Cosa può insegnare la radio ai social media?

Radio e social media vengono spesso catalogati, rispettivamente, nelle categorie dei vecchi e dei nuovi media, cosa che nell’immaginario collettivo rimanda a due mezzi di comunicazione agli antipodi.

Radio e social media, invece, sono molto simili. La radio, infatti, condivide con i secondi una caratteristica principale: l’immediatezza. Fino all’avvento delle piattaforme 2.0 nessun altro mezzo è stato in grado di reagire più rapidamente alle ultime notizie o alle crisi mondiali come la radio.

Ma essi condividono anche l’arma a doppio taglio dell’engagement. Se usati in modo corretto radio e social media possono raccontare storie emozionanti, che generano risposta e interazione da parte dei propri utenti. Dall’altro lato, se usati in modo errato, rischiano di diventare una comunicazione a senso unico.

Prendiamo spunto dal articolo apparso su Smart Insights per analizzare 5 insegnamenti che la radio può dare ai social network.

1. Dialogo

La radio non si rivolge ai propri ascoltatori come ad un pubblico di massa, si rapporta con loro instaurando una conversazione diretta, come se fosse un dialogo tra due persone.

Così facendo si instaura un legame personale tra i conduttori e gli ascoltatori, al punto che i dj più amati spesso cambiando radio si portano dietro il proprio seguito di aficionados.

Lo stesso vale per i social network e i blog. Bisogna comunicare rivolgendosi ad una persona, e non ad un pubblico vasto e impersonale. Questa è una delle chiavi con cui avere successo sui social media.

2. Coinvolgimento

Cosa pensate quando qualcuno vi parla del tempo? Che non ha argomenti migliori, e sicuramente la conversazione sarà noiosa.

Così anche in radio, e di conseguenza sui social network, bisogna parlare di argomenti che suscitino emozioni che, a loro volta, generino coinvolgimento, traffico e interazioni.

3. Veduta d’insieme

I piani editoriali sono fondamentali come guida alla pubblicazione di contenuti efficaci, ma non devono diventare barriere che non permettono di vedere quello che accade intorno.

Essi dovrebbero invece essere uno spunto attraverso cui avviare discussioni rilevanti per il proprio target di riferimento, devono essere “una guida e non un vitello d’oro”.

Jim Ducharme ha paragonato la propria esperienza di lavoro di 15 anni in radio con quella nei social media e ha rivelato:

Quando ero in radio tenevo a portata di mano un calendario degli eventi e un report con i dati demografici dei miei ascoltatori – questo mi aiutava a trattare gli argomenti che i miei ascoltatori trovavano interessanti.

4. Essere accessibili

Il successo della radio è dovuto, in particolar modo, anche dal fatto che chiunque può prendere il telefono e dar voce alle proprie opinioni parlando in diretta.

Questo è uno strumento potentissimo che pochi mezzi di comunicazione hanno e i social media, alla stregua delle radio, hanno la possibilità di parlare direttamente e singolarmente con ognuno di noi con relativa facilità.

Se qualcuno lascia un commento sulla vostra bacheca Facebook o vi invia un tweet o una mail merita una risposta, anche solo per il tempo che vi ha dedicato.

È importante anche non far passare troppo tempo prima di rispondere senza, dall’altro lato, inseguire le domande a cui rispondere dimenticando tutto il resto (linee guida del piano editoriale in primis).

5. Dare il proprio contributo

Le radio di successo sono quelle che sono coinvolte nella comunità e contribuiscono alla stessa.

On air questo significa partecipare attivamente ad eventi quali, ad esempio, le raccolte di fondi mentre online, significa contribuire con contenuti rilevanti ed essere attivi, tutti i giorni!

Bisogna chiedere agli utenti quello che stanno facendo, coinvolgerli sui temi che gli interessano, dare un contributo positivo alla community.

Perché sognare ad occhi aperti fa bene alla creatività

L’uomo è un gran sognatore, si sa. Questa caratteristica però, non è limitata alla sfera notturna, come tutti pensano, ma viene riscontrata anche durante il giorno. L’articolo di Jonah Lerner sul “The New Yorker” spiega che gli studi di due psicologi di Harvard, Daniel Gilbert e Matthew A. Killingsworth, dimostrano che passiamo il 40% della giornata a fantasticare! Unica eccezione quando facciamo l’amore, in quanto la carica emozionale e fisica impegna completamente la mente.

La nostra società frenetica e ossessionata dall’efficenza tende ad associare il fantasticare alla voglia di non fare qualcosa. Freud la descriveva come una pratica infantile dove rifugiarsi per esaudire ogni desiderio più nascosto.

Solo recentemente però, psicologi e neuroscienziati hanno riscattato questo stato mentale affermando che è uno strumento cognitivo essenziale per l’uomo. Fantastichiamo quando siamo leggermente annoiati, ovvero quando la realtà è ridondante e grazie a ciò riusciamo ad esplorare gli angoli più profondi della nostra mente.

Virginia Woolf, nel suo romanzo “Gita al faro”, attraverso il personaggio di Lily riesce a descrivere con semplicità e chiarezza questo tipo di pensiero:
“ Sta perdendo consapevolezza del mondo esterno. E come lei perde coscienza del mondo esterno, la sua mente elabora ciò che c’è nel suo interno, scene e nomi, discorsi, memorie e idee come una fontana che zampilla”

Quindi le fantasie sono come il zampillare di una fontana, escono dal nostro inconscio e, come gocce d’acqua, si riuniscono senz’ordine nel mare del “stream of consciousness” quotidiano. Questo stato mentale è diventato famosissimo con autori come William Wordsworth, di cui ricordo ancora la bellissima poesia “To the Daisy”. Il fantasticare quindi, non è solo confortante, ma anche utile. Lo studio di Benjamin Baird e Jonathan Schooler della University of California di Santa Barbara, pubblicato sul Psychological Sciences, ci aiuta a spiegare il perchè. L’esperimento svolto è semplice: si sottopone un test di creatività a 55 non laureati, che, in due minuti, creano una lista di più usi possibili per oggetti quotidiani come spazzolini, mattoni o appendini.

Passati i due minuti, c’è una pausa di 10, durante la quale si formano tre gruppi i cui partecipanti vengono sottoposti a diverse condizioni: il primo gruppo deve stare in una stanza silenziosa, il secondo deve svolgere esercizi complessi utilizzando la memoria a breve termine e il terzo deve fare qualcosa di così noioso che promuova il fantasticare. Al termine della pausa, i tre gruppi vengono nuovamente sottoposti a test creativi, tra qui anche il test svolto all’inizio.

A questo punto le cose si fanno interessanti, i gruppi assegnati ai compiti noiosi rispondono meglio al test di creatività e individuano un numero maggiore di usi per gli oggetti comuni. Gli scienziati affermano che “Le soluzioni creative sono facilitate da semplici compiti esterni che massimizzano il fantasticare”. I benefici di questi compiti risiedono nel fatto che richiedono solo poca concentrazione e lasciano ampio spazio di lavoro al subconscio, cioè vengono elaborate le soluzioni al test di creatività.

Possiamo trovare esempi pratici di queste teorie nelle sedi di ogni start-up che si rispetti. A Silicon Valley, i tavoli da ping pong sono onnipresenti. Vi state chiedendo come mai? semplice, il gioco durante le pause, contribuisce a trovare soluzioni creative ai problemi di tutti i giorni lasciando lavorare il subconscio.
Alcuni studiosi hanno già dimostrato la correlazione tra fantasia e creatività, le persone che sono più propense a fantasticare riescono a generare nuove idee. Lo studio dei neuroscienziati Wagner e Born, pubblicato nel 2004 su Nature, dimostra come il sonno possa potenziare le capacità di intuizione creativa del 40%. Kierkegaard aveva ragione: dormire è l’apice del genio.

Tutto ciò sembra la scusa perfetta per fare un pisolino? avete ragione! Se state cercando di risolvere un problema complesso, la soluzione migliore è prendere una pausa per elaborare una soluzione creativa. Sogni d’oro a tutti!

Viaggi e food market: un nuovo modo per scegliere le vacanze!


Avete mai pensato di scegliere la meta del prossimo viaggio sulla base dei local food market? No!?!
Cominciate a farlo! Ci sono dei mercati veramente unici pronti a stupirvi, inoltre è un modo anche goloso per approfondire la cultura della città e della regione che si visita. Da dove partiamo?
Io inizierei con il famoso Union Square Greenmarket a New York.

Nel 1976 erano solo pochi agricoltori, ma è cresciuto moltissimo nel corso degli ultimi 35 anni: agricoltori locali, pescatori e panettieri scendono in piazza nel centro di Manhattan a vendere i loro prodotti ai devoti abitanti della city che sostengono l’agricoltura locale.

Voliamo a sud, precisamente a Santa Fe.
Anche qui hanno iniziato con un piccolo gruppo di agricoltori nel 1960 che vendeva i prodotti sui camion e ora invece è diventato il mercato più importante del New Messico, con un edificio moderno che gli accoglie, con tanto di spazi per eventi.

Visto che ci siamo spostiamoci in Brasile, nel nord del paese,
per una vera e propria istituzione: il Mercato Ver o Peso, per scoprire tutti le specialità dell’amazzonia.

E un po’ di mare no?!? Andiamo a Martinica, la più grande città delle Antille Francesi, per non perderci il “Marchè aux Legumes”, gioco di colori di frutta, verdura, spezie, artigianato.

Hakamel Market è il più grande mercato di Tel Aviv, un autentico luogo di ritrovo della città, per fare acquisti di spezie, noci, frutta e formaggi, tutti prodotti locali.
Torniamo verso casa e fermiamoci a Nizza al “Marche aux Fleurs” . E’ uno dei mercati più famosi al mondo, sia per grandezza che per la varietà di prodotti, ma è conosciuto soprattutto per l’infinità di fiori, di ogni tipo e colore, che si possono trovare. Uno spettacolo per gli occhi. E’ aperto tutti i giorni tranne il lunedì, dove al suo posto trovate il mercatino dell’antiquariato.

Nato nel 1271, La Boqueria è uno dei mercati europei principali e tra i più antichi di Spagna, è una tappa assolutamente obbligatoria per chi si trova a Barcellona, perché rappresenta il vero esempio di mercato popolare catalano. Non vorremo farcelo scappare!

Tra tutti io però andrei subito a Marrakech, per visitare il Suq, cuore vitale della Medina, la parte antica della città; è un mercato coperto che si articola su piazze e viette, divise per categorie di prodotti tra cui potete trovare i venditori di pelli, di lana, i gioiellieri e molto altro.

Allora da dove iniziate il tour dei market?!?

Scegliere un freelance per i tuoi progetti aziendali? Ecco 4 consigli utili

Sempre più aziende scelgono di rivolgersi a professionisti freelance: web designers, copywriters, programmatori a cui affidare un progetto che può consistere nella creazione di un logo, di una brochure, o la realizzazione di un sito web.

Quali sono i principali vantaggi dell’outsourcing?

  • Affidare la realizzazione di opere di creatività o sviluppo all’esterno permette di ottimizzare i costi di struttura, rivolgendosi di volta in volta a figure specializzate nei diversi settori.
  • Il rapporto committente/professionista è più diretto: ciò si traduce in una migliore comunicazione e in un minor tempo tempo di esecuzione del lavoro.
  • Il freelance deve essere sempre competitivo: per non rischiare di essere fuori mercato dovrà tenersi sempre aggiornato sulle ultime novità e le nuove tendenze nel suo campo. Inoltre cercherà di svolgere al meglio il progetto per favorire collaborazioni future con il committente, per assicurarsi una buona pubblicità ed essere consigliato a nuovi clienti.

Tutto ciò si traduce in una maggiore qualità per l’azienda.

Una volta deciso che il freelance è la figura giusta per te, come procedere? Ecco alcuni consigli utili:

Capire cosa ti occorre

Per il tuo progetto è fondamentale scegliere il freelance più specializzato in quel campo. A volte i vari termini usati per definire i professionisti della comunicazione possono creare confusione, ecco qualche chiarimento:

Copywriter (o copy) è il professionista che si occupa di ideare i testi per le varie forme di pubblicità (slogan, testi per annunci stampa, newsletter e affissioni, radiocomunicati).

Graphic designer (o grafico) è la figura che si occupa di grafica e design a vari livelli.  Può essere specializzato nella comunicazione stampata (affissioni, volantini, brochure, etc.) o digitale (loghi, grafica e template per siti web, ecc).

Web designer è un grafico specializzato nella creazione di un sito web, in particolare della sua interfaccia: layout delle pagine, templare, colori, grafica ed immagini.

Web developer (o sviluppatore) è la figura che si occupa degli aspetti tecnici e dello sviluppo di un sito web: linguaggi HTML/CSS, codici, ottimizzazione immagini etc.

Negli ultimi anni stanno nascendo figure sempre più specializzate in ambito web, in particolare il SEO specialist che si occupa dell’ottimizzazione di un sito web per i motori di ricerca (aumentando in tal modo le visite) o l’Interaction (o usability) designer che ha il compito di facilitare la fruizione di un sito web, rendendolo più semplice ed intuitivo da usare. Le sue competenze si estendono, inoltre, a tutto ciò che possiede un’interfaccia: come una fotocamera o un cellulare.

È il professionista giusto per me?

È fondamentale verificare la professionalità del freelance a cui si vuole affidare il lavoro. Per farlo non limitarti alle informazioni che ti fornisce, ma sfrutta la rete per raccogliere qualche indizio in più sul candidato.

Linkedin è un ottimo punto di partenza, ma ti consigliamo di controllare anche il suo account Twitter: dà l’idea di essere una persona entusiasta del suo lavoro, ha tra i follower altri professionisti noti nel suo campo, segue blog di settore? Questi elementi aumentano le probabilità che sia un professionista affidabile.

Una buona comunicazione

Il rapporto committente/freelance dovrebbe essere basato su un dialogo aperto. È importante fornire nel brief (ovvero le indicazioni che descrivono il progetto da realizzare) quante più informazioni possibili, per evitare fraintendimenti e mettere nelle condizioni il professionista di creare la soluzione ad hoc per voi.

Ad esempio parlargli della storia della vostra azienda, chiarendo qual è la vostra mission, è fondamentale per la creazione di un logo o un sito web coerente ed efficace. La comunicazione non si ferma alle prime fasi del progetto: potrebbe essere necessario apportare modifiche in corso d’opera, ciò richiede dialogo e disponibilità da entrambe le parti.

A chi rivolgersi?

Puoi chiedere alla tua cerchia di contatti se hanno già avuto occasione di lavorare con la figura che ti occorre: assicurati che la persona segnalata non sia semplicemente un amico di fiducia, ma che abbia effettivamente svolto un progetto con chi te lo “raccomanda” ed abbia esattamente le competenze che ti occorrono.

Oppure consulta una directory di professionisti specializzate in ciò che stai cercando. Tra quelle italiane può fare al caso tuo Lavori creativi.

Un’altra opzione da considerare sono le piattaforme project-based, che permettono alle imprese di pubblicare progetti di grafica, creatività, sviluppo web e mobile, definendo tempi e budget, venendo a contatto con una rete di professionisti che si metteranno in competizione per soddisfare le tue esigenze.

Una delle realtà migliori in questo campo è  Starbytes, la piattaforma che ti permette di trovare le migliori risorse in una community di più di 20.000 professionisti italiani selezionati.

Con Starbytes avrai la sicurezza di affidarti a freelance qualificati: puoi consultare le loro schede per verificare le loro competenze e i progetti già realizzati. Inoltre, prima di scegliere a chi affidare il progetto, hai la possibilità di richiedere a Starbytes di effettuare un colloquio di verifica del possibile vincitore.

Il dialogo è una componente fondamentale per un progetto di successo: per rispondere a questa esigenza è disponibile l’area Great Go, con una chat e la possibilità di scambiare files.  Un altro vantaggio è la tutela per le imprese: tempi e budget sono stabiliti nel brief e garantiti, questo evita le estenuanti proroghe con cui purtroppo ci si trova spesso a fare i conti.

nicchia di mercato cos'è

Pro e contro di operare in una nicchia di mercato

Molto spesso assistiamo all’elogio della nicchia di mercato e all’invito a scovarne di nuove in cui gettarsi d’istinto alla conquista di presunti bisogni non presidiati.

Altrettanto spesso è possibile constatare come i termini “nicchia” e “target” siano usati erroneamente come sinonimi, quasi a voler affermare che qualunque nuovo business debba necessariamente concentrarsi su una fascia molto ristretta di persone.

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Che cos’è una nicchia – Definizione

Una nicchia è, per definizione, uno spazio di mercato dalle dimensioni molto ridotte, caratterizzato da un numero ristretto di persone che esprimono un bisogno molto specifico.

Tale numero può essere ristretto sia perché il bisogno in questione si manifesta solo per determinati gruppi di consumatori, sia perché il bene oggetto della transazione è molto scarso e quindi costituisce di per sé una nicchia.

Va detto però che in mercati particolarmente grandi, le nicchie possono valere anche milioni di euro. Il brand positioning deve quindi essere attentamente valutato.

Le permesse non sono delle più rosee.

Chi decide di fare affari in una nicchia sa già in partenza che avrà a che fare con una domanda limitata e che sarà richiesta dunque una grande abilità nell’orientare al meglio quello specifico segmento di mercato.

I pro delle nicchie

1. Minore esposizione alla concorrenza o in alcuni casi assenza di concorrenza;

2. Possibilità di sviluppare un’expertise molto verticale con conseguenti maggiori possibilità di soddisfare i clienti rispetto ai brand generalisti;

3. Posizionarsi nella coda lunga del mercato e offrire prodotti e servizi che seppur richiesti in misura minore hanno una loro domanda.

I contro delle nicchie

1. Avere a che fare con una domanda che è ridotta per sua natura;

2. In casi di concorrenza è facile cedere alla tentazione verso l’ulteriore differenziazione dell’offerta con la creazione di sotto-nicchie;

3. Difficoltà a individuare direttrici di crescita una volta saturata la nicchia.

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Come ampliare una nicchia e sfuggire alla tentazione delle sotto-nicchie?

Dalle considerazioni appena esposte emerge quanto sia pericoloso ragionare guardando al mercato sempre come una nicchia, è possibile tuttavia studiare delle soluzioni per far sì che la specializzazione del proprio business sia resa trasversale, imparando ad applicarla ad altri ambiti.

Questo vuol dire prendere le proprie core-competence e applicarle a segmenti di offerta attigui e affini a quelli attuali.

nicchia di mercato

Così, ad esempio, l’erboristeria che ha sempre sensibilizzato il cliente ad evitare sostanze chimiche nei prodotti per la cura della persona, potrebbe sfruttare queste stesse competenze per allargare l’offerta a cibi biologici, detersivi non inquinanti, tessuti organici e molto altro.
Lo stesso esercizio può essere applicato a diversi settori, mettendo al centro le competenze e non i prodotti, rosicchiando pian piano quote dal mercato di massa.

Le nicchie sono dinamiche. Siete pronti al cambiamento?

Pensare che la nicchia all’interno della quale si è posizionati rappresenti una specie di miniera inesauribile è un grave errore.

Il mercato cambia e il passaggio da nicchia a mercato di massa e viceversa può avvenire nel giro di pochissimo tempo, per cui non capire da che parte sta tirando il vento può essere fatale perché può mettere in condizione di non riuscire più a dare una sterzata di salvataggio al proprio business.

In conclusione ribadisco che la nicchia è un concetto da trattare con le pinze e che piuttosto che concentrarsi su pochi clienti conviene concentrarsi su quelle competenze esclusive di cui invece anche nei mercati di massa potrebbe esserci carenza.

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Consigli per individuare la tua nicchia

1. Chiarisci i tuoi interessi

Conoscere i propri interessi è un passo fondamentale. Cosa fai nel tempo libero? Cosa ti piace imparare? Se lavori in un settore che trovi noioso, forse è il caso di cambiare.

Crescere e mantenere un nuovo ruolo è impegnativo, ma più il tuo lavoro ti piace, più sarà facile rimanere motivato.

2. Identifica i problemi che puoi risolvere

L’obiettivo principale di qualsiasi attività o servizio è risolvere i problemi dei clienti. Prenditi il tempo necessario per fare brainstorming e ricerche di mercato. Google Trends è uno strumento gratuito che puoi utilizzare per sviluppare alcune idee potenziali. Trova ciò che ti interessa e poi cerca le lacune del mercato.

3. Concentrati sulle persone

Non tutti compreranno ciò che vendi e va bene così. L’importante è trovare i clienti giusti invece di cercare di raggiungere tutti. Quello che devi fare è attirare persone che condividono i tuoi valori; in questo modo avrai maggiori probabilità di costruire la fedeltà al marchio e un’attività redditizia.

4. Sperimenta

Quando si comprano delle scarpe, di solito non si acquista il primo paio che si prova. Si guarda in giro e si vede cosa va bene. Lo stesso vale per la ricerca della tua nicchia.

Cercate un modo per far sì che il motore di ricerca lavori a tuo favore e attiri i clienti direttamente sulla tua impresa.

5. Raccogli feedback

Se non sei sicuri al 100% di essere sulla giusta strada, inizia a conversare. Puoi partire dalla tua famiglia o dai colleghi per raccogliere feedback e opinioni. Parla con i tuoi potenziali clienti delle loro esigenze specifiche. Inizia a fare rete, cercando persone in settori o posizioni simili.

6. Dimenticati di fare soldi all’inizio

Sì, questo è l’obiettivo generale di una strategia di marketing. Ma con una nuova attività è meglio non fare troppa pressione finanziaria. Ci vuole tempo per diventare redditizi.

7. Studia la nicchia dei concorrenti

Prendi nota di ciò che c’è in giro per implementare le tue strategie, il branding e i contenuti, ma assicurati che il tuo lavoro sia originale.

8. Trova il tuo unique selling point

Ogni azienda o servizio ha un punto di vendita unico che lo differenzia sul mercato. Può trattarsi di qualsiasi cosa, dal design dell’app agli ingredienti di un biscotto. È qui che la tua creatività può davvero brillare e fare la differenza. Pensa a ciò che rende unico il tuo prodotto.

9. Testa le tue idee

Il modo migliore per sapere se la tua nicchia di mercato è corretta è testarla. Crea un sito web, fai un giro di porta in porta o partecipa a fiere commerciali per apprendere altre idee e mostrare la tua.

10. Rivaluta la nicchia scelta

C’è sempre spazio per i miglioramenti. Torna indietro e rispondi alle seguenti domande: La mia idea imprenditoriale è realmente redditizia? Chi è il mio pubblico di riferimento? Quali soluzioni offro ai consumatori? Le aziende di successo riflettono e aggiustano il tiro regolarmente.

I vantaggi di trovare la tua nicchia

Individuare la propria nicchia comporta molteplici vantaggi, tra cui:

1. Migliori relazioni

Poiché sei concentrato su un gruppo più ristretto di persone, puoi dedicare loro più tempo e sforzi, sia che si tratti di personalizzare le email o di offrire servizi personalizzabili.

2. Meno concorrenza

I concorrenti ci saranno sempre, ma i mercati di nicchia sono meno conflittuali grazie alla loro specializzazione.

3. Maggiore visibilità

Partecipare a un mercato di nicchia significa distinguersi automaticamente. Avrai anche maggiori possibilità una diffusione sui media, considerata la tua specificità.

4. Una nicchia è più divertente

Le nicchie ti permettono di perseguire ciò che ti interessa. Lo scopo del tuo lavoro è servire gli altri tanto quanto coltivare i vostri interessi. È un vantaggio per tutti.

4 esempi di business di nicchia

  1. SoulCycle. Un business basato esclusivamente sull’indoor cycling come attività di fitness.
  2. Lush. Celebre azienda di cosmetici etici ed ecologici.
  3. Georgetown Cupcakes. Questa pasticceria serve un solo prodotto: Cupcakes, come suggerisce il nome.
  4. Nerd Fitness. I clienti target si auto-identificano come giocatori, nerd e cosplayer. Nerd Fitness crea uno spazio sicuro per questa fascia demografica, che si diverte ad allenarsi e a vivere uno stile di vita sano.

Unconventional book e storytelling: il caso "Schegge di me" [INTERVISTA]

Promuovere un libro usando le storie. Sembra incredibile che ormai la narrazione non sia più isolata fra le pagine di un romanzo ma “strabordi” anche là dove apparentemente il non convenzionale non riesca ad arrivare: nelle attività promozionali. Eppure, complice anche l’evoluzione digitale e il potere del web, lo storytelling e in generale l’utilizzo di esperienze di immersione nella narrazione è sempre più adoperato anche per “comunicare” un libro.


È il caso di Schegge di me, l’ultimo romanzo di Tahereh Mafi edito in Italia da Rizzoli, che per presentarsi al pubblico del nostro paese può contare sulla spinta di un sito (www.scheggedime.it) che propone moltissimi contenuti interessanti che integrano una storia già di per sè avvincente.

Fra i contenuti proposti, un internauta che visiti il sito potrà trovare un percorso che replica in tutto e per tutto i “libro game”, un test e un’iniziativa assolutamente nuova, il TubeReading: sembra che finalmente l’esperienza della narrazione, dopo l’esperienza di XL di Sandro Veronesi (di cui avevamo già parlato nel post “Scrittori e Social Media: decalogo per chi “lavora” con lo storytelling“), stia diventando sempre più lo strumento migliore per proporre al pubblico i prodotti culturali fino ad oggi più difficili da promuovere: i libri.

Per capire di più come sia nato questo portale multiuso che restituisce molto di Schegge di me, abbiamo contattato il team di Pquod, che ha curato il progetto. Hanno risposto alle nostre domande il CEO Roberto Fietta e i digital strategist Claudio Cucinelli e Lucia di Pippa.

Buongiorno a tutti! Su scheggedime.it si trovano molti elementi interessanti per “vivere” un’esperienza di narrazione completa, approfondita e diversa, partendo da un’unica radice, la storia del libro. Come vi è venuta l’idea?

Una delle componenti principali di “Schegge di me” è la strabordante narrazione soggettiva da parte della protagonista: tutto è filtrato dagli occhi di Juliette, tanto che il romanzo a volte sembra un diario o addirittura una piece teatrale. Da lì il gioco è state facile… Ci siamo detti: e se facessimo interpretare questo libro come se fosse la sceneggiatura di un film?
Le forte suggestioni dal mood delle varie copertine americane e italiane, la conoscenza della biografia dell’autrice Tahereh Mafi e soprattutto lo studio del buzz suscitato dal successo in USA del libro hanno fatto il resto.

Avete dovuto confrontarvi con l’autrice per promuovere con una modalità così interessante il suo libro? E ha risposto subito positivamente alle vostre idee?

La giovane autrice del testo è sempre stata molto attenta e ha seguito tutte le operazioni molto da vicino. Spesso succede che gli autori non si interessino della promozione del loro libro ma Tahereh Mafi ha controllato e approvato personalmente tutto il progetto. Dapprima il suo intervento è stato di validazione, ma quando ha visto finalmente tutto il progetto online, è rimasta entusiasta del site-game e delle illustrazioni dei personaggi, tanto da arrivare a presentare il tutto in maniera euforica  su tutti i suoi social ufficiali
Infine sia all’autrice e che alla casa editrice americana le illustrazioni sono piaciute talmente tanto che  le hanno richieste per poterle utilizzare anche Oltreoceano.

Sul sito si trova un’interessante esperimento, quello del “libro game”, riproposto in chiave digitale. I contenuti delle storie “interrative” come sono stati sviluppati? E in generale, tutti i contenuti che avete sviluppato ad hoc per il web, sono stati concordati con l’autrice del libro?

Un po’ per motivi generazionali o un po’ per passioni personali per il mondo del Fantasy, in agenzia siamo nostalgici estimatori  del motto “In questo libro il protagonista sei tu”. C’è chi tra le nostre scrivanie vanta intere collezioni di Lupo Solitario…  A parte gli scherzi i Libro Game sono stati indubbiamente i primi ipertesti in circolazioni fin dagli ’80 ed hanno rappresentato per alcune generazione la percezione del Fantastico librario in Italia.  Insomma mettere un libro game nel sito è stato un po’ come fare incontrare il figlio con il papà.
In più volevamo presentare le atmosfere del libro senza svelarne i contenuti o spoilerarne gli esiti narrativi. Creare due personaggi che parallelamente vivessero in “Schegge di me” ci è sembrato un modo divertente e originale per presentare in media re la storia di Juliette.
Per lo sviluppo della storia ci siamo avvalsi di un professore ordinario di Latino e Greco, Michele Pagliara, e dall’ illustratore emergente Samuele Porta. Il tutto coordinato dalla nostra Art Director Lara Seregni.
In ufficio campeggia ancora l’enorme cartellone con tutti gli incroci dei diversi capitoli….

L’esperimento del Tubereading: idea bellissima! Le youtubers che si sono alternate nella lettura hanno offerto dei contenuti molto belli: avete dovuto mediare con la loro creatività? E che risposta ha dato il pubblico?

Da un po’ di tempo stavamo monitorando quest’attività molto in voga negli States, dove addirittura docenti Universitari, aprono appositamente il loro canale Youtube per leggere e commentare libri di diverso genere.
Con “Schegge di Me”, finalmente ci è sembrato fosse arrivato il momento per proporre in Italia questo esperimento di lettura condivisa.
Abbiamo proposto un gruppo di lettura diverso dal solito, una sperimentazione di lettura a voce alta da parte di chi su Youtube è già un “nome”, ed è abituato a metterci la faccia oltre alla voce.
La scelta sicuramente forte, di fare un progetto con sole donne, ci è venuto spontaneo per essere il più possibile in linea con il testo: Schegge di Me infatti è raccontato dalla voce narrante in prima persona dalla protagonista Juliette Ferrars.
Ognuna delle 4 youtubers ha letto parte di un capitolo del libro, reinterpretandolo secondo le proprie attitudini, arrivando ad offrire al pubblico una performance quasi teatrale.
Questo reading quindi è stato anche “sociale”, permettendo la conoscenza del testo ad un pubblico più ampio da una parte, ma sottoponendolo all’analisi mediatica dall’altra.
Personalità così forti, le youtubers sono tutte opinion leader nei loro “settori artistici”, hanno subito avuto idee brillanti e la loro creatività non è stata mediata in nessun modo, quello che si vede, è la loro libera reinterpretazione del progetto.
Il pubblico ha colto subito la genuinità dell’iniziativa, l’autenticità delle youtubers, affezionandosi al percorso che abbiamo costruito e attendendo con ansia l’uscita successiva. Infatti partendo dal booktrailer, passando per il primo capitolo letto da tutte, si è arrivati all’uscita settimanale di un video/capitolo dedicato ad ognuna delle youtubers.

Rizzoli vi ha aiutato nella produzione di questo progetto? Credete che sia replicabile, in futuro?

I progetti si fanno sempre in due: da un parte l’agenzia dall’altra il cliente.
Il Marketing di Rizzoli si è così dimostrato un partner ideale. In particolare le nostre referenti Paola Zelasco e Silvia Pavesi, sono state le primi a stimolarci e a sposare soluzioni non convenzionali di promozione.
Insieme a loro abbiamo fatto un altro progetto per il lancio del libro “Il Circo Della Notte” dove abbiamo coinvolto la community delle Fanfiction oltre che degli Youtubers. Infine abbiamo lanciato un’iniziativa  in questi giorni per il lancio del libro “Rapture” ultimo capitolo della saga di Fallen, dove abbiamo coinvolto in una caccia al tesoro i più importanti fantasy blogger italiani.

Ringraziamo Roberto, Claudio e Lucia per aver risposto alle nostre domande. E voi, amici Ninja, che ne dite di questo progetto?

26 innovazioni di marketing firmate Ray-Ban

#1 Spettacolari scatti estivi: Thierry Lebraly immortala una bellissima ragazza in favolosi frame.

L’alta qualità dei prodotti, unita a dei modelli di occhiali storici e allo stesso tempo innovativi, che sono stati “imitati” un po’ ovunque (come gli “Aviators”, conosciuti anche come modello a goccia), hanno contribuito a creare l’enorme successo di Ray-Ban. Il brand, nato in America negli anni ’20, ha inoltre rafforzato la propria posizione sul mercato con moltissime idee innovative anche nel campo della comunicazione, avvalendosi spesso di contenuti diventati poi virali. Abbiamo quindi deciso di proporvi alcune tra le più belle, famose e coraggiose scelte di Ray-Ban!

#2 Real life vs. Photoshop: la coloratissima campagna di Ray-Ban che chiede di non nascondersi mai.

#3 Scatti a tinta elettrica: Leebo Freeman posa per alcuni fantastici scatti.

#4 Reworked Ray-Ban: gli occhiali della nonna sono tornati di moda.

# 5 Occhiali a cerniera hipster.

#6 Occhiali da sole Rockin’ retro: Collezione primavera 2010.

#7 Occhiali con mappa della metro.

#8 Vintage Ray-Ban revivals: Ray-Ban Clubmaster.

#9 Pop Icon Pintraits: La “Pin Art Portraits” di Philip Karlberg piena di personalità.

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#10 Camaleonte e occhiali da sole: Il camaleonte che cambia colore a seconda degli occhiali diventato virale.

#11 Aviator con lenti intercambiabili.

#12 Gli occhiali pieghevoli: risparmia spazio con i Wayfarer che si piegano a metà.

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#13 L’app cerca sole: un’innovativa app, creata da Ray-Ban, ti permette di cercare i punti nella tua città più assolati.

#14 Aviators Limited Edition: i Ray-Ban di oro 22 carati per festeggiare il 20° anniversario da quando, per la prima volta, furono indossati da Tom Cruise in “Top Gun”.

#15 Pubblicità psichedelica: La campagna “Rare Prints”.

#16 Gli occhiali colorati sul retro.

#17 Il modello “Aviators retro” rinnovato: un tocco moderno al modello classico per l’estate 2010.

#18 Gli occhiali caleidoscopici per la collezione estiva 2012.

#19 Una trovata divertente: un ragazzo Ray-Ban rotola per le strade in un gomitolo gigante.

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#20 La collezione estiva arriva con uno spot “da urlo”.

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#21 Non poteva mancare il Guerrilla per la campagna “Never Hide”.

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#22 Il ragazzo Ray-Ban nato da una mucca.

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#23 Il video virale della corsa in metropolitana di un ragazzo Ray-Ban.

#24 Gli occhiali da spiaggia fuori misura: Marc Moser ha creato un paio di Wayfarer giganti con lenti rosa.

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#25 Un veloce freestyle per Ray-Ban: un minuto di freestyle con 100 persone diverse.

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#26 Ray-Ban porta la discoteca per strada con tanto di effetti stroboscopici.

Surface, il nuovo tablet targato Microsoft [BREAKING NEWS]

“A tablet that’s a unique expression of entertainment and creativity.

A tablet that works and plays the way you want.

A new type of computing. Surface.”

“Un tablet che è un’espressione unica di divertimento e creatività. Un tablet che lavora e gioca nel modo in cui lo vuoi tu. Un nuovo tipo di calcolo. Surface”. Questo è l’esordio di Surface, il nuovo e primo tablet firmato Microsoft, che è stato appena annunciato a Los Angeles  durante un keynote per pochissimi giornalisti in uno studio di Hollywood.

Per la verità non un tablet, ma una serie di due tablet con lo stesso nome ma con caratteristiche tecniche più o meno avanzate. Ma vi spiegheremo in seguito in cosa consistono le differenze fra i due prodotti.

Intanto ecco il promo del nuovo tablet:

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L’amministratore delegato di Microsoft ha aperto il keynote affermando che Surface è il nuovo tassello di un passo già compiuto da Microsoft con Windows 8. “Noi crediamo che qualsiasi intersezione tra uomo e macchina può essere fatta meglio quando tutti gli aspetti della esperienza hardware e software sono considerati e lavorano insieme” ( fonte @gizmodo)

Ed ora vediamo i nuovi tablet e le loro differenze.

Due prodotti, due processori, due sistemi operativi

Due tablet con due concezioni diverse: uno più vicino ai tablet così come ce ne sono già sul mercato, l’altro con caratteristiche tecniche finora possedute solo dagli ultrabook.

Il primo ha una CPU ARM, classica configurazione da smartphone e tablet, meno potente ma con minor consumo di energia;  il secondo una CPU x86 (Intel), tipica dei computer e dunque più potente ma che consuma anche di più. Schermo da 10,6 pollici per entrambi, HD per il modello ARM (che monta Windows 8 RT) e fullHD per il modello x86 con Windows 8 Pro.

Il Surface ARM sarà disponibile con capacità da 32 o da 64 giga; il surface x86 raggiunge i 128 giga.

Dimensioni, case, schermo e accessori

I tablet Surface hanno uno spessore di 9,3 millimetri quello con CPU ARM e di ben 13,55 millimetri quello x86; anche il peso cambia: di 0,68 chili il Surface ARM di 0,9 chili quello x86.Il primo tablet si conferma più in linea con i modelli sul mercato, il secondo è più vicino appunto ai pc portatili di nuova generazione.

Il modellox86 avrà la porta usb 3.0, mentre quello ARM avrà quella 2.0. Entrambi avranno l’antenna 2×2 per una ricezione WiFi migliore di quella dei tablet finora in commercio.

Per i maggiori dettagli vi rimandiamo alla scheda tecnica dei due prodotti.

Accessori

Particolarità che definisce subito questa serie di tablet diversa da quelli finora sul mercato è che il case dei Surface, fatto con rivestimento in magnesio, ha un elemento che si stacca sul fondo ed è  imperniato con cerniere, che diventa un cavalletto (kickstand) per tenere il tablet in verticale. Un particolare molto curato come Microsoft ha tenuto a precisare, in modo che da chiuso il cavalletto risulta totalmente incorporato al fondo.

L’accessorio che ha suscitato più interessse al keynote è la cover/tastiera (TouchCover) di cui qui sotto potete vedere l’immagine:

Microsoft afferma che questa tastiera è 10 volte più veloce di quelle in commercio, sebbene sia così sottile da sembrare la copertina di un libro.

Lancio sul mercato e prezzi

Ed ecco la nota dolente del keynote: nessuna rivelazione sui prezzi dei due tablet, se non un vago accenno al fatto che i due tablet costeranno probabilmente quanto i loro rivali sul mercato.

Per l’arrivo sugli scaffali, anche lì nessuna data certa: il Surface ARM uscirà quando sarà ufficialeil lancio di Windows 8, dunque probabilmente questo autunno: il Surface x86 uscirà 3 mesi dopo.

Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo tablet? E’ davvero un rivale credibile per l’iPad così come si legge in queste ore sul web o non esiste ancora un competitor capace di produrre software e hardware insieme e unirli in uno stesso prodotto con il successo e la qualità che finora Apple ha saputo garantire?

Voi che ne pensate?

18 motivi per frequentare i corsi online di Ninja Academy

Forse ne siete già a conoscenza. O forse no. Ma, dopo la meravigliosa avventura del Ninja Master Online, Ninja Academy ha in programma, tra le sue offerte formative, tanti nuovi corsi online. Questa volta saranno più brevi (avranno una durata totale di 10 ore) ma non per questo meno entusiasmanti.

I partecipanti avranno accesso ad un’aula virtuale dove poter ascoltare live la voce del docente e visionare la spiegazione tramite slide. I webinar saranno poi disponibili anche on demand, accedendo con le proprie credenziali alla piattaforma e-learning. Due ore di question time sono poi previste per fugare eventuali dubbi e interagire direttamente con il docente. Per ogni corso verrà creato appositamente un gruppo chiuso su Facebook, vera e propria estensione dell’esperienza online.

Così è stato anche in occasione del Ninja Master Online dove, con il passare del tempo, si è venuta a creare una famiglia digitale a cui fare riferimento per consigli, approfondimenti, pareri – ma anche per cene e aperitivi!

Abbiamo voluto chiedere loro: “Perché vale la pena frequentare uno dei corsi online firmati Ninja Academy?” Ecco cosa ci hanno risposto:

 01. Claudia Mazzoleni 

Vi seguivo da parecchio tempo e mi avete sempre dato un senso di affidabilità e competenza. I docenti sono professionisti, persone che sanno quello che stanno facendo, che danno un taglio più mirato all’argomento. E poi è online: permette di seguire da casa senza dover migrare a lezione!

 02. Pietro Bonomo

Perché posso seguire il corso a 12.000 km di distanza!

 03. Valentina Majolino 

Perché dà prospettiva, background e spessore rispetto a chi ci giochicchia o usa i Social Media solo per vendere o a chi crede che basti un’infarinatura tecnica. Ninja ti alza il sipario!

 04. Laura Ciomei 

Perché grazie a professionisti preparati e sempre disponibili sto imparando ad usare gli strumenti del mestiere, senza andare in giro per mezza Italia, negli orari che voglio e spendendo poco!

 05. Andrea Pedemonte 

Si può seguire ovunque tu sia senza perdere tempo. Affronti tematiche differenti entrando però nello specifico con numerose case history concrete. Hai la disponibilità assoluta dei professori ad approfondire anche via mail e la possibilità di rivedere le lezioni e le slide ogni volta che vuoi! Il rapporto costo/qualità/durata è ottimo ma il valore aggiunto è la community che si è venuta a creare tra colleghi e addetti ai lavori.

 06. Anna Dal Bosco

E’ un master che vale professionalmente più dei 10.000 anni di università: il mio attuale datore di lavoro era esaltato dalla mia iscrizione Ninja! 100 e lode al Ninja Master Online.

 07. Rosa Mammoli 

Riesco a seguire, fare la manager, fare la mamma e ho il cervello sempre acceso e divertito: il Ninja Master Online combatte la depressione post partum (nelle migliori farmacie)!

 08. Giulia L 

Tanti stimoli e idee da mettere in pratica il prima possibile, oltre a consigli e suggerimenti utili da una community più reale che mai.

 09. Gianluca Castrini 

Il corso offre un sacco di spunti pratici per vedere le cose da un nuovo punto di vista, oscuro ai più. E poi lo splendido gruppo che giorno dopo giorno si crea nel pieno spirito Ninja e del co-creare! Direi che lo si può classificare come un modulo aggiuntivo non scritto.

 10. Andrea Lombardi

Rispetto a tanti altri corsi ed iniziative dal taglio più tradizionale, ha il merito di fornire trucchi, consigli e spunti di riflessione sui social media, usando i social media stessi come “piattaforma di apprendimento”.

 11. Valentina Rensi

Per me Ninja Academy è stata una vera rivelazione! Mi ha dato informazioni utili, sia teoriche che operative, ma soprattutto mi ha aiutato a capire che là fuori c’è un mondo nuovo che vive/si muove/pensa con meccanismi propri e con il quale si può interagire in infinite maniere. Ora faccio parte di una vera e propria famiglia che aiuta, collabora, consiglia, risolve, scherza e diverte.

 12. Leonardo Ricci

Ninja Master Online é l’archetipo di un corso/master sociale per stimolare creatività ed innovazione!

 13. Luca Di Palma

Mi dà l’idea che le nozioni e le conoscenze, grazie alla condivisione tra noi e i docenti, diventino “aumentate”!

 14. Alessio Forte

Un corso attraente, curioso e dai contenuti innovativi ed unici. Il core service penso sia stato poter effettuare il webinar quando si aveva tempo e soprattutto aver creato una community capace di creare tanto insieme: è il più grande risultato a lungo termine che questo corso potesse dare. Se un giorno mi dimentico qualcosa mi basta scrivere sul gruppo Facebook inerente al Master e ..badabum, arriva la risposta. Cool!

 15. Eleonora Bove 

Ne sono rimasta piacevolmente colpita. Non mi capita spesso di fare un investimento che vada oltre le mie aspettative. Peraltro guadagnando un sacco di amici!

 16. Daniela Dal Pio Luogo

Perché nascono collaborazioni lavorative!

 17. Chiara Altieri

C’è molta pratica affiancata alla teoria!

 

Il diciottesimo motivo lo aggiungiamo noi: perché entro e non oltre il 3 settembre potrete acquistare il Corso Online in Facebook Marketing a 199 € (anziché 249 €)! Approfittate dello sconto in modalità early booking! 

Per dubbi e informazioni: info[@]ninjacademy.it | 02 400 42 554

Be Ninja!

Ben & Jerry's Scoop Tour Final Event Fregene 2012: Sole, mare e fiumi di gelato!

Final event Ben & Jerry’s, Fregene 2012: sole, mare e fiumi di gelato! Tantissimi sono stati i fan che hanno risposto all’invito lanciato sulla pagina fan italiana di Ben & Jerry’s gestita da Viralbeat, e hanno trovato in spiaggia ad accoglierli buffet, free bar e dj set in un palco privé completamente dedicato a loro. Protagonisti della giornata ovviamente i gelati..