"Flap": la custodia ad elevato contenuto di design Made in Italy

"Flap": la custodia ad elevato contenuto di design Made in Italy [GADGET OF THE WEEK]

"Flap": la custodia ad elevato contenuto di design Made in Italy

Nuovo appuntamento con “Gadget of the Week“, l’articolo settimanale dedicato al gadget selezionato per voi lettori di Ninja Marketing. Oggi vi presentiamo un prodotto davvero di alta qualità, Made in Italy di lavorazione artigianale pratico, leggero ed elegante.

Flap by Harrier Design

Flap è una custodia in alluminio anodizzato pensata per proteggere gli ultrabook ed i tablet dai graffi e dagli urti.

"Flap": la custodia ad elevato contenuto di design Made in Italy

E’ pensata per chi ha la necessità di mantenere sicuri i propri dati e portarli con sé agevolmente senza rinunciare alla leggerezza, caratteristica fondamentale per chi sceglie un ultrabook. Protezione e maneggevolezza in meno di 1 kg! Il design caratterizzato dal profilo alare rende Flap una custodia ergonomica, facilmente impugnabile con una sola mano e pensata per essere utilizzata come piano di appoggio per il lavoro quotidiano.

Le finiture esterne ed i tessuti utilizzati sono molto curati, frutto di ispirazione, ricerca e artigianalità.

"Flap": la custodia ad elevato contenuto di design Made in Italy

L’imbottitura interna che protegge i device contiene anche due pratici scomparti e una linguetta che ne permette l’estrazione in modo facile e veloce. La forma arrotondata del profilo alare fa sì che in caso di urto il colpo disperda la forza dell’impatto lungo il raggio di curvatura, limitando al minimo l’effetto dell’urto sul contenuto interno.

Ideale anche per i documenti, Flap ha l’involucro esterno in alluminio 5005 stampato a freddo e anodizzato. Fianchi e chiusura superiore in vera pelle di produzione italiana, finiture in nichel e viti in acciaio inox. La tracolla regolabile è in poliestere (con particolari in pelle anche qui).

Flap è personalizzabile in vari colori e due dimensioni: 13 e 11 pollici. La più grande ha un prezzo di 290 euro, mentre la più piccola viene 270 euro.

Particolare di "Flap": custodia by Harrier Design

Harrier Project & Design

Harrier Project & Design è una “startup” che nasce nel 2012 dall’esperienza dello studio di architettura e progettazione d’interni SI-JU. La passione per il design ha portato gli architetti Simona Francolini e Juri Boschetti alla progettazione di arredi su misura ed accessori completamente Made in Italy.

Custodia ad elevato contenuto di design Made in Italy

Ai ninja questo gadget è piaciuto molto: lo consigliamo soprattutto per chi vuole differenziarsi o fare un regalo con stile. L’unico “neo” che possiamo rilevare è la facilità nel graffiarsi: l’alluminio ha questa particolarità, che magari potrebbe non piacere a qualcuno.

Potete seguire le novità di Harrier Design sul sito ufficiale, sulla fanpage Facebook e tramite l’account Twitter.

Yahoo in trattativa per Qwiki: valutata 50 milioni di dollari

Viste le continue acquisizioni di Yahoo, il piano di Marissa Mayer per la crescita della società è ormai chiaro.
Stavolta però non si vogliono rilasciare commenti: Yahoo è da ore in trattative avanzate per acquisire Qwiki, una popolare iOS app che trasforma foto, clip audio e video in brevi filmati e che, secondo la fonte AllThingsD, l’affare potrebbe chiudersi a 50$ milioni.

Lo shopping di Marissa: comprare startup per chiuderle

Sicuramente Qwiki, insieme ad altre startup simili, ben si concilia con la storia recente delle acquisizione di Yahoo: vale meno di 100$ milioni e, come abbiamo preannunciato poco fa, si è visto come Yahoo abbia acquisito più di una dozzina di prodotti a questa valutazione, per chiuderli e deviando le risorse ingegneristiche in nuove applicazioni Yahoo.

Tumblr è stata l’unica grande eccezione a questa tendenza, che promette invece di funzionare come un business separato.

Il nuovo obiettivo sembrerebbe confermare le prime intuizioni, cioè ottenere una casella di posta elettronica di Yahoo del tutto innovativa, infatti in questo “tour di shopping” rientrerebbe anche Xobni, startup con circa la stessa quotazione di mercato di Qwiki, ed ottenere nuovi servizi di produttività, creando automaticamente una rubrica di contatti in base alla propria corrispondenza e ai social network.

Con Flipboard la content curation è sempre più social!

Dal dicembre 2010 quando Flipboard ha fatto la sua comparsa sugli store Apple aggiudicandosi in breve tempo l’attenzione dei possessori di iPad tanto da diventar subito l’App dell’Anno , ne ha fatta di strada: la nota piattaforma è passata dall’essere un semplice aggregatore di RSS per l’uso individuale ad un vero strumento per la social content curation.

Ad aprile il CEO  e fondatore di Flipboard, Mike McCue, ha dichiarato al TechCrunch Disrupt NY 2013 di aver raggiunto i 56 milioni di utenti registrati, dopo averne aggiunti nel giro di 6 mesi dal lancio della release 2.0 ben 6 milioni in un mese! Oggi l’app permette sia agli utenti iOS che a quelli Android di creare la propria rivista con i contenuti presi dal web e dai principali social network e di condividerla. In qualche modo è l’evoluzione dell’edicola 2.0!

Pochi giorni fa Flipboard, ha annunciato un interessante aggiornamento riguardante l’aspetto più social della piattaforma: infatti la nuova versione aggiornata alla 2.0.3 non ha solamente migliorato la propria stabilità, ma ha soprattutto implementato la possibilità di di invitare  altri collaboratori.

In altre parole, una volta accettato l’inivito, gli utenti di fiducia scelti saranno in grado di visualizzare la rivista nella dashboard ed aggiungere nuovi contenuti, proprio come co-autori. Di seguito il video che mostra questa nuova funzionalità:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=d_ianlhMrlA’]

Flipboard: la content curation mobile

La fruizione dei contenuti digitali via mobile ha reso indispensabile la creazione di aggregatori che rendessero facile e veloce la navigazione per temi.

Anche per il marketing la content creation non è più sufficiente: oggi è necessario per le aziende generare brand awareness anche con la content curation, perché il web 2.0 si sta spostando verso una user experience che predilige i topic. Chiaramente questa è una diretta conseguenza dell’affermarsi dei social network, dove la condivisione è parte integrante del concetto di rete.

Ecco perché la scelta di Flipboard di aggiornarsi alla co-curation lo rende uno strumento per il marketing davvero interessante: la content curation, per cui piattaforme come Scoop.it e Storify sono diventate famose, diventa con Flipboard ancora più social e permette scenari interessanti di lavoro non solo per il mondo dell’editoria ma soprattutto per il business.

Cosa ha Flipboard che non hanno gli altri

Quando parliamo di altri, intendiamo le piattaforme ad oggi più usate per la content curation: Tumblr,  Pinterest, Storify…

Indubbiamente la caratteristica più evidente è che Flipboard è sviluppata proprio per l’esperienza mobile: la ricerca dei contenuti che possono interessarci è semplice e veloce, pensata proprio per il touch a differenza delle piattaforme nominate sopra che lavorano ancora secondo un’ottica più vicina a quella della desktop experience e dunque dello scroll col mouse.

A questa differenza si unisce il nuovo concetto di personalizzazione: non più come un blog, come nel caso di Tumblr, ma come ce lo si può aspettare da un aggregatore di RSS come Paper.li, cioè nella forma di un magazine. I contenuti che provengono dall’esterno della piattaforma non sono inglobati all’interno come avviene con Pintarest e Tumblr, ma restano esterni. Questo rende possibile fare Flip anche sui contenuti dei nostri social network preferiti, compreso Facebook.

Finora anche Storify e Paper.li accedevano ai principali social network: con Flipboard però gli argomenti sono selezionati dall’utente stesso, rendendo la content curation più precisa e decisamente più redditizia.

Infine una parte importante la riveste il look & feel che può avere il nostro magazine: non soltanto è possibile cambiare la copertina secondo la notizia di nostro maggiore interesse, ma è anche possibile aggiungere un video player integrato che rende più piacevole la lettura.

Un piccolo grande limite c’è…

Resta un piccolo ma decisivo limite: con Flipboard si possono seguire le riviste ma non gli autori. Questo significa che emergere come content curator è difficile.

Difficile ma non impossibile: molto può esser fatto appunto sfruttando i propri social network e facendo Flip su quelli la stessa frequenza con cui si fa a contenuti provenienti da altre riviste su Flipboard o con i bookmarklets.

E quale è la vostra esperienza con Flipboard? Cosa vi piace seguire?

Amplr: un aggregatore intelligente per i contenuti online che parla italiano [INTERVISTA]

Creare contenuti di qualità è diventata una prerogativa irrinunciabile di qualsiasi strategia di Inbound Marketing. Il contenuto è il nuovo “re” delle reti sociali, tant’è che oramai quando ci riferiamo al suo processo creativo, con finalità commerciali, parliamo di Content Marketing.  La definizione di alcune variabili strategiche ai fini di una efficiente comunicazione, come ad esempio la scelta tra qualità e quantità dei contenuti, è alla base di qualsiasi piano editoriale di Internet Marketing.

Per le aziende, così come per le agenzie di comunicazione, interessate a trovare scrittori “professionisti” nel mondo del web, diventa fondamentale avere a disposizione un database, o un aggregatore, dal quale attingere in caso di necessità. Spesso i criteri di valutazione di questi strumenti sono influenzati maggiormente dalla quantità delle interazioni che dalla qualità  del contenuto stesso. Per risolvere questo problema alcune aziende interessate alla comunicazione online si rivolgono ad agenzie di monitoraggio che sfruttano criteri diversi da quelli quantitativi, ad esempio motori di ricerca semantici basati su algoritmi qualitativi.

Una di queste realtà è italiana ed è pronta ad entrare sul mercato entro fine anno. Per scoprire come funziona il loro progetto e capire come la community può aggiungere valore al processo di valutazione del contenuto online, abbiamo parlato con il fondatore di Amplr, Mario Romanelli.

C’era davvero bisogno di un nuovo aggregatore di contenuti?

Perchè no! In realtà il nostro aggregatore vuole fornire un servizio ai singoli creatori di contenuti, vuole capire di cosa parlano e come ne parlano. Cercando di fornire un nuovo tool utile sia ai blogger, alle agenzie e alle aziende che vogliono “vivere” la rete con i loro progetti digital.

In cosa volete differenziarvi dall’offerta già presente online?

A differenza di altri luoghi online, dove si valuta la “quantità” delle interazioni e il pubblico dei blogger, noi vorremmo scoprire il talento e la passione dei creatori dei contenuti, sulla base della qualità che esprimo e non solo sulla base della loro capacità di essere seguiti.
Un contenuto on line, è l’insieme di tante componenti testo, foto, video, interazioni, audio, grafici, noi vorremo stabilire prima di tutto la qualità del testo, in senso generale e anche legata al settore di cui si interessa il blog. Valuteremo anche gli altri elementi, ma per noi l’obiettivo è valorizzare chi scrive meglio, per farlo diventare da blogger ad amplr!

Come nasce la vostra idea?

Vorremmo aiutare chi ha talento, passione e qualità ad emergere, vorremmo che le aziende cercassero la qualità e non solo la quantità. In rete c’è tanto, ma spesso non di qualità.
Per noi il mondo dei blogger, non  è quello dei regali a coloro che scrivono recensioni.
A noi piacerebbe che ognuno di noi avesse il proprio blog per raccontare le passioni, e che le aziende non utilizzassero solo il pubblico dei blogger, ma si concentrassero sulla qualità e sul portare nei loro canali passione e talento, poi siamo certi il pubblico arriverà.

In che modo pensate di poter offrire valore alla community? E alle aziende/agenzie di comunicazione?

Oggi online ci sono tanti contenuti, forse anche troppi! La necessità che vorremmo, che l’agenzie e le aziende sentissero, è quella dei contenuti di qualità! La voglia di trovare in rete dei “professionisti” che sappiano raccontare e scrivere bene, con un loro stile, ma lo facciano con qualità. Se le agenzie e le aziende cercheranno di costruire progetti digital e non solo attività spot, se vorranno far crescere la qualità anche dei propri canali, crediamo che Amplr sia la risposta giusta!

Su quale modello di business pensate di sviluppare la vostra idea?

Noi vogliamo contribuire alla crescita della qualità, non nascondiamo che la qualità ha un costo più alto.
Stiamo pensando a due aspetti: da un lato il blogger, che vuole migliorarsi e desidera anche trasformare la sua passione in un lavoro, dall’altro le aziende/agenzie che vogliono fare progetti.
Per i blogger avremo un profilo free che consentirà di fare tutte le valutazioni, accedere alle proprie e partecipare alla vita della community. Stiamo pensando anche ad un profilo premium accessibile con un piccolo canone annuale.
Vorremmo rendere disponibile la piattaforma, ad agenzie e aziende, per scoprire i migliori blogger, quelli che vorremmo diventassero amplr, dei veri e propri editor per i canali delle aziende.
Anche in questo caso ci saranno delle informazioni pubbliche e dei servizi a pagamento (contest per selezionare i blogger, valutazioni puntuali su autori, etc etc).

Qual è la tecnologia alla base del vostro aggregatore?

Nello sviluppo del progetto abbiamo utilizzato la tecnologia semantica di Theenq, un motore di monitoraggio semantico della rete, tutto italiano, che permette di comprendere di cosa si parla in rete e di come se ne parla.
Per questo progetto abbiamo costruito un sistema di 35 parametri che ci aiuta a costruire l’indice di qualità dei testi.

Quali sono i prossimi passi che muoverete, prima di arrivare alla pubblicazione?

Stiamo selezionando i blogger che si iscrivono su amplr, perchè da qui a Settembre apriremo a loro la piattaforma in una versione alfa di valutazione. Per poi partire con una beta aperta ad invito.
Quindi invitiamo chi ci legge ad andare su amplr e iscriversi, sarà l’occasione per misurare la propria qualità e soprattutto darci una mano a iniziare bene questa splendida avventura.

L’esperienza di Second Life al Rethinking Educational Ethnography [REPORT]

Di Ivonne Citarella – Sociologa e Second Lifer

Come vi avevo anticipato, il 7 giugno al Centro Congressi dell’Università Federico II, davanti allo spettacolare golfo di Napoli e di  Castel dell’Ovo, si è svolta la seconda giornata della conferenza Rethinking Educational Etnography nel corso della quale ho avuto il privilegio di presentare una relazione sulla mia esperienza in Second Life, opportunamente documentata con un video che potete visionare qui:

 

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Ksds9O0ItEQ’]

Non potevo  non rendervi partecipi dell’entusiasmo che mi ha pervaso nel vedere un team di valenti accademici, come quello presente alla Conferenza, nel mostrare così tanto interesse nell’ascoltare  i risultati della mia esperienza e  le potenzialità dei mondi virtuali: credetemi, è stato veramente  impagabile.

Sicuramente tale esperienza è valsa a confermarmi che purtroppo Second Life paga lo scotto di un retaggio negativo e che, di conseguenza, occorre fare un grandissimo lavoro di divulgazione per poter “decostruire il pregiudizio” in cui esso è coinvolto.

Spero ardentemente che la mia presenza abbia contribuito positivamente in tal senso e soprattutto che possa orientarci verso nuove collaborazioni, magari di valenza internazionale che puntino alla riqualificazione degli ambienti virtuali in campo educational e non solo.

Concludo questo post ringraziando di cuore tutti gli amici di Pyramid Cafè,  Solaris, Second Life e i colleghi del Ninja Marketing che mi hanno calorosamente sostenuto  con messaggi e telefonate nel corso del Convegno.

Grazie a tutti!

La vera storia di Mastro Lindo [VIDEO]

Mastro Lindo, un simpatico omone pelato che ha fatto piú o meno parte della vita di tutti noi, che stesse nel mobiletto dei detersivi o entrasse in casa solo attraverso i suoi spot. Se dovesse esservi capitato di domandarvi quali sono le sue origini, ora avete una risposta.

In questo spot scopriamo che Mr. Clean, come si chiama in inglese, ha alle spalle una storia a cavallo tra quella di Superman, adottato da due gioviali fattori, e Karate Kid, allenato da un saggio anziano (e qui forse il famoso “dai la cera, togli la cera” prende un senso tutto nuovo).

Curioso fin da bambino, con la mania del pulito, va a scoprire il mondo appena entrato nell’etá adulta. Un vita epica. Finché non ci ricordano che il suo destino é quello di pulire.

Cosa ne pensate di questa operazione narrativa?

Instant Art libera l’artista che è in noi [VIDEO]

Chi di noi non ha mai sognato nella propria infanzia di diventare un famoso e bravo artista? E sicuramente tutti abbiamo provato, almeno una volta nella vita, a realizzare il nostro sogno imbrattando fogli o tele ottenendo ‘originali’ opere a dir poco astratte! E chi non lo ha mai fatto magari vive semplicemente ignorando le proprie potenzialità.

In Polonia, e precisamente all’interno di una galleria d’arte nel cuore di Katowice è stata messa a punto un’idea super creativa che consiste in uno stranissimo marchingegno messo a punto da Niklas Roy in collaborazione con Medialab Katowice, una vera e propria macchina pubblica per creare opere d’arte presentata al Katowice Street Art Festival.

La macchina è stata costruita con il supporto di ingegneri informatici e funziona con plotter a penna controllati meccanicamente, senza energia elettrica. L’opera finale è interamente frutto della creatività artistica del popolo che dirige la macchina tirando le corde appese fuori di fronte alla finestra.

La macchina è riuscita ad avvicinare il mondo semplice della gente comune al mondo iperfashion dell’arte, riuscendo a lanciare centinaia di carriere artistiche. Tutte le opere, infatti, sono state vendute in esilaranti aste all’ultima emozionante offerta, e tutti gli artisti ‘di strada’ pagati immediatamente e in contanti.

Quando le belle idee possono davvero cambiare la vita!

Alla scoperta del Digital Content Marketing con Francesco Gavatorta ed Alberto Maestri! [INTERVISTA]

Ve lo abbiamo già presentato nel post introduttivo, e siamo impazienti di darvi il via. Parliamo del nostro Corso Online in Digital Content Marketing (con SCONTO Early Booking fino al 24 giugno!), un avvincente percorso formativo di 10 ore che vi porterà alla scoperta del marketing dei contenuti e dell’esperienza.

Perché, cari Ninja, Content is King: la centralità dei contenuti in una strategia di marketing digitale è inopinabile. Sapere come realizzare contenuti efficaci che sappiano parlare a mente e cuore del proprio pubblico di riferimento, adottare un piano di pubblicazione efficace, saper gestire la narrazione di un brand, sono priorità per ogni guerriero del marketing e della comunicazione che voglia fare un impatto nell’ecosistema del web 3.0.

Aspettando il 1° Luglio, giorno dell’inizio del corso, sono riuscita a strappare qualche anticipazione ai nostri docenti Alberto Maestri e Francesco Gavatorta, entrambi autori del libro “Digital Content Marketing: Storytelling, Strategia, Engagement”. Di seguito la nostra intervista, buona lettura!

Franscesco Gavatorta | Alberto Maestri

Ciao Francesco, ciao Alberto! Potreste darci qualche anticipazione sulle tematiche che approfondirete durante il corso? Presenterete qualche case history?

Ciao Federica e tutti i Ninja lettori! Il corso tratta di un tema, quello del Digital Content Marketing, che a ben pensarci è lo sviluppo di un paradigma da sempre presente nella pratica aziendale. Da sempre siamo abituati infatti a ricevere e ‘consumare’ contenuti come le pubblicazioni aziendali. Oppure e più nello specifico, pensiamo ai report cartacei prodotti dalle società di consulenza e inviati a tutti i clienti più rilevanti. Anche se tangibili si tratta pur sempre di contenuti, e in tal senso il Social Web ha introdotto due importanti elementi di innovazione in relazione all’argomento. Da un lato, la rete ha facilitato i processi di fruizione e diffusione di questi contenuti, che online diventano digital contents. Secondariamente, il web ha reso accessibile agli utenti la consultazione di una grande quantità di informazioni e notizie, diventando di fatto un’arena di confronto e interscambio tra marche e persone. Durante il Ninja Corso Online affronteremo diversi temi: esploreremo per esempio meglio il paradigma del Digital Content Marketing dalla duplice prospettiva strategica e narrativa, e capiremo in che modo è possibile progettare un’efficace strategia online di marketing dei contenuti. E di certo le case history italiane e internazionali non mancheranno! 😉

Grazie ragazzi. Come ben sapete, in questi giorni siamo on air con il Corso Online in SEO, attraverso il quale i nostri Ninja stanno apprendendo le tecniche e strategie per un posizionamento efficace sul web. Quindi, sono curiosa di chiedervi se la SEO ed il Digital Content Marketing siano due facce della stessa medaglia.

Assolutamente sì! Uno degli obiettivi che le aziende cercano di raggiungere attraverso strategie di Digital Content Marketing è proprio il posizionamento, inteso in due accezioni fortemente interconnesse. Da un lato esiste il posizionamento nella mente delle persone: un’azienda produce e distribuisce contenuti dedicati a uno specifico tema proprio per essere percepita come esperta di quel topic. D’altra parte, parlando di web, questo posizionamento si declina anche sui motori di ricerca: producendo i giusti contenuti in modo costante e su temi specifici, le conseguenze positive in termini di ottimizzazione sui motori di ricerca diventano presto evidenti.

I vantaggi indiretti provenienti da entrambe le prospettive si riassumono nell’aumento delle vendite: se un utente mi trova subito e fruisce di contenuti che gli fanno percepire la mia expertise, molto probabilmente preferirà il mio brand e la mia offerta a quello dei competitor.

Passiamo ad un altro tema. Sappiamo che per alimentare l’engagement è fondamentale creare momenti esperienziali di valore per gli utenti. Come utilizzare lo storytelling in tale ambito?

Lo Storytelling – e in generale la narrazione, è alla base della costruzione di contenuto. Questo perché prima di tutto ogni forma di racconto che facciamo è frutto dell’esperienza, intesa come insieme del vissuto quotidiano di ognuno. Pensate a quanto influisce ciò che si vive ad esempio su chi scrive un romanzo, o su chi si trova a sviluppare un concept per una webseries: e lo stesso avviene per le altre forme di narrazione.

Nelle dinamiche in cui i brand si trovano a dialogare con i consumatori, è necessario valorizzare l’esperienza generata dal consumo, intesa su due livelli: quella “prevista” dal produttore, che appunto ti proietta in un mondo dove il prodotto migliora letteralmente la vita, e quella “reale” del consumatore, che effettivamente può restituire in forme concrete e reali la sua soddisfazione. Stessa cosa con i brand stessi, diventati ormai non soltanto erogatori di beni e servizi ma veri e propri hub esperienziali.

Un appunto sui “DO NOT”. Tre errori assolutamente da evitare in una strategia di contenuto digitale?

Ce ne sarebbero tanti 😉

Il primo è sicuramente pensare che le strategie di Content Marketing sono impostabili esclusivamente da realtà B2C. In verità sono proprio le aziende B2B ad avere più ‘bisogno’ di produrre e diffondere contenuti, e il Social Web offre in tal senso possibilità infinite. Questo perché il prodotto B2B ha maggiore necessità di essere raccontato, per allargare il mercato deve aumentare il proprio appeal nei confronti dell’utente. E così molte aziende, soprattutto statunitensi, aprono blog, creano infografiche, organizzano white paper dedicati a temi lontani dal senso comune: stampanti piuttosto che piscine, per esempio.

Il secondo è pensare che per progetti efficaci di marketing dei contenuti serva un budget importante: dipende dal tipo di contenuto! Se infatti per produrre infografiche, white paper, e-book, webinar, siti web innovativi probabilmente l’investimento richiesto all’azienda è elevato sia in termini di risorse umane che di budget, esistono diverse altre soluzioni contenutistiche meno impegnative che possono rivelarsi ottime alternative o almeno un efficace punto di inizio nel percorso verso la content excellence!

Last but not least, è un errore pensare che fare azioni di Digital Content Marketing sia qualcosa di facile. In realtà alla base del paradigma c’è un profondo cambio culturale e di vision da parte delle aziende, che devono scegliere volontariamente di perdere parte del proprio controllo al fine di impostare una nuova logica di rapporto con la propria audience.

Interessante spunto riguardo il B2B ed il B2C. Qual è la più grande differenza nel  produrre contenuti tra i due contesti?

Oltre a quello che dicevamo sopra, sicuramente la creatività. Per riuscire a creare contenuti di valore, coinvolgenti e interessanti legati a un prodotto B2B serve probabilmente uno sforzo creativo maggiore. È necessario trovare una prospettiva vincente ed effettivamente interessante per l’utente finale, magari sfruttando la coda lunga.

Ultima domanda prima di lasciarvi andare. Un flash sul futuro: quali saranno gli sviluppi dei contenuti sulle piattaforme social?

Vi confidiamo una cosa: questo è un tema che ci affascina molto, tanto che stiamo lavorando a un nuovo progetto editoriale (che speriamo veda la luce fra pochissimo! Nell’analizzare le strategie di Digital Content Marketing ci siamo resi conto che la vera ricchezza dei Social Network non sta solo nei tool integrati nelle piattaforme, ma piuttosto negli utenti che le abitano: una conclusione forse banale, ma che può aprire scenari radicalmente inediti anche lato business.

Il futuro è sicuramente nel contenuto che riempie questi ambienti, e di chi li produce. Presto questi stessi contenuti (anzi, è già così!) chiederanno di uscire dai Social Network per ibridizzarsi sotto altre forme – pensate a cosa capita quando guardate un programma televisivo e contemporaneamente twittate i vostri commenti – e in altri canali: e gli autori, necessariamente, capiranno di sviluppare un valore e si comporteranno di conseguenza. Ma non ci dilunghiamo oltre: vi aspettiamo al Ninja Corso Online in Digital Content Marketing! 😉

SCONTO EARLY BOOKING

ENTRO LUNEDI 24 GIUGNO

Knowledge for Change.
Be Ninja!

Digital Content Marketing

Caos alla Casa Bianca: Obama ha un problema di PR?

Non si spengono le polemiche sull’amministrazione Obama dopo lo scoppio di scandali che hanno coinvolto l’agenzia delle entrate e il dipartimento di Giustizia. La prima è stata accusata di aver preso di mira gruppi rivali di conservatori, mentre il secondo sembrerebbe essere reo di aver controllato di nascosto i dati relativi a due mesi di telefonate dei giornalisti di Associated Press.

Non esistono prove che accertino che il presidente o i suoi collaboratori fossero a conoscenza di cosa stesse accadendo. Ciò non significa che lo staff di Obama non abbia un problema di PR. Le dinamiche dei fatti continuano a cambiare, ma una cosa sembra essere certa. Si ribadisce che Barack non ne sapesse nulla.

Tuttavia è ormai noto che uno degli ufficiali dell’agenzia delle entrate si sia appellato al celeberrimo quinto emendamento. Ciò sembra proprio lasciar intendere che “gli uomini del Presidente” abbiano qualcosa da nascondere.

In più, il portavoce presidenziale Jay Carney non ha alleggerito la situazione. Dopo una legittima domanda sulla raccolta fondi del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani si è fermato e ha praticamente detto: “Se sollevate domande su ogni questione, dovreste anche includere tra queste il certificato di nascita del presidente”. I portavoce sono dei personaggi strambi. Spesso fanno guai a nome d’altri ma con la propria bocca.

Sii consapevole di ciò che il tuo pubblico vuole sapere. Questa è una regola fondamentale per ogni PR. Carney lo avrà dimenticato. Siamo sicuri che i contribuenti vogliano sapere dove vanno a finire i loro soldi.

Questo è il loro modo di reagire invece di rispondere a domande scomode. La Casa Bianca crede che numerosi giornalisti “vedano gli alberi e perdano di vista la foresta”. La sua unica priorità in termini di Relazioni Pubbliche è stata dimostrare che il presidente non avesse nessun ruolo nelle controversie passate. Legittimo ma non sufficiente.

Considerare tutte le altre domande come meno rilevanti ha causato un colpevolissimo ritardo nello spiegare con precisione i fatti. Nessuno si stupisca se più di un giornalista accreditato a Washington abbia riserve sulla credibilità della famigerata ala ovest.

Sembra che si siano dimenticati chi sono e chi rappresentano. E che soprattutto abbiano il dovere morale di spiegare ogni loro mossa al loro datore di lavoro. Il popolo americano. Il quale può probabilmente perdonare guerre ed errori di ogni tipo, tranne la poca trasparenza.

Se vi domandate come ne esca la figura di Obama da questo terremoto, ho brutte notizie. Ricordate l’analisi della marca Obama contrapposta alla marca Romney che vi ho proposto qualche mese fa? La reputation è sicuramente una delle variabili più importanti per un brand politico. Come pensano di mantenere una reputazione positiva se non riescono a curare le relazioni con chi filtra le informazioni?

A dirla tutta, questi ultimi sviluppi hanno soltanto corroborato una tesi che avevo già portato all’attenzione. Il brand Obama si sta avviando ad un declino lento e doloroso per i democratici, nonostante abbiano ancora più di 3 anni di Casa Bianca. Lo studio ovale non ne azzecca più una.

E poi ci sono loro. Lo staff delle Relazioni Pubbliche. Quelli che creano ulteriori grattacapi invece di togliere le castagne dal fuoco.

Hai controllato la tua reputazione online? [INFOGRAFICA]

Nel 2013 sono molti i canali dove condividere le proprie opinioni ed esperienze. Si tratta di una pericolosa arma a doppio taglio che contribuisce a formare l’opinione dei consumatori e che espone piccole e grandi aziende, marche, enti e persino individui singoli a elogi o critiche, quindi ad una vulnerabilità costante.

È perciò essenziale, soprattutto per una marca, monitorare la propria fama risaltando o difendendo i pregi e le proprie qualità (nel 2008, quando crollò Wall Street, i banchieri di spicco pagarono fino a 10 mila dollari al mese per mantenere pulita la propria “fedina” online).

Esistono siti come reputationradar.it che analizzano la reputazione online, che, se “sporca”, può essere ripulita su altri siti come reputations.com che eliminano quei dati che risultano contrastanti con l’immagine che si vuole rappresentare.

MDG Advertising ha sviluppato un’infografica che offre consulenza per la costruzione di una migliore considerazione online (ORM) suggerendo specifiche azioni di gestione, coltivazione e recupero della reputazione online di un brand. Il tutto si basa su una classifica con analisi percentuale degli usi e consumi, dove scopriamo che il 92% dei consumatori si affida al passaparola familiare, il 70% all’opinione di estranei e il 50% utilizza i social network per esprimere il proprio dissenso verso una marca/servizio.