Social Room, quando ad essere condivisa non è solo una stanza


Le tecnologie nell’ultimo periodo hanno cambiato o meglio hanno migliorato il turismo, provocando di fatto una rivoluzione culturale ed esperienziale nei comportamenti di consumo del turista.

Sono sotto gli occhi di tutti i benefici connessi al social networking, specialmente se pensiamo alla categoria dei backpackers, come evidenzia la ricerca “Ostelli e backpackers nell’era del web 2.0” condotta dal Centro Studi Etnografia Digitale, che dimostra la presenza di un’interessante ed attiva comunità del web.

Nell’immaginario collettivo alloggiare in un ostello è da sempre stato considerato un’opzione semplice ed economica, adatta a chi e’ disposto ad accontentarsi di una qualità scadente. In realta’ non e’ il risparmio economico il motivo per cui la web tribe dei backpacker sceglie di alloggiare in un ostello: si tratta piuttosto di una scelta puramente culturale perché per la comunità dei viaggiatori con lo zaino in spalla il viaggio è innanzitutto un’esperienza di contaminazione culturale.

Il carattere distintivo della ricerca fa emergere due tendenze legate alle dinamiche del social networking: i flashpacker, ovvero l’evoluzione 2.0 dei backpacker che condividono in ogni dove l’esperienza turistica, e le social room.

Le social room sono stanze all’interno degli ostelli, dove è possibile soggiornare e pagare attraverso la forma del “dono”: non si paga in denaro, ma con una sorta di baratto, identificato in uno scambio equo di skill e conoscenze che il flashpacker mette a disposizione in cambio dell’ospitalita’ (per esempio si può soggiornare in ostello “scambiando” fotografie, video, competenze, ecc).

In tale scenario di progresso, sembrerebbe un ossimoro parlare di “economia del dono” o comunemente baratto: identificando un meccanismo con cui le tribù instaurano un sofisticato insieme di relazioni sociali basate sullo scambio reciproco di doni che preparano il terreno a un legame più duraturo nel tempo.

Il primo Ostello in Italia a realizzare la social room e quindi ad adottare lo shift dall’economia “tradizionale” all‘economa relazionale, è l’ostello di Cava de’ Tirreni “Borgo Scacciaventi“, un’ottimo case history in pieno stile mediterraneo, culla natìa della cultura dell’accoglienza e dello scambio. La scelta dell’ostello in costiera amalfitana è insita nel valore delle persone, che partecipano ad un progetto non perché attirate da prospettive economiche, ma spinte da motivazioni sociali: sentirsi parte attiva e propositiva di un gruppo, condividere un ideale, instaurare legami con altre persone.

Ritengo che la social room rispecchi perfettamente l’evoluzione socio-antropologica che il settore turistico sta attraversando, mettendo al centro le persone e il loro innato bisogno di incontrarsi, ascoltare e condividere le emozioni.

Partiamo tutti insieme per questa entusiasmante avventura?

Per l'uscita di Kinect Star Wars, Microsoft e LucasArts presentano una speciale versione dell'Xbox 360 dedicata ai fan della saga. La particolarita? Il design è un  omaggio diretto ai droidi R2-D2 e  C-3PO.

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LucasArts e l'Xbox 360 Star Wars Edition

In occasione dell’uscita  di Kinect Star Wars – gioco su licenza della famosa saga cinematografica di George Lucas previsto per Natale 2011 – Microsoft e LucasArts hanno presentato al Comic-Con International di San Diego una console Xbox 360 dal design…molto stravagante.

Le immagini parlano chiaro. Il corpo della console richiama per colore e design il mitico R2-D2 e per non farsi mancare nulla ci sono anche degli speciale effetti sonori dedicati (apertura del cassetto dvd e accensione della console) che imitano quelli del droide.

Il controller, in uno scintillante pure-gold, omaggia C-3PO.

Stando a quanto dichiarato, la console è prevista in uscita negli USA al prezzo di $449,99 (mentre una versione per il mercato UK sembra attestarsi attorno alle £349,99 – ben oltre i $570!!!) e avrà un HD di 320GB, l’immancabile Kinect di colore bianco, il controller e una copia del gioco Kinect Star Wars, Kinect Adventures, headset wireless e contenuti in download.

Ninja e fan di Star Wars siete avvisati. Munitevi di lightsaber…e che la Forza sia con voi.

Trovato qui.

Il Viral Marketing di successo su Facebook secondo Momentus Media

Riportiamo l’interessante intervista di Allfacebook.com al co-founder di Momentus Media, Chris Turitzin.

“[…]ogni strategia che stimoli e incoraggi gli individui a trasmettere ad altri e a diffondere un messaggio di marketing generando il potenziale per una crescita esponenziale sia della notorietà sia dell’influenza del messaggio stesso.”

Così Ralph Wilson definisce il marketing virale, spesso tradotto in parole povere anche nel classico “passaparola”, uno dei più potenti ed efficaci strumenti di marketing ancora oggi esistenti.

Il marketing virale, però, si basa su un’idea-virus che influenza chiunque essa incontri. Esiste, quindi, una differenza fondamentale tra il “puro” passaparola e un’idea-virus: il passaparola cala mentre l’idea-virus cresce. Il motivo è che qualcosa o qualcuno amplifica il messaggio ad un pubblico sempre più vasto. Ed è qui che entra in scena, con un ruolo centrale, la rete.

Facebook, come qualsiasi altro social network, non rende “virale” un messaggio che non nasca come tale. Facebook ne può solo agevolare la diffusione, ma i semi della viralità devono già essere presenti nell’idea-virus che si vuole diffondere. Appare evidente, quindi, che la differenza fondamentale per la diffusione del messaggio non è il mezzo, ma il messaggio stesso.

“What we do is dissect a brand and find out what’s shareable about it. Sometimes it’s harder than others. Sometimes the entire brand is shareable, and others it’s just a brand attribute. It’s our job to find what exactly about a brand will get fans sharing.” / “Quello che facciamo è sezionare un marchio e scoprire cosa c’è di condivisibile sullo stesso. A volte è più difficile per alcuni che per altri. A volte il marchio è interamente condivisibile, mentre per altri è condivisibile solo un attributo del marchio. Il nostro lavoro è trovare esattamente quello che su una marca otterrà la condivisione dei fan.”

Questo è il principio espresso da Chris Turitzin, Co-Founder della Momentus Media, una compagnia di grande impatto con una storia di grande successo per le sue campagne su Facebook. In una lunga intervista, Chris Turitzin racconta di come la Momentus Media si sia specializzata nelle campagne virali su Facebook, in un momento storico nel quale la parola “viral” era sulla bocca di tutti, ma conosciuta effettivamente da pochi.

L’idea di base è che per il successo di un’iniziativa di marketing virale su Facebook, il marchio dev’essere in grado non solo di raccontare la sua storia, ma anche quella che i suoi fan vogliono effettivamente ascoltare. In pratica, si è in una fase di profondo cambiamento nella quale un’idea non può più propagarsi semplicemente venendo imposta “dall’alto”, bensì comunicando al potenziale utente che quell’idea ha una storia dietro di sé, interessante o divertente, e che l’utente può avere la fortuna di condividerla per primo.

In pratica, un contenuto legato ad un particolare brand, per essere realmente virale, non dev’essere necessariamente legato ad un concorso o ad una lotteria. Bensì deve trasmettere la voglia irrefrenabile di condividere il contenuto da parte dell’utente, perché quel contenuto trasmette un messaggio che va oltre il brand, ma entra nell’esperienza personale di ognuno: “i have to share this”.

Un esempio concreto è la campagna elaborata per i Black Eyed Pease proprio da Momentus Media: tutto parte dalla copertina dell’album “The beginning”, in cui ogni membro del gruppo è rappresentato da un avatar ad 8-bit. Molti utenti, attraverso Photoshop, hanno cercato di realizzarne uno proprio. Momentus Media, tramite la fan page ufficiale del gruppo, ha dato la possibilità ad ogni utente di realizzare il proprio. I risultati parlano di un grande successo, con oltre 2 milioni di utenti in 3 settimane, un milione di avatar in 8-Bit caricati come immagini del profilo su Facebook e 400.000 like generati in 2 settimane.

Misurare l’effettiva viralità di una campagna, però, è più complesso e passa per la considerazione di due elementi: il tasso di condivisione ed il tasso di click, che consentono di misurare un “viral rate”. In particolare, il tasso di condivisione è la percentuale di persone che utilizzando un’applicazione e che la condivideranno. Il tasso di click, invece, misura quanti click quell’elemento condiviso otterrà dalla timeline. Un messaggio è considerato “virale” quando il viral rate calcolato è superiore ad uno.

Chris Turitzin propone, in questo senso, un esempio con la campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno condotta sempre da Momentus Media: si è data l’opportunità agli utenti di condividere un nastro rosa sulla propria bacheca con un messaggio sociale. Il seguito è stato molto forte, con un tasso di condivisione vicino al 75% e con un tasso di click pari ad 1,5 per elemento condiviso. Da un rapido calcolo il “viral rate” è nettamente positivo (0,75 * 1,5 = 1,125) in quanto maggiore di uno. Il messaggio è potenzialmente virale, ossia in grado di continuare a riprodursi da solo.

Ovviamente, è necessario parlare sempre in termini potenziali. Capita spesso, infatti, che contenuti potenzialmente virali si rivelino buchi nell’acqua, così come contenuti apparentemente poco promettenti si rivelino invece messaggi di grande successo. Sicuramente, esistono dei fattori di base che possono essere valutati nella realizzazione di una campagna virale.

Anzitutto, il numero dei fan del brand. Capita spesso, infatti, che alcune aziende abbiano un gran numero di fan, ma un’enorme difficoltà nel raggiungerli. Questo può essere un grosso limite per l’eventuale campagna virale, e quindi è sicuramente più redditizio partire con una nuova pagina ed un nuovo brand non noto. Nella prospettiva di un’applicazione virale, una pagina nuova ha molte più probabilità di esplodere come messaggio virale rispetto ad una pagina esistente. Di per sé, questa è già la prima grande prova che un potenziale cliente deve superare. Infatti, questo elemento tende a spaventare i clienti, che trovano difficile rinunciare al proprio “capitale” così facilmente correndo il rischio di ricominciare da zero.

In linea generale, quando un brand vuole andare sul sicuro, parte con iniziative molto banali come lotterie e concorsi, il cui funzionamento è già rodato. Ma sono le aziende che sanno cosa vogliono, che sono pronte a rischiare per qualcosa di più, che alla fine ottengono i risultati più straordinari. E’ chiaro, comunque, che la valutazione della tipologia di cliente è il punto di partenza essenziale per una campagna virale: un gruppo musicale di grande successo può osare, e rivolgersi ad un pubblico enorme per le proprie campagne. Una piccola azienda tradizionale, invece, dovrà partire da piccoli passi e da cose semplici.

Queste aziende, solitamente, non hanno grandi budget da dedicare al viral marketing, soprattutto su Facebook, ed è per questo che Momentus Media ha pensato anche a loro realizzando un servizio gratuito (Badges) dedicato a chi possiede una pagina fan dedicata ad una specifica causa sociale (politica, ambientale, non profit). L’applicazione consente di inviare a tutti i fan un badge da condividere per supportare la causa promossa. Già migliaia di piccole realtà utilizzano lo strumento, dimostrando come la motivazione e la sensibilità della causa siano elementi di grande viralità. Più l’argomento è emotivo, più il successo virale è garantito, in quanto tutti concordano sull’importanza del messaggio e tutti sono intenzionati a condividerlo.

Infine, Turitzin, si sofferma anche sulla possibilità di calcolare il ROI delle iniziative di marketing virale su Facebook (per approfondire l’argomento: Misurare il ROI dei social media: 10 casi di successo). In particolare il co-founder di Momentus Media è dell’idea che il mercato sia ancora troppo giovane per questo. Per quanto ogni azienda cerchi comunque di misurare quale sia l’investimento ottimale in rapporto al risultato raggiunto (in termini di likes, tasso di click, tasso di condivisione o viral rate), questo processo ha bisogno ancora di qualche anno per essere ottimizzato e standardizzato, così da poter creare dei parametri assoluti che possano effettivamente consentire di misurare quanto quell’iniziativa virale abbia contribuito alla crescita del proprio risultato economico.

Promuovere il proprio brand con Instagram

Il successo dell’app Instagram è ben noto e ne abbiamo già parlato svariate volte: dalla sua nascita alla sua evoluzione, abbiamo analizzato i motivi del suo successo e partecipato all’InstaMEET. Oggi vogliamo raccontarvi di come alcune aziende hanno promosso il proprio brand con successo attraverso Instagram.

NH Hoteles

Il primo esempio è la campagna creata da Territorio Creativo per la catena NH Hoteles in Spagna. L’idea è stata chiamata “Wake Up” (tratta dal loro claim: Wake Up to a Better World).
L’idea principale era quella di immortalare con l’hashtag #WakeUpPics momenti in cui qualcosa è all’inizio, prende vita. La prima campagna Wake Up, lanciata qualche mese fa dalla catena spagnola, metteva in palio due pacchetti soggiorno presso gli hotel della catena e in seguito è stata organizzata anche una mostra temporanea delle 30 migliori immagini al NH Palacio de Tepa a Madrid, dove gli scatti sono stati esposti al pubblico.

Questa iniziativa ha avuto talmente successo che, una volta finito il concorso, le foto continuavano ad essere pubblicate, così l’NH Hoteles ha deciso di organizzare una seconda edizione del contest, questa volta a livello mondiale, che si è conclusa da pochi giorni. Le migliori immagini di questo secondo contest saranno esposte a Berlino, ma si possono vedere anche in questa gallery.

Sony Music

Il contest della Sony Music su Instagram guarda un po’ più lontano, con un video in crowdsourcing. In questo caso il “marchio” da promuovere è la band The Vaccines. Il contest prevede l’invio di foto scattate durante il tour estivo della band che poi saranno selezionate per far parte del video del loro prossimo singolo. Tutti i dettagli di questo contest li trovate nell’articolo di Makan-hueka Wetsuit – The Vaccines: il primo video musicale in crowdsourcing da Instagram.

PepsiCo

Brisk Iced Tea, una divisione di PepsiCo, ha invitato a pubblicare foto con l’hashtag #briskpic. Gli utenti dovevano postare una foto che rappresentasse il proprio stile unico o un talento insolito, un elemento che li contraddistinguesse tra la folla, il tutto dal punto di vista del “vivere audace” di Brisk. Gli scatti vincenti sono stati impressi su una lattina Brisk a tiratura limitata.

Altri marchi utilizzano invece Instagram per promuovere il proprio brand e restare in contatto con i propri fan.

Red Bull

Red Bull ha utilizzato l’app per promuovere il proprio brand. La società ha nominato vincitore del suo primo #redbullwinter, contest di foto che rappresentino al meglio il “momento Red Bull” durante le sfide stagionali.

Starbucks

Starbucks condivide su Instagram ogni evento che si tiene presso la propria sede e immagini provenienti dai propri punti vendita sparsi in tutto il mondo. 

Levi’s

Levi’s Brasil condivide foto di uomini e donne che indossano i loro jeans per strada definendoli sfacciatamente “lato b” del giorno.

Boston Celtics

I Boston Celtics hanno indetto su Instagram un concorso che metteva in palio i biglietti per una partita alla miglior foto che rappresentasse l’orgoglio dei Boston Celtics.

Voi avete provato a utilizzare anche Instagram per promuovere il vostro brand? Cosa ne pensate?

Android Market: pronto l'aggiornamento per gli APK multipli

 

La frammentazione dei dispositivi Android è un problema ormai molto noto. Ora passiamo alle soluzioni: Android multiple APK.

E’ apparso da poco tempo sul blog di Android un articolo che potrebbe rappresentare il primo passo per Android nella risoluzione di uno dei suoi maggiori problemi. Credo che tutti ormai abbiano sentito parlare del problema della frammentazione, ma per chi se lo fosse perso lo riassumo in poche righe.

 

Frammentazione

Per frammentazione di Android ci si riferisce all’alto numero di device differenti che sono equipaggiati con il sistema operativo di Google: questo fatto genera non pochi problemi agli sviluppatori e alla vendita delle applicazioni. Nello specifico, al momento è necessario o scegliere per quale device produrre un app, o produrre diverse versioni da posizionare sul market, cosa che si ripete a ogni aggiornamento di piattaforma o hardware.

Si può dire con sufficiente certezza che questa frammentazione è il difetto principale di Android, quello che tiene lontani investimenti e sviluppatori dal market. Siamo però  davanti solo a un primo passo perchè, come vedremo, questa novità non risolve il problema tecnico ma solo quello legato alle vendite e al market.

Vediamo nel dettaglio cosa dice il post, le frasi che seguono sono prese direttamente dall’articolo. Trovate il link originale a fondo pagine, nella sezione approfondimenti.

La situazione attuale

Fin’ora, ogni prodotto in lista sull’ Android market includeva un solo APK file (N.D.R. sono i file specifici di Android) un pacco universale che è distribuibile a tutti i device compatibili, attraverso tutte le versioni di piattaforma, dimensione schermo e chipsets. L’ampia distribuzione di un singolo APK funziona molto bene per quasi tutte le applicazioni e ha il vantaggio di semplificare la manutenzione di un singolo prodotto

Novità di Multiple APK

Con il supporto per APK multipli, potete ora caricare versioni multiple di un APK per un singolo prodotto in lista, ognuna dedicata a un differente sottoinsieme dei vostri clienti. Questi APK sono file completi e indipendenti che condividono lo stesso nome del pacchetto ma contengono codice e risorse dedicate a diverse versioni della piattaforma Android, dimensioni dello schermo o formati GL texture. Quando gli utenti scaricano o acquistano la vostra app, Android market sceglie il corretto APK da consegnare, in base alle caratteristiche del device.

Un primo passo

Dunque siamo davanti al primo passo per combattere la frammentazione, che risolve però solo in parte la questione. Non si tratta infatti di un aggiornamento tecnico, ma un miglioramento della gestione del Market.

Si possono vedere indubbiamente alcuni vantaggi, un market intelligente consentirà una migliore distribuzione delle applicazioni, risolvendo la maggior parte dei commenti negativi relativi a crash o malfunzionamenti dovuti a incompatibilità fra versioni. In particolare questa modifica rende possibile sfruttare miglioramenti hardware o nuove API senza dover rifare i caricamenti dell’app sul market.

Non è certo da sottovalutare anche la possibilità di mantenere customers e commenti in un’unica pagina del market, cosa che sarà certo apprezzata sia dagli sviluppatori che dagli utenti.

Purtroppo però Android costringe ancora gli sviluppatori a pensare i loro prodotti per piattaforme multiple, ciò significa dover attuare diversi progetti contemporanei o scegliere per quale device sviluppare.  Il robottino verde è sulla  buona strada, ma ha ancora diversi passi da compiere!

Terremoto a Torino, la notizia corre sui social [BREAKING NEWS]

Alle 14.30 circa in Piemonte si è verificata una scossa di terremoto di notevole intensità – 4.3 della scala Richter – che ha fatto sobbalzare sulla sedia tutti i piemontesi e che è stata avvertita anche in Liguria e Val d’Aosta. Come da normative d’evacuazione, sulle strade si sono riversati piccoli gruppi di persone provenienti dalle abitazioni e dagli uffici.

La curiosità, almeno per i ninja e gli amanti dei canali di comunicazione non convenzionali, sta nella reazione che i social network hanno al verificarsi di fenomeni naturali anche spaventosi.

Da Twitter a Facebook la segnalazione è stata massiccia, come accaduto per il terremoto in Giappone (vedi anche I social media raccontano il terremoto in Giappone).

Di seguito alcuni screenshot dei post apparsi in Rete:

 

 

La curiosità che ormai è diventata certezza sta nel come la necessità di comunicare si stia pian piano trasferendo in forme che mettono al centro dei medium preferiti i canali sociali di Internet, anche di fronte a situazioni decisamente fuori dalla norma.

Inoltre, come possiamo osservare negli screenshot, il dato che più intriga sta nelle declinazioni che la comunicazione attraverso la social sfera prende: non più un semplice “cinguettare” in un magma senza forma, ma un vero e proprio scambio informativo al fine di fornire contenuti sempre più definiti e precisi. Per la cronaca, sono stati proprio gli utenti dei social a dare la notizia vera e propria: le testate online non sono state altrettanto tempestive.

La terra a Torino per ora non trema più, ma c’è da scommettersi che per un po’ su Twitter e su Facebook non si parlerà d’altro!

Il finestrino touch-screen di Toyota [VIRAL VIDEO]

Per ora (purtroppo) si tratta solo di un concept, ma l’idea non è affatto male e in un futuro non così remoto potrà essere facilmente realizzata.
Stiamo parlando di un finestrino touch-screen multifunzionale ( visualizzazione della velocità, software di disegno, strumenti di cattura delle immagini…) realizzato dalla casa automobilistica Toyota in collaborazione con l‘istituto di Design di Copenhagen.

Il video del progetto (davvero ben montato ) è molto suggestivo e le immagini ci portano subito a sperare che questa grande intuizioni diventi presto una realtà… da toccare con mano… e dita !

Vanish NapiSan, sponsor per la Casa Bianca

Vanish Napisan, produttore australiano dei famosi detersivi per macchie impossibili, ha annunciato di aver chiesto all’importante agenzia di management e comunicazione con sede a Washington, la Grayling, di lanciare una clamorosa offerta per ottenere in esclusiva la possibilità di sponsorizzare la Casa Bianca. L’offerta si attesterebbe sui 25 milioni di dollari australiani (5 milioni all’anno per 5 anni): un’entrata da non sottovalutare per una Presidenza che proprio in questi giorni lotta strenuamente contro l’incubo-deficit. L’accordo prevede la collocazione di un insegna col logo del brand su una delle facciate dell’edificio e l’obbligo per la lavanderia del Presidente di usare esclusivamente prodotti Vanish.

La strategia

L’idea è dell’agenzia Euro RSCG con sede a Sydney. I dirigenti australiani si dicono ottimisti e le chance di successo sarebbero legate proprio al coinvolgimento della Grayling: l’agenzia gode di ottima reputazione ed ha i contatti giusti tra i colletti bianchi di Capitol Hill. Molti dei suoj dirigenti, tra l’altro, hanno a lungo militato nelle aule di Camera e Senato. Jerry M. Ray, direttore generale della Grayling ha spiegato: “La Casa Bianca è un grande simbolo dell’America, ed è ovvio che faccia gola all’ufficio marketing di un marchio come Vanish NapiSan. Ritengo che la Presidenza, in un periodo così difficile per l’economia americana, dovrebbe seriamente riflettere su un’offerta importante come quella fin qui avanzata“. Intanto è stata pubblicata anche una pagina Facebook esplicitamente dedicata alla causa.

I dubbi

Nessuna conferma, nè smentita, giunge dall’ufficio stampa della White House: che si tratti solo di un annuncio ad effetto, lanciato nel vuoto per attirare curiosità e articoli? Il dubbio resta (e fin qui la copertura ottenuta dai media sembrerebbe tutto sommato scarsa). Così come resta qualche perplessità sul significato autentico dell’operazione: vogliono la Casa Bianca  come simbolo del “bianco” che più bianco non si può? E’ divertente? E’ demenziale? E come fare a non pensare al colore della pelle dell’inquilino attuale? Attendiamo nuovi sorprendenti sviluppi.

Door hangers: come tener lontani gli scocciatori con stile

Sbracato sul letto, il ventilatore che ronza nel caldo torrido della stanza. Voglio il mare!
Anzi no, a pensarci bene, oltre al mare dovrei sorbirmi la partenza intelligente, le code in tangenziale, l’area pic-nic, gli animatori, il gioco-aperitivo, il cocco fresco, il gavettone di acqua ghiacciata, i bambini sotto l’ombrellone, i bambini che giocano a pallone, i bambini, il troppo caldo, la pioggia d’estate, la sabbia negli occhi, la sabbia che scotta, la crema solare, il doposole, le meduse.
Ok, resto a sbracarmi.

Perché, in fondo, la vacanza serve a rilassarsi, a scaricare lo stress. Mesi e mesi di preparazione, organizzazione, prenotazioni solo per poter finalmente dire Ho staccato la spina, Non ci sono per nessuno, Fuori Servizio, Non disturbatemi. DO NOT DISTURB. La sola pronuncia mi fa già star meglio…

E per la serie Non aprite quella porta, NM vi suggerisce i door hangers più unconventional, per tenere a bada scocciatori e quant’altro rimanendo cool. D’altronde, un vero Ninja sa farsi riconoscere anche in vacanza!

Chiari & Concisi

Vanno bene i caratteri cubitali, ma non fino a questo punto…

Da paura!

Anche lo zombie ha diritto al suo meritato riposo (eterno).

Strana sensazione

Hai preso le chiavi? Hai chiuso il gas? E il portone? Eppure sento di aver dimenticato qualcosa…

Da capogiro

Saranno i 15$ meglio spesi della vostra vita!

Affamati

Happy hour, aperitivo, stuzzichino, cocktail in spiaggia. Prova costume ti odio.

Nessun compromesso

“Disturba & Muori”. Suona bene!

Salutista

E per dare un senso a questo articolo, concludiamo con qualcosa di serio: no smoking, please!

 

Trovati qui!

Brand Identity Grand Prix: volete essere premiati? Partecipate!

Brand Identity Grand Prix: volete essere premiati? Partecipate!

Diciassettesima edizione del Brand Identity Grand Prix, l’unico premio dedicato al brand design e alla comunicazione visiva.

La vostra mente è autrice di progetti grafici o editoriali memorabili?
Il Grand Prix è la vostra occasione!
Il Brand Identity Grand Prix è l’unico riconoscimento italiano volto a premiare progetti dedicati alla concezione, ideazione e definizione del codice identificativo di una marca, con l’obiettivo di rendere riconoscibile un’impresa, un prodotto, un’insegna o qualsiasi altro tipo di organizzazione o realtà imprenditoriale.

Scegli la tua categoria

Ventidue categorie tra cui scegliere per iscrivere il vostro brand: dagli interventi relativi all’ideazione e progettazione di un marchio, di un carattere tipografico, di un format multimediale agli interventi per lo sviluppo di un sistema d’identità di marca.
Ben dieci le categorie dedicate al packaging nelle sue diverse declinazioni: alimentare, bevande, cosmesi, farmaceutici, private label, elettronica di consumo, igiene casa, lusso, moda e…new entry per l’edizione 2011: Packaging Celebration.
Rientrano in questa categoria i progetti relativi allo sviluppo di packaging per anniversari, celebrazioni e special edition.

Renditi visibile

Il Brand Identity GrandPrix intende contribuire alla scoperta di nuovi talenti creativi fornendo alle aziende uno strumento in più per scegliere il partner giusto. L’iscrizione al premio, infatti, da diritto all’inserimento sul sito GrandPrix del proprio logo con link diretto per la durata di un anno.

Ci state ancora pensando? Basta, è il momento di agire!

Gli step

Collegatevi al sito Grand Prix, registratevi e compilate il form che vi consentirà di creare la cartella dentro cui caricare i vostri lavori. Ciascuna cartella sarà modificabile infinite volte fino a mercoledì 7 settembre, ultimo giorno disponibile per partecipare al concorso. Saranno ammessi solo i lavori realizzati da settembre 2010 a settembre 2011.

La Giuria

Una giuria composta di direttori marketing di aziende investitrici avrà il compito di assegnare i premi all’interno di ciascuna categoria e di selezionare i finalisti della sezione speciale “Premio Forma”.

Sezione premio Forma

La giuria selezionerà tra tutti gli iscritti una short list di lavori che si distinguono per soluzioni tecniche, per ricercatezza grafica, creatività o per qualunque altro elemento giudicato originale. I lavori selezionati per questa sezione saranno esposti alla serata di premiazione e saranno votati dal pubblico in sala.