Le novità di Facebook dell'ultimo mese

Niente ferie a Palo Alto, almeno per quest’anno. Sarà per l’ascesa di Twitter, sempre più strumento “cult” per vip e personaggi dello sport, sarà per il fiato sul collo di Google Plus e dei suoi ottimi numeri, ma Mark Zuckerberg e il suo team di sviluppatori hanno lavorato tantissimo in questi caldi mesi estivi, e si sono presentati in questi primi giorni di Settembre con tante, gustose, novità.

Facebook Messenger per cellulare

Iniziamo dal lato mobile, in attesa del restyling grafico e funzionale dell’applicazione ufficiale, è già disponibile sia su Apple Store che su Android Market (gratuitamente) Facebook Messenger, che vi consentirà di scambiare messaggi con tutti i vostri contatti Facebook sfruttando i tre canali oggi disponibili: la messaggistica tradizionale del social network, la Facebook Mail (@facebook.com) e gli SMS (per chi ha collegato al proprio account il proprio numero di cellulare).

Facebook Messenger è stato presentato sul blog ufficiale come “una nuova applicazione mobile che semplifica il funzionamento della messaggistica, e ti dà un modo più veloce per raggiungere amici e piccoli gruppi”. In particolare, è stato realizzato come estensione di Facebook Messages, che già dallo scorso Febbraio ci dà la possibilità di consultare le Facebook Mail, i messaggi di chat e gli SMS in un unico posto.

Particolarmente interessante le possibilità di allegare ai messaggi (oltre che istantanee e foto della nostra libreria) la propria posizione, individuabile dai propri amici su mappa con un click.

Migliorata l’esperienza di gioco

I giochi, per Facebook, sono una miniera d’oro. L’acquisto di crediti per poter scalare livelli ed ottenere oggetti di gioco aggiuntivi, i cliccatissimi annunci pubblicitari nelle pagine di gioco, le visite uniche giornaliere di chi ambisce a battere un record. E’ per questo che nella lunga estate caldissima di Palo Alto si è pensato anche a chi ama l’esperienza ludica di Facebook, con tante migliorie importanti.

Anzitutto, durante le partite giocate on line, è stato implementato un apposito ticker che consente di visualizzare quelli che sono i progressi o semplicemente i giochi installati dai nostri amici. In pratica una storyboard totalmente dedicata ai giochi. Come sempre attentissimi alla privacy, gli sviluppatori hanno implementato delle impostazioni che consentono di limitare la visibilità delle nostre azioni sui ticker dei nostri amici, e ovviamente di rendere invisibili anche le notifiche relative a giochi non di nostro interesse.

Per un maggior coinvolgimento, inoltre, è stata sviluppata la possibilità di giocare a schermo intero. In breve tempo tutti i giochi del social network dovrebbero essere fruibili con questa opzione.

Infine, se si utilizzano molti giochi, è ora possibile tenere i migliori in cima ai nostri preferiti in home page, semplicemente cliccando sul menu accanto al segnalibro e riorganizzando le nostre applicazioni.

Impostazioni di condivisione più semplici

Non è una novità che gli sviluppi più significativi di Facebook procedano di pari passo con i feedback che gli utenti lasciano ai programmatori. E proprio in questi termini, cioè come una risposta alle esigenze dell’utenza, è stata presentata quella che è forse la novità più importante del mese relativa alla condivisione e alla privacy.

“Today we’re announcing a bunch of improvements that make it easier to share posts, photos, tags and other content with exactly the people you want. You have told us that “who can see this?” could be clearer across Facebook, so we have made changes to make this more visual and straightforward.” / “Oggi annunciamo una serie di miglioramenti che rendono più facile condividere messaggi, foto, tag e altri contenuti esattamente con le persone che desiderate. Ci avete detto che la funzione “chi può vedere questo?” potrebbe essere più chiara su Facebook, quindi abbiamo fatto delle modifiche per renderla più chiara e diretta.”

Chris Cox, VP Product di Facebook, annuncia così sul blog ufficiale gli importanti cambiamenti in atto nella condivisione dei contenuti.

In particolare i cambiamenti principali si sviluppano in due aree distinte: sul nostro profilo e sugli elementi che condividiamo. In entrambi i casi la parola d’ordine è stata semplicità.

Sul nostro profilo, direttamente dalle pagine di modifica, possiamo con un click stabilire chi può vedere i nostri contenuti. La parola “Tutti” è stata semplicemente sostituita dalla parola “Pubblica”, ma la sostanza non è cambiata. Tramite il cambiamento lessicale, il team di sviluppatori ha solo voluto precisare che seppure l’informazione sarà pubblica, cioè non limitata ai nostri amici, non “tutti” potranno effettivamente vederla, in relazione alle nostre scelte in fatto di privacy del profilo e dei contenuti.

Maggiori dettagli sui cambiamenti e sulle semplificazioni delle impostazioni sono consultabili a questo indirizzo: https://www.facebook.com/about/control.

Un altro cambiamento che sicuramente apprezzeranno in tanti è l’approvazione del tag prima della pubblicazione sulla nostra bacheca. Quanti di noi si sono ritrovati taggati in foto orripilanti che magari sono rimaste sulla nostra bacheca per giorni? Bene, gli sviluppatori hanno dato seguito alle tante richieste in questo senso e da adesso sarà possibile, nelle impostazioni sulla privacy, scegliere se approvare il tag applicato ad una foto o meno, prima che chiunque altro possa visualizzarlo.

Un criterio simile è stato applicato anche alle nostre foto. Se precedentemente qualunque dei nostri amici poteva taggare se stesso o altri nelle nostre foto, dal menu impostazioni possiamo scegliere se approvare i tag applicati.

Sempre in relazione ai tag, è stato anche migliorata l’opzione di rimozione di un tag. In particolare, si è sviluppata una maggiore attenzione per chi appare in una foto che non gradisce essere inserita sul social network, potendo scegliere tra tre alternative:

1. Rimuovere semplicemente il tag, consentendo alla foto di restare visibile;
2. Rimuovere il tag e inviare in automatico un messaggio a chi ha postato la foto in cui se ne chiede la rimozione;
3. Bloccare la persona che ha caricato la foto, con conseguente rimozione del tag.

Sul fronte condivisione, invece, la prima novità di rilievo è la possibilità di scegliere, tramite un menù a tendina, con chi condividere lo status o il link che ci interessa. Oggi dal menù sono selezionabili le classiche voci standard della privacy di Facebook, ma prossimamente questa funzione sarà ulteriormente sviluppata, consentendoci di condividere determinati elementi solo con piccoli gruppi personalizzati, come collaboratori, familiari e così via. Le scelte di condivisione, inoltre, sono ora modificabili anche dopo la pubblicazione dello status o del link.

Ed infine un’ultima novità di discreto impatto: la possibilità di allegare la geolocalizzazione al nostro status. In pratica, il definitivo superamento di Facebook Place, la cui funzionalità di base ora si lega ai nostri status, alle nostre foto o anche a semplici link senza la necessità di utilizzare la funzione Place da mobile.

Un ulteriore segnale di quello che è un processo di abbandono di Facebook Place ormai alle battute finali, determinato dalla chiara sconfitta contro il colosso del geotagging Foursquare.

Ulteriori informazioni circa la condivisione della vostra location a questo link: https://www.facebook.com/about/location.

Novità per le nostre Foto

La condivisione di foto è una delle attività più popolari su Facebook, e proprio per questo risulta necessario per l’azienda di Palo Alto lavorare sempre per il miglioramento continuo dell’esperienza di condivisione e consultazione.

Nell’ultimo mese, infatti, sono state introdotte alcune migliorie legate principalmente alla qualità delle foto condivise e della consultazione degli album. In particolare, si è passato dai precedenti 720 pixel agli attuali 960, con il cambiamento che ha riguardato anche le foto già caricate in passato.

Inoltre, è stata migliorata l’interfaccia grafica del photo-viewer lanciato ad inizio anno, con la scomparsa del riquadro nero e con una grafica più pulita, su sfondo bianco, che consente un miglior focus sulla fotografia.

PageLeaver

Andando oltre quelli che sono i tradizionali strumenti utili a tutta l’utenza “comune”, in questa lunga estate lavorativa è stato inaugurato un nuovo servizio legato alla gestione delle fan page: PageLeaver.

Sotto la spinta di grandi brand come YouTube e Microsoft, che tramite Facebook stanno sviluppando un nuovo canale di comunicazione con la propria clientela, si è andati oltre quello che è il classico servizio Insight, poco performante nella misurazione e nell’analisi dei dati del traffico sulle fan page.

In particolare, rispetto ad Insight, PageLeaver consente di suddividere quelle che sono le visite uniche delle nostre pagine rispetto alle visite ripetute, campionando i nostri dati per periodi di tempo personalizzabili dall’utente (e non solo settimanalmente o mensilmente). Inoltre, è possibile misurare la miglior risposta degli utenti in relazione ai contenuti pubblicati (testo, video o foto) e ricevere notifiche per ogni “unlike”.

In pratica, un’arma essenziale per chi vuole non solo diffondere i propri contenuti tramite una fan page, ma anche migliorare l’esperienza interattiva dell’utenza attraverso un’analisi efficiente.

Aggiornamento del News Feed

Infine, una novità che ancora pochi hanno avuto la fortuna di testare: il raggruppamento degli status dei nostri amici per argomento.

In pratica, tutti gli status relativi ad uno stesso “topic” verranno raggruppati e mostrati sul “wall” con l’obiettivo di dare rilevanza agli argomenti di maggior interesse trattati tra i nostri contatti. Una novità che, ai primi utenti che hanno potuto testare l’algoritmo, non è piaciuta moltissimo.

Il button traslate nei commenti [RUMOR]

Inoltre InsideFacebook ci fa sapere che pare che Facebook stia testando il button traslate nei commenti:

ONG e donazioni online: i 5 anni di charity:water

Sono sempre sensibile ai progetti che uniscono azioni filantropiche e nuove tecnologie. Qualche settimana fa vi raccontai di “I had cancer”, piattaforma che unisce e geolocalizza storie di chi ha il cancro o chi è guarito.

In questi mesi di agosto è tornata alla ribalta il progetto charity:water e la storia di Rachel Beckwith, la ragazzina di soli 9 anni, scomparsa in un incidente stradale, che attraverso questa ONG aveva raccolto più dei 300 dollari come obiettivo e desiderio di compleanno. 1 milione di dollari e una pagina che continua ad avere donazioni sul mycharity:water, piattaforma dedicata alle donazioni pubbliche.

Charity:water è una ONG e nasce da una crisi spirituale del suo fondatore, Scott Harrison, che racconta in un video la sua storia e cosa lo ha spinto a creare questo progetto.

Scott Harrison – charity: water from Big Omaha on Vimeo.

La mission di Charity:water è quella di costruire pozzi d’acqua nei paesi in cui manca. Africa, Asia e America sono i continenti in cui questa ONG con base a NY ha costruito i suoi primi pozzi. I progetti vengono seguiti da esperti nel settore grazie alle donazioni pubbliche e private. Il 100% delle donazioni pubbliche è destinata alla costruzione dei pozzi (come da report finanziario del 2009 scaricabile qui)

Chiunque di noi, sulla scia di Rachel ad esempio, può aprire un proprio progetto su mycharity:water, o partecipare ai progetti proposti dalla stessa ONG, come la campagna di settembre che celebra i 5 anni di charity:water. Questo progetto mira alla raccolta di più di un milione di dollari per l’acquisto di una perforatrice.

Che dite ninja, li aiutiamo?

 

Il Google Doodle di oggi è tutto per Freddie Mercury!

Da amante del rock e dei Queen confesso che sono un po’ emozionato mentre scrivo. Avevo solo 3 anni quando se n’è andato, ma questo non vuol dire che la sua voce non mi abbia accompagnato col passare del tempo. Proprio oggi Freddie Mercury avrebbe compiuto 65 anni, e per omaggiarlo il team di Google, che ormai ci stupisce ogni volta con dei doodle sempre più spettacolari, ha voluto dedicarne uno alla “Voce di Dio”.

Un capolavoro di pixel art animata sulle note di Don’t stop me now, che comincia dallo storico concerto di Wembley del 1986 e poi segue le parole della canzone rappresentandole in immagini. Senza dubbio uno dei doodle meglio riusciti di sempre (nella mia personale classifica può competere con questo solo il doodle dedicato a Les Paul, quello con la chitarra interattiva per intenderci).

Sul canale Youtube ufficiale dei Queen potete trovare anche il video, che vi allego qui:

Auguri Freddie, anche da parte di noi Ninja. Cantavi la sigla di Highlander, ma sei rimasto immortale tu alla fine. Ovunque tu sia in questo momento, siamo sicuri che avrai organizzato un grande concerto per festeggiare. Magari hai invitato anche Jim, Jimi e Janis…

Socialnomics – La nuova economia dei social media [RECENSIONE]

Ogni rivoluzione che si rispetti è illustrata nei principi e nelle idee di base da testi destinati a diventare best seller. E quella portata e guidata dai social media non è da meno! In particolare, Socialnomics è riuscito a diventare in poco tempo una delle nuove Bibbie del web 2.0.

Il manuale di Erik Qualman è stato pubblicato in USA da John Wiley & Sons e tradotto in Italia da Hoepli. Una delle sue caratteristiche principali è l’aggiornamento dei contenuti, una caratteristica fondamentale per qualunque opera che tratti di nuove tecnologie. Al resto pensa la rete: il manuale infatti è integrato da un blog curato dallo stesso Qualman (da cui vi avevamo riportato un bel video), aggiornato periodicamente sulle novità social più interessanti.

Nel libro vengono spiegati i cambiamenti portati dai social media in molti settori e nelle dinamiche sociali quotidiane: a detta dell’autore non va dunque letto “per intero”, ma seguendo le preferenze tematiche e le necessità del lettore.

Ma cos’è in sostanza la Socialnomics? E’ il nuovo valore creato e condiviso nell’economia people-driven tramite i nuovi media e la sua influenza in termini economici, politici, sociali. Un cambio epocale, dunque, che viene analizzato nei minimi particolari con grande competenza e un linguaggio chiaro.

Nella prima parte del libro viene introdotto il tema: perché i social media sono strumenti così importanti? Essi danno un’esposizione mai vista prima alle conversazioni ed alle idee di ognuno creando il passaggio dal word of mouth al world of mouth. Per questo possono anche presentare alcuni pericoli (soprattutto in amore: attenti a Second Life!) che rimandano alla necessità di conoscerne le dinamiche e le caratteristiche principali per utilizzarli in modo efficace. In generale, un loro uso adeguato può anche comportare importanti risparmi di tempo (dunque psicologici, di denaro etc.) e aumenti della produttività, semplificando le decisioni quotidiane. Volete sapere in che modo? Nel libro (in Inglese o in Italiano) è scritto tutto!

In seguito vengono trattati alcuni specifici esempi di applicazioni concrete dei nuovi media in politica, nell’editoria, per le strategie aziendali. Il tutto è arricchito e completato dalla presentazione di esempi (positivi e negativi), da statistichecasi che fanno già storia: Barack Obama, Associated Press, Coca-Cola, Hoover, EF, Google, YouTube, AOL, Tony Hawk e tanti altri ancora. Istituzioni, aziende e soggetti che hanno saputo applicare alla perfezione le componenti che occorre necessariamente pianificare per una strategia 2.0 di successo: contenuti delle operazioni, strumenti da utilizzare, motivazioni di base, obiettivi e rischi.

Il manuale si sofferma poi su alcune tendenze in atto, come quella della Social Media Optimization, del Mobile e del recruiting 2.0.

Nella parte finale, Qualman sottolinea come qualunque strategia social vincente debba essere composta da 4 step principaliListen, Interact (partecipare alle discussioni), React (modulare l’offerta in funzione dei feedback che provengono dal consumatore), Sell. Questi passi non devono essere rispettati solo dalle imprese, ma anche dalle organizzazioni non profit, dai partiti politici, etc. Completano l’opera una serie di FAQ domandate all’autore negli anni da fan e giornalisti ed alcune interessanti statistiche, che mostrano ancora una volta come “businesses don’t have the choice on whether or not they do social media, the choice is on how well they do it”.

Allora, avete capito che questo libro non può mancare nella vostra libreria da social media addicted? Fate un piccolo investimento e non lasciatevelo sfuggire! Questo è il link per acquistarlo in lingua originale, un inglese molto scorrevole e di facile lettura. Ma se avete difficoltà con la lingua straniera, non disperate: come già scritto c’è sempre la versione in Italiano!

Terminiamo citando Steve Kaufer, fondatore di TripAdvisor“This is a must-read for anyone trying to leverage the social graph rather than be squashed by it”. C’è un motivo se Socialnomics è diventato un best seller: affrettatevi! 😉

Autore: Eric Qualman
Brossura
: 296 pagine
Editore
: John Wiley & Sons (tradotto in Italia da Hoepli)
Collana
: Business
Lingua
: Inglese (Italiano nella traduzione Hoepli)
ISBN: 978-0-470-63884-2

Abercrombie e Fitch VS Jersey Shore: gestire potenziali crisi PR [CASE STUDY]

Ecco a confronto i ragazzi delle collezioni di Abercrombie & Ficht e i protagonisti di Jersey Shore

Il caso dell’estate è stato sicuramente quello del brand di abbigliamento Abercrombie & Fitch che ha offerto un pagamento alle star del reality di Mtv “Jersey Shore” per non indossare i propri capi. In particolare il brand aveva la necessità di liberarsi di Michael “The Situation” che indossando spesso i capi A&F durante lo show era diventato un testimonial tanto volontario quanto indesiderato.

Siamo preoccupati che l’associazione di Michael Sorrentino con il nostro marchio possa causare un danno significativo alla nostra immagine. Comprendiamo che si tratta solo di uno show d’intrattenimento, ma crediamo che quest’associazione sia contraria alla natura del nostro marchio. Per questo abbiamo offerto un pagamento a Michael ‘The Situation’ Sorrentino e ai produttori dello show per iniziare ad utilizzare un brand alternativo. L’offerta è estesa a tutto il cast e siamo in attesa di una risposta
– da un portavoce dell’azienda

Abercrombie&Fitch non è di certo il primo brand ad attirare sostenitori indesiderati. Il marchio di moda Burberry durante gli anni ’90 si trovò ad affrontare una crisi nata dalla diffusione tra gli hooligans dei propri berretti e dei propri impermeabili. La famosa trama a righe del brand passò velocemente dall’essere il simbolo della moda British a rappresentare pericolo e violenza (con conseguente diminuzione delle vendite). In quel caso Burberry intervenne eliminando dalla propria linea i berretti e i capi più apprezzati dagli hooligans.

Più di recente Blackberry, il brand di Research in Motion, ha registrato un forte calo dello buzz score (da 10+ dell’8 Agosto a -8 dell’11 Agosto secondo il Brand Index di YouGov) a causa dell’associazione del marchio con i London Riots. In particolare il suo sistema di messaggistica istantanea BBM (blackberry messenger) sarebbe risultato il mezzo più adottato dai rivoltosi per coordinare gli attacchi.

Una strategia vincente o una mossa sbagliata?

Tante e diverse le opinioni sul caso Abercrombie & Fitch e non tutte a favore dell’azienda americana.

Shaun Smith, esperto di costumer experience e fondatore della smith+co, ha detto: “Credo che quest’ offerta sia un vero win/win per il brand perché se il cast di Jersey Shore accetterà il pagamento per non vestire più A&F, l’azienda si libererà dell’associazione negativa. In caso contrario A&F sarà riuscita comunque a chiarire il suo target o comunque ciò che non è nel suo target”

Julian Reiter, Managing Director della Positive Thinking,  conferma: “Penso sia una mossa coraggiosa e brillante che di sicuro apre un importante dibattito su quanto sia centrale per il successo di un brand la reputazione e quali decisioni i brand devono prendere per mantenere chiari i proprio obiettivi di marketing”

La pensa diversamente JR Little, senior consultant dell’agenzia The Brand Union, che afferma: “Se si tratta solo di pubbliche relazioni, come mi sembra in questo caso, ciò potrebbe accrescere la consapevolezza del brand ma non comportare un aumento delle vendite. Agli americani in particolare non piace quando le imprese se la prendono con gli individui. In questa situazione l’impresa se l’è presa con un ragazzo che ha tutto il diritto di indossare ciò che vuole. Di sicuro i suoi valori non sono gli stessi dell’azienda ma l’attacco in se fa apparire quest’ultima prepotente”

Mark Blayney Stuart,a  capo della ricerca presso l’Istituto di Marketing Chartered, aggiunge: “E’ una strana reazione perché cercare di controllare come viene percepito il tuo brand è un’azione contro producente. Meglio invece prendere gli effetti positivi di una qualsiasi pubblicità senza pensare troppo agli elementi negativi. Se Burberry avesse cominciato a pagare tutti gli hooligans per non indossare il proprio brand avrebbe solo peggiorato la situazione”

Di sicuro il risultato lampante di quest’azione è stato il tam tam mediatico mondiale attorno a questa richiesta di “ non-sponsorizzazione”. Un intelligente strategia di Public Relations che ha fatto si che in quella settimana il brand di abbigliamento fosse sulla bocca di milioni di persone anche in paesi in cui non possiede quote di mercato rilevanti.

Se infatti l’obiettivo dell’ Abercrombie & Fitch fosse realmente stato quello di impedire a Mike The Situation di indossare i loro capi sarebbe bastato contattare il suo agente in privato ed arrivare ad un accordo. In questo modo l’azienda americana è riuscita a mettere su una campagna pubblicitaria global di PR “a psicologia inversa”, spendendo molto meno di quanto sarebbe costata una campagna global tradizionale.

E voi cosa ne pensate di quest’ultima trovata dell’ Abercrombie & Fitch?

Giù al Nord: Giovani, Mezzogiorno, Precariato e FUTURO! [EVENTO]

Esce dal web e incontra il reale “Giù al Nord”, barcamp organizzato con l’intento di offrire uno spazio in cui approfondire le problematiche e i temi che riempiono le pagine virtuali di Caffè News, il primo giornale partecipativo nato in Italia nel 2005.

I temi caldi che hanno affollato gli spazi virtuali sono vari ed eventuali e chiaramente in continuo divenire: Mezzogiorno, giovani, precariato, futuro, legalità, mafie, nuove culture e controculture, malapolitica, controinformazione, new media e tanto, tanto altro ancora (fatevi un giretto qui e dopo il login in partecipate!).

Vi state chiedendo perché dovreste prendere parte al progetto “Giù al Nord”? Interrogarsi sulle difficoltà di una generazione, sulla precarietà non solo lavorativa, ma anche sociale su cui si è costretti a poggiare sogni sempre più in bilico con l’obiettivo comune di trovare una nuova via che ci conduca ad uno sviluppo reale e duraturo, non vi pare abbastanza?!

Le discussioni virtuali, i momenti di confronto e di crescita sfoceranno, il 10 Settembre, in un vero e proprio appuntamento di massa che avrà luogo presso il Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14 a Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che collabora all’iniziativa.
Ma non solo della preziosa collaborazione dell’Istituto ha giovato Caffenews: partner d’eccezione sono NapoliUrbanBlog, Assostampa Campania, Confapi Campania Giovani, la Nuova Cucina Organizzata, Fondazione Silvia Ruotolo, Radio Radicale.
Negli ultimi giorni tra l’altro il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha concesso il patrocinio morale del Comune capoluogo campano.

La giornata conclusiva (ricordiamolo, sabato 10 settembre ore 9.00) , inoltre, si preannuncia ricca di contenuti: lo staff organizzativo infatti sta raccogliendo sul sito ufficiale le esperienze, le opinioni e le idee che riempiranno l’intensa mattinata di confronto a cui prenderanno parte molti personaggi noti del mondo giovanile, dell’associazionismo, della politica e della cultura.

Eccovi il post it:

Discussioni virtuali nella sezione di Caffenews dedicata al barcamp
Appuntamento in carne ed ossa: Palazzo Serra di Cassano in Via Monte di Dio 14 a Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Quando: 10 Settembre
Ore: 9.00

Non mancate!

Personal Branding

Con il termine Personal Branding si definisce il processo di creazione e gestione del proprio Brand, inteso non solo dal punto di vista professionale ma anche come somma di tutti quegli elementi che rendono unica una persona. Il Personal Branding è il vero motivo per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner sceglie te al posto di un altro, un tuo progetto in luogo di quello di un tuo competitor. In ogni riunione, telefonata, email, tutti gli scambi che intercorrono con altre persone servono a creare, rafforzare o modificare la tua immagine. Bastano pochi secondi per trasmettere una prima impressione. Ma non è questo che conta, è quello che riuscirai a fare di questa impressione che determinerà il tuo successo. Tutte queste dinamiche assumono nuove prospettive in Internet. Prova a googlare il tuo nome e guarda cosa succede. Ora immagina partner, colleghi, clienti attuali e potenziali, conoscenti e amici che fanno lo stesso. Riesci a comunicare la tua professionalità, coerenza e personalità? La Rete è il nuovo ufficio di collocamento. Facebook, MySpace, Twitter, LinkedIn, Xing: esistono servizi dove si incontrano i migliori professionisti di ogni settore e spazi nei quali le persone si incontrano, dialogano costantemente, fanno business.

Autore: Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti
Brossura: 296 pagine
Editore: Hoepli (1 marzo 2010)
Collana: Web & marketing 2.0
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8820343738
ISBN-13: 978-8820343736
Peso di spedizione: 481 g

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Sun Tzu. L'arte della guerra.

Scritto più di 2500 anni fa, “L’arte della guerra” è un manuale per il generale che aspira all’eccellenza. A fare di quest’opera una pietra miliare e una guida assolutamente moderna sono alcuni suoi insegnamenti fondamentali: la razionalità lucida con cui esaminare i mezzi e i fini della strategia; la lungimiranza con cui valutare e adottare le decisioni; l’adattabilità alle mutevoli condizioni dell’ambiente esterno. Nel corso dei secoli questo trattato è divenuto un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono imparare a vincere in ogni contesto, e in particolare per i manager chiamati a decidere la sorte delle imprese. Il percorso di lettura qui proposto da Buttignol riprende gli insegnamenti dello stratega cinese per applicarli con sorprendente pertinenza, alla luce di una esperienza manageriale lunga e di alto livello, al mondo del business di oggi.

Autore: Livio Buttignol
Brossura: 190 pagine
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (1 settembre 2010)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8817039845
ISBN-13: 978-8817039840
Peso di spedizione: 181 g

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Read Write Reality: le iscrizioni sono ancora aperte!

Ancora qualche giorno per iscriversi a RWR – READ/WRITE REALITY, 4 giorni di workshop intensivo per per scoprire l’Ubiquitous Publishing insieme a FakePress e Arti is Open Source.

Fino all’8 settembre sarà possibile presentare la propria candidatura, ma attenzione: ci sono solo ancora solo tre posizioni disponibili!

RWR si svolgerà a Cava de’ Tirreni presso l’Ostello “Borgo Scacciaventi” dal 13 al 16 settembre. Il programma e le informazioni sono disponibili disponibili su http://rwr.artisopensource.net/ .

Per iscrizioni scrivete a  info@artisopenource.net .

Come, quando e perché i brand creano un'app

 

Come si muovono i brand avvicinandosi al mondo mobile? Quali mosse compiono una volte diventate più esperte? Scopriamolo!

Vi avevamo già parlato qui del Developers Economics – Vision Mobile, esplorando il viaggio che compie un’app verso i market. Oggi invece vedremo come si comportano i brand sia quando approcciano per la prima volta al mondo Mobile, sia dopo aver acquisito una certa esperienza. Trovate il link all’intero documento nei link a fondo pagina.

Il viaggio a tre fasi

Vediamo nel dettaglio le  tre fasi che le aziende attraversano avvicinandosi al  mondo mobile secondo Vision Mobile.

Newbie: principianti

Il primo timido passo di un’azienda è creare un’app come piccola parte  della strategia di Digital Marketing, solitamente a puro scopo pubblicitario. La maggior parte di queste applicazioni vengono sviluppate per iPhone e distribuite esclusivamente sull’App Store per il semplice vantaggio che offre: “publish-once-sell-everywhere”. Può volerci dai tre mesi a un anno perché l’azienda sia pronta a “Sbarcare” nel nuovo mondo mentre c’è ancora poca attenzione nel misurare l’effettivo successo dell’applicazione al di là del semplice numero di download. Raramente a questo livello si vedono app che offrono qualche servizio aggiuntivo.

In altri casi, è il CEO che irrompe nell’ufficio del marketing manager, chiedendo a gran voce come mai l’azienda non ha un app mobile, quando l’iPhone di sua figlia è strapieno di app.

Street Smart: Brand che hanno fatto esperienza

In questa fase, cambiano le domande che l’azienda si pone riguardo la propria app:

“Come possiamo fornire un servizio migliore attraverso il canale Mobile?” 

“Come possiamo rendere la vita dei nostri clienti più facile?”

Si passa dal totale affidamento a terzi della produzione dell’app a una maggiore attenzione al design e alle funzionalità, che vengono ora prodotte anche all’interno dell’azienda stessa. L’app mobile comincia a integrarsi con le strategie generali di business, con diverse visioni che possono spaziare dal punto di contatto con l’utenza al mezzo per spingere i clienti in un cross selling  fra un prodotto e quello successivo. In questa fase è comune che l’app sia gratuita, per raggiungere il più alto numero di utenze possibile,  e viene traslata anche sul Market di Android con lo stesso scopo.

I Connoisseurs: gli esperti

Ciò che definisce le aziende esperte, oltre a compiere perfettamente tutte le azioni descritte sopra,  è la consapevolezza dell’importanza strategica del canale Mobile, che non è più una scelta. Tutte le iniziative condotte su questo canale sono ben definite e inquadrate in una solida strategia di business: l’app è uno dei principali fattori di successo delle azioni di Digital Marketing.

 

Mobile Drivers e funzionalità

La tabella qui sopra mostra molto chiaramente quali sono i principali tipi di app che le aziende lanciano sui market. Ma quali sono i driver che spingono i brand a fare questo? Ecco un piccolo elenco degli obiettivi possibili

  • Aumentare Retention e Fedeltà
  • PR e Advertising per incrementare l’accessibilità al marchio e Awareness
  • Migliorare l’esperienza del cliente, per esempio attraverso servizi specifici legati nelle vicinanze dell’utente
  • Creare una community attorno al brand e mantenerla attraverso eventi e iniziative
  • Mobile Shopping
  • Per attrarre e trattenere clienti in un luogo fisico specifico
  • Battere i concorrenti in velocità, dando al brand un’immagine “tecnologicamente avanzata” e innovativa.

 

Apple vs Android: per i Brand è una questione complicata

La scelta della piattaforma su cui posizionare la propria applicazione, è tutt’altro che scontata e facile. Essendo inoltre un mondo nuovo, spesso i Marketing Manager si trovano in difficoltà nello scegliere il sistema operativo più adatto, che sia l’alba della nascita di una nuova figura professionale, il Mobile Marketing Manager? Le conoscenze richieste sono sempre più specifiche perchè si tratta di  un canale che non ha molte cose in comune con tutti gli altri mezzi digitali più “classici”

Come possiamo vedere dallo schema qui in alto, la prima scelta delle aziende è Apple iOS (iPhone e iPad), seguita da tutte le altre in ordine di importanza. Ma quali sono i fattori principali da considerare nel decidere quale dovrebbe essere la piattaforma più adatta?

 

Compatibilità, user experience e molti altri fattori

Sul Web, scegliendo 2 o 3 browser si riesce a raggiungere l’80% dell’utenza mentre nel mondo Mobile, scegliendo i tre sistemi più famosi se ne raggiunge solo il 20%. Basta questo per capire come non sia solo una scelta tra Apple o Android, ma un sofisticato intreccio fra funzionalità, user – experience, il raggiungere il giusto pubblico e i costi delle operazioni.

Non basta, vengono fatte considerazioni sul business model (come faremo soldi?) sulla possibilità di implementare funzioni (funzionerà questo?) le demografiche dei clienti (Chi usa Android e chi Apple?) il tempo di produzione, il costo di mantenimento e così via. La scelta è molto complicata, e da questa lista non esaustiva si possono facilmente capire due cose: la prima è che raramente le aziende decidono di sviluppare per tutte le piattaforme, la seconda è che è facile sottostimare la complessità di queste scelte.

HTML 5

Per chiudere questo veloce sguardo al mondo Mobile “Lato brand” non possiamo non menzionare html 5, che dovrebbe risolvere con uno standard unico tutti i problemi di sviluppo su sistemi operativi Mobile diversi. Soluzione lontana o prossimi sviluppi? La possibilità di raggiungere un mercato di massa e l’efficienza dei costi potrebbero essere due ottime ragioni per veder presto sorgere l’era di html 5. Ma il dibattito è aperto, dopo che anche Adobe si è lanciata nello sviluppo di questa tecnologia, la vedremo dominare? Cosa ne pensate?