Il nuovo Office: motore di una forza lavoro mobile produttiva

La forza lavoro di oggi, caratterizzata da un’elevata decentralizzazione, non può più fare a meno di avere a disposizione tutti gli strumenti di cui necessita per la propria attività, ovunque si trovi, a casa, in ufficio o in viaggio. L’aspetto più interessante è che oggi è possibile lavorare insieme mantenendo la stessa produttività di un team abituato a lavorare nello stesso ufficio.

L’ufficio mobile è diventato una realtà. Secondo uno studio, il 71% delle piccole imprese sono diventate mobili nel corso dell’ultimo anno. Con una forza lavoro mobile una piccola impresa può aumentare la competitività, ridurre i costi generali e diventare più flessibile. Il nuovo Office può contribuire a creare una forza lavoro mobile più produttiva consentendo a tutti i dipendenti di accedere alla posta elettronica, ai documenti, ai contatti e ai calendari attraverso i dispositivi che preferiscono e da qualunque luogo si trovino.

I lavoratori possono utilizzare Lync Online per conoscere la disponibilità dei colleghi, inviare messaggi istantanei, tenere videoconferenze online e collaborare su progetti con altri dipendenti localmente o globalmente. Possono utilizzare SharePoint Online per archiviare e condividere l’ultima versione di documenti, pianificazioni di progetti, file di risorse e contratti. A differenza di Google Apps, che offre una produttività offline limitata, il nuovo Office garantisce ai lavoratori una produttività ottimale anche in assenza di una connessione Internet. Scopri come eseguire la migrazione da Gmail a Office 365. Utilizzando il client Office sul desktop, gli utenti di Office 365 possono lavorare su documenti, fogli elettronici e presentazioni, in qualunque momento e ovunque si trovino.

Entro il 2015, oltre un terzo della forza lavoro del mondo sarà mobile. Con il nuovo Office, la tua attività manterrà il massimo dell’efficienza e raggiungerà un elevato livello di produttività, a prescindere dalla dispersione geografica della forza lavoro.

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Ultime notizie su Office

Sviluppo Applicazioni Windows 8

Se vuoi imparare a sviluppare app per Windows 8, partecipa ai laboratori organizzati da Microsoft Italia! Per ulteriori informazioni visita il sito dedicato ai DevCAMPS e Beginners Lab.

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Instagram introduce i video per catturare i momenti più belli [BREAKING NEWS]

Ormai casa Facebook una ne pensa e cento ne sforna. Stavolta ha tirato fuori dal cilindro qualcosa di veramente succulento: su Instagram arrivano i video, ma che video! Dopo gli hashtag, le immagini nei commenti, le pagine verificate, mister Mark si dedica alla sua gallina dalle uova d’oro, dotandola di nuovi strumenti che ci soprenderanno!

Lannuncio ufficiale, rilasciato anche sulla pagina Facebook di Instagram, oltre che sul blog della piattaforma, fatto da Kevin Systromco-founder di Instagram – poco fa presenta le novità per gli #instagramers:

“Nel corso degli ultimi due anni e mezzo, Instagram è diventata una comunità in cui puoi catturare e condividere gli attimi in giro per il mondo in modo semplice e bellissimo. Per dar vita ad alcuni momenti, però, c’è bisogno di più di un’immagine statica. Finora queste storie non erano su Instagram.

Oggi, siamo felici di presentare i video su Instagram e di offrirti un altro modo per condividere le tue storie. Quando scatti una foto su Instagram, vedrai un’icona a cinepresa. Toccala per accedere alla modalità video, dove puoi registrare fino a quindici secondi di video attraverso la fotocamera di Instagram.”

Sono ben 13 i filtri riservati alla versione video, è possibile registrare fino a 15 secondi, oltre alla possibilità di scegliere il frame preferito per farne la copertina del video: insomma, una risposta più che diretta alla Vine-mania dilagante! Per tutte le informazioni tecniche, l’help center di Instagram si è già attrezzato per l’occasione, mettendo a disposizione degli utenti un valido sostegno per i video.

Inoltre, sappiamo che Mark non è uno che va per il sottile e quindi ha annunciato un ulteriore chicca, riservata – sembrerebbe – ai possessori di Iphone: la funzione Cinema stabilization. Si tratterebbe di una tecnologia sviluppata con l’ausilio di un team specializzato per migliorare nettamente la qualità ai vostri video rendendoli quasi dei corti cinematografici.

Il team di Instagram si definisce “emozionato all’idea di poter ammirare i video che lanostra comunità condividerà” quindi cosa aspettate a condividere i vostri momenti più particolari? 🙂

AppCampus va a caccia di una nuova generazione di startupper mobile

AppCampus, è un programma di accelerazione per le startup che sviluppano applicazioni mobile finanziato da Microsoft e Nokia ed è ospitato dal Center for Entrepreneurship dell”Università di Aalto, in Finlandia. E’ un programma ambizioso perché opera a livello mondiale e ad un anno dalla nascita ha già attirato migliaia di sviluppatori. Ne abbiamo già parlato l’anno scorso, quando abbiamo intervistato Paolo Borella, direttore del programma.

Citando quell’intervista avevamo appreso cosa fa nella pratica AppCampus:

I nostri servizi supportano il team prima, durante e dopo lo sviluppo. Innanzitutto il programma mette a disposizione degli award che vanno dai 20 ai 70 mila Euro. Vengono dati 20 mila Euro per coloro che sviluppano applicazioni stand alone. Il finanziamento però aumenta se c’è la necessità di sviluppare cloud activities, API, … Quindi teniamo conto del livello di innovazione e della complessità del progetto. Essendo un award non è un investimento e quindi non prendiamo equity.
Oltre al finanziamento, mettiamo a disposizione servizi di formazione e coaching. Abbiamo un portafoglio di attività che vanno da lecture con uno speaker a programmi di accelerazione finalizzati allo sviluppo prodotto da diversi punti di vista (architettura, design, coding…). Offriamo quindi l’aiuto necessario ad assicurare la qualità e avere un processo di software development di tipo professionale.

AppCampus aiuta i developer di tutto il mondo

Il programma ora, grazie alla recente partneship con Founder Insitute è pronto per passare alla fase successiva, quella per cui sarà capace di supportare gli sviluppatori di app anche nella parte di sviluppo, ricerca, marketing e commercializzazione a livello mondiale.

Per 4 mesi, il programma di accelerazione con Founder Institute prevederà per gli aspiranti imprenditori corsi di formazione con esperti, il feedback e il supporto per avviare una società nel settore Tech senza comunque abbandonare eventualemnte la loro sede. Infatti Foundeur Institute ha sede in Silicon Valley, ma ha programmi in oltre 40 città sparse in 6 continenti. Il programma è aperto a tutti, tra occupati o disoccupati, compresi quelli con o senza idee, e quelli con tecnica e capacità imprenditoriali.

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Il programma mira a creare una nuova generazione di startup mobile di successo per attrarre e sostenere migliaia di studenti, imprenditori e altre persone di talento che provengano da tutto il mondo. AppCampus da sola si è impegnata a investire fino a € 18 milioni in tre anni in nuove applicazioni e servizi. Oltre ai finanziamenti, il programma offre agli startupper mobile il coaching globale, supporto marketing e la formazione in tecnologia mobile, design e usabilità.

A guidare l’innovazione e le opportunità di business nell’ecosistema mobile della Finlandia ed ora anche in tutto il mondo, Microsoft e Nokia hanno appunto investito 9 milioni di euro ciascuno nel programma AppCampus. Inoltre Windows Phone Marketplace e Nokia Store offrono opportunità di business locali e globali per i partecipanti al programma tramite la distribuzione ai consumatori di tutto il mondo.

AppCampus come abbiamo detto sopra non si assume alcuna equity o commissione dall’investimento, ma l’unico requisito è che le applicazioni di successo siano disponibili per i primi 90 giorni esclusivamente su Windows Phone Store o Nokia Store.

 Anche una startup italiana tra i vincitori di AppCampus

Tra i vincitori in luglio 2012 c’è stata anche un’azienda italiana, Informatica Comense di Guido Corti: la startup è al lavoro su un’app in grado di mostrare una partita di pallacanestro in tempo reale dallo smartphone, con possibilità di costante aggiornamento dei risultati, condivisione di commenti sui social network e opportunità di “dare il 5” (come fare MiPiace insomma) ogni volta che la propria squadra fa un punto. L’app infatti si chiamerà HighFive!

L’ultima app invece che è entrata nello store di Windows Phone sviluppata razie ali investimenti di AppCampus è HarshQuad della startup Monkey Moon, un simpatico puzzlegame di cui vedete qui il trailer:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=wMFp_oTH-W4′]

Brand social strategy: come integrare le immagini nel tuo social media marketing


I social networks sono una realtà cangiante, un universo in perenne movimento impossibile da imbrigliare con strategie quinquennali. Se fino a poco tempo i cardini della comunicazione online erano Facebook e Twitter, nell’era di Pinterest e Instagram, è l’immagine a farla da padrone diventando così il fulcro della comunicazione social.

Anche il social marketing si è adeguato a questo mutamento sviluppando una strategia orientata al mondo delle immagini che potesse incorporare foto, loghi e grafiche grazie all’utilizzo dei social media.

Come sfruttare al meglio la brand image nel marketing? Ecco quattro consigli per muoversi al meglio all’interno di questa realtà così frastagliata:

1) Seleziona immagini condivisibili che abbiamo appeal nella mente degli utenti

Le immagini migliori per creare una strategia video-social di successo sono proprio quelle che vengono condivise di più permettendo di identificare il proprio brand con immagini note che trasmettano emozione e che allo stesso tempo siano ben presenti nelle menti dei clienti.

Per avere un’idea più chiara di quali immagini utilizzare può essere utile vedere quali immagini vengono maggiormente postate e condivise sulla propria pagina social dagli utenti.

2) Posta le immagini su un social network visivo: Pinterest, Instagram..

Non bastano una pagina Facebook ed un account Twitter, per i brand è essenziale essere presenti anche su Pinterest, Instagram e Tumblr per permettere alle proprie immagini di avere la massima diffusione possibile nel vasto universo dei social media.

Attenzione: immagini o note possono aiutare ma è essenziale scegliere immagini in alta definizione che raccontino il brand senza bisogno di troppe parole.

3) Monitora le condivisioni delle tue immagini

Avere una traccia delle condivisione delle proprie immagini tra gli utenti può servire a capire quanto esse siano state capaci di andare lontano, comunicando il brand ad un target sempre più ampio.
Monitorare un testo tuttavia è certamente più semplice che monitorare un’immagine, spesso aggiunta da un utente distratto che si è dimenticato di aggiungere i giusti tag.

Per ovviare a questo problema sono oggi disponibili diversi sistemi che riconoscono le immagini analizzando i pixel.

4) Incoraggia gli “angeli del brand” a prendere le tue difese nella rete

Le persone che condividono il tuo brand sono i tuoi migliori avvocati nelle rete. Grazie ai sistemi di monitoraggio, tradizionali o per il riconoscimento delle immagini, è possibile identificarli e raccogliere quante più informazioni possibili per instaurare con loro un dialogo ed incentivarli nella loro attività di difesa del brand nel mondo dei social media.

Le persone possono però anche condividere immagini in contesti negativi o non appropriati al brand, danneggiandone la reputazione piuttosto che aiutandolo a raggiungere un target più ampio. In questo caso, offrire loro una soluzione può servire a mitigare gli effetti negativi del loro passaparola.

Alla scoperta dell'arte contemporanea digitale, tra pixel e tecnologie

Alla scoperta dell'arte contemporanea digitale, tra pixel e tecnologie

Alla scoperta dell'arte contemporanea digitale, tra pixel e tecnologie

Photo Credits @ Thinkstockphotos // Crystallized Abstraction (Day) 2001 Diana Ong (b.1940/Chinese-American) Computer graphics

Benvenuti cari ninja, questo è il mio primo post! Sono Marta (aka Martaka) e da oggi cercherò di raccontarvi l’arte da un punto di vista diverso: quello digitale! Cominciamo con leggerezza, ovviamente cercando di dare una definizione.

L’arte digitale: che cos’è?

Michelangelo, Raffaello o il Canova rabbrividirebbero se qualcuno gli avesse raccontato che un giorno oli, pitture e scalpelli sarebbero stati soppiantati da strumenti intangibili chiamati pixel (raster) misurabili in BIT. La chiamiamo “digital art”, l’arte che non si può toccare, ma udite udite si può vedere o “manipolare”. Rivoluzione!

Alla scoperta dell'arte contemporanea digitale, tra pixel e tecnologie

Photo Credits @ Thinkstockphotos // 104283409 - iStockphoto

Ecco alcune definizioni di introduzione alla materia:

Definizione 1: l’arte digitale è una forma d’espressione artistica che si configura come immateriale e virtuale, essendo inesistente sul piano fisico (materiali), ma presente sul piano visuale (monitor).

Definizione 2: l’arte digitale è un insieme di bit infinitamente replicabili in maniera identica in ogni luogo; l’arte digitale è numerica e riproducibile (memorie – HD, CD Rom -DVD – Rete Internet).

Definizione 3: l’immagine, che può essere statica o animata, bidimensionale o tridimensionale, viene o acquisita attraverso scansioni di immagini preesistenti ed elaborata poi attraverso programmi di grafica, oppure creata attraverso una formula matematica. Un esempio di questa seconda possibilità sono i frattali in cui una parte importante è costituita dall’uso del colore.

Potete capire quindi come la tecnologia digitale ha rivoluzionato le dinamiche per produrre e fruire dell’arte e i linguaggi artistici tradizionali (la pittura , la scultura, la stampa, la fotografia, il cinema). La digital art, inoltre ha dato il via ad ulteriori e sofisticate forme artistiche fino ad allora mai sperimentate come la net art, la software art, le installazioni digitali, gli ambienti di realtà virtuale e le performance art.

Alcuni guardano con sospetto a questo forma d’arte, molti non la ritengono degna di essere chiamata “arte”: in parte è un problema di linguaggio, in parte è difficile dare un valore a qualcosa che spesso per definizione è infinitamente replicabile e spesso volutamente e liberamente manipolabile. In fondo buona parte della economia convenzionale si basa sul concetto di scarsità: un oggetto utile è tanto più prezioso quanto più scarso (o difficile da comprendere).

Nell’economia del digitale questo non è sempre vero, anzi… Quindi la nostra missione, se possiamo chiamarla così, sarà quella di cercare di spiegare il “valore” dell’arte contemporanea digitale.

Al prossimo articolo!

8 consigli per migliorare la tua landing page

Thinkstock/Image Source

La landing page è la pagina che il visitatore raggiunge dopo aver cliccato un link apposito o una pubblicità. Spesso, questa pagina mostra contenuti che sono un’estensione del link o della pubblicità, oppure è ottimizzata per una keyword per “attrarre” i motori di ricerca. L’obiettivo di una landing page è fare in modo che quanti più navigatori arrivino sulla pagina e seguano l’invito a compiere una “azione” e l’indice di efficienza viene chiamato “tasso di conversione”

Immagina un cliente che, navigando sul web, clicchi su un link e si trovi sulla landing page del tuo sito. Essendo la prima occasione per introdurre la tua azienda, la landing page è estremamente importante e va curata al minimo dettaglio per fare una buona impressione e, soprattutto, produrre un alto tasso di conversione.

Ecco 8 consigli di giovani imprenditori per sfruttare al massimo questo strumento, riportati da Mashable.

#1 Aggiungi loghi riconoscibili

“I tassi di conversione sono aumentati quando abbiamo aggiunto i loghi di alcuni dei nostri clienti più importanti sulle notre landing page. Questi aggiungono legittimità e la conferma da terze parti che siamo un prodotto che merita di essere esaminato.”

Robert J. Moore, RJMetrics

#2 Implementa le recensioni degli utenti

“Ottenere recensioni da utenti reali è un modo rapido per aumentare i tassi di conversione. I commenti danno fiducia verso un prodotto o servizio e incoraggiano l’interattività con una landing page.”

Jared Christopherson, Yellowhammer

#3 Fornisci dei buoni motivi

Abbiamo visto miglioramenti di conversione quando abbiamo utilizzato orme di validazione social e/o press. Chiunque si trovi sulla tua landing page sarà più motivato a cliccare sul tasto ‘submit’ se lo hanno già fatto i suoi amici o se la stampa e in generale i media mainstream consigliano il tuo prodotto o servizio. Ecco perché è utile inserire il widget di Facebook ‘Facepile’ o la press bar con i loghi di tutti i media che hanno parlato della tua azienda.”

Danny Boice, Speek

Thinkstock/iStockphoto

#4 Crea un sito mobile-responsive

“Il mio sito riceveva un sacco di visite da mobile, ma le conversioni dalla landing page erano basse. Ho pensato la gente non compra da dispositivi mobili. Una volta che la mia pagina è stata mobile-responsive, però, i click sono aumentati.”

Jay Wu, Best Drug Rehabilitation

#5 Rimuovi quasi tutto

“La nostra landing page di maggior successo è stata una praticamente senza testo e solo un pulsante di iscrizione. Ora ci sono solo 20 parole sulla nostra landing page.”

Adam Lieb, Duxter

#6 Rendila ‘a prova di stupido’

“Oggi, l’accesso mobile è in aumento, e la nostra pagina di destinazione è mobile-responsive, che è il primo passo. In quella pagina, avevamo messo l’opzione “download Tunebash”, ma il tasso di conversione non era ancora alto come volevamo. Così abbiamo integrato un badge di iOS che si apre e chiede al cliente se vuole installare l’applicazione. Ciò ha aumentato il nostro tasso di conversione di tre volte.”

Joseph Ricard, Tunebash Inc.

#7 Usa immagini e video

Invece di scrivere mille parole che nessuno leggerà, metti una semplice della tua piattaforma e di quello che fai. Molti siti hanno un breve video sulla società, il brand, il valore etc…, così ne abbiamo aggiunto uno che risponde a tutte le domande che la maggior parte delle persone vorrebbero chiedere. Il tuo servizio ha un senso per te, ma qualcun altro potrebbe non avere idea di quello che fai, quindi rendi le cose semplici e chiare.

Trace Cohen, Launch.it

#8 Usa una bella voce over

“Per la voce over di un nostro video abbiamo utilizzato la voce di qualcuno che sembrava Sean Connery. Il nostro tasso di conversione è aumentato di circa il 10%, con un investimento di soli 200. Credo che la sua voce fosse più rilassante e affidabile per i nostri visitatori.”

Joe Barton, Barton Publishing

Come superare il trauma delle recensioni online negative

come superare il trauma delle reputazioni online negative
Imprenditori, startupper, liberi professionisti, creativi, rassegnatevi: il cliente ha sempre ragione. Questa affermazione è ancora più vera nell’epoca 2.0, quando per acquisire o perdere credibilità basta un soffio… anzi una stellina.

Se vi state ancora domandando se le recensioni online degli utenti danneggino o meno la vostra attività, fatevene una ragione. La risposta è Si. A confermare questa affermazione, alcuni dati che non lasciano ombra di dubbio.

Quanto pesano le recensioni online: qualche dato

– l’89% dei consumatori considera veritiere le recensioni online e un altro 80% afferma di aver cambiato idea dopo aver letto una recensione negativa.
– nel 2011 l’85% dei consumatori ha dichiarato che è predisposta all’acquisto dopo aver letto commenti e recensioni sulla rete.
una e dico una sola stella in una recensione di un ristorante ha un impatto sul ricavato che va dal 5% al 9%.

Niente paura …

Il panico ha preso possesso di voi e vi siete già lanciati nella rete alla ricerca ossessivo-compulsiva di commenti o recensioni negative? Fate bene, non ad entrare nel panico, ma semplicemente a scoprire come il popolo del web parla di voi.

Per un momento immedesimatevi nel vostro consumatore tipo e pensate dove e come vi cerchereste. Partite da una semplice ricerca su Google, per spostarvi poi su blog, siti specializzati nel vostro settore e via dicendo.

… non tutte le recensioni sono uguali

Ma attenzione! Prima di trarre le conclusioni, ricordate che non tutte le recensioni sono uguali e hanno lo stesso peso per tutte le aziende.

come superare il trauma delle reputazioni online negative
Semaforo verde: i feedback sono positivi e inneggiano alle qualità della vostra azienda o prodotto. La reputazione è salva! Andate avanti così!

Semaforo arancione: le recensioni tiepide sono un chiaro segnale che c’è qualcosa che non va e che deve essere rivista. Fermatevi un attimo, leggete con attenzione ciò che lascia interdetti i vostri clienti e correte ai ripari. La vostra reputazione scricchiola un po’, ma con qualche riparazione puoi ripartire.

Semaforo rosso; la maggior parte dei feedback sono negativi? Avete un serio problema! Leggete, capite e soprattutto rispondete sia online ma anche offline, migliorando i servizi e andando incontro le esigenze dei clienti. La vostra reputazione è compromessa. Ma nulla è perduto!

Come correre ai ripari…

La vostra azienda ha il semaforo rosso? Prima di passare all’azione, è necessario che si tenga in mente che molte recensioni siano positive che negative, possono non essere vere. Magari qualche vostro competitor, vuole tirarvi un colpo basso.
La vostra azienda ha il semaforo arancione? Qualche recensione negativa è del tutto normale: un disservizio, un ritardo, un dipendente meno gentile del solito sono tutte cose rimediabili. L’importante è rispondere al cliente in rete e affrontare il problema offline.

come superare il trauma delle reputazioni online negative

…e migliorare la propria reputazione

Assicuratevi di avere un sito internet. Può sembrare ovvio, ma aiuta ad indirizzare la ricerca dei clienti nella giusta direzione e atterrare su un terreno sicuro.
Chiedete ai vostri clienti di recensirvi e segnalate dei siti su cui possano farlo. Se la vostra attività è consolidata già da qualche anno, avrete meno opportunità di avere commenti negativi. In questo caso chiedere dei feedback, è un punto a proprio favore.
Non acquistate recensioni false. Mai, in nessun caso! Non apportano alcun valore.
Monitorate la vostra reputazione costantemente e rispondete in modo appropriato. Non chiedete scusa, ma mostratevi comprensivi e solidali con il cliente, con frasi del tipo: “Capisco che la sua esperienza non abbia soddisfatto le sue aspettative”. Poi spegnete il pc e agite! Ascoltate, fate le vostre valutazioni e provvedete.
Ringraziate sempre coloro che lasciano feedback positivi per il loro tempo e attenzione.

Superate il trauma: le recensioni hanno un lato positivo

Bene o male, l’importante è che se ne parli! Si può essere più o meno d’accordo con questa inflazionata citazione, ma una cosa è certa. La vostra attività ha bisogno dei feedback dei clienti, di qualsiasi tipo. Al contrario dalle critiche si impara, si corregge il tiro, si ascoltano le esigenze degli utenti. Con intelligenza, impegno i semafori diventeranno verdi!

Quindi ben vengano le recensioni online! Basta non entrare nel panico e saperle gestire!

Tumblr: 3 cose da sapere per la content strategy giusta

Dopo la recente acquisizione da parte di Yahoo!, Tumblr si prepara ad una ristrutturazione sistematica di contenuti e grafica? Questo ancora non ci è dato sapere! Nell’attesa, però, di ulteriori notizie da mamma Yahoo! vogliamo darvi qualche utile consiglio e suggerimento su come improntare una buona content strategy su Tumblr per essere pronti e preparati ad ogni evenienza. Siete pronti?

Cominciamo col ragionare sul significato che il matrimonio Yahoo!-Tumblr avrà per i contenuti della piattaforma: ora che (quasi sicuramente) saranno introdotti gli ads a pagamento potrebbero cambiare gli asset delle strategie di content marketing che i brand utilizzano sulla piattaforma.

Le attuali tecniche di contest strategy utilizzate su Tumblr sono soft, poco aggressite e generano valore aggiunto. Proprio per queste caratteristiche la community le accetta di buon occhio, rifiutando e “bandendo” quelle che risultano sfacciatamente “pubblicitarie”.

Tutto questo potrebbe quindi cambiare – con effetti disastrosi sul rapporto tra brand e community. Vediamo come “salvare il salvabile” con qualche trucchetto per non perdere la stima della community e il valore aggiunto che siete riusciti a generare o che volete generare.

La volontà di monetizzare la piattaforma di microblogging da parte di Yahoo! un pò si scontra con le logiche di base di Tumblr, dove tutto è lasciato alla community.

Sembrerebbe però che (parole di Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo!) le intenzioni della nuova casa madre siano quelle di mantenere alti gli standard dei contenuti, soprattutto quelli pubblicitari, di buon gusto e con soluzione di continuità rispetto al passato della piattaforma.

Tumblr, per non rischiare ulteriori danni – viste le reazioni negative della community nei confronti della recente acquisizione – ha bisogno di restare il valido canale di contenuti che è, e deve continuare a dare la possibilità ai brand di realizzare uno storytelling efficace e che faccia presa sulla community.

1. Scegliere il formato giusto per i propri contenuti

Per creare un buon racconto di marca bisogna pianificare con attenzione la propria strategia comunicativa: bisogna ritagliare, insomma, i contenuti su misura del brand. Esempi passati ci insegnano che la community di Tumblr non esita a condividere e sostenere, quando si tratta di contenuti emozionali e di qualità! 

Quali sono, però, i contenuti migliori? Secondo Alexis Kaplan, brand strategist per Tumblr, il contenuto più diffuso e popolare sulla piattaforma sarebbero le immagini, miglior veicolo di trasmissione dei messaggi, seguiti a ruota da GIF animate, testi e video. Sembrerebbe, inoltre, che Tumblr si stia attrezzando persino per i contenuti audio.

Preferire l’utilizzo di immagini ed utilizzare contenuti già testati con esito positivo su altre piattaforme (o magari d’archivio) sembrano essere le strategie migliori. Anche l’utilizzo di citazioni sotto forma di immagine o meme sembrano essere una buona idea e fare presa sugli utenti di Tumblr.

L’importante è che il contenuto prodotto sia in un formato tale da poter essere condiviso con facilità e che abbia la possibilità di diventare virale, in modo da poter essere diffuso con facilità tra la community.

2.  Seguire la community e condividere i suoi contenuti

Tutti hanno qualcosa da dire, ma non sempre c’è qualcuno ad ascoltare o che ne abbia l’intenzione: diventare quel qualcuno può essere il nuovo punto di forza per il brand e la sua reputazione sulla piattaforma.

Seguire gli utenti che diventano follower del brand e condividerne i contenuti (senza appropiarsene o farlo dando il giusto riconoscimento) è un buon inizio.

Seguire la community può essere un buon modo per conoscerla, comprendere e analizzare l’immagine che hanno del marchio e, perchè no, integrare alcuni contenuti pubblicati dagli utenti che rientrano nei valori della campagna e del brand. Far produrre contenuti agli utenti favorisce il senso di comunità e dà a loro la possibilità di esprimersi: un mix altamente favorevole per il marchio!

3. L’emozione è tutto!

Come spesso ricordiamo, l’emozione ed il contenuto giusto sono due fattore, anzi, i fattori essenziali per il coinvolgimento dell’utente. Bene, i contenuti utilizzati su questo tipo di piattaforma non sono da meno, tutt’altro: l’emozione e l’empatia sono due delle principali leve che spingono l’utente prima, e la community poi, a rebloggare e seguire il marchio.

L’immagine (e il video) quale contenuto predominante su Tumblr è il mezzo perfetto per emozionare il cliente-utente e per diffondersi nella community. Storie strappalacrime fanno leva sulla parte più sensibile e fidelizzano il cliente, mentre una storia divertente più facilmente viene ricondivisa.

E voi, tumblr addicted, quali consigli ci date? 🙂

Diesel Reboot: la rinascita del brand con Nicola Formichetti

Da qualche mese Diesel ha un nuovo direttore creativo, lo stylist italo-giapponese Nicola Formichetti, il quale non ha perso molto tempo per dare il suo tocco al brand attraverso la campagna “Diesel Reboot“.

Tutto è cominciato con l’immagine diventata virale di una Papessa proiettata su edifici storici di Milano e Roma: il Castello Sforzesco, i Navigli, Ponte Milvio e perfino il Colosseo sono stati i scenari della call-to-action di Diesel.
I resurrect the destructed” recita l’headline, seguito dal link di un blog su tumblr.

Qui scopriamo cos’è Diesel Reboot: una seconda vita di Diesel, la reinvenzione di uno dei brand più iconici di sempre che sarà realizzata attraverso il contributo diretto degli utenti.

Lo scopo è ravvivare le caratteristiche del brand: libertà, creatività, originalità e, soprattutto, coraggio. Per questo Diesel ha bisogno di una nuova generazione di brand ambassador e fashion influencer, che andranno a creare una community di creativi attorno al brand.

Nelle prossime settimane Nicola lancerà delle sfide, invitando gli utenti a contribuire esprimendo le proprie idee attraverso il blog tumblr o l’hashtag #dieselreboot su Twitter, Instagram e Vine.

La prima missione? Mostraci cosa ti ispira!


“Quando Renzo mi ha chiesto di collaborare con lui” ha dichiarato Nicola Formichetti “mi sono ricordato di come io e Diesel condividiamo lo stesso spirito. Niente regole! E’ tutta una questione di avere il potere di fare qualcosa, di essere liberi. E’ una rivoluzione positiva. Siamo pronti a un reboot! A premere il tasto refresh. Questo è il nostro primo progetto: distruggeremo tutto per ricostruire qualcosa di più grande. Voglio coinvolgere i giovani creativi di tutto il mondo e renderli parte del processo.”

Quale modo migliore di rendere partecipi i consumatori se non quello di renderli parte attiva del rebranding dell’azienda?

Le migliori estensioni per browser per proteggere i nostri dati

Le migliori estensioni per browser: ecco come proteggere i nostri dati

Le migliori estensioni per browser: ecco come proteggere i nostri dati

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Di recente abbiamo parlato di come cancellarsi da Internet: una scelta estrema quanto impegnativa che richiede tempo, attenzione e molta pazienza. Nella maggior parte dei casi non è necessario ricorrere ad azioni così drastiche: basta prendere le dovute precauzioni e affidarsi ai più moderni sistemi di protezione dei dati personali.

Lifehacker.com ha stilato un elenco dei migliori tool per evitare la dispersione dei dati durante la navigazione, dividendoli in tre categorie: ad-blockers, anti-tracking e estensioni aggiuntive per la privacy. Vediamoli nel dettaglio.

Estensioni Ad-blockers

Quante volte capita di cliccare su un link, per poi ritrovarsi su una pagina totalmente ricoperta di pop-up pubblicitari, che nascondono il contenuto che stavamo cercando? Niente di più irritante.

Per salvaguardare la vostra navigazione (e i vostri nervi), ecco i “mai più senza” delle estensioni ad-block per browser. Il più raccomandato è AdBlock Plus (disponibile sia per Firefox che per Chrome): blocca pubblicità invasive (rollover, banner e popup), impedisce l’accesso a domini che contengono malware e inoltre disabilita il tracking di cookies e scripts da parte di terzi.

In alternativa ad AdBlock Plus, si possono installare NoScript (su Firefox) o ScriptSafe (su Chrome), entrambi ottimi per bloccare la diffusione dei dati personali sui siti che utilizzano Java, Javascript o Flash. Sono strumenti molto potenti, pertanto vanno usati con cautela: se la quantità di contenuti che decidiamo di bloccare è eccessiva, la pagina web potrebbe risultare difficile da navigare se non totalmente illeggibile.

Le migliori estensioni per browser: ecco come proteggere i nostri dati

Sistemi Anti tracking

Quante volte vi è successo di visualizzare un banner pubblicitario relativo ad un prodotto che avete cercato su un sito di acquisti online? Non è una strabiliante coincidenza ma è frutto di un sistema basato sulla tracciabilità dei cookies; questi piccoli file sono come delle etichette attraverso cui i siti e i loro partner riconoscono i visitatori.

Se non vogliamo più essere tracciati nelle nostre abitudini di navigazione, può venire in nostro soccorso il plug-in Disconnect (per Chrome, Firefox, Safari e Internet Explorer) che permette di controllare script e cookie indesiderati tramite una semplice toolbar. Un aspetto degno di nota è la funzione Secure Wi-Fi di Disconnect che protegge dal sidejacking, ovvero dall’intercettazione di cookie per il login automatico (es. funzione “ricorda password”) sui nostri siti preferiti, situazione che può verificarsi quando si naviga in una rete Wi-Fi pubblica.

Esistono anche delle alternative quali Do Not Track Me, Ghostery oppure Priv3, ma al momento il sistema più sicuro è Disconnect.

Le migliori estensioni per browser: ecco come proteggere i nostri dati

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Altri tool per la privacy

Se ancora non siamo soddisfatti del livello di protezione raggiunto, possiamo fare riferimento a HTTPS Everywhere, plug-in che suggerisce al browser di utilizzare la connessione cifrata a un server o un sito, laddove disponibile.
Vi siete persi tra cookies, script e popup? Niente paura, per voi c’è WOT (Web of Trust), un’estensione che identifica e segnala i siti sicuri e quelli non affidabili. Ideale per i neofiti del Web.

La difesa più efficace

Oltre ad armarsi di antivirus, anti-malware e di estensioni per la protezione della privacy come quelle appena descritte, bisogna sempre ricordare che il modo migliore di proteggere se stessi e i propri dati è utilizzare una buona dose di buon senso e prudenza.

È molto improbabile che abbiate vinto quel milione di dollari o la carta verde per entrare negli Stati Uniti: attenti a cosa cliccate…