Tor Vergata career day, promuovi il tuo talento [EVENTO]

Tor Vergata career day, promuovi il tuo talento

Torna per l’ottava edizione l’appuntamento dedicato alle possibilità di carriera per promuovere il tuo talento e diventare il nuovo leader di domani: il Tor Vergata career day.

L’evento Campus&Leaders&Talents è organizzato dall’Ufficio Laureati “Desk Imprese” dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con ALET, l’Associazione che riunisce i laureati in Economia dell’Università Tor Vergata, e anche quest’anno ospiterà imprese e istituzioni per parlare di formazione e professioni, ma soprattutto per offrire concrete opportunità di lavoro a tutti i partecipanti.

Partecipa ed esprimi il tuo talento

Tor Vergata career day, promuovi il tuo talento

La manifestazione è dedicata a laureati e studenti di tutte le Facoltà, che avranno l’opportunità non soltanto di incontrare i responsabili delle risorse umane delle aziende partner dell’evento, ma anche di seguire seminari di orientamento e di partecipare ai primi colloqui di lavoro.

Perché presentare il proprio curriculum durante un career day?

Tor Vergata career day, promuovi il tuo talento

Sembrerà strano, ma l’anno scolastico continua a essere il punto di riferimento anche per il mondo lavorativo e universitario. E così settembre diventa un po’ il capodanno del lavoro e l’inverno può trasformarsi in un periodo dell’anno davvero proficuo per chi vuole orientarsi dopo la laurea, verso le possibilità di carriera.

I career day sono davvero un’ottima occasione per incontrare le grandi aziende e i responsabili del personale, ma anche per ascoltare testimonianze e seguire seminari utili nei futuri colloqui di lavoro.

LEGGI ANCHE: Come ottenere la promozione che stai aspettando

Puoi partecipare per consegnare il tuo CV o semplicemente per raccogliere informazioni, quel che è certo è che andare al career day resta una delle cose da fare prima di finire gli studi o appena usciti dalle facoltà universitarie.

Molte carriere sono iniziate così, con la consegna di un curriculum nelle mani giuste allo stand aziendale giusto.

Qualche consiglio per prepararsi al meglio

Tor Vergata career day, promuovi il tuo talento

Il segreto durante un career day è quello di presentarsi alle aziende con entusiasmo, curiosità e obiettivi ben definiti. Non andare allo sbaraglio, ma informati sulle aziende presenti, sul settore in cui operano e sui profili aperti.  A meno che tu non sia un genio alla Zuckerberg, in genere non lascia un buon ricordo il candidato che si presenta chiedendo “Di cosa vi occupate?”.

L’appuntamento con Campus&Leaders&Talents è il 21 ottobre presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dalle 9.00 alle 18.00.

Un vero ninja è sempre pronto a dimostrare le proprie abilità: partecipa e sfodera tutto il tuo talento!

Nescafé, Loctite, Billboard: i migliori annunci stampa della settimana

Benvenuti Ninja pubblivori con il vostro appuntamento fisso del lunedì con i migliori annunci stampa della settimana! Go!

Loctite SuperBonder: Apply with caution

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Una controindicazione del prodotto posta come punto di forza, in chiave ironica.

D’accordo, Mr. Spock vestiva in azzurro, ma restano comunque delle ads divertenti!

Advertising Agency: Publimark Lowe, Costa Rica
Creative Directors / Copywriters: Javier Zeledón, Franklin Guevara
Additional credits: Alejandra Acosta

Chocolisto: Feed your child’s future

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Mamma insicura e frustrata della tua posizione sociale, nutri tua figlia ogni mattina con l’Ovomaltina colombiana. Il successo della pargola sarà assicurato! Parola di Orso!

Advertising Agency: Rep Grey, Bogotá, Colombia
Chief Creative Director: Sebastían Mallarino
Creative Directors: Sebastían Benitez, Camilo Monzón
Art Directors: Andrés García, Andrés Lancheros, Camilo Monzón
Copywriter: Sebastían Benitez
Illustrator: Dana Sanmar
Photographer: Zuan Carreño

Nescafé: It all starts with a Nescafé

Tante cose da fare… ma prima un cappuccino Nescafé. Prima di fare qualsiasi cosa c’è Nescafé! 

Advertising Agency: McCann, Israel
Creative Director: Kfir Reuveni
Art Director: liran elias
Copywriter: Ira Klainer
Photographer: Dima Reinshtein
Additional credits: Yan Fedoroff, lital shalom, Vicky Batkin

 

Fundación Caja Mágica: Play the game

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Rendere il suo destino migliore è tuo dovere, dona un giocattolo. Campagna sociale per Fundación Caja Mágica

Advertising agency: ZEA BBDO, Caracas, Venezuela
Creative Directors: Alí Armas, Luisana Franceschi
Art directors: Alí Armas, Mary Goncalves, Roberto Mondello
Copywriter: Luisana Franceschi
Illustrator: Alí Armas
Photographer: David González
Additional credits: Constanza Profeta

 

Billboard Brazil: The number one lasts forever

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I numeri 1 della musica restano per sempre, replicati e interpretati duranti i decenni. I numeri 2? No.
Leggere per credere.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Brazil
Chief Creative Officer: Aricio Fortes
Executive Creative Director: Paco Conde
Copywriter: Gabriel Lepesteur
Art Director: Guy Bricio

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Nestlé vs. Cadbury, sfida all'ultimo break

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Questo articolo è stato scritto da Claudio Tamburrino. Laureato in scienze politiche e con un LL.M. in Intellectual Property, Claudio lavora come giornalista, occupandosi di tecnologie digitali e proprietà intellettuale.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (ECJ) si è espressa sulla possibilità di proteggere come segno distintivo la forma di un prodotto, sulle limitazioni a tale possibilità ed in particolare sul diritto di Nestlé di rivendicare come marchio la forma delle barrette Kit Kat.

Crunch, Shhh, Glu glu glu: dove inizia e finisce la proprietà intellettuale?

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Quella dei marchi non tradizionali, cioè l’utilizzo come segni distintivi di elementi particolari, che possono andare da una forma tridimensionale ad un particolare suono, è una delle questioni calde della proprietà intellettuale: le diverse autorità giudiziarie nazionali si trovano a dover capire come e quando garantire l’esclusiva su tali segni alle aziende che ne dimostrano il carattere distintivo.

Si tratta di un dibattito particolarmente rilevante sia rispetto alle evoluzioni del marketing che tendono a caratterizzare in modi e forme alternative i prodotti commercializzati, sia rispetto alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie.

Caso Kit Kat: tutto per una barretta, anzi quattro

L’occasione per affrontare tali questioni è stata offerta dal caso C-215/14 (16 settembre 2015, Société des Produits Nestlé SA v. Cadbury UK Ltd), recentemente deciso dalla Corte di Giustizia UE, relativo alla possibilità di registrare come marchio tridimensionale i quattro parallelepipedi che costituiscono la barretta Kit Kat: la vicenda risale al 2010, quando Société des Produits Nestlé SA ha fatto richiesta nel Regno Unito di registrazione della forma di tale snack nella classe merceologica 30.

Ad opporsi a tale richiesta è stata l’azienda britannica di prodotti alimentari e bevande Cadbury: le due si erano peraltro già fronteggiate in materia di proprietà intellettuale nel 2008, quando era stata l’azienda svizzera a presentare opposizione ad una richiesta di Cadbury di registrazione come marchio britannico del colore viola (Pantone 2685C).

Nel caso Kit Kat, Cadbury aveva ottenuto una prima decisione favorevole davanti all’Ufficio dei marchi del Regno Unito, che aveva negato la possibilità di registrare come marchio la forma della barretta di cioccolato: secondo l’esaminatore non sarebbero stati sufficienti a dimostrare l’acquisita distintività della forma i risultati di un sondaggio condotto da Nestlé secondo cui il 90% dei consumatori assocerebbe le quattro barrette rettangolari dello snack ai Kit Kat.

Inoltre, l’Ufficio dei marchi del Regno Unito aveva ritenuto che la barretta Kit Kat ricomprendesse tre caratteristiche essenziali, imposte dalla natura stessa del prodotto e necessarie per ottenere un risultato tecnico, respingendo quindi la domanda di registrazione anche sulla base di due degli impedimenti assoluti previsti in materia di marchi di forma.

Il caso, a seguito dei ricorsi delle due contendenti, è proseguito davanti alla High Court of Justice (England & Wales), che ha deciso di chiedere, tramite rinvio pregiudiziale, alla Corte di Giustizia europea di chiarire i concetti della normativa europea relativi alla registrazione dei marchi 3D e alla nozione di “carattere distintivo acquisito a seguito dell’uso”  nell’ambito della Trade Marks Directive 2008/95/EC.

Trapezi e rettangoli, come si determina la possibilità di registrare un marchio 3D

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Per quanto, infatti, la giurisprudenza europea sia già consolidata sulla possibilità di registrare come marchi forme tridimensionali (un caso emblematico proprio per l’industria dolciaria è rappresentato dal trapezio caratteristico del Toblerone), Cadbury contestava a Nestlé di non aver prodotto sufficienti prove del carattere distintivo della forma e che la stessa fosse imposta dalla natura stessa del prodotto e da necessità funzionali di dimensione ed utilizzo: innanzitutto la forma dei Kit Kat sarebbe distintiva agli occhi dei consumatori solo in associazione con i colori; inoltre il logo e le barrette a parallelepipedo sarebbero caratteristiche comuni agli snack di cioccolato; infine le rientranze che dividono le quattro barrette dei Kit Kat sarebbero determinate dal processo produttivo e dalla necessità di spezzarle facilmente, con il numero che deriverebbe invece direttamente dalle dimensioni di una barretta di cioccolata e dalle macchine esistenti per produrle.

I giudici europei hanno affrontato tali argomenti rispetto all’art. 3.1 e) i) e ii), secondo cui un marchio non può essere costituito esclusivamente da una forma determinata dalla natura dei beni o che sia necessaria ad ottenere un determinato risultato tecnico, e all’art. 3.3. della Trade Marks Directive 2008/95/EC, relativo all’istituto giuridico del secondary meaning, e sono arrivati ad una decisione preliminare il 16 settembre che, benché interpretata in alcuni commenti come una sconfitta di Nestlé, sembra in realtà in parte favorevole ad essa.

Per quanto, infatti, la Corte europea abbia ribadito che per poter essere registrata come marchio una forma debba provare di essere distintiva di un determinato prodotto di per sé, senza cioè l’aggiunta di ulteriori caratteristiche (come per esempio il colore del packaging o l’associazione con un logo), essa ha anche spiegato che la registrazione di una forma può solo essere rifiutata in base alle condizioni stabilite dall’Articolo 3.1 (e) i) e ii) della Trade Marks Directive (TMD), vale a dire se la natura è direttamente correlata al bene e se è necessaria ad ottenere un risultato tecnico.

A tal proposito, peraltro, i giudici, dopo aver confermato che una forma non è registrabile allorché sussista uno degli impedimenti alla registrazione di cui all’articolo 3.1 (e), hanno specificato che la forma delle barrette non rientrasse nella definizione di “forma necessaria ad ottenere un risultato tecnico” sulla base dell’interpretazione data dalla Cadbury e dall’Ufficio dei marchi del Regno Unito, in quanto i metodi di produzione non sono fattori determinanti per stabile le caratteristiche funzionali essenziali della forma di un prodotto: cioè non è il processo produttivo a poter determinante la funzionalità di una forma.

La sentenza per Nestlé

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Per questo, anche se alcuni osservatori hanno letto nella sentenza un nuovo ostacolo per le aziende interessate a rivendicare attraverso la proprietà intellettuale sui marchi l’esclusiva sulle forme associate a determinati prodotti, una corretta analisi mostra come sia in realtà favorevole a Nestlé ed in generale ai titolari di marchi non tradizionali come sono appunto quelli di forma.

Anche per questo Nestlé si è detta “molto soddisfatta della decisione” e “fiduciosa della prossima decisione dell’Alta Corte britannica”.

Fermi tutti, arriva il mobile ad-blocking

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AdBlock e AdBlock Plus si sono affermati per gradi. Oggi, leggiamo su Marketing Land, contano quasi 200 milioni di utenti e la cifra cresce sempre più velocemente. Sono 22 i miliardi di ricavi globali persi finora nel 2015 a causa di questi dispositivi di blocco delle pubblicità.

LEGGI ANCHE: AdBlock è realmente un problema? O lo sono i pubblicitari?

La gente non ne può più di quello che talvolta le capita navigando sul web: la video réclame che parte automaticamente mentre sta leggendo una notizia, ad esempio, o l’essere spedita in un’altra pagina in cui viene domandato il download di un’app totalmente estranea. Tutte cose fastidiosissime.

Sempre più mobile

Nello stesso articolo di Marketing Land, apprendiamo che più del 98% dell’ad-blocking avviene adesso su desktop. Ma estensioni di ad-blocking esistono già anche per le versioni mobile di Chrome e Firefox. E il nuovissimo iOS 9 consente di scaricare applicazioni come AdBlock Browser (disponibile pure per Android: Google, sotto pressione, non ha potuto esimirsi).

Il successo del mobile ad-blocking, stando a Digiday, minaccia e complica il quadro finanziario già difficile per i publisher che hanno a che fare col mobile. Ma per Adweek può trattarsi di una ragione in più, qualora le altre non bastassero, per puntare pesantemente e seriamente sul mobile (che è, vale la pena ricordarlo, la piattaforma più grande), non solo dal punto di vista economico ma anche da quello strategico.

Ma è immorale?

Happy and sad face.

È il desiderio folle di avere tutto di certi pubblicitari, indifferenti agli effetti sulla user experience del lettore, a portare le persone verso gli ad-blocker. Ma allora dove va a finire la questione morale? È chiaro che, se blocchi le pubblicità, i siti perdono entrate (e molto spesso le uniche).

Tuttavia, è pericoloso pensare che i lettori debbano sopportare qualsiasi cosa gli advertiser richiedano loro. Perché mai questi ultimi dovrebbero essere immuni al cambio evolutivo o rivoluzionario nelle abitudini dell’utente?

Altro che Darwin

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“Che forma prenderà l’evoluzione? Beh, date un’occhiata a siti come BuzzFeed e il loro impiego di contenuti native. Se la pubblicità è generata dal sito stesso, è automaticamente molto più difficile bloccarla”. A parlare è Charles Arthur, ex Editor della sezione Tecnologia al The Guardian, sul suo blog.

Inoltre, osserva acutamente il giornalista, “qualsiasi argomentazione che provi a mettere una condanna morale allo scorrere tecnologico è destinata presto o tardi a soccombere”. Così è stato nel caso di Napster e di BitTorrent, così sarà, molto probabilmente, anche con AdBlock.

Per concludere, un consiglio spassionato: coltivare una sorta di “ecologia” della comunicazione

Facebook: nuovo aggiornamento per le note

Facebook: nuovo aggiornamento per le note

Venerdì sera Facebook ha informato i suoi utenti, attraverso il solito post nella newsroom, che è disponibile un nuovo formato di note. Se anche voi guardando rapidamente l’aggiornamento avete pensato: “Hey, ma sono su Facebook o Medium?” avete pensato giusto. Il social network con questa mossa tenta decisamente di fare lo sgambetto alla piattaforma di blogging del momento, rivoluzionando le sue note, da sempre un po’ sciape all’interno di Facebook.

Già a metà agosto, con una nota di uno dei suoi dipendenti, Facebook ci aveva fatto assaggiare quello che da qui a poco sarebbe diventato realtà: da oggi è infatti possibile rendere le note, o meglio i contenuti all’interno di esse, decisamente più coinvolgenti. Ecco cosa si potrà fare ora:
– aggiungere una copertina per distinguere e caratterizzare la nota
– aggiungere foto, ridimensionarle e inserire delle didascalie
– formattare il testo aggiungendo h2, elenchi puntati e inserendo virgolettati

Per il momento, le note si possono creare da desktop ma sono visualizzabili solo da mobile. Insomma, una mossa niente male per Facebook che tenta ancora una volta il colpaccio: quello di sbaragliare la concorrenza in campo blogging invitando gli utenti, ancora una volta, a trascorrere più tempo su Facebook stesso.

Facebook: nuovo aggiornamento per le note

Con queste novità, gli usi delle note potranno essere molteplici: riassumere le vacanze con gli amici, informare i propri contatti di un avvenimento molto importante in modo alternativo, o perché no scrivere la ricetta di quel dolce che vi riesce tanto bene.

E voi, avete già ricevuto l’aggiornamento? Per scoprirlo cliccate qui, sulla pagina delle note del vostro profilo.

"Drifted" di The Shoes: un video omaggio alle GIF [VIDEO]

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GIF, protagoniste indiscusse del web, delle community più affollate e longeve, dei tumblog, della cultura popolare contemporanea. Ecco perché se vuoi fare un video super pop, oggi, non puoi non prendere in considerazione di utilizzarne almeno un po’. Ed è quello che hanno fatto i creativi dietro a “Drifted” di The Shoes.

Un montaggio creativo di alcuni tra i frammenti televisivi e cinematografici che hanno fatto storia nel web, feticci della generazione cresciuta tra anni ’80 e ’90 e che oggi usa il web anche come enorme giostra dei ricordi. Anche di quelli un po’ più trash.

Proprio al potere di alcune derive non proprio edificanti deve aver pensato chi ha ideato questo video, che genera un’intera storia attorno ad uno dei meme più famosi al mondo: Dawson Leery in lacrime.

LEGGI ANCHE: Perché ci piacciono tanto le GIF animate?

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Biometria, quando l'identità è una questione di sicurezza

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La biometria è uno strumento sempre più utilizzato in termini di sicurezza da un vasto range di industrie, soprattutto dal settore turistico e da quello bancario.

Lettura delle impronte digitali, conformazione dell’iride e rilevamento dei battiti del cuore sono solo alcune delle variabili identificative prese in considerazione dalla tecnologia biometrica.

Dal check-in doganale al prelievo bancario

Come spiega l’articolo di Business2Community, la biometria sta trovando maggior campo di applicazione alla dogana e al check in per ridurre le code ed aumentare l’affidabilità della verifica identificativa. Le più grandi compagnie aeroportuali stanno iniziando ad utilizzare strumenti biometrici in sostituzione della tradizionale carta d’imbarco. L’esempio principale è rappresentato da US-VISIT, il programma elettronico che raccoglie e confronta impronte digitali e fotografie dei viaggiatori per verificarne l’identità e confermare la conformità con le norme in materia di visti e immigrazione.

La biometria è inoltre sempre più utilizzata nel sistema bancario internazionale per dare la possibilità ai cittadini dei Paesi in via di sviluppo di avere accesso al proprio denaro abbattendo le barriere linguistiche, soprattutto in caso di analfabetismo. Anziché utilizzare una tastiera con numeri e lettere, in alcuni Paesi le banche hanno infatti implementato uno scanner di impronte ai bancomat. In questo modo si riesce ad aumentare l’accessibilità a fasce di popolazione altrimenti escluse dall’accesso ai propri risparmi.

La biometria sembra quindi essere pronta a rivolgersi ad un pubblico sempre più vasto, puntando a migliorare sicurezza e routine quotidiane.

Tecniche biometriche e fiducia dei consumatori

Ma i consumatori quanta fiducia ripongono in questa nuova tecnologia? Poca.

A rivelarlo, un sondaggio Boxever che ha raccolto le opinioni dei consumatori sul modo in cui pensano che siano raccolti i propri dati personali dal comparto turistico. Il 62% dei viaggiatori non vuole che le compagnie possano localizzare la propria posizione, il 50% dei viaggiatori non vuole condividere i propri dati personali. La ragione principale: mancanza di stima e fiducia.

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Il trend allarmante dovrebbe far capire quanto sia ancora lunga la strada da percorrere per guadagnare la stima dei consumatori, consapevoli della penetrabilità di queste tecnologie identificative dal punto di vista della privacy.

I consumatori sono poco propensi ad inserire le proprie impronte nei database delle compagnie, per timore che i propri dati personali possano essere facilmente violati.

Trasparenza nel trattamento dei dati personali

Le aziende che decidono di investire in biometria, devono quindi guadagnarsi la fiducia del pubblico affinché tali strumenti possano essere accettati con tranquillità.

L’ostacolo maggiore è rappresentato dall’utilizzo dei dati personali. Oltre a dover assicurare che i dati sensibili siano sicuri e confidenziali, le compagnie devono garantire trasparenza, mostrando ai consumatori come vengono utilizzati i propri dati e perché vengono raccolti.

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Se le compagnie sapranno utilizzare le informazioni quali geolocalizzazione, lettura delle impronte o dell’iride, miglioreranno la customer experience e potenzieranno la sicurezza, sapranno certamente guadagnarsi la fiducia dei consumatori e fare accettare la biometria con maggiore serenità.

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha. [cit. Neil Leifer]

Effetti, tagli e opzioni che permettono di modificare le immagini. Sono davvero molti gli strumenti che Intagram mette a disposizione dei propri utenti per ritoccare le foto, condividendo la nostra vita mostrandoci come vogliamo apparire agli altri, escludendo alcuni particolari che potrebbero rovinare il quadro d’insieme.

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Chompoo Baritone, fotografa di Bangkok del King Mongkut’s Institute of Technology Ladkrabang, ha deciso di svelare gli inganni di Instagram con il progetto #slowlife, una serie di foto che mostrano com’è la vita dietro le foto pubblicate nel famoso social network. Il risultato ci conferma che anche dietro a foto all’apparenza perfetta si nasconde un po’ di sano e rilassante caos.

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Lo stesso ha fatto Limitless con Beautifull India, un progetto lanciato per rivelare la povertà e l’inquinamento del paese, celato con maestria in alcuni scatti di Instagram.

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

Il lato oscuro di Instagram: cosa c’è dietro gli scatti più belli?

E voi? Vi è mai capitato di ritagliare una foto ad hoc per escludere qualcosa che volevate nascondere?

Ninja Digital Factory: la parola al tutor romano Raffaele Pironti [INTERVISTA]

Ninja Digital Factory: la parola al tutor romano Raffaele Pironti [INTERVISTA]

La Ninja Digital Factory legata al Master Online in Web Marketing & Social Media Communication della Ninja Academy è il percorso premium che comprende 3 sessioni di incontro dal vivo. Ciò permette ai partecipanti di portare avanti il proprio project work di gruppo lavorando negli acceleratori TIM#WCAP di Milano e Roma, oltre che a distanza grazie alle tecnologie digitali di Project Management.

Per basare l’apprendimento su sfide concrete la Ninja Academy ha stretto una partnership didattica con Microsoft Italia: i partecipanti, infatti, si metteranno alla prova lavorando su 10 brief operativi incentrati sulle attività di Web Marketing che Microsoft Italia affronta nell’ambito del digital e del social.

Oggi conosciamo meglio Raffaele Pironti che sarà tutor dei nostri guerrieri Ninja in questo percorso.

Ninja Digital Factory: la parola a Raffaele Pironti [INTERVISTA]

Per il Gruppo Editoriale L’espresso, sei Senior Product Manager della Divisione Digitale. Qual è la maggiore sfida che i digital marketer devono affrontare oggi?

A mio avviso, la sfida principale per un digital marketer è quella di acquisire le competenze per capire gli obiettivi e le necessità di un’azienda, saper agire sulle leve strategiche ed operative nel mondo digital, ed essere in grado, in breve tempo, di mettere in piedi strategie di marketing efficaci.

La sfida è anche quella di saper guardare al mondo digitale con sicurezza, senza limitarsi a capire solo cosa vogliono i clienti (gli utenti), ma avere una visione prospettica di quello che si fa, perché quando si arriverà alla fine del processo, un bisogno di un cliente, potrebbe già essere superato. Per fare ciò, “bisogna sentirsi pirati e non marines”.

Il digitale è un ambiente molto competitivo e oggi ci si deve muovere con grande astuzia e rapidità. Si pensi all’“Internet of things” e a come oggi sia sempre più facile parlare alle persone grazie alle piattaforme di advertising e alla multicanalità. Un’azienda che opera sul digitale oggi, ha la necessità di mettere in campo una strategia a tutto tondo per rappresentare i prodotti nei diversi mondi (web e mobile – smartphone – tablet – smartwatch etc).

Ninja Digital Factory: la parola a Raffaele Pironti [INTERVISTA]

La Digital Factory metterà alla prova i gruppi di lavoro con un project work ideato insieme a Microsoft Italia. Cosa ti aspetti dai partecipanti?

La cosa più importante sarà fare in modo che il team si confronti costantemente in tutte le fasi del progetto e che si lavori in connessione e con affiatamento, creando un vero e proprio lavoro di squadra; nei contesti aziendali è la cosa più importante. Solo creando un team efficace si raggiungeranno risultati sorprendenti.

Ci saranno 10 brief di Web Marketing sviluppati insieme a Microsoft Italia.

Per ogni singolo brief si ragionerà con il team sull’obiettivo e sulle leve più adatte per raggiungere i risultati. In questa fase mi aspetto un lavoro di analisi delle informazioni e degli strumenti da utilizzare, con un occhio sempre rivolto ai competitor, con il fine di mettere in piedi la migliore strategia e costruire un buon piano operativo.

Microsoft è una delle aziende leader del mondo digital, e credo che lavorare direttamente su un brand così prestigioso come questo, sia una grande opportunità per il team di lavoro. Bisognerà lavorare di fino, con un approccio strutturato alla progettazione.

I Guerrieri della Factory dovranno lavorare a stretto contatto, incontrandosi dal vivo e preparandosi online. Quali opportunità hanno offerto le nuove tecnologie digitali per il project management?

Oggi esistono tantissimi strumenti online in grado di aiutare e facilitare le interazioni in un team di lavoro, per gestire progetti, dai più semplici a quelli di grande complessità. Queste piattaforme danno l’opportunità ai team di seguire con precisione tutte le fasi del progetto e di intervenire.

Sceglieremo con il team gli strumenti necessari per fare in modo che il progetto possa essere portato avanti a distanza; useremo quelli più potenti, con l’obiettivo comune di finire il progetto tutti insieme e nei tempi prestabiliti.

Dallo sharing delle informazioni al controllo delle deadlines prestabilite, dalla execution dei progetti, alla gestione dei ruoli all’interno del team e molto altro ancora.

Time Table e Socialeating: se la cultura incontra la cucina stellata [EVENTO]

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Metti a tavola un po’ di social, aggiungi un pizzico di arte e condisci il tutto con del buon cibo. No, non sto parlando della ricetta del giorno, per quello basta aspettare la prossima serie di Master Chef. Parlo di una formula gentilmente offerta da Palazzo Madama e Gnammo, ormai considerato il più grande e attivo portale italiano dedicato alla ristorazione e agli eventi conviviali casalinghi.

LEGGI ANCHE: Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo

È grazie a questa inaspettata collaborazione che nasce Time Table #Socialeating: tre appuntamenti immersi nell’incantevole Palazzo Madama di Torino, i cui protagonisti saranno la tavola condivisa, la cultura e la cucina stellata.

Time Table e #Socialeating, la storia in cabina di regia

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Ogni ospite avrà la possibilità di fare un inedito itinerario attraverso cibi e ricette dal sapore incredibilmente storico.

Un vero e proprio viaggio nel tempo culinario in cui si potranno scoprire i riti sociali più particolari e curiosi, che hanno caratterizzato la nostra storia.

Pronti, partenza, via! La macchina del tempo è già partita venerdì 18 settembre con Forma e colore: il Design del Novecento, a cura dello chef stellato Marcello Trentini del Ristorante Magorabin di Torino.

Il social eating dall’oriente al medioevo

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Questo viaggio tra tempo e prelibatezze culinarie ha in programma altre due fermate. Il 2 ottobre sarà il giorno della cena passione orientale che porterà il proprio pubblico nel Seicento, mentre il 13 ottobre la sosta sarà direttamente nella “stazione Medioevo”: protagonista dell’evento questa volta è Mariangela Susigan, direttamente dal ristorante Gardenia di Cluso.

Time Table e #Socialeating, un’occasione per mangiare e discutere

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Non si tratta di semplici cene, ogni serata sarà l’occasione per parlare e discutere riguardo ai singolari aspetti della mostra culinaria, mentre lo chef del giorno racconterà il proprio menu e l’excursus storico che lo ha portato alla scelta delle ricette.

Spazio al design

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Sarà una gioia per il palato, per le discussioni ma anche per gli occhi.

Con la collaborazione con Lago Design, i piatti saranno serviti su tavoli d’eccezione: strutture fluttuanti lunghe quasi sei metri in cui coabiteranno la concretezza del legno naturale sui piani di appoggio e la leggerezza delle gambe di sostegno in cristallo.

Come fare per partecipare? Semplice, ti basterà prenotarti sul sito Gnammo.

E ora scusami, ma è ora di pranzo e a me è venuta una certa fame! Prendo la macchina del tempo e faccio un salto nel Medioevo: gira voce che facciano delle bistecche ai ferri veramente niente male.