Fashion: le pubblicità che hanno fatto la storia della moda

Perché alcune pubblicità più di altre restano nella storia e riescono a farsi ricordare, e addirittura amare, ancora dopo decenni? Quali sono state le campagne pubblicitarie che hanno fatto la storia della moda, del marketing e della comunicazione con una sorta di fenomeno di viralità retroattiva che ancora oggi ce le fa ripescare?

Vi riportiamo una selezione delle campagne pubblicitarie che hanno fatto  sognare (ed evidentemente faranno sognare ancora) diverse generazioni.

Marc Jacobs

La decisione di Marc Jacob di coinvolgere nel 2008 la madre di tutte fashelebrities, Victoria Beckham, nella sua campagna primavera/estate inizialmente attirò le feroci critiche del settore .

Le domande amletiche sulla decisione dello stilista, all’epoca, riempirono le pagine delle riviste patinate;  “Dovrebbe o non dovrebbe farne parte?”, “Che cosa sta succedendo a Marc Jacobs ?”, “Ha perso la testa?”

La strategia di Marc Jacobs era di mostrare degli annunci su Victoria Beckham che non mostrassero la prevedibile Victoria Beckham, bensì una donna ridotta alla ridicola rappresentazione di se stessa pur di indossare moda.

Calvin Klein Jeans

E’ da considerarsi tra le pubblicità sessualmente più provocanti di sempre quella con Brooke Shields in jeans Calvin Klein. Un successo targato anno 1981 che vagamente ricorda quella febbre provata un decennio dopo per una sensuale divisa da scolaretta indossata da Britney Spears.

Clavin Klein è il denim che fece la storia, quello stesso vecchio jeans di sempre ma con la targa Calvin Klein sulla tasca posteriore.  Un successo commerciale che ha dimostrato l’efficienza delle sue idee per altri 30 anni.

Calvin Klein

Il passaggio all’intimo, sfruttando il trend dell’ androgino, e battezzando al clamore mondiale una bellissima ma anonima diciottenne che il mondo conoscerà poi come Kate Moss. Topless, pantaloni indossati senza cintura e zero trucco.

La star inequivocabile della campagna era Mark Wahlberg, giovane fenomeno della scena hip hop, famoso ai tempi per mettere, già di suo, i pantaloni ad altezza pubica.

Fu Bruce Weber a catturare tutto nelle sue immagini in bianco e nero racchiudendo nei suoi scatti il senso dell’essere sexy e giovane negli anni ’90.

Yves Saint Laurent

Questa campagna è stata lanciata nel 2000, un anno dopo l’acquisto da parte di Gucci di Yves Saint Laurent, quando il possente Tom Ford cavalcava il mondo della moda imponendosi come un colosso. La sua missione era quella di combinare la provocazione sessuale con la liberazione femminile, rimettendo in gioco il marchio sul fronte della moda.

Wonderbra

Ricordiamoli quei magnifici anni ’90, in cui un Wonderbra faceva status e quando le camicette sbottonate lo classificavano come bene di primaria importanza.

Ne sono stati venduti milioni, certamente per la “funzionalità” ma anche per il contributo dell’influente annuncio stampa Loaded che col suo “Hello Boys” ha innescato un meccanismo che oggi potremmo definire “virale” ma che all’epoca era semplicemente di successo.

Lo slogan pensato dal leggendario pubblicitario Trevor Beattie  non solo ha portato il marchio ai livelli più alti della sua notorietà ma ha anche reso famosa una giovane Eva Herzigova che, da procace bionda sexy diventerà in pochissimo una delle top model più ricercate al mondo.

Collant Wolford

Negli anni ’80 il fotografo Helmut Newton ha iniziato una lunga collaborazione con Wolford. Quello che segue ha fatto la storia della moda. Nessuno prima della campagna di Newton avrebbe mai pensato che le calze potessero essere così all’avanguardia.

Questi scatti e questa classe unica hanno prodotto influenti trend come: donne belle e alte, bionde, atletiche e preferibilmente con le gambe più lunghe del pianeta. Il suo gioco di ombre chiare e scure e luoghi architettonici forti (di solito al sud della Francia) ha del tutto caratterizzato il suo stile .

Guess

Anna Nicole Smith è stata la prima modella famosa ad aver posato per Guess Jeans nei primi anni ’90.

La sua somiglianza impressionante a due iconiche pin-up Americane come Marilyn Monroe e Jane Mansfield le ha garantito un posto d’onore nella nostra classifica. Le sue curve, in totale antitesi ai prototipi presentati in passerella, erano una scommessa per Paul Marciano, presidente di Guess.
Una scommessa vinta se consideriamo il successo del brand negli anni a venire e il clamore ottenuto da Anna Nicole Smith.

Partecipa GRATIS al free webinar del Corso Online in Fashion Marketing

 

Può marzo essere il mese della moda? Per i Ninja, sì! A marzo, infatti, partirà il “Corso Online in Fashion Marketing: come diventare Fashion Digital Strategist e fare Business Online” targato Ninja Academy e progettato per fornire competenze specifiche nel settore che negli ultimi anni si sta imponendo come asset economico di prim’ordine.

Volete un assaggio di quello che vi aspetta? Mercoledi 12 febbraio 2014 dalle ore 18 alle ore 18.40 circa ci sarà il FREE WEBINAR di presentazione del Corso Online in Fashion Marketing (con SCONTO Early Booking fino al 18 febbraio 2014): una lezione gratuita in cui Alessandro Calzolari, docente del corso, presenterà le tematiche e le case-history che verranno affrontate nel percorso formativo.

Il free webinar sarà arricchito dalla presenza di un ospite d’eccezione: Jarvis Macchi. L’ Autore di “Lusso 2.0” racconterà come i marchi della moda e del lusso stanno affrontando la rivoluzione digitale per entrare in contatto con i consumatori attivi sui Social Media.

Inoltre, il team Ninja Academy spiegherà come accedere e utilizzare la piattaforma webinar per partecipare alle lezioni virtuali. In questo modo avrete le basi teoriche e tutte le nozioni tecniche necessarie per seguire il corso.

Iscriversi è semplicissimo! Cliccando QUI vi si aprirà il form di iscrizione da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”  😉

 

Ricapitolando quindi:

FREE WEBINAR
Ninja Corso Online in Fashion Marketing
con Alessandro Calzolari e Jarvis Macchi
Mercoledì 12 febbraio 2014, dalle ore 18

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR!

E non dimenticate di dare un’occhiata ai prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!

BE NINJA.

Facebook si prepara all'intelligenza artificiale

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Fonte: redicecreations.com

Facebook ha festeggiato ieri i suoi primi 10 anni e, nonostante nel mondo dei social media questo sia un periodo di tempo molto lungo – soprattutto se si considera che in tutti questi anni è sempre stato in auge – ancora non è nella fase di declino.

Un’interessante articolo sull’Huffington Post ha evidenziato come di recente Mark Zuckerberg abbia offerto una sbirciatina sui piani a lungo termine del social network per eccellenza, in particolare a proposito dell’intelligenza artificiale.

Come spiegato in un articolo precedente, Facebook spera che l’AI aiuterà a comprendere più a fondo il significato di tutto ciò che viene condiviso, dal misurare l’umore delle parole nel vostro aggiornamento fino al riconoscere una lattina di Coca Cola nelle vostre foto.

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Fonte: dailymail.co.uk

Il deep learning: Facebook vuole “allenare” i computer ad apprendere

Facebook sta quindi lavorando per espandere il suo laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale, e il mese scorso ha assegnato un noto ricercatore esperto in deep learning al suddetto reparto.

Il deep learning è un sub-campo dell’AI che si concentra sull’insegnare ai computer (avete capito bene, sì, INSEGNARE qualcosa ad un computer) a dare un senso alle molteplici tipologie di dati disordinati, indefiniti e irregolari che noi esseri umani produciamo, a partire da quando parliamo, scriviamo, fotografiamo o filmiamo.

Insegnare ad un pc a riconoscere banalmente un gatto, per esempio, può risultare un problema particolarmente insidioso.

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Fonte: gattivity.blogsfere

User (Facebook) experience e monitoraggio online

Allora, che cosa c’entra Facebook con il potenziale del deep learning, direte voi? Dopo l’introduzione di Paper e Trending, secondo le indicazioni di Zuckerberg si verrebbe a conoscere molto, molto meglio l’utente in se stesso, grazie a un’analisi più efficace di qualsiasi cosa egli decida di condividere.

“In realtà l’obiettivo è di cercare di capire come tutto sia connesso su Facebook, chiedendoci quale sia il significato dei post, delle foto e dei video che la gente condivide”, spiega Zuckerberg agli analisti e agli investitori. “Se saremo in grado di comprendere il significato di ciascuno dei contenuti che le persone condividono, allora potremo fornire esperienze molto più rilevanti per tutto ciò che facciamo: in ciò consiste il nostro valore reale”.

Proviamo ad approfondire alcuni di questi aspetti. In un certo senso, si può immaginare un Facebook potenziato dal deep learning come un ex-geloso che insegue e analizza ossessivamente ogni vostra mossa online.

Invece di limitarsi a constatare che avete condiviso una foto, Facebook potrebbe essere in grado di capire che l’istantanea mostra una spiaggia insieme ad una foto del vostro/a ex, e che voi due stavate sorridendo.

Quando, un paio di giorni dopo, avrete postato un aggiornamento di stato, forse Facebook potrebbe analizzare il vostro registro linguistico per cercare di indovinare se vi sentite soli o depressi. E in poco tempo potreste veder comparire improvvisamente annunci di siti d’incontri, antidepressivi e film divertenti.

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Fonte: ruderfinn.co.uk

Registrazioni vocali e larghe vedute

Zuckerberg ha anche ricordato che l’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per trascrivere i clip vocali che vengono condivisi tramite Messenger, così da semplificare l’esperienza dal lato utente. Ha inoltre riconosciuto che si tratta di “obiettivi di larghe vedute” a cui le squadre di Facebook stanno lavorando, per cui ci potrebbero volere anni prima che si saranno completamente formati.

Tuttavia, già entro i prossimi tre anni Facebook sarà focalizzato sulla “costruzione di nuove esperienze di condivisione”, ha concluso Zuckerberg. A partire da oggi, ha previsto il CEO di Facebook, tra cinque anni potremo vedere l’AI di Facebook all’opera per rimodellare la nostra user experience.

Voi che ne dite, cari Ninja lettori? Siete pronti a far analizzare i vostri profili dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale con più utenti in assoluto al mondo? 😉

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Fonte: khaleejtimes.com

Il nuovo CEO di Microsoft è Satya Nadella

Il nuovo CEO di Microsoft è Satya Nadella

Microsoft ha appena annunciato chi sarà il successore di Steve Ballmer alla guida della società: si tratta di Satya Nadella.

Il nuovo amministratore delegato di Microsoft ha 46 anni ed è nella compagnia di Redmond dal 1992, dopo il suo precedente impiego in Sun Microsystems. Di origini indiane, Nadella ha conseguito una laurea in Ingegneria Elettronica ed Elettrotecnica al Manipal Institute of Technology, e successivamente ha ottenuto un master in Computer Science alla University del Wisconsin, oltre ad un MBA alla University of Chicago.

Nadella in Microsoft si è occupato di vari progetti, che hanno influenzato prodotti fra i quali Office, Bing e Xbox, specialmente per quanto riguarda la parte Cloud ed Enterprise, due settori che hanno sempre rappresentato una parte importante di Microsoft.

Con la nomina di Nadella a CEO, Bill Gates lascia la presidenza di Microsoft a John Thompson, per diventare consulente tecnologico della società: un segnale di come lo stesso Gates pianifichi di passare molto più tempo ad occuparsi di Microsoft, supportando Nadella nella sua nuova attività operativa.

Questo è il video di benvenuto al nuovo Ceo da parte di Bill Gates, in cui il fondatore di Microsoft sottolinea come “in questo tempo di grandi trasformazioni, non c’è una persona migliore di Satya Nadella per guidare la società. La sua visione per come la tecnologia verrà utilizzata e sviluppata nel mondo è esattamente cosa Microsoft ha bisogno per il suo prossimo capitolo di innovazione e crescita“.

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Mobile Market Share: le previsioni per il 2014

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Il mercato degli smartphone ha conseguito un nuovo record: analizzando tutte le spedizioni a livello globale, solo nel 2013 i produttori di telefonia mobile hanno spedito un miliardo di smartphone ai rivenditori, il 38,4% in più del 2012. E’ quanto emerge dal report annuale del centro media International Data Corporation, punto di riferimento per l’IT intelligence.

Questa informazione apre la strada ad importanti ipotesi per il Mobile Market di quest’anno; vediamo insieme le previsioni più interessanti!

Gli smartphone entrano in un nuovo stadio del loro ciclo di vita

Con un miliardo di unità spedite nel mondo, quest’anno le vendite di smartphone rappresentano il 55,1% di tutte le vendite di mobile devices, superando di fatto i classici cellulari. Secondo il modello del ciclo di vita del prodotto esiste una stretta relazione tra vendite, competizione, sviluppo e utile per prodotto:

francesco-piccolo-mobile-market.share-le-previsioni-2014-per-il-mercato-mobileQuando la quantità delle vendite è massimizzata, le case produttrici si interessano al mercato del prodotto in questione e, attirate dalla crescita, entrano in una forte competizione trainata dalla domanda. La competizione può essere affrontata principalmente per diversificazione (fornire un servizio esclusivo in una o più caratteristiche) o per leva di costo (fornire un servizio economico, a parità di prestazioni); in ogni caso, la competizione erode i margini di profitto dei produttori, fatti salvi coloro che possono richiedere un “premium price” dal mercato.

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Contemporaneamente, i consumatori soddisfano il loro bisogno del bene e dedicano le loro risorse ad altro, lasciando i produttori che hanno fatto ingenti investimenti “a bocca asciutta”. Quando il mercato di un bene passa dalla fase di crescita a quella di maturità, le vendite vengono effettuate più per sostituzione dei prodotti vecchi che per vendite ex novo; di conseguenza, la domanda cala. E’ ovvio che leggere il grafico del ciclo di vita del prodotto a posteriori è troppo facile: stabilire con precisione lo stadio di un determinato prodotto è un’operazione complessa, ma possiamo affermare con tranquillità che un miliardo di smartphone sono una buona cifra per iniziare.

Il mercato degli smartphone è entrato nella sua fase matura: a meno che un’innovazione tecnologica non stravolga il mercato, i produttori saranno costretti ad applicare un prezzo più concorrenziale o a fornire caratteristiche percepite come uniche per giustificare un “premium price”.

Il 2014 sarà low cost

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Conseguenza naturale del primo punto: basti dare uno sguardo alla quota di mercato degli smartphone ordinata per Mobile OS. In un mercato dove il 79% degli smartphone monta un sistema operativo Android, le possibilità di differenziazione si limitano all’hardware e solo a piccoli particolari per il software.

Inoltre, l’offerta si è ampliata ed il consumatore conosce il prodotto. Un discorso a parte merita Apple con iPhone, che ha sempre puntato all’esclusività e continuerà, anche nel 2014, ad ottenere un premium price. In questo discorso, la vera sfida sarà tutta di Microsoft e del suo Windows Phone: sebbene Windows sia il mobile OS meno diffuso sul mercato ha ormai raggiunto livelli qualitativi ed un app market paragonabili ai competitor, con un’interfaccia abbastanza distintiva e prodotti dall’ampio range di prezzo. Nei mercati emergenti come Cina e India, i consumatori si stanno avvicinando agli smartphone con modelli dal costo inferiore a 150$.

Se avete un acquisto mobile in programma, aspettate ancora un po’ per risparmiare qualcosa.

Il Mobile Marketing diverrà una strategia centrale

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Un incremento nella diffusione di mobile device vuol dire un incremento esponenziale del loro utilizzo. Lo sa bene Google, che con Android ha diffuso ancora di più i suoi servizi. Nel 2014 non avere un sito ottimizzato per i dispositivi portatili o non responsive sarà una grave mancanza.

Crescerà anche l’interesse per le iniziative di Mobile Marketing, poichè con la diffusione capillare di smartphone e relative offerte internet le imprese comprenderanno il potenziale di raggiungimento degli utenti. Per quello che riguarda lo sviluppo di app, bisognerà tenere presente che il parco smartphone aumenterà, ma il marketplace propetario rimarrà comunque unico, quindi per avere visibilità sarà indispensabile un focus sulla qualità delle app.

Le aziende non potranno più prescindere dal Mobile Marketing, almeno per gli accorgimenti minimi. La diffusione di dispositivi alimenterà la competizione delle app per il posto sullo smartphone degli utenti!

I principali produttori cinesi otterranno fiducia dai consumatori

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Già verso la fine del 2013 in Italia è cresciuto l’interesse verso gli smartphone di fascia bassa; spesso si tratta di dispositivi costruiti su licenza di case proprietarie occidentali, ma fabbricati nei paesi cinesi. In alternativa, è lo stesso produttore cinese a fornire la rete di distribuzione ed assistenza. E’ il caso di Huawei e Lenovo, entrati nella top 5 dei produttori mondiali, che commercializzano e forniscono garanzia ad alcuni dei loro base di gamma anche nel nostro mercato.

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Per il prossimo acquisto valutate attentamente tutte le opzioni, e prendete in considerazione anche i modelli asiatici meno conosciuti che godono di garanzia e controlli anche nel nostro Paese.

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Sono curioso di sapere che idea vi siete fatti di questo 2014 Mobile! Personalmente, credo che stiamo vivendo per i mobile device quello che accadde alla fine degli anni ’80 per le automobili: in un mercato che si avvia alla saturazione, dall’oriente arrivano segnali di un management intelligente e di propensione al contenimento responsabile dei costi (distribuzione di modelli per lotti limitati, price management, sviluppo di smartphone sullo stesso pianale, ricerca e sviluppo “a cascata” dai top di gamma ai low cost).

Secondo me la chiave vincente per l’immediato futuro starà nell’abbandonarsi con fiducia alla ricerca e sviluppo di nuove soluzioni per rendere il Mobile ancora attuale e peno di risorse!

Super Bowl 2014: quest'anno il "Momento Oreo" lo conquista JCPenney

Super Bowl 2014: quest'anno il "Momento Oreo" lo conquista JCPenny

Il tweet di JCPenney che svela l'operazione di real time marketing #TweetingWithMittens

L’anno scorso il Superbowl fu interrotto per 34 minuti da un inaspettato blackout. Durante l’attesa @Oreo twittò il famoso “Blackout? Nessun problema.” accompagnato da una immagine del celebre biscotto nella penombra che citava “Potete inzuppare anche al buio”.

Fu un tweet talmente spontaneo e onesto che fu capace di umanizzare il brand alla percezione dei suoi follower, innescando una conversazione senza precedenti nella storia dei live event. Un risultato in termini di real-time marketing tale da prendere il nome di “Momento Oreo”, ovvero l’hype social più desiderato dai brand.

 

Super Bowl 2014: from dunk to drunk

Quest’anno molti brand hanno tentato di aggiudicarsi la stessa notorietà. In un contesto più normalizzato, i brand hanno twittato come se fossero dei veri spettatori del match, instaurando conversazioni personali, anche tra di loro.

Dal lato della comunicazione tradizionale, secondo i dati ufficiali di Twitter, il numero di hashtag proposti nelle milionarie pianificazioni televisive è aumentato del 50%. Ma opposti alle varie conversazioni spinte nei tv commercial come l’orso etico di Chobani con #HowMatters, il Doberhuahua #StayUncompromised di Audi, il democratico Coca-Cola di #AmericaIsBeautiful e l’adrenalinico #GoodToBeBad di Jaguar troviamo gli sgrammaticati, e gratuiti, tweet di @JCPenney

 

Questo tweet ha generato, fino a ora, 19.875 retweet e 8.724 favoriti.

Il seguente tweet ha fatto anche di meglio, raggiungendo i 23.190 retweet e 10.364 favoriti (aggiornato al momento della stesura di questo articolo).

 

2 tweet curati, nonostante possa sembrare il contrario, sia nella grammatica che negli obiettivi di marketing. L’operazione è si svelata nel tweet seguente come mirata ad una semplice sponsorizzazione di un paio di guanti invernali da 9,99$, con cui si palesava la difficoltà di scrittura dei tweet precendenti a causa del freddo.

 

Il “Momento Oreo” è nato quando i 2 tweet hanno iniziato una ironica conversazione tra i brand. Per esempio @CoorsLight ha pensato che @JCPenney si stesse ubriacando guardando il Super Bowl, mentre @SNICKERS e @Doritos hanno cercato di capitalizzare sul proprio settore merceologico. A supportare la conversazione circa 40.000 retweet di utenti divertiti dallo sgrammaticato modo di porsi della nota catena americana.

 

Contattata da BuzzFeed, Kate Coultas di J.C.Penney ha dichiarato che i tweet sono stati pubblicati per “creare una narrativa propria” del brand, partendo da un semplice assunto: “Visto che faceva freddo e che stavamo promuovendo i guanti Go USA, abbiamo pensato potesse essere una trovata divertente”.

Considerato che @JCPenney ha guadagnato 10.000 followers durante la sola notte del Super Bowl, per di più senza spendere i 4 milioni di dollari circa, stimati da Forbes, in pianificazione televisiva per uno spazio da 30″, possiamo considerare l’operazione #TweetingWithMittens il “Momento Oreo” 2014.

Yotel, New York: camere gratis per chi crea con i LEGO

Sognate di passare una notte a New York senza pagare nulla? Incredibile ma vero, Yotel New York offre stanze gratuite a tutti coloro in grado di creare un’opera d’arte in LEGO.

Il progetto #MyLegoMasterpiece nasce da Floyd Hayes, direttore creativo New Yorkese capace di trasformare la richiesta dell’hotel di realizzare una parete con cui gli ospiti potessero interagire liberamente in un’incredibile installazione artistica dai toni sgargianti dei famosi mattoncini ed in perenne evoluzione.

Non solo un’installazione statica ma un’esperienza che permette agli ospiti di entrare in contatto e diventare essi stessi parte stessa dell’opera d’arte.

Le stanze, naturalmente, non sono per tutti. Solo due fortunati aspiranti LEGO designer potranno vincere i due premi messi in palio dall’hotel: due notti nella Premium Queen Cabin e tre notti in First Cabin con tanto di terrazzo panoramico sulla città.

Ecco alcune delle più belle opere realizzate dagli ospiti del Yotel New York, fotografate e condivise tramite i social networks. Qual’è la vostra preferita?

Facebook compie 10 anni e festeggia guardando al futuro

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Era il 4 febbraio 2004 quando, da una stanzetta di Harvard, Mark Zuckerberg lanciò online thefacebook.com, senza immaginare che ben presto sarebbe diventato il social network più frequentato al mondo con 1,2 miliardi di utenti iscritti.

Ai tempi del lancio di “thefacebook” la rete era molto diversa da come la conosciamo oggi: non esistevano connessioni mobile, il BlackBerry dominava il mondo della telefonia e Yahoo era un punto di riferimento.

Se pensiamo che nei primi tempi Facebook era semplicemente una directory di dati accessibile a pochi studenti, senza foto, giochi o applicazioni, riusciamo a farci immediatamente un’idea dell’incredibile crescita di questa piattaforma che oggi, per milioni di persone, non rappresenta un semplice sito, ma l’intero web.

Mark Zuckerberg ha quindi festeggiato questo decimo compleanno descrivendo l’esperienza di Facebook come “un viaggio incredibile“, che è stato in grado di incidere sulla vita di tante persone e che, proprio per questo motivo, lo spinge a fare il massimo ogni giorno per offrire loro sempre il meglio.

Ma quello che colpisce è l’entusiasmo di questo ragazzo quando parla del futuro. Abituato a guardare sempre avanti, si prepara ad altri dieci anni di scoperte e di innovazioni, prevedendo un’esperienza web sempre più completa e coinvolgente

 

Nonostante alcune proiezioni lo diano già sulla via del declino (ricordate lo studio di Princeton che paragonava Facebook ad una malattia che si sarebbe presto estinta?), la creatura di Zuckerberg sembra in realtà godere di ottima salute: solo la scorsa settimana, infatti, sono stati resi noti i dati sulla crescita del fatturato (la più alta negli ultimi due anni) con un picco per quanto riguarda la vendita di pubblicità.

Come non bastasse, ci sono i dati di crescita del traffico da mobile (che ha rappresentato il 53% del suo fatturato pubblicitario nell’ultimo trimestre 2013) con oltre 945 milioni di accessi dalle applicazioni per smartphone e tablet. E proprio in quest’ottica si colloca il rilascio della nuovissima applicazione “Paper“, che ricalca il proposito di offrire agli utenti “il giornale più personalizzato al mondo”.

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Ma per oggi spazio ai festeggiamenti! In occasione del decimo anniversario, infatti, Mark Zuckeberg e il suo team hanno voluto fare un piccolo regalo agli utenti: “A Look Back” (disponibile all’indirizzo https://www.facebook.com/lookback) è un video celebrativo nel quale vengono raccolti i momenti più significativi della propria avventura su Facebook sin dalla data di iscrizione.

Certo, in un contesto come quello dei social media il futuro non è mai scontato, ma se si guarda il cammino che si è lasciata alle spalle, la creatura di Mark Zuckerberg può dormire sonni tranquilli.

Buon compleanno, Facebook!

Marc Jacobs, al popup store si paga con i tweet

daisy marc jacobs campaign

In occasione della New York Fashion Week, Marc Jacobs ha annunciato l’apertura di un pop-up store molto particolare. Il negozio sarà dedicato ai profumi della nuova linea Daisy by Marc Jacobs e non accetterà monete come pagamento, bensì tweet.

L’idea non è nuova nel mondo del fashion, avevamo già parlato dell’iniziativa ‘Pay with a selfie’ di Urban Degree. E, sempre nell’ambito della settimana della moda newyorkese, anche Tommy Hilfiger ha in serbo qualche sorpresa dedicata agli utenti di Instagram.

Il negozio temporaneo venderà profumi e accessori della linea Daisy, ma si vocifera che ospiterà anche il lancio di due nuove fragranze in edizione limitata; un evento che avrà sicuramente grande risalto grazie alla già intensa attività sui social media.

 

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Gli avventori saranno accolti con cibo, bevande e musica e potranno prendersi una pausa dai tacchi a spillo nell’apposita area relax, che naturalmente sarà dotata di wi-fi! Ci saranno anche un photo-boot e una mostra fotografica dei lavori di Langley Fox ispirati alla linea Daisy.

I prodotti del negozio potranno essere acquistati utilizzando l’hashtag #MJDaisyChain, anche se non è ancora chiaro il criterio che determinerà il valore dei tweet. Probabilmente verrà preso in considerazione il numero di preferiti e retweet.

marc jacobs daisy Tweet campaign

Una cosa però è già nota; l’autrice del tweet più creativo si aggiudicherà l’oggetto più costoso del negozio, forse una borsa di Marc Jacobs.

C’è grande trepidazione per questo evento. Al punto che un giornalista ha commentato:

Questa è una mossa molto intelligente da parte di Marc Jacobs e certamente farà parecchio rumore su internet. Spero solo che non mandi in tilt la rete con tutto quel traffico.

I brand di moda stanno sperimentando approcci sempre più innovativi verso i social media. Ma a volte sembra che non riescano a liberarsi di una certa  spocchia, che per lungo tempo è stata parte integrante del loro fascino. Prendiamo il caso di Dior, che ha un curatissimo account Instagram con migliaia di follower, ma non segue nessuno a sua volta. Che senso ha essere snob sui social network?

Olimpiadi invernali di Sochi: quando a concorrere sono i brand

Manca davvero poco all’evento sportivo più atteso dell’anno: le Olimpiadi invernali di Sochi. La manifestazione, che si terrà dal 7 al 23 Febbraio nella località russa che si affaccia sul Mar Nero, da qualche settimana sta facendo parlare di sé.

Minacce terroristiche a parte,  queste Olimpiadi saranno ricordate anche per il clamore suscitato dagli spot che stanno sponsorizzando l’evento. Pare infatti che il popolo del web si sia veramente spaccato in due: quelli che le Olimpiadi le amano e quelli che le Olimpiadi le boicottano.

Da un lato ci sono le campagne pubblicitarie al cardiopalma, che seguono l’approccio Give them a scare. La BBC le apprezza parecchio e prende le distanze dalla NBC, che al contrario preferisce spot alla Make them care dai messaggi che infondono speranza, tenerezza e benevolenza nei confronti degli atleti. Come si fa a non amarle, quindi, queste Olimpiadi, raccontate così? Natura contro Uomo. Uomo contro se stesso. Uomo contro altri Uomini.

Poi ci sono gli sponsor che, nolenti o volenti, stanno facendo indignare l’altra metà dei naviganti. Uno su tutti, quello di Coca Cola, accusata di omofobia, che sta rendendo la vita difficile a chi deve gestire una vera e propria crisi sul piano della comunicazione.

Non ti vogliamo costringere a prendere una posizione. Vorremmo che esprimessi una tua personale opinione sugli spot che stai per vedere. Abbiamo raccolto infatti, quelli che ci sono sembrati i più significativi.

Buona visione!

I am the dreadful menace, parola di Lord Tywin Lannister

L’hai riconosciuto? Sì, è lui, Charles Dance, lo spietato Tywin Lannister della serie Game of Thrones, che dà voce alla Natura, spaventosa minaccia per gli atleti che avranno in vero, un solo temibile nemico: proprio lei, una Natura cinica, che non risparmia fatiche a nessuno e che se può, toglie sogni e speranze.

CREDITS 

Agency: RKCR/Y&R

Client: BBC

Executive Creative Director: Mark Roalfe

We are Winter

Una donna androgina sola in mezzo alla neve, atleta dallo sguardo fiero e deciso che lascia le proprie impronte su un manto innevato. Non ci sono punti di riferimento, eppure lei sa benissimo dove andare. Il percorso che conduce alla meta, ce l’ha stampato bene in fronte. E va per la sua strada, a testa alta.

CREDITS

Advertising Agency: Proximity, Toronto, Canada

Executive Creative Director: Jon Finkelstein

Thank you, Mom! P&G ci riesce ancora

E tra gli spot che sicuramente emozionano, non potevamo non citare quello di Procter & Gamble, di cui tra l’altro, aveva già parlato la nostra Elena Silvi Marchini qui. Accanto ad un atleta, vicino ad un campione c’è sempre una mamma che incoraggia il proprio piccolo, gli asciuga le lacrime, lo scalda, lo coccola e si commuove quando vince.

 Credits

Agency: Wieden + Kennedy Portland

Executive Creative Director: Joe Staples

Executive Creative Director: Susan Hoffman

 

Dove vuoi essere? Ovunque. Visa si racconta in Flying

Amelia Earhart e Sarah Hendrickson. L’una, la prima donna aviatrice della storia, la seconda sky-jumper, già vincitrice della prima edizione della Coppa del Mondo del salto con gli. Che cosa hanno in comune? Entrambe hanno volato dove prima potevano osare solo gli uomini. D’altra parte Visa, che vuole rilanciare il proprio brand, lo dice chiaramente: “Everywhere you want to be”.

Agency: BBDO New York

Client: Visa

CCO, Worldwide: David Lubars

Executive Creative Director: Toygar Bazarkaya

Executive Creative Director: Don Schneider

 

 

Made of more, la scelta di Guinness

Fazzoletto pronto all’uso, per questi 65 secondi di spot della Guinness. La storia è vera e racconta la scelta di vita due sorelle gemelle biathlete, Tracy e Lanny Barnes. La prima si qualifica alle Olimpiadi, la seconda, invece,  che si è ammalata in Italia, in Val Ridanna per le qualificazioni, non entra nella rosa dei candidati. Che cosa fa, allora,  Tracy? Cede il suo posto a Lanny. Non è da tutti sacrificare il sogno di una vita, così. Senza pensarsi troppo. Entrambe hanno fatto la loro scelta e  Guinness ci ricorda che sono proprio le nostre decisioni, a rivelare chi siamo.

CREDITS

Client: Diageo Guinness

Agency: BBDO New York

Chief Creative Officer, Worldwide: David Lubars

Chief Creative Officer, New York: Greg Hahn

Executive Creative Director: Tom Darbyshire

 

 

Mc Donald’s e l’hashtag #cheerstoSochi

Mc Donald’s ci ha provato. Con la sua campagna di social media marketing ha tentato di coinvolgere i fan di tutto il mondo, invitandoli a mettersi in contatto con i propri beniamini sportivi utilizzando l’hashtag su Twitter #cheerstoSochi. L’idea non era cattiva. Peccato però che gli attivisti LGBT, in difesa dei diritti gay, non l’abbiano presa troppo bene, tant’è vero che hanno letteralmente “preso in prestito” l’hashtag per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’omofobia in Russia. Gli sponsor, d’altra parte erano stati avvertiti: “Your logos and marketing will appear alongside every event, indelibly linking your brand to what happens in Sochi”, così ricordava una lettera inviata loro dalla HRC (Human Rights Campaign) ad agosto 2013.

 

Coca Cola: hai digitato gay? Deve esserci un errore

Caduta di stile per Coca Cola, che è proprio scivolata laddove non doveva scivolare. Vista l’aria che tira a Sochi, considerate le persecuzioni e la repressione nei confronti degli omosessuali, ecco che, neanche a farlo apposta,  la bevanda più famosa non riconosce il termine Gay. E da qui il caso Coca Cola.

E pensare che si trattava solo di condividere virtualmente  una lattina, digitando il nome di una persona, attraverso Share a coke. Coca Cola però, quasi tempestivamente risponde e per togliersi dall’imbarazzo precisa in un comunicato, apparso sul sito aziendale il 28 Gennaio, che è tutta colpa dell’autogeneratore

E tu, che ne pensi? Chi si aggiudicherà la medaglia d’oro dello spot più bello di queste olimpiadi invernali?