L'app Infosmartcity di Macnil Gruppo Zucchetti ideata dall'ing. Mariarita Costanza vuole concentrare in una sola app i servizi di tutte le città, attraverso un’attività di integrazione di tutti i dati forniti dalle molteplici app presenti nelle varie città.

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Mariarita Costanza: dagli investimenti all'idea di InfoSmartCity [INTERVISTA]

Mariarita Costanza: dagli investimenti all'idea di InfoSmartCity [INTERVISTA]

Oggi esistono numerose applicazioni mobile di servizi innovativi per le smart city, che promettono il miglioramento della qualità della vita per quanti vivono la città attraverso il proprio smartphone. Il risultato, e basta guardare l’interfaccia utente del vostro smartphone, è che per essere perfetti “smart citizens” occorre scaricare un altissimo numero di app, a Milano ben 22 app e a Roma 15.

Per questo motivo Macnil Gruppo Zucchetti ha lanciato InfoSmartCity. L’App, scaricabile gratuitamente, è connessa ad oggi con oltre 30 città italiane per monitorare costantemente la situazione del traffico urbano, mostrare l’ubicazione dei principali siti turistici, parcheggi, farmacie di turno e molte altre informazioni a seconda dei comuni interessati.

Le informazioni su InfoSmartCity sono in continuo aggiornamento e l’obiettivo degli sviluppatori del Gruppo Zucchetti è quello di coprire presto tutti i comuni italiani che attraverso quest’app avranno la possibilità di inviare messaggi di pubblica utilità direttamente sullo smartphone dei cittadini, per segnalare situazioni di pericolo e avvisi della Protezione Civile.

Mariarita Costanza, direttore tecnico di Macnil Gruppo Zucchetti, è l’ideatrice dell’app InfoSmartCity nonché volto noto al pubblico televisivo per la partecipazione come investitrice alla prima edizione italiana del business format su Italia Uno. Abbiamo voluto contattarla per riceve maggiori informazioni sull’app e per capire cosa l’ha spinta ad ideare questo tipo di servizio.

Nel vostro comunicato stampa si legge: una per tutte, tutte per una. Si tratta indubbiamente di un miglioramento della fruibilità per gli utenti che vivono le città. Ma nella pratica, qual è stato l’input che ha dato vita a InfoSmartCity?

Mariarita Costanza: la Shark ideatrice dell'app InfoSmartCity

L’idea è nata da un progetto di ricerca finanziato dalla Regione Puglia con contributi della Comunità Europea, uno dei pochi esempi (ahimè!!) di finanziamenti utili a produrre servizi per il mercato e non prototipi chiusi nei cassetti.

Il progetto si chiama SEMINA, Sistemi Evoluti per la Mobilità Intelligente in Network Urbani Facili, l’utente finale è il Comune di Bari: si tratta di un’applicazione mobile in grado di fornire informazioni sul traffico urbano in tempo reale e di instaurare un canale di comunicazione tra la PA e il cittadino, canale diretto e soprattutto immediato.

In situazioni di emergenza dunque, uno strumento utile alla protezione civile per allertare tutti i cittadini in un solo colpo e in tempo reale.

Il progetto ha avuto un’eco importante e son cominciate ad arrivarci richieste da altri Comuni, da tutta Italia, anche dagli stessi baresi che nei loro viaggi di lavoro o di piacere (oggi si viaggia davvero tanto!!), sentivano la necessità di un’app Semina. Si trattava di creare tanti progetti Semina per ciascun Comune, 8000 app!.

Una regola ferrea da noi in azienda è quella della “riusabilità”, e quale occasione migliore per metterla in pratica. Abbiamo così una sola app per tutte le città che, in base alla localizzazione dell’utente (in realtà dello smartphone) si predispone sulla mappa della città in cui si trova, con la possibilità comunque di sceglierne un’altra da un elenco.

Nelle varie città abbiamo trovato diverse tipologie di informazioni utili all’utente, oltre a quelle di infomobilità, traffico, parcheggi, quelle relative ai trasporti, fermate e orari bus cittadini, taxi, car sharing, bike sharing, quelle relative alla sanità, farmacie, ospedali, veterinari e poi ancora informazioni relative al turismo, all’ambiente e tanto altro! Tutto ciò dal lato del cittadino, ma in realtà anche la PA ha diversi benefici dall’utilizzo di Infosmartcity: ha la possibilità di instaurare un canale diretto di comunicazione col cittadino, di gestirsi in autonomia (attraverso un portale web) i dati da visualizzare nell’app, caricarli, modificarli e aggiornarli.

Il mercato delle app è molto vasto e ricco di possibilità, ma gli utenti non sempre accettano di buon cuore le novità. Siamo curiosi, che tipo di riscontro avete ottenuto?

Infosmartcity è stata presentata in diversi eventi dove ha avuto riconoscimenti importanti: a SMAU Milano 2014 ha vinto il Premio Smart Communities. Sempre nello stesso anno all’Open Geo Data è stata premiata come migliore app dell’anno per la gestione di dati geografici aperti sia dinamici che statici, utili per rendere le città più intelligenti e vivibili.

Sono stati siglati diversi accordi con organizzazioni di eventi che, piuttosto che creare un’app specifica del singolo evento, hanno accolto l’invito di inserirsi all’interno di Infosmartcity come servizio offerto nella città dell’evento.

E’ il caso per esempio, per la città di Matera (capitale della cultura 2019) del Matera Ballon Festival, un evento itinerante (dall’08/10 all’11/10) focalizzato sul volo in mongolfiera, che presenta diversi appuntamenti in diverse zone del territorio materano. Tutti gli appuntamenti e gli eventi sono censiti all’interno di Infosmartcity e sono visualizzbili su mappa. Sono tutte conferme queste, del riscontro assolutamente positivo che Infosmartcity sta riscuotendo.

Offrite una copertura territoriale molto vasta. Pensate di allargare il servizio anche per le città europee?

Le tecnologie da noi utilizzate sono globali, sono fruibili davvero in tutto il mondo.

Il servizio offerto con Infosmartcity è utile in tutte le città, soprattutto nelle grandi città del mondo che offrono svariati servizi al cittadino, noi diamo lo strumento per integrare tutti i servizi in una sola app. Per usare una metafora, è una porta di accesso alla Smart City e a tutti i suoi servizi.

Per il momento stiamo completando la copertura delle città italiane, ma abbiamo già preso contatti con le principali città Europee. Essendo la MACNIL all’interno di un grande gruppo, il Gruppo Zucchetti, presente in 50 paesi del mondo, in realtà stiamo lavorando anche fuori Europa, abbiamo una forte presenza in Brasile.

La tua esperienza ti ha mostrato diverse idee di startup, alcune molto valide. Supponiamo, per un attimo, che sia tu a trovarti dal lato opposto dello studio televisivo, come convinceresti i tuoi colleghi ad investire sulla tua app?

Partirei sicuramente dal problema: il cittadino oggi è una persona dinamica, abituata a viaggiare e alla costante ricerca di servizi smart, fruibili in maniera veloce e semplice.

Se per cercare un parcheggio libero gli impongo di fare più di due click, lui abbandona la ricerca, se ha necessità di cercare la farmacia di turno, deve poterla trovare con due click.

Oggi per poter avere ciò, il cittadino che ama viaggiare dovrebbe scaricarsi 8.000 app, se prendiamo una media di 3 servizi offerti da ciascun comune (parcheggi, traffico, farmacie), arriviamo a 24.000 app! Il numero delle app sta aumentando a dismisura, solo nella città di Milano ci sono 17 app, a Roma ce ne sono 15, a Torino ce ne sono 12 e così via.

Passerei poi alla soluzione: Infosmartcity risolve questa dispersione, concentrando in una sola app i servizi di tutte le città, attraverso un’attività di integrazione di tutti i dati forniti dalle molteplici app presenti nelle varie città. Il cittadino che ama viaggiare, ma anche il cittadino smart che ama la sua città, deve scaricarsi una sola app (il resto dello spazio sullo smartphone può dedicarlo ad altro) e lì trova tutto ciò che gli serve in qualunque città si trovi.

LEGGI ANCHE: The Box Company, dalla “Murgia Valley” ai mercati asiatici [INTERVISTA]

Poco tempo fa abbiamo posto questa domanda a Roberto Calculli, Ceo di The Box Company: La Puglia sembra essere al centro di un interesse particolare del fenomeno startup. Può essere il Sud la terra del rilancio per l’economia del paese? Qual è la tua opinione in merito?

Io sono convinta che il SUD può diventare il motore dell’intero paese. Quando siamo partiti avevamo l’obiettivo di vincere una sfida: creare a Gravina in Puglia, un paese prettamente agricolo, un’azienda di Information Technology.

A distanza di 15 anni, possiamo dire di aver vinto la sfida. Ma noi viviamo con le sfide e con l’obiettivo di superarle. Oggi ne abbiamo un’altra, più ambiziosa: creare nel nostro territorio un vero e proprio polo tecnologico. Non c’è scritto da nessuna parte che per lavorare in progetti all’avanguardia, altamente tecnologici devi trasferirti nella Silicon Valley.

Noi in Puglia, per esempio, facciamo continua ricerca nel mondo dell’Internet of Things, lavoriamo su sistemi di telecontrollo di defibrillatori mobili, su sistemi di telediabetologia, su sistemi di localizzazione flotte, sul digital mobile marketing, tutti temi che non è frequente trovare da queste parti e per i quali c’è necessità di confrontarsi con gli altri player a livello globale.

La nuova sfida è quella di fondare la “Murgia Valley”, un territorio con una storia, una cultura, con delle tradizioni, in cui ci sono tanti giovani del Politecnico e dell’università del sud Italia con una voglia matta di riscatto e nello stesso tempo di rimanere nella loro terra mettendosi in gioco. Stiamo prendendo una sede da 4.200 mq, ci arrivano oramai giornalmente curriculum da ogni parte del mondo, abbiamo scatenato una inversione di tendenza e questo ci piace molto. Continuiamo su questa strada nell’attesa di realizzare il sogno chiamato “Murgia Valley”.

Se lottate con i giga di memoria sui vostri smartphone alla ricerca dell’app più “leggera”, o con l’organizzazione della vostra interfaccia utente sempre più confusionaria, questa è l’app che fa per voi. La città andrebbe vissuta osservando le sue bellezze e non piegati sul collo alla ricerca delle app giusta e col volto perennemente illuminato da uno smartphone.

Facebook punta la tv, Twitter supera i 140: le novità social media della settimana #NinjaSocial

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Sul fronte social è stata una settimana ricca di novità: le ultime vedono, fra le altre, Facebook con una nuovo foto profilo video dinamica e Twitter in procinto di “aumentare” il numero di caratteri dei tweet.

Queste però sono solo alcune delle news della settimana. Scopriamole tutte!

1.Facebook

Facebook sta ultimamente lavorando allo sviluppo di strumenti che permettano agli advertisers di raggiungere gli utenti con contenuti mobile significativi, e allo stesso tempo misurare in maniera efficace l’impatto delle campagne sviluppate per questi dispositivi.

La tv è sempre stata una delle piattaforme più funzionali per gli obiettivi di brand awareness; stando a quanto ci dimostra una ricerca condotta da Nielsen su commissione di Facebook, promuovere campagne televisive attraverso le video ads di Facebook, porterebbe a risultati maggiori.

Zuckerberg afferma: “Sappiamo che noi e la Tv ci completiamo a vicenda, per questo motivo, stiamo introducendo una nuova modalità che permetta agli advertisers di pianificare, acquistare, e misurare le video ads di Facebook, utilizzando come strumento di misurazione il Total Rating Point”.

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Altra novità presentata sarebbe una nuova soluzione volta all’ottimizzazione della brand awareness con l’ obiettivo di aiutare gli inserzionisti a raggiungere il target di audience più incline a richiamare i loro annunci.

Essa tiene conto di due fattori primari: attenzione e reach. In seguito all’analisi di centinaia di campagne advertising, Facebook ha potuto constatare che più tempo le persone dedicano ad un’inserzione, maggiore saranno le probabilità che esse si ricordino il contenuto che hanno visualizzato.

Le novità però non finiscono qui: durante l’anno era stato già lanciato il Mobile Polling, in collaborazione con Nielsen lo stesso aiuterebbe i Brand Advertisers nella misurazione dell’impatto delle loro campagne advertising online.

Da pochi giorni è stata annunciata la partnership con Millward Brown Digital per ‘Brand Lift Insights for Facebook and Instagram’, permettendo così agli inserzionisti di gestire il Mobile Polling su entrambe le piattaforme.

La possibilità di svolgere sondaggi per le campagne pubblicitarie mobile permette agli inserzionisti di misurare l’efficacia della campagna nello stesso luogo in cui i messaggi promozionali sono stati consegnati, rendendo la misurazione più accurata e rappresentativa.

Lo scorso anno è stato lanciato il formato carousel, che mette a disposizione degli advertisers una creatività maggiore per presentare i loro prodotti all’interno del News Feed e veicolare azioni come ad esempio le installazioni di app e le visite ai siti web. Le Carousel ads, inoltre, si sono rivelate ottimi strumenti di storytelling per brand marketers e, oggi, annunciamo la possibilità di inserire video al formato carousel.

Notizia delle ultime ore riguarda invece una nuova opzione relativa alla foto profilo: secondo la fonte Mashable, per la prima volta a partire dal 2004 l’immagine che ci rappresenta all’interno del social potrà essere anche un video. Si tratta di brevi clip di 7 secondi da visualizzare in loop.

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Sarà poi possibile inserire una foto profilo temporanea e impostare una data di scadenza; una volta trascorso il periodo,la stessa scomparirà e ritornerà la vecchia foto precedente.

A migliorare sarà anche il layout, ora visivamente più impattante, con massima visibilità per foto e video ed una foto profilo centrata. Per il momento il test sui nuovi profili partirà con gli utenti californiani e britannici, mentre noi italiani dovremo attendere ancora qualche mese.

2.Twitter

Non è solamente Facebook ad essere il sovrano indiscusso della settimana per quanto riguarda le novità, Twitter infatti sta lavorando a dei tweet senza limiti. Si tratta della più grande rivoluzione da quando è stata lanciata la piattaforma nel 2006. Il Social Network sta infatti pensando di abbattere il muro dei 140 caratteri nei post.

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Questa modifica sarebbe ben vista da Jack Dorsey, uno dei fondatori della Società che ricopre la funzione di amministratore delegato. Secondo indiscrezioni del sito americano Re/Code, Twitter starebbe dunque preparando un nuovo prodotto che consenta di superare i 140 caratteri. Lo stesso negli ultimi mesi era stato già superato da due funzioni interne: i retweet con commento e i messaggi diretti, quelli che gli utenti si scambiano privatamente e che sono contrassegnati dall’icona della bustina. Esistono applicazione come OneShot e TwitLonger che permettono di aggirare il limite, si tratta però di strumenti che rimandano all’esterno della piattaforma.

Twitter ha un urgente bisogno di riproporsi sul mercato, non solo per quanto riguarda gli aspetti economici ma anche per quanto riguarda la popolarità: a luglio gli utenti erano a quota 316 milioni, molto lontani dai numeri di Facebook e persino da quelli di Instagram che da pochi giorni ha raggiunto quota 400 milioni di utenti attivi mensili.

Per oggi è tutto, vi aspettiamo il prossimo venerdì con le ultime news dal mondo #ninjasocial!

Storytelling: skill fondamentale della nuova comunicazione

Storytelling: l'importanza di una nuova era

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”, così dice il personaggio di Novecento nel romanzo di Alessandro Baricco.
Avere una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. Ma soprattutto, il saperla raccontare. Lo storytelling è oggigiorno una skill fondamentale. Nell’epoca dei social, dei video, della vita frenetica dove siamo tutti bombardati da informazioni, pubblicità, volantini, spam e offerte di ogni tipo, nulla attira la nostra attenzione più di una buona storia.

Un recente articolo di Harvard Business Review discute il tema dell’importanza dello storytelling, arrivando alla conclusione che qualunque sia il tuo settore o prodotto, lo storytelling è essenziale per far arrivare il tuo messaggio.

Storytelling: l'importanza di una nuova era
Ogni storia ha aspetti grandi e piccoli, e affinché la storia sia ben raccontata attraverso i diversi mezzi di comunicazione, entrambi gli aspetti hanno bisogno di essere enfatizzati ed il modo in cui inizi a raccontarla determina la percezione dei clienti di tutto il resto della storia.

Come ci spiega Anna Higgs, a capo del dipartimento digital di Film4, in una recente ricerca psicologica ha rivelato come la gente vuole abitare i mondi dei racconti a causa di come le storie funzionano nel cervello.

Proiettiamo sempre noi stessi in tutti i tipi di mondi raccontati (libri, film, e altri) per capirli. Ne consegue che maggiore è la capacità delle persone di proiettarsi in un mondo, maggiore è la loro comprensione ed attaccamento alla storia stessa.

Storytelling: l'importanza di una nuova era

 

Anna Higgs, prosegue spiegando come i loro progetti innovativi alla Film4 siano lavori guidati dalla storia e non dalla piattaforma di fruizione. Questo genera storie e dettagli raccontati attraverso più canali, ognuno con il proprio linguaggio, al fine di costruire un mondo intorno ai fatti raccontati ed un nuovo modo di creare relazioni con gli utenti, misurabili e quantificabili.

È una nuova era della comunicazione, con una nuova grammatica, dove le partnership tra  i diversi attori in causa è importantissima:

“Abbiamo bisogno di continuare a provare cose nuove, ma dobbiamo cercare insieme in modo aperto ed esplorativo.”

Univeler compra GROM e il gelato come una volta diventa olandese

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Lo ricordiamo tutti per il più famoso gelato a Renzi, ma Grom segna ora il suo vero successo aziendale, con l’acquisizione da parte di Unilever.

La multinazionale anglo-olandese, che già controlla i marchi Algida e Magnum, segna così un bel colpo per il rafforzamento del portafoglio di brand del gruppo nel settore dei gelati.

Grom, che oggi conta 67 negozi, con tre gelaterie a New York, una a Osaka, una a Malibu, una a Parigi e una a Tokyo, pare “resterà autonomo e continuerà a essere gestito da Federico Grom e Guido Martinetti dalla sede torinese”.

L’accordo con Unilever

I termini dell’accordo non sono ancora stati resi noti, ma Kevin Havelock, presidente del settore “refreshment” di Unilever, ha dichiarato che “facendo leva sulle economie di scala, Unilever favorirà l’accesso a nuovi mercati e aiuterà Grom a creare nuove opportunità di crescita”.

Lipton, Ben&Jerry’s, Santa Rosa, Calvé, Knorr, Axe sono solo alcuni dei marchi controllati da Unilever, un gigante del business da 48,4 miliardi di euro.

In una nota diffusa da Grom si precisa che “questa collaborazione rappresenta per Grom una straordinaria occasione per continuare il percorso virtuoso che ne ha caratterizzato la storia: partire dall’agricoltura e, scegliendo le migliori materie prime, valorizzare il gelato italiano di qualità portandolo nei più importanti mercati del mondo”.

L’azienda nata nel 2003 a Torino, che proprio lo scorso luglio aveva dovuto far fronte ad alcune polemiche sulla dicitura “artigianale” del proprio prodotto, perché il gelato non viene preparato nei punti vendita ma con miscele prodotte in un unico centro produttivo nel capoluogo piemontese, oggi può festeggiare un traguardo che le assicura enormi opportunità di crescita.

L'eterno successo di Nike a Wall Street (e non solo)

L'eterno successo di Nike a Wall Street (e non solo)

Le azioni di Nike a Wall Street hanno visto il maggior rialzo di sempre in un anno, dopo che il più grande produttore al mondo di articoli sportivi ha superato la quota di utili stimati nel primo trimestre, aiutata da prezzi più alti e da un minore carico fiscale.

L’utile è salito a 1,34 dollari per azione, ha fatto sapere la società in un comunicato la scorsa settimana.

Il CEO Mark Parker, che è stato scelto quest’anno come successore del co-fondatore di Nike, Phil Knight, come Presidente, ha ampliato l’offerta di abbigliamento donna e rafforzato le sue operazioni online.

La società ha anche visto crescere il suo margine di profitto lordo nell’ultimo trimestre, con l’aiuto di prezzi di vendita più elevati, e grazie ad una aliquota fiscale effettiva scesa al 18,4%, rispetto al 21,7% di un anno prima.

“C’è stata davvero una bella crescita” ha affermato Rob Plaza, analista di Key Private Bank. Gli investimenti che l’azienda ha fatto, riducendo la produzione e i costi di distribuzione, hanno permesso di far salire il titolo.

L’ascesa di Nike a Wall Street quest’anno

L'eterno successo di Nike a Wall Street (e non solo)

In totale il titolo Nike è cresciuto del 30% quest’anno.

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno i ricavi sono cresciuti del 5% grazie all’ottimo andamento delle vendite in tutte le regioni, con un +9% in Nord America, +14% in Europa occidentale, +26% nei paesi dell’Est Europa, +30% in Cina, +35% in Giappone e +19% nei paesi emergenti.

LEGGI ANCHE: Nike trionfa ai mondiali di calcio femminili in campo e sui social

Nike, che gode di una forte posizione di vantaggio competitivo all’interno del settore, è uno dei marchi più forti e riconoscibili al mondo, che beneficia soprattutto delle elevate economie di scala: la capacità di innovare il prodotto, le scelte di marketing e la strategia di vendita promettono di mantenere salda la leadership del gruppo americano anche per il futuro.

Gli analisti esprimono qualche dubbio solo in merito al peso crescente dello sportswear per il marchio. Rispetto al materiale sportivo, infatti, questo risente della componente fashion dei prodotti, il che potrebbe mettere a rischio i ricavi.

Il valore aggiunto che fa volare Nike

L'eterno successo di Nike a Wall Street (e non solo)

Anche la notizia che Nike, insieme a Starbucks, Walmart, Johnson & Johnson, Procter & Gamble, e Goldman Sachs, si sia impegnata a raggiungere l’obiettivo 100% rinnovabili per l’approvvigionamento di energia elettrica, durante la Settimana per il Clima di New York, porterà certamente valore positivo al brand.

Nike, simbolo della brand identity per antonomasia, continua la sua ascesa, anche a Wall Street, grazie ad un linguaggio sempre nuovo, focalizzato non solo sui prodotti ma soprattutto sulla comunicazione di uno stile di vita e sulla concezione dello sport.

E i timori degli analisti per il titolo, in fondo, sembrano non tenere conto di un altro dei punti di forza di Nike: nato come marchio di prodotti destinati alla corsa, il brand ha saputo differenziare la sua offerta, ponendo sul mercato mondiale prodotti nati sì per lo sport, ma che hanno poi assunto una destinazione d’uso più ampia.

Un brand che è divenuto un vero e proprio stile di vita, sempre al passo coi tempi e con l’innovazione, di cui l’app Nike+ Running è solo uno degli esempi.

Snapchat: quattro motivi per sceglierlo

I brand che sperimentano Snapchat come strategia di marketing

Ne avete sentito parlare, l’avete scaricato per seguire le celebrità d’oltreoceano e magari avete anche pensato che sarebbe grandioso poter utilizzare Snapchat in una strategia digitale, ma c’è qualcosa che non ti convince. Innanzitutto non preoccuparti: la popolare piattaforma di messaggistica istantanea è capace di mettere in discussione tutto quello che sapevamo sulle tecniche di pubblicazione dei contenuti. In compenso Snapchat può offrire opportunità che forse non immaginavi.

Snapchat ha cambiato le regole. O forse no?

La maggior parte dei social media utilizza la popolarità o la freschezza del contenuto per costruire la sezione notizie. Con Snapchat invece la pubblicazione è online per 24 ore e poi sparisce definitivamente, quindi è legittimo chiedersi se alla fine ne valga veramente la pena. Ma c’è anche da chiedersi: quanto dura un contenuto nelle nostre feed? Come sappiamo, più saranno le aziende presenti sui social media e meno durerà la vita di un post, la differenza è che Snapchat rende questo meccanismo una sua caratteristica esplicita.

LEGGI ANCHE: Otto brand che utilizzano Snapchat 

Se questo ti sembra interessante, leggi questi quattro buoni motivi per iniziare ad utilizzare Snapchat nella tua strategia social.

1. È l’occasione per essere primi

Fra gli italiani a sbarcare su Snapchat in anticipo sugli altri troviamo Chiara Ferragni e il programma televisivo Xfactor, ma per adesso è un pianeta perlopiù inesplorato nonostante i cento milioni di utenti attivi ogni giorno. Considerando che lo spazio per i brand nelle nostre news feed è sempre più ridotto, iniziare a costruire la propria presenza su questa piattaforma può rappresentare un vantaggio rispetto ai competitor. Le attività poi possono essere integrate in altri social come ha fatto Sephora con il concorso che ha sfruttato gli screenshot di Snapchat e la visibilità globale di Instagram.

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2. Vuoi l’attenzione vera delle persone

Se le storie pubblicate su Snapchat non possono essere disponibili che per un periodo limitato ciascuna di esse avrà dunque il 100% dell’attenzione da parte degli utenti. La modalità di visualizzazione a tutto schermo, introdotta recentemente anche da Facebook negli annunci immersive, elimina completamente il rumore di una news feed spesso sovraffollata. GrubHub, servizio per ordinare pasti a domicilio, ha utilizzato una serie di immagini che mostrano una pizza mentre viene mangiata fetta dopo fetta prima di rivelare il codice sconto nell’ultima foto.

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3. Non c’è nessuna barriera con il tuo pubblico

Snapchat è innanzitutto una piattaforma di messaggistica istantanea e con questa caratteristica è davvero facile coinvolgere gli utenti che ci seguono dando loro l’importanza che meritanoDove ad esempio ha sfruttato la possibilità di una rapporto personale mettendo a disposizione i consigli degli esperti a tutti coloro che hanno inviato il proprio snap durante l’annuale “Weekend dell’autostima” oppure chiedendo di esprimere la propria idea di bellezza completando alcune frasi proposte.

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4. Puoi smettere di cercare l’approvazione

Anche se puoi controllare il numero di visualizzazioni e gli screenshot fatti al tuo snap, su Snapchat non ci sono like o condivisione, perciò puoi rilassarti e concentrarti su uno scambio produttivo piuttosto che la popolarità. Hai il permesso di sperimentare e sbagliare senza che ne rimanga una traccia indelebile. Gli strumenti creativi messi a disposizione, tra testo, disegno libero e emoticon, danno ai contenuti quel tocco di semplicità che caratterizza Snapchat. Tutti elementi che si allontano dai perfettissimi editing a cui siamo abituati, e che per questo richiedono una personalità senza paura di essere naif.

Hai mai pensato a Snapchat in questo modo? Condividi con noi le tue impressioni!

iOS9: 12 consigli preziosi per risparmiare batteria

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Avere uno smartphone o un tablet scarico è praticamente come non averlo! Vi conosciamo bene, Guerrieri, e sapendo che tra voi ci sono molti Apple addicted vi proponiamo 12 modi per avere più batteria sul vostro device iOS9, segnalati da Mashable.

1 – Disattivare le app più dispendiose

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Con la nuova release di Apple potrete sapere in percentuale quanta batteria viene usata dalle app e quale usate di più  procedendo così a spegnerla nel momento in cui siete a basso livello.  Come? Settings ->General -> Battery e cliccando sull’orologio che compare in alto a destra le applicazioni più dispendiose smetteranno di consumare energia.

2 – Attivare la modalità risparmio energetico

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Apple sostiene che con l’aggiornamento a iOS9 si guadagna un’ora in più di batteria ma può capitare che a fine giornata abbiate bisogno disperatamente del vostro device e che siate ‘in riserva’. Ecco quindi che potete attivare la modalità di risparmio energetico andando su Settings > General > Battery > Lower Power Mode. La possibilità di passare a questa modalità vi verrà segnalata automaticamente da iOS9 quando arriverete al 20% di batteria.

3 – Disattivare le app che usano la geolocalizzazione

Molte applicazione su iOS9 sono pensate per sfruttare la tecnologia GPS che consente la geolocalizzazione, da Twitter fino a Facebook e alle chat. In questo modo la batteria del vostro device rischia di durare di meno ed ecco che per allungare la ‘vita’ dello smartphone o del tablet andando su Settings > Privacy > Location Services troverete la lista delle app che funzionano con il servizio di localizzazione. Disabilitando le applicazioni che sfruttano questo servizio avrete un minore consumo.

4 – Disabilitate il Bluetooth

Anche se consuma poco quanto è attiva, la tecnologia Bluetooth se in funzione fa sì che il vostro device sia in costante ricerca di dispositivi con cui connettersi per scambiare file e contenuti di ogni genere, consumando così batteria. Per spegnere questa funzione potete andare su Control Center (direttamente dal bottone centrale posizionato sullo schermo) oppure Settings > Bluetooth.

5 – Fare a meno dei widget

La possibilità di controllare e usare alcune applicazioni in maniera più immediate ci fa molto piacere… un po’ meno alla nostra batteria che così si consuma più velocemente. Siete quindi sicuri che i widget siano fondamentali per app – come ad esempio i giochi? Ma anche no, e quindi eliminateli!

6 – Limitare le operazioni in background

Se utilizzate applicazioni in background, per esempio le app che continuano a cercare notizie e aggiornamenti, la batteria è continuamente messa alla prova. Così vi consigliamo di usare poche di queste applicazioni, magari quelle di messaggistica e per il meteo, risparmiando quindi energia. Cliccando su Settings > General > Background App Refresh potrete decidere quali applicazioni avete bisogno in background.

7 – Spegnere le animazioni

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Sono proprio belline le animazioni sul device. Tecnicamente l’effetto si chiama parallasse e consente ad esempio di scorrere meglio lo schermo, di arrivare in maniera veloce all’applicazione che si vuole consultare. Il problema è che consuma tanto. Sono quindi necessarie le animazioni? Forse no, quindi potete disattivarle andando su Settings > General > Accessibility > Reduce Motion.

8 – Modificare le funzioni accessibilità

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La sezione Accessibilità dello iOS9, con qualche modifica, è un pozzo d’oro per il risparmio energico. Certo, la vostra esperienza nell’uso dello smartphone o del device potrebbe essere meno entusiasmante ma davanti alla necessità di avere una batteria più carica… è un sacrificio che si può fare.

Potere ad esempio scegliere di:

  • avere un look bianco e nero Settings > General > Accessibility > Grayscale
  • ridurre il bianco intensificando i colori Settings > General > Accessibility > Increase Contrast
  • diminuire la trasparenza Settings > General > Accessibility > Increase Contrast > Reduce Transparency
  • eliminare la vibrazione alla suoneria e ai vari toni di notifica Settings > General > Accessibility > Vibration.

9 – Disattivare gli aggiornamenti automatici delle app

Gli aggiornamenti delle applicazioni sono importanti, si eliminano bug e si hanno dei miglioramenti delle prestazioni, ma quando si avviano la batteria si riduce inesorabilmente. Ecco perchè vi consigliamo di disattivare gli aggiornamenti automatici: se vi capitasse di essere con poca energia e gli aggiornamenti automaticamente si attivassero… sarebbe la fine! Come fare? Settings > App and iTunes Stores > Automatic Downloads e scegliere le app per le quali disattivarli. Inoltre potete disattivare gli aggiornamenti per app di musica e simili.

10 – Ridurre la luminosità

Avere uno schermo luminoso al 100% non è una condizione fondamentale per usare al meglio il device con iOS9. Anche al 50% di luminosità il dispositivo si gestisce perfettamente. Per abbassare la luminosità Settings > Display & Brightness e decidere la percentuale che più vi fa comodo. Quando la si vuole alzare, il Centro di Controllo (swype verso il basso) viene in aiuto.

11 – Non usare Live Photos come wallpapers

La funzione Live Photos è sicuramente una chicca di non poco conto, permette ad esempio di personalizzare in maniera originale il wallpapers del vostro device con i ricordi più simpatici o a voi più cari. Scegliendola però potete compromettere la durata della batteria dello smartphone e del tablet, il 3D touch porta via energia, non tantissima ma magari può consumare quella piccola percentuale che a fine serata potrebbe esservi utile. Non abusatene!

12 – Spegnere il 3d Touch

E’ la funzione che caratterizza l’iPhone 6 e l’iPhone 6 Plus, il 3d touch è veramente una figata pazzesca e consigliarvi di spegnerla per risparmiare energia sembra quasi stupido. Ma se dovete risparmiare energia è un modo per allungare la durata delle prestazioni del device, in fondo non è proprio essenziale! Per eliminarlo momentaneamente potete andare su Settings > General > Accessibility > 3D Touch.

E voi Ninjas, esperti del mondo Apple, avete altri consigli da suggerirci? Scriveteli nei commenti… and enjoy iOS9! 😆

storytelling

Le cinque regole fondamentali per uno storytelling efficace

 

Lo storytelling è definibile come una vera e propria arte, che implica ricerca, pianificazione e competenze. I migliori storyteller sono capaci di prendere decisioni che portano avanti le loro storie, coinvolgendo l’audience di riferimento tramite la diffusione di informazioni vitali per sostenere la narrazione.

Cos’è lo storytelling: significato

Lo storytelling è l’attività di condivisione di storie, a volte con improvvisazione, un pizzico di teatralità e di particolari in grado di rendere la storia coinvolgente.

Ogni cultura ha le proprie storie o narrazioni, che vengono condivise come mezzo di intrattenimento, di educazione, di conservazione culturale o di instillazione di valori morali. Elementi cruciali delle storie e della narrazione sono la trama, i personaggi e il punto di vista narrativo.

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Lo storytelling può, teoricamente, essere fatto su qualsiasi cosa abbia la necessità di essere sostenuta dal punto di vista comunicativo: un’azienda, un brand, un prodotto, una persona o un evento.

L’elemento fondamentale è quello del metodo: lo storytelling è una cosa seria e non può quindi essere affidato al caso. In particolare, ci sono cinque regole di base che devono essere seguite per realizzare uno storytelling di successo.

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Regole di digital storytelling 

Storytelling: parla con tono autentico

Questo punto riguarda il tono ed il carattere della narrazione: questi devono essere coerenti con le caratteristiche fondanti del brand o di qualsiasi altra cosa sia oggetto dello storytelling. E’ quindi necessario conoscerne approfonditamente le caratteristiche distintive ed i tratti discriminanti per realizzare una narrazione che risulti in linea con essi e, quindi, credibile, coerente ed efficace nei confronti del target di riferimento.

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Storytelling: rispetta le 5 W del giornalismo

Queste sono necessarie per ottenere una base solida su cui fondare una storia lineare e coinvolgente. È ovviamente possibile aggiungere ulteriori dettagli che la arricchiscano, anche deviando parzialmente dalle 5 W, ma mantenendo sempre tale struttura come un riferimento fisso e inamovibile per costruire una narrazione degna di questo nome.

  1. Chi è il protagonista della narrazione? È necessario chiarire fin da subito il soggetto della storia.
  2. Cosa accade nella storia? L’utilizzo di una trama decisa a priori è fondamentale per non lasciare tutto al caso.
  3. Quando avviene la storia raccontata? La contestualizzazione temporale degli eventi narrati è necessaria per facilitarne la comprensione all’audience di riferimento.
  4. Dove si svolge la storia? È fondamentale specificare i luoghi in cui si sviluppa la storia, in modo da aiutare il target a comprenderla al meglio.
  5. Perché avviene la tua storia? È importante esplicitare al meglio quali sono i fattori che motivano il succedersi degli eventi della storia narrata.

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Il potere dei dettagli e dell’immaginazione

Anche se i punti visti precedentemente sono imprescindibili per un corretto storytelling, la differenza tra una narrazione efficace ed una scadente risiede molto spesso nei dettagli e negli elementi specifici della trama. Questi servono infatti a catturare l’attenzione e l’interesse dell’audience di riferimento, differenziando la storia e caratterizzandola come unica e inimitabile.

Il modo migliore per comunicare i dettagli di una narrazione è quello di immergere (più o meno idealmente) il proprio target in un’esperienza sensoriale: gli elementi distintivi della storia devono emergere dalla percezione attraverso i 5 sensi, che risulta l’arma più efficace per conquistare l’audience di riferimento.

Un errore da non commettere è però quello di infarcire la storia di troppi elementi narrativi: è necessario scegliere cosa è utile alla narrazione e cosa non lo è, ossia cosa è interessante per il target e cosa risulta invece superfluo. Tutto ciò che non è utile in una storia rischia di essere anche dannoso e, quindi, deve essere eliminato dalla trama.

Un altro aspetto da non dimenticare è quello delle fonti: per sostenere la veridicità, e quindi la credibilità, della storia narrata è consigliabile utilizzare fonti qualificate e il più possibile oggettive e che possano confermare le asserzioni e le promesse fatte nella narrazione.

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Mostra, non dire!

Per comunicare un concetto in modo efficace e credibile è preferibile evitare di affermarlo esplicitamente, come avveniva ad esempio nelle vecchie comunicazioni pubblicitarie. È infatti più efficace comunicare indirettamente ciò che si vuole esprimere, attraverso la narrazione degli eventi, facendo sì che sia direttamente il target a comprendere il messaggio, rafforzandone così l’autenticità e l’efficacia persuasiva.

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Storytelling efficace: conosci l’inizio e la fine

In un mondo ideale il narratore di una storia conosce esattamente inizio e fine della stessa prima ancora di cominciare a narrarla. Nella realtà avviene spesso che all’inizio non si conosce l’esatto finale della storia e che sia poi necessario operare degli aggiustamenti per preservarne la coerenza.

La cosa importante è appunto quest’ultima, la conservazione di un’organicità complessiva della narrazione, in modo da renderla intellegibile e credibile per il proprio audience di riferimento.

Raccontare una storia, come si evince da questi consigli, non è semplice, ma, quando si riesce a farlo nel modo corretto, il risultato può essere magico.

Seguite quindi questi 5 tips e rendete fantastiche le vostre storie!

Lead Ads di Facebook: ecco come sono!

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Girovagando per il Power Editor di Facebook con l’obiettivo di capire qualcosina in più sul bridge con le Instagram Ads, abbiamo notato che all’atto della creazione di una nuova campagna avevo a disposizione un obiettivo: acquisire potenziali clienti… ovvero la nuova tipologia di Lead Ads annunciata qualche settimana fa.

Fermi tutti… sono l’Eletto!

Non trovando informazioni o news sul web, si presume che la funzionalità sia ancora in fase di test per una ristretta cerchia. Un po’ come Neo in Matrix, che dopo aver piegato il servizio da 12 cucchiaini della nonna comincia a giocare con i suoi super poteri ci diciamo: proviamole!

Creazione del modulo

Il primo passo è creare un nuovo modulo (è possibile poi crearne anche ulteriori, all’occorrenza) che farà da landing page per le lead ads.

Le opzioni sono veramente molto semplici, e tutti i passaggi sono chiari.

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Informazioni da acquisire

Passiamo alla scelta delle informazioni che vogliamo acquisire dai nostri clienti: un classico elenco da flaggare con tante opzioni standard disponibili, che rispecchiano grossomodo i possibili target che siamo soliti utilizzare in fase di creazione delle inserzioni

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C’è però la possibilità di poter modellare il form in base alla nostra attività, con la scelta di domande aggiuntive o addirittura domande personalizzate, dove possiamo inserire sia la domanda sia le varie opzioni che si possono scegliere. Fantastico!

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Ecco come appare l’anteprima del modulo

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Privacy

Si passa poi alle opzioni relative alla privacy, dove ci viene chiesto di linkare la nostra pagina con le privacy policy e disclaimer opzionali. Da starci attenti, perchè su questo aspetto le multe nel nostro paese sono parecchio salate.

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Successivamente viene chiesto di inserire la url del sito web dove far atterrare gli utenti, una volta che avranno compilato il modulo.

I moduli acquisiti

Fatto questo, la ads inizia a visualizzarsi e a tracciare correttamente l’obiettivo scelto (lead).

La difficoltà sta nel capire dove andare a pescare l’elenco delle lead acquisite, coi relativi campi compilati. Vengono mostrati nel pannello Insight della pagina che pubblica la ads, nella tab “libreria moduli”. Da qui è possibile poi scaricare un comodo file csv con tutte le informazioni ricevute!

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LEGGI ANCHE: Facebook Lead Ads: pronti alla rivoluzione?

Non le vedi nel tuo Power Editor?

Al momento purtroppo in nessun account risulta possibile creare nuove campagne con questo obiettivo, mentre si possono creare gruppi di inserzioni e ads nella campagna che ho creato in precedenza.

Probabilmente siamo ancora in una fase di roll out!

La rivoluzione degli imprenditori on demand

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È il caso di dirlo, on demand economy non è più solo il nome di una tendenza, di un movimento: oggi è la definizione di una vera e propria rivoluzione. È il cambiamento dello scenario economico come lo conoscevamo, dal rapporto con il cliente, agli strumenti impiegati, alle abitudini dei lavoratori. Così nasce anche l’imprenditore on demand.

Secondo un recente report di Intuit, solo in America circa 7,6 milioni di lavoratori saranno impiegati nel settore dell’economia on demand entro il 2020, con la conseguente nascita di una nuova classe di imprenditori, impiegati a fronteggiare un nuovo mercato, ma avendo a disposizione nuove armi di controllo: piattaforme tecnologiche sempre più innovative e in grado di analizzare un numero crescente di profili di clienti.

On demand economy: cos’è e come sta cambiando (anche) la figura dell’imprenditore

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On demand economy, ossia il nuovo tessuto economico creato da tutte quelle aziende in grado di soddisfare le esigenze del cliente (quasi) in tempo reale.

È da qui che parte la nuova tendenza economica che, secondo gli esperti, sarà il vero motore economico dei prossimi anni, grazie, anche, alla diffusione, sempre più importante, di Internet.

Da una rivoluzione nascono sempre numerosi cambiamenti e in una rivoluzione economica i cambiamenti riguardano il comportamento di clienti sempre più esigenti e alla ricerca di una soddisfazione immediata, nuovi metodi di pagamento, diverse posizioni lavorative, con la diffusione del nuovo modo di fare economia in tutti i settori, anche quelli più tradizionali come ristoranti o trasporti.

Infine,  non meno importante, la nascita di una nuova classe di imprenditori on demand, o forse l’evoluzione di una classe già esistente, che non è più solo “lo scommettitore sulla sua attività economica”. 

Il nuovo imprenditore è un soggetto che ha più strumenti per conoscere meglio il mercato e orientare le sue scelte grazie alle piattaforme tecnologiche, che è in grado di fornire ai suoi dipendenti gli strumenti giusti per gestire il loro lavoro.

Gli strumenti che hanno reso possibile la rivoluzione dell’ on demand economy

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Le piattaforme tecnologiche sono il fondamento sui cui poggia la rivoluzione dell’on demand economy, strumenti intermediari tra il consumatore, che le utilizza per soddisfare le sue richieste e per trovare tutte le risposte in modo rapido e comodo, e l’imprenditore, che attraverso le capacità degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, è in grado di controllare il mercato e monitorare il comportamento dei clienti, le abitudini, le modalità di pagamento, lo storico delle sue azioni e l’andamento del suo prodotto o servizio, in modo da adattare il suo business alle richieste del mercato e poter attuare strategie di successo.

L’impiego di nuove piattaforme tecnologiche ha permesso la creazione di un modello di business di successo grazie alla possibilità di fornire risposte immediate al consumatore con la conseguente creazione di un modello più efficiente e scalabile e con meno costi di realizzazione.

Il cambiamento nelle figure e nelle abitudini dei lavoratori

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Anche i lavoratori sono travolti da questa rivoluzione, con il conseguente cambio di abitudini e di posizioni occupate: si sta infatti andando verso una classe lavorativa part-time, in grado di gestire il proprio lavoro in modo indipendente grazie alle piattaforme tecnologiche a disposizione, ma con il conseguente peggioramento delle condizioni economiche e dei diritti, in un settore come quello dell’on demand economy dove il numero di addetti è in continua crescita.

Si parla quindi di casual workforce, con un guadagno rapido e orari flessibili.

I cambiamenti ormai sembrano arrivati, non ci resta che la “resilienza” per adattarci alla nuova on demand economy e coglierne i vantaggi, sia che siamo clienti, sia che siamo imprenditori.