Nike: spot stellare per i 25 anni di "Just do it"

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Parata di stelle dello sport per “Possibilities”, l’ultimo commercial di Nike che celebra in grande stile i 25 anni di “Just do it”, una delle tagline più memorabili della storia della comunicazione. Novanta secondi di spettacolari guizzi atletici che ampliano il tradizionale perimetro semantico del “Just do it”: non più soltanto “Fallo e basta”, ma “fallo meglio, fallo ancora. Fa’ più di quanto avresti mai immaginato”. Un’esortazione potente a guardare in faccia i propri limiti per superarli continuamente.

Nello spot, ideato dall’agenzia Wieden+Kennedy di Portland e diretto dal regista Nicolai Fuglsi, si susseguono stelle mondiali del calibro della tennista Serena Williams, il calciatore del Barcellona Gerard Piqué, il pugile Andre Ward, il cestista LeBron James. Voce narrante è Bradley Cooper, il mattatore della saga cinematografica “Notte da Leoni”.

La storia della tagline

Celebre quanto l’iconico swoosh, il claim di Nike nacque nel 1988 in occasione della campagna Walt Stack”, concepita per riposizionare il brand e dare assalto al dominio commerciale di Reebook. Erano gli anni ’80, la cultura del fitness era agli albori, lo sportswear confinato alla solo occasione d’uso della palestra.

All’epoca Nike era un brand diffuso soltanto negli Stati Uniti. Fondato nel 1964 da due ragazzi per importare le Onitsuka Tiger, scarpe da basket giapponesi popolarissime negli anni ’60, il marchio aveva avuto nel 1971 il colpo di genio di scegliere il celebre swoosh come logo, acquistandolo dalla giovane studentessa d’arte Carolyn Davidson all’incredibile cifra di 35 dollari.

Alla campagna del 1988 lavorava un certo Dan Wieden.

Il pubblicitario se ne uscì con una trovata strabiliante quanto inaspettata: mentre era lì a scervellarsi per trovare qualcosa che parlasse sia alla donna che aveva appena cominciato a correre per perdere qualche chilo, sia all’atleta professionista di fama mondiale, per qualche assurda ragione il suo pensiero corse a Gary Gilmore, rapinatore abituale condannato a morte per l’uccisione di un benzinaio, e alle sue memorabili ultime parole.

Alla domanda di rito “quali sono le sue ultime parole”, Gilmore rispose lapidario: “Let’s do it”. Bastò apportare una piccola modifica a quella frase per contestualizzare il tutto e Nike fu consacrata nell’olimpo mondiale dello sport.

L’azienda passò dall’essere un semplice produttore di scarpe come gli altri a brand “cool”, l’incarnazione dell’ideale calvinista americano del lavorare sodo, lavorare tanto, che i risultati non potranno che arrivare.

La tagline, unita alla possente macchina promozionale che sarebbe stata messa in piedi negli anni a venire, ha contribuito a rendere Nike uno dei marchi di abbigliamento sportivo più importanti e conosciuti al mondo.

La campagna “Possibilities”

Per 25 anni abbiamo ispirato le persone al “Just do it”. Con “Possibilities” stiamo evolvendo questo concetto e consentendo ad ognuno di realizzare nuovi obiettivi, raggiungere nuovi traguardi e mettere in pratica il “Just do It ” con Nike+

Con queste parole Davide Grasso, Nike Global Chief Marketing Officer, ha lanciato una serie di iniziative attorno allo spot “Possibilities” che puntano a mobilitare la community Nike di runner grazie all’app Nike+. Una comunità che conta oggi circa 18 milioni di membri sparsi in tutto il mondo e che si ritrova su Twitter intorno all’hashtag #JustDoIt.

Nel mese di settembre partiranno in Europa una serie di sfide: “Run the Distance” coinvolgerà i partecipanti in una maratona a settimana, mentre “NTC Early Bird” promette di modificare le abitudini mattutine di chi fa jogging, portandoli ad un passo dai loro limiti.

I partecipanti potranno utilizzare l’app Nike+ per impostare obiettivi di corsa e sfidare gli amici. La classifica sarà consultabile in tempo reale grazie al sistema che permetterà di vedere la proprio posizione rispetto agli altri.

Come le stampanti 3D stanno trasformando il marketing

Avete mai sentito parlare delle stampanti 3D? Qualora la risposta sia uno shameless “no”, è arrivato il momento di recuperare il terreno perduto. Ad onor del vero, quattro anni fa in Italia ne parlavano solo in pochi e di recente è stato provato che possano salvare vite umane. Sono il new black, giusto per utilizzare un’ espressione ormai pure troppo mainstream.

Sebbene fosse considerata come un nuovo giocattolo per geek, questa tecnologia sta diventando un vero e proprio strumento di marketing che molte aziende tengono nel loro consideration set.

Di seguito proponiamo alcuni esempi di organizzazioni che, secondo noi, hanno sfruttato cum grano salis le caratteristiche di questa invenzione.

Coca-Cola

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Partiamo con la solita impresa nec plus ultra in termini di marketing strategico. Coca-Cola ha fatto di tutto per introdurre in modo fruttuoso le sue bottigliette Mini in Israele. Come veicolare un messaggio nuovo con brio e intelligenza?

In collaborazione con Gefem Tel-Aviv, l’azienda americana ha incentrato una simpatica iniziativa sulle stampanti 3D. Gli uomini in rosso, già fautori di fortunose commistioni di campagne online ed offline, hanno invitato tutti i consumatori a creare versioni digitali di sé stessi in miniatura tramite un’ app dedicata. Crea la versione Mini di te stesso. Ed eventualmente bevi una Coca-Cola in bottiglietta altrettanto Mini.

Alcuni privilegiati hanno poi vinto l’opportunità di entrare in una Coca-Cola factory e stampare quella stessa miniatura in 3D. Il fattore dell’esperienzialità è portato ai massimi livelli per i protagonisti, così come per tutti coloro che abbiano dato un’occhiata ai video presenti in rete.

DVV

Tutt’altra storia per DVV. Vi è mai capitato di perdere le vostre chiavi di casa? Non una piacevole sensazione. La compagnia d’assicurazioni belga non utilizza le stampanti 3D come leva di marketing esperienziale.

“Fare marketing” nel settore in cui opera DVV coincide spesso con il mettere a punto un sistema d’offerta ampio e che “scarica” sul cliente la creazione di valore aggiunto. Utilità è la parola chiave.

Dal prossimo mese l’organizzazione introdurrà il Key Save. Grazie a questo nuovo servizio, ogni cliente smemorato potrà scannerizzare le proprie chiavi e salvare i dati in un server sicuro. Qualora uno di essi perda le proprie chiavi, basterà una stampante 3D per riprodurre una copia esatta ed aprire la porta di casa senza affanni. Costi abbattuti e tempi ridotti sono il frutto di questa idea Win-Win.

Ebay

Nel corso degli anni Ebay è divenuto l’ e-tailer per eccellenza. Qualunque cosa tu stia cercando, su Ebay c’è. Lo afferma lo slogan istituzionale. E noi aggiungiamo che lo pagherai meno di quello che è il tuo prezzo d’indifferenza.

L’azienda ha lanciato un’ app per iPhone che connette utenti che non possiedono stampanti 3D ad organizzazioni come Sculpteo e Hot Pop Factory. In questo modo chiunque può concepire il suo oggetto e riprodurlo.

Barnardos

Questa fondazione britannica per la cura dei senzatetto ha utilizzato la tecnologia delle stampanti 3D per ricordare alle famiglie inglesi quanto fortunate fossero ad avere una casa dove essere al sicuro.

Le case dei donatori sono state riprodotte in miniatura e messe in una palla di vetro con neve. Perché spesso la normalità è un “souvenir” la cui bellezza non è da sottovalutare.

In questo caso il modulo esperienziale del feel è utilizzato in combinazione con il think. Il risultato ovvio è un aumento della sensibilità nei confronti del messaggio trasmesso ed un incremento delle donazioni.

Volkswagen

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Lo scorso aprile i tedeschi hanno pensato bene di coinvolgere i propri consumer e travestirli da designer. La campagna “The Polo Principle” ha invitato le persone ad utilizzare stampanti 3D e creare la propria versione della nuova Polo.

Durante il mese successivo le migliori realizzazioni sono state esibite a Copenhagen e il vincitore ha visto divenire realtà il frutto del suo lavoro.

Questa è proprio l’ultima frontiera del customer engagement. Il consumatore entra nel processo d’offerta come “dipendente senza stipendio” e crea valore per il brand. Con una stampante 3D in questo caso.

Le 12 abilità indispensabili per avere successo nella vita

Non si finisce mai di imparare, anche quando sembra di aver accumulato un numero di esperienze tale da spingerci a dire di essere arrivati. Ed invece c’è sempre qualche “scienziato”, “tuttologo”, “espertologo” di turno che viene in nostro aiuto, indicandoci la via giusta per la perfezione (ammesso che si voglia raggiungere questo traguardo).

Questa volta gli esperti si sono spinti davvero oltre, svelando l’elisir (non della felicità, ahimè), ma del successo! In cosa? Nella vita!. Non importa quale impresa sta per essere intrapresa: dal mandare una lavatrice, allo scrivere una mail, a salvare il mondo, se acquisite le 12 abilità seguenti, il successo è assicurato (probabilmente il bucato non si scolorirà!)

Stabilire le priorità e gestire il tempo di conseguenza

Se il successo dipende da azioni efficaci, queste sono tali quando si focalizza l’attenzione su quello che è veramente necessario, dedicando il giusto tempo. In breve, l’abilità da acquisire è quella di saper dividere le cose importanti da quelle futili, riconoscendo le opportunità dalle perdite di tempo.

Essere ordinati

Può sembrare banale, ma l’ordine dello “spazio” rispecchia l’ordine mentale. Sprecare minuti preziosi alla ricerca di qualcosa di utile messa chissà dove, costringe a volgere l’attenzione altrove per rivolgerla ad altro. Recuperarla costa fatica e tempo… perso.

Sviluppare il pensiero critico e la capacità di analisi

Dire che si è quotidianamente e costantemente bombardati da informazioni di ogni tipo è ridondante (per l’appunto!). Dunque armatevi di spirito critico e analitico e sappiate distinguere ciò che è veramente utile ed interessante dal superfluo.

Le 12 abilità indispensabili per avere successo nella vita

Costruire una rete di relazioni

Non si può più vivere senza rete qualunque essa sia, a maggior ragione se costituita da persone. Le informazioni, le idee, le discussioni avvengono ovviamente con un confronto diretto. Dunque i saggi suggeriscono di creare un florido network di relazioni e coltivarlo giorno dopo giorno, al fine di sfruttare le opportunità che possono nascere: nuovo lavoro, conoscenze o nuovo business partner.

Usare diligentemente Google per le ricerche online

Non riuscire a trovare qualcosa su Google rivela una grande verità: non essere capaci ad usarlo nel modo corretto. Non si osi dare la colpa al Motore di Ricerca per eccellenza!

Saper far di conto

È un dato di fatto che senza soldi non si ha un tetto sulla testa e un piatto caldo la sera. Gestire in modo accurato i propri soldi, registrando le entrate e le uscite non è soltanto un’abilità da acquisire, ma la condizione necessaria per la sopravvivenza. Non bisogna essere un contabile, basta un po’ di buon senso e le basi della matematica.

Saper comunicare e negoziare

La sfera di cristallo, purtroppo è un accessorio che ha dei super poteri solo nei film o nelle mani di qualche “insano”. Sperare che le persone con le quali comunichiamo indovinino ciò che si desidera sappiano senza che sia stato loro comunicato o ciò che ci passa per la testa senza averlo espresso, non è una tattica vincente. Il “tuttologo” consiglia: parlare apertamente e onestamente e ascoltare gli altri dando il giusto peso e valore alle parole. Scendere a compromessi e saper negoziare rientra nelle abilità comunicative.

Concedersi dei momenti di puro relax

Tutte le abilità sopra descritte si basano su una condizione necessaria: essere rilassati. Bisogna tenere sempre sotto controllo lo stress. Appena si raggiunge la soglia massima, prendetevi cura di voi e della vostra salute concedendovi una pausa necessaria per raccogliere le idee e ripartire con maggiori lucidità e chiarezza. Piccole e frequenti pause aumentano la produttività, in quanto aiutano a riflettere e a valutare a mente fretta che le azioni appena compiute siano in linea con gli obiettivi preposti.

Le 12 abilità indispensabili per avere successo nella vita

Essere un buono scrittore e un bravo scribacchino

Dal momento che la maggior parte delle comunicazioni oggi avviene per iscritto, saper scrivere in modo corretto e appropriato per farsi comprendere è un’abilità fondamentale ma non scontata.
Il saper scrivere bene facilita anche il proprio lavoro: infatti prendere appunti in modo accurato ed esaustivo consente di ricordare ciò che si è ascoltato senza fare troppa fatica a riorganizzare le idee o cercare invano di ricercarle da qualche parte nella memoria.

Prendere decisioni logiche e sensate

La cosiddetta “decision making” altro non è che sapere cosa fare una volta acquisite le informazioni necessarie. Il consiglio dei guru? Essere abile a raccogliere le informazioni utili per decidere e agire senza troppi indugi.

Essere positivi

Ricerche dimostrano che sebbene si pensi che le nostre azioni siano influenzate dai nostri sentimenti, in realtà questi sono una conseguenza delle nostre azioni. Una buona attitudine in genere porta a grandi esperienze. Le persone che pensano positivo (come aveva già predetto il buon Jovanotti) considerano il mondo come una fonte inesauribile di risorse e opportunità di cogliere al volo. Dunque: sii positivo, sorridi e inizia ogni giorno con la prospettiva che sia migliore del precedente. Funziona!! Parola dei saggi!

Autodisciplina

L’autodisciplina è la capacità di concentrarsi evitando le distrazioni, dando ascolto al pensiero piuttosto che alle sensazioni. Dunque: rinunciare al piacere ed infiammarsi solo per le cose che contano nella vita (quali non è dato sapere: forse sarà oggetto del prossimo studio!) Solo con l’autodisciplina si arriva lontano.

Yahoo svela il nuovo logo: ecco il vincitore dei 30 finalisti [BREAKING NEWS]

Yahoo ha presentato pochi minuti fa il suo nuovo logo: dopo 18 anni dalla fondazione, è tempo di cambiamenti per il motore di ricerca americano.

Il processo che ha portato al restyling è stato lento e coinvolgente:  per 30 giorni è stata infatti pubblicata un nuova variante sul Tumblr e sui canali social di Yahoo, annunciata dall’hashtag #dailylogo, fino ad arrivare alla versione definitiva:

Un logo che non stravolge l’identità visiva del brand, che non rompe con il passato ma lo utilizza come punto di partenza, lasciando il colore viola (ma con una differente gradazione) e il punto esclamativo che da sempre lo hanno contraddistinto. La nuova immagine di Yahoo abbraccia il trend del minimalismo, già seguito da numerosi brand come Ebay e Microsoft, ma si discosta da un’altra tendenza che si è diffusa negli ultimi mesi: quella del flat design.


Rispetto al vecchio logo, inoltre,  il font è sans serif e parte delle lettere sono allineate: una pulizia stilistica, insomma. Rispetto alle altre proposte che si sono succedute in questo mese, il vincitore non sembra particolarmente originale e accattivante, forse Yahoo avrebbe potuto osare di più con un logo meno anonimo.

E voi, cosa ne pensate?

Gucci primo brand del lusso italiano a lanciare Indoor View su Google Maps

Gucci primo brand del lusso italiano a lanciare Indoor View su Google Maps

Gucci primo brand del lusso italiano a lanciare Indoor View su Google Maps

Dopo la recente apertura del flagship store a Milano (nel quartiere Brera) interamente dedicato all’uomo, arriva una novità digitale da parte di Gucci: la possibilità, grazie all’utilizzo di Google Business Photos e Indoor Street View, di fare il tour virtuale all’interno del negozio.

Grazie a questa feature introdotta da Google, è possibile dare vita all’attività commerciale creando un tour interattivo con immagini a 360 gradi.
Come riporta la pagina ufficiale di Google Maps: “Quando i potenziali clienti cercano il nome della tua attività su Google, vedranno le immagini direttamente nella pagina dei risultati della ricerca. Queste immagini panoramiche saranno pubblicate anche sulle pagine Google+ Local, su Google Maps e su altre proprietà di Google e offriranno ai clienti un’idea più precisa della disposizione, dell’arredamento e della bellezza degli interni della tua attività“.

Gucci è il primo brand italiano del settore “luxury” a dare agli utenti questa opportunità: sarà così possibile visitare i tre piani dello store comodamente seduti sul divano di casa o dall’ufficio.

Integrata in Google Street View ed accessibile da mobile, tablet e desktop, ecco il link per provare Gucci Indoor View!

Buona “passeggiata”. 🙂

L'ultima mossa di Steve Ballmer

Steve Ballmer ha dichiarato che entro i prossimi 12 mesi lascerà il suo incarico di CEO in Microsoft, dopo 13 anni passati nell’azienda di Redmond.
Non è questa però la notizia che ci interessa approfondire; infatti prima di dare questo annuncio Ballmer ne aveva dato un altro in piena estate: un annuncio, se si presta la giusta attenzione, molto più importante.

“Per portare avanti la nostra strategia ed essere più rapidi, efficienti e migliori dobbiamo cambiare come siamo organizzati, come pianifichiamo e lavoriamo.
In una lunga lettera ai dipendenti, con oggetto “One Microsoft”, il motto di questa iniziativa, Ballmer spiega che le decisioni prese permetteranno all’azienda di “innovare con maggiore velocità, efficienza e competenza in un mondo che cambia rapidamente”.

Per far questo Ballmer ha pensato a un’organizzazione aziendale che si reggerà su una strategia di management non più basata su divisioni separate ma su una suddivisione funzionale delle strutture operative, al fine di avere una Microsoft che lavori come una sola entità, e non come “tante unità” che a volte nemmeno si parlano.

Cerchiamo di essere più chiari. Mettiamo il caso in cui voi fondiate una startup con i vostri amici.
Quando un’azienda nasce si struttura, per motivi pratici, per attività funzionali e quindi: voi sarete il CEO e fondatore, un’altra persona si occuperà del marketing, un’altra gestirà la parte operativa di produzione, un’altra ancora si occuperà di logistica e così via…

Tutto questo perché voi avete un singolo prodotto da spingere sul mercato, ma se la vostra startup ha successo e amplia il suo mercato con nuovi prodotti: cosa fate? Probabilmente assumerete delle persone e assegnerete loro il compito di aumentare le quote di mercato dei nuovi prodotti e per farlo creerete dei nuovi ruoli di responsabili marketing, progettazione e sviluppo, strategia di posizionamento, ecc.

Così facendo avrete un controllo più granulare sulle attività della vostra azienda: saprete ad esempio se ci dovessero essere problemi nel marketing o nello sviluppo di un determinato prodotto, o se un determinato accordo commerciale non si fosse rivelato premiante, e potreste avere dei precisi report a riguardo in ogni trimestre dell’anno, ma…

Ma può capitare che i vostri prodotti restino 2 mondi separati non integrati; che i vostri utenti comprino uno solo dei vostri prodotti e mai l’altro; che la vostra azienda sia ritenuta utile per un singolo ristretto bisogno/desiderio dei vostri utenti e che i vostri utenti non diventino mai veramente “vostri”.

Microsoft si è trovata in una situazione simile. Le divisioni sono diventati compartimenti stagni e l’integrazione delle piattaforme Microsoft più famose (Windows, Windows Mobile, Xbox) non ha mai rispettato le aspettative e le speranze degli utenti finali.

D’ora in poi la multinazionale che ha casa a Redmond lavorerà su quattro aree funzionali chiamate “OS, Apps, Cloud e Devices”, l’obiettivo è quello di rendere Microsoft l’azienda che detta i trend di mercato e non che li subisca come è stato nel caso degli smartphone e dei tablet.

“La nostra strategia si focalizzerà sulla creazione di una famiglia di dispositivi e servizi per singoli e aziende che consentiranno a tutte le persone del mondo, a casa, al lavoro e in mobilità, di fare le attività che apprezzano maggiormente“, ha affermato Ballmer. “Lo faremo sfruttando i nostri punti di forza”.

Provate ad immaginare invece come sono strutturate Apple e Google: dopo questo spunto di riflessione non dovrebbe essere così difficile, no?

Sicuramente Ballmer non riuscirà a vedere compiuta questa rivoluzione di pensiero e sarà un altro CEO a dover fare da timoniere, ma una cosa è certa: Microsoft riuscirà nel suo intento solo se recupererà una parte di quella way of life da startupper che aleggia ancora nello spirito e nell’organizzazione aziendale dei suoi 2 competitor principali.

Milka sfida i golosi con l'ultimo pezzo di cioccolato [VIDEO]

Milka sfida i golosi con l'ultimo pezzo di cioccolato

L’ultimo dolcetto, l’ultima caramella, l’ultimo scacchetto di cioccolata: tantissimi spot hanno utilizzato questo soggetto narrativo come strumento per legare il proprio prodotto a sentimenti positivi, di affetto, condivisione. Milka ha recentemente ripreso questo soggetto, trasformandolo in un’operazione di engagement.

Le barrette di cioccolato del famoso brand, di proprietà di Mondelēz International, sono state utilizzate come medium per una campagna originale che mirava a mettere alla prova la tenerezza dei francesi. Offrendo loro la scelta di regalare a qualcuno l’ultimo quadretto di una golosissima confezione di Milka.

I consumatori francesi per un certo lasso di tempo hanno infatti trovato negli scaffali dei supermercati delle barrette mancanti di un quadretto di prodotto. A quel punto, è stata data loro la scelta di farsi spedire il pezzetto mancante di cioccolato, o regalarlo invece a qualcuno di speciale, inviando per posta un dolce regalo, brandizzato Milka, con una dedica personalizzata.

Milka sfida i golosi con l'ultimo pezzo di cioccolato

Voi cosa avreste scelto?

Quando 140 caratteri sono pochi: Medium, la nuova creazione di un cofondatore di Twitter

 

A qualcuno, la brevità di Twitter non piace e tra queste persone troviamo, ebbene sì, anche uno degli stessi fondatori di Twitter: Ev Williams, una delle menti che ha contribuito alla nascita di Twitter dieci anni fa, che oggi ha deciso di tentare un nuovo esperimento volto ad offrire creazione e fruizione più complete, ma altrettanto semplici.

Così è nato Medium, una piattaforma per pubblicare storie (e notizie).

Per farci un’idea più precisa di cos’è Medium usiamo le parole del suo creatore:

“A new place on the Internet where people share ideas and stories that are longer than 140 characters and not just for friends. […] Designed for little stories that make your day better and manifestos that change the world. […] It helps you find the right audience for whatever you have to say.”

“Un posto nuovo nella rete in cui le persone condividono idee e storie che sono più lunghe di 140 caratteri e non solo per amici. […] Progettato per piccole storie che rendono la giornata migliore e manifesti che cambiano il mondo […] Ti aiuta a trovare il giusto pubblico per tutto ciò che hai da dire”

Su Medium i contenuti hanno il tempo e lo spazio per essere pensati ed esposti e sono immersi in un’interfaccia che valorizza il contenuto al massimo. Questi vengono poi catalogati non in base all’autore, ma suddivisi in categorie ben precise. Ci possono essere le notizie, i racconti, i consigli e anche un po’ di Speaker Corner d’opinione.

Per valorizzarli adeguatamente se ne misurerà l’apprezzamento e la condivisione, che faranno anche da garanti alla qualità del contenuto (oltre ad un team di editor).

La piattaforma dimostra la sua innovazione con funzioni speciali: è già possibile commentare diversi paragrafi del post, al posto dell’entry intera come si è limitati a fare su praticamente tutti i blog.

Inoltre gli sviluppatori – dislocati in due uffici, uno a Los Angeles e uno a New York – stanno già progettando nuove funzioni come la possibilità di far contribuire più persone ad un post, un po’ come si può già fare con Google Docs.

I limiti di Medium si iniziano ad intravedere quando si considera la monetizzazione del sistema. Vista la volontà dei creatori di offrire contenuti e articoli di qualità, ci si chiede come si farà ad incentivare gli autori che faranno più traffico a continuare a scrivere. Nell’interfaccia non dovranno tassativamente essere presenti banner, quindi al momento l’unica soluzione sembra essere la richiesta di una sottoscrizione a pagamento per tenere ben oliato il sistema e per retribuire gli autori di talento.

Come andrà Medium? Si rivelerà un competitor di Twitter (pur con specifiche di sviluppo content differenti) altrettanto travolgente?

Al momento, per potersi scrivere, bisogna mettersi in lista d’attesa. Vedremo le mosse di Ev Williams quanto spalancherà i battenti a tutti.

App of the Week: Studio Design, il design a portata di tutti!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Studio Design di Overlay Studio Inc è un’app creativa, chiara, semplice ed intuitiva per dare spazio al designer che è in te!

Per poter utilizzare Studio Design dovrai innanzitutto registrare un nuovo account, inserendo indirizzo e-mail o grazie all’ormai diffusissimo “Facebook connect”.

Una volta registrato, potrai cominciare subito a dare forma alle tue idee, ti basterà fare tap sul pulsante verde al centro della barra in basso.

L’app dispone di centinaia tra forme diverse, linee, cornici, textures e molto altro. Si inizia solitamente da una foto, dal rullino fotografico o scattata sul momento, per trasformarla poi in un’infografica o in un design per t-shirt, pagine web, ecc.

Potrai gestire anche trasparenze, caratteri da aggiungere all’immagine, colori, banner, maschere e sovrapposizioni di altri elementi fra loro. Potrai aggiungere tantissimi filtri alle foto e regolarne l’intensità, scalare e riproporzionare foto ed elementi di design, etc.

Una volta terminata l’opera, potrai postarla su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, condividerla per e-mail o salvare l’immagine direttamente sul rullino fotografico.

Non solo, perché Studio Design ha una sua community su cui verranno pubblicati i tuoi lavori. Esplorando i post degli altri utenti, potrai selezionarne i tuoi preferiti, salvarli, prendere spunti o modificare direttamente le opere altrui secondo i tuoi gusti personali.

In aggiunta ai centinaia di elementi di design già presenti nella versione free, potrai acquistare pacchetti addizionali contenenti nuovi temi come Amore, Fiori, Sport, etc. Insomma, avrai tantissimi strumenti per scatenare la tua creatività!

Studio Design è un’app gratuita, disponibile per iPhone, iPod e iPad sull’App Store.

Il tuo nome su un billboard grazie a Coca-Cola!

In seguito all’indiscusso successo della campagna globale delle lattine personalizzate, Coca-Cola ha deciso di sfruttare l’imbattuta idea adattandola a dei billboard.

L’operazione realizzata in Israele in collaborazione con il Gefen Team di Tel Aviv, ha visto la creazione ad hoc, di un’app mobile grazie alla quale gli utenti potevano inserire il loro nome in modo che apparisse sui cartelloni pubblicitari con l’ormai classico slogan “Enjoy Coca-Cola with…”

Grazie alla tecnologia Geofens, una volta avvicinati al billboard, il nome inserito nell’app appariva sugli schermi. Contemporanamente, un messaggio arrivava sul cellulare dell’utente per notificargli che il suo nome era in bella vista sul billboard.

Il risultato? 100k di download in poco tempo, che hanno permesso all’applicazione di detenere, per tutta la durata della campagna, il primo posto nell’App Store di Israele.

Ecco un video che spiega in dettaglio il successo dell’iniziativa.