Le 5 ragioni per cui si vince la guerra al talento

Come suggerisce il nome di una recente conferenza tenutasi a San Francisco, ora come non mai vi è in atto una guerra ad accaparrarsi i migliori talenti in circolazione.

Nell’ultimo paio d’anni -riferisce Jon Bischke founder di Entelo– sono stato abbastanza fortunato da poter parlare con alcuni imprenditori e manager di successo delle piu importanti aziende nel mondo, notando quali siano i motivi che separano i vincitori nelle guerre di talenti da tutti gli altri”.

Di seguito i 5 motivi che ha scelto.

I vincitori delle guerre al talento cercano aggressivamente i candidati passivi

Essi fanno tutto ciò che è necessario per capire dove sono le persone che vogliono assumere, generalmente utilizzando criteri quali: per quale compagnia hanno lavorato in passato, a che università sono andati, a qualche convegno parteciperanno o addirittura di quale community online fanno parte.

Ascoltarli parlare di ricerca del talento equivale a sedersi ne “la stanza della guerra” in qualche palazzo di governo.

Sono ossessionati con il pensiero “cosa c’è alla fine del tunnel?”

Sanno bene che fare recuiting è una questione di numeri e quello più importante potrebbe proprio essere il numero di persone qualificate ad inizio carriera.
Ne sono ossessionati, cercano in tutti i modi di rendere questo processo più efficiente.

Danno ai candidati forti motivi per salire a bordo della nave. Volete un esempio? Controllate la pagina recruiting di Dropbox e come si mostra ad ogni ingegnere alla ricerca di occupazione.

Ci sono anche società come Google che offrono Tech Talks in modo da far avvicinare i propri dipendenti ad alcune delle menti più brillanti al mondo.
Per un attimo evitiamo di pensare a tutto questo, ci renderemo conto che i Manager o gli Imprenditori che hanno successo nel ricercare il talento, semplicemente hanno successo nel ricercare il talento, semplicemente hanno la capacità di sorprendere i candidati esaltando ogni parte dell’interazione.

Registrano e controllano tutto.
Certo, tantissime società registrano le fonti da cui assumono dipendenti nel proprio Applicant Tracking System.

Ma questo è solo il punto di partenza per queste aziende.
L’analisi in realtà va oltre: qual’è il rate di risposta ad una LinkedIn InMail Vs. una comune email a potenziali candidati, e quale oggetto della email ha la migliore performance nel raggiungere il potenziale candidato?
Quale percentuale di candidati raggiunge il secondo round di colloqui tra tutti quelli scelti dalle varie fonti?

Le migliori organizzazioni di recruiting hanno risposte a tutte queste domande e le usano per migliorare giorno dopo giorno il processo di assunzione e distribuire meglio le risorse.

La loro top priority è il recruiting

I migliori CEO spendono un ammontare di tempo impressionante nel recruiting.
Investono negli strumenti migliori e si assicurano che i loro team siano sufficientemente preparati a svolgere il lavoro correttamente.
Reclutare candidati di alta qualità è un must.

Questo è solo un riassunto infinitesimale di cosa facciano le migliori società al mondo per assumere i migliori talenti e assicurarsi che ogni mattina in ufficio ci sia gente competente e motivata.

Si spera che questi 5 rapidi punti servano come spunti per costruire e/o migliorare modelli e strategie di recruiting.

Con Dealcollector, lo shopping diventa rapido e conveniente!

Impossibile negarlo, nessuno lo crederebbe: se c’è una cosa che amiamo fare da sempre, è lo shopping: acquisti spesso utili e molte volte divertenti, che regalano momenti di soddisfazione e ci fanno sentire “in pace con noi stessi”.

Se poi esistono realtà che, grazie anche alle nuove tecnologie, permettono di scegliere e fare compere comodamente da casa, in maniera intelligente e davvero economica… tanto meglio, soprattutto di questi tempi!

Uno dei progetti più interessanti a riguardo è Dealcollector, il più grande aggregatore di deal che permette con pochi click di aggiudicarsi le offerte pubblicate quotidianamente sui portali dedicati ai gruppi di acquisto online. Groupon, Prezzo Felice, Let’s Bonus, Offerum e tanti altri: grazie a Dealcollector potrete comparare le varie proposte e fare rapidamente la vostra scelta!

Dealcollector, il più grande aggregatore di deal.

In particolare, le offerte sono disponibili localmente in più di 70 città italiane – non solo Milano e Roma, dunque, ma tanti altri luoghi – con sconti fino al 70% del prezzo iniziale. Se poi usate spesso i social network, tanto meglio: potrete rimanere aggiornati sui deal grazie alla pagina Facebook (di cui esistono anche le versioni dedicate a ogni città), l’account Twitter e il profilo Pinterest dedicati.

Se invece siete in giro ma non volete rinunciare alla comodità di fare acquisti risparmiando, potete scaricare gratuitamente l’app (per iPhone, ma esiste anche la versione per Android) aggiornata. Stesse opzioni del sito ma direttamente sul vostro smartphone, per essere sempre aggiornati sulle occasionissime 🙂

Molta scelta, grandi sconti e la possibilità di sfruttare la tecnologia per uno shopping più intelligente. Indipendentemente da dove vi troviate, il mondo Dealcollector è pronto a stupirvi 🙂

Cannes Young Lions: un argento in Design per l’Italia! [INTERVISTA]

La 59ma edizione di Cannes Lions, il festival che ogni anno premia la creatività nella comunicazione, ha permesso a molti creativi italiani di vedere riconosciuto il proprio talento. Alla Young Lions Design Competition, concorso che premia i migliori talenti under 28, si sono fatti onore 2 talentuosi creativi, Ileana Infantino e Marco Tironi, che si sono aggiudicati l’argento nella categoria Design.

La sfida che ha visto coinvolti Marco e Ileana consisteva nello sviluppare,  in sole 24 ore, il concept di Opportunity Knocks, una piattaforma che nascerà il prossimo anno e che promette di diventare un punto di riferimento per i giovani creativi.

Marco ed Ileana, emozionati per il traguardo raggiunto, ed impegnati tra un party e una cerimonia di premiazione, hanno risposto per noi a qualche domanda:

Ciao Ileana e Marco, innanzitutto complimenti per il vostro “ruggente” successo a Cannes! Ci raccontate brevemente il vostro background?

Ileana: Ho studiato Scienze della Comunicazione a Roma perché volevo “fare la pubblicità”. Dopo la laurea ho lavorato per una piccola agenzia di comunicazione e per la redazione di un settimanale di calcio (ebbene sì). Poi un’esperienza di un anno nella Direzione Comunicazione Interna di Alitalia. Un’occasione professionale importante durante la quale ho imparato molto, ma soprattutto ho capito di voler stare dall’altro lato: quello dell’agenzia. Allora sono partita per Milano. Qui, dopo il master in Art Direction e Copywriting al Poli.Design, ho lavorato 2 anni e mezzo in Wunderman/Y&R Brands. Clienti importanti e persone meravigliose. Da poco ho iniziato una nuova ed entusiasmante avventura in AdmCom, a Bologna.

Marco: Ho 28 anni e lavoro già da 10. Ho sempre cercato di lavorare studiando, quindi dopo il diploma ho frequentato corsi di specializzazione in graphic design e art direction serali. Dopo 2 anni di fotolito e altri 2 nel campo dello studio di gadget, ho iniziato a lavorare in una piccola agenzia che segue la comunicazione nel mondo del l’interior design. In seguito ho lavorato per quasi due anni in Wunderman/Y&R Brands. Ora sono in Hagakure.

Parlateci di Opportunity Knocks. Come avete sviluppato il progetto, e di quale parte, nello specifico, si è occupato ciascuno di voi due?

Ileana: Subito dopo il brief ci siamo lanciati nel brainstorming: il nome del progetto ci ha guidato verso un concetto aperto a molte declinazioni, tutte forti allo stesso modo. La porta. Simbolo universale di unione di mondi diversi, come la piattaforma di Cannes che punta a far incontrare i giovani talenti con i più importanti direttori creativi. Trovata l’idea, ognuno di noi si è occupato di realizzare la parte di sua competenza: i rationale per me e l’art direction per Marco. Il resto lo conoscete.

Marco: Abbiamo fatto un progetto di design minimale usando la sintesi visiva come elemento fondamentale, quindi mantenendo solo ciò che era strettamente necessario.

Raccontateci la vostra avventura a Cannes. Qual è il ricordo piu bello che conserverete del festival?

Ileana: È la mia prima volta a Cannes e non poteva andare meglio di così. È un ambiente fantastico, persone di tutto il mondo condividono i lavori più belli di sempre. Tornerò a casa con la testa piena di stimoli. Il ricordo più bello? L’emozione del momento in cui hanno annunciato il “Silver”.

Marco: Beh! Che dire… è il secondo anno consecutivo che partecipo alla Young Lion Competition e che torno a casa con un argento in tasca. Per me è una bella conferma ed è l’ennesima dimostrazione che gli italiani, a parità di regole con gli altri, non hanno niente da invidiare.

HacksHackers: il futuro dell'informazione sbarca a Milano! [INTERVISTA]

HacksHackers è un movimento internazionale che riunisce mensilmente giornalisti, hacker, blogger, esperti di tecnologia e non solo, nato nel 2009 negli Stati Uniti con l’intento di creare il futuro dell’informazione ma anche con l’intento di condividere le proprie esperienze ed i propri pensieri, perché non dimentichiamo che nell’era dei social grazie all’iperconnessione di cui possiamo beneficiare, quasi tutto è possibile, anche creare il futuro.

HacksHackers: il futuro dell'informazione sbarca a Milano!

Mercoledì 13 giugno si è svolto il primo inconto di HacksHackers Milano, nella tecnologica cornice della Cascina Cuccagna (@CascinaCuccagna) e con la partnership tecnica ed ideologica dei Green Geek (@greengeekass).

Per l’occasione abbiamo intervistato una delle persone che hanno permesso ad HacksHackers Milano di nascere, Eleonora Bianchini (@ele9380), giornalista de “Il Fatto Quotidiano”.

Come è nato HacksHackers Milano, e soprattutto, perché?

Lo scorso novembre sono stata a seguire il meetup di Londra. Avevo sentito parlare di HH, mi ero incuriosita e volevo andare a vedere di persona. E’ stato molto interessante, eravamo in un pub in pieno centro nella City e alcuni giornalisti/attivisti presentavano progetti in cui giornalismo e tecnologia si sono affiancati e integrati per costruire qualcosa di innovativo, in particolare per quanto riguardava la visualizzazione ed elaborazione dei dati.

Quindi volevo portare il meetup in Italia. Ce l’abbiamo fatta grazie al Festival del Giornalismo di Perugia, dove abbiamo lanciato la ‘versione’ italiana che è già partita a Bologna con Elisabetta Tola (@elisabetta_tola) e poi qui a Milano insieme a me e Guido Romeo (@guidoromeo) di Wired.it.

Quale ideologia sta dietro ad HHMilano?

Intendi filosofia? Quella di condividere problemi, soluzioni e casi di studio in ambito di data journalism e di fare interagire fra loro sviluppatori e giornalisti, ancora troppo distanti fra loro.

 

Come mai hai chiesto la collaborazione dei Green Geek per il primo incontro? Hai trovato in loro un partner ideologico o tecnologico o entrambi?

Conosco Mauro Lattuada dei GG, e credevo che anche a loro potesse interessare questa iniziativa. Infatti il suo/loro apporto è stato fondamentale, a partire (ma non solo) dalla location. Ci hanno consigliato la Cascina cuccagna di Milano, mostratasi da subito molto disponibile. Lì si è svolto il nostro primo incontro. Il primo di una lunga serie, speriamo!

Come è andato il primo incontro? L’affluenza? quali temi avete trattato e cosa ne è venuto fuori?

Il primo incontro è andato molto bene, eravamo più di 50 persone. gli ospiti della prima sera sono stati Claudio Agosti e Fabio Pietrosanti di Global Leaks, Daniele Belleri che ha presentato ”Il giro della nera”, la mappa della cronaca nera 2010 di Milano, e il progetto “Density Design” del Politecnico di Milano sul design dell’informazione.

Durante le presentazioni sono emerse domande e quesiti che riguardavano in particolare gli aspetti legali della condivisione dei dati, che sarà oggetto di uno dei prossimi incontri. Qui trovate tutti gli aggiornamenti.

HacksHackers: il futuro dell'informazione sbarca a Milano!

Avete intenzione di svolgere un incontro mensile come gli HH Internazionali oppure no? Sempre alla Cascina Cuccagna?

 Sì, l’intenzione è quella di fare un incontro al mese che ci auguriamo di organizzare sempre in Cascina. Faremo anche noi una pausa estiva, ma vogliamo dare regolarità a HHMilano e far sì che diventi un punto di ritrovo per discutere e confrontarsi.

Sapete già quando sarà il prossimo incontro?

Ci ritroveremo entro la prima metà di luglio. Ma la data ve la confermeremo sulla pagina del meetup!

Il primo meetup di HacksHackers Milano è stato un vero successo ed ha permesso a molti di venire in contatto con un movimento che nel Mondo sta riuscendo a creare il futuro del giornalismo ma non solo. A conferma dell’impegno e del successso che sta riscuotendo @HacksHackersMilano vi annunciamo che proprio ieri è stata decisa la seconda data, Mercoledì 11 Luglio alle ore 21 sempre alla Cascina Cuccagna.

Mi raccomando partecipate numerosi! Noi di Tech crediamo in HHMilano e ci saremo! Ovviamente per poi raccontarvi l’evento nella nostra sezione! 😉

TwittaStorie, 140 caratteri per descrivere l'Italia

Cominciamo dalle ‘basi’: cos’è #Twittastorie? Se vi siete persi l’inizio del nuovo contest di Telecom Italia, ecco un breve ripasso:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=Aw3pT-3Cj0Q’]

I punti chiave dell’iniziativa?

Così Telecom Italia – in partnership con Show Reel – ha deciso di coinvolgere gli internauti in un contest, che si prefigge come obiettivo finale la crezione di un cortometraggio che rappresenti  le migliori descrizioni delle tre citta italiane.

Una vera e propria dimostrazione di come la più grande azienda di telecomunicazioni nostrana stia esternando il suo lato social di #internetlover. Proprio come riporta nell’immagine di copertina della propria brand page su Facebook.

Proprio su Facebook è stato creato una tab appositamente collegata a Twitter per condividere i contenuti degli utenti.

Il contest – iniziato l’11 giugno – ha già un tweet-vincitore per la Città di Napoli. Si tratta di Zio PeX @ZioPeX . Il suo tweet?

“A #napoli le voci nei vicoli sono un concerto allegro che ti ricorda il senso di essere Vivo #twittastorie”

Nel corso di questa settimana, il gruppo di movie maker The JackaL (artefici della serie Lost in Google), si occuperà della creazione del video di 60” inspirato a questo tweet. Se non volete perdervi l’anteprima restate sintonizzati sul canale YouTube di Telecom Italia. Chissà quale sarà il risultato finale…!

Per tutti coloro che hanno partecipato, viene data una seconda possibilità di essere celebrati da Daniele Doesn’t Metter  stella di YouTube che con ironia e un pizzico di sarcasmo commenta alcuni tweet degli utenti.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=uiqIlSOqqQI’]

Allora, siete pronti a varcare i confini dello storytelling? Mancano ancora Roma e Genova, e le prossime date in cui verranno decretati i vincitori saranno per la prima il 2 e per la seconda il 16 Luglio. C’è ancora tempo dunque per diventare star dei social. Perciò scatenate la vostra creatività a ritmo di tweet! E fateci sapere com’è andata! 😉

Web in Vogue: i social network scendono in passerella [INTERVISTA]

 

Ci sono molti modi per esprimere se stessi ed il proprio estro artistico.

Victor Faretina ha scelto di unire l’universo della moda a quello dei social networks. Aspirante stilista di appena 20 anni, ha iniziato a disegnare abiti quasi per gioco. Ora nella rete per eccellenza sono in molti a parlare di lui. Tutto nasce grazie a Megaupload, o meglio grazie alla sua chiusura.

Nonostante la giovane età Victor ha già le idee chiare sul suo futuro. Mancano ancora pochi abiti – appena quattro – e poi il progetto Web in Vogue sarà concluso.

Per adesso i suoi modelli sono ancora solo cartacei e digitali, ma scrivetevi il suo nome da qualche parte. Sentiremo sicuramente parlare di lui!

 

Mentre si prepara per gli imminenti esami di maturità  Victor ha risposto a qualche domanda, confessandoci in anteprima esclusiva per il tema del prossimo abito sarà LinkedIn.

Web in Vogue: un’idea semplicemente grandiosa. Da dove viene l’idea e da dove viene questo nome?

L’idea è nata quando è stato chiuso il sito di Megaupload. Non so se è stato un bene o un male e non mi metterò a discutere su questo, ma sicuramente molti di noi avevano usufruito dei suoi servizi. Così ho pensato di ricordarlo in qualche modo.. Ma come? Io amo disegnare vestiti, così mi è sembrato logico e originale creare un vestito haute couture che rappresentasse Megaupload nei suoi colori, nel suo concetto e nella sua funzionalità.

Dopodichè ho pensato che sarebbe stato bello creare dei vestiti che rappresentassero anche altri siti web famosi come Facebook, Google o Youtube. La mia idea piaceva a molte persone, così  dal 22 Gennaio ho continuato fino ad ora, quasi senza sosta.


Il nome Web in Vogue mi è venuto pensando al solito stile con cui nominavo i lavori: Google in Fashion, Twitter in Fashion, MSN in Fashion. Ho sostituito il nome con web e il fashion nella versione francese, più elegante e forte: vogue.

Ammetto di aver anche pensato alla canzone di Madonna! Lei mi ispira in moltissime cose.

Quanto lavoro c’è dietro ognuna delle tue creazioni?

Ti dirò, una volta impiegavo molto più tempo. Il mio lavoro è così organizzato: prendo foglio e matita, creo la forma del manichino e sopra ci disegno il vestito. Ho un tratto molto leggero quasi invisibile perchè devo poter cancellare con facilità se devo modificare qualcosa e non posso rovinare o sporcare troppo il foglio. Ripasso le linee con la rapidograf, cancello tutti i tratti della matita per far rimanere solo quelli netti della rapido, scannerizzo al computer ed elaboro con Photoshop i colori. Ed il gioco è fatto.

Questo processo, se ho subito l’ispirazione e l’idea, richiede circa due ore. Se invece parto da zero e l’ispirazione devo cercarla a volte ci metto anche il doppio! Una volta ci mettevo di più perchè spendevo più tempo nella fase della colorazione digitale, creavo le ombre e i colpi di luce, cercavo molto la realisticità nel lavoro. Poi ho capito che tutto ciò non era necessario se il mio scopo era semplicemente rappresentare un design e un’idea, così ho ottimizzato i tempi. Ora le campiture di colore sono piatte, ma si riesce lo stesso a capirne i volumi o le superfici grazie alle linee o a particolari effetti più semplici.

Quale è stato il primo abito che hai creato?

Della collezione Web in Vogue è stato Megaupload, mentre il primissimo lavoro incentrato su un abito che ho fatto… è stato a fine 2009, un outfit in stile Vittoriano (più precisamente Classic Lolita, una moda giovanile molto diffusa in Giappone)

Perchè hai deciso di proseguire?

Mi piaceva l’idea di “tradurre” dei concetti nella lingua della moda. Mi sembrava un buon modo per esercitarmi e migliorarmi. Anche i miei “followers” mi hanno spinto a continuare, vedendo che il progetto stava avendo un buon successo ho continuato per arrivare a più persone possibili.

Quale abito ti ha fatto penare di più?

Quello di Yahoo e di Digg. Erano i siti che conoscevo personalmente di meno!

Quanto è importante internet sia come fonte di ispirazione che come canale per diffondere le tue creazioni?

Beh come strumento di diffusione internet è lo strumento più potente che si possa avere, oggi la realtà è questa. Si può fare qualsiasi cosa e raggiungere ciò che si vuole più velocemente e più facilmente rispetto a venti o trent’anni fa, e questo può essere sia un bene che un male.

Sto cercando di sfruttarlo al meglio perchè se sei un artista o hai una famiglia ricca che può sostenerti nei tuoi progetti e può darti gli agganci giusti, o cerchi in qualche modo di emergere con le carte che hai e sperare per il meglio. Poi come fonte di ispirazione internet è sicuramente la fonte più moderna!

Hai mai pensato di trasformare la tua passione in un lavoro vero, magari proponendo i tuoi schizzi ad una firma della moda?

Questo è ciò che voglio fare nella vita, voglio che diventi il mio lavoro. Se fai ciò che davvero ti piace fare, non dovrai lavorare nemmeno un giorno nella tua vita! Non ho ancora proposto le mie creazioni a una firma, anche se molte persone mi hanno chiesto e continuano a chiedermi di realizzarli per scopi personali.

So che è praticamente impossibile coi tempi che corrono, però vorrei riuscire a creare una mia firma, una mia azienda e poi produrre i miei lavori sotto il mio nome, in esclusiva. Se permetto a chiunque di realizzarli il giorno in cui li realizzerò io perderebbero di valore, non devono esserci copie in giro!

Sei giovanissimo, ma hai già raggiunto grandi traguardi. Quello di cui sei più orgoglioso?

Il mio nome su Google e l’articolo sul sito della CBS News! Quando ho letto il messaggio della giornalista su Facebook e ho cercato “CBS” su Wikipedia mi è venuto un colpo. E’ stato il primo articolo ufficiale mai fatto!

Se potessi fare un discorso di 30 secondi al mondo intero, cosa diresti?

Dobbiamo cambiare. La paura è troppo spesso a capo di ogni cosa: paura di comunicare, di esprimersi, paura di lottare, paura di ribellarsi, paura di rischiare, paura di deludere, paura di sentirsi soli. C’è ancora troppa paura in giro, rimuovere le paure è il compito più difficile dell’uomo ma bisogna affrontare anche le cose difficili, che siano dentro di noi o fuori. Bisogna far girare messaggi di coraggio, è una delle cose più luminose a questo mondo e ci porterà sempre a una vita migliore, per noi e per chi verrà.

"Where The Hell is Matt" è tornato con un nuovo video

Non potete non ricordarlo. Matt Harding, il ragazzo che nel 2008 ha affascinato tutta la rete con il suo emozionante viaggio intorno al mondo, è tornato.

La sua ‘serie’ “Where the hell is Matt?” è presente su Youtube oramai da parecchi anni, ma la curiosità degli utenti per i suoi video non accenna a calare, e ne sono testimoni le 300 mila views messo a centro dal quest’ultimo ‘episodio’ in meno di 24 ore.

Un’avventura iniziata per caso improvvisando timidi e goffi movimenti davanti ad una telecamera nel lontano 2006, che si è trasformata nell’insieme di video tra i più virali di sempre. Nuovi Paesi, nuovi mondi e cultura si sono aggiunti in questa ‘edizione 2012’, sulle note di “Trip the light” di Alicia Lemke, che si preannuncia già un grande successo.

RTL 102.5, Barbara D'Urso e la censura su Facebook


Per alcuni community manager che operano nella social media sfera italiana è stata una settimana da incubo. E se noi Ninja non ci siamo avventati sulla cronaca per offrire a voi lettori un racconto puntuale di quanto s’è visto, è stato unicamente perché ci ha particolarmente colpito come alcuni casi possano diventare dei veri e propri oggetti di studio per chi aspira a diventare un social media manager preparato ad affrontare qualunque evenienza.

In particolare, ci riferiamo a come hanno gestito due “crisi”, una più marcata e l’altra senza dubbio meno fragorosa ma altrettanto singolare, due spazi che hanno un grande seguito e che – per certi versi – sono ambienti virtuali d’incontro e di comunicazione molto importanti.

Il primo è la brand page di RTL 102,5, mentre la seconda è la pagina ufficiale di Barbara D’Urso: le analogie? Scopriamole insieme, presentando intanto cosa è capitato.

Lunedì nel tardo pomeriggio, RTL 102,5 propone ai suoi oltre 730 mila fans un post, questo:


Uno “sponsored post”, verrebbe da pensare, considerando come l’argomento sia assolutamente off topic e fuori dai contenuti che la radio abitualmente propone.

Il testo di natura commerciale, poi, tradisce la volontà di veicolare a utenti affiliati alla pagina un vero e proprio messaggio pubblicitario. Da notare la @ davanti alla parola GoldenPoint, forse un tentativo per taggare una brand page, lasciata lì nonostante la non ricezione del comando. Un’immagine poco definita, di bassa qualità, a completare l’opera: un post fuori luogo e peraltro – lasciateci dire – poco curato.

Cosa ha scatenato gli utenti? L’approccio poco ortodosso per promuovere un partner, probabilmente. Ma anche lo stesso oggetto della promozione, un prodotto dell’azienda Omsa (titolare del brand GoldenPoint) autrice di alcune scelte strategiche particolarmente invise in materia occupazionale: una delocalizzazione massiccia in un paese straniero a discapito della forza lavoro italiana.

I fan hanno subito criticato massicciamente la cosa: non solo perché il contenuto proposto è stato ritenuto poco ortodosso, ma anche perché il messaggio pubblicitario riguardava un’azienda considerata non troppo corretta verso il proprio Paese nativo. Questione d’opinioni, in un mercato libero come quello europeo: però assolutamente legittime e meritevoli di una risposta, in particolare dal brand che ha scelto di concedere uno spazio a un cliente vendendo di fatto il proprio bacino d’utenza su Facebook.

Una vera e propria logica di marketing convenzionale tipica di mezzi di comunicazione come televisione e radio, ma applicata al media sbagliato e che è stata male accolta dagli utenti.

Qual è stata la risposta alle critiche piovute dagli utenti da parte del community manager? Una serie di censure ai commenti più critici, insieme a successivi ban dalla pagina. Rapidamente, il numero di fan è sceso a causa di una dinamica virale ormai conosciuta e consolidata, che ha portato la notizia a circolata in rete e scatenare un meccanismo di solidarietà fra utenti affini (cioè, tutti quelli d’accordo con le critiche).

Un caso simile a quello accaduto per Groupalia nei brutti giorni del terremoto, che il nostro Alberto Maestri aveva ben descritto nel post Terremoto in Italia? E su Twitter Groupalia ci scherza!.

Dalla mattina successiva, la strategia del community manager è cambiata, lasciando i commenti ma evitando qualsiasi risposta alle critiche ricevute.

Lunedì, per una strana analogia, sulla pagina Facebook di Barbara D’Urso compare un tweet (pubblicato, grazie all’app, direttamente dall’autrice sul suo profilo) che annuncia l’intenzione della nota conduttrice di cominciare la stesura di un libro.

Fra i commenti, fisiologicamente più o meno entusiastici, ne compare uno, dobbiamo ammettere molto divertente e ironico:


Il post di Francesco Lanza (questo il nome dell’autore) viene cancellato. Immediate, cominciano le lamentele degli utenti, che cominciano a ripostare screenshot della frase incriminata, oltre che critiche perché il contenuto era da considerarsi assolutamente di qualità.

Anche in questo caso, nessuna risposta da parte del gestore della pagina di Barbara D’Urso, che pensiamo essere non la conduttrice stessa (come nel caso del profilo Twitter, quello sì direttamente gestito da lei) ma un collaboratore. La censura, fra l’altro, non è neanche completamente riuscita, dato che in molti si sono attivati addirittura pubblicando degli screenshot del post.

Nei giorni seguenti, Francesco Lanza ha visto incrementarsi gli attestati di stima e simpatia da molti utenti di Facebook, oltre che – ovviamente – le richieste d’amicizia. Un po’ come capitò a @Orghl, divenuto famoso per il caso #Sucate (ricordate il nostro post Da morattiquotes, passando per sucate a dilloaobama: l’ironia della Rete si abbatte sulla politica?).

Questi i fatti: ma come avrebbero dovuto reagire i community manager?

Crediamo che in entrambe le pagine fan, per rafforzare il valore del brand (una stazione radiofonica) e di personal branding (nel caso della D’Urso), sarebbe stata necessaria una risposta. Ufficiale, marcata, che spiegasse a tutti gli utenti (fossero contrari o a favore, non importa) le motivazioni di un gesto. In un rapporto di fatto paritario come quello della social sfera, è necessario spiegare le proprie scelte, anche le più discutibili, altrimenti si tenta di replicare una dinamica comunicativa tipica di altri media.

Queste le analogie, anche se i casi di per sé sono differenti. Abbiamo infatti osservato come la maggior parte dei commenti all’accaduto, nel caso di RTL 102,5, colpevolizzassero il community manager e il team di comunicazione che si occupa di social media all’interno dell’azienda.

Su questo siamo un po’ dubbiosi: azioni di questo genere non sono chiaramente da ricondurre a un’iniziativa personale del social media manager in questione, ma probabilmente da una scelta aziendale indirizzata a interpretare gestire lo spazio della sua community come fosse uno spazio commerciale.

Non ci stupirebbe che l’ordine di cancellare i commenti fosse arrivato dall’alto, magari per preservare l’investimento fatto dall’azienda acquirente (in questo caso, GoldenPoint e la Omsa): una scelta dettata più da motivazioni commerciali che non da vere e proprie tendenze censorie.

Nel caso di Barbara D’Urso, invece, crediamo che la censura sia stata dettata più dalla consapevolezza che un contenuto collaterale, generato dal basso, come un post di un utente avesse attirato più l’attenzione del contenuto ufficiale: per di più, con chiari intenti satirici.

Un’opera quindi di tutela dello spazio, che nelle logiche di leadership che un community manager deve tenere sempre presenti (ne avevamo parlato anche qui: Community Manager: ruoli e responsabilità [CASE STUDY]) possono anche essere, paradossalmente, comprese. Non giustificate, ma comprese sì. Se l’autore della cancellazione avesse spiegato i suoi intenti, avrebbe potuto riaffermarsi come leader di una pagina che rimane – per antonomasia – di proprietà dei veri ammiratori della D’Urso, e non di chi partecipa alla discussione per palesare un dissenso.

Certo, anche questi sono elementi di ricchezza della social sfera, ma non certo gli unici. Ricordiamo sempre che il primo obiettivo delle brand page di Facebook è unire le affinità di valore e identità degli utenti rispetto a un marchio, e non permettere a chi non si rivede in essi di criticare.

Nel caso di Francesco Lanza e di Barbara D’Urso, la critica era in realtà una forma satirica apprezzabile che forse avrebbe permesso di trovare un punto d’incontro fra le varie correnti di pensiero: per questo la censura si è rivelata scelta sbagliata, prima che poco elegante. Se proprio andava fatta, bisognava motivarla, e non darla per assodata senza esporsi affermando, come detto in precedenza, la propria leadership.

Due casi distinti, che però riassumono alcuni tratti fondamentali della social sfera: il ruolo del community manager, indispensabile figura che deve sapersi assumere le proprie responsabilità.

L’engagement con i propri fan che deve avvenire attraverso la proposta di contenuti che presentino valori d’affinità e positività e non messaggi trasmessi con una dinamica di comunicazione unidirezionale one to many: questo aspetto va sempre tenuto prioritario a costo di cassare sul nascere iniziative apparentemente ed economicamente vantaggiose. E infine, il ruolo assolutamente primario e importante dell’utente, che grazie agli User Generated Content si afferma sempre più come opinion leader mescolato alla folla che può indirizzare da un momento all’altro la percezione di un brand all’esterno.

Se siete arrivati fin qui, significa che avete letto tutto questo post e potete dirci la vostra: che ne pensate di queste due vicende?

Advertising parody: parodia e satira colpiscono i brand cult

La parodia e la satira sono elementi importantissimi in pubblicità. Ne è consapevole il designer egiziano Marwan Mohammed Younis, il quale raccoglie la sfida e crea una divertente parodia di sei brand famosi (Apple, Louis Vuitton, Red Bull, Yahoo ed Ex-lax).

Con Advertising Parody, Marwan Younis dà vita a una serie di pubblicità che cambiano l’immagine e il significato di alcuni marchi famosi, girando le carte in tavola come solo in pubblicità si può fare!

Il designer egiziano gioca con le parole e con le immagini, riproponendo i modelli testuali delle varie marche in chiave satirica, mostrandoci che spesso l’immagine che abbiamo dei brand non è sempre così coerente con il messaggio che loro stessi ci danno.

Di grande impatto è l’immagine in cui Apple e McDonald’s si fondono insieme creando così un grande hamburger a forma di Mela: non viene voglia anche a voi di gustarvi questo big mac morsicato?

5 social network dedicati a chi ama gli animali

Gli animali, si sa, occupano sempre più spazio nella nostra vita. Veri e propri compagni di viaggio, di avventure e di quotidianità a cui dedicare il nostro affetto, le nostre cure e anche le nostre manie 😀

Non potevano quindi mancare i social network dedicati ai nostri amici animali!

1. GATTOGRAM 

Se anche voi pensate che il bello di Instagram siano le foto di gatti in posizioni buffissime, Gattogram è quello che fa per voi. E’ un’interfaccia web di Instagram ispirata al più celebre Followgram. Come Followgram consente di loggarsi con Instagram (ma il log in non è necessario) e di visualizzare tutte le foto con tag #gatto o #gattogram. E’ inoltre possibile collezionare le gattofoto preferite e archiviare le proprie.
Gattogram è nato da un’idea di Francesco Giovannini e Elena Angeli: appassionati sia di Instagram che di gatti, si sono accorti che quasi tutte le foto che postavano su Instagram avevano come soggetti i felini, così come quasi tutte le foto dei loro followers. Per ora è ancora in versione Beta, ma tanti sono i possibili sviluppi futuri. L’obiettivo, ambizioso, sarebbe quello di creare una vera e propria community tra gattofans appassionati di Instagram.

2. YNETPET

Si definisce “il social network per chi ama gli animali”. L’idea di Ynetpet è quella di dare alle famiglie la possibilità di parlare dei propri pet in rete con altre famiglie, scambiandosi idee, esperienze e divertendosi. Una sorta di Facebook verticale: ogni utente puo’ interagire con una bacheca visibile a tutti gli iscritti, ma dalla privacy personalizzabile. Come su Facebook, è possibile accettare richieste di amicizia, commentare contenuti condivisi e cliccare su “Mi piace”. Sono presenti blog, forum e chat pubblica e privata, news e curiosità dal mondo animale (tra cui le offerte di adozione). L’iscrizione è gratuita.

3. GRIDDIXCAT

Ovvero “The Cat Social Game”. Iscrivendosi a Griddixcat si viene inseriti in una griglia casuale di utenti possessori di gatti, geolocalizzati. Ci si muove quindi sulla scacchiera e ci si scambia di posizione con altri utenti. E’ possibile così fare amicizie random con proprietari di felini in tutto il mondo, ma anche ricercare utenti in base alla razza del proprio gatto o ad altre passioni comuni. Interessante la possibilità di segnalare la sparizione del proprio animale e di ricevere aiuto ed eventuali segnalazioni da utenti vicini a noi. Naturalmente, esiste anche la versione canina: Griddixdog.

4. UNITEDCATS / UNITEDDOGS

Social community per appassionati di gatti e di cani. Qui tutto è a tema: invece di mettere “like” a una foto si “accarezza” il cucciolo immortalato; si può anche giocare virtualmente con lui. Su Unitedcats e Uniteddogs persino i captcha si basano sul riconoscimento di sagome di animali! Si possono acquistare punti per rendere più bello il proprio profilo o mandare regali agli amici. Tanti i forum, e non manca la cat-mail (o dog-mail).

5. MATCHPUPPY

Matchpuppy è un vero e proprio social dating per cani…oltre che per i loro padroni. Lo scopo infatti è quello di trovare amici (e forse amori) per i vostri amici a quattro zampe. E per voi, naturalmente. Come? Organizzando incontri per farli giocare e, naturalmente, scattando tante foto da condividere online. In fondo portare un cane al parco è da sempre un’ottima scusa per attaccare bottone… Per ora è attivo solo negli USA.

Allora, avete provato questi social network? Come vi sembrano? E soprattutto, ce ne consigliate altri?