Tre strategie di monetizzazione per la tua app

Hai appena creato la tua app. L’idea è geniale e il lavoro è pronto ad essere lanciato. È proprio arrivato il momento di porsi una delle domande più importanti nel lancio di un nuovo prodotto: qual è il modo migliore per monetizzare la mia applicazione?

Trovare un modo per trasformare l’idea e il prodotto in soldi è una delle più grandi sfide delle startup ed è anche il problema che proprio in nessun modo può essere ignorato. Ma se ti muovi nel modo giusto, puoi davvero assicurarti un ottimo ritorno sull’investimento fatto, recuperando anche le finanze necessarie a costruire la tua squadra, mettere in piedi nuovi progetti, migliorare quelli già in cantiere e continuare a crescere.

Qual è quindi il modo migliore per monetizzare la tua app e che cosa è necessario prendere in considerazione?

1. Pubblicità nell’app senza rovinare l’esperienza di utilizzo

A nessuno piacciono gli annunci, certo. Sono fastidiosi ostacoli tra gli utenti e la soddisfazione dell’ intrattenimento. Questo però non significa che i clienti non li sopporteranno se proprio devono esserci, soprattutto se vengono utilizzati correttamente.

 

Gli ads all’interno delle app sono uno dei modi più semplici e diffusi per monetizzare applicazioni di ogni tipo, ma ogni startup deve considerare bene come utilizzarli. Annunci molto lunghi che compaiono di continuo, faranno perdere la pazienza velocemente anche all’utente con i nervi più saldi. Allo stesso modo, pop-up che interferiscono con l’uso dell’app si riveleranno odiosi per chi usa l’applicazione e allontaneranno l’utente.

Per questo hai bisogno di trovare un modo più naturale e meno invasivo per integrare pubblicità nel tuo prodotto. Considerando ad esempio i modi possibili per migliorare la tua app proprio attraverso gli ads. Pandora è un buon modello di come sia possibile integrare la pubblicità, offrendo Playlist “sponsorizzate” all’interno del normale servizio musicale. Anche l’app immobiliare Trulia fornisce un elenco di annunci per gli agenti che possono essere richiamati a fianco dei loro contenuti.

 

2. Acquisti intelligenti ed etici nella tua app

La possibilità di acquisto In-app, cioè pagando all’interno di una applicazione gratuita, è ancora un’opportunità controversa. Angry Birds di Rovio è finito sotto attacco per aver fatto pagare anche fino a 100 dollari. I genitori, preoccupati che i loro figli facessero acquisti inconsapevolmente, si sono rivolti direttamente ai fornitori di rete per avere garanzie restrittive ed evitare questo inconveniente. Il servizio clienti Vodafone, ad esempio, ha rilasciato una app Vodafone Guardian, introducendo così un “safe mode” per i minori.

D’altra parte, gli sviluppatori di applicazioni che hanno tentato di inserire acquisti In-app in maniera meno invasiva spesso hanno fallito nell’intento di monetizzare. Il gioco Punch Quest, per esempio, offrendo troppi premi gratuiti, ha ridotto l’incentivo all’acquisto nell’applicazione.

Trovare un equilibrio tra i due estremi è difficile, ma chi ci è riuscito ha spesso visto la sua app crescere, sia come numero di utenti, che come successo finanziario. Quando si considera questo approccio come sistema per monetizzare una applicazione, è necessario capire cosa offre il proprio prodotto e come i servizi possano essere utilizzati al minor costo possibile, in modo che diventi vantaggioso sia per sé che per i propri clienti.

 

3 . Pay Wall – Quanto offrire?

Il concetto di Pay Wall è molto semplice: lascia provare il prodotto prima di chiedere di pagare per usarlo. Il gioco New Star Soccer è uno degli esempi più popolari di come questo metodo possa essere utilizzato per monetizzare una applicazione. Infatti, si ha la possibilità di giocare qualche partita, poi per andare avanti nel gioco è necessario acquistare la versione premium.

Allo stesso modo degli acquisti In-app, Pay Wall è una strategia complessa da adottare. Se gli utenti non possono utilizzare abbastanza l’app, è improbabile che vorranno continuare a utilizzarla. Se invece gli si lascia usare l’applicazione gratuitamente troppo a lungo, si corre il rischio che non riterranno giusto di dover pagare per utilizzarla ancora. Ma quando si trova il giusto punto di equilibrio, il Pay Wall è uno dei sistemi più efficaci per monetizzare l’app e incoraggiare i clienti ad acquistare il prodotto.

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

FIFA 14 è il videogioco di calcio sviluppato dalla software house Electronic Arts, per la precisione il 21° titolo della serie. Scopriamo gli altri titoli nella classifica dei videogiochi italiana riferita al mese di febbraio.

CONSOLE: Classifica Videogiochi (Febbraio 2014)

1) FIFA 14 su PS3 – Electronic Arts

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

2) FIFA 14 su PS4 – Electronic Arts

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

3) GTA V Grand Theft Auto su PS3 – Rockstar Games

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

4) Just Dance 2014 su Wii – Ubisoft 

5) Thief su PS4Square Enix 

6) Final Fantasy XIII Lightning Returns su PS3 – Square Enix 

7) Tomb Raider (Definitive Edition) su PS4 – Square Enix 

8 ) Mario Party Island Tour su 3DS – Nintendo

9) Inazuma Eleven 3 Ogre all’Attacco su 3DS – Nintendo

10) GTA V Grand Theft Auto su Xbox 360 – Rockstar Games

PC: Classifica Videogiochi (Febbraio 2014)

1) Football Manager 2014 – Sega

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

2) The Sims 3: Starter Pack – Electronic Arts 

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

3) World of Warcraft – carta pre-pagata da 60 giorni – Activision Blizzard 

La classifica italiana dei videogiochi per Console/PC più venduti a febbraio

4) Call of Duty Ghosts – Activision Blizzard

5) Simcity (Limited Edition) – Electronic Arts

6) X-Plane 8 Premium – FX Interactive

7) Total War Rome II – Sega

8 ) FIFA 14 – Electronic Arts 

9) Diablo III – Activision Blizzard 

10) Assassin’s Creed Liberation HD – Ubisoft

500px, una community per fotografi social

500px é una community di fotografi per la condivisione, ricerca, acquisto e vendita delle foto nata nel 2009.

Una community che contiene 37 milioni di foto, scattate da 3 milioni di fotografi da 200 paesi diversi.

E’ stata creata da fotografi e l’interfaccia lo chiarisce bene, è decisamente foto-first.

La piattaforma è incentrata sulla condivisione.  È possibile mettere like su una foto, aggiungere scatti ai preferiti, condividere con amici sui social network, o lasciare al fotografo di feedback nei commenti.

Lo scopo di 500px è dare visibilità massima agli scatti e ai fotografi. L’algoritmo che guida la popolarità delle foto è Pulse 2.0.

Come ogni social che si rispetti anche qui la fa da padrona il flow: il feed mostra le immagini dei fotografi seguiti e le loro attività: foto a cui hanno messo like, i preferiti, i commenti.

Proprio perché pensato e ideato da fotografi il copyright delle foto è tutelato: è necessario, infatti, chiedere il diritto per usare le foto. C’è poi la possibilità di acquistare delle immagini royalty-free. Ve lo spieghiamo più sotto.

Ora vediamo come funziona il social delle foto.

Per chi cerca foto

Se avete bisogno di immagini di qualità per i vostri contenuti web o per prodotti cartacei o per campagne ad, dare un’occhiata a 500px può essere di aiuto.

Nella sezione Prime è possibile acquistare per 250 dollari un opzione che fornisce la foto in versione in alta definizione, la possibilità di usare la foto in tutto il mondo con royalty-free su qualsiasi media e senza scadenze.

Come scegliere la foto migliore per la vostra prossima ad? 500px offre un sevizio di audience insights, per scoprire quali sono le foto piú viste, quelle più condivise e la loro forza virale.

La ricerca puo essere filtrata per tipo di scatto: verticale o orizzontale, con persone o senza, per luogo, per prevalenza colore…

Nella sezione Art si può perfino decidere di acquistare la foto con una particolare cornice, nella versione stampata.

Non poteva mancare la sezione Creative Commons, dalla quale fare il download di foto.

Infine vi segnaliamo una bella e funzionale mappa di tutte le immagini, così da poter ricercare al meglio.

Per i fotografi

“Che tu sia amatore o professionista sei benvenuto su 500px”, questo il messaggio che leggiamo sul sito.

Grazie alla possibilità di votare, aggiungere favoriti, inserire commenti e scegliere chi seguire, le foto entrano nelle categorie di Popular (le più popolari), Upcoming (gli scatti che stanno raggiungendo il punteggio per diventare popular), Fresh (le ultime postate) e Editor (quelle scelte) e sono fruibili da tutti.

Per ogni fotografo sono immediatamente visibili i dati che raccontano la sua popolarità, insieme a tutti i bottoni social per seguirlo e a quelli degli altri social media. Ogni fotografo può inserire la propria biografia e i modi con i quali contattarlo e dove vive. C’è anche la descrizione del tipo di attrezzatura che il fotografo utilizza.

di leekisung

Gli scatti possono essere divisi in tag, set o storie, un modo di raggruppare foto aggiungendo un testo. C’è poi la sezione dedicata alle foto che il fotografo decide di vendere.

Ovviamente esiste un app per ogni sistema operativo.

Come funziona Pulse

Ora vediamo il fulcro di 500px, cioè come funziona l’algoritmo che ordina le foto e come vengono visualizzate.

Si tratta di un sistema di rating basato sulla popolarità degli scatti e sul tempo. Quando un’immagine riceve i like e viene condivisa il Pulse cresce. Si parte da zero per sperare di arrivare a 100.

Le foto che sono nella sezione Upcoming devono avere raggiunto almeno 70 per essere li inserite, diventano Popular quando raggiungono 80. L’attuale algoritmo è il secondo che è stato studiato da 500px, il primo era troppo semplice da ingannare, quello attuale è stato studiato per permettere visibilità a quante più possibili foto di qualità.

Tutte le foto una volta caricate hanno per 24 ore la possibilità di entrare fra i popular e gli upcoming.

Pulse è anche un ottimo metro di valutazione delle proprie foto, così si può capire cosa piace di più agli utenti e cosa funziona meglio.

Come entrare nella community

Per entrare nel social delle foto si può scegliere inizialmente l’opzione Free, che permette di caricare 20 foto a settimana e avere il vostro store per venderle. A partire da 75 dollari all’anno avrete maggiori caratteristiche per personalizzare la presentazione delle vostre foto e illimitati download. In più avrete accesso alle statistiche e a Google analytics, oltre ad un sottodominio di 500px.com.

Avete già provato 500px? Cosa ne pensate?

NutriAmo il Futuro: l'iniziativa di Fondazione Mediolanum a favore dell'infanzia

L’anima delle persone non ha confini, così come l’aria o l’acqua. Siamo tutti interconnessi in una grande famiglia di esseri umani, le cui relazioni sono più profonde di quelle che superficialmente notiamo.

Dunque, pensiamo alle centinaia di bambini nel mondo nel mondo che oggi non hanno mangiato e non sanno se domani mangeranno, e capiamo cosa possiamo fare per rendere la loro esistenza, e quella delle loro famiglie e comunità, più dignitosa e felice.

Con queste parole Sara Doris, presidente di Fondazione Mediolanum Onlus, ha presentato il progetto di solidarietà NutriAmo il Futuro, bellissima iniziativa dedicata alle organizzazioni non-profit, che stanzierà un totale di 250.000 euro di fondi per finanziare tre progetti focalizzati su alimentazione, nutrizione e sostentamento di bambini ed adolescenti (fino ai 18 anni di età) in condizioni di disagio in tutto il mondo. Noi Ninja eravamo presenti alla presentazione lo scorso mercoledì a Milano presso lo store di California Bakery in Via San Vittore e siamo felici di raccontarvi questo progetto.

Fondazione Mediolanum si impegna affinchè l’infanzia di oggi sia la società adulta e libera di domani. Come ha detto Sara Doris, lei stessa madre di cinque figli e top manager, “I bambini sono la speranza la speranza ed il futuro del mondo, ma costituiscono anche la parte più indifesa della società. Da soli non riescono ad uscire dal disagio o salvarsi dal pericolo. Solo gli adulti possono aiutarli e questa deve essere la loro principale responsabilità”.

Il bando per le Organizzazioni Non Profit

Il bando NutriAmo il Futuro sosterrà con 250.000 euro in fondi i tre progetti più votati, donando 150.000 euro al progetto che riceverà più preferenze, 70.000 euro e 30.000 euro al secondo e terzo classificato.  Le organizzazioni non-profit potranno partecipare gratuitamente, iscrivendosi al sito www.fondazionemediolanum.it entro il 31 marzo 2014. Per essere ammesse al bando dovranno dimostrare di avere una storia consolidata (fondazione precedente al 2010) e sostenibilità economica, con costi di gestione inferiori al 20%. Inoltre, i progetti  saranno valutati in base alla potenzialità di provocare cambiamenti virtuosi sul territorio di pertinenza.

Un voto può fare la differenza

I 20 progetti ritenuti di maggior valore verranno pubblicati online il 4 aprile. Dal 7 aprile sarà possibile votare online le iniziative più meritevoli di sostegno. Ogni utente, registrandosi al sito, avrà a disposizione cinque voti da distribuire tra i progetti. Un piccolo gesto che non costa nulla, ma preziosissimo per assicurare un futuro migliore ai più piccoli, e fare la differenza.

Il video racconta tutti i dettagli dell’iniziativa. Buona visione 🙂

Le nuove frontiere dell’advertising dal SXSW

Infografica IDC

Ogni anno esperti ed appassionati di musica, cinema e comunicazione si riuniscono ad Austin per il South by Southwest. Il SXSW nasce nel 1987 come uno dei festival musicali più importanti degli States e dal 1994 ha ampliato i suoi temi con i temi Cinema e Interattività diventando uno degli appuntamenti fissi anche per i ninja digital di tutto il mondo.

Volete sapere di cosa si è parlato quest’anno? Con il tema mobile ormai old, le sessioni di marketing si sono soffermate su wearable tech, real-time marketing e Internet of Things.

Sebbene il concetto di Internet of Things faccia molto anni Novanta, negli ultimi tempi è tornato prepotentemente in voga. La nostra vita e gli oggetti che utilizziamo stanno diventando sempre più connessi ed è interessante scoprire come gli addetti al marketing reagiranno e, soprattutto, approfitteranno di questo cambiamento.

Più gli oggetti diventano smart, più crescono le opportunità per i brand di cambiare completamente il rapporto con la propria clientela. Rendere i prodotti parte della vita del consumatore è sempre stato un obiettivo del marketing, ma la sfida dei giorni nostri si fa sempre più stimolante. I brand raggiungeranno i consumatori in modo innovativo, meno invasivo e offrendo loro valore.

K-Yun Steele di Zenith Optimedia esprime questo concetto facilmente fornendoci l’esempio di Google, che si è evoluto da motore di ricerca a brand a cui si ha accesso in ogni momento.

Doug Hecht dell’agenzia pubblicitaria Digitaria, immagina un’app che monitori la frequenza cardiaca e l’apporto calorico e che cerchi di modificare il comportamento dell’utente, offrendo dei consigli mentre si fa la spesa, come “Sei davvero sicuro di voler comprare quella confezione di patatine?”.

L’Internet delle Cose offre anche la possibilità di rivoluzionare il ciclo di acquisto e ridefinire radicalmente la pubblicità. Quanto sarebbe utile avere una lavastoviglie che acquista automaticamente nuovo detersivo quando sta per finire? E se si potesse impostare di default una marca di detersivo in particolare? Pensiamo anche ad un frigorifero che invia una notifica sullo smartphone avvertendoci che il latte è quasi finito o sta per scadere.

Infografica IDC

I marketer saranno in grado di catturare il proprio target d’interesse poco prima che si senta il bisogno di acquistare un prodotto. In un contesto del genere, avrà ancora senso spendere prezzi esorbitanti per 30 secondi di spot durante il Super Bowl?

Starbucks sta già facendo qualcosa di simile con le sue macchine da caffè smart che si collegano al cloud e tengono traccia delle preferenze dei consumatori.

Questo futuro iper-connesso rivoluzionerà completamente il  marketing tradizionale. Naturalmente, non c’è alcuna garanzia che ciò accada. I consumatori saranno disposti a rinunciare ad un’altra fetta della loro privacy? Staremo a vedere.

Il Salatto del Caffe

Il Salotto del Caffè a Napoli: incontri per sensibilizzare le aziende alla digitalizzazione

Il Salotto del Caffè a Napoli: incontri per sensibilizzare le aziende alla digitalizzazione

Avere un proprio spazio sul web è di fondamentale importanza, il bisogno cresce in maniera esponenziale se parliamo di un’attività o di un’azienda. Non solo avere un sito web, ma soprattutto sfruttare i social media permetterebbe alle aziende di affermare e rafforzare la propria reputazione. Non tutti seguono queste strategie, anzi in determinati settori vengono quasi ignorate restando ancorati a dei metodi decisamente superati.

Il Salotto del Caffè si pone come obiettivo proprio quello di smuovere le realtà che ancora non hanno compreso l’importanza del web. Si tratta di una serie di incontri organizzati in collaborazione con CNA Napoli in cui si cercherà di sensibilizzare le aziende artigiane, e non solo, alla digitalizzazione. Durante le riunioni saranno evidenziati gli effettivi vantaggi che si otterranno dopo quest’ormai fondamentale operazione.

Il Salotto del Caffè a Napoli: incontri per sensibilizzare le aziende alla digitalizzazione

Ecco quanto spiega Luca Carbonelli, presidente provinciale giovani imprenditori CNA Napoli. Dir. Marketing & Comunicazione Torrefazione Caffè Carbonelli:

Proveremo a concentrarci sul perché digitalizzare la propria azienda, come farlo, i canali primari da sfruttare online, parleremo dell’importanza del corporate blog, dell’uso dei social, proveremo a prepararvi alla trasformazione a cui si andrà incontro, far capire l’importanza della formazione di figure delegate interne all’azienda, quanto conta saper raccontare il proprio prodotto e il proprio lavoro. E lo faremo evidenziando l’impatto positivo che tutto ciò potrebbe avere in termini di fatturato. Il resto nascerà dalle discussioni che saranno toccate anche grazie alla vostra interazione“.

Al momento sono stati organizzati cinque incontri ed ognuno si focalizzerà su un preciso tema. In ognuno interverranno ospiti nazionali. I primi due appuntamenti si svolgeranno presso l’hub Giugliano.

  • Venerdì 21 Marzo: Corporate branding. Il nuovo ruolo del manager e l’importanza della formazione interna all’azienda.
  • Giovedì 17 Aprile: La fine del segreto aziendale. L’importanza dello storytelling per le piccole e medie imprese.
  • Venerdì 16 Maggio: Il digital marketing per le Pmi. I profili social aziendali come generatori di social commerce, e l’importanza delle relazioni in rete.
  • Venerdì 20 Giugno: Gestione e comunicazione d’impresa. Digital strategy, e corporate blog.
  • Venerdì 11 Luglio: Made in Italy. Saper rinnovare i lavori tradizionali. Il rilancio dell’economia passa dall’artigianato.

Per ulteriori informazioni su ospiti e location, seguite il calendario degli incontri sul sito ufficiale.

Social Case History Forum, il 20 Marzo a Milano i racconti delle aziende sui social

Quante volte vi abbiamo ripetuto l’importanza di una buona campagna social per il successo di una strategia di vendita? In quante occasioni vi abbiamo reso partecipi della rivoluzione dei processi di affiliazione di un brand nell’era digitale ?

Ogni giorno evidenziamo le mutazioni dell’universo del marketing dell’era moderna, puntando l’accento sui nuovi modelli di business tutti incentrati su un utilizzo orizzontale e capillare dei social network e della rete nel suo complesso.

Ma per quanto illustrare i modelli teorici possa ritenersi soddisfacente nulla è meglio del racconto dei professionisti e delle aziende che hanno messo in pratica questi dettami.

Ecco perché se in questa settimana vi trovate a Milano e volete avere una relazione diretta e dettagliata di come le aziende italiane provano a farsi strada nel mondo digitale non potete non fare un salto al Social Case History Forum 2014, che si terrà il 20 Marzo al centro Congressi a C.so Magenta.

La peculiarità di questa iniziativa è ben visibile a partire dal nome, occuparsi di “case history” significa entrare in esperienza diretta con chi ha già adottato nuove strategie di comunicazione ed ha potuto constatarne il beneficio in termini di interesse del pubblico (oltre che di vendite) e di quanto la creazione di una comunità sui social network debba essere considerato un asset strategico per le aziende. Nello specifico, poi, il SCHF si occupa anche e soprattutto di aziende italiane.

Durante il ricco numero di appuntamenti in programma nella giornata di Giovedì inoltre, verrà presentato il testo che racchiude la filosofia di questo appuntamento e che, nelle intenzioni dei due autori, Leonardo Bellini e Lorena di Stasi, vuole proporre, attraverso il racconto di aziende italiane, quali siano le trasformazioni in atto nel marketing 2.0 e capitalizzarle raggiungendo i propri obiettivi aziendali, sfidando la recessione economica e la concorrenza.

Il testo si chiama Aziende di successo sui social media e può essere acquistato in formato cartaceo o ebook; contiene tra gli altri le case study di

Casa.it
Euronics
Fratelli Branca Distillerie
Illy
ING Direct
Meridiana
MSC Crociere

Un’occasione oltre che di lettura di natura squisitamente tecnica, anche di comparazione per chi trovasse delle asperità nel dover applicare modelli di sviluppo di altri paesi (quelli anglosassoni soprattutto) e relazionarli rispetto alla nostra situazione economico/sociale. Un modo per vedere come riuscire a far propri principi di altre culture industriali senza perdere quell’innato plusvalore dato dalla creatività ed ingegno del nostro paese.

Italia Caput Mundi: lo storytelling sui rubinetti [PARTE 3]

Un'antica fabbrica di rubinetti italiani

La settimana scorsa

ci eravamo lasciati con la promessa di scoprire quale fosse l’oggetto a detenere la prima posizione nella classifica dei prodotti made in Italy eccellenze nell’export.
Ma in perfetto stile “pensiero laterale” siamo invitati prima ad abbandonare ogni preconcetto, positivo e negativo s’intende, di cosa sia e cosa non sia “made in Italy” per affidarci al nuovo racconto proposto da Italia Caput Mundi.

Che cos’è “made in Italy”: alla ricerca di una definizione completa per sapere chi sostenere

Se vi chiedessi che cos’è il made in Italy, ammettete che non sapreste rispondermi?
È normale. Durante questo nostro viaggio alla scoperta delle eccellenze italiane, abbiamo scoperto tanti paradossi di questa etichetta e il primo è che “made in Italy” è il marchio di un grande concetto di fascinazione, ma anche di un grande insieme di non-definizioni.

Spesso per definire il made in Italy si pronunciano i nomi di alcuni prodotti famosi in tutto il mondo, come per esempio abiti di alta moda, calzature o prodotti agroalimentari, e riferendosi sempre ad un certo modo di lavorare artigiano che gli italiani ancora conservano. Così se sappiamo dire che Made in Italy sicuramente significa scarpe, ci verrebbe mai in mente di dire che Made in Italy significa anche… rubinetteria? Se la risposta è no, c’è un motivo valido: nessuno si è mai preoccupato di rendere organica ed esaustiva la conoscenza dell’etichetta più famosa del mondo, stesso motivo per cui è nato il progetto #italiacaputmundi.

Il suo principale scopo è dare maggiore visibilità ai prodotti, ma soprattutto alle imprese del made in Italy, sostenendo in modo reale le aziende italiane, con l’obiettivo ultimo di reagire con intelligenza alla crisi economica in corso e consolidare il primato nei settori merceologici ed industriali in cui già oggi deteniamo la leadership.

Perché ciò avvenga, l’impresa italiana ha bisogno di essere supportata nei fatti e far fronte alle sfide della globalizzazione ed ai competitor internazionali, ecco perché con questa campagna di comunicazione Italia Caput Mundi vuole coinvolgere le aziende fornitrici di servizi alle imprese (credito, connettività,telefonia, IT, energia, risorse umane), invitandole ad offrire soluzioni a favore di chi lavora ogni giorno per portare la produzione italiana al massimo livello.

La classifica dei prodotti top a marchio “made in Italy”

La classifica delle eccellenze a cui ci riferiamo è quella elaborata da Mad in Italy, in collaborazione con il Master in Comunicazione d’Impresa dell’Università di Siena, all’interno di una ricerca nata per far conoscere e sostenere il lato migliore dell’industria italiana: attraverso questo studio abbiamo scoperto che l’Italia ha un patrimonio di migliaia di aziende che ci permettono di essere al primo posto per produzione in 250 differenti categorie merceologiche, secondo il dossier Fortis-Corradini.

Incrociando i risultati ottenuti da questa ricerca con il database AIDA, che contiene informazioni su oltre 700.000 società di capitale, Italia Caput Mundi ha individuato più di 4500 aziende italiane con fatturato superiore ai 5 milioni di euro appartenenti alle 250 categorie di prodotto di cui deteniamo la leadership mondiale. Esse sono state poi posizionate all’interno di una mappa navigabile grazie alla quale scoprire dove risiedono tutte le grandi e piccole eccellenze italiane.

Grazie a questa classifica, inoltre, abbiamo scoperto che tra le categorie gerarchiche in elenco, la “fabbricazione di prodotti in metallo” (esclusi macchinari e attrezzature) risiede per il 29,74% nel Veneto, il 21,63% in Lombardia, il 12,62% in Toscana, che detengono la percentuale maggiore di industrie produttrici di rubinetteria in Italia per 1/3 sul totale.

Arriviamo quindi al secondo video proposto dallo storytelling #italiacaputmundi, che ci aiuta a rispondere alla domanda che ci siamo fatti poco fa su cosa sia made in Italy: innanzitutto l’Italia è tra i leader mondiali nella produzione di rubinetti. Proprio in Italia esiste in più grande distretto produttivo di materiali trasformati in rubinetti, che risponde al 15% sul totale nell’export mondiale, con 400 aziende e 10.000 lavoratori coinvolti… “una risorsa da non disperdere, come l’acqua”.

La narrazione del rubinetto viene introdotta attraverso una parola chiave, che è “lungimiranza“. A voi la scoperta del concetto metaforico associato alla tradizione del “made in Italy”.

[Credits immagini: gattonirubinetteria.com; italiacaputmundi.it]

rivoluzionecreativa di Alfredo Accatino

#StopWebViolence: i Ninja intervistano Alfredo Accatino

rivoluzionecreativa di Alfredo Accatino

La #RivoluzioneCreativa lanciata da Alfredo Accatino lo scorso Dicembre si è meritatamente conquistata ampio risalto sui social e sui media tradizionali, visto il nobile scopo che si propone: il riconoscimento della valenza strategica di creatività e ricerca tecnologica per il rilancio del Paese.

Un obiettivo ambizioso ed importante, che vede già oltre 160.000 firmatari della petizione su Change.org (se non avete ancora firmato, cosa aspettate?) e tantissime idee condivise e discusse sulla pagina Facebook ufficiale.

Qualche settimana fa vi abbiamo presentato il lancio di un’iniziativa che ci condurrà a produrre il nostro contributo concreto alla #RivoluzioneCreativa: un Manifesto della buona educazione online che ponga fine alla violenza di cui troppe volte siamo stati testimoni.

#StopWebViolence e #RivoluzioneCreativa insieme per cambiare il web.

Siamo quindi onorati di presentarvi l’intervista che abbiamo realizzato alla mente e al cuore della #RivoluzioneCreativa, Alfredo Accatino!

Ciao Alfredo! Partiamo dalle tue impressioni personali sugli avvenimenti che ci hanno spinti a lanciare l’iniziativa #StopWebViolence. Che cosa pensi dell’attuale situazione riguardante la violenza verbale sul web?

Penso che sia un’evoluzione normale della vita dei bar degli anni ’50, con il biliardo e le risse, la fatalona e il bullo. Il tutto, peggiorato dal fatto che la distanza, e in alcuni casi l’anonimato, fanno abbassare i freni inibitori e innalzare l’egocentrismo. Anzi, il celodurismo. Male digitale in forte crescita.

Pensi che questo problema possa essere arginato con il buon esempio? Magari dando responsabilità a tutti gli attori del web sull’importanza del ruolo ricoperto in rete?

Il web lavora nel concetto di socializzazione. Come i branchi di acciughe. Se un numero elevato di utenti si muovono insieme, segnalando o attaccando un soggetto che si comporta in modalità pericolosa, può funzionare come ottimo deterrente.

Pessimo il sistema applicato da Facebook, che fa applicare la censura a logaritmi, senza una verifica umana sulle pagine e sugli utenti. Gestisco una pagina di arte e sono costantemente denunciato per foto oscene, ad esempio perché posto opere di pittori espressionisti. Una censura che di fatto collega Facebook al nazismo. Ripeto, pessimo.

Come può, concretamente, un creativo o un operatore del web migliorare la rete e i contenuti che essa propone ogni giorno?

Concentrandosi nella sostanza e non solo nella forma. L’epoca della foto del panda con gli occhi storti mi sembra già preistoria. Servono contenuti, approfondimento, pensiero.

Iniziare a leggere post più lunghi di 2 minuti potrebbe essere un’ottima cura omeopatica.

Nella tua grande esperienza professionale ricordi casi di maleducazione o violenza online che ti hanno particolarmente colpito?

Sì, due. Il primo uno schizzoide che, con un profilo fake faceva commenti sulla fine del mondo e di tutti noi sulla pagina creativa. Ma era solo un poveraccio.

E poi una persona intelligente, un collega, con il quale era nata una discussione. Il quale invece di rispondermi su Facebook, dove volutamente lo avevo chiamato in causa per mantenere la polemica circoscritta e in toni più leggeri, anziché cavalcare altre tribune, ha voluto rispondermi pesantemente sul sito e su un blog molto seguiti, rilanciando anche su Twitter il suo attacco. Una mancanza totale di stile e di netiquette che mi ha addolorato, del quale non credo abbia neanche compreso la gravità.

Nel mondo della politica si dibatte molto, e già da qualche tempo, sulla necessità di una legislazione che argini il problema. Qual è la tua posizione al riguardo?

Per me la rete deve essere sinonimo di libertà. Ma non può essere neanche di abuso. Credo che il livello di tolleranza debba essere alto, ma occorre intervenire immediatamente in caso di abusi o reati, mentre applicherei un modello wiki per situazioni più semplici e controverse.”

Ringraziando Alfredo Accatino del suo tempo e per il lavoro che svolge ogni giorno per il web, ci sentiamo convinti di poter cambiare davvero le cose!

Contribuite a #StopWebViolence inviando le vostre esperienze o le vostre idee a stopwebviolence@ninjamarketing.it, oppure tramite la nostra pagina Facebook.

Lavorando insieme possiamo farcela!

La Sdraio dell'Agnello: "Fuori dalla classe, Smartphone"

Ehi ciao.
Ieri notte guidavo in giro dopo una piacevole uscita per le incasinatissime strade della mia città, piene di bifolchi domenicali.
E giuro, giuro, che ero pronto a scrivere un sermone dopo quello che ho visto.
Ma come al solito cercherò di limitare i danni alla vostra pazienza.
Bene.

Arrivo a un incrocio e dopo aver visto l’ottocentesimo cartellone 6×3 di una compagnia telefonica di cui non farò il nome (credo Wind) con su il faccione di Fiorello (Rosario andrà fuggendo dai direttori marketing che lo contattano per scatti al cerone), vedo questo altro bel pezzo di comunicazione: Giocatore di calcio che fa la foca con un Blackberry di un operatore di cui non farò il nome (Vodafone); titolo dell’annuncio: “Smartphone da fuoriclasse.”
Ora non voglio fare il palato fino, o l’esperto o il figo, che fidatevi lo sono molto poco.
Ma provate a immaginare.
Aspetta, provate davvero a immaginare le riunioni prima di questo annuncio.

Le presentazioni di idee magnifiche di ragazzini appena ventenni che immaginano infographics con cellulari fuori da classi di liceo, cellulari che pippano coca come Cantona e George Best, cellulari che fanno il goal del secolo di Diego Armando.
Direttori creativi incazzati, mail di fuoco del cliente appena laureato alla Bocconi che viene da Pomezia e che deve far valere i suoi soldi spesi per l’affitto di un monolocale in Porta Romana.
Avete immaginato? Ecco, e poi si esce con: Smartphone da fuoriclasse.

Ora fate una bella cosa, tutti.

Se è questo che volete fare come lavoro, o ci entrate per cambiare le cose e prendete a pesci in faccia chi piega la testa e lascia decidere giovani rampanti del centroitalia, o cambiate aria e create una risposta italiana agli Alt-J.

Di stronzi a 500 euro al mese ce ne sono già troppi. E rovinano il mercato.
Se davvero volete dare sfogo a vene artistiche lasciate perdere. Fate lavori utili.
E poi magari scrivete un libro, scopate, fate dei quadri che nessuno comprerà, che ne so! E per cortesia non andate a fare il viaggio della vita in India che vi buco le gomme della Alfa Mito. In India non troverete voi stessi e tantomeno me stesso, e se lo trovate ditegli che mi deve almeno 20.000 euro.

Se per caso fosse ancora vostra intenzione di impaginare o scrivere frasette dicendo sì sì sì, come ho anche fatto io, fatemi una cortesia: quando svelerò chi sono venitemi a citofonare, ci facciamo due chiacchiere con un badile in mano.
E adesso statemi bene, almeno per una volta.

In allegato Jamie T.
In CC la mia nausea.

L’agnello.