Come differenziarsi su Instagram? I suggerimenti di Andrea Antoni [INTERVISTA]

La continua e costante ascesa di Instagram impone l’esigenza di ricercare delle nuove modalità espressive e creative per catturare l’interesse del pubblico, tanto per un profilo personale che per un brand.

A darci qualche dritta su come elaborare un comunicazione originale, attraverso immagini e foto, è Andrea Antoni (in Instagram @stailuan): grafico freelance, graffiti-writer e street-artist, ha un’intensa attività come blogger. Originale e dinamico,  Andrea è local manager della community degli instagramers del Friuli Venezia Giulia (@igersFVG) ed autore del libro “Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche” edito da Dario Flaccovio Editore per la collana “Web in Testa”.

Il libro non contiene la formula magica per ottenere milioni di follower o di like: è un’avventura al confine tra l’ironico e il professionale nel mondo di questa app e del popolo degli instagramer. È un aiuto per capire l’essenza di Instagram, che non è un ammasso scomposto di gattini, selfie, foto di piedi e tavole imbandite ma molto di più. È un mondo piacevole dove trovare un’identità significa non fare le cose a caso o accodarsi a una tematica di tendenza ma emergere con la propria personalità.

Ciao Andrea e benvenuto su Ninja Marketing. Qual è il plus di Instragram rispetto agli altri social?

Ah, iniziamo subito con le domande difficili 🙂 Non credo si possa parlare di plus di un social rispetto ad un altro, penso ci siano social che, meglio di altri, siano più adatti ad ognuno di noi in base a personalità o professioni.

Io per anni mi sono riconosciuto in Twitter, e mi riconosco tutt’ora, ma ne contesto l’attuale fruizione da parte degli utenti. In questo momento mi trovo molto meglio su Instagram anche perché lavorando come grafico e dipingendo graffiti va da sé che la mia vita sia particolarmente legata alle immagini.

Se devo trovare delle peculiarità direi che è molto semplice da usare (anche se sto scoprendo che in molti non la pensano così) e che l’immagine supera i confini linguistici e quindi ci permette di comunicare con tutti in un attimo in modo molto più impattante che scrivendo un pensiero più o meno lungo.

Che cosa significa per te essere un Instagramer?

Per me significa fare parte di una community (quella di Instagramers Italia) fondata e cresciuta da un gruppo di persone di buone vedute e competenze in ambiti diversi. E sono felice di averli conosciuti, almeno la maggior parte di loro, poi è chiaro che non si possa andare tutti d’amore e d’accordo.

Per il resto non amo particolarmente le etichette e quindi non piace definirmi Instagramer, come non mi piace definirmi grafico o graffiti-writer: mi sono sempre considerato un “cavaliere senza re” (come cantavano J.Ax e Grido) e non a caso lavoro come freelance.
Prima di essere Instagramer penso sia importante essere persone, perché i social vanno e vengono mentre le persone – si spera – restano.

Quando uno scatto è davvero unico? Ci daresti qualche consiglio per diventare Igers provetti

Uno scatto è unico quando è personale e non copiato. Dove tra copiare e prendere ispirazione c’è un salto abissale chiaramente. Io non sono un fotografo, non mi interessa esserlo e non posso dare grandi nozioni di questa arte o professione, sicuramente bisogna farsi una cultura di massima guardando cosa e come gli altri realizzano i loro scatti e da questi prenderne le cose buone, epurarle da quelle meno buone, e assemblare il tutto con la nostra personalità e le nostre idee. In questo modo potremo creare qualcosa di unico e personale, poi se mancano le idee o la personalità, le cose iniziano ad essere complesse.

Questo almeno è stato il mio modo di ragionare nel campo dei graffiti-writing e così mi sto muovendo su Instagram: i risultati possono essere apprezzati o meno, ma sicuramente non venderò l’anima al diavolo per avere una manciata di like in più.

Hashtag: come si scovano quelli che portano più follower e che fanno più tendenza?

L‘hashtag che porta i follower è un poco la pietra filosofale 2.0 e infatti non esiste.

Gli hashtag restano delle etichette con cui definiamo i nostri contenuti: alcuni sono detti “creativi” e ci aiutano ad entrare in un circuito di idee e di appassionati legati fortemente al mondo di Instagram e degli Instagramers. Usandoli miglioreremo la cura e i contenuti della nostra gallery ed entreremo in contatto con persone molto attive, di conseguenza che più frequentemente usano questo social e lasciano like.

Per restare sempre aggiornati sui nuovi trend, ad ogni modo, è consigliabile seguire l’account @Instagram, su Instagram (meta-instagram), e leggere i post sul loro blog. Oltre a questo bisogna ricordare che alla base serve sempre uno scatto di buona fattura: prima dell’editing, degli hashtag e del geotag o tutto il resto. A mio avviso la qualità è fondamentale e se lo scatto di partenza non sarà buono, tutto quello che gli si costruirà sopra vacillerà paurosamente, come una casa costruita su fondamenta poco stabili.

Qual è la motivazione che spinge gli Instragramers a creare ulteriori community? Pensiamo agli appassionati di VSCO, ad esempio

La voglia di creare nuovi rapporti sociali e conoscere nuove persone? Molto possibile. La convinzione che l’unione faccia la forza? Anche. La ricerca disperata di molti like e follower? Assai probabile.

Di sicuro c’è il fatto che Instagram è la piattaforma social che maggiormente ha visto la creazione di community e incontri di queste off-line, ed è una cosa molto bella, poi sulle motivazioni che spingono le persone a farlo mi è difficile esprimermi perchè non posso fare affermazioni certe conto terzi.

Per quanto riguarda VSCO faccio outing: non l’ho mai scaricata e probabilmente non lo farò nemmeno. Non ne sento la necessità, poi per cambiare idea c’è sempre tempo.

Storytelling su Instagram: ci parli di case history di successo che ti hanno colpito per la  creatività

Uno dei personaggi che ritengo più geniali è @Osnuflaz: penso che prima o poi, chi bazzica un poco su Instagram, si sarà trovato davanti il suo tirannosauro giocattolo che compare in tutti gli scatti. Oltre a quella che, anni fa, fu un’idea innovativa di gallery, non possiamo fare a meno di sottolineare che è rimasto assolutamente coerente per tutto questo tempo e addirittura si è stabilito dei paletti per non “sgarrare”. Quali siano questi paletti li trovate nel mio libro 🙂

Come non ricordare poi lo splendido @kitchensuspension dell’amico @iena70. Oggetti e alimenti si librano nell’aria creando fantastiche composizioni. Certo è molto poco “insta”, ma d’altra parte Instagram è quello che gli utenti decidono essere e a me il suo profilo piace un sacco.

Infine, tanto perché il 3 è un numero particolarmente perfetto, cito @fromwhereistand, profilo nato dall’omonimo hashtag che prevede la foto in modo assolutamente perpendicolare dei propri piedi. In questa gallery troverete piedi posati su pavimenti con pattern incredibili o attorniati da composizioni estremamente studiate: d’altro canto pubblicano i migliori scatti selezionati da un hashtag particolarmente popolato e amato dagli igers di tutto il mondo.

Grazie Andrea per i tuoi consigli ed esortazioni. Ricordiamo ai nostri amici Ninja che su Instagram (@Stailuan), sul blog ufficiale e sul sito è possibile seguire i tuoi bellissimi lavori ed interessanti post.

Retargeting: 8 consigli per realizzare campagne digitali di successo

La maggior parte delle persone che navigano in rete avranno notato che le pubblicità, sempre più frequentemente, corrispondono esattamente alle ultime ricerche effettuate. Questo accade perché la maggior parte dei brand ha ormai  inserito nella propria strategia promozionale digitale il retargeting.

Negli ultimi cinque anni, il retargeting è diventato un canale di marketing must-have, insieme al search engine marketing e all’email marketing, in quanto rappresenta un modo consistente per aumentare le conversioni e convincere i clienti a ritornare sul proprio sito web.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che quando le persone cercano prodotti e servizi online, raramente convertono alla prima visita: a seconda del settore merceologico, dal 95 al 98% per cento di questi utenti lasciano il sito senza completare l’azione intrapresa (come effettuare un acquisto, compilare un form, avviare il trasferimento di un download).  Il retargeting rappresenta il modo per “agganciarli” nuovamente.

Che cos’è e come funziona il retargeting?

Il retargeting, secondo la definizione riportata da ReTargeter è una forma di pubblicità online che aiuta a mantenere il brand visibile agli utenti dopo che hanno lasciato il sito web. Si rivolge agli utenti online sulla base delle loro precedenti azioni  svolte su internet, ed è efficace perché ottimizza la spesa pubblicitaria intercettando solo coloro che hanno già familiarità con il marchio e/o hanno recentemente dimostrato interesse verso lo stesso.

Il retargeting è una metodologia basata sui cookie, utilizzando un semplice codice Javascript anonimo per seguire il pubblico sul web. Il funzionamento è il seguente: occorre inserire una stringa di codice nel proprio sito web (questo codice è indicato come “pixel”) generato quando si attiva una campagna. Il codice, o pixel, è impercettibile per i visitatori del sito e non influisce sulle prestazioni dello stesso. Ogni volta che un nuovo visitatore accede al sito, il codice rilascia al browser un cookie anonimo. Più tardi, quando i visitatori tracciati da questo cookie navigano sul web, il cookie permette al fornitore di retarketing di pubblicare annunci, assicurando che questi annunci vengano mostrati solo a persone che hanno già visitato lo spazio digitale.

Il retargeting nel Digital Marketing Mix

Il retargeting è una potente tecnica di digital marketing sia in termini di brand awareness che di ottimizzazione di conversioni; consente di ottenere ottime performance se inserito come leva aggiuntiva di una strategia digitale.

Attraverso la creazione di un messaggio promozionale, personalizzato per ogni categoria di utenti in base al loro comportamento, una campagna di retargeting, sulla base degli obiettivi prefissati, consente di:

  • accrescere la conoscenza e la consapevolezza del brand;
  • fidelizzare il cliente già acquisito;
  • raggiungere l’utente mentre naviga su altri siti;
  • aumentare le conversioni, proponendo offerte e plus personalizzati.

Come si realizza una campagna di retargeting performante?

Il retargeting ha raggiunto ormai un livello di precisione tale da far provare ai consumatori la sensazione di essere perennemente spiati. Per evitare una comunicazione eccessivamente invasiva e ottimizzare il proprio investimento in termini di ROI, riportiamo 8 buone pratiche suggerite da ReTargeter nell’articolo “8 best practices for running a retargeting campaign”da tenere in considerazione per garantire prestazioni ottimali alla campagna avviata.

1. Definite un limite di frequenza

Il retargeting è un ottimo modo per aumentare l’awareness del marchio, ma se si esagera, c’è il rischio che annunci perdano di efficacia e che gli utenti si allontanino dal marchio, ignorandone le campagne. Il consiglio è di impostare un limite di frequenza in modo che gli utenti non siano “colpiti” da tutti gli annunci, ma solo da quelli di reale interesse. Nel blog ReTargeter suggerisce di impostare 17-20 annunci per utente al mese, ovviamente il dato va contestualizzato. Occorre una pianificazione strategica e mirata.

2. Implementate il burn code

Il burn code è un frammento di codice che si inserisce nella pagina di post-conversione (la Thank You Page) per rimuovere gli utenti dalla campagna di retargeting una volta completata l’azione desiderata. Utilizzando questo pixel si evita agli utenti di visualizzare annunci ridondanti e/o ripetuti e si concentra il budget per la ricerca di nuova audience che non abbia ancora effettuato azioni di interesse sul sito.

3. Segmentate l’audience

La segmentazione consente di personalizzare i messaggi pubblicitari e “colpire” adeguatamente gli utenti  in diverse fasi dell’acquisto. Occorre inserire differenti pixel su diverse pagine del  sito e personalizzare i messaggi in profondità basandosi sul grado di coinvolgimento a cui si punta. Quando un visitatore arriva sull’homepage, è possibile indirizzarlo verso differenti sezioni del sito puntando su messaggi creativi ad hoc: se ha guardato ad esempio una scheda di un determinato prodotto, è possibile mostrargli annunci sul medesimo prodotto durante la navigazione di altre pagine. La segmentazione del target assicura una veicolazione di annunci pertinenti e coinvolgenti.

4. Utilizzate variabili demografiche, geografiche e il targeting contestuale

Il retargeting offre la possibilità di scegliere i posizionamenti degli annunci, garantendone una maggiore copertura e aumentandone così il rendimento. Potrete costruire annunci mirati in base alle informazioni demografiche, come l’età o il sesso, fattori contestuali come un argomento centrale in un sito, o dei dati geografici. Mostrando gli annunci al target giusto, non si sprecano le impression e/o i click.

5. Settate la view-through conversione window

La finestra di conversione è un periodo di tempo che ha inizio quando un cliente fa clic sul vostro annuncio durante il quale viene registrata una conversione; tiene conto del fatto che alcuni annunci non generano un immediato acquisto, ma possono comunque influenzare la scelta dell’utente che effettuerà l’acquisto in un secondo momento. Il cosiddetto effetto billboard: come un cartellone accattivante attira l’attenzione e aumenta la consapevolezza del marchio, un annuncio display on-line può incoraggiare un’azione successiva.
Il view-through conversion windows fornisce agli inserzionisti un’analisi completa delle azioni degli utenti: alcuni provider impostano una “finestra” 30 giorni per esempio, ma è consigliabile attivarla per 24 ore. Questa finestra di conversione di 24 ore fornisce dati importanti sull’efficacia dei messaggi, sulla qualità dei posizionamenti e le abitudini di acquisto del pubblico, senza sopravvalutare le perfomance degli annunci.

6. Affidatevi ad un unico provider per la gestione delle campagne

E’ consigliabile scegliere un unico provider per gestire le vostre campagne di retargeting. Scegliendone diversi, c’è il rischio che gli annunci vengano mostrati sugli stessi circuiti, aumentandone i costi e facendone perdere l’efficacia. Nel caso si voglia testare più soluzioni, è preferibile creare strategie comunicative differenti sui diversi circuiti o effettuare test alternati.

7. Aggiornate i visual creativi ed effettuate A/B test

Se non aggiornate regolarmente il messaggio e/o la grafica dei vostri banner promozionali (almeno ogni 3 mesi), anche la creatività più impattante perderà di appeal e comporterà un disinteresse negli utenti – con conseguente calo di click.

Proponendo nuovi e diversi messaggi promozionali, è possibile mantenere alto il rendimento degli annunci per tutta la durata della campagna ottimizzando al massimo il ROI.

Un’idea per testare l’efficacia di un messaggio o l’impatto di un’immagine è quella di effettuare A/B test, analizzando i dati necessari per eseguire campagne ad alte prestazioni. Invece di basarsi su intuizioni, è possibile eseguire i test per ottenere risultati misurabili e attuabili.  L’A/B test sulla creatività aiuterà a determinare in base alla reazione degli utenti la combinazione ottimale fra visual e messaggio.

8. Ottimizzate il vostro messaggio creativo

I banner pubblicitari sono il mezzo per comunicare con il vostro pubblico: non dovete utilizzare messaggi ermetici né una grafica eccessivamente complessa. Ottimizzate la comunicazione con messaggi chiari, precisi, diretti; scegliete colori adeguati; utilizzate le call to action necessarie. Create annunci che fidelizzino il vostro target valorizzando l’immagine del brand.

Questi appena elencati sono alcuni suggerimenti per gestire una campagna di retargeting, evitando gli errori più comuni. Naturalmente, ogni inserzionista dovrà valutare variabili specifiche ed elaborare la strategia comunicativa ottimizzata per il proprio business.

Cari amici Ninja, avete trovato utili i nostri consigli?

Come impostare una campagna Google Adwords di successo? [INTERVISTA]

corso performance marketing

Quando un fenomeno si evolve in maniera radicale, c’è sempre chi si ostina a non riconoscere il cambiamento. E se abbiamo (forse) ormai smesso di discutere su se il Punk sia vivo o morto, nel Performance Marketing c’è sempre qualcuno che urla: la SEO è morta!

Non temete, la SEO non è morta, è solo che ogni volta che Google modifica i propri algoritmi lo fa in maniera talmente radicale da gettare nello sconforto gli addetti ai lavori. Il SEM cambia invece in maniera meno brusca, in quanto il meccanismo è sempre lo stesso: vuoi apparire in alto nelle SERP? Paga.

Il dilemma esistenziale di chi si occupa di Performance Marketing è tutto qui: se vuoi essere trovato basta pagare, ma ciò che varia è il prezzo della tua visibilità.

Quindi, partendo dal presupposto che Google non è una divinità sumera e che sacrificare agnellini non migliorerà il vostro conversion rate, abbiamo fatto qualche domanda a Matteo Polli, docente della Ninja Academy che ci parlerà di performance marketing insieme a Giampaolo Lorusso (con cui abbiamo fatto quattro chiacchiere sui trend del marketing online la scorsa settimana) e a Luca La Mesa.

Abbiamo già conosciuto Matteo nel free webinar sugli errori delle campagne di online marketing e potrete seguire i suoi insegnamenti iscrivendovi al Corso Online in Performance Marketing che inizierà il 7 maggio. Approfittare dello sconto early booking entro il 21 aprile.

google adwords

Ciao Matteo, ho deciso di utilizzare Google Adwords per le mie campagne. Come posso strutturare l’account in maniera efficace ed efficiente?

Il modo migliore per strutturare un account Adwords è definire e suddividere nel modo più attento possibile gli ambiti all’interno dei quali si muove il nostro business. Tanto meglio questi ambiti saranno delineati e separati l’uno dall’altro, quanto maggiore sarà il dettaglio che potremo applicare alla segmentazione della parole chiave che andremo ad acquistare.

Un elemento altrettanto fondamentale è la definizione dell’obiettivo che si vuole conseguire con le proprie campagne: Adwords può essere utilizzato per conseguire visibilità online, per ottenere traffico sul proprio sito o per raggiungere conversioni e a seconda dello scopo bisogna muoversi in modo leggermente differente.

L’addetto alle inserzioni su Adwords di Amazon inserisce le inserzioni una ad una? 🙂

Quando si lavora con account molto grossi legati ad attività di eCommerce o di situazioni in cui vengono forniti molti servizi, Adwords viene gestito tramite l’utilizzo di API; quindi in un certo senso viene gestito metà in automatico e metà manualmente.

performance marketing definizione

Meglio lottare coi competitor per una keyword rilevante o sceglierne una meno rilevante ma più economica?

Per rispondere a questa domanda è necessario prima ragionare sul budget che si può dedicare ad Adwords: le parole sulle quali la concorrenza è elevata avranno un costo maggiore ma, verosimilmente, saranno quelle più importanti per il nostro settore.

Avendo a disposizione un budget ridotto è possibile scegliere due strade:
– Cercare di ottenere conversioni su keyword meglio performanti e più costose;
– Puntare su parole più economiche ma che porteranno sul nostro sito un tipo di traffico meno qualificato.

La prima scelta, a causa del nostro limitato budget, genererà un traffico più ridotto ma meglio performante mentre la seconda ci darà la possibilità di venire cliccati un maggior numero di volte ma da utenti potenzialmente meno orientati alla conversione.

È necessario l’uso del termine potenzialmente perché non è detto che una parola meno specifica porti necessariamente a dei click di qualità peggiore! Talvolta, pochi click su di una parola di long-tail possono avere un tasso di conversione migliore rispetto a parole più generiche ma maggiormente cercate.

online performance marketing

Mi spieghi come impostare una campagna su Adwords in 5 step?

  1. Definire uno schema mentale della struttura del proprio business (a livello di ambiti e obiettivi);
  2. Creare le campagne caratterizzate dagli elementi precedentemente definiti;
  3. Generare i gruppi basandosi sulle campagne che le contengono;
  4. Scegliere le parole più adeguate a ciascun gruppo mantenendo una coerenza tra quelle contenute all’interno dello stesso;
  5. Generare degli annunci estremamente coerenti con il nostro sito e che siano in grado di attirare il click dell’utente.

Qual è stata la keyword che ti è sembrata più cara nella tua esperienza di inserzionista?

Un’analisi di Google ha definito che le parole più costose sono quelle degli ambiti assicurativi e finanziari legati ai prestiti e ai mutui.

Avendo avuto modo di lavorare anche su account di questi tre tipi, posso confermare che questi termini sono tra i più cari di tutti gli ambiti con i quali ho avuto modo di entrare in contatto durante la mia esperienza in Facile.it.

Vuoi saperne di più? Consulta il programma del corso e iscriviti per imparare dagli esperti Ninja!

Mikado, Smart e Orangina: i migliori annunci stampa della settimana

Il lunedì è il momento della creatività pubblicitaria con i migliori annunci stampa della settimana raccolti nella classica top5 Ninja!

Mikado: Personalities

I gustosissimi Mikado: i biscotti che la sanno lunga su di te (e sui personaggi famosi che vengono citati)

Advertising Agency: Jésus, Paris, France
CEO: Gabriel Gaultier
Creative Director: Gabriel Gaultier
Managing and development Director: Adrien Taquet
Art Director: Thomas Martin-Lalande
Copywriter: Grégory Tortes
Photographer: Peter Lippmann
Business Director: Lucille Didier
Account Manager: Julia Lissague
Strategic Planner: Guillaume Carrère
Art Buyer: Pia Schneider
Head of Art: Stéphane Richard

Smart: Rome/Berlin/London

Per i possessori di Smart ogni angolo della grande città può ospitare un comodo parcheggio. Less is better.

Advertising Agency: BBDO Berlin, Germany
Creative Directors: Daniel Haschtmann, Tobias Feige
Art Director: Felix Boeck
Copywriter: Samuel Weiss
Illustrator: Chrisse Kunst
Creative Managing Directors: David Mously, Jan Harbeck
Chief Creative Officer: Wolfgang Schneider
Executive Creative Director: Ton Hollander
Managing Director: Dirk Spakowski
Client Service Director: Sebastian Schlosser
Junior Account Manager: Caspar Pongs
Art Buying: Cathrin Barbe
Production company: Pflanz Productionsservice Berlin

Ogilvy Creative School: Bullet

La scuola made in Ogilvy fa uscire tutta la creatività che c’è in te. L’esecuzione è decisamente cruda, l’idea geniale.

Advertising Agency: Ogilvy & Mather Japan, Tokyo, Japan
Chief Creative Officer: Ajab Samrai
Creative Director: Federico Garcia
Art Directors: David Morgan, Federico Garcia
Copywriter: Federico Garcia
Illustrator: Soledad Grossi
Photographer: Hiromasa Gamo
Producer: Kohei Ishii

Orangina: It’s French

Orangina è l’aranciata francese per eccellenza. In queste print la classica bottiglia viene trattata come il miglior champagne francese di di marca.

Art Director: Dan Northcote-Smith
Copywriter: Nikolai Moss
Photographers: Chiara Meattelli, Dominic Lee

IKEA Portugal: Unbox

Qualcuno ha detto: “Think out the box”; ora Ikea ci dice di uscire fuori da quella scatola, e differenziarci con i suoi prodotti. Missione riuscita per l’abitante di questo grigio flat cittadino.

Advertising Agency: TBWA, Lisbon, Portugal
Creative Director: Leandro Alvarez
Art Director: Julliano Bertoldi
Copywriter: Joao Ribeiro
Photographer: Yves Callewaert
Retouch: Whitelab

FrancoAngeli Edizioni: nasce NEO, il progetto editoriale che narra e spiega l’innovazione digitale

Il mondo dell’editoria sta vivendo sempre nuove sfide legate al mondo del digitale. Non solo a livello di nuovi modelli di business, capaci di “intercettare” lead e utenti attraverso modalità innovative e sostenibili, ma anche dal punto di vista dei contenuti. Intorno al paradigma del web ruotano infatti argomenti, idee e riflessioni di grande interesse, alcuni dei quali possono (e sempre di più, devono) trasformarsi in libri e manuali che incontrano il parere del grande pubblico.

LEGGI ANCHE: New York Times: ecco la nuova App di microstorie digitali pensata per l’Apple Watch

A proposito, segnaliamo con piacere il nuovo progetto editoriale proposto dalla casa editrice FrancoAngeli: si tratta di NEO, ed è totalmente dedicato alla innovazione digitale.

Riportiamo dal comunicato stampa dell’iniziativa:

La prima novità di NEO è di essere qualcosa di più di una semplice collana perché ai testi che via via usciranno – nella doppia versione cartacea e eBook – si affianca una piattaforma digitale di conversazione alimentata progressivamente dagli autori e arricchita dagli utenti. I contenuti dei libri vengono quindi aggiornati, integrati ed arricchiti di continuo nella piattaforma online.

L’altra novità di NEO è che l’innovazione digitale è affrontata nel suo complesso, come fenomeno culturale, scientifico e sociale e, contemporaneamente, viene approfondita, in maniera verticale e specialistica in diverse aree: impresa, management, comunicazione, scienze sociali, sanità, pubblica amministrazione …. Per ogni area tematica, NEO accoglierà le opere di esperti, nazionali e internazionali.

“Neo” è un prefisso da apporre alle varie aree trattate: impresa, management, comunicazione, scienze sociali, sanità, pubblica amministrazione. Per ogni area tematica, la collana raccoglie le opere di esperti, nazionali e internazionali. Lo scopo è di fornire la conoscenza degli strumenti per cogliere le opportunità che l’innovazione digitale apre e di tracciare il percorso cognitivo, in forma rigorosa e divulgativa, per comprendere i nuovi universi concettuali e operativi.
Un punto di incontro per tutti coloro che vogliono capire e confrontarsi in questa “neo-società”.

Il progetto, che verrà presentato ufficialmente oggi all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è diretto dal giornalista Daniele Chieffi e vanta un comitato scientifico e di valutazione interessante, caratterizzato da esperti come Giovanni Boccia Artieri (Sociologo dell’Università di Urbino) a Luca de Biase (Nova – Il Sole 24 Ore) e Roberta Milano (Direttrice scientifica Italia di BTO – Buy Tourism Online.

Davvero interessante anche la prima lista di titoli pubblicati, scritti da esperti nazionali e internazionali:

LEGGI ANCHE: Content Evolution, il manuale per esplorare la Nuova Era del Marketing Digitale [RECENSIONE]

Appuntamento oggi alle 14.30 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e in libreria con FrancoAngeli, dunque, per scoprire e riscoprire l’innovazione digitale attraverso i pensieri e i saggi degli stessi Leader Digitali!

Coca Cola ha perso il suo ingrediente segreto?

Coca Cola non è stata chiusa bene nell’ultimo periodo: inizia a perdere le sue bollicine.
I dati parlano infatti di un sorpasso di Pepsi Cola su Diet Coke, la seconda bevanda più bevuta in America.

I motivi sono da cercare nelle evoluzioni dei trend di mercato: i consumatori, più consapevoli e attenti alla salute, stanno abbandonando le bibite gasate per bevande più salutari. In termini più concreti, in America sono sempre più attive le campagne contro la cattiva alimentazione e l’obesità, tanto da muovere i brand ad acquisire e produrre prodotti più sani.

La crescita del brand è ferma all’anno 2000 e non sembra destitana a riprendersi; inoltre, il 2015 è il primo anno in cui in America le persone hanno consumato più bevande naturali rispetto alle soda.

Anche il brand americano ha cercato di muoversi verso bevande più “natural”, sviluppando Coca Zero; il difetto di questa strategia è il percepito del brand, pur avendo avuto un discreto successo a livello marketing. Qualcuno avrà sentito amici e amiche prendere Coca Zero perchè percepita più light e senza zuccheri. Tuttavia, sempre Coca Cola rimane.

LEGGI ANCHE: Coca Cola Zero: quando la comunicazione è da bere

Quali dunque le strategie che il brand ha iniziato o dovrebbe iniziare ad adottare? Due le risposte possibili: le emozioni e l’innovazione. Vediamo insieme come ha scelto di declinarle.

Io, Coca Cola

Se ci fermassimo ad osservare le campagne dell’ultimo periodo noteremmo come il brand stia tornando alle origini, puntando a livello comunicativo sul prodotto icona.

In questo caso il desiderio è quello di stimolare i consumatori a ricordare l’unicità del brand, e che una diet coke può essere uno strappo alla regola e un ricordo allo stesso tempo.

Una delle ultime campagne ha visto protagonisti Elvis e Marilyn, baciati da Coca Cola. La scelta di due icone accentua la potenzialità del prodotto: può rimanere sul mercato perchè è sempre stata molto di più di una semplice bevanda.

Coca Cola loves…

Il momento di aiutare gli altri è arrivato anche per Coca Cola. dedicarsi a campagne sociali e a parlare di argomenti a cuore della società è la migliore strategia per i brand giunti nella loro fase matura.

In questo caso, infatti, creare nuovi prodotti Coca Cola amplierebbe la gamma ma non avrebbe effetti sulla crescita. Puntare sulle emozioni, costruire significato attorno al brand, aumenterebbe le vendite. I consumatori sarebbero fieri di acquistare prodotti che credono nel rispetto dell’ambiente e della sfera sociale.

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Il primo esempio è la campagna lanciata per portare medicine in Africa: un ottimo punto di partenza attraverso un tema declinabile in diverse attività di comunicazione integrata.

“…Arrivederci nel 2020”

Bevande più natural o nuove acquisizioni? Il dilemma è dietro l’angolo. La forza di Coca Cola è sempre stata quella di precorrere i tempi attraverso strategie di lungo termine, puntando su un unico prodotto.
Gli obiettivi del brand sono ora cambiati, con un focus sulle acquisizioni: nel prossimo periodo vedremo dunque il brand avventurarsi in nuovi mercati, dall’energy drink a smootie e bevande più natural.

Non più onerosi e poco efficaci ampliamenti di gamma, ma nuove sfide.

Siamo davvero destinati a perdere Coca Cola senza aver prima trovato la sua misteriosa ricetta?

Corso in Startup Management: i segreti del pitch perfetto per lanciare la tua startup

Corso in StartUp Management Dalla nascita di Facebook, celebrata nel film The Social Network, passando per Instagram, Uber, Shazam, Whatsapp: le storie di founder e cofounder si mescolano a sfide, successi, difficoltà ed exit milionarie. La vita da startupper non è tutta rose e fiori e lo startupper lo sa: le possibilità di fallire sono altissime, la quantità di “no” ricevuti dagli investitori lo è ancora di più. Occorre districarsi tra marketing, design, prototipazione, questioni legali, business plan.

5 cose che imparerai al corso:

1. scegliere il miglior veicolo societario per il tuo progetto
2. tutelare la proprietà intellettuale della tua idea e tradurla in wireframe
3. scrivere un business plan e costruire il tuo modello di business
4. costruire una presentazione solida da presentare ad investitori e stakeholder
5. migliorare la tua capacità di esposizione in pubblico

#StartupNinja

Corso Online in Startup Management + Startup Pitch Lab in Aula a Milano

Il Corso Online in Startup Management per imprese innovative intende formare founder e cofounder delle startup early stage sulle principali problematiche che si incontrano in fase di avviamento imprenditoriale: dagli aspetti legali alla scrittura di un business plan, dalla comprensione del venture capital allo sviluppo dell’infrastruttura IT.

E’ possibile affiancare il Corso Online ad un percorso premium a numero chiuso in aula, 100% learning by doing: lo Startup Pitch Lab [Milano, 10 e 11 luglio]. Coordinato da 3 docenti-tutor provenienti dal mondo startup, VC e marketing, il Lab sarà dedicato al tema dell’elevator pitching. In due giorni, eseguirai un fine tuning del tuo pitch finchè non sarà perfetto: tieniti pronto per esporlo al Demo Day finale davanti ad una giuria di investor, influencer ed opinion leader!

Posted by Ninja Academy on Martedì 5 maggio 2015

Quali sono gli argomenti del corso e i rispettivi docenti?

Antonia Verna e Marco Bellezza Studio legale Portolano Cavallo Temi legali per startup con Antonia Verna e Marco Bellezza – Studio legale Portolano Cavallo

  • Scegliere il veicolo societario più adeguato per costituire una startup e comprendere se si posseggono i requisiti per considerarsi innovativa
  • Affrontare le principali questioni legali connesse all’ingresso di un nuovo socio investitore
  • Proteggere i diritti di proprietà intellettuale riguardanti una startup

Jacopo Pasquini - Co-Founder UX Boutique

UX&UI per Startup con Jacopo Pasquini – Co-Founder UX Boutique

  • Applicare le principali tecniche UX Design nel progettare il sito o l’app della tua startup
  • Evitare i principali errori di usabilità delle interfacce
  • Fare un checkup al tuo sito web per capire come e dove migliorarlo

Gennaro Varriale - CTO Buzzoole

IT Architecture con Gennaro Varriale – CTO Buzzoole

  • Creare un mockup del sito o dell’app per la tua startup
  • Conoscere le componenti IT dell’infrastruttura del tuo progetto
  • Riconoscere i principali linguaggi di programmazione e framework

Augusto Coppola - Director LVenture EnLabs

Business Planning & Business Model con Augusto Coppola – Director LUISS ENLABS

  • Definire il Lean BM Canvas della tua startup
  • Strutturare la prima versione di un business plan early stage
  • Eseguire market & competitive analysis

Paolo Gesess Co-Founder & Managing Partner United Ventures

L’ecosistema VC con Paolo Gesess – Co-Founder & Managing Partner United Ventures

  • Riconoscere struttura ed esigenze di un VC fund
  • Padroneggiare un toolkit di nozioni e termini imprescindibili per il pitch
  • Inserire il tuo modello di business nel ciclo virtuoso di un investimento

Giovanni De Caro - Investment Manager Atlante Ventures, Adele Savarese - Editor In Chief Ninja Marketing, Raimondo Bruschi - Juror&Mentor Startup Weekends

Startup Pitch Lab [Milano, 10 e 11 Luglio] con Giovanni De Caro – Investment Manager Atlante Ventures, Adele Savarese – Editor In Chief Ninja Marketing, Raimondo Bruschi – Juror&Mentor Startup Weekends.

antonio prigiobbo

La sessione di Stress Test Pitch è organizzata da Antonio Prigiobbo, founder ed animatore di NaStartup: il Gym dell’Ecosistema StartUp, made in Naples.

Lo Startup Pitch Lab è stato progettato come una palestra di allenamento esclusivamente dedicata all’arte ed alla scienza del pitch: attraverso sessioni ripetute di presentazioni simulate, le startup avranno modo di effettuare il fine tuning sugli argomenti di vendita e sulle tecniche di comunicazione utilizzate quando si promuove la propria idea ad un potenziale investitore.

Il Demo Day finale consente agli allievi startupper di mettere immediatamente in pratica quanto appreso e presentare il proprio pitch ad un audience di investor, professionisti e stakeholder selezionati da Ninja Academy.

Quanto dura il corso?

CORSO ONLINE: Dal 3 Giugno al 3 Luglio 2015

Il corso online ha una durata di 20 ore formative: 12 ore di webinar live per apprendere tecniche e nozioni, 8 ore di question time per interagire direttamente con i docenti ed esporre dubbi o domande.

STARTUP PITCH LAB [Milano, 10 e 11 luglio 2015]

Lo Startup Pitch Lab si terrà nell’acceleratore TIM #WCAP di Milano, il programma di open innovation di Telecom Italia che, dal 2009, seleziona, finanzia e accelera startup in ambito digitale, aiutando così talenti e idee a trasformarsi in imprese pronte a entrare sul mercato.

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✔ Segui i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Question Time per chiarire i tuoi dubbi ed interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Test e Certificato di partecipazione
✔ Percorso premium opzionale, 100% learning by doing (solo 30 posti!)

Corso Online in Startup Management
Prezzo lancio: 149€
Prezzo pieno: 399€

Corso Online in Startup Management + Startup Pitch Lab (solo 30 posti disponibili)
Prezzo lancio: 349€ se ti iscrivi entro il 24 giugno 2015
Prezzo pieno: 849€

Cambia il modo di comunicare con il tuo team con l'app Slack

app slack
La stampa statunitense l’ha definita “email killer” ma possiamo dire che per una volta un aggettivo del genere non ci dispiace poi tanto.

Chiunque abbia vissuto l’esperienza di lavorare in team avrà certamente sperimentato un innumerevole scambio di e-mail, un espediente senz’altro eccezionale che rende tutti al corrente di tutto ma che, al di sopra di certi numeri, non facilita l’organizzazione di contenuti e la loro disponibilità immediata.

Fortunatamente c’è qualcuno che ha sperimentato sulla propria pelle tale disagio e ha deciso di darsi da fare per migliorare la situazione e così è nata Slack.  In America l’app nata dall’omonima startup di San Francisco, è già così popolare da aver raggiunto in questi giorni un ulteriore finanziamento da 160 milioni di dollari, per un totale di capitale di 340 milioni di dollari.

LEGGI ANCHE: Rubicon Project svela perché il native mobile advertising è il futuro [INTERVISTA]

Più di 750.000 persone utilizzano Slack quotidianamente. Il numero di utenti attivi ogni giorno è più che raddoppiato dall’inizio del 2015 e l’applicazione è stata lanciata solo nel febbraio del 2014.

I clienti di Slack includono Adobe, BuzzFeed, Live Nation, il New York Times, e PayPal.

Come funziona

L’app consente ad un team di avere tutte le informazioni in un unico luogo, sempre accessibile, e di catalogare tutto attraverso l’uso di hashtag così da creare dei canali tematici ed organizzare la documentazione secondo criteri ben precisi. Inoltre l’app si integra con le più comuni app per il lavoro d’ufficio come Dropbox, Google Drive, Hangouts e Twitter e consente anche di fare ricerche d’archivio, scambiare messaggi e file audio e video.

Grazie a questa app mobile è dunque possibile creare un luogo dove far convogliare tutto il materiale necessario a chi sta portando avanti un progetto, quando lo scambio di informazioni, la famosa comunicazione interna, è la base per una buona riuscita e per la nascita di nuove idee ma senza essere troppo invadente e senza pretendere un eccessivo ordine da parte nostra perché, come si può capire, il numero di e-mail è davvero ridotto al minimo indispensabile.

app slack

Se siete interessati sappiate che sul mercato ci sono due versioni: una a pagamentoSlack Plus– da gennaio 2015 e una versione base gratuita, accessibile sia su dispositivi mobili iOS e Android sia su desktop, compatibile con sistemi Windows e Mac e scaricabile mediante App Store, Google Play o dal sito Slack.com.

Niente è per caso

Particolare è la storia della nascita di questa app, che vede la luce proprio in risposta a una necessità. I fondatori, prima di Slack, stavano mettendo a punto un gioco online, Glitch era il suo nome.
Il team del progetto, come spesso succede, era collocato in varie parti del mondo ed è facile immaginare la quantità di e-mail che intasava la loro caselle di posta. Da questa esigenza e naturalmente anche a causa dell’insuccesso del gioco online al quale stavano lavorando, il team diede vita a Slack.

app slack
L’app fu lanciata sul mercato nel 2013 da Stewart Butterfield, imprenditore canadese cofondatore di Flickr.
Si pensi che oggi Slack viene utilizzata dai gruppi di lavoro di note aziende e perfino da alcune redazioni giornalistiche: da Amazon alla AOL, da eBay alla Sony, da Yelp alla NBCUniversal, anche dalle redazioni dei magazine online “The Verge” e “BuzzFeed”.

Tuttavia…

Sì, tuttavia c’è una nota dolente da sottolineare.

Il materiale scambiato servendosi della app a pagamento dà la possibilità ai dirigenti aziendali di accedere indisturbati alle informazioni contenute in questo luogo e dunque di poter leggere messaggi, archivi e conversazioni tra i dipendenti che stanno lavorando al progetto.

Che ne dite? Ci avete ripensato o la usereste comunque per ottimizzare il lavoro del vostro team?

Rubicon Project svela perché il native mobile advertising è il futuro [INTERVISTA]

jay stevens rubicon project general manager

L’advertising da anni ha spostato la sua attenzione oltre il desktop: la mobile experience ha svelato nuove possibilità di pubblicità digitale più coinvolgenti e meglio integrate con i contenuti che ospitano l’adv.

Vi abbiamo parlato tempo fa a proposito del report sul mobile advertising che Rubicon Project ha presentato al Mobile World Congress di Barcellona quest’anno. Rubicon Project è una delle più grandi piattaforme di trading internazionale per la compravendita in tempo reale di pubblicità, che offre prodotti innovativi per collegare acquirenti e venditori su scala globale.

LEGGI ANCHE: 5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere

La nostra ninja Nunzia Falco Simeone ha avuto occasione di intervistare Jay Stevens, General Manager International di Rubicon Project, e con lui ha approfondito i trend del mobile advertising e dell’editoria digitale.

Ciao Jay! Iniziamo questa intervista parlando del report sul mercato del mobile advertising che avete presentato quest’anno al Mobile World Congress.

Ogni anno facciamo un sondaggio tra le agenzie di “trading desk” di tutto il mondo con le quali collaboriamo. Il sondaggio viene somministrato a tutte le persone che sono responsabili di comprare la programmazione dei media. Il sondaggio viene fatto prima del Mobile Work Congress per comprendere quale tipo di budget sono disposti a spendere queste aziende per il Mobile e che tipo di crescita si aspettano.

È il terzo anno che svolgiamo il sondaggio. L’idea è quella di capire fino in fondo lo scenario delle agenzie riguardo il mobile e l’acquisto dei media. Il risultato oscilla da mercato a mercato, ma le cose più importanti da rilevare nel mercato UK e Statunitense sono due: sono mercati che propendono per il mobile; il secondo aspetto che penso sia il più avvincente, è l’importanza del ruolo che giocherà il native advertising quest’anno al di là dell’ambito del mobile.

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Quale ragione  pensi sia dietro la crescita della pubblicità nativa Mobile?

La grande ragione è che i formati standard del mobile advertising non sono così avvincenti.

Ad essere sinceri, penso che i marketer sono alla ricerca di cose che migliorino i format e che siano integrati nei contenuti della pagina e non che siano contenuti loro stessi. C’è sicuramente un interesse maggiore per l’ambiente mobile nativo che ha superato l’interesse per il nativo solo rilegato al desktop. Naturalmente, essendoci un’interazione con lo schermo, c’è una forte necessità di avere un tipo di pubblicità integrata con il contesto.

Cosa ci puoi dire riguardo all’automated guaranteed advertising?

Verso la fine dello scorso anno, abbiamo comprato due startup leader in quest’ambito: iSocket e Shiny Ads. Si tratta di società pioniere nell’a pubblicità automatizzata garantita e che valorizzano l’ambito del desktop e quello del mobile.

La ragione per la quale lo fanno, è ovviamente risalente all’attenzione che i consumatori danno agli smartphone, in quanto questi danno un esperienza molto più ricca. In più, le persone fanno uso di molti più media: dai cellulari ai tablet. Questo scenario incredibilmente frammentato di app first mobile, web, device, sistemi operativi differenti (alcuni accettano cookie, altri no) rende la sfida più interessante.

pangaea alliance

Rubicon Project è stata selezionata da alcuni big dell’editoria digitale per dare vita a Pangaea Alliance, una nuova alleanza nel campo della pubblicità digitale che permetterà agli acquirenti di accedere collettivamente ad un pubblico globale premium. Guidata da The Guardian, Pangaea riunisce i partner fondatori CNN International, The Financial Times e Thomson Reuters, con The Economist. Jay, parlaci di Pangea Alliance: si può cambiare l’editoria digitale?

L’importanza dell’origine di Pangaea Alliance è il risultato dell’osservazione di altre corporazioni nel mondo come la Francia con La Place Media, la Danimarca con Publisher Network, la Repubblica Ceca con Publisher Exchange.

Il concetto è che ogni partner di Pangaea collabori con i propri media asset e condivida le informazioni sull’audience del proprio portfolio. Non è un sistema nuovo, ma è l’unico che globalmente usa l’inglese come lingua ufficiale. Pangaea è fondamentale per i piccoli mercati dove la pressione di Google e Facebook  è molto potente e mette alla prova il loro budget destinato ai media.

Questa è la ragione per la quale Francia, Grecia, Repubblica Ceca e Danimarca composte da publishers, venditori premium e proprietari di media si sono unite per combattere contro questo fenomeno.

Ringraziamo Jay Stevens  e Rubicon Project per questa intervista. vedremo come il futuro dell’advertising cambierà nel futuro e se il mobile avrà sempre più peso nelle scelte dei marketer mondiali.

L'università? Te la paga Starbucks


Accedere all’Università e avere la possibilità di frequentarla è un diritto di tutti, almeno così deve aver pensato la catena di caffè più conosciuta al mondo, Starbucks.

Attualmente è presente in ben 58 Paesi, nel 2012 contava più di 19.435 caffetterie in tutto il mondo, di cui 12.781 nella madrepatria.

LEGGI ANCHE: Starbucks, si può parlare davvero di tutto davanti a un caffè?

Nata dall’idea di Jerry Baldwin, Zev Siegel e Gordon Bowker, la svolta arriva da Howard Schultz che, dopo un viaggio a Milano, decise di portare in America l’autenticità della caffetteria italiana.

Nonostante il progetto prenda ispirazione dai bar italiani lo stesso amministratore delegato Howard Schultz riconosce che questo tipo di somministrazione di caffé in Italia non funzionerebbe, dal momento che “agli italiani non piacciono le tazze di plastica, poiché non considerano neanche la possibilità di prendere il caffè fuori dal bar, bevendolo mentre camminano o guidano”.

Starbucks e un investimento da 250 milioni di dollari


250 milioni di dollari sono pronti per essere investiti dalla nota catena di caffetterie nell’Università dell’Arizona, che presenta uno dei più ricchi programmi di corsi online, seguiti ad oggi da 11mila studenti.

Questa iniziativa non prevede nessun tipo di restrizione tanto meno vincoli di età e di anzianità lavorativa. A dire il vero questa proposta è solo un ampliamento di un progetto avviato precedentemente che prevedeva una copertura delle lezioni universitarie limitatamente ai dipendenti junior e senior , ora invece, chiunque compreso un neo assunto o un lavoratore part- time ha il diritto di chiedere il sostegno agli studi universitari.

I lavoratori saranno liberi di frequentare i corsi che preferiscono e che mettono in risalto le loro attitudini e passioni e, una volta laureati, potranno lasciare Starbucks senza alcun tipo di problema.

La visione positiva di Howard Schultz non fa che confermare che investire sui giovani non è un investimento a perdere: “Anche se al raggiungimento della laurea i nostri dipendenti decidessero di andarsene, penso che i vantaggi sarebbero comunque decisivi. Maggior disponibilità sul luogo di lavoro, maggior soddisfazione, aumento della produttività. Alla fine i migliori probabilmente decideranno di restare”.

Ribadisce inoltre la volontà di valorizzare il marchio, la reputazione e il business, ha spiegato l’AD della società in un’intervista al New York Times.

Il progetto rappresenta una strategia che cerca di creare e mantenere il benessere economico dei lavoratori. Soddisfare in primis i lavoratori all’interno di un’organizzazione basata sul customer-facing come Starbucks ,è l’obiettivo principale dal momento che questo benessere inevitabilmente si rifletterà sui clienti.

Il welfare della società di Seattle

 

Starbucks è già noto ai più per essere l’azienda che provvede all’assicurazione sanitaria per tutti i dipendenti, compresi quelli part-time, che prevede stock option per i lavoratori ed ora provvederà agli anche agli studi universitari.

D’altronde Howard Schultz proviene della classe operaia e fin dall’inizio della sua carriera si era ripromesso che, se mai fosse stato in grado di fare la differenza nella vita delle persone che lavoravano per lui, lo avrebbe fatto.

Per concludere con le parole di Harper “With the right skills and training, Starbucks believes Opportunity Youth represent a huge, untapped talent pool for American businesses, and through employment and access to higher education, hopes to help create a sustainable future for these young Americans.”