Jeeg Robot, tutto il marketing del supereroe

È di poche ore fa la notizia che “Lo chiamavano Jeeg Robot“, opera prima di Gabriele Mainetti, è stato candidato a ben 16 David di Donatello.

Il film racconta di Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), ladruncolo di borgata che entra in contatto con una sostanza radioattiva e dall’incidente scopre di avere una forza sovraumana. Da quel momento sfrutta i suoi poteri per dare una svolta alla sua carriera da delinquente. A portarlo sulla retta via è Alessia (Ilenia Pastorelli), convinta lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’Acciaio.

lo_chiamavano_jeeg_robot_il_film_italiano_sul_supereroe_romano

La stampa di settore ne ha scritto molto nelle ultime settimane, elogiando la pellicola, che ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica. C’è qualcosa di romantico in un film indipendente italiano che racconta una storia ispirata a uno di quei manga anni ’80 che ci piaceva guardare da bambini alle 19:00 sulle reti televisive secondarie.

“Ma come, non è possibile fare un film sui supereroi in Italia”, è la prima cosa che ti viene in mente prima di guardare il film, ma soprattutto è il commento delle case di produzioni a cui il regista Gabriele Mainetti ha proposto il suo film negli ultimi cinque anni. Mainetti però a questo film ci teneva troppo, l’idea di un film di genere, sui supereroi, ambientato, scritto e diretto in Italia era troppo bella per non essere realizzata e ha deciso quindi di autofinanziarlo.

Ebbene sì, perché la Goon Films è di proprietà di Gabriele Mainetti, che con il supporto di Rai Cinema è riuscito a trovare il milione e settecentomila euro per produrre il lungometraggio, che dopo le oculate anteprime alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma e del Lucca Comics nell’autunno 2015, è stato distribuito dalla Lucky Red.

11341_2497604853860282_1007320646844953965_n

Una scommessa rischiosissima quella di Mainetti che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare, nonostante l’evidente trend mondiale sulle preferenze cinematografiche, che ha portato la Marvel e la DC Comics a pianificare l’uscita di 29 film di genere nei prossimi 6 anni.

LEGGI ANCHE: Dimenticate Beckham, Derek Zoolander è il testimonial più desiderato

Scommessa, che nonostante alcune critiche sulla parte finale del film, sembra ampiamente vinta da Mainetti sia per il box office che conta 2,3 milioni di euro alla quarta settimana dall’uscita del film, sia per la critica che ha espresso opinioni più che favorevoli arrivando a definirlo “il primo vero superhero movie italiano”.

La comunicazione della pellicola

Nonostante il budget super risicato, le pedine media sono state mosse con oculatezza, lavorando principalmente su campagne web e social e puntando su contenuti che esaltano la fanbase più nerd: il website dedicato è pieno di visual, gif animate, rivisitazioni di cover e poster. La fb page del film conta 62k likes e offre la possibilità ai fan di realizzare contenuti sul film.

via GIPHY

Il film è praticamente sprovvisto di product placement, nonostante il film offra notevoli spunti a partire dall’unico pasto consumato dal supererore fino alla location della scena finale del film.

Uno dei brand che invece ha accompagnato la campagna di lancio è La Gazzetta dello Sport che con Lucky Red ha realizzato l’omonimo fumetto basato sul film curato da Roberto Recchioni, storico curatore del Dylan Dog.

Lucky Red ha inoltre realizzato un blog i cui contenuti hanno una media di condivisione social di migliaia di shares, ma il vero cherry on the cake è nascosto all’interno della colonna sonora del film: si tratta di una rivisitazione della famosa sigla del cartone animato cantata dallo stesso Claudio Santamaria, una chicca per i più nostalgici. Strategia di comunicazione quindi mirata e puntuale sul target per promuovere e creare engagement intorno al film e che sta funzionando notevolmente.

Complimenti quindi alla Goon di Mainetti per questo film che ci fa ben sperare sul cinema di genere, sul cinema italiano e in generale sul fatto che, nonostante il contesto e le avversità, perseverare in quello che si crede è sempre la strada giusta da percorrere.

GIF, wearable, app, digital kit, social integration: 5 progetti tech da supportare su Kickstarter

A noi ninja capita sempre più spesso di navigare tra le pagine di Kickstarter alla ricerca di ispirazione, per questo abbiamo ritenuto opportuno lanciare un appuntamento periodico nel quale segnalarti le 5 campagne più cool in scadenza nelle quali ci imbattiamo, dandoti così la possibilità di scoprire per primo alcune tecnologie che in futuro potrebbero fare parte della nostra quotidianità.

Ecco di seguito i progetti che ho scelto per questa prima puntata. Se ne ho dimenticato qualcuno degno di nota twittami (@sghedo / @NinjaTechStyle) e chissà che non possa trovare spazio la prossima puntata: tra le tante campagne lanciate ogni settimana su Kickstarter il tuo contributo risulterà fondamentale nel non perdere la prossima next big thing, che si tratti di un progetto altamente innovativo o estremamente folle!

Stimola il pensiero logico e algoritmico dei bambini con Cubetto

Da CoderDojo (nato dalla Fondazione Lego e ormai esportato in tutto il mondo grazie all’impegno di moltissimi volontari) ai FabLab (per i quali il Ministero dell’Istruzione ha stanziato pochi giorni fa 28 milioni di Euro per portarli nelle scuole di tutto il Paese), il modello didattico sta cambiando. Cubetto va proprio in questa direzione, stimolando il pensiero logico e algoritmico dei bambini, ponendoli di fronte alla risoluzione di problemi e stimolando la loro creatività.

Il kit è composto da un piccolo robot di legno (Cubetto, appunto) che il bambino dovrà far muovere inserendo dei mattoncini (“avanti”, “gira a destra”, “gira a sinistra”, “funzione”) in una console di comando. Il kit dispone anche di mappe (tra cui quella del Sistema Solare e quella dell’Antico Egitto) sui quali disegnare i percorsi di CubettoCubetto è già in uso (tra gli altri) in molte scuole, biblioteche e centri di innovazione, e un suo prototipo è stato addirittura esposto al MoMa di New York in occasione dell’allestimento di una vetrina speciale dedicata alla tecnologia.

Il progetto ha già raccolto oltre 600.000$ (contro i 100.000$ richiesti) e la campagna di finanziamento si concluderà Giovedì 7 Aprile. Puoi acquistarlo per 195$ o, se preferisci sostenerlo con una cifra più contenuta, puoi acquistare la maglietta per 25$ (come ho fatto io).

Indossa una GIF grazie a Pins Collective

Gli ultimi mesi sono stati dominati dalle GIF, che stanno vivendo un momento di assoluta popolarità. Ad oggi puoi twittarle, postarle su Facebook e inviarle ad un tuo match su Tinder, ma presto grazie a Pins Collective potrai anche indossarle.

Grazie all’app dedicata potrai creare una GIF, caricarla sulla spilla che indossi e condividerla con gli altri utenti della community, tra i quali sono stati assoldati alcuni creativi che hanno già contribuito al progetto con decine di GIF pronte da indossare (le trovi raccolte sul profilo Instagram di Pins Collective). Un’interessante opportunità per marketer, artisti e brand: i fondatori stanno lavorando infatti anche ad un SDK che permetterà di sviluppare app dedicate.

Il progetto ha raccolto quasi 90.000$ e la campagna di finanziamento si concluderà Giovedì 31 Marzo. Fino ad allora potrai acquistare una spilla per 64$ (il prezzo al dettaglio sarà di 99$, a mio parere un po’ alto).

Mighty, un lettore MP3 per gli Spotify-dipendenti

Lo scrittore Kurt Vonnegut raccontava di un suo preside:

famoso per aver detto che, ogni volta che gli veniva la voglia di fare attività fisica, si sdraiava finchè non gli passava.

Io, per continuare a rimandare il giorno in cui inizierò finalmente a fare running e ‘buttare giù’ qualche chilo, mi ripeto sempre la stessa cosa: “È noioso! Non posso nemmeno ascoltare le mie playlist su Spotify perchè l’iPhone è troppo grande, l’iPod costa troppo e lo Shuffle non ha le App!”.

A quanto pare il momento di andare a comprare le scarpe da running è finalmente (?) arrivato, perchè Mighty pare voglia risolvere esattamente questo problema. È tutto estremamente semplice: basta scaricarsi l’app, associare il device via bluetooth, loggarsi su Spotify e infine selezionare le canzoni e le playlist da sincronizzare. Non rimarrà fare altro che indossare i pantaloncini da corsa e ricordare di mettere in tasca le chiavi di casa.

Il progetto ha già superato i 250.000$ dollari richiesti ma la campagna di finanziamento si concluderà domani mattina alle 8, quindi sei ancora in tempo per acquistarlo a 79$. Con 10$, invece, puoi costringere uno dei fondatori a registrare un video in cui balla una canzone a tua scelta.

Monitora la salute del tuo bambino con allb

Per un genitore lasciare il proprio bimbo nelle mani di una babysitter è sempre un momento molto delicato, per non parlare di quando l’ansia cresce a livelli d’allarme nell’affidarlo al marito proprio il giorno in cui c’è il derby in tv.

allb è un piccolo device che si attacca ai pantaloni del neonato e che registra la temperatura del bambino, il suo sonno, e la frequenza respiratoria. allb fa coppia con un’app che oltre ad inviare notifiche in tempo reale ai genitori permettere di analizzare i dati storici e chattare con gli altri membri della famiglia.

Quali notifiche attendersi da allb? Ecco alcuni esempi:

  • La respirazione di Francesca è anomala. Fai un controllo e consulta un pediatra.
  • Francesca ha dormito meno del solito oggi. Oggi sarà più brontolona del solito.
  • Francesca dorme più della media dei bambini della sua età.
  • Francesca ha seri problemi di respirazione ora! Valuta la possibilità di portarla all’ospedale per un controllo.
  • La temperatura di Francesca è più alta/bassa del solito. Controlla la temperatura del bimbo e quella della stanza.

Un pizzico di preoccupazione alla ricezione di ogni notifica è un prezzo da pagare tutto sommato contenuto in cambio della possibilità di avere maggiormente sotto controllo la salute del proprio bambino.

Anche in questo caso il progetto ha già ottenuto il finanziamento desiderato ma la campagna si concluderà Venerdì 25 Marzo: sei ancora in tempo per acquistarlo a 109$ (40$ in meno del prezzo al dettaglio).

Con Rocketbook Wave digitalizzi i tuoi appunti e li cancelli nel microonde

Rocketbook Wave è un kit composto da un block notes, una penna e (tanto per cambiare) un’app.

Prendi i tuoi appunti sul block notes utilizzando la penna a corredo e, quando sei finalmente pronto per digitalizzare le tue note, fotografali utilizzando l’apposita app. App che oltre ad ottimizzare i tratti della penna (caratteristica che piacerà molto a chi disegna e a chi sfrutta tecniche di business sketching), eseguirà un compito assegnato mediante una delle 7 icone presenti nel pie’ di pagina. Ad esempio potrai automaticamente caricare una pagina in una specifica cartella di Google Drive contrassegnando l’icona a forma di stella o inviarla via email contrassegnando quella a forma di fiore (e così via per tutte le app integrate: Google Drive, Evernote, Dropbox, Microsoft OneNote, Apple Cloud, Slack).

Quando avrai finito le pagine del tuo block notes non preoccuparti di acquistarne uno nuovo: ti basterà lasciarlo un paio di minuti nel microonde per cancellare tutti i tuoi appunti e ricominciare da zero.

Rocketbook Wave ha raccolto ad oggi quasi 450.000$ (contro i 20.000$ desiderati). La campagna di finanziamento si concluderà Sabato 2 Aprile e fino ad allora potrai acquistare un block notes e una penna per soli 27$.

Google Maps e Uber: arrivano nuovi servizi di car sharing

La tecnologia è meravigliosa, ammettiamolo.

Capiterà anche a te di pensarlo e di domandarti molto frequentemente: “ma come facevo prima senza smartphone?”.

Una delle innovazioni che più ci ha migliorato la vita è l’introduzione dei navigatori GPS all’interno dei nostri telefonini.

Google Maps, Mappe di iOS, CoPilot, SyGic Car – e potremmo continuare – sono presenze fisse su migliaia di smartphone e il loro utilizzo è quotidiano.

Da quando esistono, abbiamo smesso di perderci e di dover preparare con dovizia di particolari un viaggio, ancor prima di partire. Certo, l’altro lato della medaglia dovrebbe allarmarci: da quando esistono, non conosciamo più le strade che percorriamo, non le impariamo veramente, ma seguiamo solo gli ordini vocali di un robot.

Considerazione inquietante, che magari analizzeremo in un’altra situazione.

Quel che vogliamo segnalare oggi sono delle novità che, almeno per il momento, tagliano fuori il nostro Paese: il miglioramento della partnership con Uber, e l’introduzione di nuovi servizi come Ola, Hailo e altri ancora, all’interno di Google Maps.

Come riportato da TechCrunch, Uber si appoggia a Google Maps già dal 2014 (essendo indirettamente controllato dalla stessa Google), ma recentemente ha introdotto alcune novità per migliorare l’esperienza dell’utente e permettergli di prenotare il proprio passaggio direttamente dall’app di Google, senza navigare tra le due diverse app.


LEGGI ANCHE: Google e l’alleanza con Uber: perché?

La novità più interessante è sicuramente la presenza di un bottone ben visibile che permette la chiamata della nostra macchina, togliendo così questa voce dall’elenco, meno pratico da consultare, che includeva anche mezzi pubblici e trasporto su due ruote.

Cliccando sulla sagoma nera del taxi, si aprirà direttamente la pagina di Uber – anche se non la si ha installata – e si potrà prenotare la corsa. 

Altra opzione valida, è quella che ti permette di scegliere che tipo di auto chiamare: Uber X (macchina base per 4 persone), Uber XL (navetta per 6 persone) e UberBLACK (macchina entra lusso).

La grande rivoluzione però è l’apertura delle porte anche ad altri servizi competitor di Uber!

I nuovi fratellini si chiamano: 99Taxis (Brasile), Gett (Regno Unito), Hailo (Regno Unito e Spagna), Mytaxi (Germania e Spagna) e Ola Cabs (India).

Google Maps Uber e gli servizi car sharing 3

Il vantaggio per l’utente è immediato: poter consultare quale compagnia sia la più economica per lo spostamento che sta per compiere.

Come accennato in precedenza, queste migliorie hanno senso solo laddove i servizi sono presenti e attivi; in nazioni in cui non sono considerati legali, come la nostra Italia, l’opzione rimane in stand by.

Google Maps crede molto nel miglioramento del proprio servizio tramite questi piccoli aggiornamenti – che saranno disponibili prima su Android e poi su iOS – e pare non abbia stretto alcun accordo economico con queste realtà di car sharing.

Legittima quindi la domanda: può un gigante come Google fare qualcosa senza un proprio tornaconto personale (che va oltre il miglioramento nell’utilizzo dell’app)?

Pare proprio di no: lo scorso dicembre Bloomberg segnalava come Google avesse intenzione di lanciare un proprio servizio di car sharing.

Quando accadrà, siamo curiosi di sapere che fine faranno Uber e gli altri fratellini…

eCommerce contro punto vendita: il futuro del retail è una sfida a colpi di shopping

Quando parliamo di shopping ci viene naturale pensare a qualsiasi tipo di attività: dall’alimentare sotto casa in cui fare la spesa fino al negozio di abbigliamento più affollato della città. Qualunque sia il tipo di attività e il prodotto a cui stai pensando, il modello comportamentale di noi consumatori in fase di acquisto è sempre lo stesso e si sviluppa su tre livelli: si sperimenta una necessità, il negozio soddisfa questa necessità attraverso un prodotto e a nostra volta lo utilizziamo o lo consumiamo.

Lo shopping è quindi al centro di questo comportamento e vi è la convinzione che la fase decisionale di acquisto avvenga nel punto vendita. Per questo motivo i brand si impegnano in una vera e propria corsa alla persuasione, cercando di influenzare il cliente con varie tattiche di vendita costruite sul prezzo, piuttosto che sulle promozioni o sulla preparazione del personale in tal senso.

Ma non è sempre così…

In realtà essere vincenti oggi nella vendita al dettaglio è molto meno immediato di quello che sembra. Questo perché in realtà non esiste più un modello commerciale ben definitivo, il modello è in continua evoluzione e le nuove tecnologie fanno sì che i clienti scelgano di acquistare un prodotto non soltanto in base alla necessità che sperimenta, ma anche alla percezione di tale necessità. Questo rende la percezione della necessità – piuttosto che il punto vendita – la fase di marketing da controllare e su cui concentrarsi.

Quindi, cosa succede?

Hai mai sentito parlare di Dash di Amazon? Si tratta di un piccolo e maneggevole oggetto ad uso domestico che permette di scansionare i prodotti una volta terminati così da poterli acquistare più velocemente possibile su Amazon.
Perché Amazon ha inventato Dash? Perché si è accorto che, per svariati motivi, oggi noi consumatori abbiamo perso quell’amore per lo shopping in negozio, concentrando le nostre priorità sulla necessità immediata del prodotto. Oggi tutti abbiamo fretta, abbiamo bisogno subito del prodotto e non abbiamo intenzione di “perdere tempo” nei punti vendita. 

Ed è sulla base di questa necessità immediata che la vita di noi consumatori viene continuamente semplificata, attraverso tecniche e tecnologie che agevolino l’acquisto online e la consegna sempre più veloce dei prodotti. Una dimostrazione di questo è il continuo crescere del numero di store online e servizi online in abbonamento.

Leggi anche: gli store online che garantiscono la spedizione internazionale

Tutto questo cambiamento rischia di andare però a discapito dei rivenditori tradizionali.

Possiamo dire che lo oggi shopping vissuto come un’attività discreta vissuta in un punto vendita passa in secondo piano. Anzi, l’operazione di acquisto diventa un’attività eseguibile in tutto il mondo (a casa, in viaggio, al lavoro, nel tempo libero) e in qualsiasi momento.

Inoltre, le tre fasi del modello comportamentale del consumatore di cui parlavo all’inizio di questo post,  diventano sempre più naturalmente integrate nella routine mentale e fisica quotidiana di noi consumatori, che siamo sempre più portati ad accendere il pc e a soddisfare subito le nostre necessità.

La conclusione è che in un‘economia sempre più digitale, sembra esserci sempre meno bisogno dei negozi tradizionali, e molto presto il commercio al dettaglio dovrà cambiare (o forse sta già cambiando) per riflettere questa nuova realtà.

GLOSSARIO MINIMO DI INBOUND MARKETING

Glossario minimo di Inbound Marketing

Perché un glossario minimo di Inbound Marketing?

Un meccanismo di autodifesa, letteralmente, ci nasconde i messaggi pubblicitari.

Il martellamento è incessante e la nostra mente deve per forza di cose escludere alcuni input ritenuti poco rilevanti per lasciare la nostra ram disponibile a sensazioni più utili.

Abilità necessaria dell’essere umano legato ai bisogni della sopravvivenza, torna parecchio comodo quando la proposta commerciale viaggia, inevitabilmente, dal social alla telefonata del call center, già radicata saldamente in radio, tv, cinema e media considerati tradizionali.

Super potere che minaccia, invece, la sopravvivenza dei marketer.

Gli strumenti dell’Inbound Marketing vengono in soccorso degli operatori muovendo la tendenza da un tipo di intrusion advertising ad uno definito permission marketing, che attrae con i contenuti un visitatore interessato invece che sparare nel mucchio sperando di colpirne qualcuno.

Ho compilato questo glossario minimo di Inbound Marketing partendo da qui.

Glossario minimo di Inbound Marketing: A

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing

A/B Testing – Test A / B

Consiste nel semplice confronto tra due variabili (A e B) che consente di stabilire quale sia adatta a migliorare il marketing.

Si tratta di un sistema molto versatile con cui si monitorano anche azioni di email marketing, call to action, landing page.

Analytics – Analisi dei dati

Sono gli occhi dell’Inbound Marketing, vorresti sottovalutarli?

Individuare modelli significativi nei dati e inquadrarli correttamente in relazione alle tendenze, permette lo sviluppo di intuizioni in grado di indirizzare le decisioni di marketing in modo più consapevole.

Application Programming Interface (API) – Interfaccia di programmazione di un’applicazione

Le API sono gli standard che una applicazione deve rispettare, o librerie software di cui è necessario disporre, per compiere un compito all’interno di un dato programma.

Glossario minimo di Inbound Marketing: B

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing

B2B (Business-to-Business)

Sono le aziende che vendono servizi o prodotti ad altre aziende. Anche Google è una azienda prevalentemente B2B.

B2C (Business-to-Consumer)

Sono le aziende che si rivolgono ai consumer, vendono quindi direttamente ai consumatori. Esempi classici sono le grandi multinazionali come Nike, Coca-Cola e Amazon.

Blogging

Non c’è molto da dire: il blogging è una componente fondamentale  dell‘Inbound Marketing per aumentare il traffico verso i nostri prodotti e  incentivare la lead generation.

Foto, video e contenuti possono poi essere facilmente riutilizzati anche sulle piattaforme social.

Bottom of the Funnel – Il fondo dell’imbuto

Il fondo dell’imbuto è un modo per identificare e rappresentare graficamente una fase del processo di acquisto, precisamente il momento in cui si è sul punto di trasformare i visitatori in clienti: hanno dato un’occhiata in giro, cercato informazioni sulle modalità di pagamento e spedizione e sono vicini a concludere la transazione.

Curare in modo particolare questa utenza è importante perché spesso ci si concentra troppo sulla fase denominata TOFU, che in genere presenta cifre più impressionanti essendo più correlata al traffico generato sul sito. Le persone, potenziali clienti circoscritti nel sistema BOFU, sono più vicini all’acquisto anche se in numero minore.

Bounce Rate – Frequenza di rimbalzo

Se il tuo sito o blog ha una frequenza di rimbalzo alta, devi cambiare qualcosa: significa che gli internauti che atterrano sulla tua pagina vanno via senza cliccare su nulla. Inutile sottolineare che questo dato riflette tassi di conversione molto poveri.

Buyer Persona – Il cliente ideale

Come lo immagini il tuo cliente ideale?

Fantasia a parte, una rappresentazione semi-realistica del tuo cliente attuale (e anche di quelli futuri) è necessaria per inquadrare meglio il target a cui ti rivolgi e quello che punti a raggiungere.

Glossario minimo di Inbound Marketing: C

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing

Call to Action

Che Inbound Marketing sarebbe senza call to action?

Uno strumento decisamente versatile: un link di testo, un pulsante, una immagine. Qualunque contenuto cliccabile si trasforma in un deciso incoraggiamento a visitare una pagina.

Qualcuno lo definisce un’esca, a me piace vederla più come l’offerta che non puoi rifiutare. In ogni caso “Iscriviti ora” e “Scarica il PDF gratuito” servono a fornire un vantaggio allettante a chi legge se cliccherà sul bottone, in modo da avvicinare il lettore ai nostri contenuti e favorire la lead generation, trasformando un visitatore in un cliente.

Churn Rate – Tasso di abbandono

Questo parametro si riferisce al tasso di attrito della base utenti ed è utilizzato per migliorare le strategie di fidelizzazione e retention: in pratica ci mostra quali clienti hanno abbandonato i nostri servizi o si sono cancellati dai nostri sistemi.

Con questi dati sarà possibile migliorare le strategie di Inbound Marketing per privilegiare le tattiche più produttive.

Clickthrough Rate (CTR) – Percentuale di clic

Si tratta di un vero e proprio indicatore di performance delle campagne pubblicitarie online: è semplicemente il rapporto tra clic e impression.

Closed-Loop Marketing

Mettendo in relazione l’attività di marketing con le vendite ed i ricavi ottenuti è possibile misurare l’impatto delle campagne di marketing: è un ambiente di reporting in cui è possibile calcolare il ritorno sull’investimento (ROI).

Comportamento dei visitatori

Indica il percorso che un visitatore segue fino al raggiungimento dell’obiettivo: nella sua forma più semplice, sarà composto da una call to action che conduce ad una landing page con un form, alla cui compilazione seguirà un re-indirizzamento ad una pagina di ringraziamento.

Contenuti (Content is King)

Il contenuto è un elemento fondamentale dell’Inbound Marketing: è un prodotto generato per essere fornito e condiviso.

Può essere un contenuto testuale presente in un blog, un video caricato su Youtube, un post su Facebook o un tweet, poco importa: nel giusto contesto, una presentazione o un podcast possono essere utilissimi ganci per attrarre visitatori e i contenuti di qualità sono indispensabili per una strategia di Inbound Marketing.

LEGGI ANCHE: Content is King? Non è sempre vero. Parola del New York Times

Content Management System (CMS)

Una applicazione web in grado di rendere più facile, attraverso l’uso di piattaforme semplici e intuitive, creare, modificare e gestire un sito web.

Perfetto per l’editing dei contenuti anche da parti di personale non troppo qualificato, fornisce indubbi vantaggi all’attività di marketing. Si presta benissimo alla compilazione di post e alla classificazione tipica del blog diviso in categorie e gestibile da più utenti con permessi di amministrazione differenziati.

LEGGI ANCHE: Cos’è un piano editoriale e a cosa serve

GLOSSARIO MINIMO DI INBOUND MARKETING

Contesto

Se Content is King, la regina è senza dubbio il contesto.

Fornire contenuti di valore è imprescindibile esigenza, lo abbiamo detto, ma è importante che questi contenuti siano ben direzionati.

Pensa che succederebbe se inviassi una offerta imperdibile per una bistecca al sangue ad un vegetariano!

Conversione

La percentuale di persone che hanno compiuto una azione desiderata rappresenta il tasso di conversione.

Un esempio? La compilazione di un form. Risulta semplice capire che le pagine che ottengono tassi di conversione più alti, sono costruite e funzionano meglio.

Contenuti condivisi

Creare degli ottimi contenuti è una operazione che richiede tempo e impegno. Per questo, condividere questa fase attraverso il crowdsourcing permette a soggetti diversi, più o meno esperti, di creare contenuti originali per te, in cambio di una proposta interessante.

Un win-win per tutti i soggetti coinvolti.

Customer Relationship Management (CRM)

Sono una serie di programmi software che consentono alle aziende di tenere traccia di tutto ciò che fanno con i loro clienti, esistenti e potenziali.

Al livello più semplice, il software CRM consente di tenere traccia di tutte le informazioni di contatto per questi clienti. Ma i sistemi CRM possono fare un sacco di altre cose, come inviare email di monitoraggio, gestire telefonate, fax e offerte.

Alcuni sistemi incorporano anche i feed da social media come Facebook, Twitter e LinkedIn.

CSS – Cascading Style Sheets

I colori, i caratteri, la grandezza del testo.

Tutto, all’interno del tuo sito, è regolato attraverso i fogli di stile (Cascading Style Sheets) CSS. Si tratta di uno strumento incredibilmente potente e permette alle pagine web di adattarsi a diverse dimensioni di schermi e dispositivi che utilizzano sistemi operativi differenti.

Glossario minimo di Inbound Marketing: D

glossario minimo di inbound marketing

Dynamic Content

Sono contenuti personalizzabili a seconda dell’esperienza utente del visitatore. Per esempio, si può fornire una CTA specifica per gli utenti alla prima visita.

Glossario minimo di Inbound Marketing: E

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing_E

Ebook

Molto utili a generare lead, gli eBook sono strumenti molto utili nelle mani dei marketer, perché permettono di raggiungere soggetti fortemente interessati alla ricerca di informazioni più dettagliate rispetto, ad esempio, ai post di un blog.

Email

Strumento che oggi tutti utilizziamo abbondantemente, rappresentano un collegamento diretto con la casella di posta dei potenziali clienti.

Ma poiché da grandi poteri derivano grandi responsabilità, tieni sempre a mente che cancellare l’iscrizione ad una newsletter è particolarmente facile.

Engagement Rate

Il tasso di partecipazione che è possibile ricavare dall’analisi delle interazioni che un contenuto riceve.

Le forme più classiche di interazione sono like e retweet, che rilevano proporzionalmente l’aderenza dei tuoi contenuti con la tua base fan.

Evergreen

Un contenuto sempre verde (evergreen) è un contenuto prezioso per qualsiasi strategia di marketing: si tratta di un articolo (ma anche un post, una nota, una foto su Pinterest) di cui i lettori possono usufruire in qualunque momento, perché non legato ad avvenimenti o date specifiche.

Rappresenta un grosso vantaggio in ottica SEO, diventando il migliore amico di molti marketer che hanno investito sul posizionamento dei contenuti.

Glossario minimo di Inbound Marketing: F

glossario minimo di inbound marketing

Facebook

Inutile spiegare di che si tratta, ma Facebook è una delle piattaforme indispensabili a una campagna completa ed efficace di marketing.

Il popolare social network ha messo a disposizione efficacissimi strumenti di targettizzazione che permettono un raggiungimento davvero specifico in relazione alle nostre esigenze.

Form

Più è semplice, meglio è! Con questo flessibile strumento i tuoi visitatori possono fornire informazioni utilissime al tuo sistema, trasformandole in opportunità di vendita.

Friction

Troppi colori dissonanti, troppo testo ed elementi di distrazione in genere causano stress ai tuoi visitatori e li spingono ad abbandonare il tuo sito.

Glossario minimo di Inbound Marketing: G

glossario minimo di inbound marketing

Google+

Google Plus: pur non schierandosi nella sanguinosa lotta tra evangelist e detrattori, è impossibile farne a meno.

A differenza di quanto accade per i post su Facebook, i contenuti pubblicati sul social network di Google vengono analizzati dagli spider e inclusi nell’indicizzazione, quindi posizionati nella SERP.

Glossario minimo di Inbound Marketing: H

glossario minimo di inbound marketing

Hashtag

Gli hashtag sono etichette virtuali in grado di accomunare i contenuti e richiamarne interi gruppi sulla base di parole chiave.

Utilizzati sui social media, permettono agli utenti di ricercare e interagire e forniscono a noi un valido strumento di monitoraggio.

HTML

HyperText Markup Language, è un linguaggio utilizzato per la costruzione delle pagine web.

Indipendentemente dalle tecnologie coinvolte e dalla struttura delle pagine è sempre presente, seppur implementata con altre tecnologie come CSS e JavaScript.

Glossario minimo di Inbound Marketing: I

glossario minimo di inbound marketing

Inbound Marketing

Questa definizione racchiude tutte le operazioni di marketing che puntano ad attirare visitatori guadagnandone l’attenzione attraverso un buon posizionamento dell’azienda sul web, che ne permette una facile reperibilità dei contatti e delle offerte.

La materia è vasta e non può essere approfondita in queste poche righe: è necessario allineare i nostri contenuti con gli interessi dei clienti al fine di convertire le visite.

Inbound link

Un link in entrata è un link proveniente da un altro sito verso il nostro sito web. Un link viene generalmente definito inbound dal punto di vista chi lo riceve come backlink.

I siti web con molti link in entrata possono ottenere un rank più elevato nei motori di ricerca. I link, inoltre, aumentano il traffico definito referral da altri siti web.

Infografica

Una infografica è un contenuto di forte impatto visivo molto popolare nel marketing digitale come strumento di trasmissione di concetti complessi in modo semplice e immediato, attraverso grafici e immagini.

Instagram

Anche se inizialmente era il social network delle generazioni più giovani che postavano e condividevano foto modificate attraverso i filtri messi a disposizione, Instagram è cresciuto, diventando un social media che offre valide opportunità per creare contenuti di marketing.

Molte aziende stanno già utilizzando il social postando foto legate alle proprie attività aziendali, che follower e clienti possono apprezzare e condividere. Anche in questo caso, una strategia social dovrà prevedere un piano di contenuti adatti all’audience di riferimento e in linea con il business.

Glossario minimo di Inbound Marketing: J

glossario minimo di inbound marketing

JavaScript

JavaScript è un linguaggio di programmazione che consente agli sviluppatori di creare siti web interattivi, integrando e implementando le funzioni di default del browser.

Glossario minimo di Inbound Marketing: K

glossario minimo di inbound marketing

Keyword – Parola chiave

Ne avrai sentito parlare spesso: sono quelle parole per cui vogliamo che il nostro contenuto sia indicizzato sui motori di ricerca come Google, Yahoo e Bing.

Sono anche le parole chiave con le quali vogliamo raggiungere il nostro target.

Anche l’indicizzazione deve essere coerente: non basta accaparrarsi ingenti volumi di traffico se il contenuto non è allineato con il pubblico di destinazione.

Glossario minimo di Inbound Marketing: L

glossario minimo di inbound marketing

Landing Page – Pagina di destinazione

Una landing page è precisamente una pagina di atterraggio che contiene istruzioni rivolte al navigatore per generare lead. Solitamente è costruita intorno ad una proposta di marketing, l’offerta di un webinar gratuito o un eBook ad esempio.

Le landing page sono strumenti necessari ai processi di conversione perché permettono al visitatore di scoprire (e acquisire) un vantaggio.

Una strategia vincente si preoccuperà di costruire diverse landing page per diversi destinatari, nelle diverse fasi di acquisto.

Uno sforzo considerevole ma che produce risultati misurabili.

Lead

Il lead è la persona o l’azienda che ha mostrato interesse per i tuoi prodotti e servizi, attraverso un form o con gli altri sistemi di scambio informazioni/vantaggio.

Generare il lead è passaggio propedeutico alla trasformazione del navigatore in cliente: è una operazione che va curata con particolare attenzione, anche perché centrale nelle fasi dell’Inbound Marketing che vanno dall’attrarre il navigatore fino alla Customer Delight.

LinkedIn

LinkedIn è un social network business-oriented, utilizzato principalmente per il networking professionale; è il social network più popolare per i professionisti.

Longtail

Una Longtail Keyword è una query di ricerca molto mirata, che contiene tre o più parole.

Solitamente è strutturata con un termine principale, più generico (la vera e propria keyword) e una o due parole che affinano la ricerca.

I risultati raggiunti attraverso le ricerche basate sulle longtail sono certamente più specifiche: i visitatori che atterrano sulla tua landing sono probabilmente più qualificati e informati, pubblico ideale per una conversione.

Glossario minimo di Inbound Marketing: M

glossario minimo di inbound marketing

Marketing Automation

Il Marketing Automation è l’utilizzo di software per automatizzare processi di marketing come l’integrazione dei customer data e la segmentazione dei clienti. Permette, in sostanza, di compiere azioni ripetitive demandandole a un software invece di produrle manualmente.

Microsito

Il microsito nasce per fornire una esperienza diversa all’internauta: a metà tra sito web istituzionale e landing page, hanno di solito nome e dominio differente dallo spazio ufficiale del brand.

Middle of the Funnel

In questa parte dell’imbuto, sei già in una posizione di vantaggio, perché il tuo visitatore è alla ricerca della soluzione al suo problema.

Questa fase, denominata MOFU, è importante per presentare tutte le informazioni aziendali utili, brochure, casi di studio, a dirimere la problematica.

Mobile Marketing

Le query di ricerca da dispositivi mobili hanno ormai nettamente superato gli altri collegamenti.

Non ti sembra il momento di curare il mobile marketing? Devi ottimizzare i tuoi contenuti presenti sul web in modo da ottimizzarli per la navigazione da dispositivi portatili (Mobile Optimization) e fornire in modo rapido informazioni utili riguardo a beni e servizi.

LEGGI ANCHE: Mobile Revolution, l’importanza del customer journey mapping

Mobile Optimization

Come detto prima, progettare e formattare un sito perché sia fruibile da dispositivi mobili, è una necessità. L’algoritmo di Google, sempre aggiornato, premia i siti mobile-friendly; rischi di perdere qualche posizione nella SERP se i contenuti non sono ottimizzati secondo questi standard.

Glossario minimo di Inbound Marketing: N

glossario minimo di inbound marketing

Native Advertising

Questo tipo di advertising fonde il messaggio pubblicitario con il contenuto con lo scopo di immergere la pubblicità e presentarla non come interruzione, ma come parte integrante della produzione. Un classico esempio sono i post sponsorizzati su Facebook.

News Feed

Sono tutte le notizie di interesse, raccolte in un flusso unico. Su Facebook, l’homepage è il newsfeed degli aggiornamenti dei tuoi contatti, su Twitter la Timeline.

No-follow

Non tutti i collegamenti (link) sono da considerarsi uguali e non tutti devono essere sottoposti a scansione da parte degli spider e interpretati nello stesso modo dal motore di ricerca.

Un collegamento no-follow permette di escludere il contenuto dall’indicizzazione senza intervenire sul protocollo di esclusione robot.

Glossario minimo di Inbound Marketing: O

glossario minimo di inbound marketing

On-Page Optimization

L’ottimizzazione On-Page si riferisce ad una singola pagina web e si propone di ottimizzare la pagina in modo che tutti gli elementi identificativi, tag, keyword, tag di immagine, siano coerenti.

Off-Page Optimization

Parente stretto della On-Page Optimization, la Off-Page SEO riguarda i collegamenti esterni al sito che influiscono sul posizionamento della pagina web attraverso i risultati di ricerca. Si tratta di uno strumento potente in gran parte fuori dal controllo dell’Inbound Marketing: a dispetto di costose campagne di link building, creare un contenuto di qualità produrrà un naturale effetto propagazione per il quale le probabilità di essere condiviso e linkato aumenteranno.

Glossario minimo di Inbound Marketing: P

glossario minimo di inbound marketing

Page View

Una singola visualizzazione di una pagina web su internet. La Page View fornisce dati significativi per valutare cambiamenti su singole pagine.

Pay-per-Click (PPC)

La quantità di denaro spesa per ottenere un click su un proprio annuncio pubblicitario.

Nei motori di ricerca, i PPC vengono mostrati agli utenti quando, attraverso le query, indirizzano le ricerche verso un contenuto che si avvale delle stesse keyword dell’inserzionista. Una volta cliccato sull’annuncio (testuale o visivo) verrà conteggiato il pagamento.

Gli annunci PPC vengono utilizzati per dirigere istantaneamente il traffico verso il sito web e permette di valutare l’efficacia del singolo clic nelle campagne a pagamento.

Glossario minimo di Inbound Marketing: Q

glossario minimo di inbound marketing

QR-Code

Un codice QR (Quick Response Code) è un codice bidimensionale, un codice a barre a matrice leggibile dai lettori dedicati, presenti anche sugli smartphone tramite app.

Il codice è composto da moduli neri disposti su uno spazio bianco in uno schema quadrato e può contenere informazioni molto diverse: si può codificare testo, URL e altri dati.

Glossario minimo di Inbound Marketing: R

glossario minimo di inbound marketing

Responsive Design

Abbiamo già detto prima che il traffico da mobile ha superato quello da desktop. Bene, anche la navigazione da personal computer rappresenta una fetta importante degli utenti, senza contare che la navigazione da mobile è piuttosto varia e si frammenta nelle varie dimensioni degli schermi, affrontando diversi sistemi operativi e standard di case produttrici.

Attraverso le pratiche del Responsive Design è possibile programmare contenuti perfettamente fruibili da ogni dispositivo, perché adattabili a determinate caratteristiche specifiche e perfettamente ottimizzati.

Return on Investment (ROI)

Il ritorno dell’investimento (ROI) è un parametro che serve a valutare l’efficacia delle campagne o confrontarla con altri risultati. Se il ROI è negativo stai percorrendo la strada sbagliata.

Retweet

Un retweet è la condivisione di un tweet già postato da un utente. Viene spesso utilizzata la formula “Please RT” per invitare alla condivisione del contenuto.

Glossario minimo di Inbound Marketing: S

glossario minimo di inbound marketing

Search Engine Optimization (SEO)

La SEO è la pratica di valorizzare una pagina web per posizionarla meglio nei risultati delle ricerche effettuate dagli utenti tramite i motori di ricerca. Regolando correttamente gli elementi di SEO on-page e SEO off-page è possibile migliorare il proprio posizionamento incidendo sulla SERP.

I componenti da settare correttamente per raggiungere un buon risultato SEO sono tanti, i motori di ricerca classificano titoli, parole chiave, tag, struttura e tipo di link ed è necessario mostrarglieli correttamente.

Smarketing

Gli sforzi di coordinazione tra i reparti di marketing e vendite (sales) puntano a migliorare la comunicazione e a renderla più coerente, trasformando il lead acquisito in cliente. Ecco cosa rappresenta lo smarketing.

Snapchat

Snapchat è l’applicazione social del momento: consente agli utenti di scambiarsi contenuti time-sensitive personalizzabili con testi e adesivi. Per questi motivi è il social preferito dai giovanissimi.

Social Media

Facebook, Twitter, YouTube, LinkedIn e Google+ sono esempi di reti di social media caratterizzati da contenuti facilmente condivisibili e scalabili, ai quali ci si può iscrivere per uso personale o aziendale. I social media sono un componente fondamentale di entrata perché forniscono ulteriori canali al marketing.

Social Proof

La Social Proof è molto utile a identificare i comportamenti che si sviluppano in base alla direzione in cui si muove la massa. In parole più semplici, è probabile che consideriamo affidabile un contenuto largamente condiviso o una recensione stellata e tendiamo a comportarci di conseguenza.

Glossario minimo di Inbound Marketing: T

glossario minimo di inbound marketing

Top of the Funnel

Il Top of the Funnel rappresenta la prima fase del processo d’acquisto in cui le persone sono alla ricerca di informazioni. Il compito dell’Inbound Marketing sarà quello di creare contenuti utili a identificare i problemi e indirizzare i visitatori verso la soluzione.

Twitter

Twitter è un social network tra i più usati al mondo, ha rivoluzionato il mondo della comunicazione grazie al dono della sintesi per la limitazione a soli 14o caratteri testuali.

Il 21 marzo 2016, la piattaforma ha festeggiato i dieci anni di tweet.

Glossario minimo di Inbound Marketing: U

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing_U

URL

URL è l’acronimo di Uniform Resource Locator. Si tratta di un indirizzo che identifica alcune informazioni in rete, testi, immagini, documenti.

Molto importanti per una corretta ottimizzazione SEO, devono contenere le keyword per le quali abbiamo scelto di posizionarci nella SEO.

User Experience (UX) – Esperienza d’uso

Per fornire una esperienza fantastica al tuo cliente, devi pensare come lui, essere come lui.

La User Experience tende a superare il classico concetto di usabilità per fornire una esperienza appositamente costruita sull’utente, fatta di percezioni e attribuzione del valore. Si tratta di un processo che nasce dalla scoperta del brand e lo accompagna attraverso tutte le fasi di relazione, compresi acquisto e utilizzo del prodotto.

User Interface (UI) – Interfaccia utente

Sono gli strumenti che consentono a tutti noi di agire e interagire su e con applicazioni, software e dispositivi hardware.

Una buona interfaccia utente consente alle persone di muoversi e operare in modo intuitivo e viene definita user-friendly.

Glossario minimo di Inbound Marketing: V

glossario minimo di inbound marketing

Virale

Si tratta di un termine utilizzato spesso per identificare un contenuto diventato molto popolare attraverso la condivisione da parte degli utenti.

In realtà, nel momento della condivisione non si ha la percezione di contribuire a viralizzare il contenuto.

Glossario minimo di Inbound Marketing: W

Glossario minimo di Inbound Marketing

Website – Sito Web

Un insieme di pagine interconnesse sulla rete, di solito con una homepage principale. Realizzato come un insieme di contenuti correlati, è costruito e amministrato da una persona, un gruppo di persone o una organizzazione.

Un sito web efficace è dinamico e semplice da navigare, attira i visitatori grazie alla qualità dei contenuti, fornisce le indicazioni richieste con pochi passi.

Word-of-Mouth (WOM)

Semplicemente, il passaparola: un passaggio di informazioni da persona a persona. Non si tratta più di comunicazione meramente orale, ci si riferisce, con questo termine, anche alla comunicazione online.

Il WOM Marketing è caratterizzato da investimenti pubblicitari più ridotti, sfrutta molti strumenti dell’Inbound Marketing e adopera molto i social network e le altre reti sociali.

Glossario minimo di Inbound Marketing: X

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing_X

XML – Sitemap

Una Sitemap XML è un file allocato sul nostro server che contiene tutti gli indirizzi (vedi URL) che fanno parte del nostro sito web e che, perché rilevanti, noi decidiamo di mostrare al web crawler in modo che la struttura del nostro sito possa essere analizzata più efficacemente (vedi anche NO-FOLLOW).

Glossario minimo di Inbound Marketing: Y

glossario minimo di inbound marketing

YouTube

Il più importante e famoso sito di video-sharing su cui gli utenti possono caricare, visualizzare e condividere i video.

Nel novembre 2006 Google ha acquistato YouTube per 1,65 miliardi di dollari.

Glossario minimo di Inbound Marketing: Z

Glossario_minimo_di_Inbound_Marketing_Z

ZMOT – Zero Moment of Truth

Il momento zero della verità è un aggiornamento della sigla FMOT (first moment of truth), in cui il processo di acquisto si arricchisce di una nuova fase, detta ZERO appunto, che si forma prevalentemente sul web, è caratterizzata da aspetti più emozionali rispetto alle altre fasi e si genera grazie alla pluralità dei soggetti coinvolti nella formazione della nostra decisione.

Il Growth Hacking per far crescere il tuo business. Partecipa gratis al Ninja Talk

Coniato nel 2010 da Sean Ellis, il termine Growth Hacking indica una disciplina ibrida composta da marketing, comunicazione, sviluppo del prodotto e processi di business alimentati da dati.

Qual è la differenza tra marketing tradizionale e Growth Hacking? Quali sono le skill necessarie per essere un growth hacker? Da dove partire se voglio applicare il Growth Hacking al mio progetto?

Scoprilo nel prossimo Ninja Talk previsto per il 7 aprile 2016 dalle ore 17 alle ore 18. Il webinar live potrà poi essere seguito successivamente on-demand tramite la piattaforma Ninja Academy.

webinar gratuito growth hacking

In questo Ninja Talk esploreremo tale disciplina e scopriremo l’importanza della figura del growth hacker e delle sue competenze, vitali nelle fasi di crescita ed ampliamento dei business digitali, dal momento che hanno un ruolo sia strategico che tattico in ottica di conversione.

Un’ora in compagnia del docente Luca Barboni – Growth Hacker & Co-founder di Growth Hound – che partendo da una panoramica di strategie, tecniche e metriche relative a questa disciplina, presenterà un framework concreto ed efficace.

Dopo aver seguito questo Ninja Talk saprai:

1. Capire in che fase si trova il tuo progetto imprenditoriale o l’azienda in cui lavori e definire gli obiettivi di crescita
2. Mappare tutte le metriche che contano per capire cosa sta funzionando e cosa no col tuo prodotto
3. Scegliere i canali di marketing più efficaci da includere nella tua strategia per far crescere il tuo business

Ricapitoliamo:

GROWTH HACKING

Il framework per la crescita esponenziale di aziende e startup

con

Luca Barboni, Growth Hacker & Co-founder di Growth Hound

Giovedì 7 aprile dalle ore 17 alle ore 18

Hashtag ufficiale: #GrowthNinja

ISCRIVITI ORA

Being spaventa Instagram, che toglie l’accesso alle API

Come sapranno i ninja più geek tra voi, le API permettono di espandere le funzionalità di un programma: metterle a disposizione significa dare la possibilità ad altri di interagire con la piattaforma e, soprattutto, estendere le funzioni e le caratteristiche della struttura base.
Facebook ha, da molti anni ormai, reso accessibili le API, tant’è vero che il social pullula di applicazioni e giochi.

Instagram, invece, ha conosciuto due fasi. La prima, quella degli albori, in cui i fondatori decisero di lasciare libera la fantasia di tutti gli sviluppatori che avessero voluto interagire col loro prodotto. La seconda, quella dell’acquisto da parte di Facebook, in cui Zuckerberg ha detto qualcosa del tipo: «ok, mettiamo un po’ d’ordine».

Being spaventa Instagram, che le toglie l'accesso alle API

Oggi le API di Instagram sono accessibili su richiesta, da tre target specifici: sviluppatori terzi, brand per l’adv, media & publisher.

Nel modulo per la richiesta d’accesso alle APIda compilare una volta effettuato il login col proprio account, è necessario inserire pochi dati aggiuntivi: sito web, numero di telefono, e motivazione della richiesta. Questo è il passaggio che, poco più di un mese fa, il team di Being aveva fatto, con entusiasmo alle stelle.

Being spaventa Instagram, che le toglie l'accesso alle API

Cos’è Being

Being è un’applicazione che permette di “impersonare” qualsiasi celebrità e visualizzarne il feed, il numero di utenti unici che stanno guardando le sue foto, e quanti stanno interagendo con lei (like e commenti). Ad esempio, l’attrice Marion Cotillard (@marioncotillard), che ha una galleria curatissima, segue appena 161 persone. Scegliendola su Bing, vi potrete immedesimare nella splendida francese per visualizzare ciò a cui ha accesso lei ogni volta che apre Instagram.

L’utilità di Being? Nessuna, chiaramente, ma ha collezionato più di 50 mila download dall’App Store (sì, è disponibile solo per iOS) in appena una settimana. Anche perché c’è qualcosa di più attraente di immedesimarsi in un VIP: “spiare” i feed degli amici.

LEGGI ANCHE: È la fine di Instagram come lo conosciamo?

Being spaventa Instagram, che le toglie l'accesso alle API

… e Instagram chiuse i rubinetti

Being, dopo essere entrata in una sola settimana nella short list delle 30 app più scaricate, s’è vista ritirare l’accesso alle API di Instagram.

Sarà stata la crescita repentina di Being a destare malumore negli uffici di Instagram, o c’è dell’altro?
Adam Mashaal, il fondatore di Being, si è detto frastornato dalla scelta del social, e per evitare di far scaricare un’app diventata oggi inutile (poiché essenzialmente inutilizzabile) ha deciso di rimuoverla immediatamente dall’App Store.

Ovviamente Instagram può far ciò che vuole, e decidere a chi dare accesso alle proprie API e a chi no. Mashall e il suo team di Being, però, non sembrano voler desistere, e, oltre ad aver richiesto motivazioni ad Instagram, hanno anche minacciato azioni legali. Minacciato, esatto: non lo faranno. O Instagram cambia idea, oppure stiamo già celebrando i funerali dell’app “spia VIP”.

L’importanza della local search nel settore ristorazione

Alcuni settori dell’economia, come per esempio quello della ristorazione, negli ultimi tempi stanno scoprendo un nuovo ramo del digital marketing che può costituire, se usato con giudizio, un fattore di crescita senza uguali nella capacità di intercettare possibili avventori.

Parliamo della Local Search, uno strumento che ha consentito un’esposizione sino ad ora impensabile a molti esercenti che per la promozione delle proprie attività faceva un uso massiccio, e spesso dispersivo, di strumenti di advertising offline.

Per darvi una prospettiva più tecnica di come la local search costituisca il futuro dell’advertising soprattutto per chi si occupa di cibo, abbiamo deciso di ospitare su Ninja Marketing Luca Bove, SEO specialist dell’agenzia IM Evolution,  relatore il prossimo mese ai Be-Wizard in quel di Rimini.

Luca-Bove

Ciao Luca, puoi raccontarci brevemente qualcosa di te ?

Lavoro come SEO specialist dal 2000 con l’agenzia IM Evolution. Ultimamente sono focalizzato principalmente sullo studio e sulla consulenza in ambito Local Search, ovvero come portare, tramite il digital marketing, più clienti nei negozi offline.

Data la tua lunga esperienza in ambito SEO, immagino ti siano capitati degli aneddoti divertenti, ci puoi raccontare quello più esilarante ?

Non so se sia esilarante, e nemmeno se sia un aneddoto a dir la verità, ma la cosa mi diverte e si è ripetuta diverse volte, anche in tempi recenti. Ci sono aziende, anche grandi e strutturate, che vedono le persone che fanno SEO come una sorta di maghi che possono risollevare le sorti di un’azienda, in tempi rapidissimi come se avessero una bacchetta magica, nonostante la competizione sia altissima.

L’attività SEO non viene ancora percepita come un processo aziendale trasversale che richiede molto tempo per produrre risultati e molti investimenti.

Sempre riguardo alla tua lunga e consolidata esperienza professionale, ci puoi raccontare l’epic fail più clamoroso che ti è capitato in ambito SEO/Local Search ?

Vi racconto di un epic fail, purtroppo ripetuto 4 o 5 volte da clienti differenti. Ti colleghi la mattina per controllare che tutto vada bene, oppure ti metti a fare il report e noti che ci sono un sacco di errori e incongruenze. Controlli il sito e ti accorgi che è stato aggiornato, che hanno cancellato intere sezioni importanti o è stato spostato su altro dominio senza avvertirti di nulla.

Eppure ero stato pagato per supportarli in queste fasi cruciali. Questo deriva principalmente dal fatto che si considera la SEO come un processo da applicare DOPO e non come parte integrante della promozione di un progetto fin dalle fondamenta costitutive.

Puoi anticipare ai lettori di Ninja Marketing di che cosa parlerai durante il tuo intervento a Be-Wizard ?

Sono nella neo-sezione FOOD e parlerò di Local Search per ristoranti, poiché questo settore merceologico è quello che più beneficia di questo strumento promozionale. La local search, di solito, per i ristoranti è lo strumento di marketing più importante.

Aggiungo ironicamente “nonostante gli operatori del settore” i quali, tranne poche eccezioni, disconoscono ancora il Digital Marketing.

Essere celebrità ai tempi dei social media

La rivista TIME ha pubblicato la classifica delle 30 celebrità più influenti su Internet. Ma perché e come queste persone sono arrivate ad avere un così grande impatto socio culturale e una presenza estensiva sui media di tutto il mondo? Proviamo a considerare alcune delle modalità, social media per social media.

Twitter

Twitter sembra emergere come strumento più adatto a consolidare le celebrità da red carpet, ma anche a dare nuova, improvvisa visibilità a chi ne fa uno strumento di diffusione di messaggi. Cosa per nulla scontata, come vedremo a breve. Che significa?

Kanye West e Kim Kardashian West, manco a dirlo, sono al top della classifica. Il perché su internet si parli di loro, al di là del fatto che sono semplicemente famosi, è legato alla provocazione: selfie sexy per lei, difesa di Bill Cosby per lui.

J.K. Rowling, invece,  le prova tutte, svelando tutti i segreti del mondo Potter, dicendo la sua su Trump e prendendo qualcosa anche dalle leggende dei nativi americani.

30celeb01

L’ascesa di Donald Trump su Twitter con i suoi 7 milioni di follower e la tendenza all’insulto come forma di comunicazione è mitigata dalla comparsa in classifica di Johnetta Elzie and DeRay Mckesson, leader proclamati del movimento #BlackLivesMatter, attivisti per i diritti degli afroamericani (sì, non è un capitolo chiuso in USA) e attualmente impegnati in politica.

Anche Narendra Modi ha scelto Twitter per portare avanti manovre diplomatiche davanti ai suoi 18 milioni di follower, come quando ha fatto gli auguri di compleanno al presidente afghano Ashraf Ghani, il giorno sbagliato.

Ma quel che succede sui social network ha davvero un impatto sulla vita quotidiana di una nazione? Chiedete a Peter Bouckaert, responsabile delle emergenze per Human Rights Watch, che pubblicando la foto di Aylan (il bambino siriano morto su una spiaggia turca), ha portato l’attenzione del mondo (per alcuni giorni).

Instagram

Sul social media dedicato alla fotografia emerge subito un trend specifico: moda, corpo e fitness, il tutto farcito di una dimensione di consapevolezza che sicuramente mancava alle pagine patinate delle riviste di moda.

Se, infatti, Kayla Itsines rappresenta 4.6 milioni di wannabe addominali scolpiti in cerca di “fitspiration” e amanti delle foto prima-e-dopo, è in realtà Essena O’Neill colei che ha fatto impazzire il web annunciando in un video su Youtube che si sarebbe ritirata dal mondo dei social network perché, ahimè, non reale.

Sempre nel settore fashion emergono due donne che con le loro foto raccontano di accettazione del proprio corpo anche quando non rientra nei canoni di bellezza condivisi: Tess Holliday ha trasformato il suo corpo taglia 22 in un manifesto vivente al diritto di essere belle anche se Plus Size, mentre Helen Van Winkle (a.k.a. Baddiewinkle) gioca con i suoi 87 anni e il gusto eccentrico per i vestiti, cosa che la ha aiutata a superare la morte del marito e del figlio, portandole 1.8 milioni di followers tra cui Miley Cyrus e Nicole Richie.

30celeb02

Snapchat

Ok, Snapchat per molti resta ancora un mistero dalle infinite possibilità. E lo dimostrano i pochi che sono riusciti a passare da qui per arrivare alla top 30 di TIME. Josh Holz and Daniel Lara sono il caso inspiegabile di “Damn Daniel” di cui non c’è molto da dire, piuttosto vedere e assimilare. DJ Khaled, invece, star assoluta e “Meme in forma umana” con i suoi 20 milioni di follower deve il successo ai discorsi motivazionali che dal web lo hanno portato a comparire in un video per ObamaCare e alla copertina di Businessweek.

Youtube vs Vine

James Corden, presentatore del Late Night Show della CBS,  ha trovato nella forma online la forma giusta per smontare la rigidità dello studio, creando set più spontanei e adatti allo scambio di battute informali, come nel video virale in cui canta con Adele in macchina.

Laci Green, la sorella che tutti vorrebbero avere, ha saputo trovare quello che mancava su YouTube: video di educazione sessuale. PewDiePie è svedese, gioca benissimo ai videogame, è seguito da 42.7 milioni di persone. Lilly Singh (a.k.a. Superwoman) sceglie e vince con la comicità, scherzando anche sul rapporto Youtube-Vine: “Sono andata all’università, è ovvio che scelgo Youtube”.

Eppure Vine regala un mondo giovane e divertente composto di video di 6 secondi in cui Lele Pons incontra quello di King Bach, che incontra quello di Michelle Obama.

https://vine.co/v/e9InPQd6xMI

Facebook

Il ruolo del caro vecchio Facebook non emerge in modo significativo se non come cassa di risonanza per tutto quanto detto qui sopra. Uniche eccezioni sono Ken M, che ha scelto usare la comicità per trollare e trasformare gli spazi “tossici” dei commenti in qualcosa di più stimolante e Elise Andrew, che con con la pagina I Fucking Love Science raggiunge 24 milioni di follower raccontando la scienza con leggerezza.

30celeb

Pinterest

Un solo nome: Joy Cho. Numero 2 della classifica di TIME, ti porta in un mondo colorato da lei. Da Pinterest a disegnare le uova di Pasqua per la Casa Bianca ci vogliono soltanto 12.8 milioni di follower.

 Certo, dall’elenco mancano tantissimi altri nomi (come il guru italiano Gianni Morandi): ma si sa, il mondo delle celebrità è in continuo movimento: alla prossima classifica!

Social media marketing tool: come semplificare il lavoro del social media manager

Il  social media manager svolge una serie di attività pianificate sia strategiche che operative, che vengono attivamente e immediatamente influenzate dagli accadimenti della propria area competitiva.

La capacità di azione – reazione a questi eventi rapidi e, talvolta, imponderabili, è il risultato di costanti monitoraggi e valutazioni in real time, effettuati attraverso strumenti molto sosfisticati, i social media marketing tools.

Esploriamo quali offre il mercato, in particolare quelli completamente gratuiti, per aiutare il social media manager nelle diverse fasi delle sue attività.

Ascoltare le persone giuste

Prima di dotarsi di social media marketing tools, è necessario svolgere un’attività indispensabile: quella dell’ascolto. Una fase propedeutica sia alla stesura della strategia social che all’implementazione della tattica operativa.

Riuscire ad ascoltare, in un luogo percorso da miliardi di contenuti al giorno, significa dover selezionare le fonti più autorevoli da cui ricevere contenuti e informazioni di valore.

Le fonti e le informazioni sono gli elementi a cui un social media manager deve avere accesso, per elaborare contenuti di forte interesse da inoltrare ai propri prospect al fine di trasformarli in lead.

 

Trovare le fonti e le informazioni corrette

pro-socialnetwork-graphics

Ed è qui che entrano in scena i primi social media marketing tools.

Per le informazioni, oltre a Google, che compie ricerche molto specifiche e mirate con i servizi Google Trend  Google Scholar e Google News, esistono degli aggregatori di notizie come Feedly e Alltop , basati su argomenti chiave e su fonti riconosciute autorevoli che consentono di organizzare in maniera sistematica le informazioni da ricevere.

Le informazioni su blog, microblog e bookmarks sono agevolmente ritrovabili con Social Mention, un tool che fornisce in tempo reale contenuti correlati con gli interessi della nostra ricerca.

Le informazioni e i dialoghi su Twitter, Facebook, Instagram e Google Plus, sono monitorabili con SymplyMeasured, nella sua versione gratuita.

Una preziosa fonte informativa sono le domande e risposte su Quora, dove trovano spazio i problemi riscontrati dagli utenti nell’uso di un servizio o un prodotto e le soluzioni proposte da esperti e aziende.

La ricerca di informazioni e contenuto contepla l’individuazione degli hashtag più pertinenti e più trend;  Ritetag fornisce un elenco aggiornato in tempo reale di quelli più interessanti, corredati da una serie di dati molto interessanti. Hashtagify, grazie ad una grafica avvincente, suggerisce le correlazioni tra i diversi tag per l’individuazione delle long tail e gli influencer relativi.

Una volta individuati gli hashtag più interessanti per i nostri scopi, si andrà su TagBoard per monitorare Facebook, Instagram e Twitter alla ricerca di contenuti di maggiore qualità.

 

Individuazione degli influencer

Social media Tools influencers

Gli influencer creano contenuti di valore destinati ad un pubblico specifico e fedele: l’inizio di una relazione con questi influencers, passa dalla loro individuazione e dalla lettura dei loro contenuti immessi in rete.

Klout evidenzia, attraverso un punteggio, le persone più influenti sui diversi canali social, Buzzole riesce a farne una selezione su base linguistica e Klear riesce ad individuarli in base alla area geografica di interesse, anche se molto local.

Analisi dei competitor

La valutazione della performance tra i nostri social e quelli della concorrenza passa dal benchmarking con i dati del settore di riferimento.

Social Barometer è una piattaforma che raccoglie i dati pubblici di Facebook per ricavarne l’IPM, l’indicatore sintetico di performance in grado di rendere confrontabili le diverse pagine di brand nelle diverse industry.
SharedCount traccia i like, le condivisioni di qualsiasi pagina web, mentre Icerocket traccia i backlink provenienti dai social verso un sito.

Strumenti di Monitoring e di Alert

comunicare

Dopo aver individuato i competitor, le fonti attendibili, le persone più influenti, le keywords e gli hashtag,
l’attività quotidiana è quella di monitorare quanto viene prodotto e condiviso sui diversi stream.

Se i canali di propagazione sono i social network, con Hootsuite abbiamo una piattaforma unica con cui monitorare tutto lo stream dei dati.

Se si devono monitorare blog, news, website Google Alert e TalkWalker forniscono un report quotidiano su quello che accade sul web.

Se si preferisce una piattaforma all in one, Cyfe svolge egregiamente la gestione in un unica dashboard dei dati provenienti dai social, dai blog, da Google Adword e Google Analytics, oltre che dare controllo delle performance seo delle nostre attività.

Propagazione dei Contenuti

Una volta costruito l’arsenale di social media marketing tools, i contenuti creati andranno distribuiti sui diversi mezzi.

Oltre a website, blog e social network, esistono altri canali distributivi: FlipBoard, una rivista digitale personalizzabile dove inserire tutti i contenuti prodotti, gli update e le condivisioni di interesse per prospect e lead e List.ly, un aggregatore di liste sociali alle quali possono accedere i vostri fan integrando e valutando i contenuti della liste stesse.

Una volta che i  contenuti creati sono online, come si possono verificare il traffico e i referral più performanti? Bit.ly, una piattaforma shortner (che accorcia la lunghezza di un url) permette l’analisi dettagliata del traffico verso uno specifico indirizzo.
Per ognuno fornisce le fonti di traffico, le visite giornaliere, i flussi orari di lettura, le localizzazioni geografiche dei lettori dei nostri contenuti.

L’attività del social media manager è veramente frenetica e ininterrotta: senza gli opportuni strumenti è impossibile svolgere il proprio lavoro con l’efficacia necessaria.

Se conoscete altri social media marketing tools gratuiti scrivetecelo su Facebook.