Quaggers: l’app che ti mette in contatto con chi condivide la tua visione del mondo

Vorresti entrare in contatto diretto con chi condivide le tue passioni, con chi ha interessi simili ai tuoi?

Domanda retorica. Ognuno di noi vorrebbe poter conoscere persone con le quali sentirsi affine senza passare per quella fase tremenda in cui per conoscersi si pongono le domande più disparate.

Superare la timidezza delle prime conversazioni, o magari investire tempo nel voler approfondire un nuovo contatto e scoprire troppo tardi che sulle grandi e piccole questioni della vita la si pensa esattamente all’opposto.

E nonostante ci si trovi in un’era in cui le distanze sono diventate un concetto labile, vorremmo poter riprendere il contatto con la realtà ampliando la nostra rete di amicizie dal vivo.

Una combo difficile da mettere in pratica e alla quale prova a dar risposta Quaggers, la nuova app (disponibile sia per iOs che per Android) messa a punto dal team di Quag, il social che pone gli interessi (comuni) al centro della sua missione.

Quaggers

Trova persone simili a te grazie a Quaggers

Tutto nasce dal social network, “padre” del progetto, una piattaforma in cui il sistema di profilazione basato sugli interessi, le passioni e lo stile di vita fa da collante per fare conoscenze che siano plasmate su misura di utente.

Questo approccio qualitativo fornisce la possibilità concreta di inserirsi in discussioni che stimolino davvero la nostra attenzione perché si basano su argomenti che fanno parte del nostro quotidiano.

Ma se Quag pone in essere le condizioni affinché si possa costruire una rete di contatti di valore, rimane comunque lo scoglio della distanza, la barriera del non conoscersi di persona ed uscire dalla sfera del digitale per trasformare una conversazione in una frequentazione.

Quaggers assolve proprio a questo compito, rendere possibile trovare fisicamente le persone che sono vicine a te. Ovviamente non viene mai fornita l’esatta posizione di un contatto (proteggere la privacy dei propri utenti è conditio sine qua non), ma solo un’indicazione di massima rispetto alla zona in cui si è registrato.

Questo aspetto è poi legato alla volontà di un utente di rendersi riconoscibile per posizione: nulla vieta di non inserire alcuna location e quindi essere preso in considerazione soltanto in relazione al proprio profilo, lasciando ad un momento successivo il vedersi di persona.

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Una rete di amicizie che punti sulla sintonia: la profilazione di Quaggers

Ma come viene stabilita la compatibilità tra due o più utenti?

Quaggers punta tutto sul concetto di sintonia: in fase di registrazione (o di richiamo informazioni dal profilo Quag) viene chiesto di fornire un numero rilevante di interessi che consenta all’applicazione di individuare con efficacia quale siano le nostre peculiarità caratteriali.

In questo modo in fase di ricerca Quaggers ci farà vedere i possibili amici con la capacità di prevedere con successo se possano essere persone con le quali costruire una frequentazione.

L’ultimo step, una volta individuati contatti che ci interessano, è quello di poter intrattenere una conversazione tramite Chat, opzione disponibile per tutti gli utenti e che quindi fa dell’applicazione un vero e proprio social mobile.

Se quindi hai deciso di aprirti a nuove amicizie perché hai cambiato città magari e non sai come capire chi fa per te nella tua zona, sintonizzati su Quaggers e dai spazio alla tua personalità!

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Noi Ninja la proveremo, e tu?

Giornalismo tra storytelling e marketing: il brand journalism raccontato da Roberto Zarriello

Questa recensione è stata scritta da Marco Fongaro e Gabriella Conte.

Da grande voglio fare il giornalista“. Roberto Zarriello ha deciso di spiegarci come far avverare questo sogno calandolo nella sua incarnazione più contemporanea, quella virtuale.

L’autore di “Brand Journalism” mette in chiaro sin da subito la rivoluzione che la Rete ha portato nella professione, poiché Internet è uno strumento di comunicazione di massa che democratizza l’informazione. Le aziende non sono più vincolate ai media tradizionali, intermediari di informazioni e messaggi pubblicitari attraverso carta stampata, frequenze radio e tubo catodico.

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Brand Journalism

Nel nuovo millennio ogni brand può diventare un editore, rivolgendosi direttamente alle persone attraverso social media quali blog, aggregatori, forum, social network, fino ad arrivare ad un vero e proprio magazine aziendale.

Non si tratta solo di veicolare messaggi finalizzati alla vendita, ricadendo dunque nel content marketing, ma anche di rivolgersi alle persone fornendo loro notizie utili (su un settore industriale) e raccontando la storia (del brand). Questo è brand journalism.

Nel secondo capitolo del libro, “Giornalismo e marketing: la sottile linea rossa” Zarriello approfondisce con una prosa quasi avvincente questo confine scottante, che fa del brand journalist un funambolo della parola, attento a fornire una “corretta informazione, distinta e distinguibile dal messaggio pubblicitario” (Carta dei Doveri dell’Ordine dei Giornalisti).

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Certo, raccontare storie attrae clienti, ed è per questo che l’intuizione di Larry Light è stata geniale.

Nel 2004, l’allora capo dell’ufficio marketing di McDonald’s si trovò a dover conciliare l’immagine pubblicizzata della catena di fast food, proposti come piacevoli punti di ristoro per famiglie e compagnie, con la pesante e reiterata accusa di vendere junk food.

Ecco allora la decisione di puntare i riflettori non più su un prodotto destinato ad una massa indifferenziata, ma su differenti fasce di consumatori, a cui fornire un cibo divertente per bambini, salutare per le giovani mamme e sostanzioso per un target maschile.

Da questa premessa e dalla nuova tagline, “I’m lovin’ it”, ha preso piede una nuova strategia pubblicitaria dove è la storia del marchio a essere protagonista, declinata per pubblici segmentati attraverso il brand journalism.

Brand magazine made in Italy

Gli USA possono vantare di aver dato i natali al brand journalism grazie all’intuizione di Larry Light, ma l’Italia non sembra essere immune al fascino del giornalismo d’impresa. Sempre più realtà imprenditoriali decidono di prendere parte alla rivoluzione copernicana dell’informazione – così come la definisce Zarriello – e di puntare su un nuovo modo di fare marketing.

L’assuefazione del consumatore ai messaggi pubblicitari fa nascere l’esigenza di un nuovo modo di raccontare la storia di un brand e la sua evoluzione: è questo quel che prova a fare un brand journalist.

Tra le case history esaminate da Zarriello ne ritroviamo alcune made in Italy, come il magazine digitale Centodieci curato da Mediolanum Corporate University, l’ente di formazione dell’omonima banca milanese. Online dal 2000, con l’obiettivo di “sviluppare il capitale culturale dell’individuo”, il magazine d’impresa punta ad un target ben definito, il family banker, senza però dimenticare imprenditori e studenti. I contenuti offerti spaziano dall’economia all’informatica e la redazione riunisce elementi interni all’azienda ed esperti di comunicazione digitale. Insomma, non vi ritroverete a fare i conti con articoli autoreferenziali, piuttosto avrete a disposizione contenuti che raccontano l’esigenza di una banca che prova a raccontare uno dei valori sui quali punta per la propria crescita.

Chi è il brand journalist?

Storytelling e disintermediazione: sono queste due delle keyword che descrivono al meglio l’essenza del brand journalism. Il testo di Zarriello diventa una cronaca de“l’esigenza crescente dei marchi di raccontarsi senza intermediari con lo scopo di accrescere la propria notorietà e fidelizzare i propri lettori-consumatori”.

Le aziende, quindi, hanno la possibilità di diventare vere e proprie news corporation, alla ricerca di un nuovo modo di raccontare se stesse. I contenuti diventano fondamentali per comunicare alle proprie community di riferimento. Il dominio del content marketing fa spazio ad un giornalismo consapevole degli strumenti del web, in grado di utilizzarli per comunicare in modo diretto con i propri clienti.

Dinosauro o brand journalist?

Dopo una prima parte del libro dedicata all’inquadramento teorico e concettuale del giornalismo d’impresa, Roberto Zarrillo prova a fornire una vera e propria guida all’aspirante giornalista e ai professionisti dell’informazione che guardano in modo ancora incerto al mondo del Web.

In un susseguirsi di capitoli dedicati agli elementi del web journalism, per poi analizzare la struttura di un blog e passare in rassegna la varietà di social network disponibili, senza dimenticare aggregatori e strumenti di monitoraggio dei dati, il libro si presenta come un vademecum in grado di fornire gli strumenti fondamentali per pubblicare online il proprio brand magazine.

Fare brand journalism significare fare content marketing? Il brand journalism è giornalismo? Qual è la differenza tra addetto stampa e brand journalist?

Se hai questi dubbi, caro ninja, è arrivato il momento di leggere “Brand journalism” di Roberto Zarriello!

Il giornalista di oggi (…) non deve essere soltanto una buona penna ma un esperto praticante delle tecnologie moderne della comunicazione: due qualità necessarie per il perseguimento degli obiettivi del brand journalism. Altrimenti si rischia di fare la fine dei dinosauri.”

In questa rivoluzione copernicana della comunicazione, cosa scegli di essere? Un dinosauro del mondo dell’informazione o un brand journalist?

Dogeyes, il programma che offre una seconda possibilità per ipovedenti e cani abbandonati

Da un lato ci sono persone non vedenti, in lista d’attesa per mesi o anche anni per avere un cane guida, che forse non arriverà mai.
Dall’altro lato, ci sono cani che resteranno in canile per mesi o anche anni in attesa di un padrone, che forse non arriverà mai.
Entrambi hanno un’esigenza in comune: trovare quella metà che li completi, per vivere una vita felice ed autonoma.

Da queste premesse nasce Dogeyes, programma sperimentale di educazione cinofila di ACUA, il cui scopo è rivoluzionare la metodologia di formazione dei cani guida per ipovedenti.

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Dogeyes: il programma di ACUA nato per rispondere ad esigenze reali

Seppur poco noto, è un dato di fatto che per un ipovedente la lista d’attesa per ottenere un cane guida, in Italia, sia piuttosto lunga, e le richieste sempre di più; molti sono costretti ad aspettare oltre 1 anno.
Inoltre esistono ancora delle convinzioni riguardo alle razze di cani da addestrare. Nonostante su base teorica qualunque cane potrebbe diventare un cane guida per ciechi, solitamente si tende a preferire quelle razze dotate di un’indole maggiormente pacifica, attenti, coraggiosi e con un senso innato dell’orientamento, come ad esempio Pastore Tedesco, Pastore Scozzese e Pastore Belga, oltre a Labrador e Golder Retriver. Questo avviene senza tenere conto del fatto che, ogni anno, circa 50.000 cani di ogni razza vengono abbandonati dai loro padroni. La maggior parte di loro muore nei canili, perché considerati di seconda scelta.
Grazie ad Acua – Associazione Comunicazione Uomo Animale entrambi potrebbero avere una nuova chance, in quanto i cani di qualsiasi razza potrebbero diventare cani guida per i non vedenti.

Dog Eyes: un crowdfunding digitale per permettere al progetto di realizzarsi

Quello di Acua è il primo esperimento di educazione cinofila che si pone come obiettivo di rendere la selezione del cane-guida per ipovedenti democratica, in quanto verrebbero recuperati gli esemplari presenti nei canili anziché i cani tipicamente utilizzati a tale scopo. Per poter rendere Dogeyes una realtà possibile e continuativa però, c’è bisogno del sostegno di chi crede davvero nel programma; per questo il progetto è sostenuto da una campagna di crowdfounding su Indiegogo. Obiettivo: raggiungere quota 10.000 euro per rendere possibile il percorso educativo dei primi cani-guida addestrati secondo il metodo Dog Eyes.

E tu, sei pronto a sostenere il progetto?

Digital Marketing Manager: le competenze che devi avere

Digital Marketing Manager: le competenze che devi avere!I Digital Marketing Manager  devono rappresentare il giusto un equilibrio tra capacità di pensiero critico e creativo. Ma questo, a quanto pare, non basta! Ecco una carrellata di skills che i selezionatori ricercano in questa figura.

Social Media Advertising

Gli investimenti in Social Media Advertising stanno aumentando, proprio per questo devi essere in grado di comprendere le opportunità offerte da questa nuova leva della comunicazione; è necessario quindi analizzare i pro ed i contro di questi strumenti.

Conoscere i diversi canali di mktg

Tanti esaltano le virtù di ogni canale di marketing: email, SEO, SEM, social, ecc. Ma non è necessario utilizzarli tutti, bisogna concentrarsi su quelli utili e profittevoli per la tua azienda. Spesso ciò significa comprendere le dinamiche di quel canale di marketing profondamente, riuscendo a sfruttare al meglio i servizi offerti.

Essere obiettivi

Il Digital Marketing Manager è di solito uno dei lavoratori più appassionati in ufficio. Tuttavia, spesso la passione può offuscare il giudizio e l’obiettività. Per tal motivo ricordati di concentrarti sulla realtà, piuttosto che sui tuoi desideri.
Digital Marketing Manager: le competenze che devi avere!

Analisi e Creatività

Chi lo ha detto che queste due competenze sono opposte? Io dico di no! Devono camminare a braccetto. Molti candidati vogliono concentrarsi esclusivamente su uno o l’altro, ma è importante portare arte e scienza in ogni programma digitale.

Simpatia

I brontoloni ed i musoni non sono ben accetti in ufficio. Saper costruire relazioni è una componente importante nel marketing digitale, ed avere una personalità simpatica può sicuramente aiutare.

Digital Marketing Manager

Conoscere WordPress

Con così tante piattaforme costruite su WordPress, è indispensabile avere questa skill nella tua cassetta degli attrezzi. WordPress offre sempre qualcosa di nuovo e utile che accelera la produzione di contenuti.

Capacità di progettazione di base

Essere in grado di comunicare un messaggio correttamente è molto importante. Tuttavia, il marketing digitale non coinvolge solo le parole, per cui chiunque si fa chiamare Digital Marketing Manager deve avere almeno una conoscenza di base di HTML, CSS o Photoshop.

3 modi per aumentare la visibilità sui motori di ricerca grazie ai social

I social media possono aiutarti a aumentare la visibilità della tua azienda sui motori di ricerca. Ecco qui tre semplici strategie per non perdere l’occasione di arrivare in cima alla pagina dei risultati.

Questione di SERP

La SERP, o Search Engine Results Page, è una di quelle cose che si tende a sottovalutare, nonostante ci passi sempre sotto agli occhi: trattasi di ciò che mostra il motore di ricerca ogni volta che digitiamo una keyword.

Se richiedi il nome della tua azienda per i profili social, sarà più probabile comparire nelle prime pagine dei motori di ricerca. Se cerchi Ninja Marketing , per esempio, la SERP mostra i profili Twitter e Facebook subito dopo il risultato relativo al sito. Missione compiuta.

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Un modo per appropriarti della SERP è quello di usare un servizio come KnowEm, così da controllare la disponibilità dei nomi nelle varie piattaforme social e prenotare a tuo nome e in poco tempo, tutte quelle libere.

Per appropriarti dei profili social dovrai riempirli con le informazioni della tua azienda, immagini e link che rimandano al tuo sito o al blog. Nonostante la maggior parte dei profili social siano “no-follow”, questi link contribuiscono comunque ad aumentare l’affidabilità e la reputazione del tuo sito.

Video vince

Dato che la maggior parte dei risultati di una ricerca è composto da una valanga di testo, i risultati che includono un video tendono a notarsi di più. Risultato? I link ricevono più clic anche se si trovano più in basso nella pagina. Certo, questo richiede lo sforzo di creare video da caricare su YouTube che siano di qualità e che rispondano alle domande che i tuoi clienti potrebbero porre.

Provare per credere: qualunque sia la vostra ricerca (da come potare un’orchidea a come aprire una birra con un cd) noterete che laddove c’è un video, il cursore del mouse, così come il vostro occhio, arriverà prima. Semplice, efficace.

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Scovare influencer per dar valore ai backlink

Backlinko ha analizzato niente meno che 1 milione di risultati e ha scoperto che esiste una forte correlazione tra il posizionamento della ricerca organica e il numero di backlink esterni.

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Cosa centra con i social media? È attraverso di questi che estendi il tuo contenuto a un pubblico più vasto cosa che, si spera, aumenterà anche il numero di click e condivisioni. E più sono le condivisioni, maggiori saranno i backlink, migliore la possibilità di piazzarsi bene nei risultati di ricerca.

Su come si ottengono più condivisioni potremmo andare avanti per ore, teniamo comunque a mente che immagini, video, liste e infografiche hanno di solito la meglio.

Poi c’è sempre l’opzione a pagamento, che ti assicura backlink di influencer legati al tuo settore specifico. Twitter, in particolare, può essere utile per ottenere per raggiungere giornalisti in cerca di storie, ma la cosa varia da settore a settore e non esclude Facebook e LinkedIn.

Tre semplici nozioni che possono potenziare il tuo brand online attraverso l’uso dei social media. Voi avete altri suggerimenti per migliorare la visibilità sui motori di ricerca?

Arrivano le chiamate di gruppo su Facebook Messenger

Arrivano le chiamate di gruppo su Facebook Messenger

È di poche ore fa il post pubblicato su Facebook da David Marcus, vice presidente di Facebook Messenger, che annuncia l’arrivo delle telefonate di gruppo nella nuova release dell’app Facebook Messenger.

Nelle conversazioni di gruppo con almeno tre e massimo cinquanta partecipanti, apparirà l’icona di una cornetta telefonica. Cliccando su di essa, sarà possibile avviare una telefonata con tutti i partecipanti del gruppo, o gestire gli utenti singolarmente in una schermata successiva.

Arrivano le chiamate di gruppo su Facebook Messenger

Questa novità sarà attiva entro le prossime 24 ore in tutto il mondo per i dispositivi iOS e Android.

Il rollout è già in corso, e dobbiamo ammettere che anche questa volta Mark è riuscito a dare un valore aggiunto a Facebook Messenger, continuando ad essere coerente nella sua strategia di trasformare l’app in una piattaforma completa a svolgere molte delle attività digitali necessarie agli utenti.

Social Media BootCamp: incrementa il tuo potenziale Digital

I Social sono una cosa seria. Anche in estate.  Chi vorrebbe rinunciare ad un percorso formativo completo, fatto di conoscenze teoriche ed esperienze pratiche? In un mondo riempito di approcci comunicativi sempre più Digital e di interconnessioni Social, le aziende e i marketer non possono evitare di dare un’occhiata all’offerta formativa dei Social Media BootCamp.

In un’esperienza come questa è possibile abbinare alla didattica tradizionale un percorso pratico per una visione strategica ed integrata che aiuti ad apprendere le metodologie utili a gestire la presenza di un brand e di un’azienda sui Social Network. Impossibile farne a meno.

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Cos’è un Social Media BootCamp

A dispetto dei classici corsi in aula sul Social Media Marketing, un Summer Camp sorprenderà ogni aspettativa con un programma di 4 o più giorni ricco di eventi. Non possono mancare momenti di interazione e di convivialità, poiché è proprio dallo scambio che si costruiscono collaborazioni ed esperienze lavorative di successo.

Con esempi reali di marketing esperienziale e lezioni all’aperto, gli operatori del web marketing avranno modo di imparare ad esporre il proprio potenziale e comprendere la reale miniera d’oro che hanno tra le mani con l’utilizzo dei Social Media.

Trasformare quello che può sembrare un semplice corso di formazione in un programma di apprendimento esperienziale dal successo straordinario: ogni professionista sa come trovare un metodo per far diventare un’intuizione un’idea contagiosa e vincente.

Perché partecipare e cosa aspettarsi

Andare in profondità, scoprire cose, essere curiosi, ottenere il massimo da sé stessi: ecco perché partecipare ad un Social Media BootCamp.

L’enorme potenziale dei Social Media è tutto da scoprire, così diventa sempre più importante progettare e pianificare con attenzione le proprie competenze con un corso di formazione chiaro, utile, semplice, innovativo.

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Il Social Media Boot Camp potrebbe rappresentare l’occasione per scoprire tutti gli strumenti più efficaci per un Social Media Marketer ed un terreno fertile per mettersi alla prova con i Project Work. Con un approccio operativo e concreto, l’offerta formativa garantisce ai partecipanti di vivere giornate stimolanti studiando casi di successo, testando le proprie capacità con lavori di gruppo, in un ambiente assolutamente informale.

Cosa aspettarsi dal Social Media BootCamp? Che bella domanda! Entrare a far parte della grande famiglia degli esperti di Social Media significa affrontare l’ignoto, imparare a buttarsi a capofitto in ogni esperienza formativa, diventare guerrieri del digitale.

Comincia a pensare di poter superare ogni tuo limite, solo così avrai il coraggio di intraprendere un percorso di studi assolutamente diverso dal solito.

L’importanza della formazione

Crescere significa assumersi delle responsabilità. Conquistare il proprio tempo, diventare proattivi nel Caos del mondo del Web 3.0, porsi obiettivi ambiziosi: la formazione è importante. Manager, imprenditori, Freelance, studenti, creativi, devono imparare a superare i propri limiti ed entrare in contatto con il mondo dei Social Media.

L’apprendimento esperienziale proposto da un Social Media Bootcamp si pone a pieno titolo come occasione per studiare le potenzialità dei Social Media per la propria attività sviluppando competenze ed abilità indispensabili per lavorare nel Digital marketing.

Sporcati le mani: è arrivato il momento di affrontare le sfide quotidiane con laboratori intensivi fatti di strategie, piattaforme e metriche vitali per ogni Social Media Manager.

l'importanza della formazione aziendale

 

I Project Work: le esperienze sul campo da non perdere

Come pianificare una strategia di marketing sui Social Media? Come apprendere le tecniche più efficaci per lavorare come Community Manager? Scoprire gli Epic Fail più famosi ed imparare a non ripeterli? Con il Social Media BootCamp potrai provare sul campo a trovare le risposte a questi quesiti.

Seguendo i Social Media workshop potrete apprendere come rinnovare il modo di comunicare delle aziende prendendo spunto dai migliori esempi di marketing esperienziale.

Mettere direttamente in pratica le nozioni apprese: ecco perché le sessioni di studio si muovono spesso in parallelo alle sessioni operative, andando a costituire un unico project work multidisciplinare. Si tratta di una formula ibrida, ma molto potente per massimizzare l’apprendimento di ciascun partecipante. Sarà dura, ma buttati ed iscriviti ad un Social Media BootCamp senza esitazione.

La tua Social Media Strategy a 360 gradi: iscriviti ad un Social Media BootCamp

Nell’economia dell’esperienza e delle emozioni, sembra inevitabile partecipare ad un Social Media workshop all’aperto, in ambienti ricchi di stimoli per l’apprendimento, dove poter soddisfare bisogni di socialità e divertimento in più.

La creatività è l’arma fondamentale del mondo Social, così come dei corsi di formazione pianificati. A dispetto del “vecchio marketing“, per distinguersi è ora di approcciare al marketing in un modo assolutamente innovativo. La partecipazione ad un Social Media BootCamp stimola progetti nuovi, riflessioni importanti, affermando un metodo di apprendimento esperienziale.

Immagina un grande corso in aula – altamente esperienziale – sulle tematiche del Social Media Marketing. Oltre alle attività teoriche, diversi workshop, project work, esercitazioni e momenti di esperienza consentiranno ai partecipanti su come progettare una Social Media Strategy a 360 gradi.

Vuoi partecipare al Social Media BootCamp 2016 di Ninja Academy? Scopri di più.

Ninja Talk con LinkedIn: 3 appuntamenti gratis dedicati alle HR

Che cos’è l’Employee engagement? A cosa ci si riferisce quando si parla di Talent Branding? Come offrire il lavoro perfetto ed attirare i migliori talenti?

Sono questi i temi sui cui si fonda il ciclo di webinar “Ninja Talk con LinkedIn”- online e gratis – disponibili da maggio a giugno.

Tre appuntamenti con tre docenti/professionisti provenienti direttamente da LinkedIn:

Marina Fantini –  LinkedIn Talent Solutions Senior Marketing Manager, Italy and Iberia,  Francesco Costanzo – Customer Success Manager LinkedIn e Cristina Arbini, Social Recruitment & Employer Branding Problem Solver LinkedIn Italia.

Gli appuntamenti

19 maggio 2016 dalle ore 13 alle ore 14Employer & Talent Branding con Marina Fantini. Leggi il programma completo.

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7 giugno 2016 dalle ore 13 alle ore 14 – Employee Engagement con Cristina Arbini. Leggi il programma completo.

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28 giugno 2016 dalle ore 13 alle ore 14 – Come offrire il lavoro perfetto: LinkedIn Talent Solutions con Francesco Costanzo. Leggi il programma completo.

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Dopo aver seguito questo ciclo di Ninja Talk saprai:

1. Utilizzare le diverse funzionalità offerte da LinkedIn per costruire una strategia integrata di employer branding
2. Comprendere come e in quanto tempo far partire una campagna di employer branding su LinkedIn
3. Scegliere quali contenuti utilizzare sulla piattaforma LinkedIn nell’ambito di una campagna di employer branding
4. Basare il social recruitment sul coinvolgimento dei tuoi dipendenti
5. Seguire gli step strategici per rendere i dipendenti i tuoi migliori ambasciatori
6. Giustificare quantitativamente il ritorno sull’investimento che tale coinvolgimento comporta
7. Orientarti nel mercato del lavoro 2.0
8. Applicare il valore delle Talent Solutions LinkedIn alle tue esigenze di ricerca dei talenti
9. Utilizzare a tuo vantaggio il brand aziendale e quello personale nell’ambito della Talent Acquistition

Nelle prossime settimane vi proporremo le interviste ai relatori del Talk che ci anticiperanno i loro punti di vista da insider sulle pratiche e sugli strumenti di recruitment più efficaci.

Iscriviti al Ninja Talk e diventa un #LinkedInNinja!

ecommerce manager

Corso in eCommerce Management: strategie e piattaforme per vendere online

Sia che la tua azienda si affacci ora all’eCommerce, sia che ne abbia appena avviato uno, il mercato della vendita online ha rinnovato le sue esigenze: le priorità di aggiornamento riguardano il mobile, la multicanalità, l’usabilità, gli strumenti di advertising e di pagamento, l’acquisizione di nuovi clienti e l’influenza dei social media sui ricavi della vendita online.

Scopri il Corso

Corso Online in eCommerce Management [12 ORE On Demand]

Seguendo il Corso Online in eCommerce Management [12 ORE On Demand] di Ninja Academy riuscirai a:

  • Scegliere la migliore piattaforma di vendita per la tua azienda 
  • Equilibrare aspetti gestionali e funzioni aziendali in un progetto di eCommerce di successo 
  • Garantire una User Experience coerente e multicanale 
  • Acquisire nuovi clienti con le tecniche di performance marketing applicate all’eCommerce 
  • Beneficiare del Social Media Marketing in termini di impatto sulle vendite 
  • Applicare i requisiti imprescindibili per garantire un Customer Care 2.0

Quali sono gli argomenti del Corso e chi sono i docenti?

Il Corso Online in eCommerce Management della Ninja Academy è un percorso studiato per aggiornare le competenze necessarie per mettere a punto strategie di marketing e vendita online che possano massimizzare oggi la domanda proveniente dal proprio mercato di riferimento.

IL MERCATO, LE STRATEGIE E GLI STRUMENTI DELL’ECOMMERCE con Roberto Fumarola [Founder @ B2Commerce]

  • Come orientarsi tra Magento, Prestashop e le altre piattaforme disponibili?
  • Come adeguarmi ai trend di acquisto via mobile?
  • Come si progetta una strategia Omnichannel?

CUSTOMER CARE, SOCIAL COMMERCE & MARKETPLACE con Francesco Varuzza [Operation Manager @ FiloBlu]

  • Quali sono le specificità dei Marketplace internazionali?
  • Come si gestisce il Customer Care di un eCommerce?

ECOMMERCE MARKETING con Gabriele Taviani [eCommerce Director @ Wishdays]

  • Come si gestiscono le campagne di marketing per una piattaforma eCommerce?
  • Come si monitorano e si tracciano le conversioni?
  • Come sfruttare Facebook per aumentare le vendite?

corso ecommerce on demand

Come funziona il Corso Online?

Il Corso Online in eCommerce Management consta di 12 ore di didattica online On Demand: questo vuol dire che puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web alla tua aula virtuale.

La didattica è completamente online, così come i materiali di studio: Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning.

Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il tuo certificato di partecipazione.

Scopri il Corso

PREZZO 249€

Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

Web Design: i terribili siti anni '90 dei grandi brand

Web Design: i terribili siti anni ’90 dei grandi brand

Il trillo dei modem a 56k è un marchio delle connessioni a Internet degli anni ’90, ma segnala anche l’alba del Web Design. È proprio in quel periodo, infatti, che molti brand sentono la necessità di costruire un proprio spazio nel mondo digitale. Nascono i primi siti aziendali, con risultati decisamente variegati.

Progettare graficamente un sito web significa elaborare un’interfaccia chiara che favorisca e guidi la navigazione, creando un’esperienza piacevole per gli utenti e al contempo funzionale per gli interessi del proprietario del sito.

Forse questi concetti erano ancora poco chiari in quei primi anni di boom della Rete.

Web Design nel tempo

I moderni CMS come WordPress e l’abbondanza di template ci hanno abituato ad una standardizzazione dei layout dei siti. Pur essendoci ampio spazio per le innovazioni, la presenza fissa di alcuni elementi è necessaria per rassicurare i navigatori.

Ad esempio, se fino a pochi anni fa la sidebar era una elemento caratteristico, oggi si tende ad ometterla, arrivando a “nascondere” anche il menù principale, che viene “esploso” tramite un click o un semplice hover. Si tratta di un segno lasciato dalla rivoluzione mobile, nel tentativo di ottimizzare gli elementi visualizzati negli schermi più piccoli.

Leggi anche: Responsive design: adattare il sito allo schermo e all’utente

Un’idea degli standard che si sono affermati nel corso degli ultimi venticinque anni ce la offre l’ipotetico sito della NASA  costruito da Fabian Burghardt: attraverso la barra di scorrimento in basso è possibile seguire l’evoluzione del sito attraverso gli anni.

Alzi la mano chi non ricorda GeoCities o chi non riconosce il solito tema bootstrap in voga ancora oggi.

L’elemento più determinante nelle trasformazioni del Web rimane comunque la velocità della connessione, la cui crescita esponenziale ha fornito grandi possibilità, soprattutto per quanto riguarda i contenuti multimediali; ottimizzarli e utilizzarli per aggiungere valore alla navigazione può portare ad una comunicazione efficace di marchi, aziende e prodotti, oppure all’esasperazione dell’internauta di turno che abbandonerà il sito senza convertire.

Insomma, si stava meglio quando si stava peggio? Giudicate voi.

Il Web Design di 23 grandi brand: anni ’90 VS oggi

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Amazon agosto 1995

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Amazon oggi

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Apple dicembre 1998

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Budweiser dicembre 1996

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Budweiser oggi

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Burger king dicembre 1996

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Burger King oggi

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Chevrolet now

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Chevrolet ottobre 1997

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Coca Cola gennaio 1998

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Dominos Pizza dicembre 1996

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eBay gennaio 1999

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Ferrari aprile 1997

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Gap dicembre 1996

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Google novembre 1998

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Hersheys novembre 1996

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Home Depot novembre 1996

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JC Penny dicembre 1996

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JP Morgan giugno 1997

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MC Donald’s novembre 1996

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Mercedes Benz gennaio 1997

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Pepsi dicembre 1996

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Staples dicembre 1996

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The Dallas Cowboys gennaio 1997

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The New York Times novembre 1996

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The New York Times oggi

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Walmart dicembre 1996

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Yahoo gennaio 1997

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L’articolo è ispirato alla ricerca presentata su Business Insider: “10 Brand Websites on the First Day