App of the Week: Clesh, il miglior video editor per Android!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Dopo Videon per iOs (di cui ho parlato la scorsa settimana), ecco il miglior video editor per Android presente su Google Play: Clesh video editor!

Con Clesh registri, modifichi e pubblichi video in tempo reale, senza tempi di attesa di alcun tipo. Un’app perfetta per i dispositivi mobili touch screen, con le sue ottime funzionalità drag and drop. Potrai applicare ai tuoi video tanti effetti e modificatori, quali transazioni, rotazione, ritaglio, slow e fast motion, color-correction, pan e zoom, etc.

La forza di Clesh sta nell’appoggiarsi alla più grande piattaforma di video editing cloud-based, Clesh.com, che finora gestisce più di 2,5 milioni di ore di contenuti pubblicati. Non a caso, dopo aver acquistato l’app per utilizzarla dovrai registrare un nuovo account nella pagina iniziale di login.

I video, che possono essere registrati grazie all’app stessa o caricati direttamente dalla galleria dello smartphone, potranno essere editati con possibilità di rendering finale di diverse qualità, compresa la Full HD a 1080 dpi.

Ma Clesh ti da la possibilità di caricare anche immagini, tracce sonore e testi (come titoli fade in e out), per dar vita ad un montaggio professionale ed articolato. Potrai mantenere copie del tuo video editato senza perdere la registrazione originale.

La timeline di lavoro è semplice ed intuitiva, come tutto il resto dell’applicazione. Inoltre, grazie al “lato social” dell’app, potrai pubblicare e condividere i tuoi video direttamente su Facebook o Youtube.

Di seguito un video per mostrarti come funziona Clesh video editor.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=zrQ_Lu3MuZE’]

Clesh video editor è un’app disponibile per dispositivi Android, al prezzo di 3,99 € su Google Play.

Povera ma sexy: tutta la verità sulla Berlino delle startup

La nostra Ninja Guest di oggi si chiama Francesca Zadra e quando si è proposta a noi ci ha raccontato che lavora “nel mondo Startupparo di Berlino, la Silicon Valley Europea“, nello specifico per Greatcontent AG , per la quale è Executive Manager Italy & Project Manager Russia.
Voleva confessarci il successo di un ambiente lavorativo pieno di contraddizioni ma altamente competitivo e che sta facendo da catalizzatore ad un gran numero di nuove idee. Potevamo rifiutarle le nostre orecchie da confidenti? 🙂

Povera ma sexy: tutta la verità sulla Berlino delle startup

Tutti ne parlano e molti la sognano. Berlino è fra le mete più gettonate delle ultime ondate di emigrazioni dei giovani italiani, attirati da un mercato del lavoro selettivo ma dinamico e da uno scenario dedicato al mondo di internet fra i più vivaci su scala internazionale.
La capitale europea sembra perfetta per trasformare l’idea di un business in un successo. Ma quanto hype e quanta verità si nascondono dietro al mito?

Una città stimolante e alla portata di molti

Uno scatto simbolo fatto da Francesca a Berlino

Parte della fama della città è sicuramente legata alla famosa descrizione che ne fece il suo sindaco Klaus Wowereit nel 2004 quando la definì “Arm aber sexy”, povera ma sexy.
A quasi un decennio di distanza, Berlino continua ad offrire un’ottima relazione fra qualità e costo della vita, come dimostrato dalla simpatica infografica pubblicata recentemente da StartUp Bootcamp.
Oltre all’accessibilità in termini di budget, l’atmosfera che si respira per le strade e gli uffici della capitale tedesca è frizzante e di grande fermento internazionale, creando terreno fertile per esempi di spiccata intraprendenza – soprattutto nel mercato legato ad internet.

La community alla base del successo

L’esperienza nella capitale dimostra quando grande sia l’apporto che i protagonisti della scena imprenditoriale berlinese possono effettivamente darsi gli uni con gli altri, in un clima che, parafrasando Caroline Drucker – nel quadro dirigente di SoundCloud – alla competizione preferisce la condivisione.

Ed è proprio il concetto di condivisione il motore di SoundCloud, piattaforma ideata per la diffusione di musica da parte di artisti indipendenti che, nel giro di soli 5 anni, è già riuscita a rivoluzionare il suo settore, coinvolgendo oltre 10 milioni di utenti fra musicisti, distributori e fruitori.
Si basa sulla community anche il caso di Monoqi, uno spazio online che offre ai suoi membri mobili e oggetti d’arredamento e di design a prezzi ridotti, dando spazio a piccoli e medi designer della scena mondiale lo spazio per farsi apprezzare.

Se l’unione fa la forza, lo sharing fa il successo

Klash è l’app per sfidare pubblicamente un collega o un amico, fissando lo scopo da raggiungere e la ricompensa e vedendo gli altri utenti schierarsi a favore di uno o dell’altro partecipante.
Anche qui a greatcontent un team di italiani ha saputo indirizzare la forza della community al servizio dell’internet marketing. L’idea è di nuovo semplice e di nuovo efficace: si basa su una piattaforma di incontro fra clienti e autori di testi per il web (pre-selezionati e divisi per lingua). Il boom si è avuto alla fine del 2012, quando l’azienda si è fatta notare a fianco di altre startups berlinesi che hanno nel frattempo ridisegnato l’eCommerce, come Zalando o Groupon.

Eventi startup-friendly per l’estate 2013

Fitto il calendario degli appuntamenti berlinesi dedicati alle startup:

Sabato 6 Luglio, Betahaus
Una decina di startups gareggeranno l’una contro l’altra discutendo i propri progetti di fronte ad una giuria di esperti per aggiudicarsi un viaggio di due settimane nella Silicon Valley.

Sabato 3 + Domenica 4 Agosto, Toaberlin
Più informale ed in una delle location più famose della città, il Tech Open Air alla sua seconda edizione torna a proporre un programma d’eccellenza, tra dibattiti e presentazioni sui temi di tecnologia, arte e scienza, invitando i giovani imprenditori a livello internazionale a condividere idee ed esperienze.
Sarà l’occasione giusta per conoscere la bibita berlinese seconda solo alla birra, il Club Mate (una delle prime “startups” della città)

Ogni mese, di giovedì sera, Spaetschicht Event
Il networking per eccellenza della Berlino 2.0 è firmato Vertical Media: in un locale di tendenza della città a rotazione è possibile partecipare a serate informali di contatto ed avere così modo di vedersi aprire delle porte altrimenti difficilmente accessibili.
E per gli italofoni, berlinesi e non, è attiva la community digitale DigItaly, che si trasforma spesso in occasioni reali di incontro e di confronto.

Se ti è piaciuto questo articolo e ti servono testi per il web, facci un fischio. Oppure clicca qui per accedere ad un buono omaggio per testare i nostri autori.

Francesca Zadra
fz@greatcontent.it

Huggies crea la cintura per far sentire anche i papà "incinti" [VIDEO]

Mamme e papà condividono pannolini, notti insonni, gioie e dolori di ogni tipo durante la gravidanza prima e i primi anni del proprio pargolo poi. Ma c’è una cosa che all’uomo proprio non è dato sperimentare: essere in dolce attesa. Come può un brand come Huggies convincere gli esausti padri a destreggiarsi tra straps e talco nonostante questo grande ostacolo? Semplice, inventando una cintura che fa provare anche a loro la sensazione di un bimbo che scalcia nel proprio ventre.

Solo qualche settimana fa circolava in rete uno spiritoso esperimento in cui due ragazzi danesi si sottoponevano con l’ausilio di particolari macchinari ai dolori del parto. E non ne uscivano proprio bene, ma abbiamo visto che l’iniziativa riscosse parecchio interesse e curiosità tra gli utenti. Ogilvy & Mather Buenos Aires ha di fatto ribaltato il punto di vista con l’obiettivo di rendere beneficio all’immagine della user experience di un prodotto che riesce ad essere tanto tenero quanto odiato.

Il risultato è un video che nel finale ci strappa anche un sorriso alla vista dei papà così commossi.

Credits:

Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Buenos Aires, Argentina
Executive Creative Directors: Javier Mentasti, Maximiliano Maddalena
Head of Art: Diego Grandi
Creative Directors: Pato Elfi, Juampi Carrizo
Art Director: Bruno Franchino
Copywriter: Hora Sormani

L'agenzia di relazioni pubbliche del futuro

I mondi finanziari, politici, tecnologici e dei media sono cambiati drasticamente dall’inizio del 21° secolo. La crisi economica globale, la stagnazione delle economie sviluppate e la crescita dei mercati emergenti, l’aumento dei canali di comunicazione digitali e sociali hanno indotto nuove minacce e aperto a nuove opportunità per le relazioni pubbliche.

Per sfruttare questi cambiamenti, le agenzie di P.R. hanno bisogno di nuovi modelli di business e di nuovi modi di pensare. Eppure molte delle più grandi agenzie del mondo e la maggior parte delle aziende di medie dimensioni, continuano a funzionare come se poco sia cambiato, non riuscendo a integrare nuove idee, nuove tecnologie e nuovi mezzi nel loro modo di fare business.

Ecco 10 consigli dal The Holmes Report che tutte le agenzie di pubbliche relazioni dovrebbero seguire.

#1 I Big Data al centro

Mettere dati e analisi al centro della comunicazione può essere incredibilmente efficace ed è consigliabile utilizzare i dati per elaborare la propria strategia di marketing.

#2 Gli insight guidano la creatività

Quando si tratta di creatività si tende a mettere in pratica un’idea per il solo gusto di farlo. In questo modo, però, ci si limita ad intrattenere, mentre lo scopo è influenzare il comportamento. Gli insight stimolano idee creative che portano anche benefici per il business.

#3 Comprendere il cervello umano

Edward Bernays, pubblicitario statunitense e uno dei padri delle moderne relazioni pubbliche, ci ha insegnato che le relazioni pubbliche sono “applicate alle scienze sociali.” Questo era vero ai suoi tempi e lo è anche oggi. Ciò che è cambiato è che abbiamo nuovi modi di comprendere come la mente umana funziona, come le persone decidono a cosa credere, come avviene il processo di informazione, come fanno le loro scelte.

#4 Gestire la reputazione è diverso dal comunicare la reputazione

Ci sono due condizioni necessarie se un’azienda vuole avere una buona reputazione. In primo luogo, deve guadagnare quella reputazione, poi deve comunicare ciò che ha fatto per guadagnarla.
Per molto tempo le agenzie di pubbliche relazioni si sono concentrate sulla seconda fase, mentre oggi ci appare più importante il primo step. Le P.R. devono innanzitutto aiutare i propri clienti a guadagnare una buona reputazione, a gestirla e poi a comunicarla.

#5 Essere giornalisti per il brand

Le pubbliche relazioni hanno sempre reclutato ex giornalisti, ma hanno sempre chiesto loro di smettere di comportarsi come tali. Il loro valore è costituito dalla loro abilità di creare storie che i loro ex colleghi troverebbero interessanti o attraenti, ma non si limita a questo: il giornalismo vero non è solo la capacità di raccontare belle storie, bensì di individuare e sviluppare quelle storie.

#6 Essere obiettivi

Per le agenzie di pubblicità è difficile essere obiettivi ed è naturale che si tenda a consigliare ad un cliente una campagna di miliardi di dollari per trarne vantaggi economici. Ma le P.R. oggi devono essere in grado di consigliare al cliente un flash mob come una conferenza stampa, un’app piuttosto che un comunicato. Ecco perché deve fornirsi di talenti in-house per raggiungere quella neutralità necessaria ai giorni nostri.

#7 Eliminare le barriere interne

Quando le società di pubbliche relazioni si sono evolute hanno separato le attività erigendo barriere tra le diverse unità di business, creando quindi barriere all’interno della stessa agenzia. E più sono grandi le agenzie, più esse sono complesse e, quindi, frammentate. Le agenzie di P.R. devono chiedersi se questo tipo di struttura abbia ancora senso. Il pubblico “corporate” è davvero così diverso da quello “consumer”? È davvero necessario separare così marcatamente le pratiche digital da quelle print o radio?

#8 Cambiare modo di fare recruiting

Per mettere in pratica i consigli proposti finora, le agenzie di P.R. hanno bisogno di persone in grado di metterli in pratica. Ecco perché devono cambiare il modo di fare recruiting, cercare una gamma più diversificata e più ampia di persone, prendendo il rischio di assumere i candidati non solo che vengono dal giornalismo, ma anche dal marketing e da altre discipline che possono sembrare del tutto estranee alle P.R. come noi oggi la conosciamo.

#9 Creare nuove carriere

Una volta che queste persone sono stati assunte, le agenzie dovranno offrire loro percorsi di carriera che non necessariamente seguono la traiettoria tradizionale di un dirigente di P.R. di successo.
Molte aziende stanno sperimentando percorsi di carriera alternativi che mantengono i loro migliori addetti alle pubbliche relazioni vicini ai loro clienti, trasformandoli in “client relationship manager.

#10 Guadagnare

La sfida definitiva è fare in modo che tutte queste attività portino dei risultati economici. C’è una recente ricerca che fornisce una mappa per la misurazione delle P.R. L’approccio “net promoter score” di Fred Reicheld si concentra sulla dimostrazione che quando i consumatori sono più propensi a sostenere una brand, raccomandandolo ad esempio ad amici, vi è un vero e proprio guadagno in termini di prestazioni future. Allo stesso modo, quando i consumatori sono critici verso un marchio, vi è un misurabile impatto negativo sulle prestazioni.

Immagini: Thinkstock/iStockphoto

Apple e i contenuti persuasivi: scopriamo 7 lezioni da cui prendere spunto

Apple e i 7 segreti della comunicazione persuasiva online

Apple e i contenuti persuasivi: scopriamo 7 lezioni da cui prendere spunto

Photo Credits @ Thinkstockphotos // 160936402 - iStockphoto

Quanto sono importanti i contenuti persuasivi nel web marketing? Risposta semplice: sono fondamentali. Content is the king non è solo una frase ripetuta da web copy, web content e affini come un mantra, è la chiave di volta per il successo del proprio sito.

I contenuti devono essere di qualità, originali e informativi: l’utente va fidelizzato, e per riuscire nell’intento bisogna dargli quello che cerca, stimolare la sua attenzione, coinvolgerlo, renderlo partecipe. Una content strategy ben studiata può dare quel plus che serve per cambiare marcia e aumentare traffico – e clienti – al proprio sito.

Come diceva il filosofo Bernardo di Chartres, “siamo come nani sulle spalle di giganti”. E allora perché non prendere spunto dalle aziende di successo per trarre indicazioni utili? Lo deve aver pensato anche il blog Kissmetric, che dalla Apple trae sette lezioni per contenuti persuasivi. Vediamole insieme.

1. Scrivi per chi “scannerizza”

Jakob Nielsen sostiene che sul web gli utenti non leggano, ma “scannerizzino” la pagina alla ricerca di ciò che gli interessa, scartando il resto. Magari non è sempre vero, ma è comunque un comportamento molto diffuso. E allora è bene strutturare il testo in modo che l’occhio e la mente del lettore vengano stimolati dalle informazioni che riteniamo prioritarie.
Per esempio, scrivere una headline in caratteri grandi attira l’attenzione.

“MacBook Pro with Retina display. The world’s highest resolution notebook”.

Altri suggerimenti? Suddividere il contenuto in paragrafi, scegliendo una sola idea per ognuno di essi. Sfruttare la famosa piramide invertita, fornendo le informazioni principali all’inizio e le secondarie alla fine. Questi sono utili accorgimenti per rendere il testo facile da “visualizzare”, ma attenzione: non sono costrizioni.

2. Scrivi per chi… legge

Se un utente decide di regalare il suo tempo e la sua attenzione alle tue parole, esige che ne valga la pena. Offrirgli contenuti di qualità è doveroso. E devono essere comprensibili. Allora meglio optare per paragrafi brevi, concisi, scritti utilizzando termini il più possibili comuni – evitando tecnicismi se si può – e una sintassi scorrevole. Ricordate: siete voi che vi dovete spiegare, non sono i lettori a dover interpretare.
Tuttavia, a volte usare termini tecnici può impressionare il lettore:

With tolerances measured in microns, mono-crystalline diamond-cut edges, and sleek metallic finishes, iPad mini was designed and engineered to incredibly high standards.

Wow!

3. Stringi amicizia con il web design

Web designer e web content sono come il copywriter e l’art director nelle agenzia di pubblicità: una collaborazione virtuosa porta a risultati coi fiocchi. Ma già di suo il web content deve sapere come formattare al meglio il proprio articolo. Niente muri di testo, ad esempio: gli spazi fra un paragrafo e l’altro aumentano la leggibilità. Il grassetto è utile per evidenziare le parole e i passaggi chiave: l’abuso è severamente vietato. Alternare le immagini alle parole è un abile stratagemma per rendere la lettura più fruibile.

Apple e i contenuti persuasivi: scopriamo 7 lezioni da cui prendere spunto

Photo Credits @ Thinkstockphotos // 170233271 - iStockphoto

4. Trasforma l’utente in cliente

Hai compiuto il primo passo, hai convinto il visitatore scanner a soffermarti sulla tua pagina. Ma non basta. Se vuoi che il tuo business cresca, se vuoi che l’utente diventi cliente, devi persuaderlo a comprare il tuo prodotto. Convincerlo è complicato, anche se quello che offri gli interessa e soddisfa un suo bisogno. Una buona scelta è quella di essere diretti: esporre i benefici del prodotto subito, in maniera chiara, e presentare prove concrete per vincere le perplessità e le obiezioni.

iPad features a 3.1-million-pixel Retina display and an advanced A6X chip. How much of an effect does that have on battery life? Almost none. You still get up to 10 hours of power to read, watch, play, write, and create whatever you want, all you want.

5. Struttura ogni pagina web come una landing page

Sappiamo bene che una landing page deve avere caratteristiche precise: semplicità d’uso, chiarezza, call to action in evidenza. Ancor meglio sarebbe, però, strutturare ogni pagina come fosse una landing page. Non sappiamo se l’utente arriverà sul vostro sito attraverso la home page o un’altra pagina. Jakob Nielsen ha paragonato i web visitors agli animali selvatici. L’utente si comporta come una tigre famelica alla ricerca di una preda: vuole sapere cosa offrite e come averlo facilmente.

6. Ipnotizza i lettori

Un contenuto persuasivo dev’essere asciutto: le informazioni inutili vanno tagliate. Però bisogna anche stimolare il lettore, affascinarlo o, come dice l’autore del post, ipnotizzarlo. Gli strumenti retorici, se usati con giudizio, danno una marcia in più al testo. Mai venire meno al principio della chiarezza. Per esempio, una metafora deve chiarire un concetto, non va usata per mostrare quanto siamo bravi con le parole: se non serve allo scopo, eliminatela.

iPhone 5 is made with a level of precision you’d expect from a finely crafted watch, not a smartphone.

La precisione di un orologio fatto a mano, di alta qualità, è nota a tutti. La metafora è riuscita.

7. Mostra, non raccontare!

Show, don’t tell! Questo è un consiglio che viene dato a tutti gli aspiranti scrittori di narrativa. Vale anche per i contenuti sul web: per esempio, Apple usa foto belle, grandi, corredate di informazioni, capaci di suscitare interesse nel visitatore, di attrarre la sua attenzione. Mostrare che l’iPad è fine come una matita è molto meglio di raccontarlo e basta.

Apple e i contenuti persuasivi: scopriamo 7 lezioni da cui prendere spunto

Abbiamo imparato sette lezioni da Apple per contenuti persuasivi di qualità. Chiuderei con la citazione di uno dei più grandi pubblicitari di sempre, David Ogilvy: “Non scrivete mai un annuncio che vi vergognereste di mostrare alla vostra famiglia”.
Ancor di più vale nel web marketing: nell’epoca social media si viene sbugiardati in un attimo, e recuperare la fiducia dei clienti è impresa ardua. Siate persuasivi, ma anche veritieri.

E voi, cosa pensate di queste “lezioni”? Diteci la vostra!

A lezione di content marketing da Machiavelli

Machiavelli

Qual è il fattore apparentemente imponderabile che determina il successo, la popolarità e la viralità di un contenuto?

È la domanda che ha guidato Gregory Ciotti alla riscoperta di una delle figure più affascinanti del nostro Rinascimento. Secondo l’autore di Copyblogger, media company specializzata in copywriting e content marketing, Machiavelli ha molto da insegnare al marketing dei contenuti.

Il ragionamento di Ciotti muove da una schietta ammissione . Quando si pensa a Machiavelli, onestamente, cos’altro viene in mente oltre al Il Principe? Eppure lo studioso fiorentino è stato un autore molto prolifico che si è mosso abilmente nei territori della trattatistica politica, della letteratura e del teatro.

Eppure è per Il Principe che lo ricordiamo, è su Il Principe che per secoli gli studiosi hanno dibattuto, è sulle intenzioni politiche de Il Principe che ancora oggi continuano a dividersi. Cosa ha fatto del trattato di Machiavelli un testo così memorabile? Come ha fatto a rimanere così rilevante e a sopravvivere così a lungo al suo autore? E quale lezione può ricavarne il content marketing di oggi?

Divide et impera

Secondo Ciotti il trattato di Machiavelli dimostra che ciò che fa diventare popolare un contenuto è la sua capacità di innescare una controversia. Ed è facile capire perché. Un contenuto controverso allestisce l’arena del dibattito, mobilita le coscienze a prender posizione, muove allo scontro di idee.

Alla sua pubblicazione, Il Principe creò un sollevamento generale: fu immediatamente messo all’indice dalla Chiesa Cattolica e stroncato dalla comunità degli studiosi perché accusato di aver avuto l’ardire di contraddire Platone e Aristotele.

Ed è diventato così memorabile perché, intorno alla domanda se il fine giustifichi o meno i mezzi, ha scavato un fronte contrapposto su cui si sono disposte posizioni inconciliabili. In altre parole, ha diviso e raggruppato le persone in comunità di opinione. Una discussione così accesa da oscurare perfino il fatto che quasi certamente Machiavelli non ha mai inteso affermare che i fini giustificano i mezzi.

Una popolarità immensa, quindi, ottenuta secondo Ciotti a dispetto del fatto che Il Principe trattasse un argomento non inedito ai suoi tempi: l’alternativa monarchia-repubblica era un luogo teorico da sempre dibattuto. Il fatto è che lo faceva in un modo radicalmente nuovo: con una passione reale per l’argomento trattato, con lo scopo pratico di fornire qualcosa di utile al lettore, con una vis letteraria in grado di vincere il disinteresse e sottomettere la noia.

Tutte componenti essenziali per creare una strategia di content marketing infallibile.

Come scatenare un putiferio in maniera intelligente

Nel ragionamento di Ciotti, un contenuto che vuole essere rilevante deve fornire al lettore un nemico soffiare sul fuoco di emozioni facili ad accendersi come la rabbia, la paura, la gioia, l’eccitazione sessuale e la sorpresa.

Ciotti trova conferma in due studi di psicologia comportamentale: Social Categorization and Inter-group Behavior, nel quale lo studioso Henru Tajfel ha riscontrato come il modo più veloce per spingere le persone a fare gruppo sia quello di fornire loro un nemico contro cui combattere, e What Makes Online Content Go Viral in cui viene dimostrato che i contenuti con più alta probabilità di diventare virali sono quelli che evocano una reazione emotiva forte nel lettore.

Ma come maneggiare la miccia di passioni tanto infiammabili senza rimanere scottati dal fuoco che tanto machiavellicamente si incoraggia a divampare?

Per i brand controversie a bassa intensità

Ciotti offre una serie di consigli proprio a quelle aziende che si tengono alla larga da contenuti controversi perché troppo spaventate dalla possibilità che si ritorcano contro il brand.

L’errore, argomenta Ciotti, sta nello scegliere un argomento che non si padroneggia adeguatamente e, magari, nel buttarsi nel dibattito assumendo una posizione estrema pur di essere scioccante. Invece la cosa giusta da fare nel realizzare una strategia di content marketing è affrontare questioni nelle quali si è certi di sapere argomentare alla perfezione le proprie ragioni.

Ma più importante è scegliere “argomenti a bassa intensità di controversia”. Di primo acchito, suona come il contrario dell’insegnamento di Machiavelli, ma vediamo perché non è così.

La regola delle tre B

La ricerca When, Why, and How Controversy Causes Conversation ha dimostrato che argomenti molto controversi come la politica, la religione o le tragedie da cronaca nera non servono alle aziende per convertire. E un’azienda ha bisogno di vendite e lettori-fedeli, non di inutili page-view.

Esistono invece argomenti-controversi a bassa intensità che sono perfetti per diventare virali. Un esempio? La questione dell’orientamento dello strappo della carta igienica. Non pare vero, ma l’argomento ha scatenato in Rete un dibattito fiume tra due fazioni contrapposte.

Esistono quindi, secondo Ciotti, tutto un novero di argomenti potenzialmente polemici, cioè in grado di incendiare il dibattito e creare una divisione, che non offende la sensibilità delle persone, ma su cui a tutti piace prendere posizione, rilanciare la discussione e dividersi.

E non è detto questi argomenti debbano essere così risibili come quello sull’orientamento dello strappo della carta igienica. L’importante è che questo argomento risponda alla regola delle tre B: behavior, beliefs, belonging (comportamento, credenze, appartenenza). Bisogna selezionare argomenti rilevanti per la tribù di riferimento, far leva sulle loro credenze per incoraggiare la presa di posizione, far coagulare il senso di appartenenza ad un gruppo di opinione. Ecco in uno dei maestri del pensiero rinascimentale la ricetta per la popolarità.

5 semplici consigli per le pubbliche relazioni del tuo nuovo business

Molti nuovi imprenditori non possono permettersi di investire ingenti risorse nell’acquisto di spazi commerciali in TV, sulla stampa e sul web, cioè sui cosiddetti paid media, per questo è indispensabile affidarsi alle pubbliche relazioni.

Facebook, Tumblr, Twitter, Pinterest e gli altri social network offrono piattaforme di marketing basate sul passaparola e la condivisione dei contenuti completamente gratuite (earned media), ma spesso non sufficienti a raggiungere i potenziali clienti, investitori o sponsor.

Quindi, come fare per rendersi visibili anche sui media tradizionali senza spendere una fortuna?

Tutti gli imprenditori conoscono già la risposta  a questa domanda: bisogna vendere il proprio business esattamente come si vendono i propri prodotti, attraverso le pubbliche relazioni.

Qui di seguito 5 efficaci consigli per ottenere una copertura sui media efficiente ed economica:

1. Dai più importanza al tuo elevator-pitch che ai comunicati stampa

Gli imprenditori sono abituati a vendere i loro prodotti in pochi minuti, accattivandosi potenziali clienti ed investitori. Ma cosa succede quando devono raccontare la loro storia ad un giornalista che non li conosce affatto? Molti abbandonano i collaudati metodi di vendita sviluppati in ambito commerciale per una presentazione spesso troppo formale e prolissa.

Un editoriale in TV dura in media 1 minuto e mezzo, mentre, sui giornali, lo spazio dedicato è di circa 500-600 parole, senza possibilità di contrattazioni. I media tradizionali sono già abituati a semplificare racconti complessi per un pubblico più ampio possibile. Quindi la strategia migliore è senza dubbio quella di facilitare il lavoro dei giornalisti fornendo già in partenza un messaggio semplice e diretto.

2. L’esperto sei tu

Gli addetti ai lavori sono sempre a caccia di risorse per rendere una storia succosa. Il trucco è presentare te stesso come un esperto stimato, in grado di fornire il giusto valore aggiunto al materiale su cui stanno già lavorando. Puoi contattarli direttamente via email o registrandoti ad uno dei tanti servizi dedicati alla trasmissione di notizie ai reporter.

Anche Twitter è una grande risorsa per chi è alla ricerca di storie e può essere sfruttato per suggerire spunti interessanti che riguardano e raccontano il tuo business.

3. Fallo al momento giusto

Vuoi comparire in uno speciale sui regali natalizi? Non pensarci a Novembre, inizia a muoverti a Settembre perché, anche se i giornalisti sono sempre pronti a prendere al volo la notizia dell’ultimo minuto, i contenuti “time oriented”, dedicati a specifici momenti dell’anno e alle ricorrenze, sono programmati con largo anticipo.

4. Insisti sempre con le pubbliche relazioni

Un imprenditore non smette nemmeno per un minuto di vendere i suoi prodotti. Le stesse regole valgono per i rapporti con i media, sempre pressati dalle scadenze e dalla ricerca di contenuti validi e interessanti per ampliare la fetta di pubblico a cui si rivolgono. Non è necessario inondarli con decine di email e telefonate, è sufficiente un semplice promemoria.
E’ probabile che la tua segnalazione non sia il primo pensiero del lunedì mattina, ma potrebbe essere in cima alla lista delle cose-da-fare del venerdì.

5. Non spendere una fortuna per una lista di contatti

Sebbene ci siano compagnie e servizi che offrono software e strumenti per la distribuzione di notizie e la gestione di liste di contatti con i media, è probabile che il tuo business non abbia necessità di uscite settimanali o quotidiane. E’ quindi preferibile scegliere strumenti più a buon mercato come Fiverr che, con investimenti contenuti, riescono a fornire un ottimo servizio di media listing.

Un esempio di earned media? Condividi questo articolo con i tuoi contatti!!!

 

Tratto liberamente da Forbes

Proteggere la propria identità su Internet in 20 semplici mosse

Proteggere la propria identità su Internet in 20 semplici mosse

Proteggere la propria identità su Internet in 20 semplici mosse

“Scegliere password” … ok, penso … la solita … e digito: “password”. “Si è verificato un problema con la sua richiesta. La password deve essere alfanumerica e può contenere da un minimo di 8 a un massimo di 16 caratteri. È necessario che contenga almeno un numero, una lettera minuscola e una lettera maiuscola. Inoltre non può contenere più di 2 caratteri uguali consecutivi”.

Sentenzia così il sito della mia carta prepagata davanti alla mia poco originale scelta. Scatta il momento di panico: trovare la password da ricordare facilmente nella mia sovraffollata mente, che rispetti i criteri richiesti per poter fruire dei servizi online, si rivela complicato. Ma penso: perché tanta rigidità? In fondo è solo una password, chi potrà mai intercettarla? A chi potrà mai interessare la mia prepagata perennemente a zero euro?!

Garry Sidaway, Director of security strategy presso Integralis a Londra, intervistato dal collega James Silver, ci aiuta a capire meglio.

“Da quando è arrivata la cultura della condivisione dei contenuti con i social media, i criminali informatici, avendo a disposizione sempre più sofisticati software, sono diventati abilissimi ad attaccare singoli utenti e organizzazioni” dice Sidaway. “Solitamente la tecnica ‘man-in-the-middle’ era usata per mandare un virus che una volta impossessatosi del tuo pc era in grado di fornire loro le tue password – spiega il capo della sicurezza di Integralis -. Ora, invece gli hacker usano questa tecnica per ottenere direttamente l’ingresso nella sessione dell’utente falsificando la sua richiesta di logout dall’ultimo sito visitato”.

Quindi, cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare per essere sicuri su internet?

Proteggere la propria identità su Internet in 20 semplici mosse

Photo Credits @ Thinkstockphotos // 166767145 - iStockphoto

I 20 Comandamenti

1) Mai cliccare su un link che non si aspetta di ricevere. La principale tecnica utilizzata dagli hacker per infettare i computers è attirare gli utenti su un link o fargli aprire un allegato, suggerisce Sidaway.

2) Usare password diverse su ogni sito. Non condividere la stessa password su più account e soprattutto non scegliere quelle semplici. Evitare il nome del proprio cane, la squadra del cuore, nomi e date di compleanno. La tecnica migliore è prendere una frase, un verso di una canzone o di una poesia facile da ricordare, farne un acronimo, aggiungerci un numero e un carattere speciale. Quindi mettere la prima e l’ultima lettera del sito in cui si vuole effettuare il login, consiglia Sian John, online security consultant presso Symantec.
Esempio: Finché la barca va, diventa flbv poi F3!lbv che per accedere ad Amazon sarà AF3!lbvn mentre per Twitter TF3!lbvr.

3) Non riutilizzare su altri account la password della mail principale. L’indirizzo di posta che usiamo in maniera più frequente è ricco di informazioni e di dati strettamente personali che possono facilitare il furto di identità da parte degli hacker.

4) Utilizzare un buon software antivirus.

5) Rifiutare le richieste di contatto sui social media (Facebook e Linkedin) da parte di persone che non conosciamo.

6) Essere cauti nel condividere le informazioni. Uno dei rischi principali con i social media è il furto d’identità, quindi se si mettono online informazioni strettamente personali qualcuno potrebbe usarle a nostro discapito, fa notare John di Symantec.

7) Se si dispone di una funzione “wipe my phone”, è utile configurarla. Nel caso in cui si smarrisce lo smartphone, funzioni come “Find My iPhone”, “Android Lost” o “BlackBerry Protect” consentono di cancellare da remoto tutti i dati personali evitando che cadano nelle mani sbagliate, consiglia Derek Halliday, mobile security specialist presso Lookout.

20 semplici mosse per proteggere la propria identità su Internet

Photo Credits @ Thinkstockphotos // 170468730 - iStockPhoto

8 ) Comprare online solo su siti sicuri. Prima di inserire i dati della carta assicurarsi che sia presente il lucchetto nella url e diffidare dai siti che una volta effettuato il login da https si trasformano in http.

9) Il rimborso per frode non è scontato. Le banche devono restituire i soldi al cliente che è stato vittima di fishing ma dopo che egli ha dimostrato di aver mantenute segrete le proprie credenziali bancarie. Inoltre, se si è più volte protagonisti di frode dimostrare l’estraneità all’accaduto diventa difficile, evidenzia Michelle Whiteman, portavoce presso Payments Council, organo che ha il compito di assicurare il funzionamento di tutti i pagamenti nel Regno Unito.

10) Ignorare i pop-up. Mai cliccare sui pop-up perché possono condurre gli hacker nel pc, magari con un virus scaricato in background o anche se portano a visitare siti di e-commerce, consiglia Sidaway.

11) Diffidare dalle reti WiFi pubbliche. La maggior parte delle wifi pubbliche non possono crittografare i dati, una volta inseriti questi sono in parte visibili. John di Symantec fa notare quindi che qualsiasi malintenzionato dotato di un ‘packet sniffer’ quindi può intercettare i dati personali condivisi su una rete pubblica.

12) Usare più di un account email. In questo modo, qualora un altro indirizzo mail fosse violato, non tutti i dati personali verrebbero rubati. Inoltre, se sull’indirizzo riservato agli amici arriverà una mail della banca si potrà facilmente capire che si tratta di un tentativo di phishing.

13) I Mac sono computers vulnerabili come gli altri. Anche i computer Apple possono essere attaccati dagli hacker. Tradizionalmente lo sono in percentuale minore solo perché sono meno usati rispetto ai Windows. Ma le cose stanno cambiando e gli hacker possono violare tutte le piattaforme, spiega Sidaway.

14) Non memorizzare i dati della carta sui siti web. E’ vero che le violazioni in massa della sicurezza sono rare ma perché correre il rischio?!

Proteggere la propria identità su Internet in 20 semplici mosse

Photo Credits @ Thinkstockphotos // 168817566 - iStockphoto

15) Utilizzare un servizio DNS per proteggere tutti i dispositivi. Il servizio Domain Name System converte un indirizzo web, una serie di lettere, in un indirizzo IP a lettura ottica, una serie di numeri. Solitamente si utilizza il servizio DNS del provider di default, ma si può scegliere di iscriversi a un servizio come OpenDNS o Norton ConnectSafe, che reindirizzano se si tenta di accedere a un sito pericoloso, consiglia Sian John. Questo è utile per essere sicuri su tutti i dispositivi come tablet, televisori e console di gioco che non supportano il software di sicurezza.

16) Attivare la verifica di accesso con due step. Se la vostra mail o il servizio cloud offrono questa possibilità – Gmail, Dropbox, Apple e Facebook lo fanno – è importante usarla: all’accesso oltre a immettere la password sarà richiesto l’inserimento di un codice di verifica inviato tramite SMS sul cellulare dell’utente.

17) Bloccare cellulari e tablet. Secondo Derek Halliday è opportuno immettere una password sui propri device, anche se digitare un codice per più di 40 volte al giorno potrebbe sembrare seccante è comunque una prima linea di difesa.

18) Fare attenzione sui siti di acquisto tramite aste. Controllare i feedback del venditore e tenere al sicuro il proprio conto online modificando regolarmente la password o magari averne uno appositamente per i pagamenti online, consiglia il consulente di Symantec.

19) Controllare spesso la privacy su Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg cambia periodicamente le impostazioni sulla privacy quindi se non si vuole condividere molto con ‘estranei’ è sconsigliata la scelta della visibilità agli ‘amici degli amici’. E’ opportuno inoltre verificare la privacy dei propri album fotografici, il registro delle attività e in caso creare una lista di amici più intimi o familiare con cui condividere post più personali. Rimuovere il proprio indirizzo il casa, numero di telefono, data di nascita e altre informazioni che potrebbero essere utilizzate per falsificare la vostra identità. Allo stesso modo si potrebbe eliminare o modificare le impostazioni dei ‘mi piace’ e dei ‘gruppi’ che gli hacker potrebbero sfruttare per tentativi di phishing convincenti. Fare attenzione alle applicazioni di Facebook che spesso condividono i dati personali. Infine è utile la verifica della privacy tramite il ‘visualizza come’.

20) Ricordare i 19 consigli precedenti e mettere in conto anche la debolezza umana. Tutti i consigli tecnici falliscono davanti all’ingenuità dell’uomo, elemento su cui gli hacker puntano. Quindi attenzione su internet a chi si dà fiducia, all’errore umano e alle password.

Bene, ora ho capito tutto, ho le idee chiare! Ritorno sul sito della mia carta prepagata e questa volta alla richiesta “Scegliere password”, digito “CN3!mkfca … Carta, Ninja, numero, simbolo particolare, marketing, knowledge, for, change, prepagata … “Benvenuta Felicia” .

Foursquare Time Machine moltiplica la social experience

Il Social Network di geolocalizzazione per eccellenza, in partnership con Samsung, ha lanciato in questi giorni Foursquare Time Machine. 

Proprio come una macchina del tempo permette agli utente di ripercorrere i luoghi visitati: pub, hotel, ristoranti, stazioni del treno, negozi e chi più ne ha più ne metta… Questo grazie a una mappa storica, o meglio una timeline che inizia nel momento in cui il nuovo user utilizza per la prima volta Foursquare.

Dimmi dove vai e ti dirò chi sei. Foursquare Time Machine diventa fil rouge tra abitudini passate e possibili mete di interesse da visitare in futuro, grazie alla visualizzazione dei luoghi trend del momento. E’ possibile, inoltre, salvare i suggerimenti in apposite liste, per averli sempre a portata di mano.

Ciliegina sul check-in, un’interessante elaborazione dei propri dati sotto forma di infografiche che possono essere salvate o condivise. Qui sotto  riportiamo l’esempio di Foursquare Italia.

Time Machine fa parte di un piano di promozione e recupero d’immagine di Foursquare, che negli ultimi tempi ha perso molti utenti. Cosa ne pensate? Funzionerà?

Nivea lancia l'annuncio stampa che ti ricarica lo smartphone

Come avete trascorso le prime giornate di mare di quest’estate? Racchettoni, beach volley e pedalò? O più semplicemente  in completo relax sul lettino?

Posso scommettere però che sia i più dinamici che quelli un po’ pigri  hanno avuto lo stesso problema in spiaggia: la batteria dello smartphone.

Neanche i dispositivi più moderni possono reggere ad ore ed ore di Candy Crush, Angry Birds e Temple Run conditi da lunghe pause social e conversazioni su WhatsApp. Come fare quando ci si trova in spiaggia?

L’agenzia brasiliana Giovanni + Draftfcb ha ideato per Nivea Sun un annuncio stampa che utilizza energia solare per ricaricare i telefoni cellulari.

Pianificato sul magazine brasiliano “Veja Rio” (tipico giornale da spiaggia), l’annuncio è stato realizzato con un pannello solare sottile come carta al quale è stato applicato uno spinotto per ricaricare diversi tipi di dispositivi mobile.

Per la produzione dello stesso ci sono voluti 8 mesi tra sviluppo tecnologico e stampa.

Il concept creativo è: Perché abbandonare le spiagge e il sole quando si è sicuri con le lozioni protettive Nivea Sun?

“NIVEA Sun protegge la pelle dal sole. Il nostro obiettivo è offrire benefici che vanno di là della cura della pelle, così quando l’Agenzia ci ha proposto la campagna, abbiamo trovato l’idea innovativa e strettamente collegata al nostro posizionamento –  spiega Tatiana Ponce – direttore marketing e commerciale per NIVEA in Brasile.

Una campagna che nasce da un’innovazione tecnologica ma che si sposa perfettamente a livello semantico ed esperienziale con il prodotto che pubblicizza.

E voi ninja cosa ne pensate?

 

Credits:

Brand: NIVEA
Prodotto: Nivea Sun
Titolo: Solar Charger Ad
Team NIVEA Brasile: Tatiana Ponce, Ligia Annunziato, Ana Borges
Agenzia: Giovanni + Draftfcb
General creative director(s): Joanna Monteiro, Max Geraldo
Editor: Felipe Cirino
Art Director: Paul Junger, Felipe Petroni
Photographer: Platinum
Art Buyer: Tina Castro, Daniel Gonçalves
Account Team: Cristiane Pereira, Juliana Nascimento, Tania Müller, Carlos Eduardo Fernandes, Mariana Mozzaquatro, Larissa Lacerda
Planning: Lia Bertoni
Media: Alexandre Ugadin, Tiago Silva, Rachid Antun
Technology: Gerson Lupatini
Creative Technologist: Marcio Bueno
RTV: Vivi Guedes, Manoela Estellita
Producer (Case): Pilot
Director: Dani + Chalabi
Sound producer: Dafne Music