Concorsi sui social media: facciamo chiarezza sulle regole

I social media spesso vengono considerati dalle aziende una sorta di far west normativo. Territori vergini nei quali è possibile sperimentare le iniziative più disparate, pur di avere tanti “like”. La tentazione di “regalare qualcosa” ai propri utenti è una delle più difficili da scacciare e la conoscenza normativa in materia è spesso molto lacunosa (sia da parte delle agenzie che da parte delle imprese). Abbiamo deciso di fare un po’ di chiarezza sul tema, coinvolgendo l’avv. Carlo Rossi, dello studioRossi&Martin” (La Spezia, Parma), uno studio specializzato da oltre un decennio in consulenza amministrativo/giuridica e fiscale nel campo della pubblicità e dei concorsi a premio, sia in Italia che all’estero. Carlo ci ha promesso di non “parlare in avvocatese” ma di spiegare con parole semplici un tema che proprio semplice non è.

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Concorsi sui social media: molte aziende e realtà più disparate mettono in premio qualcosa in cambio di condivisioni di foto, numero di “Mi Piace” ad un posto, etc. Una pratica rischiosa o consentita?

È una pratica consentita se fatta seguendo tutte le procedure previste dalla normativa sui concorsi a premio (decreto del presidente della Repubblica n. 430/2001). Diventa rischiosa se non si segue la procedura o se non si fa attenzione a non violare diritti di terzi con la pubblicazione delle fotografie. In sintesi si tratta di iniziative consentite ma, in questo caso più che in altri, sarebbe opportuno farsi affiancare da legali esperti del settore per dormire più tranquilli la notte ed evitare brutte sorprese.

Niente fai da te, dunque?

Per i concorsi a premi il fai da te è sempre possibile, non è richiesta obbligatoriamente l’assistenza di professionisti. Ma più il concorso è complesso (ad esempio con utilizzo di social) e più è opportuno farsi affiancare da esperti.

Cosa consigli ad un’agenzia o ad un’azienda che gestiscono le pagine social di un brand, di un prodotto o di un servizio, nel caso desiderassero far “vincere” qualcosa ai propri utenti? L’iter della regolamentazione è lungo e costoso?

Il concorso più semplice in assoluto è quello in cui si fa compilare una cartolina al partecipante e si fa un’unica estrazione di un vincitore facendo estrarre la cartolina da un’urna da un notaio, con un premio semplice e di basso valore. Da questo punto di partenza in poi le varianti possono essere tantissime così come le complicazioni legali, burocratiche e tecniche.

Qual è il concorso che, per la tua esperienza, funziona meglio?

Se posso dare un consiglio, io sono convinto che sia sempre meglio realizzare concorsi più semplici possibili, suggerisco cioè di concentrare il proprio impegno su una bella pubblicizzazione del concorso più che complicarsi la vita con meccaniche di partecipazione “bizantine”.

Come si riconosce un concorso “regolare” da uno che non lo è?

Ogni concorso deve essere comunicato al Ministero dello Sviluppo Economico, ma ad oggi non esiste una pagina web con un elenco dei concorsi comunicati e “regolari”. È comunque possibile capire dalle informazioni date se il concorso è regolare. Nella promozione di un concorso regolare sono sempre ben visibili le seguenti informazioni: 1. Regolamento del concorso contenente le modalità di partecipazione (o comunque il link al regolamento completo) 2. Montepremi 3. Durata del concorso (inizio e fine). Se non sono evidenti queste informazioni vuol dire che ci si trova di fronte ad un concorso non regolare, se queste informazioni ci sono, vuol dire che chi lo ha organizzato ha fatto attenzione alla normativa e normalmente dovrebbe aver fatto anche tutta la procedura di comunicazione al Ministero.

È vero che molti competitors o persone comuni segnalano i concorsi (senza sapere se sono regolari o meno) e solo allora vengono alla luce irregolarità?

È vero che possono esserci segnalazioni di irregolarità, sia da parte di consumatori insoddisfatti che di concorrenti. Ma in questi casi se si è fatto tutto con attenzione la questione si risolve. I guai possono arrivare se non si sono seguite tutte le procedure corrette.

Qual è l’ente a cui ci si rivolge per iniziare (o segnalare) un concorso?

Il Ministero dello Sviluppo Economico. La comunicazione avviene per via telematica e deve essere effettuata almeno 15 giorni prima dell’inizio del concorso.

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Cosa rischia a livello economico un’azienda, anche solo per aver lanciato su Facebook una piccola iniziativa a premi?

A parte la brutta figura, con ripercussioni che possono variare da azienda ad azienda, le sanzioni per la violazione della normativa dei concorsi sono proporzionate al valore del montepremi, più è alto il valore più alta sarà la sanzione. Più precisamente la sanzione per la realizzazione di un concorso a premi irregolare (o per irregolarità nello svolgimento di un concorso a premi inizialmente regolare) va da una a tre volte l’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto dovuta sul montepremi e comunque non inferiore a € 2.582,28. Quindi, per un concorso con montepremi da 12.200 euro (iva compresa) la sanzione sarà da un minimo di 2.582,28 euro ad un massimo di 6.600,00 euro.
Nei casi in cui sia riscontrasse la violazione o l’elusione del monopolio statale dei giochi la sanzione può essere da 50.000 euro a 500.000 euro. Normalmente si viola il monopolio di Stato sui giochi quando il concorso a premi non ha finalità pubblicitaria ma è finalizzato a lucrare sul gioco in sé, ad esempio se per partecipare al concorso chiedo il versamento di una somma di denaro (e non il semplice acquisto del prodotto pubblicizzato).

La colpa ricade sull’azienda o sull’agenzia che gestisce i suoi social media?

La responsabilità è sempre in primo luogo dell’azienda, che si può rivalere sull’agenzia se quest’ultima avesse commesso errori. Proprio per questo è opportuno verificare che l’agenzia o il professionista siano dotati di una assicurazione che copra questo tipo di danni.

Quali sono le informazioni minime che si deve richiedere ad un utente per partecipare ad un concorso?

Le informazioni minime richieste sono quelle che consentano di identificare e contattare i vincitori, per ogni informazione in più – che non sia essenziale per la partecipazione al concorso e l’identificazione del vincitore e la consegna del premio – sarà necessario un apposito ed ulteriore consenso al trattamento dei dati personali.

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Ci sono differenze normative tra un concorso online e un concorso offline?

Dal punto di vista normativo non ci sono differenze, è tutto comunque regolato dal d.p.r. 430/2001. Dal punto di vista procedurale invece per i concorsi che prevedano modalità di partecipazione informatiche/telematiche può essere richiesta la predisposizione di una perizia a garanzia della regolarità della procedura. Infatti l’art. 9 del d.p.r. 430/2001 prevede che “se il congegno utilizzato per l’assegnazione dei premi richiede particolari conoscenze tecniche, il notaio o il pubblico ufficiale è affiancato da un esperto che rende apposita perizia”. L’esperto di solito è indicato dallo stesso promotore.

Si può fare un concorso facendo vincere qualcosa che non ha valore? E come si determina che quel qualcosa non ha valore?

Il d.p.r. 430/2001 prevede che il premio dei concorsi a premi deve essere comunque “suscettibile di valutazione economica”. Normalmente tutto ha un valore e quando questo sembra difficilmente quantificabile (es. una cena con un personaggio famoso, un backstage, la pubblicazione della propria immagine in una rivista!) bisogna comunque in qualche modo riuscire a quantificarla. Il consiglio è quindi di cercare di dare una quantificazione economica in modo da poter seguire la procedura dei concorsi a premi e ripararsi da qualsiasi problema. Se proprio non si riuscisse a dare una quantificazione economica, è sempre possibile aggiungere un premio quantificabile economicamente (anche se di valore ridotto) da affiancarsi a quello difficilmente quantificabile. Ad esempio, il backstage di uno spettacolo unito a due biglietti di platea.

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Puoi dirci cosa si rischia ad utilizzare in pagine social aziendali immagini “trovate su Google”?

Se le immagini sono protette da copyright si rischia che il titolare possa proibirne l’uso e chiedere il risarcimento del danno. Nel dubbio meglio evitare sempre di utilizzare immagini “trovate su Google” e utilizzare solo immagini create da chi le utilizza (facendo anche in questo caso attenzione a non copiare immagini coperte da copyright – ad es. la foto di una persona famosa o che comunque non ha prestato il consenso oppure il disegno di un personaggio di un fumetto o un marchio registrato etc.).

Si possono utilizzare citazioni di autori famosi all’interno di pagine commerciali?

Il titolare del diritto di autore si potrebbe opporre a citazioni che in qualche modo cerchino di agganciare la sua immagine o la sua opera al prodotto o servizio pubblicizzato, ma occorrerebbe valutare di caso in caso.

Condividere in pagine commerciali dei link a contenuti esterni (youtube, pagine di magazine, articoli) è di fatto l’unico metodo lecito per condividere contenuti di terzi senza ledere il loro diritto d’autore?

Anche in questo caso occorrerebbe valutare caso per caso, però in generale se si riporta nel proprio sito, commerciale o no, un contenuto coperto da copyright, si è sempre passibili di diffide e richieste di danni del titolare del diritto. Il semplice rinvio mediante link normalmente è lecito. Potrebbe non essere lecito neppure il link nel momento in cui fosse un link “parassitario”, cioè riportato in modo tale da far pensare che ci sia un qualche rapporto fra il sito commerciale e il titolare del contenuto esterno. Ad esempio se nel sito commerciale riporto a grandi caratteri il link al sito di un personaggio famoso facendo pensare che quel cantante sia sponsor del mio prodotto, ecco che potrei passare dalla ragione al torto, ed il personaggio famoso potrebbe diffidarmi a togliere il link e chiedermi i danni.

Vi abbiamo tolto un po’ di poesia e di slancio di idee? Non prendetevela con noi ma con regolamentazioni troppo spesso restrittive e difficili da comprendere, specialmente se messe a confronto con quelle di altri paesi, dove la consuetudine dei concorsi è più facile e meno burocratizzata. Sia che vi rivolgiate ad un professionista per un servizio “chiavi in mano” sia che scegliate la via del fai da te una cosa è certa: con un po’ di consapevolezza e conoscenza non si rischia di vincere soltanto multe. Buona fortuna!

Ricaricare lo smartphone con una pianta? Facile, con Bioo Lite!

Una pianta per ricaricare lo smartphone: una follia? Beh, se sulla nota piattaforma di crowdfunding Indiegogo ha già raggiunto e ampiamente superato (del 612%) la cifra necessaria per la produzione e la commercializzazione, è assai probabile che Bioo Lite – un geniale sistema per ricaricare smartphone e tablet – sia tutt’altro che una pazza idea.

Di cosa sto parlando? Semplice: Bioo Lite sfrutta il processo della fotosintesi clorofilliana delle piante per ricaricare smartphone, tablet e altri dispositivi. Bioo Lite è infatti un vaso al cui interno è presente una soluzione liquida; il processo della fotosintesi attiva alcuni batteri presenti nella soluzione: la reazione chimica che ne consegue genera elettroni. In altre parole, il processo della fotosintesi clorofilliana trasforma il vaso in una pila che consente di ricaricare smartphone e tablet circa due volte al giorno tramite un ingresso usb standard.

Farlo funzionare è semplice: basta rimuovere la presa usb dal vaso, riempirlo di acqua, scuoterlo (ma non troppo forte) per attivare i processi necessari al funzionamento, immettere la pianta con la terra, collegare lo smartphone alla presa ubs e attendere che la batteria raggiunga l’agognato 100%.

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“Our dream, your dream”

Arkyne Technologies

Il progetto è stato sviluppato da Arkyne Technologies: l’azienda ha creato una divisione apposita per sviluppare Bioo, che prevede sia Bioo Lite che la versione standard per contesti più ampi.

Alla base del progetto c’è la volontà di rendere “pulita” dal punto di vista energetico un’attività che noi tutti compiamo più volte al giorno: quello di ricaricare lo smartphone.

Abbiamo piante decorative dappertutto, a casa o sul posto di lavoro. Perché non usarle meglio? Ricarica i tuoi dispositivi con i nostri vasi, unici e dal look moderno, e dimenticati del livello della batteria del tuo telefono o tablet. Con Bioo Lite non solo aiutiamo l’ambiente sfruttando le piante come fonte di energia, ma aiutiamo a ridurre il consumo di energia elettrica quotidiana.

Il team, inizialmente ispirato da alcuni studi della NASA, ha sviluppato l’idea in dieci mesi di duro lavoro e di studi approfonditi su tutti i componenti di Bioo Lite, in modo da riuscire a trasformare gli elementi espulsi dalla pianta dopo il processo della fotosintesi in elettricità. La pianta non ne è in alcun modo danneggiata e il sistema è auto-rigenerante.

Il progetto, oltre ad aver raccolto molto più dei fondi necessari, ha attirato l’attenzione dei media (ne hanno parlato, fra gli altri, il Daily Mirror e Yahoo Tech) e di partner importanti come Fundación Repsol, LS Technova e Vanacco.

In attesa che Bioo Lite arrivi nelle nostre case, sono curioso: ti affascina questo progetto?

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Corporate Storytelling: quando le aziende sono storie da raccontare

Il racconto inizia con la storia stessa dell’umanità”, scriveva Barthes. Superare gli approcci tradizionali in favore di un modello comunicativo più evoluto e coinvolgente: quando si parla di storytelling e corporate storytelling si fa riferimento ad un universo di valori, significati, simboli che raccontano e comunicano l’azienda ai suoi stakeholder.

Lo storytelling, o l’arte di raccontare storie, ha un potere incommensurabile, non soltanto per chi si occupa di marketing, ma anche per la politica, per la formazione, la pubblicità. La vita sociale è intrisa di storie. Nel caso delle aziende, un Brand diventa editore e creatore di storie attinenti all’universo della marca o del prodotto declinando tempi, modalità e ruoli.

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Fare corporate storytelling, però, non significa semplicemente raccontare storie, ma creare universi narrativi che, attraverso una serie di attività comunicative, possono aiutare l’azienda ad emozionare e coinvolgere il pubblico.

L’interesse per le dinamiche collegate alla narrazione ed alla loro ancestrale efficacia ha trovato negli ultimi anni sempre più spazio, ma è storia vecchia. Dalla tradizione orale dei cantori greci alla definizione di “homo narrans” ad opera di Walter Fisher, l’economia del simbolico ha preso piede ed ha evidenziato come i metodi di management classici siamo ormai obsoleti per la gestione dei processi comunicativi interni ed esterni in azienda.

L’essenza strategica del corporate storytelling sta nella capacità e nella volontà di mettere in scena il patrimonio culturale, professionale ed operativo dell’azienda donandogli un’anima, non utilizzando soltanto meccanismi comunicativi obsoleti.

Il potere dello sorytelling: raccontare storie, non favole

La crescente attenzione nei confronti delle storie e delle narrazioni può essere incastonata nel fenomeno definito “narrative turn”. Interpretare la realtà ed attribuirle un senso sono pratiche totalmente diverse oggi:  i Grandi Racconti di un tempo hanno ceduto il passo a tante trame narrative che adoperano differenti strumenti comunicativi.

La svolta è stata senza dubbio significativa, considerando lo storytelling come strumento fondamentale per la comprensione e l’interpretazione del mondo da parte dell’uomo. Il Marketing, il management ed i media digitali hanno rivestito un ruolo fondamentale in questo processo, tanto che ad oggi è impossibile sottovalutare il potere di una buona storia.

Le formule narrative per comunicare identità, prodotti e ruoli aziendali sono tantissime. Il corporate Storytelling necessita di competenze e risorse pronte a condividere il proprio capitale narrativo con gli altri sviluppando creatività e coltivando nuove idee. Infatti, è meglio rinunciare a mentire o realizzare memorie autobiografiche aziendali che serviranno davvero a poco.

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Il potere della narrazione deve esplicitarsi in una comunicazione efficace sia nei confronti dei propri clienti, sia per il pubblico interno. Così il corporate storytelling potrà diventare il collante dello spirito di squadra e la spinta motivazionale per accrescere i talenti e le eccellenze, ma anche strumento per coinvolgere il cliente in un’esperienza esaltante.

Perché è importante fare storytelling in azienda?

Il corporate storytelling riveste una funzione strategica di primaria importanza.  Attraverso la creazione di storie si può dare vita ad una ben definita identità narrativa aziendale, che garantisce ai dipendenti la possibilità di dare un senso al proprio lavoro, nonché a sentirsi parte attiva degli obiettivi dell’impresa. Questa nuova metodologia comunicativa ha aperto la strada alla proliferazione di micro-narrazioni.

1. Fare storytelling seguendo i criteri dell’Emotional Branding

Lo storytelling è capace di declinare la comunicazione corporate secondo i criteri dell’Emotional Branding. La vostra azienda e di conseguenza il vostro Brand ha, infatti, una personalità, un carattere, un temperamento, che vanno elaborati per una comunicazione più coinvolgente ed accattivante con il pubblico. Ogni evento sarà più comprensibile se inserito all’interno di specifici dispositivi narrativi.

2. Lo storytelling e la costruzione dell’identità aziendale

Il corporate storytelling diventa fondamentale nell’ambito della comunicazione istituzionale, per costruire, diffondere e consolidare un’identità forte e attrattiva della realtà aziendale, soprattutto da inserire in una strategia a lungo termine.

3. Storytelling per creare un universo simbolico

Diventare bravi a raccontare storie significa prima di tutto inserire l’azienda in un universo simbolico: Red Bull rappresenta il brand capace di mettere le ali ai propri clienti, Mulino Bianco simboleggia il ritorno alla natura, Barilla rappresenta la casa e gli affetti così come Scavolini è la cucina più amata dagli Italiani.

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Gli errori da evitare nello storytelling

Ma attenzione fare corporate storytelling nella maniera corretta non è facile: si può peccare di egocentrismo e superficialità e piuttosto che convincere il cliente non si farà altro che allontanarlo per sempre dall’azienda.

Come fare Corporate Storytelling

Esistono caratteristiche precise per ogni narrazione che si rispetti. Vediamole insieme.

Ruoli e funzioni dello storytelling

In ogni storia che si rispetti devono esserci funzioni e ruoli definiti. Così Vladimir Propp ha individuato i principali attanti narrativi: l’eroe/protagonista, l’aiutante magico, l’antagonista, il mandante, la principessa/premio, il padre della principessa, il donatore ed il falso eroe.

Per la costruzione della narrazione solitamente l’eroe viene identificato nel brand o nel prodotto, mentre l’antagonista è il mercato o le avverse condizioni economiche.

Esempi del percorso narrativo nel Content Marketing e nello storytelling

Il percorso narrativo può essere applicato facilmente alle logiche di consumo ed integrato alle strategie di Content Marketing perché l’azienda parla e si racconta.

Un esempio perfetto è Gatorade. Il ciclo narrativo si innesta grazie all’Eroe, ovvero lo sportivo intento nel raggiungimento dei suoi obiettivi che per ottenere una sorprendente performance sportiva chiede il sostegno dell’Aiutante Magico (Gatorade). Ma di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe.

Evitando di considerare soltanto gli attanti narrativi di Propp, lo storytelling costruisce e presidia la cultura aziendale, ma soprattutto aiuta a dare un senso alle azioni raggiungendo gli obiettivi prefissati. Come? Attraverso tutta una serie di strumenti atti a rendere la narrazione più completa possibile.

Target, obiettivi e canali per definire lo storytelling

Si comincia dalla definizione del target di riferimento e degli obiettivi, passando poi per il canale più idoneo a trasmettere il messaggio. Negli ultimi anni, la narrazione consta di tutta una serie di attività sia interne ed esterne per governare la Business conversation: può esprimere un modo in cui pensiamo, un dispositivo attraverso cui produciamo valore nel consumo o una forma di consumo quotidiana, un mezzo di socializzazione delle conoscenze.

Costruire storie di marca con i Social Media

Le attività di corporate storytelling devono essere supportate da tutti i canali di comunicazione aziendale, dai più classici ai più innovativi come i Social Media. Questi ultimi hanno accelerato in maniera esponenziale la possibilità per i Brand di relazionarsi in maniera diretta e trasparente nei confronti della clientela.

Social media e storytelling, cioè conversazioni e racconti

Le piattaforme online diventano contenitori di racconti, i mezzi più idonei per veicolare le micro-narrazioni di cui parlavamo all’inizio, messaggi che hanno ben poco a che fare con l’approccio commerciale piuttosto che emozionale. Il Web moltiplica le occasioni conversazionali tra aziende e clienti, lo spazio dialogico viene ampliato.

Il grande potere del corporate storytelling viene applicato ai Social Media trasformando gli utenti in publishers, spesso è il cliente stesso che prende parte alle comunicazioni del Brand e si sente parte dell’universo narrativo costruito. Non solo l’azienda, ma gli stessi consumatori diventano autori di nuovi racconti d’impresa. Insomma, per sviluppare buone storie di marca nei Social Media c’è tutto un mondo da scoprire.

Per scoprire tutti i segreti di questa disciplina scopri il Corso Online in Corporate Storytelling di Ninja Academy.

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SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

L’ispirazione è una musa capricciosa. Lo sanno bene i creativi, che ogni giorno la cercano in ogni dove, offline ma soprattutto online, scontrandosi con una quantità di materiale tale da rendere difficile l’impresa.

Ah! Se ci fosse un modo per trovare esattamente ciò che ci serve per nutrire la nostra creatività! Come sarebbe bello trovare al volo l’ispirazione per andare avanti con quel progetto che proprio non vuole saperne di progredire!

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

Se anche tu credi che un motore di ricerca ad hoc per creativi sarebbe la soluzione ai tuoi problemi tieniti forte: è in arrivo SlashPixels, il primo Google per Designer in grado di effettuare una ricerca intelligente delle immagini nel web.

O almeno potrebbe essere in arrivo, se la campagna di lancio sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo riuscirà a concludersi con successo.

Sembra impensabile, in un mondo in cui Google domina incontrastato, lanciare un motore di ricerca che abbia successo. Ecco perché Andrei Bourdine, CEO di SlashPixels, ha deciso di rivolgersi a una nicchia ben precisa: i designer.

Tutto parte da una constatazione:

“Google, Yahoo, Bing e altri motori di ricerca immagine non vanno bene per i designer. Fonti come Dribbble, Behance, FFFound e Cargo non capiscono le immagini e permettono una ricerca solo per tag e descrizione immagine.”

Bisogna dunque cambiare le regole del gioco e non si può dire che SlashPixels giochi seguendo le regole convenzionali! Ecco come funziona:

1. SlashPixels capisce ogni immagine

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

2. Cerca tra tutte le fonti per designer

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

3. Trova ciò di cui hai bisogno: progetti, mockup, immagini, font, icone e molto altro

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

Non solo: SlashPixels offre anche la possibilità di effettuare una ricerca per immagine, inserendo un link o effettuando un upload della stessa. Una funzione presente anche in Google Immagini e che qui ritroviamo insieme a tutto il resto.

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

Puoi anche registrare un alert così da essere avvisato quando la tua ricerca ha subìto un upgrade e creare delle collezioni per mettere ordine tra le tue fonti d’ispirazione.

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

SlashPixels: il Google per Designer sbarca su Indiegogo

Insomma, SlashPixels ha tutte le carte in regola per essere un successo eccetto una: il budget! Ecco il perché della campagna su Indiegogo, un’iniziativa che speriamo vada a buon fine così da avere a disposizione un nuovo strumento d’ispirazione tutto per noi!

GroceriesNotGuns: la social campaign vince il Grand Effie Award

Un messaggio tanto semplice quanto forte: lo scorso 2 giugno la campagna “GroceriesNotGuns“, portata avanti da Moms Demand Action in collaborazione con la Grey United di Toronto, ha vinto il Grand Effie Award.

Un tema col botto

Con questo premio si è voluta sottolineare l’importanza di un tema molto caldo negli USA: le gun-carry policies a cui, tra gli altri, si attiene anche Kroger, il principale store del Paese, che permette appunto l’introduzione di armi nei suoi negozi.

Una permissività che non ha fatto per nulla piacere all’associazione Moms Demand Action, che ha intrapreso una vera e propria campagna contro il colosso della grande distribuzione americana, ottenendo per altro un largo consenso.

GroceriesNotGuns

Mamme unite contro la violenza

L’operazione, infatti, non ha solo creato un enorme buzz grazie all’hashtag #GroceriesNotGuns ma anche in seguito alla richiesta, da parte dell’associazione, di iniziare a scegliere altri store per fare la spesa e di contattare Kroger per far sapere a tutta la catena di essere contro l’introduzione di armi nei loro negozi.

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I risultati di GroceriesNotGuns

La campagna di certo “si è fatta sentire”: ha raggiunto infatti oltre 350 milioni di impression, con ben 360 mila petizioni firmate, 16 mila telefonate di protesta a Kroger e 213 mila nuove adesioni a Moms Demand Action per un totale di circa 1.5 milioni di partecipazioni attive da parte di utenti e consumatori.

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Nonostante l’enorme sforzo fatto, questo non è bastato a modificare le norme che regolano i negozi Kroger ma, allo stesso tempo, GroceriesNotGuns è riuscito invece a far cambiare idea a Target e a Safeway/Albertsons (la seconda principale grocery chain del Paese).

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Dei risultati davvero importanti alla base di una richiesta molto semplice: dopotutto, può risultare quantomeno strano sapere di non poter entrare al supermarket in skate, con un gelato o senza maglietta, ma di poterlo fare imbracciando un fucile.

Ed è proprio da questo presupposto che è nata l’idea della Grey Toronto, traducendo così quella semplice richiesta in un’idea creativa altrettanto semplice.

Ma, evidentemente, molto efficace.

Samsung

Samsung, l’S7 e (l’ex) peggior Instagrammer di sempre

Mi chiamo Rúnar. Mi piace fare foto.

Inizia così il racconto del pescatore islandese apparso sul sito di Samsung Olanda per raccontare la sua storia. La storia di un Instagrammer che fino a poche settimane fa poteva essere definito il peggiore di sempre, e di uno smartphone che può fare la differenza.

Non è uno scherzo: si tratta di The worst Instagram account, la particolarissima campagna Samsung per promuovere il Galaxy S7. Noi te la raccontiamo a parole, ma le immagini parlano da sole.

A causa del suo mestiere, Rúnar è costretto a trascorrere lunghi periodi fuori casa. È un lavoro difficile, che lo porta lontano dagli affetti, ma lo ripaga anche con la vista di scenari mozzafiato che ama fotografare.

È il suo modo di condividere momenti di rara bellezza con chi è a casa, un po’ come le cartoline di una volta (che esistono ancora, lo sappiamo, ma ci sembrano lontane anni luce). E Rúnar il pescatore, che le cartoline non saprebbe nemmeno dove spedirle, apre così un profilo Instagram e inizia a pubblicare le sue foto. Le sue personali cartoline dal mare.

C’è solo un problema, un piccolo dettaglio: l’Islanda.

Mannaggia all’Islanda. Fotogenica, ma sfuggente. Uno dei paesi più affascinanti al mondo, e allo stesso tempo uno dei più difficili da fotografare, quasi volesse gelosamente custodire la sua bellezza e regalarla a piccole dosi nei rari momenti di luce. In primavera, autunno e inverno, infatti, le ore del crepuscolo si dilatano e i momenti di buio hanno la meglio su quelli di luce.

 

Le foto di Rúnar sarebbero bellissime, probabilmente, se non fossero dei quadratini neri, scuri, sfocati, in cui è praticamente impossibile distinguere il soggetto. Se non ci fossero le caption a descrivere l’attimo nei minimi dettagli, non si capirebbe nulla. Ed ecco così il peggior profilo Instagram di sempre. O quasi.

 

Finché qualcosa cambia: un’altra luce, un’altra storia. Un altro smartphone. Con il Samsung Galaxy S7 le foto del pescatore islandese iniziano ad essere meravigliose, nitide, a fuoco.

Una foto pubblicata da Rúnar Jónsson (@runarjonsson) in data: 29 Apr 2016 alle ore 01:08 PDT

 

I soggetti sono ben definiti, anche quelli in movimento: compaiono geyser, cascate, laghi, ghiacciai, nuvole e arcobaleni. Persino facce, finalmente. E sono sorridenti. Perché, come scrive Rúnar in una caption, colors make such a difference. 

Very happy to see my friend Radek! And very happy with my Galaxy S7. Thank you!

Una foto pubblicata da Rúnar Jónsson (@runarjonsson) in data: 24 Apr 2016 alle ore 10:55 PDT

E anche saper emozionare e fare buon uso dello storytelling intorno ad un prodotto, aggiungiamo noi, fa la differenza.

Coca-Cola cattura la felicità a 360°

 

A due anni dal “selfie Oscar” twittato da Ellen DeGeneres che ha letteralmente sepolto la parola “autoscatto” e rivoluzionato il concetto di privacy e fruizione della condivisione tra amici, Coca-Cola rilancia innovando un oggetto comune come il portatovaglioli da banco.

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LEGGI ANCHE: Muhammad Ali: le incursioni nel mondo della pubblicità

Partendo dal concetto che troppo spesso i selfie – tra pose e filtri – non hanno nulla di naturale e difficilmente si riesce a ritrarre momenti di vera felicità. Così Coca-Cola, insieme all’advertising agency spagnola Territorio Creativo, hanno sviluppato una geniale operazione chiamata “Happiness 360°“.

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Questo originale porta tovaglioli è poi stato installato sui tavoli di bar e ristoranti di Madrid. I commensali hanno quindi la possibilità di collegare il proprio smartphone al porta tovaglioli e scattare foto a 360° ad insaputa degli amici.

Una grande idea per condividere momenti di felicità autentica, quella che da anni è diventata la filosofia del colosso di Atlanta.

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Anche con questo progetto Coca-Cola prosegue il filone della “ricerca della Felicità”, rispondendo quindi alla prima, fondamentale richiesta di ogni consumatore.

“Open Happiness” è l’operazione di global marketing che l’iconico brand statunitense porta avanti dal 2009 e che, alzando la posta, si prefigge di diventare il simbolo della “condivisione della felicità”.

Negli anni le iniziative volte alla condivisione sono state tante e in tutto il mondo: in Italia il famoso Chef Simone Rugiati, con un camion munito di cucina, ha girato per le strade di Napoli con l’obiettivo di far condividere la cena a perfetti sconosciuti. Cosa altro possiamo aspettarci? Lo scopriremo alla prossima campagna! 

 

Credits:

Advertising Agency: Territorio Creativo, Spain
Creative Director: Alejandro Di Trolio
Art Directors: Alejandro Villegas, María Sutil, Alex Bardera
Copywriters: Zape Baltasar, Juan Fran Vaquero, Ina Olvera, Elisa Lucía
Illustrator: Pablo Malillos
Photographer: Alex Bolumar

Le 5 più grandi acquisizioni di Microsoft prima di Linkedin

Le 5 più grandi acquisizioni di Microsoft prima di LinkedIn

Microsoft ha appena annunciato l’intenzione di acquisire il social network professionale LinkedIn per la sbalorditiva cifra di 26,2 miliardi di dollari, una somma seconda per valore solo ai 67 miliardi di dollari per l’acquisto di EMC da parte di Dell lo scorso anno, per quanto riguarda le acquisizioni tecnologiche.

Come è arrivata LinkedIn ad essere la più pagata tra le circa 200 acquisizioni di Microsoft? Ripercorriamo il percorso di business e di investimenti che ha portato all’ultimo grande colpo della società, quello valutato circa tre volte in più del precedente più blasonato, ossia Skype nel 2011.

Ecco le cinque più grandi acquisizioni di Microsoft prima di LinkedIn.

1. Skype (2011): 8,5 miliardi di dollari per la messagistica

Le 5 più grandi acquisizioni di Microsoft prima di Linkedin

Microsoft ha acquisito Skype per 8,5 miliardi nel 2011, una spesa davvero coerente per un servizio che letteralmente possedeva la voce dei consumatori nel mercato di Internet.

Skype è ancora un servizio molto forte, anche se con molti più concorrenti sotto forma di applicazioni di messaggistica con funzioni di chiamata vocale.

2. La unit telefonica di Nokia (2013): 7,6 miliardi di dollari

Le 5 più grandi acquisizioni di Microsoft prima di Linkedin

Non si è trattato di un’acquisizione totale dell’azienda, ma Microsoft ha inglobato l’unità di telefonia mobile di Nokia.

In questo caso però l’accordo non ha funzionato, dato che i Windows phone non sono riusciti ad affermarsi sul mercato entrando nella coscienza di acquisto dei consumatori, tanto da far annunciare a Microsoft un importante piano di ristrutturazione per il suo business mobile. Microsoft ha recentemente licenziato la maggior parte degli ex dipendenti di Nokia e ceduto la propria sezione smartphone per 350 milioni di dollari, con un bilancio decisamente in perdita.

LEGGI ANCHE: Microsoft compra LinkedIn per 26,2 miliardi di dollari

3. aQuantive (2007): 6 miliardi di dollari in alta tecnologia

La società di pubblicità online aQuantive è stata oggetto di un acquisto per oltre 6 miliardi da parte di Microsoft.

Nel 2007 sembrava ci fosse ancora terreno fertile per le imprese emergenti ad alto apporto tecnologico, ma anche in questo caso qualcosa non ha funzionato. Microsoft ha dovuto fare i conti con una grande svalutazione circa cinque anni dopo.

4. Mojang (2014): 2,5 miliardi di dollari per entrare nelle scuole

Le 5 più grandi acquisizioni di Microsoft prima di Linkedin

Tra le acquisizioni di Microsoft anche il creatore di Minecraft, Mojang, per circa 2,5 miliardi nel 2014.

Microsoft ha recentemente introdotto una nuova edizione di Minecraft per le scuole, con l’idea di far pagare cinque dollari per utente all’anno. E Minecraft ha recentemente raggiunto un traguardo notevole traguardo con le sue 100 milioni di copie vendute su tutte le piattaforme.

5. Visio (2000): 1,5 miliardi di dollari per la prima tra le grandi acquisizioni di Microsoft

Le 5 più grandi acquisizioni di Microsoft prima di Linkedin

L’azienda di software per la creazione di diagrammi e la semplificazione di informazioni complesse Visio è stata acquistata da Microsoft per 1,5 miliardi in azioni nel 2000.

Più di 15 anni dopo, il prodotto è ancora molto forte sul mercato, dove è diventato Microsoft Visio, uno degli strumenti di applicativi di Office.

eCommerce editoriali, shoppable stories, belfie: uno sguardo alle novità tech nel settore moda

Rieccoci, è tornato l’appuntamento mensile volto a scoprire le ultime novità dalle aziende moda in campo tecnologico e digitale!

In questo articolo ti racconterò quali sono le attività che ho trovato più interessanti nell’ultimo periodo, si parlerà di eCommerce e content curation, di Snapchat e delle sue potenzialità a livello commerciale, di Levi’s e della partnership con Google per realizzare la prima giacca con tecnologia indossabile incorporata e, ancora, di una campagna social che ha fatto molto scalpore e di una campagna offline nata per creare buzz online.

Seguimi!

 

Ferragamo

Salvatore Ferragamo: eCommerce e content curation

Oggi siamo consapevoli che l’atto d’acquisto online è motivato molto più dal fatto che l’utente sta vivendo un’esperienza adeguata (immersiva e di valore) sul sito web, piuttosto che dalla mera necessità di comprare. È quasi come se stesse pensando “compro da te, ti do fiducia perché lo stai facendo bene”.

L’approccio corretto per gli e-commerce dovrebbe essere simile a quello rivolto oggi ai contenuti editoriali. Il fattore comune tra gli e-commerce di successo è proprio l’approccio editoriale: non a caso si sta sviluppando la figura dell’eCommerce editor (o comm-tent, frutto dell’abbreviazione di commerce e content) specializzato nella produzione di commerce-minded content.
Cosa fare, quindi? Bisogna dare importanza agli shooting fotografici, alla content curation, creare storie sia testuali che sotto forma di video.

Un caso che di recente ha catturato la mia attenzione è il minisito del brand Salvatore Ferragamo dedicato alla collezione Primavera/Estate 2016 e basato sul concetto “there is no limit to beauty or the pursuit of perfection”.

Esso è costruito sulla content curation e indaga il rapporto tra moda e arte. Per l’occasione, Ferragamo ha collaborato con la curatrice e filantropa Hikari Yokoyama e il noto magazine di design Wallpaper. La landing page dà all’utente la possibilità di navigare tra i suggerimenti d’acquisto proposti dall’influencer e di guardare una video-intervista a Hikari.

Oltre a essere promossa sui social media del brand (e con un link nella bio su Instagram), l’attività è stata sponsorizzata sul sito di Wallpaper con un rimando al minisito.

Se vuoi approfondire, ti suggerisco di proseguire con l’articolo di Luxury DailyFerragamo leverages pursuit of perfection ideology for digital series“.

Sephora rende shoppable le proprie storie su Snapchat

Negli ultimi mesi i brand del lusso hanno sperimentato l’utilizzo di Snapchat in svariati modi: Burberry ha creato una campagna pubblicitaria temporanea di 24 ore facendo scoprire agli utenti il behind the scenes e Gucci che ha fatto fare il take-over del proprio account a Jared Leto.

Snapchat oggi non è più considerata soltanto un’app per condividere foto, portare gli utenti in un viaggio ‘dietro le quinte’ e per sperimentare sessioni Q&A.
Le aziende oggi fanno advertising utilizzando i filtri (un caso recente è stato quello di Magnum per il lancio del gelato Magnum Double: il 21 maggio – in esclusiva e per un solo giorno – su Snapchat gli utenti hanno liberato il loro lato nascosto trasformandosi in bestie feroci grazie alla Lens sponsorizzata) o coinvolgono gli influencer per parlare dei prodotti o per fare il take over del proprio canale.

Non è ancora stata provata la forza commerciale di Snapchat, ma le aziende stanno testando nuovi metodi per monetizzare. Uno dei primi ostacoli in cui ci si imbatte è simile a quello provato in precedenza su Instagram: l’app non permette di inserire i clickable shopping links (da qui nuove soluzioni come LikeToKnowIt, l’ormai nota piattaforma di affiliation marketing).

Emoticode
Tra i primi brand a tentare nuovi approcci all’utilizzo di Snapchat troviamo Sephora, che cerca di acquisire una posizione di vantaggio sul target prima che arrivi un competitor prima. Sephora ha pubblicato una storia sul proprio profilo, spiegando agli utenti che d’ora in poi tutti i loro snaps sono “shoppable”.

Come funziona? Lato utente si sfrutta l’azione più comune, lo screenshot. È necessario infatti fare lo screenshot dello snap contenente il prodotto che si vuole acquistare e caricarlo sull’eCommerce app Emoticode. L’app mostrerà poi tutti i dettagli del prodotto per concludere l’acquisto.
Lato influencer permette di convertire l’URL in un link abbreviato composto da emojis nei primi due caratteri che va inserito nel testo dello snap-story.

Un punto a favore di Snapchat? Al momento gli utenti non lo vedono come pubblicità palese, quindi tutto quello che viene raccontato negli snap dei brand piace e coinvolge.

Continua a leggere su Digiday: “This hack brings ‘screenshot commerce’ to Snapchat.

I belfie in #MyCalvins: la campagna che ha fatto scalpore

Belfie My Calvins

Nella memoria collettiva è Kate Moss l’icona sexy di Calvin Klein. Mai nessuna campagna del brand ha però fatto scalpore (ed è stata così virale) come quella attuale fotografata da Harley Weir. L’account Instagram del brand ha mostrato immagini erotiche che recitano frasi come “I belfie in #mycalvins” o “I flash in #mycalvins” o “I kick it in #mycalvins”. Partiamo dal testo. “Belfie“, per chi non l’avesse intuito,  sta per b side selfie ovvero il trend di fotografarsi il lato b. L’immagine più discussa è quella che ritrae Klara Kristin (che vedete qui sotto).

All’accusa di sfruttare il corpo della donna, il brand ha giustificato la scelta delle immagine ‘spinte’ spiegando che non è nulla di irrispettoso verso il corpo femminile e nulla di diverso rispetto alle immagini che gli utenti pubblicano ogni giorno autonomamente sui social media.

Sembra proprio che i nuovi comportamenti degli utenti, nati dall’utilizzo dei social network, stiano portando i brand a ricercare nuovi modi di comunicare per avvicinarsi al proprio target.

calvin klein 2

#DGFAMILY: il progetto di street art virale di Dolce&Gabbana

Il guerrilla marketing mixato con il digitale: ovvero quando un’attività offline diventa virale online.

Se il potere dei social media è quello di viralizzare un contenuto che catturi l’attenzione del consumatore, il ruolo del brand è quello di avere invece l’idea giusta e proporre all’utente quel contenuto interessante.

A giudicare dalle condivisioni social, sembra aver funzionato l’ultima attività di Dolce&Gabbana.

Dolce&Gabbana ha trasformato il progetto #DGFAMILY in street art portando le illustrazione della collezione autunno/inverno 2016 letteralmente sulle strade delle città Milano, New York, Londra e Parigi. Quando si “inciampa” su una di queste illustrazioni si è naturalmente portati a soffermarsi per capire di cosa si tratta e poi condividerlo usando l’hashtag #DGFAMILY.

Se vuoi scoprire di più su questo progetto, leggi l’articolo “DGfamily campaign hits the streets (literally) of New York, London, Milan and Paris“.

#DGFAMILY

Gucci lancia un progetto di Branded Content con Vogue

Gucci, in partnership con Condè Nast, ha realizzato un progetto di branded content su Vogue magazine. La serie di 4 video dal titolo “The Legend of Orpheus and Eurydice” e diretti da Gia Coppola è stata creato da 23 Stories, unit di Condè Nast specializzata appunto in native advertising.

“Digital narrative — whether through film, social media or native journalism — is the way that Millennials in particular like to be engaged today. Consequently, this type of innovative approach to digital marketing will certainly play an increasingly important part of our strategy going forward.”

Per approfondire, ti consiglio di leggere l’articolo apparso su WWD “Condé Nast Partners With Gucci on Branded Content Film Series“.

 

Spostandoci nel settore tecnologia indossabile, troviamo altre novità interessanti.

Vibram: ricaricare lo smartphone, camminando

Hai letto bene: è possibile! Il progetto nasce da Vibram, azienda leader nel settore delle suole ad alte prestazioni, su licenza ed in collaborazione con InStep NanoPower, proprietaria del brevetto, azienda americana specializzata nello sviluppo di soluzioni basate sulle nanotecnologie.

Si tratta di una calzatura dotata di un sistema integrato di accumulo e trasformazione dell’energia prodotta dal movimento umano (durante la camminata). Il dispositivo è in grado di generare 1 Watt di potenza continua – quindi, un accumulo di 8 Wh per una camminata di circa 8 ore. Facendo due conti è l’energia sufficiente a evitare l’esaurimento di carica dello smartphone!

Se ti interessa approfondire, clicca qui: “Ricaricare lo smartphone camminando con la wearable technology si può: ecco come“.

Levi’s Commuter x Jacquard by Google Trucker Jacket: la prima giacca con wearable technology

Rispondere a telefono, consultare app, ascoltare musica… indossando semplicemente una giacca? Sì! Nasce dalla collaborazione fra Levi’s e Google ATAP (Advanced Technology and Projects) Group la prima giacca con tecnologia indossabile rivolta al pubblico appassionato di ciclismo.

Sarà sul mercato per la primavera/estate 2017 e avrà incorporata la tecnologia Jacquard di Google che riconosce il tocco e la pressione, direttamente inserita nel polsino sinistro.

Rimando al sito di Levi’s e all’articolo su Bloomberg “Google and Levi’s Are Now Making Connected Jean Jackets“.
Levi’s Commuter x Jacquard by Google Trucker Jacket

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WWDC 2016: ecco tutte le novità presentate da Apple

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Il WWDC 2016 si è aperto nel ricordo della strage di Orlando: il CEO Tim Cook ha chiesto un minuto di silenzio in onore delle vittime e delle persone che amano. È stato un momento toccante e anche la platea, in fermento per conoscere tutte le novità Apple, ha scelto di tacere.

Terminato il silenzio, Tim Cook ha dato il via alla conferenza annuale degli sviluppatori che si è tenuta appunto ieri a San Francisco.

Iniziamo col dire subito che la Worldwide Developers’ Conference non ha rivelato nuovo hardware, ma come era prevedibile si è parlato esclusivamente di software.

iOS 10

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“The biggest release ever for our users”: la numero 10 promette – come sempre – di essere una versione davvero innovativa di iOS.

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Iniziamo dalle notifiche: con iOS 10  sarà possibile rispondere a messaggi di posta elettronica, vedere una conversazione completa su iMessage e aggiungere eventi al calendario senza sbloccare il dispositivo. Nuovi widget interattivi in stile Android permetteranno agli utenti molte più attività direttamente dalle notifiche.

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iOS 10 porterà una serie di miglioramenti anche alle mappe di Apple.

Come Waze, le Mappe mostreranno in tempo reale anche il traffico e altre informazioni come le stazioni di servizio e i ristoranti nelle vicinanze.

Gli sviluppatori potranno integrare le loro applicazioni direttamente nelle Mappe, il che significa che sarete in grado di riservare posti a sedere in un ristorante con OpenTable e  usare Uber senza lasciare l’applicazione Mappe.

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Anche Musica cambia design in iOS 10: un’interfaccia diversa, con uno sfondo più bianco, dove è possibile dalla sezione Libreria  accedere rapidamente a tutte le playlist, album, artisti dell’utente e alla musica scaricata. Una seconda sezione, “For You”, mostrerà le playlist curate da Apple, sulla base dei gusti musicali dell’utente. Una terza scheda ,”Sfoglia”, comprenderà le classifiche top e le nuove uscite. Una quarta sezione, “Radio”, sarà dedicata alla stazione Beats di Apple. Infine ci sarà una scheda dedicata alla ricerca.

I testi saranno supportati dall’app Musica e saranno visibili sotto i controlli di riproduzione di ogni canzone.

Scompare invece la sezione “Connect”.

Home: Apple e la domotica

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Ecco un’altra delle novità tanto attese dell’evento: Apple ha annunciato per iOS 10 Home, l’app che consente di controllare tutti i dispositivi domestici intelligenti grazie all’HomeKit che si è ora ampliato fino a comprendere quasi 100 prodotti di domotica. L’app permette di impostare scenari diversi (per illuminazione, riscaldamento, fasce orarie, ecc) e si interfaccia anche con Apple TV. L’applicazione darà anche l’accesso remoto a tutti i dispositivi collegati quando si è lontani.

Tante nuove funzioni divertenti per l’app Messaggi

Craig Federighi, Apple senior vice president Software Engineering, ha mostrato gli aggiornamenti  più divertenti dell’applicazione Messaggi, compreso un sistema di scrittura delle emoji più intelligente: sarà infatti possibile digitare un messaggio normalmente e la tastiera suggerirà emoji che si adattano alle parole. Ma non è l’unica novità: l’app metterà  in evidenza tutte le parole che possono essere convertite in emoji.

 

Messaggi permetterà inoltre ora anche di scrivere e disegnare direttamente con le dita. E per condividere maggiormente un’emozione, Messaggi mostrerà con effetti diversi se stai parlando a voce alta o bassa, visualizzando il tuo messaggio con font di grandezza diversa. E le novità non sono finite: sarà possibile inviare messaggi “a sorpresa” che si celeranno dietro una sorta di “inchiostro invisibile”: i destinatari facendo tap su questi messaggi potranno sbloccarli.


Infine i messaggi potranno mostrare anche effetti a schermo intero.

I nuovi messaggi arriveranno in autunno, mentre per gli sviluppatori una versione beta disponibile già nel mese di luglio.

MacOS Sierra e Siri

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Siri sbarca su desktop grazie al nuovo sistema operativo MacOS Sierra: Siri debutta su Mac, con nuove funzionalità progettate solo per il desktop. E non è l’unico motivo per cui Mac promette di essere più intelligente. MacOS Sierra suggerisce ad esempio le foto migliori, rende gli acquisti online più sicuri, può anche aiutare a liberare spazio prezioso.

Siri su desktop diventa un segretario tuttofare: lavora infatti in multitasking, inviando un’email per te mentre scrivi ad esempio un documento. Siri cerca i file per te, ti aggiorna sul risultato della partita della tua squadra del cuore; infine cerca, trascina e sposta i file secondo i tuoi comandi.

Siri si preannuncia già come l’aggiornamento più interessante di questo WWDC: Apple apre infatti Siri agli sviluppatori. Il nuovo ecosistema Apple è totalmente incentrato sul suo assistente vocale: vedremo quali divertenti e utili novità porterà con sé il nuovo Siri.