Il download delle immagini: quali impatti sul tuo email marketing?

Email Marketing

Prosegue la nostra panoramica sui trend del digital direct marketing con un approfondimento che prende spunto dai comportamenti degli utenti internet analizzati nel capitolo Email Marketing Report del nostro Digital Behaviour Study.

Il download delle immagini inserite in una email è un tema di grande attualità, anche alla luce delle novità introdotte da Gmail di cui parleremo anche in questo post.

Partiamo dai dati rilevati nel nostro studio sugli utenti internet italiani iscritti ad almeno una newsletter:

  • il 35% attiva/scarica le immagini contenute nelle newsletter, anche se inizialmente non le vede
  • il 56% attiva/scarica le immagini solo se riconosce il mittente

Il primo dato mette in evidenza un comportamento generale: solo un utente su tre ha l’abitudine di scaricare le immagini che inizialmente non risultano visibili nella newsletter. Un’informazione importante da tenere presente in fase di organizzazione dei contenuti di un’email: quanto spazio dedicate alle immagini? Inserite testo alternativo per le immagini che non vengono scaricate? Optate per testi editabili al posto delle immagini, ove possibile.

Il secondo dato vede concorde oltre la metà degli utenti intervistati, dimostrando come la reputazione dell’azienda sia un fattore chiave nello stabilire un rapporto di fiducia che si rafforzi nel tempo e dal quale dipendono anche i comportamenti degli utenti stessi. La riconoscibilità del mittente influisce e supporta anche la scelta di effettuare il download delle immagini.

Ecco alcuni consigli da tenere a mente:

testo e immagini: quale proporzione?

Una giusta alternanza degli elementi valorizzerà il vostro messaggio: considerate sempre che a colpo d’occhio l’utente deve capire che cosa gli state comunicando e che cosa vi aspettate da lui (in termini di click, conversioni, ecc.). Una regola aurea non esiste, ma suggeriamo di rispettare una proporzione di 70/30 tra testo e immagini.

testo editabile per le CTA

Assicuratevi che il messaggio principale della vostra newsletter sia testuale: se inserite la call to action in un’immagine e i vostri utenti fanno parte di quella maggioranza che non ha l’abitudine di scaricarle che cosa succederà? Assolutamente nulla. L’utente non saprà dove cliccare e avrete perso un’occasione. Utilizzate lo stesso criterio per i titoli.

gli ALT, i testi alternativi

Associate ad ogni immagine un ALT e fate in modo che possa sostituire il messaggio che vorreste trasferire con l’immagine stessa: questo agevolerà la fruizione da parte degli utenti che non scaricano le immagini, che potranno ugualmente cogliere il messaggio che intendete trasmettere.

test, test, test

non dimenticate di verificare la resa della vostra email prima di spedire, controllandone la visualizzazione su tutti i client di posta e webmail, con una particolare attenzione alla fruizione da mobile.

Concludiamo il nostro nuovo contributo ricordano la recente novità introdotta in casa Google: nel mese di dicembre Gmail ha introdotto importanti cambiamenti, uno dei quali impatta anche sul download delle immagini incluse nelle newsletter.

Negli account email di Google infatti le immagini ora vengono visualizzate automaticamente, senza che l’utente debba effettuare esplicitamente il download; in aggiunta, le immagini vengono caricate dai server di cache di Google.

Questo significa che potete tralasciare le buone pratiche qui riassunte contando sul download automatico delle immagini? Naturalmente no! Tenete monitorati i vostri utenti Gmail e continuate ad ottimizzare le vostre newsletter seguendo i nostri consigli.

A presto con un nuovo approfondimento.

12 giocattoli degli anni 80 che dovrebbero tornare come il Winner Taco

12 giocattoli degli anni 80 che dovrebbero tornare come il Winner Taco

La nostalgia è una potentissima leva di marketing. Lo sanno i consumatori quando ritorna in testa la sigla Tà-Tabù, lo sanno le aziende come Algida che decidono di re-introdurre il Winner Taco. Non vediamo l’ora di addentare questo gelato cult per la prima volta dopo anni, ma la domanda che adesso si aggira è: sarà veramente uguale a quello che gustavamo a fine anni 90? Non avranno mica giocato con gli ingredienti? Non si scherza con le maddalene di Proust!

Mentre aspettiamo intrepidi la risposta a questo dubbio, ricordiamo insieme gli altri oggetti cult della nostra infanzia. Giocattoli degli anni 80! Se tornassero sul mercato al giorno d’oggi, si troverebbero a competere con tante innovazioni. Tablet, social media, device, display touch.

Proviamo a dare qualche idea ai vari marketer MB, Hasbro e Giochi Preziosi in ascolto. Giocattoli vintage + un pizzico di tecnologia. Chissà che non si avverino!

Gira la Moda

Gira la Moda

Pomeriggi passati a disegnare vestiti, colorarli, immaginarci grandi stiliste.

Aggiunta digital: uno scanner interno che possa uploadare le creazioni sul nostro profilo Lookbook. Le migliori creazioni saranno featured da Chiara Ferragni.

Indovina Chi?

Indovina Chi?

Ha la barba? Il cappello? Ha gli occhiali? Un gioco che sembrava non stancarci mai.

Aggiunta digital: integrazione col Social Graph di Facebook, per poter chiedere “Ha per caso 5 amici in comune con Robert?”

Dolce Forno

Dolce Forno

Per piccoli grandi cuochi. Vuoi mettere la soddisfazione di provarci tu?

Aggiunta digital: inclusa nella confezione una macchina fotografica Socialmatic. Si sa, se non metti quella fetta di cheesecake su Instagram non l’hai mai veramente fatta tu.

My Magic Diary

My Magic Diary

Un caro ricordo dei futuri geek.

Aggiunta digital: che sfizio c’è a ricreare le facce dei tuoi amici in rubrica se non hai almeno un App Store Casio dedicato?

Tamagotchi

Tamagotchi

In realtà a questo già non ci giocavo più, mi sentivo troppo grande. Ricordo però il grande lutto quando la bestiolina moriva ad un amico.

Aggiunta digital: Integrazione con una Facebook app per resuscitare il Tamagotchi. Ti serve una vita? Chiedila ai tuoi amici!

Game Boy

Game Boy

… a tal punto da farsi male i pollici.

Aggiunta digital: display Retina.

SkipIt

SkipIt

Uno dei giocattoli più inutili della storia, eppure era un toccasana quando ci si voleva riposare dopo l’hoola hoop.

Aggiunta digital: aggiornamento di status via Runtastic per quante miglia quel coso ha girato in tondo.

Polly Pocket

Polly Pocket

Ovviamente nella sua prima versione, mica quella pacchianata simil-Bratz.

Aggiunta digital: integrazione con le API di Farmville, Polly va in campagna e compra cinque tonnellate di fragole per 14 euro e 99.

Tomy Mr. Money

Tomy Mr. Money

Per imparare a risparmiare.

Aggiunta digital: che ve lo dico a fare? Funziona solo a Bitcoin.

2XL

2XL

Un’interfaccia futuristica dotata di cassette disponibili “per divertire tuo figlio per ore, giorni, mesi, anche anni”. O almeno fin quando non inventeranno la Playstation.

Aggiunta digital: login via Twitter e 2XL ti legge ad alta voce i tweet della giornata.

L’Allegro Chirurgo

L'Allegro Chirurgo

Ci abbiamo provato tutti, quell’osso del desiderio era tremendo.

Aggiunta digital: se sbagli becchi in tempo reale 5 downvotes su Quora.

Molly Twist

Molly Twist

Ore di divertimento ipnotizzante, mai e poi mai riuscivamo a capire se fosse dotata di vita propria.

Aggiunta digital: tutto quello che faceva all’epoca oscillando tra le nostre mani deve continuare a farlo, ma lo deve poter fare in una sola mano perché l’altra ci serve a whatsappare. O al massimo a tirare la manina che ci è uscita dalle patatine.

manina appiccicosa

Corso Online in SEO e SEM Strategy: Il benvenuto di Gianpaolo Lorusso

Il Corso Online in SEO e SEM Strategy partirà ufficialmente il 21 gennaio alle ore 18. Potrai seguire i webinar in diretta o on-demand in tutta comodità e senza alcun limite di tempo. Grazie alle ore di Question Time potrai fugare ogni dubbio interagendo direttamente con i docente. La conversazione continuerà poi all’interno del gruppo Facebook dedicato dove potrai conoscere gli altri partecipanti e fare networking. Al termine del corso, previo superamento di un piccolo test di valutazione, avrai la possibilità di scaricare il tuo attestato di partecipazione.

Il benvenuto di Gianpaolo Lorusso

Ciao,

sono Gianpaolo Lorusso, docente del corso on line su SEO & SEM Strategy della Ninja Academy. Mi occupo di web marketing da oltre 10 anni e ho lavorato sui progetti web di alcuni tra i più grandi gruppi aziendali del nostro Paese, ideando, tra l’altro, il più grande evento nazionale su AdWords (ADworldExperience.it) e il primo e-book condiviso italiano sulle tematiche di visibilità on line, aggiornato da alcuni tra i più noti professionisti web nazionali (Sito-Perfetto.it).

Diventare un esperto di Inbound Marketing non è semplice, perché implica una visione del web marketing a 360°, che prenda in considerazione tutti i canali di visibilità più adatti allo specifico progetto da promuovere. Questa scelta va contro corrente nel quadro di iper-specializzazione che domina il settore Internet, ma io sono convinto che sia giusta.

Per questo, durante il corso farò del mio meglio per trasmetterti tutte le nozioni teoriche e le competenze pratiche acquisite sul Search Engine Marketing, e in particolare su AdWords, senza mai perdere di vista però il fatto che anche questo canale deve integrarsi in una strategia di marketing più ampia se si vogliono avere risultati eccellenti.

Scopriremo insieme come verificare l’efficienza di un account per essere sicuri di spendere il meno possibile per ogni visita, e come valutare l’efficacia e la copertura delle campagne per ottenere il massimo in termini di contatti utili provenienti dal nostro target di utenti.

Per iniziare ad esplorare i concetti che approfondiremo durante il corso ti consiglio di scaricare la guida gratuita che ho recentemente scritto io stesso e che trovi qui: http://shop.adworldexperience.it/negozio/guida-adwords/. Per continuare poi a tenerti aggiornato sulla materia comincia a seguire questi blog:

ADworldExperience.it/blog;
Adwords-it.blogspot.com (il blog ufficiale AdWords italiano);
Adwords.blogspot.com (il blog ufficiale AdWords a livello mondiale) – ENG;
Certifiedknowledge.org – ENG;
Ppchero.com – ENG.

Un caro saluto e a presto!
Gianpaolo Lorusso

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Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

Torna il Winner Taco Algida, le foto dell'installazione gigante a Ponte Milvio

Cari Ninja, l’abbiamo intuito ieri ma oggi possiamo affermarlo con certezza: torna il Winner Taco! La rete ha vinto una delle sue battaglie: dopo anni di assenza dai frigoriferi di bar e supermercati, il gelato che ha sfamato una generazione di bambini e adolescenti, il Winner Taco, torna a essere commercializzato. Era stato inventato negli anni Ottanta negli Stati Uniti e commercializzato in Italia nel 1998.

Algida ha deciso di annunciare l’evento allestendo un enorme gelato a Ponte Milvio, Roma. La notizia ha subito fatto il giro dei social network nazionali portando l’hashtag #winnertaco a essere fra i trending topic della giornata. A celebrare il ritorno di un prodotto cult anche Ariadna Romero. In loco la nostra Francesca Vennarucci, che ha immortalato il tutto.

100: il social network che ti motiva a imparare qualcosa di nuovo in 100 giorni

Karen X Chang impara a ballare

Forse non la conoscete, ma Karen X Cheng è ormai una celebrità su Youtube. Il suo video, Girl Learns to Dance in a Yearè diventato virale e ha totalizzato più di tre milioni di visualizzazioni!

Dopo aver lasciato il suo lavoro alla Microsoft con una canzone, Karen ha deciso di trasferirsi a San Francisco per realizzare il suo sogno segreto: imparare a ballare. Ha ripreso i suoi progressi ogni giorno e alla fine ha montato i frammenti in un video, che mostra la sua trasformazione da principiante goffa e insicura a ballerina provetta.

La sua esperienza è stata d’ispirazione per molti. E proprio grazie ai commenti degli utenti ha avuto l’idea di creare 100, una piattaforma social per incoraggiare quelli che, come lei, decidono di dedicarsi anima e corpo all’apprendimento di una nuova abilità.

100 inteso come “dare il 100%”. La sfida, infatti, è quella di scegliere un obiettivo e lavorare con costanza per 100 giorni allo scopo di realizzarlo. Ogni giorno bisogna postare un video per tracciare i progressi (e dimostrare che si è fatto qualcosa).

Give it 100 social network

Per incentivare gli utenti, 100 usa l’unico metodo che funziona davvero: far leva sui soldi! All’iscrizione paghi 100 dollari, che ti vengono restituiti al completamento del percorso. Per ogni giorno che non carichi un video, e quindi perdi di vista l’obiettivo, una parte dei soldi viene donata in beneficenza.

Scrive Karen, nella descrizione del suo ormai famoso video:

Questa non è una storia che parla di danza. Parla di qualcuno che aveva un sogno e non sapeva come realizzarlo, ma ha deciso di provarci lo stesso. […]
Quando guardi qualcuno che si esibisce, lo vedi al massimo della sua forma. Quando segnano il punto vincente o vendono la loro azienda per miliardi, assisti al loro momento di gloria.
Ciò che non vedi, invece, sono le migliaia di ore di preparazione. […] Non vedi il momento in cui hanno iniziato. Il momento in cui erano come te e si domandavano se ci sarebbero mai riusciti.

Le persone non guardano il video di Karen perché è una ballerina straordinaria. Certo, balla bene per aver cominciato da un anno, ma non è questo il punto; alla gente piace perché mostra una persona qualunque che riesce a migliorarsi. E gli infonde fiducia, gli fa venire voglia di provarci.

Gli utenti di 100 vogliono imparare una lingua orientale, oppure ad andare sul monociclo. C’è chi vuol perdere peso e chi si dedica a obiettivi molto più prosaici, come smettere di mangiarsi le unghie. Non contano le dimensioni del progetto, ma l’impegno! Forse può essere l’occasione giusta per mantenere i “buoni propositi per l’anno nuovo”, che ne dite?

Smartphone-dipendenza, vivere e lavorare nel 2014

Ti ricordi di Mario e le 5 cose che un buon capo non dovrebbe mai dire? Anche Mario, come quasi tutti ormai, ha uno smartphone e questo nel 2014 cambierà ancora di più il suo modo di vivere e di lavorare.

Sopravvissuto per tutto il 2013 alla terribile vita da ufficio, gli è stato chiesto di mettersi al passo coi tempi e dotarsi di un telefono intelligente: uno strumento che renda più agevole lo scambio di file e documenti, permetta di partecipare ad una conference call per mezzo di strumenti come Skype o Google hangout, o ad una chat attraverso servizi di messaggistica istantanea come whatsapp, in qualsiasi momento della giornata.

La novità ha completamente rivoluzionato la giornata di Mario.
“Buongiorno Mario, sono le 7.00. Il tuo primo appuntamento di oggi è alle 8.30 con il Sig. G”. C’è voluto un po’ per abituarsi alla voce metallica della nuova app sveglia parlante, ma al posto del solito trillo lo smartphone gli ricorda gli impegni principali della giornata.
Dopo aver messo su il caffè dà un veloce sguardo ai titoli dei principali quotidiani nazionali; in fondo non ha mai letto un articolo per intero, titolo e sottotitolo sono sempre stati più che sufficienti per sapere di cosa parlare in ascensore.

Mario esce di casa e per recarsi al lavoro calcola il percorso ottimale con moovit: che senso ha nel 2014 perdere minuti utili aspettando l’autobus quando puoi ottimizzare il tempo di attesa comprando il biglietto tramite l’apposita app?
Seduto al suo posto (con moovit aveva verificato anche che l’autobus non fosse troppo pieno), ne approfitta per riguardare la presentazione che gli hanno passato il giorno prima in ufficio, e tra una slide e l’altra si dedica anche al “disbrigo delle pratiche social”: un mi piace a questo commento, un parteciperò a quell’evento a cui non andrà mai, un paio di faccine qua e là.

Appena arrivato alla sua scrivania Mario si accorge di aver scordato a casa la chiavetta usb con i file relativi al suo primo appuntamento della giornata. È un problema da 2013. Nel 2014, per fortuna, lo storage di dati in cloud gli permette di recuperare efficacemente l’errore e presentarsi preparato e in orario al suo briefing.

Finalmente la pausa pranzo, un attimo di relax. Lontano dalla tecnologia? Ovviamente no. Appassionato di sport, Mario coglie l’occasione per dare un’occhiata alle scommesse sportive. Nessun rischio di interferire con l’attività lavorativa che svolge tramite l’ausilio di smartphone e i dati in esso contenuti: la sua azienda si è dotata di un software che permette la cancellazione di dati da remoto e di un workplace virtuale che sposta i dati di lavoro in un’area separata del dispositivo.

Interrotto a metà del suo panino da una mail urgente, deve proprio lasciare il boccone per prepararsi a incontrare il capo. Lo smartphone gli ha rivoluzionato la vita, ma ha anche i suoi difetti: l’orario di lavoro è diventato sempre più flessibile. Purtroppo il capo non ha ancora imparato che se lavora anche in pausa pranzo per risolvere il problema dell’ultimo minuto, la sera dovrebbe poter uscire mezz’ora prima.

Mario invece torna a casa al solito orario, e in questi momenti pensa proprio di ricorrere al mobile recruting, per cercare una occupazione “meno flessibile”. Ha comprato la cena sulla strada del ritorno. Il mobile wallet gli ha permesso di pagare con il suo telefono intelligente un piatto consigliato dall’ “app fedeltà” del suo supermarket e finalmente in poltrona può svagarsi dopo una giornata impegnativa.
Cosa c’è di meglio per rilassarsi se non guardare le timeline degli amici?

Quali applicazione utilizzi maggiormente nella tua giornata? Quale consigli a Mario per semplificarsi la vita?

Ora la personalizzazione dell’esperienza d’acquisto è anche offline

Consigli per gli acquisti personalizzati: non più solo online

E’ bastato poco, ma il mondo dell’ecommerce ci ha ormai abituati a ricevere consigli in tempo reale sui prodotti da acquistare, basandosi sull’utilizzo di complicati algoritmi che analizzano le pagine prodotto visitate, i nostri acquisti passati e il nostro comportamento di navigazione.

Ci siamo così abituati da sentirne ormai quasi la mancanza quando camminiamo nelle corsie di un grande supermercato, e ci sentiamo persi nell’iperscelta dell’offerta tanto da sperare che qualcuno o qualcosa arrivi a consigliarci il prodotto giusto per noi, in base ai nostri gusti e, perché no, anche in base alla convenienza.

Ci ha pensato la catena di supermercati russa LAND a trasportare l’esperienza della raccomandazione personalizzata tipica dell’online, in un classico punto vendita della grande distribuzione organizzata.

1. Il progetto

Consigli per gli acquisti personalizzati: non più solo online

L’iniziativa è parte di un programma fedeltà, e prevede l’utilizzo dei dati raccolti sul consumatore per offrirgli suggerimenti personalizzati di shopping, coupon e ricette all’entrata nel punto vendita.

2. Come vengono generati i consigli

LAND ha posizionato all’ingresso di punti vendita selezionati delle postazioni touchscreen che utilizzano un sistema sviluppato da Synqera (una società che si occupa di soluzioni di comunicazione personalizzata nell’ambito del retail). I clienti devono semplicemente passare la propria cartà fedeltà sugli appositi sensori del touch screen per ricevere uno scontrino con le proprie raccomandazioni personalizzate.

Consigli per gli acquisti personalizzati: non più solo online

I consigli sono basati sullo specifico storico d’acquisto del consumatore, sulla fascia oraria in cui si reca nel punto vendita e sull’analisi dei livelli di stock in tempo reale. Per esempio ad un cliente può essere consigliata una marca particolare di birra in base alle sue abitudini di acquisto e se sta acquistando nel week end.
Lo stampato consegnato al cliente contiene anche coupon con promozioni personalizzate, liste della spesa tematiche, ricette e informazioni riguardo al punto vendita in cui si trova.

3. Personalizzazione dell’esperienza d’acquisto offline

I consigli personalizzati di LAND vanno oltre la pratica ormai diffusa della personalizzazione dei voucher promozionali consegnati al momento della finalizzazione dell’acquisto, utilizzabili durante la visita successiva al punto vendita.

Consigli per gli acquisti personalizzati: non più solo online

Un altro esempio di questo nuovo orizzonte è l’iniziativa promossa da Hellmann’s sul mercato brasiliano: sfruttando la tecnologia NFC (near field communication), un dispositivo posto sui carrelli di alcuni supermercati suggeriva, a chi aveva acquistato un barattolo di maionese Hellmann’s, diversi tipi di ricette in base al reparto o alla corsia in cui si trovava il cliente. Se questo decideva di selezionare la ricetta, il dispositivo localizzava gli ingredienti necessari all’interno del supermercato dando anche la possibilità di condividere il contenuto sui social.

Queste iniziative sono alcuni esempi di come ultimamente è il retail offline ad imparare dall’online e a cercare di replicare nel punto vendita l’esperienza d’acquisto su misura che il consumatore sperimenta nel contesto dell’ecommerce.
Quale sarà il futuro di questa sinergia? Si arriverà ad avere una forma di retail ibrida che contiene le caratteristiche di entrambe le realtà? Voi cosa ne pensate?

 

Social media time management, ovvero come ridare un senso al nostro tempo

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Credits by freebloggingtricks.com

Come vi abbiamo anticipato circa una settimana fa, continuiamo la nostra riflessione sul time management all’epoca dei social media analizzando un secondo articolo molto significativo. Ernest Barbaric, speaker e consulente in ambito digital marketing, scrive:

Sono affascinato dalle persone che fanno un lavoro significativo. Dalle persone che creano, condividono e alimentano le idee che ci spingono verso un futuro migliore. In qualche modo operano in un modo diverso, e sono curioso di scoprire come.

Barbaric ha deciso di intervistare alcuni suoi conoscenti (autori di articoli che reputava interessanti, un direttore delle comunicazioni per un centro di recupero da dipendenze, un web designer, uno scrittore e un ricercatore per lo studio di un cancro pluriennale), riscontrando la convergenza di alcuni punti in comune.

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Credits by ernestbarbaric.com

Social Media & Input mentali

In un recente studio condotto dall’Università della California UC Irvine, alcuni ricercatori hanno attaccato dei cardiofrequenzimetri a dei lavoratori mentre monitoravano dei programmi in ufficio. Si è constatato che le persone che controllavano la mail di frequente rimanevano in un stato di “massima allerta”, diminuendo significativamente la produttività e provando una notevole dose di stress. Quelli la cui e-mail è stata disattivata per 5 giorni di fila, invece, hanno riscontrato frequenze cardiache molto più variabili e naturali, rendendo molto di più sul posto di lavoro.

Si noti che stiamo soltanto parlando degli effetti della gestione della mail!

Secondo una pubblicazione di McKinsey, in una settimana normale un lavoratore medio trascorre circa 13 ore controllando o gestendo la mail. In un’indagine a cura di Ipsos, società nordamericana di ricerche di mercato a livello globale, invece, quelli tra noi che sono al di sotto dei 35 anni di età spendono in media 4,2 ore al giorno sui social network, contro agli over 35 che in media ne spendono circa 3.

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Credits by tecnostress.it

Aggiungiamo a quanto esposto qui sopra tra i 250 e i 3.000 e più messaggi pubblicitari a cui siamo esposti ogni giorno, le telefonate, la posta ordinaria, i programmi radio, la musica in palestra, il prendersi cura dei figli – in sostanza tutto ciò che lotta per avere la vostra attenzione e che ve la porta via piano piano – è chiaro che i nostri cervelli sono esposti a una serie di input esterni sempre più crescente.

Questo è uno dei principali ostacoli che ci impediscono di fare un lavoro significativo: limitare gli input può aiutare a creare i presupposti necessari per lavorare in una maniera davvero significativa, permettendoci di ridare un senso al nostro tempo. Come farlo? Restate sintonizzati per il prossimo articolo, e vedremo i nove passi da compiere per ritornare gradualmente alla normalità! 😉

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Credits by checkerboard.com

Devil Baby, di nuovo un prank per promuovere un film horror [VIDEO]

Devil Baby, di nuovo un prank per promuovere un film horror [VIDEO]

Navigate tranquilli in rete e ad un certo punto vi imbattete in un video dal titolo “Devil Baby Attack“; lo aprite, e vedete qualcosa che negli ultimi mesi abbiamo visto decine e decine di volte: un prank organizzato “ai danni” di inconsapevoli passanti, poi trasformato in un video da diffondere in rete per promuovere qualcosa, in questo caso il film horror “Devil’s Due“.

Il copione è molto simile a “Telekinetic Coffee Shop Surprise“, il video virale che tutti abbiamo visto poche settimane fa: stesso prodotto promosso (un film dell’orrore), e stessa agenzia, la newyorkese Thinkmodo.

Devil Baby, di nuovo un prank per promuovere un film horror [VIDEO]

Devil Baby, di nuovo un prank per promuovere un film horror [VIDEO]

Devil Baby, di nuovo un prank per promuovere un film horror [VIDEO]

Devil Baby, di nuovo un prank per promuovere un film horror [VIDEO]

Insomma, tralasciando ogni osservazione sull’abuso di prankvertising in comunicazione (guardate a questo proposito il divertente video ExFEARential dell’agenzia John St., che sfrutta questa inflazionata tendenza per promuoversi ironicamente come fece in passato con Catvertising), questo video non sembra convincere molto, come pare emergere dai commenti in coda allo stesso.

Guardate il video e fateci sapere cosa ne pensate!

Pitch & Drink: l'aperitivo tra startupper & business angel

Il business migliore si fa a tavola? A Pitch & Drink, le sinergie migliori si creano davanti uno spritz.  Il progetto, fondato da Alessandro Coltro, CEO di Tasteet!, è semplice e sta crescendo sempre più sul territorio italiano. Si tratta di un aperitivo in cui imprenditori giovani ed entusiasti, esperti del settore e potenziali finanziatori, si confrontano, scambiano opinioni e, tra una risata ed una dritta di business, passano una gradevole serata in compagnia.

Pitch & Drink offre alle startup selezionate la possibilità di presentare i propri progetti, garantendo visibilità e networking tra gli invitati.

Il format è il seguente: 6 minuti per presentare il “pitch” della propria startup, esponendo il proprio progetto supportati da slide e microfono e 10 minuti di Question & Answer.

Un drink, quattro chiacchiere con tutti i partecipanti e a fine di tutto ci si sente più arricchiti in conoscenze ed informazioni, nonchè più reali, ambiziosi e determinati verso il mercato.

Tra le skills dell’evento vi è la presenza di finanziatori, liberi di scegliere i progetti più consoni e di supportarli con i loro mezzi; possibilità reale e confermata da alcuni partecipanti dell’edizione precedente come Alessandro Notarbartolo e Laura Volpi che hanno presentato Tabbid (Il Social Network dei lavoretti) aumentando notevolmente fama e contatti grazie al Pitch.

Non da meno costruttivo il confronto con gli esperti durante il Q&A, un momento delicato perché si è sottoposti ad analisi da parte di chi ha fiuto per le realtà vincenti, ma allo stesso tempo una fase preziosa che in pochi minuti fa emergere limiti, possibilità, problemi di realizzazione o di settore, ponendo così ogni startupper di fronte alle dinamiche di mercato reali.

Dunque, consigli preziosi e fondamentali. Oltre alle informazioni raccolte, alle scoperte e a tutti i benefici di questa serata l’aspetto che maggiormente colpisce è la facile interazione con i presenti, accomunati dallo stimolo verso un networking concreto, attivo e coinvolgente.

Sogni Fuori dal Cassetto

Tra i pionieri italiani nella consulenza sul crowfunding, la startup nasce dalla consapevolezza dell’esistenza di tante buone idee, che il più delle volte restano solo tali per l’incapacità di presentarle, raccontarle e condividerle e di acquisire così la fiducia di potenziali clienti e finanziatori.

Consigli per Startupper: le pillole degli esperti

Nel corso della serata io e Luisa abbiamo avuto il piacere di confrontarci con i membri della giuria: Elena Lavezzi, Community Manager di Uber, Martina Pennisi, giornalista professionista e Giacomo Biraghi, coordinatore tavoli tematici Expo. Ecco i loro consigli in pillole per ognuno che voglia iniziare questo percorso.

Cosa vi colpisce in una nuova startup?

– Quanto veramente porta innovazione, e distrugge le regole di un mercato
– Le persone, quanto le persone sono convinte e competenti
– Quando hanno idee che non si appoggiano altre idee, quindi non cercano di inserirsi in un’evoluzione già cominciata

I consigli per chi vuole intraprendere quest’avventura?

– Pensare a come fare soldi. Tanti ragazzi hanno idee carine, ma non c’è un modello di business forte dietro
– Sapere che se partono con questo viaggio dovranno lavorare, lavorare, lavorare
– Pensare in grande, perché avere un nanoprogetto ha meno possibilità di andare in porto di un progetto grande!

La vostra opinione sui trend dell’universo startup?

– Ci sono troppe cose simili! Tanti, troppi social network.
– Troppo digital. Se si vuole dare un servizio ad un paese, dobbiamo andare incontro ai suoi bisogni. Quindi, se l’Italiano sforna la pizza, proviamo a fare una startup sulla pizza? Partiamo da un bisogno, ed introduciamo un’innovazione!
– Le startup che hanno veramente successo, sono quelle che fanno cose non digitali: biomedico, mobilità, energia. Ci sono dei bisogni primari che non hanno bisogno di innovazione.

Come è nata l’idea: la parola ad Alessandro

“L’idea è nata verso maggio del 2013, dal mio interesse a creare un punto di riferimento friendly ed easy going per gli startupper. Da un anno e mezzo partecipavo a diversi eventi per startup in Italia, e mi ero stancato di prendere i mezzi per arrivare nelle grandi città. Abito in Brianza, ed eventi ben strutturati di questo tipo non ce n’erano. Quindi, perché non fare qualcosa dietro casa? Io ed il mio socio Lorenzo Cesana, con il quale ho anche fondato una nostra startup chiamata Tasteet! abbiamo contattato Luca (proprietario del Wood) che ha sposato il progetto… ed eccoci qui. Il progetto è nato quindi nella mia Brianza ma è stato già esportato in altre città italiane, come Roma.  Pitch&Drink è una palestra per provare la propria idea a rischio zero.

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Autori: Federica Bulega, Luisa Miraldi