iBeacon e Retail Marketing: in che modo la tecnologia Apple migliorerà l'esperienza di acquisto?

La scorsa settimana abbiamo introdotto la tecnologia iBeacon e abbiamo fatto un’analisi dei possibili utilizzi dello standard tech targato Apple. Oggi parliamo di quello che sembra l’habitat naturale degli iBeacon: il retail marketing.

Ci sono due aspetti da considerare per capire come gli iBeacon possono modificare l’esperienza d’acquisto in un negozio fisico e rivitalizzarla:

  • l’uso sempre più frequente dello smartphone o del tablet come shop assistant;
  • la necessità di “contrastare” l’ascesa dell’e-commerce.

Analizziamo entrambi i punti insieme, da una prospettiva che integra marketing e tecnologie digitali.

Lo smartphone come “assistente agli acquisti”

Se è vero, come abbiamo ipotizzato nell’articolo introduttivo agli iBeacon, che gli smartphone e i tablet sono diventati più di “semplici” dispositivi, ma estensioni corporee, non ci sorprende sapere che le persone li utilizzano all’interno dei negozi fisici come assistenti personali allo shopping: ben l’84% degli shoppers, secondo una ricerca di Google del 2013. Come possiamo intuire, andiamo oltre alla ricerca di informazioni “pre-acquisto”, magari a casa o poco prima di andare in negozio: parliamo di un uso specifico che avviene all’interno del negozio, un passo avanti rispetto al semplice “informarsi” prima di aprire il portafoglio.

Di conseguenza, è naturale pensare che gli iBeacon diventeranno presto una freccia all’arco dei dettaglianti: pensate a uno store che, tramite notifiche push, aiuti il cliente a identificare sconti, promozioni e il prodotto più adatto alle sue esigenze. Il negozio fisico quindi sostituirebbe la ricerca autonoma del cliente, migliorandone l’esperienza d’acquisto e rendendola preferibile all’e-commerce.

Parliamo di una formula che mescola proximity marketing, mobile marketing e marketing esperienziale, una pozione magica in grado di dare nuova linfa al retail marketing.

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L’e-commerce e l’effetto “showrooming” nel retail marketing

L’e-commerce, anche in Italia, è in crescita: le persone sono sempre più propense a dare fiducia agli store online, soprattutto se possono risparmiare. In effetti, una delle peggiori conseguenze per il retail marketing è l’effetto showrooming: il cliente entra nel negozio, si informa su ciò che gli interessa, magari prova il prodotto e poi lo compra online.

È chiaro come la tradizionale esperienza d’acquisto non basti più. Non basta più il rapporto confidenziale cliente-commerciante, seppur fondamentale; non basta più il visual merchandising; non basta più una customer care studiata e applicata con la massima cura.

Con gli iBeacon, considerati i bassi consumi e la facilità d’uso, la rivoluzione è già in atto.

iBeacon in salsa italica: l’esempio virtuoso di OVS

A differenza di quanto possiamo pensare, in Italia i primi esperimenti con iBeacon ci sono già. Parliamo per esempio di OVS: negli scorsi giorni la catena di abbigliamento di proprietà del gruppo Coin ha introdotto Connection Messagge, una piattaforma di prossimità che invierà agli smartphone nel raggio di 200 metri, dotati di app OVS, notifiche su prezzi, prodotti e coupon da spendere subito.

Potenzialità applicative infinite

Magari non proprio infinite, ma numerose sì. Pensiamo a un possibile intreccio fra iBeacon, retail marketing e gamification: ad esempio, una caccia al tesoro basata sugli elementi narrativi di un videogioco i cui indizi vengono rivelati dagli iBeacon.

E nelle prossime settimane parleremo (anche) di questo, all’interno del nuovo articolo dedicato alla tecnologia Apple: intanto godetevi questo breve video che spiega attraverso la forza delle immagini il futuro che attende il retail marketing.

Bright Future Speeches: la prima campagna Corporate di Unilever in TV

Dal 1930, anno dalla sua costituzione, Unilever non aveva mai lanciato una campagna in TV che parlasse esclusivamente a nome della casa madre. In passato, infatti. aveva privilegiato i diversi brand nel suo portfolio.

Dopotutto, c’è sempre una prima volta. Nel mese di novembre è andato in onda in diverse nazioni, tra cui Stati Uniti e UK, lo spot con cui la multinazionale anglo-olandese promuove l’iniziativa Project Sunlight in collaborazione con FeedingAmerica e Oxfam.

Il video vede le nuove generazioni di giovani attivisti ricevere l’eredità di leader dei diritti civili come Gandhi e Martin Luther King. I tempi son cambiati, e con loro anche le sfide che ci troviamo ad affrontare oggi. Quest’epoca ci porta davanti al paradosso in cui metà del mondo spreca cibo quando l’altra metà non ne ha e non può accedere a fonti di acqua pulita o servizi igienici basilari. Le sfide, dunque, sono cambiate e noi abbiamo bisogno di nuovi leader.

Unilever con questo progetto s’impegna a trasformare i sentimenti in azioni.

Il progetto ha già dato i suoi risultati: milioni di pasti sono stati donati attraverso Project Sunlight. Eppure ci chiediamo se siano solo gli scopi umanitari quelli che hanno mosso Unilever.

Di certo, la strategia punta ad aumentare l’awareness dei consumatori nei confronti della casa madre che sta dietro a brand come Dove, Knorr, Lipton, Sunsilk e molti altri. Negli ultimi anni non solo Unilever ha lanciato campagne corporate. Forse ricorderete la campagna P&G dedicata alle madri in occasione delle Olimpiadi. Ci chiediamo se qualcosa non stia cambiando, se il confine netto che c’è sempre stato tra casa madre e i suoi brand non stia diventando sempre più labile.

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La campagna corporate di Unilever punta sui valori di sostenibilità e vitalità e questo video centra in pieno il bersaglio. Marc Mathieu, Senior VP Marketing, ha affermato che mostrare i giovani leader di oggi è servito a promuovere quelli che sono i veri attivisti e catalizzatori del cambiamento. Ad esempio Kylee McCumber, una ragazza del Massachusetts che riesce ogni settimana a fornire pasti a 185 bambini. “Sono loro che ci ispirano: è possibile fare di più”.

Play Original: gamification come strategia di engagement per Original Marines

La comunicazione come gioco: negli ultimi anni abbiamo assistito a una svolta nella dimensione ludica dei nuovi media. Alle origini di questo fenomeno c’erano i giochi a premi nei programmi televisivi, oggi abbiamo i mash-up su Youtube. Dobbiamo partire dal presupposto che il gioco manifesta un comportamento sociale di molti esseri viventi, non solo gli esseri umani, attraverso il quale è possibile mettere in campo e sperimentare strategie, modelli di vita.

Ma quali sono gli assi fondamentali della dimensione ludica? In primo luogo è necessario realizzare una narrativa che funzioni, quindi anche nella gamification è fondamentale lo storytelling. Poi per valorizzare l’engagement è necessario proporre una sfida che stimoli il giocatore: un passatempo che richieda pochi minuti per essere appreso e tutta una vita per dedicarvisi.

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Infine, la soddisfazione derivante dal momento ludico viene evidenziata da due atteggiamenti sostanziali per la gamification relativa al business: l’attrazione, e quindi la ripetizione, e la condivisione.

Gamification di Original Marines

Da alcune settimane, una delle maggiori aziende italiane di abbigliamento per bambini e ragazzi ha intrapreso questa strategia: Original Marines.

L’iniziativa prevede la creazione di una piattaforma di gamification, #PlayOriginal, che si prefigge di premiare i clienti più interattivi e affezionati al brand. Applicando elementi di gioco al proprio business l’azienda ha avviato un’operazione che non solo ha come scopo quello di stimolare l’engagement e fidelizzare i clienti ma cerca di raggiungere nuovi consumatori al di fuori del bacino di quelli usuali.

Il motto della campagna è Più vivi Original, più vinci! Il coinvolgimento, non a caso, passa sempre con l’identificazione con i valori di marca.

Il concorso a premi

È iniziato il 6 ottobre e si concluderà il 6 febbraio 2015. Il procedimento è molto semplice: dopo essersi registrati bisogna condividere il proprio stile (chic, rock, classic e green). Si possono accumulare punti attraverso azioni online e offline: delle vere e proprie missioni speciali. Il cliente, non più passivo, è incentivato a utilizzare hashtag come #PlayOriginal e #BeOriginal, oppure a postare foto sui social.

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“#PlayOriginal rappresenta l’anno zero del digitale per Original Marines” commenta Domenico Romano, Direttore Marketing di Original Marines “#PlayOriginal non è solo la nostra risposta alla volontà di dare valore alle interazioni tra gli utenti e l’azienda ma segna l’inizio di una rivoluzione che trasformerà Original Marines da azienda al 100% analogica ad azienda in grado di regalare sviluppo, idee ed innovazioni digitali”.

“Non si tratta semplicemente di un gioco, la gamification, attraverso l’interattività e il divertimento, permette di raggiungere importanti obiettivi d’impresa come promuovere la fidelizzazione della clientela e motivare gli acquisti” aggiunge Davide Basile, CRM & Digital Marketing Specialist di Original Marines.

E i risultati?

Dopo solo un mese sembra che l’iniziativa stia funzionando bene. Le visualizzazioni dei due video di presentazione hanno superato la quota dei 45.000 e la piattaforma ha registrato più di 6000 iscrizioni. Inoltre sembrano incrementati i livelli di visibilità e interazione anche sui social e il traffico web sul sito aziendale.

Siamo curiosi di scoprire, al termine dell’iniziativa, quanto sarà cambiato l’atteggiamento dei clienti di Original Marines nei confronti dell’azienda che, per la prima volta, ha deciso di coinvolgerli in modo così incisivo.

Firefox festeggia i suoi 10 anni con "Choose Indipendent" [VIDEO]

Nell’era dei big data e dei grandi dibattiti sulla privacy degli utenti, Firefox ha realizzato un video in occasione del suo decimo compleanno rivendicando una scelta indipendente fatta a misura di utente.

Da 10 anni, infatti, Mozilla Firefox è il browser che ha scelto di essere indipendente per tutelare la privacy dei suoi utenti sparsi in tutto il mondo garantendo massima libertà e riservatezza.

Un’azienda fatta da migliaia di volontari che mettono a disposizione le proprie competenze per creare e mantenere “un’esperienza Internet che appartiene a tutti e non possiede nessuno, in cui le informazioni non sono comprate e vendute”…

Nel bellissimo video augurale l’invito è quello non solo di restare uniti ma di crescere invitando i propri amici a scegliere internet libero, affinché il fuoco acceso non si spenga mai.

E per i mozilliani doc è possibile condividere e ‘dichiarare la propria indipendenza’ sui social media scegliendo un’immagine su Google Drive e utilizzando gli hashtag #FX10 e #ChooseIndependent.

La nuova campagna Coca Cola: “Fai felice qualcuno e sarai felice anche tu!”

Manca poco più di un mese al Natale ed il colosso del Beverage non poteva mancare all’appello, sorprendendoci con una campagna, davvero, coi “fiocchi”. Da sempre Coca Cola dedica particolare attenzione alle feste natalizie, ricordandoci che la magia vissuta nei giorni del mese di Dicembre, può essere ancora più grande se condivisa; e quest’ anno ha deciso di stupirci con una bottiglia mai vista, in precedenza in Italia.

Dall’inizio di novembre e per tutto il periodo natalizio la storica etichetta nasconderà una sorpresa: perché se è vero che la felicità sta nelle piccole cose, anche un “Fiocco Magico” potrà contribuire a realizzarla. Felicità che viaggerà, anche on-line, con l’hashtag #FaiFeliceQualcuno.

Lo spot Coca Cola

Protagonista della comunicazione, on air dal 16 novembre, è lo stesso Babbo Natale, accompagnato dalla nuova bottiglia da 500ml in limited edition. Il commercial racconta in 30”, tra fiocchi di neve e sorrisi, un Santa Claus che invita tutti a far felice qualcuno, con dei semplici gesti, come quello di condividere una bottiglia, davvero speciale. Inoltre, il cortometraggio può essere visualizzato anche in un formato digitale da 60”, online dal 30 ottobre sino a Natale sui principali social network e YouTube.

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Coca-Cola è pronta a condividere il suo messaggio natalizio con uno spot che rispecchia appieno lo spirito di un’azienda che, da sempre, racconta i momenti semplici e il lato ottimista della vita di tutti i giorni – spiega Fabrizio Nucifora, direttore marketing di Coca-Cola Italia -. Con questo spirito nasce la nuova campagna di Natale che invita alla condivisione di un momento di felicità con i propri cari, nel periodo più magico dell’anno.

Il progetto Fiocco Magico sarà amplificato da una campagna integrata di marketing e comunicazione con attività di Brand PR, volte a coinvolgere varie tipologie di influencer.

Sicuramente, Coca Cola può vantare importanti campagne che diffondono l’allegria, che caratterizza le festività natalizie, questo è solo un ulteriore esempio che si aggiunge alla lunga lista. Inoltre, l’incentivo agli atti di bontà è in linea con la scelta di marketing globale: “Stappa la felicità!”.

Credits:

Agenzia Media: Mediacom

Agenzia Creativa & Digital: McCann

Agenzia PR: Cohn&Wolfe

App of the Week: Dengen Chronicles, il card game in stile manga

Gli appassionati di manga probabilmente lo conoscono già come gioco browser o per le sue versioni mobile per Windows e Android: finalmente Dengen Chronicles è disponibile da lunedì 17 novembre anche per gli utenti iOS sull’app store. Dengen Chronicles è un customizable card game  realizzato proprio in Italia dalla software house Mangatar: i customizable card game sono in sostanza i giochi in cui non soltanto collezioni carte ma puoi anche personalizzarle.

Se non conoscete i card game o, nella traduzione italiana, i giochi di carte collezionabili (GCC), probabilmente avete bisogno di una piccola premessa: i card game, oggi diffusi anche in versione online, sia browser che app, sono in sostanza giochi di carte in cui il giocatore costruisce il proprio mazzo utilizzando carte che può scambiare da altri giocatori o acquistare e che sono vendute in assortimento casuale. Il card game unisce il divertimento del collezionismo a quello appunto del gioco, dove per ogni GCC è previsto un regolamento di utilizzo delle carte.

Il primo gioco di carte collezionabili e anche il più diffuso è Magic: L’Adunanza creato da Richard Garfield e pubblicato nel 1993. Se ancora non avete ben compreso di cosa stiamo parlando e se Magic non vi dice ancora nulla, vi ricordiamo allora un altro gioco di carte molto diffuso, nato da un videogioco giapponese negli anni ’90 e conosciuto in Italia soprattutto per aver ispirato l’omonima serie di cartoni animati: parliamo di Pokémon Trading Card Game.

Ecco, ora forse la dinamica dei card game vi è più chiara, vero? Ora passiamo a spiegarvi la storia che sta dietro al gioco.

Dengen Chronicles: la storia

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Dengen Chronicles nasce nell’universo manga, di cui il team di Mangatar è già appassionato: infatti sempre della stessa casa sviluppatrice è anche il role playing game omonimo Mangatar Saga. La storia di Dengen Chronicles è quella che potete vedere nel trailer qui sopra: Kokoro, il cristallo di pura energia Dengen creato per garantire l’equilibrio tra i mondi, è stato distrutto e tra le diverse realtà regna il caos.

Quattro le principali famiglie in guerra che si sfidano per conquistare l’energia Dengen: Ninja, Fantasy, Robot e School.

Come si gioca

Ogni giocatore ha un mazzo iniziale di carte che sceglie tra le diverse famiglie di gioco: Ninja, Fantasy, School e Robot. Ogni carta rappresenta un guerriero e può essere personalizzata equipaggiando il guerriero con diversi accessori. Ogni guerriero è un omaggio ai manga più famosi: dai Cavalieri dello Zodiaco a Neon Genesis Evangelion, molti personaggi vi sembreranno davvero familiari!

Ogni giocatore si può scontare con gli altri giocatori online in due modalità, agguato e gioco tattico; mentre nell’agguato scegli di attaccare per primo, nel gioco tattico ti scontri con l’avversario in un tabellone composto da 6 slot su cui posizionerete le vostre carte. Dengen Chronicles ha molto da offrire: le dinamiche di gioco sono veloci e puoi escogitare nuove strategie d’attacco ogni volta.

C’è un enorme collezione di carte da collezionare, e la possibilità di giocare con gli avversari in tutto il mondo rende l’esperienza di gioco davvero molto poco prevedibile e dunque più divertente. Ovviamente gran parte del gioco si trascorre ad aspettare che l’avversario faccia la sua mossa, ma Dengen Chronicles permette di giocare contro più avversari contemporaneamente.

Dengen Chronicles è disponibile per Windows Phone, Android e iOS.

Se le Hogan si fanno “ribelli”

 

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale. La sua unità Streetness, omonima di questa rubrica, sostiene i migliori street artisti nel sistema dell’arte contemporanea e verso le imprese italiane e internazionali per produzioni innovative in edizione limitata.

(di Francesca Cartolano)

Ha deciso di rompere gli schemi ​affidandosi​ ​al​la creatività il marchio Hogan​:​ con la linea Rebel, dirompe senza rinunciare al gusto raffinato che da sempre contraddistingue il brand.La collezione Autunno – Inverno 2014/15 si presenta rinnovata da uno stile urban anticonformista e allo stesso tempo chic dal carattere inimitabile.

Il lavoro è tutto del grafico e calligrafo milanese Luca BEANONE Barcellona. Insegnante, viaggiatore, scopritore di nuovi mondi, aperto alle nuove esperienze e alle contaminazioni. Insomma: un artista a tutto tondo.

Come spiega nel video, nasce negli anni novanta writer, sapendo poi adattarsi e facendo tesoro della sua esperienza al mondo della calligrafia classica.Certo, appare improbabile collegare le tag all’ambiente austero della calligrafia classica, eppure Luca c’è riuscito, apportando la propria personale e ribelle creatività a un mondo fino ad allora chiuso al lettering della strada.

Innovando la calligrafia, rendendola più “contemporanea”, finanche nel mondo del digitale, Luca è riuscito a ricreare un nuovo modo di intendere l’arte in maniera eclettica, superandone i limiti. Hogan, all’interno di una visione aziendale che già provava a svecchiarsi e ad aprirsi a nuovi pubblici, ha saputo cogliere la tendenza, offrendosi come cliente in grado di adeguarsi alla sperimentazione, capace di accettare la sfida.

Il progetto Rebel Journey ha coinvolto oltre Luca tanti altri esponenti del mondo della cultura, molto diversi tra loro eppure accomunati dalla stessa inaspettata ribellione alle regole imposte​: ​crociati delle differenze, pronti a superare i propri limiti e, in qualche modo anche se stessi.
​Hogan ha centrato l’obiettivo, anche questa volta, avvicinandosi a un mondo – quello del graffiti writing – che, forse per preconcetti, era da considerare lontano e irraggiungibile.

Dopotutto non è la ribellione agli schemi imposti la leva che motiva ogni mente creativa?

Amazon.com lancerà un nuovo servizio di hotel – booking nel 2015

Amazon.com lancerà a breve un nuovo servizio di hotel-booking. La notizia è trapelata da un report di Skift. Il servizio, stando al report, riguarderà inizialmente soltanto alcuni hotel localizzati a poche ore di distanza da New York, Los Angeles e Seattle e sarà attivo dal primo gennaio 2015.

Gli hotel che sceglieranno la piattaforma Amazon come vetrina avranno la possibilità di inserire delle photogallery dell’impianto e ulteriori informazioni che ritengono necessarie, mentre Amazon avrà il ruolo di mediatore tra utenti e hotel, in cambio del suo ruolo otterrà un 15 % dei ricavi ad ogni singola transazione.

Sembrerebbe inoltre che Amazon stia studiando anche una strategia mirata per far vivere al meglio la vacanza dei propri clienti. Infatti le pagine degli hotel disponibili saranno compilate con informazioni aggiuntive sulle attrazioni della città assieme alle attività possibili delle quali i turisti potranno godere durante il loro soggiorno.

Si tratta indubbiamente di uno dei mercati online più competitivi in assoluto. Molti sono i siti specializzati nel booking, tra i quali il più noto è certamente booking.com, che ha alle spalle una lunga sfilza di clienti affezionati, ma dal canto suo Amazon può contare su un vastissimo numero di utenti/clienti che lo rendono molto attrattivo per tutti gli hotel e B&B intenzionati a creare un profilo da “venditore” con Amazon.

L’obiettivo primario è quello di creare un mercato per gli hotel che faticano a trovare clienti, e indubbiamente una sezione di alto profilo presente sulla piattaforma offrirebbe tale possibilità, sopratutto ad hotel indipendenti o B&B che non hanno quella potenza di marketing dei grandi albergatori, che anzi molto spesso hanno alle spalle una loro agenzia di viaggi online a completa disposizione.

Aspetteremo il 2015 per vedere se il team Amazon avrà avuto ragione, e se riuscirà a competere con le grandi potenze del hotel – booking online.

Don't Google it: l'adv per sconfessare Dr. Google

Googlare è da tempo entrato nella sezione neologismi della Treccani: googliamo strade, nomi, cerchiamo sinonimi. Ma da qualche anno a questa parte ha preso il via la pessima abitudine di googlare anche i sintomi, una pratica tanto stupida quanto pericolosa e malsana.

L’ipocondria è già sgradevole, figuriamoci se ad esempio digitando “giramento di testa e nausea“, quello che ti esce è “sintomi tipici di cancro al cervello“. In momenti di psicosi generale come questo non sarebbe difficile risultasse anche una placida diagnosi di “Ebola”. Peccato sia finito Dr. House altrimenti sarebbe potuto uscire anche “Lupus”.

Per ovviare a questo dilagare di cyber-medici autodidatti il sito belga di medicina gezondheid en wetenschap, in collaborazione con il governo fiammingo, ha deciso di sensibilizzare i suoi utenti con un video esilarante che di certo scoraggerà questa pratica infausta.

Ecco il video:

La campagna è stata creata dall’agenzia DDB di Brusselles e ha un nome eloquente: “Don’t Google It”, con la quale invita le persone ad avvalersi di fonti sicure … ad esempio un medico!

Il sito Belga non si è però limitato solo a questo; gezondheid en wetenschap ha infatti comprato spazi Google Adwords per i 100 sintomi più cliccati in modo tale che, chiunque faccia una ricerca online di questi, riceva come primo risultato il consiglio: “Non cercarlo su Google, consulta una fonte attendibile”.

Don’t google It from DDB Brussels on Vimeo.

La rivoluzione silenziosa di Facebook Places

Solo i più attenti tra di voi l’avranno notato.

Negli ultimi mesi Facebook Places si è profondamente rinnovato, rendendo più accattivante e alla moda un servizio che, quando fu lanciato nel 2011, appariva già vecchio e poco attraente.

Ci aiuta a capire meglio questa novità, uno dei tanti cervelli in fuga dal nostro Paese: Matteo Gamba, Product Manager e Social Media & Online Marketer per realtà importanti come Patience (una startup di E-Learning), Wimdu e Airbnb.

Matteo vive a Berlino da tre anni e qualche giorno fa ha raccontato sul suo sito questa silenziosa rivoluzione.

“È da inizio ottobre che ho iniziato a notare delle modifiche su Facebook Places; hanno lavorato su un sacco di aspetti diversi che adesso stanno confluendo tutti insieme”.

Sebbene questa funzione non possa ancora definirsi ultimata – motivo questo per cui non è ancora stata annunciata in pompa magna dalla grande F – sono evidenti alcune novità: un’immagine di copertina di grande effetto presa tra quelle scattate dagli utenti, la ricerca di attività divisa in 6 macro aree (ristoranti, bar, hotel, caffè, attrazioni pubbliche, arte e intrattenimento) e le recensioni degli utenti con commenti e stelline.

“Ognuna delle sei categorie ha uno spazio dedicato che include la migliore fotografia scelta dagli utenti, il nome del posto e la categoria, e info utili (numero di telefono, indirizzo, orari di apertura, prezzo medio, numero di recensioni, gradimento degli utenti e commento degli amici che ci sono stati)”.

Le recensioni dei nostri amici appaiono in bella vista, come gli strilli sulle copertine dei libri, e ci danno un’immediata sensazione di familiarità e di fiducia.

L’ambito naturale per il local discovery è però il mobile che, per ora, vede la feature Nearby ancora troppo nascosta all’interno di Facebook, con il risultato che, ad oggi, l’utilizzo principale che ne  viene fatto è solo per taggarsi in un posto o dire quale sia la nostra meta di viaggio.

Tutto bene, quindi? Non proprio!

Ci sono un po’ di imprecisioni e difetti che andranno sicuramente rivisti nei prossimi mesi.

“Il problema principale rispetto ad altri competitors”, ci spiega Matteo, “è l’attendibilità delle informazioni utilizzate. In Foursquare, ad esempio, c’è dietro una community strutturata di super users – di 3 diversi livelli – in cui le persone hanno diversi poteri di editing sui commenti e sul database”.

Su Facebook c’è qualcosa di analogo, ma con molta più imprecisione sia perché le segnalazioni fatte dagli utenti sono maggiori come numero, sia perché sono molto più confuse: avete presente quando qualcuno usa la localizzazione per dire “sono a casa mia”? ecco, informazioni come questa, non aiutano a creare un database efficiente!

L’altro aspetto da segnalare è quello della varietà delle informazioni presenti: se New York ha centinaia di migliaia di commenti, altri luoghi meno popolati e più remoti, lasciano a desiderare (e come al solito, in Italia si è sempre un passo indietro).

Inoltre, la maggior parte dei luoghi hanno dei proprietari delle pagine e, di conseguenza, gli editing che vengono fatti da terzi devono ricevere l’approvazione dai proprietari (che non sempre acconsentono, bloccando così la crescita del servizio).

Imprecisioni queste, che saranno sicuramente corrette, dato che l’obiettivo di Zuckerberg è evidentemente quello di trasformare Facebook nell’hub digitale della vostra vita privata, attraverso l’utilizzo di tanti prodotti separati che siano però legati l’uno all’altro dai dati e dall’esperienze condivise su Facebook.

 

E i competitors come reagiranno?

“Per ora Yelp, Foursquare e Trip advisor,  – anche se un po’ diverso – sono cresciuti grazie a Facebook che ha fornito loro la users base per crescere e Facebook ha costruito tutto il database di geolocalizzazione prendendolo anche dati da terzi, comprando Gowalla e dando disponibilità della propria PI per integrarsi con gli altri servizi”.

Fin ora quindi si è parlato di collaborazione, vedremo se nei prossimi mesi Facebook li accantonerà del tutto, come successo con Instagram che, fin quando è stato autonomo, utilizzava il database di Foursquare e in seguito all’acquisizione da parte di Mark Zuckerberg, ha iniziato a servirsi della geolocalizzazione fatta con Places.

Di certo Facebook approfitterà del periodo non felice di Foursqueare (che ha preso una direzione non apprezzata dagli utenti e non riesce a crescere economicamente) e limiterà l’utilizzo di Yelp al Regno Unito e alla Germania (dove è più popolare).

Insomma, prossimamente diventerà sempre più naturale usare Facebook per:

– capire in che locale andare a mangiare

– verificare il tragitto più veloce da percorrere

– consultare le recensioni (soprattutto quelle di amici)

– taggarsi una volta arrivati nel luogo prescelto

– fotografare le deliziose portate che ci verranno servite (con Instagram o rimanendo in Facebook)

– scrivere una recensione del locale

Con buona pace di tutte le altre app!