HAULternative, vlogger in azione per il Fashion Revolution Day

haulternative

Da un paio d’anni a questa parte il 24 aprile non è più un giorno qualunque: in memoria dei 1,134 operai morti nel 2013 durante il collasso di una fabbrica a Rana Plaza, Bangladesh, questa giornata è stata trasformata nel Fashion Revolution Day, un’occasione per dare forza al dibattito sociale sulla moda etica e le condizioni di chi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, lavora nella filiera produttiva dell’industria dell’abbigliamento. Perché ne parliamo, noi che scriviamo di YouTube e video? La risposta è il movimento #haulternative.

Un gruppo di vlogger, famose e seguite da migliaia di utenti, ha aderito alla causa del Fashion Revolution Day e al suo motto (che è anche un invito esplicito al consumo critico di moda) “Who made my clothes?” (chi ha fatto i miei vestiti?), realizzando una versione molto particolare di haul video, tecnicamente “bottino”, filmati realizzati da giovani ragazze (spesso diventate vere e proprie star di YouTube come Bethany Mota) con l’obiettivo di mostrare al proprio pubblico nuovi acquisti e prodotti.

fashion revolution day video

Quello degli haul video è un format di successo che negli ultimi anni ha garantito abbondanti visualizzazioni nonché introiti a YouTube, creators e brand. Nondimeno, ha contribuito a rendere YouTube uno degli strumenti di conversione più efficaci per quei brand che lo utilizzano per presentare e vendere prodotti. Le vlogger che realizzano questi filmati sono diventate ben presto vere e proprie influencer, specie per il pubblico più giovane e femminile: i Millenial non guardano la tv, non leggono riviste di moda, ma guardano YouTube e usano Instagram. Le testimonial di brand di moda più autorevoli, per loro, sono oggi le ragazze che dalla loro cameretta condividono il bottino dell’ultima gita per negozi.

Il potere delle vlogger sta nel fatto che sono allo stesso livello di chi le segue: sono ragazzine che condividono momenti e racconti personali con un pubblico di coetanee, con le quali hanno molto in comune, ad eccezione della popolarità. Esse diventano una fonte credibile, autorevole e sincera di informazioni. Sono, in tutto e per tutto, uno specchio della società e di una parte delle generazione che rappresentano. La loro influenza, sul pubblico giovane in particolare, è di gran lunga maggiore di quella dei magazinati patinati di moda.

In questo scenario sembra però essersi generato un movimento parallelo, quello appunto dell’ #haulternative, dall’anima critica. Noodlerella, ventenne vlogger inglese dai numeri impressionanti, è una delle facce di questa “rivoluzione”. Conosciuta e seguita anche in virtù dei suoi tanti e colorati haul, è diventata una delle pioniere dell’#haulternative quando ha pubblicato un video in cui mostrava gli acquisti effettuati ad un negozio di abiti usati, con l’obiettivo di raccontare un modo diverso, più critico, di fare shopping.

Questo è il suo video, pubblicato oggi, in occasione del Fashion Revolution Day.

C’è poi Cutie Pie Marzia (che molti conoscono anche per essere la fidanzata di PewDiePie): ha milioni di follower (che sono talmente fedeli da essere addirittura identificati da un nomignolo, i “marzipan“), e promuove da sempre il diy e lo swapping. Il suo #haulternative video parla proprio di questo tema.

O ancora, Bip Ling, Verena Erin Polowy aka My Green Closet, e Sienna Somers aka The Savvy Student.

Gli haul video sono l’emblema del modo in cui oggi il pubblico, quello più giovane in particolar modo, fruisce e consuma la moda: velocemente, prediligendo la quantità alla qualità. Quello che queste vlogger stanno dicendo è chiaro: i vestiti economici sono economici solo perché sono stati realizzati usando manodopera a basso costo, in condizioni spesso illegali.

I promotori del Fashion Revolution Day sembrano credere nelle potenzialità di YouTube in favore della loro causa, tanto che hanno invitato tutti a realizzare il proprio haulternative video.

Voi cosa ne pensate? Credete che un movimento su YouTube possa essere abbastanza forte da innescare un dibattito sociale?

"Nuvoletta", la social media experience di Foscarini ad Euroluce

foscarini nuvoletta

Si è conclusa da pochi giorni l’edizione 2015 del Salone Internazionale del Mobile. Anche quest’anno Foscarini, rinomato brand italiano di design lighting, ne è stato protagonista. All’interno di Euroluce, biennale dedicata all’eccellenza nel mondo dell’illuminazione e giunta alla sua 28a edizione, l’azienda ha realizzato #nuvoletta, iniziativa originale e partecipativa di grande interesse, vera e propria Social Media Experience ma ‪originata offline, attraverso un’installazione a forma, ovviamente, di nuvola: da questa i visitatori hanno potuto staccare tante piccole cloud, gadget unici della propria esperienza ad Euroluce.

Abbiamo parlato di #nuvoletta con Simone Ardoino, responsabile digital di Foscarini.

LEGGI ANCHE: Fare branding con Vine e Instagram: l’esperienza di Foscarini [INTERVISTA]

foscarini milan design week

foscarini social media

Ciao Simone. Raccontaci di #nuvoletta!

Volevamo ideare un’attività offline che avesse l’obiettivo di stimolare la creazione di user generated content da condividere online, e che fosse nel segno della creatività. Così è nata #nuvoletta. Per le nuvolette da staccare abbiamo scelto degli aggettivi che potessero qualificare le nostre lampade ma che giocassero anche sulla descrizione della propria personalità. Abbiamo creato un format “simpatico” e divertente che facesse in modo che le persone fossero spinte a portarsi a casa, in ufficio, in metro le nuvolette, in cui avevamo inserito anche il nostro brand, sotto forma di hashtag.

Qual è il valore aggiunto di questo genere di iniziative?

Durante i giorni di fiera ciò che funziona è il non tradizionale, perché si verifica un sovraccarico di informazioni, una sovraesposizione di messaggi talmente ampia che questi non riescono ad arrivarti: ecco allora la scelta di toccare le corde emotive delle persone dando loro la libertà di esprimersi, di raccontarsi. Le persone si sentono legittimate ad utilizzare questi aggettivi per descrivere sè stesse, identificandosi con le parole e con il brand. Le parole stesse sono il mezzo per arrivare al brand in maniera non scontata o banale. È come se il brand legittimasse, attraverso questa possibilità data ai visitatori, la descrizione di sè da parte loro.

foscarini #nuvoletta

foscarini lampade

foscarini design

foscarini cloud

foscarini social media experience

foscarini simone ardoino

Che ruolo gioca la dimensione online in un’iniziativa che si genera offline?

Il fatto di avere un social hub che aggrega i contenuti prodotti all’interno della rete sul canale di Instagram, Twitter e Facebook in base all’uso dell’hashtag #foscarini, rendendoli poi visibili all’interno di un mega screen all’interno dello spazio, ha fatto in modo di dare importanza, rilevanza e riconoscere il contributo da parte dei singoli agli occhi della community. Foscarini li ha fatti entrare a far parte di una collezione speciale generata dagli utenti. Cambia quindi il paradigma, che non è più verticale: io, azienda, parlo a te consumatore, ma diventa orizzontale, dove sono io consumatore/utente che racconto la mia esperienza di brand ad altre persone.

Succede poi la magia quando superi il tipping point, quando la massa di conversazioni che si generano attorno a quell’argomento raggiunge una massa critica, per cui poi si amplifica da sola. La forza dell’idea, la semplicità di coinvolgimento e di interazione da parte degli utenti, una grafica accattivante e colorata (con una rappresentazione delle parole che cercava di sottolineare la tipicità di ogni aggettivo) ha permesso al progetto di portare più di 1000 UGC in meno di una settimana.

Qualche numero? I visitatori hanno portato a casa ben 28 mila nuvolette in una settimana, e su Facebook il video reportage dell’iniziativa ha generato più di 140 mila views!

Arrivano i Twitter Highlights

Arrivano i Twitter Highlights

Twitter ha introdotto una nuova funzione che ci consentirà di essere fagocitati totalmente dai suoi cinguettii: Twitter Highlights.

Tramite un annuncio sul proprio blog, l’azienda si è mostrata rammaricata del fatto che non possiamo passare sulla sua piattaforma le canoniche 8 ore lavorative e ha deciso di aiutarci a non perderci gli aggiornamenti più importanti della nostra rete.

LEGGI ANCHE: Accordo tra Twitter e Google: a breve i tweet nella SERP

Twitter Highlights: come funzionano

Sicuramente il Mentre non c’eri… introdotto qualche tempo fa non ha avuto il successo sperato in termini di engagement, in quanto appariva solo all’ingresso sul social.

Chi usa Twitter di frequente si imbatte raramente nel riassunto dei tweet persi, ovviamente il recap è per chi utilizza il microblog in maniera più saltuaria. In quest’ottica Twitter Highlights invia delle notifiche push al dispositivo mobile in uso, così da ricordarti di accedere per vedere ciò che ti stai perdendo.

Gli Highlights saranno creati utilizzando i tweet che saranno ritenuti rilevanti per te, in base a chi segui, alle tue interazioni e a dove ti trovi. Ti arriveranno fino a due notifiche al giorno e cliccandoci si aprirà l’app di Twitter che vi presenterà i tweet selezionati per te.

I Twitter Highlights saranno visualizzabili in un’apposita nuova interfaccia e si potranno visualizzare uno per volta facendo scorrere lateralmente il dito sul display del device. Al termine l’ultimo scorrimento sullo schermo vi farà approdare sulla vostra timeline.

Inizialmente la nuova funzione sarà attivabile solo per gli utenti in lingua inglese che utilizzano Android, in seguito saranno abilitate altre le altre lingue e piattaforme: basta andare nelle impostazioni dell’app del social per attivare le notifiche.

Startup (e non solo): tutti i tool di cui non potrete più fare a meno

Nel portare avanti un progetto, inizialmente non ci accorgiamo di quanto sia tortuoso il percorso che porta dall’idea alla realizzazione. Ciò che nella nostra testa era chiaro, semplice, lineare, man mano che andiamo avanti diventa sempre più complesso. Ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di molti più strumenti di quanti non credessimo all’inizio.

Se si parla di progetti digitali poi, non possiamo non rivolgerci agli innumerevoli tool che ci offre internet. Ma siamo sicuri di conoscerli tutti? Perché dovremmo spendere tempo e denaro affannandoci a trovare difficili soluzioni quando magari esiste già qualcuno che offre il servizio che fa per noi, magari gratis (non tutti, ma per quelli di base si può ben sperare)?

Quindi ecco a voi una panoramica di tutti i servizi e gli strumenti di cui non potrete più fare a meno.

Insights

Se avete bisogno velocemente di informazioni, insight e analytics del vostro sito Similarweb e Woorank potrebbero essere ciò che fa al caso vostro. Infatti vi trovate report dettagliati sull’attività web di qualsiasi sito analizziate.

Un altro strumento utile è HoneyBadger: un estensione di Chrome che vi permette con un click di visualizzare informazioni rilevanti (traffico, contatti, dati tecnici) su qualsiasi sito su cui stiate navigando.

Già in un altro articolo sui tool di Google Analytics avevamo parlato di Cyfe: un servizio che ci permette di ottimizzare le informazioni a nostra disposizione ordinandole in varie dashboard.

Gestione e pianificazione

Per ogni organizzazione, startup in primis, coordinare e organizzare il lavoro è fondamentale. Bisogna comunicare velocemente, dividere i diversi task, mantenere uno storico dell’andamento del progetto. Per questo sono stati creati servizi come Producteev, una piattaforma che facilita enormemente questo tipo di operazioni.

Anche IDoneThis può rivelarsi un valido alleato. Ogni giorno, alla stessa ora, ci manda un’email chiedendoci. “cos’hai fatto oggi?”. Ciò che scriviamo nella nostra risposta viene registrato in un diario che potremo consultare attraverso il nostro profilo personale. Inoltre IDoneThis si può collegare a diverse app per la gestione del lavoro come WordPress e Slack.

Email marketing

Quando si parla di email non possiamo non fare riferimento a MailUp o a MailChimp, i servizi più usati e conosciuti per la creazione e gestione delle newsletter. Chi non vorrebbe uno strumento che ci offre grafiche accattivanti, insight e profilazione dei subscribers, personalizzazione e analytics avanzati. Un servizio simile è offerto anche da Klavijo.

Content Marketing

Molto spesso gestire contenuti e rilanci sui social può diventare più che sfiancante. Per evitare che quest’ attività assorba tutto il nostro tempo, possiamo rivolgerci a Shareist, un servizio che permette di coordinare e ottimizzare content curation, social media, calendario editoriale, blog, newsletter e contenuti multimediali.

Invece, se vi serve solamente un tool per il monitoraggio e la programmazione dei canali social potete sempre affidarvi a Hootsuite e Oktopost.

Visual e grafica

Se avete bisogno di belle grafiche ma ancora non avete trovato qualcuno che se ne occupi, potete intanto affidarvi a Canva. Oppure se il vostro problema è la presentazione di grafici in Excel potete usare Raw per renderli più accattivanti. Questi due servizi vi permettono di ottenere risultati esteticamente molto piacevoli con conoscenze tecniche praticamente pari a zero.

Per quanto riguarda i video, ecco tre strumenti facili da usare, ideali per mettere velocemente su schermo le proprie idee.

  • Wistia: fornisce hosting e personalizzazione dei video, il tutto integrato con analytics dettagliati;
  • GoAnimate: permette di creare video di animazione di buona qualità con pochi click;
  • Camtasia: registra in maniera professionale video delle azioni che compiamo sullo schermo del nostro computer.

E-commerce

Ultimo, ma non ultimo, i servizi che agevolano la compravendita online. Potrebbe interessarvi conoscere Fanplayr e Punchtab: questi strumenti vi permettono di analizzare, segmentare e fidelizzare il proprio target. Nello specifico, potrete creare offerte ad hoc per ogni utente, sfruttare la gamification, integrare i social e ottimizzare le vendite

Bonus: se invece avete problemi a gestire le spedizioni, date un occhiata a ShipStation, un’unica piattaforma che permette di coordinare UPS, FedEx, USPS, DHL, OnTrac e altri corrieri.

Ora che vi abbiamo mostrato qualche tool in più non vi resta altro da fare che mettervi al lavoro. Provate, sfruttate le potenzialità di ogni strumento, esplorate. 

Il ruolo della personalizzazione nel nuovo marketing Human to Human

tirare la sfoglia

Restiamo umani

Uno stilista direbbe che il B2B e il B2C sono ormai out of fashion: la parola chiave del presente e del futuro è H2H, “Human to Human”. Siamo e restiamo esseri umani, sia che tentiamo di offrire un prodotto o un servizio, sia che intendiamo comprarlo o disporne. In questo brave new world (ma in fondo nemmeno tanto nuovo) il segreto della perfetta customer experience è in quello che non appare: l’emozione, il piacere, la comprensione.

Nel mondo creativo (e altrove) da sempre si fronteggiano due linee di pensiero: quella della qualità e quella della quantità. Due modi ormai obsoleti di vedere la situazione attuale, stando ad un recente articolo di Forbes. Da una parte perché – costantemente bombardati sia sui social che sui media tradizionali – rimaniamo indifferenti anche alle proposte migliori, dall’altra perché produrne in serie alla Charlot di Modern Times non basta più.

Per via di questa valanga d’informazioni (ed indipendentemente dal loro valore oggettivo), sono le realtà tagliate su misura, in base ad interessi e bisogni, a suscitare più attenzione. Tutte le restanti scorrono e scompaiono, nell’indifferenza generale, un po’ come i titoli di coda di un film. Beninteso: il quadro riguarda il marketing a 360 gradi, in ognuna delle sue sfaccettature.

credits: morguefile.com

Il pubblico come bussola

Occorre concepire strategie che siano orientate nella direzione del pubblico di riferimento, altrimenti si rischia di non cavare un ragno dal buco. Le informazioni possono essere indirizzate in tanti modi, ovviamente, ma per riscuotere successo il sistema migliore è la personalizzazione, caso per caso. Ricordate la customizzazione? Benvenuti al livello successivo.

Assicurano i saggi che le minestre riscaldate non siano buone (la pasta sì, invece!): sarà, chissà. Di certo oggi il ready-made nel business è fallimentare: perché i clienti pretendono di essere considerati per quello che sono, e cioè persone distinte, e le persone sentono il bisogno di sentirsi fondamentali, speciali. In un termine solo: protagoniste.

Il marketing personalizzato si rivolge direttamente al target in questione, coinvolgendolo attivamente, in un approccio che taluni denominano omni-channel. Un piano strategico di tale tipologia mette al centro il cliente, in un’interazione continua con i contenuti e il brand. Come un noto slogan di una compagnia telefonica (il cui vecchio nome tra l’altro è quasi omonimo), l’omni-channel fa giostrare l’intera customer experience attorno alla stessa clientela.

Credits: Giorgia Goldoni

La voce delle persone

Conosci il tuo pubblico” andrebbe scritto sul tempio 3.0 del dio dei marketer: conoscilo completamente, meglio che puoi. Feedback e previsioni giocano un ruolo vitale qui, più che la Pizia nell’antica Delfi. La necessità di personalizzare è il motivo per cui i dati sono considerati componente inscindibile delle strategie, soprattutto di quelle digital.

D’altronde, non basta semplicemente ammucchiare delle informazioni: i dati non parlano da soli. Attraverso solo ed esclusivamente insight rilevanti, bisogna riuscire a capire ciò che è importante, anzi essenziale, per le persone che si cerca di raggiungere. Senza sapere questo non si può far altro che arrancare nel buio, finendo per perdere il contatto con il proprio target, sommersi dal rumore di disturbo come Mastroianni nel finale de La dolce vita.

Come lanciare un nuovo prodotto senza sembrare impreparati

come lanciare un prodotto

Se hai intenzione di lanciare un nuovo prodotto o servizio, la prima cosa da fare è scrivere un piano di lancio: definire i tempi, la strategia di marketing, le attività da implementare.

Come prima cosa, bisogna fare un’analisi di mercato approfondita per conoscere a fondo il tuo settore, il tuo target e la tua concorrenza.

Pianifica una strategia di marketing; seleziona i clienti ai quali vuoi rivolgerti e definisci i motivi per cui loro dovrebbero scegliere proprio il tuo prodotto, anziché quello dei tuoi concorrenti. Qual è il suo valore aggiunto? Che innovazione apporta il tuo prodotto? Perché le persone dovrebbero desiderarlo e, quindi, acquistarlo?

Crea una forte brand immage e comunicala nel modo giusto, integrando l’online con l’offline. Crea una visione forte e fai in modo che i tuoi obiettivi tendano sempre verso questa visione.

Credo nelle idee che diventano azioni

Ezra Pround insegna.

lanciare prodotto target

1. Identifica il tuo target

Uno dei primi passi da compiere è la scelta del target di persone a cui rivolgersi. Scegli i tuoi clienti, coinvolgili e dedica loro il tempo necessario. Definisci in modo chiaro e preciso quali sono i clienti a cui ti vuoi rivolgere e i motivi per cui loro dovrebbero scegliere proprio te. Devi conoscere tutto del tuo target: gusti, abitudini, punti deboli, desideri, aspettative, ecc.

Uno degli step più delicati da compiere è proprio quello di scegliere le persone a cui rivolgerti. Non puoi lanciare un prodotto senza un target di clienti, devi focalizzarti su chi è maggiormente ricettivo e sui consumatori a cui puoi offrire davvero il massimo dei vantaggi.

Definire con precisione il proprio target a cui rivolgersi permette di essere più efficaci e di aumentare la capacità di differenziarti dalla concorrenza e soddisfare al meglio i tuoi clienti.

2. Studia la concorrenza

Oltre alla definizione puntuale del target, è importante effettuare una ricerca approfondita della tua concorrenza, studiare i prodotti simili al tuo che già sono presenti sul mercato.

I risultati ottenuti dall’analisi della concorrenza ti aiuteranno a focalizzare al meglio la tua nicchia di mercato e a posizionarti laddove potrai offrire un valore aggiunto ai tuoi clienti.

3. Differenziati. Posiziona il tuo prodotto

Perché un potenziale cliente dovrebbe comprare il tuo prodotto anziché quello di un tuo concorrente? In che cosa sei migliore rispetto ai tuoi concorrenti? Quali sono i vantaggi del tuo prodotto?

Trova una nicchia, un posto specifico in cui puoi essere il più forte. Se vuoi avere davvero successo, devi specializzarti ed offrire ai tuoi clienti un prodotto/servizio diverso dalla concorrenza o, quantomeno, devi riuscire a comunicare la tua unicità ed andarti a posizionare proprio in quella nicchia di mercato in cui sai di essere “differente” rispetto agli altri.
Se riesci davvero a differenziarti e a comunicare un’immagine forte del tuo prodotto, i clienti avranno la percezione della tua unicità e ti sceglieranno come lo specialista di quel determinato prodotto o servizio.
Un buon posizionamento e una solida differenziazione rafforzano l’immagine del tuo brand e, davanti a due prodotti simili per caratteristiche e qualità, vedrai che il pubblico sceglierà quello con una brand image più forte e definita.
lanciare prodotto sorpresa

4. Sorprendi i tuoi clienti. Attira l’attenzione

Sorprendi i tuoi clienti andando al di là delle loro aspettative, mantieni sempre vivo il desiderio e l’attenzione proprio come andrebbe fatto in un rapporto di coppia. Pensa ai tuoi clienti come al tuo partner: dimostra che li ami, trasmetti emozione, conquista la loro fedeltà fornendo loro un valore aggiunto, non dare mai nulla per scontato, ascoltali, sorprendili e attirali a te.
Se ci riuscirai, i tuoi clienti ti saranno fedeli e non avranno alcun motivo per tradirti con la concorrenza.

Il sogno dei vostri clienti è una vita migliore e più felice. Non muovere prodotti, arricchisci le loro vite

Così diceva Steve Jobs.
come lanciare prodotto nuovo ascoltare

5. Parla. Ascolta. Monitora. Sii interattivo.

Comunica sempre i vantaggi del tuo prodotto e aiuta i tuoi potenziali clienti a trovarti!
Seleziona i canali giusti per entrare in contatto con il tuo target e sii sempre disponibile e aperto al dialogo.

Integra l’online con l’offline. Costruisci al meglio la tua presenza online. Se il tuo prodotto non è online, non esiste. Collega il tuo sito ai social network, indicizzalo sui motori di ricerca, dialoga costantemente con le persone che ti seguono e offri loro contenuti di valore. Per avere successo, i tuoi contenuti devono risolvere qualche piccolo problema del tuo pubblico, devono offrire consigli utili e preziosi a chi ti segue.

Partecipa ad eventi del tuo settore, incontra colleghi, amici, clienti, fai network, innesca il passaparola, scambia opinioni. Interagisci con il tuo target, dialoga, raccogli opinioni, sii interattivo e stabilisci un legame umano con i tuoi interlocutori. Ciò che conta davvero è l’engagement, il coinvolgimento, l’attitudine che hanno i nostro interlocutori a dialogare con noi, a farci domande e a chiederci consigli.
Conquista i consumatori, trasformali in clienti e prenditi sempre cura di loro.

Ho imparato che il solo lavoro non ha significato, se non ci metti dentro interesse e passione

Charles Bukowski docet.

Design: 8 buoni motivi per cui è una chiave fondamentale del business

Fonte: Unsplash / Jeff Sheldon

Come il grande e compianto Steve Jobs ha detto una volta: “Design is not just what it looks like and feels like. Design is how it works”. E aveva davvero ragione! Secondo una ricerca portata avanti da Motiv Strategies e Design Management Institute dal titolo “Qual è il vero valore del design?” scopriamo che ci sono ben 8 motivi per cui il design rappresenta una leva fondamentale del business.

1. Fattore Wow

Fonte: imcreator / Ryan McGuire

Un design che lascia il segno contribuisce a rendere prodotti e servizi esteticamente più piacevoli, più interessanti da usare e più rilevanti in un mondo che sembra cambiare ad un ritmo crescente e costante.

LEGGI ANCHE: 6 concept design che vorremmo fossero veri

2. Esprime il Brand

Fonte: Red Paper Brand Loyalty Reloaded 2015 / Adam Craft

Le persone oggi vogliono legarsi ai brand come fossero estensioni di se stesse, li vediamo, li sentiamo, e interagiamo con loro in più modi e più spesso possibile. Pensiamo al concetto di Lovemark che ci ha fornito Kevin Roberts presidente di Saatchi & Saatchi, secondo cui esiste una versione dei brand più raffinata, dove i brand che riescono a farsi amare, oltre che a farsi rispettare diventano dei veri e propri lovemark. I lovemark infatti trascendono i brand, perché raggiungono il cuore, la mente, creando un’intima ed emozionale connessione di cui non si può vivere senza. Il design rende tutto questo possibile, infatti i designer migliori sono in grado di interpretare gli elementi del brand per creare un migliore legame con i clienti.

3. Risolve le esigenze degli utenti insoddisfatti

Fonte: imcreator / Ryan McGuire

Ricerche sul design enfatizzano l’uso dell’empatia, uno strumento che aiuta a capire il mondo che ci circonda. Non importa se si progettano prodotti, servizi o processi, l’importante è tenere ben presente l’ utente finale. Inoltre, il designer è il primo a trovare e sviluppare soluzioni ai bisogni latenti, che si possono scoprire studiando ciò che le persone fanno, pensano, e sentono, cogliendo così l’opportunità di una prima mossa, a condizione che l’azienda sia in grado di valorizzare le intuizioni scoperte. Riuscire a identificare i bisogni insoddisfatti crea un passaggio diretto dalla percezione alla leadership di mercato del proprio settore di business.

4. Sviluppa una migliore customer experience

Fonte: imcreator / Ryan McGuire

Quando i designer coinvolti nella creazione di esperienze utilizzano tecniche che comportano l’empatia riescono a scoprire e ottimizzare le esigenze funzionali ed emozionali del cliente. Diversi tipi di designer (interaction, brand, packaging, product, service, graphic, e così via) contribuiscono in varie fasi a questo processo, nei casi migliori, riescono a costruire una esperienza senza soluzione di continuità.

5. Ripensa la strategia

Fonte: DMI - Design Management Institute

Il Design Management Institute ci fornisce un’interessante infografica sul design thinking, concetto diventato popolare per molte organizzazioni che affrontano questioni complesse, difficili da risolvere utilizzando le migliori pratiche di business tradizionali. Per design thinking si intende la capacità essenziale di coniugare empatia, creatività e razionalità per soddisfare le esigenze degli utenti e guidare il successo del business. Utilizzando questi strumenti di progettazione le organizzazioni sono in grado di riformulare i problemi in modo da ideare nuovi percorsi verso soluzioni innovative. In altre parole, i designer non creano soluzioni fino a quando non hanno determinato il problema principale, e anche allora, si fermano prima di prendere in considerazione l’intera gamma di soluzioni possibili. Attraverso quindi la comprensione degli strumenti e dei metodi che i designer usano per affrontare i problemi, ideare e creare soluzioni, le aziende saranno meglio in grado di stimolare la loro organizzazione per portare vera innovazione.

6. Migliora l’interazione hardware e software

Fonte: Pixabay / Jan Vašek

Un buon design riesce a fare la differenza tra una complessa e frustrante interazione e una piacevole esperienza. Può trattarsi del cruscotto dell’auto, della fotocamera digitale, o di un’app sullo smartphone. Le interazioni ben progettate, con un livello di affordance molto alto, possono farci guadagnare tempo, ci rendono più produttivi, e possono anche fornire supporto emotivo in tutto ciò che facciamo. Pensate a questo la prossima volta che ritirate facilmente denaro da un bancomat o, al contrario, chiudete un sito frustrati perché è troppo difficile da navigare.

7. Espande il mercato attraverso lo sviluppo delle persone e la comprensione degli utenti

Fonte: Pixabay / Michal Jarmoluk

Con la loro particolare capacità di comprendere e interpretare persone e culture, i designer sono indispensabili per aiutare le aziende che intendono assimilare ciò che è necessario per catturare i cuori e le menti di nuovi clienti.

8. Riduce i costi

Fonte: Pixabay / Unsplash

Il buon design può anche fare grandi passi in avanti per ridurre i costi ripensando i materiali attraverso cui si creano i prodotti. Ovviamente se la strategia di business di un’azienda si focalizza, oltre che su altri aspetti fondamentali, anche sul design, il ROI non può che essere vantaggioso.

Tsū: il social che vi paga per postare

“Ah se avessi un euro per ogni mi piace che ricevo su Facebook!” tutti l’avete pensato almeno una volta nella vita.
Con Facebook realizzare questo desiderio non è ancora possibile, ma potete ovviare al problema grazie a Tsū.

We believe in quality content, real ownership, and the value of one’s own network.
We recognize members for their likeness, image and content.
Our content creators earn fair value for all the social things they already do.
-Tsū

Il nome Tsū fa riferimento alla pronuncia del carattere giapponese ツ, che viene spesso utilizzato come segno grafico per l’emoticon sorridente.
Conosciuto anche come il social che vi paga per postare, esiste in realtà da ottobre 2014 e solo nelle prime settimane ha ricevuto investimenti per circa sette milioni di dollari, ma è diventato argomento di attualità solo da poco tempo.
Moltissimi utenti, infatti, sono stati attratti dalla possibilità di farsi ricompensare per i post che vengono scritti, e anche dall’opportunità di mantenere i diritti di proprietà sui propri contenuti.

Ma come funziona Tsū?
Innanzitutto, bisogna sapere che il social non è accessibile a tutti. Ogni utente ha però a disposizione un numero di inviti che vengono utilizzati automaticamente nel momento in cui un esterno accede al profilo.
Questo perché lo scopo di Tsū non è solo la distribuzione di contenuti, ma anche la creazione di una rete social, che può potenzialmente essere fonte di profitto.
L’invito è relativamente facile da ottenere, moltissime pagine di Facebook stanno creando profili Tsū, e offrono la possibilità di registrarsi sul nuovo social.

Una volta registrati, vi chiederete: “Bene, e adesso come si fa a guadagnare qualcosa?”. Prima di cominciare a richiedere preventivi per case e macchine nuove, qualche informazione.
Se è vero che Tsū, vi paga per postare, è anche vero che non è così facile e immediato essere veramente retribuiti, anzi.
Partendo proprio dall’algoritmo di redistribuzione del reddito, si nota che gli inviti non servono solo a creare una rete, ma anche a risalire a una specie di albero genealogico, che dà una quota del pagamento anche a chi vi ha invitato su Tsū.

E poi, una volta che si sono faticosamente guadagnati i primi soldi?

Bisogna raggiungere la quota magica dei 100$ per poter cominciare a prelevare. E si può prelevare come un qualsiasi conto online?
Pensavate di essere finiti ormai in un mondo futuristico nel quale si può guadagnare per esprimere il proprio pensiero ed essere pagati facilmente con soldi facilmente spendibili?
Dispiace illudervi, ma nel 2015, perfino i social (alla faccia di Bitcoin, online banking e chi più ne ha più ne metta) preferiscono affidarsi agli assegni: esatto, vi verrà recapitato a casa un assegno con il vostro conto Tsū.
Infine, non è possibile monetizzare qualora gli annunci sulle pagine di Tsū siano bloccate da un adblocker.

Se ancora non vi siete scoraggiati, sappiate che esistono ulteriori limiti alla pubblicazione di contenuti.
Possono essere creati giornalmente un massimo di 24 post e condivisi, sempre giornalmente, un massimo di 8 contenuti (non protetti da copyright né contenenti allusioni esplicite al sesso o alla violenza), ed è possibile aggiungere al massimo 5000 amici e seguire 1000 persone.

E voi? Eravate a conoscenza di Tsū? Lo usate già? Pensate che possa essere un buon modo per guadagnare dai propri contenuti o siete dell’idea che finirà nel dimenticatoio come Ello?

Lego ci porta a scuola di storytelling

Lego bambini che giocano

L’unico limite è la fantasia.

Se aveste lavorato nella Lego degli anni ‘60, nel piccolo villaggio danese di Billund, avreste sentito questo ritornello almeno una decina di volte al giorno. A ripetervelo, Godtfred Kirk Christiansen, presidente e CEO del gruppo, figlio dello storico fondatore Ole Kirk.

Vero, l’unico limite è la fantasia. Soprattutto per un bambino, soprattutto con in mano dei mattoncini Lego. Perché due mattoncini “2×4” si combinano in ventiquattro modi, tre in più di mille modi. Con sei si ottengono oltre novecento milioni di combinazioni. Insomma, se non stiamo a fare proprio i matematici, l’unico limite è la fantasia.

Ognuno ha una soria da raccontare

scuola spesso, però, non è così. Quando si chiede a un bambino di raccontare una storia, soprattutto in forma scritta, al limite della fantasia se ne aggiungono altri. Perché se ogni bambino ha sicuramente una storia da raccontare, la difficoltà di immaginarla e di trovare le parole per esprimerla possono compromettere il risultato e rendere il processo frustrante.

Dall’astratto al concreto

Se ci pensate, quando siamo bambini, per poter immaginare una cosa, dobbiamo prima di tutto costruirla. Più di cent’anni fa la stessa Maria Montessori aveva osservato che l’apprendimento non avviene in maniera statica e passiva, ascoltando semplicemente una lezione, ma attraverso la sperimentazione e la manipolazione dei materiali.

Costruire una storia, mattone dopo mattone: Lego StoryStarter

Ed ecco dove entra in gioco Lego, con la sua linea di prodotti Education. In questo caso, è  il set StoryStarter ad essere quello adatto a facilitare la narrazione dei ragazzi. Un set completo, con software integrativo e una guida per l’insegnante.

I bambini costuiscono la loro storia, scena dopo scena: la Principessa intrappolata nella torre, il Cavaliere che combatte contro il drago, e così via. Ogni scena può essere fotografata e inserita nel software StoryVisualizer, che costruisce così una vera e propria storyboard. A quel punto, con una storia chiara e concreta, l’alunno può raccontarla, e scriverla, molto più facilmente.

La situazione italiana

Per il nostro sistema scolastico, quello che non si può descrivere attraverso l’espressione linguistica non esiste

Spiega Leonardo Previ, docente di Storia economica della Cultura, nel libro Lego Story. Un concetto decisamente antico e in netta controtendenza rispetto alle evidenze che abbiamo visto insieme.

Media Direct, che distribuisce Lego Education in Italia attraverso il brand Campustore, sta cercando di portare StoryStarter nelle scuole italiane per rimediare a questa situazione. E lo fa attraverso un concorso che mette in palio un set completo Lego StoryStarter e permette a insegnanti e bambini di provarne l’efficacia prima di valutarne l’acquisto e l’impiego.

Come funziona il concorso

Ogni scuola o biblioteca può richiedere un campione gratuito del kit rigistrandosi sul sito Campus Store. Con il kit ricevuto, i bambini potranno costuire la propria storia e animarla grazie al software che permette l’inserimento di disegni, fumetti e didascalie.

Una volta soddisfatti del risultato, sarà possibile inviare la storia a Campus Store. A questo punto tutte le storie saranno pubblicate sulla pagina Facebook StoryStarter Campustore: la più votata vincerà il kit completo per la propria scuola.

Un’ottima occasione dunque per sperimentare e innovare il metodo scolastico italiano e facilitare i bambini a esprimere la loro fantasia e immaginazione nel modo più libero e immediato possibile.

Chissà come avrebbe immaginato i frutti e i fiori il protagonista de “Il vecchio e il bambino” di Guccini, se avesse potuto costruire l’immensa pianura con i mattoncini Lego. E’ ora di scoprirlo, con Lego StoryStarter.

Le metriche del digital marketing: la parola agli esperti

Nel digital marketing ci sono professionisti che raccontano i numeri raggiunti da altri, e professionisti che sono in grado di leggere i numeri per garantire risultati (diventando oggetto di discussione della prima tipologia di professionisti).

Quindi la tua crescita professionale potrebbe essere determinata dall’approfondita lettura di questo post.

Statistiche, analisi, dashboard, report, tutte spalmate tra diverse piattaforme digitali. Da dove cominciare? E quali metriche sono davvero rilevanti?

Ai vostri occhi curiosi alcune tra le più importanti metriche di marketing digitale, per valutare dalla quantità, garantendo qualità.

1 – Conversioni percentuali Macro (globali) e Micro

Avinash Kaushik – “Concentrati sulle macro conversioni, in ottica globale, ma per un coinvolgimento ottimale, identifica e misura anche le micro conversioni.”

La lezione è: non dimenticate mai gli obiettivi strategici nella programmazione delle vostre campagne. È necessario mettere costantemente in discussione ogni micro conversione e KPI (Key Performance Indicators) per raggiungere i macro obiettivi di business predefiniti.

SUGGERIMENTO: Cercate di impostare una campagna con KPI smart dando un’occhiata alla guida di Avinash Kaushik 

2 – CPA (Cost Per Action, Cost Per Acquisition)

Will Critchlow – “Il CPA è un parametro fondamentale per quei canali di marketing a pagamento in cui i costi scalano linearmente (o super-linearmente) con le conversioni. Se il CPA è troppo alto è possibile ridurre le offerte, aumentare i tassi di conversione o aumentare la spesa del cliente”

La lezione è: con le attività pubblicitarie a pagamento è possibile fare leva su due elementi: il vostro messaggio e le vostre offerte. Controllare le metriche di costo farà in modo da non vanificare il traffico, causando un ROI negativo.

3  Tassi di conversione in ogni fase del Funnel

Rand Fishkin– “Conversion funnel metrics (è quella metrica che misura la percentuale di clienti che eseguiranno una determinata decisione nel processo e in percentuale prevede, con anticipo, canali e comportamenti.”

La lezione è: se si desidera generare il miglior ritorno possibile, è necessario capire come interagiscono le conversioni, per ogni fase di vendita rispetto al ROI. Prevedere sempre le prestazioni (rispetto alle conversioni) prima di investire un solo centesimo in attività di marketing on-line.

4 – Aumento in percentuale il canale del ROI

Ed Reece – “Quando si parla di dirigenti o CFO; i dirigenti vogliono sempre vedere prima i soldi. Quindi concentrati sui titoli finanziari, i tassi di conversione, il numero di vendite, il numero dei contatti. Non vogliono passare dal marketing per raggiungere i numeri.”

La lezione è: il  47% dei marketers B2B dicono che la loro sfida più grande è dimostrare “l’importanza” della loro attività di business in maniera più ampia. Le metriche del marketing digitale devono tradursi in risultati di business per i dirigenti, e questo significa provare empiricamente il ROI. Se le campagne digitali generano contatti di successo, si può gridare al traguardo.

Parlare di metriche nel marketing digitale, implica, non solo, il sapersi districare in un nodo complesso di dati, ma anche leggere con competenza e abilità i risultati ottenuti, questo può tradurre il vostro lavoro in obiettivi di business significativi.