Nel cuore di Big G: l’esperienza del Google I/O 2016

Manuel Cugliari

Quest’articolo è scritto da Manuel Cugliari, Head of R&D di Justbit.

Metti una mail di Google, che comunica di aver selezionato Justbit per partecipare all’evento più atteso dell’anno, un volo di 14 ore verso San Francisco e qualche miglia sulle autostrade americane, direzione Mountain View. In poco tempo sei nel quartier generale di Big G, che ti accoglie con un kit di sopravvivenza contenente l’essenziale – Google Cardboard compresi – per una full immersion nel prossimo futuro.

Partecipare al Google I/O significa respirare per tre giorni innovazione a pieni polmoni. Basta guardarsi intorno per capire che si è nel cuore del cuore della tecnologia: atmosfera vibrante, tazze di caffè americano fumanti e byte ovunque. Un concentrato di cervelli, idee e visioni.

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L’evento è un reticolo di conferenze, office hours e fireside chat: puoi ascoltare il keynote da brivido di Sundar Pitchai, CEO Google, sotto il sole californiano e scegliere di sederti a tavolino con gli sviluppatori di Google Drive alla ricerca di una soluzione per un bug incontrato mentre eri seduto alla tua scrivania; puoi partecipare a delle tavole rotonde sulle soluzioni Google più innovative e confrontarti con sviluppatori di tutto il mondo su nuovi progetti allo stato dell’arte.

Nel frattempo, con le sue novità, Big G ti conduce in un mondo caratterizzato dalla naturalezza della comunicazione e da interazioni utente-device sempre più avanzate, grazie al machine learning e al natural language processing. Un nuovo eco-sistema, costituito da diversi elementi. Una nuova intelligenza, Google Assistant, sempre più evoluta e in grado di apprendere e imparare giorno dopo giorno a dialogare in maniera spontanea con l’utente. Anche dentro casa, grazie a Google Home. Una tecnologia, Android Wear 2.0, che permea l’utente rendendo le persone sempre più  connesse – anche senza bisogno di uno smartphone.

Un miglioramento dei processi comunicativi che coinvolge anche le interazioni tra gli utenti:  è il caso di Allo, la nuova applicazione di messaggistica, un ibrido tra Whatsapp e Snapchat, con un ingrediente in più, l’intelligenza. Allo permette di parlare con Google come fosse un amico o accettare i suoi suggerimenti quando si comunicano le proprie emozioni a qualcuno utilizzando le immagini. Mentre Duo, la nuova applicazione per video chat, garantisce prestazioni sempre più avanzate e permette di avviare la comunicazione tra gli utenti ancor prima che il ricevente accetti la chiamata.

D’altra parte la nuova piattaforma evoluta di realtà virtuale del progetto Daydream riscrive il concetto di “limite” attraverso una concezione di realtà immersiva spinta ai massimi livelli, grazie a un nuovo controller che permette all’utente di agire all’interno del mondo ricreato con il VR.

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Minimo comune multiplo di tutte le novità presentate al Google I/O 2016 è Android N: le innumerevoli evoluzioni del sistema operativo in arrivo in estate rendono possibile queste nuove forme di interazione in termini di affidabilità della tecnologia, sicurezza dei dispositivi e incremento generale delle prestazioni.

A tutto ciò si aggiunge un insieme di servizi e innovazioni tecnologiche che hanno cadenzato la tre giorni di Montain View: al web fisico e agli strumenti di sviluppo sempre più potenti si affiancano servizi cloud user-friendly, caratterizzati da una semplicità di utilizzo che fa da controaltare alla complessità tecnologica messa in campo da Big G per offrire immediatezza di interazione e fruibilità all’utente. E ancora, alla Conferenza è stato possibile toccare con mano l’innovazione Google nei corner dedicati ad Android Car, Android Audio, Robot Android con diversi livelli di complessità (come bracci robotici che dipingono e dispositivi che navigano autonomamente) e Google Self-Driving Car, soluzione ormai giunta a un buon livello di maturità.

Con il Google I/O 2016 diventa sempre più chiara l’accelerazione del colosso del web verso il mondo del software e del SaaS (software as a service): lo dimostrano i temi e le novità affrontate, così come la scelta di regalare a tutti i partecipanti della Conferenza un abbonamento di 500 dollari in servizi Cloud piuttosto che dispositivi hardware di ultima generazione, come accadeva nelle edizioni precedenti.

72 ore intensissime nelle quali abbiamo guardato, dalla prima fila, ai trend del nuovo anno.

Un bagaglio di idee e novità che abbiamo messo nella nostra valigia e riportato in Italia per farne tesoro.

Corso Online Performance Marketing Update

Dai Canvas agli Instant Articles: 6 cose che forse non sai sulle nuove forme di advertising

Gli strumenti di advertising cambiano, si adattano ai nuovi trend dei social network. Mutano in relazione alle esigenze degli utenti, ai loro gusti, a come orientano la propria “tolleranza” alla somministrazione di contenuti pubblicitari.

Così come in altri settori del digital, ciò che sapevi fino a ieri potrebbe essere superato già oggi, per questo Ninja Academy ha studiato un Update del suo corso online in Performance Marketing che ti metta al passo con le novità di mercato.

Ciò che stai per leggere è un insight su alcuni dei contenuti del modulo curato da Luca La Mesa, uno dei tre docenti che si occupano del corso.

Abbiamo quindi deciso di proporti 6 tra alcune delle maggiori novità che Facebook ha adottato per rinnovarsi, scommettiamo che non le hai notate tutte? 😉

#1 I Facebook Canvas

Corso Online Performance Marketing Update

Senza alcun dubbio una di quelle piccole rivoluzioni che cambieranno l’essenza stessa del native advertising per mobile, i Canvas sono dei contenuti a tutto schermo che liberano la creatività di chi deve pubblicizzare un brand o un determinato prodotto e sino ad oggi si è trovato confinato dalla proposizione classica.

Possibilità di inserimento di animazioni, una grafica che supera lo scroll verticale o il mero carousel. Si tratta di un prodotto che diverte, intrattiene, coinvolge.

Nelle prime analisi di fruizione di questo strumento un dato è esplicativo sulla sua efficacia: il rapporto di commenti inseriti ad un Canvas rispetto ad un video è di 1 a 10!

#2 Gli Instant Articles

Corso Online Performance Marketing Update

Facebook la fa da padrone, e con gli Instant Articles prova a diventare un publisher oltre che una piattaforma social. Un qualsiasi editore può decidere di caricare i proprio contenuti affinchè entrino nel news feed senza alcun passaggio verso browser esterni e neanche quello ad hoc di Facebook.

Il tempo di attesa per fruire di un contenuto è pari a 0, il che è un fattore decisivo affinchè un utente rimanga su quell’articolo, con maggior chance che quest’ultimo sia condiviso e che il suo successo aumenti in maniera esponenziale.

Funziona? Pare proprio di sì, i dati dicono che il tasso di “abbandono” rispetto ad un contenuto in maniera standard è inferiore del 70%.

#3 Facebook Live

Corso Online Performance Marketing Update

Questo è uno dei boost più importanti per lo sviluppo del social network dei prossimi anni, parola di Zuckerberg.

I video sono e saranno lo strumento principale per ridefinire innanzitutto il concetto stesso di “condivisione” ma si tratta di uno strumento importantissimo per i brand.

Innanzitutto perchè annullano ogni distanza rispetto alla propria audience. Con una diretta un brand può farsi carne e dare la possibilità di un contatto diretto rispondendo ai commenti magari. Un concetto astratto come un marchio diventa qualcosa di reale, tangibile e col quale interagire.

#4 Le Reactions

Corso Online Performance Marketing Update

I social media manager di tutto il mondo hanno accolto questa novità con giubilo indiscusso. Le reazioni danno la possibilità di stratificare e cristallizzare l’impatto emotivo procurato da un determinato contenuto sul social.

Se il vecchio e caro “mi piace” era tutto da interpretare attraverso l’incrocio di sentiment mostrati nei commenti per dire, ora con le reactions ogni utente ha il modo di esprimere con semplicità ed in maniera intuitiva cosa pensa di un post che ha appena visualizzato.

Sforzo zero per noi, dati complessi per chi si occupa di performance, meglio di così!

#5 Le inserzioni dinamiche dei prodotti

I dynamic products ads sono uno strumento ideato per l’eCommerce. Finalmente si potranno costruire campagna con una maggiore automazione, lasciando a Facebook il compito di aggiornarle in relazione alla propria strategia di advertising.

Il giusto ad per il pubblico più adatto nel momento più propizio, la sacra triade per massimizzare le probabilità d’acquisto.

#6 Come sono cambiati gli ads su Instagram

Corso Online Performance Marketing Update

Instagram oramai fa parte dell’universo Facebook a pieno, e sta cambiando per avvicinarsi alle esigenze dei marketer. Un maggior orientamento al business ha prodotto modifiche profonde nei contenuti pubblicitari presenti nel flusso del feed del Foto-social.

Vediamo alcune delle novità:

  • Introduzione video da 60 secondi
  • Da post al web: i contenuti portano ai siti istituzionali dei brand
  • Nuovo algoritmo: non più ordine cronologico ma secondo gli interessi

 

Come avrai potuto notare, abbiamo solo grattato la superficie delle novità introdotte da Facebook per chi si occupa di advertising eppure siamo di fronte a delle vere e proprie rivoluzioni.

Per saperne di più scopri su Ninja Academy cosa ti attende se deciderai di iscriverti al corso online in Performance Marketing Update!

Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing: Buzz, Engagement e Reputation

Cosa dicono di te quando non ci sei? I mercati sono conversazioni: soprattutto online, dove oggi consumatori e stakeholder creano un oceano di dialoghi, accessibili a chi lavora nel marketing e nella comunicazione istituzionale. Ma pochissimi hanno imparato a leggere questi dati e coglierne le opportunità competitive: l’ascolto, unito alla capacità di reagire in tempo reale, può fare la differenza tra il successo e l’insuccesso online.

Scopri il Corso

Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing

Il Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing di Ninja Academy con Giovanna Montera [Chief Marketing Officer @ Viralbeat], Viola Guastafierro [Chief Operating Officer @ Viralbeat] e David Consolazio [Netnographic Researcher @ Viralbeat], presenta strategie, metodi e strumenti per scoprire come si attiva, si gestisce e si monitora una conversazione nel tempo con gli utenti, allo scopo di arricchire la forza, l’autorevolezza e le opportunità di business del proprio brand sia online che offline.

Seguendo questo corso imparerai a:

  1. Attivare una campagna di Digital PR
  2. Proteggere la brand reputation sul web
  3. Identificare e coinvolgere gli influencer del tuo mercato
  4. Misurare reach ed impatto di un’azione di Digital PR
  5. Monitorare le metriche vitali dell’approccio netnografico alle Digital PR

Come funziona il Corso Online?

Il Corso Online in Digital PR & Influencer Marketing è pensato per tutti coloro che lavorano nella comunicazione d’impresa o nelle relazioni pubbliche e vedono nel digitale un’opportunità non ancora pienamente colta. Per massimizzare l’esperienza di apprendimento e consolidare al massimo le competenze trasmesse, Ninja Academy aggiunge una Bonus Track gratuita di 5 ore formative On Demand extra con Matteo Flora.

Puoi seguire le lezioni del Corso Online in diretta per gli appuntamenti Web Live e quando vuoi per la didattica On Demand, accedendo dal web ad un’aula virtuale.

  • La didattica è completamente online: è erogata in parte attraverso dirette Web Live ed in parte attraverso contenuti On Demand
  • I Question Time in diretta sono progettati come momenti di confronto con i docenti in cui potrai esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare agli appuntamenti live nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di Partecipazione

Leggi l’opinione di chi ha seguito le precedenti edizioni del corso:

testimonianze ninja academy

Vuoi una demo del corso? Martedì 12 Luglio partecipa gratis alla Free Masterclass per conoscere i tuoi docenti ed il loro metodo di insegnamento: Digital PR: come individuare e coinvolgere gli influencer della rete

  • Webinar Live ed On Demand per apprendere tecniche e nozioni
  • Accesso alla piattaforma online
  • Video e slide dei corsi sempre disponibili e consultabili online in modalità On Demand
  • Servizio di Placement, sezione Jobs e Career Consultant sempre a tua disposizione
  • Syllabus didattici validati da un Advisory Council, a garanzia dell’aggiornamento professionale
  • Certificato di Partecipazione al Corso

Scopri il Corso

PREZZO: 299€ iva inclusa

Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

4 concetti base per guidare il tuo eCommerce verso il successo

4 concetti base per costruire un eCommerce di successo

In una gara automobilistica non sempre arriva prima la vettura più potente, ma quella che meglio si adatta alla strada; allo stesso modo per creare un eCommerce di successo non devi necessariamente investire più degli altri, hai solo bisogno di una buona strategia.

Per competere con i megastore più popolari della rete non ti basta avere una marcia in più: ecco qualche consiglio per elaborare una strategia 4×4 che ti permetta di raggiungere i tuoi obiettivi.

LEGGI ANCHE: 13 idee per migliorare l’eCommerce con i video di Vine e Instagram

#1 Aumentare le vendite incrementando il traffico

La strada giusta per un eCommerce di successo

Per ottimizzare le prestazioni del tuo eCommerce devi necessariamente riuscire a far giungere il maggior numero possibile di persone sul tuo sito: maggiore sarà il traffico, maggiore sarà la possibilità di incrementare le vendite.

Ma prima di investire il tuo budget è bene considerare alcuni elementi che potrebbero migliorare la visibilità del tuo store virtuale.

  1. Dirigi il traffico sulle landing page dei prodotti anziché sulla homepage. Se l’utente trova un annuncio nella SERP è perché sta cercando un determinato prodotto: indirizzando la visita alla home del tuo sito aumenti la possibilità di abbandono della pagina. Dirigendo invece il traffico sulle pagine dei prodotti o della categoria merceologica, ridurrai il tasso di rimbalzo ed aumenterai il tempo di permanenza sulla pagina, ottimizzando il tuo investimento pubblicitario e aumentando le possibili conversioni.
  2. Utilizza descrizioni originali ed ottimizzate per la SEO per i tuoi prodotti. Descrivi i tuoi prodotti in maniera originale e creativa, fornisci a chi effettua la ricerca le informazioni che desidera ricevere. Non dimenticare però di fornire gli elementi da indicizzare ai motori di ricerca: utilizzare le giuste parole chiave e curare la Search Engine Optimization ti permetterà di farti trovare nella ricerca organica, riducendo così i costi di advertising.
  3. Rendi il tuo eCommerce mobile friendly. Il traffico da dispositivi mobile aumenta sempre più rispetto alle connessioni da PC: smartphone e tablet ci consentono di fruire della rete in molti più contesti. Oltre al fatto che Google offre maggior rilievo ai siti con un responsive layout, un sito non ottimizzato offrirebbe una pessima user experience ai visitatori da rete mobile.
  4. Ottimizza la tua spesa pubblicitaria. Non limitarti agli A/B test per migliorare le tue inserzioni su AdWords: sperimenta l’advertising sulle piattaforme social. Facebook Ads permette di ben calibrare le opzioni di targeting e retargeting ed offre la possibilità di pubblicizzare il tuo e-commerce anche su Instagram. Senza contare che Pinterest offre il migliore ROI pubblicitario, quasi doppio rispetto a quello di Facebook.

#2 Un miglior Customer Journey per un eCommerce di successo

La strada giusta per un eCommerce di successo

Un aspetto fondamentale da curare per aumentare le vendite è la qualità del Customer Journey, il viaggio che l’acquirente compie effettuando il processo di vendita: non solo la transazione, ma anche l’esperienza e i vissuti ad essa correlati.

Ci sono molti parametri che possono modificare la customer experience, soddisfare la clientela ed aumentare le conversioni.

  1. La velocità è tutto nell’eCommerce. Il tempo è denaro, e per fare più soldi dovrai far risparmiare tempo all’acquirente. Innanzitutto dovrai controllare le performance del tuo sito: se troppo lento, l’utente potrebbe abbandonarlo prima di concludere la transazione. Poi devi velocizzare il processo di vendita, eliminando i passaggi superflui. Ad esempio uno dei tassi di abbandono più alti si ha nel momento in cui si chiede all’utente di registrarsi; per ovviare a questo problema si può chiedere di registrarsi in seguito o rendere opzionale la registrazione.
  2. L’usabilità della piattaforma migliora l’esperienza d’acquisto. Per far sì che il viaggio nel vostro sito web sia piacevole, rendetelo semplice da utilizzare. Un percorso chiaro e tasti grandi aiutano, posizionate in bella vista il pulsante cerca, ma ricordati di testare continuamente l’usabilità della piattaforma: gli A/b test possono aiutare a scegliere le soluzioni più adatte e l’Heat Mapping può farci comprendere dove gli utenti focalizzano l’attenzione.
  3. Comprendi il tuo pubblico. Il tuo successo è legato alla capacità di conoscere i tuoi possibili acquirenti. Aiutati con le ricerche di mercato e analizza i dati della tua attività per comprendere le caratteristiche delle persone a cui interessa la tua attività. Differenzia il customer journey delle varie tipologie di utenti facendoli giungere su differenti landing page impostate in base alle loro caratteristiche.
  4. Metti il turbo alle tue vendite. Oltre ad aumentare le vendite, per rendere il tuo un eCommerce di successo devi cercare di aumentare la spesa media per utente. Ci sono vari metodi per farlo senza importunare il cliente. Puoi proporre un upsell, una versione del prodotto più costosa ma più completa. Oppure puoi fare cross-selling, cioè suggerire l’acquisto di prodotti simili.

#3 Un engaging eCommerce può aumentare le vendite

4 concetti base per guidare il tuo eCommerce verso il successo

Quando usciamo per fare shopping ci facciamo attrarre dalle vetrine colorate, dai saldi e dalla pubblicità. Quando cerchiamo online vogliamo un’esperienza coinvolgente e ancor prima fare l’acquisto in sicurezza.

  1. Costruisci la tua reputazione. Conquista la fiducia dei tuoi acquirenti: pubblicizza le garanzie dei prodotti e le schede tecniche; usa metodi di pagamento certificati; rispondi alle domande e risolvi i dubbi.
  2. Fai che le persone parlino di te. Inserisci la possibilità di lasciare feedback sul processo d’acquisto, incoraggia gli utenti a recensire i tuoi prodotti e metti in mostra ciò che gli acquirenti dicono di te. Non avere paura delle critiche e sii aperto al dialogo.
  3. Raccontati ed interagisci sui social. Per guadagnare la fiducia e instaurare una relazione con le buyer persona della tua attività non c’è metodo migliore di essere presenti sui social network: oltre ad essere un efficace strumento di promozione, i social media consentono di creare un dialogo tra l’acquirente e il venditore.
  4. Coinvolgi e diverti il tuo pubblico. Tramite il sito e i social network devi coinvolgere la tua clientela e intrattenerla: crea contest con piccoli premi; distribuisci simpatici tutorial sull’utilizzo dei tuoi prodotti; rendili protagonisti della tua comunicazione!

#4 Fidelizzare l’acquirente per un eCommerce di successo

4 concetti base per guidare il tuo eCommerce verso il successo

Convincere ad acquistare un utente già interessato alla tua merce è più semplice rispetto a coinvolgerne uno che non ha manifestato interesse per ciò che vendi; inoltre conquistare la fiducia di un nuovo cliente e superare le resistenze all’acquisto costa molto più che convincere un acquirente a tornare nel tuo negozio.

Per questo riuscire a vendere anche in un secondo momento a chi visita il tuo store e fidelizzare la tua clientela sono strategie convenienti per il tuo eCommerce di successo.

  1. Aggiungi una Exit Lightbox al tuo sito. Non tutti arrivano nel tuo store per comprare, ma aggiungendo una Exit Lightbox, una finestra che si apre quando l’utente sta per chiudere il sito, potresti chiedere di registrarsi alla tua mailing list per ricevere informazioni e promozioni.
  2. Migliora il tuo retargeting. Hai mai notato che quando effettui la ricerca di un prodotto sul motore di ricerca, poi te lo ritrovi in tutti gli annunci per mesi, anche sui social network? Grazie ai cookies che ricordano gli interessi dei tuoi acquirenti puoi retargetizzare i tuoi annunci puntando a persone che hanno già cercato quel prodotto ed arrivare più facilmente ad una conversione.
  3. Personalizza la tua mailing list. Non mandare a tutti la stessa mail, ma personalizzala in base agli interessi di ciascun gruppo di clienti, settando la comunicazione in base ai loro acquisti. Inoltre puoi mandare delle mail che suggeriscano prodotti simili a quelli aggiunti alle wishlist e mail che ricordino ai clienti che hanno abbandonato il carrello virtuale pieno nel tuo store, offrendo loro una promozione per convincerli a completare l’acquisto.
  4. Offri assistenza post vendita. Il metodo migliore per fidelizzare il cliente è offrire supporto in seguito alla vendita, risolvendo eventuali problemi e fornendo tutorial e consigli su come usufruire al meglio dell’acquisto effettuato.
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Employee Engagement: segui il Ninja Talk e rendi i dipendenti i migliori ambasciatori del tuo brand

Abbiamo imparato che i Social Media hanno un ruolo fondamentale nel costruire il posizionamento di un’azienda, ma i social rispondono anche ad un bisogno umano di instaurare relazioni, diventando un potente veicolo per costruire rapporti e condividere informazioni con il nostro network.

Ogni azienda oggi può diventare più  attiva e coinvolgente sui social e può costruire relazioni con i propri dipendenti e candidati, coinvolgendo i dipendenti in una strategia editoriale su LinkedIn.

Il potenziamento del recruitment non può più prescindere dalla creazione e dalla gestione di un employee network, per questo durante il prossimo Ninja Talk del 7 giugno dedicato a “Employee Engagement” scopriremo come rendere i dipendenti i migliori ambasciatori del brand aziendale.

Per approfondire i contenuti del corso e conoscere gli step strategici e le buone pratiche da seguire per coinvolgere i dipendenti nella partecipazione al processo di recruitment aziendale, abbiamo rivolto qualche domanda a Cristina Arbini – Social Recruitment & Employer Branding Problem Solver LinkedIn Italia – docente della sessione dedicata all’Employee Engagement.

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Quali sono le difficoltà che le aziende incontrano nel coinvolgere i propri dipendenti?

L’employee engagement per un’azienda è, ormai, non solo un’opportunità da cogliere, ma sempre più un elemento essenziale sia a livello di comunicazione interna, sia a livello di brand reputation verso un pubblico di possibili talenti e clienti da attrarre.

Sono proprio i dipendenti, infatti, a essere i migliori ambasciatori di un’azienda. Se un dipendente diventa promotore della propria azienda, questa ne trae beneficio in entrambi i sensi. Ecco perché una buona comunicazione interna delle attività, dei valori e degli obiettivi aziendali è uno dei primi passi che le organizzazioni devono mettere in pratica.

Fare investimenti in questo senso sarà la base per permettere ai dipendenti di avere una visione ampia e definita della società per cui lavorano e di cogliere l’importanza di una strategia di comunicazione esterna che li coinvolga in prima persona. Ad esempio è possibile organizzare meeting programmati per tutta l’azienda, istituire una newsletter interna o utilizzare piattaforme come LinkedIn Elevate, che permette alle aziende di condividere contenuti con i propri dipendenti perché questi possano a loro volta condividerli con il loro network.

Quali sono gli effetti misurabili dell’Employee Engagement su LinkedIn?

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Una strategia di employee engagement può portare benefici a un’azienda sia internamente sia esternamente. Nel primo caso, può influire positivamente sul tasso di retention dei dipendenti che, sentendosi più vicini alla cultura aziendale e al management, tendono ad essere più felici in azienda e più soddisfatti del lavoro che svolgono. Nel secondo caso, può influire positivamente su diversi fattori, come la brand awareness e l’attrazione di nuove risorse.

La creazione e la gestione di una pagina aziendale su LinkedIn consente di presentare il proprio brand e di coinvolgere la target audience di riferimento, inclusi potenziali dipendenti e clienti. Incoraggiare i dipendenti a condividere e commentare questi contenuti, come anche a partecipare attivamente ai gruppi e alle discussioni su LinkedIn, è quindi un’azione chiave che li trasforma da semplici ascoltatori a promotori di valore ed expertise.

Per ottenere risultati significativi, l’azienda deve restare autentica e fedele alla sua identità. Rispetto a quanto accadeva in passato, chi oggi entra nel mondo del lavoro ha accesso a molte più informazioni su cosa significhi lavorare in una determinata azienda. Di conseguenza, è possibile non solo verificare le affermazioni relative alla cultura aziendale tramite la propria rete di contatti, ma anche condividere eventuali esperienze negative con un grande pubblico.

Assicurarsi che l’immagine pubblica dell’azienda corrisponda all’effettiva esperienza di chi vi lavora è quindi ormai fondamentale e imprescindibile. I social media sono la vetrina ideale per presentare ai potenziali candidati un quadro realistico dell’ambiente di lavoro in termini di posizioni disponibili, cultura aziendale ed equilibrio tra attività professionale e vita privata. Per questo motivo, può essere funzionale invitare i dipendenti a condividere le loro esperienze e attività lavorative sia attraverso i profili personali e i gruppi, sia tramite aggiornamenti nella pagina aziendale.

Quali livelli occorre coinvolgere in una strategia di Employee Engagement?

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Quando si parla di employee engagement, tutti devono sentirsi inclusi – dal CEO al neolaureato che entra in azienda grazie a uno stage, passando per le divisioni delle Risorse Umane e della Comunicazione.

Solo quando tutte le parti di un’azienda riconoscono quali sono gli obiettivi condivisi e lavorano insieme per raggiungerli, infatti, la cultura dell’organizzazione prende davvero vita. In LinkedIn, ad esempio, abbiamo un valore chiave chiamato “Act like an owner”, un principio che rende ogni dipendente libero di dare vita a progetti dei quali essere responsabile. Questo ci aiuta a sentirci ancor più parte del successo dell’azienda, aumentando allo stesso tempo la nostra produttività e soprattutto avvicinandoci al lavoro dei nostri sogni.

 

Ricapitolando:

Ninja Talk – Free Webinar

“Employee Engagement”

martedì 7 giugno 2016 dalle ore 13 alle 14

ISCRIVITI ORA AL NINJA TALK

e diventa un #LinkedInNinja!

I posti per la diretta sono limitati ma se non riesci a collegarti potrai recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nella tua Area Utente.

7 vizi dei social media, visti con gli occhi di Shakespeare

L’eco delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare arriva da tutto il mondo. Il 2016 è un anno importante per la storia della letteratura occidentale e l’Italia, si sa, è stata sempre un posto speciale per il Bardo (che forse non vide mai il nostro paese con i propri occhi, ma cosa importa!). Per un paese speciale, c’è una regione ancora più iconica: è il Veneto di “Giulietta & Romeo”, de “La Bisbetica Domata”, di “Othello” e di quel “Mercante di Venezia” che prende ispirazione a piene mai dai luoghi storici del Ghetto, che proprio quest’anno (meraviglia della storia!) ricorda i 500 anni dalla sua istituzione.

ghetto

Tra le numerose iniziative culturali che stanno proliferando merita una menzione speciale “Shakespeare in Veneto“, un inedito tour teatrale nei luoghi storici delle opere del poeta di Stratford-upon-Avon.

Tra i talentuosi attori della compagnia (impegnati in ben 60 spettacoli fino a dicembre) c’è Giulia Bisinella, una giovane bellunese, dal sorriso contagioso e dalla bellezza un po’ retrò. Nata tra le dolomiti sfoggia un perfetto accento british. Da dieci anni vive a New York, dove lavora nel circuito di Brodway. Un’artista “in fuga”, tornata in italia giusto in tempo per una #ShakespeareWalk nel centro di Verona, per interpretare “Othello” (nel ruolo di Desdemona), “Il Mercante di Venezia” (Porzia) e, naturalmente, per avventurarsi con noi alla scoperta dei vizi più diffusi negli utenti dei social media.

Aiutandoci a non cadere nell’errore di Romeo e Giulietta, la tragedia dell’amore impossibile. “Io direi più la tragedia della mancata tempistica“, precisa Giulia, “O meglio ancora, della mancata comunicazione“. Su il sipario.

Giulia Bisinella

La vanità

Tra i vizi più diffusi nei social c’è sicuramente quello della vanità: filtri che fanno apparire tutti bellissimi e felici, selfie studiati ad hoc per prendere più “mi piace” possibile e altri stratagemmi.
Mostrarsi come non si è realmente è diventata la norma, eppure a differenza dell’era analogica, questa consuetudine va oltre la foto incorniciata in cui siamo “venuti bene” al mare, diventando la forma stessa della conversazione. Un mercato del pesce per corrispondenza insomma, in cui si vende agli altri un’apparenza spesso artefatta dalla realtà. Esiste un momento in cui il filtro smette di essere solo un trucco e diventa convinzione?
Il confine è sottile: “Tutto questo mi ricorda molto Rosalind quando rimprovera Phebe“, ci racconta Giulia, “A causa della sua vanità rifiuta le gentili attenzioni buon Silvius solo perché si crede migliore di lui“. L’opera in questione è “As you like it“, (“Come vi piace“), e quella ci propone Giulia è la Scena V dell’Atto III.

«E per quale ragione, se m’è lecito? Quale donna ha potuto
esserti madre che puoi coprir d’insulti, ed esultarne,
questo meschino? Per quale ragione, sprovvista come sei d’ogni bellezza –
perché di bello in te non so vedere più di quanto ne veda
andando a letto senza candela –
devi tu mostrarti con lui così spietata e presuntuosa?…
E che hai, che mi ficchi gli occhi addosso in questo modo?
In te non vedo nulla di più di quei prodotti
che Natura mette in vendita, grossi e dozzinali..

Prodotti grossi e dozzinali“: è così che Shakespeare giudica le vanità di Phebe. E alla fine la vera eroina è Rosalind: “Una donna brillante e intelligente, ispirazione di spontaneità e bellezza naturale per tutte“, ci tiene ad aggiungere Giulia, che non ha mai smesso di preferire gli applausi ai like.

selfie

L’ossessione del controllo

L’ossessione della vita degli altri è proprio un brutto vizio: i social media ci spingono a cadere nella tentazione di sbirciare tutti e in qualunque luogo. Ingordi di informazioni e contenuti, scambiamo la nostra home con il mondo, nell’illusorio tentativo di aver tutto sotto controllo. Dall’amica conosciuta in quella vacanza di tanti anni fa, al collega di lavoro; sappiamo cosa succede, anticipiamo le mosse, ci mostriamo migliori. Ma l’ossessione del controllo può diventare pazzia, distogliendoci dagli obiettivi primari della nostra vita.

Andiamo in Scozia, Giulia? “Certo. In ‘The Tragedy of Macbeth’- Atto III Scena IV, Macbeth parla al fantasma di Banquo che gli appare nella sala da pranzo, davanti a tutti gli ospiti. Solo lui lo vede, solo lui ne è spaventato. L’ossessione di aver tutto sotto controllo, al fine di portare a termine i propri piani, lo conduce alla follia“.

«Indetro! Vattene dalla mia vista! Ti nasconda la terra!
Senza midollo sono le tue ossa, il tuo sangue è gelato,
Non hai sguardo negli occhi
Che mi tieni fissi addosso!»

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Il Fraintendimento

Tra la sintesi forzata di Twitter, o uno status scritto in maniera troppo frettolosa su Facebook, il fraintendimento è sempre dietro l’angolo della tastiera. Attenti a cosa scrivete dunque, perché qualcuno potrebbe non comprendere bene le vostre intenzioni: proprio come quando Cassio rivela a Iago cosa pensa di Desdemona. “Cassio tutto immagina fuorché le sue parole possano essere travisate e usate contro di lui“. Quelle parole innocenti serviranno invece a Iago per creare un capo d’accusa contro il buon luogotenente.

«She’s a most exquisite lady. […]
She’s a most Frau and delicate creature. […]
An inviting eye, and yet, methinks, right modest. […]
She is indeed perfection. […]»

Dietro il fraintendimento verbale si cela sempre una trappola, che può diventare gaffe, errore, epic fail. Ma il fraintendimento è anche negli occhi di chi legge, o nell’insicurezza di chi ascolta: “Per questo non definirei Othello un’opera sulla gelosia, ci spiega GiuliaMa una tragedia d’invidia e inadeguatezza, stati d’animo spesso all’origine dei fraintendimenti“.

othello

Credere nelle bufale

Non conta il ceto sociale, l’età o la preparazione, la bufala – prima o poi – colpisce tutti. Ci troviamo dentro “Twelfth Night, or What You Will” (“La Dodicesima Notte“, o “Quel Che Volete“) – Atto II Scena V. “Malvolio riceve una lettera che crede scritta dalla sua Signora in cui gli vengono fatte strane richieste. Tuttavia, amandola follemente ed essendo convinto che il suo amore sia contraccambiato, farà quanto richiesto per poi essere preso in giro fino alla fine“.

«Sarò quello che lei vuole ch’io sia. Non son vane illusioni queste mie, divagazioni della fantasia: perché tutto m’induce ormai a crederlo: la mia padrona mi ama. Fu lei, difatti, ancor recentemente, ad ammirare le mie calze gialle e a lodar le mie gambe perché portavan giarrettiere a croce; e debbo dire ch’è proprio su questo ch’ella qui si palesa all’amor mio e mi esorta, anzi quasi mi comanda di non abbandonar queste abitudini, per il suo personale gradimento. Ringrazio le mie stelle!… Son felice. Me ne starò in superbia, distaccato, con calze gialle e giarrettiere a croce; anzi, le vado subito a indossare. Sia lode a Giove e alla mia buona stella!»

Spesso chi crede nelle bufale è anche convinto di essere quasi un illuminato, uno dei pochi che riesce a vedere al di là del sentire comune. Commenta Giulia: “Nonostante sia un servitore, Malvolio sembra avere un’alta considerazione di sé rispetto agli altri personaggi. Ma le sue sono presunzioni, viste da fuori, possono fare perfino tenerezza. Forse per dargli una lezione, gli altri personaggi lo trattano come una marionetta, prendendolo in giro fino a tormentarlo“. Vittima (o carnefice?) predestinato, l’erede del “fool” shakespeariano è l’orgoglioso appartenente alla “legione di idoti” (come ebbe a dire Eco) che affollano i social?

Chi crede nelle bufale spesso è proprio il “fool”, lo sciocco. Ma “fool” in Shakespeare ha numerosi significati: può essere l’ingenuo inconsapevole di ciò che lo circonda ma anche l’imbroglione. Quest’ultima, categoria, ben più pericolosa, può essere paragonato al “troll” di oggi. Due facce della stessa medaglia, insomma: spesso è un “fool” sia chi crede nelle bufale che chi le crea.

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Immaginare chi ci piace senza averlo mai visto

Tra i molti contenuti multimediali a disposizione, che si fanno beffa della privacy, l’immaginazione corre veloce trovando appigli in foto, video, status e interessi condivisi. Nell’era dei social l’infatuazione inizia molto spesso ben prima dell’incontro, ma tutti i pretendenti saranno di buon cuore come Bassanio e tutte le donzelle saranno davvero belle e assennate come Porzia?
Benvenuti in “The Merchant of Venice” (“Il Mercante di Venezia“), nel momento in cui Bassanio descrive ad Antonio, ricco mercante, la donna di cui è innamorato, Porzia, di cui però ha solo sentito parlare. Un’idealizzazione a due livelli: la bella ereditiera di Belmonte propone, a tutti i suoi numerosi spasimanti, il suo celebre enigma: dove si trova il ritratto, nello scrigno d’oro, in quello d’argento o in quello di piombo? “Quale migliore storia di quella in cui la fortuna aiuta gli audaci?“, si chiede Giulia, che sceglie per noi la Scena I dell’Atto 1:

«A Belmonte vive una signora, orfana e ricca, ed è bella,
E ciò che è più bello ancora,
Ha meravigliose virtù. Una volta dai suoi occhi ho ricevuto dolci messaggi muti.
Il suo nome è Porzia, in nulla inferiore
Alla figlia di Catone, la Porzia di Bruto;
Né il vasto mondo ignora il suo valore,
Poiché i quattro venti vi spingono da ogni costa
Rinomati pretendenti, e i suoi riccioli solari
Le scendono sulle tempie come un vello d’oro,
Che fa della sua sede di Belmonte una spiaggia della Colchide,
E molti Giasoni vengono alla sua ricerca».

Sedurre col la parola scritta

Se c’è una cosa certa, in tutta questa storia dei social e delle conversazioni online, è che le persone oggi scrivono moltissimo, forse più che in ogni altra epoca passata. “Se c’è un’altra cosa certa, tra le tante teorie su Shakespeare (‘era una compagnia di attori’, ‘era una donna’, ‘è veramente esistito?’), è questa: sapeva parlare d’amore”. Giulia su questo punto di scioglie un po’: “Dell’amore sapeva descrivere i dolori e le gioie, i desideri, le aspettative, le sensazioniNon è facile mettere su carta quello che si prova. A volte si usano citazioni di altri, ci si avventura in metafore per schermare i propri sentimenti, ci si sente inadeguati perché incapaci di esprimersi. Non Shakespeare: il Bardo scrisse tutte le possibili emozioni. Non solo, le mise anche in versi per la delizia dei nostri occhi e per farci sospirare“.

Sonnet #18 – Sonetto n° 18 – “Shall I Compare Thee To A Summer’s Day?” Probabilmente, il più noto e amato dei sonetti, cantato perfino da David Gilmur, in una celebre performance.

«Devo paragonarti a una giornata estiva?
Tu sei più incantevole e mite.
Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio,
E il corso dell’estate e’ fin troppo breve.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo
E spesso il suo aureo volto e’ offuscato,
E ogni bellezza col tempo perde il suo fulgore,
Sciupata dal caso o dal corso mutevole della natura.
Ma la tua eterna estate non sfiorirà,
Né perderai possesso della tua bellezza;
Né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra,
Poiché tu cresci nel tempo in versi eterni.
Finché uomini respirano e occhi vedono,
Vivranno questi miei versi, e daranno vita a te»

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La fretta

Nell’epoca della frenesia informativa, ogni contenuto nasce con una data di scadenza. Spesso le notizie si rincorrono tanto velocemente da rendere lento persino Google. Nell’epoca del fare-tutto-e-farlo-subito il rischio è di trascurare il presente, alla continua ricerca del momento successivo. Forse la fretta non sarà sempre cattiva consigliera, ma certamente non aiuta a vivere serenamente. Non potevamo che chiudere con l’opera più celebrata di Shakespeare: Giulietta attende Romeo per la notte di nozze e invita la notte a far presto; il suo monologo, “Gallop apace” è tra i più amati di tutta la storia della letteratura.

«Galoppate veloci, o voi corsieri dai garretti di fuoco, galoppate all’alloggio di Febo; un bravo auriga come Fetonte avrebbe già frustato il vostro ardore a raggiunger l’occaso, per ristender più presto su di noi il manto della nebulosa notte. E tu, notte, tu pronuba agli amori, ammantaci della tua nera veste, sì che possan le palpebre del giorno chiudersi finalmente sulla terra e il mio Romeo possa balzare qui, tra le mie braccia, da nessuno visto, e da nessuno udito. Per celebrare i riti dell’amore gli amanti vedon bene anche di notte, illuminati dalla lor bellezza; perché se è vero che l’amore è cieco, il buio della notte è il suo elemento. Scendi, o notte solenne, tu, matrona sobria matrona mia nero-vestita, ad insegnarmi come devo perdere una partita vinta, la cui posta son due verginità incontaminate».

Christian Mueller / Shutterstock.com

Christian Mueller / Shutterstock.com

Siete più savi o più folli?

In quale vizio vi siete ritrovati, al termine della nostra rassegna? Siete più folli, più sciocchi o peccate d’arroganza considerandovi saggi? In tempi in cui, a causa dei social, viene dato peso al parere di ogni sciocco, è bene rammentarsi le parole di Shakespeare. Giulia ci tiene ad un gran finale, con una vera perla tratta da “As You Like It” (“Come vi piace“): «The more pity that fools may not speak wisely what wise men do foolishly» ovvero, «Tanto peggio se i folli non possono dire da savi le cose che i savi fanno da matti».

Amadori e Report: è vera crisi?

Report non è nuova a proporre ai suoi spettatori servizi di denuncia che ruotano attorno ad un brand. Nel 2014 ci fu il caso sulle piume d’oca utilizzate da Moncler, mentre lo scorso autunno si parlò di ENI.

LEGGI ANCHE: Moncler e il caso “Siamo tutti oche”: disastro o fuoco di paglia?

Nell’ultima puntata del 29 maggio, si è parlato di Amadori e dei suoi allevamenti, e precisamente degli antibiotici usati dall’industria alimentare e che ingeriamo col cibo.

Durante il servizio andato in onda, le immagini hanno mostrano particolari degli allevamenti della Amadori che hanno suscitato sdegno e rabbia tra gli utenti: un operaio che urina, animali tenuti in condizioni non idonee, topi.

L’azienda, il giorno dopo, ha risposto con un comunicato stampa. Anzi, più correttamente, un position paper, come lo chiama Valentina Falcinelli nella sua analisi.

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In rete, nei vari social network, professionisti, addetti ai lavori e non, si sono scatenati: qualcuno ha parlato di crisi, altri hanno smorzato e giudicato come passeggera e poco significativa la cosa.

Una vera crisi c’è, sostengono questi ultimi, quando l’azienda non ha le risorse per gestire in modo ordinario un evento inaspettato. E questo servizio non lo è certamente.

Una crisi, inoltre, è un evento non banale, che può mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’azienda.

Però, sostengono in molti, la si chiami crisi o incidente, resta il fatto che migliaia di persone sui social e sulla pagina Facebook di Amadori stanno riversando in queste ore il loro sdegno e disappunto.

Ma è davvero così intensa e grave questa tempesta di commenti e attacchi?

Secondo un altro interessante articolo di Pierluigi Vitale, che analizza le conversazioni su Facebook, no:

[…] Vale la pena segnalare che il numero di commenti, estratti  la mattina del 31 maggio, non supera le 1000 unità, configurandosi dunque come una situazione interessante ma che fatico a definire “crisi reputazionale”, almeno per quanto riguarda i social.”

Anche nel 2014, per il caso Moncler, si definì l’accaduto come una crisi che aveva provocato un forte danno per l’azienda. Non solo d’immagine, ma anche di valore di mercato: si scrisse infatti di crollo delle quotazioni in borsa.

In realtà, anche in quella circostanza, secondo molti specialisti la crisi fu gestita correttamente da Moncler. E il presunto danno, se ci fu, è stato superficiale ed effimero: le azioni che allora valevano circa 11 euro, oggi ne valgono 14.

Sarà effimera la crisi anche per Amadori? Sembrerebbe di sì se già solo due giorni dopo il numero di conversazioni e il loro sentimento tende a scendere e stabilizzarsi intorno ad un neutro equilibrio.

Una veloce ricerca su alcuni strumenti di analisi delle conversazioni in rete lo conferma.

grafico menzioni Amadori

Fonte: Talkwalker

Queste crisi non sembrano poi tali: non è il servizio di Report che incide sul consumo di carne (prodotta da Amadori in particolare, ma anche in generale) o fa vendere meno piumini alla Moncler.

Scatenano però delle reazioni con una portata forse breve ma molto intensa che certamente consolidano certe convinzioni nei più, e fanno (forse) riflettere alcuni. Ma senza spostare l’ago della bilancia, alla fine.

Cortesia di Social Mention

Cortesia di Social Mention

Il metodo Report, come qualcuno lo ha battezzato, funzionava e aveva un impatto forse maggiore quando la TV era la fonte a cui attingere le proprie verità.

Oggi ci si abbevera nei canali social, in cui la portata è forse maggiore e anche più evidente: tutti possiamo partecipare alle conversazioni, che possono essere analizzate quasi in tempo reale.

Ognuno dice la sua cercando, tra la molteplicità di fonti disponibili (a prescindere dalla loro bontà), quelle che confermano e rafforzano le proprie tesi e convinzioni.

Il confirmation bias insieme al calo della soglia di attenzione del popolo digitale, calata da 12 secondi a 8, secondo uno studio Microsoft di un anno fa, farebbero pensare che, in definitiva, per Amadori questo servizio di Report possa essere poco più di un incidente. Voi cosa ne pensate? Scrivetelo sulla nostra pagina Facebook!

Dai nuovi Pebble alla stampante 3D per i bambini: i 5 progetti tech su Kickstarter da supportare a Giugno

Eccoci con il nostro secondo appuntamento dedicato alle 5 campagne più cool in scadenza su Kickstarter nel mese di Giugno!

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Prima di iniziare ti ricordo che puoi segnalarmi via Twitter (@sghedo / @NinjaTechStyle) le campagne più interessanti nei quali ti imbatti e che io potrei non aver visto: il tuo contributo è fondamentale per non perdere la prossima next big thing e dare agli altri ninja la possibilità di scoprire per primi tecnologie che in futuro potrebbero fare parte della nostra quotidianità.

Partiamo!

Torna Pebble, ma questa volta non si parla più solo di smartwatch

La notizia del momento, parlando di Kickstarter, è senza alcun dubbio il lancio dei nuovi Pebble 2, Pebble Time 2 e Pebble Core che, con l’introduzione di nuove funzionalità quali il rilevatore di battito cardiaco, la resistenza all’acqua, il tracking del sonno e dell’attività fisica e la voice dictation, potranno allargare la propria fetta di mercato in un settore nel quale hanno saputo guadagnarsi l’apprezzamento di tanti utilizzatori (tra cui me).

Una campagna multi-prodotto nella quale la grande novità non è rappresentata dai due nuovi modelli di smartwatch (il Pebble 2 e il Pebble Time 2) bensì dai due dispositivi wearable Pebble Core for Runners e Pebble Core for Hackers.

Pebble Core for Runners, dotato di GPS e connettività Bluetooth, Wi-Fi e cellulare, permette agli sportivi di monitorare la propria attività fisica (tracciando il proprio percorso e sincronizzando le informazioni con le tante applicazioni già in uso dai runner) e di ascoltare playlist Spotify senza la necessità di portare con sè il proprio smartphone.

Pebble Core for Hackers invece, anch’esso dotato di moduli GPS, 3G e Wi-Fi, ricorda Amazon Dash Button. Fatto di una porta I/O, di due pulsanti programmabili e di una SDK aperta, chiunque ne abbia le competenze potrà programmare il device per eseguire le automazioni desiderate. Alcune idee? Attivare l’antifurto della macchina, aprire la porta del garage, inviare un messaggio di SOS, localizzare il proprio animale domestico, accendere (o spegnere) le luci di casa.

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Nel momento in cui sto scrivendo l’articolo la campagna, a meno di 12 ore dal lancio, si appresta a raggiungere i 5 milioni di dollari. Come sempre chi arriva prima spende meno e, al momento, potete acquistare un Pebble Core a 69$ (anzichè i 99$ previsti per il lancio sul mercato), un Pebble 2 a 99$ (anzichè 129$) o un Pebble Time 2 a 169$ (anzichè 199$). E siccome l’unico modo per non cadere in tentazione è cedervi io, da lungo tempo alla disperata ricerca di un wearable che mi permetta di ascoltare le mie playlist senza dover portare con me l’iPhone, ho già ordinato il mio Pebble Core.

LICKI Brush – Lick Your Cat

“Hai mai desiderato leccare il tuo gatto? Ora puoi. […] Utilizzando LICKI regolarmente svilupperai un rapporto ancora più intimo con il tuo gatto, un po’ come la gatta mamma con i suoi cuccioli.”

Difficile aggiungere altro alle parole con cui si presenta LICKI Brush, un accessorio in silicone che, stringendone un’estremità tra i denti, ti permetterà di coccolare in modo alquanto inusuale il tuo gatto.

Non ne ho mai posseduto uno (di gatti, si intende) e anche per questo forse non riesco ad immaginare quali desideri più o meno perversi possano nascondersi nella psiche di chi ne possiede uno, ma ho come la sensazione che leccare il proprio felino domestico non sia in cima alla lista. Eppure gli oltre 13.000$ raccolti in poco più di quattro giorni pare vogliano convincermi del contrario.

Se volete assecondare la follia dell’inventore di LICKI Brush avete ancora un mese di tempo per aiutarlo a raggiungere i 36.500$ richiesti, acquistandolo a 19$. Il vostro gatto ringrazierà, ma più probabilmente sarà per la ciotola di cibo che gli avrete riempito poco prima.

Il telefono smart da casa che agevola anziani e bambini

https://www.youtube.com/watch?v=zew0mxhRlCc

Uno smart home phone che facilita la vita ai meno avvezzi alla tecnologia, i quali potranno così restare in contatto i propri familiari senza la necessità di possedere un telefonino o senza il bisogno di utilizzare quello altrui. Un device che rende più semplici telefonate e videochiamate agli anziani (basta un tap su uno dei contatti mostrati nella schermata principale per avviare una conversazione) e che allo stesso tempo previene l’utilizzo incauto da parte dei più piccoli di app e browser disponibili sullo smartphone dei propri genitori.

Ily non si limita però alle videochiamate: agli utilizzatori più intraprendenti il device offre la possibilità di creare disegni, inviare messaggi di testo e condividere foto, interagendo sempre e solo con i contatti autorizzatiIly è integrato anche ad Amazon Alexa per rispondere alle domande curiose che i bambini vorranno fargli. Ovviamente non è necessario che ogni utilizzatore possieda Ily, in quanto è possibile interagire con esso attraverso qualsiasi device Android o iOs compatibile.

Il progetto ha da poco superato 100.000$ ma avete ancora un paio di settimane per sostenere la campagna e acquistarlo a 159$, il 20% in meno del prezzo al dettaglio previsto per il suo lancio. Con 20$, invece, potete accontentarvi di dare il vostro contributo in cambio di una maglietta.

MiniToy 3D Printer: la stampante 3D che permette ai bambini di stamparsi i giochi

https://www.youtube.com/watch?v=kqgxOwq1yZ0

Una stampante 3D dal design kid friendly e completa di app che permette ai giovani utilizzatori sia di progettare un giocattolo da zero sia di selezionarne uno già pronto per la stampa da una libreria alimentata dalla community.

MiniToy rappresenta una delle sempre più numerose tecnologie a disposizione di chi desidera offrire ai bambini strumenti che permettano loro non solo di giocare bensì di stimolare allo stesso tempo il pensiero logico nonchè la loro manualità e creatività. Sul mercato MiniToy dovrà affrontare la concorrenza di Mattel, che solo un paio di mesi fa ha annunciato la sua stampante 3D per bambini e che, pare, stamperà anche le Barbie.

La campagna di finanziamento ha da poco superato i 50.000$ richiesti ma c’è tempo fino al 24 Giugno per sostenere il progetto e acquistare una stampante a 299$, lo stesso prezzo della stampante 3D di Mattel. Una competizione, quella tra MiniToy e Mattel, che si giocherà anche sui tempi di spedizione: a Settembre è prevista la spedizione della prima, ad Ottobre la spedizione della seconda (al momento disponibile in pre-order).

Quasi 1 milione di dollari per due zaini antifurto

Bobby non è certo il primo né sarà l’ultimo zaino multitasche, multi-utility e a prova di furto che troveremo su Kickstarter ma la segnalazione è doverosa in quanto si tratta dell’ennesimo progetto di questo tipo che raccoglie finanziamenti importanti. Ad oggi il progetto ha raccolto oltre 300.000$ (contro i 20.000 richiesti) mentre solo pochi giorni fa un altro zaino a prova di furto ha chiuso la propria campagna di finanziamento raccogliendo oltre 650.000$ (contro i 18.000 richiesti).

La campagna, già largamente finanziata, si concluderà Domenica 4 Giugno: fino ad allora sarà possibile acquistare uno zainetto a 40$ anzichè gli 80$ previsti per il lancio sul mercato.