Il business dell'informazione online è in crescita: come investire sui media digitali

Ieri il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, ha comprato il Washington Post per 250 milioni di dollari, aggiungendo la sua voce al dibattito sul nuovo giornalismo e sugli scenari che un imprenditore deve aprire quando si occupa di informazione, tenendo conto che si tratta di un bene pubblico prima ancora che di un prodotto da immettere nel mercato. Lo ha fatto attraverso una lettera aperta che ha già fatto il giro del web (e non solo) tradotta in moltissime lingue.

Le scuole di pensiero in materia di nuovo giornalismo ed evoluzione dell’editoria sono tante: quello dei nuovi media viene ancora definito un “assedio” nei confronti della carta stampata e, se per qualcuno il bombardamento mediatico proveniente dai network senza limiti e orari rappresenta un momento di transizione dei giornalismo tradizionale, per qualcun altro stiamo ancora parlando di qualcosa che ormai è già passato e siamo addirittura in ritardo rispetto alle occasioni di crescita offerte dal nuovo mercato dell’informazione digitale.

Ma qualcosa ci aiuta a fare chiarezza e ci mette d’accordo con quest’ultima affermazione. L’analisi del surplus del consumatore di informazione digitale: detta in termini semplici, quando i consumatori scelgono i media online e individuare gusti e tendenze del consumo mediatico è già molto facile, vuol dire che il cambiamento di rotta è già avvenuto. Ecco, allora, in cosa consiste il business dell’informazione in Italia oggi.

Le tendenze del consumo dei media online e il valore pecepito

Da una ricerca chiesta da Google a The Boston Consultin Group di aprile 2013, il valore economico del consumo mediatico si è spostato in gran pare sul web e il surplus del consumatore derivante dal canale online, cioè il valore positivo percepito dal consumatore oltre al prezzo pagato per usufruire del servizio acquistato, supera quello derivante dal canale offline. Lo studio dimostra che in 9 paesi europei una percentuale compresa tra il 40% e il 60% del valore percepito dai mezzi di informazione deriva dal consumo dei media online.

Dalla ricerca emergono alcuni importanti risultati: il costo medio annuo dei prodotti mediatici per un consumatore europeo è di circa 2100 euro, di questi 1100 sono spesi online, l’utilizzo dei media online è esteso a tutte le fasce d’età e una parte consistente dei consumatori dichiara che la qualità dei contenuti online è ritenuta più elevata di quelli tradizionali.

In particolare, negli ultimi tre anni si è avuto, sempre secondo il parere dei consumatori, un miglioramento generale dei prodotti mediatici online ed è riposta fiducia nel fatto che questo miglioramento sia destinato ad aumentare progressivamente, sia grazie alla penetrazione di dispositivi fissi e mobile nella popolazione sempre più accentuata, sia grazie alle opportunità che i produttori di contenuti multimediali ed editoriali hanno di fronte a sé.

I modelli di business del nuovo giornalismo e l’evoluzione dell’editoria

La ricerca mette in luce due principali modelli di business in crescita: da un lato il modello basato sulla pubblicità online e dei suoi mix (banner, articoli sponsorizzati, integrazioni adv nella struttura grafica del sito), dall’altro il modello basato su piani di abbonamento, considerato che i consumatori si dichiarano disposti a pagare un corrispettivo per fruire dei contenuti online.

Poiché i mezzi di informazione incontrano in rete il gradimento del pubblico, sicuramente favorire l’intescambio di notizie, opinioni e la partecipazione a piattaforme di user generated content diventano parte dei menù giornalistici e dei palinsesti editoriali e i modelli di business dovranno tenerne conto.

La predilezione del consumo mediatico degli utenti, infatti, non va ricondotto solo alla sfera dell’intrattenimento come si usa credere, cioè non si tratta di consumi cinematografici, musicali o gaming, ma bisogna considerare che il 60% del consumo dell’intero assortimento di categorie multimediali nell’ambito di notizie e cultura è finalizzato all’acquisizione di informazione attraverso la lettura di quotidiani e riviste, inoltre un 30% accede alle stesse informazioni attraverso i canali tradizionali, come radio e tv.

Per riassumere quello che sta accadendo con parole autorevoli, cito Alan Rusbridger, il direttore del Guardian quando tenta di spiegare il dilemma che deve affrontare il suo giornale: sappiamo che in edicola perde vendite per il 12% all’anno, ma sul web è uno dei più letti del mondo. “Amo la carta, ma il compito che mi è stato affidato è di garantire la perpetuità della testata”.

E poiché tutto al momento fa pensare che probabilmente il cartaceo sparirà, si annuncia l’era dell’open journalism: incoraggia la partecipazione; non è un rapporto tra “noi” e “loro”; stimola il dibattito; favorisce la nascita di comunità intorno a interessi condivisi; è aperto al web; aggrega e seleziona il lavoro degli altri; ammette che i giornalisti non sono le uniche voci autorevoli e interessanti; promuove la diversità ma anche i valori comuni; riconosce che il giornale può essere l’inizio e non la fine del lavoro giornalistico; è trasparente e aperto alle osservazioni, comprese le correzioni, le spiegazioni e le aggiunte.

…E a proposito di collaborazione

Quest’estate non è soltanto tempo di analisi, ma anche di nuove ricerche: se avete voglia di influire sulle tendenze che stiamo prendendo in considerazione per fare un bilancio esatto del business dell’informazione in Italia allora siete ufficialmente invitati a compilare questo piccolo test: si tratta di un’indagine di mercato sul mondo del giornalismo in generale e sulle preferenze dei lettori. In questo senso Balzac mi ha aiutata a capire da quale situazione stiamo partenzo per fare chiarezza: da “quei bordelli del pensiero che si chiamano giornali”.

Tutto quello che la tua calligrafia rivela di te [INFOGRAFICA]

Il modo in cui scriviamo ci distingue dagli altri non solo a livello grafico, ma anche a livello psicologico. Non ditemi che non vi siete mai chiesti perché i medici di tutto il globo scrivono in quella maniera incomprensibile! Adesso, con l’aiuto di questa bellissima ed interessante infografica, pootete andare in giro a decodificare anche le scritture geroglifiche, riuscendo così a capire chi realmente vi trovate davanti.

E voi? Raccontateci cosa traspare dal vostro modo di scrivere! 🙂

Investimenti early stage in Italia


Una crescente sinergia tra il mondo degli investitori informali e quello dell’investimento istituzionale. E’ questo uno dei principali risultati della survey svolta dall’Associazione IBAN (Italian Business Angel Network) e dall’Osservatorio Venture Capital Monitor (VeM, attivo presso la LIUC – Università Cattaneo) finalizzata a delineare uno scenario del mercato dell’early stage italiano. Il rapporto 2013 sulle attività d’investimento dei comparti seed e start-up capital in Italia è il risultato dell’unione delle indagini di IBAN (che monitora da 10 anni le attività dei business angel) e di VeM (che monitora dal 2008 l’attività di early stage istituzionale). Vediamone ora i principali risultati.

Quanto si investe?

Secondo il rapporto nel 2012 l’ammontare degli investimenti complessivi nel mercato dell’early stage si attesta a circa 80 milioni di Euro. Il dato è in linea con il valore del 2011, sono invece calati il numero degli investimenti. Nel 2012 sono stati fatti 186 deals (70 VeM + 116 IBAN) per un totale di 125 target investite (55 VeM + 70 IBAN), a fronte delle 163 target partecipate (45 VeM e 116 IBAN) nel 2011.



A fronte della riduzione delle operazioni, IBAN ha raddoppiato l’investimento (mediamente pari a 360.000 Euro per target) ma polarizzato verso due opposte dimensioni; crescono infatti sia le operazioni sindacate medium/large size, sia i deal dei singoli angel con ammontare inferiore ai 100.000 Euro.
Nel complesso, il mondo dell’early stage italiano esprime un dato mediano di ammontare medio pari a 650.000 Euro investiti.

Come? Taglio maggiore per i BA e VC orientati al seed capital

La vera novità del 2012 è però la crescita dell’interazione tra VC e BA, compresenti in 14 operazioni (11% delle target), rispetto i 9 deals in comune del 2011. 4 di queste operazioni hanno coinvolto Italian Angels for Growth – IAG, 2 sono riconducibili a Club degli Investitori, mentre le restanti sono caratterizzate dalla presenza di business angels come co-investor di un operatore istituzionale.

Come si legge nel report:

Questa più intensa cooperazione tra i due universi d’investimento, avvenuta nel rispetto delle caratteristiche peculiari di ciascun soggetto, è riuscita a dare un maggior impulso all’intero mercato dell’early stage.

Dal lato del modus operandi, i business angels stanno gradualmente diventando sempre più simili ai ‘fratelli maggiori’ del Venture Capital, a partire dal maggior taglio dell’investimento medio che permette maggiori economie di scala diminuendo il costo/opportunità del singolo deal. Questo grazie anche alla nascita di numerosi club di investitori grazie ai quali è possibile porre in essere investimenti più strutturati.

Dal canto loro, i fondi di venture capital si sono invece avvicinati ad un mondo che fino ad ora era stato sempre più ad appannaggio dei business angels, e cioè quello del seed capital. Prova ne è soprattutto la crescita sia delle nuove operazioni in cui sono presenti entrambe le categorie di investitori, sia nel numero dei successivi follow on che hanno visto l’ingresso nella partecipata di uno dei due.

Dove? Predomina il settore ICT

I settori di investimento rispetto al 2011 non sono variati: predomina infatti l’ICT (44% del mercato, 50% nel caso dei fondi di VC), soprattutto grazie ad applicazioni web e mobile, seguito dal comparto farmaceutico (10%) e dai settori industriale ((%) e terziario avanzato (8%).


Chi? L’investimento tipo

Nel report viene quindi definito il profilo medio dell’investimento tipo:

I fondi istituzionali hanno destinato mediamente 800.000 Euro per l’acquisizione del 30% del capitale sociale delle target (rispetto al 40% nel 2011). I BA hanno acquisito il 21% a fronte di un investimento medio di 360.000 Euro.

Infine, nel report si sottolinea come l’introduzione delle startup innovative con la l. 221/2012 sia stata accolta positivamente da parte degli investitori: il 20% degli investimenti hanno avuto ad oggetto società rientranti nel novero delle start-up innovative.

Ninja Marketing vi augura buone vacanze!

Cari Ninja, ieri molti di voi avranno con soddisfazione impostato il Fuori Sede sull’email e gioito del venerdì più venerdì dell’anno. Magari qualcuno di voi lavorerà ancora per qualche tempo per poi dedicarsi una pausa fuori stagione.

La redazione Ninja continuerà la pubblicazioni ad agosto, ma in regime ridotto. Ogni giorno avremo almeno un nuovo contenuto, pensato per gli appassionati startupper che anche nel mese più caldo non smettono di affinare il proprio prodotto; per i geek che sotto l’ombrellone vogliono tenersi più aggiornati che mai; per i digital influencer a caccia dell’ultima breaking news e per i marketer sempre assetati di creatività dal mondo.

Per quanto sia questo il mese più adatto per fare un po’ di social media detox, vi ricordo che potete seguirci anche su Facebook e su Twitter!

Happy Summer, Stay Ninja!

Battery Doctor, l'app salvabatteria per iPhone

Avere tra le mani il mondo intero… peccato che solo per poche ore! Siamo schiavi della presa di corrente! Portiamo sempre con noi il caricabatteria del nostro iPhone… e non è la prima volta che siamo costretti, la sera al ristorante, a chiedere al gestore: Mi scusi, mi fa attaccare per cortesia?!

La batteria non dura mai abbastanza… ma se utilizziamo assiduamente il nostro melafonino senza cautela alcuna, dura davvero troppo poco!

Esistono i cosiddetti “evergreen tips“, consigli sempre validi, che contribuiscono ad evitare il più possibile sprechi energetici quando alcune funzioni non sono necessarie o non utilizzabili.

A fine articolo ripropongo un breve “reminder” ma prima, vorrei consigliare un app che ci aiuta non poco a comprendere lo status del nostro iPhone e che integra un paio di funzioni davvero interessanti.

Battery Doctor, l’app gratuita che ci aiuta a comprendere e ottimizzare il consumo della nostra batteria

Sono da sempre scettico su questo tipo di applicazioni. Promesse, tante promesse, ma risultati quasi mai percepibili dall’utente finale. Da questo punto di vista Battery Doctor è stata una piacevole scoperta.

Premesso che, se non si ha la minima accortezza e si pretende di aumentare con un “clic” la durata della batteria di 3 ore… nessuno vi può aiutare! Applicare i consigli “sempre verdi” e un po’ di buon senso è la base per arrivare a fine giornata senza privarci di nulla, e soprattutto, mantenere sana la nostra batteria che ci potrà così alimentare correttamente anche una volta varcata la soglia dell’anno di utilizzo.

L’app gratuita, scaricabile da App Store (disponibile anche per piattaforma Android) è molto semplice ed intuitiva. Anche se non localizzata in italiano, il design minimale e le icone ne permettono una facile comprensione.

Appena lanciata, l’applicazione ci informa sul tempo residuo d’utilizzo, dato lo status attuale del dispositivo e ci indica quanto tempo possiamo indicativamente risparmiare disattivando una o più funzioni attive.

Cliccando poi su una funziona, ad esempio la localizzazione GPS (uno dei maggiori responsabili del consumo di energia) ci mostra il percorso da seguire per disattivarla. Per molti sarà una cosa scontata, ma molti utenti non hanno la minima idea di cosa significhi attivare o disattivare il GPS o le notifiche PUSH.

Cliccando su dettagli poi, abbiamo una proiezione del tempo residuo d’utilizzo a seconda dell’attività che abbiamo intenzione di intrapprendere. Questo elenco è anche utile per far comprendere a colpo d’occhio quali attività sono più dispendiose di energia. Ad esempio: giocare ad un gioco in 3D è meno dispendioso in termini di batteria che fare foto!

Colleghiamo il nostro iPhone all’alimentatore ed avviamo Battery Doctor: al resto ci pensa lui!

Per fare il suo lavoro, l’app deve essere attiva in background durante il ciclo di ricarica. Avviamo la nostra applicazione, colleghiamo il telefono alla corrente ed andiamo nella tab: Recharge.

Qui, prima di tutto, l’app ci mostra un ranking delle nostre abitudini di ricarica: da 1 a 5. Più alto è il punteggio, migliori saranno state le nostre abitudini di ricarica tra cicli brevi, ricariche complete e overcharge!

L’app, inoltre, tiene traccia dei nostri cicli di ricarica e ci mostra su un calendario il risultato: ricordiamoci di attivarla ad ogni ciclo!

Come vedete dalle immagini qui sopra… non sono proprio un esempio, ma sorvoliamo…

Una volta collegato, il nostro timer mostra quanto tempo resta per completare il ciclo di ricarica.

I tre indicatori circolari, al centro della schermata, ci mostrano la fase di ricarica attualmente in corso ed indicativamente quanto resta per completare la fase.

In una prima fase il nostro iPhone viene caricato il più velocemente possibile, fino all’80% della capacità massima della batteria. Una volta terminata questa fase il nostro telefono sarà carico, ma si scaricherà velocemente come velocemente si è caricato.

Per avere una batteria veramente carica, al 100%, dobbiamo attendere affinché anche la fase 2 venga completata. In questa fase la batteria viene ricaricata più lentamente per raggiungere la piena carica.

Una volta terminata anche la fase 2, la ricarica passa nella cosiddetta fase di mantenimento.

Evitate l’overcharge

Per ottimizzare la durata e la vita della batteria, dovremmo completare un ciclo completo di ricarica (e cioè completare tutte le fase e non solo la fase 1) almeno 1 volta al mese. Mentre, importantissimo, evitare assolutamente di caricare per oltre 9 ore la batteria perché a quel punto si entra nella fase di sovraccarico che, alla lunga, danneggia la batteria riducendone la vita e la capacità.

Scoprire quali app consumato più batteria ed ottimizzare la RAM

Cliccando sulla tab More e poi su DischargeRank l’app ci mostra quali sono le applicazioni di sistema e di terze parti attive che stanno prosciugando il nostro telefono, indicando anche il livello di consumo di batteria. Ci ricorda l’importanza di chiudere le app quando non le utiliziamo e non lasciarle attive in background!

Andando su Accelerate, troviamo una funzione comodissima, quella che conferma come must-have questa applicazione:

Cliccando su Accelerate now l’utilizzo della memoria RAM verrà ottimizzato, e molta memoria verrà resa disponibile, velocizzando notevolmente il nostro dispositivo!

Se vi ricordate di chiudere le app in background e lanciare ogni tanto questa funzione, vedrete che si eviteranno quei fastidiosi rallentamenti che notiamo a volte, soprattutto su iPhone 4…

L’app è in grado di fornirci anche tutte le informazioni che desideriamo sul nostro melafonino: dall’uso della CPU  e della memoria allo spazio occupato e residuo, e così via.

Accediamo a questa schermata sempre passando dalla tab More, e poi cliccando su System.

All’interno dell’app è in essere anche un sistema di medaglie che premia le nostre buone abitudine e ci stimola a fare sempre meglio per mantenere la batteria in ottima salute!

Alcuni consigli sempre utili per ottimizzare consumo e batteria: direttamente dentro l’app Battery Doctor!

Non finisce di stupirci questa applicazione gratuita. Dalla tab More accediamo a Tips, dove possiamo leggere consigli sempre validi e utili. Buone abitudini insomma, alcune ovvie, che ci aiutano a godere al massimo le potenzialità dei nostri smartphone, ad esempio:

  • Disattivare WiFi e Bluetooth quando non ci servono
  • Rimuovere eventuali custodie durante la ricarica
  • Disattivare l’impostazione automatica del giorno e dell’ora in base alla posizione GPS
  • Evitare di sovraccaricare la batteria (non più di 9 ore di ricarica)
  • Chiudere le applicazioni in background, almeno giornalmente
  • Limitare le notifiche Push alle applicazioni che effettivamente utilizziamo e ci servono
  • Disattivare SIRI se non utilizzato
  • Aumentare l’intervallo di tempo automatico di controllo email e sincronizzazione
  • Ridurre la luminosità dello schermo (almeno impostare su automatica)
  • Impostare un breve intervallo per il blocco schermo
  • Mettere durante la notte il telefono in modalità Aereo (ne beneficerà anche l’inquinamento elettromagnetico soprattutto se teniamo il telefono sul comodino)

Altri consigli utili? Utilizzate questo genere di app?

La dura vita di uno startupper raccontata dal fondatore di Jobyourlife


Classe 1989. Tenacia, determinazione, voglia di cambiare e un pizzico di follia, quella necessaria ad avviare una startup.

Conosciamo meglio Andrea de Spirt fondatore di Jobyourlife, il primo portale di ricerca lavoro in Italia basato sulla geolocalizzazione.

Qual è l’esigenza primaria alla quale Jobyourlife vuole rispondere: facilitare le aziende nella ricerca di personale o agevolare coloro che ricercano lavoro?

Assolutamente entrambe le cose. Jobyourlife è l’unione dei due aspetti, un filo diretto e costante tra la tua carriera e le opportunità lavorative offerte sul mercato.
Quello che vogliamo è rendere il mercato del lavoro online più trasparente, meno caotico e accessibile a tutti. Le aziende grazie a Jobyourlife utilizzano una piattaforma Cloud-based che consente loro di gestire tutto il processo di recruiting, mentre gli utenti hanno la possibilità di ricevere annunci personalizzati, in linea con quello che stanno cercando. Non dovranno più candidarsi ad annunci in rete, ma saranno direttamente le aziende a contattarli.
L’idea è che Jobyourlife diventi una vera e propria esperienza, sia per utenti che per le aziende.

Hai investito i tuoi risparmi in questo progetto. Cosa spinge un ragazzo di 24 a investire tempo denaro in un’attività in cui il rischio è maggiore della possibilità di successo?

La voglia di cambiare le regole del gioco e migliorare la vita di milioni di persone. Ma anche un pizzico di follia che non guasta mai. La possibilità del fallimento c’è in tutte le cose, e per noi è solamente una spinta a fare sempre meglio. In Italia è scomparsa la cultura del fallimento come esperienza e motore per ripartire, cosa fondamentale per migliorare il paese in cui viviamo.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un giovane startupper in Italia?

Purtroppo in Italia tutto è sempre più complicato del necessario e lo startupper non ha certo vita facile. Deve fare i conti con la burocrazia, con tasse elevate, con un sistema giuslavoristico complesso, con agevolazioni ridicole. Ma il mio consiglio è: fregatevene. Se ne avete la possibilità e credete veramente in quello che state facendo, scoprirete che quando iniziate sono altre le cose che contano veramente.

In una startup il team è fondamentale. Quanto è stato complesso trovare le persone “giuste”?

La dura vita di uno startupper raccontata dal fondatore di Jobyourlife

Il team è sicuramente fra le parti fondamentali in una startup. Ogni singolo elemento, dall’amministratore allo stagista, è un ingranaggio che fa girare la ruota. Una ruota che deve essere sempre più veloce delle altre. Noi, anche se la nostra storia è recente, abbiamo dovuto già gestire alcune riorganizzazioni.
Per fare un sito non ci vuole un programmatore, ma un programmatore che creda in un progetto. E lo stesso vale per tutto il resto. Ho dovuto spenderci tempo e impegno ma da mesi ormai siamo il team che volevo.

I tuoi collaboratori li hai trovati con Jobyourlife?

All’inizio, con molte difficoltà, ho dovuto trovarli usando altri canali, come contatti o conoscenze. Successivamente grazie a Jobyourlife abbiamo assunto tre persone all’interno del team e naturalmente le aziende che lavorano con noi stanno offrendo lavoro a tante altre.

Quali sono i prossimi passi di Jobyourlife? quali le aspettative per il 2014?

Faremo un grosso salto nel mercato del mobile, sia lato utente che aziende, e presto ci espanderemo nel mercato estero con il Messico e gli USA.
Gli attuali siti per la ricerca di lavoro sono statici e freddi, ti dicono: “Ehi, vieni qua e guarda tra dieci milioni di offerte”. Noi puntiamo sulla qualità, sull’esattezza dell’offerta. Vogliamo rendere la ricerca di lavoro un processo più semplice e diverso da quello che si è sempre visto.

Quello delle startup è un mondo ormai inflazionato, dove la concorrenza è alta, soprattutto nella ricerca di finanziamenti. Quanto è stato complicato “convincere” i business angels che hanno investito nel progetto?

E’ difficile quando ancora non hai ben chiara l’idea, il prodotto che vuoi sviluppare. Io personalmente mi sono “bruciato” alcuni possibili investitori proprio perchè non avevo ancora le idee ben chiare. E per la maggior parte delle startup è così, per questo è molto importante la flessibilità, il non affezionarsi troppo all’idea iniziale.
Come dicono gli americani: scrivi la tua idea in un biglietto da visita a “capital letters”. Se non riesci a farlo allora non hai capito quello che vuoi fare. In caso contrario sei pronto per parlare con gli investitori. Quando sono riuscito a farlo i business angels con cui ho parlato sono stati subito entusiasti.

La dura vita di uno startupper raccontata dal fondatore di Jobyourlife

Che consigli daresti a coloro che volessero intraprendere la tua stessa strada?

Proprio perchè quello delle startup è un mondo ormai inflazionato il consiglio è quello di pensarci bene, di non pensare assolutamente che sia facile. Bisogna analizzare bene il mercato nel quale ci si va a inserire, strutturare una strategia, mettere insieme il giusto team che comprenda capacità tecniche, economiche-strategiche e visionarie, ripensare l’idea migliaia di volte, focalizzarla all’obiettivo e, se dopo tutto questo, sarete ancora convinti dell’idea, di non pensarci un secondo di più e iniziare subito.

Il futuro di jobyourlife è in Italia o all’estero?

Sicuramente una startup non dovrebbe mai focalizzarsi sul mercato dove nasce se vuole crescere e fare davvero la differenza.
Noi abbiamo iniziato dal mercato italiano, ma il nostro futuro è nel mondo.

Top App Vacanze: dalla prenotazione al viaggio!

Le vacanze estive si avvicinano e ancora non avete deciso la vostra meta?
Ecco a voi una carrellata di App che vi aiuterà a scegliere non solo a vostra meta ma anche a muovervi e trovare i luoghi più belli una volta sul posto

DOVE VADO?

Un dubbio comune per chi in questo periodo (come il sottoscritto!) non ha ancora deciso la propria meta estiva. Quali sono le App che possono aiutarci a decidere dove investire i nostri risparmi?

TripAdvisor

Un’app fondamentale per scoprire cosa il mondo pensa di una struttura turistica e per scegliere quella più consona alle proprie esigenze. Su iTunes e GooglePlay.

Skyscanner


Come dice lo slogan “20 milioni di persone non possono essersi sbagliate!”. Uno dei migliori motori di ricerca per viaggi, lowcost e non. Confronta le tratte e scopri quella che fa per te! Su iTunes e GooglePlay
Simili a Skyscanner sono MoMondo e Kayak.

Booking.com


Serve un albergo? Seleziona i filtri desiderati e trovare una struttura vicino al posto in cui ti trovi non sarà difficile. Leggi le recensioni degli utenti e fatti un’idea di ciò a cui vai incontro. Per iOS e per Android

Airbnb

E se invece non volessi il classico albergo ma una vera e propria casa? Molti di voi conoscono sicuramente Airbnb! La App vi permetterà di trovare, anche last minute, un’accomodation degna di nota vicino a voi. Per iOS e per Android.

UTILI TOOLS

Ecco alcune utili App che vi aiuteranno durante la vostra vacanza

TripIt

Una App che riunisce in un unico luogo virtuale tutto ciò che vi serve sapere riguardo al vostro viaggio.
Utile ai precisini ma, soprattutto, per i distratti! La trovate su iTunes e Google  Play

TomTom

Pianificate un viaggio in macchina per strade sconosciute? Scaricare questa App potrebbe salvarvi la vita (ed evitarvi disavventure che ho vissuto personalmente nel 2009 nel deserto dell’Andalucìa!) Su itunes (Italia e Europa) e su Google Play (Italia e Europa)

Viaggiando


Questa utilissima App, che non necessita di una connessione internet perché le mappe funzionano offline, vi permetterà di essere aggiornati su 216 stati al mondo, permettendovi di avere sempre a disposizione un piccolo atlante sempre in tasca e molte info utili.

Voglia di viaggiare o semplice curiosità? Questa App contiene guide turistiche ad oltre 72 città in tutto il mondo. Interessante la possibilità di aggiungere punti di interesse, così da essere utili ad altri viaggiatori come noi.  Su iTunes

Xe Currency


Avete deciso per un viaggio in un Paese dove non si utilizza l’Euro? Questa App vi sarà utilissima per convertire i vostri soldi nella moneta locale! Su itunes e su google play.

Google Translator

Problemi con la lingua locale? Google Translator risolverà tutti i vostri dubbi, anche di pronuncia! Su Itunes e ovviamente su GooglePlay.
Se volete un App che invece vada un po’ più in profondità, vi consiglio WordReference.

BeerMap

Amanti della birra? Perfetto! Grazie a questa App scoprirete i pub e bar più adatti al vostro taste. Bionda? Rossa? Non fa differenza. Le recensioni di altri utenti vi porteranno alla scoperta dei luoghi più impensabili durante il vostro viaggio. Buona bevuta! Su iTunes e su Google Play.

Avete altre App da suggerire? O magari un bel posto da visitare senza spendere un occhio della testa? Fatecelo sapere nei commenti e buone vacanze a tutti!

One second every nation: il giro del mondo in 4 minuti [VIDEO]

Viaggi e video, o foto, sono un binomio dall’alto potenziale virale: e non parliamo solamente dei 46 milioni di visualizzazioni del primo “Where the Hell is Matt?“, ma anche di progetti più trasversali come quello di Lisa Bettany, o di progetti brandizzati come “Make it Count” di Nike. Ora ad attirare la nostra attenzione è Graham Hughes, filmmaker e presentatore televisivo, con il suo “One Second | Every Nation“.

Hughes è la prima persona che sia riuscita a realizzare un giro del mondo, attraversando 201 nazioni, senza volare. Per omaggiare questa impresa, e le persone incontrate nei suoi viaggi, ha creato questo video in cui in 4 minuti porta anche noi a spasso per il mondo, mostrando ogni secondo un estratto di ogni Paese.

Sul sito ufficiale del progetto, “The Odissey Expedition“, potete ripercorre il viaggio di Hughes e visionare il materiale da lui raccolto durante i mesi di traversata.

Il video ha finora raccolto 17mila visualizzazioni. Chissà se anche questo giro del mondo si aggiungerà alla lista dei “viaggi virali” della rete?

Le principesse Disney killer invadono le strade di Stoccolma

Da Biancaneve, Cenerentola, La sirenetta fino alle eroine dei giorni nostri, l’infanzia della maggior parte di noi è stata accompagnata dalle principesse Disney e dall’universo fiabesco a loro legato. Ma avete mai riflettuto su quanto i personaggi Disney, specialmente quelli femminili, siano stereotipati e prevedibili? Sicuramente ci ha fatto caso l’artista svedese noto con lo pseudonimo Herr Nilsson, che ha stravolto l’innocenza tipica delle principesse delle fiabe invadendo le strade di Stoccolma.

Già nel primo lavoro dell’artista svedese su strada, la scimmia di Pippi Calzelunghe (da cui prende in prestito il nome) con la molotov, si evinceva una polemica nei confronti dell’universo delle fiabe. Con le principesse in versione dark la protesta si acuisce, andando non solo contro la violenza ma anche contro i luoghi comuni che spingono a definire bene e male, giusto e sbagliato.

Le principesse killer di Nilsson non brandiscono fiori ma pistole e coltelli, nascondendosi dietro gli angoli delle strade in attesa di assalire i passanti con il loro messaggio, senza distinzione tra gente comune o intenditori d’arte. È proprio la democraticità della street art che ha spinto l’artista a prediligere la strada andando oltre gallerie e mostre, raggiungendo il più ampio pubblico possibile senza l’intermediazione del mercato dell’arte.

Una viralità facilmente trasposta online: la diffusione del progetto su Facebook ha permesso alle principesse Disney rivisitate di andare molto più lontano di quanto potevano sperare, portando con esse il messaggio provocatorio: di chi possiamo fidarci?
A voi la risposta.

Facebook News: insight, embedded post e (forse) video adv

Facebook è una fucina che non si ferma mai. Nelle ultime settimane sono stati rilasciati una serie di strumenti ed aggiornamenti che, diciamocelo, hanno reso il social più frequentato del mondo, un po’ più simpatico del solito. Diamo un’occhiata alle nuove release.

Facebook Insight

I nuovi Facebook Insight: questi sconosciuti! Che abbiate una piccola pagina fan dedicata al vostro cane o che siate i social media cosi di un grande brand, è accaduto l’inevitabile: gli insight della vostra pagina sono cambiati. Cerchiamo di capire insieme se in meglio o in peggio.

I nuovi insight, rispetto ai precedenti, si suddividono in:

Overview: una rapida ma approfondita panoramica sull’andamento della pagina nell’ultima settimana di attività.

People: questa feature permette una visione d’insieme degli utenti che frequentano la pagina – fan e non – , ma non quello che fanno nello specifico, quindi mostra solo un’aspetto sostanzialmente demografico.

Page: questa sezione contiene l’andamento complessivo della pagina in termini di like, unlike e provenienza dell’interazione (organica o promoted). Inoltre, in questi grafici sono presenti tutte le info relative al traffico verso la pagina e la sua provenienza.

Posts: un’analisi approfondita secondo differenti metriche (portata, engagement, quando i fan sono online) dei post pubblicati dalla vostra pagina Facebook.

Quali sono, quindi, i vantaggi della nuova versione degli Insight di Facebook?

  • misurare più chiaramente e dettagliatamente la portata sociale delle azioni che vengono effettuate all’interno della pagina;
  • la possibilità di spiegare (finalmente!) in modo semplice ed immediato il reale valore dei social media ai clienti, così da poter illustrare cosa funziona e cosa non va.

Facebook Embedded Post

Facebook, questa settimana, ha anche introdotto gli embedded post ovvero la possibilità di integrare all’interno di qualunque sito web/piattaforma o blog un post pubblicato sul social. Solo le pagine fan saranno autorizzate a pubblicarli (non i personaggi pubblici con profili privati o i normali utenti) e con specifiche restrizioni.

A cosa servono? Seguendo l’esempio di Twitter (che li aveva lanciati già tempo addietro), Facebook apre le porte del social alla rete, dando la possibilità di mostrare aggiornamenti di stato e altro direttamente dal proprio sito.
Questa apertura garantisce la bidirezionalità tra pagina fan e sito istituzionale nel caso di una brand page ed un ulteriore strumento di self-promotion da consegnare alle aziende.
Aspettiamo la loro diffusione a tutti i profili, perché – come al solito – da noi ancora non sono disponibili!

Rumors sugli Sponsored Video

Voci insistenti (oramai da mesi e dalle fonti più disparate) rintracciano nella Video Adv la nuova fonte di monetizzazione di Menlo Park! Sembrerebbe, infatti, che i Facebook Spot avranno la durata media di 15 secondi sullo standard dei più conosciuti spot televisivi o un rimando al formato video disponibile su Instagram? Bella domanda, eh?! Rifletteteci! 

Pare ci sia anche un  limite di visualizzazioni, sembrerebbe tre, che l’utente può fare dello sponsored video e di apparizioni che questo può fare nel newsfeed dello stesso. Per il momento, appunto, solo rumors, ma se fosse vero da settembre anche Facebook (come è già successo per Youtube) avrebbe la pubblicità video.

La reazione degli utenti sarà la stessa riservata di quella che si è avuta con gli Youtubers o i video promozionali saranno accettati senza proteste? Staremo a vedere!

Ninja, al prossimo Facebook aggiornamento! 🙂