Natale e Digital Marketing: linee guida per il tuo business

Quanti di voi hanno già iniziato a vedere i primi contenuti riguardanti il Black Friday sui propri profili social, nella casella di posta elettronica o i primi banner a tema natalizio?

Tra le tante foto a tema, i video e le promozioni avete già iniziato a pensare ad una strategia per vendere il vostro prodotto in occasione della festa di Natale?

Se la risposta è sì, sapete anche qual è il momento giusto per colpire il vostro target o come ottimizzare il vostro budget?

Molti delle più grandi aziende del mondo hanno già iniziato a muoversi nell’attesa dei famigerati Black Friday, Cyber Monday e del Natale.

Amazon, ad esempio, pubblicherà offerte lampo ogni cinque minuti fino al 20 novembre, mentre Alibaba ha già ottenuto una “discreta” cifra (17.7 miliardi di dollari) grazie al Singles Day.

LEGGI ANCHE: Alibaba Singles Day: la giornata dei record per l’eCommerce

Parliamo dei colossi dell’eCommerce, ovviamente, ma non tutti possono permettersi di superare agevolmente un competitor durante un’asta per una campagna pubblicitaria o investire budget in costose campagne di advertising.

Natale e Digital Marketing: linee guida per il tuo business

A questo proposito RadiumOne, società di San Francisco specializzata nell’acquisizione di dati raccolti dalle condivisioni degli utenti, individua tre momenti ideali per sviluppare il proprio business natalizio:

  • 18 – 19 novembre
  • 3 – 4 dicembre
  • 18 – 19 dicembre

Quello che ci serve è un solo fattore: il tempismo.

A Natale puoi… ascoltare gli utenti

Natale e Digital Marketing: linee guida per il tuo business

Craig Tuck, amministratore delegato di RadiumOne, sostiene che:

“La stragrande maggioranza degli acquisti proviene dalle raccomandazioni di amici e persone di famiglia, di cui ci fidiamo”

Secondo Craig Tuck sono i contenuti prodotti dagli utenti a creare le linee guida nella costruzione di un business natalizio efficace.

Si prevede, per esempio, che saranno condivisi circa 98 milioni di contenuti a tema natalizio ogni giorno; un bel mucchio di informazioni per le aziende che intendono costruire un business di successo.

Indubbiamente la possibilità di esaudire i desideri dell’utenza ci consente di ottenere buoni risultati, indipendentemente dalla notorietà del nostro brand.

Avere gli strumenti giusti per monitorare e successivamente creare contenuti condivisibili è di vitale importanza se si vuole sfruttare la potenza del consumo critico e “condiviso”, ancora meglio se questo non richiede budget inarrivabili.

Ulteriori linee guida

La fortuna di un brand passa anche dai social media. L’utilizzo appropriato degli account social può risultare determinante per la realizzazione dei nostri obiettivi. Questo impone la creazione di una strategia social creata ad hoc per l’evento.

I social sono una parte importante della digital strategy ma bisogna considerare anche l’ottimizzazione dei contenuti sul sito web. Ad esempio, il traffico può essere migliorato ottimizzando il proprio posizionamento, a tempo debito, attraverso le parole chiave “vacanze”, “Natale” e “doni”.

Anche l’occhio vuole la sua parte. Dare un tocco natalizio al sito web può influire sulla decisione di acquisto di un utente/consumatore, soprattutto se approda per la prima volta nella vostra piattaforma eCommerce.

In buona sostanza siate belli ed efficaci.

Nuove forme di advertising offline: scopri i video riprodotti in stampa

Stupire, incantare, restare impressi. L’obiettivo a cui tutti puntiamo investendo in una campagna pubblicitaria è esattamente questo. Ci aspettiamo il famoso effetto WOW, magari attraverso nuove forme di advertising.

Come ottenere questo effetto puntando su un canale non digitale?

Potresti scegliere ad esempio un copy divertente per il tuo flyer, o cercare soluzioni innovative per la distribuzione e la diffusione della campagna pubblicitaria.

Certamente dovrai fare i conti con il tipo di supporto, poco dinamico, con cui ti troverai ad operare. L’innovazione, però, ha investito davvero ogni campo dell’advertising e oggi anche la stampa non è più la stessa.

Come ti abbiamo già mostrato per i grandi pannelli con effetto 3D, che cambiano l’aspetto delle nostre città, ci sono altre novità che riguardano anche la tua comunicazione stampata in piccolo formato.

I video stampati

Grazie all’effetto moving, infatti, H3D system è in grado riprodurre un breve filmato in stampa, permettendoti, ad esempio, di riproporre il leitmotiv di uno spot televisivo stampato.

La cartolina si anima con il movimento dell’oggetto nelle mani dell’osservatore, che sarà incuriosito e rapito dal video che si realizza in uno spazio tradizionalmente statico.

Il video rappresenta il futuro, grazie alla sua immediatezza e fruibilità: ti permette di comunicare al meglio le caratteristiche di un prodotto o di un servizio, semplicemente raccontandoli per immagini.

3 esempi per esprimere le potenzialità di un video in stampa

Aperol ha scelto l’effetto moving della stampa lenticolare per raccontare la sua ricetta più famosa: quella dello Spritz, ovviamente!

La card mostra una bottiglia di Aperol che aprendosi come un sipario mette in scena il più fresco degli show: un bel bicchiere di Spritz con tanto ghiaccio e la classica fetta di arancia.

Una delle regole più note dello storytelling è “Don’t tell, show”. Non c’è bisogno di parole per stupire, quando puoi semplicemente mostrare.

Braun ha scelto, invece, di riprodurre in cartolina un mini-spot, in cui il copy “Rendi il tuo corpo irresistibile. Reazioni garantite” accompagna la trasformazione di una donna nel più ammaliatore degli uccelli, il pavone.

La bellezza e il desiderio di conquista suscita una reazione immediata, che solo una card in movimento poteva permettere di comunicare con tanta immediatezza.

Infine, Lavazza ha scelto di contestualizzare il suo classico chicco di caffè per i suoi inviti di Wimbledon in occasione della sponsorship al campionato, il più antico e prestigioso evento del tennis.

Il chicco di caffè rimbalza invitante all’interno delle linee di un campo da tennis e ovviamente il set è suo!

Comunicare, meravigliare e spingere a conservare il messaggio. Grazie al movimento estremamente fluido, all’elevata risoluzione delle immagini e alla brillantezza dei colori, oggi puoi esprimere tutto il potenziale di un video in una cartolina.

Amazon e Fiat

Fiat venderà le sue auto su Amazon

Una collaborazione completamente nuova tra Amazon e Fiat Chrysler Automobiles permetterà agli utenti del gigante dell’eCommerce di acquistare 500, 500L e Panda direttamente online, per il momento solo in Italia.

L’accordo tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Amazon, oltre a permettere la vendita di auto online, offrirà un ulteriore sconto agli acquirenti italiani, anche se resta ancora limitato a soli tre modelli, i più venduti della casa.

Amazon e Fiat

Amazon e Fiat, le ragioni della collaborazione

FCA ha dichiarato che la scelta è stata voluta essenzialmente per due motivi:

  • da un lato perché la Panda è l’auto più venduta in Italia;
  • dall’altro perché gli acquirenti di 500 e della sua versione più grande 500L incarnano la natura giovane e avventurosa di questa operazione.

A loro si rivolge essenzialmente questa iniziativa, che ha lo scopo di semplificare al massimo il processo di acquisto di un’auto, tanto da renderlo a portata di clic.

Amazon ha reso più facile la ricerca di auto online, ma in realtà l’acquisto sarà comunque complesso. I clienti dovranno ancora recarsi in una concessionaria per completare l’acquisto, ma con il vantaggio di uno sconto aggiuntivo per aver utilizzato la formula dell’acquisto online.

Come funziona il Welcome Kit Fiat per comprare un’auto su Amazon

Andando nella sezione dedicata al Fiat Sore di Amazon, è possibile in pochi passaggi acquistare il Welcome Kit.

Basterà scegliere l’automobile fra quelle disponibili e, dopo una spesa iniziale di 180 euro, si verrà contattati telefonicamente dal call center Amazon per scegliere una delle concessionarie aderenti al programma.

Dal concessionario sarà poi necessario mostrare il codice fornito da Amazon insieme al numero identificativo dell’ordine per ricevere, via email, i dati per concludere l’acquisto.

Gli ordini dovrebbero essere pronti nel giro di circa due settimane, secondo quanto afferma Fiat.

“Assieme ad Amazon innoviamo perché crediamo necessario un nuovo modo di vendita più trasparente e chiaro per i clienti”.

Gianluca Italia, responsabile FCA per il mercato italiano

La strategia per intercettare un target specifico

La strategia online si collega chiaramente ad una ripresa delle vendite di FCA, rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno. L’accordo con Amazon potrebbe incentivare ulteriormente gli acquisti e aiutare a rimanere nel trend positivo.

Inoltre, l’accordo tra Amazon e Fiat è un evidente stimolo per i prodotti di punta della casa, Panda e 500 appunto, le cui vendite potrebbero essere incentivate dalla convenienza dell’offerta dedicata all’eCommerce.

Non si tratta di un taglio netto con la vendita attraverso le concessionarie, quindi. Tutt’altro, la nuova opzione di acquisto porterà probabilmente un nuovo target all’interno del consueto circuito di vendita, utilizzando un canale più aggiornato e con cui i giovani si sentono più a loro agio.

Si tratta, infine di un riconoscimento ufficiale del peso dell’eCommerce all’interno dei processi di vendita italiani, dato che il 5% del retail in Italia è relativo a vendite eCommerce, con un giro d’affari che cresce del 20% ogni anno.

Per altre auto si era tentata la strada dell’eCommerce, ma solo come operazione temporanea e non sistematica, come nel caso delle cento Maserati vendute su AliBaba in 18 secondi. Nessuno, però, aveva ancora mai proposto prima il web accanto ai canali più tradizionali.

Periscope: arriva l’opzione per condividere momenti specifici dei live streaming

Non solo video in live streaming: Periscope si rinnova con un nuova feature, che valorizzerà anche l’esperienza su Twitter. Di cosa si tratta?

Uno dei problemi nel riutilizzare i video che abbiamo mandato in onda live è il poterne riutilizzare (ovviamente, senza dover intervenire con programmi di montaggio) alcune porzioni, magari ricondividendone i momenti più importanti. Con questa nuova feature, su Periscope si potranno condividere i momenti specifici di un live video, rendendo così la piattaforma di live streaming made in Twitter molto più funzionale ed attraente. Per sfruttare la nuova funzione, i passaggi sono pochi e molto semplici.

Innanzitutto, è necessario selezionare il punto specifico in cui si vuole iniziare la fruizione. Dopo aver fatto la propria selezione, è possibile condividere su Twitter il proprio contenuto: in questo modo il video in questione apparirà a partire dal minutaggio che si è selezionato. A spiegare tutto il processo, una GIF condivisa sul profilo Twitter di Periscope.

Dal punto di vista grafico, la nuova opzione di Periscope segue la stessa linea di Facebook Live che permette di visualizzare, una volta concluso il live video, i punti in cui si è collegato il maggior numero di utenti e che, per deduzione, rappresentano i picchi di interesse di un video.

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Con l’introduzione di Facebook Live l’utilizzo di Periscope aveva subito un calo significativo: con questa nuova opzione, il gap fra le due piattaforme si riduce ulteriormente, a confermare come Twitter punti ancora sul live streaming per contrastare il gigante di Mark Zuckerberg.

Il prossimo passo che Periscope dovrà compiere sarà probabilmente migliorare la qualità dei video, uno dei problemi che in generale il live streaming presenta da sempre. Migliorare la qualità del contenuto garantirebbe infatti una user experience più coinvolgente, sia per il content creator che per il fruitore dello streaming: un passo fondamentale per competere con Facebook, dove la fruizione di contenuti live è più engaging grazie alle possibilità d’interazione che il social network di Menlo Park offre.

Nell’attesa che Twitter raccolga questa nuova sfida, non resta che cominciare a condividere i momenti più belli dei nostri live streaming… Ovviamente su Periscope!

The Jackal, Game of Thrones, la super Luna e la Partita Iva: Epic Win Fail della settimana

Lo sappiamo, il lunedì è già una tragedia. Ma ecco che tra le oscure nubi e le torbide nebbie di un nuovo e scoppiettante inizio settimana, riaffiora la fulgida luce della mitica rubrica di Ninja Marketing che raccoglie il succo del meglio e del peggio dell’internet dei social network. Ma non perdiamoci in un brodo di giuggiole e iniziamo subito con una nuova puntata di Epic Win & Fail!

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Questa settimana iniziamo subito con dei fuoriclasse degli #EpicWin: i The JackaL, che impegnati nell’attività promozionale per la catena di supermercati Carrefour, chiedono una mano al pubblico dichiarando di essendo in difficoltà (a loro dire, ma conoscendo la fantasia non gli manca :D) per superare il blocco creativo che hanno nel trovare il titolo del loro prossimo corto. Il risultato è esilarante, così come anche molti dei commenti degli utenti che si sono divertiti a trovare il possibile titolo per il prossimo capitolo de #LaMarchetta.

Ma i The Jackal fanno doppietta questa settimana con l’eccezionale sondaggio tramite Facebook che prende un po’ in giro tutte quelle fanpage che stanno utilizzando lo strumento dei Facebook Live in maniera un po’ banale:

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Ma andiamo avanti e guardiamo poi un’altro grande #EpicWin: il nuovo video pubblicitario di Fatture in Cloud.it che ci racconta di quanto possa essere complicata la relazione tra un giovane professionista e… la sua partita iva (e qui molti di noi lo sanno bene).

#EpicWin devastante anche per Sodasteam, che con la campagna Shame or Glory sfrutta il tormentone Shame dell’episodio 5×10 di Game of Thrones, facendolo diventare una pubblicità simpatica, veloce ed efficace e che mira a lanciare un messaggio ecologico (attenzione, può contenere tracce di Septa Unella e La Montagna).

https://www.youtube.com/watch?v=JL7rCwUYUvQ&feature=youtu.be

Riecco poi la Norwegian Airlines, che dopo l’elezione di Donald Trump mette la parola fine alla simpatica “chiamata a partire” per gli USA dopo la notizia del nuovo stato di “singletudine” di Brad Pitt, offrendo il biglietto aereo di “ritorno” da Los Angeles a 169£.

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E chiudiamo infine il reparto degli #EpicWin con questa bellissima campagna della “Lotería de Navidad 2016” ovvero la lotteria di Natale spagnola, che ci racconta la storia di una ex Maestra di scuola ormai andata in pensione e della sua “vincita” alla lotteria. Una bella lezione per ricordarci quanto sia bello vincere, ma allo stesso tempo che la vera vittoria sta nel condividere la propria gioia con chi si vuole bene.

FAIL

Questa settimana purtroppo (o per fortuna) non c’è molto nel reparto fail da farvi vedere, però abbiamo comunque per voi la splendida chicca che vi strapperà un sorriso: ricordate il caso di Piovono Zucchine? Eh, questa settimana c’è stato qualcuno che è quasi riuscito a batterli e stiamo parlando della pagina Facebook di Cesana Torinese – Turismo, che dopo aver pubblicato questa foto, che sembra un grossolano fotomontaggio ma che dicono invece sia reale al 100%, durante la notte della Superluna, si è trovato ad affrontare una crisi reputazionale gestendola nel peggior modo possibile, ovvero cancellando i commenti e rispondendo sgarbatamente agli utenti che chiedevano spiegazioni.

Che sia la volta buona che qualcuno capisca quanto sia importante un corretto piano di gestione delle crisi?

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Credits to Sergio Sarnicola

E anche per questa settimana, da Epic Win & Fail è tutto, l’ appuntamento è a lunedì prossimo con nuove e sfavillanti racconti dal mondo dell’internet dei Social Network!

Corporate Storytelling: l’importanza della narrazione aziendale in un business plan

Andrea Fontana, CEO presso Storyfactory e docente di Ninja Academy, ci svela alcuni segreti per fare narrazione di impresa in maniera efficace, passando da una story-telling ad una story-listening.

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La dimensione della narrazione fa oramai parte del business plan delle aziende: come credi evolverà nei prossimi tre anni?

Non credo sia così. È corretto dire che la “dimensione narrativa” fa parte del business, ma non è ancora entrata in tutti i business plan aziendali. È una conoscenza estesa, ma non ancora una consapevolezza diffusa. Credo quindi che la vera evoluzione sia l’imporsi nei prossimi 3 anni della dimensione narrativa in tutti i business plan. Auspico anche, come sta iniziando ad accadere all’estero, che vi sia – organizzativamente parlando – una “direzione” o funzione specifica; cioè che possa essere creato un vero e proprio Corporate Storytelling Department, così come esiste la Funzione HR, la Funzione Marketing, la Funzione Comunicazione, etc.

Intravedo anche un’altra cosa, più problematica: a livello aziendale e/o istituzionale le organizzazioni si attrezzeranno sempre di più per fare narrazione con “scienza e competenza“, mentre gli individui si preoccuperanno sempre meno di farla. O meglio a livello individuale il nostro racconto di vita sarà sempre più frantumato in un tecno-incoscio fatto di “set narrativi” (la foto del piatto, il retweet, la foto del panorama, il commento, la foto di piedi). Come si parleranno i racconti aziendali sempre più articolati e quelli individuali sempre più frammentati, sarà una grande sfida.

Infine vedo il nascere di quello che potremmo definire “Cognitive Storytelling”, ovvero le scienze narrative applicate al Cognitive Computing, alla IA e ai cosiddetti Big Data per leggere e capire quel tecno-inconscio accennato prima.

Quali sono i requisiti fondamentali per essere un narratore d’eccellenza e chi partecipa alla stesura del racconto in azienda?

Bisogna avere competenze specifiche. Articolate e rodate in anni di studio e lavoro. Un narratore eccellente scrive libri magari ma non fa Corporate Storytelling. Per fare storytelling d’impresa, innanzitutto bisogna essere strateghi aziendali e del racconto e avere competenze di direzione aziendale.

credits: Adobe Stock #95817045

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Poi bisogna saper scrivere narrativamente, inoltre occorre saper creare immaginari visivi con tutto quello che questa attività comporta, e infine bisogna avere competenze di design narrativo dei media.

Come si può capire un narratore così non esiste in una singola professionalità e non è più nemmeno un narratore, ma un esperto di scienze narrative che applica queste discipline alle diverse funzioni aziendali. Ciò significa che lo storytelling d’impresa è una attività tendenzialmente di gruppo o di team.

Non a caso, di solito, partecipano alla stesura di un racconto aziendale molte figure suddivise in due team di lavoro: interno ed esterno all’organizzazione. Nell’interno stanno coloro che hanno la ownership istituzionale del racconto: top manager, manager e professional, nell’esterno stanno le figure tecniche che si preoccupano di costruire strategie, contenuti, processi e strumenti del racconto aziendale.

Cosa dire e cosa non dire all’interno del racconto, consigli per l’uso

Cosa non dire: che si sta raccontando… Perché così si rompe la “magia”. Come uno chef che spiega gli ingredienti della ricetta invece di far assaggiare il suo piatto. Cosa dire: bisogna sempre mettere in evidenza un problema, un conflitto, un dramma. Senza una criticità un racconto non esiste. E’ attraverso un problema risolto o un dramma elaborato che un racconto procede. E che diventa interessante e avvincente.

Target Audience e The Voice of Tone, come si possono individuare al meglio e in base a quali criteri?

Ecco questa è una bella domanda, peccato che sia posta secondo una logica da “marketing militarizzato”. Per un esperto in narrazione d’impresa, infatti, il target non esiste più è una parola del secolo scorso, da mettere in un bel museo!

Esistono pubblici che vanno letti, compresi e rispettati. In questa logica l’unico criterio valido è la ricostruzione del racconto di vita dei propri pubblici se si vuole raccontare qualcosa di sensato a loro. Da questo punto di vista, la narrazione importate non è più la mia, ma la tua, se mi voglio raccontare a te. Ma qui sorge il problema: devo conoscere il tuo racconto di vita.

credits: Adobe Stock #53844760

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L’ossessione di uno storyteller è quindi lo story-listening cioè l’ascolto delle storie di vita delle persone a cui si vuole rivolgere. Per fare questo ci sono diversi format di analisi, che si declinano – sinteticamente – nel capire i grandi temi di vita e le grandi paure esistenziali dei propri lettori, perché è su questi che poi il racconto sarà definitivo.

Ci dai una anticipazione di uno degli aspetti cruciali che tratterai nel tuo modulo?

Ce ne sono molti.
Ne accenno tre:

  • la story-ownership del racconto: di chi è? Definire questo, sopratutto nel Corporate è fondamentale
  • la story-governance: per fare storytelling d’impresa ci sono processi e modelli che fanno managerialemnte governati: bisogna quindi conoscerli e saperli gestire
  • lo story set-up: per costruire un racconto aziendali ci sono regole che vanno conosciute e applicate
    Durante il mio modulo ci focalizzeremo in particolare su questi aspetti con casi, esempi ed esercitazioni.
    Perché lo Storytelling è una scienza che diventa emozione.

Natale è alle porte, scopriamo gli spot più belli

L’uscita delle prime pubblicità di Natale dei principali brand fa partire il countdown per il periodo più atteso dell’anno, anche in termini di vendite.

Abbiamo già preso nota dei più belli e, mentre aspettiamo trepidanti i primi commenti sul nuovo spot natalizio di Coca-Cola, vediamo quali sono le marche che gli hanno dato filo da torcere quest’anno.

Il regalo più bello secondo Sainsbury’s

Il grocery store britannico ci regala un’adv tutta musicale incentrata sull’importanza del passare il proprio tempo con le persone care, rivisitando un tema classico in modo genuino e leggero.

Attraverso la voce di James Corden viviamo la storia di Dave, che si rende conto che ritagliarsi del tempo per la famiglia e per cercar loro dei regali tra un impegno lavorativo e l’altro, non varrà mai quanto una giornata passata assieme, e trova un divertente escamotage per riuscire a stare con loro durante le feste.

Sainsbury’s crede davvero nell’importanza di questo messaggio, tanto da dedicare alla storia un’intera sezione sul proprio sito.

M&S: squadra vincente non si cambia

Chi avrebbe mai pensato che il migliore aiutante di Babbo Natale fosse sua moglie?

Marks & Spencer quest’anno punta tutto sul lavoro di squadra e sull’amore fraterno.

Dopo aver premurosamente salutato il marito la sera della vigilia, Mrs Claus si mette all’opera per aiutarlo e decide di consegnare personalmente il regalo al piccolo Jake, che è riuscito a scrivere la sua letterina nonostante i continui litigi con la sorella.

In una versione da far invidia a James Bond, la signora Claus riesce nell’impresa senza che il marito se ne accorga e, sorpresa, il regalo chiesto da Jake era per far pace con la sorella maggiore, alla quale aveva rovinato le scarpe preferite.

Scopriamo infatti, leggendo la letterina, che il desiderio del piccolo per Natale era semplicemente vederla felice.

Nelle più belle pubblicità di Natale anche i peluche tornano a casa…

Heathrow Airport, a pochi giorni dalla vigilia: due anziani e infaticabili peluche atterranno e affrontano con perseveranza l’ultima parte del viaggio, dal ritiro dei bagagli al controllo dei passaporti. Ma non c’è niente che possa fermare due nonni dal rivedere i propri nipotini durante le feste.

Non ci stupisce il fatto che questo toccante commercial, pubblicato sul canale YouTube ufficiale dell’LHR Heathrow Airport solo qualche giorno fa, sia già tra i più popolari.

…ma non solo loro!

Come i due peluche, anche il piccolo pettirosso protagonista dello shortfilm di Waitrose si trova a dover affrontare un lungo viaggio per tornare a casa, sopravvivendo a predatori e nubifragi pur di riabbracciare la sua dolce metà in tempo per Natale.

Emozionante e coinvolgente, la storia di questo avventuroso uccellino è piaciuta moltissimo, al punto da creare un vero e proprio dibattito: meglio l’adv di Waitrose o quella di John Lewis? Per valutarlo, non ci resta che guardare anche la seconda.

John Lewis presenta: Buster il boxer

I veri protagonisti di questa simpatica pubblicità di Natale sono anche in questo caso gli animali, entusiasti del regalo che il padre di una bimba le costruisce con le sue mani per Natale: un tappeto elastico.

Un’irrequieta versione dei personaggi di “La Gang del Bosco” usufruisce impunemente del regalo durante la notte della vigilia, scatenando l’invidia dell’adorabile Buster, che la mattina seguente batte sul tempo la sua padroncina pur di utilizzare per primo il tanto ambito tappeto elastico.

A confermare il successo del commercial di John Lewis, non solo la parodia fatta subito dopo l’esito delle elezioni americane, ma anche l’adv in risposta prontamente proposta dal competitor Robert Dyas.

A chi lavora durante le feste ci pensa Boots

È vero, spesso non ci pensiamo, ma non tutti hanno la fortuna di poter passare la vigilia di Natale con i propri cari: per questo l’azienda farmaceutica britannica Boots ha deciso di fare un regalo ad alcune donne che in quei giorni lavorano come volontarie, infermiere, vigili del fuoco e così via.

Un gesto semplice ed efficace per ringraziarle del loro prezioso contributo: un salone di bellezza tutto per loro e una serata di gala da passare insieme alle persone cui tengono di più. Molto più di una semplice pubblicità di Natale.

In conclusione, seguite il consiglio di Milka: make everyday special this Christmas

Se proprio siete impazienti che arrivi Natale, potete sempre fare come il giovane e geniale protagonista dello spot di Milka che, stanco di aspettare, decide di costruire una macchina del tempo.

Sarà in grado di funzionare? Niente spoiler. Buona visione (e buon Natale!)

5 falsi miti da sfatare sulla metrica della Viewability

Il 56% dei marketer utilizza la viewability (VCPM) per valutare il successo del posizionamento dei propri annunci digital.

Un recente studio condotto da Theorem per Sublime Skinz, french tech company specializzata nella distribuzione e nell’ottimizzazione di formati di skin advertising (wallpaper), ha quantificato l’importanza commerciale della viewability per una campagna ads, sia dal punto di vista delle agenzie (lato acquisti), sia dal punto di vista dei publisher (lato vendite).

Più della metà degli intervistati del sondaggio ha dichiarato di utilizzare proprio la viewability come parametro per misurare le campagne.

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Il concetto sembra semplice, in teoria: ogni annuncio vale per quanto è effettivamente in grado di essere o non essere visualizzato.

La viewability, infatti, tiene traccia solo delle impression effettivamente visualizzabili dall’utente (viewable impression) e si contrappone al numero di erogazioni totali dell’annuncio, anche non visualizzate (served impression).

Tuttavia il 52% degli intervistati ha anche dichiarato che esiste ancora una effettiva mancanza di coerenza dei dati rispetto a questo parametro e che proprio lo sviluppo di questo tipo di misurazione è la sfida per il futuro del mercato, dato che le metriche attuali non sono ancora in grado di catturare in modo coerente la viewability per le unità pubblicitarie non standard (native adv). Sono questi tipi di annuncio, invece, ad essere i più efficaci per i vari marchi, stando ai dati del sondaggio.

Comprare e vendere annunci sulla base della viewability significa tenere presenti una serie di ostacoli legati a questa metrica, che hanno dato vita a una serie di falsi miti.

Scopriamoli e sfatiamone alcuni.

1. La viewability sta perdendo importanza nel mondo dei media digitali

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In realtà la viewability è diventata uno strumento di misurazione indispensabile per brand e agenzie per valutare le performance delle loro campagne.

Nei prossimi due anni, secondo la ricerca, si prevede che circa il 57% del brand advertising sarà basato proprio sul VCPM.

Più procederemo verso la diversificazione dei dispositivi e dei canali e verso la personalizzazione degli annunci, più sarà importante utilizzare questa metrica come parametro di effettiva visualizzazione.

2. L’attuale standard di viewability è la metrica ottimale per il brand advertising

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Sebbene la viewability stia diventando uno degli strumenti principali con cui i marketer misurano l’efficacia delle loro campagne, ci sono ancora molte sfide da superare per poter applicare in modo attendibile questo modello a tutto il settore, dai diversi sistemi di ad, alle diverse piattaforme che li ospitano.

Una pubblicità su Facebook è ancora differente rispetto a un annuncio su Youtube e allo stesso modo lo è la misurazione della sua viewability.

Solo il 57% dei player pubblicitari considera lo IAB uno standard ottimale per la viewability, ma le differenze sono ancora troppe.

Quali sono le variabili che portano all’identificazione dello IAB come standard ottimale?

Lo IAB contiene la definizione di contenuto effettivamente visualizzato, che viene considerato tale in base ai diversi formati in cui l’annuncio è prodotto. Le inserzioni in formato display vengono considerate visualizzate quando almeno il 50% dei pixel del banner viene visto per un secondo o più, mentre per un annuncio large display è sufficiente  il 30%.

Per i video, il tempo deve essere almeno di due secondi, con una visualizzazione minima del 50% dei pixel dell’inserzione.

>>>Vuoi approfondire l’argomento? Incontra il team di Sublime Skinz allo IAB Forum Italy il 29 e 30 Novembre a Milano – Stand B4.7

3. I metodi di misurazione attuali sono adeguati a misurare l’efficacia di una inserzione

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I venditori utilizzano metodi di misurazione diversi tra loro che producono discrepanze tra le campagne, rendendo difficile un accordo tra agenzie e publisher sugli effettivi dati dell’ad viewability.

Ogni venditore sviluppa le sue metriche di valutazione e i suoi standard di advertising, rendendo l’intero panorama estremamente frammentato per le agenzie, che non vogliono affidarsi unicamente a questo o quel venditore.

Non è quindi vero che attualmente i metodi di misurazione siano uniformi e validi per ogni annuncio.

4. Tutti i formati di advertising sono uguali

advertising viewability

Comprare e vendere advertising è reso sempre più difficile dalla diversità di browser, tipo di annuncio, device e formati.

Il risultato è che il mercato spinge fortemente per l’adozione di metodi di misurazione condivisi, che rispondano a tutte queste variabili e a quelle che i nuovi sviluppi tecnologici prevedono di aggiungere.

5. La viewability è la metrica definitiva per le strategie di digital advertising

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Sebbene non sia ancora perfezionata e universalmente adottata come metrica di misurazione, la viewability ha senz’altro il merito di rappresentare un nuovo modo di valutare l’efficacia di una campagna, non più attraverso l’esposizione, ma attraverso l’engagement.

Proprio il fatto di non essere ancora perfetta, potrebbe spingere sia le agenzie che i venditori a sviluppare nuovi sistemi di misurazione che tengano presenti tutte le variabili che abbiamo analizzato.

>>>Vuoi approfondire l’argomento? Incontra il team di Sublime Skinz allo IAB Forum Italy il 29 e 30 Novembre a Milano – Stand B4.7

Come creare annunci iperrealistici per il tuo advertising

L’Iperrealismo è un movimento artistico nato negli anni Settanta negli Stati Uniti, che si caratterizza per la ricerca di riproduzione esatta della realtà, ottenuta ad esempio attraverso ingrandimenti fotografici di particolari, o nella scultura attraverso calchi di persone, con il risultato di un estremo realismo. Anche il tuo advertising può sfruttare alcuni strumenti per ottenere annunci iperrealistici.

Artisti contemporanei e disegni iperrealistici

Ti sarà capitato recentemente di imbatterti nei video di Marcello Barenghi, nei quali l’artista riesce a riprodurre in modo eccezionale la profondità di una bottiglia, di un bicchiere o di un altro oggetto tridimensionale, semplicemente disegnandoli su un foglio.

Effetti 3D e annunci iperrealistici

Anche la pubblicità tenta spesso di riprodurre questo realismo e oggi alcune innovazioni software consentono di ottenere in modo molto più semplice l’effetto iperrealistico, anche se sei solo un principiante della grafica 3D.

Adobe Stock ha recentemente introdotto alcune novità nel suo marketplace e aggiornato gli strumenti di ricerca.

Tra le nuove risorse troverai anche oggetti 3D e modelli, da usare nei tuoi progetti creativi sia che tu sia un grafico alle prime armi, sia che sia un designer più esperto.

Le nuove risorse di Adobe ti permetteranno di creare effetti visivi 3D straordinari ed estremamente realistici, utilizzando sia elementi 3D che 2D, creando per i tuoi annunci pubblicitari la sensazione di poter toccare gli oggetti sulla pagina.

Adobe Stock include tre tipi di risorse 3D, ottimizzate per l’uso con Project Felix di Adobe, l’app desktop Creative Cloud.

annunci iperrealistici per il tuo advertising

Credits: Adobe Stock

Troverai:

Modelli – elementi fisici già pronti per l’uso e facili da personalizzare.
Luci – una raccolta di riflessi ed effetti luce realistici per creare varie scene.
Materiali – risorse formattate che raffigurano varie texture (ad es. diverse tipologie di legni o metalli), che i grafici possono utilizzare per riprodurre svariate superfici senza doverli ricostruire ogni volta da zero.

Se sei un grafico principiante potrai utilizzare i kit precostruiti come punto di partenza per i tuoi progetti, mentre se sei un grafico esperto sono un utile strumento per risparmiare tempo o trovare l’ispirazione giusta per i progetti di sicuro effetto, con molte opzioni adatte per creare layout, wireframe, progetti di stampa e altri contenuti per i social media.

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La comodità della ricerca visiva

Con la nuova opzione di ricerca visiva, inoltre, puoi trovare più facilmente le risorse per personalizzare un modello Adobe Stock o le immagini per altri progetti.

La ricerca visiva ti permette di effettuare ricerche in base all’immagine selezionata invece che in base al testo.
Se per esempio, hai un’immagine di scarsa qualità e vuoi un’alternativa migliore, puoi effettuare una ricerca visiva di immagini simili tra milioni di alternative di alta qualità disponibili nel marketplace Adobe Stock.

I tuoi annunci iperrealistici saranno di sicuro effetto e non passerai inosservato, dando libero spazio alla creatività.

Non più solo case: su Airbnb arrivano anche le Esperienze

È una novità già annunciata da molto tempo: Airbnb, stanca dell’home sharing, ha annunciato che sta espandendo la sua attività in modo significativo, diventando il primo servizio web che offre l’esperienza di un “viaggio olistico”, come ha dichiarato il CEO Brian Chesky all’evento Airbnb che si è tenuto ieri a Los Angeles.

Vogliamo che ogni viaggio che fai sia magico. Per cui non devi più seguire le mappe, aspettare in coda, e scattare foto dei soliti posti turistici. Adesso puoi avere accesso a esperienze uniche, case incredibili e preferenze locali: tutto questo da un’unica app.

In parole più semplici, Airbnb ha implementato una nuova funzionalità denominata Trips come parte di un aggiornamento dell’app progettato per fornire ai viaggiatori un canale unico per più servizi. La nuova funzione si concentra su tre macro aree – experience, places e home, ma la società ha annunciato che prevede di aggiungere anche altri servizi in futuro, come i voli.

https://www.youtube.com/watch?v=JaDcAs50rSM

Le esperienze

La prima macroarea, le Esperienze, è la più interessante: qualche esempio pratico può chiarire meglio questa nuova offerta di Airbnb.

Vuoi scoprire l’arte del burlesque? Allora puoi scegliere di farti guidare da Bettsie a Londra in un corso di burlesque per classi da 8 persone che si  tiene a Camden Town per tre giorni. Sei curioso di imparare l’arte del kintsugi, la ceramica giapponese? Il maestro Showzi ti aspetta a Tokyo per un workshop e un the.

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E in Italia? Per ora la città pilota è Firenze: alla ricerca di tartufi con Giulio, per un’esperienza gastronomica e nella natura di due giorni.

“Le Esperienze sono le nostre esperienze artigianali che permettono di immergersi nella comunità locale”, ha dichiarato Chesky. “Queste sono offerte da host locali, e ne abbiamo due tipi: le immersioni, che sono le esperienze per più giorni, e abbiamo esperienze di un solo giorno, che sono solo poche ore.”

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In sostanza Airbnb, per creare queste esperienze, ha sfruttato i vantaggi della sua community, ormai vastissima e mondiale, e ha selezionato i suoi migliori host, offrendo ai suoi utenti qualcosa di più di una casa, delle pillole di avventura da gustare in pochi giorni:

Impara dalle leggende locali, come surfisti professionisti, artisti emergenti, chef di alto livello e fondatori di organizzazioni no-profit.

Gli host possono contattare Airbnb per richiedere di offrire le loro esperienze, così da ampliare l’offerta. I vantaggi di unirsi a questa iniziativa per gli host sono evidenti: ottenere maggiore visibilità e avere un canale preferenziale per promuovere il proprio marchio e la propria attività. Infine, ovviamente, la possibilità di conoscere nuove persone, che è il fattore più importante del successo di Airbnb.

Molto interessante anche la scelta di Airbnb di presentare queste esperienze con trailer e “locandine” personalizzate, per evidenziare il fattore “avventura” di queste esperienze.

Places e Co-hosting

Ed ancora, l’aggiornamento dell’app prevede molte altre piccole perle per i viaggiatori che prenotano attraverso Airbnb: grazie alla funzione Places, l’app offre la possibilità ad esempio di conoscere nella città in cui si è alloggiati luoghi nascosti e molto esclusivi, consigliati dagli stessi host.

Airbnb, a proposito, ha anche stretto una partneship con Detour per offrire accesso a tour con audioguide alla scoperta dei quartieri in modo davvero originale e soprattutto autentico. Le visite guidate saranno disponibili all’inizio per la sola città di Los Angeles, ma presto saranno aggiunte San Francisco, Parigi, Londra, Tokyo e Seul.

Con Trips, Airbnb sposta anche l’attenzione dall’app alla vita reale, organizzando dei veri e propri meeting per le migliaia di utenti Airbnb presenti nella stessa città in una determinata serata: nella sezione Places sarà possibile per le imprese locali organizzare eventi regolari o ad hoc mirati agli ospiti Airbnb.

E per coloro che non hanno il tempo di occuparsi direttamente di un appartamento da affittare, possono trovare ora grazie ad Airbnb, un co-host che li aiuterà a gestire il proprio spazio anche quando sono fuori città.

La nuova funzione Trips prende il via oggi con 500 possibili esperienze per i viaggiatori da scegliere in 12 città di tutto il mondo, tra cui Los Angeles, San Francisco, Miami, Detroit, L’Avana, Londra, Parigi, Firenze, Nairobi, Città del Capo, Tokyo e Seoul.

Come ha dichiarato Chesky, Airbnb ha in progetto di diventare qualcosa di magico e coinvolgente. Di sicuro l’aggiornamento sconvolgerà il mercato delle app mettendo in crisi i colossi del travel sharing e offrirà una nuova possibilità di promozione ai marchi locali e alle piccole imprese. Voi che ne pensate?