App of the Week: con Lettrs invii lettere dal tuo iPhone

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Oggi parliamo di un’app che conquisterà anche quelli che rimpiangono la cara e tradizionale “carta”: Lettrs, un’app che vi farà tornare il piacere di scrivere lettere e renderà le vostre e-mail più preziose.

Dopo aver sviluppato l’anno scorso una piattaforma cloud-based per inviare sia posta cartacea che lettere digitali in tutto il mondo, Lettrs ha lanciato la sua prima applicazione mobile per iPhone e informa che le versioni iPad e Android sono già in fase di sviluppo .

L’applicazione estende la funzione della piattaforma Lettrs permettendo anche di convertire la voce in testo dettando la lettera al proprio iPhone, e di includere altri dati e le immagini.

Secondo Lettrs , circa 40 miliardi di lettere sono conservate in scatole, cassetti e scantinati soltanto negli Stati Uniti.

La nuova app mobile, secondo il fondatore di Lettrs, Drew Bartkiewicz, vuole aiutare le persone a conservare le lettere a cui sono più legate, quelle della propria famiglia o degli amici e far rivivere il piacere di scrivere una lettera fuori dagli schermi dell’e-mail. 

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Con l’app Lettrs , gli utenti possono:

• digitare o dettare una lettera sul proprio iPhone , utilizzando più di 20 temi come sfondo; l’app mobile Lettrs converte infatti la voce in testo e inserisce anche immagini. Lettrs permette alle persone occupate di dettare organizzare e inviare le lettere comodamente dal proprio device;

• Scegliere di inviare la loro lettera in formato cartaceo,corredata da un sigillo in cera e addirittura in carta profumata;

• Utilizzare la fotocamera di iPhone per caricare una lettera scritta a mano e consegnarla tramite il sistema Lettrs;

preservare e condividere una lettera scritta a mano grazie alla piattaforma, un po’ come la vecchia scatola in cui una volta si tenevano raccolte le lettere a cui eravamo più affezionati.

Gli utenti possono anche collegare i propri contatti su iPhone per avere così subito una rubrica di indirizzi da usare con Lettrs.

 

Avendo bisogno di un unico identificativo specifico di un individuo (ad esempio un indirizzo di posta elettronica), l’utente può inviare una lettera in qualsiasi parte del mondo, il tutto da un browser Internet o dall’app mobile Lettrs .

Lettrs è una piattaforma di comunicazione che nel futuro potrà avere un significativo risvolto per l’istruzione, l’editoria, i marchi di consumo e per chi comunica con le lettere, dai professionisti alle aziende.

Se vi abbiamo incuriosito, trovate l’app qui:

6 strumenti utili per la gestione di Twitter

Se avete già scoperto quali sono gli errori da evitare per una social media strategy di successo, ecco alcuni utili strumenti per gestire e monitorare al meglio il vostro profilo Twitter, soprattutto se dovete gestire attività di costumer care.

Click to Tweet

Click to Tweet dall’omonima azione del “clicca per twittare”. Si tratta di un semplice tool per favorire il retweet del messaggio che stiamo scrivendo nei 140 caratteri.

Come funziona: si scrive il testo del tweet da condividere comprensivo di link (un indirizzo web, un profilo Twitter…), il sito genera un URL che incorpora tutto il messaggio. Salvatelo, e inseritelo nel vostro post sfruttando delle parole ancora o delle frasi, ad esempio “clicca qui per twittare”.

Mobile Alerts

Grazie alle funzionalità di Twitter su smartphone potrete ricevere notifiche relative a brand o profili di vostro interesse che necessitano di un monitoraggio costante. Quando questi twitteranno, vi sarà notificato.

Come fare: aprite Twitter nel vostro browser, andate sul profilo di vostro interesse, cliccate sull’iconcina della gestione del profilo e successivamente selezionate “Attiva le notifiche per il cellulare”, come nell’immagine qui sotto.

Ma attenzione. Per procedere dovete aver impostato il numero di cellulare dal vostro account personale: clic su “impostazioni” (ingranaggio) > “cellulare”. Una volta verificato il numero vi basterà  specificare ogni quanto vorrete essere avvisati tramite messaggio.

Twilert

Twilert è un tool di monitoraggio che vi aiuta a tener traccia di menzioni, parole-chiave o hashtag, ricevendo un’e-mail per ciascun Twilert da voi creato. Consentendovi di gestire al meglio il vostro brand, partecipando attivamente alle conversazioni che si creano attorno a questo, con un riscontro positivo sulla reputazione online.

Come funziona: una volta inserito il vostro indirizzo e-mail, potrete mettervi subito alla prova nella versione free grazie ad un’interfaccia molto intuitiva.

Raffinando la vostra ricerca in base a:

  • estratti di frase, query, hasthag;
  • tweet da e verso utenti, che menzionano utenti, escludendo utenti;
  • geolocalizzazione, distanza e lingua;
  • sentiment positivo/negativo, tweet sottoforma di domanda, retweet, link.

Specificando la frequenza degli aggiornamenti tramite e-mail. Proprio come se fosse un google Alert di Twitter! 😉

 

Tweet Reach

Il tool Tweet Reach agisce come una sorta di motore di ricerca all’interno della piattaforma del pennuto blu. Inserendo nel campo di ricerca il termine, l’hashtag, o il link che si desidera analizzare si otterrà un report supportato da grafici.

Saranno evidenziati i seguenti dati: i profili che più hanno twittato a proposito del tal argomento, le impressioni, i retweet e quindi la portata, una timeline che riporta gli ultimi tweet sull’argomento specificato.

Questo è l’esempio di report derivante dalla ricerca della parola “social media”.

 

Tchat

Per unirvi alle conversazioni di Twitter vi basterà inserire l’hashtag da voi desiderato su Tchat. Vi permetterà di concentrarvi sui topic da voi scelti. Inoltre, non dovrete ripetere ogni volta che twitterete l’hashtag, perché ci penserà Tchat a inserirlo per default!

 

TwXplorer

Tranquilli nulla a che vedere con Internet Explorer! 🙂  Questo tool vi aiuterà nello scrivere tweet ad hoc. Eh sì perché TwXplorer, una volta inseriti i termini di ricerca, analizzerà e vi fornirà un’analisi sulle azioni compiute dagli utenti negli utlimi 500 tweet.

Avrete così una visuale sugli ultimi tweet, termini e hashtag utilizzati spesso congiuntamente, link a contenuti che riguardano i temi specificati nei parametri di ricerca!

Potrete salvare le vostre ricerche per creare il vostro archivio nelle liste, o semplicemente, visualizzarle in seguito.

Questi sono solo alcuni tool utili. Voi quali utilizzate?

Doing Business 2014, il caso italiano

Circa una settimana fa è uscito il report con la classifica mondiale più attesa dell’anno: il Doing Business 2014.

Andiamo a vedere, nello specifico, di cosa si tratta e perchè è un progetto-oggetto che desta così tanta attenzione a livello globale.

Che cosa è e a che cosa serve il Doing Business?

Il Doing Business (DB) è un report elaborato dalla Banca Mondiale che analizza dal 2002 (anno del sua ideazione), il regime normativo applicato a tutte le imprese di un Paese, dal quale, poi, si deduce il grado di competitività di una nazione in confronto con altre. Il tutto è visibile attraverso una classifica che lo stesso DB pubblica annualmente nelle numerose pagine della sua analisi.

L’obiettivo primario di tale progetto è quello di fornire una base oggettiva per la comprensione e il miglioramento del contesto normativo delle imprese di tutto il mondo. Di fatti, oltre ad essere una fonte di ispirazione a numerose altre ricerche del settore, il DB diventa un importante spunto e strumento per tutti quei paesi che decidono di promuovere una regolamentazione normativa più efficace al fine di incoraggiare lo sviluppo economico al loro interno.

Lo studio, supportato da molti esperti e professionisti, si è ampiamente affermato, non a caso, per aver motivato la progettazione di diverse riforme normative nei paesi in via di sviluppo.

Doing Business, inoltre, offre anche dei report subnazionali che vanno ad evidenziare esaustivamente la normativa aziendale e di riforma in diverse città e regioni all’interno di una nazione. Tali progetti possono poi essere comparati con i regolamenti commerciali di altre città del Paese o della regione di appartenenza o, addirittura, con le altre 189 economie studiate oggi con il DB 2014.

Diversi paesi di tutto il pianeta hanno ormai avviato emendamenti per migliorare la loro classifica nel DB. Questi sforzi sono motivati anche dal fatto che la Banca Mondiale pubblica i dati del progetto a livello globale e quindi vi è una grandissima copertura da parte dei media in cui chiaramente si evidenziano i paesi che meglio sono riusciti a realizzare riforme di successo.

Il DB è stato, quindi, ampiamente conosciuto e utilizzato da accademici , politici, esperti di politiche economiche, etc., per evidenziare la burocrazia e promuovere migliori e nuove leggi .

Con questo progetto, la Banca Mondiale è riuscita a consigliare, dalla sua nascita, a più di 80 paesi, importanti cambiamenti normativi, fornendo e venendo così ad assumere anche un ruolo di assistenza tecnica e di orientamento a politiche di sviluppo e crescita economica.

I contenuti del Doing Business

Ogni Doing Business contiene i seguenti temi centrali:

  1. Evidenziazione di tutte le normative che agevolano o meno l’avvio di un’impresa economica.
  2. Valutazione di quanto sia facile o difficile, dal punto di vista legislativo, amministrativo e burocratico realizzare opere edili private o pubbliche.
  3. Facilità, qualità e costi di erogazione dell’energia elettrica.
  4. Registrazione della proprietà.
  5. Ottenere credito.
  6. Protezione degli investitori.
  7. Tasse e fisco.
  8. Scambi internazionali.
  9. Rispetto dei contratti.
  10. Impiego di lavoratori.

Analisi e valutazione del Doing Business

Il Doing Business basa la propria analisi su sondaggi effettuati a collaboratori esperti (avvocati, commercialisti, etc.), in tutti quei paesi che si occupano generalmente di sviluppo di regolamentazione delle imprese. I risultati, poi, sono controllati e convalidati dai governi che ne consentono la pubblicazione.

Una spiegazione dettagliata di ogni indicatore e strumento di calcolo la potete trovare sul sito web www.doingbusiness.org.

Nota bene:

Il DB non si può comunque classificare come valutazione completa ed esaustiva di un contesto economico. Tale report deve essere considerato semplicemente come una valutazione chiara del quadro normativo affrontato dal settore privato in un paese specifico.

Doing business 2014, una panoramica mondiale

Ecco una panoramica mondiale dei principali risultati emersi dal DB 2014.

Il posto ideale per aprire un’attività è Singapore, seguita da Hong Kong e Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti sono quarti, davanti alla prima tra le economie europee in classifica, la Danimarca.

114 Paesi hanno varato 238 riforme per facilitare la vita alle imprese. Tra questi si segnalano Ucraina, Rwanda, Russia, Filippine e Kosovo.

Per la prima volta si sono riusciti a raccogliere dati sul “fare impresa” in: Libia, Myanmar, San Marino e il Sud Sudan.

Doing business 2014, e l’Italia?

Banca mondiale:“Più facile fare impresa in Botswana che in Italia”. Ad affermarlo sono proprio gli economisti di Washington che in merito alla nuova classifica del Doing Business 2014 collocano il Paese al 65esimo posto su 189 economie prese in esame.

C’è da fare un’osservazione però… Rispetto al DB 2013, l’Italia passa dalla 73esima alla 65esima posizione, guadagnando così ben 8 punti!

Un piccolo passo avanti dovuto in sostanza a tre fattori: registrazione della proprietà (dal 54esimo al 34esimo posto), efficacia dei contratti (da 140esimo a 103esimo) e commercio estero (da 58esimo a 56esimo).

DB 2014, Italia: fattori positivi per fare impresa

Il report elenca interventi positivi, nella salita in classifica del nostro Paese, in tre campi: i passaggi di proprietà, l’efficacia dei contratti e la gestione dei fallimenti.

Nel primo ambito vi è stata l’eliminazione dell’obbligo di presentare un attestato dell’efficienza energetica per gli edifici commerciali sprovvisti di impianti di riscaldamento. L’efficacia dei contratti è a sua volta migliorata grazie alle riforme sulle tariffe degli avvocati e all’informatizzazione di alcune procedure dei tribunali. Le modifiche alla disciplina della bancarotta hanno semplificato la gestione delle procedure fallimentari.

DB 2014, Italia: fattori negativi per non fare impresa

I fattori negativi che fanno scendere di posizione l’Italia nella classifica del Doing Business 2014 sono dovuti dai lunghi tempi della burocrazia e dall’alta ed estenuante pressione fiscale.

Pesano i costi! Un imprenditore italiano effettua circa 15 pagamenti l’anno e impiega per questo 269 ore di lavoro amministrativo versando delle imposte sugli utili, sui consumi e i contributi sociali e previdenziali quasi doppie rispetto alla media Ocse, oltre il 65%!

Non a caso, proprio sul dato relativo alla tassazione, l’Italia si colloca al 138esimo posto al mondo, perdendo tre punti rispetto al Doing Business 2013.

In difetto anche i permessi per costruire che dal 101esimo posto sono scivolati al 112esimo e la facilità di aprire una nuova società (che passa dall’84esimo al 90esimo posto).

Peggiora anche l’accesso al credito che dal 105esimo scende giù alla 109esima posizione in classifica.

Anche avere un allaccio alla rete elettrica è complicato: 5 procedure per 124 ore di lavoro!

Inoltre, si può notare che tra i Paesi Ue, dove la Germania è al 21esimo posto, il Belpaese viene addirittura dopo la Spagna della crisi (52esimo posto).

Doing Business: risultati

L’obiettivo, più che stilare una classifica, è incentivare i Governi a liberalizzare e semplificare le loro economie in modo da sostenere l’attività delle aziende, in particolare le Pmi, fondamentali per la tenuta e la crescita dell’occupazione.

Senza dubbio, uno dei risultati più enfatizzati nel report è il fatto che le economie più povere hanno migliorato l’habitat delle imprese a tassi doppi rispetto alle economie avanzate.

Grazie Doing Business!

Social media al servizio del personalized marketing: nuovi scenari

Avete presente la Strategia Oceano Rosso, quella messa in discussione da Kim e Mauborgne in Strategia Oceano Blu? Quella a cui si sono ispirate fedelmente le aziende per anni (e a cui ancora quelle tradizionali tendono) i cui capisaldi sono l’approccio altamente competitivo all’interno del mercato, l’assoluta e cieca credenza che sia necessario imitare il migliore per sopravvivere e l’accanimento verso il trade-off tra costo e valore? Bene, da un paio di anni a questa parte ci si è accorti che non è più possibile operare nei mercati così.

Cirque du Soleil, ad esempio, come citano i due autori, ha destabilizzato lo status quo dell’intrattenimento, valorizzando il contesto del circo, perché pur mantenendone i clown ha “spostato il loro sense of humor dalla farsa a uno stile più sofisticato”, conquistando nuove segmenti di mercato: gli intellettuali habitué dei teatri.

Creare “innovazione di valore” all’interno di un mercato, dove non si combatte la concorrenza, ma la si aggira, dove non ci si litigano le fette di mercato, ma se ne conquistano di nuove,  dove si rompe con il concetto di trade-off tra costo e valore sono le idee che supportano le tesi di Kim e Mauborgne.

Operare nell’ottica di una Strategia Oceano Blu significa approcciarsi al mercato creando un’opportunità. Ora, come interpretiamo questo messaggio legato alla creazione di valore sui social media?

Dal contextual marketing al personalized marketing

Fino a oggi, la Strategia Oceano Rosso è stata applicata anche in ambito di contextual marketing: un unico messaggio standardizzato per target diversi, che si è tradotto in uno stesso banner per tutti. Che cosa succede se invece adottiamo una Strategia Oceano Blu?
Accade che si passa da un contextual marketing a un personalized marketing

Tra le cose che ci conviene dimenticare allora, annoveriamo anche la terminologia militare: non parliamo più di target, ma di persone. Ora, banalmente possiamo dire che reperire i dati dai social, tracciare i comportamenti e profilare l’audience sono step che fanno parte di un processo piuttosto noto.  Ci siamo impegnati tutti a raggiungere i potenziali consumatori ragionando in termini di quantità, trascurando la qualità dell’informazione relativa al singolo potenziale consumatore. Quando sia ha a che fare con i big data, il mare nostrum del web offre tutt’altro che un mare calmo e navigabile. E allora, come creo innovazione di valore?

Verso una qualità dell’informazione: disambiguare per ottenere engagement

Nel campo dell’Intelligenza artificiale, i tool di disambiguazione sono quelli che servono a identificare con un certo grado di precisione, i significati delle parole in base al contesto. Prendiamo una parola polisemica come “calcio”. Quanti significati vi vengono in mente? Sicuramente 3:

– calcio: elemento chimico

– calcio: sport

– calcio: atto di violenza.

Ora, immaginiamo di essere i produttori di un noto brand di calzature sportive e che vogliamo posizionare il nostro banner proprio in un contesto pertinente al nostro messaggio pubblicitario. Converrete con me, che se il messaggio non viene disambiguato, il banner verrebbe posizionato all’interno di un contesto in cui si parla ad esempio, di un episodio di violenza, che vede come protagonista un uomo ferito con un “calcio”. Sicuramente il banner viene ignorato.

Se però, abbiamo disambiguato il messaggio e quindi il banner compare proprio in una conversazione in cui si parla di un imminente partita di calcio o di un risultato della nostra squadra del cuore, allora, la pubblicità della scarpa da calcio risulta interessante agli occhi del lettore, proprio perché si sente più coinvolto.

Più “social” meno “mass”

Rispetto al resto dell’Europa, la TV in Italia continua a godere di una certa importanza. Come dimostrano i recenti studi Nielsen, il 42% degli italiani si fida ancora tanto della pubblicità televisiva mentre solo 1 italiano su 3 dichiara di essersi affidato ai messaggi promozionali sui social network. Eppure, è anche vero che Twitter e Facebook sono tra i social network più utilizzati dai pubblici italiani.

Allora, qual è l’errore, se di errore si può parlare, che ha fatto il contextual advertising? Uno di questi potrebbe essere quello di aver ingenuamente trattato i pubblici del web alla stregua del pubblico di massa televisivo. Il modello one-to-many non è più accettabile e si scontra con quella che dovrebbe essere la filosofia one-to-one del personalized marketing.

Siamo ben oltre il tracciamento dei like sui gusti e le preferenze degli italiani. Monitoraggio che peraltro è fine a stesso e i cui risultati sono sempre poco credibili, visto che non sempre una preferenza rispetto a un brand corrisponde a un vero interesse. E allora di quali informazioni possiamo “social” possiamo disporre?

Pensiero laterale: emozioni, meteo, luoghi

Immaginiamo un aggiornamento di stato di Francesco, un nostro amico, che scrive:”Maledetta pioggia. Stavo percorrendo la tangenziale di Bologna e ho tamponato un camion. Sono piuttosto incazzato“.

Quest’informazione è oro per chi fa marketing e ha intenzione di arrivare al cuore di Francesco, che sarà sicuramente più interessato a visualizzare un banner di una compagnia assicurativa low cost, piuttosto che quello di una vacanza a Malta per imparare l’inglese.

O ancora, pensiamo alla nostra amica Lucia che scrive:” Domani mi sposo. Sono felice. Ti amo, tesoro mio“. Matrimonio, felicità, amore, che cosa vi fa venire in mente, se non un bel braccialetto Tiffany? E tac. Il banner azzurro-Tiffany  potrebbe proprio calzare a pennello.

E guardate un po’ che cosa comunica nostro cugino Carlo:”Milano, nevica di brutto.” Chi potrebbe essere interessato a un’informazione del genere, se non un produttore di gomme da neve?

Un personalized marketing dovrebbe superare il concetto della stampa del proprio nome di battesimo su un’etichetta della bottiglia della Coca Cola o su di un vasetto di Nutella.

Il marketing dell’Oceano Blu crea valore e quel valore sta proprio nel riconoscere quell’universo di significati che contraddistingue ognuno di noi. Non siamo solo nomi!

Twitter vola in borsa: 45 dollari per azione all'apertura del titolo

Le stime iniziali del prezzo per azione di Twitter, dopo la presentazione dell’IPO alla Securities and Exchange Commission con Goldman Sachs, Morgan Stanley 
e J.P. Morgan come i principali underwriters, si collocavano in una forbice  tra i 17 e i 20 dollari per azione.

La cifra era già stata innalzata in un range compreso tra i 23 e i 25 dollari, per poi arrivare fino  a 27 dollari in ultima istanza, con l’emissione sul mercato 70 milioni di titoli e prevedendo una opzione per i sottoscrittori di acquistarne altri 10,5 milioni.

Il 70% in più delle stime iniziali

Una valutazione decisamente superiore alla proiezione iniziale, ma gli analisti già stimavano che nel giorno del debutto il prezzo potesse schizzare ben oltre il valore stabilito  dell’offerta . Infatti, all’apertura del 7 novembre con la sigla di Twtr, il titolo è balzato subito a 45,1 dollari, quasi il 70% in più delle previsioni iniziali.

Sulla base della non poco problematica esperienza dell’ingresso in borsa di Facebook, il social con l’uccellino ha deciso di quotarsi sul listino azionario del New York Stock Exchange, una borsa basata sul sistema “order-driven” meno settoriale rispetto al Nasdaq,specializzato nella quotazione di titoli tecnologici e informatici, nel quale invece le contrattazioni avvengono in un sistema “quote-driven“.

 

A seguito dell’ingresso nel mondo azionario, a maggio dello scorso anno, Facebook  aveva visto il valore del titolo perdere sempre più punti nei giorni e nei mesi successivi alla presentazione della offerta pubblica iniziale, probabilmente a causa di una sovrastima iniziale delle azioni rispetto alla risposta dei mercati, una sproporzione considerevole che ha fatto precipitare il prezzo per azione, rischiando così addirittura un rimborso agli investitori.

Nell’ultimo anno, però,  Facebook ha ripagato il rischio degli azionisti, con una crescita del +140% che ha portato il titolo a valori ben superiori a quelli fissati nella quotazione iniziale dell’Ipo.

Twitter punta sulla pubblicità mobile

Ad incoraggiare l’aumento del valore dell’azione in vista della presentazione dell’offerta pubblica iniziale è stata una precisa strategia di Twitter: i guadagni derivano ad oggi principalmente dalla pubblicità, anche se  buona parte degli introiti proviene dalle concessioni all’utilizzo dei propri dati per analisi sulle attività degli utenti attraverso i tweet. Circa il 75% degli utenti accede alla piattaforma di Twitter via mobile, quindi l’acquisizione di MoPub poco prima dell’entrata in borsa evidenzia la precisa intenzione di Twitter di puntare al mercato delle pubblicità sul mobile, che genera la maggior parte dei ricavi nel settore.

Con Instagram Twitter fa decollare l’interesse degli investitori

Senza dimenticare che, nell’ottica del lancio dell’offerta, il rilascio dei recenti aggiornamenti da parte del gruppo che prevedono un’unione dei servizi Instagram e Twitter, risulta come un invito deciso agli inserzionisti i quali, incoraggiati dal maggiore spazio concesso alle campagne promozionali attraverso l’utilizzo delle immagini, fanno decollare l’interesse degli investitori ad assicurarsi quote azionarie della società.

Quale può essere la conseguenza dell’ingresso di Twitter nel mondo della finanza? Un aumento smisurato degli spazi pubblicitari, a tutto vantaggio degli inserzionisti e degli azionisti, e a discapito degli utenti e della fruibilità del servizio.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Torna anche questa settimana la Top 10 fumetti e illustrazioni, uno sguardo sui migliori creativi in circolazione per fornirvi tutta l’ispirazione di cui avete bisogno! Dall’Italia e dal mondo, tante bellissime immagini e opere con cui rinfrescarvi le idee! Pronti?

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Leo Ortolani Ratolik

Mettete insieme due miti del fumetto italiano: Diabolik e Rat-man e spunta un nuovo bizzarro criminale in calzamaglia: “Ratolik, il re dell’errore“. Dalla penna feconda di Leo Ortolani, un nuovo volume speciale da collezione tutto da ridere, edito da Panini Comics.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Paul Pope Battling boy

Paul Pope è una delle stelle più luminose del firmamento dei comics americani. È appena arrivato in Italia il suo “Battling Boy” (vol. 1) edito da Bao Publishing, un’avventura per tutti.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Richard Sala

L’americana Fantagraphics Books ha appena annunciato l’uscita negli States del nuovo fumetto (digitale) di Richard Sala: “Violenzia”.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Jake Wyatt

Tra i giovani autori da tenere d’occhio c’è l’americano Jake Wyatt che sta pubblicando – per ora a ritmo non regolare – una storia d’ambientazione fantastica dal titolo “Necropolis” (si legge in lingua inglese).

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Amanda Vähämäki, Cani selvaggi

Amanda Vähämäki è un’autrice finlandese. In uscita per Canicola c’è il suo “Cani selvaggi”, fumetto su tavole di grande formato, racconta la storia di bislacchi superstiti di una società in rovina.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Canemarcio

Canemarcio è un collettivo di autoproduzioni. “La Gaia Fantascienza” è il loro nuovo volume di 44 pagine con i fumetti dentro, per tutti i gusti, zeppe di cose misteriose.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Inio Asano è uno dei mangaka più apprezzati in Italia. È in uscita in tutte le fumetterie il suo artbook “CTRL + T” con illustrazioni, storie brevi, storyboard e interviste. Anche in edizione speciale deluxe, Planet Manga, Panini Comics.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana TINALS New Monkey

Si chiama This is not a love song ( o TINALS) ed è una produzione diNew Monkey che unisce musica, fumetti e illustrazioni col sapore vintage della musicassetta di una volta: gli ingredienti sono le più belle canzoni d’amore e i migliori fumettisti del momento. Ci sono 21 brani tutti da vedere, questo è quello disegnato da Nicolò Pellizzon, andate a scoprire gli altri!

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Tra il 1989 e il 1991 l’horror magazine italiano “Splatter” vedeva sulle sue pagine le storie di autori come Brindisi, De Angelis, Ferrandino, Mari, Soldi…Esce oggi per Rizzoli Lizard – con la prefazione di Dario Argento – il volume che ne raccoglie il meglio in 352 pagine.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Nidasio Milani

Una riedizione aggiornata quella del “Dottor Oss” di Jules Verne. La serie di Mino Milani e Grazia Nidasio che apparve sulle pagine del Corriere di Piccoli nel periodo tra il 1964 al 1969 che torna oggi restaurata e rivista in un volume unico, edito da ComicOut.

Vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, siete sempre i benvenuti. Commentate questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio. Abbiamo collezionato già una serie di proposte ma ne vogliamo ancora! E potete suggerire i vostri artisti preferiti anche se siete solo dei fan!

Grazie mille a tutti!!!
Alla prossima!
Odri

"Got milk?": la storia di un successo che dura da 20 anni

got milk

Vent’anni fa un manipolo di coraggiosi creativi si trovò a dover comunicare uno dei prodotti più ordinari della produzione alimentare, il latte. In quanti modi diversi si può dire “latte”? Lo conosciamo tutti, fa parte della routine alimentare di molti, non ci sono da tempo grandi cambiamenti che lo riguardino, anche perché non è che si può migliorarlo più di quanto non sia già buono. Insomma, puoi metterla come vuoi, il latte sempre bianco è. Eppure, dal lavoro di quei creativi nacque la storica campagna “Got milk?”, una delle più riuscite nella storia del marketing alimentare.

Come nacque l’idea

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In occasione del ventesimo anniversario della campagna, il suo creatore Jeff Goodby ha ricostruito su Adweek.com il percorso creativo che portò a quell’improvviso colpo di genio.

Tutto iniziò quando il California Milk Processor Board, il comitato no-profit nato in California nel 1993 per contrastare il calo nazionale delle vendite di latte causato dal crescente successo di succhi di frutta e soft drink, commissionò all’agenzia creativa Goodby, Silverstein & Partners di San Francisco una campagna che provasse a smuovere qualcosa.

Non è che fu proprio una festa in agenzia: la maggior parte dei creativi, tra cui lo stesso Jeff Goodby, era convinta che il prodotto fosse intrinsecamente noioso. Accadde però che durante un focus group una donna si lasciasse andare ad un apprezzabile slancio di sincerità: “L’unica volta che penso al latte è quando non ne ho più”. Tanto bastò a Goodby per scarabocchiare un frettoloso “Got milk?” su un cartoncino e decidere che sarebbe stata una buona tagline.

L’amico Silverstein lo convertì in quel carattere allungato che pare comunicare subito lo spaesamento di chi apre il frigo per la colazione e trova il cartone di latte vuoto. E fu così che il calo dei consumo di latte in California si arrestò.

Il successo internazionale

got-milk salma hayek

Chiaramente le cose non furono così semplici: ci furono false partenze e opinioni contrastanti. Qualcuno, per esempio, notò che di solito le persone bevono il latte sempre con qualcos’altro e propose di chiamare la campagna “Milk and…”. Alla fine però la spuntò l’idea che aveva richiesto meno sforzi e fu un successo.

Oggi “got milk?” è diventata una delle tagline più ricordate nella storia del marketing alimentare, superando pure quelle di birre e soft drink che hanno speso molti più soldi per le loro campagne. “È così presente nella memoria delle persone che non la considerano neanche più una tagline – ha scritto Goodby su Adweek.com – Ormai è un pezzo di cultura che sta semplicemente lì”.

Secondo Goodby non è neanche un caso che la campagna sia nata proprio in California, avanguardia culturale di tutte le nuove tendenze in fatto di salutismo che si diffondono poi nel resto del monto. La stessa campagna “Got milk?” ha superato i confini degli Stati Uniti per essere abilmente declinata in vari contesti nazionali con esiti sorprendenti come in America Latina, dove la si è arricchita di un tasso di humor e artisticità apprezzabili.

Alla fine dell’articolo Goodby, con grande onestà intellettuale, ammette che una campagna come quella di “Got milk?” che dura così a lungo ricorda a tutti quanto ci sia di casuale e imponderabile in quello che ci ostiniamo a considerare brillantemente orchestrato.

Certamente un’ammissione che solo dopo un grande successo ci si può permettere.

Andes Barley Wine e la gallina dalla "birra d'oro" [VIDEO]

Andes Barley Wine e la gallina dalla "birra d'oro" [VIDEO]

E se una mattina un contadino si svegliasse e al posto delle uova nel pollaio trovasse una gallina che ha deposto una bottiglia di birra? Molti rimarrebbero sbigottiti o spaventati, ma non il protagonista del nuovo spot della Andes Cerveza che alla visione del fenomeno esulta come se avesse vinto al Superenalotto!

Nel video dal titolo Nueva Andes Barley Wine, è proprio una gallina dalle uova d’oro quella che invece delle solite uova depone bottiglie di Andes Barley Wine, la nuova tipologia di birra che l’azienda ha da poco messo in commercio. L’entusiasmo del contadino è travolgente: l’uomo condivide con amici e conoscenti il miracolo viaggiando per la pampa argentina. Ogni covata è una festa che accoglie le nuove bottiglie di birra con entusiasmo, finché un giorno però la gallina torna a fare le uova e la magia termina bruscamente.

Il finale ironico lascia un po’ di amarezza, per spiegare che la Andes Barley Wine è una tipologia di birra a edizione limitata e per questo, come la magia della gallina, non può durare per sempre.

Il video Nueva Andes Barley Wine ha un ritmo incalzante e si segue piacevolmente fino alla fine; le espressioni del contadino e dei personaggi rendono il tutto ancora più simpatico. I toni non stupiscono perché l’ironia utilizzata non è nuova agli spot della Andes Cerveza.

E voi come reagireste se al posto delle uova domani nel vostro frigorifero trovaste delle birre? Probabilmente con la stessa espressione di gioia del contadino vero? 😉

Paura di volare? Ballaci su con Virgin America Airlines [VIDEO]

Viaggiare in aereo è noioso. Mi si tappano le orecchie, non posso andare su Facebook e le istruzioni delle hostess mettono ansia e sono tediose. Se anche voi la pensate come me… beh preparatevi a cambiare idea grazie a Virgin America Airlines!

La società di voli americana punta sul viral con una campagna transmediale che parte da Youtube e arriva su Instagram. Con #VXsafetydance, Virgin America vuole rileggere in chiave divertente le noiose e monotone norme di sicurezza che le hostess sono costrette a ripetere all’inizio di ogni viaggio… e cosa c’è di più divertente di un video fatto di coreografie, karaoke e suore scatenate?

Un gruppo di viaggiatori in partenza, un aereo immaginario e un gruppo di hostess e steward pronto a ballare e cantare. Il tutto condito da utili lezioni sulla sicurezza in volo e coreografie che spaziano dalla robot-dance all’hip-hop. E non dimentichiamoci della suora entusiasta (che sembra arrivare direttamente da Sister Act) e della ragazza snodata che ti guarda con malizia.

Un video divertente che esorcizza una grande paura umana, quella del volo. Attraverso un motivetto ritmato, hostess e steward della linea Virgin America ci descrivono tutte le procedure di sicurezza da seguire in aereo il tutto accompagnato da una coreografia e dai sottotitoli animati in stile karaoke 2.0. Come se non bastasse, durante il video, si esplorano diversi generi musicali e stili di ballo.

E non finisce qui! Oltre al video la Virgin America ha anche instituito un concorso su Instagram dal nome inequivocabile: Safety Dance Battle. Per partecipare basta postare su Instagram un video con il vostro Safety Dance, aggiungere l’hashtag #VXsafetydance e incrociare le dita. Cosa si vince? Bella domanda, oltre alla gloria anche un posto da ballerino nel nuovo video firmato Virgin America. Insomma, una cosa seria con tanto di giudici famosi nel settore.

Il video, inutile dirlo, è diventato in poco tempo un virale superando le 5 milioni di visualizzazioni. Il segreto del suo successo? L’anima stessa del video. Virgin ha saputo trasformare la paura in divertimento, il volo in piacere e le hostess in ballerine tutto pepe trasformando il viaggio in una esperienza cool e al passo con i tempi.

Non solo, con #VXsafetydance Virgin manda anche un messaggio positivo, ovvero seguite sempre le norme di sicurezza quando viaggiate. Icaro non le aveva seguite. E non gli era andata proprio bene…

IBM progetta il computer con “sangue elettronico”

IBM progetta il computer con “sangue elettronico”

IBM progetta il computer con “sangue elettronico”

Il Dottor Patrick Ruch alle prese con il test del "sangue elettronico"

IBM ha realizzato un prototipo di pc alimentato da electronic blood, ovvero “sangue elettronico”. Come riporta Psfk.com, il colosso statunitense ha creato un prototipo che usa un liquido per portare energia e raffreddare le parti che compongono il computer, prendendo quindi spunto dalla natura e dal sistema sanguigno umano.

Il nuovo impianto denominato “redox flow” (flusso ossidoriduttivo) pomperebbe il liquido multitasking assolvendo alle funzioni vitali del computer. Il prototipo di questo nuovo computer è stato presentato la scorsa settimana presso il laboratorio di Zurigo della IBM dai ricercatori Patrick Ruch e Bruno Michel.

IBM progetta il computer con “sangue elettronico”

La IMB vorrebbe utilizzare il “redox flow” al fine ultimo di avere, entro il 2060, in un pc da tavolo un computer dalla potenza di 1 Petaflop, macchina che oggi invece occuperebbe circa mezzo campo da football americano. Insomma una “compressione” veramente molto importante che si ispira al sistema del cervello umano.

“Proprio come i computer ci aiutano a capire il nostro cervello, se capiamo il nostro cervello faremo computer migliori”, dice Matthias Kaiserswerth, Direttore della Ricerca IBM a Zurigo, riferendosi al fatto che l’azienda vorrebbe un pc simile al cervello umano che quindi racchiuda una potenza di calcolo fenomenale in un piccolo spazio e soprattutto utilizzi poca energia per lavorare.

La verifica concreta di questo principio era già stata realizzata proprio in casa IBM con il super computer Watson: il “cervellone” ha partecipato al gioco-quiz “Jeopardy” utilizzando nella gara circa 85.000 Watt di energia, mentre i suoi avversari umani hanno “consumato” soltanto 20 Watt.

IBM progetta il computer con “sangue elettronico”

“Vogliamo inserire un super computer in uno spazio occupato da una zolletta di zucchero. Per fare questo, abbiamo bisogno di cambiare il paradigma dell’elettronica e abbiamo bisogno di ispirarci al nostro cervello. Il cervello umano è 10.000 volte più denso ed efficiente di qualsiasi computer di oggi. Questo è possibile in quanto utilizza una sola rete di capillari e di vasi che provvedono al trasporto contemporaneamente di calore e di energia” dice Michel.

Insomma in IBM credono che la nuova generazione dei computer si baserà sull’efficienza energetica e non sulla potenza di calcolo.

“Il 99% del volume di un computer è dedicato al raffreddamento e all’alimentazione. Solo l’1% viene utilizzato per elaborare le informazioni, afferma Michel. Invece il cervello utilizza il 40% del suo volume per le prestazioni funzionali e solo il 10% per l’energia e il raffreddamento”. È questa la tecnica che Big Blue vuole applicare ai nuovi pc con in più la possibilità di integrare i sistemi con il raffreddamento a liquido e quindi avere chip inframmezzati da piccoli tubi di acqua. Proprio come positivamente sperimentato da Acquasar e SuperMUC.

IBM progetta il computer con “sangue elettronico”

Bruno Michel con un server di Aquasar

Ma le posizioni sul progetto IBM non sono tutte positive. “L’idea di utilizzare un fluido di potenza e raffreddamento mi sembra quasi un romanzo di ingegneria che si ispira al principio di “prendere due piccioni con una fava”, dice Alan Woodward, Professore del Dipartimento Informatico dell’Università di Surrey. C’è una lunga strada da percorrere in laboratorio prima di avere uno di questi pc posizionati sotto la scrivania”.

Certo professor Woodward, il nuovo sistema elettronico della Big Blue ad oggi è solo un prototipo ma le grandi invenzioni nascono proprio dalle sperimentazioni, come insegnano Bill Gates, Mark Zuckerberg e Steve Jobs. E in IBM di quanto sia importante essere folli… ne sanno qualcosa!