Rubicon Project svela perché il native mobile advertising è il futuro [INTERVISTA]

Rubicon Project e i big dell'editoria mondiale insieme per cambiare la pubblicità digitale

jay stevens rubicon project general manager

L’advertising da anni ha spostato la sua attenzione oltre il desktop: la mobile experience ha svelato nuove possibilità di pubblicità digitale più coinvolgenti e meglio integrate con i contenuti che ospitano l’adv.

Vi abbiamo parlato tempo fa a proposito del report sul mobile advertising che Rubicon Project ha presentato al Mobile World Congress di Barcellona quest’anno. Rubicon Project è una delle più grandi piattaforme di trading internazionale per la compravendita in tempo reale di pubblicità, che offre prodotti innovativi per collegare acquirenti e venditori su scala globale.

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La nostra ninja Nunzia Falco Simeone ha avuto occasione di intervistare Jay Stevens, General Manager International di Rubicon Project, e con lui ha approfondito i trend del mobile advertising e dell’editoria digitale.

Ciao Jay! Iniziamo questa intervista parlando del report sul mercato del mobile advertising che avete presentato quest’anno al Mobile World Congress.

Ogni anno facciamo un sondaggio tra le agenzie di “trading desk” di tutto il mondo con le quali collaboriamo. Il sondaggio viene somministrato a tutte le persone che sono responsabili di comprare la programmazione dei media. Il sondaggio viene fatto prima del Mobile Work Congress per comprendere quale tipo di budget sono disposti a spendere queste aziende per il Mobile e che tipo di crescita si aspettano.

È il terzo anno che svolgiamo il sondaggio. L’idea è quella di capire fino in fondo lo scenario delle agenzie riguardo il mobile e l’acquisto dei media. Il risultato oscilla da mercato a mercato, ma le cose più importanti da rilevare nel mercato UK e Statunitense sono due: sono mercati che propendono per il mobile; il secondo aspetto che penso sia il più avvincente, è l’importanza del ruolo che giocherà il native advertising quest’anno al di là dell’ambito del mobile.

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Quale ragione  pensi sia dietro la crescita della pubblicità nativa Mobile?

La grande ragione è che i formati standard del mobile advertising non sono così avvincenti.

Ad essere sinceri, penso che i marketer sono alla ricerca di cose che migliorino i format e che siano integrati nei contenuti della pagina e non che siano contenuti loro stessi. C’è sicuramente un interesse maggiore per l’ambiente mobile nativo che ha superato l’interesse per il nativo solo rilegato al desktop. Naturalmente, essendoci un’interazione con lo schermo, c’è una forte necessità di avere un tipo di pubblicità integrata con il contesto.

Cosa ci puoi dire riguardo all’automated guaranteed advertising?

Verso la fine dello scorso anno, abbiamo comprato due startup leader in quest’ambito: iSocket e Shiny Ads. Si tratta di società pioniere nell’a pubblicità automatizzata garantita e che valorizzano l’ambito del desktop e quello del mobile.

La ragione per la quale lo fanno, è ovviamente risalente all’attenzione che i consumatori danno agli smartphone, in quanto questi danno un esperienza molto più ricca. In più, le persone fanno uso di molti più media: dai cellulari ai tablet. Questo scenario incredibilmente frammentato di app first mobile, web, device, sistemi operativi differenti (alcuni accettano cookie, altri no) rende la sfida più interessante.

pangaea alliance

Rubicon Project è stata selezionata da alcuni big dell’editoria digitale per dare vita a Pangaea Alliance, una nuova alleanza nel campo della pubblicità digitale che permetterà agli acquirenti di accedere collettivamente ad un pubblico globale premium. Guidata da The Guardian, Pangaea riunisce i partner fondatori CNN International, The Financial Times e Thomson Reuters, con The Economist. Jay, parlaci di Pangea Alliance: si può cambiare l’editoria digitale?

L’importanza dell’origine di Pangaea Alliance è il risultato dell’osservazione di altre corporazioni nel mondo come la Francia con La Place Media, la Danimarca con Publisher Network, la Repubblica Ceca con Publisher Exchange.

Il concetto è che ogni partner di Pangaea collabori con i propri media asset e condivida le informazioni sull’audience del proprio portfolio. Non è un sistema nuovo, ma è l’unico che globalmente usa l’inglese come lingua ufficiale. Pangaea è fondamentale per i piccoli mercati dove la pressione di Google e Facebook  è molto potente e mette alla prova il loro budget destinato ai media.

Questa è la ragione per la quale Francia, Grecia, Repubblica Ceca e Danimarca composte da publishers, venditori premium e proprietari di media si sono unite per combattere contro questo fenomeno.

Ringraziamo Jay Stevens  e Rubicon Project per questa intervista. vedremo come il futuro dell’advertising cambierà nel futuro e se il mobile avrà sempre più peso nelle scelte dei marketer mondiali.