Con Deseat.me sparisci dal web in poche mosse

Da quanto tempo siamo presenti on line? Non importa che si tratti di profili social, iscrizioni a newsletter, profili creati per partecipare a eventi, blog personali o collettivi in cui compaiono i nostri dati.

Quasi tutti noi siamo presenti sul web con foto, informazioni personali e con decine di profili e iscrizioni attive attraverso cui quotidianamente riceviamo posta indesiderata che cestiniamo senza pensarci un attimo. Ogni giorno!

Delete: il diritto all'oblio nell'era digitale

Da oggi però, in poche mosse, è possibile fare piazza pulita di tutti quei profili inutili, quelli cioè che abbiamo aperto in passato e poi lasciato inattivi, grazie a Deseat.me.

È un servizio immaginato da Wille Dahlbo e Linus Unnebäck, sviluppatori svedesi, che ci permette proprio di cancellare le nostre tracce. Vediamo subito come!

Deseat.me: come cancellare la tua presenza...online

Deseat.me ti permette di cancellare la tua esistenza online

Il funzionamento è molto semplice: ci si autentica attraverso il profilo di Google, e a quel punto Deseat.me ci propone tutta la sfilza di servizi a cui siamo iscritti con quell’indirizzo mail.

Una volta selezionati i siti da cui vorremmo volentieri sparire, Deseat.me ci aiuta a recuperare gli indirizzi delle pagine per la cancellazione del profilo, perché spesso questi indirizzi sono nascosti e difficili da rintracciare. Se avete mai tentato di fare pulizia nelle newsletter, sapete di cosa sto parlando!

Purtroppo però, complice la giovane età del servizio, a volte risulta impossibile rintracciare la pagina per la cancellazione dell’iscrizione, e Deseat.me ci riporta con i piedi per terra con l’avviso “il link non è disponibile al momento”.

Un’occasione sprecata? Non siamo così drastici! Il servizio ha ampi margini di crescita, e comunque aiuta a effettuare una buona scrematura. Ma quel che è più importante, ci ricorda a quanti servizi siamo iscritti!

Provatelo e preparatevi a restare di stucco!

L’importanza dei colori nella progettazione del web design

Abbiamo spesso rivolto la nostra attenzione ad archetipi, a messaggi subliminali, al ruolo dell’istinto e del subconscio nel neuromarketing (ne abbiamo parlato anche qui), per sondare come le emozioni possano essere “solleticate” ad arte per veicolare messaggi potenti e duraturi.

In tutto questo un ruolo fondamentale è ricoperto dal colore, il suo utilizzo e le emozioni che riesce a veicolare.

LEGGI ANCHE: Il messaggio nascosto dei loghi più famosi

La teoria del colore è un argomento lungo e complesso che da anni riempie interi testi; in questo post ci concentriamo sull’aspetto inerente alla progettazione della User Interface e come utilizzare al meglio i principali colori per trasmettere le emozioni che desideriamo emergano dal nostro website.

Bianco: minimalismo virtuoso

colori nel web design - bianco - importanza dei colori

Almeno in quelle che sono le culture occidentali, da sempre il bianco è il colore della purezza, della virtù e dell’innocenza.

Il bianco è la somma di tutti i colori, o meglio, è il colore che riflette tutte le tonalità.

È un colore neutro, ideale per uno stile minimalista ma soprattutto uno straordinario background per spostare l’attenzione sui particolari, come nel caso di Vision Of Beauty.

I siti web con prevalenza di bianco sono inoltre piacevoli alla vista, grazie al loro senso di ordine e pulizia.

L’importanza dei colori: il nero. Sofisticato, elegante, senza tempo. Da usare con moderazione

colori nel web design_nero

Il nero è il più forte dei colori neutri: nella teoria del colore classica corrisponde alla totale assenza di luce, che assorbe senza riflettere nessuno dei raggi che la compone.

Viene utilizzato per conferire un’aura di potere ed eleganza che viene amplificata se associato ad un layout minimalista e un testo bianco, come fa ad esempio Apple per il suo iPhone 7.

Il nero è però anche un colore particolare: nella stragrande maggioranza delle culture occidentali è legato al lutto o a temi occulti. Rimane però il colore preferito nella tipografia grazie alla sua neutralità e, se usato ad arte e con i giusti accostamenti cromatici,  mantiene il suo fascino ricercato e senza tempo.

Avorio: semplicità ed eleganza confortevole

colori_avorio-importanza dei colori

 

In termini di risposta emotiva il color avorio (e il panna) sono solo una lieve variazione sul tema del bianco.

Percepito come colore più caldo e meno sterile, conferisce un appeal più confortevole e usato al posto del bianco ammorbidisce i contrasti con i colori più scuri.

Grigio: tradizionale e professionale

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Dimentica il senso di noia e tristezza al quale questo colore è generalmente associato: nel design il grigio è un colore conservativo e neutrale, adatto ad essere impiegato come sfondo perché non interferisce con i colori che invece vogliamo mettere in rilievo. Non solo: nelle sue nuances metalliche il riferimento all’hi-tech è immediato.

Beige: duttile e lussuoso

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Il beige è un colore neutro, in grado di diventare un jolly da affiancare ad altre nuances per ottenere l’effetto desiderato. In questi due esempi l’uso del beige -unito a toni pastello e al marrone scuro – serve a conferire una certa aria vintage, un ricorso all’analogico in ambiente digitale, come nelle stampe di inizio ‘900.

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Blu: dal social pop al trust

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Se chiedi a 10 persone quale sia il loro colore preferito, almeno 7 ti risponderanno: il blu!
Come accade per il giallo, il suo significato muta notevolmente in base alla tonalità che si sceglie di utilizzare.

Tutte le tonalità di blu sono universalmente considerate rilassanti e sicuri ma le sue declinazioni più chiare risultano più “friendly”.

Pensa al colore corporate dei più grandi Social Network come Facebook, Twitter e LinkedIn. Le sue nuances più intense, scure, sono invece indice di affidabilità e business.

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La landing page di Van Vliet & Trap, un’agenzia di organizzazione eventi e wedding planning, ad esempio fa un uso intelligente del blu: i fiori sullo sfondo suggeriscono la loro esperienza in floral design ma traspare anche una certa eleganza e affidabilità.

Rosso: l’onnipotenza della gioventù

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Nella scala cromatica il rosso è non solo un colore primario ma il colore più stimolante ed energizzante di tutti.

Associato alla vitalità della gioventù, il rosso stimola la circolazione sanguigna e la traspirazione producendo effetti fisici prima ancora che psicologici.

Rappresenta la passione, la potenza, la velocità, l’entusiasmo e spesso viene utilizzato per sottolineare messaggi particolarmente importanti all’interno di un contesto perché è in grado di stimolare una forte risposta emotiva, che porta gli utenti a compiere decisioni in modo veloce.

Il rosso è un colore complicato, da usare con cura: può infatti stimolare eccessivamente diventando controproducente, incitando rabbia e nervosismo. Una soluzione ottimale è quello di usarne una tonalità chiara e sfumata come fa Virgin o inserirla come elemento divergente come fa Coca-Cola.

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L’importanza dei colori e l’arancione:energia in movimento

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L’arancione è un colore estremamente versatile: frutto dell’unione tra l’energia e la spinta all’azione del rosso e la felicità del giallo, l’arancione è adatto a creare una sensazione di movimento e ricerca di novità.

Giallo: felicità ed entusiasmo

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Il giallo è uno dei colori che più muta il suo percepito in base alla tonalità che si sceglie di utilizzare.

Un giallo brillante sarà il più energico dei colori, sfumature intermedie inspirano invece una sensazione di comfort, sono tonificanti. Se si arriva invece alle tonalità più scure – dal seppia all’oro – il sentimento evocato sarà quello di qualcosa di estremamente prezioso, che ispira saggezza e atemporalità.

Anche il giallo non è un colore facile da utilizzare: nel web design deve essere associato a colori in contrasto per facilitarne la leggibilità e se usato in tonalità opache evocherà invece sensazioni spiacevoli collegate alle malattie.

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Verde: stabilità finanziaria e naturalità

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Il verde non può essere etichettato né come un colore caldo né freddo: tendenzialmente la definizione migliore è “fresco”.

Questo significa che il verde ha le medesime qualità rilassanti del blu ma conserva l’energia del giallo. La sua peculiarità è quella di creare un ambiente stabile ed equilibrato.

Nelle sue accezioni più scure si collega alla stabilità finanziaria, al denaro, alla sicurezza e alla crescita del mercato. Il legame invece più immediato di questo colore è dato ovviamente da tutto ciò che ha a che fare con la natura e la naturalità.

Viola: it’s a kind of magic!

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Come il verde, anche il viola può essere considerato un ponte tra i colori caldi e freddi: il viola è infatti il risultato della sintesi sottrattiva del blu e del rosso, la calma e l’energia.

È un colore forte, vibrante che nella giusta quantità e saturazione può conferire un tocco di classe al tuo website. Storicamente è associato al lusso, alla regalità ma anche al mistero e alla magia.

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Nelle tonalità più chiare, come il lavanda o il lilla, il suo significato viene sdrammatizzato rendendo tutto più sognante e romantico.

Una delle associazioni più immediate del viola chiaro nel branding è quello fatto con la cioccolata Milka; che sia una mucca o una marmotta a rappresentarla, di sicuro Milka si è aggiudicata il monopolio su questa tonalità.

Agricoltori 2.0: come i social network rivoluzionano la vita nei campi

Se la piantagione di fagioli di un agricoltore del Perù è stata infestata da un parassita può qualcuno dal Kenya dargli il consiglio giusto per risolvere il problema? E se volessi piantare una rara specie di cipolle i cui semi sembrano introvabili sapresti a chi rivolgerti? Gli agricoltori 2.0 conoscono la risposta.

Gli agricoltori preferiscono Facebook

agricoltori 2.0 e social network

Secondo un’indagine svolta da Farm Futures gli agricoltori americani non possono fare a meno dei social network e affidano sempre più il loro business a strumenti come Facebook. Quest’ultimo, infatti, detiene il titolo di sovrano assoluto dei social tra i farmers con il 40% di utilizzo rispetto a tutti gli altri network.

Di questo 40%, gli under 35 rappresentano il 56%: più di un quinto utilizza la piattaforma di Zuckerberg per la propria attività. Seguono in coda Twitter con il 20%, Linkedin e Instagram rispettivamente con il 17% e 5%.

Insomma, questi agricoltori 2.0 sono giovani e hanno le skill giuste per rimanere al passo coi tempi. Ma come coniugare new-media a business prettamente legati a realtà locale e mansioni manuali? Ecco alcuni esempi.

Noi la piantiamo, tu la raccogli

agricoltori 2.0 e social network

Foto: Orto di Famiglia

Un nobile esempio nostrano è la start-up Orto di Famiglia, un progetto lanciato dal giovanissimo Stefano Caccavari, che ha deciso di utilizzare i campi agricoli di famiglia, a pochi chilometri da Catanzaro, per permettere a tutti di raccogliere con le proprie mani prodotti di stagione biologici.

Il processo è molto semplice e il passaparola su Facebook altrettanto necessario: si affitta un pezzo del terreno per una stagione, si sceglie cosa far piantare e la famiglia Caccavari baderà al resto avvisando l’interessato con tanto di tag e foto quando i prodotti sono pronti per la raccolta.

Il peer-to-peer che combatte la fame

agricoltori 2.0 e social network

Foto: WeFarm

A mettere in contatto piccole realtà agricole in tutto il mondo ci pensa WeFarm: una rete che connette agricoltori anche dalle regioni più remote e povere dove la connessione non arriva.

Come funziona? Con il peer-to-peer. L’agricoltore invia un sms che viene immediatamente postato online e rimandato sempre via messaggio a membri selezionati che potranno a loro volta rispondere con i giusti consigli usando il proprio cellulare.

A chi può connettersi non occorre l’uso dei messaggi e può consultare indagini, statistiche e novità su tutto ciò che riguarda il mondo della coltivazione direttamente sul blog.

Il seed-swap per un’agricoltura consapevole

agricoltori 2.0 e social network

Social network non solo per scambio d’informazioni ma anche di semi. È il caso del seed-swap, un fenomeno made in USA ben noto ai farmers più ortodossi che non vogliono portare in tavola frutta e verdura OGM e che cercano di mantenere vive le biodiversità.

Si parte da realtà piccole come la Great American Seed Swap, pagina Facebook creata da una giovane coppia della Louisiana dove cercare, regalare o scambiare semi a livello locale, per arrivare al più solido Seed Savers Exchange, un progetto ambizioso nato nel 1975 nel Missouri e divenuto un vero e proprio colosso della conservazione, selezione e scambio di semi anche rari e introvabili, che grazie a internet è riuscito a mettere in contatto tutto il Paese.
Dunque, non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero si prepara a una vera e propria rivoluzione agricola. L’ennesimo miracolo dei social network sembra essersi compiuto: mestieri e tradizioni destinati all’abbandono riemergono portando, in alcuni casi, profitto laddove il processo di modernizzazione sembrava aver subito una battuta d’arresto.

Se siete incuriositi da questo mondo, diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

Referendum Costituzionale: tutti i numeri dei Social

È stata lunga, discussa, amata, odiata, banale, complessa e chi più ne ha più ne metta, ma è ormai giunta al termine la campagna elettorale che ha visto protagonista l’appena trascorsa votazione per il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

Il risultato delle urne, come tutti ben sapete, è stato eloquente e non tocca di certo a noi entrare nel merito della campagna elettorale.

Vista la recente sorpresa Trump, c’era un po’ di titubanza nell’elettorato all’affidarsi ai sondaggi (come quelli di Voci dal Conclave di YouTrend), che sono stati in questo caso molto precisi nonostante un inaspettato flusso di partecipazione elettorale. Potevamo quindi affidarci ai social network per prevedere l’esito della votazione? O addirittura, potevamo già darci un’idea dell’entità del distacco o addirittura prevedere il risultato finale del referendum?

Scopriamolo insieme con un’analisi dei flussi di traffico Twitter che abbiamo raccolto grazie alla piattaforma Datalytics, azienda italiana che sviluppa e offre servizi di tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning per l’analisi real-time dei big data sui social media.

L’analisi: keyword sul Referendum Costituzionale (28 novembre – 05 dicembre)

Iniziamo subito con l’analisi del traffico delle keyword che riguardano l’argomento generico “Referendum Costituzionale“, che ha avuto un totale di 450.936 utilizzi in tutte le declinazioni analizzate dalla nostra ricerca, dipanate sulla timeline che vedete in allegato, e dalla quale si evince la potentissima impennata che ha avuto negli ultimi giorni pre-referendum (dal 3 dicembre in poi) e sebbene il picco maggiore l’abbiamo avuto ieri, 5 dicembre, risulta evidente che il principio del silenzio elettorale non funzioni sui social network.

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Andando più nello specifico, l’argomento Referendum Costituzionale, ha generato nel complesso 403.300 interazioni (cioè Tweet, Retweet, Risposte, Like), coinvolto 102.000 Utenti Unici, raggiunto circa 223.200.000 utenti, con cira 4.9 miliardi di impression.

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Infine, per quanto riguarda invece la Wordcloud di tutti i termini utilizzati nelle interazioni, potete trovare tanti termini, utenti e hashtag che sono ormai diventati noti a tutti coloro che abbiano seguito un minimo la campagna referendaria.

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Hashtag: #IoVotoSi – #IoVotoNo (18 novembre – 05 dicembre)

Iniziamo subito con il dato di diffusione dei trend dei due Hashtag scelti da Twitter Italia per tracciare le intenzioni di voto degli utenti:

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È qui che l’analisi si fa più succosa: il dato che traspare dal grafico che mostra il buzz trend è cristallino.

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Su un totale di 514.164 interazioni registrate nel periodo tra il 18\11 e il 05\12, ben 413.659 interazioni contenevano l’hashtag #IoVotoNo, rispetto alle 100.505 volte dell’hashtag #IoVotoSi, e che attesta la percentuale di scarto tra i due, sebbene in un periodo però limitato, ad un risultato spropositato (dal punto di vista social si intende) del 80.45% per il No e del 19.55% per il Sì.

Ma se andiamo ad analizzare invece, le interazioni all’intera giornata del 4 dicembre, ovvero al giorno del voto: su 39.873 Tweet – 27.897 (ovvero circa il 70 %) era per il No e 8774  (ovvero circa il 30%) per il .

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Nell’orario invece di punta, ovvero le 11,  quello dove si sono “buzzati” di più i due hashtag abbiamo questo dato, che attesta il 75% al No e il 25% al Sì.

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Ora, ponendo anche però la questione che l’analisi è limitata solo agli hashtag proposti da Twitter Italia, e quindi che non include anche quelli ufficiali come #BastaUnSì e #IoDicoNo, e che ha raccolto dati in un periodo di tempo abbastanza ristretto (circa 3 settimane), non sarà sicuramente indice totale di tutto il traffico effettuato durante questi mesi, che sicuramente avrebbe cambiato sensibilmente i dati presentati:

E quindi dati alla mano, tendenzialmente sarebbe stato possibile farsi almeno un’idea dell’ipotetico (fintanto che si stia parlando sempre di utenti reali e non di bot) risultato del referendum, anche attraverso le interazioni da singolo utente durante la giornata:

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#IoVotoNo

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#IoVotoSì

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#IoVotoNo Election day

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#IoVotoSi Election day

Sorprendente, vero?

Bonus Track: Personalità politiche

Concludiamo quest’analisi con una curiosità: un piccolo panel che raccoglie la ricorrenza di keyword contenenti il nome di alcune delle personalità politiche più impegnate in questo referendum. Notate qualcosa di strano?

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Per concludere, non sappiamo se sia veramente arrivato il punto di svolta che consente di riuscire a carpire dai social il comportamento/flusso elettorale di un’elezione, ma sta di fatto che dati alla mano, questa può diventare lo spartiacque per aprire nuovi case study e casi di analisi e conseguenti previsioni attraverso l’utilizzo dei big data e dell’intelligenza artificiale.

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Amazon avrà i suoi negozi di alimentari: non avranno casse e si uscirà senza pagare

Amazon è pronta a debuttare con i suoi negozi fisici: si tratta di negozi di alimentari e si chiameranno Amazon Go. Il primo negozio si trova a Seattle ed è già aperto per i dipendenti di Amazon, che stanno testando il nuovo concetto di store.

Il gigante dell’eCommerce ha appena rivelato i dettagli tanto attesi sul suo nuovo modello di grocery, che potrebbe aprire al pubblico già nei primi mesi del 2017. Secondo quanto riportato da Business Insider, la compagnia punta ad aprire 2000 negozi in tutti gli Stati Uniti nei prossimi anni.

I nuovi store non avranno casse e i clienti potranno pagare tutti i prodotti acquistati direttamente dal loro smartphone.

Insomma, l’online sbarca nel mondo reale, ma porta con sé alcune caratteristiche essenziali, come le modalità di pagamento.

Come funzionerà il negozio offline

Entrando in un negozio Amazon Go ai clienti sarà richiesta la scansione del proprio smartphone. La tecnologia della compagnia provvederà a rilevare direttamente quando i prodotti saranno presi dagli scaffali, tenendone traccia in un carrello virtuale. Una volta lasciato il negozio, Amazon addebiterà il costo del conto finale.

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Il colosso dell’eCommerce non ha rivelato ancora molti dettagli sulla tecnologia di rilevamento degli articoli tramite smartphone, ma ha dichiarato di utilizzare un misto tra visione artificiale, intelligenza artificiale e altre tecnologie già utilizzate anche nelle self-driving car.

Cosa troveremo da Amazon Go

Negli Amazon Go i clienti potranno acquistare cibi preparati, come la colazione, il pranzo, la cena e gli spuntini, ma anche prodotti da forno, latte e formaggio.

Ci saranno prodotti di marchi noti (anche se ancora non si conoscono quali brand), ma anche articoli da produttori locali.

I clienti potranno anche acquistare i Meal Kit, cioè un cestino già pronto con tutti gli ingredienti necessari a cucinare un pasto per due in circa 30 minuti.

Social media: come influenzano l’eCommerce durante il Natale

Quest’anno, lo shopping natalizio si fa online. Niente corse agli acquisti, stipati in negozi pieni di persone indecise; potrete stare comodamente seduti sul divano del vostro salotto e vagliare milioni di offerte di negozi, reali o virtuali, vicini o a svariate miglia di distanza, per poter trovare il regalo perfetto, che garantisca il tanto agognato wow effect.

I comportamenti d’acquisto sono profondamente cambiati negli ultimi anni: per via di una crescente fiducia nei confronti dell’eCommerce, fare shopping non è più necessariamente un’attività sacrificata e circoscritta all’interno di un centro commerciale, o determinata a priori da un ventaglio limitato di scelte.

Secondo alcuni dati statistici, raccolti quest’anno da Google, il 76% delle persone che cercano, dal proprio smartphone, prodotti e/o servizi nelle vicinanze, visitano lo store entro un giorno. Il 28% di queste ricerche si risolve in un acquisto online. Il ruolo del mobile acquisisce, quindi, un’importanza cruciale per l’eCommerce, insieme ai social media, i quali influenzano e orientano concretamente le scelte dei consumatori.

L’importanza di farsi ricordare: influenza dei social media e marketing emozionale

Secondo la ricerca Total Retail 2016 – indagine che ha preso come campione 23.000 consumatori online, dislocati in 25 Paesi – il 78% dei consumatori è influenzato dai social media durante lo shopping online.

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Gli utenti, su Facebook, sono propensi a fare click su annunci relativi alla propria area geografica e ai propri interessi: le Ads sono considerate utili ed efficaci dal 66% degli utenti. Su Twitter, invece, riveste un ruolo fondamentale la reattività – il 21% degli utenti si aspetta una risposta entro un’ora – e i commenti a tal prodotto/ servizio da parte degli altri utenti.

Instagram non è particolarmente forte dal punto di vista delle conversioni – il 70% degli utenti ignora la maggior parte dei post sponsorizzati – ma offre un interessante parco di novità da sperimentare per fare marketing non convenzionale. La forma più efficace di marketing non convenzionale è il marketing emozionale.

Siamo quotidianamente bombardati da annunci pubblicitari di vario tipo, il che ci ha spinto ad alzare delle vere e proprie barriere mentali per respingere tutto ciò che “puzza di markettata” e risulta poco originale, asettico o addirittura invadente. Per questo, bisogna adottare un approccio creativo ed emozionale per creare annunci che valga la pena ascoltare e raggiungerci.

Il lato emotivo risulta essere il più incisivo nelle scelte d’acquisto, mentre il raziocinio incide solo per il 5%, poiché il consumatore tende a reputare più importante l’esperienza e la percezione di un prodotto rispetto alle sue caratteristiche funzionali.

Il segreto di un’operazione di marketing di successo è riuscire a suscitare nel consumatore l’inconscio desiderio di possedere quel prodotto, con la promessa di fargli vivere un’esperienza reale e di valore. Il marketing emozionale è “un’esperienza memorabile che il cliente deve sperimentare, tale da superare le sue aspettative, che, in altre parole, anticipi i suoi desideri inconsci, soddisfacendoli al tempo stesso”, afferma Bernd H. Schmitt, professore della Columbia University.

La condivisione di emozioni, esperienze e valori finirà per creare un legame tra brand e cliente: un cliente fidelizzato diventa spontaneamente un ambasciatore del brand.
Un’esempio calzante è l’ultima campagna marketing di Coca-Cola – “Quest’anno fai un regalo a chi rende speciale il tuo Natale”.

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La campagna si propone di dialogare con gli utenti della rete e, per farlo, si serve di più canali social: su Facebook sarà disponibile un Babbo Natale Bot che vi permetterà di regalare dei buoni Amazon a una persona speciale; su Twitter saranno disponibili degli stickers speciali; su Snapchat, il 24 dicembre, sarà disponibile un filtro speciale che vi vestirà da Babbo Natale. Il brand Coca Cola ha un ruolo chiave nella trasmissione di valori emozionali, vende emozioni e good vibes, conversa con i propri consumatori, con i quali ha un legame reale, che coltiva e nutre da anni.

In conclusione, è bene sapere che far fede alle tecniche di marketing emozionale risulta spesso una strategia vincente, anche a fronte di budget modesti e, poiché è importante che il messaggio funzioni per generare conversioni, è sicuramente necessario tener conto degli assets di memorabilità e coinvolgimento per orientare, tramite la comunicazione sui social media, le scelte d’acquisto degli utenti online.

LEGGI ANCHE: Natale è alle porte, scopriamo gli spot più belli.

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Customer journey: multicanalità e frictionless shopping

Fare shopping online significa liberarsi da ogni confine: di offerta, poiché abbiamo la possibilità di accedere a cataloghi più ampi, navigare tra centinaia di schede prodotto e scegliere tra le svariate soluzioni alternative reperibili nel web, quella che, più delle altre, soddisfa le nostre esigenze; di luogo e di tempo, poiché abbiamo la possibilità di finalizzare un acquisto mentre aspettiamo il treno al mattino o prima di dormire, quando i negozi fisici sono ormai tutti chiusi.

Un’altra discriminante per cui questa forma di consumo 2.0 risulta particolarmente attrattiva e funzionale è la comodità: il cosiddetto frictionless shopping, che dà la possibilità agli utenti di concludere un acquisto in modo semplice e immediato, senza dover uscire di casa.

Il customer journey diventa via via più complesso, poiché fa riferimento a una molteplicità di canali, tra i quali prevale in modo sostanziale il ruolo influente dei social media. Il nostro smartphone diventa la porta d’accesso agli store di tutto il mondo, ma anche il consigliere e l’assistente all’acquisto, confermandosi sempre più un’estensione di noi stessi.

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A questo proposito, è utile sviluppare un’oculata mobile strategy per i periodi dell’anno in cui si verifica un picco degli acquisti, come le festività natalizie: definire dei touchpoint strategici per raggiungere e coinvolgere gli utenti in target e sfruttare la geolocalizzazione per l’invio di notifiche push – o fare uso della Rich Push Notification per incrementare il fascino del nostro messaggio – sono alcune tattiche utili.

Tuttavia, l’acquisto diretto in negozio non perde totalmente di valore, poiché le persone hanno ancora bisogno di toccare con mano ed esperire in prima persona: il proximity marketing va in questa direzione.

BMW, PSI, Nutcase: i migliori annunci stampa della settimana

Oggi per colazione: latte e creatività. Non rimarrai deluso. Ecco la rubrica con i migliori annunci stampa della settimana, puntuale come il lunedì.

World AIDS Day

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Ecco gli scatti prodotti da TBWA Paris per NGO AIDES. La ricerca sta facendo passi avanti per quanto riguarda le cure e i trattamenti sia per le persone sieropositive che per quelle affette dalla malattia.

Client: French NGO AIDES
Agency: TBWA Paris
Country; France

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Psi: Biggest rival

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Alla fragola, extra sottili, super facili da infilare. Ci sono preservativi per ogni esigenza. Anche se la cosa più importante resta una sola. Jeito Condom è molto chiara a riguardo.
Brand: Jeito Condom
Agency: DDB
Country: Mozambique
Creative Director: Luis Guimarães

AORP: Shaped With Love

i migliori annunci stampa della settimana

Milla Jovovich interpreta i gioielli AORP nella nuova campagna stampa “Shaped With Love” realizzata da Image Work.

i migliori annunci stampa della settimana

Client: AORP
Agency: Image work
Country: Portugal

BMW: Marrakech Film Festival

i migliori annunci stampa della settimana

In occasione del Marrakech Film Festival ecco la pubblicità realizzata da Klem per BMW.

Brand: BMW
Agency: Klem
Country: Morocco
Creative Director: Zakaria Sarraj
Art Director: Jalal Yassine

Bad Santa 2

i migliori annunci stampa della settimana

In occasione dell’uscita del film Bad Santa 2, ovvero “Babbo Natale Bastardo 2”, l’artista John Spannos ha realizzato questa campagna stampa.

Client: Bad Santa 2
Country: United States of America

Nutcase Helmets

i migliori annunci stampa della settimana

I caschi da bici non sono sexy da indossare ma possono essere divertenti. Ecco le illustrazioni realizzate per Nutcase da Juan Bakea.

i migliori annunci stampa della settimana

i migliori annunci stampa della settimana

Client: Nutcase
Agency: The Community
Illustrator: Juan Bakea

Leggi anche:3M, Google e Absolut: i migliori annunci stampa della settimana

Senti che la creatività ti scorre nelle vene adesso? Vai e diffondila.

Eccellere nella content strategy: il caso Adidas Gameplan A

Content marketing e content strategy.

Il primo è un termine affascinante che gli esperti di marketing sussurrano alle orecchie degli imprenditori quando è il momento di acquisire clienti e aumentare la percezione che essi hanno dell’azienda: per farlo, è tempo di produrre contenuti di qualità per i clienti e renderli fruibili.

La seconda rappresenta la pianificazione, la gestione dei contenuti affinché essi siano valorizzati da un insieme coerente. Si tratta di ordinare belle parole per comporre una lirica, disporre suoni gradevoli in una melodia.

Dunque, come si generano e strutturano contenuti di valore comunicando correttamente e differenziandosi dai competitor?

Il Content Marketing Institute lo ha chiesto ad Adidas, che ha recentemente lanciato la piattaforma gameplan-a.com.

Focus

content strategy

Quando si scrive, la prima tentazione è quella di farlo per tutti: strategia appropriata per il quotidiano, non per una comunicazione corporate.

Adidas potrebbe dedicare Gameplan A a tutti gli sportivi, e invece punta a “creatori e menti imprenditoriali con il cuore di un atleta“, fornendo un primo, prezioso spunto:

“Per rimanere rilevante, il nostro contenuto deve diventare molto più focalizzato” – Frank Thomas, Adidas Senior Manager of Content Strategy

Le ricerche, da cui una content strategy deve sempre muovere i primi passi, hanno evidenziato tre aree di interesse nell’audience potenziale: affari, sport, stile di vita. I contenuti pubblicati sulla piattaforma, dunque, si muoveranno entro questi tre vertici.

Avere un gruppo target ben definito e una content strategy rende il nostro lavoro più facile perché ci dà un focus – Kristen Keck, Adidas Senior Director of Content Strategy and Creation

In questo modo Adidas sa quali sono i temi che interessano maggiormente i potenziali clienti e cerca di attrarli, evidenziandone le affinità con i valori aziendali. In questo modo, il pubblico include non solo da chi si muove entro queste tre aree, ma anche coloro che aspirano ad entrarvi e potranno trovare in Gameplan A un punto di riferimento.

Fiducia

content strategy

Attenzione però a non astrarre dalle meccaniche del settore merceologico di appartenenza: nel caso di Adidas, permane un approccio product based.

Le persone vogliono ancora sapere quando uscirà l’ultimo modello di scarpe e dove acquistarlo, ma c’è di più. Le scelte dei consumatori sono spesso guidate dall’affinità delle aziende e dei prodotti con il loro stile di vita. Per questo una corretta content strategy contribuisce a creare un elemento indispensabile per continuare a comunicare un brand: la fiducia.

Siamo focalizzati sul liberare il pieno potenziale del nostro seguito invece di inseguire ciecamente nuovi follower. – Frank Thomas, Adidas Senior Manager of Content Strategy

Adidas punta principalmente a rafforzare il rapporto con gli utenti acquisiti, ottimizzando i contenuti e coinvolgendo influencer e famosi sportivi in processi di co-creazione.

Si instaura dunque un circolo virtuoso, poiché per comunicare efficacemente che “attraverso lo sport abbiamo il potere di cambiare le nostre vite”, tutti gli impiegati di Adidas si identificano in questo statuto e lo fanno proprio, “alimentando coloro che si alimentano di sport”.

Content Creation Journey

content strategy

Per il team editoriale, parte di questo circolo virtuoso consiste nel percorso che i contenuti compiono prima di essere pubblicati:

  1. GamePlan A DNA: l’argomento fa vivere ai lettori la sensazione sottesa in ogni articolo di “alimentare il proprio spirito grazie allo sport”?
  2. Mega Theme: quali temi tocca l’argomento? Sono rilevanti per il target? Come si allacciano a valori Adidas? Idealmente, una storia è incentrata su un solo “mega-tema”, ma possono esserci eccezioni.
  3. Trigger: quale “innesco” porta le persone a condividere la storia? Si tratta di qualcosa che i lettori giudicano importante per migliorare la propria vita o che rappresenta ciò che desiderano essere.
  4. Category: categorizzare aiuta a organizzare e a rendere i contenuti reperibili.
  5. Content Guide: l’ultimo passo è una checklist degli elementi dell’articolo in base alle linee guida interne: tutti i termini sono scritti come da convenzioni? Le immagini sono appropriate? Il titolo rispetta gli standard SEO? E via dicendo.

Dopo la pubblicazione, inevitabile, giunge il momento dell’A/B testing: è solo sperimentando che si può perseguire un miglioramento continuo che può portare, nel lungo termine, a delle variazioni nei punti sopra esposti.

La content strategy è del tutto simile a un programma di allenamento: bene organizzato ma suscettibile a cambiamenti per puntare ad un continuo miglioramento della struttura, sia essa quella del corpo o della community.

Ambient Marketing: le più belle campagne del 2016

Guadagnarsi l’attenzione dei consumatori quando meno se lo aspettano, in modi creativi ed innovativi, questo è Ambient Marketing.

Far vivere un’esperienza unica, indimenticabile e memorabile, con l’obiettivo di generare passaparola e far diventare velocemente virale una pubblicità, questo significa Ambient Marketing.

Interattività, luoghi e tempi inaspettati e coinvolgimento per creare sorpresa nel consumatore, queste sono le parole chiave dell’Ambient Marketing.

Ti sembra solo teoria e vuoi avere qualche esempio? Abbiamo selezionato per te i casi più coinvolgenti ed azzeccati di questo 2016.

Burger King ha reso davvero spaventoso il nostro Halloween

Musica un pò creepy, volti titubanti ed un enorme lenzuolo bianco sono i protagonisti di uno degli spot di Ambient Marketing più inaspettati, divertenti ed azzeccati del 2016.

La rivalità diretta tra Burger King e McDonald’s è cosa nota, ma una pubblicità pseudo-comparativa tra le due multinazionali non si vedeva da un po’!

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Volkswagen trasforma l’esperienza di gioco del Bowling con l’Ambient Marketing

Finalmente venerdì sera. Serata tranquilla con gli amici, optate per il bowling. Studiate bene quale palla scegliere, un’occhiata attenta ai birilli immaginando la traiettoria, e si parte. Movimento lineare e… la palla si ferma.

Ad appena un metro dai birilli, la palla si ferma. Letteralmente. Poi gira a destra, e se ne va nel corridoio laterale.

Un po’ attoniti, pensate di aver visto male e fate provare il vostro amico, quello con i muscoli. Stessa scena.

C’è qualcosa che non va. Poi uno sguardo ai monitor del punteggio, e tutto si fa chiaro: trovata a dir poco geniale, quella di Volkswagen.

Return to sender, rispedito al mittente

Siamo in Africa, dove i livelli di solfuro sono 400 volte più alti dell’Europa. Ciò è prevalentemente causato dal commercio, soprattutto dalla Svizzera, di benzina a basso costo. L’impatto sulla salute, nel medio-lungo periodo, è devastante.

Allora nasce l’idea: provare, anche solo per un momento, a far vivere al “sender” (il mittente di quella benzina a basso costo che sta portando più danni che benefici) cosa significa avere quel livello di solfuro. Così, l’aria contaminata viene inscatolata in moltissime taniche e rispedita al mittente, in Svizzera.

Il successo della campagna, soprattutto sui social media, è strepitoso: tutti i giornali ne parlano, migliaia e migliaia di firme, ottenuta l’attenzione dei principali media internazionali.

Ikea, 25 metri quadrati direttamente dalla Siria

Altra pubblicità di notevole impatto è quella proposta recentemente da Ikea. Più che generare sorpresa, propone uno spunto di riflessione. Più che rendere un’esperienza positivamente indimenticabile, aumentare la consapevolezza su un tema tanto attuale quanto delicato.

Store Ikea, tutti sappiamo come sono fatti. Tra la cucina perfetta e la camera da letto dei propri sogni, spunta qualcosa di mai visto prima. Un ammasso di mattoni e calcinacci scuri, quasi in rovina. Dentro alcune foto buttate qua e là, un materasso sporco per terra, un orsacchiotto rotto.

Fuori un cartello: 25 metri quadri, una casa in Siria. Nello specifico, questa è la casa di Rana, a Damasco, dove la donna vive con nove persone. Nove. In venticinque metri quadri.

Da sempre la vision di lungo periodo di IKEA è to create a better everyday life for the many people, motivo per cui questa “partnership” è nata spontaneamente, aiutando una causa tanto conosciuta quanto, a volte, poco considerata.

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The bullet hole transplant, rendere visibile la violenza

Anche in questo caso, Ambient Marketing più per il sociale che per il profitto.

Siamo a Chicago, dove ogni due ore qualcuno viene ferito da un colpo di arma di fuoco. Siamo a Chicago, dove solo quest’anno sono morti quasi 100 ragazzini sotto i 16 anni. West Garfield Park è il luogo col più alto tasso di criminalità in una delle città col più alto tasso di criminalità degli Stati Uniti d’America.

Ed è in questa tremenda situazione, che un’organizzazione ha deciso di non abbandonare quei ragazzi destinati ad un futuro di droga e violenza, costruendo un centro ricreativo: un tavolo da biliardo, dei computer, un tavolo dove poter disegnare.

Una sera, una sparatoria. E alcuni colpi finiscono sulla parete del centro. Da qui l’idea: un pezzo della parete ancora contenente uno dei proiettili viene rimosso, messo all’interno di una teca e portato nel centro di Chicago, giornalmente davanti agli occhi di centinaia di migliaia di persone.

Il centro, ad ora, ha salvato più di tremila ragazzi. Il centro non si è arreso a Chicago, non si è arreso alla droga, non si è arreso alla violenza. E quello che chiede a tutti, è semplicemente di non perdere mai la speranza.

15 motivi per i quali la dipendenza da smartphone è pericolosa

Il nostro smartphone è diventato uno strumento ormai indispensabile in ogni momento della giornata: lo usiamo come mezzo di intrattenimento, per ricevere notizie e restare in contatto con gli altri. Insomma, lo usiamo sempre, al limite della dipendenza. E infatti l’eccessivo utilizzo dei device mobili viene ormai trattato alla stregue della dipendenza da alcool e droghe.

Gli effetti sono in parte gli stessi: spiccano isolamento dal mondo reale e perdita della comunicazione verbale, oltre a disturbi del sonno e dell’alimentazione, problemi relazionali e quindi lavorativi, sbalzi d’umore e perdita di interessi.

credits: Adobe Stock #105370310

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L’infografica di Trust My Paper ci mostra dati davvero interessanti su quanto e quando utilizziamo il nostro cellulare:

Partiamo da quante volte controlliamo lo schermo: dal semplice controllo dell’orario a quello delle notifiche, la media raggiunge le 110 volte al giorno! Trascorrendo, quindi, circa 7 ore sui social network, a leggere email, ad acquistare online o a giocare.

Il dato più preoccupante è che la metà degli intervistati si sentirebbe smarrita ad uscire di casa senza avere con sé il proprio telefono.

Gli adolescenti sono i più “dipendenti”: infatti ben il 50% lo ammette e molti di più discutono costantemente con i genitori per questo.

Il suo utilizzo condiziona anche il nostro sonno: il 56% degli intervistati utilizza il cellulare prima di addormentarsi, mentre il 75% appena dopo essersi svegliati e il 61% addirittura non può farne a meno durante la notte e lo lascia acceso sotto al cuscino.

Si controlla il cellulare anche durante il weekend e quasi la metà degli intervistati ammette di leggere le mail di lavoro durante una vacanza.

Purtroppo, anche durante la guida si utilizza per messaggiare o controllare le notifiche: il 26% degli incidenti è causato proprio dall’utilizzo del telefono.

 

La cosa forse più assurda? Secondo i dati raccolti in questa infografica, il 12% degli intervistati utilizza lo smartphone anche durante la doccia: davvero non riusciamo a fare a meno di essere costantemente online?

Fonte: http://www.trustmypaper.com

Fonte: http://www.trustmypaper.com