l’ottimizzazione (sono già tempi duri a tal proposito per gli attualissimi video in 4K, che dovranno necessariamente perder peso e comprimersi in range di byte limitatissimi se vorranno tener il passo dei tempi).

Le aziende dovranno investire sempre di più nelle app mobili, che portano decisamente più conversioni delle classiche piattaforme web, plasmando la propria comunicazione non solo sulla base delle classiche 5 W, ma tenendo in considerazione anche una 6° W – la Wi-Fi: non sempre è presente e funzionante, e bisogna tener conto che la maggior parte degli utenti non è disposta a scaricare quantità di dati eccessive per fruire un contenuto.

Live Video: la rivincita della normalità

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La democratizzazione del mondo della comunicazione, e quindi della pubblicità e del marketing, ha preso sempre più piede e sembra inarrestabile. Nel corso degli anni la comunicazione dei brand è diventata sempre più orizzontale.

Le voci autorevoli hanno lasciato spazio al suggerimento d’acquisto, al consiglio di un’amica, alla strizzata di occhiolino, ai sondaggi e all’analisi degli Insight di Facebook; l’inarrivabile figura della Very Important Person ha passato il testimone al blogger, all’influencer, alla persona normale che parla da pari a pari, da consumer a consumer.

In quest’ottica, si sta diffondendo sempre di più il fascino del Live Video: un contenuto chiaramente amatoriale e per questo percepito come reale, e quindi coinvolgente, accattivante. In un mondo di plastica, dove ogni ruga viene eliminata con un effetto blur e ogni protagonista sorridente dei nostri post non è altro che il risultato di qualche ora di ricerca in una banca immagini, l’idea di assistere alla realtà acquista un fascino impareggiabile.

L’idea di poter vivere un’esperienza da remoto è davvero entusiasmante per la maggior parte delle persone: godere di un panorama oltreoceano, farsi balzare il cuore in gola sulle note di un concerto o mangiare un ottimo piatto… con gli occhi. E non sono semplici fotografie scattate a momento ormai concluso, ma vere e proprie esperienze che vivono nel preciso istante in cui noi, in quanto spettatori, ne stiamo fruendo. Le dirette di Facebook, Periscope, le storie di Instagram e Snapchat vanno tutte in questa direzione.

Contenuti a tempo: sempre freschi di giornata

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Un’altra risposta al bisogno di istantaneità degli utenti dei social network sono i contenuti “a scadenza”. Snapchat, Telegram e Instagram danno la possibilità di raccontarsi in messaggi, video o fotografie che si auto-distruggono dopo 24 h. Ogni azienda può, in questo modo, creare contenuti freschi di giornata.

Inoltre, questa volatilità rende ogni contenuto maggiormente interessante e stuzzicante agli occhi dei vostri follower: è la storia più vecchia del mondo, in amor (e anche in comunicazione, delle volte) vince chi s-fugge. La consapevolezza che domani sarà troppo tardi per fruire delle esperienze /storie /snaps scattati oggi, fa perno sulla curiosità e rende il bisogno di rimanere aggiornati quasi un’urgenza.

La sfida è quella di cogliere ogni messaggio prima che sparisca e si disperda nel cyber-spazio.

Creatività e qualità come benchmark per una comunicazione efficace


Viralità, creatività e coinvolgimento sono le chiavi del successo per una comunicazione di qualità sui social. L’impersonalità asettica della vecchia comunicazione aziendale ha lasciato spazio all’estro creativo di agenzie di nativi digitali che hanno rivoluzionato il mondo della pubblicità, online e offline.

Il segreto sta nella qualità della propria comunicazione e la sfida è quella di essere sempre più empatici, inspirational e portatori di sentimenti positivi. Spesso i social media manager di successo puntano tutto su un’ironia – anche pungente – in grado di smorzare i toni più duri e dare un’inaspettata gaiezza anche a prodotti e servizi che, sulla carta, dovrebbero vivere su ben altro registro. Un degno esempio, rappresentativo di questo approccio alla comunicazione, è quello di Taffo G & C – Onoranze Funebri, la cui pagina Facebook è curata con particolare attenzione e creatività.

Nel 2017 si dovrà fare particolare attenzione anche alla personalizzazione dei contenuti: non basterà più investire soldi in Ads, e non solo perchè lo scenario social è ormai sovrappopolato di aziende con lauti budget a disposizione per la sponsorizzazione dei propri post, ma soprattutto perché una pubblicità più targettizzata e mirata garantisce sì la creazione di un parco di utenti realmente interessati (e quindi già potenziali clienti del nostro business) ma non ne garantisce la risposta alla call to action.

Due consigli per il 2017: farsi notare e farsi ricordare (da chi ha effettivamente voglia di ricordarci).

La rivoluzione dei bot

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Bot, in quanto abbreviazione di robot ed evoluzione del concetto di Customer Caring. Questi programmi hanno il compito di imitare il nostro modo di conversare e rispondere alle esigenze dei clienti, e quindi rendere più immediate azioni come gli acquisti online, la richiesta di maggiori informazioni su un servizio, la prenotazione di un taxi e molto altro.

Non ci saranno più centraliniste annoiate e poco propense a dar risposta ad ogni nostro quesito, ma intelligenze artificiali operative 24 ore su 24, pronte a dare dei feedback immediati e a porsi a garanzia di una relazione con il cliente efficiente e continuativa. Non si tratta certamente di un salto di qualità per quanto concerne la conversazione, ma di dare la possibilità di avere feedback puntuali e precisi: un particolare che il cliente apprezza particolarmente.

L’annuncio di Mark Zuckemberg di qualche mese fa, che ha confermato l’arrivo dei bot su Facebook Messenger, dimostra che la rivoluzione è già in atto. L’incremento di assistenti digitali come Siri, Cortana o Amazon Echo va in questa direzione e, nel prossimo anno, ci aprirà nuovi, interessanti e avveniristici scenari.
Il futuro sta arrivando.

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Il dolore del lutto ai tempi di Facebook

La perdita di una persona amata, come la morte di un caro, sono eventi funesti che, purtroppo, possono entrare a far parte della vita di ognuno di noi.

Il noto modello delle cinque fasi dell’elaborazione del lutto elaborato nel 1970 da Elisabeth Kubler Ross prevede cinque momenti che possono alternarsi, cambiare di intensità e ritornare nel corso del tempo, magari anche sovrapponendosi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione si susseguono senza soluzione di continuità, nel lungo e doloroso cammino che permette di superare le perdite.

Quello nel lutto è un viaggio profondamente intimo e personale, che al giorno d’oggi non può che misurarsi con quell’infinito serbatoio di ricordi e momenti di vita che sono i social network. Non solo: luoghi di interazione come Facebook e Twitter diventano anche spazi di “condivisione del dolore”, inteso come ambienti in cui si può vivere il lutto insieme ad altri parenti e amici, o vedere altri provare le proprie stesse emozioni.

Non è un’esagerazione. Secondo alcuni studiosi, Facebook nel 2098 potrebbe diventare il più grande cimitero del mondo, con milioni di utenti oggi presenti passati a miglior vita. Una distesa di account di persone che furono ma oggi non più. Identità digitali che non spariscono facilmente.

Le policy e l’etica di Facebook in caso di morte

Non esiste infatti una maniera univoca con cui Facebook tratta gli account di utenti deceduti. Alcuni di questi possono diventare dei “Memorialized Account”. Sono caratterizzati da un suffisso apposito accanto al nome del defunto e, a seconda della privacy preesistente, è possibile per altri postare o meno contenuti sulla suddetta bacheca.

Non compaiono tra i suggerimenti di amicizie o tra i compleanni dei contatti e non possono subire cambiamenti se non esiste un Legacy Contact predestinato, ma si può chiedere, quando si è ancora in vita, di far cancellare il proprio account in caso di morte per non trasformarlo in un “Memorialized”. Si aprono così due domande. La prima, più semplice, è cosa sia un Legacy Contact. Con questo nome si intende un utente Facebook al quale si intende, in via preventiva, di affidare il proprio account in caso di morte.

L’utente in questione ha la possibilità di inserire un post “pinnato”, una sorta di ultimo saluto, modificare foto profilo e immagine di copertina o gestire le richieste di amicizia sul profilo dell’amico deceduto.  

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L’interrogativo etico che si accompagna a questo particolarissimo lascito testamentario, che dovrebbe indurci a riflettere non solo su quanto le identità digitali siano sempre più importanti ma di come queste rimangono dopo la scomparsa del possessore, si accompagna alla seconda delle due domande di cui sopra.

Come fa Facebook a capire che un suo utente non è più in vita? Esiste un apposito form in cui fare la segnalazione; c’è pure quello per richiedere la cancellazione di un account “Memorialized”, con Facebook che però esige elementi per verificare l’effettiva parentela e prossimità del richiedente. Premure necessarie, che possono apparire fredda burocrazia (come la richiesta di un certificato di morte nel primo caso), ma che appaiono necessarie in un Internet sempre più pieno di potenziali teste bacate che si divertirebbero segnalando finte dipartite. Un processo di verifica che è comunque non breve, che può durare anche sei mesi.

Luoghi virtuali, dolori reali

Mesi, settimane, giorni in cui quella persona può sembrare ancora viva, nonostante non lo sia più. E anche quando l’account è “Memorialized” si finisce, sovente, per dare un’occhiata al profilo del caro deceduto. C’è chi, subito dopo l’evento tragico, trova ad esempio conforto postando sulla bacheca dello scomparso o manda messaggi via Messenger.

Per altri invece la NewsFeed può essere un luogo di dolore, magari portando a conoscenza proprio il nefasto accadimento a chi ne era ignaro. O per rivivere ricordi al tempo stesso dolci e amari, scorrendo tra gli album fotografici dello scomparso. Non mancano poi casi molto tristi, come chi scorre i messagi privati o i post in bacheca di chi non ce l’ha fatta più e si è tolto la vita, cercando qualcosa che poteva essere intuito e forse evitato l’accaduto.

Speranze fondate o vane, poco conta. Quel che fa riflettere è come, ancora una volta, Facebook e i social network sono luoghi dove si vivono e riflettono sensazioni ed esperienze realissime, nonostante qualcuno ancora si ostini a distinguere digitale e “real live” come se fossero compartimenti stagni.

Riprendendo la solita metafora della piazza virtuale, Facebook può essere luogo dove ritrovarsi con amici e ricordare un congiunto comune scomparso o, invece, luogo per distrarsi da una perdita dolorosa. O ancora, è persino possibile evitare l’argomento, nascondendo dalla timeline il profilo del deceduto o, in extremis, sospendendo il proprio account. Ma certamente Facebook è anche un luogo di memorie, dove le nostre azioni, anche le più effimere, possono diventare epitaffio di una lapide virtuale che, però, scatena sensazioni realissime.

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Elaborazione solitaria o partecipata?

Perché, come dice la dottoressa Sheri Jacobson sulle pagine di Mashable, vivere il lutto online può portare a conflitti interiori piuttosto forti che, se non approcciati correttamente, possono potenzialmente rallentare quel processo che conduce al cosiddetto “andare avanti”. Essendo un cammino decisamente personale, infatti, il vedere come gli altri invece vivono la nostra stessa scomparsa può provocare rabbia, frustrazione o una generale irritazione. Perché, come ben sapete anche voi Ninja, Facebook può dare fiato anche a trombe sgradite o sgradevoli, come per esempio persone marginali alla vita del compianto che cercano una buona occasione per mostrarsi con vanesia.

In quei casi, la soluzione migliore potrebbe essere quella di allontanarsi un po’ da Facebook e social network. Quello del lutto, come già ripetuto, è un cammino molto personale e, se incrociare quello altrui provoca ancor più dolore, è meglio ritirarsi per qualche giorno e cucire le proprie ferite in solitudine.

Le tecnologie digitali infatti, riportando un pensiero del sociologo James Baudillard, possono costringerci a ricordarci i morti, anche se non lo vogliamo, al punto di diventare una presenza ossessiva. Non c’è nulla di male nel voler sfogliare l’album dei ricordi di Facebook per rivivere un vecchio avvenimento ma, al solito, la virtù sta sempre nel non diventare schiavi di qualcosa che non riusciamo più a controllare. E non c’è niente di più pericoloso che essere dipendenti dal dolore e dal lutto, magari senza rendersene conto. Non lo vorrebbe nessuno, nemmeno, probabilmente, i nostri cari che non ci sono più.

Social Media Trend 2017: recupera la Free Masterclass On Demand

Mercoledì 23 novembre Filippo Giotto e Luca La Mesa, docenti del Corso Online in Social Media Marketing,  hanno tenuto la Free Masterclass “Social Media Trend 2017 – Piattaforme, strumenti e tendenze da tenere d’occhio per comunicare sui Social ”.

Qui un breve estratto video:

Se te la sei persa non temere, perché la trovi disponibile On Demand sul sito di Ninja Academy.

Vantaggi competitivi da pioniere del Social Media Marketing

La comunicazione digitale è in continua evoluzione. Real Time, Video e Bot sono alcuni tra gli elementi che hanno caratterizzato il 2016 e che hanno contribuito ad introdurre nuove tendenze ed opportunità nel panorama social.

L’anno che sta per concludersi ha visto diffondersi nuove forme di engagement, aggiornamenti Facebook e novità nel mondo dell’instant messaging.

Lo scenario è in costante mutamento ed è quindi fondamentale:

  • conoscere le piattaforme su cui si giocherà il business match del nuovo anno, acquisendo padronanza dei linguaggi e degli strumenti più adatti
  • conoscere le tendenze di mercato prima che lo facciano i propri competitor per cogliere vantaggi competitivi da pioniere.

Nuove funzionalità di Facebook e Instagram, live e contenuti video, ADV e opportunità di marketing. Questo e molto altro nella lezione di Luca La Mesa e Filippo Giotto.

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Per saperne di più, visita il sito di Ninja Academy e iscriviti gratuitamente alla Free Masterclass Social Media Trend 2017 – Piattaforme, strumenti e tendenze da tenere d’occhio per comunicare sui Social . Nella tua Area Utente troverai tutti i contenuti della lezione, incluso il video.

Oltre ad avere accesso alla Free Masterclass, potrai dare un’occhiata all’offerta formativa Ninja Academy e conoscere tutti i corsi online disponibili. La fruizione del corso On Demand è gratuita e ti permetterà di migliorare la gestione dei social network, applicare tecniche avanzate nella social strategy e raggiungere gli obiettivi più velocemente grazie ai “trucchi del mestiere”.

Be Ninja!

H&M festeggia il Natale con lo spot diretto da Wes Anderson

Anche H&M si aggiunge alla lista dei brand che, da qualche anno a questa parte, competono per il web film di Natale più bello, maestoso, e ovviamente condiviso. L’azienda svedese ha collaborato quest’anno con uno dei più talentuosi registi dei nostri tempi: il regista di “Come Together” è infatti Wes Anderson, regista culto con alle spalle già diverse direzioni di fashion film (tra cui Castello Cavalcanti di Prada).

LEGGI ANCHE: Natale è alle porte, scopriamo gli spot più belli

“Come Together” vede anche la preziosa partecipazione di Adrien Brody, che interpreta il capotreno del convoglio all’interno del quale si svolge questa magica storia dall’atmosfera tipicamente andersiana. I protagonisti dello spot sono dei viaggiatori in viaggio verso casa in occasione delle festività, ma il loro percorso subisce un lungo ritardo a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Sarà quindi il capotreno ad assicurarsi che i viaggiatori, sebbene estranei l’uno all’altro, possano comunque immergersi nel meritato clima natalizio e festeggiare assieme.

Lo stile unico di Wes Anderson, fatto di simmetrie perfette e colori pastello, si adatta incredibilmente bene all’immagine di H&M, i cui prodotti sono rivolti ad un pubblico prevalentemente giovane.

h&m wes anderson

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H&M festeggia il Natale con lo spot diretto da Wes Anderson

h&m wes anderson spot

La fruizione del video è particolarmente intrigante sul sito ufficiale di H&M, in cui lo spettatore può godere a pieno delle piccole perle scenografiche costruite ad hoc da Anderson.

H&M festeggia il Natale con lo spot diretto da Wes Anderson

https://www.youtube.com/watch?v=VDinoNRC49c

Best Practices: il premio, l’hackathon e tutti i numeri dell’innovazione

52 stratup, 35 aziende, 14 case history, 80 partner. Sono questi i numeri commentati oggi durante la conferenza stampa di presentazione del Premio Best Practices per l’Innovazione.

Ma non solo, perché in occasione dell’evento finale che si terrà a Salerno l’1 e 2 dicembre presso la nuova stazione marittima a partire dalle ore 9.00, è previsto anche un hackathon che coinvolgerà oltre 40 studenti di cinque Istituti Superiori della provincia di Salerno.

L’obiettivo è quello di creare un ponte tra aziende, startup e mondo della scuola, anche in ottica di “buone pratiche” sui temi dell’alternanza scuola lavoro e sulla diffusione della cultura dell’innovazione.

Premio Best Practices per l'innovazione

 

Premio Best Practices: un ecosistema dell’Innovazione

Nel corso degli anni il Premio Best Practices ha contribuito a creare un vero e proprio ecosistema dell’innovazione, in grado di proporsi anche sul mercato internazionale, con tre missioni in California, due delle quali in Silicon Valley.

A partire dal 2006 ha ascoltato e dato voce a circa 900 storie di innovazione, provenienti da tutta Italia, condividendone le sfide, l’entusiasmo, le gioie e i successi, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’innovazione partendo dal “basso” e passando per il racconto e la condivisione di esperienze, visioni e buone pratiche.

Il X Premio Best Practices per l’Innovazione, nato su iniziativa del Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno, si rivolge ad aziende di servizi, imprese manifatturiere, fondazioni, spin-off accademici, individui o team e startup.

L'1 e 2 dicembre aziende, imprenditori e startup si incontrano alla Stazione Marittima di Salerno per l'evento conclusivo del X Premio Best Practices per l’Innovazione

Cosa significa innovazione?

Ogni comportamento nuovo, che porta a cambiamenti significativi in termini di prodotto, processo, organizzazione, metodologie, approccio sociale può essere considerato innovativo. Ed è da questa considerazione che parte l’iniziativa

LEGGI ANCHE: Chi rappresenterà l’Italia all’Eurobest Young Competition?

Basato sull’Open Innovation, il Premio Best Practices punta a una contaminazione di idee e know-how tra imprese, spin-off, startup, mondo della ricerca e big player dell’innovazione, potendo contare, inoltre, su uno stretto raccordo con agenzie di sviluppo, operatori e società di business scouting, business angel, venture capital, sistema bancario, fondi di private equity, piattaforme di crowdfunding, incubatori ed acceleratori.

Durante le due giornate di evento finale i partecipanti presenteranno la propria case history a imprenditori, influencer e investitori, per sviluppare relazioni all’interno del networking del Premio.

Da oggi, e fino alle ore 19 del 2 dicembre, sarà possibile votare il proprio progetto preferito sul sito di Best Practices, mentre la manifestazione sarà trasmessa integralmente in diretta sulla pagina Facebook e sul canale You Tube.

Carlo Petito Ceo più giovane Chameleon

Carlo Petito, il ragazzo di 21 anni che sta conquistando l’industria del Native Advertising

Dublino, Milano e Parigi. Sono queste le sedi di Chameleon, startup ad tech specializzata in Native Advertising che sta vivendo una incredibile crescita e che può vantare uno dei co-fondatori, Carlo Petito, più giovani del panorama business italiano.

La sua storia ha incuriosito ed è diventata un esempio di ispirazione: quando i coetanei, a 16 anni, andavano in discoteca lui creava la sua prima piattaforma di affiliazione e generava fino a 40k al mese.

Non ho mai spiegato nemmeno ai miei amici o insegnanti quello che stavo facendo. Ho mantenuto questo progetto privato – anche se ho dovuto dire ai miei genitori tutto ad un certo punto poiché iniziavano ad essere preoccupati dalla quantità di soldi che stavo generando, non sapendo da dove esattamente provenissero!”.

Carlo Petito, una storia di curiosità e iniziativa imprenditoriale

Carlo Petito Ceo più giovane Chameleon

Nella sua biografia il giovanissimo CEO napoletano spiega come ha iniziato e quali tappe l’hanno portato, oggi, ad essere uno dei più promettenti imprenditori italiani.

A 14 anni, dopo aver ricevuto il primo pc, anziché cominciare a scaricare film, musica e videogame, l’ha smontato per capire il funzionamento dell’hardware e di internet.

Divorava libri, video online e articoli per conoscere nel dettaglio il dietro le quinte della tecnologia e con queste nuove conoscenze è arrivato anche il desiderio di condividere la sua passione e cercare di guadagnare da ciò che aveva imparato.

Il mondo della pubblicità gli sembrava il più adatto a guadagnare esplorando nuove culture, viaggiando e realizzando una vera carriera.

Quasi senza sapere come funzioni il mercato della pubblicità digitale, scopre una società online che paga una fee a chiunque sia in grado di generare download per i loro prodotti.

Nasce così l’idea di costruire la sua tecnologia per migliorare i download di questi prodotti sul suo sito. Un’idea che ha subito funzionato, generando poi una vera e propria rete di performance affiliation comprendente anche nuovi editori.

L’esplosione del Native Advertising ha fatto il resto, dato che Carlo Petito era già pronto a rispondere a questa nuova tendenza.

“Chameleon oggi conta 14 giovani dipendenti distribuiti tra Irlanda e Italia e siamo in rapida crescita. Nei primi 12 mesi di attività abbiamo già iniziato a produrre utili generando oltre 120 miliardi di impression per i nostri clienti”.

LEGGI ANCHE: Chi è Davide Dattoli, il founder di TAG che ha appena chiuso un round di 12 milioni

Chameleon: una startup in crescita per rispondere alle esigenze del Native Advertising

Carlo Petito, ecco chi è il giovanissimo CEO di Chameleon

La nuova tappa della carriera di Carlo, e dei suoi co-fondatori Roy Bellingan e Ruben Amoruso, è una società di software specializzata in native advertising che offre agli editori digitali una piattaforma SaaS e Ad Server per vendere, distribuire e gestire direttamente i propri formati e campagne di Native Advertising.

Headquarter a Dublino, una sede francese che sarà operativa dall’inizio di dicembre e che farà da apripista per le attività francofone.

Forti gli investimenti previsti anche in Italia, con l’obiettivo di costruire un solido apparato commerciale.

Chameleon dopo solo un anno di attività conta già oltre oltre 100 clienti nel mondo, tra cui Subito.it, Peugeot, Philips, Vodafone, FIAT, Secret Escapes e molti altri, offrendo agli editori digitali la possibilità di vendere, distribuire e gestire direttamente i propri formati e campagne di Native Advertising.

UPDATE: Una versione precedente di questo articolo segnalava Roma tra le sedi di Chamaleon.

Facebook limita l’uso delle reactions nei sondaggi in live streaming?

La settimana scorsa abbiamo pubblicato un post (che sarebbe continuato questa settimana) sul come fare sondaggi in live streaming usando le reactions di Facebook: tema di questa settimana, sarebbe stato i tanti tool rintracciabili online per svolgere la stessa azione, preoccupandosi solo di quale domanda porre e delle immagini da caricare.

LEGGI ANCHE: Come realizzare i sondaggi in diretta su Facebook

Purtroppo, un tweet stamane ci ha allertato: questo tipo di impiego delle reactions forse non sarà più possibile.

Nella pagina in cui Facebook fornisce le linee guida sull’uso dei suoi loghi e altri brand assets (e le reactions lo sono), si può leggere infatti che non è permesso utilizzare le reactions come un meccanismo di voto e nemmeno come un modo per influire sulle azioni di un video in diretta.

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Abbiamo approfondito verificando cosa stia succedendo nei siti in cui era possibile accedere (gratis o a pagamento) al servizio di creazione facilitata di questi sondaggi. Nessuno sembra aver preso atto di questa novità, ma abbiamo notato come in uno di questi, uno dei sondaggi live proposti non è più disponibile. Poiché in alcuni casi si tratta di servizi a pagamento, sarebbe consigliabile essere prudenti prima di procedere all’acquisto di tool ad hoc.

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Il sito di Facebook dedicato agli sviluppatori non menziona al momento questa limitazione, e non ci sono comunicati stampa ufficiali. Insomma, sembra che presto la limitazione sarà effettiva, ma ancora non ci sono prese di posizione ufficiali.

Certo, le reactions come forma di votazione aprivano molti spazi interessanti per l’interazione brand-fan: allo stesso tempo, però, andavano a infrangere una delle regole fondamentali di Facebook, ossia sfruttare l’interazione per implementare indirettamente il traffico sul proprio spazio.

In attesa di notizie, l’unica cosa certa è che se veramente i sondaggi in live streaming saranno vietati non saranno in pochi a rimanere delusi. E voi, vi sentite sollevati o dispiaciuti per la novità? Fatecelo sapere nella nostra pagina Facebook e nel gruppo LinkedIhn!

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3M, Google e Absolut: i migliori annunci stampa della settimana

Dal Cile a New York, da Dubai a Monaco, anche questa settimana le agenzie creative di tutto il mondo si sono date da fare per tirar fuori campagne stampa davvero originali. Pronti a iniziare questo viaggio? Bene, partiamo!

LILT: Movember

“Portare i baffi è portare un messaggio”. Per questo Movember LILT, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, e TBWA ci ricordano che è meglio prevenire.

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Agenzia: TBWA, Milano
Chief Creative Officer: Nicola Lampugnani
Art Director: Giulia Trimarchi
Copywriter: Stefano Guidi
Fotografia / Produzione: LSD
Account Manager: Giorgia Ricciardi
Producer: Silvia Congiu

McCain: Frozen at their best

McCain riesce a surgelare davvero tutto, ma sceglie solo i migliori.

 

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Agenzia: Joe Public, Johannesburg, South Africa
Creative Director: Roanna Williams
Art Director: Martin Schlumpf
Copywriter: Jeanine Vermaak

Google: Introducing G Suite

Ormai Big G fornisce servizi praticamente per tutti i diversi ambiti della nostra vita digitale, rendendocela molto più semplice e funzionale. E allora ecco anche la suite perfetta per lavorare in maniera collaborativa!

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Agenzia: Anomaly, New York, USA
Illustrazioni: Chris Delorenzo, Jan Buchczik, Jean Julien, Matt Blease, Andrew Rae, Josh Cochran, Tomi Um, Xarly Rodriguez
Production Company: Giant Ant
Creative Director: Jay Grandin
Producers: Liam Hogan, Teresa Toews

Absolut: Make your nights

Inimitabile. È il profilo della bottiglia di vodka Absolut, da anni protagonista delle campagne stampa, e non solo, dell’azienda.

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Agenzia: laut von leise, Monaco, Germania
Creative Director / Copywriter: Jan Wanger, Philipp Moré
Copywriter: Daniel Friedl
Art Director: Christoph Simmich, Anna-Sophie Meyer
Fotografia: Julian Wiesemes

3M: The quick fix

Non c’è nulla che non si possa riparare. Ma solo se abbiamo in casa della colla universale 3M.

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Agency: Sutramagnus, Dubai, Emirati Arabi Uniti
Creative Director: Syam Manohar
Copywriter: Danni Thomas
Illustrazioni: Akbar

Ma come, già finito? Niente paura, il prossimo viaggio è tra soli 7 giorni.

LEGGI ANCHE: Oreo, Snickers, McDonald’s: i migliori annunci della settimana

Black Friday e social media: i numeri del venerdì nero dello shopping

È appena trascorsa la settimana del pazzo “venerdì nero“, il giorno made in USA, ma ormai diffuso in tutto il mondo, in cui si dà ufficialmente inizio alla stagione natalizia e durante la quale impazza la frenesia dello shopping sfrenato. Il Black Friday deve il suo nome al pesante e congestionato traffico stradale che si sviluppa in quel giorno, e sicuramente se n’è fatto un gran parlare su internet e su tutti i social network: ma come si saranno comportati gli utenti italiani?

Ecco qui un’analisi del traffico social italiano di Twitter durante tutta la settimana (21-27 novembre) del Black Friday, raccolti sapientemente dal nostro clan attraverso la piattaforma Datalytics.

Twitter Black Friday

La nostra analisi parte dall’impostazione delle keyword specifiche #blackfriday e “black friday” su Twitter. Dalle interazioni totali otteniamo una Wordcloud che racchiude termini di ricerca, parole ricorrenti, mentions e hashtag più usati durante tutta la settimana appena trascorsa.

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Ovviamente tutto il traffico delle interazioni con le nostre keyword ha presentato un picco nel 25 novembre, con ben 30.635 interazioni su 52k totali, interazioni che sono riuscite a raggiungere ben 105 milioni di utenti di Twitter. Un dato non insignificante, se calcoliamo che tendenzialmente tutto il traffico è stato generato da 30,5k di account Twitter italiani, i quali hanno sviluppato un buzz che ha generato 288.3 Milioni di visualizzazioni totali.

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Per quanto riguarda l’analisi del sentiment dei tweet analizzati nella settimana appena trascorsa, troviamo un’ampia neutralità (44.5k), seguita successivamente da 5.4k tweet positivi e 2k di negativi.

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Ma quali e con quali risultati,  i maggiori influencers, ovvero gli account italiani con più followers,  hanno affrontato il la discussione? Lo scopriamo subito nella tabella sottostante:

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E ovviamente non possiamo lasciarvi senza una Top 4 dei tweet che hanno generato più buzz (tra adorable e retweet):

 

 


Per questa volta l’ appuntamento con i “Diamo i numeri” è tutto, speriamo vi sia piaciuto e vi diamo appuntamento alla “prossima” estrazione.

Come trasformare i tuoi dati numerici in contenuti visual

Facile parlare di comunicazione visuale, dell’importanza dell’immagine, del cercare di dare risalto al messaggio quando si hanno contenuti narrativi da proporre. Ma quando abbiamo a che fare con numeri e dati precisi, magari in un contesto più rigido, dove non è possibile ripiegare su foto emozionali o rimandi indiretti? Benvenuti nel mondo dei grafici.

Grafici e tabelle sono la chiave per fare sì che numeri e statistiche siano più facilmente compresi, ma anche più condivisi. Inoltre risulta che i grafici portino a un numero superiore di click rispetto ad altre immagini generiche, perché proprio nel link l’utente cerca il tassello mancante, ovvero la chiave di lettura per comprendere al meglio il grafico, o per verificare di averlo decodificato.

Per fortuna la Rete viene in nostro soccorso proponendo vari tool che aiutano a visualizzare al meglio i noiosissimi fogli Excel, ricchi di informazioni preziose, che non vedete l’ora di condividere.

Piktochart

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Intuitivo e completo, Piktochart permette di creare grafici, infografiche e di rappresentare i dati in vari modi. La versione free offre diverse funzioni, ma resta minimal per ciò che riguarda i template nella versione base, mentre se si punta sulla versione a 15$ al mese crescono decisamente le possibilità.

ChartsJS

Se sei per le cose semplici e pratiche o se ti resta pochissimo tempo per una presentazione che vuoi comunque non pecchi in estetica, ChartsJS potrebbe essere la soluzione giusta. Completamente gratuito, offre sei template tra cui scegliere, tutti sono animati, personalizzabili e interattivi.

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Tableau

A prima vista Tableau  sembra simile a Pickochart, ma non appena inizi a entrarci dentro scopri un mondo vastissimo di possibilità di personalizzazione. In pochi minuti puoi arricchire i grafici dando forma ai dati in modo ordinato e esteticamente invitante. La loro gallery mostra alcuni dei modi in cui lo strumento è stato utilizzato: alcune delle soluzioni proposte sono molto creative, mantenendo inalterato il senso del contenuto che si vuole presentare.

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FusionCharts

Con uno dei più grandi database di grafici a disposizione FusionCharts  è specializzato nel fornire soluzione user friendly e responsive per facilitare la fruizione di grafici dal  mobile. Non è economico, ma può valere la pena nel momento in cui la fruizione dei vostri contenuti diventa massiccia da mobile, cosa ormai che si dà per scontato.

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Google Charts

Ovviamente anche Google ha un tool per soddisfare le vostre richieste, anche quando si tratta di grafici. Oltre a quelli più comuni (torte, colonne, etc) è molto semplice inserire i dati e creare grafici personalizzati, gratuitamente. Il tool è utilizzabile anche da mobile, ovviamente con sistema operativo Android ma anche con iOS, grazi all’utilizzo del HTML5/SVG. Inoltre, come tutto il mondo Google, puoi facilmente discutere delle informazioni invitando i tuoi contatti e condividendo loro il contenuto.

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Timeline

Un tool dedicato interamente alla rappresentazione del percorso temporale: in altri termini, Timeline serve per creare al meglio… le tue timeline. Le date che introduci vengono compresse diventando interattive e creando elenchi che poi verranno esplosi rilasciando maggiori informazioni. Il tutto open source.

Datawrapper

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La maggior parte dei grafici che sei abituato a vedere sui giornali sono probabilmente stati fatti con Datawrapper . E’ uno dei più rapidi da utilizzare, oltre che tra i più convenienti, al fine di rivestire in modo attraente tutte le vostre colonne di dati.

E voi, avete altri suggerimenti per allungare la lista? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!