Brooklyn Microgrid: dagli Stati Uniti, una nuova opportunità nel settore energetico

Gli americani hanno sempre attribuito un nome femminile agli uragani che quasi tutti gli anni si abbattono sugli stati caraibici e sulla costa orientale degli Stati Uniti. Sandy, uno dei più forti mai abbattuti nel Nord America, nel 2012 causò la perdita di più di 250 vite umane e pesanti danni stimati intorno ai 65 miliardi di dollari

La popolazione abituata a questi fenomeni naturali si è attrezzata per risolvere alcune situazioni di emergenza; tuttavia, a seguito di questo uragano, una startup di New York chiamata Brooklyn Microgrid ha proposto una soluzione davvero innovativa per la fornitura dell’energia elettrica nello stato americano: tradizionalmente la distribuzione dell’energia elettrica avviene tramite grandi centrali che collegate tra loro hanno il compito di smistare l’energia sui singoli isolati. A loro volta a seconda della quantità di energia richiesta dalle singole abitazioni queste piccole centrali richiedono più o meno energia alla centrale più vicina.

La soluzione sopra esposta è funzionale in condizioni standard, ma purtroppo con eventi straordinari come tifoni o uragani si corre il rischio che interi isolati di grandi dimensioni rimangano senza energia elettrica per ore o peggio ancora per giorni. Partendo da questo presupposto, la società Brooklyn Microgrid ha quindi ideato un sistema che permette la distribuzione dell’energia elettrica alle case vicine tramite fonti rinnovabili come ad esempio i pannelli solari.

Accedendo al servizio è possibile visionare su una mappa interattiva se nelle vicinanze c’è qualche produttore di energia elettrica e si può ovviamente far richiesta di fornitura. Il servizio è molto semplice ed è simile a quello che è presente anche nel nostro Paese, tuttavia la grande differenza sta nel fatto che si alimenta una economia locale: comprando energia elettrica dal proprio vicino si ha una maggior certezza che il guadagno venga rinvestito nella comunità in cui si abita e ciò alimenta una piccola economia locale che può creare persino posti di lavoro (manutentori, elettricisti, ecc.).

Un’altra grande innovazione di questo progetto totalmente differente dal metodo di approviggionamento/distribuzione tradizionale permette una maggiore efficienza e un risparmio energetico: trasportando l’energia su lunghe distanze si ha una dispersione di circa il 6%, ma riducendo le distanze la dispersione di energia prodotto all’origine è quasi nulla.

https://www.youtube.com/watch?v=CRlOophUDlg

Non sarebbe affatto male se anche nel nostro Paese nascessero iniziative di questo tipo perché abbiamo le capacità per farlo e perché, purtroppo, non siamo immuni ad eventi catastrofici come terremoti o alluvioni.

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“Le buone abitudini da promuovere”: epic win & fail della settimana

Questa settimana un doveroso grazie alla coppia più discussa del momento e al Ministro della Salute molto social ma poco strategist. Scopriamo insieme cosa è accaduto in soli sette giorni!

Fail

Commentato, postato, twittato, discusso e consumato: ecco l’ennesimo tentativo della “Ministra Lorenzin”.

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L’accusa, questa volta, è un’altra: razzismo.  Il messaggio circa l’adozione di un adeguato stile di vita passa – decisamente – in secondo piano; a catturare l’attenzione questa volta è la scelta delle persone nella campagna di sensibilizzazione, “catalogate”  alcune come buone ed altre come cattive. Un disastro epico che ha costretto la Lorenzin a ritirare, in poche ore, la locandina, con a seguito scuse e chiarimenti.

Ovviamente, lasciando perdere la polemica circa l’immagine “riciclata” utilizzata (che anch’essa ha scatenato tweet e considerazioni):

Per par condicio, riportiamo il video in cui il Ministro Lorenzin chiarisce quanto accaduto:

#Fertilityday, Beatrice Lorenzin mostra locandina originale, nessun razzismo http://tinyurl.com/jxjzy3f

Gepostet von Adnkronos am Freitag, 23. September 2016

Tutto chiaro? L’immagine doveva essere sfocata: come abbiamo fatto a non cogliere la “sfumatura”?

Ironia, portaci via: per fortuna, c’è chi reagisce in modo simpatico.

(Social Media Epic Fail)

Insomma, giorni difficili quelli trascorsi per la cara Beatrice: polemiche e tutti in strada per il FertilitàFake.

Da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera si apprende, inoltre, che l’incaricata per la campagna di comunicazione non è affatto un’esperta di comunicazione. Ma come?

Vabbè, dai.  Andiamo avanti.

Ancora un’altra storia epic fail, ancora un’altra bufala in giro per il web. Questa volta tocca al Ministero degli Interni che, secondo nonsappiamochi, spierebbe i profili Facebook degli utenti italiani. Bene, è tutto falso. State tranquilli. Qui ci sta solo un “Epic Fail”.

Ah, a proposito di fail: a Facebook i conti non tornano. Ebbene sì, il caro amico Mark ha ammesso l’errore: il tempo che gli utenti trascorrono a guardare i video non è poi così elevato. Un’alterazione dei calcoli dovuta ad un errore tecnico o un piano strategico alle spalle? Nell’incertezza: altro epic fail assegnato.

Ancora, ecco cosa è stato pubblicato su un famoso gruppo Facebook dedicato agli epic fail, qualche giorno fa.

Perché scegliamo di pubblicarlo? Perché notizia vera o no, chi usa questo tipo di trucchetti sarà sempre fail: social media marketing, lo stai facendo nel modo sbagliato.

Win

Finalmente, torna lui. Lui!!

Ricordate quando la settimana scorsa il povero Gianni era stato accusato di aver fatto la spesa di domenica? L’ira dei lavoratori e commentatori seriali rivolta contro il poverino che “poteva mandare qualcun altro a prendere il latte in un altro giorno”.

Ma di Gianni ce n’è uno solo:

25 settembre. Oggi è domenica e non mi muovo di casa. Niente edicola, niente caffè al bar, poi magari mi capita di trovare un supermercato aperto e mi vien voglia di entrare…Buona domenica.Foto di Anna.

Gepostet von Gianni Morandi am Sonntag, 25. September 2016

Gianni, tu vinci. Vinci sempre. Con il cappellino, al mare, a casa, in spiaggia, di domenica. Anche di lunedì. Mattina. E abbiamo detto tutto.

Rullo di tamburi: gran finale da prendere al volo.

Sappiamo tutti che la coppia più chiacchierata del mondo sta attraversando un periodo di profonda crisi. Ma no, non stiamo parlando di Al Bano e Romina. Ad ogni modo, abbiamo assistito ad una grande prova di real time marketing tra compagnie aeree: la Norwegian ha pensato bene di puntare tutto su Brad.

Pronta risposta di Alitalia:

Che dire? Bravi, bravi, bravi! Ci siete piaciuti!

Ma.. Un momento!

Mmm, no. Questa non l’abbiamo capita. Ma l’importante è partecipare.

Alla prossima settimana epica!

Twitter meno rigido: allungato lo spazio per i tweet

Dal 19 settembre Twitter ha allungato lo spazio per i suoi tweet: è ufficiale ormai la notizia che prevede le immagini, i link e le GIF fuori dal conteggio del caratteri del tweet, così da lasciare più spazio alle parole.

Una buona notizia per chi si sente un po’ con l’acqua alla gola con i 140 caratteri. Non dovremo più preoccuparci di fare strane acrobazie, abbreviazioni o riformulazioni di pensiero per far posto alla GIF o al nostro selfie. Una buona notizia anche per chi nei 140 caratteri ci sta comodissimo e larghissimo, diciamocelo.

Twitter: 140 caratteri o 10000?

Twitter lancia Dashboard, uno strumento in aiuto alle aziende

La primavera scorsa era però arrivata la notizia del limite dei tweet spostato molto più in là: si parlava addirittura di 10000 caratteri a disposizione per ogni singolo cinguettio. Una follia per molti. Una genialata per qualcuno. Un argomento di discussione per tutti.

Insomma, se da una parte il non includere i contenuti multimediali nel conteggio dei caratteri dei tweet è sicuramente positiva, dall’altro lato questo non deve assolumente dare il via ad una reazione a catena che stravolgerebbe la vera essenza del social network.

Twitter è nato come sito di microblogging per raccogliere pensieri istantanei, brevi e coincisi: cinguettii, appunto. Twitter è il social network dell’immediatezza e delle frasi e dei pensieri d’urto, ad impatto immediato. Insomma, se vogliamo leggere un blog, dobbiamo andare su un blog. Se vogliamo leggere un pensiero lungo ed articolato, andiamo sempre su di un blog o compriamo un quotidiano. O leggiamo le istruzioni degli shampoo e i Topolino come si usava anni fa. Se vogliamo invece avere un quadro della situazione in maniera netta, breve, coincisa ed immediata, allora andiamo su Twitter.

Questa è l’essenza del social network e tale deve restare. Per i post chilometrici c’è già Facebook. Perché ci ostiniamo a voler eliminare le differenze? Il dono della sintesi è un qualcosa da preservare, non da distruggere. Se chi, come me, ha sempre sognato un mondo nel quale poter comunicare attraverso poche e semplici frasi che dicessero tutto quel serve per far capire il messaggio, il tweet con 10000 caratteri è un incubo.

Se da un lato questo ultimo aggiornamento è senza dubbio fondamentale proprio per preservare la vera essenza del social network, al fine di evitare di sacrificare spazio prezioso per i pensieri per far posto a immagini, link o quant’altro, nessuno e dico nessuno deve trasformare Twitter in un social network prolisso, ridondante e logorroico qualsiasi.

Per quello c’è già l’amica che il lunedì mattina ti chiede com’è andato il weekend solo per poterti raccontare il suo fino a pranzo.

Davvero vogliamo rivivere l’esperienza anche su un social network?

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Snapchat Inc cambia nome e lancia gli occhiali Spectacles

Snapchat ha scelto l’ultimo weekend di questo settembre per presentare la sua ultima grande novità: Evan Spiegel, CEO dell’appena ridenominata Snap Inc, ha infatti presentato a Los Angeles gli Spectacles, occhiali da sole in grado di registrare mini video della durata massima di 10 secondi, da trasformare in aggiornamenti “Memories” sulla app di casa.

Seppur non si tratti del primo prodotto fisico lanciato dall’azienda (in passato ci sono stati anche un mazzo di carte, uno zainetto, un forma cubetti di ghiaccio, un telo da mare e dei peluche) gli Spectacles si apprestano a tracciare un importante spartiacque nella storia di Snapchat, in grado di dare una forte scossa all’intero ecosistema di servizi di short video sharing.

Ma vediamo nel dettaglio le novità di Snap.

Rebranding

Poiché l’azienda proprietaria dell’app Snapchat ha ampliato così significativamente il ventaglio di servizi e prodotti offerti, contestualmente al lancio degli Spectacles i vertici hanno optato per un renaming che potesse distinguere l’azienda stessa dai suoi prodotti: ecco quindi la nascita di Snap Inc (che, è bene ricordarlo, secondo il WSJ vale attualmente tra i 16 e i 22 miliardi di dollari). L’azienda si presenta come una camera company.

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Design e tecnologia

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Gli Spectacles saranno disponibili in un’unica taglia e in tre colori – nero, corallo e foglia di the. La telecamera si attiva tramite un bottone posto sopra alla lente sinistra: premendolo si attiva la registrazione, della durata di 10 secondi, al termine dei quali si può decidere se aggiungerne altri 10 o 20 ripremendo il tasto rispettivamente una o due volte.

Snapchat Inc cambia nome e lancia gli occhiali Spectacles

Gli occhiali si connettono all’app Snapchat via Wi-Fi (per dispositivi Android) o Bluetooth (con iOS), e caricano i video direttamente nel formato “Memories”. Il formato dei filmati è definito “circolare”: la videocamera degli Spectales registra infatti con un angolo di visione di 115 gradi (simile a quello della nostra vista), e producono video visionabili a tutto schermo sia nel formato orizzontale che in quello verticale.

via GIPHY

 

Gli occhiali sono dotati anche di una memoria interna (non si sa ancora quanto capiente) per salvare una certa quantità di video in assenza di uno smartphone al quale inviarli.

Gli Spectacles non sono ancora disponibili sul mercato: sembra verranno lanciati entro l’anno, al costo di 130$, ma solo in numero limitato. L’azienda vuole infatti testare l’accoglienza del prodotto prima di implementare una produzione su larga scala.

Pubblico

Come ben sappiamo, Snapchat è particolarmente amata dal pubblico più giovane. Secondo molti, il successo dell’app tra gli adolescenti è dovuta alla sua capacità di offrire un’esperienza più spensierata e meno impegnativa di quanto non avvenga con altri servizi, come Facebook o Instagram. Inviare contenuti che non esisteranno più nell’arco di un brevissimo tempo significa poter comunicare, anche se ciò può sembrare paradossale, in maniera più naturale (benché mediata) e soprattutto scevra dai rischi rappresentati dall’insorgenza di pericolosi e purtroppo attualissimi hate speech o fastidiosi troll.

Gli Spectacles si pongono come l’estensione naturale e materiale di questa filosofia: semplici occhiali da sole che, all’occorrenza, possono trasformarsi in una videocamera che registra ciò che i nostri stessi occhi stanno vedendo, mentre le nostre mani sono impegnate in varie attività che non comprendono il sorreggere smartphone.

La promessa di questo brand, benché non ancora formalizzata, può risultare certamente appetibile ad un pubblico molto ampio e non di soli teenager (riuscite ad immaginare di partecipare ad un concerto senza che i vostri occhi debbano attraversare decine di schermi prima di raggiungere il palco?).

Privacy

Chiunque si trovi nel campo visivo di un paio di Spectacles saprà quando stanno registrando grazie all’accensione di una spia luminosa sul fronte. Ma questa misura di prevenzione basterà a evitare l’insorgere di polemiche riguardanti il tema della privacy?

Uno dei motivi per i quali Google rinunciò al lancio sul mercato dei suoi Glass sembra proprio legato alla natura invasiva della tecnologia in spazi pubblici, dove è praticamente impossibile individuarne utilizzi sospetti.

Snapchat Inc cambia nome e lancia gli occhiali Spectacles

Qui trovate la comunicazione ufficiale di Snap sul lancio degli Spectacles.

Look da Silicon Valley cosa mettono nell'armadio i CEO più famosi

Look da Silicon Valley: cosa mettono nell’armadio i CEO più famosi?

Davvero l’abito non fa il monaco? E allora qual è il look da Silicon Valley perfetto? Una domanda spontanea, quando si tenta di sbirciare nei guardaroba di CEO e imprenditori famosi, cominciando dal forse un po’ troppo ostentato armadio monocolore e mono-stile del più famoso degli startupper.

Già, proprio Mark Zuckerberg sembra aver lanciato una moda, aprendo le porte del suo guardaroba su una serie infinita di T-shirt, felpe e magliette tutte uguali e con diverse sfumature di grigio, che nascondono una spiegazione ben precisa:

Voglio che la mia vita sia semplice, di modo che debba prendere meno decisioni possibili, eccetto quelle che servono a migliorare questa comunità.

Come dimenticare, insomma, il pesce d’aprile che aveva come protagonista una collezione “Mark per H&M”?

Look da Silicon Valley cosa mettono nell'armadio i CEO più famosi

Uomini, donne, lavoro e look da Silicon Valley

Eppure, secondo un’indagine della catena britannica Marks & Spencer, le donne lavoratrici impiegano 21 minuti e 58 secondi, in media, ogni mattina per prepararsi per andare sul luogo di lavoro.

Circa 10 giorni lavorativi l’anno, secondo il calcolo di questo report, anche se per evitare perdite di tempo in fatto di look da Silicon Valley, c’è chi preferisce consultare fashion blog in grado ormai di rispondere alle esigenze di stile di tutte, tanto che Forbes ne ha fatto una delle sue classifiche.

Un settore in grado di cambiare i codici di abbigliamento aziendale negli Stati Uniti, soprattutto tra gli uomini, è proprio quello della tecnologia.

Look da Silicon Valley cosa mettono nell'armadio i CEO più famosi

Che dire, ad esempio, del dolcevita nero accompagnato dal più classico dei jeans di Steve Jobs? In quella che era diventata praticamente una uniforme, il fondatore d Apple ha contribuito a ricostruire l’immagine dell’amministratore delegato.

Esattamente quanto ha contribuito a cambiare la nostra idea di design negli oggetti di utilizzo quotidiano.

Look da Silicon Valley cosa mettono nell'armadio i CEO più famosi

Jack Dorsey, Twitter e la nuova immagine del CEO

A modificare, neanche troppo timidamente, l’immagine di uniforme spigolosa per i CEO più famosi del settore tech è recentemente arrivato Jack Dorsey di Twitter.

Decisamente più incline al lusso, la divisa di Dorsey è la giacca di pelle indossata sopra la t-shirt, con jeans e scarpe da ginnastica. Gli abiti però sono griffati Rick Owens e anche le scarpe non lasciano sfuggire una certa ricerca e interesse per la moda.

Di certo non un look da Silicon Valley low-cost, ma sempre in linea con la nuova immagine di AD, che già Marchionne – anche se con meno appeal – aveva contribuito a sdoganare dalla formalità del tailleur, con i suoi pullover.

Look da Silicon Valley cosa mettono nell'armadio i CEO più famosi

Anche lo stile di Aviv Nevo, Venture Capitalist israeliano e americano, si avvicina decisamente a quello di Dorsey, mostrando di fatto una nuova tendenza nel look anche degli uomini di finanza.

Dalla dimessa T-shirt grigia in stile feng shui, alla giacca di pelle d’alta moda, la regola sembra essere una sola: fare del proprio look uno stile e possibilmente uno stile riconoscibile, proprio come se il proprio personaggio fosse il più grande brand.

Pulp racconta la tua vita in un video musicale

L’Irlanda ha una storia ricca di musica e cultura. È da qui che sono nati artisti famosi come Bono degli U2, The Dubliners, Thin Lizzy, Enya, Ronan Keating e molti altri ancora.
Quale città migliore, allora, se non Dublino per accogliere una nuova applicazione di musica?
Sto parlando di Pulp, l’app per iOS che permette agli utenti di creare video musicali personalizzati direttamente dal proprio smartphone.

Mi viene subito da dire: “un servizio assolutamente al passo con i tempi” poiché, dopo l’ascesa di Snapchat, Vine e la new entry Instagram Stories, è sempre più evidente come le persone manifestino il desiderio di comunicare agli altri la propria vita e, nel fare ciò, vanno alla ricerca di strumenti in grado di creare contenuti in modo non solo semplice ma anche innovativo.

Pulp: come funziona?

 

Pulp racconta la tua vita con un video musicale

Scaricando l’applicazione dall’Apple Store potrai godere di un’esperienza coinvolgente e divertente. Come? Grazie alla creazione di video musicali realizzati da mobile mediante l’uso di tantissimi filtri che includono effetti di luce artistici, sfondi animati e meme. Non solo, una volta terminato il video è possibile applicare una colonna sonora a scelta fra oltre 26 milioni di canzoni che Pulp ha acquistato per te, tramite licenza, da Apple. Terminato il video, potrai renderlo pubblico a tutti i tuoi amici con la condivisione sui social network e scoprire tanti altri contenuti divertenti creati dalla comunità di Pulp.

I punti di forza dell’applicazione sono tanti. Oltre all’usabilità semplice e quindi alla portata di tutti, troviamo anche l’elevata fruizione di contenuti video su device; un elemento questo, confermato dai dati prodotti da YouTube: “il consumo di video da mobile sulla piattaforma è in continuo aumento ogni anno”.

Dato questo che non deve essere sottovalutato e al quale si aggiunge l’affermazione di Stan Massueras, uno dei fondatori, secondo il quale “al giorno d’oggi la gente non vuole più solo consumare musica passivamente ma interagire con essa e in questo Pulp ci riesce”.

Pulp:obiettivi per il futuro

Pulp racconta la tua vita in un video musicale

Come dicono i creatori di Pulp (Stan Massueras, Alexandre Passant e Charles Alix, in precedenza dipendenti di Twitter, Facebook e Google) dopo il lancio dell’app, ancora in versione beta, l’obiettivo adesso è quello di raccogliere fondi per aumentare la squadra di ingegneri incaricati di rendere il servizio ancora più fruibile e divertente, con musiche e filtri sempre nuovi e aggiornati.

Grazie a Pulp, ogni giorno i video più creativi vengono condivisi in tutto il mondo.
Che dire! Sono già in molti gli utenti che iniziano a sbizzarrirsi grazie a questa nuova app, e te? Che cosa stai aspettando? 🙂

Twitter vicino alla vendita: Google e Salesforce tra i possibili acquirenti

David Faber della CNBC afferma che la vendita non è imminente ma che Twitter – il social del microblogging creato nel 2006 – è in attesa di ricevere offerte di acquisto ufficiali a breve.

Intanto la Borsa di New York si infiamma e il titolo cresce del 20%.

L’accordo con i colossi del web e il titolo in borsa

Tra i potenziali acquirenti pare ci siano Salesforce e Google.

Non è un segreto che Twitter fosse già aperto alle offerte di acquisizione, ma secondo un nuovo report il social network avrebbe ricevuto manifestazioni di interesse da almeno due aziende tecnologiche di rilievo, Google e Salesforce appunto.

E secondo fonti della CNBC i colloqui per l’accordo starebbero già prendendo consistenza, tanto da far parlare di una vera e propria acquisizione che potrebbe concretizzarsi entro la fine d’anno, mentre altre voci tenderebbero a smentire la reale possibilità di un deal.

Twitter vicino alla vendita: Google e Salesforce tra i possibili acquirenti

Le azioni di Twitter, che sono praticamente state in caduta libera perpetua nel corso degli ultimi due anni, passando dai 69 dollari nei primi mesi del 2014 ai 14 dollari nel maggio di quest’anno, hanno guadagnato in appena un giorno circa il 20%, con una quotazione balzata a circa 22 dollari per azione.

Nel frattempo, TechCrunch ha riportato che l’azienda avrebbe appena perso due membri chiave dello staff, tra cui l’Head del settore TV, Andrew Adashek.

Sempre secondo TechCrunch, anche Microsoft e Verizon sarebbero interessati alla vendita, anche se in questo momento Verizon (che possiede anche AOL), potrebbe avere un po’ troppa carne sulla brace.

LEGGI ANCHE: 7 statistiche sui social media che devi assolutamente sapere

Twitter in vendita, l’unica via di salvezza per il social network?

L’accordo spiegherebbe comunque anche le risorse recentemente investite in nuovi sforzi come il video: la crescita degli utenti, infatti, è in stallo e le entrate sono decisamente in calo da quando il CEO Jack Dorsey ha preso il timone.

Con una inversione di tendenza rispetto alla ormai sempre meno probabile ricerca di un nuovo CEO, l’acquisizione potrebbe in qualche modo rappresentare una salvezza per il social network.

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Come ottimizzare il tuo blog per il Mobile

Il vostro blog è mobile friendly? Se la risposta è no, siate consapevoli che state perdendo una grande quantità di traffico.

Guardatevi intorno, dovunque vi troviate, al ristorante, al parco, in un  centro commerciale, sul treno, la gente ha il naso incollato allo schermo del proprio smartphone. Queste persone non sono impegnate in telefonate, ma bensì stanno semplicemente fruendo dei  contenuti presenti online,  interagendo con l’universo digitale in qualsiasi luogo si trovino.

Più della metà delle ricerche su Google sono effettuate da un dispositivo mobile, quasi 900 milioni di persone accedono a Facebook attraverso il proprio smartphone ed è proprio su questo diffuso e quasi “maniacale” comportamento degli utenti che bisogna costruire le proprie strategie di mobile marketing.

Scopriamo come rendere il vostro blog perfetto per il lettore mobile e social.

Primo check: il tuo blog è ottimizzato per i dispositivi mobile?

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Mobile first, questa la parola d’ordine per entrare nelle grazie di Google ed essere maggiormente visibili: il motore di ricerca numero uno già dal 2015 ha evidenziato la sua simpatia per i siti responsive, introducendo un aggiornamento del suo algoritmo che penalizza sia in termini di traffico che di ranking i siti non ottimizzati per il mobile.

LEGGI ANCHE: Perché il mobile marketing è molto di più di una semplice opzione

Se per creare il vostro blog utilizzate uno delle tante piattaforme di editoria, come WordPress o Weebly, è molto probabile che il vostro sito sarà responsive, e si adatterà automaticamente a qualsiasi device, ma conviene sempre fare una verifica, in quanto alcuni temi scelti potrebbero non essere mobile-friendly.

Esistono diversi tool gratuiti per verificare come un sito viene visualizzato da mobile, primo fra tutti quello  messo a disposizione da Google nella console di Google Developers.

Google’s Accelerated Mobile Pages

La velocità di qualsiasi sito web è alla base del successo: se le pagine del tuo blog caricano troppo lentamente questo delude le aspettative degli utenti e li spinge ad abbandonare la lettura.

A risolvere in parte questa problematica ci ha pensato Google con il suo nuovo progetto open source Google’s Accelerated Mobile Pages (AMP) che consente agli utenti di visualizzare contenuti online su dispositivi come smartphone e tablet in meno di un secondo.

https://www.youtube.com/watch?v=WrpkFROqR0Q

Il concetto è semplice: Google AMP da agli editori la possibilità di rendere il proprio sito quattro volte più rapido da mobile rendendo la lettura decisamente più fluida e istantanea.

La nuova feature di Google non solo influisce sulla velocità ma anche sulla visibilità del vostro blog, l’ingegnere di Google Besbris ha spiegato che quando ci sono due versioni di una pagina, il motore di ricerca preferisce il link alla versione AMP.

Facebook Instant Articles

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Anche l’azienda di Menlo Park, si apre al mondo mobile, mettendo a disposizione degli editori una nuova feature, che consente di caricare in modo immediato i propri contenuti editoriali direttamente all’interno di Facebook.

I contenuti avranno così dei tempi di caricamento decisamente brevi favorendo così l’esperienza di lettura degli utenti.

Con Instat Articles non solo i tempi di caricamento sono più veloci di 10 volte rispetto ai normali articoli web, ma diminuisce del 70% la probabilità d’ abbandono da parte del lettore, e aumentano del 30% le condivisioni.

E voi cosa state facendo per rendere mobile friendly i contenuti del vostro blog?

Week in Social: l’intelligenza artificiale salverà il mondo, e molto altro

Questo post non è stato scritto da un’intelligenza artificiale, anche se questa settimana pare tutto vada in quella direzione. Ma facciamo un passo indietro, nel caso in cui vi foste persi le grandi novità in ambito social della settimana.

Hello Google Allo

Il gigante dei giganti, Mr Google, ha lanciato l’atteso Allo, una piattaforma smart di messaggistica che sfida Facebook Messenger e WhatsApp e disponibile su Play Store e App Store. Potrete usarla per chat singole o di gruppo, inviare foto, video, emoticons, stickers e condividere la vostra posizione. Tutto qui? Certo che no.

Una peculiarità è che potrete avviare chat in incognito che crittograferanno la vostra conversazione, dando vita a messaggi che si autodistruggeranno dopo il tempo selezionato. How cool!

Ma, soprattutto, Google Allo soddisferà la vostra curiosità di chiacchierare con l’intelligenza artificiale attraverso un bot che vi apparirà come un qualunque contatto della rubrica. Ma di che parlare con un computer? Potete chiedere quello che chiedereste al motore di ricerca, ma utilizzando il linguaggio di tutti i giorni. Le risposte, riguardanti previsioni meteo, informazioni su luoghi e curiosità, portano essere anche inserite in cheti di gruppo.

allo

Non mancano i dubbi e le polemiche sulla privacy, ma lasciamo che vi facciate un’idea, magari partendo dalla frustrante conversazione che un giornalista di Vice ha provato a intrattenere con Allo proprio su questo argomento.

WhatsApp

Numerose le novità che la piattaforma di instant messaging propone.

Ecco, intanto sarà possibile inserire le GIF.

Inoltre, digitando il simbolo @ seguito da un nome in una discussione, sarà possibile taggare altri utenti, proprio come su Facebook.

In fondo sono cugini, no?

Facebook e la cura del cancro

Questa volta Zuck non si limita alla sua sfera di competenza: la news è, infatti, che il nuovo progetto Chan Zuckerberg Initiative punta a debellare il cancro. Sì, 3 miliardi di dollari saranno investiti nei prossimi 10 anni in un’unità di computazione biologica. Trattare il corpo come un computer invaso da un virus e riprogrammarlo affinché guarisca.

L’intelligenza artificiale, inoltre, sarà utilizzata per  aiutare nella cura dei disturbi neurologici, analizzare i genomi tumorali e i chip per monitorare i flussi sanguigni e diagnosticare le malattie più velocemente.

Ma Menlo Park non è tutta filantropia. Altra novità, infatti, riguarda il Facebook marketing con l’introduzione di nuovi prodotti per l’analisi dei dati, perché “fornire dati verificati ai marketer è uno dei modi più importanti per fare in modo che possano accrescere il loro business”. Tra i più rilevanti troviamo il pacchetto Nielsen Catalina Solutions che aiuterà i pubblicitari a comprendere l’impatto di Facebook e Instragram sulle vendite in-store. Qui (http://www.adweek.com/socialtimes/facebook-measurement-products-integrations/645176) tutti i dettagli.

Instagram e i suoi 500.000 inserzionisti

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Sono infatti oltre 500.000 inserzionisti che utilizzano Instagram per accrescere il proprio business, un numero che è più che raddoppiato in soli 6 mesi. Tra loro aziende di ogni tipo e dimensione, capaci di attrarre utenti diversi, tanto che il 50% degli Instagrammer risulta seguire almeno un business e il 60%  di loro dichiara di essere venuto a conoscenza di un prodotto o servizio tramite Instagram. Secondo i dati dell’azienda, infatti, il 75% degli utenti (tra cui probabilmente anche tu) agisce dopo essere stato ispirato da un post visto sulla piattaforma, ad esempio andando a visitare un sito web, facendo una ricerca, un acquisto, dicendolo a un amico.

E dopo tante novità social, vi auguriamo un ottimo week end e vi aspettiamo la prossima settimana!

Cosa fa l’Healthcare Marketing per un’azienda?

Healthcare Marketing: come si applica nell’attività quotidiana? In cosa consiste?

Vi sono elementi che fanno la differenza per chi ha aperto un’attività legata all’universo health, principi e processi legati al digital marketing che si sposano correttamente con con questa tipologia di business e che costituiscono un potenziale fattore di crescita rispetto ai concorrenti.

Di seguito ti proponiamo una serie di circostanze concrete che inseriscano l’Healthcare Marketing nel contesto lavorativo del quale ti occupi e che possono essere gestite con efficienza.

L’organizzazione con tutti gli attori in gioco

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  • Come si relaziona uno studio medico o una farmacia con i suoi fornitori?
  • Come si gestisce il flusso di informazioni che vengono fornite dai pazienti?

Se coloro che si occupano di salute sono focalizzati sulla diagnostica, vi è tutta una serie di informazioni e relazioni preziosa che non può essere lasciata al caso.

Avere una figura specializzata nell’Healthcare Marketing da la possibilità di organizzare al meglio tutti gli aspetti produttivi legati ad una attività sanitaria, garantendo indipendenza a chi fornisce esternamente questi servizi, ed allo stesso tempo dando a chi opera in questo mondo tutti gli strumenti per tenere sempre sotto la lente di ingrandimento tutti i comparti aziendali.

La potenza dei social

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Da più parti si insiste con l‘importanza dell’essere su internet e sui social affinché si possa avere successo per la propria azienda.

Se in alcune categorie questo tipo di attività è più consolidato, come si applicano strategie di content marketing per chi si occupa di salute?

L’Healthcare Marketing ti consente di affrontare un percorso tarato sulle esigenze uniche legate a queste professioni.

Una sorta di abito digital cucito addosso alle professioni mediche.

Anche nell’health è tutta una questione di brand

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Studi privati, farmacie, aziende che si occupano di biotecnologie, sono aziende a tutto tondo che hanno bisogno, come qualsiasi altra, di creare un brand attorno all’attività ed ai professionisti che la svolgono.

Può sembrare superfluo ma i parametri che fanno sì che un paziente scelga un medico piuttosto che un altro non sono poi così diversi da quelli che segue nel fare la spesa anzi, la soglia d’attenzione è ancora più alta vista la delicatezza rispetto alla propria salute.

Un manager specializzato in healthcare marketing è una figura di raccordo che conosce entrambi questi aspetti ed è in grado di esaltare la propria attività. Possederla nel proprio staff può risultare cruciale per aumentarne i profitti

PR e Marketing: come si raggiungono i consumatori?

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Il rapporto con i clienti/pazienti: una questione di fiducia. Molto spesso una famiglia si affida al proprio medico come se ne fosse parte integrante e fa fatica a cambiarlo anche quando questi non risponde alle proprie esigenze.

L’Healthcare Marketing fornisce competenze per raggiungere al meglio chi è già un tuo cliente affezionato ma soprattutto consente di intercettare tutti coloro i quali hanno bisogno di assistenza ma non sanno come scegliere, dove scegliere e chi scegliere.

Senza affidarsi ad esterni, chi si specializza in questa branca del marketing è in grado di capire modalità di ingaggio, i mezzi più adatti, le campagne che hanno migliori probabilità di successo.