Super Bowl 50: gli spot più belli e più brutti del 2016

Milioni di spettatori stanotte sono rimasti incollati al televisore a guardare lo spettacolo del Super Bowl, giunto alla sua cinquantesima edizione. I Denver Broncos hanno prevalso sui Carolina Panthers, aggiudicandosi il titolo di campioni della NFL 2015 al Levi’s Stadium di Santa Clara.

L’evento, ormai da anni catalizzatore di attenzioni a livello mondiale, trascende l’ambito sportivo identificandosi sempre di più come fenomeno culturale di massa.

Nonostante quest’anno il match non sia risultato entusiasmante come ci si aspettava, è stato arricchito da numerosi spot pubblicitari, ormai ospiti imprescindibili dell’evento e vere e proprie comete mediatiche, capaci di diffondere nei prossimi giorni un buzz non indifferente. Anche quest’anno, il costo medio per un spazio pubblicitario di 30” all’interno della diretta televisiva si è aggirato intorno ai 4,5 milioni di euro, motivo per cui per le aziende presenti i giorni successivi all’evento rappresentano un banco di prova fondamentale per testare i ritorni dei loro sacrifici economici.

Ecco quelli che ci hanno colpito maggiormente.

Gli spot più belli

Kia quest’anno si è distinta per brillantezza e originalità, con Christopher Walken nei panni di un motivatore che si serve di due calzini per convincere ad acquistare la nuova “Optima”.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=88&v=9r0FrXXKeiA

Audi utilizza l’arma della nostalgia, raccontando di un vecchio astronauta che rispolvera emozioni ormai sopite guidando con orgoglio il “commander” della casa automobilistica tedesca.

https://www.youtube.com/watch?v=yB8tgVqmKzw

“Strong is beautiful” invece è il motto di Pantene, che quest’anno sceglie alcuni giocatori di football americani per ricordare quanto l’amore e l’attenzione di un genitore nei confronti della propria figlia favorisca il suo percorso di crescita e di sviluppo personale.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=30&v=KXPvh8kMFek

Colgate si appella alla responsabilità sociale della gente, evidenziando come spesso e volentieri le persone lascino aperto il rubinetto indebitamente, causando uno spreco d’acqua non indifferente. Un riadattamento di uno spot del 2014 a cui vogliamo dare un’altra possibilità.

Budweiser è il Re indiscusso degli spot del Super Bowl. Anche quest’anno non si smentisce, con una Helen Mirren che mette a disposizione il suo talento per trasmettere un importante messaggio.

https://youtu.be/Rb2VXVmUga4

Gli spot (meno) belli

Heinz sceglie di proporre dei cani in formato hot-dog e dei ragazzi travestiti da salse, stimolando l’associazione tra le due specie. Il marchio statunitense, con oltre 100 anni di storia alle spalle, questa volta è inciampato incautamente.

https://www.youtube.com/watch?v=LOlfhBT8i9I

Snickers presenta un improbabile Willem Dafoe nei panni di Marilyn Monroe, affermando che non si è se stessi quando si è affamati. Se sul concetto possiamo esser d’accordo, non convince l’utilizzo dell’affermato attore anglosassone nelle vesti della famosa diva americana.

https://www.youtube.com/watch?v=WhfntLl6xx0

Hyundai decide di cavalcare la cresta dell’onda del film “The Revenant” e sfrutta l’effetto-orso di Di Caprio. Porterà l’Oscar ad entrambi?

Skittles sceglie di comunicare ai Millennial (?) scegliendo un testimonial che arriva direttamente dagli anni Ottanta. Qui c’è qualcosa che non quadra.

https://youtu.be/21ivbtgqJkg

In ultimo, Michelob suggerisce una birra con sole 95 kcal per gli sportivi, per chi vuole raggiungere l'”extra mile”. Sarà pure dietetica, ma il mood alla Homer Simpson secondo noi è destinato a prevalere ancora qualche anno!

https://www.youtube.com/watch?v=-cYFe2c2Zfw

Non sappiamo se lo amiamo o lo odiamo

Mountain Dew punta sulla comicità, o perlomeno ci prova, con l’ibrida creatura cucciolo-scimmia-bambino. L’hashtag #PuppyMonkeyBaby è stato TT su Twitter per tutta la durata del Super Bowl. Sarà il nuovo Wasssupppp?

https://youtu.be/ql7uY36-LwA

Questi sono solo alcuni dei commercial trasmessi durante il grande evento e a giudicare dal fermento già presente sui social e sul web si sentirà parlare di loro ancora per un bel po’ di tempo.

E l’anno prossimo? Quali saranno gli attori di questa sempre più avvincente battaglia digitale?

Comunicazione e pubblicità: i trend visivi per il 2016

Internet, i social media e gli smartphone hanno rivoluzionato le nostre vite ed il modo in cui guardiamo noi stessi e la realtà che ci circonda. La persone vanno di fretta, in un mondo sempre più complicato che non ha bisogno di ulteriori stimoli ma di filtri attraverso cui vedere ed analizzare tutto quello che ci accade intorno.

Il mondo è diventato più veloce e noi siamo perennemente circondati da stimoli visivi, tanto che persino le nostre vite sono passate da “private” a “di pubblico dominio”.

Le immagini per la comunicazione e l’advertising hanno finito per evolversi di conseguenza, andando a semplificare sempre di più la percezione della realtà, rappresentando un mondo rassicurante, intimo, reale e dai toni pastello. Il linguaggio delle immagini diventa più fresco e spontaneo, la ricerca della perfezione è passata in secondo piano pur pretendendo la professionalità ed una cura artigianale.

Ecco i trend visivi che caratterizzeranno il 2016 secondo Fotolia.

Lifestyle

6 trend visivi per il 2016

In un mondo sempre più veloce le persone cercano rassicurazioni nel farsi raccontare storie. Attraverso lo storytelling i brand riescono ad entrare in contatto con i consumatori, creando istanti di vita e riscoprendo il consumo come una pratica esperienziale. Le immagini devono di conseguenza diventare sempre intime e credibili con modelli reali – famigliari, amici – ripresi in contesti naturali. Non più un singolo scatto costruito con attenzione ma una storia che possa catturare una serie di momenti, più sinceri e meno patinati.

No agli stereotipi

6 trend visivi per il 2016

Grazie ai media, in particolare alla rete, le persone possono avere accesso in pochi istanti ad una vastissima serie di informazioni. Contesti una volta complessi o lontani dalla vita di tutti i giorni diventano una serie infinita di alternative possibili. La sfida per i produttori di immagini è uscire dai luoghi comuni, proponendo immagini che raccontino l’universo femminile e quello maschile, la realtà dei transessuali, degli anziani e dei diversamente abili in modo autentico e rispettoso, migliorandone la rappresentazione sui media senza ricorrere in banalità.

Parole chiave: less is more

6 trend visivi per il 2016

Come insegnano i più grandi maestri di architettura del ‘900: less is more, anche quando si tratta di dare un nome ad un’immagine. Dalla oltre 5o parole chiave si passa ad un massimo di 30, ordinate per pertinenza a partire da quelle più rilevanti per concludere con termini contestuali più ampi. Viene meno anche l’uso di tecnicismi tra le parole chiave: nessun cliente userà mai le specifiche tecniche di un’immagine come elemento per ricercare lo scatto giusto.

Via libera ai toni pastello

6 trend visivi per il 2016

Il Pantone sceglie, noi prendiamo atto. In questo caso Leatrice Eiseman, Executive Director di Pantone Color Institute afferma che “i colori di questa stagione ci trasportano in un luogo più felice, solare, dove ci sentiamo liberi di esprimere la versione più spiritosa di noi stessi”.

Le distinzioni di colore perdono la connotazione di genere, aiutandoci a rilassarci dal caos quotidiano con  le delicate sfumature ed i toni riposanti pastello.

Bilancia la luce

6 trend visivi per il 2016

La luce naturale torna protagonista, rubando la scena alle luci artificiali e all’illuminazione tecnica. A volte un sottile tocco di luce naturale crea una bella atmosfera. I progressi della tecnologia permettono di avere fotocamere con sensori molto più sensibili, che favoriscono la qualità eccellente degli scatti con luce naturale. Questo effetto, tuttavia, può essere ricreato anche con Photoshop, migliorando il contrasto di uno scatto con scarsa luminosità.

Flat design

6 trend visivi per il 2016

I design piatti sono semplici e sofisticati, e molto efficaci per semplificare concetti complicati in modo che siano immediatamente comprensibili con un solo sguardo. Non si tratta solo di estetica, è anche funzionalità. Design piatto può anche far riferimento alle fotografie. Avendo sfondi neutri i grafici possono utilizzarlo per annunci di testo senza compromettere eccessivamente l’immagine.

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Shopping 2016: tre micro-trend by Google

Ci stiamo sempre più abituando ad avere la “soluzione in tasca” per molti dei nostri problemi, soprattutto quando si tratta di reperire informazioni per sviluppare un’idea, informarsi sulle novità di un settore o trovare un riscontro prima di fare shopping (online o in store).

L’importanza dei micro-momenti deriva proprio dal fatto che siamo sempre più abili nello sfruttare una connessione al web onnipresente grazie al nostro smartphone e, passo successivo, a sfruttare le sinergie tra virtuale e reale.

I micro-momenti stanno cambiando il modo in cui facciamo acquisti: lo shopping è sempre più una questione di attimi, e non di periodi.

Sulla base dei dati in suo possesso e attraverso un sondaggio targato Ipsos MediaCT, Matt Lawson, director dei performance ads marketing di Google, ha annunciato tre pronostici per il 2016.

I dati si riferiscono al mercato americano, ma il progressivo affermarsi del Black Friday e del Cyber Monday nella nostra penisola conferma che il mare del Web unisce la abitudini di consumo più di quanto le separi un oceano.

LEGGI ANCHE: Micro-momenti: come vincere la sfida del mercato mobile

Oggi saldi…e anche domani

 

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Trend delle ricerche su “doni e regali” a ottobre-dicembre 2014

I piccoli dispositivi minacciano i grandi giorni dedicati alle spese!

I saldi di fine stagione mantengono la loro rilevanza nel cuore e nel portafoglio dei consumatori, ma la logica dei micro-momenti,  agevola gli acquisti 360 giorni l’anno, rendendo più facile approfittare di sconti, offerte e promozioni che avvengono al di fuori dei periodi “comandati”.

Nessuna corsa ai saldi, dunque: ogni giorno è un giorno di shopping!

Niente più sveglie obbligate per passare la domenica all’Ikea, ma piccoli acquisti tra una coccola, una passeggiata con il cane e l’inizio del derby in TV.

Smartphone, modalità shopping!

 

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Picchi nelle ricerche domenicali da mobile inerenti gli acquisti a luglio-settembre 2015

Le ricerche via mobile correlate agli acquisti crescono del 120% di anno in anno.

Ispirazione, informazione, conferma, acquisto e riscontro. Ecco cinque momenti in cui i consumatori sfoderano il loro device e iniziano a navigare, addentrandosi passo passo nel processo di acquisto e oltre. Il post vendita non è un passo da dimenticare, poiché è uno dei momenti in cui i brand dimostrano la propria affidabilità e gli utenti sono pronti a darne riscontro attraverso recensioni sui blog, commenti sui forum e post sui social network.

È bene ricordare ancora una volta che le potenzialità dei micro momenti non si esauriscono nella Rete. Negli USA, già durante le feste, l’82% dei possessori di uno smartphone lo consulterà direttamente nei negozi dove si è recato per fare acquisti.

Per i commercianti, la sfida consisterà nel saper soddisfare questa domanda multicanale, che si articolerà in micro-momenti sempre meno imposti dalle iniziative dei venditori e sempre più ritagliati da ogni persona in base alla proprie abitudini di vita.

La tendenza all’omologazione continuerà comunque a fare la sua parte, fornendo utili statistiche. I dati di Google data indicano la domenica come il giorno in cui i consumatori sono propensi ad acquistare da mobile: le statistiche inerenti lo shopping da smartphone e tablet sono del 18% più alte rispetto al resto della settimana.

Unboxing time

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Testi, immagini, video. L’evoluzione della comunicazione attraverso questi tre mezzi rappresenta un’escalation di stimoli, e dunque di informazioni, che vengono trasmessi agli utenti.

Le persone hanno sempre più la possibilità di conoscere e fruire di un’esperienza indiretta degli oggetti del loro desiderio. Per questo il fenomeno dell’unboxing si è già affermato anche in Italia: i video che cadono sotto questa categoria presentano un prodotto mentre viene estratto dalla confezione (box) e presentato in tutti i suoi dettagli, spesso arrivando fino alle impressioni relative al primo utilizzo.

I soggetti che realizzano queste presentazioni sono spesso consumatori finali con una certa predisposizione al blogging, ma sempre più spesso questa tecnica è utilizzata dai rivenditori per illustrare la bontà degli articoli presenti nei propri punti vendita.

Gli unboxing video rappresentano un’importante occasione per portare i clienti con un piede nello store, offrendo un manuale d’uso e una panoramica delle caratteristiche dei prodotti. In questo modo si rafforza l’intenzione d’acquisto e si gettano le basi per un rapporto di fiducia tra acquirenti e venditori, tutt’altro che facile da ottenere, soprattutto online.

Negli Stati Uniti un consumatore su quattro trova idee regalo grazie a questi video, mentre il 32% prevede di visualizzarli per orientarsi negli acquisti natalizi.
Il risultato? Nel 2015 i cittadini a stelle e strisce hanno guardato 60 milioni di ore di unboxing video su YouTube, per un totale di 1.1 miliardi di visualizzazioni. Tra questi, il 64% indica i video come miglior mezzo per trovare risposta alle proprie domande su un articolo: altro che manuali di istruzioni!

I settori trainanti sono quello tecnologico, dove è più che mai necessario analizzare nel dettaglio la varietà di optional di un prodotto, e quello moda e abbigliamento, dove il rapporto qualità-prezzo è più soggettivo.

Tutti i dati presentati in questo articolo sono presentati da Big G su questa pagina. Il fatto che i trend americani necessitino di un certo lasso di tempo prima di affermarsi anche oltreoceano, costituisce un’opportunità in più per studiare la situazione e decidere il modo migliore per sfruttare i micro-momenti, adattandoli alle logiche delle diverse attività di vendita, dalle grandi catene ai negozi, senza contare gli eCommerce.

HitRecord: il social network della creatività condivisa

Conosci HitRecord?

No?

Facciamo un passo indietro. Conosci Joseph Gordon-Levitt?

È uno degli attori più promettenti di Hollywood, interprete di cult come 500 giorni insieme, Inception, 50/50, The Walk, e tante altre pellicole…

Perché ti parliamo di lui? Perché nel 2004 ha fondato con il fratello DanHitRecord, una casa di produzione collaborativa online. Oltre a un’infinità di cortometraggi e videoclip, nel 2013 la sua casa gli ha permesso di produrre, dirigere e interpretare il film Don Jon.

Il motivo per cui ne parliamo qui però, è un altro ed è lo stesso Joe a spiegarvelo in questo video.

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Ricapitolando, HitRecord punta sulla creatività di chiunque sappia scrivere, disegnare, suonare, cantare, ballare, girare video, montarli, post produrli… insomma, chiunque abbia doti artistiche.

E c’è di più: anche chi non è stato baciato dalla dea dell’arte può partecipare. L’importante è che abbia qualcosa di interessante da raccontare, che potrebbe essere lo spunto per un racconto, un romanzo, un corto o un film.

HitRecord vuole creare una community che si scambi schegge di creatività che, da sole, potrebbero non trasformarsi mai in qualcosa di concreto, ma, insieme, potrebbero prendere vita.

Da non sottovalutare anche la possibilità di attingere a opere già create da altri utenti che possono essere remixate da terzi, per dar vita a qualcosa di completamente nuovo.

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L’idea, già ottima, aggiunge infine una ciliegina sulla torta davvero apprezzabile: chi ha preso parte, in qualunque misura, alla realizzazione di un’opera che ha prodotto guadagno, viene pagato.

Sì, esatto: HitRecord manda a casa degli artisti degli assegni e Joseph è particolarmente fiero di poter dire che, dal 2010, hanno pagato cifre per una totale che si avvicina ai 2 milioni di dollari.

Dunque, ricapitolando: HitRecord riunisce in una community online chiunque abbia una verve creativa da esprimere e cerca di dar vita ai più svariati progetti artistici. Se il progetto prende vita e produce profitto, vieni pagato per il tuo contributo.

Suona bene, vero?

Un esperimento molto interessante che unisce content creation, content curation, e logiche open source, proseguendo su un territorio molto interessante che è quello della costruzione di narrazioni pluri autoriali: spazi che avevano negli anni passati già attratto molte altre personalità del cinema, come Tim Burton, che provò a realizzare una sceneggiatura condivisa nientemeno che su Twitter.

Insomma: i social media possono diventare hub anche per chi è interessato a sviluppare un progetto che ne esprima la sensibilità.

Se hai delle doti artistiche, iscriviti subito a HitRecord!

Digitalizzazione delle PMI: il punto con Agostino Santoni di Cisco

Digital for Italy è un progetto di Ninja Academy  che consiste in un programma di mentorship nazionale che mette in connessione i top manager con le Piccole e Medie Imprese che hanno bisogno delle loro competenze per digitalizzarsi. Si tratta di un progetto di innovazione sociale in cui i professionisti del digitale italiano si sono uniti per supportare tutte quelle PMI che si trovano in difficoltà, per via della crisi o per situazioni svantaggiate a seguito di avvenimenti disastrosi, e che non riescono a risollevarsi.

Tutte queste PMI sono accomunate da una stessa idea: credono che il digitale possa essere un ottimo trampolino di lancio per rituffarsi nell’oceano del marketing, riprendendo a nuotare con una grinta in più!

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Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Agostino Santoni, amministratore delegato di CISCO, tra i mentor che hanno preso parte a questa iniziativa e che è ancora alla ricerca di una PMI da adottare. Abbiamo parlato con lui del progresso e delle innovazioni future, delle sue esperienze e dell’impegno per Digital for Italy.

I dati Istat affermano che in Italia il numero degli utenti non connessi è diminuito ma vi è ancora un forte divario con il resto dell’Europa: data la tua esperienza, a cosa è dovuto secondo te questo ritardo?

Secondo la mia opinione, questo ritardo è dovuto a due elementi fondamentali, uno conseguenza dell’altro. Il primo consiste nella mancanza di competenze e di conoscenza degli strumenti digitali a disposizione, mentre il secondo riguarda il fossilizzarsi su dati del passato, quando invece bisognerebbe concentrarsi sulle potenzialità del presente per proiettarsi su un futuro migliore. Mi riferisco in particolare all’importante attività di investimento sia da parte del governo che da parte degli operatori telefonici sul progetto di banda ultra larga che renderà disponibile la ultra broad band su tutto il territorio; in più, oltre a ridurre il gap, l’abilitatore darà di sicuro un contributo straordinario all’accelerazione sull’utilizzo di Internet. Quindi è possibile superare questo gap attraverso la vera conoscenza dei benefici che la rete può dare.

Quali sono secondo te i principali benefici che una PMI può ottenere dal processo di digitalizzazione?

La PMI può facilmente diventare globale; può rinnovare completamente, e anche con molta facilità, il modo in cui oggi esegue i propri affari; può accedere in estrema velocità all’innovazione tecnologia in modo molto più semplice ed economico rispetto al passato; la possibilità di attrarre maggiori talenti poiché la formazione dei giovani d’oggi comprende molti lavori basati sul digitale. Infine la digitalizzazione consente di migliorare la produttività e l’efficientamento della PMI, permettendole di accrescere il proprio business.

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Quali sono invece le prime azioni da attuare per elaborare un’efficace strategia di digital marketing?

Ancora una volta accelerare ed incrementare competenze digitali di studenti e/o professionisti, poiché sono richieste nuove funzioni aziendali, come ad esempio l’emergente ruolo del Chief Digital Officer. Serve infatti un’energia nuova per trasformare il modo in cui le aziende governano i loro processi; l’elemento per far accedere a questo processo non è tecnologico ma è di competenze e di leadership.

Cosa ti ha spinto a partecipare come Mentor per Digital for Italy?

Innanzitutto ritengo che tale progetto sia molto divertente, perché a mio parere è un modo innovativo per trasmettere l’importanza e la rilevanza del digital; e poi come professionista di una grande industria come la CISCO, vorrei dare un contributo tangibile alla PMI che adotterò durante questo percorso. Per me, è un’opportunità per conoscere e comprendere le caratteriste di un’impresa ed infine per capire quali sono e quali potrebbero essere i loro modelli di business che non sono molto differenti da quelli dell’industria nella quale opero.

Quale pensi sarà la maggiore sfida da affrontare per te in questa Mentorship (oltre quella del canto, già superata a pieni voti)?

Fondamentalmente, la maggiore sfida sarà quella di fornire alle PMI una chiave di lettura diversa del mondo digitale, in modo da rendere l’innovazione e la tecnologia semplici.

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Twitter: nel 2016 sarà svolta o definitiva involuzione?

Non è stato un inizio d’anno facile, per Twitter.

Era il 19 gennaio quando un down provocò lo spegnimento del social network per qualche ora in tutto il mondo, seguito una settimana dopo dall’abbandono di ben quattro vicepresidenti (di cui uno passato a Google) con conseguente crollo in borsa, fino ad arrivare alle polemiche seguite all’introduzione dell’estensione del limite dei caratteri (10.000) a disposizione degli utenti e alla presunta trasformazione della timeline, che grazie a un  nuovo algoritmo sarebbe stata organizzata non per ordine cronologico, ma per affinità fra gli utenti.

Lo stesso Jack Dorsey ha poi smentito i cambiamenti su Twitter, rispondendo al malcontento montante raccolto nel trending topic #RIPTwitter.

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Una smentita necessaria, visto che la trasformazione della timeline sarebbe stato un cambiamento epocale, considerando il DNA di un social network che ha fatto le sue fortune proprio sulla capacità di aggiornarsi (e aggiornare) in tempo reale il proprio pubblico: una differenza sostanziale da Facebook, che per quanto inclusivo non ha mai fino in fondo saputo esser performante su quel terreno.

È proprio l’accusa di voler rassomigliare sempre di più a Facebook che rende Twitter vulnerabile alle critiche: critiche che sempre più piovono dalla stessa base utenti, che reputa le peculiarità di questo social irrinunciabili e differenzianti. La domanda infatti per chi usa da sempre i 140 caratteri è: perché cambiare le uniche cose che rendono Twitter unico? Domanda non semplice, ma che certo apre scenari più ampi e complessi.

Il fattore Instagram

320 milioni di utenti attivi, 8 milioni registrati in Italia. Tralasciando i “satelliti” Vine e Periscope, i numeri di Twitter non sarebbero affatto male, considerando le difficoltà del comprendere fin dal primo accesso le varie funzionalità che rendono questo social network unico. Eppure, quest’anno è avvenuto qualcosa che potrebbe aver seriamente cominciato a minacciare la serenità di Jack Dorsey e company.

Instagram, con i suoi 400 milioni di utenti, ha superato Twitter come base utenti. E considerando come questi sia saldamente in mano a Zuckerberg dal 2012, si comincia a capire come l’uccellino blu stia lentamente scivolando in una gabbia da cui sarà difficile scappare. Lo scenario complessivo, infatti, parla chiaro: 1 miliardo e 500 milioni di utenti per Facebook. 400 milioni per Instagram, senza contare il settore dell’instant messaging, dove WhatsApp e Messenger ne catturano rispettivamente un miliardo e 800 milioni: l’impero di Palo Alto sta colonizzando la totalità dell’esperienza digitale dell’utente, che sia desk o sia mobile, che sia di fruizione del contenuto, di condivisione o di contatto.

Nel biennio 2008/2010, quando l’avvento dell’iPhone portò la prima vera invasione di massa degli smartphone, Twitter era il social network pensato per il mobile (oggi non è da meno, considerando come l’80% dei suoi utenti accedano da device mobili).

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Non esistevano grossi competitor, perché completa era l’esperienza da vivere al suo interno per l’elite che lo abitava. Anche Instagram, prima dell’acquisizione fatta da Facebook, dava la possibilità di condividere foto visualizzando nell’ecosistema di Twitter la preview dello scatto, permettendo quindi all’utente di fruire il contenuto rimanendo sempre nell’ambiente social.

Real time, legame forte con il device, originalità nel format: l’età dell’oro di Twitter coincide con la sua capacità di essere diverso, unico.

È stata con l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook che Twitter ha cominciato a perdere terreno: perchè in un sistema dove il linguaggio visivo acquisiva sempre più valore, la sua capacità di rispondere alle necessità dell’utente diminuiva.

Provocatoriamente, possiamo dire che oggi Instagram sia a tutti gli effetti un Twitter che ha sostituito il limite dei 140 caratteri con un’esclusiva più gratificante e coinvolgente: quella dell’immagine. E poco ha importato, o importa, che anche Twitter si sia dotato di sistemi per personalizzare le foto e condividerle: la suite di Instagram era, ed è ancora oggi, il meglio sul mercato per parlare al proprio pubblico.

LEGGI ANCHE: Boomerang, Layout e Hyperlapse: la suite Instagram al servizio dei brand

Ovviamente, le differenze rimangono: ma la bellezza dell’avere a portata di mano tutte le informazioni possibili, in un canale che fa della viralità una milestone, oggi non sembra più essere una leva efficace. L’introduzione dei poll o di aggregatori di contenuti come Moments non ha rafforzato quel ruolo che Twitter si era ritagliato, anzi.
Lo hanno reso più complesso. Meno mobile (inteso come device), se così si può dire: e per un social che della leggerezza aveva fatto il punto di forza non è assolutamente un bene.

Stato finanziario, utenti e trasformazioni

Oltre al confronto serrato con gli altri social (tralasciando per motivi di spazio nuove, ambiziose leve come Snapchat) c’è un secondo aspetto da considerare: quello della salute finanziaria.

Fra qualche giorno verranno pubblicati i dati relativi al quarto trimestre 2015, e il meteo del Nasdaq rimane sul sereno variabile:

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Secondo l’ultimo report a disposizione, quello del terzo trimestre 2015, Twitter continua ad avere un problema di crescita di utenti, considerata troppo bassa.

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Il report presenta un aumento dei ricavi rispetto al 2014 (569 milioni di dollari rispetto ai 391 dell’anno precedente) e di perdita finanziaria pari a 132 milioni di dollari (rispetto ai circa 175 milioni del 2014). Le aspettative per l’ultimo trimestre del 2015 erano di ricavi attorno ai 650/700 milioni: vedremo questa settimana se saranno rispettate.

Twitter è un paese a crescita quasi zero che non riesce a innalzare il suo PIL. A differenza di un paese simile, l’Italia, il suo debito pubblico pare contrarsi, ma questo potrebbe non bastare per tenere il passo dei suoi diretti concorrenti.

La soluzione per attrarre nuove risorse, però, non sembra quella di snaturarsi a favore di una presunta, maggiore semplificazione nel suo utilizzo: ad esempio, abbattere il limite dei 140 caratteri trasformandosi nel social dei 10000 caratteri, più che attrarre nuovi utenti ha rischiato di allontanare quelli che già c’erano.

Senza contare che, paradossalmente, a perderne è proprio l’anima “mobile” citata prima, che peraltro incide anche sui ricavi (86% circa vengono da mobile advertising).

Certo, il problema rimane: ma come poter ritornare a vivere una seconda giovinezza?

Futuro di Twitter

Il futuro è degli Specialisti

Snapchat, con i suoi contenuti a tempo, ha saputo nel giro di un biennio diventare più cool di Facebook per i millennials. Pinterest, organizzandosi non per timeline ma per board semantiche, è diventato il canale social ideale per l’eCommerce. Senza contare esempi classici come YouTube.

La battaglia per essere social onnicomprensivi, o come definirono Facebook gli autori del collettivo Wu Ming, “centripedi”, è già stata vinta proprio dal social network di Mark Zuckerberg. Non si può tentare di essere completamente autonomi come network sociale: nessun canale riuscirà a soddisfare appieno le esigenze dell’utente per funzionalità, massa critica di utenti, ramificazioni e collegamenti con il resto del web.

Per combattere al massimo la sua battaglia, un social network deve prima di tutto difendere la propria identità: e Twitter non dev’essere da meno.

Le sue peculiarità sono la sua forza: lo sa Jack Dorsey, come lo sanno gli utenti. Certo: il mercato chiede sempre la capacità di sostenersi, andando incontro anche a delle trasformazioni se queste portano profitto. Ma siamo sicuri che diventare ciò che non si è, nel lungo periodo si rivelerà una strategia vincente?

Probabilmente il 2016 sarà l’anno in cui Twitter dovrà rispondere a queste domande. In palio c’è, forse, un’evoluzione che lo porterà a rinnovarsi (dove per rinnovarsi si intende evolvere, mantenendo però forte il legame con ciò che lo ha reso importante e inconfondibile), oppure a intraprendere il lento cammino dell’involuzione, che potrà portarlo a diventare parte di un mondo più grande (da tempo si vocifera di una possibile acquisizione di Google) o a spegnersi, come a suo tempo fecero MySpace o FriendFeed.

Niente di drammatico: come si recitava in Matrix “A questo mondo tutto quello che ha un inizio ha anche una fine”. Certo è che questa fine potrà essere anche allontanata, se si saprà rispondere con acume e furbizia alle sfide del domani.
Fino ad oggi Twitter ha saputo farlo: quelli che oggi lo considerano il miglior social network, si augurano che continui così.

Per un vero ninja lunedì: epic win e epic fail della settimana

Ma quant’è bello il mondo social? In fondo, lo pensiamo un po’ tutti, fino a quando non si finisce nel vortice dell’epicfail.

Il primo fail  fra tutti, questa settimana, va allo zio Facebook. Sì, esatto. Il tentativo random di creare un video con le migliori foto degli amici non è stata un’idea gradita dal web. Questo si sa, Facebook non è un contenitore di veri amici, o perlomeno, i numeri sono molto limitati. Vedere foto di amici-nonamici, selezionati solo in base alle interazioni, insomma, non ha riscosso molto successo. E non poteva che pensarci lui. Ci sei mancato Vincent Vega!

 

Sapete cosa è epic invece? La fantasia e l’ironia degli utenti. Tempo di Carnevale, quindi ogni scherzo vale? No, è solo tempo di chiacchiere. Anche per Tony Montana. Genialmente Epic Win.

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Passiamo ad un tema scottante. Social Media Manager, sì o no?

Diciamolo: sì. Purché anche i veri proprietari delle pagine facciano un po’ più di attenzione. Non tutti posso permettersi il lusso di Gianni Morandi: sbagliare e farsi volere più bene. Però è vero che c’è chi, di contro, per altri motivi ha la testa nel pallone. Ryder Matos, per noi questa volta è epicfail. Ma continuiamo a volerti bene lo stesso. E ricorda per il futuro, quando ti dicono Scrivi così, fallo. Eh sì, ma non proprio così!

LEGGI ANCHE: Il Social Media Manager di Gianni Morandi? Ecco 5 indiziati (se esiste)

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Il momento più epico della settimana. E quando la domenica tutto scorre lento, ecco che qualcuno interviene per rallegrare le nostre giornate.  Quello che è accaduto è veramente epic. La famosissima cantante americana Madonna pubblica un tweet. Di Paola Barale. Di nuovo: Madonna pubblica una “sua” foto, ma è Paola Barale.

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https://twitter.com/Madonna/status/696082083664498690

Inutile dire come si è divertito tutto il popolo web a segnalare questo scivolone. Opera della cantante? Ma no, nessuno scambierebbe se stesso per qualcun altro.Quindi sì, anche i migliori SMM sbagliano. Chissà cosa si prova ad essere licenziati da Madonna. 

Quindi, dall’altra parte dell’Oceano qualcosa di strano sta accadendo. Lo sa perfettamente Beyoncè che nell’ultimo lavoro “Formation” ha citato, in modo -più o meno- negativo, la catena americana Red Lobster. La risposta da parte di quest’ultima è stata attesa con fermento e curiosità ma, arrivata con molto ritardo, ha deluso il popolo di Twitter scatenando un effetto boomerang.

E le risposte sono state tante. Come questa:

C’è chi la prende con ironia:

E anche chi ha dubbi esistenziali:

 

 

Che voi siate SMM o semplici stagisti poco importa. Sbagliare è umano e l’errore social farà comunque parlare di sé. Quanti conoscono ora la catena Red Bobster?  E poi, come dice il famoso proverbio? Non è epic ciò che win, è win ciò che piace? Che il ninja power sia con voi: buona settimana epica a tutti!

Bulli, Calvin Klein e volantini a fuoco: i migliori annunci stampa della settimana

È arrivata la rubrica Ninja che ti addolcisce il lunedì, indispensabile quanto il caffè fumante appoggiato sulla tua scrivania in questo momento.

Ecco i migliori annunci stampa della settimana. Siete comodi? Partiamo!

Vaikų linija: Museum of Bullying

Lo sapevate che in Lituania il numero di bambini vittime di atti di bullismo è uno tra i più alti al mondo? Ecco com’è nato il Museo del Bullismo, “Museum of bullying”, dove gli oggetti esposti richiamano i gesti compiuti dai bulli a scuola.

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Advertising Agency: Enter Agency, Vilnius, Lithuania
Creative Director: Martynas Karpovičius
Art Director: Agnė Vilčinskaitė
Copywriter: Auksė Šukevičiūtė

Calvin Klein: #mycalvins

Calvin Klein ama provocare e lo mette bene in mostra nella sua ultima campagna underwear. Per realizzarla ha chiamato a raccolta personaggi famosi come Justin Biber, ad immortalarli in film maker Tyrone Lebon. Se vuoi partecipare anche tu indossa un capo Calvin Klein, fatti un bel selfie e postalo con l’hashtag #mycalvins.

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Executive Creative Director: Neel Majumder

Photographer: Tyrone Lebon

 

Mitsubishi: Heated wipers

Il modo migliore per promuovere un tergicristalli riscaldato secondo Mitsubishi? Mostrando come brucia bene i volantini pubblicitari che vengono posizionati sul parabrezza. Non danno fastidio anche a voi?

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Advertising Agency: John St., Montreal, Canada
Creative Directors: Angus Tucker, Stephen Jurisic, Niall Kelly
Art Director: Sebastien Lafaye
Copywriter: Cedric Audet

Canadian Journalists for Free Expression

Ti piace essere guardato? La risposta giusta è no, e allora combatti anche tu la sorveglianza digitale. Ecco come i giornalisti canadesi rivendicano la loro libertà di espressione.

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Advertising Agency: Juniper Park/TBWA, Toronto, Canada
Creative Directors: Terry Drummond, Barry Quinn, Alan Madill
Associate Creative Director: Neil Walker-Wells
Art Director: Gerardo Agbuya
Copywriter: Jesse Wilks

LEGGI ANCHE: “Bic, Nissan e Botaniq, i migliori annunci stampa della settimana

Ma come, è già finito? Dai che il prossimo lunedì arriva in fretta. Ti aspettiamo!

street art

MarkOut 1/1: la street art incontra il mondo dei maker

di Silvia Scardapane

Quando la Street Art incontra il design nascono progetti come MarkOut 1/1, vere e proprie sperimentazioni che mettono in connessione l’arte contemporanea con la tradizione artigianale.

In questo caso la vera sfida è stata quella di coinvolgere undici noti esponenti della Street Art romana per la creazione di complementi d’arredo realizzati con le più moderne tecniche d’artigianato digitale che vanno dalla stampa 3D alla fresa a controllo numerico, grazie all’accostamento tra arte e design promosso da Banna’i Studio e alla valorizzazione della Street Art sostenuta da UAU ART (Urban Art Utopia).

street art

Gli artisti coinvolti, quali Alt97, #Cancelletto#, Diavù, Gojo, Groove, Lucamaleonte, Maria Carmela Milano, Mr.Klevra, Mister Thomas, Omino71 e Solo, hanno portato la Street Art dalla strada al salotto, siglando, con il loro stile inconfondibile, oggetti di design destinati ad entrare nell’uso quotidiano.

Pezzi unici che hanno visto i segni calligrafici di Mr.Klevra sposarsi con una chaise lounge in legno e alluminio tagliato ad acqua; la nota matrioska di Alt97 trasformarsi in una lampada realizzata tramite stampa 3D; il cap delle bombolette spray integrarsi in un impianto di diffusione HI-FI nella rielaborazione di Omino71; una ragnatela ispirata agli eroi di Solo, infine, trasformarsi in una libreria che sembra disegnata per la Marvel Comics.

streetness

Tra gli artisti che hanno aderito al progetto anche Lucamaleonte, noto per aver avviato la sua carriera sui muri di Roma realizzando prima poster e poi stencil divenuti, pian piano, sempre più elaborati e vicini alla resa fotografica; per l’occasione Lucamaleonte ha ideato un articolato motivo floreale realizzato su un tavolo di legno in rovere intagliato con la fresa a controllo numerico, una macchina utensile che taglia il materiale erodendolo anziché forandolo.

Tutti i prototipi sono stati presentati lo scorso novembre in una mostra collettiva tenutasi negli spazi della galleria Ca’ D’Oro di Roma, con una serie di opere inedite realizzate dagli artisti e la partecipazione dei partner che hanno supportato l’iniziativa.

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Questa volta Streetness ha scelto di parlare di MarkOut 1/1 per proporre un valido esempio di declinazione della Street Art che si apre al mondo dei maker. Un progetto che si affianca ai casi studio italiani analizzati precedentemente, in grado di offrire opere d’arte e pezzi unici e di confermare l’intrigante fusione tra contemporaneità, qualità e tradizione con l’ausilio di tecniche avanguardistiche, coinvolgendo, per altro, numerosi artisti nostrani in un vero e proprio laboratorio creativo.

L’ultima impressione è quella che conta: fatti ricordare dopo un colloquio di lavoro

L’ultima impressione è quella che conta: fatti ricordare dopo un colloquio di lavoro

Come direbbero gli inglesi, da job interview si sta passando sempre più ad un job dialogue, in cui sia il reclutatore che il candidato hanno il compito di fare domande per capire meglio chi hanno davanti.

Sembra, infatti, che i recruiter si aspettino ormai, da parte del candidato, richieste riguardanti le skill necessarie, il team di lavoro o il profilo aziendale.

L’importante, comunque, è essere incisivi e farsi ricordare, per farsi scegliere tra tutti i curriculum ricevuti e confermarsi adatti per quel preciso posto.

Colloquio di lavoro: il primo passo verso un nuovo impiego

L’ultima impressione è quella che conta: fatti ricordare dopo un colloquio di lavoro

Squilla il telefono, finalmente l’azienda dei nostri sogni ci ha chiamato e ci ha convocato per il primo colloquio.

Primo errore: il primo colloquio è quello che ci è stato fatto al telefono in sede di chiamata. In questa occasione, infatti, il reclutatore misura sommariamente, dal tono alla cordialità, tutto quello che è necessario per capire se il posto di lavoro vacante sia adatto a noi; importante, quindi, è rispondere con calma e in un luogo isolato che ci permetta di avere un dialogo chiaro e tranquillo con chi sta dall’altra parte della cornetta.

Una volta superato lo scoglio della chiamata è ora di presentarsi (puntuali!) all’appuntamento.

Qui lo scenario potrebbe essere duplice: colloquio singolo o colloquio di gruppo, in entrambi i casi non solo il candidato è sotto pressione, ma anche il futuro datore di lavoro, in quanto incaricato di scegliere una persona adatta all’organico e all’azienda, individuando i pregi e difetti di chi gli sta di fronte. Importante: non parlare subito di compenso e prepararsi ad approfondire il proprio CV, portandone anche una copia stampata all’incontro.
Nel caso di colloquio di gruppo, la volontà dell’interlocutore è quella di misurare il candidato sulle sue capacità di team building e di problem solving, importante quindi dimostrare di saper lavorare in gruppo per raggiungere l’obiettivo dimostrandosi anche collaborativi e proattivi.

Infine, durante il colloquio, è necessario che il candidato si giochi al meglio le sue carte mettendo in luce il suo obiettivo professionale e le sue doti idonee al posto di lavoro in questione. Prepararsi in modo adeguato è un must: raccogli informazioni sull’azienda e sulla mansione ricercata, sarai in grado di sostenere il dialogo nel migliore dei modi.

Ultimo consiglio: vestiti in modo adeguato! È importante presentarsi ad un colloquio di lavoro puliti e pettinati, con i vestiti adatti, limitando qualsiasi accessorio o capo troppo stravagante. Questo è ancora uno dei casi in cui “l’abito fa il monaco”.

Scopri se sei quello giusto, chiedi al tuo datore di lavoro le caratteristiche del candidato perfetto

L’ultima impressione è quella che conta: fatti ricordare dopo un colloquio di lavoro

Parola d’ordine skill: riuscire a scoprire di essere quello giusto indagando sulle competenze richieste per quel posto di lavoro e mostrando anche i tuoi lati deboli. Questo ti permetterà di capire se sei il candidato perfetto o se il colloquio di lavoro può rappresentare per te solo una perdita di tempo. Tra le skill contano sia quelle strettamente lavorative che quelle legate alla sfera personale e caratteriale.

Una volta validate la competenze, è importante conoscere quale sarà il ruolo che andrai a ricoprire e come questo si evolverà nel tempo, un forte segnale di quello che potrebbe essere la prospettiva di carriera nell’azienda in questione e una conferma della tua volontà di rimanere a lungo una volta selezionato.

Ultimo step, entra in empatia con il reclutatore: chiedigli qual è la cosa che preferisce lavorando lì, come si presenta la tipica giornata lavorativa e se ha bisogno di altre informazione per assumerti.

Ricordati sempre di essere propositivo e interessato chiedendo i traguardi aziendali in previsione e parlando delle notizie aziendali di cui sei venuto a conoscenza.

Team e company profile, informati su chi saranno i tuoi colleghi e sugli obiettivi aziendali

L’ultima impressione è quella che conta: fatti ricordare dopo un colloquio di lavoro

Una volta fatta l’analisi del tuo profilo, è importante passare ad approfondire l’ambiente di lavoro in cui andrai a collocarti facendo domande riguardo il team e i suoi componenti e il profilo aziendale.

Le domande, ad esempio, dovrebbero riguardare: la gerarchia aziendale con cui ci si rapporterà e il rapporto di collaborazione con il manager a cui si risponderà direttamente, il team di lavoro, con la richiesta di poter incontrare gli altri colleghi o qualcuno di particolarmente significativo all’interno dell’azienda per il ruolo a cui ti stai candidando, il ruolo aziendale.

Qual è il grado di turn-over e la possibilità di crescita del ruolo stesso, e le politiche aziendali? Quanto e come l’azienda si preoccupa dei conflitti sul luogo di lavoro, della crescita dei suoi dipendenti e della valutazione del loro successo?

Per completare la foto dell’azienda è necessario capire di più sul profilo aziendale, quindi sulla sua cultura e l’ambito in cui si sviluppa, partendo dalla mission e dalla vision per arrivare ai competitor e ai problemi che sta fronteggiando ora, così da dimostrarti interessato e da raccogliere più informazioni possibili.

Prima di congedarti ricordati sempre di chiedere quanto dura mediamente l’iter di assunzione così da essere preparato ad affrontare i giorni di attesa!

Una curiosità, secondo la Nuvola del Lavoro, nel 2015 le specializzazioni più richieste dal mercato si dividevano tra quelle del settore tecnologico e quelle del settore commerciale ed economico, con un’unica caratteristica comune: la ricerca di un elevato tasso di specializzazione dei canditati nelle competenze.

La conclusione non può che essere una: in bocca al lupo!