Progettare un eCommerce: come funziona la mente umana di fronte a siti lenti? [INFOGRAFICA]

Avete i prodotti più belli, una grafica spettacolare, siete presenti su tutti i social e avete impostato link efficaci al vostro e-commerce… ma perché, allora, incontrate così tanti problemi nel trasformare in acquisto l’interesse degli user e le loro visite?

La risposta sta di frequente nella lentezza di caricamento del sito stesso. Non ci credete? Date un’occhiata a questa infografica di Strangeloop, che indaga il lato neuroscientifico del cervello umano di fronte a un sito lento. Numeri e reazioni che convincerebbero chiunque a correre ai ripari! 🙂

Se invece volete progettare l’e-commerce perfetto, non potete certo perdervi il nuovo master online progettato ed erogato dalla Ninja Academy in Strategie di Marketing & e-Commerce: 40 ore di formazione innovativa per conoscere tutto quello che c’è da sapere per vendere online!

Red Stripe fa suonare gli scaffali del market londinese [VIDEO]

Red Stripe, famoso brand giamaicano produttore di birra, qualche giorno fa ha trasformato un tranquillo corner shop londinese in un locale reggae. Ogni cliente sul punto di afferrare una bottiglia avviava infatti un circuito elettronico che, grazie ad una operazione ad arte, faceva suonare tutto il negozio.

Il motivo eseguito? Non certo uno qualunque: l’agenzia KK Outlet ha pensato di riportare in auge l’eterna “A Message to You, Rudy” di Dandy Livingstone, iconico brano giamaicano. Dieci telecamere opportunamente nascoste hanno quindi documentato le reazioni divertite e stupite dei clienti, che certamente ora tra le tante birre sul mercato ora avranno un motivo in più per consumare Red Stripe.

Nel video seguente potete vedere il ‘making of’ della campagna in store.

Credits:

Agency: KK Outlet, London Agency
Director: Greg Brunkalla Director
Creative Technologist: Hirsch & Mann Creative Technologists

Absolut unique: 1 vodka, 4 milioni di bottiglie

Tutti noi siamo dei collezionisti, chi di figurine, chi di fumetti, chi di bicchieri. Alla Absolut Vodka hanno trovato il modo di stuzzicare la nostra mania producendo 4 milioni di bottiglie uniche in edizione limitata provando a ribaltare la logica del collezionismo. Infatti creando una quantità spropositata di bottiglie dal design differente invece che una piccola quantità dal design unico capovolgono la filosofia della caccia all’oggetto raro trasformandola in “qualsiasi bottiglia troverai sarà unica”, la tua Absolut Unique.

Si è passati quindi da una produzione in cui ogni oggetto deve essere la copia identica dell’altro al dogma “due bottiglie non devono essere uguali“.

Per ottenere questo risultato sono state usate pistole a vernice e macchine per i colori comandate da un algoritmo che crea pattern unici ottenendo una sequenza quasi infinita di combinazioni di 35 colori e 51 pattern. Alla Absolut hanno calcolato che prima di ottenere un duplicato avrebbero potuto produrre 94 quintilioni (1 quintilione equivale ad un milione alla quinta potenza, rappresentato da 1 seguito da 30 zeri) ma si sono fermati a 4 milioni.

9+1 consigli per un blog efficace legato all'eCommerce

In un’epoca fatta di like e notizie che corrono veloci quanto un tweet, il blog viene a volte percepito da chi si affaccia al magico mondo di internet come uno strumento ‘antiquato’ e fuori moda. In realtà, un blog può essere ancora la chiave del vero successo per un buon business sul web, ancor più dei social network. Questi ultimi, infatti, possono contribuire alla crescita dell’engagement, alla condivisione dei contenuti, all’aumento dell’audience, ma tutto queste parole risultano vuote e prive d’importanza senza l’ingrediente fondamentale: i contenuti.

Grazie ad un blog ricco di contenuti originali, interessanti e coerenti possiamo ottenere risultati straordinari, da ogni punto di vista: in ottica SEO incrementeremo la nostra visibilità sui motori di ricerca, in prospettiva relazionale avremo maggiori opportunità di acquisire contatti con gli operatori del settore e nel contempo creeremo un pubblico di appassionati attorno ai quali sviluppare il nostro blog e far crescere il nostro business.

In pratica, il blog deve essere visto non come il semplice antesignano dei social media, quindi ad essi alternativo, bensì come uno strumento che va ad integrarsi, che sta al passo con i tempi ed è decisivo per il successo della nostra impresa. E’ questo il messaggio che Paul Chaney, giornalista e blogger di lungo corso, esprime nel suo ultimo articolo per Practical Ecommerce, dove regala anche 9 suggerimenti preziosi per creare un blog di successo a supporto della nostra attività on line.

1. Personalità

Instaurare un legame profondo con il proprio pubblico è possibile, anzi inevitabile se abbiamo cura del nostro blog e dei nostri lettori. Il blog è differente da un sito istituzionale, in cui si comunica attraverso freddi comunicati stampa. Anche se siamo in un ambito aziendale, in cui il nostro obiettivo di fondo è la vendita di un prodotto, questo non ci impedisce di comunicare ad un livello più profondo con i nostri lettori, che ogni giorno sceglieranno i nostri articoli perché sapranno di poter essere informati, ispirati, motivati o semplicemente divertiti.

I nostri contenuti, se originali e coinvolgenti, trascendono la dimensione dell’informazione e diventano “dialogo”, ed è importante che il pubblico sappia precisamente con chi sta parlando.

2. Praticità

Il blog è uno strumento personale, ma che deve essere plasmato attorno alle esigenze del lettore.

Sul nostro blog siamo noi i registi, e decidiamo come impostare i post, lo stile di scrittura ed ovviamente gli argomenti da trattare. Proprio quest’ultimo punto rappresenta la scelta cruciale nella cura di un blog. Come detto, i contenuti sono fondamentali e a seconda di come sceglieremo di proporli potremo catturare un pubblico più o meno ampio che determinerà il nostro successo. E’ qui che si riconosce la capacità di un blogger di mettersi “al servizio” della propria comunità, ad esempio scrivendo per informare e coinvolgere ancor prima che per vendere.

Oltre alle notizie sui nostri prodotti, quindi, potremo includere notizie sulle tendenze del mercato, sui “rumors” per il prossimo futuro o altre curiosità che appassionano il lettore e, di conseguenza, il potenziale consumatore; o ancora potremo proporre delle guide (“How To”) o una lista di suggerimenti (proprio come questa), che rappresentano una tipologia di post non solo molto apprezzata, ma anche estremamente SEO frendly.

3. Focus

Utilizzare un blog per promuovere il proprio e-commerce può essere una scelta giusta ma che deve seguire anche delle regole specifiche. Bisogna fare in modo che il blog “spinga” la nostra attività di vendita “seguendola” nei contenuti. Focalizzandosi su un solo argomento (il nostro core business) si otterranno due vantaggi fondamentali: fidelizzazione del pubblico, in quanto saprà che sul nostro blog potrà trovare tutte le informazioni sull’argomento di interesse, e ottimizzazione nei motori di ricerca.

In ottica SEO, inoltre, è importante non strafare nei singoli post: l’obiettivo è creare contenuti con una certa frequenza. Questo darà la possibilità di coprire diversi argomenti in più post differenti, ottimizzando sempre nuove parole-chiave. Questo sarà apprezzato sia dai lettori, che potranno approfondire bene e con calma i singoli argomenti, sia dai motori di ricerca.

4. Piattaforma

Pur non essendoci una regola ferrea, è importante scegliere la piattaforma su cui proporre il proprio blog a seconda del taglio che si ha mente per i propri contenuti, inevitabilmente influenzati dall’argomento della nostra attività di e-commerce.

Se i post necessitano spesso di spiegazioni tecniche e quindi di uno spazio più ampio su cui sviluppare i propri contenuti, le soluzioni ideali sono senza dubbio WordPress, Typepad o le altre piattaforme di blog più note sul web. Al contrario, un taglio minimalista, fatto di post brevi e comunicazione veloce, che magari passa spesso per foto ed immagini, troverebbe la sua dimensione ideale in Tumblr.

5. Contenuti

E’ fondamentale evitare sempre di scrivere sul blog per il solo scopo di farlo. La regola d’oro di un buon blogger è quella di scrivere solo quando il contenuto proposto è degno di nota, ossia quando ha un valore, misurabile nel tempo che l’autore impiega per crearlo e in quello che il lettore impiega per leggerlo.

6. Promozione

La pubblicità è l’anima del commercio. Ma oltre a volte la pubblicità serve anche agli stessi strumenti che utilizziamo per promuovere la nostra attività. Grazie al blog abbiamo l’obiettivo di creare una comunità di appassionati ai quali non solo venderemo i nostri prodotti, ma forniremo gratuitamente informazioni, curiosità, spiegazioni tecniche, tendenze, quindi intrattenimento e comunicazione. Questa comunicazione è un valore aggiunto fondamentale, soprattutto nel commercio su internet. Investire in promozione per il proprio blog significa alimentare due canali: sia quello di vendita, sia quello di comunicazione che a sua volta è propulsivo per il nostro business. In pratica, una doppia spinta che darà energia alla nostra attività.

Newsletter, social network, promoted post: nulla di eccessivamente dispendioso, ma tutto importante per diffondere contenuti e possibilità.

7. Originalità

Non rubare, mai. Duplicare lo stile o, peggio, i contenuti di altri blog non solo può essere considerato plagio, ma macchierà per sempre l’immagine del nostro e-commerce su cui tanto abbiamo investito, relegando il nostro blog ai margini del web. E’ fondamentale creare contenuti originali oppure sempre citare le fonti.

8. Costanza

Curare un blog richiede disciplina e costanza. Se è vero che abbiamo detto di creare contenuti degni di nota e non scrivere tanto per farlo, è importante ritagliarsi sempre il tempo per curare l’aggiornamento di questo prezioso canale di comunicazione. Trascurare un blog significa condannarlo a sicura morte.

Una buona idea può essere quella di avere sempre un post “di riserva” a disposizione, per quei periodi intensi in cui elaborare un articolo può essere problematico a causa dello scarso tempo a disposizione. Ma si parla sempre di emergenze, perché è importante proporre contenuti attuali, fruibili e quindi condivisibili. Senza condivisione non ci sarà engagement, e senza non ci sarà interesse per il nostro business.

In sintesi: la qualità è fondamentale, ma anche la quantità nel blogging ha il suo peso. Scrivere con costanza spinge i lettori a tornare e i motori di ricerca a mantenere alta l’attenzione.

9. Coinvolgimento

Più che una regola, un risultato assicurato grazie a quelle precedenti: proporre contenuti interessanti, di qualità, coinvolgenti e che siano costanti nel tempo, spingono i lettori a creare una vera e propria comunità, in cui nei commenti si genera discussione, confronto e soprattutto condivisione. Un vero e proprio circolo virtuoso in cui al centro c’è il nostro blog, ed immediatamente sopra la nostra attività.

In questo senso è importante quindi essere presenti: ringraziare sempre per i complimenti, rispondere alle critiche e alimentare il dibattito. I lettori ne saranno rapiti.

10. Fun!

Infine un consiglio da noi Ninja: divertitevi. Come scritto non è solo business, non è solo comunicazione ed engagement. Un blog è anche uno strumento informale con il quale comunicare senza troppi legacci. I lettori percepiscono il vostro piacere nello scrivere, e se vi divertirete facendolo ed interagendo con loro lo apprezzeranno e lo ricorderanno a lungo!

E-commerce: vendite record per il Kindle di Amazon

Le vendite di prodotti online stanno aumentando vertiginosamente. Le lunghe code nei negozi, soprattutto nel freddo periodo natalizio, sono diminuite a scapito di una sedia, una scrivania, una bevanda calda e un computer. L’e-commerce non è mai stato così comodo e veloce e lo dimostrano i dati di vendita.

Secondo quanto riportato da Amazon, infatti, il “Cyber Monday” (giorno in cui negli Stati Uniti tradizionalmente inizia lo shopping on line natalizio, dopo il Thanksgiving Day) è stato il miglior giorno di sempre per le vendite del tablet Kindle Fire . Non sono state rilasciate cifre o dati precisi (in linea con la propria politica), ma Amazon ha dichiarato che le vendite del Kindle sono più che raddoppiate rispetto l’anno passato.

Non c’è dubbio che sull’aumento delle vendite abbia inciso l’abbassamento di prezzo del tablet che, proprio per il Cyber Monday, è arrivato a 129$, ma ovviamente le ottime caratteristiche tecniche del prodotto hanno fatto al differenza assieme al fatto che sia acquistabile online, comodamente da Amazon.

Per questo enorme successo Amazon deve ringraziare principalmente l’incredibile sviluppo che ha conosciuto negli ultimi anni l’e-commerce che ha fatto si che il Kindle reggesse bene, anzi benissimo, nei confronti della concorrenza Apple. Se questa settimana di vacanza poteva essere considerata un test per il tablet, si può dire che sia stato brillantemente superato! Il Kindle Fire si è costruito  un’ottima reputazione fra i consumatori che si dichiarano entusiasti del proprio acquisto.

Uno dei segreti delle numerose vendite da parte di Amazon, è che può vantare uno dei più grandi cataloghi (o forse sarebbe più corretto e-catalog) al mondo, offrendo una vastissima gamma di prodotti ai propri clienti a prezzi spesso scontati. E voi dove farete i vostri acquisti natalizi? Ricordate di non sottovalutare, soprattutto in questo periodo, l’importanza dell’e-commerce!

Pinterest: le best practice per far decollare il vostro eCommerce

I dati lo confermano, anche in Italia lo shopping online sta crescendo a grandi passi. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm del Politecnico di Milano,”sono infatti 12 milioni gli italiani che, durante il 2012, hanno fatto ricorso alla rete per effettuare i propri acquisti: il 33% in più rispetto allo scorso anno“. E il trend sembra non volersi arrestare per il 2013, supportato e favorito dalla diffusione del mobile.

In tutto ciò i social media ricoprono certamente un ruolo importante, non solo a livello di awareness, passaparola e visibilità come si è soliti pensare, ma anche e soprattutto come generatori di traffico, di nuovi potenziali clienti/contatti e di incentivi alle vendite.

Quando si tratta di online social shopping non è però il colosso Facebook ad avere la meglio: sembrano infatti più portati ad acquistare un prodotto gli utenti di Pinterest rispetto a quelli che hanno visto un prodotto nel loro news feed o nella bacheca di un amico in Facebook (fonte Steelhouse – Social Shopping 2012 Survey).

Ma come mai? Se pensate che la motivazione risieda solo nella natura visual di Pinterest vi sbagliate. La vera ragione è invece da ritrovare nella diversa tipologia di rete relazionale offerta. Nel caso di Facebook si tratta infatti di social graph, la rete di amici e persone che conosciamo e di cui ci fidiamo,  mentre nel caso di Pinterest si parla di interest graph, ossia la rete di persone che condividono le stesse passioni e interessi (senza necessariamente essere connessioni personali).

In fatto di online shopping, pensiamo spesso che le persone siano influenzate e facciano affidamento esclusivamente sul loro social graph, ma in realtà è molto più spesso l’interest graph a incidere sulle decisioni di acquisto degli utenti. E’ proprio per questa caratteristica che Pinterest si rivela uno dei migliori social network da utilizzare per favorire ed incentivare le vendite del proprio e-commerce. Ecco allora otto consigli e best practice per poter sfruttare al meglio il visual social network!

#1 Organizzate una “Pinterest lottery

Create delle board dedicate in cui inserire delle immagini numerate dei vostri prodotti e/o servizi. Chiedete ai vostri utenti e fan di repinnare le immagini numerate che avete postato e, con cadenza settimanale o mensile, selezionatene una a vostro piacere: tutti coloro che l’ avranno ripinnata avranno la possibilità di partecipare all’estrazione di un premio speciale.

Uno dei primi ed ottimi esempi di Pinterest lottery è stata quella condotta dalla compagnia aerea inglese British Midland International (BMI) che ha creato 5 board su Pinterest, ognuna per una diversa destinazione – Beirut, Dublino, Marrakech, Mosca and Nice – e contenenti immagini numerate dall’1 al 45. L’utente aveva la possibilità di repinnare l’immagine numerata preferita e partecipare all’estrazione, 1 volta alla settimana, di 3 voli andata e ritorno per una delle destinazioni BMI.

Ninja Tip: mettete in palio qualcosa che abbia a che fare sia con il vostro brand sia con l’ “interest graph” dei vostri utenti, qualcosa per cui valga la pena giocare ed essere coinvolti, che possa portare un effettivo e reale beneficio per voi, in termini di ritorni ed engagement, e ancor più per chi vi partecipa. In parole povere: non centellinate sui montepremi! 😉

#2 Organizzate una promozione speciale “Pin it to unlock

Si tratta di una promozione in cui i prezzi variano in base al numero di volte che un’immagine del prodotto viene repinnata.

Il fashion retailer americano Gilt è un buon esempio da cui imparare. Ad aprile ha infatti organizzato una speciale promozione, definita “Pin it to unlock“, che permetteva alle persone di avere accesso a particolari offerte solo al raggiungimento di un certo numero di pin: quando l’immagine di un certo prodotto sulla pagina Pinterest del brand raggiungeva i 50 pin, quel pin diventava, infatti, un link ad una “vendita segreta” sull’e-commerce del sito, dove gli utenti potevano comprare il prodotto ad un prezzo veramente ridotto. Una “vendita segreta” perché l’offerta non era comunemente disponibile sull’e-commerce, ma, per accedervi, era necessario il passaggio attraverso Pinterest. Senza dubbio, un modo per generare referral, aumentare il traffico verso il vostro sito e, allo stesso tempo, creare engagement, visibilità e interazione fra brand e i suoi follower.

Ninja Tip: il meccanismo della promozione “Pin it to unlock”  è molto simile a quello su cui si basano i siti e piattaforme degli acquisiti di gruppo ma non è lo stesso. Se per questi, infatti, è necessario arrivare ad un certo numero di persone che acquistano il prodotto per poter usufruire di un’offerta speciale, nel caso del “Pin it to unlock” è necessario raggiungere semplicemente un certo numero di pin e solo dopo acquistare! 😉

#3 Organizzate un “Pin it to win” contest

Incoraggiate e chiedete ai fan, clienti, follower, visitatori di pinnare le immagini che trovano  e apprezzano sul vostro e-commerce in cambio dell’opportunità di vincere il prodotto stesso, un buono o una gift card da utilizzare nel vostro e-commerce.

Rosenberry è uno dei brand che ha visto e provato l’efficacia di questa tipologia di contest su Pinterest, il cosiddetto “Pin it to win” contest .Ad ottobre ha infatti concluso il suo secondo contest “Color me Rosenberry pin it to win contest“, un eccellente esempio con cui il negozio di arredamento di camere per bambini ha chiesto ai suoi follower, fan e clienti di creare una o più board Pinterest, denominandole “Color Me Rosenberry”, con i pin delle immagini dei prodotti Rosenberry preferiti che avrebbero acquistato per creare la stanza dei sogni per i loro bambini. Alla fine del concorso, il brand ha selezionato le 5 migliori board e le ha postate sulla pagina Facebook per le votazioni. I 3 finalisti hanno ricevuto come premio un buono per acquistare i prodotti delle loro board/ stanze!

Ninja Tip: anche in questo caso non allontanatevi troppo dal vostro brand ma, soprattutto, dalle community nate intorno ad interessi e passioni condivise! Cercate di ascoltarle e comprendere quello che più hanno bisogno e desiderano: incontrare i loro desideri sarò un punto a vostro vantaggio!

#4 Posizionate strategicamente le vostre board

In una recente infografica, Jeff Bullas mette in evidenza l’importanza del posizionamente delle board all’interno del vostro profilo, questo perchè -diversamente da come succede in Facebook- gli occhi delle persone in una pagina Pinterest tendono a muoversi centralmente dall’alto verso il basso. Ciò significa che le board posizionate in alto al centro sono quelle che verrano viste dal maggior numero di visitatori.

Ninja Tip: fate in modo di posizionare nelle prima due file del vostro profilo le board più interessanti, popolari, aggiornate, oggetto di iniziative speciali collegate al vostro e-commerce. In questo modo sarete sicuri di offrire i vostri migliori contenuti, di raggiungere un numero di utenti superiori e generare maggior traffico al vostro sito! 😉

#5 Usate strategicamente il “Pin it” button

Sappiamo bene che Pinterest utilizza il “pin it button” per permettere alle persone di pinnare le immagini che trovano in rete. Perché non rendere più semplice per coloro che visitano il vostro sito pinnarne i vostri prodotti e servizi, aumentandone visibilità e awareness? Basta posizionare il button in ogni pagina prodotto del vostro sito e-commerce! In questo modo gli utenti lo avranno a “portata di click” e sarà più difficile dimenticarsi dell’opportunità di condividerlo!  😉 Un buon esempio? L’e-commerce del fashion retail spagnolo Bershka. Un brutto esempio? Lo shop online della catena inglese GAP, dove si può notare la mancanza del pin it button nelle pagine prodotto!

Ninja Tip: non inserite semplicemente il “pin it button“, fatelo in modo che sia ben visibile e facilmente cliccabile: in primo piano, vicino alle caratteristiche del prodotto che si possono solitamente selezionare (colore, taglia, quantità)!

#6 Ricordatevi che Pinterest non è solo per i prodotti

Ebbene sì, Pinterest non è un visual social network dedicato solo alle aziende B2C. Anche le realtà B2B possono trarre vantaggio dal social network utilizzando come oggetti dei loro pin prodotti come report,  infografiche, ebooks e whitepaper, webinar, presentazioni Slideshare, immagini che rappresentano e rimandano al vostro blog e/o community, i vostri software, le vostre applicazioni e così tutti i servizi che offrite.

Un ottimo esempio dell’utilizzo di Pinterest da parte di un’azienda B2B è HubSpot. Fra le sue molteplici board una delle più significative è quella chiamata “Peek at HubSpot Software” che raccoglie i pin degli screenshot di ciò che i suoi software realizzano. Il link che ogni pin contiene porta gli utenti interessati ad una landing page dove potranno richiedere una demo personalizzata. Allo stesso modo lo è Wonderful Webinar, la board che offre una collezione di webinar sul marketing che può aiutare le aziende a migliorare il loro lavoro.

#7 Utilizzate anche i video

Su Pinterest le immagini la fanno da padrona ma non sono le uniche a poter essere utilizzate con efficacia dal vostro brand.Prendete in considerazione anche l’opportunità di creare board dedicate a video relativi ai vostri prodotti e/o servizi, personaggi e testimonial, alla vostra azienda e a tutto ciò ad essa correlata. Ecco una delle board di Pupa Milano, 4SEASON in PUPA, in cui il brand raccoglie e mostra video tutorial in cui web make up artist interpretano il look 4SEASON mostrando, step by step, tutti i passaggi per realizzare su di sè il make up più adatto al proprio fototipo.

Ninja Tip: Pinterest è per sua natura un social dalla navigazione veloce per cui cercate, quando possibile, di creare e pubblicare video brevi e che vadano diretti al punto! Gli utenti apprezzeranno e non saranno tentati ad abbandonare prima della fine! Altro aspetto importante: non lasciate mai vuoto lo spazio destinato alla descrizione. Spiegate brevemente in che cosa consiste il video con parole che attirino l’attenzione e stimolino l’interesse, in caso contrario correrete il rischio che i vostri video vengano considerati come spam! Mi raccomando, non dimenticatevi di inserire gli hashtag! 😉

#8 Siate social

Incuriosite, attirate attenzione, create interesse verso la vostra pagina su Pinterest condividendo i vostri pin sugli altri social network e facendo lo stesso con le immagini pinnate dai vostri follower. Non limitatevi, però, al solo “sharing” ma siate voi i primi a pinnare, repinnare, mettere un “mi piace” e soprattutto a commentare le immagini e i pin degli altri.  In altre parole, sfruttate i benefici che ci offrono i social media: condivisione, passaparola, visibilità, engagement!

Ninja Tip: Terminate su un altro social network un’iniziativa che ha luogo in Pinterest. In questo modo, anche gli utenti che non vi seguono su Pinterest, potranno essere coinvolti e partecipare a tutte le vostre iniziative e, perchè no, essere stimolati a diventare vostri follower anche su Pinterest!

 

Pinterest può dunque rivelarsi un’ottimo strumento per il vostro e-commerce. Curiosi di scoprire altri consigli e strategie? Allora non potete perdervi il Master Online in Strategie di Marketing & E-commerce firmato Ninja Academy! 😉

Il 70% dei CEO ha perso fiducia nei marketers

Sembra che tiri una brutta aria negli uffici Marketing delle compagnie. Cosi sembra, almeno leggendo il report dell’inglese Fournaise Marketing Group risalente a circa tre settimane fa. Secondo un’analisi condotta dalla compagnia londinese, più di un terzo dei 1200 Chief Executive Officer intervistati in giro per il mondo pensa che i marketers vivano in una bolla fatta di brand equity e strumenti non-sense. Si aspetterebbero che essi fossero più focalizzati su indici economici ed in grado di valutare gli impatti positivi delle loro campagne sul conto economico.

Circa un anno fa la stessa agenzia aveva già evidenziato che i CMO (i direttori marketing) mancassero di credibilità e della capacità di generare sufficiente crescita del business per il 72% dei loro “boss”. Questa fetta di CEO scontenti aumentava al 77% ogni qual volta veniva utilizzata la “costruzione della brand equity come giustificazione alle spese folli e non direttamente collegate a misurazioni attendibili. Insomma, belle notizie per chi si occupa/preoccupa di questa materia.

Secondo Jerome Fontaine, CEO di Fournaise, i manager del dipartimento Marketing dovrebbero pensare a generare customer demand e smetterla di sentirsi incomprensi. Essere pratici, in termini spicci. “Avete mai sentito il capo del dipartimento Finanza lamentarsi per scarsa considerazione?” La sua provocazione è alquanto banale, ma rende l’idea.

Mancanza di perseguibilità

I CEO confessano che vorrebbero lavorare con marketers business-focused che sono guidati dal ROI e dalla performance. Eccolo là. Abbiamo trovato l’Iperuranio platonico trasposto nella realtà aziendale. Provare soltanto ad immaginare che ogni dollaro speso dalla funzione marketing debba avere un impatto positivo sul conto economico è sognare di vivere nell’immaginario mondo delle idee.

La verità è che i “ROI marketers” sono animali in via d’estinzione, ammesso che siano mai esistiti. Per questo motivo gli amministratori delegati hanno abbassato l’asticella delle aspettative. Non provano neanche più a prendere provvedimenti nei confronti dei più spendaccioni sognatori.

Delegittimazione

Gli scontenti CEO hanno anche ridotto il margine di manovra degli addetti al marketing nell’ambito delle tradizionali 4P. Prodotto, pricing e canali di distribuzione sono fattori troppo critici per la crescita aziendale e necessitano di un punto di vista più pragmatico e orientato al risultato. In compenso lasciano loro, quasi sempre, la comunicazione. Spesso si commette l’errore di pensare a “chi fa marketing” come a dei pubblicitari eccentrici con la passione per l’inglese. Insomma, è un po’ come pensare a Babbo Natale e dire che sia un semplice fattorino.

Dualismo cicala vs formica?

Osserviamo questo dualismo “al revés” come dicono gli spagnoli. Sembra quasi vi sia un contrapposizione tra i CEO “formica” e i marketers “cicala”. Gli uni laboriosi e realisti, gli altri perditempo e canterini.

Poveri CEO? Macchè!

Come la neonata materia della governance aziendale ha osservato, vi sono numerose questioni legate all’abuso di potere dei massimi dirigenti aziendali. Spesso questi si trovano liberi di prendere decisioni e di porre in essere comportamenti opportunistici che tendono ad espropriare gli shareholders e accumulare benefici privati. Il meccanismo delle stock options e altri piani d’incentivazione azionaria tenderebbe proprio a ridurre tali comportamenti, legando i compensi dei massimi dirigenti aziendali alla perfomance dell’impresa.

L’obiettivo in questo caso è la redditività nel breve periodo. Lo stesso CEO non è un dipendente dell’azienda e non vi rimarrà per un numero elevato di anni. Inoltre siamo sicuri che un’azienda legata al ROI ed altri indicatori stia facendo un buon lavoro per assicurarsi la sopravvivenza nel lungo periodo? Il marketing detta un “modus operandi” che prescinde dal risultato di breve periodo. Inoltre bisognerebbe scoprire quanti di quel 70% di CEO intervistati abbiano il loro conto corrente ed altri benefits legati alla performance.

L’importanza del marketing esprit

Avalliamo ciò che disse il compianto Peter Drucker.Il marketing è così fondamentale che non può essere considerato come una funzione separata. Esso è l’intera impresa riguardata dal punto di vista del suo risultato finale, cioè dal punto di vista della clientela”. Come non sottoscrivere queste parole?

In un auspicabile futuro, nel quale l’ipercompetizione sarà la regola, il marketing dovrebbe uscire dalla “line” delle tipiche funzioni (o perlomeno sdoppiarsi) per porsi trasversalmente a cura di tutti i processi aziendali.

Con l’avvento della crisi economica, i tagli aziendali hanno colpito in primis le risorse a disposizione dei Marketing Manager, sempre più costretti ad utilizzare tecniche non convenzionali per “portare il risultato a casa” con il minimo sforzo finanziario. La realtà ci dice però che sono proprio quelle aziende che investono nel marketing a sopravvivere e conquistare quote di mercato, anche in periodi duri come questi. E l’impossibilità di una misurazione dei risultati non significa che questi non si manifestino nel lungo termine.

In medio stat virtus

E’ un bene che in azienda vi sia un legame con la performance. Altrettanto fondamentale è trovare un marketing esprit privo di guinzagli che indirizzi l’intera azienda a ricordare il ruolo per il quale esiste: soddisfare al meglio il proprio mercato. Con buona pace dei CEO.

20lin.es: creatività e scrittura collaborativa!

20lin.es: creatività e scrittura collaborativa! [INTERVISTA]

20lin.es: creatività e scrittura collaborativa!

20 righe non è solo la traduzione italiana di 20lines ma anche uno stile, uno stile di scrittura partecipativo che si fonde in una nuova piattaforma di social publishing, frutto dell’ingegno di alcuni ragazzi italiani.

Una start-up promettente a cui noi abbiamo rivolto alcune domande, approfittando di una lezione di Strategia e Linguaggi della Comunicazione Mediale presso l’Università Cattolica di Milano.
Sarà lo stesso CEO, Alessandro Biggi, insieme ad alcuni suoi collaboratori, a introdurci su questa nuova piattaforma rispondendo anche alle domande di alcuni studenti: un’intervista co-creata per un social media di scrittura co-creativa!

Cos’è 20lin.es?

20lin.es è una piattaforma di editoria digitale che combina scrittura e lettura in un’esperienza sociale e collaborativa.
Su 20lin.es gli autori creano collaborativamente meravigliose storie brevi composte da più sezioni di massimo 20 righe ciascuna. Ogni sezione può essere però riscritta, così che da un racconto si possano sviluppare infinite trame che possono essere votate, commentate e condivise dai lettori. Infine, la trama che avrà raccolto il maggior gradimento verrà pubblicata sotto forma di eBook.

@GiuliaMasucci: come avete iniziato? Quali i percorsi della vostra start-up?

Ci siamo riuniti intorno all’idea di 20lin.es all’inizio del 2012. La nostra fortuna è di comporre un team eterogeneo e completo che è in grado di portare avanti tutti gli aspetti dello sviluppo del progetto. Così, dopo soli 4 mesi, 20lin.es ha fatto il suo esordio durante il Salone Internazionale del Libro di Torino. E’ stato un grande successo perché in pochi giorni abbiamo attratto l’interesse dei principali media nazionali e anche coinvolto una prima importante mole di utenti.

In seguito abbiamo continuato a migliorare la piattaforma e abbiamo preso parte ad alcuni importanti eventi per StartUp, vincendo ad esempio la Fiera delle StartUp del Sole24Ore, lo StartuParty e It’s a Start. Il tutto è culminato nell’incubazione da parte di H-Farm, il più importante venture incubator italiano.

@CarlaLucignano: qual è il vostro business model?

Il nostro modello di business si fonda sui contenuti intrinsechi nelle storie. Essi contengono moltissimi elementi che hanno forte valenza commerciale e che quindi possono essere venduti attraverso le nostre storie. Ti faccio un esempio: se in un racconto viene menzionata una canzone o un film, questo elemento viene reso disponibile per la vendita attraverso un canale di affiliazione con i principali siti di eCommerce (come Amazon).

Questo modello verrà implementato solamente tra qualche mese, quando avremo raggiunto una massa critica importante di utenti. Nel frattempo possiamo fare affidamento sui primi finanziamenti ricevuti che ci permettono di sviluppare il progetto.

20Lines, potere ai lettori!

@LaErikuzza: su quali social siete presenti e quali strategie state seguendo?

I Social sono fondamentali per la diffusione di 20lin.es. Ancora prima che il sito fosse online abbiamo aperto la pagina Facebook e il profilo Twitter. Ogni giorno cerchiamo di coinvolgere la nostra community al fine di far sentire i nostri utenti parte integrante del progetto e stimolarli a darci consigli per migliorarci.

@XSon8ic: chi sono gli utenti più brillanti che scrivono?

E’ bello riuscire a scovare dei talenti tra i nostri 20liners. Siamo molto soddisfatti della qualità delle storie che ogni giorno vengono scritte soprattutto perché aumenta col crescere dell’utenza. Ci sono anche un po’ di autori semi-professionisti che sono molto legati a 20lin.es: basti pensare che in media un autore scrive almeno 6 volte. Tra i miei preferiti posso citare Piero Tallarico, Franco Revello e Grilletto Salterino (ma ce ne sarebbero tanti altri!!!).

@VitoDiMaso: come avviene il download dei libri, una volta che questi sono ultimati?

Fino ad ora abbiamo distribuito i nostri eBook esclusivamente all’interno della community di 20lin.es, attraverso le newsletter settimanali e  pagine ad-hoc che vengono create temporaneamente sul sito. Attualmente stiamo lavorando ad un’Application per iOS che fungerà da “reader” per tutte le nostre storie chiuse. In futuro ci piacerebbe distribuire, sempre gratuitamente, i nostri racconti migliori anche su Amazon, iBooks e BookRepublic.

20Lines, potere ai lettori!

@Dario230189: quali sono le tipologie di racconto che hanno maggiore riscontro?

Per rispondere a questa domanda basta pensare a cosa si trova alla base delle nostre storie: emozioni e creatività. Molte storie, infatti, hanno come tema principale l’amore ma anche racconti di vita vissuta tra esperienze che si combinano tra loro di 20 righe in 20 righe. In occasione di Halloween, abbiamo invitato la nostra community a scrivere delle “Storie da Paura”, ovvero dei gialli o degli horror e abbiamo avuto un ottimo riscontro!

@glitter_tramp: è mai capitato che un progetto narrativo venisse abbandonato subito o dopo 2-3 sequenze per mancanza d’interesse da parte della community verso la storia o il tema trattato?

Questo succede molto spesso, è normale ed è questo il bello di lasciare il potere interamente in mano alla community. Ogni giorno vengono proposte molte storie nuove ma solo quelle che la community ritiene siano le migliori vengono proseguite così che i lettori, alla fine del processo creativo, possano avere accesso solo alle storie di più alta qualità. Anche se questo ogni tanto mi dispiace perché vedo che ci sono incipit molto interessanti e creativi che vorrei vedere sviluppati.

20Lines, potere ai lettori!

@alessiamorichi: c’è possibilità di contattarsi tra gli utenti?

Nella versione attuale del sito non c’è possibilità per gli utenti di contattarsi ma solamente di seguire l’attività reciproca e lasciarsi commenti. Il sito nuovo cui stiamo lavorando e che verrà rilasciato a metà gennaio avrà questa funzionalità, insieme a tante altre nuove possibilità di interazione per gli utenti che siamo sicuri possano migliorare drasticamente l’esperienza su 20lin.es!

Conclusioni

In conclusione vorrei raccontarvi di 20lin.es Educational, ovvero il progetto che abbiamo recentemente lanciato per portare il nostro formato di scrittura creativa nelle scuole. L’obiettivo è infatti quello di offrire a docenti ed alunni un nuovo strumento che permetta un’esperienza di apprendimento partecipativa e collaborativa coinvolgendo gli studenti a 360 gradi nella creazione di materiale didattico.
Ad oggi abbiamo fatto un primo esperimento in partnership con il Festival Letterario Tropea in 4 scuole superiori della città calabrese, riscuotendo enorme successo tra le classi e i docenti.

Vi lasciamo con un video che spiega come funziona la piattaforma:

Troll e interazione con gli utenti: come rispondere alle provocazioni sul social web?


Se ‘bazzicate’ su Facebook o Twitter (e diamo per scontato che lo facciate, se ci state leggendo 😉 ) avete dimestichezza con concetti quali interazione, commenti, e con figure come i Troll. In passato, abbiamo avuto modo di conoscerne chi, trollando, è diventato una sorta di celebrità (al proposito vi consigliamo l’intervista “Francesco Lanza: Troll? No, Giullare Digitale! [INTERVISTA]“). “Disturbare” armati di ironia pungente con l’obiettivo di smontare il più delle volte i contenuti di un qualsiasi messaggio, è insomma diventato un comportamento comune fra gli utenti dei social network più diffusi.

Trollare, per certi versi, è diventato modo per affermarsi come influencer: innesca sistemi virali di condivisione degli UGC, affermando nuovi opinion leader sulle discipline più disparate, dalla politica al tech, dalla cucina allo sport: chi sa rispondere in maniera originale, ironica, pungente al VIP o all’azienda di turno riesce ad affermare una sua identità, aumentando il proprio pubblico e migliorando il proprio personal brand.

La questione è diversa se osservata dal punto di vista dei Community Manager, che si trovano a fronteggiare i troll (o – come abbiamo giudicato gli “artisti” del settore – i giullari digitali): per questa categoria sempre più in espansione, è necessario rispettare una precisa linea guida per far sì che un contenuto prodotto da un utente diventi un boomerang pronto a scatenare una crisi d’immagine.

Il 2012 ha proposto diversi casi interessanti (che abbiamo raccolto, ad esempio, nel post RTL 102.5, Barbara D’Urso e la censura su Facebook) di Community Manager che, presi da troppa foga, hanno gestito male le interazioni con gli utenti: per questo vogliamo provare ad abbozzare qualche consiglio per evitare boomerang fastidiosi che potrebbero inficiare l’engagement creato con gli utenti, andando a ledere l’immagine di un brand magari faticosamente costruita con una costante attività di social media marketing.

1) L’interazione è indispensabile

Il valore aggiunto della presenza sui social network è senza dubbio l‘interazione con gli utenti. Se si sceglie di non rispondere a una qualsiasi forma di richiesta, si può andare incontro a una dispersione dell’engagement, proprio perché il fan/follower potrebbe ritenersi non considerato e vedere svilito il proprio contributo. A fare la ricchezza di una brand page su Facebook non è solo il contenuto che si veicola su di essa, ma le reaction che si possono ottenere nello spazio commenti e la capacità di attivare il meccanismo di condivisione. Se gli UGC vengono trascurati, anche e soprattutto quelli negativi, a perderne sarà prima di tutto il brand.

2) Filosofia Zen

Proprio così: essere zen. Come monaci riflessivi che prima d’agire si prendono il tempo per riflettere e comprendere cosa stia succedendo, ogni Community Manager deve riflettere là dove anche il peggior troll non riesce a immaginare. Intendiamoci: non bisogna fissare la tastiera per ore capendo cosa rispondere, ma non lasciarsi prendere dalla frenesia o dalla rabbia, quello sì. Pensate ad esempio al caso di Patrizia Pepe (raccontato benissimo nel post Patrizia Pepe, quando la brand reputation passa per una foto su Facebook) o quello più recente di 24Job (“24job su Twitter, quando una risata varrebbe più di mille tweet“) dove l’emotività ha preso il sopravvento su ogni valutazione: se un utente contraddice – anche in malo modo – quanto si è proposto alla community, questo può rivoltarsi a favore del brand che il Community Manager rappresenta: basta appunto trovare lo spunto per trasformare la critica in occasione di confronto ed eventualmente arricchimento.

3) Costruire il sostegno al brand con il dialogo

Proprio quando un utente insulta c’è l’occasione per migliorare ancor di più la brand reputation: mostrandosi concilianti e pronti a motivare più che smentire gli attacchi rivolti. Il più delle volte si ha a che fare con pregiudiziali, più che vere e proprie accuse basate su prove concrete. Una trollata particolarmente apprezzata e pungente, così come un’ironia qualsiasi, può essere risolta ad esempio riconoscendo all’autore il colpo di genio per la battuta, ma anche andando a motivare eventualmente dove la critica ironica fosse infondata. Pensate ad esempio a tutte le volte che avete risposto in maniera provocatoria al tweet di un politico o di un attore che magari non vi è molto simpatico: se invece di arrabbiarsi o magari ignorarvi vi avesse riconosciuto “l’onore delle armi” della battuta, per poi chiedervi conto di quanto avete affermato e offrendosi di motivare il perché vi sbagliate, come avreste reagito? L’interazione con l’utente può rivelarsi uno strumento decisivo in casi simili.

4) Sbagliando si impara

Molti dei casi di brand che sono letteralmente scappati dall’interagire con i propri utenti si sono verificati quando il Community Manager commetteva un errore. Esempio: sbagliare la data in un post commemorativo di una personalità scomparsa da tempo e che ritenete utile ricordare nel vostro spazio, piuttosto che un riferimento erroneamente citato.

Cancellare il post dopo che gli utenti fanno risaltare il refuso è cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto. Scusarsi e ripartire, ringraziando per la segnalazione, valorizzerà il contributo degli utenti e permetterà di uscire con eleganza dalla situazione scomoda. Certo, può anche capitare di sbagliare parlando dei propri prodotti o servizi: potrebbe sembrare un Epic Fail, ma se l’immagine dell’errore viene ridimensionata a una svista “umana” e presentata come un’occasione per migliorarsi, ecco che automaticamente anche l’utente acquisirà importanza perché parte di un insieme dove tutti hanno una propria importanza. La fallibilità del Community Manager sarà il punto di forza di un brand che si presenta come eccellenza, proprio perché il meglio si raggiunge anche imparando dai propri errori.

5) Non dimenticare mai la propria identità

Ogni brand ha dei valori, ogni azienda si propone al proprio pubblico con una mission, e il più delle volte tutto è riconducibile a una vision dove ad essere posto al centro è l’importanza del prodotto che si offre al mercato, un elemento che può migliorare la vita delle persone. Questo approccio non deve mai esser lasciato da parte, quando si svolge un’attività di community management che presuppone un dialogo.

Pensate ad esempio alla comunicazione su Twitter di molti politici. Una gestione, tranne rari casi, che tenta d’esser unidirezionale e quasi “comiziale”, replicando dinamiche più adatte a un mass medium come la TV o la radio dove il dialogo è filtrato piuttosto che adattate a un medium orizzontale come appunto è Internet. Bene: se ci pensate, l’annullamento del dialogo soprattutto verso quegli utenti “trollatori” che risultano essere anche i più grandi influencer, è solo un patrimonio disperso, oltre che una divergenza rispetto al valore identitario, in questo caso del personal branding che sta dietro ogni politico. Una figura che abita le istituzioni è infatti, prima e più degli altri, un rappresentante non solo dei propri elettori ma di tutti. Il fatto che non si prenda la briga di rispondere, decantando magari al proprio staff la missione di lasciare messaggi sparsi sul proprio pensiero senza che segua un reale dibattito al proposito di, deligittima anche la mission dello stesso politico, che si propone più come entità autoreferenziale di potere piuttosto che rappresentante del popolo nella macchina stato. Chi adopera i social network come cassa di risonanza più che strumento per valorizzare i contenuti partiti dal basso svilisce di fatto la reale essenza della socialità on line: un risultato sicuramente al di sotto delle aspettative e delle potenzialità che si possono ritrovare in esso.

Community Manager all’ascolto, raccontateci le vostre esperienze quotidiane sul campo! 🙂

5 consigli per una strategia di eCommerce basata su Facebook

Facebook, così come gli altri canali social in generale, non è una mera vetrina dove esporre i propri prodotti. La grande opportunità che offrono i social è che la loro efficacia è misurabile.

Come riporta il White Paper di Oracle, ecco allora una selezione di 5 consigli su come pianificare una strategia multicanale performante utilizzando i dati di Facebook. Grazie a questi, le aziende possono automatizzare la consegna di promozioni su misura, merchandising, assortimenti di prodotti, e le raccomandazioni indicate per ogni visitatore.

1. Abbiate chiaro il ROI atteso

Ovviamente non esiste una ricetta unica sui social. Ogni brand deve pensare a come organizzare la sua presenza su Facebook e coorre saper misurare le proprie performance.

Molte aziende ancora credono che l’efficacia venga misurata dai like alla pagina, mentre proprio i ‘mi piace’ non dicono nulla su alcune variabili come il livello di influenza o il numero di visite a un sito internet. Un brand deve assolutamente porsi chiari obietti quantitativi della propria presenza su Facebook e su altri social come il numero di visite al sito o il volume di vendite generato dai canali web.

2. Implementate una strategia On e Off Facebook

La strategia On-Facebook permette di avere una presenza interattiva dei prodotti all’interno del social network. Buona soluzione per un brand, ma c’è qualcosa di meglio: lOff-Facebook. Questa soluzione permette di utilizzare i dati di Insight e di Open Graph per indirizzare e meglio disporre i prodotti di un marchio sul suo sito e-commerce.

Con i dati Facebook è infatti possibile sapere a cosa le persone mirano e cosa gli interessa. Ecco un buon esempio di on-off: a sinistra un brand su Facebook e a destra il sito del brand organizzato seguendo i dati provenienti dalla piattaforma.

3. Utilizzate i dati di Facebook

Questo punto è fortemente legato al precedente. Per misurare la propria performance e per fissare anche gli obiettivi, serve leggere i dati; parliamo quindi di Insights e di Open Graph. Gli insights forniscono informazioni dettagliate sull’attività delle pagine, mentre Open Graph registra relazioni tra le persone, marchi, prodotti e contenuti attraverso il web.

Con la giusta strategia, le organizzazioni possono così migliorare la user experience sulla brand page e sulle altre piattaforme altre web, per esempio l’e-commerce.

4. Siate coerenti tra le piattaforme

Quando gli utenti atterrano sulla pagina Facebook sul sito, o sull’app mobile di un brand, si aspettano una certa coerenza.

Tono, aspetto e obiettivi devono essere bene allineati. Come scrivevamo, da Facebook si può capire molto sui propri clienti, è bene dunque cercare di adattare anche la propria identità comunicativa a ciò che si aspettano.

5. Siate social e tenete il controllo

Rivolgetevi ai vostri utenti con tono colloquiale e rendete loro la vita più facile: invogliateli a commentare e a partecipare alle discussioni, spingete le persone a condividere sui social i vostri contenuti tramite i plugin social. Assicuratevi di fornire sempre esperienze nuove ai vostri utenti.

Allora, cosa ne pensate di questi 5 consigli e del ‘ponte’ strategico’ che è possibile costruire grazie a Facebook? Vi abbiamo convinto? 😉