Ringly, l’anello smart e interattivo che si collega allo smartphone

Semplice, elegante, interattivo e smart. Tra le tendenze tech e i dispositivi wearable innovativi e di successo, va sicuramente menzionato questo prezioso gioiello, made in Brooklyn, fashion ed elegante: Ringly è l’anello smart che ti avverte se hai messaggi, alert o notifiche sul tuo smartphone, grazie alla tecnologia bluetooth.

NON È UN ANELLO, È UN RINGLY. Ringly crea gioielli e accessori che si collegano al telefono e notificano le cose che contano di più. Metti via il telefono e goditi il momento

La mission e l’identificazione del prodotto vengono messi in evidenza immediatamente nell’home page del sito ufficiale. Ringly è un gioiello di tecnologia e design, capace di comunicare con lo smartphone, con stile e attenzione alle funzionalità.

Il progetto è stato lanciato nel Giugno 2014 da Christina Mercando, product designer, CEO e creatrice di Ringly, con l’obiettivo di raggiungere in certi momenti la completa “liberazione” dallo smartphone senza tuttavia dover rinunciare a poter ricevere ancora messaggi o notifiche dalle persone ritenute importanti.

«Continuavo a perdermi chiamate e messaggi da parte dei miei amici e della mia famiglia perché il mio telefono era nella borsa, e odiavo lasciarlo sul tavolo durante le uscite con gli amici»

Dalle parole della Mercado, riportate in un’intervista da uk.businessinsider, emerge la motivazione alla base della creazione di un vero e proprio dispositivo indossabile, da portare al dito, esclusivamente destinato alla gestione delle notifiche ricevute sul proprio smartphone. Sul lato dell’anello troviamo un piccolo LED che si illumina in cinque colori diversi, in modo da permettere di identificare immediatamente se vale la pena controllare il proprio cellulare in quel momento o rimandare. Tramite l’app dedicata, disponibile su iOS e Android, è possibile selezionare il genere di notifica che vogliamo ricevere sul nostro anello, dal tweet al pin fino alla sveglia, e assegnare ad ognuna un colore e un tipo di vibrazione. Very smart!

Ringly: le caratteristiche tecniche

  • compatibilità con i device Android e iOS;
  • Bluetooth LE;
  • personalizzazione di led (5 colori) e vibrazione (4 modalità) (ad esempio è possibile impostare con la notifica blu le chiamate di lavoro e con la luce verde quelle degli amici. Idem per notifiche mail, sms, whatsapp e social);
  • pietra di diversi colori;
  • resistente all’acqua;
  • ricarica tramite usb o posizionandolo nel box originale;
  • durata media batteria 2-3 giorni.

Nuovi finanziamenti per il 2015

Il settore del lusso negli ultimi anni ha trovato nuova linfa con le tecnologie wearable: è molto forte l’interesse dei brand e delle aziende verso questo connubio. E molti produttori, dopo i primi approcci che puntavano esclusivamente alle funzionalità dei device , hanno rintracciato i punti di forza nell’eleganza e nel design.
Ringly, è un gioiello smart che ha attirato l’interesse di molti finanziatori per l’unicità del progetto orientato ad un target femminile attento e multitasking.

“Noi non cominciamo con l’idea di tecnologia seguita dalla moda. Abbiamo iniziato con la moda prima, e la tecnologia al centro. La miniaturizzazione per noi è fondamentale, non solo perché crea quella distanza dalla tecnologia ovvia, ma perché lascia a designer di gioielli e artisti la libertà di creare senza restrizioni”  Mercando ha scritto in un post sul blog che annuncia nuovi finanziamenti. E aggiunge: “Quest’anno, stiamo espandendo la nostra ricerca con l’aggiunta di nuove funzionalità e l’introduzione di partnership con marchi e stilisti per creare una più ampia varietà di nuovi progetti, tutte con tecnologia integrata e invisibile”.

E’ da sottolineare che il progetto si è evoluto piuttosto rapidamente. La Mercando ha lasciato il suo lavoro per concentrarsi su Ringly nell’aprile del 2013, e dal mese di agosto la squadra ha ricevuto cospicui finanziamenti da Mesa+, First Round Capital, PCH e Andreessen Horowitz (da cui ha ricevuto ulteriori 5,1 milioni di dollari come finanziamento per proseguire e ampliare il progetto nel 2015, come leggiamo nel post di Entrepreneur).

LEGGI ANCHE: Digital e Fashion: il nuovo mondo della moda visto da Chiara dal Ben

Per tutte le real geek e fashion addicted interessate, Ringly è in prevendita sull’official site: il prezzo, a seconda della pietra preferita, varia tra 195$ e 260$ per chi volesse acquistare lo smeraldo o edizioni limitate. Disponibile nelle misure 6, 7 e 8 secondo gli standard degli Stati Uniti; gli ordini verranno spediti a partire dalla primavera.

Pensate solo alla possibilità di acquistare diversi modelli, da abbinare al look o al contesto! Che ne dite, riuscirete a resistere ancora qualche mese?

SEO, Content e Social Media: le soluzioni di Inbound Marketing di cui non puoi fare a meno

seo content e social media

Anno nuovo, vita nuova. Così si è sempre detto. Fare Inbound Marketing nel 2015 significa poter utilizzare in maniera consapevole SEO, Content e Social Media abbandonando le vecchie brutte abitudini. Quante sono ancora le aziende che continuano ad utilizzare i Social Media facendo confusione tra Pagina e Profilo o, peggio ancora, i SEO che continuano a veicolare contenuti poco originali e tecniche obsolete? Continua a leggere

Facebook Ads migliora con Conversion Lift

Facebook Ads migliora con il Conversion Lift

Metà del denaro che spendo in pubblicità è sprecato, il problema è che non so quale metà sia. – J. Wanamaker

L’attività più complessa quando si lavora nell’advertising è misurare i risultati delle proprie campagne pubblicitarie. Molto spesso in realtà ciò che è più complesso è spiegare al cliente come viene gestita la spesa.

Nell’advertising tradizionale esistono vari metodi per calcolare il ROI del proprio investimento pubblicitario, ma spesso sono stime indicative correlate alla visibilità del messaggio che si trasmette.

Nell’online advertising è possibile tracciare in maniera più appropriata le visualizzazioni dei nostri annunci e misurare i tassi di conversione, ma non esiste una formula segreta che ci permetta di sapere come investire il nostro budget nella maniera più efficiente.

Social network e Facebook Ads

Fino a qualche anno fa era difficile quantificare quale fosse il ritorno sulle campagne di advertising condotte sui social: in un settore totalmente nuovo, lo svantaggio principale rispetto a Google Adwords era quantificare quanto potesse essere efficace una visualizzazione su un social in un momento di svago, rispetto alla visualizzazione durante una ricerca specifica su Google.

Facebook Ads è la piattaforma pubblicitaria di Facebook, che è stato il primo social network a vendere spazi pubblicitari, seguito poi da Twitter e da altre piattaforme.

Le possibilità che offre tale strumento per segmentare il target delle proprie campagne e per incrementare la precisione nella misurazione dei risultati è andata migliorando progressivamente negli anni. L’ultimo tool messo a disposizione degli advertiser è il Conversion Lift inserito nella piattaforma Facebook Ads.

Conversion Lift, come funziona

Il Conversion Lift misura l’impatto di Facebook Ads sul business degli inserzionisti.

Funziona in questo modo:

  1. Quando creiamo una campagna di advertising su Facebook, vengono creati due gruppi: uno sperimentale (composto di persone a cui viene mostrato il messaggio) e uno di controllo (persone che non visualizzano l’ad);
  2. L’advertiser comunica i suoi dati sulle conversioni della campagna a Facebook  (in maniera sicura). I dati provengono dai pixel di conversione di Facebook Ads o dai dati di vendita  point-of-sale;
  3. Facebook determina la portata supplementare della campagna comparando le conversioni nei due gruppi;
  4. I risultati del confronto sono disponibili nell’Ads Manager.

I vantaggi nella misurazione

Secondo il Team di Facebook for Business, il Conversion Lift è una soluzione migliore non solo per chi fa pubblicità su Facebook, ma anche per chi si occupa di digital marketing in generale in quanto affronta molte delle sfide nella misurazione che stanno affrontando i marketer:

– L’eccessivo affidamento sui click. Mentre nel Search Marketing il valore del click è indicativo dell’efficacia dell’annuncio, negli altri meccanismi di advertising digitale il conteggio dei click non fornisce un dato utile del valore creato dalla visualizzazione dell’ad. Il Lift si mostra più adatto a fornire una visione olistica dell’effetto dell’annuncio.

– Lo spostamento verso il mobile. I supporti tecnologici attuali, quali cookies e click, si rivelano insufficienti nel momento in cui un utente visualizza differenti annunci su differenti device e poi perfeziona l’acquisto in un negozio tradizionale.

– Metodi di misurazione inefficaci. Non esiste uno standard per misurare adeguatamente i risultati del digitale; mentre il Conversion lift si basa su un approccio scientifico, utilizzato anche in altri ambiti, che esamina una causalità.

Coming soon!

La novità introdotta da Facebook è stata testata su alcune aziende e presto sarà a disposizione di tutti coloro che vorranno utilizzare questo tool per migliorare la misurazione della portata delle proprie campagne di advertising. Nel frattempo gli sviluppatori del team di Zuckerberg promettono di trovare nuove modalità di utilizzo per il Conversion Lift, così da aiutarvi ad aumentare il vostro ROI (e di conseguenza il loro!).

Social media: dov'è il tuo target? [INFOGRAFICA]

Social media e target infografica

Quale sarà il social network su cui puntare nei prossimi anni? I brand sono ormai presenti su tutti i canali messi a disposizione, non sempre però sono in grado di comprendere quale sia il social giusto per coinvolgere i propri consumatori.

Affinchè la gestione dei social media risulti efficace, è necessario osservare le dinamiche in atto, in particolare le tendenze riguardanti il rapporto tra età dei visitatori e canale utilizzato.

La seguente infografica, sviluppata da eMarketer per illustrare i trend del mercato americano, offre spunti interessanti per costruire una strategia social efficace.

Social media e target numeri

Partendo da una base 179 milioni di utenti totali iscritti ad almeno un social network, il primo dato determinante è la fascia di età più attiva: i protagonisti indiscussi saranno, ancora una volta, la generazione Millennial.

LEGGI ANCHE: Vuoi conquistare i tuoi follower? Sii sincero!

Non tutti i consumatori sono però attratti dalla stessa tipologia di social media: persone comprese tra i 25 e i 35 anni sono utenti attivi su canali come Facebook e Pinterest.

Ciò accade per le tipologie di conversazioni sviluppate attraverso questi strumenti; entrambi puntano infatti a creare un’interazione più approfondita, volta a svelare i trend di mercato, rafforzando la brand image dei prodotti.

Qualora il nostro target di riferimento siano i più giovani, il social vincente sarà Instagram; #selfie è stata la parola più utilizzata durante il 2014 e il suo successo non sembra destinato a spegnersi. Instagram punta sul desiderio di apparire , tipico tratto dell’età adolescenziale.

Se dunque il nostro obiettivo, per quest’anno, è creare un prodotto per i nuovi teenager, sarà vincente una strategia sviluppata attraverso un selfie-contest, gallerie fotografiche che stimolino la creatività di questi giovani consumatori.

Twitter e Tumblr puntano su un target allargato, compreso tra i 25 e 35 anni: entrambi i canali potrebbero diventare sinergici, grazie a due caratteristiche comuni ma sviluppate in modo diverso: semplicità e immediatezza.

La semplicità è racchiusa nelle forme di comunicazione: i caratteri utilizzati per un tweet o le immagini pubblicate su un blog, di immediata comprensione ( e diffusione). Un brand potrebbe costruire il proprio successo rafforzando la propria brand awareness attraverso un tweet in risposta ad una domanda, oppure attraverso un’immagine creativa d’impatto.

Un ultimo sguardo va dedicato a Google+: considerarlo sempre, ma mai come un sostituto di Facebook.
Essi infatti sono due strumenti con finalità differenti. Google+ ha il vantaggio di veicolare i contenuti a tutti, senza limiti di accesso o necessità d’iscrizione; un social molto apprezzato, che vede iscritti circa L’80% dei brand presenti sul mercato mondiale.

Le regola da ricordare è dunque la seguente: i social media possono e devono integrarsi l’uno con l’altro. Facebook ha un numero di utenti molto elevato, vero, ma la sua crescita sembra destinata a rallentare, favorendo nuove forme di comunicazione creative e innovative.

Il risultato di una strategia social completa? 360° di affidabilità.

Ieri Snapchat, oggi Quickie: agli utenti piace privato

Ieri Snapchat, oggi Quickie - 1

L’instant messaging è ormai un fenomeno di costume, fa parte della nostra quotidianità. Da quando ci siamo infilati uno smartphone in tasca siamo tutti (sempre) connessi. Viviamo agevolati dalla tecnologia, ma costantemente in tensione: per un messaggio, una risposta, o più semplicemente per due spunte blu. Questa premessa è necessaria per capire l’app di cui vi parleremo oggi, Quickie!

LEGGI ANCHE: Bolt, l’app di messaggistica “usa e getta” di Instagram

Messaggi e privacy: la rivoluzione di Whatsapp e Snapchat

Whatsapp ha rivoluzionato il modo con cui entriamo in contatto così radicalmente che ormai ricevere un SMS o un MMS ha lo stesso sapore di ritrovare mille lire nel cassetto  della nonna. E ora che proprio tutti, giovani e meno giovani, si sono presi bene a “whatsappare”, qualcuno comincia già a scappare alla ricerca della feature più ambita: la privacy.

Ieri Snapchat, oggi Quickie - 2

Già, perché l’utilizzo di massa di Whatsapp e il suo conseguente monitoraggio non tranquillizza le persone sulla comune sicurezza, al contrario le spaventa. È una sorta di “sindrome del Grande Fratello”, come se tutti non vedessimo l’ora di farci gli affari digitali del nostro prossimo.

Ecco spiegato il successo di Snapchat soprattutto tra i più giovani, sempre ansiosi di correre controcorrente e di provare l’ebrezza di condividere di tutto senza lasciare traccia, dal “ps I love you” fino al più trasgressivo sexting.

Quickie: la messaging app in formato sketch

Sull’onda del successo dei messaggi “a tempo”, da poco più di una settimana è downloadabile Quickie, la nuova ephemeral messaging app che si gioca tutto con la sua killer application: lo sketch.

Quickie vuole soprattutto divertire i propri utenti. Così, oltre a consentire di disegnare i messaggi per gli amici, attraverso gli scatti delle fotocamere posteriore e frontale realizza dei mini loop che, dopo un po’ di pratica, invogliano davvero a trascorrere 5 minuti un po’ più idioti del solito. La user exeperience è piuttosto asciutta, ma intuitiva e semplice: alla registrazione segue l’import dei propri contatti che, una volta installata anch’essi l’applicazione, saranno subito bombardabili di messaggi a breve scadenza.

Ieri Snapchat, oggi Quickie - 3

Vi va di provarla? In fondo all’articolo trovate i link per scaricarla sia in versione Android che iOS. In effetti, c’è da divertirsi. Ma non dite che lo fate per sentirvi più sicuri…

ADworld Experience: arriva l'edizione 2015 dell'evento dedicato al mondo AdWords

Ormai da qualche tempo, le campagne AdWords non sono più una “semplice” leva di digital marketing, ma piuttosto un elemento imprescindibile per marketer e pubblicitari, al fine di creare valore dalle azioni implementate online e offline. Conoscere la piattaforma di advertising made in Google diventa una skill imprescindibile per fare la differenza: ecco l’importanza di ADworld Experience, uno degli eventi più importanti dedicati al tema a livello nazionale e internazionale!

Alle prime due edizioni hanno partecipato oltre 300 persone, che nel 99,7% dei casi si sono dichiarate molto soddisfatte dell’evento. Il programma di ADworld Experience è stato pensato per evitare tempi morti e per farti interagire il più possibile con i relatori. I casi di campagne AdWords reali saranno presentati in 20 minuti + almeno 10 minuti di domande e risposte con con ogni speaker. Tutti i casi presentati sono in competizione per essere scelti dal pubblico tra i vincitori del SEM Award Italia. Il vero motore della giornata siete quindi voi partecipanti.

In particolare, ADworld Experience si rivolge a professionisti AdWords, aziende, inserzionisti non ancora pienamente soddisfatti delle performance ottenute dal pay per clic.

Il programma prevede 2 giorni – 16 e 17 Aprile 2015 presso lo Zanhotel Europa di Bologna – di seminari avanzati (giorno 1) e case study (giorno 2) tenuti dai migliori professionisti italiani e internazionali, pronti a raccontare segreti, esperienze e tips&tricks di questo mondo così affascinante. Vi abbiamo già ingolosito, vero?

Due sale in parallelo, tantissimi ospiti e temi realmente innovativi. Ninja, non vedete già l’ora di partecipare e diventare esperti aggiornati di Google AdWords? Non aspettate un secondo di più: iscrivetevi subito e vediamoci tutti all’ADworld Experience 2015! Ne rimarrete molto, molto soddisfatti 😉

10 social advertising best practice per le startup

Buongiorno Startupper! Avete creato prima il sito o la pagina aziendale della vostra impresa? Qualunque sia la risposta, lo avete fatto essenzialmente per un motivo: la visibilità. Tempo pochi giorni e molti dei vostri amici hanno messo il fatidico “Mi piace”, hanno retwittato news sulla vostra idea imprenditoriale, vi hanno fatto le congratulazioni per il nuovo lavoro e… adesso?

Adesso, se volete davvero investire sui social media, è il momento di pensare ad un po’ di advertising.

1. Definire gli obiettivi per il social advertising

Prima di tutto, definire gli obiettivi. Le Key Performance Index (K.P.I.), gli indicatori di prestazione, sono frutto di un’analisi top-down a partire dalle necessità del management (voi!) o dalla risoluzione di uno specifico problema. Non si parte da un social network, ma da un obiettivo di comunicazione che deve essere raggiunto attraverso i canali più appropriati.

“Voglio più fan” non è un K.P.I. Quello di cui parliamo sono dati certi, misurabili: click, reach, CPC, condivisioni, visite ad una pagina nel sito, download di un’app, bounce rate e chi più ne ha più ne misuri!

Gli strumenti di analytics non mancano, siano essi direttamente messi a disposizione dai social network o forniti da programmi specializzati. Imparate a tenerli d’occhio per capire quale indice risponde alle vostre necessità e se la vostra permanenza nei social network è solo un costo o un buon investimento.

2. Il giardino del vicino

“Certo – direte voi – ma io sono appena arrivato: come faccio ad orientarmi nel social advertising?”.

Tra le risorse gratuite da tenere sott’occhio, ricordatevi i blog di settore, soprattutto quelli degli esperti: andate a dare un’occhiata a quelli dei docenti della Ninja Academy! Non sottovalutate le pagine dei vostri concorrenti, perché l’analisi di benchmark l’avete fatta, vero? Bene, se avete i nomi, andate a dare un’occhiata ai loro piani editoriali o alle loro strategie di lead generation e verificate se adottano modelli implementabili (e migliorabili!) nella vostra azienda.

Infine, i report condotti da società specializzate come il Salesforce Marketing Cloud Social Advertising Benchmark Report o il Digital, Social and Mobile in 2015.

3. App…rofittatene

A questo punto avrete intuito che i social network offrono una buona varietà di indici per misurare l’efficacia delle vostre campagne. Uno strumento decisamente attuale, soprattutto per le startup, è la possibilità che Facebook e Twitter offrono di controllare quanti utenti hanno scaricato la vostra app.

Approfittatene per offrire loro un’esperienza gratificante e proficua, poiché le app sono il nuovo spazio virtuale privato delle aziende: fate in modo che esso sia lo specchio delle vostre eccellenze e un nodo adeguatamente connesso alla vostra rete comunicativa. Ma non fermatevi!

Attraverso ad mirati potete mandare gli utenti in zone specifiche della vostra app, creare engagement, sfruttare le liste di clienti che avete stilato tramite altri canali comunicativi e aumentare l’engagement. Date un’occhiata a Facebook SDK e Custom Audience Targeting.

4. Don’t fear the dark side

A proposito di uso intelligente delle feature dei social: conoscete i Dark Post di Facebook? Sono post creati appositamente per essere promossi tramite Facebook Ads, che però non vengono resi pubblici sulla sua pagina, ossia rimangono invisibili per gli utenti che non ne costituiscono il target.

La loro utilità si manifesta appieno quando allestite comunicazioni lievemente differenti per diversi tipi di target o effettuate dei test su vari post simili tra loro: grazie ai Dark Post non riempirete la vostra pagina con contenuti ripetitivi, annoiando i vostri fan. Per realizzarli dovete ricorrere al Power Editor.

5. Le dimensioni contano

E anche il colore! Piano con la malizia e focalizzatevi sulle immagini che corredano i vostri contenuti: un buon supporto visivo è ciò che attira l’occhio, spesso ancor prima del titolo, perché quest’ultimo è frutto di un codice, l’alfabeto, mentre forme e colori sono qualcosa che possono emozionare immediatamente, senza filtri.

A proposito: scegliete immagini accattivanti per le anteprime, cercatene di attinenti all’argomento che state trattando e/o al tone of voice dell’azienda, e limitate la post-produzione per non produrre effetti banali o inguardabili.

LEGGI ANCHE: Dimensioni immagini social: istruzioni per l’uso [INFOGRAFICA]

Non abbiate remore ad investire in un aiuto professionale per la grafica, perché essa è l’abito con cui vi presentate. Ne vale la pena? Date un’occhiata a questa news dell’Expo 2015e decidete voi il valore della visual experience.

6. A/B test

Pilastri del social advertising, gli A/B test sono esperimenti controllati, condotti proponendo ad un target due versioni di un medesimo contenuto che si differenzino per un’unica variabile: l’headline, l’immagine di anteprima, il colore di un bottone virtuale.

Questi test servono ad ottimizzare i risultati delle campagne, lanciando più versioni dello stesso messaggio, per poi mandare avanti solo quella che otterrà i risultati migliori. Testare è fondamentale, ma valutate bene quanto sia il caso di rompervi la testa su ogni dettaglio.

7. Date dati

Una volta che iniziate ad avere dati, usateli! I first party data sono la base per valorizzare la vostra rete di contatti. Avete indetto un webinar? Create un gruppo o contattate gli iscritti via Facebook. Hanno scaricato il vostro e-book? Spingete per avere un feedback via mail.   Siti come questo forniscono utili tool a pagamento per redigere liste di utenti, creare sinergie tra i vari canali di comunicazione online e ottimizzare l’organizzazione aziendale. Oltre a questo, gratuitamente, bene illustrano la necessità di accompagnare il cliente in un viaggio che lo porterà sempre più in basso nel connection funnel, ossia sempre più vicini ad un acquisto soddisfatto che genera fidelizzazione. Qualcuno ha detto lead generation? Ha detto bene.

8. Internet of things

Gli ultimi tre suggerimenti arrivano direttamente dall’infografica di Google sulle tendenze digitali per il 2015.

Big G ci segnala innanzitutto la crescita vertiginosa delle ricerche relative agli “oggetti connessi”, mediamente triplicate nel corso degli ultimi 12 mesi: wereable tech, smart TV e smart lightbulbs sono solo alcuni esempi. Quanti di voi hanno avuto un’idea imprenditoriale che segue il trend degli smart device?

Ad ogni modo, valutate se l’enorme mole di dati generata da questo tipo di apparecchiature può interessare il vostro business e il vostro social advertising, cercando eventualmente di offrire ai clienti un’esperienza gratificante e personalizzata.

9. La donna è mobile

E l’uomo anche. Almeno questo è quello che dicono i dati del colosso di Mountain View, parlando di Internet of Me. Gli smartphone diventeranno veri e propri telecomandi virtuali, centri nevralgici delle esperienze digitali delle persone.

Per fregiarsi dell’etichetta Mobile Friendly il vostro sito deve essere responsive, con contenuti adattabili, link distanziati e testi leggibili. A questo tipo di pagine devono mandare i vostri annunci, se volete mantenere un CTR  (click-through-rate, percentuale di click) alto. L’avete fatto il test di compatibilità?

10. Meglio un uovo oggi

L’ultimo dato fornitoci da Google racconta della possibilità che tutti abbiamo di ottenere immediatamente quello che vogliamo: informazioni, intrattenimento, assistenza. Perfino digitare sta diventando obsoleto, dato che molti dispositivi prevedono ricerche e messaggistica attivabili vocalmente.

Tenetelo in debito conto quando realizzate una campagna pubblicitaria online: tempus fugit, i clienti potrebbero rispondere subito, richiedendo un feedback altrettanto immediato, che dovete essere in grado di fornire.

Google+: a cosa serve? Risponde Claudio Gagliardini [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

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Sappiamo che molti di voi si stanno ancora chiedendo come si può utilizzare Google+ per il business. Claudio Gagliardini, docente del Master Online in Social Media Marketing della Ninja Academy, ci racconta quale opportunità ci riserva questo canale.

1. La domanda che ti aspetti: c’è qualcuno su Google+?

Su Google+ c’è più vita che in discoteca al sabato sera, ma la maggior parte degli utenti si diverte nei privè, piuttosto che in pista; frequentano community in funzione dei loro interessi, seguono gli argomenti e gli hashtag che preferiscono e interagiscono soltanto con chi è bravo a farsi notare e a scrivere di argomenti interessanti e ben targettizzati.

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2. Non ho mai messo piede su Google+, qual è la differenza tra profilo, cerchie e community?

Il profilo è l’account utente, da non confondere con le pagine aziendali e con le pagine locali, entrambe disponibili su G+ attraverso la dashboard Google My Business.

Le cerchie sono le liste di utenti che ciascuno crea per interagire con altri utenti in funzione dei loro interessi e delle loro competenze.

Le community, infine, sono gruppi di utenti che condividono gli stessi interessi, dai quali possono emergere utenti che andremo ad inserire nelle nostre cerchie, oltre che sulla community stessa.

3. Come posso utilizzare Google+ per il mio Business?

L’introduzione di Google My Business ha messo ordine nella gestione delle pagine aziendali e locali, che già esistevano ma che non erano ancora state dotate di una loro dashboard.

Creare una pagina consente di selezionare un target, creando cerchie come fanno gli utenti e di partecipare o creare community, per ascoltare le conversazioni che ci interessano e trovare nuovi utenti con cui interagire.

Google+ fa bene sia alle aziende locali che a quelle a più ampio respiro, perché consente di creare una propria audience e di segmentare il pubblico.

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4. Posso usare Google Hangout per comunicare con il mio pubblico, e non solamente con il mio amico di Università che è andato a vivere a Londra?

Certo, gli hangout di G+ (videoritrovi) sono adatti sia ai singoli utenti che alle aziende, che addirittura possono trasmetterli in diretta sul proprio canale YouTube.

Ad un hangout è possibile aggiungere fino a 10 persone contemporaneamente, in video conferenza da PC, tablet o smartphone; condividere documenti, guardare assieme video o presentazioni e conversare in tempo reale.

Gli hangout sono uno strumento potente e versatile, ottimo per alimentare il canale video di un’azienda e per interagire con esperti del settore, blogger, clienti, addetti ai lavori e partner.

5. Qual è il vantaggio più grande che possiamo trarre dall’utilizzo di Google+?

La segmentazione del pubblico e la possibilità di indirizzare sempre il messaggio giusto verso il target giusto, ottenendo l’attenzione anche di utenti che non ci conoscono e che non hanno mai interagito con noi.

La forza di G+ è insita nel suo ragionare da motore di ricerca, piuttosto che da social network, lasciando ampio spazio ad un’interazione che va ben oltre gli standard sin qui resi disponibili dagli altri canali (amicizia, following).

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6. Come e perché un post pubblicato su Google+ può ottenere una grande visibilità e un forte impatto sui motori di ricerca?

Quello che posto in forma pubblica su G+ è indicizzato dal motore di ricerca e mostrato agli utenti loggati, quando fanno delle ricerche su Google Search.

Se siamo bravi a usare G+, esso può rappresentare un ottimo trampolino per i nostri contenuti; i post su G+ possono rappresentare, in un certo senso, delle ottime “landing page” per chiavi con le quali fatichiamo ad emergere, con i nostri siti o con i nostri blog. Inoltre, +1, condivisioni e commenti rappresentano social signals cui Google attribuisce importanza, in termini di posizionamento e possono aiutarci a migliorare la nostra visibilità e la nostra capacità attrattiva.

LEGGI LE ALTRE INTERVISTE AI 13 SUPEREROI DEL MASTER NINJA ACADEMY:

Come portare i Social Media in azienda? La parola a Filippo Giotto

Admoji: ecco le emoji per ogni situazione d'agenzia creativa

Cosa dico ai miei quando mi chiedono cosa faccio. - La loro faccia dopo.

Chiunque lavori in un’agenzia creativa sa bene che la vita al suo interno è spesso riconducibile a una moltitudine di luoghi comuni. Gli basterà, infatti, parlare con qualsiasi collega da qualunque parte del globo per rendersi conto che i loghi non sono mai abbastanza grandi, che i clienti sono geneticamente programmati per farli impazzire, che i brief (quando esistono) sono quasi sempre indecifrabili e che la maggior parte degli inglesismi design-chic-on-top sono inseriti nelle e-mail probabilmente tirando i dadi.

Controllo delle email.

Insomma, tutto il mondo è paese, e il mondo pubblicitario più che mai: nascono così le Admoji, un progetto del copywriter Scott Wolf che dà un volto ai luoghi comuni della vita d’agenzia integrando le popolarissime emoji con didascalie che efficacemente le reinterpretano in chiave sarcastica, riproponendo quelle situazioni d’agenzia in cui è praticamente impossibile per un creativo non identificarsi.

Le Admoji sono tante e in continua evoluzione: eccovi dunque una ghiotta selezione che rivoluzionerà il vostro modo di chattare con i colleghi!

Chi può restare fino a tardi stasera? - Ordineremo la cena.

Dopo il 12° giro di modifiche del cliente.

Il cliente boccia una sola idea.

Possiamo fare il logo più grande?

Nessuna modifica.

Quale riunione questa mattina?

Non abbiamo budget.

Quando il brief cambia dopo una settimana e poi torna alla versione originale la settimana dopo.

Lavoro da casa.

Quando sei dietro il direttore creativo che sta chiedendo al tuo collega se potete lavorare per il weekend.

L'unico creativo dell'agenzia che si veste in modo stravagante senza alcun motivo.

Quattro idee su cinque che tu ami ma sono troppo dispendiose.

No, questa non ve la traduco 😀

Content Marketing: ecco perchè fa bene alla tua azienda

Content Marketing azienda

Che il marketing moderno sia dinamico ed innovativo non è di certo una novità, ma capire come sfruttare le potenzialità che il mercato offre può rivelarsi una mossa vincente, che tutte le aziende ed i digital marketer dovrebbero saper cogliere.

I media che usiamo per comunicare con i clienti cambiano frequentemente ed inaspettatamente, per tali motivi è necessario adattarsi ad essi, generando contenuti di qualità, ed inevitabilmente valore.

Ma che cos’è il Content Marketing?

cos'è il Content marketing

È la strategia che prevede la creazione e la condivisione di contenuti rilevanti e di qualità al fine di attrarre, coinvolgere, acquisire e fidelizzare la propria target audience, attuale e potenziale.

L’idea alla base del content marketing è tanto semplice quanto efficace: trasmettere informazioni di alta qualità, pertinenti e di valore per clienti e prospect. Fare in modo che questi associno brand e/o prodotto ad un’effettiva esigenza.

seo e Content Marketing
LEGGI ANCHE: Influencer nel social media marketing: come sceglierli e soprattutto come coinvolgerli

Ma cosa succede quando un marketer percepisce la necessità di contenuti di marketing, ma non ha il potere decisionale per la sua attuazione? Ecco dei consigli che permetteranno al vostro capo, di capire cos’è il Content Marketing e quali vantaggi può portare.

Non parleremo di teorie o modelli, ma di spunti di riflessione e discussione da condividere con il vostro superiore.

1. Il Content Marketing è un segmento in rapida crescita

È il settore che più sta crescendo, soprattutto nell’ambito delle relazioni B2B; proprio nel prossimo anno il 45% delle aziende prevede di assumere specialisti di Social e Digital; e 9 su 10 aziende B2B creano già contenuti di marketing. Sarà forse un segno?

Beh, forse, i vostri concorrenti stanno già utilizzando contenuti di qualità o prevedono di farlo. Voi cosa volete fare? Aspettare? Stare a guardare? O cos’altro?

2. La qualità dei contenuti riduce i costi

Ebbene si, non ci crederete ma la commercializzazione dei contenuti di marketing costa il 62% in meno rispetto al marketing tradizionale e generano ricavi, 3 volte, superiori.

qualità contenuti

3. Il Content Marketing facilita il processo di acquisto

Ovviamente questo si traduce in un aumento delle vendite; infatti, se si costruisce una strategia di contenuti di marketing, ci sarà un forte impatto sulle decisioni di acquisto sin dall’inizio del processo.
Non a caso, per circa il 57% degli acquirenti vi è un lungo processo d’acquisto, dove solo l’ultimo tassello è quello delle vendite.

4. Non è solo per le aziende B2C

Sono proprio le aziende B2B che dimostrano grandi contenuti; non a caso è il settore più in crescita.
I manager di marketing delle B2B stanno spendendo il 33% del loro budget in content marketing, che fino al 2013 era del 23%.

Pensate ancora che il contenuto di qualità non sia rilevante per la vostra azienda? Le aziende più competitive stanno investendo in una varietà di contenuti per guidare le loro attività e renderle più innovative.

Tu sei pronto per ‘rinnovarti’ o vuoi attaccarti a tutti i costi al marketing tradizionale? Per meglio intenderci, vuoi essere ‘rock’ o vuoi rimanere ‘lento’?