Stress e lavoro, l’esperienza lavorativa raccontata dai lavoratori

Il lavoro, anche quando c’è, può essere causa di stress. Nessuna carriera infatti può dirsene totalmente priva e in alcuni casi stress e lavoro diventano addirittura sinonimi. Le responsabilità che si assumono sul luogo di lavoro portano a una sfida verso se stessi, a cercare di superare gli ostacoli e le proprie barriere personali. Ovviamente non tutti i lavori presentano la stessa dose di stress: alcuni lo sono meno rispetto ad altri semplicemente perché quando si ama quello che si fa, lavorare non diventa più un peso.

Ogni mestiere è impegnativo e pesante a suo modo e nonostante la passione e l’amore verso il proprio lavoro, questo può risultare stressante sotto diversi punti di vista. Un lavoro in un ambiente di ufficio, ad esempio, può essere più o meno stressante di un lavoro all’esterno, come è indubbio che chi svolge un lavoro dal quale dipendono vite umane è decisamente più stressato rispetto ad uno scrittore di romanzi o una decoratrice.

Leggi anche: 12 mosse per contrastare lo stress

Da anni ormai si cerca di individuare e classificare i lavori che vengono ritenuti più stressanti dalle stesse persone che li svolgono. CareerCast’s ha recentemente pubblicato l’elenco delle professioni più stressanti in America, tenendo presente ben 11 parametri di misurazione di stress: quantità di viaggi, mancanza di potenziale di crescita, scadenze rigorose, contatto con il pubblico, competitività, sforzi fisici, condizioni ambientali, quantità di rischi, pressione dei ritmi di lavoro, possibilità di mettere a rischio la propria vita, possibilità di pericolo per la vita degli altri.

Ecco le cinque esperienze di lavoratori che svolgono i cinque lavori più stressanti del 2014.

Il pilota

Il lavoro che occupa una delle prime posizioni in classifica è il pilota di aereo d’emergenza. Da sempre considerato il sogno di molto bambini, fare il pilota sta diventando un mestiere sempre meno appetibile visto l’aumento delle tratte aeree e dei voli a basso costo. Doug McCallum, pilota d’aereo d’emergenza, è una vera e propria ambulanza con le ali. La paura e l’eccitazione fanno da protagonisti nel momento in cui ci si trova a trasportare qualche malato e la capacità di rimanere impassibile, nonostante le difficoltà e gli imprevisti, è il motore guida di questo lavoro. Avere la mente lucida, riuscire a prendere la decisione giusta è fondamentale per non commettere errori. D’altronde anche i piloti sono essere umani e in questo caso stress e lavoro vanno davvero a braccetto.

L’ufficiale di polizia

Il poliziotto rientra certamente tra i mestieri più nobili se si considera che comporta orari, responsabilità ed imprevedibilità che solo in pochi riescono a sostenere. È di questo parere il sergente Sean Whitcomb del Dipartimento di Polizia di Seattle: “La vita di un poliziotto è imprevedibile: non sai mai cosa sta per accadere. Non sai quando stai per essere chiamato, o quello che ti verrà chiesto”. A suo parere le persone spesso non si rendono conto della quantità di responsabilità che una figura come quella del poliziotto deve assumersi e della sua capacità di reagire prontamente in qualsiasi situazione. Ma nonostante questo “essere un poliziotto è una collezione assolutamente memorabile di esperienze”.

Organizzatrice di eventi

Emma Dahl, organizzatrice di eventi per Persone Net, dichiara che: “L’evento reale è la parte facile. La pianificazione è la più stressante”. Gli eventi negli ultimi anni hanno sempre di più assunto una valenza comunicativa rilevante, che permette soprattutto un contatto face to face con il pubblico. La creazione e produzione di eventi a carattere commerciale in costante crescita, è divenuta una delle leve strategiche e operative che è necessario applicare nell’ambito della comunicazione integrata nello sviluppo di qualsiasi piano di comunicazione.
Prevedere l’imprevedibile, ecco cosa un buon organizzatore di eventi deve saper fare: saper gestire ogni imprevisto e saperlo adattare nel tempo e modo più breve possibile e più efficace. In questo quadro essere affiancati da un giusto team aiuta sicuramente tantissimo a trovare la soluzione giusta.

Insegnante

Forse è una delle professioni lavorative che viene meno presa in considerazione, ma che in realtà presenta livelli di stress e di responsabilità altissimi. Si impara a fare l’insegnante solo nel corso degli anni e con l’esperienza, modificando e sviluppando il proprio metodo e adattandolo ogni volta alle esigenze di studenti sempre nuovi, in considerazione dei loro diversi livelli di apprendimento. È di questo parere Jenna Paplacyzk, insegnante di biologia all’Evanston Township High School. Jenna Paplacyzk sostiene che essere insegnati significa assumere diversi ruoli agli occhi dei ragazzi (mamma, modello, amico, mentore) e come insegnante non ci si può sottrarre al coinvolgimento fisico ed emotivo nella vita dei propri studenti.

PR Account Executive

Le pubbliche relazioni, abbrieviate in PR, sono quelle attività che hanno l’obiettivo di mettere in comunicazione istituzioni, aziende, persone, con l’utenza o clientela di riferimento. Riuscire a mantenere un’immagine positiva dell’azienda attraverso strategie ben precise ed essere in grado di gestire le criticità in modo efficace sono i requisiti indispensabili per essere considerati bravi in questo campo. Lo sa bene Brittany Stone, Senior Account Executive per ASTRSK PR, la quale sostiene che per essere brave in questo lavoro, non bisogna lasciar traccia del proprio operato, bensì imparare a stare nell’ombra “man behind the curtain”. Gestire e risolvere la realtà ma soprattutto comprendere il valore di quello che si sta facendo può fare la differenza in questo mondo fatto di apparenze.

“Come stimolare la creatività? Leo Burnett ricorre agli schiaffi”

“Il processo creativo ha avuto più impatto, potere, influenza e successo di qualsiasi altro processo nella storia. Tutte le arti, molte delle scienze, dell’architettura, della cultura popolare, e l’intera età tecnologica in cui stiamo vivendo esistono a causa della creatività.” Robert Fritz.

Dalla comunicazione al marketing, dalla moda al design, dalle slide ai negozi… puoi essere bravo, tecnico, puntuale, preciso ma tutto cambia se sei creativo. La domanda nasce spontanea: “Cosa vuol dire essere creativo?” La creatività non è solo talento, ma è un modo di agire.

Riguarda i concetti, le idee e l’ innovazione. Ma non c’è creazione senza spiegazione perché un’opera senza concetto non trasmette nulla, ragion per cui secondo questa logica la creatività non è qualcosa di esteticamente bello, ma qualcosa che sa rispondere a delle domande.

In molti pensano che la creatività sia un dono di pochi, ma è un errore in quanto tutti abbiamo la capacità di generare idee, perciò è una competenza accessibile a tutti. Ad ogni modo alcune persone sono più inclini al pensiero creativo, come altre sono portate per la matematica o per attività pratiche, tutti però possono sviluppare e potenziare la propria capacità di pensare esercitando i “muscoli delle idee”.
Il trucco sta nel sapere modellare il nostro modo di pensare, ecco alcuni consigli pratici:

1. Mente aperta o mente chiusa?

Avere la mente aperta o chiusa è una modalità di reazione affine allo stesso processo, ma una non esclude l’altra, anzi, la completa! Quando siamo rilassati la mente è aperta e perciò ci aiuta a sviluppare idee fantasiose, mentre quando siamo sotto pressione, o in situazioni di stress, la nostra mente è in modalità di chiusura, meno fantasiosa, “meno leggera” ma ad ogni modo uno stato prezioso perchè ci aiuta a pianificare, definire e fare chiarezza.

2. La creatività in gruppo o da soli

Oggi è un tema strategico perché, in tempi di complessità crescente, gran parte della produzione di ciò che è nuovo esula dalle competenze di un singolo. Il lavoro di gruppo è premiante se ci sono persone diverse per età, competenze, carattere e provenienza. Gruppi così sono forse più difficili da allineare su un obiettivo, ma d’altra parte sanno mettere in campo risorse più caratteristiche ed eterogenee.

Lo stesso risultato si può ottenere giocando con un’attività divertente: il Party Dinner, prima del brain-storming si crea una lista di personaggi immaginari, come Einstein, Da Vinci, Napoleone, Kennedy, Ogilvy, Goodfather… Ogni elemento del team si immergerà nel ruolo assegnato, per poi pensare e rispondere impersonificandolo. Questo esercizio rompe la routine ed incoraggia il cervello a pensare in una modalità diversa.

Se si è soli, e non si può avere confronto, uno stimolo eccezionale è l’esercizio fisico perché provoca la produzione di ormoni capaci di rilassare il cervello rendendolo più propenso all’apertura mentale. Passeggiare, nuotare o andare in bici aiuta a sentirsi meglio e quindi a pensare meglio!

3. Visualizzare le idee su un moodboard

Strumenti: carta, penne colorate, pennarelli, puntine, post-it, scotch e una parete bianca.
Processo: organizzare il materiale in base all’idea o ai gruppi di idee. Distribuire le idee assegnando un colore ad ogni concetto. Osservare il muro a distanza, definire le prime relazioni trai gruppi e all’interno dei gruppi stessi, trovare i collegamenti concettuali e tematici dopodiché sceglierli tra loro e/o unirli.

Se trovare uno spazio su un muro è un problema, possiamo approdare su Mural.ly, un muro digitale dove attaccare e spostare note, post it o altri documenti, creando persino gruppi di lavoro connessi da computer diversi, che interagiscono sullo stesso wall.

CASE STUDIO

Molte Agenzie ricorrono a una serie di tecniche per ispirare il team. DDB, ad esempio, afferma che la creatività del team aumenta leggendo i Tweets degli utenti che commentano i progetti, piattaforma che utilizzano come strumento chiave del loro lavoro.

Recentemente a colpire gli utenti è stato l’approccio, un pò aggressivo, di Leo Burnett che in uno spot, parodia, mostra con una serie di “Slapshot”(schiaffi in faccia) la strategia usata dall’Agenzia per ispirare il pensiero. “Lo slapshot prevede due fasi” spiega il narratore: “La fase uno fa bere un bicchierino di liquore. La fase due? Un’improvviso schiaffo al volto della vittima. Questo “shock” aiuta a rimuovere dal cervello ogni forma di stanchezza e a focalizzare le idee più interessanti”.

L’azienda californiana “think Parallax“, paga un extra ai propri dipendenti per andare in vacanza, in cambio, loro postano sul sito le foto e il racconto del viaggio. “Come agenzia creativa, il nostro compito è stimolare l’immaginazione dei dipendenti.” spiegano Jonathan e Guusje, titolari dell’agenzia. Per il momento, sono stati quattro i dipendenti-viaggiatori, nelle prossime settimane, partiranno altri sei impiegati, destinazione: ancora sconosciuta.

A conferma del fatto che possiamo schematizzarla, definirla, analizzarla in tutti i modi… ma la creatività, non conosce limiti.


Say it with a flower, il clown più triste del mondo per il nuovo spot Interflora

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Non smettere mai di provarci; dillo con un fiore. Questo è il messaggio incisivo che traspare dal nuovo spot targato Interflora. Malgrado il luogo comune del clown innamorato, ma la cui esistenza viene completamente ignorata dall’affascinante trapezista, l’agenzia Brandhouse di Copenhagen ha confezionato uno spot pubblicitario memorabile per Interflora. Continua a leggere

Secondo i dipendenti, Google è il miglior luogo dove lavorare nel 2015

Glassdoor ha rivelato la sua lista annuale dei “50 migliori luoghi di lavoro”, Google è stata premiata come migliore azienda. Eppure, quando per la prima volta venne creata questa famosa lista ( 2007 ), Google non si trovava tra i posti di spicco ma è riuscita lentamente a risalire la china passando dall’ottavo posto dello scorso anno, all’odierno primo posto.

La lista delle migliori cinquanta riflette un andamento inaspettato soprattutto per quel riguarda le aziende tech. Infatti tra le prime dieci non compare Twitter – a dire il vero neanche nella lista dei cinquanta-, segno che il social network site dei cinguettii ha ancora molto da imparare dai competitors su come far contenti i propri dipendenti in sede di lavoro. Le altre famose aziende leader del settore soffrono molto rispetto a Google. Facebook infatti si trova al tredicesimo posto, mentre Apple e Linkedin rispettivamente al posto ventidue e ventitré.

Il podio è completato da due aziende assolutamente fuori dall’ottica tech. Al secondo posto troviamo infatti Bain & Company, società leader nella consulenza strategica e organizzativa, mentre il terzo posto è andato a Nestlé Purina PetCare, azienda leader nella cura alimentare degli animali domestici. Quali sono i motivi reali per cui Google è il miglior luogo dove lavorare? Ecco cinque ragioni, tratte direttamente da Glassdoor:

Il lavoro che conta

I dipendenti di Google sono motivati dal fatto che credono che il loro lavoro abbia un impatto molto positivo sulla vita degli altri. Tutti i loro sforzi permettono a milioni di utenti di utilizzare le informazioni che vengono fornite per migliorare le loro vite.

Vantaggi per le famiglie

Un nuovo e notevole tema in casa Google è l’estensione del congedo di paternità retribuito, da sette a dodici settimane. Nuovi genitori potranno dunque chiedere un congedo di dodici settimane, mentre le donne continuano ad avere diritto a ben ventidue settimane di maternità retribuita.

Lavorare con collaboratori geniali

Un altro importante motivo per cui Google è il posto migliore dove lavorare viene dal fatto che l’azienda attrae alcuni dei migliori talenti e in generale i lavoratori migliori per collaborare insieme a loro. Si tratta di un tema molto interessante perché ci fa capire quanto possa essere motivante lavorare in un ambiente ricco di genialità e creatività.

Vantaggi smart in Google

Conosciamo tutti i vantaggi di lavorare in Google, non ultima la possibilità delle famiglie dei dipendenti di ricevere dopo la morte del defunto parente ancora una somma del loro stipendio.

Google non si ferma e continua a lavorare sui vantaggi smart per i suoi dipendenti, affinché siano soddisfatti e felici. Per fare un esempio, pensiamo che la coda massima per la mensa è calcolata al secondo, i dipendenti non devono aspettare più di 03:57 minuti esatti.

Opportunità di carriera senza pari

Consideriamo per un attimo di essere stanchi di lavorare al GooglePlex, (e sottolineano l’ipotesi) perché vorremo concentrarci su un altro tipo di carriera professionale. Cosa significa avere sul curriculum la voce: ex dipendente Google? Avere opportunità illimitate di carriera a prescindere dal tipo di mansione che si intenderà svolgere in futuro.

9 curiosità su Google che probabilmente non conosci

Il noto motore di ricerca di Google ci accompagna durante le nostre giornate, non a caso è il sito web più visitato al mondo, anche se Facebook gli sta dando non poco filo da torcere. La pagina web soddisfa le nostre ricerche, ma dietro il celebre motore si cela un’azienda, fondata 15 anni fa da Sergey Brin e Larry Page, che quotidianamente fa parlare di sé.

Le informazioni curiose su di essa non mancano e raccontano una storia di successi, insuccessi e tanti traguardi ancora da raggiungere. Ecco dunque alcuni fatti interessanti che, forse, non conoscete riguardanti Google.

#1 L’origine del nome “Google”

Il nome nasce in realtà da un gioco di parole: riprende infatti “il googol“, numero intero che si può esprimere come un 1 seguito da 100 zeri. Questo è stato scelto proprio per la volontà degli ideatori Brin e Page di progettare una quantità apparentemente infinita di informazioni sul web.  

#2 Un garage in affitto come sede aziendale

La sede di Google è stata per un certo periodo di tempo un garage, ma non di proprietà di Brin e Page. L’ospitalità fu infatti fornita dalla ormai famosa Susan Wojcicki che diede il proprio garage in fitto ai due imprenditori in erba, così da poter a sua volta pagare il mutuo della sua casa. Susan sarà poi l’impiegata numero 18 della società.

#3 Ogni impiegato di Google è identificato da un numero

Tutti gli impiegati di Google hanno un numero identificativo. Questo vale anche per Page e Brin che sono, rispettivamente, il numero 1 e 2.

#4 Non tutto è gratis al Googleplex

L’azienda è nota per i numerosi servizi gratuiti che offre ai propri dipendenti, presso il quartier generale di MountaineView, il Googleplex. Tra questi troviamo: colazione, pranzo, cena, palestra, area relax e finanche parrucchiere. Dall’altro lato, però, ci sono altri servizi che si pagano, ed anche caro. Qualche tempo fa fece discutere l’aumento del prezzo per il servizio “day care” dedicato ai bambini dei dipendenti: si calcola che il prezzo è aumentato da 33.000 dollari per bambino all’anno a ben 57.000 dollari.

#5 I talenti persi da Google e ceduti ai competitor

La società ha perso alcuni brillanti talenti del web e dell’imprenditoria, cedendoli di fatto ai suoi competitor. Tra questi Gideon Yu e Sheryl Sandberg (ora in Facebook), Marissa Mayer (ora in Yahoo) e Megan Smith – attuale Chief Technology Officer per il governo degli Stati Uniti.

#6 Gli eclatanti fallimenti di Google

Strano a dirsi, ma anche il colosso Google ha dovuto ammettere alcuni fallimenti commessi in passato. Tra tutti si ricordano il progetto Knol, che avrebbe dovuto dare filo da torcere a Wikipedia, il social network Orkut e le app Google Wave e Google Buzz.

#7 Google e il progetto sul genoma umano

Le aree di interesse della società sono vaste, tanto da aver creato un progetto denominato Baseline Study, attraverso il quale si raccoglieranno ed analizzeranno campioni biologici di 175 individui (che saranno poi seguiti da altre migliaia). Lo scopo  è quello di creare un database molecolare attraverso il quale cercare ed identificare biomarcatori.

#8 Google, un’azienda poco rosa e per soli bianchi?

Google è una società che conta più di 50.000 dipendenti. Di questi solo il 30% solo donne e solo il 5% sono ispanici o di colore.

#9 Google può leggere nella tua mente

Google può leggere nella tua mente fin dal 1 aprile 2000: basta andare sul link Google’s MentalPlex per scoprirlo. Peccato che, ovviamente, questo sia solo uno dei tanti pesci d’aprile sfornati da casa Mountain View!

MIB Digital Business Game 2015: il parere di Cesare Salvini, Marketing & Sales Director di Mercedes Benz Italia [INTERVISTA]

Avete sentito parlare del MIB Digital Business Game? Nel caso non sapeste di cosa parliamo, è una gara lanciata dal Mercedes Benz Italia per individuare il prossimo partner digitale che accompagni i brand del gruppo nei prossimi anni.
Un vero e proprio gioco aperto a tutte le agenzie (con più di 30 dipendenti e 3 milioni di fatturato nel 2013) dove la creatività dovrà diventare, letteralmente, funzionale a una meccanica di gioco.
Una gara, con in più un coefficiente di difficoltà aggiuntivo per i creativi che si troveranno catapultati in una sfida a colpi di presentazioni spettacolari, performance davanti alla telecamera e idee, in cui uno soltanto risulterà vincitore.

Un’idea per certi versi innovativa e coraggiosa, che non ha trovato però consensi in una parte degli operatori del settore: molti direttori creativi, planner, copywriter e social media manager hanno protestato nei confronti di Mercedes Benz, andando a definire l’operazione un’esasperazione delle già poco eque gare, in cui team di lavoro si trovano a lavorare il più delle volte senza garanzie e retribuzione svendendo idee e creatività.

Consci di toccare una tematica scottante, abbiamo pensato di cominciare ad analizzare il caso facendo qualche domanda a Cesare Salvini, Marketing & Sales Director di Mercedes Benz Italia, per capire quali fossero le intenzione dell’azienda e provando a costruirci un’opinione più oggettiva.


1) Da dove nasce l’idea del MIB Digital Business Game?

Il Digital Business Game nasce con una prima importantissima innovazione: per la prima volta sono le agenzie a candidarsi è non siamo noi a chiamarle. Vogliamo essere certi di entrare in contatto con quanto di meglio il mercato è in grado oggi di offrire e non conoscendo tutte le realtà abbiamo deciso di dare alle agenzie l’opportunità di farsi conoscere, in assoluta trasparenza.

2) Quali criteri, al di là di dipendenti e fatturato, reputate indispensabili nell’agenzia che vi seguirà?
Siamo alla ricerca di agenzie in grado di dare un reale valore strategico aggiunto alla nostra comunicazione digital e di supportarci nei quattro moduli indicati nel bando di gara: strategia e creatività, lead generation, social media marketing e strategia digital retail marketing.
I requisiti indicati nel bando confermano la serietà della gara, perché il budget è importante e richiede strutture in grado di rispondere a tutte le opportunità che verranno.

3) Rendere pubblico, durante il MIB Digital Business Game 2015, il processo di lavoro delle agenzie non rischia di banalizzare il loro sforzo creativo?
Non renderemo pubblico il processo di lavoro delle agenzie, ma racconteremo una nuova modalità di scelta dei nostri partner digital. Non crediamo sia una banalizzazione del loro sforzo, anzi vogliamo raccontare tutta la passione e la competenza delle agenzie che coinvolgeremo.

4) Nel bando di gara del MIB Digital Business Game si legge: “Ogni prova sarà filmata e verranno realizzate delle video puntate per ciascuna agenzia che saranno poi pubblicate sul sito.”. In altri termini, si può dire che trasformerete i progetti creativi in un video stile The Apprentice? E, in seconda battuta: quanto influirà sulle vostre scelte le opinioni del “pubblico” della rete?
In un’ottica di massima trasparenza abbiamo deciso di realizzare video con l’unico obiettivo di documentare un innovativo processo di selezione. Non è nostra intenzione né interesse rendere pubbliche presentazioni, brief, contenuti, idee e qualsiasi altro documento di lavoro. In ogni caso, chiederemo il consenso alle agenzie coinvolte.
Infine, non prevediamo un coinvolgimento attivo del pubblico della rete nella scelta.

5) Alcuni direttori creativi non hanno apprezzato l’idea di lanciare una digital business game che propone questi criteri: cosa rispondete a quei professionisti che ritengono il Digital Business Game un’attività poco corretta?
Ci auguriamo con questi approfondimenti di aver modificato la loro comprensione e quindi la loro opinione su questa attività.
Saremo comunque lieti di approfondire i temi che hanno sollevato, al di lá della gara.

Presto, amici lettori, cercheremo di mettere insieme anche qualche parere di creativi pro e contro il MIB Digital Business Game 2015. Intanto, ci lasciate un vostro parere?

Make an Offer: la nuova funzione di Amazon

‘Make an Offer': la nuova funzione di Amazon

Amazon, il gigante dell’e-commerce, continua ad estendere la propria piattaforma di vendita online; e questa volta, aumenta la propria competitività, introducendo e sviluppando una nuova funzione: ‘Make an Offer’.

È opportuno sottolineare che non è, assolutamente, un formato asta, ma un nuovo modello di pricing flessibile per i venditori di opere d’arte e di oggetti da collezione. È un’opzione, sviluppata per gli USA e che permette ai potenziali acquirenti di contattare i venditori, di oltre 150.000 oggetti. Tuttavia, Amazon prevede di implementare la funzione per un numero crescente di categorie di prodotti.

Make an Offer: la nuova funzione di Amazon
LEGGI ANCHE: 6 motivi per cui l’eCommerce non può fare a meno di un blog

‘Make an offer’ vuole trasformare un mercato online in un mercato vero e proprio, dove venditori ed acquirenti contrattano e negoziano; questa nuova opzione nasce da una necessità.

Peter Faricy, Vice Presidente e General Manager per Amazon Marketplace, in un comunicato, ha spiegato che da un recente sondaggio, fatto sui propri venditori, quasi la metà degli intervistati ha dichiarato che la capacità di negoziare i prezzi con i clienti sarebbe importante per aumentare le vendite su Amazon.

‘Fai un’offerta’ fornisce tale funzionalità e permette ai clienti di sentirsi maggiormente sicuri.

La novità risiede nel fatto che, al momento, le trattative sono disponibili su eBay, ma con il sistema delle aste svolte in forma pubblica e che tendono al rialzo, mentre il colosso della vendita online introduce una nuova modalità che avviene in forma privata, permettendo una vera negoziazione tra le parti.

make an offer: la nuova funzione di Amazon

Il meccanismo è semplice: una volta effettuato l’accesso all’account di Amazon, gli utenti con questa nuova funzionalità possono semplicemente cliccare sul tasto ‘Make an Offer’, e inserire la loro offerta. A questo punto, il venditore ha 72 ore per accettare, rifiutare, o effettuare una contro offerta; nell’ipotesi in cui ci sia una contro offerta l’acquirente potenziale ha anche 72 ore per rispondere.

Una funzione innovativa data da due concetti fondamentali: innovazione e differenziazione, che devono essere sviluppati, soprattutto, in un contesto dinamico come quello online.

Apple, famiglia e musica: il perfetto mix natalizio per emozionarci ancora [VIDEO]

Apple, famiglia e musica: il perfetto mix natalizio per emozionarci ancora [VIDEO]

Apple sa come costruire tecnologia che le persone possano amare, ma sa anche come raccontarla magistralmente. “The Song”, l’ultimo spot natalizio rilasciato dall’azienda, ne è l’ennesima prova.

Ricordate l’ad dello scorso anno, “Misunderstood“? Gli elementi della storia sono più o meno gli stessi, e garantiscono ancora una volta forte emozione: da una parte la tecnologia, dall’altra i rapporti umani, familiari in particolare.

Una giovane ragazza ritrova un vecchio vinile sul quale la nonna, molti anni prima, costretta a trascorrere il Natale lontano dal marito registrò per lui un messaggio vocale e la sua più dolce versione di un brano dal titolo “Our Love Is Here to Stay“.

Commossa dalla scoperta, la ragazza decide di usare la sua chitarra e il suo portatile per digitalizzare l’audio e fare una sorpresa che la nonna non dimenticherà.

Apple, famiglia e musica: il perfetto mix natalizio per emozionarci ancora [VIDEO]

Apple, famiglia e musica: il perfetto mix natalizio per emozionarci ancora [VIDEO]

Apple, famiglia e musica: il perfetto mix natalizio per emozionarci ancora [VIDEO]

Apple, famiglia e musica: il perfetto mix natalizio per emozionarci ancora [VIDEO]

Apple, che rilascia il suo spot natalizio con netto ritardo rispetto a tutti i grandi brand, punta tutto sull’emozione e si presenta, prima che come oggetto del desiderio, come aiutante, stimolando fantasia e desiderio di creare.

Cosa ne pensate?

Facebook: il 2014 in rassegna e tante novità

Tra gli ingredienti del successo di Mark Zuckerberg sicuramente possiamo mettere la sua determinazione. Come sappiamo, quando un anno volge al termine, è uso per il creatore di Facebook fare un buon proposito per quello successivo.L’obiettivo che si è dato ad esempio nel 2014 è stata la volontà di imparare a parlare fluentemente in cinese mandarino, soprattutto per comunicare con i genitori di sua moglie, Priscilla Chan. E come abbiamo visto un paio di mesi fa, durante un incontro con gli studenti della Tsinghua University di Pechino, si è prodigato a rispondere alle domande dei giovani curiosi usando la loro lingua madre.

Ed è proprio sulla base di questa grande capacità del CEO di Facebook che per il 2015 ci aspettiamo grandi novità anche per noi utenti della piattaforma. Infatti molte delle innovazioni presentate nel 2014 sono rimaste in fase di beta o sono in test solo negli Stati Uniti. Quello che ci auguriamo è la diffusione di questi potenti strumenti a livello globale: parliamo di Trending e di Graph Search, che recentemente hanno ricevuto grossi aggiornamenti.

Graph Search

Vi abbiamo già parlato di Graph Search, il potente strumento di ricerca di Facebook dedicato a fornire risultati sempre più precisi e personalizzati per ogni utente. Come ogni strumento in fase di beta, molte funzioni vengono implementate man mano che prosegue lo sviluppo. L’ultima novità, comunicata dalla Newsroom di Facebook, è la possibilità del motore di cercare anche all’interno dei post e dei link degli utenti. Se siete stati ad un concerto con un amico ma non ricordate quando, vi basterà cercare il suo nome e l’artista che siete andati a vedere; il sistema vi mostrerà i check-in, le fotografie e i post in cui siete stati taggati in quel momento. La novità al momento è disponibile solo per gli utenti con la piattaforma impostata in inglese americano, su desktop e iPhone.

Trending

Trending, invece, non è ancora arrivato in Italia. Ve ne abbiamo parlato proprio all’inizio dell’anno. Si tratta di una funzione che offre agli utenti uno sguardo personalizzato sugli argomenti di tendenza tra gli amici e nella loro zona. Mentre viene man mano affinato, la vera novità è che da poco funziona anche su mobile; purtroppo solo negli Stati Uniti e per utenti Android.

La informazioni saranno organizzate in cinque sezioni:

  1. Articoli” riporta i post di giornalisti e enti di informazione che stanno parlando dell’evento;
  2. In The Story” vi mostra i post di coloro che fanno parte dell’evento. Ad esempio quelli degli atleti che partecipano alle Olimpiadi;
  3. In “Amici e Gruppi” troverete i post degli utenti all’interno della vostra rete;
  4. Vicino alla Scena” contiene i post delle persone che vivono intorno al luogo dell’evento;
  5. Live Feed, infine, vi mostra le reazioni in tempo reale delle persone nel resto del mondo.

Le tendenze del 2014 su Facebook

Come fare dei buoni propositi per il nuovo anno senza prima tirare le somme dell’anno corrente? Anche Facebook è di questa idea e, come molte altre piattaforme di cui facciamo uso quotidianamente, come YouTube o Spotify, ha passato in rassegna gli eventi di maggior rilievo e ce li ha raccontati con un video.

Ecco, inoltre, i 10 topic di cui si è parlato di più intorno al mondo.

  1. Coppa del Mondo
  2. Virus dell’Ebola
  3. Elezioni in Brasile
  4. Robin Williams
  5. Ice Bucket Challenge
  6. Conflitti a Gaza
  7. Malaysia Airlines
  8. Super Bowl
  9. Michael Brown / Ferguson
  10. Olimpiadi invernali di Sochi

Purtroppo, molti degli argomenti di cui si è parlato di più riguardano alcuni dei problemi del mondo, ma dobbiamo anche ricordare la freschezza e l’ondata di donazioni portata dall’Ice Bucket Challenge: il gioco dedicato alla ricerca per la SLA è stato il trend dell’estate e ci ha regalato i sorrisi e la positività di cui ci sarebbe bisogno più spesso.

Con questi propositi ci aspettiamo grandi novità per il 2015, tant’è che Mark Zuckerberg sta anche iniziando a parlare di nuovi tasti da affiancare al “Mi Piace“, in modo che gli utenti possano esprimere sentimenti diversi nei confronti dei post. Come ha detto durante la sessione di Q&A di alcuni giorni fa, non si tratterà di un semplice “Non mi piace”, perché non vuole che la sua piattaforma veicoli sentimenti negativi che possono portare a conflitti.

Ma rimaniamo sintonizzati, d’altronde tutti questi propositi verranno realizzati al contrario dei nostri soliti che ogni fine anno ci promettiamo dieta e palestra.  😉

Veicolare il messaggio pubblicitario in maniera originale grazie alla stampa lenticolare

farsi notare

Natale si avvicina e farsi notare diventa sempre più difficile. Le strade si riempiono di billboard, poster, flyer, Babbo Natale, elfi e clown. Come catturare l’attenzione dell’osservatore e veicolare al meglio un messaggio pubblicitario? 

Per la campagna natalizia sulla presentazione della nuova tecnologia di connessione dati 4G, Vodafone ha scelto la stampa lenticolare. Si tratta di una tecnologia utilizzata per ottenere immagini che danno l’illusione della profondità o che cambiano a seconda degli angoli di vista.

L’azienda di telecomunicazioni si è affidata ad un effetto zoom lenticolare realizzato in H3D System per garantire la massima resa dell’effetto, nelle pensiline bus di IGP Decaux a Milano e Napoli e all’ingresso delle fermate della metropolitana di Milano con Global Outdoor. L’effetto zoom lenticolare permette alla modella rappresentata di andare incontro all’osservatore portando in dono un pacco pieno di smartphone di nuova generazione.

vodafone

Sempre più spesso le aziende che puntano sull’innovazione per differenziare i propri prodotti scelgono una tecnologia di stampa innovativa ed efficace come quella lenticolare per mostrare le peculiarità della loro offerta in maniera originale.

Un altro esempio è quello di Vileda che in Italia e all’estero ha utilizzato dei wobbler stampati con tecnologia lenticolare H3D System per il lancio della nuova tecnologia 100° Hot Spray senza fili.

Vileda La stampa lenticolare può essere utilizzata anche per i materiali cartacei: quante volte, camminando per strada, ci siamo ritrovati in mano un flyer che abbiamo buttato senza neanche dare uno sguardo?

Adidas per un importante evento con i propri clienti ha scelto di ridurre questo pericolo realizzando l’invito con la stampa lenticolare H3D System: l’effetto di cambio immagine che si realizza muovendo l’oggetto gli ha permesso di attirare  l’attenzione di chi lo riceve.

La cartolina promozionale acquisisce una nuova linfa vitale grazie agli effetti dinamici e 3D della stampa lenticolare.