Homecoming, per un matrimonio senza discriminazioni [VIDEO]

Uno dei temi più difficili da trattare è senza dubbio il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali, che molti Paesi, tra cui l’Inghilterra, non riconoscono. Per questo l’associazione “The Coalition for Equal Marriage” ha avviato una petizione, accompagnata da una campagna di sensibilizzazione, per far sì che nel Regno Unito sia esteso tale diritto a tutti i cittadini.

La campagna “Separate but equal is not equal” si sta muovendo principalmente sul web tramite il passaparola. Il sito, oltre a raccogliere firme per una petizione, esorta anche alla divulgazione del problema. Per sensibilizzare l’opinione pubblica The Coalition for Equal Marriage ha realizzato un video virale con il  regista Mike Buonaiuto. Interessante la scelta di usare come veicolo del messaggio il soldato, da sempre sinonimo di virilità e patriottismo, che qui, invece, ci viene mostrato in un momento intimo e personale: il rientro a casa.

I più attenti di voi, vedendo il filmato, avranno sicuramente colto il richiamo ad un fatto accaduto a Febbraio. Una foto, che ritrae un marine e il suo fidanzato mentre si baciano, ha fatto il giro del web tanto da meritarsi un articolo sul Daily News. Ma quello non fu il primo bacio gay nell’esercito, nel Dicembre del 2011 una marine statunitense, per festeggiare il ritorno a casa, ha baciato la sua compagna immortalando l’attimo con una foto. La foto non fece tanto scalpore come quella dei due ragazzi ma fu il primo passo verso la fine della regola aurea del “Don’t ask don’t tell”.

End marriage discrimination” (fermiamo le discriminazioni sul matrimonio) è slogan della campagna supportata dalla Brithis Human Association, Peter Tatchell Foundation, Rationalist Association e molte altre associazioni che si stanno battendo per far riconoscere i diritti del matrimonio anche alle persone dello stesso sesso nel Regno Unito.

Contenuti di Qualità: il primo content marketplace italiano

Ogni buon Webmaster dall’alto della sua esperienza, sia per necessità, sia per virtù, conosce l’importanza di un buon lavoro di SEO, acronimo per Search Engine Optimization.

Grazie alle parole chiave, i motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ed altri) rendono possibile l’indicizzazione delle pagine web e la conseguente possibilità per gli internauti di trovarle con assoluta facilità. Ciò significa che, affinchè sia possibile che il traffico internet giunga al proprio sito, è necessario tener conto e impostare una strategia di ottimizzazione per i motori di ricerca improntata sulla valorizzazione dei contenuti presenti sulla pagina o nel sito.

Cosa s’intende per ottimizzazione?

L’ottimizzazione consiste nel corredare un testo e quindi generalmente il contenuto di una web page, con una serie di elementi come keyword, capaci di aumentare la qualità del sito web e conseguentemente la sua visibilità sui motori di ricerca.

Per rendere tutto questo più semplice e a portata di click, l’italianissimo Roberto Zambon, web writer di professione, e l’agenzia Abbati & Venafro, hanno ideato e messo in piedi un portale denominato Contenuti di Qualità.

Nato e sviluppato per essere il primo content marketplace italiano di articoli già pronti, il sito ha come obiettivo la possibilità di fornire a quanti ne abbiano necessità contenuti non solo idonei ad aumentare le parole chiave e quindi la visibilità, ma anche tali da fornire spunti per stimolare commenti (dunque traffico) e migliorare l’interazione sociale sul sito.

Una bella opportunità per i web writers

Inoltre, a differenza di quanto già avviene con altri content marketplace, i webwriter che collaborano alla stesura dei testi per Contenuti di Qualità ricevono una bella fetta del prezzo finale dell’articolo, ben l’85%!

Un progetto interessante, una bella novità qui in Italia che speriamo prenda piede, venga apprezzata e soprattutto sfruttata al pieno delle sue potenzialità da quanti abbiano necessità di aumentare traffico, visibilità e content quality delle proprie pagine web senza spendere capitali e soprattutto senza perdere molto tempo.

Ma non soffermiamoci solo sull’aspetto utente finale, perchè a onor del vero, è anche una bella opportunità per tutti quei webwriter che vorranno vendere i propri elaborati di qualità e provare a metter su qualche quattrino.

Facebook acquista anche Glancee [BREAKING NEWS]

Non bastava Instagram: Facebook acquista anche Glancee! Leggiamo in homepage del sito:

“Siamo molto contenti di annunciare che Facebook ha acquistato Glancee e che abbiamo raggiunto il team in Menlo Park per progettare grandi prodotti per più di 900 milioni di utenti Facebook. […]”

Come sottolineato da Tech Crunch, Facebook acquista la tecnologia e – soprattutto – il know-how del team Glancee, di cui fanno parte alcuni collaboratori e i tre fondatori Andrea, Alberto e Gabriel. Sembra dunque che Zuckerberg & Co. siano più interessati alle persone e alle loro competenze, un po’ come era successo per Gowalla, insomma.

Come ben mostrato in una matrice di Vincos, Glancee si posiziona come una piattaforma di social discovery che, quando installata, permette di capire chi (amici/sconosciuti) è nei nostri paraggi.

Verso un mondo sempre più Facebook-centrico, dunque, e in generale verso una sempre più marcata concentrazione dei player del panorama social. Alcune prime domande su cui forse occorre ragionare:

  • Twitter resisterà?
  • Cosa sta diventando Facebook? 
  • Siamo abituati a pensare alla durata in pochi anni della leadership dei player tecnologici: con queste operazioni da parte di Facebook, Google e LinkedIn cambierà qualcosa?

What the Plus!

You are ninety minutes and $2.99 away from mastering Google+. That’s all it takes. But don’t take Guy’s word for it. Here’s what three experts have to say about What the Plus! Google+ for the Rest of Us:

“We didn’t expect over 100,000,000 people to join Google+ so quickly. If we had, we might have written a tutorial like this one. Lucky for us, Guy has written this wonderful introduction to Google+. Highly recommended!” Vic Gundotra, Senior Vice-President, Social, Google

“What The Plus is the G+ motherlode! Guy’s book will make you fall madly in love with Google+ and never look back!” Mari Smith, author The New Relationship Marketing and coauthor Facebook Marketing: An Hour A Day

“People ask me why I like Google+ better. I struggle to find the words, but Guy Kawasaki not only figured it out but shows you how to get the most out of this new social network.” Robert Scoble, Rackspace videoblogger

Autore: Guy Kawasaki
Formato: Formato Kindle
Dimensioni file: 5529 KB
Lunghezza stampa: 156
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
Lingua: Inglese
ASIN: B007HD7HT0

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I doodle di Google dedicati agli artisti

Dal 1998 ad oggi, anniversario della nascita di Keith Haring, Google ha dedicato numerosi doodle agli artisti. Il primo di questa serie è del 6 Agosto 2002 per ricordare il 74esimo anniversario della nascita di Andy Warhol.

Tra gli artisti italiani figurano i protagonisti del Rinascimento, come Michelangelo, Vasari e Leonardo da Vinci, fino al contemporaneo Giò Pomodoro. L’unico animato è il doodle dello scultore Alexander Calder, che dava la possibilità all’utente di far muovere il suo mobile.

Andy Warhol

 

Michelangelo

 

Leonardo Da Vinci

Jackson Pollock

Costantin Brancusi

Vincent Van Gogh

René Magritte

Katsushika Hokusai

Alexander Calder

 

Giò Pomodoro

 

 

 

Giorgio Vasari

 

Keith Haring

 

Lush mette in vetrina le torture sugli animali [VIDEO]

La recente liberazione dei beagles di Green Hill ha riportato all’attenzione mondiale il tema dei test sugli animali, che rimane spesso ignorato o trascurato. Per evitarlo, Lush ha avviato una campagna mondiale di sensibilizzazione usando una vetrina come palco per una performance dai contenuti forti e crudi che ripeteva su un soggetto umano le sevizie solitamente inflitte agli animali.

Protagonisti dell’esibizione, avvenuta lo scorso 24 aprile (Giornata mondiale degli animali da laboratorio) a Londra, i performance artists Jacqueline Traide e Oliver Cronk, che hanno inscenato la lunga serie di torture che vedete riassunte nel video, costate alla ragazza una buona parte di capelli, sopracciglia, e certamente un pò di dolore.

In molti altri negozi della catena sparsi nel mondo sono state organizzate iniziative simili: a Milano ad esempio i passanti hanno assistito ad una lotta tra due uomini travestiti da scienziato e coniglio.

La forza dell’iniziativa, che in rete sta suscitando parecchio clamore (e qualche accusa di fornire immagini gratuite di violenza sulle donne) viene dalla sua audacia: se movimenti di questo tipo coinvolgono, di solito, solo chi è sensibile alla questione, Lush è riuscita a “bucare quella soglia di indifferenza” sfruttando uno dei miti del nostro tempo, il corpo. E attaccandolo tra l’altro in duplice senso: figurativamente tramite le torture inscenate, e tematizzando nella protesta l’evidente ingiustizia del sacrificio di essere viventi per l’industria cosmetica.

Viene dunque spostato l’asse del potere nella questione, trasformando l’uomo in vittima. Inevitabilmente vengono coinvolti tutti quei passanti che si ritrovano spettatori di una scena alla quale non riescono inizialmente a dare un senso e che li sconvolge. Questo, in sostanza, è l’obiettivo ideologico dell’iniziativa: dimostrare l’insensatezza e la crudeltà dell’uccisione di migliaia di animali per tali scopi.

Nonostante in Europa una legge contro i test sugli animali sia entrata in vigore nel 1993, moltissime aziende continuano ad effettuarli. Lush, con la raccolta firme per la campagna Fighting Animal Testing realizzata assieme alla Human Society International, vuole fare sì che il decreto sia finalmente rispettato e la pratica definitivamente vietata.

Se siete interessati, a questo sito potete dare il vostro contributo e firmare la petizione. Ma diteci intanto che ne pensate. Lush ha osato troppo o ne appoggiate l’iniziativa?

Il racconto tra i link: i romanzi ipertestuali

Nel corso dei secoli il racconto, la narrazione di storie avvenute o inventate, ha subito innumerevoli cambiamenti nello stile, codificato di volta in volta secondo i dettami della modernità e del progresso, cambiando le regole e innovandosi a contatto con le nuove tendenze e i nuovi mezzi a disposizione.

Nel passaggio dalla narrazione orale a quella scritta, confinata alla carta e in seguito prodotta in serie e non più modificabile, si assiste a una sorta di chiusura della storia raccontata, i limiti sono ben precisi e tutto ciò che va oltre non trova  più spazio nella storia stessa in quanto “non scritto”.

Ad ovviare a questi confini imposti dai mezzi ci pensa la fantasia dello scrittore, il colpo di genio, la creatività pura che, con un saggio uso di tecniche sempre nuove nel tempo – digressioni, flashback,  flusso di coscienza sono un esempio –  permette al lettore di superare le costrizioni della pagina stampata e vivere il racconto come esperienza sempre più coinvolgente.

Ma al tempo del web 2.0 esistono ancora limiti imposti alla narrazione? Che differenza c’è tra un romanzo e un iper-romanzo?

Non staremo a spiegare cosa sia un ipertesto, ma ci lanceremo invece alla scoperta dell’iper-romanzo, categoria ancora in fase di studio e dalle potenzialità non ancora del tutto esplorate.

La prima definizione di iper-romanzo risale al 1967 e la si legge in Ti con zero di Italo Calvino.

Calvino descrive l’iper-romanzo come:

 “Luogo d’infiniti universi contemporanei in cui tutte le possibilità vengono realizzate in tutte le combinazioni possibili”, dove può valere “Un’idea di tempo puntuale, quasi un assoluto presente soggettivo”; dove le sue parti “sviluppano nei modi più diversi un nucleo comune, e che agiscono su una cornice che lidetermina e ne èdeterminata” e che funziona come “macchina per moltiplicare lenarrazioni”; “costruito da molte storie che si intersecano”.

Ma cos’è oggi un iper-romanzo? Vediamo cosa dicono gli Accademici per eccellenza, ecco infatti una precisa e dotta definizione direttamente dal sito dell’Accademia della Crusca:

“La parola iper-romanzo […] identifica un genere di romanzo che investa più la possibilità di sviluppi narrativi potenziali e la sovrapposizione di livelli interpretativi, la possibilità quindi di espansione (semplificando possiamo pensare alle diverse ramificazioni in cui può articolarsi un romanzo da un nucleo narrativo di partenza) che la dimensione di un’opera. Riprendendo infatti il contesto in cui Calvino lo ha inserito, risulta abbastanza evidente che il prefisso non si riferisce tanto alla dimensione del romanzo, che pure resta grande, ma alla sua illimitatezza, all’impossibilità di contenerlo in un unico testo lineare con un inizio, ma soprattutto con un’unica fine […]”

Un concetto semplice e complesso allo stesso tempo dunque.

 

E’ possibile fare un’ulteriore differenza semantica tra iper-romanzo e romanzo ipertestuale.

Il primo termine si riferisce principalmente al contenuto dell’opera, che deve avere quindi, per dirla come Calvino, determinate caratteristiche di complessità, mentre il secondo si rifà alla modalità ipertestuale dell’opera stessa, indipendentemente dai contenuti, concentrandosi sui legami interni resi possibili dagli hyperlink.

Sono proprio i link interni a costituire l’anima di un romanzo ipertestuale, consentendo al lettore di superare il vincolo di sequenzialità delle pagine e di esplorare gli altri mondi possibili che gravitano intorno alla storia narrata. Il lettore è infatti libero di scegliere una serie di percorsi predisposti dall’autore all’interno dell’opera, godendo appieno di tutte le potenzialità spazio-temporali date da questa commistione tra romanzo e ipertesto.

Mentre con un romanzo stampato la libertà massima che poteva concedersi uno scrittore era quella di rimandare il lettore a capitoli successivi o posti in altre sezioni del libro, per approfondire argomenti paralleli allo svolgersi della narrazione, con il supporto degli ipertesti è possibile abbandonare la storia principale non appena si presenti un link e poi ritornarci con la sola pressione di un tasto o di un click.

Nel 1992 è comparso sul mercato il primo romanzo ipertestuale in commercio, Afternoon, a story di Michael Joyce, pubblicato dalla Eastgate, che usufruisce della piattaforma Storyspace ed è leggibile soltanto da pc proprio per la sua impossibilità di essere stampato.

Con la pubblicazione di un romanzo ipertestuale sul web anche questa frontiera è superata e la lettura può procedere secondo percorsi liberi, non lineari e per questo talvolta definiti anche non linear fiction, hypertext fiction o interactive fiction.

Il romanzo ipertestuale quindi offre interattività massima, tra lettore e autore. Quest’ultimo può condurre il gioco con maggiore libertà e senza dover porre limiti alla domanda che da sempre accompagna le fasi di ideazione e creazione di un’opera letteraria di fantasia: “E se…?”. Qualsiasi altra versione della storia sarà a disposizione, o quasi, a portata di click!

Teniamoci in contatto

In un mondo in cui il rischio lavoro è alto, la concorrenza globale è aspra e il patto fra datore di lavoro e dipendente sta venendo meno, occorre attrezzarsi. Occorre imparare a gestire il proprio percorso professionale come un’impresa, meglio ancora come una start-up: predisporre un piano, essere pronti al cambiamento, avere una soluzione di riserva sono i primi passi per assicurarsi un vantaggio competitivo. Se poi – come anche in Italia recenti indagini dimostrano – la selezione per le posizioni aperte si avvale sempre più spesso di canali informali nei quali le conoscenze personali giocano un ruolo fondamentale, saper gestire una buona rete di relazioni si rivela il fattore vincente. In questo quadro, i social network offrono oggi uno strumento indispensabile, a patto di saperli usare con intelligenza. Forti della loro esperienza di imprenditori e, nel caso di Hoffman, del punto di vista privilegiato che solo il fondatore di LinkedIn può avere, gli autori forniscono indicazioni per non commettere errori.

Autore: Reid Hoffman, Ben Casnocha, M. Vegetti (Traduttore)
Brossura: 176 pagine
Editore: EGEA (14 marzo 2012)
Collana: Cultura e società
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8823833507
ISBN-13: 978-8823833500

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12 contenuti efficaci per la vostra content strategy

Spesso ci si chiede quale sia il miglior contenuto per aumentare l’engagement su un sito o un blog. Ebbene, non esiste una ricetta unica che possa andare bene in tutte le occasioni e per tutti i brand.

Esistono almeno 12 diversi tipi di contenuto che i marketer potrebbero adottare di volta in volta per attirare utenti e aumentare l’engagement e la brand awareness. Non si può credere che esista un tipo di contenuto che vada bene in tutte le occasioni; diversificare la tipologia è sicuramente una buona strategia.

Riprendendo un post pubblicato su Mashable.com, ecco elencati qui di seguito 12 tipi di contenuti che content marketer devono saper assolutamente utilizzare strategicamente per promuovere e diffondere informazioni al fine di generare consapevolezza verso un prodotto, un servizi o un brand.

1. Video

I video rientrano certamente tra i principali tipi di contenuti che possono essere utilizzati dai content marketer. Hanno il vantaggio di poter comunicare un messaggio velocemente e di poter trasmettere emozioni allo spettatore. Non bisogna però utilizzarli con il solo intento di innescare una certa viralità; meglio sfruttarli per costruire la propria brand awareness.

2. Webinars

Noti anche come seminari, meeting, corsi di formazione o presentazioni online, i webinar devono risultare attraenti per il pubblico per poter funzionare. Il modo migliore per presentare un webinar è quello di presentare contemporaneamente sia problemi attuali che interessino il nostro pubblico, sia  il modo con cui il content marketer propone di affrontarli. Solitamente i webinar prevedono anche delle sponsorizzazioni e delle partership con esperti del settore interessato.

3. Infografiche

Le infografiche sono un tipo di contenuto molto utilizzato per trasmettere delle informazioni o dei dati. Per evitare che la vostra infografica venga condivisa in rete con riferimenti ad altri siti che non siano il vostro, è sempre meglio postare l’infografica con l’embed code.

4. Q&A (Question and Answer)

Ci sono molti siti come Quora, Yahoo Answers e WikiAnswers specializzati in questo tipo di servizio.

Attraverso le domande poste dagli utenti si possono delineare i profili e le richieste di possibli clienti. Il consiglio è di cercare di non risultare troppo aggressivi proponendo subito un proprio prodotto come risposta, ma di accertarsi di fornire sempre risposte esaurienti e di mostrarsi utili ai nostri interlocutori aprendo con loro un dialogo. Solo a questo punto si può eventualmente cercare di proporre un nostro prodotto o servizio come soluzione alle richieste degli utenti.

5. Casi Studio

I casi studio sono delle storie in cui il marketer presenta dei casi in cui il suo servizio o il suo prodotto sono stati utili a risolvere un determinato problema.

I casi di studio possono servire in tutto il processo di acquisto, ma svolgono un’azione importante soprattutto durante le prime fasi in cui l’acquirente sta ancora cercando di definire il proprio problema e le possibili soluzioni. Per questo motivo è essenziale che il caso utilizzato sia facile da trovare, focalizzandosi sulle parole chiave e le tag che più probabilmente un utente utilizzerebbe.

6. E-Book e White Paper

I White Paper (o “libri bianchi”) sono utilizzati dal marketing come uno strumento per promuovere un prodotto o una tecnologia mostrandone le caratteristiche chiave, i possibili utilizzi e i punti di forza; per questa loro funzione, i white paper come gli e-book possono servire sia all’inizio che alla fine del ciclo di acquisto del cliente: all’inizio, l’acquirente sta cercando di capire come il vostro prodotto o servizio sia in grado di risolvere il loro problema e quindi utilizza questi strumenti per approfondire il suo problema e le possibili soluzioni; oppure l’acquirente può utilizzare quegli stessi strumenti come mezzo di confronto con altre soluzioni. In entrambi i casi, ha senso fare un relativo e-book disponibile solo dopo il vostro prospetto ha compilato una sorta di modulo sul tuo sito.

7. Podcasts

I podcast (Personal On Demand Casting), al contrario del broadcasting, sono relativamente facili da creare e sono facilmente accessibili agli utenti. Quando un utente vuole conoscere più in profondità un brand, i podcast possono essere particolarmente utili per raccontare la storia dietro ad un prodotto o ad un servizio.

8. Recensioni

Le migliori recensioni sono quelle oggettive e vengono fatte da persone che si pongono dallo stesso punto di vista degli utenti; per questo motivo gli utenti sono più propensi a credere al giudizio qui espresso.

A volte, quando la recensione è piuttosto lunga – come un rapporto di analisi – la si può gestire nello stesso modo di un e-book o di un white paper: rendere accessibile la revisione con un form o in download in modo da sfruttarla per generare lead.

9. Presentazioni

Quando si sta per fare un acquisto considerevole, spesso si va alla ricerca di informazioni che possano essere da guida all’acquisto. Le presentazioni sono un valido strumento per aiutare gli utenti ad ottenere le giuste informazioni su prodotti e servizi di un determinato brand. Il consiglio è quello di sfruttare canali come Slideshare per ospitarle, in quanto community come queste possono contare su milioni di visite uniche che potrebbero generare ulteriore traffico sul vostro sito o blog.

10. Apps

Le applicazioni possono essere veri e propri servizi oltre che un valido strumento per farsi conoscere e generare traffico al proprio sito.

11. Curated Content

Il curated content si basa su pezzi di informazione che collaborativamente sono raggruppati, organizzati e visualtizzati. Un classico esempio di questo approccio è Pinterest che funziona particolarmente bene per creare brand awareness.  Ciò è particolarmente vero per i prodotti o servizi con una forte componente visiva e con un forte appeal.

12. Newsletters

Ebbene si, le newsletter rappresentano ancora un valido strumento di content marketing perchè sono efficaci a generare contatti, ma è indispensabile che siano inviate con regolarità e che abbiano al loro interno backlink ad un sito o ad un blog.

Allora che ne pensate di questi contenuti?

17 "R" per far bene nel Mobile Marketing [INFOGRAFICA]

Molte aziende stanno ancora chiedendosi che cosa sia il mobile marketing e quali siano le sue potenzialità, il che significa probabilmente che hanno ancora difficoltà nell’ individuare quali siano gli elementi cardine su cui si fonda questo settore. Il mobile marketing infatti è una materia delicata da padroneggiare ma una volta che si sono individuati i punti fondamentali, diventa uno strumento necessario per una campagna pubblicitaria di successo.

Per aiutarci nella memorizzazione di tali punti spesso un infografica può essere utile ma non sempre sufficiente. Ecco perché su Hubspot Blog  sono andati oltre: basandosi su uno dei libri di mobile marketing più venduti in America, Go Mobile” di J. Hopkins e J. Turner hanno dunque pensato di elencarli in un’ infografica non solo in base all’importanza che rivestono nel mobile marketing ma accomunandoli con parole chiave aventi la stessa iniziale (ovviamente nella loro accezione inglese), la “R.  Ve la proponiamo di seguito:

  •  Review : Analizza gli accessi al sito avvenuti da mobile devices;
  • Relevant : Pertinenza del servizio;
  • Request : Richiedi Feedback;
  • Recruit : Recluta nuovi iscritti;
  • Register : Semplifica le registrazioni al servizio;
  • Rate : Valuta l’utilità del servizio;
  • Regional : Fai promozioni diverse a seconda del territorio ;
  • Remind : Invia promemoria;
  • Respect : Rispetta gli utenti;
  • Return : Analizza i risultati;
  • Respond : Dai risposte in tempo reale agli utenti;
  • Record : Registra i dati;
  • Responsible : Fai campagne responsabili;
  • Referral : Incentiva gli utenti a far parola del servizio ai loro amici;
  • Rely : Affidati a software specifici per la diffusione dei messaggi;
  • Reality : Fai campagne in linea con il modo in cui gli utenti realmente usano la tecnologia;
  • Rapid : Rapidità.

L’infografica è ben fatta anche perché spiega nel dettaglio il significato da attribuire ad ogni singola parola. Dunque se si è nuovi nel mobile marketing rappresenta un modo semplice e veloce per iniziare a prenderci confidenza.