Royal Baby: su Etsy l’handmade per bambini royal inspired

L’attesa per il Royal baby è più lunga del previsto. Tra date del parto presunte, previsioni dei bookmakers e indiscrezioni, l’entusiasmo collettivo ha preso ormai il sopravvento.

La nascita del futuro erede è anche diventata una grande oppurtunità di business, che ha contagiato tutti i campi: su Etsy già da qualche mese stanno spopolando corredini e accessori per tutti i piccoli principi e principesse, tutti rigorosamente handmade.

Per pappe degne di un erede al trono, perfetti i bavaglini di Yellowbluebag:

Lenzuolini e federe coronati per fare sogni d’oro, realizzati da Let’s create online:

Biberon regale (e, diciamolo, un pò kitch) di Tori Smith:

Body rosa e prezioso, per la piccola principessa della mamma, realizzato da Funny baby Onesie:

Bimbi dal sangue blu dalla testa ai piedi, con queste scarpine realizzate da Foxypants:

Deliziosi cuscini in puro stile Royal baby, in vendita da Naked decor:

Coroncina crochet (con mutandina abbinata) realizzata di Korea Kids:

E per le mamme in attesa di un futuro principe, ecco le t-shirt dipinte a mano di OutieNZ:

Royal Baby: il merchandise da collezione

Prima di William a Kate è stato il turno di Diana e Charles. Se all’inizio degli anni Ottanta i neo-genitori non hanno dovuto fare i conti con social network e iniziative di guerrilla marketing legate alla nascita del loro primogenito, c’era già il merchandise.

Pacchiani piatti decorativi, ditali d’oro e bambole inquietanti: ecco gli oggetti più strani prodotti per celebrare la famiglia reale e il Royal Baby William. E ricordate che erano gli anni Ottanta!

Immigrazione: la nuova fuga di cervelli che sostiene l'economia


I miei bisnonni sono arrivati negli Stati Uniti passando per Ellis Island. Uno dei miei nonni era postino, l’altro poliziotto. I miei genitori erano medici. Io ho creato un’azienda. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza una politica dell’immigrazione accogliente, un sistema scolastico di alto livello e la comunità scientifica che ha creato internet
[Mark Zuckerberg sul Washington Post]

In questo periodo di riflessioni sull’economia globale, italiani ed europei si trovano sempre più spesso a confronto con il tema delicato e problematico dell’immigrazione, letto ora in ottica di depauperamento dell’economia interna, ora in chiave di risorsa per un rilancio, considerato anche il tasso ridotto di natalità di molti dei Paesi occidentali economicamente sviluppati.

Immigrazione e reazione: la paura indotta dalla crisi economica

Alcuni Stati dell’eurozona reagiscono a questo non nuovo fenomeno con la riduzione delle possibilità di ingresso per gli stranieri. Tramite un referendum del 9 giugno, gli svizzeri si sono pronunciati con ampio margine a favore di un inasprimento della legge sull’asilo, ma questa è solo la prima delle misure che la classe politica sta cercando di attuare per rispondere alle preoccupazioni della cittadinanza: ora la Svizzera può accorciare i permessi di lungo soggiorno ai lavoratori dell’Unione europea (italiani compresi, quindi).

Il 23 per cento della popolazione svizzera è costituito da stranieri, per lo più europei, che contribuiscono in maniera decisiva alla crescita del PIL elvetico. Nonostante il dato di tutto rispetto, questo Paese non è nuovo ad esternazioni xenofobe, che volentieri colpiscono direttamente i cugini d’oltralpe, gli Italiani.

L’associazione tipica “straniero = brutto e sporco” che si contrappone alla “meraviglia di una integrità nazionale” è sottolineata e ribadita anche da una campagna politica di qualche anno fa, che puntava a colpire espressamente le popolazioni ROM.

Ma come si sviluppano questi processi razzisti e di avversione nei confronti degli immigrati?

La risposta è comune a tante problematiche: le difficoltà economiche attuali.

Senza andare neanche troppo indietro, la storia dell’ultimo secolo ha evidenziato ondate di odio razziale associate a fasi depressive del ciclo economico, per uno spontaneo timore di contrazione dei mercati e del relativo benessere collegato strettamente con la riduzione delle possibilità occupazionali.

Spesso però, il forte espediente della “minaccia straniera” è stato largamente strumentalizzato per sviare l’attenzione dei cittadini dalle reali problematiche alla base della crisi.

Immigrazione: pericolo o risorsa?

Per il nostro Paese l’immigrazione ha un ruolo determinante per la crescita economica, dato che la popolazione è sempre più anziana e pochi sono disposti a svolgere mansioni fondamentali che, sebbene strettamente necessarie, sono perlopiù snobbate dagli italiani e richiedono quindi una operazione di “importazione di manodopera”.
Le attuali leggi in vigore determinano invece un tasso di clandestinità elevato: oltre a non agevolare l’inserimento degli immigrati in settori occupazionali carenti di personale, scoraggiano anche il flusso di lavoratori altamente qualificati.

A differenza dell’immigrazione clandestina, condotta barbaramente da personaggi senza scrupoli per fini strettamente di lucro, della quale abbiamo una visione chiara grazie alle notizie che quotidianamente ci arrivano da località come Lampedusa, sarebbe necessario agevolare un tipo di immigrazione qualificata. Una ricerca di talento straniero porterebbe benefici di carattere tecnico ed economico ad aziende che stentano ad adeguarsi ai veloci cambiamenti dei mercati, che non riguardano esclusivamente le tecnologie ma coinvolgono sempre più anche le risorse umane.

Un “fuga dei cervelli al contrario“, una sorta di turn over dei lavoratori e delle conoscenze, basato su una legislazione più flessibile ed attenta alle reali esigenze del mercato interno e dell’occupazione, che non riduca il fenomeno migratorio a mera accoglienza dei disagiati ma anzi valorizzi le eccellenze straniere per migliorare complessivamente la situazione economica locale.

Certamente questa opzione incontra grandi ostacoli in un Paese nel quale anche importanti cariche dello Stato scivolano su più o meno propagandistiche affermazioni a sfondo razzista e sessista.

Come sostiene Zuckerberg “In una economia della conoscenza le persone di talento sono la risorsa principale: bisogna fare crescere e attrarre i migliori, perché saranno i leader di domani.

Trail me Up: lo street view dei percorsi naturalistici [INTERVISTA]

Immaginatevi Google Street View in mezzo a foreste lussureggianti, sentieri dorati, dune di sabbia desertica o parchi naturali con panorami mozzafiato. Immaginate di poter visitare gli angoli più remoti del mondo in modalità completamente off-road rispetto ai percorsi asfaltati tradizionali.

Utopia? Avventure alla Indiana Jones?

No, è tutto realtà (virtuale). E si chiama Trail Me Up.

Trail Me Up è un sito web che offre trailviews a 360° di paesaggi che sono accessibili solo attraverso itinerari e percorsi a piedi: dai parchi naturali ai luoghi più sperduti e inospitali. Un’interfaccia che permette agli utenti di visitare queste location dalla prospettiva di chi fa hiking, con un format di realtà virtuale in cui ogni movimento o rotazione può essere colto da tutti gli angoli possibili.

Online da febbraio 2012 e nato con intento documentaristico e divulgativo, è un progetto che sta crescendo sempre di più. Testi e tracce audio sono contributi fondamentali e fanno in modo che, oltre alle potenzialità di Street View ci siano anche quelle di una vera enciclopedia naturalistica, geografica e geologica.

Avevamo già incontrato questo progetto alcuni mesi fa spiegandovelo sotto il punto di vista più “tecnico” e tecnologico: questa volta invece abbiamo intervistato Fabio Zaffagnini, CEO e Founder di Trail me Up, per farci raccontare i retroscena e le prossime tappe di questa avventura.

1- Come nasce Trail Me Up? Essendo un progetto molto originale è interessante scoprire l’intento originario da cui è partito.

L’idea è nata di ritorno da un viaggio in Patagonia. Dopo aver mostrato le foto ai miei amici, ho notato che quello che così tanto aveva emozionato me, non provocava lo stesso effetto su di loro. Quindi ho pensato a un modo per far rivivere quei luoghi attraverso lo schermo di un computer. In quel momento mi è tornato in mente il giorno in cui ho scoperto Google Streetview: per quasi una settimana non sono riuscito a lavorare, ero troppo impegnato a percorrere le strade americane, italiane, spagnole. Da lì il passaggio è stato breve: mi sono chiesto come sarebbe stato se Streetview fosse riuscito a percorrere anche i sentieri. Ho fatto una ricerca in rete e mi sono accorto che non esisteva niente di simile. Così mi son detto: “Lo faccio io!”. E da lì, era il 2011, non ho fatto altro che pensare a quello: mappare tutti i sentieri del mondo.

2 – Come decidete le mete del virtual trail?

Fino ad oggi, hanno corrisposto alle nostre ferie! Ma ora stiamo costruendo una roadmap in base alle adesioni dei mappatori che continuano ad arrivare ad una velocità vertiginosa.

 

3 – La vostra è un’alternativa a Google view con un target molto particolare. In estrema sintesi, qual è tutto il processo per creare una “trail view”?

È tutto molto semplice: raccogliamo le adesioni dei volontari, inviamo loro il nostro zaino. E aspettiamo le foto ed i contenuti che pubblicheremo sul nostro sito, a fronte di una lauta ricompensa (una maglietta).

4 – Attualmente ci sono Yosemite ed Etiopia, in progress la Cappadocia. Quali saranno le prossime mete?

Abbiamo già mappato e quindi siamo prossimi alla pubblicazione di altri sentieri mappati negli USA, in Tanzania, Turchia, Nuova Zelanda, Cuba. Entro breve partiremo poi in modo massiccio con l’Italia, più alcuni progetti molto ambiziosi che stiamo sviluppando, ma su cui vige il più profondo segreto.

Made in Italy vs Google: noi tifiamo per il primo, e voi amici ninja trekker?

Perché i gatti (e il bacon) sono ancora virali [INFOGRAFICA]

È una domanda alla quale in molti cercando di rispondere oramai da un po’: perché i gattini continuano ad essere così popolari in rete? Marketo ci fornisce una risposta attraverso questa infografica che ripercorre alcuni momenti importanti nella storia del dominio felino nel web.

Ogni mese la parola “cat” viene ricercata più di 30 milioni volte. Alcuni esemplari sono diventati dei veri e propri fenomeni, come “Keyboard Cat” e il più recente, triste, amaro e cinico “Grumpy Cat“.

Seppur saliti sull’Olimpo dei contenuti più virali a partire da materiale amatoriale, i brand negli ultimi anni non si sono lasciati sfuggire l’occasione di utilizzare questi catalizatori di views. Cravendale, famoso brand di latte inglese, conquistò una posizione d’onore un paio di anni fa grazie ai suoi “gatti coi pollici“: lo spot ha raggiunto nel tempo addirittura la soglia delle 7 milioni di visualizzazioni e incrementando le vendite dell’8%.

Perchè i gatti piacciono tanto, dunque?

  1. Aggiungono humour al contenuto
  2. Aiutano i brand ad ingaggiare anche il pubblico dei millennials
  3. Se il video è ben progettato, contribuiscono a far sorgere una sensazione di “autenticità” in chi guarda

 

A quanto pare, tuttavia, anche il bacon sembra totalizzare più ricerche di Kim Kardashian 😉 Ma i gatti riamngono imbattibili.

Mobilizing The12th Man, l'app che ha riportato i tifosi allo stadio

Due anni dopo la Primavera Araba, la tensione in Tunisia è rimasta: le autorità locali per evitare conflitti hanno vietato l’accesso agli stadi durante le partite della Tunisian Ligue Professionelle, la coppa nazionale di calcio. Il calcio, che dovrebbe essere un momento di svago e di emozione, in quel paese può esser l’occasione per disordini e atti di terrorismo.

Per noi italiani il calcio è lo sport nazionale, eppure possiamo solo minimamente immaginare cosa significa una restrizione della libertà di questo tipo, che è il segnale di un paese profondamente ferito. Pensate inoltre a quanto possa esser triste non soltanto per i tifosi ma anche per gli atleti in campo non avere il sostegno dei propri tifosi.

Mobilizing The 12th Man riporta i tifosi tunisini allo stadio

Memac Ogilvy Tunis, la sede tunisina del gruppo Ogilvy & Mather ha realizzato  l’app “Mobilizing The 12th Man in collaborazione con la squadra di calcio CS Hammam-Lif che a marzo 2013, prima del match cruciale della stagione, aveva bisogno di tutto il sostegno dei suoi tifosi.

I tifosi, senza essere presenti fisicamente nello stadio, grazie a questa app hanno potuto far sentire alla loro squadra tutto il loro sostegno. Come? L’app ha connesso ogni tifoso a 40 altoparlanti giganti posizionati all’interno dello stadio durante la partita: a quel punto al tifoso bastava fare touch sullo schermo per trasformare quel tocco in un potente tifo da stadio trasmesso dagli altoparlanti!

Guardate il video per capire la potenza di questa iniziativa, che ha coinvolto migliaia di utenti!

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93mila fan via Mobile!

Grazie all’applicazione, lo stadio che normalmente ha una capacità di 12 mila persone ha potuto ospitare  più di 93mila fan, creando un risultato agghiacciante e anche con lo stadio vuoto, il suono ha “preso campo”, ed i giocatori hanno trovato il sostegno di cui avevano bisogno per andare avanti, vincendo la partita per 1-0.

L’app e la campagna promozionale che vi è dietro ha ottenuto ben 7 Leoni a Cannes, cinque d’argento e due di bronzo.

Ci saranno ovviamente molti possibili sviluppi futuri per questa applicazione, anche in altri contesti: ma quello che ci preme più credere è che ancora una volta la tecnologia può essere lo strumento per creare valore ed emozione.

Minibar, caffè istantaneo e vernici rock: i migliori annunci stampa della settimana

Emozionare, far sorridere, riflettere, o spingere ad un comportamento. Gli annunci stampa di questa settimana hanno queste caratteristiche pronti a vederli? Ecco la top 5:

Dometic: Automatic minibars

La tentazione di svuotare il minibar della propria camera d’albergo durante le notti più calde è venuta a molti di noi, ma la prospettiva di pagare 4 euro e 50 centesimi per 0,15 cl di aranciata ferma sul nascere il desiderio dell’assetato più disperato. Qualcun altro invece trova metodi particolari per nascondere l’uso dei prodotti del frigobar, magari riempiendo d’acqua le bottigliette mignon di liquori. Dometic dice basta a questi abusi introducendo un iper tecnologico frigobar “HiPromatic” che garantisce alte performance di tracciabilità in real time per ridurre al minimo le razzie dei “criminali” notturni!

In questa campagna stampa un collage di numeri colorati formano le classiche bottiglie da frigobar. Il gioco di parole della headline (buono sia per l’italiano che per l’inglese) cita: “Un minibar su cui puoi veramente contare.

Advertising Agency: FederhenSchneider, Cologne, Germany
Creative Director: Christian Schneider
Art Director: Ingo Pagotto
Copywriter: Hendrik Spree
Illustrator: Manfred Liersam

Khao Shong: Ski cap

Ah! Un buon caffè durante le giornate invernali! Niente di meglio! In questa print si ha un ribaltamento immediato e veloce di valori sensoriali giocati sull’opposizione caldo/freddo. In maniera elegante e pulita, questa creatività riesce ad introdurci immediatamente il prodotto: il caffè istantaneo che da freddo (polvere liofilizzata) può diventare in un vero e proprio caffè caldo, garantendo un ottimo “Istant Ahhhhhhhhs!” Davvero buona l’esecuzione artistica che trasforma il cappellino di lana in una tazza di caffè.

Advertising Agency: TBWATAL, Colombo, Sri Lanka
Creative Director: Mario De Soyza
Art Directors: Vijitha Wijewarnakula, Mithila De Silva
Copywriter: Mario De Soyza
Photographer: Saminda Priyadarshana

Tintas Verginia: Colors of Rock

Chissà come la pensano Roger Waters e Billie Joe Armstrong, ma a noi “Rose Floyd” e “Blue day” ci sembrano davvero dei pessimi nomi da dare ad un gruppo musicale! A volte le sfumature possono decretare il successo o il fallimento di un progetto, e questo vale nella musica come nella tinteggiatura.

Tintas Verginia ci consiglia di consultare i suoi esperti prima di decidere di colorare le mura di casa. Un tono di colore sbagliato infatti può compromettere intere giornate di lavoro.

Advertising Agency: Verbal Communication, Curitiba, Brazil
Creative Director: Cláudio Erwin
Creatives: Rodrigo Lira, Leandro Bonfim
Art Director: Rodrigo Lira
Copywriter: Leandro Bonfim

Gain With Oxi: Soccer/Rocker

C’è tensione in queste print! Siamo nell’istante prima di un evento che spezzerà la routine dei simpatici personaggi posti sulla sinistra della creatività che sono legati ai personaggi sulla destra che innescheranno gli eventi “traumatici” che daranno luogo ad una macchia sui vestiti e sulle superfici dei mobili. “Le macchie accadono“, ma niente paura, ad eliminarle, ci pensa il detersivo Gain Oxi.

Advertising Agency: Lapiz, Chicago, USA
Chief Creative Officer: Laurence Klinger
Creative Directors: Ciro Sarmiento, Maria Bernal
Copywriter: Omar Sotomayor Noel
Art Director: Gaston Soto Denegri
Illustrator: Javier Lourenco

El Colombiano: Slide Tree/Truck

Il telefonino e la guida erano un connubio pericoloso già dall’era degli sms. Oggi con gli smartphone di ultima generazione moltiplichiamo le probabilità di distrarci al volante, per esempio leggendo gli aggiornamenti social, o dando un’occhiata a meteo e news. Il quotidiano online El Colombiano odia le cattive notizie e consiglia di non usare il telefono alla guida.

Graficamente si mette in scena una schermata tipica di blocco schermo di uno smartphone, decontestualizzata e modificata con l’icona di un auto che inevitabilmente si scontrerà con un albero e con un camion se verrà applicata la procedura di sblocco del cellulare. Messaggio chiaro e efficace che fa leva su una pratica (sblocco schermo) immediatamente riconoscibile dagli utilizzatori di smartphone. Target colpito! 

Advertising Agency: DDB Medellín, Bogota, Colombia
Chief Creative Officer: RodrigoBolívar
Creative Director: Marco Muñoz
Copywriter: Juan David Arboleda
Art Director: Mauricio Cortés

PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologica

PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologica [INTERVISTA]

PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologica

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di conoscere, grazie alla pagina Facebook di NVIDIA Italia, un gentile libero professionista di nome Giovanni L. Puggioni che ha dimostrato un grande interesse nel condividere pubblicamente il proprio PC raffreddato a liquido, scatenando l’entusiasmo e l’euforia della community italiana di appassionati di tecnologia informatica.

Scopriamo le caratteristiche del PC, prima di fare qualche domanda a Giovanni!

Specifiche Hardware / Caratteristiche Tecniche

PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologica

Il case è un Corsair Obsidian-D800.
Il monitor è un Samsung SyncMaster SA950, dotato di un display Full HD  di 27 pollici (16:9) 120Hz, 1920×1080 pixel, con retroilluminazione LED.
Il processore è un esa-core Intel i7 990X Extreme (5000MHZ-liquid coolingWB Koolance CPU-370).

La scheda madre è un Asus R.O.G. Rampage III extreme.
La memoria conta su 12 GB RAM 2000 Corsair Dominator GT.
La grafica è supportata da ben due NVIDIA GTX 780 liquid cooling-Watercool HeatKiller più Backplate, il tutto in modalità SLI-Evga.
La memoria d’archiviazione è dotata di un disco SSD: 480 GB 2x Corsair ForceGT 240GB RAID 0 più Velociraptor WD 300GB.
Il drive ottico è un masterizzatore BluRay.
L’Alimentatore è un  SilverStone Strider 1550W.
La Tastiera retroilluminata è una Razer DeathStalKer Ultimate.
Il sistema operativo è Windows 7 Ultimate 64 Bit.

L’Intervista

PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologicaSalve Giovanni, è un vero piacere conoscerti. Difficile frenare la propria crescente curiosità su questo tuo magnifico computer.

–  Quanto tempo è stato necessario per realizzarlo da zero?
“Circa una settimana.”

– Da quando hai scoperto di avere la passione per l’assemblaggio di componentistica PC?
“14-15 anni fa. Inizialmente ero molto “preso” dai portatili, più avanti acquistai il mio primo PC fisso già assemblato, e da lì è nata la passione.”

– Hai mai pensato di partecipare a competizioni di assemblaggio e configurazione professionistica?
“No, sinceramente non ci ho mai pensato.”

– Qual è stato il componente più complicato d’assemblare?
“Secondo me è stata la realizzazione dell’impianto a liquido.”

– E’ stato difficile procurarsi i materiali idonei per un simile raffreddamento a liquido?
“Direi di no, su Internet con tempo e pazienza si riesce a realizzare e procurarsi ciò che si desidera.

– Abbiamo anche notato quella affascinante “fiala” luminosa con all’interno i tubi intrecciati a spirale, di che si tratta?

PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologica
“Si tratta di una vaschetta su cui circola il liquido dell’impianto, si chiama “FrozenQ Liquid Fusion”, reperibile negli shop più forniti di accessori per pc.”

– Qual è stato il primo programma che hai avuto in mente di testare una volta ultimato il tuo lavoro?
“Beh, il programma che misura le temperature dei rispettivi componenti raffreddati a liquido.”

– A che velocità sei riuscito ad overclockare le memorie RAM?
“A 2133 mhz.

–  Che tipo di temperature hai potuto registrare durante le tue sessioni?
“Beh, dipende dal carico sulla CPU e GPU: sul PC che hai visto con le schede in full load non supero i 46 °C, mentre a 5 Ghz sulla CPU a pieno carico non supero i 66 °C.”

– Quali sono i tuoi videogiochi preferiti e quali titoli stai aspettando impazientemente di testare?
“Beh, per queste cose sarei un po’ vecchiotto e dovrei vergognarmi un pochino, ma vista la passione qualche gioco me lo sparo volentieri tipo Metro Dead Space, ma anche i race games non mi dispiacciono.”

– Se qualcuno dei nostri lettori volesse emulare le tue gesta, che tipo di spesa (in €) dovrebbe affrontare, più o meno, tra componentistica e materiali vari? E soprattutto qual è il singolo pezzo su cui è più necessario investire i propri risparmi?


PC “fai da te”: quando la creatività si trasforma in arte tecnologica
“Il prezzo dipende e può variare da tante cose, secondo me non si deve badare a spese sulla piattaforma: Scheda Madre, CPU e Ram. Se li tieni bene, sei sempre al top per anni. Mentre per realizzare una configurazione tipo la mia si spende parecchio (purtroppo): dai 5500-6500 euro e oltre.”


Sei stato gentilissimo Giovanni, grazie mille della tua disponibilità e ancora tanti complimenti per una simile meraviglia!  🙂

12 regole da rispettare quando si parla in pubblico

Mai andati nel panico nel tenere un discorso o una presentazione aperta al pubblico? Molti provano imbarazzo ed un senso di inadeguatezza nel dover esporre nei confronti di una audience, specie quando non la si conosce.

Al di là dei trucchi fai da te del tipo ogni volta che devo parlare in pubblico me li immagino senza vestiti così mi rilasso vediamo di offrirvi qualche piccolo aiuto per dare alla vostre presentazioni un tocco professionale, al fine di fornire la migliore immagine di voi stessi e di ciò che state illustrando.

#1 Arrivate sempre in anticipo.

E’ buona norma recarsi sul posto qualche minuto prima che il pubblico entri in sala. Questo vi da la possibilità di prendere confidenza con gli spazi, verificare il corretto funzionamento di tutta la strumentazione e darvi la possibilità di costruire un’immagine mentale di ciò che vi apprestate a fare. Una volta chiamati a parlare vi sentirete preparati ad ogni evenienza e seguirete il percorso mentale che vi siete creati, ciò può rendervi più rilassati e sicuri.

#2 Guardatevi allo specchio.

Prima di salire sul palco cercate di guardarvi in uno specchio. Ciò significa fare un check del vostro aspetto, controllare che tutto sia in ordine. La vostra immagine conferisce legittimità alla vostra presentazione, una camicia abbottonata male, una macchia o un qualsivoglia contrattempo indurrà in chi vi segue il sospetto che voi non siate professionali, nonostante la legittimità dei vostri contenuti.

#3 Pancia in dentro e petto in fuori.

Cercate di essere sempre eretti e di non appoggiarvi su podi, leggii et similia durante la vostra presentazione. Vi farà sembrare più sicuri ed eviterete di assumere posture opinabili.

#4 Un sorriso è sempre gratis!

Pur rispettando la serietà dei contenuti proposti, ricordatevi sempre di sorridere al pubblico. Presentarsi rilassati aiuta l’innesco d’empatia nei confronti di chi vi ascolta e favorisce la loro e la vostra concentrazione nell’esposizione.

#5 Mai leggere.

Memorizzate sempre i vostri discorsi, non necessariamente parola per parola. Aiutatevi magari con qualche post-it che vi possa ricordare i punti salienti e funga da scaletta ma siate sempre padroni della scena. Chi è venuto a vedervi per un discorso pubblico vuole appunto che voi parliate con loro. Per una lettura ci sono i reading events in libreria, dovete parlare loro anche e soprattutto visivamente altrimenti vi sarà un crollo dell’attenzione. In più un discorso letto suggerisce in maniera indiretta la mancanza di preparazione e padronanza dei contenuti in oggetto.

Parlare guardando il pubblico stabilisce un legame diretto e sottintende la totale consapevolezza e conoscenza degli argomenti trattati.

#6 Gestite gli sguardi e gli spazi.

Questo punto si riconnette a quello precedente. Cercate di guardare negli occhi le persone presenti, senza soffermarvi in maniera insistita su qualcuno. Lo mettereste in imbarazzo o peggio ancora tenderete ad escludere il resto della sala, mentre la prima regola da osservare in un discorso pubblico è cercare di portare e mantenere al massimo il livello di concentrazione di chi vi sta seguendo.

Non siate neanche troppo dispersivi guardando troppo spesso il fondo della sala, cercate di distribuire con oculatezza il tempo speso nel guardare una determinata porzione di spazio durante il vostro discorso. Dedicate la stessa quantità di attenzione alle prime file ed alle ultime, si sentiranno tutti coinvolti nell’evento e saranno meno propensi a distrarsi, chiacchierare col vicino, guardare il cellulare etc.etc.

#7 Il linguaggio del corpo.

Soprattutto noi italiani abbiamo la tendenza a fare dei gesti una parte consistente dei nostri atti comunicativi. Questo comporta un maggiore controllo ed una certa consapevolezza dei movimenti nel momento in cui parliamo al pubblico. Cerchiamo innanzitutto di non scadere negli stereotipi coi quali veniamo descritti all’estero quando veniamo dipinti come delle marionette tutte gesti e poco vocabolario. Dobbiamo essere composti, non necessariamente immobili (saremmo noi tesi e riverseremmo la medesima tensione nervosa e fisica ai presenti).

Evitiamo di usare molto le mani, non alziamole mai sopra l’altezza delle spalle, chi ci ascolta viene distratto dal movimento con il rischio di fargli perdere il filo del discorso che stiamo tenendo. Evitiamo anche i gesti bruschi o imperativi, rischiano di fornire al senso delle nostre parole un significato eccessivamente autoritario o peggio ancora possono ribaltarlo a nostro sfavore.

Dobbiamo sempre essere coscienti del fatto che ciò che gli altri “vedono” mentre noi parliamo arriva prima in termini di percezione di ciò che stiamo dicendo, un gesto fuori posto può fare danni maggiori di una parola fuori posto. In questo senso l’indicazione di massima è di accompagnare i gesti in concordanza con le parole, di modo che siano una sorta di punteggiatura visiva. In questo modo aiuteranno a tenere il segno rispetto al discorso nella formazione di immagini mentali in chi ci ascolta.

#8 La gestione della respirazione.

Respirare nel modo corretto e con la giusta scadenza influisce su molti aspetti della presentazione. Innanzitutto sulla voce, meno respiriamo più corriamo il rischio che possa farsi tremula, che si cada nell’errore di parlare troppo velocemente, che ci vada qualcosa storto in gola o che si abbia la necessità di bere…siamo noi a dover gestire tempi e pause in maniera attiva perché devono essere la punteggiatura sonora al nostro discorso.

Quindi ricordiamo sempre di respirare nel modo giusto e di prenderci il tempo di farlo durante l’esposizione di un pensiero. Favorirà un rilassamento del battito cardiaco e più in generale conferirà un senso di calma e confidenza al nostro operato.

#9 Siate inclusivi.

Consiglio di natura lessicale, cercate di utilizzare spesso il termine Voi (o meglio ancora il Noi) nei vostri discorsi. Porta naturalmente chi vi ascolta a sentirsi parte integrante del discorso come soggetto attivo e non come oggetto del discorso. Non è solo una scelta di natura colloquiale, è un modo per catturare l’attenzione ed aumentarne la predisposizione di chi vi sta guardando/ascoltando.

#10 Un discorso pubblico non è cabaret.

Evitate di fare commenti o battute nei confronti di qualcuno presente in sala. Sono escamotage da cabaret buone per gli show ma dobbiamo ricordarci di essere professionisti e professionali, senza contare che magari il destinatario di un determinato commento potrebbe sentirsi a disagio. Inoltre così facendo potreste spostare il centro dell’attenzione da voi a lui, per cui, come sostenuto più volte in questo elenco, siate inclusivi e rivolgetevi sempre alla totalità del vostro uditorio.

#11 I supporti audiovisivi.

Sempre più spesso, specie in eventi di natura aziendale, si è soliti accompagnare il proprio discorso da supporti multimediali a corredo della relazione testuale. Molti tendono a sottovalutare gli aspetti positivi di una buona presentazione o ai danni che possono provocare se fatta in maniera sbagliata, di seguito alcuni piccoli consigli su cosa e come realizzarle al meglio:

  • evitate di usare il bianco come sfondo: proiettato su una parete diventa un flash negli occhi di chi lo guarda, stanca la vista e si tende a guardare altrove. Usate colori scuri con testo bianco, risalta di più e non disturba gli occhi.
  • non siate prolissi, nè nel numero di cartelle da utilizzare per creare la presentazione nè nel numero di informazioni per cartella. Un PPT con una dozzina di pagine è più che soddisfacente e non inserite più di 5 box testuali per pagina. Eccedere rispetto a questi parametri costringerebbe ad utilizzare un carattere troppo piccolo e quindi illeggibile per chi guarda lo schermo o inserire troppe informazioni col risultato che chi ci ascolta potrebbe distrarsi troppo nel leggere rispetto all’ascolto della nostra relazione
  • posizionate sempre centralmente il soggetto principale spiegato nella cartella ed utilizzate frecce o segnali di altro genere per guidare visivamente la lettura. Più si è schematici e sintetici, meglio il supporto video si accompagnerà alla vostra voce facendo da riferimento fisico ai concetti espressi oralmente.

#12 Siate sempre sintetici.

Nessuno si è mai lamentato per una presentazione troppo corta, semmai c’è la tendenza a giudicare negativamente qualcuno che usi più tempo del necessario per argomentare le proprie ragioni. Siate semplici, diretti ed immediati nell’esposizione lasciando al question time la possibilità di protrarsi se necessario nel discorso.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Questa è la terza settimana della rubrica che vi accompagna lungo questa calda estate offrendovi ogni settimana un post di rinfrescanti “stimoli creativi” dal mondo dei fumetti e dell’illustrazione. Tutto il meglio pescato dalla rete e perché no, in libreria, fumetteria o sui muri delle nostre città.

Buona visione!

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Manuele Fior
Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Manuele Fior

Il bravissimo Manuele Fior condivide sul suo sito questa serie di suggestive illustrazioni “da antologia”.

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Valentina Guido Crepax

Valentina Rosselli, il personaggio creato da Guido Crepax, ha ricordato questa settimana dalla sua pagina Facebook l’80° anniversario della nascita del suo creatore, invitando tutti a visitare la mostra in corso al Palazzo Reale di Milano “Guido Crepax. Ritratto di un artista” realizzata dal Comune di Milano, Palazzo Reale e l’Archivio Crepax. Da non perdere.

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Dampyr Paolo Bacilieri

Paolo Bacilieri anticipa qualche tavola del numero speciale di “Dampyr” (Sergio Bonelli Editore) in uscita per l’autunno.

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Rutu Modan

Rutu Modan è un’autrice israeliana con una carriera ventennale alle spalle. Disegna per quotidiani e riviste e inoltre di dedica all’illustrazione per bambini. In libreria il suo nuovo graphic novel “La proprietà” per Rizzoli Lizard.

Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Nobody Bilotta Vitrano

In edicola in questi giorni “Nobody” un nuovo numero della serie “Le Storie” di Sergio Bonelli Editore.

Gli autori Alessandro Bilotta e Pietro Vitrano, ci regalano un’avventura di mare molto appassionante.

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Nicolò Pellizzon

Niccolò Pellizzon giovane talento del fumetto italiano, firma la copertina del romanzo “Un lampo nell’ombra” di Sergio Rossi, ed. Feltrinelli. Ottima prova!

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Rutu Modan Lilli Carrè

Lilli Carrè è un’artista americana, impegnata tra animazione sperimentale, disegno, fumetto e grafica. Il suo ultimo lavoro “Heads or Tails” per Fantagraphics Books è in nomination agli Eisner Awards che si terranno questa settimana a San Diego.

 Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Silvia Rocchi

Molta dolcezza nel tumblr Bosco di Betulle di Silvia Rocchi, Francesca Lanzarini, Viola Niccolai, da visitare.

Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Lorenzo De Felici

Irresistibile la storia di Scrupolo e Tafferuglio disegnata dal bravo Lorenzo De Felici. Mannaggia!

Top10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Lucky Luke

Infine un ritorno in edicola che farà piacere a molti: dal 23 luglio parte la collezione in 44 albi del mitico cowboy Lucky Luke per La Gazzetta dello Sport.

Vi ricordo ancora, se siete dei giovani artisti e volete segnalarci i vostri lavori, lasciate pure un commento a questo post.
A presto!
Odri