Un mondo senza benzina: i distributori diventano opere d'arte

Le riconoscete? Quelle che adesso appaiono come originali cabine telefoniche, amplificatori e macchine per il caffè, in origine altro non erano che comuni distributori di benzina!

Infatti, all’interno della mostra A world without petrol (ovvero “Un mondo senza benzina) quaranta pompe di benzina sono state riconvertite in utili oggetti di uso quotidiano, artisticamente reinterpretati.

L’esposizione nasce da un’idea creativa di Nissan, che per il lancio della LEAF, la sua nuova macchina 100% elettrica e al 95% riciclata, ha ideato il progetto partendo da una semplice domanda: In un mondo senza benzina, cosa ne faremmo di tutti i distributori?
Questa è stata la risposta di James Dive, della filiale australiana del collettivo The glue society.

Nel sito dedicato alla mostra potrete inoltre vedere tutti i distributori trasformati e tentare di vincerne uno partecipando al concorso entro il 18 Giugno 2012!

Quella di Nissan è stata davvero un’idea contagiosissima! Se anche voi desiderate diventare dei creator e sviluppare idee contagiose, perché non vi iscrivete all’innovativo corso in “Viral Strategy & Archetypal Branding“? L’evento è organizzato il 22-23 Giugno da Ninja Academy e conta docenti davvero eccezionali: Mirko Pallera, Gianluca Lisi e Gianni Miraglia. Interessati? Contattateci subito!

"The dark side of the sun", il lato social del cinema [INTERVISTA]

The dark side of the sun” è un film documentario che racconta il difficile cammino dei bambini affetti da XP, Xeroderma Pgmentosum, malattia che impedisce a chi ne è affetto di esporsi alla luce del sole.

Diretto da Carlo Shalom Hintermann e prodotto dalla Citrullo International, la pellicola si snoda tra scene di vita reale e inserti d’animazione che ci fanno immergere nel mondo dei “bambini lunari” fuori e dentro “Camp Sundown“, il campo estivo nello stato di New York pensato appositamente per questi ragazzini, che qui hanno la possibilità di uscire all’aria aperta e giocare fra loro durante le attività organizzate esclusivamente di notte o in ambienti adeguatamente illuminati.

Non solo un film, ma un vero e proprio progetto mirato a diffondere la conoscenza di questa rara malattia nonché una raccolta fondi per permettere a dei bambini italiani di partecipare al prossimo campo. Un’esperienza collaborativa che nasce dalla voglia di dare voce ad un mondo nascosto tramite gli occhi magici degli stessi bambini.

Abbiamo chiesto proprio a Carlo Hintermann di raccontarci qualcosa su questo bellissimo progetto.

Salve Carlo. Come siete venuti in contatto con una realtà come Camp Sundown?

In maniera in realtà molto semplice: ho letto un articolo del New York Post che parlava del campo, e da lì ho iniziato a ragionare sulla possibilità di fare un film. Da quel momento poi è passato molto tempo, perché dovevo trovare il modo giusto per affrontare un universo così delicato.

La scelta di utilizzare tecniche di animazione nel film è una scelta particolare e distintiva in questo genere. Come è nata?

È una cosa nata da subito, perché l’immaginario dei bambini affetti da XP è davvero molto particolare, dove la notte ha un valore completamente diverso. Per tutti la notte è il luogo spaventoso in cui si concentrano tutte le paure, nel loro immaginario invece è il momento in cui possono girare liberamente. E siccome il grande sforzo dei genitori il più delle volte è proprio quello di dare questa connotazione positiva alla notte, ci sembrava interessante lavorare per costruire un’animazione che rappresentasse il luogo delle loro paure, ma anche dei loro desideri, di quello che sostanzialmente non potevamo riprendere con la telecamera. La parte di animazione è stata costruita insieme a loro, con la creazione dei loro omonimi animati che loro stessi hanno doppiato.

Il film è dunque un progetto collaborativo in tutti i sensi. Com’è stato per lei, in quanto regista, entrare in questo genere di processo, e soprattutto in questo contesto?

È stato estremamente bello! Noi siamo andati lì per quattro anni consecutivi, al campo e inoltre nelle rispettive case dei protagonisti, e con tutti loro abbiamo fatto un viaggio estremamente lungo. Il confronto è stato estremamente interessante perché sono stati loro stessi a mettere in gioco tutta una serie di concetti, e molto spesso anche a portare l’animazione verso traguardi distanti. Diciamo che hanno portato loro il film ad aver articolato il film così, in mezz’ora di animazione, e con uno sviluppo narrativo preciso: noi registravamo questi elementi, li traducevamo nella sceneggiatura. Poi avevamo l’opportunità di confrontarci e discutere insieme a loro, e questo ha creato un ambiente molto stimolante, toccante ed emozionante per noi.

Al film è correlato un progetto di raccolta fondi su Eppela, che si è chiuso l’11 marzo scorso. Com’è andata?

Abbiamo cercato di unire all’uscita del film un’azione concreta d’aiuto per i protagonisti che hanno partecipato al film, e stiamo in realtà ancora raccogliendo fondi per due diversi progetti: uno è quello di portare i pazienti italiani al campo, ma anche portare gli altri ragazzi che vi partecipano e le loro famiglie in Italia, perché sarebbe una grande opportunità. Vorremmo cercare di organizzare tutto ciò a Roma, cercando l’aiuto delle istituzioni per far sì che i luoghi centrali della città possano essere aperti di notte per permettere loro di visitarli. Quindi in realtà la campagna fondi non si è ancora esaurita.

La XP è una malattia poco conosciuta che il film sta contribuendo a far conoscere. Promuovere il film e il progetto su web e social media vi ha aiutato?

Uno degli scopi del film è chiaramente quello di far conoscere la malattia, quindi tutti i mezzi che potevano aiutarci in questo li abbiamo utilizzati e abbiamo cercato di fare una diffusione piuttosto capillare tramite diversi network: si è cercato quindi anche di creare una piccola community intorno al tema, che partendo dalle persone direttamente coinvolte potesse aggregare tutti coloro che potevano essere interessati o chi poteva dare concretamente una mano. Dal basso tante persone hanno fatto delle video proiezioni nella propria città, organizzato degli eventi; il tutto indipendentemente da noi, e questo ha aiutato molto.
Abbiamo fatto due proiezioni nella Giornata mondiale delle malattie rare a Roma, e la cosa che mi ha fatto più piacere è stata vedere che le persone che si occupano di questo ambito, che magari sono toccate da questo problema da vicino, si sono molto identificate nel film: il nostro sforzo era diretto proprio a questo, a descrivere le persone per quello che erano e non attraverso dei filtri che mostrassero i malati come degli oggetti, come accade spesso ad esempio tramite gli interventi di figure mediche o istituzionali. Raccontarli così ha permesso di creasse una grande sensibilizzazione dove abbiamo proiettato il film. Stiamo cercando di continuare a fare proiezioni affinché ci sia un avvicinamento sempre maggiore delle persone all’universo delle malattie rare, per comprenderne la condizione, ma anche le difficoltà ad essa legate.

È difficile riuscire a fare arrivare alla grande distribuzione questo genere di film?

È molto difficile. Noi abbiamo sempre creduto nelle potenzialità del film, abbiamo investito tutte le nostre forze per cercare di realizzarlo al meglio: tramite il lavoro di Lorenzo Ceccotti e di tutti gli animatori, così come delle persone che hanno creato il suono, abbiamo cercato di mettere in piedi un film che in sala potesse restituire le emozioni che abbiamo vissuto noi. Ma è difficile semplicemente perché i rientri che si ottengono sono ovviamente minori rispetto ad altri prodotti. Però non ci siamo fermati, adesso stiamo cercando di chiudere un accordo con un distributore per avere una diffusione in sala, quindi speriamo di potercela fare. È una sfida da vincere proprio perché pensiamo sia importante poter arrivare ad un pubblico più vasto possibile. Sono rimasto sorpreso da come le persone uscissero dalla proiezione un po’ cambiate, per certi versi, e questo ci fa ben sperare!

Nel ringraziare Carlo Hintermann per la sua disponibilità, non possiamo che rinnovare i nostri complimenti per questo progetto e sostenere la sua diffusione! Sulla pagina Facebook potete rimanere costantemente aggiornati sulle proiezioni in programma.

Google+ lancia la sfida anche a Foursquare con le pagine locali

La battaglia con Facebook è lunga ma ancora aperta, e il successo dei profili aziendali su Google+ ne confermano le potenzialità. Ora Google+ha lanciato la sfida anche a Foursquare con l’introduzione delle pagine locali.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ylZg43Meick’]

Google+ local è un modo semplice di reperire e condividere informazioni su luoghi di interesse e attività commerciali, che include anche i punteggi Zagat e i consigli delle persone appartenenti alle proprie cerchie di Google+.

Questa funzionalità è integrata nella Ricerca Google, in Google Maps e Google Mobile e disponibile come nuova scheda in Google+, per un’esperienza completa attraverso i diversi prodotti Google.

Dalla nuova scheda “Local”, disponibile nella parte sinistra di Google+, è possibile cercare luoghi specifici o eseguire una ricerca per trovare quello che meglio soddisfa le proprie esigenze. Ad esempio, se si fa clic su un ristorante o un museo, si viene automaticamente reindirizzati alla pagina specifica di Google+, contenente foto, punteggi e recensioni di Zagat, recensioni di amici e contatti delle proprie cerchie e altre informazioni utili come indirizzi e orari di apertura.

Qualsiasi luogo visualizzato su Google+ Local riceverà ora un punteggio da 1 a 30 tramite la scala di Zagat, che è basata su diversi criteri di valutazione per consentire agli utenti di fare la scelta più giusta. Ad esempio, un ristorante con cibo ottimo ma un ambiente poco curato potrebbe ottenere un punteggio complessivo pari a 4 stelle; tuttavia con Zagat verranno presentati due punteggi distinti: 26 per il cibo e 8 per l’ambiente.

È anche possibile condividere le proprie opinioni e caricare foto: le recensioni e le immagini saranno utili agli amici quando cercano un luogo e vengono anche integrate nel punteggio globale visualizzato dalle altre persone. Più contributi si offrono, più Google+ Local sarà utile ad amici, parenti e chiunque altro.

Volete aprire una pagina locale per la vostra attività? Semplice, basta seguire le indicazioni della guida alla creazione delle pagine locali.

Facebook introduce due grandi novità per le fanpage [BREAKING NEWS]

All’indomani della pubblicazione dei dati sulla survey relativa alla professione del Community Manager in Italia, Facebook introduce due novità davvero interessanti per chiunque abbia il ruolo o la necessità di gestire una fanpage. La prima riguarda la possibilità da parte degli admin di assegnare 5 specifici ruoli alle altre persone a cui danno accesso al backstage della pagina:

  • Gestore (Manager): ha i poteri maggiori ed è l’unico con l’accesso alla decisione di dare ruoli differenti.
  • Fondatore del contenuto (Content Creator)
  • Moderatore (Moderator)
  • Inserzionista (Advertiser)
  • Analista di insights (Insight Analyst): possiede i minori permessi, solo di analizzare gli insights.

A questo link trovate le specifiche di cosa le diverse figure possono o meno fare. Una bella novità soprattutto – come sottolinea TNW – per le pagine gestite non da un’unica persona ma da un team complesso, che rende più gestibile e controllabile il processo.

Altra novità davvero utile è la possibilità di programmare i post senza l’utilizzo di app o tool esterni, ma direttamente attraverso le opzioni di condivisione. D’ora in poi basterà decidere anno, data, ora etc… e il contenuto verrà schedulato!

Allora, le avete già provate? Vi piacciono? Sembra che a livello di usabilità ci sia ancora qualcosina da aggiustare… ma è già un bellissimo passo avanti che faciliterà non poco il lavoro! 🙂

New York vista con gli occhi di chi la chiama "casa": i suoi senzatetto

La città di New York vista da una prospettiva inedita: quella dei suoi senzatetto, che ogni giorno si scontrano con le difficoltà di vivere senza un tetto sulla testa, cogliendo scorci ed aspetti della loro “casa” che difficilmente vengono notati dai turisti o dagli abitanti della Grande Mela. Questa l’idea alla base di NYSEE: A City In A Flash: un progetto nato per dare dignità e cambiare il modo spesso dispregiativo in cui sono viste queste persone che vivono ai margini della società.

Gli homeless si trasformano in veri e propri artisti grazie alle fotocamere usa e getta sparse in vari punti della città, e vengono invitati a mostrare il loro amore per quelle strade, marciapiedi e angoli che li ospitano e gli offrono riparo. Le foto raccolte sono state poi trasformate in originali cartoline, che è possibile vedere in alcuni punti della città, precisamente: 22 Greenwich Ave (corner 10 St); 123 W 28 St (betweeb 6 & 7 Ave); and 2264 Broadway (between 81 & 82 St)

Ma l’idea di tirare fuori il talento e la creatività nascosti in persone che ricoprono ruoli sociali “ingrati” non è un caso isolato: ad Amburgo è infatti in corso The trashcam project.  Gli operatori ecologici della città hanno trasformato i cassonetti in rudimentali macchine fotografiche, per mostrare con fierezza ed orgoglio la città dal loro punto di vista:

Just Eat It, si può dire addio al food packaging?

Just Eat It, si può dire addio al food packaging?

Come sarebbe andare al supermercato e lasciare alla cassa tutti i contenitori che non sono indispensabili?

Corriamo e non c’è tempo per riflettere e catalogare l’incarto ibrido tra carta-plastica-alluminio, per liberare la spesa dal superfluo e lo stanzino dalle buste di rifiuti. Possibile che non ci sia una soluzione a questo affollamento di involucri, che più che comunicare tendono a ingombrare, che tanto proteggono i prodotti quanto danneggiano l’ambiente?

Just Eat It, si può dire addio al food packaging?

Qualcuno ha pensato bene di partire da un mercato che, solo tra gli sgabelli di Starbucks, genera un business da 180 milioni di dollari, per proporre il suo caffè solubile, incarto compreso.

La Monosol ha infatti progettato un packaging innovativo per il caffè solubile, il “prodigio” di una bustina di caffè che incontra l’acqua calda e si dissolve interamente: niente carta, plastica, macchie e tempo perso.

Già alcuni prodotti per lavatrici e lavastoviglie ci avevano stupiti e ammaliati con dei magici cuscinetti “a scomparsa”, e il packaging monodose per caffè della MonoSol ci mostra come questa innovazione potrebbe potenzialmente estendersi a molti altri prodotti.

“Le applicazioni sono limitate soltanto dalla nostra immaginazione – ha detto Matt Scearce, Media Manager dell’azienda – Abbiamo moltissimi esempi tra cui avena, cereali, caffè e thé instantaneei, dolcificanti, minestre, drinks, salse, ingredienti monoporzione per cucinare…”

Just Eat It, si può dire addio al food packaging?

Uno spazzolino con un involucro al fluoro, un arrosto con la scatola fatta di aromi e condimenti, una bottiglia di soda che si scioglie nell’acqua?

La formula magica di questi eco-incarti è patent pending e quindi ancora avvolta da un certo alone di mistero, ma in sostanza si tratta di un polimero sintetico chiamato polyvinyl alcohol (PVOH) che potrebbe seriamente essere una carta vincente per la MonoSol: attualmente la company è a caccia di partner che vogliano dare una scossa green all’universo del food packaging, propone una serie di film sintetici a disposizione dei concept e dei design di prodotto più innovativi.

L’idea su larga scala promette di pesare decisamente di meno sull’ambiente e di creare senz’altro un certo margine di risparmio, senza contare che questo tipo di materiale potrebbe cambiare il volto di prodotti apparentemente maturi e modificare le nostre abitudini in modi imprevisti…

E voi, siete pronti per questo film?

Se anche voi desiderate diventare dei creator e sviluppare idee, perché non vi iscrivete all’innovativo corso in “Viral Strategy & Archetypal Branding“? L’evento è organizzato il 22-23 Giugno da Ninja Academy e conta docenti davvero eccezionali: Mirko Pallera, Gianluca Lisi e Gianni Miraglia. Interessati? Contattateci subito! 🙂

Footlocker ti invita a testare le tue Sneakers Skills [VIDEO]

Footlocker chiama di nuovo a raccolta i suoi fan e li invita a testare le loro abilità di “sneakers addicted”. Quali abilità? Ad esempio le acrobazie che i ‘commessi’ di questo store eseguono una dopo l’altra mentre servono clienti o riordinano il negozio.

Quello che si suppone essere uno degli “stripers” (gli addetti vendita in divisa tipici di questi flagship store) filma l’intera sequenza di consegna e vendita delle scarpe ai clienti, fatta alla “sneakers way of life” con salti, lanci e passaggi di precisione, dal magazzino alla cassa. Non a caso, la prima inquadratura è sulle scarpe di chi filma, a creare un parallelismo forte tra il prodotto e gli stessi commessi portatori ideali dei valori del brand.

I commenti e le risa entusiaste del ragazzo contribuiscono a dare al video un tocco di amatorialità, che mira a far sembrare quello che vediamo un gioco tra colleghi. La creazione di spot focalizzati sull’intrattenimento e la giocosità è del resto sempre stato marchio distintivo di questo brand, come del resto lo è la tematizzazione di un filo comune che lega stripers e amanti del prodotto.

Footlocker ha fatto del concetto di “sneaker mania ed ossessione” il fulcro tematico della sua comunicazione, sfornando una dopo l’altra campagne fresche e coinvolgenti che non deludono i fan del brand. I quali questa volta sono chiamati a testare le conoscenze enciclopediche in materia sulla pagina Facebook dell’azienda, con un piccolo mini game.

La campagna è stata creata dall’agenzia AMV BBDO.

10 azioni che rendono Twitter indispensabile per il business

Che voi siate una grande azienda oppure un singolo freelancer, l’utilizzo di Twitter può cambiarvi la vita (non solo quella lavorativa 🙂 ) e rivelarsi davvero strategico. Per questo abbiamo raccolto per voi un decalogo che racchiude le azioni e i tip più importanti che si possono intraprendere sulla piattaforma di micro-blogging del pennuto blu.

#1 Trovare lavoro o impiegati

Nella selezione del personale può rilevarsi utile sfruttare i social come luoghi in cui domande e offerta di lavoro posso incontrarsi senza tante difficoltà, oltre ad utilizzare le banche dati delle agenzie interinali. Se si è nella posizione di chi offre lavoro bisogna ricordarsi di linkare la pagina che descrive la posizione lavorativa che dovrà ricoprire il nuovo personale (si sa 140 caratteri potrebbero essere leggermente riduttivi, per questo meglio il link). Successivamente per creare più visibilità è bene favorire – o domandare – il retweet  dell’offerta.

Se si è alla ricerca di lavoro è buona pratica seguire profili che aiutano nella ricerca come @trovalavoro e utilizzare nelle proprie ricerche keyword pertinenti alla mansione desiderata, specificandone il titolo lavorativo. Ricordasi di specificare nella descrizione del profilo il proprio titolo di studio, o comunque interessi pertinente al ruolo richiesto oltre che al collegamento con la propria presenza LinkedIn (se volete saperne di più sul social, leggete 5 interessanti consigli di personal branding 2.0).

#2 Condurre ricerche

Se volete condurre una semplice ricerca basta twittare la domanda giusta e il vostro pubblico di affezionati follower sicuramente non vi deluderà! In fondo per avere risposte il metodo più semplice è porre domande pertinenti, non credete? L’utilizzo di un hashtag dedicato che riconduca al quesito d’interesse può essere un’opzione aggiuntiva che rende visibili le risposte, utile per avere un campione di riferimento a costo zero!  😎

#3 Connettersi con diversi tipi di media

Volenti o nolenti il giornalismo sta attraversando una fase di cambiamento, ma certo è che su Twitter è possibile entrare in contatto con molteplici editori e testate giornalistiche. Ciò può rilevarsi utile soprattutto se siete un’azienda e dovete rendere pubblico un comunicato stampa. Rapidità e velocità nella condivisione di informazioni fanno di Twitter il social più seguito per quanto riguarda gli aggiornamenti in tempo reale. Creare una lista dei principali editori può essere dunque ottimo per tenere monitorati gli argomenti d’interesse senza darsi alla stalkerizzazione mediatica, quando riterrete opportuno suggerire casi che vi possano rappresentare. Pensate, avete la possibilità di entrare in contatto senza utilizzare la pesantezza di un’e-mail, che molto spesso rischierebbe di venire semplicemente cestinata!

#4 Monitorare l’online reputation

Un’attenta analisi della rete, in particolar modo di Twitter, si rivela utile nella costruzione di una favolosa banca dati da cui trarre informazioni utili al proprio business. Sia chiaro non mettetevi corone d’oro in testa prima di aver fatto una ricerca sul vostro conto: non tutti parleranno bene di voi, ma c’è chi dice che il proprio obiettivo non è quello di piacere a tutti, ma molto a pochi. Senza peccare di presunzione, è bene tenere sott’occhio i commenti negativi  e, dove si ritiene opportuno, rispondere con un tono cordiale da vero community manager, ricordandosi di non farsi prendere da schizzi di scleroticismo 2.0, ! 🙂  Nelle Digital PR mostrare interesse anche verso chi non la pensa come noi viene riconosciuto positivamente.

A meno che non siate finiti in un intricato roveto negativo, gustatevi anche la prospettiva rosea dei commenti positivi ringraziando e favorendo una comunicazione continuativa con i migliori influencer o brand ambassador. Coinvolgendoli con offerte speciali e ricordatevi di sottolineare che l’offerta sarà esclusiva per gli utenti Twitter, una sorta di valore aggiunto che rispecchia il principio dell’esclusitività.

#5 Promuovere i propri prodotti

Se volete che la gente compri i vostri prodotti, deve sapere cosa producete. Perciò sfruttate Twitter per parlarne condividendo anche immagini che illustrino le vostre creazioni. Ma fate attenzione a non diventare monotoni, pubblicando esclusivamente contenuti autoreferenziali. Stimolate l’engagement verso il vostro brand variando gli argomenti e rendendo partecipi alla vostra presenza su Twitter gli utenti.

Siate sempre in ascolto: se riuscirete a dare soluzioni positive (per esempio in caso di guasto) proponendo uno dei vostri prodotti il risultato non potrà che essere ottimale! Ricordate il caso Amazon e della tweet pubblicità?

#6 Arricchire il network

Sia a livello personale che commerciale avere nuove amicizie su Twitter risulta essere molto utile oltre che divertente, e in un’ottica di lungo termine può creare una relazione duratura via tweet a vostro vantaggio. Cercando i vostri interessi grazie al following potrete seguire altri utenti con cui condividere argomenti che più catturano la vostra attenzione. Una volta trovati ricordatevi di inserirli in liste di pertinenza, in maniera tale da avere in qualsiasi momento una rapida panoramica sulle news.

#7 Condividere news

Diventa necessario creare traffico, in quanto se non si sfruttano indicizzazione e azioni di marketing mirate difficilmente gli utenti visualizzeranno il vostro sito web. Perciò parlate del vostro brand,  il passa-parola o cinguettio è da sempre l’azione più efficace! Create tweet intriganti e linkate al vostro blog o sito web l’utente; se siete in una fase promozionale coinvolgete gli utenti come enunciato nel punto #4 riallacciandovi al concetto di esclusività.

#8 Fare social CRM

Rendersi a disponibilità dei proprio clienti  in qualsiasi momento dando un aiuto in situazioni difficoltose favorisce la fidelizzazione del cliente al proprio brand. Volete un esempio? Vodafone Italia utilizza prevalentemente Twitter per il costumer service. Mettendo in evidenza il proprio Social Team trasferisce la percezione positiva di avere a che fare con persone e non con automi dalla voce stridula che vi fanno perdere la pazienza in un labirinto da tastierino numerico per procedere con la risoluzione del problema!

Inoltre sfruttando l’hashtag #tw190 rende possibile la segnalazione di problemi  agli operatori garantendone così la tracciabilità, per una tempestiva azione.

Nel caso forniste questo tipo di  servizio ricordatevi di pubblicizzarlo sul vostro Sito Web, in questo modo gli utenti possono rivolgersi direttamente agli operatori connessi tramite Twitter.

#9 Rimanere collegati con eventi live

L’ integrazione tra evento on-line e off-line rende possibile la geolocalizzazione di persone interessanti. A posteriori se vogliamo entrare in contatto con altri utenti che hanno partecipato ad un determinato evento di nostro interesse possiamo reperirli tramite ricerca su twitter. Ovviamente vige la necessità di designare un hashtag ufficiale che gli utenti utilizzeranno durante l’evento.

#10 Integrare i vari canali

La visibilità risulta necessaria al fine di poter essere presenti al meglio su Twitter. Perciò menzionare il contatto Twitter sia sui profili web tramite follow buttons, widget, tweet button loghi ed icone che su altri media favorisce il ricordo e il successivo utilizzo della piattaforma nei migliori dei modi possibili.

Per sapere tutte le offerte che Twitter mette a vostra disposizione basta andare  su Twitter For Business. Ogni sezione è particolarmente curata e fornisce chiari esempi. Inoltre potrete trovare un sacco di casi studio sui quali ponderare la vostra strategia social! Perciò che il potere del cinguettio sia con voi, non vi resta che spiccare il volo! 😉

Tablet: 6 consigli per utilizzarlo al meglio

I tablet, dicono, stanno in poco tempo sostituendo quello che i computer hanno sempre fatto fino ad ora. Non è successo lo stesso per gli smartphone, che pur permettendo a chiunque di essere connessi 24 ore su 24, si è rivelato troppo piccolo e poco comodo per redigere articoli, leggere e-book, sfogliare ed utilizzare documenti. In questo senso, i tablet offrono delle migliori caratteristiche e comfort per svolgere mansioni che, per la maggior parte delle attività, si possono svolgere attraverso l’utilizzo dei computer.

Molti però non sfruttano al meglio le potenzialità offerte da questi potenti mezzi hi-tech. Ecco dunque dei buoni consigli per sfruttarli al meglio e renderli performanti quanto un pratico computer portatile.

1. Utilizza il tablet per presentarti ai clienti

Acquistare dei tablet aziendali sarà sicuramente una mossa sensata, se e solo se si penserà di integrare l’utilizzo di tali strumenti non solo a scopo personale, ma anche per esempio nella propria presentazione ai potenziali clienti, ma anche in corsi e workshop. Ad esempio, se siete una società di sviluppo mobile, sarà interessante presentare una demo del proprio prodotto direttamente sul tablet ai futuri acquirenti. Oppure sostituire lo stesso tablet al carta e penna durante convegni o incontri. E prendere note non è mai stato cosi semplice con numerose app tipo Evernote che potrebbero esservi d’ausilio.

2. Non fatevi spaventare dalle app a pagamento

Spesso si tende a scaricare esclusivamente applicazioni gratuite. Le più interessanti, però, spesso hanno un costo ma possono rendere più facile il tuo business quotidianamente. Spendere dunque 7 euro per una buona applicazione può davvero essere un investimento, più che una spesa. Le recensioni sui vari AppStore e Google Play vi aiuteranno a scegliere quali app si addicono di più al vostro lavoro e alle vostre competenze.

3. Non serve tanta memoria

Quanti di voi si fanno paranoie sul fatto di non avere abbastanza memoria? Oggi tutto questo non è più un problema. Con la tecnologia cloud è semplice poggiarsi su memoria esterna, oppure collegarsi ad un qualsiasi desktop in remoto con applicazioni come Splashtop.

4. E’ ottimo per pdf, video ed ebook

I tablet sono il migliore mezzo per consultare pdf, vedere video o magari leggere in tranquillità sul divano un interessante ebook. Sfruttare il tablet per questo tipo di attività vi aiuterà a combattere la monotonia delle attività che si svolgono dinnanzi ad un pc.

5. Scarica le app senza creare confusione

Avere ben chiare le attività da svolgere col proprio tablet vi aiuterà a non scaricare app inutilmente (per poi lasciarle senza rimuoverle) e tenere cosi il proprio desk in totale disordine. Un pò di ordine aiuterà sicuramente a migliorare le vostre prestazioni e l’efficenza delle vostre attività.

6. Comprati una penna

Comprare una penna per tablet è sicuramente una scelta da tenere in sana considerazione: può essere usata per svariati motivi ed è molto pratica e comoda. Scarabocchiare mappe ed idee, segnarsi appunti o fare bozze di disegni: il tablet è una risorsa anche creativa e non di consumo.

Sicuramente ci saranno altri numerosi metodi per rendere utile e performanti i propri tablet, l’invito è dunque quello di segnalarci l’uso migliore che ne fate nella vostra vita quotidiana o per il vostro lavoro.

Jack Horner ed il Pollosauro: il mito a Meet the Media Guru

A volte la fantasia supera la realtà e tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo visto Jurassic Park chiedendoci se fosse davvero possibile ricreare i dinosauri. Lui è stato l’ispiratore del libro Jurassic Park di Crichton e consulente di Spielberg durante la realizzazione dell’omonimo film. Lui potrebbe ricreare il Pollosauro entro 5 anni, solo 5 anni.

Lui è Jack Horner, direttore del Museum of the Rockies del Montana, paleontologo di fama mondiale ed ha partecipato ieri (martedì 29 maggio) al Meet the Media Guru #4 al Museo di Storia Naturale di Milano.

Non importa che tu sia un adulto, un ragazzo, un bambino o semplicemente una persona curiosa, non si può non rimanere affascinati da Jack Horner, un personaggio geniale con caratteristiche al limite dell’ecccentricità. L’evento di Meet the Media Guru era stracolmo di persone di tutte le età, bambini compresi, che sono rimasti affascinati dal racconto delle sue ricerche e dei suoi progetti, partendo dal DNA di dinosauri ormai estinti, o meglio non del tutto estinti.

Già perchè secondo Jack i Dinosauri sono ancora tra noi sotto forma di uccelli (più esattamente polli) ed è da questo che Jack pensa di riuscire a creare quello che può essere chiamato Uccellosauro/Pollosauro.

Jack ha illustrato in un a bellissima lecture le sue teorie e le sue ricerche, affascinando tutti i presenti sia in real-time che online, e parlando alla platea del suo ultimo libro (Come costruire un Dinosauro) dove Jack ci parla anche di genetica e di come ha intenzione di creare l’ormai famoso Pollosauro.

 

Il mondo perduto di Jurassic Park non sembra più solo finzione ma un futuro possibile anche se, si spera, non così catastrofico 🙂