TEDxMatera: l’Ancient Future per Takoua Ben Mohamed [INTERVISTA]

In questi giorni abbiamo iniziato a conoscere più da vicino gli speaker che oggi interverranno al TEDxMatera, contribuendo all’interpretazione del tema “Ancient Future”, un ossimoro che vuole invitare alla lettura di un territorio, come quello della Basilicata, che è contemporaneamente antico e futuro. Così dopo Federico Ferrandina, Alex Giordano e Barbara Serra, la parola passa a Takoua Ben Mohamed, protagonista di una storia molto particolare che racconterà anche a Matera.

Chi è Takoua Ben Mohamed


Illustratrice tunisina nata a Douz e cresciuta a Roma. Collabora con Village Universel, Italiani+ e Near, e lavora come sceneggiatrice presso la produzione Big J Factory. Fin dall’adolescenza si è dedicata al graphic journalism, mettendo in mostra in diverse città italiane storie a fumetti su tematiche come l’infanzia sotto la dittatura di Ben Alì, la Primavera araba, pregiudizi e razzismo, diritti umani, con l’obiettivo di raccontare, attraverso le tavole, realtà a molti sconosciute. La sua storia è raccontata nel video realizzato dai giornalisti Antonella Andriuolo e Lorenzo Cinque, My name is Takoua.

Perché hai scelto di lavorare al graphic journalism?


“In questo lavoro ho ritrovato me stessa, il disegno è prima di tutto una passione, una passione che ho sempre avuto fin da piccola, disegnavo ovunque in qualsiasi situazione, in qualsiasi momento.. e oltre al disegno ci sono i cartoni e lo scrivere storie, sceneggiature, usare l’immaginazione… mi sempre riuscito bene… oltre alla passione, sono stata sempre attivista in varie associazioni e organizzazioni giovanili umanitarie e culturali tramite i quali ho conosciuto delle persone che vivono come me o che hanno vissuto una storia come la mia.. da li mi è venuta l’idea di studiare il fumetto da autodidatta e trasformare le storie che scrivevo in fumetto, immagine e parole nello stesso tempo.. un metodo di comunicazione molto efficace in cui il messaggio che si vuole trasmettere arriva sempre sia a livello grafico visivo che a parole… trasmettere con passione!”.

Quali sono i temi del tuo lavoro che ritieni più difficili da trattare?


“I temi che tratto molto spesso nelle mie pubblicazioni, oltre ad essere personali, sono tematiche politico-sociale, e a volte anche storico… come il tema delle dittature fino ad arrivare alla primavera araba, momenti storici che ho vissuto in prima persona con la mia famiglia durante gli anni 8090 fino ad oggi… i diritti umani nei paesi in guerra, soprattutto quando si tratta di bambini, tematiche che ho affrontato durante le mia attività di volontariato con le organizzazioni umanitarie, i pregiudizi e razzismo e la paura del diverso in generale, anche questo sono tematiche che ho vissuto in prima persona oltre a conoscere persone che le vivono tutti i giorni, sono una ragazza musulmana che porta il velo, oltre ad essere scura di pelle dopo l’11 settembre l’islam è stato strumentalizzato fin troppo a livello politico e chi ci rimette sono sempre la gente comune quella semplice che pensa solo ad essere gente di fedele e basta, e soprattutto le ragazze che portano uno dei simboli dell’islam in testa, cioè il velo! Il razzismo in generale, il razzismo esiste ovunque e ha mille punti di vista diversi, ho cominciato partendo da quello che mi rappresenta di più e voglio arrivare all’altro lato, cioè il razzismo all’incontrario!”.

In che modo il fumetto può diventare uno strumento d’integrazione?


“Beh, il fumetto è uno strumento d’integrazione, in realtà il fumetto non è italiano, è arrivato solo dopo in Italia portando con se tutta la sua cultura, e questa è integrazione, oggi può essere integrazione grazie alle storie e tematiche di cui tratta, può essere integrazione grazie a chi scrive quelle storie di cui tratta… i fumettisti qui in Italia non mancano, anzi, ma di fumettiste donne straniere musulmane che portano il velo e che trattano di tematiche importanti a livello sociale, politico e storico, credo che ce ne siano ben poche… questa è integrazione!”.

Credi che i social media infuenzino il suo lavoro? In che modo?


“Si certo, i social media influenzano molto il mio lavoro, ma in positivo, oltre a dare molta visibilità alle mie pubblicazioni ed arrivare ad un pubblico molto vasto, è anche un modo per arrivare più facilmente ai lettori, capire il lettore e le loro opinioni, il loro punto di vista, ed essere sempre in contatto con chi come me le vive le storie!”.

Ci puoi dare qualche anticipazione dell’intervento che terrai al TEDxMatera?


“Qualche anticipazione dell’intervento: il graphic journalism, relazione tra fumetto e realtà, come viene utilizzato come strumento di comunicazione narrativo giornalistico innovativo, realtà sociale e storia, tra passato e futuro”.

Storytelling aziendale, 3 strategie utili nei video

digital storytelling

Il pensiero narrativo ci permette di dare senso e significato a ciò che ci circonda: i nostri processi cognitivi tendono, cioè, ad interpretare tutto ciò di cui facciamo esperienza tramite strutture narrative. Ecco perché per i brand è molto importante costruire strategie di storytelling aziendale per entrare in connessione con le persone.

Tuttavia, costruire storie che possano intrigare, emozionare, divertire il pubblico, facendolo allo stesso tempo avvicinare empaticamente al brand, è un’operazione tutt’altro che meccanica.

Storytelling aziendale e narrazione d’impresa: 3 strategie da adottare per i branded video

Se qualche giorno fa vi abbiamo presentato diversi esempi di storytelling aziendale, oggi condividiamo con voi qualche utile consiglio per elaborare branded content di successo, in grado di emozionare lo spettatore e avvicinarlo al messaggio che vorreste comunicare.

1. Come inserire il brand all’interno della storia raccontata

La storia non deve mai essere cannibalizzata dal brand, quanto piuttosto servire da “ponte”, più o meno fedele alla realtà, per avvicinarsi agli spettatori, che devono essere condotti emotivamente alla scoperta della vostra azienda (o dell’ultimo prodotto o servizio, nel caso di marche già conosciute al pubblico).

Ciononostante, non si dovrebbe mai proporre una storia nella quale sia difficile capire il ruolo ricoperto dal brand (sia che esso sia effettivamente presente nei fatti raccontati o ci si riferisca ad esso, ad esempio, in forma metaforica): se lo spettatore può descrivere cosa succede nel video appena visto senza mai nominare il brand, è difficile che il vostro messaggio possa essere efficace.

2. Come rendere universale la storia

È inevitabile: le storie più attraenti ed emozionanti sono quelle nelle quali tutti ci rivediamo. Ecco perché è molto importante progettare storie replicabili, che risuonino nella mente e nel cuore di chi le ascolta o le guarda.

Fare della replicabilità l’esca narrativa del racconto stesso ci aiuta a rendere desiderabile la condivisione del contenuto da parte degli utenti online: se scrivere una bella storia è necessario, fare in modo che le persone ne parlino è fondamentale.

Avete visto, a questo proposito, gli spot si HBO GO? 😉

3. Come rendere verosimile uno storytelling

L’immagine di marca integra indissolubilmente aspettative e valori dei suoi consumatori: raccontare un servizio o un prodotto senza tenere conto di come esso si leghi alla vita di chi ne fa uso significa poco, emotivamente parlando.

Ecco perché, nel progettare un buon esempio di storytelling aziendale, si dovrebbe sempre integrare una verità umana con una verità di prodotto.

Le ultime campagne di P&G sono un perfetto esempio di questo approccio.

Startup Weekend arriva a Benevento dal 30 maggio al 1 giugno

Startup Weekend, la più grande iniziativa per lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali, riconferma la sua presenza in Italia, dove ha già visto varie edizioni, con l’appuntamento fissato a Benevento dal 30 maggio al 1 giugno presso la sede del Parco Scientifico Tecnologico. Un intenso weekend, 54 ore di tempo per tutti gli imprenditori ed aspiranti tali che vogliono condividere e sviluppare idee e creare delle startup.

Si comincia venerdì 30 maggio. Un pomeriggio a disposizione per realizzare un’idea di business da presentare attraverso pitch di 60 secondi ai presenti in aula e convincerli a far parte del proprio team. Dopodiché una giuria popolare decreterà le idee più interessanti e quelle diventeranno protagoniste dell’intero weekend. Per tutti l’obiettivo finale sarà la creazione di un prototipo della propria idea, con tanto di design e business model.

Il sabato e la domenica mattina, poi, ciascun team dovrà studiare la sua strategia di business e provvedere allo sviluppo concreto del prodotto, per questo motivo tutti avranno la possibilità di confrontarsi con gli esperti del settore per ottenere suggerimenti utili al perfezionamento del progetto.

Domenica sera si tireranno le somme. I lavori verranno presentati tramite un pitch di 10 minuti ad una giuria finale di imprenditori, esperti ed investitori che esprimeranno giudizi negativi o positivi in merito ad ogni progetto, premiando il migliore.

Il Benevento Startup Weekend rappresenta, dunque, una grande opportunità per tutti coloro che ci vogliono provare. Hai in mente qualcosa? Provaci e Registrati qui per trovare un co-founder, fare networking, e trascorrere un weekend all’insegna della tua idea!

Nescafè Alarm Cap: se il packaging è tosto ti sveglia a suon di caffè!

Qual è la prima cosa alla quale pensate appena la sveglia vi butta giù dal letto? La risposta più gettonata sarà sicuramente “Altri 5 minuti…”, ma scommetto che molti di voi abbiano risposto: “Caffè!!!”

Ebbene, per tutti coloro che al mattino distruggerebbero la sveglia per poi tuffarsi nel caffè, Nescafè progetta un packaging che frenerà il vostro primo istinto per soddisfare con successo il secondo: ecco a voi Nescafè Alarm Cap, il primo tappo-sveglia che smette di suonare solo se svitato!

Istantaneo, dunque, sarà anche il risveglio, non solo il caffè! Realizzato mediante stampa 3D in soli 200 esemplari in edizione limitata, il nuovo originalissimo packaging offrirà sette modalità di risveglio “soft” mediante diverse combinazioni di suono e luci: insomma, ce n’è per tutti i gusti!

Cosa ne pensate? Di certo svegliarsi non sarà mai dolce, ma da oggi si potrà almeno zuccherare!

Una Magna Carta per il web: esigenza o utopia?

Tim Berners-Lee

Tim Berners-Lee, padre del web, in occasione del venticinquesimo compleanno della sua creatura ha parlato della necessità di una Magna Carta dei diritti digitali: “Abbiamo bisogno di una costituzione globale, una carta dei diritti” ha detto, riferendosi chiaramente alle tante situazioni controverse che hanno interessato il web negli ultimi anni, dall’attività di spionaggio della NSA alla profilazione degli utenti tramite i social media.

“I nostri diritti sono stati calpestati più volte e il guaio è che ci siamo abituati a questo. Voglio riportare il web nelle nostre mani e definire cosa vogliamo che sia per i prossimi venticinque anni”.

La sua iniziativa si chiama “The web we want”, un programma che intende coinvolgere tutti coloro che credono sia possibile un web più simile alle intenzioni originarie: “Il web dovrebbe essere accessibile a tutti, da ogni dispositivo, dev’essere uno strumento attraverso cui l’uomo possa esprimere il suo potenziale e garantire la propria dignità e diritti civili”.

Detta così, è difficile essere in disaccordo con lui: eppure, c’è chi mette in dubbio l’effettiva fattibilità della pur legittima e condivisibile battaglia.
Michelle Dean di Gawker.com, infatti, si domanda se effettivamente è possibile redigere una Magna Carta per il web. A suo modo di vedere, l’idea è in sostanza irrealizzabile. Le contestazione della Dean riguardano più punti:

  • In primo luogo, è difficile, forse utopistico, pensare a una carta dei diritti inattaccabile, rispettata dai governi mondiali e dal web stesso.
  • Non esiste un Re Giovanni Senzaterra per il web, nel senso che non esiste un’autorità univoca che possa essere considerata legittimata a compilare una carta dei diritti. Inoltre, non ci sarebbe una forza di polizia ad hoc per difendere i principi della carta.
  • Infine, ogni sorta di governo contraddirebbe la natura libera e aperta del web. Sarebbe, insomma, un’idea conservatrice, opposta all’idea di “libertà” propria del web.

Dubbi legittimi, che non scalfiscono la bontà delle istanze di Berners-Lee: un web in cui diritti e doveri di utenti, governi e aziende siano bilanciati.
Non a caso, dopo la sentenza della Corte di Giustizia della UE che ha stabilito la responsabilità del gestore del motore di ricerca riguardo ai dati personali degli utenti, a Google sono arrivate molte richieste di cancellazione di dati indesiderati.
In tal senso, a prescindere che sia un’utopia o no, la visione di Berners-Lee può rappresentare uno spunto di riflessione e un pungolo per costruire un web meno anarchico: ma è davvero quello che vogliamo?

Google inaugura il suo account Instagram [BREAKING NEWS]

google instagram

Comprendere i trend, superare i preconcetti, cavalcare l’onda.

Non si diventa una big company del web per caso e, quando lo diventi, non hai mai la mente chiusa né ti concentri su guerre religiose che possono fare solo del male al tuo business.

Google ha aperto il suo account su Instagram, inaugurandolo con un video sul suo ultimo, acclamatissimo, doodle dedicato al Cubo di Rubik.

Oltre 20.000 followers in meno di 12 ore, una bio davvero simpatica (“Google unfiltered—sometimes with filters“) e tante ipotesi su come questo nuovo canale di comunicazione verrà utilizzato.

Certamente, dopo aver aperto profili ufficiali su Facebook e Twitter, è chiaro che la rivalità di Google con l’azienda di Zuckerberg non intacca minimamente le sue politiche di comunicazione e di espansione commerciale.

Non ci resta che seguire curiosi!

L’industria musicale guarda al futuro con gli analytics

Cosa c’entrano gli analytics con la musica? Arrivarci è piuttosto semplice: ogni piattaforma web è misurabile. Attraverso gli strumenti di analisi è possibile tracciare tutti i comportamenti dei fruitori di musica in streaming.
Fino a qualche tempo fa, ascoltare una cassetta o il cd dei nostri beniamini era un fatto tutto sommato privato. I tuoi amici, i tuoi genitori, le persone che frequentavi sapevano che tipo di genere musicale ti piacesse o conosceva a memoria il tuo cantante preferito, perché magari indossavi con orgoglio la t-shirt col suo nome inciso.

Sono cambiati i modi di comunicare e ora si palesa qualsiasi preferenza a tutti attraverso i social media.

Dalla musica agli analytics

Con internet e lo strutturarsi del web e del mobile, c’è stata un’evoluzione: dapprima Myspace, poi Youtube, e ancora Spotify e Last.fm.  Si è giunti quindi alla possibilità di condividere i brani sui principali social network, trasformando un evento intimo, in uno pubblico.

Fino a qualche anno fa le major avevano solo una visione parziale dei risultati e delle performance di vendita dei cd dei loro artisti. Era peraltro, quasi impossibile stabilire con certezza i trend e i gusti musicali dei consumatori.  Così come non si poteva conoscere con esattezza, chi ascoltasse cosa e con che frequenza.

“Gli indicatori di performance tradizionali si limitavano a darci information relative aloe vendite di quel CD, ma non ci diceva su ciò che accadeva dopo”. Così chiosa Paul Smernicki, Direttore del dipartimento digital all’Universal Music UK.

Da una decina d’anni a questa parte però, la proliferazione dei big data da parte dei siti torrent e peer to peer (Torrent ed eMule ad esempio) e la natura virale delle piattaforme social hanno permesso alle industrie discografiche di accedere a questa mole di dati e di fare ciò che prima non sarebbe stato possibile: comprendere tutti, ma proprio tutti i consumatori,  anticipando trend e gusti per lanciare nuovi artisti.

Una domanda a questo punto, bisogna  porsela: quanto vale il business del Music analytics? Presto detto quasi 2 miliardi di euro all’anno.

Un nuovo approccio allo scouting di talent

Si trovano su Youtube e su SoundCloud. Sono gli artisti di oggi, che caricando i video delle loro performance, si mettono sulla piazza a suon di “mi piace”, o “condividi” e così si fanno conoscere dal grande pubblico digitale. E’ a loro che le major tendono l’orecchio.
Trovare l’artista più giusto e “cool” del momento: potrebbe essere proprio questo lo scopo degli analytics, che diventano un vero e proprio strumento di cool-hunting in ambito musicale.

Musicmetric fino ad ora ha tenuto traccia ed elaborato dati di migliaia di artisti che sono stati catapultati dal nulla al successo negli ultimi cinque anni.
Oggi, la maggior parte deI gruppi e dei cantanti si fa conoscere grazie al buzz che si genera attorno ad essi: hanno follower su Twitter, “mi piace” su Facebook e sono presenti con i loro progetti su BandCamp. E tutto questo buzz è misurabile grazie a MusicMetric.
Se un artista sconosciuto riesce a ottenere un certo seguito, questi tool analitici sono in grado di valutarlo e predire quasi al 100% che quell’artista scalerà le vette delle classifiche in meno di tre mesi.

La multicanalità delle informazioni

Oggi, un artista più o meno noto che sia, è in grado di distribuire la propria musica su diverse piattaforme. Misurare la sua popolarità e il successo legato a un suo suo singolo significa tenere in considerazione:

  • gli upload dai canali ufficiali e da quelli non ufficiali su Youtube;
  • i “play” su qualsiasi piattaforma musicale;
  • gli acquisti fisici o digitali su piattaforme come Google Play, iTunes andAmazon;
  • dove un artista è particolarmente apprezzato.

La vera sfida è trasformare questi dati in informazioni utili per un tour manager. Quando lanciare il prossimo tour? In quale paese conviene?

Gli strumenti di music analytics: Spotify, Next Big Sound e Music metrics

Rispondere ai quesiti appena posti mi offre il pretesto per presentarti i tool di analytics più utilizzati nel settore musicale:

  • Spotify: recentemente ha annunciato che avrebbe acquistato The Echo Nest, una società specializzata nel campo del music analytics per una cifra che si aggira attorno ai $100 millioni di dollari.
  • Next Big Sound, partner di Billboard realizza una classifica settimanale dei 50 artisti sconosciuti ai più, ma che hanno più successo sui social.
  • MusicMetrics, dal 2007, la prima azienda a fare analytics sulla musica, che ti permette di pianificare con anticipo il lancio del nuovo album di artista, ad esempio.

Strumenti di questo tipo non ti diranno certo che musica produrre, ma possono senza dubbio annunciare con una certa sicurezza, chi sarà la prossima popstar, ma non solo. Tracciare e misurare i dati provenienti dai siti che offrono musica in streaming aiuta le major non solo ad individuare le nicchie musicali, ma permette di definirne anche la componente sociologica.

Addio quindi ai vari Claudio Cecchetto e alla più recente Maria De Filippi? Forse no. In fondo c’è spazio per tutti.

Facebook: le nuove regole per combattere la riduzione del reach

facebook organic reach

La portata dei post pubblicati dalle pagine su Facebook non è mai stata così bassa.

Se avete una PMI o un blog e avete investito tempo (e magari denaro) per creare una solida e significativa base di fan, state vivendo sicuramente un periodo di frustrazione, dovuto al fatto che i vostri post sono ormai praticamente invisibili.

E’ accettabile che Facebook, in un’ottica di monetizzazione della sua attività, si stia evolvendo in un “paid media” e che quindi sia necessario ripensare la nostra attività su questo social network. Ma c’è ancora speranza.

Inside Facebook, infatti, propone un’interessante infografica (ripresa da ShortStack) in cui vengono elencate una lista di azioni, consigli e suggerimenti per affrontare al meglio la riduzione della portata organica di Facebook, imparando a gestire la crisi e ad utilizzarla come un vantaggio.

Vediamo insieme le più significative:

portata organica Facebook

Date peso ai dati

Le prime due regole consigliano di utilizzare i contest su Facebook non più come un mezzo per spingere la nostra attività social, bensì per raccogliere dati del potenziale cliente che possano essere utili per il nostro business, come l’e-mail.

Una mail, infatti, ha un valore decisamente più alto di un like.

Facebook riconosce il “like”-bait

L’algoritmo di Facebook è ormai in grado di comprendere quando, proponendo un contenuto, cerchiamo di ottenere un “mi piace” o una “condivisione” e ne penalizza la portata organica.

Cerchiamo quindi di rendere implicita la volontà dell’utente, che deve poter condividere il nostro post in quanto utile (per lui o per i suoi amici). Il focus passa sulla qualità.

facebook-like-baiting

Sperimentate sempre

Testare e sbagliare è ormai essenziale. Provate ad utilizzare i “target post” con diverse formule di pubblico oppure provate contenuti diversi, sfruttando tutte le possibilità offerte da Facebook.

Potreste trovare la formula giusta, anche se verosimilmente non avrà vita lunga!

Occhio all’interazione

Diminuendo l’engagement, è fondamentale che l’interazione esistente sia di alto livello: rispondere sempre ai commenti degli utenti, interagire con i fan in maniera appropriata (pare che anche questo faccia bene alla reach) e non limitatevi a rispondere alle domande, bensì proponetene sempre di nuove stimolando il dialogo, anche nei commenti.

Spazio alla programmazione

Diventa sempre più importante una corretta strategia rispetto al tempismo con cui proporre i contenuti di una pagina.

Fondamentale lo studio degli Insight, per capire qual è il momento perfetto per condividere i contenuti con la propria rete di contatti e, conseguentemente, la programmazione dei post, anche nei week-end, per far sì che la nostra voce sia sempre ascoltata senza momenti di “silenzio”.

Siate umani

E’ forse la prima e più antica regola dei social, ma vale (forse ancor di più) anche in questo momento particolare per Facebook e per la portata organica dei post.

Con una fan page va comunicato un messaggio utile, non orientato sempre alla vendita e alla promozione, e che viene da una persona e per le persone. Fate diventare il vostro brand umano, divertitevi e fate divertire e trovare un modo per emergere nel mare di voci che popolano il news feed.

E voi? Come state combattendo la riduzione della portata organica dei vostri post?

Ultrasonic Sight: il dispositivo wearable che migliora la vita!

Ultrasonic Sight: il dispositivo wearable migliora la vita!

Ogni giorno sentiamo notizie riguardanti le nuove prodezze dell’IoT (Internet of Things) e dei nuovi wearable device che ci consentono di leggere email e messaggi in qualsiasi modo ed in qualsiasi luogo. Le nuove tecnologie dovrebbero avere come scopo principale quello di migliorarci la vita e semplificarcela ma, molto spesso, queste nuove tecnologie vengono pensate per scopi futili e solo apparentemente migliorativi. 

Ultrasonic Sight: il dispositivo wearable migliora la vita!

Ultrasonic Sight è un dispositivo wearable pensato e realizzato per migliorare la vita dei disabili sensoriali della vista che, in combinazione con un normale bastone da passeggio, permette di rilevare ostacoli o dislivelli in qualsiasi condizione ambientale e di luminosità.

Questa soluzione tecnologica, il cui prototipo è stato realizzato utilizzando un comunissimo Arduino, è stato realizzato da Fabrizio Lapiello (LapielloSolutions) un ambizioso quanto preparato laureando in informatica di 26 anni che ha ideato e progettato il nuovissimo dispositivo (presto in commercio con un design pensato ad hoc ed un costo indicativo, almeno nella fase iniziale di vendita, di circa 1000 Euro).

Ultrasonic Sight: il dispositivo wearable migliora la vita!

Ultrasonic Sight ha come scopo principale quello di consentire ai disabili sensoriali della vista una percezione dello spazio circostante maggiormente accurata in qualsiasi condizione ambientale. Il device consente il rilievo di ostacoli e/o dislivelli ad una distanza massima impostabile tra i 3 cm ed i 4 metri grazie ad un Hardware proprietario (come anticipato il prototipo è stato realizzato con Arduino per contenere i costi di sviluppo) ed un sistema di algoritmi sviluppati da Fabrizio per il rilievo degli ostacoli e del fondo stradale sconnesso,  gradini in discesa ed in salita. Il dispositivo viene alimentato con una batteria alcalina da 9 Volt quindi di facilissima reperibilità e dal costo irrisorio.

Ultrasonic Sight: il dispositivo wearable migliora la vita!

Il funzionamento del device è piuttosto semplice ma allo stesso tempo estremamente efficace. Ultrasonic Sight emette un suono in base alla distanza dell’ostacolo, più l’ostacolo è vicino e più il suono sarà forte ed intenso mentre se l’ostacolo è lontano (al massimo 4 metri come citato in precedenza) il suono sarà più flebile e il device emetterà una leggera vibrazione consentendo a chi lo indossa di evitare il pericolo.

Uno degli aspetti più critici del funzionamento sarà sicuramente il tempo di risposta (lasso di tempo che intercorrerà tra l’individuazione dell’ostacolo da parte dei sensori e l’emissione del suono) ma siamo sicuri che Fabrizio non ci deluderà! Ultrasonic Sight appartiene a quel settore della tecnologia wearable pensata per migliorare realmente la vita delle persone, soprattutto di quelle che ne hanno bisogno.

Giocattoli, sci e pizza: i migliori annunci stampa della settimana

Bentrovati cari guerrieri Ninja all’appuntamento fisso con la creatività! I migliori annunci stampa provenienti dalle agenzie di tutto il mondo!

Up at the O2: Gaze

Up at the O2: Gaze

Scalare lo stadio O2 Arena di Londra sembra essere una grande impresa. Questa campagna stampa richiama lo stile grafico dei primi del 900, quando tutte le imprese umane erano esaltate al massimo livello. La composizione si avvicina molto alle affiches di grandi esecutori di inizio secolo  (uno su tutti, Cassandre) in puro stile Art Dèco.

Advertising Agency: VCCP, London, UK
Creative Director: Marcus Woolcott
Art Director: Ben Ducker, Marcus Woolcott
Copywriter: Sam Whigham
Illustrator: Mads Berg

Bahia Government: Seat belt

Bahia Government: Seat belt
Bahia Government: Seat belt

Indossare la cintura di sicurezza può salvarti la vita e può farti evitare le gravi conseguenze di un incidente stradale.

Advertising Agency: Leiaute, Salvador, Brazil
Creative Directors: Raul Rabelo, Carlinhos Andrade, Rodrigo Soares, Victor Azevedo
Art Directors: Davi Voss, Will Vieira
Copywriters: André Lima, Will Vieira
Illustrator: Davi Voss

L’Angelica anti dandruff shampoo: Ski runs

Angelica anti dandruff shampoo: Ski runs
Angelica anti dandruff shampoo: Ski runs

Queste print ironiche si giocano sull’accostamento neve-forfora. La folta chioma dei due personaggi è formata dai tracciati delle piste di sci e degli impianti di risalita. In caso di Forfora usa i prodotti L’Angelica.

Advertising Agency: Leo Burnett, Milan, Italy
Creative Directors: Francesco Bozza, Alessandro Antonini
Art Director: Luca Ghilino
Copywriter: Giovanni Salvaggio
Illustrator: Azzurra Bacchetta

Domino’s Pizza: Fail

Domino's Pizza: Fail

Hai scaricato la ricetta da un blog seguitissimo, ti sei impegnato ai fornelli, ma il tuo tentativo non assomiglia neanche lontanamente al pranzo che volevi preparare. Quando ormai il danno è compiuto ti rimane una sola cosa da fare: Pizza d’asporto Domino’s! 

Advertising Agency: Artplan, Rio De Janeiro, Brazil
Chief Creative Officer: Roberto Vilhena
Creative Directors: Alessandra Sadock, Gustavo Tirre, Leonardo Marçal
Art Director: Augusto Correia
Copywriters: Henrique Louzada, Pedro Rosas
Photographer: Rudy Huhold

Panasonic: Cow/Car/Soldier

Panasonic: Cow/Car/Soldier
Panasonic: Cow/Car/Soldier
Panasonic: Cow/Car/Soldier

Care mamme, il nuovo aspirapolvere Panasonic è talmente potente, che scova e risucchia tutti i giochini dei vostri pargoletti, anche quelli più nascosti,

Panasonic EcO max light 400, là dove nessun altro aspirapolvere si è spinto prima!

Advertising Agency: Y&R, Auckland, New Zealand
Executive Creative Director: Josh Moore
Creatives: Tom Paine, Carlos Savage, Mark Tallis, Cameron Dowsett
Associate Creative Director: Tom Paine
Visual Effects: Will Brand