Tipografia e moda si incontrano nell'alfabeto Fashion Font

Fashion Font non è solo il nome del sito web creato dall’artista coreana Yvette Yang, ma è un vero e proprio collage il cui scopo è celebrare la moda dalla A alla Z in un modo tutto nuovo.

Moda e tendenze di ognuna delle stagioni degli ultimi anni sono catalogate in un font creato ad hoc e in cui ogni lettera è frutto di un attento studio dell’accostamento giusto: un outfit formato lettering, sarebbe il caso di dire.

Le collezioni di moda e il cambiamento della stessa negli anni sono presentati in un modo totalmente originale, che carica di senso ogni parte dell’alfabeto indipendentemente dal suo inserimento in un testo.

Una ricerca che la Yang porta avanti dal 2007 e che finora ha prodotto un genere tipografico che i fashion-addicted non potranno che amare!

Migliorare le immagini con Photoshop utilizzando i canali: tutorial di Federico Chiesa

Amate la fotografia? Siete reflex dipendenti? Non riuscite più a vivere senza condividere le vostre foto su Instagram? Allora siete nel posto giusto!

Reduce dalla V edizione del CreativeProShow, Federico Chiesa, che ricorderete come l’autore della fantastica serie Horror Vacui, in cui i cattivi del cinema e della televisione si mostravano in versione da pensionati, ha realizzato per NinjaMarketing un tutorial che illustra come migliorare le nostre immagini utilizzando i canali di regolazione di Photoshop. Ecco come fare per ottenere risultati professionali in pochi semplici step spiegati passo dopo passo da Federico. Scegliete un’immagine, aprite Photoshop e buon lavoro ninjas! 😉

Utilizzo dei canali per regolazioni mirate in Photoshop

Generalmente usiamo gli strumenti di regolazione in Photoshop intervenendo su tutta l’immagine, oppure disegnamo maschere ad hoc per limitare la loro azione.

Nel mio workflow uso spesso una semplice tecnica che permette di far agire un livello di regolazione in maniera differente lungo lo spettro dei colori.

Caricando come maschera del livello di regolazione il corrispondente in bianco e nero dei singoli canali RGB ho modo di ottenere diversi risultati che, a seconda dell’occasione, mi aiutano a migliorare l’immagine.

Osserviamo il mio esempio.

Una volta caricata l’immagine (fig 1) ho cliccato su LIVELLO – NUOVO LIVELLO DI REGOLAZIONE – CURVE ed ho schiarito tutta l’immagine, come si vede in fig2, ovviamente la curva interviene su tutta l’immagine, schiarendo prevalentemente i mezzi toni.

A questo punto, disattivata la curva, sono andato nel tab canali e tenendo premuto CMD (mac) o CTRL (PC) ho cliccato sul canale RGB (fig3). In questo modo vedrò caricarsi una selezione.

Con la selezione attiva ho creato un nuovo livello di regolazione con la stessa procedura di prima e con gli stessi valori della curva precedente e Photoshop mi ha automaticamente creato una maschera relativa alla selezione. Come vedrete la stessa curva agirà in modo molto diverso sulla mia immagine (fig4).

Se osservate la maschera che agisce sulla mia curva (fig5), che altro non è che una versione in bianco e nero della mia immagine base, capirete che la curva andrà ad agire di più sulle parti chiare e meno su quelle scure (il principio della maschera è nero=non agisce, bianco=agisce al 100%, grigio 50%=agisce 50% ).

Dunque se osservate gli altri canali singolarmente (cliccando prima sul canale RGB poi sul singolo canale nella tab CANALI) vedrete ad esempio che il canale ROSSO ha un cielo molto scuro, mentre il canale BLU ha un cielo molto chiaro (potete vedere le differenze nella figura 6). Quindi se caricassimo sulla stessa curva il canale Rosso come maschera questa lavorerebbe meno sul cielo rispetto alla maschera del canale BLU. Il funzionamento è come l’utilizzo di un filtro rosso quando si scatta in pellicola bianco e nero.

Nella figura 7 vedete le tre maschere fatte con i canali R G e B contemporaneamente. Potete vedere bene osservando il cielo come la stessa regolazione, con una diversa maschera, abbia un risultato diverso.

Nel caso della foto presa in esame usando la maschera col canale ROSSO ho fatto si che shiarendo le nuvole il cielo rimanesse più o meno uguale, ottenendo una migliore separazione e contrasto tra gli elementi. Una volta capito questo concetto vi sarà utilissimo usare le maschere fatte con i canali per lavorare sulle parti che più vi interessano.

L’utilizzo invece della maschera creata dal canale composito RGB può essere interessante su una curva di schiarita per aumentarle la luminosità delle parti più chiare e migliorare quindi il contrasto (in fig 8 vedete un’immagine splittata, a sinistra il file base, a destra la schiarita con maschera canale RGB, come vedete si ottiene un risultato molto più interessante rispetto alla stessa schiarita senza maschera in fig 9).

Se, usando la maschera fatta dal canale RGB volessimo che la curva agisse più sulle basse luci, basterà invertire la maschera stessa (fig 10) ma questo generalmente porterà ad un abbassamento del contrasto.

Da queste semplici basi è possibile ottenere degli effetti molto interessanti, è per questo che uso le maschere quasi in ogni mio progetto.

Nei tuoi panni: Findomestic trasforma il reality in azienda in un'iniziativa di comunicazione

È partita due settimane fa la campagna di comunicazione Nei tuoi panni, un’innovativa esperienza di partecipazione e collaborazione tra consulenti e clienti, proposta da Findomestic, sottoforma di “docureality“.

Dal format del reality alla campagna di comunicazione

Nel docureality escogitato, il primo reality girato in una banca, i clienti sono testimonial della vita in azienda e, accompagnati da una troupe, scopriranno, parteciperanno e collaboreranno con i consulenti a tutto il lavoro che c’è dietro lo studio dei prodotti e delle offerte Findomestic.

24 sono i partecipanti del reality, scelti attraverso un videocasting, ed è possibile conoscerli online attraverso le puntate e i confessionali, disponibili sin da ora nei canali appositamente dedicati alla serie: arrivata già alla sua terza puntata, il suo obiettivo è evolversi in una campagna di comunicazione d’impresa vera e propria, basata su un claim che suggerisce lo sforzo di empatia per riuscire a mettersi nei panni degli altri, perché prima di essere professionisti si è persone.

“La condivisione con i clienti di momenti di vita aziendale e della campagna pubblicitaria è un ulteriore “tassello” lungo la frontiera della trasparenza e del credito responsabile.

Un percorso che l’azienda ha intrapreso da diversi anni con l’obiettivo di rendere i consumatori più consapevoli, affinché l’accesso al finanziamento avvenga in modo semplice, flessibile, ma soprattutto in condizioni di piena e completa sostenibilità.

Si tratta in definitiva di un ulteriore radicamento della cultura della trasparenza e dell’integrità: l’esperienza in azienda dei clienti evidenzierà loro come non basti rispettare gli obblighi giuridici relativi al credito di consumo, ma occorra tenere in considerazione i bisogni dei singoli casi e della collettività nel suo complesso”.

dichiara Lorenza Ciacci, direttore Marca Comunicazione e Pubblicità di Findomestic Banca.

Riassunto delle puntate precedenti

Ad introdurre il primo episodio del reality è il team di consulenti Findomestic, seguito dalla presentazione dei clienti: un impiegato pubblico, un’imprenditrice, un operaio, un’impiegata, un direttore cinematografico e un responsabile marketing che si sfidano sulla creazione di un’offerta di prestito personale e di una gamma di offerte personalizzabili in base alle esigenze dei clienti.

Nel secondo episodio i clienti discutono del problema del finanziamento in presenza dei consulenti, mentre i giudici della prova li stanno seguendo da un’altra stanza. Presto lo scambio di idee diventa un contrasto più acceso, ma un giudice interrompe la tavola rotonda invitando tutti a prepararsi a rispondere alla prima prova: “Come dovrebbe essere un prestito personale?”.

La domanda è semplice, ma lo è altrettanto la risposta?

Il terzo episodio: la prova

Ideare un nuovo prestito personale è un lavoro di grande responsabilità: non bisogna solo capire quanto sia necessario chiedere e a quale tasso farlo, oppure quante rate si otterranno in risposta alla richiesta, perché si tratta di trovare un equilibrio tra le esigenze delle persone che lo richiedono e le regole del mercato.

Per creare un’offerta di prestito personale i clienti si mettono nei panni dei consulenti e presto il tempo della prova termina. Arrivano i giudici e interrogano i partecipanti sulle soluzioni che hanno ideato.

Essi dimostrano attenzione per l’utilizzo delle nuove tecnologie, per il contesto economico molto teso che viviamo ma anche strategia della pianificazione e importanza del naming, e si dimostrano anche molto empatici nei confronti dei consulenti, sottolineando la sostenibilità reale dei prodotti offerti.

In totale si ottengono 6 lavori eccellenti. Ma chi sarà riuscito a vendere il proprio prodotto?

Parte così la serie e chi riuscirà a superare le sfide vincerà il reality.

(continua…)

Una settimana in Uber a San Francisco, il diario di Cristina [Giorno 2]

Il secondo giorno di training è finito.
Oggi le lezioni erano orientate agli specifici ruoli che ricopriamo nell’azienda così io ho seguito i corsi di Brian, Community Manager Specialist, il mio collega della logistica ha seguito corsi dell’operations specialist.

E’ stato molto interessante poter diradare dubbi, fare domande, fare brain-storming.
Quello che mi stupisce di questa Uberversity è la possibilità di non dover mettere in piedi giochi di potere.ù
Hai l’opportunità di incontrare il CEO che pranza in cucina, sa esattamente chi sei e ti chiede, con cognizione di causa, come vanno le cose a Roma.

Ci hanno assegnato un lavoro di gruppo che consegneremo domani, l’idea che vincerà sarà probabilmente messa in piedi sul serio. E’ come essere ritornati ai project work della Business School, ma questa volta le cose si fanno reali, ci sono delle enormi opportunità di sviluppo in gioco.

Le persone con cui sono in squadra sono fantastiche: Femke, Jeanine, Alex, Demon. Ricoprono ruoli diversi all’interno dell’azienda e in giro per il mondo, è un privilegio poter incontrare persone così durante il proprio lavoro.
Non sono certo i soli ad avermi colpito, in questa sessione di Uberversity ci sono community manager, launcher, general manager tutti con un fortissimo spirito UBER.

Dopo alcune lezioni più tecniche, fatte dagli ingegneri del MIT che animano l’azienda, siamo andati a cena tutti insieme in un ristorante spagnolo consigliato dalla Community Manager di New York.
La nottata è continuata con quattro chiacchiere davanti a un bicchiere di vino, per poi ritornare tutti in albergo a prepararci per il nostro terzo giorno di training.
Come siamo tornati? Ovvio, a bordo di uno spazioso SUV prenotato grazie a UBER!

Tutti pazzi per iPhone5? Effetto Domino [VIRAL VIDEO]

Il Domino è sempre affascinante da osservare, saranno i giochi visivi creati dalle tessere o il fatto di dover seguire il flusso che si crea per capire come va a finire, ma i numeri dei video di domino in rete sono pazzeschi.

Il termine Effetto Domino inizialmente nasce proprio con le tessere del gioco del Domino che poste in verticale una dietro l’altra permettono di realizzare questa reazione a catena. Creativi, pubblicitari e ingegneri hanno evoluto il domino effect utilizzando diversi oggetti a loro disposizione.

Aatma Studio, agenzia di social media di San Francisco, che si cimenta da anni nella realizzazione di preview video dei prodotti Apple, ha pensato di realizzare un domino con l’oggetto più amato e odiato, emulato e criticato, trendy e mainstream dell’ultimo decennio: l’iPhone.

L’obiettivo è quello di mostrare cosa potrebbe fare la tecnologia NFC (Near Field Comunication) in un iPhone 5, tecnologia che permette di trasferire informazioni dallo schermo di un device ad un altro.

Pionieri nel campo di video di domino sono stati sicuramente i colleghi di comunicazione della Guinness con il loro “domino da guinnes” già nel 2008, un trend sempre crescente e molto in voga anche in quest’ultimo periodo: i deejay A-Trak & Tommy Trash per il loro ultimo pezzo Luna Melt hanno scelto un domino molto originale, da segnalare per l’utilizzo persino di toast e di uno shooting subaqueo.

L’idea di promozionare un singolo di un album era già venuta ai più famosi Ok Go, i geni del video su Tapirulan per intenderci, per la loro “This too shall pass” .

Fenomeno da studiare l’effetto Domino legato ai video virali, due dinamiche che viaggiano in parallelo connesse entrambe da una diversa reazione a catena.

L'agente Smith di Matrix è protagonista del nuovo spot della General Electric

Lo scorso 13 aprile, durante il Saturday Night Live, è andato in onda il nuovo spot della nota multinazionale General Electric con protagonista il mitico agente Smith del film The Matrix. I fratelli Wachowski, registi della trilogia, hanno aiutato l’agenzia BBDO di New York a realizzare lo spot, diretto dal regista David Gordon Green.

http://www.youtube.com/watch?v=loinY8MmVq8&feature=player_embedded

Smith cammina nei reparti di un ospedale e mostra come tutta la tecnologia presente negli ambienti sia frutto della General Electric e permette ai medici di lavorare e ai pazienti di essere curati con le migliori strumentazioni.

La campagna si chiama “Brilliant Machines” (proprio come le macchine presenti nel film cult) e promuove l’uso dei software GE in ospedali e palazzi governativi, al fine di ridurre i tempi di attesa e gli sprechi, utilizzando questa icona classica della cultura pop per raggiungere in maniera più efficace il target.
Spot precedenti hanno visto l’utilizzo come soggetto della famigerata macchina Kitt, quella del telefilm Supercar, un classico anni ’80.

Linda Boff, Digital Collective Co-Chair Executive Director, Global Digital Marketing General Electric, ha giustificato l’utilizzo di questo soggetto affermando che: “abbiamo lanciato la campagna per portare il concetto di internet industriale ad un vasto pubblico, raccontando una storia di produttività con le macchine”.

Per la prima volta i fratelli Wachowski concedono la licenza di utilizzare il concept di The Matrix a scopo commerciale.

Retail Safari, alla scoperta dei negozi più innovativi di Napoli e Capri! [EVENTO]

Continua il viaggio alla scoperta dei workshop del Capri Trendwatching Festival, che si svolgerà il 3 e il 4 maggio 2013 presso il Teatro del Grand Hotel Quisisana di Capri. Se siete insaziabilmente curiosi, affascinati dal mondo dei trend e interessati a vivere un’esperienza indimenticabile nei luoghi dello shopping più innovativi di Napoli e Capri, allora il Retail Safari è il workshop che fa per voi!

modalità di partecipazione: su iscrizione, a pagamento
costo: 90,00 (inclusi i trasferimenti in navetta in giro per Napoli, il collegamento in aliscafo per raggiungere l’isola, la colazione e il pranzo)
dove: Partenza ore 10,00 a Napoli presso Molo Beverello di Napoli; spostamento Napoli-Capri h 13; pranzo a Capri e retail safari sull’isola 14,30-16,00
quando: VENERDI 3 MAGGIO 2013 ore 10,00-16,00

Uno degli ambiti più interessanti del marketing operativo è certamente il settore del retail e per non restarne indifferenti ho deciso di intervistare uno dei maggiori esperti Italiani di unconventional shopping experience, design, marketing esperienziale e fashion design.

Alberto Costabello ci ha concesso un’intervista sui contenuti che saranno presentati il 3 maggio al workshop “Retail Safari” del Capri Trendwatching Festival 2013.

Quanto è difficile far coincidere le esigenze di un brand globale con un microcosmo commerciale e territorialmente particolare come quello Caprese? Non c’è il rischio di allontanarsi dagli assets globali?

Capri rappresenta sicuramente un caso particolare nell’ambito del retail contemporaneo. Le sue caratteristiche specifiche sono legate all’unicità e complessità del luogo, al suo appartenere a un ristretto novero di località d’élite internazionalmente note e al fare parte di un paese che sta trovando il suo posizionamento mondiale come luogo privilegiato per stile di vita, ricchezza artistica e patrimonio gastronomico. Proprio questi elementi costituiscono un’attrattiva fortissima per tutti quei brand che guardano al nuovo consumo di gamma medio-alta e ai nuovi consumatori provenienti dai paesi emergenti, sempre più desiderosi di esperienze e beni di alta qualità, caratterizzati da un elevato grado di unicità.

Le dimensioni ristrette del territorio, certo, genereranno una selezione naturale dei brand presenti sul territorio. Il rischio sarà forse quello di vedere Capri trasformata in un grande supermarket del lusso a cielo aperto com’è successo a Forte dei Marmi, rischiando di far perdere alla località la sua identità ancora legata a radici culturali locali. Una prova non semplice che solo la corretta selezione dei brand e delle attività commerciali potrà definire nell’immediato futuro.

Quali incitamenti vogliono essere trasferiti ai partecipanti al “Retail Safari” e come sarà affrontato tecnicamente il workshop?

Vivete l’esperienza dell’approccio al retail in maniera globale e immersiva! Cercate di cogliere gli aspetti di novità e avanguardia per poi tradurre questo patrimonio in concetti globali da applicare in contesti diversi da quelli originari, specifici del vostro business.

La modalità del Safari consiste proprio nell’analisi del mondo del retail affrontata sul campo con metodi da etnografo e cioè attraverso la raccolta di stimoli e suggestioni che lo spazio, l’accoglienza, la gestione del PDV trasmettono all’utente.

Un’esperienza che, guidata da un cool hunter attraverso raffronti ed esempi internazionali, diventa l’occasione per un workshop a elevato valore formativo dove i temi identificati localmente sono poi ricondotti a vere e proprie tendenze globali.

Qual è la relazione tra “etnografia urbana” e “marketing esperienziale” e quanto incide il consolidarsi delle architetture virtuali sull’organizzazione degli spazi off-line? C’è una correlazione tra rete e realtà per il retail?

L’etnografia urbana è un campo di ricerca che attraverso la tecnica dell’osservazione partecipante studia i comportamenti sociali (ma anche quelli di consumo) che si manifestano nelle città. Questi comportamenti comprendono anche il grado di attenzione che le persone esprimono nei confronti delle cosiddette “proposition of value”, ovvero le offerte che le imprese immettono nel mercato a livello di prodotti, servizi, format di negozi.

Il “marketing esperienziale” è invece l’approccio che permette alle imprese di raccontare al pubblico la propria proposta abbinandola a un’esperienza personale emozionante e memorabile. Quindi, si potrebbe dire che lo studio dell’etnografia urbana permette di comprendere quali potrebbero essere le soluzioni di marketing esperienziale più capaci di ottenere l’attenzione del proprio target di riferimento, e, quindi, di incrementare il successo e l’efficacia comunicativa delle proprie iniziative.

Il corto circuito tra la dimensione online delle nostre vite e la dimensione reale (appunto, “off-line”) è un fatto acclarato che ha ripercussioni significative anche nel mondo del retail. La tecnologia RFID, per esempio, potrebbe da sola generare una vera e propria rivoluzione nella gestione delle operations di logistica, di magazzino e di riassortimento all’interno dei punti vendita, grandi e piccoli. Tecnologie di diversa matrice ma altrettanto avanzate possono, invece, permettere ai gestori degli spazi di effettuare studi raffinati sui comportamenti che le persone assumono all’interno degli spazi oggetto di studio, sempre nel rispetto della privacy dei visitatori.

Infine, il coinvolgimento emotivo è la principale ragione di successo sia di un’iniziativa di marketing sul web che di una nel mondo reale. Nello stesso modo un’esperienza di acquisto online è ormai vissuta come una normale esperienza di acquisto in negozio con tutto il suo vissuto di emozioni sia negative che positive. Oggi il retailer per esplodere la propria offerta nel Web 2.0 non solo deve dotarsi di una solida offerta commerciale e di una comunicazione azzeccata, ma è chiamato a mettere a punto un’interfaccia che renda fluida e “seamless” l’esperienza di shopping.

Grazie Alberto, appuntamento al 3 maggio al Workshop in “Retail Safari“.

La bolla speculativa della moneta digitale Bitcoin

Nel 2009 un anonimo giapponese ha inventato una valuta digitale denominata bitcoin allo scopo di bypassare il sistema tradizionale di emissione e scambio del denaro tradizionale.
La moneta bitcoin viene emessa attraverso un processo di “mining” che coniste nello risoluzione di algoritmi da parte degli utenti che dedicano parte della potenza di calcolo dei propri computer al sistema.

Una volta ottenuta tramite il processo di mining, o acquistata con denaro tradizionale, la valuta viene depositata su un portafoglio elettronico e può essere spesa su tutti quei siti che mettono a disposizione bitcoin come sistema di pagamento, oppure può semplicemente essere usata come moneta di deposito in quanto incrementa il suo valore molto velocemente.
Le transazioni in bitcoin non sono soggette a costi di transazione e sono completamente anonime.

Differenze rispetto alle valute tradizionali

A differenza delle valute classiche, bitcoin non è emessa da un’istituzione come le banche centrali e rappresenta un’offerta fissa, si possono emettere cioè fino ad un massimo di 21 milioni di bitcoin, dopodiché il sistema informatico distribuito non distribuirà più moneta. Questa caratteristica fa di bitcoin una valuta deflattiva.

In questo contesto è facile immaginare come a fronte di un’offerta fissa, le riserve di bitcoin degli utenti aumentino costantemente di valore in base all’incremento di domanda che si sta verificando.

La bolla speculativa

Soltanto pochi mesi fa 1 bitcoin era scambiato a 15$, mentre oggi si è raggiunto il valore incredibile di 166$. Dunque chi ha investito 100$ a gennaio, oggi si ritrova in mano, o meglio nel portafoglio elettronico un valore di oltre 1.010$ e il valore aumenta costantemente, a parte dei crolli improvvisi che si possono verificare, come si evince anche dal grafico della coppia Bitcoin/USD.

Tasso di cambio Bitcoin/Dollaro Americano

Le critiche degli scettici

Oltre agli entusiasti, Bitcoin incontra anche forti critiche, come quelle del celebre economista Paul Krugman che ha affermato che il successo di BitCoin testimonia l’incapacità della popolazione di rendersi conto che il valore del denaro è direttamente proporzionale alla volontà di altre persone di utilizzarlo come mezzo di scambio. Krugman ha aggiunto che oggi la finanza internazionale non ha bisogno di rimpiazzare monete e banconote, ma di risolvere gli squilibri che si sono creati al suo interno.

Bitcoin ha un futuro?

E’ difficile dire chi abbia ragione in un contesto così innovativo e inedito, ma resta il fatto che molti utenti, soprattutto quelli che per primi hanno investito soldi per acquistare bitcoin, sono diventati molto ricchi con la compravendita di questa moneta digitale.

Non resta altro che attendere nuovi sviluppi e capire se presto scoppierà la bolla impoverendo i possessori di bitcoin. Oppure ci conviene correre a comprare?

Una settimana in Uber a San Francisco, il diario di Cristina [GIORNO 1]

L’avventura di Cristina Fontanarosa con Uber.com inizia con una telefonata recente: le chiedono infatti di rappresentare la società americana come Community Manager Online ed Offline a Roma. La cosa più emozionante delle prime settimane sarà la possibilità di seguire un training aziendale direttamente a San Francisco.
Ha deciso così di scrivere per noi un blog sottoforma di diario personale per raccontare, giorno dopo giorno, la difficoltà e la passione necessaria per creare qualcosa di nuovo in un nuovo Paese… e soprattutto l’esperienza di formazione, di lavoro e di vita di un’italiana in America.

In bocca al lupo, Cristina!

Giorno 1

“Quando dopo pochi giorni dall’inizio della mia avventura come Community Manager per Uber mi è arrivata una mail da San Francisco in cui mi dicevano di prenotare un volo per gli Stati Uniti pensavo fosse uno scherzo.
Dopo essermi confrontata con gli international launcher che sono in ufficio a Roma in questo periodo e aver sentito l’HR Manager ho capito che era proprio vero, dopo dieci giorni circa sarei volata verso la California per la Uberversity!

La Uberversity è un periodo di formazione, con esame e diploma finale, che tutti i nuovi assunti in Uber devono frequentare.
Non è solo un modo per imparare nuove cose sulle attività quotidiane, ma è soprattutto il momento in cui conoscere di persona i colleghi dell’HQ e del resto del mondo, confrontarsi, avere nuove idee e immaginare nuove possibilità di sviluppo di Uber nel mondo.

Uber è un’azienda che corre alla velocità della luce, non a caso è una delle startup a crescita più rapida della storia insieme a Facebook, Google e poche altre. Dare la possibilità a tutti i manager di dedicare qualche giorno esclusivamente alla formazione è forse una delle chiavi del suo successo.

Dopo due giorni passati a visitare la città e ad abbronzarmi (o meglio abbrustolirmi) con il sole della California, martedì mattina ho incontrato i miei colleghi in albergo e tutti insieme, con lo spirito della gita scolastica, siamo andati in ufficio.

L’ufficio di Uber a San Francisco è enorme, un open space con calcio balilla e frigoriferi sempre pieni di cose buone, ma soprattutto è il fulcro vitale dell’azienda. Ogni modifica fatta dagli ingegneri alla nostra applicazione per smartphone parte da qui, le strategie di marketing si costruiscono localmente, ma con l’aiuto sempre eccezionale di chi ha inventato Uber e vive l’azienda a 360° qui a San Francisco.
Il primo giorno è stato dedicato ad alcuni training su tools che utilizziamo quotidianamente e all’approfondimento di alcuni lati del business che nella quotidianità non tutti hanno l’occasione di “toccare con mano”.

Dopo una giornata intensa, l’ultima “lezione” è stata dedicata al team building.
Ci hanno dato 20 minuti per costruire una struttura di spaghetti e marshmallows, avrebbe vinto la gara il gruppo con la struttura più alta. Alla fine abbiamo imparato che gli studenti delle Business School in media ragionano meno “creativamente” rispetto ai bambini ed è stato un buon punto di riflessione su come affrontare i progetti in maniera non convenzionale.

Per concludere il primo giorno di training siamo usciti tutti insieme a festeggiare e sono nate amicizie che sono sicura dureranno.
In Uber non si è colleghi, ma co-creatori di una grande azienda.
Anche dopo 15 ore di lavoro al giorno è semplice mantenere l’entusiasmo quando si ha l’occasione di vivere esperienze come questa.
Uber on!”

I Linkin Park e Facebook connect drammatizzano le foto delle tue vacanze


Immaginate una chiesa diroccata e piena di macerie, una donna che potrebbe avere l’età di mia madre che tiene una fotografia in mano e la guarda con una tale disperazione che mi ricorda quando ho sentito per la prima volta “La mia signorina” di Neffa.
La donna mostra la fotografia ad un uomo di fronte a lei ed entrambi si mettono ad urlare come matti di dolore, la camera ci mostra finalmente la fotografia: sono io in minigonna, vestito da coniglietta emo-dark all’addio al nubilato della mia amica Lula.

No, non ho cambiato pusher, ho solo provato la versione interattiva di “Lost in Echo” dei Linkin Park.

Questo video, sulla scia di grandi iniziative viste negli ultimi anni come Museum of Me di Intel, consente di personalizzare il contenuto video attingendo direttamente dai propri dati Facebook, creando così un’esperienza fortemente personalizzata della visione del contenuto.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=co4YpHTqmfQ’]

L’opera è stata realizzata grazie all’apporto di una coppia creativa di fuori classe come Jason Zada, autore dell’incredibile viral di Samsung con Beckham  “Olympic Drums”, e lo specialista di multi level interactive Jason Nickel, che di operazioni di questo genere ne sa davvero tanto, come potete verificare voi stessi dal suo sito.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Xn8jkyu88bw’]

I Linkin Park sono a mio parere tra i gruppi che al mondo che fanno il miglior uso possibile dei social media, basta guardare il loro canale YouTube  “Linkin Park TV”, vero e proprio canale video web dedicato al mondo che ruota intonro al gruppo, pieno zeppo di video, interviste e contenuti speciali, e che non a caso ha all’attivo più di un miliardo di visite.

Provate anche voi “Lost in Echo”, proverete l’emozione di vedere persone adulte piangere disperatamente davanti alle fotografie delle vostre vacanze, mentre Chester Benninton sbraita come suo solito come un dannato.

Alla prossima

Jack ‘n Roll.