Politwoops: cronaca di un ritorno annunciato?

People seen from above forming the earth globe shape

In una recente conferenza stampa, il neo-CEO nonché co-founder di Twitter, Jack Dorsey, ha stupito un po’ tutti con una dichiarazione riguardante Politwoops, il servizio che tiene traccia dei tweet cancellati dagli account dei politici. Dopo la chiusura forzata decisa quest’estate, pare che ora il social stia valutando la possibilità di riattivare il servizio.

Politwoops aveva aperto i battenti nel 2012, rientrando nello stesso anno nella classifica dei “50 siti più interessanti” secondo il Time. In pochissimo tempo era arrivato a coprire un vasto numero di Paesi in tutto il mondo, con ben 31 account dedicati a registrare e archiviare i tweet cancellati non solo da politici, ma anche da diplomatici e personaggi di rilievo nel panorama del diritto internazionale. Finché non è stato cancellato a sua volta per mano di Twitter.

Il servizio si appoggiava chiaramente alle API del social, ma a giugno di quest’anno la Sunlight Foundation, l’organizzazione no-profit che gestiva l’account statunitense, è stata accusata di violare i termini di utilizzo di Twitter e costretta senza mezzi termini a interrompere la sua attività. In breve la stessa sorte è toccata a tutti gli altri account.

Politwoops

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare, la Sunlight Foundation non si occupa di satira né di critica politica, bensì di trasparenza verso i cittadini: il suo obiettivo è “rendere il governo e la politica più responsabili e trasparenti”, con il supporto della tecnologia e degli open data.

Non ci sono mai stati atteggiamenti ostili o denigratori nei confronti di qualche personaggio in particolare. Nessun accanimento, anche perché in molti casi i tweet parlavano e si commentavano da soli. Se qualche scandalo c’è stato, soprattutto oltreoceano, non è stato certo sollevato e “montato” da Politwoops, che anzi è rimasto sempre un servizio molto neutrale.

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Quali sono state quindi le motivazioni della sua chiusura, e soprattutto quali sono oggi le motivazioni dell’inversione di marcia da parte di Twitter?

La spiegazione ufficiale, abbastanza lapidaria, invocava qualche mese fa il principio di uguaglianza per tutti gli utenti del social, senza distinzioni fra comuni mortali e personaggi pubblici. Il messaggio era chiaro: che inferno sarebbe se un utente – chiunque egli sia – non potesse cambiare idea e cancellare un suo tweet senza possibilità di oblio? La gogna mediatica non può durare a vita: l’intento dichiarato da parte di Twitter era quindi tutelare ciascun utente allo stesso modo.

Blue Bird Vote for Democrat sign on white background

A dire il vero, però, questa motivazione non aveva convinto granché, e la fine di Politwoops non era stata presa per niente bene, né dai suoi fondatori né dall’opinione pubblica: in nome dell’uguaglianza e del diritto all’oblio di tutti gli utenti, si era messo un bavaglio al diritto degli elettori di essere informati e chiedere trasparenza. In fondo – come aveva dichiarato subito il Presidente della Sunlight Foundation – un personaggio che ricopre una carica pubblica per mandato dei cittadini deve assumersi la responsabilità delle proprie dichiarazioni. Anche sui social.

Twitter, come gli altri social, è un’odierna piazza pubblica: ciò che si dice – soprattutto su temi di natura politica, nel senso etimologico del termine – è una questione di interesse pubblico e di memoria storica. 

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Per ora la Sunlight Foundation e le altre organizzazioni coinvolte non sono state ancora contattate direttamente da Twitter, e la dichiarazione sul possibile ritorno di Politwoops ha lasciato di stucco anche loro. Il sito rimane online ma l’ultimo archivio risale a maggio 2015. Le parole di Jack Dorsey però parlano abbastanza chiaro: “Sentiamo la responsabilità di continuare a sostenere le organizzazioni che vogliono portare trasparenza, come Politwoops”.

Stiamo a vedere quanto c’è da aspettare. A proposito, per dire, quand’è che si chiudono le Presidenziali negli Stati Uniti?

E-Tailers 2015: la call for ideas per startup innovative retail, eCommerce e mobile commerce

Ecommerce, mobile commerce e retail innovation Digital Magics e Talent Garden cercano la tua startup [CALL FOR IDEAS]

Una startup early stage, un business innovativo nel settore retail innovation, eCommerce e mobile commerce, sistemi di pagamento o soluzioni logistiche innovative. La voglia di cambiare i mercati italiani ed europei con la tua idea disruptive.

Digital Magics e Talent Garden stanno cercando proprio la tua idea, per sviluppare nuovi modelli di business attraverso il bando e-Tailers 2015. Hai tempo per candidarti fino all’11 novembre.

Perché proporre la tua idea innovativa?

Ecommerce, mobile commerce e retail innovation Digital Magics e Talent Garden cercano la tua startup [CALL FOR IDEAS]

Se sarai selezionato avrai a disposizione l’esperienza di Digital Magics, l’incubatore di progetti digitali quotato su AIM Italia, che fornisce servizi di consulenza e accelerazione a startup e imprese, per facilitare lo sviluppo di nuovi business tecnologici, e la forza della rete di Talent Garden, il più grande network europeo di spazi di coworking focalizzato sul settore digitale e creativo.

E tra i partner troverai anche altri nomi importanti, come PrestaShop, TAG Innovation School, Corriere Innovazione, Ninja Marketing, IBM, Innogest SGR e zanox.

Cosa ti serve per presentare la tua startup a Digital Magics e Talent Garden

Ecommerce, mobile commerce e retail innovation Digital Magics e Talent Garden cercano la tua startup [CALL FOR IDEAS]

Un’ottima idea e una startup early stage. Ecco tutto quello di cui hai bisogno per partecipare a e-Tailers 2015.

Sei sta già sviluppando modelli di business innovativi e originali nei settori del retail innovation, e-commerce e mobile commerce, o stai cercando soluzioni innovative nell’ambito dei sistemi di pagamento e della logistica, prepara il tuo team alla più grande occasione per la vostra startup.

Digital Magics e Talent Garden premieranno le migliori idee italiane in grado di creare disruption nei mercati italiani ed europei.

Fra tutte le idee inviate qui, saranno selezionati dieci progetti che parteciperanno a workshop e programmi di formazione dedicati organizzati da TAG Innovation School e da PrestaShop, presso il nuovo campus di co-working TAG Milano Calabiana, il 18 e il 19 novembre.

Avrai l’occasione di imparare i passi fondamentali per costruire un eCommerce di successo, come utilizzare Facebook ADV per l’eCommerce, ma anche come sfruttare tecnologie e SEO per l’eCommerce.

Il 20 novembre ci sarà una sessione di mentorship per lo sviluppo dell’idea con il team di Digital Magics e dopo i vari fondatori delle idee selezionate presenteranno il proprio progetto a una giuria di esperti, formata dalle aziende sponsor della competition, che decreterà le migliori startup di E-Tailers 2015.

E-Tailers 2015, tutti i premi

Ecommerce, mobile commerce e retail innovation Digital Magics e Talent Garden cercano la tua startup [CALL FOR IDEAS]

Cerchi un motivo in più per partecipare? Ogni partner della call for ideas mette in palio due premi per le proprie startup preferite.

Potrai aggiudicarti 2.500 euro di prodotti sul marketplace PrestaShop, un anno di advertising sul circuito zanox eccezionalmente senza setup fee e senza minimi garantiti e sinergie formative con TAG Innovation School per accompagnare la crescita dei business vincitori.

A tutte le startup in possesso dei requisiti, inoltre, verrà data la possibilità di inviare la candidatura per aderire ai programmi IBM per le startup e ottenere crediti sull’utilizzo del Cloud IBM.

Infine, un’opportunità unica per presentare la tua idea innovativa: le dieci startup selezionate avranno l’opportunità di essere valutate da Digital Magics per il programma di accelerazione dell’incubatore e da Innogest SGR per un eventuale investimento.

Cosa aspetti? Lancia la tua startup eCommerce verso il futuro, inviando la tua idea entro l’11 novembre 2015.

Facebook mobile: un nuovo look per le Notifiche

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Facebook non resta mai indietro rispetto ai suoi competitor e trova sempre un modo per aggiornarsi e potenziarsi in tutti i campi della comunicazione digitale: questa volta Mark Zuckerberg e il suo team hanno trovato un modo nuovo per stupire gli utenti.

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No, non stiamo parlando delle capacità linguistiche di Mark che in questi giorni ha impressionato tutti con il suo discorso in mandarino alla Tsinghua University di Pechino. Parliamo invece dell’ultimo aggiornamento delle applicazioni mobile iOS (iPhone) e Android.

Con un post sul blog ufficiale, infatti, il Product Manager Keith Peiris ha annunciato due cambiamenti importanti della funzione Notifiche delle app: la prima è dal punto di vista della user experience, in quanto le notifiche con l’upgrade saranno raggruppate in schede in stile Google Now; la seconda riguarda il contenuto di queste.

Tutte le informazioni importanti per te

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Le schede in cui saranno organizzate le notifiche comprenderanno infatti non soltanto i compleanni degli amici e gli eventi che li riguardano, ma molto altro: partite sportive del giorno, meteo, programmi tv, news di primo piano e locali, eventi e locali nelle vicinanze e i film proiettati nei cinema di zona.

Facebook ha motivato così la scelta di questo aggiornamento:

“Ogni giorno le persone usano le notifiche per aggiornarsi su ciò che accade ad amici e familiari. Abbiamo accolto le richieste degli utenti che chiedevano di aggiungere informazioni importanti facilmente visibili, in un unico luogo.”

Un sistema di notifiche personalizzabile

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L’utente avrà poi la possibilità di personalizzare la sezione delle notifiche: basterà aggiungere o rimuovere le diverse schede attraverso il menu delle impostazioni. La maggior parte di queste schede funzioneranno grazie alla geolocalizzazione: Facebook in questo modo potrà suggerire all’utente gli eventi e le news che possano davvero essere di suo interesse.

M, l’assistente virtuale di Facebook

In questo modo il social network di Menlo Park si trasforma in un assistente personale intelligente, proprio come Siri per Apple, come Cortana per Microsoft o come Google Now per Big G. Del resto è una svolta a cui Facebook ci sta abituando dallo scorso agosto quando ha lanciato nella città di San Francisco il Beta Test del suo assistente vocale M: si tratta di una funzione integrata all’app Messenger che permette di richiedere prenotazioni nei locali, di fare acquisti e chiedere informazioni.

La novità rispetto ai competitor è che M non è soltanto una serie di logaritmi, ma per alcune richieste si avvale del lavoro di un team di persone in carne e ossa. Per ora si hanno poche notizie del beta testing su M: potete divertirvi a leggere ad esempio le prime impressioni di BuzzFeed sull’assistente vocale di Facebbok.

Purtroppo non dovremo aspettare solo per M ma anche per l’aggiornamento della sezione Notifiche: al momento solo gli utenti statunitensi dotati di iPhone e dispositivi Android potranno utilizzare le nuove funzioni. Non si hanno notizie sull’upgrade nel resto del mondo: speriamo l’attesa non duri a lungo!

Creative Clusters Campania, ecco le startup selezionate

Creative Clusters Campania

Abbiamo seguito fin dall’inizio i giovani partecipanti a “Creative Clusters Smart Cities” e “Creative Clusters Beni Culturali e Turismo”, i due avvisi promossi dalla Regione Campania attraverso l’Assessorato all’Innovazione Startup e Internazionalizzazione e attuati da Sviluppo Campania.

Ora, dopo la fase preliminare di valutazione delle candidature, conosciamo finalmente le 20 idee – 10 per ciascun bando – che avranno accesso agli step successivi: l’audit dell’idea e la verifica della sua fattibilità, la “cassetta degli attrezzi” con i laboratori tematici e, infine, il take off dell’idea imprenditoriale.

Giovani futuri imprenditori e startup già costituite hanno proposto le loro idee più innovative, creative e competitive e adesso diventano i veri protagonisti di un percorso che li porterà a consolidare la loro idea di business e che si concluderà a dicembre 2015.

Il passo successivo? Partecipare ad importanti eventi di settore che si svolgeranno nell’arco dei prossimi mesi.

Creative Clusters valorizza le intuizioni creative e migliora la qualità della vita in Campania

Creative Clusters Campania, ecco le startup selezionate

L’obiettivo dei Creative Clusters è quello di supportare la creazione di imprese, valorizzando le intuizioni creative orientate a migliorare la qualità della vita e contribuendo a uno sviluppo sostenibile, economico e sociale del territorio della Campania.

Gli ambiti di riferimento sono da un lato le smart cities, città che diventano intelligenti grazie all’innovazione in settori come la banda larga, l’health, la mobilità alternativa, l’istruzione, la cultura, la sicurezza, le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e le risorse naturali; dall’altro i beni culturali e il turismo sul territorio del grande attrattore Pompei, che presenta enormi potenzialità in settori come ospitalità, mobilità, industria e le attività culturali, facility per i turisti, enogastronomia e artigianato locale.

“Creative Clusters Smart Cities” e “Creative Clusters Beni Culturali e Turismo” sono realizzati mediante il PO FESR Regione Campania 2007/2013 – Asse 2 – Obiettivo 2.1 “Piano di azione per la ricerca e lo sviluppo, l’innovazione e l’Ict” in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, i Distretti e i Laboratori ad Alta Tecnologia della Campania e, per il Creative BCT, con il Comune di Pompei.

Le migliori idee selezionate per Creative Cluster Smart Cities

Creative Clusters Campania, ecco le startup selezionate

Tra le idee e le startup selezionate per l’ambito Smart Cities, la promozione del riciclaggio del vuoto a rendere per la riqualificazione “dal basso” di Piazza Bellini, un portale multilingua per la promozione dei Campi Flegrei, una guida turistica atipica con i protagonisti dell’epoca e una piattaforma web per la Smart mobility.

Ma l’attenzione è anche verso arte, cultura, enogastronomia e trasporti e al marketing di prossimità, con una piattaforma che permette di comunicare informazioni in base alla vicinanza a un luogo.

Infine microreti di trasporti sostenibili e di servizi connessi al flusso turistico da Capo Palinuro a Matera, un centro polifunzionale orientato a incoraggiare abitudini alimentari corrette e stili di vita sostenibili, una infrastruttura di rete fissa e mobile nei centri storici in cui l’attuale copertura è scarsa o assente e una app ludico-educativa per l’apprendimento delle materie scolastiche.

Il meglio di Creative Clusters Beni e Attività Culturali

Creative Clusters Campania, ecco le startup selezionate

Tra le dieci migliori proposte selezionate per il settore Beni e attività Culturali, troviamo invece una piattaforma di learning interattivo per bambini di diverse nazionalità, una piattaforma di monitoraggio dei turisti negli scavi con tag su biglietto e antenne distribuite, un laboratorio di confronto fra artisti, ricercatori e professionisti locali e stranieri, una app per la condivisione di documenti inediti (biblioteche e archivi privati) e fruizione urbana con LTE o beacon e una piattaforma di booking e vetrina per attività turistiche a Pompei.

Ma c’è anche una piattaforma per la ricerca di alloggio tramite asta,  una guida multimediale di Pompei con ibeacons diffusi e AR con Google glasses, infine, una installazione immersiva che interagisce con posizione, gesti e sguardo dell’utente.

Trovi qui tutte le startup selezionate.

Il futuro della Campania parte dalle idee e Creative Clusters supporta le idee migliori.

Quali competenze deve avere un vero Social Media Manager? Risponde Filippo Giotto [INTERVISTA]

corso in aula social media marketing

Filippo Giotto, Social Media Manager in Banca Mediolanum, è uno dei docenti del Social Media Marketing Lab. Durante il corso in aula ci spiegherà come saper leggere ed interpretare quelle che sono le metriche fondamentali per realizzare una buona attività di Social Media Marketing.

“I Social Network sono l’ultima occasione che i marchi hanno per ricostruire la propria reputazione con umiltà e trasparenza”, queste le tue parole. In base alla tua esperienza, quali strumenti/strategie hanno per farlo?

A mio avviso il primo strumento che hanno è la presa di coscienza che il mondo è cambiato e non è più brand-centrico. L’autoreferenzialità non vende più da un bel pezzo e il tuo “bianco che più bianco non si può” è uguale al bianco di moltissimi altri. Da qui si riparte su un percorso di riavvicinamento alle persone, ma per farlo servono umiltà e trasparenza, nonché una grande integrità: ciò che dico si riscontra poi nei miei comportamenti?

“Integrity is what you do when no one is watching”

La comunicazione vera e propria, le strategie, i video di senso… viene tutto dopo. E in questo “dopo” i social network hanno un ruolo rilevante in quanto piazza pubblica in cui incontrare le persone, pronte a conversare.

Una Social Media Policy può modificare in qualche modo la genuinità tipica della comunicazione attraverso i social?

Per niente, anzi. Una Social Media Policy se stilata con coscienza e dalla parte dell’utente rende il lavoro di tutti più fluido, più sereno, più “partecipato”. La Social Media Policy è uno strumento abilitante che pone tutti i nostri collaboratori, colleghi, fornitori etc. nelle migliori condizioni per parlare di noi (e con noi) in maniera sicura, tutelando se stessi e il brand, restando alla larga dai pericoli in cui talvolta i meno esperti e chi è alle prime armi si infilano ingenuamente.

Pensiamo per esempio a un collaboratore che si scaglia a difesa del brand in una discussione in cui il marchio è sotto attacco e magari ha torto. È un gesto onorevole ma che si traduce in un suicidio che mette in difficoltà il collaboratore e il brand stesso.

Non smetterò mai di ripeterlo: le Social Media Policy sono uno strumento di lavoro fondamentale e al contempo i due guanciali tra cui ogni SMM ha il diritto di dormire.

Le cinque competenze che un social media manager deve necessariamente avere.

Solo cinque?

Battute a parte, credo che tra le capacità di un Social Media Manager non possano mancare comunicazione e relazione (prima ancora interne che esterne), piena consapevolezza del suo ruolo e del ruolo del suo team all’interno dell’organizzazione, conoscenza del marchio e comprensione profonda dei suoi processi aziendali, coordinamento e capacità gestionali. Vien da sé che lo sviluppo di talune competenze comporta profili con una certa seniority.

Non ultimo, mi piace sempre ricordare cosa NON è un Social Media Manager: non è uno smanettone.

Question mark heap on table concept for confusion, question or solution

Meglio la formula “pochi follower ma buoni” o “tanti follower ma poco attivi”?

La risposta è: dipende.

Dipende dagli obiettivi che ci siamo dati (o che ci hanno dato). Dipende da quali sono i numeri che alla fine dell’anno ci vengono richiesti. Dipende da cosa conta per il nostro business e per il management.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che i nostri follower/fan debbano essere autentici, ingaggiati, altamente affini al brand e che “i mercati sono conversazioni”. Tutto vero, tutto legittimo, ma accettiamo anche il fatto che Facebook (per citarne uno su tutti) per i brand è sempre più un paid media: no money = no reach.

Il nostro compito è quello di trovare e mantenere quel magico equilibrio che fa convivere quantità e qualità, senza additare le campagne di fan acquisition come il peccato originale bensì impegnandoci a lavorare su un ottimo piano editoriale affiancato da molteplici attività verso nicchie di qualità su cui veicolare i nostri messaggi (e adesso lo dico) anche a pagamento.

La parola d’ordine, in fondo, resta qualità. Del resto, quando veniamo intercettati da una bella pubblicità sappiamo sempre riconoscerne il valore e l’autenticità e non facciamo gli schizzinosi perché “è paid”.

Find solution for crisis

Durante il lab in Aula dedicherai una parte della giornata ai focolari di crisi sui social. Puoi anticiparci qualche consiglio su come intervenire tempestivamente prima che si trasformino in flame veri e propri?

Antenne. Occorrono tante ottime antenne.
Detta in altre parole, dobbiamo attrezzarci con tecnologie realmente funzionanti in grado di ascoltare cosa accade intorno al nostro brand (ma anche ai nostri manager e ai prodotti) e segnalarlo in tempo reale, senza limitarci ai luoghi di casa nostra bensì setacciando costantemente il maggior numero di ambienti e fonti possibile. Questo, a mio avviso, è il budget meglio speso di tutto l’ambito social.

E poi occorrono processi ben definiti, chiari e condivisi attivamente da tutti: piani di azione per le casistiche peggiori e livelli di servizio interni che siano coerenti con le aspettative delle persone che stanno interagendo con noi, anche indirettamente.
Scoprire in tempo reale che c’è un rischio reputazionale crescente in una determinata conversazione e non sapere verso chi scalare all’interno della propria organizzazione equivale a non aver fatto nulla per tutelare il brand e le persone che lo rappresentano. Con l’aggravante di aver speso del danaro.

App Myfunwait, fare la fila non sarà più così noioso

Myfunwait, fare la fila non sarà più così noioso

Immagina di arrivare in un luogo e di dover aspettare il tuo turno. Bene, ora sei in fila e che cosa fai? 2 volte su 3 tiri fuori il tuo smartphone e 1 su 2 cominci a giocare.

Nonostante sia difficile da negare servendoti soltanto dell’osservazione degli ambienti che frequenti, lo conferma anche il report 2014 del Mobile Behavior che fornisce i seguenti dati: l’83 % delle persone usa il proprio smartphone mentre è in attesa e il 58 % delle persone utilizza il suo device per il gaming (dati del 2014 Mobile Behavior Report), effettivamente se non siamo noi a farlo, molto spesso la persona vicina è una di quelle.

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Ecco, da questo scenario nasce Myfunwait, l’app che si presenta come la prima esperienza di mobile gaming e virtual line management: permette una gestione facilitata della fila di attesa prenotando il proprio turno e monitorando lo scorrimento della coda, mentre offre dei giochi all’interno dell’app, studiati per intrattenere chi si trova ad aspettare.

Origini

Dalla collaborazione tra Qmatic, azienda leader nell’ottimizzazione dell’esperienza utente dall’online all’incontro face to face, e Sticky Beat, digital experience agency, entrambe svedesi, è nata questa app che prima di tutto sorge dall’idea di trasformare un disagio in un’opportunità: far evolvere una fila interminabile in un momento di divertimento.

Un’esperienza precedente, sviluppata proprio da Sticky Beat, ha sicuramente svolto un ruolo importante e si tratta dell’app Helix e del parco divertimenti di Liseberg, in Svezia. Si tratta del primo caso al mondo di intrattenimento sincronizzato: durante l’interminabile fila, tutti i partecipanti giocavano simultaneamente e ogni 15 minuti chi raggiungeva il punteggio più elevato si aggiudicava un pass per evitare la coda alla visita successiva.

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D’altronde, lo dicono loro stessi, come si fa a ridurre una fila? Basta farla sembrare più breve, rendendo l’attesa divertente. Dunque, lavorando sulla percezione del tempo, ne guadagna chi aspetta ma soprattutto chi offre questo servizio, che naturalmente è il primo target da raggiungere poiché alla base c’è l’idea che per le aziende sia arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per creare dei solidi touch point con i clienti. Se si raggiunge questo obiettivo, si guadagnerà in clienti più fedeli.

Come funziona

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Una volta entrati in Myfunwait si prenota virtualmente un posto in fila e comincia un’attesa del tutto anomala, si può iniziare a giocare nella app mentre si è sempre avvertiti, senza eccessivo disturbo, dello scorrimento della fila, in modo tale che il gioco possa tranquillamente proseguire, senza cadere nella trappola della distrazione e perdere così il proprio turno.

Per il momento all’interno della app è possibile fare un solo gioco e si tratta di disporre in equilibrio, uno sull’altro, dei gruppi di lattine composti prima da quattro, poi da tre nel caso in cui l’equilibrio diventi precario e una cada, e così via.

Naturalmente i gruppi di lattine si muovono da sinistra a destra, sta alla bravura del player scegliere il momento giusto in cui posizionarle sulle altre e farle combaciare alla perfezione.
Il prototipo perfettamente funzionante è disponibile gratuitamente per Android e iOS.

Myfunwait, fare la fila non sarà più così noioso

Insomma, ancora una volta da app mobile si tenta la strada dell’intrattenimento e della semplificazione della vita all’utente finale, questa volta in un’unica soluzione.

Di certo un tentativo interessante, chissà che non conquisti i nostri luoghi abituali in cui dobbiamo sempre attendere! Ma se un giorno vi venisse in mente di non farci aspettare troppo e di puntare sull’efficienza del servizio, ci troverete ancora più d’accordo! 🙂

I Social Media Trend da conoscere per il 2016 [FREE MASTERCLASS ON DEMAND]

Quali saranno i Social Media Trend per il 2016? [FREE MASTERCLASS ON DEMAND]

Giovedì 22 ottobre i docenti del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management, Luca La Mesa e Simone Tornabene, ci hanno offerto un’interessante panoramica di quelli che saranno i Social Media Trend per il 2016. Un’occasione di formazione molto importante per farsi trovare preparati all’avvento dell’anno nuovo e per evitare che la tua azienda sia travolta dall’evoluzione dei Social Media ma, anzi, sia parte attiva del cambiamento.

Se quello che hai appena letto ti interessa ma ti sei perso il webinar in diretta, non ti preoccupare. Puoi recuperare quest’ora di conoscenza online seguendo la Free Masterclass On Demand sul sito della Ninja Academy.

Come seguire la Free Masterclass On Demand

Quali saranno i Social Media Trend per il 2016? [FREE MASTERCLASS ON DEMAND]

Quello che devi fare è andare sul sito della Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla Free Masterclass “I Social Media Trend da conoscere per il 2016“. A questo punto nella tua area utente troverai tutti i contenuti della lezione, compreso il video.

Oltre alla visione della Masterclass potrai curiosare sul’offerta Ninja Academy e trovare altri corsi online che fanno al caso tuo!

Intanto ti ricordiamo che hai tempo fino al 27 ottobre per iscriverti al Corso Online in Social Media Marketing & Community Management al prezzo in Early Booking di 249 euro (al posto di 299 euro).

Real time engagement: Facebook guarda sempre più alla tv

real time engagement

Una settimana fa Facebook ha presentato un nuovo tool pack progettato per aiutare le emittenti tv con il real time engagement. Si tratta di strumenti capaci di rendere l’esperienza social tv ancora più diretta e coinvolgente. La conferma, dopo alcune analisi, arriva dal Partner Engineering Director dell’azienda di Menlo Park, Bob Morgan:

“I nostri ricercatori hanno scoperto che ci sono dei picchi di utilizzo di Facebook in prima serata, in ogni paese, e che la quantità di pubblico massima giornaliera di Facebook viene raggiunta durante la visione della tv.”

I nuovi tool sono in gran parte delle API-driven (Application Programming Interface) focalizzate sull’interazione col pubblico che guarda un particolare spettacolo o evento da casa. Con questi nuovi strumenti le produzioni televisive saranno in grado di gestire foto, video e post provenienti da Facebook, dando anche la possibilità agli utenti di decidere i vincitori di un contest attraverso sondaggi e votazioni.

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Vediamo nello specifico le principali novità annunciate dalla piattaforma Media del colosso di Menlo Park:

Voto con Hashtag

L’hashtag voting application consente agli utenti del social network di esprimere un voto o una preferenza in tempo reale. È una funzionalità che permette ai fan di riferire il proprio voto in un post o in un commento tramite hashtag (prerogativa solo di Twitter fino a qualche tempo fa).

I producers per aumentare il real time engagement possono anche decidere di lanciare un hashtag unico all’inizio della votazione (esempio: #Xfactor2015). In questo modo i broadcaster possono utilizzare Facebook per trascinare voti e visualizzazioni sui propri contenuti. La prima compagnia a sperimentare questo tool è la piattaforma leader nel real time engagement Telescope, la quale supporta già le votazioni di molti contest TV a livello globale insieme ad altre cosiddette fan experience; di fatto Telescope ha lavorato con Facebook per l’NBA All-Stars e il Teen Choice Awards di Fox.

Invio di foto e video

Sempre in partnership con Telescope, Facebook mette a disposizione un’applicazione che consente al pubblico di inviare foto e video alle pagine degli show televisivi. Questa funzionalità permette all’emittente di raccogliere materiale come video-domande, interventi e contributi per la diretta. Fox News ha recentemente utilizzato questa funzione durante il dibattito per le primarie del partito repubblicano, ricevendo oltre 40.000 contributi video da Facebook.

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Sondaggi in tempo reale

Questa funzionalità offre agli amministratori delle pagine Facebook un nuovo tool per creare sondaggi di diverse tipologie. Lo strumento consente di ricevere tempestivamente un input dal pubblico durante un evento sportivo o un notiziario: gli utenti possono votare il sondaggio direttamente sul feed. Dopo il voto, i risultati potranno essere messi in evidenza nella fan page dello show, così da raggiungere facilmente l’utente.

Icone personalizzate

Gli utenti di Facebook che inviano aggiornamenti di stato durante eventi live come la premiazione degli Oscar o degli Emmy, possono utilizzare icone stilizzate, come un trono se l’utente sta scrivendo mentre guarda Game of Thrones o una statua Emmy.

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Facebook sembra proprio voler fare molti passi avanti verso la conquista degli spettatori televisivi, fornendo loro una piattaforma sempre più adatta alle pratiche di social tv. Secondo voi Twitter deve preoccuparsi?

Il nuovo oro digitale? Si chiama influenza [GUEST POST]

L’articolo è scritto da Arnaud Roy, Vice President Marketing di Augure.

Se non sapete come investire il vostro denaro in questo periodo di caos finanziario, ecco la risposta ai vostri dubbi: l’influenza è il valore con la V maiuscola su cui scommettere nel 2015! Nonostante non sia (ancora) stata quotata in borsa, l’influenza non lascia dubbi: si tratta del nuovo “oro digitale” per chi ne è in possesso (i famosi influencer) e per un numero crescente di marche che scommettono sulle sue grandi potenzialità.

Difatti sono sempre di più le persone che riconoscono una grandissima opportunità in questo business emergente. Ed ecco spiegata l’apparizione di nuovi fenomeni, quali i market place, con delle specie di broker dell’influenza che offrono la possibilità a chi dispone di un pubblico consolidato di trarre profitto dal proprio “capitale di influenza” grazie alle marche. Detto in altri termini, gli influencer ricevono un compenso o dei prodotti gratuiti in cambio di un post sul proprio blog o un tweet che aiuti la marca a comunicare il proprio messaggio. Dal canto loro le imprese guadagnano la capacità di ingaggiare gli influencer più adatti alle loro necessità (quelli con il maggior potenziale o quelli più economici), per aumentare la diffusione della propria campagna. L’idea in sé non è niente di nuovo, basti pensare al modo in cui Klout ha ottenuto il proprio successo. La novità risiede invece nella velocità con cui nascono queste piattaforme (ne ho contate almeno 47 in soli 15 minuti di navigazione su Internet). A questo punto vi sarà facile capire come la scoperta di questo fenomeno abbia messo in discussione tutto ciò che pensavo di conoscere riguardo all’influencer marketing. L’esperienza mi aveva sempre insegnato che le relazioni con gli influencer sono un progetto a lungo termine, un investimento di cui prendersi cura con calma e dedizione, costruendo passo a passo il rapporto di fiducia e di stima reciproca con l’influencer… E adesso, invece, scopro che a una marca bastano poche ore per rintracciare e assoldare un intero plotone di leader di opinione, e per mettere in moto una campagna di passaparola. Significa forse che non ci avevo capito niente fin dall’inizio?

Non ci vuole molto a capire perché molti influencer si lascino sedurre dalle promesse di queste piattaforme. Queste offrono un plus di visibilità e, per essere del tutto onesti, gli influencer non hanno molto da perdere. E per quanto riguarda le marche? Eccoci arrivati alla domanda da un milione di dollari: la remunerazione economica è o non è la pietra angolare della relazione con gli influencer? Sono stati scritti centinaia di articoli su questo argomento, che ha causato e continua a creare non poche polemiche tra i guru dell’approccio organico e i difensori dei contenuti sponsorizzati.

Una questione di portata, di fiducia e di trasparenza

Cominciamo dando un’occhiata agli elementi che abbiamo a disposizione. Secondo il nostro recente studio sullo «Stato e prassi delle relazioni con gli influencer nel 2015», più di un terzo delle marche retribuiscono spesso o sempre gli influencer con cui collaborano. Questa tendenza è ancora più marcata in Italia, dove la cifra arriva al 42%. A prima vista sembrerebbe che la relazione basata sul compenso sia il modello più interessante per le marche, consentendo loro di controllare più facilmente il messaggio e il timing della pubblicazione (ad esempio nel caso del lancio di un prodotto), e di calcolare il ROI usando lo stesso metodo applicato alla pubblicità. Tutto ciò ha un indiscutibile vantaggio in termini di comodità e sicurezza per i professionisti del marketing.

Eppure, nonostante la remunerazione economica sembri essere il metodo più semplice e sicuro, è davvero quello più efficace? Se misuriamo l’efficacia esclusivamente in termini di portata del messaggio, è probabile che sia così. Tuttavia l’obiettivo ideale del processo di influencer engagement è molto più ampio del semplice numero di utenti che si riesce a raggiungere: ecco perché dovrebbe essere misurato in termini di fiducia costruita con il target finale. Se gli influencer sono così importanti per le marche è proprio perché sono riusciti a creare e sviluppare il suddetto rapporto di fiducia all’interno della propria community grazie alla loro grande esperienza riguardo a un certo argomento, oppure grazie un certo talento innato per la leadership. L’influenza non equivale alla popolarità ed è strettamente legata ai concetti di obiettività e autenticità. Ecco perché l’impatto di un articolo ottenuto in modo “organico” da un influencer che crede fermamente nel messaggio o nel prodotto della marca sarà notevolmente superiore a quello di un post o di un tweet sponsorizzato (difatti esistono già alcuni studi che lo dimostrano).

E se da un lato la scelta del metodo dipende anche dagli obiettivi specifici della campagna della marca, la trasparenza rimane in ogni caso una condicio sine qua non. Si pensi al caso di Machinima, che recentemente ha proposto agli youtuber della propria rete di promuovere la Xbox in cambio di un compenso economico “confidenziale”, e alla fine è stata presa con le mani nel sacco dalla Commissione Federale per il Commercio degli U.S.A.. Le ripercussioni sulla reputazione di Microsoft, che ufficialmente era all’oscuro di tutto ciò, all’interno della sua comunità di gamer sono state disastrose (per non parlare degli influencer coinvolti nello scandalo).

Pagate i vostri influencer prima di tutto con un buon contenuto

Esaminiamo adesso la questione dal punto di vista degli influencer. Devono essere remunerati per i servizi che prestano alle marche? La risposta è ovvia. Nonostante alcuni di loro non ne abbiano bisogno per vivere (dato che i giornalisti e gli esperti del settore usano i propri blog come una vetrina per la loro attività imprenditoriale o politica), ci sono sempre più persone che hanno fatto dell’influenza il loro principale strumento di sopravvivenza economica. Come ha affermato recentemente Jeff Bullas sul blog di Augure, questa è gente che ha lavorato sodo per costruire la propria community, per generare affidabilità agli occhi del pubblico e per guadagnarsi poco per volta la sua fiducia. I benefici che possono apportare alle marche sono enormi e il loro lavoro deve essere ricompensato in modo equo.

Eppure, la remunerazione è l’unica motivazione necessaria a un influencer per decidere di collaborare con una marca? Se consideriamo i risultati del nostro studio, la risposta è no: a quanto pare l’allargamento della propria comunità (55%) e il conseguimento di risorse necessarie a creare contenuti di qualità per il proprio pubblico (45%) superano di gran lunga il 25% della remunerazione economica nella “piramide di Maslow” degli influencer. Come dobbiamo interpretare questi risultati? Ecco, alla fine sembra che anche nel caso in cui sia presente un compenso economico, bisogna comunque convincere l’influencer che il contenuto che riceverà sarà pertinente e utile per il suo pubblico di riferimento, e che soddisferà le aspettative della sua comunità. Pertanto, in qualsiasi caso, sarà necessario creare una relazione con l’influencer, tenere presente il suo contesto e cercare il miglior modo possibile per aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi riguardo al suo pubblico. Brutte notizie quindi per i professionisti del marketing che speravano di darsi all’influencer engagement semplicemente facendo ricorso al denaro, così come per i market place di cui parlavamo all’inizio di questo articolo.

In definitiva conviene ricordare che gli influencer possono offrire alla vostra impresa molto più che la semplice produzione di un post, un tweet o un video sponsorizzato. Non dimenticatevi che spesso queste persone sono dei veri esperti del vostro settore e che hanno saputo creare una connessione particolare con il loro pubblico. Invitateli a darvi la loro opinione sulla vostra strategia o sulla vostra prossima campagna di lancio di un prodotto, fateli partecipare alle conferenze organizzate per i vostri clienti, create dei meeting per un numero ristretto di partecipanti (oppure online) o invitateli a scrivere insieme a voi un white paper o a condurre una ricerca. Tutti i precedenti esempi saranno delle occasioni eccellenti per far conoscere la vostra impresa e i vostri clienti all’influencer e, se il vostro messaggio lo convincerà, potete essere certi che vi aiuterà spontaneamente a diffondere la vostra prossima campagna.

Organico VS a pagamento: un dibattito sterile?

I professionisti del marketing digitale hanno capito da tempo che il posizionamento naturale (SEO) e la pubblicità nei motori di ricerca (SEM) hanno obiettivi differenti, pur essendo inseparabili. Nonostante le loro grandi differenze, hanno due caratteristiche in comune: nessuno dei due può funzionare senza un buon contenuto ed entrambi richiedono un lavoro di ottimizzazione a lungo termine. Lo stesso dicasi dell’influencer engagement. Spetta a voi trovare il mix giusto per la vostra impresa, ma ricordatevi sempre che l’influenza non si compra, si guadagna.

netflix

Tutte le reazioni che si provano appena iscritti a Netflix

Accedere a Netflix per la prima volta è come entrare in un negozio di caramelle. Ti fiondi direttamente sulle tue preferite, o fai prima un giro tra gli scaffali, indicando le più colorate, scoprendo quelle nuove e poi solo dopo un ponderato ragionamento, decidi cosa mangiare?

Si possono impiegare ore a sfogliare il catalogo… assicurandosi che le stagioni siano aggiornate, leggendo le bio delle serie finora sconosciute. Ci si è iscritti da poche ore e già si ha il sentore che questa cosa non finirà bene.

Guarda, c’è Doctor Who. Tutte le 8 stagioni.

E Sherlock.

La piattaforma ti chiede di svelargli le tue serie preferite per suggerirtene delle nuove. Netflix, so a che gioco stai giocando e non mi piace.

A quel punto si inizia a sfogliare le categorie, mentre qualcuno prova, invano, a parlarti.

Aspetta, dove sono House of Cards e Game Of Thrones?

Well done, Sky.

La sezione Kids, non riveliamo a nessuno di averci cliccato per vedere cosa c’è.

Concentriamoci sulle serie Netflix originali. Sense 8 e il titolo del primo episodio: ‘Risonanza limbica’.

Clicchiamo (per sbaglio?) su Pretty Little Liars e ora è finito nella sezione Continua a guardare. Bisogna eliminare ogni traccia!

Meglio cominciare con qualcosa di più leggero e meno imbarazzante. A chi manca Barney Stinson?

Perché accontentarsi di uno schermo piccolo? Colleghiamoci a Chromecast.

Dove bisogna cliccare per vedere il prossimo episodio? Perché non va in automatico? Ah, sì, eccolo.

Arriva una notifica di Facebook. È l’amico cool che è andato al party di lancio e ha condiviso una foto con Krysten Ritter. Perché io non c’ero, perché?

A proposito, ma i film? Ritorno al Futuro. E Limitless. Ciao, Bradley!

Così tante opzioni e così poco tempo!